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23 settembre 2011 5 23 /09 /settembre /2011 07:00

Croce uncinata nel cuore di "Temps Modernes"

 

 

heidegger-hitler.jpg

 

 

E mentre accade che delle lamentele siano depositate contro dei disegnatori di croci uncinate, si può trovare nel cuore del numero 650 di Temps modernes dedicato a Heidegger ed alla questione del Luogo una "superba" croce uncinata heideggeriana.

 

Ho sempre sostenuto, sul blog, che il Geviert (Quadripartito) di Heidegger era una versione "spirituale" della croce uncinata nazista. Grazie all'incoscienza di alcuni commentatori, la rivista di Sartre si è così macchiata con una croce uncinata di alta classe.

 

 

Per capire come ciò sia stato possibile bisogna ammettere che, per Heidegger, il simbolo nazista doveva essere il sostituto autorizzato e giustificato della croce cristiana e, ciò, in vista di identificare una nuova civiltà in quanto fondata sulla "soluzione finale".

 

È spregevole e delirante: filosofolle.

 

Ma si capisce anche perché Heidegger si è compiaciuto a formulare una specie di misticismo ontologico della "razza". Bisognava produrre una versione "nuova università" del simbolo disegnato da Hitler.

 

La croce uncinata dei braccialetti degli scalmanati non passa tra gli intellettuali.

 

Ma delle belle pagine ontologiche sulla Terra, il Cielo, i Mortali, gli Dei-e sulla parola, l'essere, il tempo, lo spazio- ciò passa molto meglio.

 

Da qui l'esercizio seguente, il quale consiste in una semplice "annotazione" di un passaggio di un articolo di J. F. Mattéi.


 

Originale:

 


heidegger_geviert1.jpg

 

 

Lo stesso "annotato":

 


heidegger_geviert2.jpg

Non effettuerò qui una lunga analisi. Ciò non mi appassionerebbe necessariamente oltre misura.

 

O la frase seguente: "La temporalità che era, in Sein und Zeit, il fondamento della spazialità dello spazio, è ricondotta allo spaziamento originario dell'essere aperto attraverso la figura quadripartita del Geviert".

 

Tra Sein und Zeit ed il Geviert c'è stato appunto Auschwitz, che è una realizzazione inscritta da molto tempo nella simbolica della croce uncinata.

 

Rileggiamo ora la frase così tradotta: "La temporalità che era, in Sein und Zeit, il fondamento della spazialità dello spazio, è ricondotta allo spaziamento originario dell'essere aperto dalla croce uncinata, e soprattutto dal suo compimento in quanto soluzione finale, ad esempio ad Auschwitz".


Sostengo la tesi che sia questa la traduzione vera.


 

heidegger-nazismo.jpg

Heidegger in un tripudio di svastiche: il suo elemento spirituale più sentito

 

 

Due indicazioni supplementari, prima di chiudere sul nauseabondo:

 

1) Nel furore del fondamento di Heidegger - il Reich, reale, simbolico, o reale-simbolico per 1000 annni! - era coerente e necessario di ritornare sul luogo. Perché è "nel Luogo" che il Dasein - il Dasein tedesco naturalmente - fa l’esperienza di un'apertura all'Essere che gli assicura, allo stesso tempo del parlare della seconda lingua dell'Essere dopo il Greco, la sovranità assoluta. Egli può sterminare, può porre in schiavitù.

2) Il termine Ereignis designa molto precisamente il "lavoro della croce uncinata", il "lavoro del nazismo" in quanto appropria o ri-appropria. Intendiamo con ciò: il Volk ridiventa veramente se stesso- dopo Auschwitz naturalmente - e ritrova tutto il suo potenziale di dominio- la "razza superiore"- ma di un dominio appropriato e cioè, per l’essenziale, di un'altra natura della partecipazione a questo dominio- dominio dell'essente- che la tecnica offre.
heidegger, di Levine
Quando, nel suo testamento, Heidegger si è felicitato che il nazionalsocialismo era andato nella buona direzione in quanto alla relazione dell'uomo con l'essenza della tecnica, ha effettivamente voluto significare che la politica di sterminio permetteva precisamente al Volk, nel suo "specifico", di non dissolversi nel progetto del dominio tecnico dell'essente.

La camera a gas rimane anche, per Heidegger, la grande cosa del III Reich.


Se avesse pensato il contrario mai avrebbe affiancato Essere e tempo con la croce uncinata del Geviert.


Il paragrafo riprodotto è preso dall'articolo di J. F. Mattéi intitolato: Le lieu de l’étant et le milieu de l’être [Il luogo dell'essente e l'ambiente dell'essere]. Si trova, ahimè a pagina 137 del numero 650 di Temps modernes.

 

 

 

SKILDY 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 


LINK al saggio originale:
Croix gammée au coeur des "Temps Modernes"


 

LINK a saggi pertinenti:

Luc Ferry, Come ha potuto essere nazista?

Reinhard Linde, Il nazismo di Heidegger. L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo 1

Mietzenagora, HEIDEGGER, 2

Skildy, 65 anni da Auschwitz: vergogna ad Heidegger

Skildy, Heidegger e le "filosofie nazional-socialiste"

Mietzenagora, HEIDEGGER, 1

Skildy, La filosofia nazista di Heidegger

Per l'apertura degli Archivi Heidegger

René Misslin. Heidegger e l'antisemitismo. Una testimonianza di Ernesto Grassi

Roger-Pol Droit, La doppia faccia di Heidegger

Skildy, Scoglio sulla tomba di Heidegger

Skildy, Heidegger: Una croce uncinata in testa

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9 agosto 2011 2 09 /08 /agosto /2011 20:15

Come ha potuto essere nazista?

heidegger-hitler.jpg



Polemica: è concepibile essere al contempo un grande pensatore ed un nazista?

di Luc Ferry


 Ci si ricorda dell'eclatante scandalo suscitato, nel 1987, dalla pubblicazione di un libro di Victor Farias che smascherava l'ampiezza dell'impegno nazista di Martin Heidegger. Come aveva potuto esserlo colui che molti considerano il pensatore del secolo? Due atteggiamenti, entrambi derisori, hanno allora occupato il proscenio. Il primo, sosteneva che Heidegger era stato indubbitabilmente nazista (il che è vero), concludeva che non poteva essere un grande pensatore (il che è falso). Questo era, in sostanza, l'opinione dei sociologi di orientamento marxista. L'altro, idolatrando il maestro, giudicava inconcepibile che avesse potuto essere nazista, e si affrettavano a camuffare i fatti. Le vere questioni furono così eluse, e soprattutto la sola che valga: come è filosoficamente concepibile che Heidegger sia potuto essere al contempo un grande pensatore ed un nazista molto fervente da tenere, durante gli anni trenta, delle affermazioni aggressivamente antisemite e, venti anni anche dopo la guerra, parlare della "grandezza" e della "verità" del nazismo?

heidegger-nazismo.jpgQuando Heidegger usciva dalla baita era a volte per incontrare certi "amici"...

 

 

In alternativa, un'altra domanda, anch'essa accuratamente respinta, meritava di essere esaminata: cos'è che, nello stile del discorso inaugurato da Heidegger, aveva potuto affascinare a tal punto una certa intelligentsia francese da aver preferito, associando i riflessi staliniani meglio consolidati ad alcuni tic revisionisti, negare l'evidenza piuttosto di dover mettere in questione un pensiero di cui il meno che si possa dire è che esso non era affatto portato alla democrazia? Diciamolo chiaramente: la riunione, in un solo volume, dei principali testi politici di Heidegger non apporta rigorosamente nulla di nuovo. Si puà tuttavia sperare che essa darà l'occasione di prendere in conto questi interrogativi. Ecco alcune suggerimenti per contribuirvi.

 

Sul primo versante, si deve riaffermare chiaramente che l'impegno nazista di Heidegger, senza essere una necessità, non ha nulla nemmeno di accidentale: per quanto strano o scioccante ciò possa apparire, è molto facilmente "giustificato" dalla sua filosofia della "decostruzione", con la quale forma un tutto coerente. Heidegger non ha cessato di vedere nel pensiero moderno un vasto e terrificante progetto di dominio, inaugurato dai Lumi, quando gli esseri umani, affascinati dal Progresso, investirono sulla scienza tutte le loro speranze. Il mondo della "tecnica", in cui questo progetto raggiunge il suo apogeo, avviene pienamente quando la volontà di dominare la natura o la società non è più sottoposta ad un obiettivo, ad uno scopo emencipativo, ma si trasforma in "fine in sé". La volontà di potenza diventa allora cieca, essa si fa "volontà di volontà", dominio per il dominio, ed è a questa follia devastatrice che è votato l'universo contemporaneo intero.heidegger, di Levine

 


Perché accanirsi a negare i fatti?


È dunque la modernità nel suo insieme che si tratta di "decostruire"- da qui la simpatia di Heidegger per un movimento politico, il nazismo, che si voleva molto chiaramente antiliberale ed anticomunista perché vi si possa leggere un salutare sussulto reazionario contro le due possibili figure dei moderni tempi industriali. Ecco cosa Heidegger scrive a questo proposito in Introduzione alla metafisica (1953): "Quest'Europa che, nel suo incurabile accecamento, si trova sempre sul punto di pugnalarsi da sé, è presa oggi in una stretta tra la Russia da una parte, e l'America dall'altra. La Russia e l'America sono entrambe, dal punto di vista metafisico, la stessa cosa; la stessa frenesia sinistra della tecnica scatenata e dell'organizzazione senza radici dell'uomo normalizzato".

 

C'è di tutto, sino alle premesse di un antisemitismo che vedrà nell'ebreo il simbolo dell'apatride, il prototipo dell'uomo senza nradici: la reazione di fronte alla disgregazione della tecnica russo-americana deve venire dalla "vera" Europa, dalla Mitteleuropa, in breve dalla Germania. È questa reazione che è stata incarnata agli occhi di Heidegger dal movimento nazionalsocialista. Senza dubbio quest'impegno non era necessario, anche a partire dalle posizioni filosofiche che erano le sue. Sarebbe assurdo pretendere che ogni critica della tecnica, sia al contempo antisovietica ed antiamericana, conduca al nazismo. Potrebbe portare anche versio l'ecologia radicale, come fu il caso nella Germania degli anni 70. Ma è tuttavia una possibilità "filosoficamente" fondata e, all'epoca in cui Heidegger si coinvolge in politica, una possibilità ben reale , non un accidente o una semplice "stupidagine", come vogliono farci credere oggi.

Heidegger-cancellato.jpg

 

Perché bisogna accanirsi a negare i fatti? Si dice a volte, bisogna augurarlo, a giusto titolo, che in politica gli intellettuali si sono ingannati molto, che alcuni di loro, e non dei minori, hanno dato il loro sostegno a dei regimi totalitari o autoritari; e ci si stupisce che tanta intelligenza abbia fiancheggiato così ciecamente. Ci si stupirebbe forse meno se si comprendesse infine che la funzione principale degli intellettuali in una società democratica è di incarnare l'istanza della critica, dunque di adottare volentieri delle posizioni antidemocratiche.

 

Nel contesto del dopoguerra, le società occidentali erano doppiamente sospette: non avevano esse tollerato, cioè organizzato, il colonialismo all'interno ed il fascismo all'esterno? Queste società che si dicevano le più "civili" non avevano generato la barbarie? È in questo contesto, sicuramente, che il marxismo poté apparire alla stragrande maggioranza degli intellettuali come lo strumento ideale di una critica delle società democratico-liberali. Era in fondo la sola ideologia occidentale di grande durata a non essere affatto sospetta di compromissione con il nazismo ed il colonialismo.

 

È la ragione per cui bisognava ritardare ad ogni costo l'inevitabile: la presa di coscienza cher il marxismo stesso era parte in causa con altre catastrofi totalitarie. L'"Heidegger pensiero" ha funzionato dopo l'affondamento dei marxismi come una seconda e più sottile matrice per una posizione critica rinnovata. Per molti aspetti, quel che accade oggi ai nostri heideggeriani riproduce una parte che si è già svolta nel dopo-68 con la presa in conto, tardiva ma infine pubblica, delle critiche del totalitarismo sovietico. Bisogna sapere, per afferrare l'ampiezza del sisma, che il pensiero di Heidegger procedeva segretamente da molto tempo nell'intellettualità francese: presso Sartre, certamente, ma anche presso Foucault, Merleau-Ponty, Lacan, o Levinas, per non dire di coloro che svolgono con delizia il gioco di un heideggerismo dissidente, che vuole "pensare con il maestro contro il maestro". Ecco il paradosso, che si dovrà decidersi una buona volta ad interpretare: il successo di Heidegger in Francia non è avvenuto malgrado il suo odio per la democrazia, bensì a causa di esso.

 

Luc Ferry

 

 

 

[Traduzione di Massimo cardellini]

 


LINK:

Comment a-t-il pu ê tre nazi?

 

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5 novembre 2010 5 05 /11 /novembre /2010 10:40

 

 

 

Il nazismo di Heidegger 

 

 

 

 

heidegger-giovane.jpg

 

L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

 

di Reinhard Linde 

 


 

Titolo originale: Devil’s power’s origin

 


  
Contributo al problema dell'"introduzione del nazismo nella filosofia" da parte di Heidegger.
  
La versione tedesca di questo testo è apparsa sulla rivista in rete "Tabvla Rasa", dell’università di Jena.

 


 


L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

"L'ebraizzazione della nostra cultura e delle università è infatti orribile e penso che la razza tedesca dovrebbe trovare forza interiore a sufficienza per giungere al vertice" (Lettera di Heidegger a sua moglie, 1916).
 

Heidegger--busto-di-von-Seitz.jpgPoiché Heidegger è morto da molti decenni, è oramai un autore Storico. A differenza della maggior parte dei sociologi o filosofi storici, ha presentato le sue intenzioni soprattutto in testi estremamente e volutamente oscuri. Esisteuttavia un'eccezione: all'epoca del suo rettorato a Friburgo nel 1933-34, si è espresso bene sia politicamente sia filosoficamente in modo eccezionalmente trasparente e senza deviazioni. Questa contraddizione, non l'ha egli stesso spiegata. È per tutte queste ragioni che è necessario effettuare delle ricerche su Heidegger e di prendere ogni cosa seriamente, ciò che ha detto o fatto. A questo scopo, sono richieste molte altre cose: un largo fondamento metodologico, la considerazione di ogni genere di fonti e di omologhi intellettuali e dei principi di valutazione etiche riconosciute. I fatti stabiliti devono essere verificati, le relazioni scoperte devono essere chiare e distinte. Gli errori e gli inganni devono essere pubblicamente repertoriati e corretti.
  
heidegger--sentiero-.jpgÈ secondo questi principi scientifici evidenti che Victor Farias, Hugo Ott, Jean-Pierre Faye, Hassan Givsan, Johannes Fritsche, Emmanuel Faye, io stesso ed altri ancora, conduciamo le nostre ricerche su Heidegger. I fatti stabiliti da noi grazie ad un lavoro autonomo producono un'immagine coerente del fenomeno Heidegger. Decidere di non prestare attenzione che alle affermazioni di Heidegger (pretese) puramente filosofiche, e di ignorare in compenso le posizioni (pretese) puramente politiche perché si giudica che esse non siano pertinenti, ecco un atteggiamento completamente illegittimo. Il filosofo non ha il privilegio di poter relativizzare i fatti storici e di aggiungere alle affermazioni attestate di un autore un senso opposto alla sua linea d'azione manifesta. Ora, è proprio ciò che pretendono i numerosi universitari e giornalisti del mondo intero dando fondo alla loro capacità di interpretazione ed insegnando un Heidegger che hanno essi stesso mutilato. Nessun altro filosofo può vantare, quando è letto, di vedere tanti dei suoi passaggi dei suoi testi coscientemente tagliati o semplicemente non percepiti, prima ancora che la considerazione delle altre fonti e che la valutazione etica delle conseguenze del suo pensiero non siano respinti come inutili o che le posizioni direttamente politiche di Heidegger non siano affrontate. Molti scritti di Heidegger, a dir il vero degli interi volumi delle sue opere complete, sono totalmente passati sotto silenzio, anche quando offrono elementi in rapporto con questo o quel aspetto studiato tematicamente.
    
heidegger-fontana.jpgLa sua frequentazione pubblica di filosofi umanisti come Husserl o Cassirer è presentata come un segno della sua statura di filosofo onesto, benché di fatto li abbia combattuti. Che Hannah Arendt, Karl Löwith, Herbert Marcuse ed altri l'abbiano considerato come un insegnate importante non cambia nulla al fatto che la sua opera ha seguito una direzione opposta alla loro nelle sue intenzioni e che Heidegger li ha affrontati in modo totalmente ostile o ignorante. In compenso, si ricusa la presa in conto di autori pseudo-scientifici e innegabilmente favorevoli alla dittatura come Friedrich Gottl-Ott Lilienfeld, Graf Paul Yorck von Wartenburg, Karl Ernst von Baer, Eduard Spranger e Oskar Becker, benché Heidegger si riferisce esplicitamente ad essi ed integra i loro motivi teorici alla sua filosofia in modo essenziale. L'influenza del cattolicesimo estremista-völkisch (la sua culla spirituale), degli scritti di Max Scheler e Georg Simmel che glorificavano la guerra e del teorico razzista L. F. Clauß sul pensiero di Heidegger è di un'importanza assolutamente fondamentale. Questa ricerca del tutto naturale è tuttavia trascurata.

 

 

HeideggerWeg.jpgNe risulta che sono proprio i testi di Heidegger amputati o contenenti numerosi passaggi "oscuri" che sono ritenuti come la sua vera filosofia. i supplementi che lo spiegano concretamente e politicamente, apportati nel 1933 e 1934 allo scopo di rendere la sua filosofia trasparente ad un circolo più ampio di auditori, passano per essere il risultato di una irresponsabilità filosofica temporanea. Ma poiché non vi è alcun punto di intoppo né alcuna contraddizione tra questi supplementi ed i suoi teoremi costanti sino ad allora, non possono essere messi sul conto del momento. Se non li ha espressi in precedenza, è perché ciò gli sarebbe costato il suo posto all'università. A partire da una tale base testuale, non si possono trarre che delle interpretazioni che si allontanano ampiamente da Heidegger e ne divergono su molti punti, interpretazioni tra cui una di quelle proclamazioni heideggeriane passate sotto silenzio basta generalmente a mostrare l'assurdità.

  

heidegger.jpgLa mutilazione testuale di Heidegger corrisponde alla messa in scarto dell'applicazione sociale- che ha egli stesso evocato, espressa o vissuta- dei suoi teoremi. Essa è legata all'estrema incertezza riguardante il contenuto concreto dei suoi concetti centrali. È questo che fa sì che non si possa nominare l'oggetto del suo pensiero, anche sotto la sua forma più astratta, anche totalmente allontanata dall'azione. "Essere" e "Dasein autentico" appaiono come pure conchiglie vuote che ogni individuo può riempire come vuole. Eppure, non vi è nulla che Heidegger esponga in modo più appassionato della storicità del Dasein- cioè la forza del rovesciamento pragmatico e politico inerente agli individui. Non si trova che presso gli individui politicamente raggruppati e mai presso gli individui isolati. Heidegger si erige egli stesso in modo veemente contro ogni interpretazione esistenzialista.

  

heidegger-e-la-moglie-ospiti-di-Lacan.jpgIn precedenza, aveva distintamente spiegato che la filosofia non "si occupa dell'esistenza individuale dell'uomo individuale in quanto tale" (Die Grundfrage der Philosophie, 1933; Tr. it.: Le domande fondamentali della filosofia, Mursia). In Essere e Tempo, non troviamo una sola frase che vi andrebbe contro. Ogni preoccupazione, ogni sollecitudine, ogni affezione, ogni essere-gettato non ha senso che nel quadro dell'"con-essere" ogni volta in un "mondo", cioè in un insieme sociale globale, dell'essere del quale è in causa il Dasein. Il Dasein quotidiano dell'individuo è per lui "inautentico" e come esso decade (verfallendes), non è degno di alcun aiuto filosofico. Isolati, non possiamo diventare "autentici" che nell'afferramento risoluto della sua "possibilità più propria" nell'anticipazione assoluta della morte. Anche qui, non è più questione di un progetto e di una fioritura determinata. Heidegger spiega senza appello possibile che "la predonazione violenta di possibilità dell'eisitenza" è "metodicamente richiesta" e che essa deve essere sottratta all'"arbitrario" (Essere e tempo).

  

bull_hill-heidegger.jpgIn questo contesto, egli rinvia indiscutibilmente al fatto che "l'Interpretazione ontologica dell'esistenza del Dasein" poggia "su una concezione ontica determinata dell'esistenza autentica, un falso ideale del Dasein" (Ibid.). Quale?  Quale mostruosità nell'interpretazione che si dà di Heidegger: si nasconde il fatto che un punto di vista concreto, non filosofico sull'esistenza autentica è esplicitamente la base di partenza della sua filosofia e si trova "dispiegato più radicalmente" da essa. La sua elevazione allo statuto ontologico mira a rendere l'"ideale" obligatorio. È sul suo metro che si deve agire, perché "l'appello della coscienza non rappresenta [per il Dasein] un ideale di esistenza vuoto, ma la pro-vocazione della situazione" (Ibid.). Ci torneremo sopra.

 

heidegger-1960.jpgSecondo la stessa logica di questi tagli considerevoli, non è mai possibile chiedersi se i suoi concetti in generale rappresentano positivamente qualcosa. L'idea del Dasein transindividuale e quindi in essenza particolare e le sue determinazioni come l'inevitabile preoccupazione, l'affetto, l'inautenticità, la scadenza, la nullità, l'essere-gettato, l'essere-per-la-morte, l'estasi, la reticenza, il superamento nella morte, il popolo, l'eroe, la ripetizione non sono in alcun modo degli oggetti e dei punti di vista generali che apporterebbero nuove conoscenze e che potrebbero entrare nel fondo del sapere dell'umanità. È quanto distingue l'heideggerismo da ogni filosofia classica. La sola enumerazione dei concetti ci illumina già sul fatto che si tratta qui di un negazionismo sistematico non soltanto del soggetto critico e responsabile di se stesso, bensì dell'individuo in quanto tale e del suo dispiegamento schiuso all'interno dello spazio sociale.


heidegger--.jpgAlcuni interpreti di rilievo si sono sforzati di distruggere i ponti eloquenti tra i teoremi centrali di Heidegger ed il suo sostegno teorico diretto al nazismo. Essi non sono riusciti a giungere ad alcuno risultato soddisfacente perché non hanno effettuato nessuna ricerca e non hanno acutizzato affatto lo sguardo sociologico. Così l'insegnamento di Heidegger poggiano sempre e sempre di più su delle versioni mutili e sulla separazione assurda tra un'opera falsamente vergine politicamente e la persona di Heidegger, idiota politico. Si aggirano così i doveri fondamentali di infomazione e di educazione. Una versione intellettuale e raffinata di questa "ermeneutica" ha degli effetti particolarmente distruttivi qui e nel campo giornalistico. Habermas, Derrida ed i loro sostenitori ammettono innanzitutto quanto abbiamo detto con un po' di dettagli e si avvalgono anche dei sostegni per questo lavoro di spiegazione dei ricercatori riguardante l'Heidegger direttamente politico. Essi affermano che il pensiero di Heidegger è capace del suo passaggio attraverso l'opzione nazista, alla quale ha dapprima condotto (!), ma può anche essere sottoposta ad un'altra spiegazione, che sfocia ad evidenziare qualcosa di valido e di tradizionale. Heidegger avrebbe riconosciuto i pericoli che fa pesare sull'umanità l'onnipotenza della tecnica e sarebbe riuscito  ad identificare la sua causa spirituale: lo sviluppo della ragione dopo Platone. È quanto andrebbe "estratto" dal contesto ideologico (weltanschaulich)" dalle sue speranze poste nel nazismo. Quest'ultimi si sarebbero trasformati in deluzione completa duranet la seconda guerra mondiale, quando Heidegger avrebbe visto che la strategia di guerra dello Stato nazista non era che una sottomissione alla tecnica. Si tratta di una menzogna insolente, che si rifiuta di tener conto dei semplici fatti riguardanti Heidegger. È alla base di una logica drammatica.

  

Heidegger--1961.jpgL'elemento pericoloso di questa versione si trova innanzitutto nell'affermazione da parte di Heidegger di un divenire criminale della ragione. Prende di mira Cartesio abusando della relativizzazione delle forze della comprensione effettuata da Kant. Heidegger torna ad una concezione dell'uomo anteriore nel momento in cui lo si pensa come critico, dotato di uno spirito universale, cercando delle conoscenze che possano tornare utili per tutti gli uomini. Se ciò fosse vero, se Heidegger rappresentasse un'avvanzata irreversibile, allora bisognerebbe dire che i diritti dell'uomo universale non esistono, non più della conoscenza e la tecnica umaniste, non più del freno posto dall'uomo all'omicidio dei suoi simili che non appartengono al proprio "Dasein". Allora non restano che i "modi di essere fondamentali": "l'esssere-Dio, l'essere-uomo, l'essere schiavo, l'essere padrone" (Vom Wesen dei Wahrheit, 1933-34). Per Heidegger, l'essere-uomo si declina obbligatoriamente secondo le categorie regionali völkisch e razziale. La sua critica della ragione non è minimamente indipendente dall'alternativa che egli offre, è costruita a partire da essa. Heidegger non rimprovera essenzialmente a Cartesio di incoraggiare il soggetto pensante da se stesso di onnipotenza smisurata, ma piuttosto al suo soggetto di essere "senza suolo"- cioè di non prendere le sue determinazioni regionali e völkisch- e di essere un quadro universale inesistente.

 

Heidegger----.jpgSecondo Heidegger, non si può assolutamente nulla conoscere senza fare riferimento all'"essere", affidato ad un popolo storico che esso ha scelto. Va da sé che ogni pensiero particolare (matematica, biologia, ecc. tedesca) deve a sua volta essere sottoposta a questo popolo. L'intenzione e la comprensione rimangono "inautentiche", precarie e contingenti, tanto a lungo finquanto l'individuo non "avanza" nella morte, cioè finquando non si adatta estaticamente nella sfera dell'essere temporale e sovratemporale, attraversoi una separazione completa con tutti i vivi e gli essenti. Anche giunti a questo punto, il grande giorno non è ancora sorto, solo un raggio di luce (un "lucore") appare nell'oscurità eterna dell'anima, quell'anima che non può che "credere" o "tenere-per-vero" (perché per Heidegger, distinguere verità e falsità è diventato impossibile).

  

Per HeideggHeidegger2.jpger, lo schiudersi consiste in ciò che fa fremere ogni uomo risvegliato, in ciò che ogni uomo risente come uno spaventoso restringimento della vita: "il Dasein, fosse esso presente in una qualunque spiegazione  mistica e magica, si è è ogni volta già compreso: senza ciò non "vivrebbe " affatto in un mito, non si preoccuperebbe affatto, attraverso il rito ed il culto, della sua magia". [Essere e Tempo]. L'uso del presente mostra che Heidegger considera una tale vita sociale come un ideale naturale sempre valido. Ha manifestamente improntato il suo contenuto all'iconografia kitsch della sua epoca riguardante l'esistenza (Dasein) "primitiva" ed il Medioevo cristiano, quei luoghi comuni che fanno di ogni realrà storica una brodaglia apparentemente omogenea. Infatti, si tratta giusto di ontologizzare una costrizione anti-individuale, rivelatrice dello pseudo-popolo (pseudo-volkstammlich) ed ostile alla razionalità, che non può effettuarsi che attraverso mezzi terroristici. Soltanto i nazional-socialisti hanno seguito un progetto di questa portata. E soltanto gli "intologi" favorevoli ad un'applicazione della violenza potevano affermare che l'abuso e la hybris risiedono nella ragione stessa, nella capacità di riflessione esigita da Descartes, nel compito di esaminare, la responsabilità dell'uomo. I suoi nemici pongono a carico della ragione stessa lo spettacolo dato dagli uomini irrazionale e spietati. Secondo essi, sono razionali. È per meglio eliminare la ragione in generale. Nessun pensiero riducendosi ad un'associazione vitale limitata e separata non può essere favorevole all'uomo!


Dietro la volontà irrespHeidegger-rundweg.jpgonsabile di "estrarre" dalla melmosa teoria della conoscenza di Heidegger un nucleo sussitente e legittimo,  troviamo evidentemente una motivazione non filosofica. Il rigetto heideggeriano dell'universalismo occiden tale europeo deve permettere di raggiungere l'egemonia culturale, politica e economica dell'"americanismo". Questo rovesciamento rinvia a delle alternative potenziali, alle quali Habermas in particolare ha fatto appello nella sua reazione impossibile agli attentati te rroristi del 11 settembre 2001: la "religione" e la "civiltà" asiatica o araba. Su queste alternative, assolutamente nulla deve essere precisato in modo argomentato, ma sono opposte all'americanismo come riserva e minaccia. Perché anche i terroristi estremisti passano per religiosi e  sembrano appartenere alla civiltà agli occhi di Habermas. Quando egli chiama ad un "dialogo" con essi, egli abbandona le sue esigenze democratiche a profitto della promessa di un agire comunicativo applicato. Se il diavolo è invitato nello scopo di vincere con la forza gli abusi di potere politici ed economici considerati come degli eccessi della ragione, non li eliminerà mai, si atterrà piuttosto al principio di una società aperta, ai poteri separati e che garantiscono i diritti fondamentali.

 

Heidegger-Hutte.jpgLa ripresa della critica heideggeriana della ragione nobilita la negligenza filosofica dell'ermeneutica corrente. All'opposto dell'assoluzione che Hannah Arendt aveva dato a Heidegger, questa critica sostiene concettualmente questa negligenza che considera l'impegno nazista di Heidegger come "poco morale" e lascia il nazismo apparire come gravido di una verità portatrice di avvenire. Era soltanto in un gesto di rinnegamento di sé ad eccitare proprio la pietà che Hannah Arendt aveva posto in ridicolo il mestiere di filosofo, facendo il favore ad Heidegger di considerare la propria cecità politica come una deformazione professionale. (Oggi, i difensori di Heidegger brandiscono fieramente la testimonianza ufficiale dello stesso genere attestando la sua invalidità mentale). L'applicazione delle analisi che lei ha sviluppato sul totalitarismo al pensiero di Heidegger è al contrario estremamente utile e fecondo.

 

"Nell'essere dell'ente avviene il nullificare del nulla. [...] La negazione non è, infatti, che un modo del comportamento nullificante. [...] Più abissale del semplice aggiustamento della negazione pensante sono la durata dell'agire all'incontro e la lacerazione dell'esecrazione. Più pesante è l'asprezza della privazione" [Che cos'è la metafisica?, 1929: Im Sein des Seienden geschieht das Nichten des Nichts“. Die "denkende Verneinung“ ist" nur eine Weise des nichtenden … Verhaltens. … Abgründiger als die bloße Angemessenheit der denkenden Verneinung ist die Härte des Entgegenhandelns und die Schärfe des Verabscheuens. Verantwortlicher ist der Schmerz des Versagens und die Schonungslosigkeit des Verbietens. Lastender ist die Herbe des Entbehrens”.  "Was ist Metaphysik? 1929].

 

La redazione di questo testo è terminata il 27 gennaio 2007, giorno del 62° anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. È dedicato alla memoria di tutte le vittime del nazional-socialismo. Per riferimenti completi e analisi più approfondite, rinvio al mio libro Bin ich, wenn ich nicht denke? (Io sono quando non penso?), Centaurus Verlag, Herbolzheim, 2003.

 


 

Reinhard Linde

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


Degli estratti si trovano sul mio sito http://www.reinhard.linde.de.vu

 

 


Sull'autore: Nato nel 1955 a Wernigerode, nella Republica Democratica Tedesca; ho compiuto i miei studi di storia all'Università Humboldt di Berlibi nel 1980. Il mio campo  di studio si è formato nell'opposizione al regime della RDT e legato all'analisi del pensiero totalitario con la formulazione di alternative etiche fondate filosoficamente. Vivo come autore indipendente a Berlino.

 

 

 

LINK al post originale: 

Le nazisme de Heidegger

 

   

 

 
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18 luglio 2010 7 18 /07 /luglio /2010 08:00

 

 

 

 

HEIDEGGER


di Georges Mietzenagora

IV


Dispositivo cognitivo dei contemporanei di Sein und Zeit


Heidegger giovane, 01Il pensiero di Kant ha dato luogo a due grandi correnti che prevarranno durante il XX secolo: L'empirismo, il positivismo logico, ecc. da una parte, la fenomenologia e gli esistenzialismi d'altra. Lo spirito è concepito oramai da queste scuole di pensiero come isolato da un reale indipendente che esso percepirebbe e potrebbe concepire. È a degli spiriti o a degli spiriti isolati in tal modo, privi di ogni riferimento all'essere indipendente da essi che un Heidegger porrà la "questione dell'essere"!

 


1. La nuova fisica e la nuova epistemologia positivista: Einstein ed il Cicolo di Vienna

Albert Einstein by Yousuf Karsh, 1948Ora che Einstein (1905) pone effettivamente la fisica sulla via designata dal neo-kantiano Ernst Mach, questa fisica abbandona la questione dell'essere indipendente delle cose naturali. Nel 1911, il Circolo Mach Ernst lancia un appello per la costruzione di una visione scientifica positiva [14], lancia quest'appello ai ricercatori scientifici delle differenti discipline. L'appello è firmato tra gli altri da Mach, Einstein, Hilbert ed anche da Freud. Mach, il filosofo fisico, fondatore dell'empiricriticismo; Einstein, che ha già posto il "quanto d'azione" al posto di un concetto della natura della luce; Hilbert, che chiede una formalizzazione logica metamatematica, richiesta a cui risponderà il teorema troppo famoso di Goedel.

  

Nel 1929, diventato Circolo di Vienna (Wiener Kreis), l'Ernst Mach Verein pubblica il suo manifesto. La tesi machiana è fermamente adottata. Ogni allusione ad un'esistenza indipendente esterna alle sensazioni cioè ai fenomeni, è denunciata come priva di senso. Questa mancanza di senso è caratteristica degli enunciati metafisici o teologici, si dice in questo manifesto. Da questa tendenza degli spiriti alla metafisica e/o alla teologia, cioè alla mancanza di senso, il manifesto spera che la psicanalisi di Freud possa guarire. Freud aveva appena pubblicato lo stesso anno in cui apparve Sein und Zeit il suo L'avvenire di un'illusione. Descriveva la religiosità come una nevrosi universale e manifestava la speranza di una guarigione.

 

 

2. Abbandono dell'ontologia per la nuova fisica


La nuova fisica priva la scienza della natura del suo oggetto indipendente, i corpi in movimento. La scienza fisica non ha più ontologia per gli esseri corporei in movimento che esistono indipendentemente dalla percezione. Husserl stesso esulterebbe nel suo testo Crisis per questo nuovo stato di cose. Infine avrebbe visto la concezione galileiana crollare dall'avvento della nuova meccanica subatomica, la meccanica quantistica.

In breve, la questione dell'essere è abbandonata dalla nuova fisica ed il Mach Ernst Verein positivista se ne rallegra nel suo manifesto del 1929. Ora, kantiani come Mach o Mauthner, i filosofi atei sono rinchiusi nella scatolabianca della sensazione e devono riconoscere la necessità del corso stesso della sensazione. L'essere dei noein, cioè della sensazione, non dipende da se stesso, il machiano cioè l'empiriocriticista è obbligato di vedere infatto la sensazione portata da non si sa cosa che non è se stessa.La posizione della questione dell'essere e la descrizione heideggeriana dell'esistenza pretende supplire a questa carenza. La nuova fisica non offrendo più, interdendo persino, anche l'accesso all'essere indipendente dalla sensazione, questi spiriti sono pronti ad aspettare l'offerta di un altro accesso all'essere!

La dottrina di Heidegger malintesa, si cristallizza sul difetto d'essere diventato generale nell'Alta Cultura filosofica e scientifica. È per questo che abbiamo degli heideggeriani di ogni orientamento! Dei pensatori che intendono la dottrina nella sua vera intenzione religiosa (come ad esempio Lowith e Gadamer), ogni genere di cattolici modernisti, naturalmente dei protestanti, dei teisti, ma anche degli Israeliti e presto dei marxisti insieme ad altri atei. La domanda d'essere è enorme e l'offerta Heidegger per quanto nascosta possa essere, sembra ad alcuni a questo proposito valere qualcosa invece di niente! Lo ristabilimento ontologico della fisica appare come il pharmakon sine qua non dello ristabilimento della cultura e del buon senso.


V. Itinerario dell'impresa di Heidegger

  

1. Gli inizi della carriera universitaria di Heidegger [15]

  

Heidegger è un cristiano fervente, educato dalle magistrali istituzioni  cattoliche di formazione dello spirito e del corpo. Fallendo il suo ingresso in un ordine della Chiesa, passerà all'università ed alla biblioteca di filosofia contemporanea. All'università ascolta i corsi di matematica. Le questioni del matematico Hilbert sul fondamento formalizzabile delle matematiche possono contribuire a liberarlo da un'adesione a questo genere di scienze poiché essa stessa sembra mancare come le altre discipline di un proprio fondamento. Ascolta i corsi di fisica e ciò in un momento in cui questa scienza vacilla nell'adesione ai precetti di Ernst Mach. Scopre l'opera di Husserl e questo pensatore lo mette del tutto a suo agio nei confronti di ciò che le scienze positive sanno del mondo. In seguito compirà l'apprendistato a questa dottrina ed al suo metodo presso il suo creatore Husserl.

 

Husserl non avrebbe dovuto dimenticare ciò che egli stesso aveva notato nel 1919  e cioè che con Ochsner, l'amico dell'epoca di Heidegger, ed con Heidegger, aveva a che fare con delle "personalità orientate verso la religione" [16]. A proposito di questa religiosità, nel 1917, Finke, che era allora un protettore di Heidegger, vedeva in quest'ultimo, a cui egli scriveva, "un eminente filosofo speculativo teista" [17].

 

La giovane età di Heidegger, delle circostanze accademiche particolari e forse anche la libertà presa con la teologia cattolica prevalente nella Friburgo universitaria impedirono Heidegger di occupare la cattedra di filosofia cattolica per la quale aveva posto la sua candidatura a Friburgo.

 

L'ardore del militantismo religioso di questo figlio della Chiesa visibile non cedette davanti a questo insuccesso universitraio non più di quanto non aveva ceduto davanti al rifiuto dei Gesuiti di riceverlo tra di loro e quello dell'arcivescovo di impiegarlo presso di sé. Questi due ultimi rifiuti non essendo stati motivati che per i problemi cardiaci che degli eccessi sportivi avevano prodotto in Heidegger.

 

Tutta l'impresa di Heidegger è da concepirsi a partire dal suo militantismo religioso.

 

Invece di aver determinato, come avrebbe potuto sperarlo Husserl, nell'essitenza ordinaria dell'uomo concreto gli elementi originari di una "scienza rigorosa"- husserliana- capace di produrre delle verità eterne- secondo l'ideale di Husserl- Heidegger vi stabilirà i determinanti eterni dell'uomo interiore, cioè i determinanti del divino in quest'uomo interiore.


2. Da Husserl al proto-teologico
 

Un amico di Heidegger, Laslowski, aveva fatto pubblicare nel numero di marzo 1915 della rivista Heliand una poesia di Heidegger. La rivista Heliand era, come l'indicava il titolo, "la rivista mensile al servizio della vita religiosa dei cattolici colti" [sic] [18]. In questa poesia si legge: "Wie Gott es meint! -Auf ew'gerSpur Geh'n Engel werben

 

Come Dio l'intende!

Su un'eterna traccia

Se ne vanno cercando gli angeli.

 

La "meraviglia" [19] è che questa "traccia eterna" si troverebbe nell'"uomo concreto". Nell'uomo concreto, e nel fango  in cui lo getta "la cura", "la paura", "la corruzione", "la decadenza", "l'abbandono" in questo fango in cui si affonda nel mondo per il mondo, in cui l'uomo si aliena, si perde, è là che giacciono le tracce eterne. Nella chiacchiera è l'angelo caduto del verbo. In questa cura di non morire, dell'uomo ordinario, si è pervertita la cura dell'anima per la morte. Nel suo libro L'ontologie politique de Martin Heidegger [Führer della filosofia? L'ontologia politica di Martin Heidegger, Il mulino, Bologna, 1989], Pierre Bourdieu constata in Heidegger una secolarizzazione dei temi religiosi: "... Heidegger fa entrare nella filosofia una forma secolarizzata dei temi religiosi [...]: come ad esempio la nozione di Schuld, colpa, costituita in modo d'essere del Dasein, o tanti altri concetti della stessa origine e stessa coloritura, Angst angoscia, Versuchung tentazione, Geworfenheit abbandono, Innerweltlichkeit intramondanità, ecc..." [20].

 

Husserl.jpgNei fatti, si tratta più precisamente di divinizzare il secolare. Heidegger, cristiano modernista oramai ed in questo snso teista, rivela che la Rivelazione è presenza eterna nell'esistenza stessa dell'uomo interiore ordinario! Poiché i costituenti di Husserl corrispondono alle positività scientifiche, gli esistenziali di Heidegger corrispondono alle positività teologiche. La strada del metodo è il seguente: si parte dalle catergorie religiose positive verso la vita ordinaria. E là si cerca ciò che può corrispondervi. Ciò che si trova- ed è qui la "meraviglia"- sarà allora l'originario di ciò di cui si cercava l'origine! Come pensatore religioso, Heidegger ha altre esigenze rispetto a quelle di Husserl che fa sue. Ha la preoccupazione della protezione della fede cristiana. Husserl separa francamente la sua fede in Dio dalla sua ricerca filosofica o per lo meno pretende di farlo.


D'altronde, considerando le cose da un altro punto di vista, cosa c'è di meno straordinario di un discepolo che cerca di fare meglio nel campo in cui opera il maestro? Husserl crede di aver trovato il fondamento ultimo e pretende di elaborare la scienza suprema: la filosofia prima. Ebbene, il discepolo cercherà a sua volta il fondamento e questa volta si tratterà del fondamento che non conosce il maestro quello della propria impresa! Questi due generi di motivazione sono in sinergia: la fede in Dio e la fede in sé.


Husserl-mentre-fa-epoche-con-una-tazza-di-caffe.gifDal lato discepolo, più forte del suo maestro, Heidegger dichiara a Husserl: i vostri fondamenti non sono nulla, sono qualcosa dunque ed il loro essere a se stessi ecco dove è da cercare il fondamento del fondamento. Dal lato Dio della cosa l'essere ultimo del fondamento in causa è nella creatura fatta a somiglianza di questo Dio. Ed infatti, se questa creatura si dedica alle scienze, alla filosofia, ecc. questo è e non è altro che l'effetto di una scelta in cui si è impegnata la creatura. Da una parte è in se stessa in questa creatura nei suoi umori, le sue strutture, la sua vita interiore che deve risiedere il fondamento di queste scienze e filosofie, di queste fisiche, queste metafisiche. Ma d'altra parte tutto ciò non vale più della scelta che lo impegna. Questa scelta è cristianamente un falso passo e per fortuna questo falso passo è reversibile.


Il lavoro di Heidegger in questo senso è in corso nel 1918, come testimonia la sua corrispondenza con Elisabeth Blochmann. Riesce a produrre un testo terminato al più tardi nel 1925/26. La sua pubblicazione nella rivista annuale del maestro e simultaneamente stampato a parte non può tuttavia effettuarsi che nel 1927. Questo testo è dunque sotto l abenevolenza di Husserl portato alla notorietà ed è ufficialmente dedicato inoltre ad Husserl in segno di venerazione.


Il fatto che la distribuzione universitaria dei ruoli, a quest'epoca, costringe ognuno a mantenere il suo insegnamento nei limiti della disciplina, obbliga un professore di filosofia a non sconfinare sull'insegnamento della teologia. Questo fatto e l'insieme delle circostanze nelle quali il testo di Essere e Tempo fu pubblicato, spiegano perché il suo autore non enunci esplicitamente la vera portata della sua intenzione religiosa per non lasciare apparire che l'altro versante della sinergia ponendo la domanda dell'essere dei costituenti. Questa presentazione tuttavia non ingannò il primo alleivo di Heidegger a passare la sua abilitazione sotto la sua ferula, Karl Lowith, che nel suo testo Phanomenologische Ontologie und protestantische Théologie non vedeva in Essere e tempo che una "teologia camuffata" («sakularisiertechristliche Théologie») [21].

 

Nella sua corrispondenza con i suoi amici, Heidegger espone senza ambagia l'intensità della sua religiosità ed espone loro la natura del lavoro che egli ha intrapreso, il suo scopo, come aveva scritto ad Engelbert Krebs nel 1919: "... fare ciò che le mie forze mi permettono per la determinazione eterna dell'uomo interiore, e soltanto per questo, e giustificare così la mia esistenza e la mia azione davanti Dio stesso" [22]. E come dice sei mesi dopo, in una lettera ad Elisabeth Blochmann: "... al che si aggiungono delle costanti e nuove verso le vere origini, dei lavori preliminari in vista della fenomenologia della coscienza religiosa (religioses Bewusstsein)" [23].

 

E due anni più tardi, in una dichiarazione più esplicita ancora, per quanto concerne il metodo e la natura del suo lavoro, scrive a Karl Lowith, il 19 agosto 1921: "[...] non sono un filosofo [...] lavoro concretamente e fattivamente a partire dal mio io, a partire dalla mia origine intellettuale e del tutto fattuale, dal mio ambiente, dai contesti di vita ed a partire da qualsiasi altra cosa mi sia accessibile a partire da quest'ultimi in quanto esperienza vitale nella quale vivo... a questa fattualità che è la mia, appartiene ciò che io chiamo in breve il fatto che sono un teologo cristiano" [24].

 

 

3. La domanda alla quale Heidegger vuole rispondere: a quale condizione un'interpretazione giusta della fede cristiana è possibile?

 

Gadamer, che ottiene anch'egli la sua abilitazione con Heidegger, espone l'intenzione di Heidegger così: "Da quando conosciamo meglio i suoi primi corsi ed i suoi lavori che datano dall'inizio degli anni venti, è per noi evidente che la sua critica della teologia ufficiale della Chiesa cattolica romana della sua epoca lo costringeva sempre più a domandarsi a quali condizioni era giusta un'interpretazione della fede cristana, detto altrimenti, come ci si poteva difendere da quella forma di deformazione del messaggio cristiano da parte della filosofia greca che fondava sia la neo-scolastica del XX secolo sia la scolastica del Medioevo" [25]. Il cattolicesimo "modernista" è stato condannato da Roma e, nel 1910, il Papa esige dai professori cattolici un giuramento, il "giuramento anti-modernista".

  

kierkegaard.jpgIn un certo senso Heidegger sarebbe un cattolico modernista. Il cattolicesimo modernista consiste infatti, in alcune delle sue tendenze, a stabilire l'assise della fede in una specie di surnaturalità congenità dell'uomo. Sul versante protestante, Schleiermacher aveva insegnato questo genere di cose, più tardi ampiamente elaborato dal teologo Sören Kierkegaard. Heidegger si era iniziato al pensiero di questi due autori. Uno dei vantaggi di questo genere di religiosità risiede nel fatto che il corpus teologico del sapere religioso non è più l'essenziale. Il filosofo al servizio della fede di questa specie non è più imbarazzato dalla dogmatica delle false scienze adottate dalla Chiesa.

 

Un altro vantaggio segue dal primo: non si deve più affrontare sul loro terreno le scienze positive.

 

Platone_raffaello.jpgIl corpus dogmatico cattolico ufficiale è intimamente intrecciato con delle scienze positive. Specialmente le pseudoscienze di Platone e la fisica erronea di Aristotele ed anche i testi della filosofia prima di quest'ultimo (che è anch'essa teologica) intitolati Metà tà fusikà da cui è preso in origine la parola metafisica stessa. Da Copernico, poi Galileo Galilei, le scienze positive si opposrero a quelle della chiesa. Ed in campo cattolico il dogmatismo acquisito rimane lì e la sua difesa di fronte alle scienze è più che difficile. Sul versante filosofico protestante, dopo George Berkeley e Arthur Collier è stata costruita una filosofia più efficace contro le ingerenze delle scienze positive sulla dogmatica della fede. Leibniz poi Kant ed anche Schelling ed Hegel hanno confortato questa spiritualizzazione assoluta del reale.

  

aristotele.jpgPer liberare il cristianesimo dal confronte con le scienze moderne, basta sgombrare la dogmatica cristiana da tutti questi saperi. Il cristianesimo non deve più includere la scienza di cui ha, sotto l'influenza della filosofia greca, fatto una parte essenziale della sua dottrina. Tutto lo sforzo filosofico protestante che trova il suo trionfo nel kantismo, deve essere messo a profitto. D'altronde , Heidegger studia Lutero,  Schleiermacher, Kierkegaard, mentre, sul piano dei filosofemi, fa apprendistato del nato più ultra kantiano: la fenomenologia di Husserl. Il gesto di Heidegger consiste nello scartare non soltanto la pertinenza dell escienze positive, ma anche tutta la scienza dalla dogmatica cattolica.

  

A partire da questo gesto il cristiano cesserà di fondare la sua fede nella conoscenza del mondo esterno o nella teologia teorica.

  

È nel mistero della sua propria vita individuale che egli pianterà le tende con fermezza. È cercando di conoscersi che egli scoprirà le fondamenta della sua fede. È quanto Heidegger espone alla sua amica Elisabeth Blochmann nella sua lettera del 7 novembre 1918: "...Ciò che voi cercate, lo troverete in voi stessa, un cammino guidato dall'esperienza religiosa originale alla teologia, ma che non deve necessariamente condurre dalla teologia alla coscienza religiosa..." [26] e che egli reitera dieci anni più tardi nella sua lettera dell'8 agosto 1928: "La religione è una possibilità fondamentale dell'esistenza umana..." [27].

  

eraclito.pngIl solo essere che oramai importa di conoscere, è quello del cristiano stesso. Tutto ciò che prima si pretendeva di conoscere attraverso tutti quei saperi qualunque essi siano , è annullato ed al posto di tutto questo una parola, una sola, l'essere.

  

parmenide.jpgTutto ciò che non è l'essere del cristiano spirituale, tutto ciò che non è l'uomo interiore cristiano, e ciò che è, sarà l'Essere con una maiuscola. Per sostituire i saperi greci, integrati al cristianesimo ed ora respinti, si ricorre ad alcuni relitti presocratici di cui si fa un uso discrezionale. Si mantiene così per lo meno il legame del cristianesimo con il mondo greco e si evita così di limitarlo alla sua fonte ebraica. Si salva Eraclito, Parmenide come un tempo si salvava Platone ed Aristotele. Vi fu una rivelazione in Grecia! l'Essere con la maiuscola si è svelato, rivelato, egli che fa officio nella dottrina cristiana di Heidegger come pilastro mediano del tempio a tre colonne: l'Esistenza, l'Essere, Dio!

  

I Presocratici non hanno avuto accesso al "crucificato", forzatamente, ma avendo acceduto alla rivelazione del pilatro centrale Essere, essi hanno con lo stesso colpo acceduro al sacro. Oltre il sacro c'è la divinità che essi hanno, anch'essa, potuto percepire. Il loro sguardo ha dovuto arrestarsi a quest'orizzonte aldilà del quale, e soltanto là, la parola Dio può essere intesa in un senso cristiano del termine.

 

 

Georges Mietzenagora

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

  

  

NOTE

  

[14] cfr. GORI, Roland, HOFFMANN, Christian: La science au risque de la psychanalyse, (Ed. Point Hors Ligne) Eres 1999, p. 83, note 1.

  

 

 

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HEIDEGGER

 

 

  

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18 febbraio 2010 4 18 /02 /febbraio /2010 17:43

 

heidegger, di Levine
65 anni da Auschwitz: vergogna ad Heidegger


di Skildy


Auguro innanzitutto al lettore che sono colpito da una strana malattia, quella di non poter leggere in altro nessun modo Heidegger se non come introduttore del nazismo nella filosofia. Bisogna ancora ripetere che una tale introduzione non poteva avvenire che alla condizione che fosse concepito un apparato retorico abbastanza potente affinché potesse essere sostenuto esattamente il contrario. Heidegger nazista... ma non ci pensate!


Sono dunque 65 anni che Auschwitz è stato chiuso. Si poteva infatti, "liberare" il più di un milione di morti che la macchina di morte ha inghiottito nel cuore dell'occidente cristiano?

 

Enuncerò ora, in alcuni punti, come si pone ai miei occhi la domanda che Auschwitz non cessa di porci.

 

1. La conoscenza del processo che ha reso possibile Auschwitz è ancora molto incompleto.

 

2. Per l'essenziale Auschwitz è un crimine dell'università. L'irregimentazione hitleriana dell'università non è stata soltanto effettuata da forze esterne. Numerosi elementi interni all'università hanno ampiamente facilitato il processo. Heidegger ha preso la testa, durante il suo rettorato, di questo processo di "irregimentazione".

 

3. Heidegger non ha mai cessato, sino alla sua morte, di pensarsi come il "rettore trascendentale" dell'università del III Reich.


4. Teologi, teorici ed "antropologi" della razza, archeologi, architetti, ingegneri, insegnanti, chimici, ingegneri dei trasporti, alta burocrazia, ecc. hanno apportato un concorso senza il quale il genocidio non avrebbe potuto aver luogo. Quando Marcel Conceh mette questo crimine esclusivamente sul conto di Hitler, il grande moralista ci tratta da imbecilli.


5. Heidegger, in Introduzione alla metafisica (1935), costruisce il "concetto" filosofico della "soluzione finale". Per lui la "filosofia del nazional-socialismo" è in effetti ridicola. Ma è perché innanzitutto nel 1935 è ancora impantanata in un anti-semitismo da "sotto-sviluppati" del "pensiero". Delle formule come "cominciamento originario" o "apertura determinata all'istanza dell'essere" nominano ciò che, presso l'Heidegger del 1935, costituisce già il progetto della soluzione finale.

 

Fa impressione, no? È questa la "verità interna" e la "grandezza" del movimento. È il concetto stesso di Auschwitz. Sì è potuto a volte sostenere che Heidegger non era antisemita. Froment-Meurice dice di Heidegger che era un nazista radicale ma non un antisemita. Infatti non si trattava di passare il suo tempo a maledire gli ebrei: si trattava soltanto, in quanto radicale nazista, di distruggerli. Entrate dunque, sapete, non sono antisemita.

 

6. Sino alla fine Heidegger ha stimato che l'Aperto era stato in questo modo un po' gestito.

 

7. Heidegger ha fatto della croce uncinata, della svatica, la cifra simbolica di numerosi aspetti del suo "pensiero". Ad esempio il Quadripartito Cielo/Terra/Dei/Mortali. Perché non sono non importa cosa, i mortali. E soprattutto non coloro che sono "non morti" nelle camere a gas. Heidegger non ha mai in ciò "criticato" o rifiutato il principio dei campi. Ha al contrario ammesso che tale era la "verità dell'essere": coloro che sono deceduti nei campi erano ad ogni modo dei "non-morti". Sono stati deportati, condizionati e trasformati in cadaveri a questo fine o, piuttosto, per questa "ragione". La gerarchia nazi-heideggeriana è così: produce-seleziona da una parte dei mortali, dei veri mortali. Sono soprattutto le SA, le SS e affini. Dall'altra "condiziona" i non-morti; determina coloro che, attraverso e nei campi, saranno così votati all a"non-morte". Appoggiarsi su Heidegger al primo grado per analizzare e criticare il nazismo è uno scherzo macabro. Heidegger dice la verità del nazismo perché lo ha pensato e voluto come "utopia concreta".

 

8. Heidegger non si è allineato a Hitler per opportunismo, smarrimento passeggero e nemmeno episodico. Questo allineamento era in perfetto accordo e non ha mai cessato di esserlo, con la verità heideggeriana dell'analitica del Dasein e cioè sapendo che Dasein significa in realtà qualcosa di equivalente alla nozione  più ideologica di "uomo superiore". "Dasein" è l'alibi filosofico di Ubermensch.

 

9. Philippe Sollers ha dichiarato su France-Culture che non era heideggeriano.

 


[Traduzione di Ario Libert]



 

 

LINK al post originale:

65 ans Auschwitz: honte à Heidegger

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17 febbraio 2010 3 17 /02 /febbraio /2010 12:38




Heidegger e le "filosofie nazional-socialiste".


di Skildy



heidegger-hitler.jpg

Si possono trovare in alcuni siti che contestano il nazismo di Heidegger l'argomento secondo cui, per aver scritto ciò: "le penose accozzaglie di cose tanto insensate come le filosofie nazionalsocialiste", Heidegger avrebbe testimoniato di un anti-nazismo tanto più coraggioso in quanto egli scrisse questa frase nel 1938, quando l'hitlerismo ha già da molto tempo fatto man bassa sull'Università e la cultura.


Bisogna innanzitutto meravigliarsi che dei filonauti heideggeriani danno una tale importanza ad un'osservazione "vigorosa" mentre allo stesso tempo la sottraggono dal suo contesto.


Ora, secondo noi, tutta l'attività di Heidegger dopo il rettorato sino all'inizio del 1940 è consistito per l'essenziale a Radicalizzare il nazismo.


L'obiettivo principale di Heidegger è stato di fornire una giustificazione della necessità di passare da un antisemitismo "artigianale" ad un antisemitismo di sterminio.


Nel discorso del rettorato come nell'Introduzione alla metafisica egli ha, in modo ovviamente criptato, lanciato un appello allo sterminio. (In questo senso Heidegger sarebbe il vero "fondatore" della biopolitica dello sterminio).


Bisogna ricordarsi che, quando egli scrive la frase sulla "accozzaglia", siamo nel 1938: la guerra non è ancora dichiarata ed il genocidio non è ancora iniziato.


Heidegger freme di impazienza in quanto è un hitleriano accanito.


In realtà la sua sedicente critica del nazismo è una critica dal suo lato "filosofico". Per dirlo in modo più franco: egli critica l'antisemitismo filosofico e la sua paralisi nel biologismo per farsare il nazismo allo stadio  del "cominciamento originario" fondato sull'"apertura determinata all'istanza dell'essere". E per essere ancora più chiaro: il suo rifiuto della "filosofia nazional-socialista" è in realtà un appello "vibrante" al genocidio. L'antisemitismo non deve trasformarsi in aceto filosofico ma mutarsi in evento storico capace di aprire una nuova epoca dell'essere. L'antisemitismo di filosofia, e di filosofia biologica, è "reattivo" e non "istoriale".


E bisogna che la "svolta", la svolta istoriale, abbia luogo. per tradurlo in modo ancor più chiaro : bisogna smettere di "filosofare" e creare qualcosa che diventerà la "shoah attraverso le pallottole" poi Auschwitz. È la condizione  affinché il "cominciamento originario" abbia luogo.


Heidegger cerca di rivolgersi all'"elite dell'elite" nazista, soprattutto alle SS di "cultura". Egli crea loro, con cura e sullo sfondo del mito del "popolo di pensatori e di poeti", la giustificazione della necessità dello sterminio.


La frase sedicente anti-nazista proviene da un'addenda ad un testo della conferenza L'epoca delle "concezioni del mondo", pronunciata il 9 giugno 1938.


Ora, in questa conferenza, c'è una "fantasia greca" di Heidegger che si può leggere come una giustificazione dell'"antisemitismo ontologico di sterminio" che è sempre stato quello di Heidegger.


Ecco cosa dice Heidegger nel contesto di un'analisi di ciò che, in Introduzione alla metafisica, egli ha designato con l'espressione di "misinterpratazione dello spirito", misinterpretazione oscurante e che è la conseguenza, ma in questo testo prende cura di non utilizzare questa terminologia, dell'"ebraizzazione del mondo".


L'interpretazione moderna dell'essente è ancora più estranea al mondo greco. Uno degli enunciati più antichi del Pensiero greco sull'essere dell'essente dice: To gar auto noein estin te kai einai. Questa frase di Parmenide vuole fare intendere che all'essere appartiene, perché da esso richiesta e determinata, l'intesa dell'essente.


L'essente, è lo svelamento di ciò che si manifesta, di ciò che, in sua presenza, accade all'uomo al presente, cioè come a colui che si apre egli stesso alla presenza dei presenti lasciandola intendere, intendendola egli stesso.(Sentieri interrotti).


L'espressione chiave è: "lo svelamento di ciò che si manifesta". Questo è il modo heideggeriano di dire e giustificare lo sterminio il quale, ancora una volta, non ha ancora avuto luogo quando il testo viene scritto.


L'espressione vinvia al tema opposto dell'"oscuramento del mondo" ("ebraicizzazione") ma anche ai temi congiunti della "svolta", dell'"istoriale", del "cominciamento originario".


E questo bisogna capirlo. Cioè ascoltarlo e comprendere.


È un consiglio che do a coloro che prendono alcune frasi di Heidegger come se fossero state scritte da uno scriba umanista piuttosto simpatico.

heidegger-nazismo.jpg

Heidegger tra rettori nazisti recatisi a porgere il loro sostegno a Hitler al Congresso del partito di Lipsia, 11 novembre 1933 (dal libro di Emmanuel Faye).


Osservazione. È vero che, nella misura in cui la frase è estratta dagli addenda che non sono stati pronunciati durante la conferenza, bisognerebbe innanzitutto assicurarsi che la formulazione di queste addenda datano  al momento in cui la conferenza è stata pronunciata.

 

Sia quel che sia, ciò non cambia nulla nell'essenziale. Nella peggiore delle ipotesi Heidegger ha potuto dare a posteriori un tocco di "critico del nazismo". Ma, quando si guarda bene, questi tocchi non rimettono in causa il nucleo più radicale del nazismo. Ha sempre criticato la mollezza del "nazismo da filosofia" (di "concezione del mondo"). L'ha sempre trovato imprigionato in quel che esso pretendeva poter "liberarsi". Da qui l'appello alla "svolta", al "cominciamento originario", alla "decisione", all'"apertura determinata all'istanza dell'essere". L'antisemitismo deve cessare di essere una "concezione del mondo", o un elemento di una "concezione del mondo", per mutarsi in "svolta istoriale".

 

Heidegger è un autore nazista radicale. Ed è in quanto tale che deve essere studiato e decostruito dagli storici, gli storici delle idee ed i filosofi che non sostengono il negazionismo di Heidegger.

 

 

Skildy


[Traduzione di Ario Libert]

 



LINK:

Heidegger e le "philosophies national-socialsites"



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3 gennaio 2010 7 03 /01 /gennaio /2010 00:00
HEIDEGGER



heidegger--di-Levine.gif




di
Georges Mietzenagora
I




Le dottrine dei pensatori di ispirazione teologica sono egemoniche nell'Alta Cultura contemporanea


Heidegger-giovane--01.jpgAccade nella nostra epoca questa cosa incredibile o paradosso: Le Chiese non sono più direttamente sovrane per forza di legge politica e simultaneamente i loro pensatori e le dottrine che essi hanno elaborato come servitori leali della regina delle scienze, la teologia, si impongono quasi universalmente.


Queste dottrine si sono secolarizzate e sono diventate il corpus trasmesso dalle scuole e le università contemporanee. Nel momento in cui il potere politico non appartiene più in condivisione con le Chiese, il pensiero elaborato dai filosofanti religiosi domina la quasi totalità di ciò che è insegnato a titolo di scienza della natura (fisica) ed a titolo di filosofia, di metafisica, di fenomenologie, di esistenzialismi, ecc. Mai meglio di oggi la teologica ispirazione ha dominato la cultura. Un tempo le Chiese imposero le loro dottrine con la forza dello Stato, il "braccio secolare!" Ora la cultura religiosa è l'essere stesso dei dispositivi cognitivi. Ciò è evidente in due regioni del corpus trasmesso dalle istituzioni educative e di formazione. Queste due regioni sono della massima importanza per l'insieme della cultura attuale, la fisica e la filosofia, o più esattamente ciò che le università poi le volgarizzazioni dei media di grande diffusione insegnano sotto il tendone di queste due parole "fisica", "filosofia". Infatti, la fisica del XX secolo così come è stata istituita è determinata nella sua origine e nei limiti del suo contenuto da un pensiero teologico laicizzato [1]. E gli insegnamenti di filosofia sono determinati allo stesso modo.

heidegger-giovane-copie-1.jpgQueste due culture, quella dei fisici professionisti e quella dei professionisti della filosofia, coesistono tanto più facilmente in quanto obbediscono ad un comune pensiero fondativo. Il loro sfondo teologico comune permette di evitare l'affrontamento tra di loro di questi due tipi di discorsi sulla realtà delle cose e degli uomini. Questo fondo teologico garantisce, infatti, l'incapacità congenità delle intelligenze umane di conoscere ciò che la realtà è in se stessa per mezzo di se stessa. Infine, l'uomo non conoscerebbe che se stesso: le sue percezioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, tutto quel che forma le sue appercezioni immediate, in ultima analisi, le sue sensazioni di ciò che Descartes e Spinoza chiamano il pensiero. Ciò che egli stesso nella sua sensazione è in realtà oltre il fatto di essere sensazione, ciò che sono le cose fuori della sensazione, del suo pensiero, ciò sarebbe incapace di conoscere. L'assioma teologico della filosofia protestante enunciato all'inizio del XVIII secolo [2] è oggi inscritto nei dispositivi cognitivi della quasi totalità degli uomini formati da questi insegnamenti contemporanei.

Nel territorio dell'insegnamento della filosofia, stipati a questo strato comune,
coesistono due grandi insiemi di sette filosofanti , gli empiristi ed i fenomenologi. Le opinioni che essi fanno prevalere come essenziali nei loro lavori sono per il primo quelli dei protocolli sperimentali socialmente controllabili per il secondo i protocolli dell'esperienza individuale della vita cosciente. Riprendendo seriamente in considerazione l'origine teologica comune di queste fisiche e di queste filosofie. Non soltanto l'origine di questo scetticismo nei confronti dell'essere reale, delle cose stesse in se stesse è teologica ma anche, evidentemente, questo scetticismo è propizio a questa teologia! Questo mistero, questi insondabili enigmi che la cultura filosofica e la fisica pongono sin da allora in evidenza, sono di natura a favorire le asserzioni delle posizioni teologiche.



II


Due fonti per situare Heidegger: l'idealismo protestante e la teologia modernista


Per comprendere l'impresa di Heidegger, specialmente in Essere e Tempo, bisogna considerare due fonti, Si tratta da una parte della filosofia teologica protestante inaugurata da Berkeley, rielaborata da Leibniz, compiuta da Kant. Si tratta d'altra parte della teologia modernista esistenzialista fondata da Kierkegaard.


Dopo Berkeley, Arthur Collier poi Leibniz, Kant denuncia l'ingenuità della filosofia naturale, la "Fisica", la scienza della natura. La meccanica moderna, quella di Galileo, poi quella di Newton crede all'esistenza dei corpi indipendente della percezione o più esattamente della sensazione umana. In ciò essa è ingenua. Per il resto le leggi di questa meccanica sono esatte.


Secondo berkeley queste leggi non sono che quelle che segnano la stabilità dell'azione dello spirito del dio sullo spirito degli uomini, per Kant sono quelle che, secondo la struttura spirituale del tempo e dello spazio, il nostro pensiero riconsoce nella sua esperienza dei fenomeni sive delle sensazioni.


Husserl, nel campo circoscritto da questa filosofia protestante, si mette alla ricerca di ciò che è all'origine, in noi, di questi pensieri scientifici.


Come il nostro spirito forma le idee, le nozioni, i concetti, che queste scienze, intese kantianamente, pongono in essere.


I risultati dei lavori di Husserl danno allora ciò che Ricœur, insegnando alla Sorbona il pensiero di questo filosofo, designava in termini di ontologie regionali, cioè di idee fondatrici delle regioni di sapere delle differenti scienze.


In questo senso, benché avendo privato queste scienze dei loro veri oggetti, cioè i i corpi mobili che esistono e che sono indipendentemente da ogni percezione, Husserl continuava a fare della fondazione di queste scienze un oggetto degno di ricerche filosofiche. Specie di "spirit analyse", come si dice psicanalisi, dei pensieri scientifici, la fenomenologia ricercava le essenze spirituali; gli eidos.




III




Il progetto di Heidegger


1. «…fare ciò che le mie forze mi permettono per la determinazione eterna dell'uomo interiore... » [3]


Sein_und_Zeit.jpgIl proposito dell'assistente di Husserl, Heidegger, il quale ha mantenuto del resto la lezione della filosofia teologica dell'esistenza secondo Kierkegaard, non è più il mondo delle essenze originarie del pensiero scientifico; è il seguente: quali sono le determinazioni eterne dell'uomo interiore, vale a dire che egli intraprende la fenomenologia della coscienza religiosa. Così comprendiamo perché i tratti essenziali di questa vita interiore corrispondono termine per termine a quelli della teologia cristiana. In breve, Essere e Tempo è una fenomenologia di temi cristiani.

Heidegger vuole dunque porre in evidenza ciò che nella "creatura" reca, sotto una forma a volte degradata ma riconoscibile tuttavia, la traccia di origine sovranaturale. Da cui quel discorso che pur determinando l'inautentico lo considera essenziale per l'autentico.

Questa interpretazione del lavoro di Essere e Tempo corrisponde al programma che Heidegger traccia egli stesso per la propria missione. Missione, di cui risponderà, dice, "anche dinanzi a Dio" (
selbst vor Gott) [4]. Si capisce così perché nel testo del 1924 Il concetto di tempo [5], Heidegger dichiara che il suo proposito non ha in comune con quello della filosofia che il fatto di non essere teologia.

Fenomenologia del teologico cristiano, questo proposito non è, nel senso convenzionale della parola, esso stesso teologico. In quanto fenomenologia del religioso cristiano è cristiano e non filosofico, Non condivide con la filosofia l'interesse futile, la curiosità indaffarata dalla sola preoccupazione della conoscenza.

"L'eternità" è il fatto di "Dio", è conosciuta direttamente dalla sola fede, scrive Heidegger in questo stesso testo. Le determinazioni eterne, cioè "divine" dell'uomo interiore, sono essi conoscibili nella non eternità attraverso la temporalità.


 

2. Il sistema del cattolicesimo problematico ed inacettabile, ma non il cristianesimo...


Ott scrive che Heidegger è un apostata, più esattamente egli precisa, un rinnegato [6]. Infatti, Heidegger scrive ad Engelbert Krebs il 9 janvier 1919 che non può continuare ad aderire al "sistema cattolico" (la parola "sistema" è sottolineata nel testo), e cioè obbedire all'autoità della Chiesa visibile; rimanere chiuso nello stato contemporaneo del dogmatismo cattolico [7].
Cattolicesimo attuale, di cui dirà in una lettera ad Elisabeth Blochmann del 12 settembre 1929, che deve ispirare l'orrore, orrore che deve egualmente ispirare il dogmatismo del protestantesimo attuale [8]. Lui che è stato profondamente iniziato al pensiero cattolico e specialmente a quello del Medioevo, Agsotino, Tommaso, la scolastica, Eckhardt, ecc., sa, interpretare oggi ciò che la Chiesa visibile non sa più ben fare!


"Credo di aver troppo sentito- forse più dei suoi interpreti ufficiali- ciò che il Medioevo cattolico porta in sé come valori e che siamo ancora ben lungi dall'aver veramente sfruttato..." [9].


Si sottrae alla disciplina della Chiesa visibile, ma resta cristiano e lo afferma fermamente nella sua lettera a Krebs del 1919 [10]. Resta insomma in una Chiesa invisibile. Un papa verrà qualche decennio dopo, Wojtyla, che sarà anch'egli fenomenologo, un poco e che in un libro pubblicato pochi anni fa, fa l'elogio della fenomenologia nelle persone di Lévinas e di Ricœur (non arriva a citare il nome di Heidegger), tutti filosofi kantiani o neokantiani! Questo genere di dottrina penetra dunque la Chiesa visibile!


3. Mettere in sinergia la fenomenologia e la teologia modernista


Come  ai loro tempi Tommaso d'Aquino dopo Maimonide  di Cordova, egli stesso come i filosofi dell'Islam, tentavano di accordare le loro religioni alla filosofia di Aristotele, Heidegger vuole accordare il cristianesimo di tipo Kierkegaardiano alla filosofia universitaria del suo tempo, il kantismo sotto la sua forma husserliana.


Insomma, è come se l'Eterno avesse messo nelle creature umane i determinanti che permettono all'uomo di ritrovarlo, lui, l'Eterno nella loro propria esistenza! Invece delle ontologie regionali di Husserl l'ontologia della regione essenziale, quella del divino nell'esistenza, la "fenomenologia della religione" annunciata soprattutto a Krebs nella lettera del 9 gennaio 1919. Così Lévinas, dopo Buber, cercherebbe a sua volta la fenomenologia della religione ebraica. Dappertutto si vuole nel campo del Modernismo religioso rivelare l'immanenza del divino «die ewige Bestimmung» nell'esistenza delle creature.


Da parte sua, Sartre, da questa fenomenologia che rivela l'ontologia divina dell'esistenza, produrrà una versione laica.


In questo modo, una volta di più, la filosofia religiosa, ancilla theologiae, diventa quella di un ateo. La stessa cosa si era prodotta con Ernst Mach. E in generale con tutti i kantiani atei compreso gli empiriocriticisti che Lenin fustigava nel suo Materialismo e Empiriocriticismo, libro ad essi dedicati.


4. L'enorme errore: Heidegger sarebbe un pensatore ateo!


Il lettore, che non è avvertito del fatto che si tratta di una "fenomenologia della coscienza religiosa" (Phänomenologie des religiosen Bewusstseins) si ingannerà inevitabilmente sul senso e la portata di Essere e Tempo.


In uno scritto del 1981, dedicato ad Heidegger, Gadamer evoca il paradosso della lettura atea di Heidegger.  "Non si ha da pensare che a Jean-Paul Sartre, il quale in quanto uno dei suoi ammiratori presenta Heidegger accanto a Nietzsche come  ad uno dei pensatori rappresentativi del pensiero ateo della nostra epoca" [11].


Il lettore è eventualmente affascinato da questo racconto che gli si propone.


Racconto della sua propria esistenza, raccontata qui in modo patetico, tragico, insolito nella letteratura accademica.


A questo proposito, non si deve dimenticare che la formazione cognitiva di coloro ai quali nel 1927 si rivolge Sein und Zeit, è essa stessa religiosa.


È in qualche modo malgrado essa che il progetto di Heidegger raggiungerà più tardi degli agnostici o degli atei.


La trappola in cui quest'ultimi cadranno era stata tesa involontariamente!


Poco laici i testi di Heidegger tradotti in francese nel 1936 e nel 1939 non erano stati presentati che da pensatori teologici, Corbin e Lévinas. Heidegger fa uscire il timore, la paura, la curiosità, l'errore, ecc. dal loro significato anodino per conferire loro uno statuto ontologico nella fondazione del religioso immanente all'esistenza.


Due attenti lettori, Bourdieu e Steiner, hanno fatto notare il carattere teologico peculiare alle categorie di Heidegger in Essere e Tempo. Fanno osservare il fatto, ma non lo spiegano. Il fatto è qui, evidente [12]. La filosofia  contemporanea della vita, dell'esistenza, dell'autenticità- cioè della conformità a ciò che il filosofo pretende scoprire ciò che si è- è anch'essa, come la filosofia di un tempo religiosa.


Coloro che si avvicinano a questi testi senza conoscere affatto il loro motivo ispiratore sono colpiti dall'eccentricità del punto di vista dell'opera. In verità, nella dottrina di heidegger si va dall'esistenza all'Essere, da esso al sacro e da lì a Dio [13].


L'esistenza cristiana non è- o non soltanto- l'effetto della rivelazione storica di Gesù, è il fatto dell'essenza dell'esistenza umana.


Gli "esistenziali" sono gli originarie fondazioni delle autebnticità dell'esistenza cristiana.




 


[Traduzione di Ario Libert]


 

Note


[1] Cfr. MŒDZIANAGORA: Les dieux post-modernes, [Gli dei post-moderni], Ed. Complexe, Bruxelles 1992.


[2] Cfr. Miedzianagora, op. cit


[3] Heidegger, Lettera a Engelbert Krebs, 9 gennaio 1919, citato in: OTT, Hugo: Martin Heidegger. Eléments pour une biographie,  Payot, Parigi 1990, [Tr. it.: Martin Heidegger, sentieri biografici, Sugar, 1988].


[4]  Ibid.


[5] Pubblicato in: CAHIER DE L'HERNE: Heidegger, Ed. de L'Herne, Parigi, 1983, p. 33.


[6] Cfr. Ott, p. 114


[7] Op.cit.


[8] Cfr. Correspondance avec Karl Jasper 1920-1964,  [Tr. it.: Corrispondenza con Karl Jaspers, Lettere 1920-1963, Raffaele Cortina, 2009; Carteggio 1918-1969 con Elisabeth Brochmann; Il Melangolo, 1991].


[9] Lettera a Krebs, 9 gennaio 1919, op. cit., in: Ott, p. 115 .

[10] Cfr. Lettera a Elisabeth Blochmann, 1° maggio 1919, in: HEIDEGGER, Martin: Correspondance con avec Karl Jaspers 1920-1964.


[11] GADAMER, Hans-Georg: Gesammelte Werte in 10 Bandea (Mohr/Siebeck) Tubingen 1985-95, Bd. 3, p. 308.

12 cf. BOURDIEU, Piètre: L'ontologie politique de Martin Heidegger. (Les éditions de Minuit) Paris 1988; STEINER, Georges: Martin Heidegger (1978). Traduit de l'anglais par Denys de Caprona. (Flammarion) Paris 1987.


13 HEIDEGGER, Martin: Ûber den Humanismus (Vittorio Klostermann), Frankfurt a. M. 1988, p. 41 et sq. ; en français dans Cahier de L'Heroe.





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Heidegger



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5 dicembre 2009 6 05 /12 /dicembre /2009 20:02

 

La filosofia nazista di Heidegger





È accaduto ad Heidegger di scrivere la parola essere cancellata da una croce. Vuol dire essere ingenui considerare  questa scritta come il gesto di una specie di ontologia negativa. La croce evoca in realtà il Geviert, il Quadripartito, e quest'ultimo  è una trasposizione destinata a dare un valore simbolico e attraente della croce uncinata, la svastica nazista. Il notro tag è una domanda: il riconoscimento accademico di Heidegger giustifica che si minimizzi soprattutto che si neghi il suo nazismo? Alcuni difensori di Heidegger si permettono inverosimili fantasie. Per Marcel Conche il nazismo e Auschwitz non hanno nulla a che fare. Heidegger è stato un "resistente spirituale". La persona di Hitler reca soltanto la responsabilità del genocidio. Per Froment-Meurice c'è un "essere-nazista" di Heidegger ed un "essere-nazista" radicale... ma Heidegger non era antisemita.


Heidegger "resistente spirituale"? Heidegger non antisemita?

Si è in realtà molto presto trattato, per Heidegger: "...di tenersi pronti per l'attacco, di coltivare e accrescere la costante disponibilità e di iniziare l'attacco da molto tempo, con lo scopo dello sterminio totale".
Del "nemico interno", s'intende.
Questa citazione pone in prospettiva ciò che Richard Wolin ha chiamato la "politica dell'essere" heideggeriana. Ed ha cominciato ad elaborarsi ben prima l'arrivo al potere di Hitler.


Bisogna anche rovesciare lo schema abituale. Hitler è in realtà l'emanazione di circoli antisemiti radicali ai quali era attaccato "spiritualmente" Heidegger. L'ideologia völkisch sterminatrice esisteva già anche prima della creazione del partito nazista.


Avvertenza. Concepiamo la ricerca sul nazismo di Heidegger come un'esplorazione progressiva del senso... dei sensi... del testo heideggeriano a partire dal riconoscimento di un progetto di introduzione del nazismo nella filosofia. (Emmanuel Faye). La nostra intenzione non è di scrivere o di tentare di scrivere, l'ennesimo commento terminante con la sua "parte d'ombra" o "sulla parte sulfurea" del filosofo. Il riconoscimento mondiale di Heidegger non deve ostacolare certe ipotesi di lettura. Lo statuto di Heidegger non deve porre il lettore nella situazione di autocensura. Heidegger è un autore nazista. È stato costantemente fedele all'hitlerismo. Ha fatto appello allo sterminio e si è rallegrato per Auschwitz.


Non ci pronunciamo su cosa deve essere della sua ricezione futura. Partiamo soltanto dal principio che è impossibile di dare fiducia ad un autore nazista. E se c'è ancora qualcosa da fare con la ricerca heideggeriana non è che a prezzo di un riconoscimento del modo con il quale Heidegger ha acculturato filosoficamente, con discrezione e virtuosità, l'hitlerismo, soltanto questo riconoscimento permettendo allora di completare eventualmente la decostruzione in corso.

Il visitatore potrà essere sorpreso o traumatizzato da alcune delle nostre affermazioni. È così che, secondo noi, quando Heidegger parla, nell'Introduzione alla metafisica (1935) di "cominciamento originario", non designa altro che il progetto della soluzione finale.

Non c'è nessun "episodio nazista" in Heidegger. C'è un'ascesa verso una simbiosi con Hitler, una radicalizzazione criminale dell'antisemitismo, della delusione- soprattutto dopo la sconfitta davanti a Stalingrado- poi una "legittimazione" rampante della soluzione finale e la preparazione minuziosa di assunzione dell'hitlerismo attraverso la strumentalizzazione della filosofia.

Il più atroce dei paradossi heideggeriani è senz'altro che più Heidegger spiritualizza e debiologizza il suo antisemitismo, più egli si afferma come
Vernichtung, dello sterminio. L'assassinio di massa al servizio della razza diventa così un "cominciamento originario". Non contestiamo il riconoscimento accademico di Heidegger che nella stretta misura in cui essa è in se stessa una tesi difendente la separazione tra l'opera e la famosa "parte d'ombra". Ciò che ci interessa è di mettere in luce la strategia di acculturazione filosofica del nazismo permettente ad Heidegger di operare alla messa in punto di un vero dispositivo di nazificazione del pensiero.

Una delle condizioni di questo progetto è, non dimentichiamolo, precisamente che si possa parlare di Heidegger come di un filosofo. Il testo filosofico è sufficientemente a distanza dal testo nazista perché si possa prenderlo "in tutta innocenza". Questa distanza è stata soprattutto accuratamente tenuta per le decadi che sono seguite alla seconda guerra mondiale.

Il testo nazista era tuttavia sufficientemente ben a posto perché lo si potesse percepire, anche debolmente, il chiarimento che ha come compito di portare al testo filosofico stesso. Le ricerche storiche e filosofiche recenti, così come la pubblicazione del Corso di logica del 1934, confermano che, per Heidegger, il tema di un al di là della filosofia coincide con una fondazione di una biopolitica terrificante di sterminio.

È a proposito di Heidegger, che si gioca secondo noi l'essenziale della riflessione relativa agli avvenimenti accaduti poco più di 60 anni fa. E che continuano ad essere una minaccia per il futuro.


“Credo alla necessità di esibire, se possibile senza limiti, le aderenze profonde del testo heideggeriano (scritti ed atti) alla possibilità ed alla realtà di tutti i nazismi” (J. Derrida).

“Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia” (E. Faye).

“La magnificenza di ciò che è semplice” (M. Heidegger).

Ma che cosa è il semplice se non il nazismo: "la voce del sangue proviene dalla disposizione affettiva fondamentale dell'uomo. Non è sospesa al di sopra da se stessa, ma  ha il suo posto per sé nell'unità della disposizione affettiva. A questa unità appartengono anche la spiritualità del nostro essere-il-là, la quale avviene in quanto lavoro" (Heidegger).

Ma di quale genere di lavoro si tratta? È a proposito di Heidegger che si gioca secondo noi l'essenziale della riflessione relativa agli avvenimenti accaduti più di sessant'anni fa. E che continuano ad essere una minaccia per il futuro.

"Heidegger, il cammino verso l'olocausto" (Julio Quesada).

“Un piccolo pensatore ed un grande nazista”, (Henri Meshonnic).

 

SKILDY

 


[Traduzione di Ario Libert]



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Skildy, Phiblogzophe

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22 novembre 2009 7 22 /11 /novembre /2009 18:37

Per l'apertura degli Archivi Heidegger [1]

Per firmare recarsi al seguente sito: http://archives-heidegger.hermeneute.com.
.

Per la prima volta, Martin Heidegger figura come uno dei due grandi autori dello scritto al programma di Aggregazione di filosofia, insieme a Spinoza. Oltre il fatto che l'autore di Essere e Tempo ha presentato l'autore dell'Etica come "un corpo estraneo alla filosofia": ein Fremdkörper in der Philosophie, questa decisione pone dei gravi problemi. Il primo è giuridico: vista l'interdizione da parte degli aventi diritto della riproduzione nei manuali di testi di Heidegger, i giudici hanno deciso di non mettere più questo autore allo scritto alla maturità dal 1984.


Il secondo problema risulta dalle difficoltà per la ricerca: gli Archivi Heidegger sono in gran parte chiusi ai ricercatori, suo figlio Hermann non accorda la sua autorizzazione che a coloro che mostrano in qualche modo danno un "segno di riconoscimento". È così che aveva impedito l'accesso a Victor Farias, l'autore nel 1987 di un libro pionieristico su Heidegger ed il nazismo. Da questo fatto, la verità non appare che molto lentamente. Ci volle, per fare un esempio, che rimproverassimo a suo figlio l'aver nascosto che Heidegger avesse votato per il partito nazista sin dal 1932, perché lo riconoscesse pubblicamente in una lettera del lettore pubblicata nella Frankfurter Allgemeine Zeitung, il 15 novembre 2005.


Nuovi elementi, tuttavia, vengono apportati da un'antologia di lettere alla sua sposa Elfride. Sono agghiaccianti. Scopriamo in effetti la radicalità dell'antisemitismo e del razzismo che abitano Heidegger sin dagli anni 10 del XIX secolo. Ecco cosa scrive il 18 ottobre 1916, in piena guerra, alla sua fidanzata: "L'ebraizzazione (Verjüdung) della nostra cultura e delle università è in effetti orribile e penso che la razza tedesca (die deutsche Rasse) dovrebbe trovare sufficienti forze interiori per giungere al vertice [2], ha bisogno di una guida (Führer). A questo proposito, molto presto, Heidegger ha individuato il suo partito: nella sua lettera del 17 ottobre 1918, deplora "la perdita completa dello scopo ed il vuoto" nella "vita e la costituzione dello Stato" e conclude: "riconosco in modo sempre più urgente la necessità del  Führer".

Inoltre, la leggenda di un Heidegger apolitico è spazzata via da questa corrispondenza. La sua adesione intellettuale al nazismo è manifesta sin dal 1930. In una seconda lettera del 2 ottobre 1930, a proposito del processo di Lipsia in cui tre ufficiali della Reichswehr sono accusati di alto tradimento per aver formato una cellula nazista, egli indica a Elfride che possiede già una copia del
Völkischer Beobachter e esulta che "il processo di Lipsia sembri già ricadere sui famosi accusatori". È dunque di un quotidiano nazista che egli si affida per informarsi dell'attualità politica e commentarla. Se Heidegger critica con Alfred Baeumler, nazista incondizionato che egli evoca a diverse riprese nelle lettere di questo periodo, il livello culturale dei nazionalsocialsiti e della loro stampa, ne sottolinea il fatto che "il movimento ha la sua missione" (lettera del 18 giugno 1932).

L'antisemitismo profondo di Heidegger si vede anche nelle sue riflessioni su Jasper e sull'affetto profondo di quest'ultimo per sua moglie, che è ebrea. "Sono meravigliato nel vedere come quest'uomo, puramente tedesco, dall'istinto più autentico, che comprende la più alta esigenza del nostro destino [...] rimanga legato a sua moglie". Non è che "nella sua relazione originale con i Greci", prosegue Heidegger, che "la metafisica del Dasein tedesco potrà diventare agente". Per lui, "Jasper pensa sicuramente troppo in funzione dell'umanità" (19 marzo 1933). In breve, Heidegger vorrebbe che il Dasein tedesco rinunci ad ogni pensiero dell'umanità come tale e recida ogni legame con gli Ebrei, per connettersi esclusivamente ad una Grecia mistificata.

Evidenzieremo infine in quali termini Heidegger commenti la Seconda Guerra mondiale: il 18 maggio 1940, nel momento in cui gli eserciti motorizzati del III Reich dilagano in Olanda, Belgio e Francia, loda i Tedeschi di aver concepito "il dominio totale della tecnica" diversamente che nel 1917 e non esita a parlare della "legalità interiore della tecnicizzazione incondizionata della guerra". Siamo lontani dai suoi discorsi successivi al 1945 aull'erranza della tecnica planetaria assimilata al nichilismo!

Ora le affermazioni antisemite e razziste di Heidegger non sono senza ripercussioni nell'opera stessa. Le formule del 1916 citate più in alto sull'ebraizzazione e sulla razza tedesca costituiscono infatti l'abbozzo di un programma di dominio razziale chegli esporrà una quindicina di anni dopo nei suoi corsi di filosofia quando Hitler sarà al potere. Egli parla allora di "sfruttare sino a fondo le possibilità fondamentali dell'essenza dello strato originalmente germanico e di portarli sino al dominio"
(Gesamtausgabe, t. 36/37, p. 89).

Nel frattempo, si era dedicato, nel suo corso del semestre estivo 1927, a distruggere la nozione di genere umano proponendo si tradurre il geno greco con le parole "linea, strato" e parlando oramai al plurale degli "strati". Lo stesso anno, afferma, in Essere e Tempo, che l'esistenza (Dasein) autentica intesa come comunità
(Gemeinschaft), come popolo, deve scegliersi "il suo eroe" allo scopo di "rendersi libero per la prosecuzione della lotta". E sin dall'inverno 1929-30, nel corso intitolato I concetti fondamentali della metafisica, in cui abbandona la domanda "cos'è l'uomo?" per la domanda "chi siamo?".

Nel 1933-34, precisa nei suoi corsi che il "noi" in questione non designa che il popolo tedesco, il solo ad aver ancora un "destino". A questa data anche, esplicita in un seminario ciò che egli chiama la "salute del popolo", in riferimento alla "unità del sangue" ed allal "razza" (Rasse).

Se ci si rapporta all'insieme dei testi citati sopra, è estremamente preoccupante vedere Essere e tempo ed i due corsi degli anni 1927 e 1929-30, messi per la prima volta nel programma dello scritto alla abilitazione. Bisognava caricare l'Università francese di un simile peso? Ed il pensiero non ha bisogno oggi di tutt'altre basi?

Ci si augurerebbe per lo meno che questa situazione fosse l'occasione di un riesame di fondo degli scritti di Heidegger. Ora, affinché sia fatta pienamente luce  sulle sue intenzioni profonde e sul suo coinvolgimento con il nazismo, è indispensabile che tutti i ricercatori abbiano accesso all'insieme degli archivi degli intellettuali più compromessi con l'hitlerismo, a cominciare dagli archivi Heidegger di Marbach e gli archivi Baeumler di Monaco.

Sappiamo infatti, da una lettera ad Elfride, che Baeumler continua nel 1943, l'anno stesso in cui fa apparire il suo elogio ad Alfred Rosemberg, a corrispondere con Heidegger. Tuttavia, la lettera di Baeumler non è resa pubblica. Il presidente della Repubblica francese aveva dato l'esempio declassificando, nel 1988, il dossier Heidegger conservato agli archivi del Quai d'Orsay.

È per questo che lanciamo un appello solenne ai responsabili tedeschi ed europei affinché il diritto alla verità storica e filosofica sia infine assicurata e che, sessant'anni dopo la fine del regime nazista, questi archivi siano aperti a tutti i ricercatori.


Emmanuel Faye, docente di filosofia,
Università de Rouen.


 

1 Questo testo è apparso sulla pagine "Débats " del gionale Le Monde, il 5 gennaio 2006. È stato ripreso con un appello a firmare nella rivista on line theologie.geschichte. Lo riproduciamo qui con qualche lieve modifica.


2 "Die Verjudung unsrer Kultur u. Universitäten ist allerdings schreckerregend u. ich meine die deutsche Rasse sollte noch soviel innere Kraft aufbringen um in die Höhe zu kommen". Mein liebes Seelchen ! Briefe Martin Heideggers an seine Frau Elfride 1915-1970, éditées et commentées par Gertrude Heidegger, Munich, 2005, p.51.

 

 

 


 

I primi firmatari:

 

Xavier Antich, profesor de Estética de la Universidad de Girona, Espagne.
Emmanuel Barot, Maître de conférences, Université Toulouse II, France.
Michel Bel, Saint-Cyr-Sur-Loire, France.
Laurent Bloch, Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale, Paris, France.
Jean Bollack, Professeur à l’Université de Lille III, France.
Mayotte Bollack, Professeur à l’Université de Lille III, France.
Lluís Calvo, escritor, Barcelona, Espagne.
François Coadou, Professeur de Philosophie, Caen, France.
Francis Cohen, poète et professeur de philosophie, Paris, France.
Michèle Cohen-Halimi, Maître de conférences, Université Paris X Nanterre, France.
Marta Doltra Tapiola, Barcelona, Espagne.
Joachim Dupuis, professeur de philosophie, Lille, France.
Rémi Hess, Professeur de sciences de l’éducation à l’Université de Paris VIII, France.
Gérard Huber, philosophe et psychanalyste, Paris, France.
Alain Leroy, France.
Antonia Leugers, Wissenschaftliche Mitarbeiterin, Technische Universität Dresden, Deutschland.
August H. Leugers-Scherzberg, Privatdozent für Neuere Geschichte, Universität Duisburg-Essen, Deutschland.
Reinhard Linde, Philosoph und Historiker, Berlin, Deutschland.
Domenico Losurdo, Ordinario di Storia della filosofia all’Università di Urbino, Italia.
Jean-Pierre Marchand, École d’Architecture de Nancy, France.
Sílvia Martínez Pérez, Amer, Espagne.
Gonçal Mayos Solsona, profesor titular de filosofía en el Departamento de Historia de la Filosofía, Estética y Filosofía de la Cultura de la Universidad de Barcelona, Espagne.
Elodie Menant, France.
Josep Ors Sellabona, Espagne.
Louis Pinto, Directeur de recherche au CNRS, Centre de sociologie européenne, Paris, France.
Arnau Pons, biólogo, poeta y traductor, Barcelona, Espagna.
François Rastier, Directeur de recherche au Centre national de la recherche scientifique, Institut National des Langues Orientales, France.
Norbert Reck, Theologe und Schriftsteller, München, Deutschland.
Francesco Fistetti, Professore Ordinario di Storia della filosofia contemporanea, Università degli Studi di Bari, Italia.
Tom Rockmore, professor of philosophy at Duquesne University, Pittsburgh, USA.
Georges-Elia Sarfati, Professeur de linguistique, Université de Clermont-Ferrand II, France.
Guillem Sastre, Espagne.
Valentin Schaepelynck, Université Paris X Nanterre, France.
Lucia Scherzberg, Professorin für Systematische Theologie, Universität des Saarlandes, Deutschland
Bernhard H.F. Taureck, Privatdozent für Philosophie, Technische Universität Braunschweig, Deutschland.
Gregor Taxacher, Journalist und Theologe, Köln, Deutschland.
Josep-Maria Terricabras Nogueras, Catedràtic de Filosofia, Universitat de Girona, Espagna.
Yannis Thanassekos, Directeur de la Fondation Auschwitz, Bruxelles, Belgique.
Denis Trierweiler, Université européenne de la recherche, Paris, France.
Antoni Ferran Vaquer i Mestre, Espagne.
Jean-Marc Warszawski, Montreuil, France.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Pour l'ouverture des Archives Heidegger


LINK ad un post pertinento del sito MILLEPIANI:

Heidegger, l'archivio, gli allievi

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11 novembre 2009 3 11 /11 /novembre /2009 13:16
In poche righe, e una tantum, una potente testimonianza di come lavora la quasi totalità dei filosofi cattedrattici in quei cimiteri della cultura chiamati università. Viene da chiedersi se li leggano veramente i libri, soprattutto quelli dei loro avversari.

Resta comunque il fatto indistruttibile che i ricercatori della verità storica concernente la figura ed il "pensiero" del nazi-filosofo i libri
dei loro avversari se li leggono, eccome! e soprattutto producono argomentazioni e controargomentazioni solidi che vanno dai saggi di poche decine di pagine a ponderosi testi: un trionfo se si pensa che gli heideggerian-negazionisti si limitano semplicemente ad enumerare pochi fatti insignificanti, (nel magistrale quanto breve intervento di Emmanuel Faye qui sotto, stroncati alla radice). Essi intervengono unicamente per elevare litanie al loro buon senso che detta loro che Heidegger sia in buona fede ed anzi un brav'uomo: questa ricerca e metodo serio!

Resta il fatto, grave a mio avviso, che sui profondi moventi ideologici ma soprattutto psicologici dell'heideggerismo accademico, non siano stati comunque nemmeno intrapresi le prime perlustrazioni, eppure questo compito non andrebbe più rimandato, allo stato attuale non è più tanto Heidegger a suscitare problemi quanto l'impellente ed inarrestabile bisogno di irrazionalità onto-teo-metafisico dei suoi smarriti e disonesti seguaci.

 

Non è più l'interpretazione teoretica a dover agire e basta, quanto la sociologia della conoscenza...




1


"Una inaccettabile calunnia"


di François Fédier


Con Walter Biemel, testimone diretto, ero in grado di sapere se Heidegger aveva veramente "mancato di carattere"- e precisamente all'epoca cruciale degli anni 1942-1944. Ciò che mi ha raccontato Walter Biemel è venuto a corroborare ciò che presentivo. All'università di Friburgo, mi diceva e, in seguito, lo ha pubblicato, Heidegger era il solo professore che non cominciava i suoi corsi facendo il saluto hitleriano. Mi ricordo avergli allora domandato: "Volete dire che i professori ostili al regime, quelli che avrebbero formato, dopo il crollo del nazismo, la commissione di epurazione dell'Università davanti alla quale Heidegger è stato intimato di comparire, essi facevano, il saluto hitleriano all'inizio dei loro  corsi? Naturalmente! Soltanto Heidegger non lo faceva", mi rispose Walter Biemel colpendo il tavolo con il palmo della mano [...]

 

Walter Biemel non mancava di attirare la mia attenzione sul fatto anch'esso importante che questo atteggiamento coraggioso di Heidegger era perfettamente capito dagli studenti. Mi confidò anche di non essere stato stupito oltre misura, durante la prima visita privata che gli rese al suo domicilio, di vedere Heidegger lanciarsi in una critica in piena regola del regime nazista, che egli "considerava criminale". Era la prima volta, aggiunse, che sentivo pronunciare dei giudizi  così gravi dalla bocca di un professore universitario [...].

 

Cosa si rimprovera ad Heidegger? Sempre ed ancora ciò che si prende cura di chiamare la sua "adesione al nazismo". Ora questa formulazione è inamissibile-per la ragione evidente che "adesione al nazismo", significa adesione all'ideologia razziale dei nazisti, la quale implica: lo sterminio degli ebrei, la riduzione in schiavitù delle "razze" pretese "inferiori" e la creazione, attraverso selezione dei "migliori", di una razza chiamata ad incarnare l'umanità futura. Quindi: "l'adesione di Heidegger al nazismo", implica di conseguenza- che lo si voglia o che non ci si renda chiaramente conto- che Heidegger ha dato il suo assenso a questa ideologia criminale [...].

 

Ora, osserviamo più da vicino. Se è una inaccettabile calunnia di parlare di una "adesione di Heidegger al nazismo", ciò non di mano rimane il fatto che il filosofo si è impegnato, durante il suo rettorato, sostenendo senza riserve diverse iniziative del nuovo regime- perché, per la precisione, non sostiene non tutto ciò che viene fatto con l'avvento al potere del regime in questione. Una delle prime misure prese dal rettore Heidegger è un fatto incontestabile e molto significativo per lui stesso: impedire nei locali universitari di Friburgo l'affissione del "cartello contro gli ebrei" redatto dalle associazioni di studenti nazionalsocialisti (e che sarà affisso in quasi tutte le altre università di Germania). Questo fatto innegabile (che i detrattori di Heidegger, in disprezzo della più elementare onestà, passano in silenzio o di cui cercano di minimizzare il significato eppure evidente) permette, a mio parere, di farsi un'idea più chiara delle condizioni nelle quali Heidegger ha creduto poter assumere la carica del rettorato [...].

 

È importante dunque prendere bene in considerazione il momento cronologico di questo coinvolgimento. All'inizio del 1933 (e per più di un anno), il potere di Hitler è ben lungi dall'essere totale. Gli osservatori, nel mondo intero, si chiedono se durerà per qualche mese. Heidegger, durante questi mesi, esamina quanto propone il nuovo cancelliere. Non rifiutanto tutto per principio, dà il suo assenso a quanto giudica accettabile, opponendosi al contempo senza esitare a quanto egli giudica inammissibile.

 

Guardando in tal modo questo impegno, possiamo allo stesso tempo individuare dove esso pecchi: Heidegger non ha immediatamente visto che la natura totalitaria dell'hitlerismo stava per imporsi irresistibilmente e che per via di questo fatto una distinzione tra l'accettabile e l'inammissibile avrebbe perso necessariamente ogni pertinenza, visto che, in un totalitarismo, tutto è proposto da un solo detentore- più esattamente ancora: visto che tutto è dato da approvarsi in blocco, di modo che l'idea stessa di opporsi in qualsiasi cosa si rivela in fin dei conti essere chimerico.

 

Possiamo rimproverare ad Heidegger di non essersene accorto subito? Per essere in grado di rispondere onestamente, bisogna preliminarmente essersi posti la domanda: non capire immediatamente la natura fondamentalmente totalitaria di un regime, è voler acceccarsi da sé? [...]

 

Un altro fatto, anch'esso incontestabile e significativo, la proibizione fatta alle truppe naziste di procedere davanti ai locali dell'università all'"autodafé" dei libri di autori ebrei o marxisti può (e nel mio spirito: deve) essere, anch'esso interpretato allo stesso modo, cioè come rifiuto, da parte del rettore, di ciò che egli giudica incompatibile con ciò per cui egli ha accettato l'incarico del rettorato [...].

 

Ma appena avrà capito che con questo tipo di azione non approderà a nient'altro che a respingere le scadenze, senza ottenere vere garanzie di indipendenza, Heidegger dimissionerà dal suo posto. Ricordiamo che questa dimissione, egli l'ha presentata nel febbraio del 1934 e che essa sarà ratificata il 27 aprile.

 

 

[François Fédier, capo dei difensori del filosofo, giudice irreprensibile. Estratto da L'Infini n° 95, estate 2006. "Heidegger: il pericolo nell'essere" (Gallimard, 255 pagine)].

 

© le point 29/06/06 - N°1763

 


2


Verità storica e dibattiti di idee



Il filosofo Emmanuel Faye effettua una messa a punto a proposito del testo di François Fédier intitolato "Una inaccettabile calunnia".

 

 

 

Ho letto con grande interesse il dossier su Heidegger che Le Point ha pubblicato nella sua edizione del 29 giugno 2006 e ringrazio la redazione per aver pubblicato il mio colloquio con Roger-Pol Droit. Molto sensibile al dibattito delle idee, comprendo che Le Point abbia inoltre pubblicato un testo del "capo dei difensori del filosofo".

 

Tuttavia, quest'ultimo, François Fédier, lancia un'accusa molto grave di "calunnia" che non può mancare di ricadere sulle critiche ad Heidegger che si esprimono nelle stesse pagine, in questo caso io stesso e Michel Gourinat e lo fa a partire da due punti: l'autodafé dei libri e l'affissione di un cartello antisemita, a proposito dei quali egli presenta come dei "fatti incontestabili" delle inesattezze, per non dire delle menzogne, di Heidegger, che non resistono alla verità storica così come è stata stabilita pubblicamente da Guido Schneeberger, Hugo Ott, Victor Farias, Bernd Martin e me stesso a partire dai documenti scritti e da testimonianze verificate. Sfortunatamente, i lettori di Le Point non hanno la possibilità di pronunciarsi sull'esattezza oppure non di questi "fatti incontestabili" e dall'accusa di "calunnia" che ne deriva.

 

È per questo che ho pensato che una messa a punto breve, ma precisa, era indispensabile tanto per rispondere a quest'accusa quanto per ristabilire la verità storica. Vi invio di conseguenza la risposta qui allegata. Augurandomi che la verità sia così ristabilita, vi prego di gradire...


Emmanuel Faye

 

 

 

È utile che sulla valutazione dell'opera di Heidegger abbia luogo un dibattito pubblico e contraddittorio in cui tutti possano esprimersi.

 

Tuttavia, bisogna distinguere tra dibattito di idee e rverifica dei fatti. A questo proposito, è molto grave che François Fédier presenti come dei "fatti incontestabili" due punti l acui falsità è oggi domostrata. Innanzitutto gli autodafé di libri da parte dei nazisti. Nel 1945, Heidegger ha preteso di aver interdetto l'autodafé davanti all'università. In realtà, semplicemente differita per via della pioggia, questo autodafé ebbe luogo, come lo testimonia il filosofo Ernesto Grassi, testimone oculare citato da Hugo Ott: "Il fuoco crepitava davanti alla biblioteca universitaria". Inoltre, il rogo davanti a cui Heidegger tiene, il 21 giugno 1933- giorno della festa del solstizio d'estate cara ai nazisti-, un discorso in cui egli dichiara "fiamma, mostraci il cammino da cui non c'è più ritorno" è annunciato nella stampa nazista di Friburgo come un "autodafé simbolico della letteratura sporca e lurida", dopo che "la grande massa dei libri bruciati sull'Esercier-platz" (Der Alemanne, Kampfblatt der nationalsozialsiten Oberbadens, 20 giugno 1933, pagina 12).

 

Poi abbiamo il cartello antisemita che Heidegger ha egualmente preteso di aver proibito. In realtà, questo cartello è stato affisso in tutto il Reich in modo concertato il 12 aprile 1933, dunque prima che Heidegger diventasse rettore. Se l'affissione è stata interdetta all'università di Friburgo, ciò non può dunque essere stato fatto che dal predecessore di Heidegger, il rettore von Möllendorf che ha dimissionato poco dopo sotto la pressione del potere nazista. Soprattutto, la corrispondenza citata da Hugo Ott e Victor Farias prova che Heidegger ha intrattenuto degli stretti legami con Gerhard Krüger e Georg Plötner, i dirigenti della Deutsche Studentenschaft o DST, l'organizzazione degli studenti nazisti che ha preso l'iniziativa sia dell'affissione delle tesi antisemite e degli autodafé. Heidegger ha personalmente organizzato, il 10 e l'11 luglio 1933, due giornate a Berlino con i capi della DST in vista di creare del "campi di sapere" (Breisgauer Zeitung, 12 luglio 1933, pagina 5). È evidente che questa collaborazione sarebbe stata impossibile se si fosse opposto all'azione della DST. Infine, ho dimostrato che il discorso del rettorato di Heidegger e le tesi antisemite degli studenti nazisti sono stati ristampati per due volte, nella stessa opera e uno di fronte all'altro, nel 1938 e nel 1943.

 

Nello stesso passaggio della lettera del 1945 in cui Heidegger tenta di giustificarsi, giunge ad affermare che non ha "mai partecipato a una qualunque misura antisemita", il che è falso. Al contrario, il rettore Heidegger ha preso pubblicamente le misure discriminatorie più gravi, come la sua direttiva del 3 novembre 1933*, in cui ordina di non accordare "mai più" borse agli "studenti ebrei o marxisti". Nella stessa direttiva, dichiara che le borse saranno oramai attribuite prioritariamente agli studenti che, durante gli anni precedenti, avevano "lottato nella SA e la SS" per "l'insurrezione nazionale". E precisa ciò che bisogna intendere per "studenti ebrei": coloro che sono "di strati non ariani" (nichtarischer Abstammung) nel senso delle leggi antisemite entrate in vigore sin dall'aprile 1933. Benché riedita da Schneebergernel 1961 («Nachlese zu Heidegger », p.137), questa lettera non è mai stata citata né da François Fédier né da Hermann Heidegger, e per validi motivi. Il solo a menzionarla è Raul Hilberg, in La distruzione degli Ebrei d'Europa.

 

Per tutti questi motivi, non è più possibile presentare seriamente queste menzogne di Heidegger come dei "fatti indiscutibili" e di costruire su di essi delle accuse di "calunnie". Bisogna aggiungere che è nei seminari e nei corsi di "filosofia" recentemente apparsi che egli ha fornito la giustificazione più completa della sua azione razzista. La questione non è dunque più soltanto quella dell'impegno, bensì quella dei fondamenti nazisti dell'opera. È su questo punto che un vero dibattito pubblico è ora necessario.

 

 

Emmanuel Faye


 

 

* Freiburger Studentenzeitung, 3 novembre 1933, page 6.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


 

 

 

LINK ad un sito anti Emmanuel Faye rigurgitante di scritti apologetici nei confronti del nazi-filosofo:

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