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29 marzo 2010 1 29 /03 /marzo /2010 20:48

 

 

L’Opus Dei e l’Europa


Dal riciclaggio dei fascisti al controllo delle democrazie

 

 

 

 

opus_dei.jpg

 

di Thierry Meyssan*


L’Opus Dei svolge un ruolo di primo piano nella costruzione europea. Dopo la seconda Guerra Mondiale, vecchi responsabili fascisti si insediano in seno alle nuove istituzioni europee, collocativi dai membri dell'Opera divina.



Durante la Seconda Guerra mondiale, pur condannando l'ideologia nazista, i principali responsabili della Chiesa cattolica sostennero notevolmnente i regimi fascisti per il fatto che costituivano un baluardo alla sovversione bolscevica. Il crollo dell'III Reich, sotto i colpi congiunti degli Inglesi, degli Americani e dei Sovietici, avrebbe dovuto tradursi non soltanto con l'epurazione  della classe politica europea, ma anche con quella della Chiesa romana. Non se ne fece nulla.

 

Gli ecclesiastici collaboratori manipolarono l'illusione religiosa al punto che ogni obiezione della loro responsabilità in crimini contro l'umanità apparve come una blasfemia. Utilizzando l'immunità che agli occhi dei credenti è loro conferita dalle loro sacre funzioni da essi esercitate, essi si dedicarono ad "esfiltrare" verso l'America latina i capi fascisti per sottrarli alla giustizia ed impedire che i processi non giungessero a rivelare le loro colpe. In questo contesto, l'Opus Dei dedicò tutte le sue forze nel cancellare le tracce della Storia favorendo la riconciliazione europea.


1952_Adenauer_Schuman_De_Gasperi.jpg
(Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Konrad Adenauer, 1952.)


de_gaulle_5.jpgQuesta politica fu favorita a malincuore dal generale de Gaulle. I francesi avevano sostenuto massicciamente e sino all'ultimo momento il regime fascista dell'ex-maresciallo Pétain e, attraverso lui, avevano attivamente partecipato allo sforzo di guerra del Reich. Alla conferenza di Yalta, gli Alleati avevano deciso di occupare la Francia non appena avessero vinto, di fucilare i suoi ufficiali e di colpire di incapacità civica tutti gli uomini di più di quaranta anni. Il genio di de Gaulle fu dunque di presentare lo Stato francese come un usurpatore ed il governo della Francia libera, durante la sua avventura londinese, come il solo legittimo. Perfettamente cosciente che la Resistenza che era effettivamente esistita sul suolo francese era in maggioranza comunista e temendo un'insurrezione marxista, Churcill diede il suo appoggio a questa menzogna storica e si presentò la disfatta dello Stato francese come la liberazione da un territorio occupato da un nemico.

Trascinato da questa logica revisionista, de Gaulle fu costretto ad accettare ilmmantenimento dei vescovi fascisti e difare amnistiare, cioè presentare come resistenti diversi responsabili petainisti. Questo riciclaggio di cattolici fascisti fu favorito da due membri dell'Opus Dei vicini al generale: Maurice Schumann ("La vois de la France Libre") e la contessa Thérése, sposa del maresciallo Leclerc de Hautecloque. De Gaulle pensava di evitare così una guerra civile. Comunque sia, questa tattica ha permesso a dei politici e funzionari di estrema destra di integrarsi nelle nuove istituzioni democratiche, di farvi carriera di nascosto ed infine di farvi trionfare di nuovo le loro idee.


Un caso sorprendente è quello di Robert Schuman (con una sola "n", con nessun legame di parentela con il precedente appena citato). Nel settembre del 1944, questo politico cristiano democratico, allora di 58 anni, appariva come l'effimero consigliere del maresciallo de Lattre de Tassigni durante la liberazione dell'Alsazia Lorena. È eletto deputato nel 1945, nominato ministro delle Finanze nel 1946, presidente del Consiglio nel 1947, ministro degli Affari esteri nel 1948. Nel 1949, installa la sede della NATO a Parigi. Lancia l'idea dell'Europa comunitaria nel 1950 (CECA e CED), partecipa attivamente al governo di Antoine Pinay. Tenuto ai margini degli affari francesi al ritorno di de Gaulle, fu il primo presidente del Parlamento europeo. Colpito da senilità, morì nel 1963 e rimane nella memoria come il "padre dell'Europa".

Lo si conosceva come profondamente religioso, come uno che assisteva alla messa ogni mattina, che si dedicava a dolorose mortificazioni, si sa oggi in occasione della sua beatificazione che era membro dell'Opus Dei.

 

 

Petain-e-Hitler.jpg

 Avremmo dovuto ricordarci del decreto Poinso-Chapuis. Questo testo che egli firmò in quanto presidente del Consiglio (del 22 maggio 1948) permetteva alla Chiesa di sviare delle sovvenzioni pubbliche attraverso l'espediente delle associazioni familiari. Fu ritirato dopo una potente mobilitazione nazionale.

Ma prima che Robert Schuman venisse proclamato beato, poi santo da Giovanni Paolo II, conviene chiedersi come hanno potuto dimenticarsi che era stato fascista, sottosegretario di Stato di Philippe Pétain. Colpito da indegnità nazionale alla Liberazione, al momento stesso in cui aveva tentato di porsi presso il maresciallo de Lattre, era stato sollevato dalla sua ineleggibilità per intervento di Charles de Gaulle nell'agosto del 1945. Per camuffare questa riabilitazione si era evidenziato il fatto che egli era stato posto agli arresti domiciliari dai nazisti sin dal 1941. In realtà, 
Robert Schuman era sempre stato sostenuto la "rivoluzione nazionale" fascista e si era unicamente opposto all'annessione dell'Alsazia-Mosella da parte del Grande Reich.

Robert Schuman non poté edificare le prime istituzioni europee che con l'aiuto di un altro membro dell'Opus Dei, Alcide De Gasperi, il cui processo di beatificazione è anch'esso in corso alla Sacra congregazione per la causa dei santi. De Gasperi si oppose all'accesso di Mussolini al potere e fu imprigionato dalle Camicie nere nel 1926. Ma fu liberato e si ritirò dall'opposizione dopo la firma degli accordi del Laterano tra la Santa Sede e l'Italia. Visse allora nella Città del Vaticano dove lavorò agli archivi segreti sino alla caduta del Duce. Segretario generale della Democrazia cristiana, entrò al governo sin dal giugno del 1945 e fu diverse volte presidente del Consiglio. Sospese immediatamente l'epurazione e vegliò personalmente al ricollocamento dei quadri del fascismo che avevano saputo essere così generosi con il papato. Morì nel 1954.

Robert Schuman e Alcide De Gasperi poterono appoggiarsi su Konrad Adenauer per costruire l'Europa dell'amnesia. Il cancelliere tedesco, presidente della Democrazia cristiana (CDU), non sembra essere stato membro della santa setta, ma fu, almeno sino al 1958, il suo alleato indefettibile. Pur sostenendo il nazismo, non svolse un grande ruolo nel regime hitleriano. Sindaco di Colonia, era stato accusato di incapacità dagli Alleati e rimosso dalle sue funzioni. Konrad Adenauer partecipò attivamente alla protezione di quelli sospetti di crimini contro l'umanità ed al riciclaggio dei fascisti, non soltanto per ambizione politica ma per occultare il proprio passato.

CECA.pngI primi vagiti dell'Europa comunitaria si concretizzarono nel 1950 con l'instaurazione della Comunità economica del carbole e dell'acciaio (CECA). Riuniva come per caso gli interessi dei grandi industriali cattolici produttori di materie prime degli armamenti pesanti. Nel 1957, la Comunità europea vide la luce grazie al trattato di... Roma. I testi fondatori impiegano una fraseologia improntata alle encicliche sociali: "comunità", "comunione" "sussidiarità", ecc. La sede della Comissione fu stabilita a Bruxelles, capitale del molto pio membro dell'Opus Dei Baldovino I. Il cardinale Danneels ha richiesto d'altronde la beatificazione del re cristiano che si era opposto all'aborto, confermando che l'Opus Dei è un vivaio di piccoli santi.

arciduca-Otto-von-Asburgo-Lorena--1998.jpgPer garantire l'aiuto reciproco dei fascisti reinseriti in seno alle nuove istituzioni europee, l'erede del trono d'Austria-Ungheria, l'arciduca Otto von Asburgo-Lorena, fondò allora il Centro europeo di documentazione e di informazione (CEDI). Questa lobby fu del tutto naturalmente installata dall'Opus Dei al riparo dalla madre patria sotto la protezione del caudillo, il generalissimo Franco.
Cattolico di grande umiltà, Sua Altezza Imperiale Otto von Asburgo si è fatto eleggere semplice deputato europeo per continuare a Strasburgo la sua lotta per la riconciliazione europea. Grazie a lui, al Parlamento europeo, i democratici cristiani (PPE, Parito Popolare Europeo) non sono più a destra ed i socialisti (PSE, Partito Socialista Europeo) non sono più a sinistra.

I confronti ideologici sono riservati alla galleria, in occasione delle elezioni. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi abbandonano i loro programmi e votano insieme la maggior parte dei testi. A strasburgo la buona educazione di "monsignore" si è imposta, non ci sono conflitti politici. Non vi sono che interessi condivisi. Il consenso dei privilegiati permette anche di spartirsi la presidenza del Parlamento e di organizzare un sistema a turno PPE/PSE. I gruppi che rifiutano di entrare nella combinazione (comunisti, ecologisti, radicali) sono esiliati insieme alle loro convinzioni.

Con la progressione della sua espansione, l'Opus Dei ha ampliato i suoi obiettivi in Europa. Al riciclaggio dei fascisti, alla difesa delle monarchie cattoliche, al controllo dell enuove istituzioni democratiche si è aggiunta la difesa dei grandi interessi economici. Lo strumento più notevole fu creato nel 1983 sotto l'impulso del visconte dell'Opus Dei Etienne Davignon (allora comissario europeo incaricato dell'Industria e successivamente presidente della Società generale del Belgio): La Tavola rotonda degli industriali europei (ERT). Raccoglie oggi una quarantina di dirigenti d'impresa di cui più della metà sono membri della santa setta.  L'adesione si fa unicamente per cooptazione, a titolo individuale, e non impegna ufficialmente le loro imprese. Tuttavia l'ERT è finanziata da queste imprese e pone a suo servizio alcuni dei loro quadri. L'ERT rivolge regolarmente le sue raccomandazioni alla Commissione europea. Essa non manca mai di ricordare che è la lobby economica più potente in Europa: i suoi quarantadue membri impiegano tre milioni di persone. Realizzano 3.500 miliardi di franchi annui (del 1995) di cifra d'affari. Un argomento che permette all'ERT di imporre le sue esigenze. Il "social cristiano" Jacques Delors, che non gli rifiutava nessun appuntamento, diceva dell'ERT: "È una delle forze maggiori dietro il mercato unico". È "risolutamente pronunciata per uno sviluppo di reti europee di infrastrutture" e ha fatto inscrivere questi obiettivi nel trattato di Maastricht.

L'Opus Dei non si accontenta di piazzare i suoi membri e di difendere la loro comunità di interessi. Persegue sempre il suo obiettivo di restaurazione della cristianità. È per questo protesa sia sul controllo dell'evoluzione istituzionale e sul controllo dei media. Così ha esatto ed ottenuto che uno dei suoi membri sia nominato alla Commissione europea. Marcellino Oreja-Aguirre si è così visto stranamente affidare allo stesso tempo il portafoglio delle "Problemi audiovisivi" e quello della rinegoziazione del trattato di Maastricht. Per quel che riguarda i Problemi audiovisivi, l'Opus Dei è favorevole al libero scambio. Cioè si augurano di abolire "l'eccezione culturale" con riserva di una deontologia euro-americana della moralità nei media. Essi auspicano che un ordine di giornalisti e produttori sia incaricato del suo rispetto.

Per quel che riguarda l'evoluzione istituzionale sono favorevoli ad uno sviluppo della sovranazionalità a condizione cje il potere sia affidato dai politici a dei tecnici. Su questo principio, hanno ottenuto il trasferimento del potere monetario ad un consiglio non politico sul modello della Bundesbank. Un sistema che incanta il presidente dell'Opus Dei della banca centrale tedesca, Hans Tiettmeyer, oltretutto accademico pontificio. Essi si sono pronunciati per un allargamento dell'Europa sul criterio della cultura cristiana e non su quello della democrazia. È in base a questo principio che il democratico cristiano Helmut Kohl si è opposto al sostegno europeo alla repubblica laica della Bosnia Erzegovina, la cui popolaione è a maggioranza musulmana.

 

Thierry Meyssan

Analista politico francese, presidente fondatore di Réseau Voltaire [Rete Voltaire] e della conferenza Axis for Peace. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera sulla stampa araba e russa. Ultima opera pubblicata: L’Effroyable imposture 2, [L'orribile impostura 2], éd. JP Bertand (2007)

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3 marzo 2010 3 03 /03 /marzo /2010 10:49
L’Opus Dei alla conquista del mondo






di Thierry Meyssan*


Escriva-de-Balaguer.jpgÈ sotto il regime del generale Franco, che Escrivá de Balaguer crea l'Opus Dei. Il Maestro spirituale di Franco intraprende grazie alla sua organizzazione  di selezionare e di formare le elite della dittatura sino a controllare l'essenziale del potere. Installato in seguito a Roma, si dedica ad estendere il suo potere in America latina. L'Opus Dei vi opera una gigantesca ripresa in mano dei preti latino-americani, colpevoli di condividere le analisi marxiste e di opporsi alle dittature cattoliche.

 

Ufficialmente l'Opus Dei non è che un'associazione cattolica internazionale. La sua attività si limiterebbe al consiglio spirituale dei suoi 79.303 aderenti (ossia 1.506 preti, 352 seminaristi e 77.445 laici). Dei membri che essa ha scelto nel Gotha latino-americano ed europeo. Tra di loro proprietari di multinazionali, magnati della stampa e della finanza, capi di Stato e di governo. Da ognuno, essa esige un'austera disciplina ed una completa obbedienza. Cos', benché essa finga di ignorare le loro attività politiche "personali", può attraverso loro imporre i suoi valori ai popoli.

 

Questa setta fu fondata il 2 ottobre 1928 da un giovane prete spagnolo di modeste origini, l'abate Escrivá. Si trattava per gli adetti di giungere alla santità partecipando all'instaurazione di un regime teocratico di cui Escrivá era il profeta. La guerra civile apparve loro come l'occasione insperata di stabilire lo Stato cattolico dei loro sogni. L'abate Escrivá divenne consigliere spirituale del generale Franco. Insieme, riabilitarono il vecchio principio "Cujus regio, ejus religio".

 

Franco.jpgL'Opus Dei intraprese a selezionare e formare le elite della dittatura sino a controllare l'essenziale del potere. Così, negli anni settanta, il governo dell'ammiraglio Carero Blanco fu qualificato di "monocolore": su diciannove ministri, dodici erano dell'Opus Dei. Benché non esercitasse  nessuna responsabilità diretta nel regime, il "padre" non cessò di consigliare il generalissimo. È lui che suggerì il rsitabilimento della monarchia di diritto divino di cui Franco fu proclamato reggente a vita.

 

Pinochet.jpgL'abate Escrivá pensò di farsi proclamare reggente quandi si sarebbe verificato il decesso del Caudillo. È per questo che si fece nobilitare nel 1968 con il titolo di Monsignor Mgr Escriva de Balaguer, marchese de Peralta. Ma questo fu modificato poiché l'anno seguente Franco designò il principe Juan Carlos I di Borbone per succedergli. A conti fatti Monsignor de Balaguer aveva altre ambizioni. Dalla fine della Seconda Guerre mondiale, si era installato a Roma e si impegnava ad estendere il suo potere in America Latina. Degli oratori dell'Opus furono stati installati nelle ambasciate spagnole che facilitarono i suoi contatti con le elite locali. Prodigò i suoi consigli spirituali a tutti coloro che avevano l'ambizione di lottare contro il comunismo e di consolidare la fede cattolica nei loro paesi. Così si precipitò a Santiago del Cile nel 1974 per celebrare un'azione di grazia con tre dei suoi "figli spirituali", il generale Pinochet, l'ammiraglio Mérino ed il generale Leigh.

 

alcide_de_gasperi.jpgMonsignor de Balaguer avrebbe voluto estendere la sua "opera" in Europa ma ne fu parzialmente impedito dall'isolamento diplomatico della Spagna. I suoi obiettivi erano di ricreare una internazionale anticomunista (comparabile all'alleanza Franco-Mussolini-Hitler durante la guerra civile del 1936-39), spezzare l'isolamento della Spagna franchista e di favorire la costruzione europea. Nel 1957, fece creare a Madrid, dall'arciduca Otto von Habsburg-Lothringen, il Centro europeo di documentazione e di informazione (CEDI) e, grazie a due altri dei suoi "figli spirituali", alcide de Gasperi e Robert Schuman, pesò sulla redazione del trattato di Roma che portò alla creazione della Comunità europea. Come il generale Franco , il "padre" decedette nel 1975. È a torto che si è creduto che l'Opus Dei sarebbe scomparso in inferno con essi. La ripresa avvenne tre anni fopo, nel 1978. Approfittando degli intrighi che paralizzavano il Sacro Collegio, l'Opus Dei riuscì a convincere i cardinali ad eleggere uno dei suoi predicatori come papa: l'arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. Da allora, la setta avrebbe potuto volgere a proprio profitto l'apparato diplomatico dello Stato del Vaticano e l'organizzazione religiosa della Chiesa cattolica.


Pinochet-e-Giovanni-Paolo-II.jpgGiovanni Paolo II costituì quasi esclusivamente il suo gabinetto di opusiani e si impegno nel vincere ogni resistenza in seno alla Chiesa. Per questo fece isolare- "per motivi di sicurezza"- il superiore dei gesuiti, Pedro Aruppe e nominare un amministratore provvisorio del loro ordine nella persona di un opusiano, il padre Dezza. Ma non osò dissolvere la compagnia di Gesù. Operò una gigantesca ripresa in mano dei preti latino-americani, colpevoli di condividere le analisi marxiste e di opporsi alle dittature cattoliche.


Due uomini servirono con zelo la sua politica: Monsignor Josef Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e Mpnsignor Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Consiglio pontificio per la famiglia. Un centro di sorveglianza fu installato a Bogotà, dotato di un computer dalle capacità strategiche, i cui terminali sono installati a Città del Vaticano. Vi sono state inserite tutte le attività politiche dei religiosi latino-americane. È a partire da queste informazioni che furono assassinati dagli "squadroni della morte" padre Ignacio Rllacuria o Monsignor Oscar Romero. Infine, Giovanni Paolo II promulgò un nuovo codice di diritto canonico, il cui principale artefice fu un prelato dell'Opus Dei, Monsignor Julian Herranz-Casado, diventato presidente del Consiglio pontificio per la revisione dei testi legislativi.

 

Cardinale-Ratzinger.jpgInoltre, dotò l'Opera di uno statuto su misura, quello della "prelatura apostolica". Oramai i membri dell'Opus Dei sfuggono all'autorità dei vescovi sul territorio dei quali essi risiedono. Non obbediscono che al loro prelato ed a quello del papa. La loro organizzazione è diventata uno strumento di controllo delle Chiese locali al servizio del potere temporale del Vaticano. Un destino che non è senza ricordare quello di un'altra setta che regnò con il terrore religioso sulla Spagna del XVI secolo prima di imporre il suo fanatismo all'interno della Chiesa universale: l'Inquisizione.

 

Infine, il papa affidò l'amministrazione della "Congregazione per la causa dei santi" ad un opsuiano, Raffaello Cortesini. Giovanni Paolo II iniziò un processo canonico dell'abate Escrivá de Balaguer e proclamò la sua beatificazione il giorno del suo anniversario, il 17 maggio 1992. Questa buffonata sollevò vive polemiche nella Chiesa romana. Tutte le testimonianze opposte alla "causa del santo" furono respinte senza nemmeno essere ascoltate, mentre 6.000 lettere postulatorie furono allegate al dossier. Esse provenivano soprattutto da 69 cardinali, 241 arcivescovi, 924 vescovi e numerosi capi di Stato e di governo.


 

LINK al post originale:
L’Opus Dei à la conquête du monde

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 10:51
Un eccellente studio, di cui offriamo in questo post la prima parte. I mass medi ci ubriacano quotidianamente in più o meno edificanti ritratti del volto santo di madre Chiesa? Che sia allora la ricerca storica a mostrarcene il grugno, cioè il lato autentico (e non stiamo che parlando di un passato recente...).


 

Il Vaticano

 

 

Dall’antisemitismo degli anni Trenta al salvataggio-riciclaggio dei carnefici

 

Di Annie Lacroix-Riz*

 

 

Si sostiene che papa Pio XII avrebbe, costringendosi al “silenzio” sulle vittime, soprattutto ebree, del nazismo, vissuto un “dramma interiore di una rara acutezza”. La consultazione degli archivi degli anni trenta e quaranta rivela però al contrario, la virulenza dell’antisemitismo clericale. Bisogna interrogarsi sulla partecipazione ai massacri, sul rifiuto di aiuto alle vittime o sull’eventuale saccheggio dei beni ebrei. Si deve anche portare una grande attenzione al salvataggio-riciclaggio dei carnefici, operazione di massa che delle opere di ricerca hanno cominciato ad affrontare sin dal 1969.

 


Si presta oggi grande attenzione all’osservazione pubblica di Pio XI del settembre 1938: “l’antisemitismo è inammissibile; spiritualmente siamo tutti dei semiti” o si presuppone che Pacelli, diventato Pio XII avrebbe, costringendosi al “silenzio” sulle miserie delle vittime, soprattutto ebree, del nazismo, vissuto un “dramma interiore di una acutezza rara [1]”. Gli archivi degli anni trenta e quaranta restituiscono sull’”antigiudaismo” della Chiesa romana un altro senso, di cui riassumeremo qui alcuni elementi o paletti chiarificatori [2]. Il loro contenuto rivela la virulenza dell’antisemitismo clericale, di cui testimoniano, tra gli altri, i casi tedesco ed austriaco (unificati di fatto attraverso un'adesione formale del Vaticano all’Anschluss dal 1918-1919 e Benedetto XV) le sue manifestazioni prima, durante e dopo la guerra, coperte o suscitate dalla Curia, ci portano subito alle questioni:

 

1° della partecipazione ai massacri di elementi clericali sotto copertura e diretti dai loro superiori gerarchici, del rifiuto di aiuto alle vittime confermate attraverso circolari ecclesiastiche, o dell’eventuale saccheggio dei beni ebrei;

 

2° della negazione vaticana diretta del genocidio degli hitleriani e dei loro fanatici devoti di diverse nazionalità;

 

3° del salvataggio dei carnefici, operazione di massa che dei lavori stranieri soprattutto hanno cominciato ad occuparsi dal 1969 [3].

 

 

L’Antisemitismo: di alcuni prelati e della Curia romana anteguerra

 

madonna-del-manganello.jpgNunzio a Monaco (dal maggio 1917) poi del Reich (dicembre 1919), “di fatto, solo rappresentante del papa in Germania ed in Austria”, poi, come lo avevano sin dal 1920 previsto i Francesi “cardinale segretario di Stato”, di “Berlino” [4] (rispettivamente nel dicembre 1929 e febbraio 1930), continuò da questo posto ad occuparsi del Reich come prima.

 

Image de Pietro GasparriPacelli era pangermanista sino all’ossessione antisemita di questa corrente ideologica: la sua corrispondenza sulla Baviera dell'anteguerra con il Vaticano brulica di riferimenti odiosi all'"Ebreo" inferiore, da Eisner a Lavine, ogni rivoluzionario essendo essenzialmente un "ebreo gallicano". Nominò o promosse (alla porpora) tutto l’episcopato tedesco ed austriaco e si circondò di prelati il cui contributo all’emergere del nazismo ed all’antisemitismo fu notevole.

 

Si dipingerebbe la stessa tela con il segretario di Stato (dal 1914 al 1929) Gasparri, sempre pronto ad adoperarsi in proposte antisemite, per esempio degli ungheresi o del suo caro ambasciatore tedesco (dal 1920) von Bergen la cui carriera si dispiegò tra il II Reich, Weimar ed il III Reich. Ricordiamo a qual punto i disordini della restaurazione del dopoguerra radicarono a Roma e nell’insieme del mondo clericale la vecchia equazione ebrei = rossi: tutta la stampa ultramontana sostiene l’Ungheria bianca nella campagna antisemita che seguì la sconfitta di Bela Kun, parte integrante dell’orribile repressione del calvinista Horthy (a cui la Curia perdonava il suo protestantesimo).


File:Laszlo - Miklós Horthy.jpgIl quotidiano cattolico La Croix inclusa che, l’11 novembre 1920, assimilò “a giusto titolo” i due nemici vinti, stigmatizzò “la razza conquistatrice” che aveva tentato di imporre il bolscevismo all’Ungheria cattolica e giustificò la legge sul numero chiuso universitario indispensabile “per salvare la gioventù cattolica magiara”, ridurre il potere della stampa ebraica, assicurare “la rinascita Cattolica”: l’Ungheria era così “guarita moralmente (…) Lo spirito cattolico è diventato il grande organizzatore della vita economica e della politica” [5].


Ci limiteremo a segnalare, di questo antisemitismo cattolico romano o nazionale, soltanto gli esempi significativi di alcuni dignitari tedeschi di cui il nunzio Pacelli creò o migliorò la carriera: Monsignor Gröber, nominato arcivescovo di Friburgo nel giugno del 1932, strumento essenziale dei concordati del Baden (12 ottobre 1932) e del Reich (20 luglio 1933): passato dal sostegno netto dei nazisti prima della loro ascesa al potere al nazismo puro e duro, questo “membro promotore” delle SS (förnderndes Mitglied) pagante le sue quote mensili dal 1933, presto soprannominato “il vescovo bruno” (der brune Bischof), scriveva molto.


Le sue opere, conformi ai canoni del Santo Uffizio, gettano luce sul contributo del cattolicesimo tedesco alla “soluzione finale”: il suo “manuale delle questioni religiose del tempo presente” (Handbuch der religiösen Gegenwartsfragen) pubblicato nel 1935 lo erige a campione del sangue e della razza, l’anno delle leggi di Norimberga, che l’articolo “razza” giustificava così: “ogni popolo porta esso stesso la responsabilità del mantenimento della sua esistenza e l’apporto di un sangue interamente straniero rappresenterà sempre un rischio per una nazionalità che ha provato il suo valore storico. Non si può dunque rifiutare a nessun popolo il diritto di mantenere senza perturbazione il suo vecchio strato razziale e di decidere delle misure di salvaguardia a questo scopo. La religione cristiana chiede semplicemente che i mezzi utilizzati non offendano la morale e la giustizia naturale”. L’opinione era precisata dall’articolo “marxismo” del manuale sull’”ebreo Karl Marx”; l’articolo “bolscevismo”, “dispotismo di Stato asiatico, in verità al servizio di un gruppo di terroristi diretto dagli ebrei”; dall’articolo “arte”, sul giudaismo ateo e pervertito responsabile degli “aspetti antitedeschi dell’arte dal secolo XIX” (e dalla sua lettera pastorale del 30 gennaio 1939 contro gli ebrei assassini di Gesù e animati da un inespiabile “odio mortale”) [6].


Monsignor Hudal, rettore dal 1923 di Santa Maria dell’Anima (Chiesa nazionale dell’Austria e della Germania, uno dei collegi elettorali del pangermanesimo a Roma), è oggi conosciuto come uno dei principali responsabili vaticani dell’”esfiltrazione” dei nazisti dal 1944. Hudal era il protetto di Innitzer, cardinale-arcivescovo di Vienna di cui si conosceono meglio gli “Heil Hitler” dal marzo 1938 che il passato pacelliano: questo “tedesco dei Sudeti” nato nel 1875 a Weipert nella “Boemia tedesca”, compì essenzialmente la sua carriera a Vienna  dopo gli studi a Santa Maria dell’Anima, “collegio tettonico” di cui Pacelli divenne il “protettore” il 31 marzo 1930, dopo la morte di Merry del Val (il suo titolare dal 8 novembre 1907).


Innitzer fu nominato all’università dal 1911 e ascese tutti i gradini della sua gerarchia, sino al posto di decano poi di rettore, nel 1928-1929- periodo in cui firmava pubblicamente dei proclami “annessionisti” (in favore dell’Anschluss)-, prima di diventare ministro nel settembre 1929. Pacelli lo incaricò di realizzare due tappe dell’espansione tedesca, l’Anschluss e il suo corollario, la liquidazione della Cecoslovacchia: riorganizzò tra 1929 e 1933, prima di affidargliela, una “piccola congregazione” tedesca installata in Cecoslovacchia, “l’ordine teutonico”, “organo di propaganda” incaricato di preparare le operazioni tedesche contemporaneamente in Austria ed in Cecoslovacchia. Missione che gli valse un’ascesa vertiginosa: fu nel novembre 1932 nominato arcivescovo di Vienna e ricevette alla metà di febbraio 1933 la tiara, uno dei doni per la felice ascesa di Hitler, “ricambio di favore” tanto più notevole perché si trattava di una magra promozione (sei eletti per diciotto posti vacanti) succedendo a più di due anni senza nomine [7].


Protettore di Hudal, da dieci anni suo sottoposto e nazista precoce, Innitzer trovò in lui un porta parola formidabile, che ebbe anch’egli una carriera pacelliana sulla quale convergono i fondi francesi degli anni trenta, quelli dell’Office of Strategic Services (OSS) del decennio successivo e le inchieste di Simon Wiesenthal. La sua ascesa romana accelerò quando Pacelli divenne secretario di Stato: Hudal, nominato mandante dal cancelliere Schober, aveva discusso di un futuro concordato austriaco con Pacelli sin dal 1929, “capo della comunità cattolica tedesca di Roma”, fu nel 1930 nominato consigliere al Santo Uffizio, santuario della dottrina: è a questo titolo che egli moltiplicò i “giri di conferenza” in Italia e in Germania, predicando a “enormi folle di cattolici germanofili” la formula del 30 gennaio 1933.


Vonpapen1.jpgEsprimeva regolarmente il suo fervore, anche nel maggio del 1933, in cui egli dichiarò “davanti ad una platea” di diplomatici e dignitari nazisti riuniti all’Anima “che in questa ora segnata dal marchio del destino, tutti i cattolici tedeschi viventi all’estero salutano l’avvento del nuovo Reich, la cui filosofia si accorda tanto ai valori nazionali quanto ai valori cristiani”: Ricevette nel giugno del 1933 una ricompensa “piuttosto rara” per un rettore di collegio, il titolo di “vescovo titolare di Ela”, consacrato da una messa celebrata all’Anima da Pacelli. Hudal, dopo essere stato associato al concordato austriaco, e senza dubbio a quello tedesco, rinforzò la sua amicizia con von Papen, di cui fu consigliere quando gli hitleriani, dopo il fallito putsch di luglio 1934, delegarono questo “serpente” – secondo l’espressione di Göbbels- a Vienna.

Dopo il Te Deum celebrativo all’Anima per il plebiscito della Saar, lo si nota spesso nel 1935, in cui fu l’intermediario del tentativo romano di conciliazione dottrinale di cui l’anticlericalismo nazista si faceva beffe come di un portasfortuna: pubblicò a Innsbruck e fece pubblicare sotto forma di “studio” dalla Bayerische Volkszeitung l’opera Rom, Christentum und deutsches Volk, (Roma, il cristianesimo e il popolo tedesco), auspicando un’alleanza intima tra “germanesimo” e “cristianesimo”.

Si “rivelò soprattutto dopo l’accordo austrotedesco” del 11 luglio 1936, “figlio di von Papen” (e di Schacht), attraverso il quale Schuschnigg consegnò l’Austria alla “Germania di Hitler”: accolse “questo atto pacificatore” con degli “articoli lusinghieri (…) augurandosi con tutto il cuore una stretta collaborazione tra il cattolicesimo austriaco ed il nazionalsocialismo tedesco per il progresso e la gloria della razza e dell’ideale germanici”.


Teorizzava allora sulle meraviglie della futura regolamentazione della questione ebraica (Schönere Zukunft. Gedanken zur Judenfrage, giugno 1936) e sugli aspetti generali della collaborazione cattolico-nazista. Nel novembre 1936, il suo libro esaltante il nazismo e la sua opera antisemita, Le basi del nazionalsocialismo, apparve provvisto di una nota dell’Osservatore, secondo il quale non era “stato ispirato da nessuna autorità romana”. Posdatato al 1937, fu pubblicato a Lipsia ed a Vienna, con l’imprimatur di Innitzer che “sottoscriveva calorosamente questo prezioso tentativo di pacificazione della situazione religiosa dei tedeschi”.


Batteva sul doppio chiodo di rito, "la lotta contro il bolscevismo" e gli ebrei, esaltando le leggi di Norimberga,  "Una misura necessaria di autodifesa contro l’invasione di elementi stranieri": il diritto canonico aveva escluso gli ebrei "sino a quando le mura del ghetto non furono abbattuti durante il XIX secolo dallo stato liberale e non dalla Chiesa" , "i principi dello Stato moderno fondati sulla regola dell’eguaglianza del trattamento davanti alla legge sono stati creati dalla Rivoluzione francese e non sono quanto di meglio ci sia dal punto di vista del cristianesimo e della nazionalità".


File:Bundesarchiv Bild 146-1985-083-10, Anschluss Österreich, Wien.jpgEgli subì ufficialmente nel Reich la sorte comune a tutti i "teorici" clericali che si auguravano che il NSDAP "Per collaborare con il cattolicesimo, (…) si purificasse preliminarmente dei suoi pregiudizi anticristiani. I nazisti respinsero questa proposta. I giornali attaccarono vivamente il prelato ed il suo libro, dapprima autorizzato dall’intervento personale di von Papen, fu posto all’indice nazionalsocialista”. Questo conflitto fu utile alla tesi vaticana delle divergenze cattolico-naziste, ma l’opera fu massicciamente diffusa in Austria- solo luogo dove esso fu utile-, e Hudal, ricevette "l’insegna d’oro di membro del partito". Il lettore curioso leggerà altrove il dettaglio delle operazioni germano-austro-vaticane che sfociarono all’Anschluss, tanto funesta per gli ebrei austriaci quanto ai “rossi”, di cui gli episcopati festeggiarono in delirio il trionfo plebiscitario. Hudal lo celebrò all’Anima, con un Te Deum seguito dal “Deutschland über Alles”, e ricevette le lodi di von Bergen per la sua lunga azione in favore di "una Grande Germania" e le sue premure verso "noi" (i nazisti) [8].

 

Di von Faulhaber, cardinale-arcivescovo di Monaco (rispettivamente nel 1921 e 1917), intimo tra gli intimi del vecchio nunzio, la diplomazia della “decadenza” francese [9] si ostinò negli anni trenta a fare una “resistenza” al nazismo: gli archivi tedeschi e francesi sono ricolmi di questa vernice adatta a dare una patina di lucido ad un filonazista, riutilizzato nuovamente nel dopoguerra dagli Alleati americani prima- francesi e inglesi poi-, sino alla pretesa eccezione che il prelato avrebbe istituito in materia di antisemitismo cattolico tedesco. Questo “cappellano generale degli Forze armate del regno di Baviera” durante la prima guerra mondiale, tanto pangermanista quanto lo esigeva la sua funzione, si era pubblicamente dedicato a farneticazioni antisemite agli inizi degli anni venti: così al “congresso cattolico” del 27-30 agosto 1922 a Monaco, dove, accanto a Pacelli come d’abitudine, maledisce la “rivoluzione” giudeo-bolscevica del 1918-19, “uno spergiuro ed un alto tradimento (…), segnata nella storia del crimine di Caino”, e tuonò contro gli ebrei e la “stampa ebraica”, “professione di fede antirepubblicana ed antisemita” che gli valse gli “applausi frenetici” del pubblico.

 

Nei suoi sermoni dell’Avvento 1933 sui “valori morali dell’Antico Testamento” l’Occidente cristiano, Parigi inclusa, riconobbe “in qualche modo il processo dell’antisemitismo”. Il 14 dicembre, l’Osservatore lodò la sua “coraggiosa affermazione dottrinale” sulla validità dell’Antico Testamento per fare dimenticare, commentò l’ambasciatore di Francia Charles-Roux, il mutismo delle “autorità superiori della Chiesa, custodi dell’ortodossia cattolica”, sulla politica antisemita di Hitler. Il filosemitismo di Faulhaber non resiste agli archivi: "la stampa americana ha", telegrafò il 30 marzo 1933 a Mundelein, arcivescovo (tedesco) di Chicago, “enormemente esagerato le violenze fatte agli ebrei”, il suo sermone del dicembre 1933, spiegò definitivamente nel 1934, non prendeva “la difesa degli ebrei perseguitati dal regime hitleriano”: “non prendeva posizione nei confronti della questione ebraica così come essa si pone oggi”, fece notare il 31 agosto al segretario della conferenza israelitica mondiale di Ginevra, a novembre, rese pubblico, per scritto e “in modo chiaro (…) la sua protesta” contro la reputazione di filosemita che gli attribuivano dalla file del 1933 "degli emigrati e dei pubblicisti stranieri (…) in certi giornali di Praga, di Basilea e di Sarrebruck", che egli “maledisce”  nome per nome [10].

 

Coprendo o promuovendo dei prelati che contavano tra le sue personae gratissimae, la Curia non fece altro che trincerarsi dietro coloro che, in ultima analisi, esprimevano la sua posizione profonda sulla "giuderia arrogante" espressione nel 1936 del molto fedele Monsignor Baudrillart. La Curia spingeva Baudrillart, difensore di uno dei portaparola dell’antisemitismo della Chiesa e dell’alleanza (precaria) della Polonia con il Reich hitleriano, il Polacco August Hlond [11], primate-arcivescovo di Poznan e Gniezno poi cardinale (nel 1926 e 1927), contro il "nazionale" Verdier (ci torneremo sopra tra poco). Questa opposizione non risparmiò la sfera della "questione ebraica", e questo molto presto: la Santa Sede non trovò nulla da ridire sulla persecuzione ufficializzata dal boicottaggio dei magazzini ebrei del 1° aprile 1933 e le violenze delle SA e delle SS. Pacelli mise, secondo Charles-Roux, la mano su queste “questioni” concernenti Berlino: allorché “le persecuzioni contro gli ebrei” avevano provocato “l’indignazione del mondo”, censurò Monsignor Verdier, autore di una lettera di solidarietà al gran rabbino di Francia, “la cui pubblicazione fu annunciata [in aprile?]: essa non fu pubblicata”.

 

I documenti tedeschi mostrano che il preteso intervento prescritto al nunzio successore di Pacelli (ed intimo di quest’ultimo e del papa), Orsenigo, non andò oltre la preoccupazione di lasciare qualche fallace traccia scritta. Ne è testimonianza un episodio del lungo ma vuoto romanzo d’appendice delle “negoziazioni” e “note di Pacelli” sul concordato del luglio 1933, tipico esempio di corrispondenze paravento di cui la corrispondenza ufficiale della Santa Sede rigurgita. Il 12 settembre, Pacelli rimise all’incaricato degli affari di Germania in Vaticano Klee, un “memorandum in tre punti”, di cui il 3° concerneva soprattutto "i cattolici di origine ebraica": li restrinse al primi due quando Klee argomentò che il punto 3 non aveva "nulla a che vedere con il concordato", "obiezione che egli riconobbe giusta".


Klee ritornando su questo problema “non religioso ma di razza”, Pacelli ricordò che questo testo “era sottoposto all’attenzione del papa, che non era guidato che da punti di vista religiosi ed umani”, poi Klee insistette sull’impegno del Vaticano “sin dall’inizio” a non “immischiarsi degli affari politici interni della Germania”, sulla necessità di eliminare la parte ebraica del punto 3 e di “abbassare il tono su tutto il resto”: Pacelli “decise [allora] di non consegnare il memorandum”. Indirizzò a Klee, la sera stessa, una nota conforme ai suoi desideri e predatata al 9 (dunque prima della ratificazione del concordato del Reich, del 10, tattica che lasciava credere che si continuava a negoziare su questo testo): consacrava 5 righe e mezzo “per aggiungere una parola per i cattolici tedeschi di origine ebraica” recente o remota, “e che per ragioni note al governo tedesco soffrono ugualmente di difficoltà economiche e sociali” [12].


Resta il caso personale di Pio XI, germanofilo fanatico servito da un nunzio poi segretario di Stato pangermanista. Supponendo che non sia stato antisemita come il suo subordinato, sta di fatto che egli lo protesse e lo promosse; che egli gestì il complesso della politica tedesca della Santa Sede sino alla sua morte – in particolare incoraggiò e sostenne l’espansionismo germanico a spese dell’odiata Europa di Versailles, che la famosa enciclica del marzo 1937; Mit brennender Sorge, redatta nel quadro di una campagna di opinione internazionale destinata all’antica Intesa, non fu più filosemita di quanto non sia stata antinazista: si divideva tra litania della “patria” e del Reich e riferimenti religiosi, soprattutto all’Antico Testamento, senza profferire una parola sulla sorte degli ebrei tedeschi; e che il papa, infine, vessato nel più profondo dal rifiuto di Hitler di rendergli nel maggio del 1938 la visita che egli non aveva cessato di sollecitare, “lasciò” nel corso dell’estate “gli ebrei al governo italiano, in cambio di concessioni che [aveva appena] ottenuto” sull’Azione cattolica dopo un nuovo attrito con il Quirinale sulla questione.


Davanti ad un religioso francese, l’8 settembre, "il papa ha giudicato molto severamente le misure antisemite del governo italiano". Ma, a metà novembre, il suo giornale fu "muto" sulla "combinazione" negoziata a fine agosto sull’interdizione dei matrimoni misti; la “soluzione (…) trovata” attraverso l’articolo 6 del decreto legge permetterebbe alla Chiesa di benedire una unione che, in violazione dell’articolo 34 del concordato italiano del 1929 desse valore civile al matrimonio religioso, non avrebbe “alcun effetto civile (…) Il diritto canonico è salvo e la legislazione fascista è soddisfatta”. L’Osservatore rivendicò “il carattere universale della Chiesa” e il suo attaccamento alla “eguaglianza delle razze”, e pretese che questa rottura del concordato era stata decisa “senza l’accordo della Santa Sede”, da qui la sua “dolorosa sorpresa”; ma aggiunse ben presto: “il cattolicesimo è sfavorevole ai matrimoni misti e li sconsiglia” perché “non si fida delle ibridazioni”. Nel gennaio 1939 nell’Avvenire d’Italia (giornale risolutamente filonazista fondato dall’Azione Cattolica nel settembre 1933, a seguito del concordato del Reich, organo favorito di Pacelli, rettore dell’Università del Sacro Cuore di Milano, il “più importante Istituto cattolico”, personaggio più in vista del mondo universitario confessionale d’Italia, conosciuto (…) per godere della fiducia e della stima del papa” e filofascista convinto, precisò: “i cardinali e i vescovi hanno sempre e ovunque combattuto il razzismo esotico, ma (…) questo non ha nulla a che vedere con la politica razziale dell’Italia [13].

 

 

 

* Annie Lacroix –Riz professore di storia contemporanea all’università Parigi VII, autore di Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Premiére Guerre mondiale à la Guerre froide (1914-1945), Armand Colin, 1996, 540 pp.; (Il Vaticano, L’Europa e il Reich dalla Prima Guerra mondiale alla Guerra fredda, 1914-1945).

 


NOTE


[1] Gérard Cholvy e Yves-Marie Hilaire e alii, Histoire religieuse de la France, [Storia religiosa della Francia], Toulouse, Privat, 1984-86, tomo 3, pagina 57; e Xavier de Montclos, Les chrétiens face au nazisme et au stalinisme. L’épreuve totalitaire, 1939-1945, [I cristiani di fronte al nazismo ed allo stalinismo. La prova totalitaria, 1939-1945], Bruxelles, Editions Complexe, 1991, pagina 278 e 34 e seguenti.


[2] Ciò che resta qui allusivo è ampiamente esposto nei diversi capitoli (undici, soprattutto 4 e da 7 a 11) della nostra opera Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la Guerre froide, [Il Vaticano, l’Europa ed il Reich dalla Prima Guerra mondiale alla Guerra fredda], Armand Colin, 1996: tutti i riferimenti vi figurano con le citazioni precise.


[3] Werner Brockdorff, Flucht vor Nürnberg. Pläne und Organisation der Fluchtwege der N-S Prominenz im "Römischen Weg", [Fuga da Norimberga. Piani e organizzazione dei percorsi di fuga delle personalità naziste nella “Strada Romana”], Verlag Welsermühl, Munich-Wels, 1969; vedere anche Mark Aarons e John Loftus, Des nazis au Vatican, [Dai nazisti al Vaticano], Paris, O. Orban, 1992.

 

[4] Nota, 10 febbraio, 10 aprile 1920 (sottolineato nel testo), Santa Sede 1918-1940 (nome di paese più remoto + …), vol. 13 e 2 e lettera n° 6470 di Tirare, Coblenza, 20 agosto 1920, Germania…, vol. 370, archivi del MAE, Quai d’Orsay (fonte di tutti i fondi originali qui citati).

 

[5] Emma Fattorini, Germania e Santa Sede: le nunziature di Pacelli tra la grande guerra e la Reppubblica di Weimar, Laterza, 1992, p. 105-106, e successive, Ungheria…, vol. 42-43, e Il Vaticano…, cap. 4.


[6] Gunther Lewy, The Catholic Church and Nazi Germany, London, Weidenfeld [Tr. it., I nazisti e la Chiesa, Il Saggiatore, Milano, 1965; e Nicholson, 1964, p. 45-46, 275, 277; Gordon Zahn, German Catholics and Hitler’s war, New York, Sheed and Ward, 1962, p. 123 e seguenti; e fondi del MAE citati, Le Vatican…, cap. 7.

 

[7] Corrispondenza dal 1928 al 1938, Santa Sede…, vol. 47, Canet, vol. 33, 40, 41. Austria…, vol. 82, 83, 190.

 

[8] Corrispondenza dal 1935 al 1938, Austria..., vol. 190, 191, 198, 199, 200; Germania..., vol. 692, Italia..., vol. 264; scheda OSS, settembre 1944, Mark Aarons e John Loftus, p.49; Gunther Lewy, p. 165, 281, 211-218; von Bergen, 25 mai 1938, Documents on German Policy,  series D, vol. I, p. 1039 e 1042 e cap. 7 e 8 di Le Vatican, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la Guerre froide, l’Europe et le Reich de la Première Guerre mondiale à la Guerre froide.


[9] Jean-Baptiste Duroselle, Politique étrangère de la France, la décadence 1932-1939 [La politica estera della Francia, la decadenza 1932-1939],  Paris, Le Seuil, 1983.


[10] Settembre 1922, Germania..., vol. 367, Canet, vol. 56, e Jacques Nobécourt, "Le Vicaire" et l’histoire, [Il "Vicario" e la storia, Paris, Le Seuil, 1964, p. 138-140. 1933, Germania..., vol. 700 e 689, Canet, vol. 36; Gunther Lewy, p. 275, e  cap. 9-10; 1934, Germania..., vol. 691. Documenti... e  fondi del MAE.

 

[11] Espressione di Baudrillart nel suo commento dei piani di alleanza antirusso di Hlond pubblicati integralmente (colloquio, 19 dicembre 1936) nel notiziario del suo "comité catholique des Amitiés françaises à l’étranger", Polonia..., vol. 328 (ed il gioco contro Verdier, Le Vatican..., cap. 9).

 

[12] Charles-Roux n° 233, 19 giugno 1933, Allemagne..., vol. 689, settembre-ottobre 1933, Documents..., C, vol. I, p. 782-786, 789-790, 793-794 (sottolineato da me), p. 927-928. Courriers-paravents, Le Vatican..., passim.

 

[13] 1938, Allemagne..., vol. 697-698, 700, Canet, vol. 40 ; Gitta Sereny, Au fond des ténèbres. De l’euthanasie à l’assassinat de masse: un examen de conscience [In fondo alle tenebre. Dall'eutanasia all'assassinio di massa: un esame di coscienza], Ginevra, Ed. Famot, 1977 (traduzione di Into that Darkness, London, 1974), p. 374; febbraio, marzo, maggio, Documents..., D, vol. I, p. 1022, 1023, 1036-1039; Italie..., vol. 264, 267, Saint-Siège..., vol. 38, Canet, vol. 42 (e Le Vatican..., cap. da 7 a 9).

 


 


 

[Traduzione di Ario Libert]



 

LINK al post originale:

Le Vatican, de l’antisémitisme des années trente au sauvetage-recyclage des bourreaux 

 

 

 

Link interno a documenti pertinenti alla tematica tratatta:

Il vero ruolo dei missionari durante l'epoca coloniale

 

LINK ad un filmato You Tube:

Il Vaticano: alleato del nazismo e del fascismo


LINK ad un interessante scritto in Italiano sulle ratlines:

Ratlines

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2 agosto 2009 7 02 /08 /agosto /2009 15:00
Il vero ruolo dei missionari durante l’epoca coloniale






di Jean-Philippe Omotunde


Superbo saggio, questo tratto dal sempre eccellente e militante sito AFRICAMAAT, magnificamente gestito da storici e filosofi africani di orientamento afrocentrista, tutti degli autentici ricercatori di verità e di cui pubblicheremo molti saggi.
Ne è autore Jean-Philippe Omotunde, afrocaraibico originario della Guadalupe, ricercatore storico e cofondatore del sito Africamaat, autore di molti testi nelle edizioni Menébuc.

La denuncia delle vere motivazioni del colonialismo, (altro che missione civilizzatrice dell'uomo bianco ed evangelizzazione...), furono denunciate da molti scrittori, filosofi, attivisti politici ed artisti di satira politica di orientamento antimilitarista e libertario. Il socialismo ufficiale condannava a parole però fingeva di non vedere, anzi, nel suo piccolo approvava la missione civilizzatrice ufficiale della penetrazione dell'Occidente ovunque l'economia di mercato non esistesse, ricche di manodopere gratuita o quasi, mercati di sbocco dei propri prodotti, zone di rifornimento delle materie prime e sostegno attraverso lo sviluppo dell'industria pesante propagandata dal militarismo che abbisognava di armi potenti e flotte da guerra costruite da grandi monopoli nazionali. [Tavola tratta dalla celebre rivista di satira della Belle Epoque L'Assiette au Buerre, n° 177, 20 agosto 1904, disegno di François Kupka].



I missionari hanno veramente evangelizzato i Neri o semplicemente servito gli interessi delle potenze coloniali?


Per farci un'idea del ruolo dei missionari dell'epoca coloniale, analizziamo la dichiarazione fatta nel 1920 dal Signor Juless Renquin, Ministro delle colonie del Belgio nel Congo Belga [1].


Essa fu la sua allocuzione di benvenuto ai missionari giunti in Africa a questa data.




"Reverendi padri e cari compatrioti, Siate i benvenuti nella nostra seconda patria, il Congo-Belga.

 

Il compito che siete invitati a compiere è molto delicato e richiede molto tatto. Sacerdori, venite sicuramente per evangelizzare ma questa evangelizzazione deve ispirarsi al nostro grande principio: innanzitutto per gli interessi della metropoli (il Belgio).

 

Lo scopo essenziale della vostra missione non è dunque affatto quello di insegnare ai neri a conoscere Dio. Essi lo conoscono già. Essi parlano e si sottomettono a un Nzambe o un Nvindi-Mukulu e altro ancora. Sanno che uccidere, rubare, calunniare, ingiuriare è cosa malvagia.

 

Abbiate il coraggio di confessarvelo, non dovete dunque loro insegnare ciò che essi già sanno. Il vostro ruolo consiste essenzialmente, a facilitare il compito agli amministratori ed agli industriali. Ciò significa che interpreterete il Vangelo in modo da meglio servire i nostri interessi in questa parte del mondo.






Le potenze coloniali europee creano i lager in Sudafrica

Tavola tratta da: L'Assiette au Beurre, n° 47, 28 febbraio 1902, disegno di Steinlen.








CATECHISMO COLONIALE


Per fare ciò, veglierete tra l'altro a:


. Disinteressare i nostri selvaggi dalle ricchezze materiali di cui abbonda il sottosuolo, per evitare che interessandovisi, non ci facciano una concorrenza mortale e sognino un giorno a cacciarci via. La vostra conoscenza del Vangelo vi permetterà di trovare facilmente dei testi che raccomandano e fanno amare la povertà. Per esempio: "Beati sono i poveri, perché loro è il regno dei cieli" e "È più difficile per un ricco entrare in cielo che per un cammello nella cruna di un ago". Farete dunque ogni cosa affinché questi neri abbiano paura di arricchirsi per meritare il cielo.


. contenerli per evitare che essi si rivoltino. Gli amministratori così come gli industriali si vedranno obbligati di tanto in tanto, per farsi temere, di ricorrere alla violenza (ingiuriare, picchiare). I Neri non dovrebbero rispondere rispondere o nutrire sentimenti di vendetta. Per questo bisogna che insegniate loro di sopportare ogni cosa. Commenterete e li inviterete a seguire l'esempio di tutti i santi che hanno porto l'altra guancia, che hanno perdonato le offese, che hanno ricevuto senza trasalire sputi ed insulti.


. Allontanarli e far loro disprezzare tutto quel che potrebbe dar loro il coraggio di affrontarci. Penso a questo proposito soprattutto ai loro numerosi feticci di guerra che essi pretendono li rendano invulnerabili. Dato che i vecchi non intenderanno mai abbandonarli, poiché presto essi spariranno, la vostra azione deve vertere essenzialmente sui giovani.


. Insistere particularmente sulla sottomissione e l'obbedienza cieca. Questa virtù si pratica meglio quando c'è assenza di spirito critico. Dunque evitate di sviluppare lo spirito critico nelle vostre scuole. Imparate loro a credere e non a ragionare. Istituite per essi un sistema di confessione che farà di voi dei buon detective per denunciare ogni nero avente una presa di coscienza e che rivendicasse l'indipendenza nazionale.

. Insegnate loro una dottrina di cui non metterete voi stessi in pratica i principi. E se vi chiederanno perché vi comportate contrariamente a quanto predicate, rispondete loro che "voi neri, seguite quanto noi vi diciamo e non qual che facciamo". E se vi risponderanno facendovi notare che una fede senza pratica è una fede morta, arrabbiatevi e rispondete: "beati coloro che credono senza protestare".










































 

 

A destra disegno di Gustave Henri Jossot, da: L'Assiette au Beurre, n° 102, 14 marzo 1903. A sinistra disegno di Auguste Willette, da: L'Assiette au Buerre, n° 90, 20 dicembre 1902. I metodi civilizzatori sono ben evidenziati dai disegni tratti dalla rivista antiautoritaria francese della Belle Epoque, sia in questi sopra di natura realistica che in quelli di stile simbolico di Steinlen qui riportati.




. Dite loro che le loro statuette sono opera di Satana. Confiscatele e riempiteci i nostri musei (...). Fate dimenticare ai neri i loro antenati.


. Non offrite mai una sedia ad un nero che viene a farvi visita (...). Non invitatelo mai a pranzo anche se vi uccide un pollo ogni volta che andate da lui. Non date loro mai del "lei" ad un nero, perché si crederebbe eguale ad un bianco.


. Considerate tutti i neri come dei bambini (...), esigete che vi chiamino tutti "padre" (...). Sono questi , Cari compatrioti, alcuni dei principi che applicherete senza fallo. Ne troverete molti altri in libri e testi che vi saranno consegnati alla fine di questa seduta. Il Re attribuisce molta importanza alla vostra missione. Così ha deciso di fare di tutto per facilitarvela. Godrete della più grande protezione degli amministratori. Avrete dei fondi per le vostre opere evangeliche ed i vostri spostamenti".


È tutto chiaro!




Le potenze coloniali massacrano e schiavizzano  (tra l'altro) le popolazioni africane.

Da: L'Assiette au Beurre, n° 47, 28 febbraio 1902, disegno di Steinlen.





Jean-Philippe Omotunde




Riferimenti bibliografici:


[1] Avenir colonial Belge, numero del 30 octobre 1921 Bruxelles.





[Traduzione e integrazione iconografica di [Ario Libert].


LINK al post originale:

Le véritable rôle des missionnaires à l’époque coloniale

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