Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
4 novembre 2012 7 04 /11 /novembre /2012 07:00

120 anni fa lo "Stato indipendente del Congo"

leopold-ii-king-of-the-belgians-crushes-the-belgian-congo-i.jpg

o il Fantasma di un Re Belga

 

di Ipoua Sylvain


leopold_deux_md.JPGUna stranezza giuridica istituzionale e politica è nata 120 anni fa dalle scorie della conferenza di Berlino che codificò la spartizione dell'Africa dell'Africa da parte dell'Europa coloniale: lo "Stato indipendente del Congo". Perché l'indipendenza qui assumeva un senso tragicomico, quello della facciata di un potere sanguinario e di orrore quotidiano, quello del possesso a titolo personale di un immenso territorio africano, il Kongo, da parte del sovrano belga Leopoldo II! L'ambizione smisurata di un monarca bianco avido di appropriarsi di una terra di Neri fertile e nutrice, a prezzo di mercanteggiamenti, di manipolazioni, e di una certa idea dei popoli Neri. Era ieri, quasi come oggi.


I sogni di grandezza di Leopoldo II per il suo piccolo Belgio

 

congo.belge.groupe.ecoliers.missionnaire.jpgIndipendente soltanto dal 1830, il Belgio era obbligato per legge ad essere un paese neutro. Di conseguenza, non poteva impegnarsi in alcuna avventura "espansionista" accanto alle grandi potenzeeuropee come la Germania, l'Inghilterra, il Portogallo, la Francia tra gli altri. Malgrado il poco entusiasmo dell'opinione pubblica e del governo belga, il re belga, Leopoldo II, aveva sogni di grandezza ed era disperato di non poter dare un impero al suo regno. "Non c'è una piccola nazione... soltanto dei piccoli spiriti", pensava il monarca belga frustrato.

 

Il 12 settembre 1876, al palazzo reale di Bruxelles, il re Leopoldo apre una Conferenza di geografia dedicata all'Africa. Essa raduna una trentina di uomini di scienza da tutta l'Europa. Si tratta ufficialmente di rilanciare l'esplorazione del continente nero in vista di "aprire alla civiltà la sola parte del nostro globo in cui essa non è ancora penetrata" e di lottare contro la tratta dei Neri dei musulmani. È l'epoca in cui i dirigenti europei rivaleggiano con il tempo per piantare la loro bandiera sulle ultime terre non soggette del pianeta. Il 19 settembre, la conferenza di Bruxelles si conclude con la creazione di una "Associazione internazionale per l'esplorazione e la civilizzazione dell'Africa centrale", più comunemente chiamata Associazione Internazionale del Congo AIC. Essa viene posta sotto la presidenza del Re. Il comitato belga dell'associazione, o dell'associazione, o Comité d'études du haut-Congo [Comitato di studio dell'alto-Congo], stipula un contratto di cinque anni con il celebre giornalista anglo-americano Henri Morton Stanley in vista di esplorare il bacino del Congo, principale fiume dell'Africa centrale. Il re belga investirà la sua fortuna personale nella riuscita di questa campagna di esplorazione.

 

Con una squadra di mercenari europei e di supplettivi africani, l'avventuriero  risale il corso del Congo e sottomette le tribù poste lungo la riva sud del fiume. È così che il monarca belga si offrirà un impero ottanta volte più grande del suo piccolo Belgio.

 

 

Da re dei Belgi a sovrano dello Stato indipendente del Congo

 

La conferenza di Berlino (15 novembre 1884 - 26 febbraio 1885) convocata dal cancelliere tedesco Otto Von Bismarck, segna una svolta fondamentale nella storia dell'Africa; essa fissa infatti le regole del gioco e le condizioni della sua divisione, permettendo una serie di accordi bilaterali su dei litigi di frontiera franco-allemands soprattutto, infine e soprattutto essa approda al riconoscimento dello Stato indipendente del Congo. La conferenza raduna i rappresentatnti  di 14 nazioni, la cui maggior parte non conoscevano assolutamente l'Africa. L'Associazione Internazionale del Congo A.I.C., non essendo ancorariconosciuta all'apertura della confrenza, non inviò degli osservatori, ma il re Leopoldo II è dietro l'intera negoziazione, sia attraverso la delegazione belga che comprende i migliori conoscitori delle questioni congolesi sia attraverso diversi agnti che prendono i contatti indispensabili; sia infine attraverso la delegazione americana che contava con Stanford e Stanley, due agenti dell'associazione al soldo del monarca bellga.

 

L'8 novembre, una settimana prima dell'apertura ufficiale della conferenza, il governo tedesco riconosce la sovranità intrnazionale dell'A.I.C. Questa sovranità sarà riconosciuta successivamente dall'Inghilterra (14 dicembre), l'Italia (19 dicembre), l'Autria-Ungheria (24 dicembre), l'Olanda (27 dicembre), la Spagna (7 gennaio 1885), la Russia (5 febbraio) e la Svezia-Norvegia (10 febbraio). Il 5 febbraio 1885, la Francia riceve il bacino di kwilu-Niari e lascia la riva sinistra del pool all'A.I.C. Il 14 febbraio, il Portogallo abbandona le sue pretese sul nord dell'estuario del Congo, tranne per quel che riguarda l'enclave di Cabinda. Infine, gli ultimi due paesi, il Belgio e la Danimarca, riconoscono, il 23 febbraio, la sovranità dell'A.I.C., di modo che lo stesso giorno, la conferenza prende atto della costituzione dello Stato indipendente del Congo.


Tre giorni più tardi, il 26 febbraio 1885, l'atto di Berlino determina lo Statuto del bacino convenzionale del Congo che comprende:

  • Sul piano politico, l'occupazione territoriale effettiva e la neutralità dei territori definiti dalla confrenza
  • Sul piano economico, la libertà di commercio e di navigazione sul fiume Congo
  • Sul piano sociale, il divieto della schiavitù, la repressione della tratta in Africa e sul mare; infine l'impegno di migliorare le condizioni morali e materiali degli indigeni.

Lo Stato indipendente del Congo è allora costituito, tranne i limiti geografici che non sono fissati con precisione e che l'occupazione effettiva delle regioni condiziona la validità dei diritti. Ma il successo di Leopoldo II è totale: grazie alla sua perseveranza e al valore dei suoi agenti, è riuscito a far riconoscere lo Stato indipendente del Congo e, beninteso, è senza l'ombra di un'esitazione e all'unanimità che le potenze designano il re Leopoldo II come capo del nuovo Stato. Il governo belga riconosce questo nuovo statuto di Leopoldo II, insistendo sul fatto che quest'ultimo non riguarda che la persona del re, essendo ogni carico ed ogni responsabilità declinati dal Belgio (Articolo 62 della Costituzione votato, il 28 e 30 aprile 1885, dalle camere). La Francia otterrà in cambio dei territori presso l'insenatura del fiume Congo e un "diritto di preferenza", una specie di diritto di prelazione sul Congo di Leopoldo.

 

Il 30 aprile del 1885, Leopoldo II assume il titolo di sovrano dello Stato indipendente del Congo. Il primo capo designato di questo immenso territorio è un inglese, sir Francis de Winton, che ha il titolo di amministratore generale e proclama ufficialmente la fondazione dello Stato indipendente del Congo e l'avvento di Leopoldo II come sovrano di questo Stato.

 

La Conferenza di Berlino segna una specie di vertice nella carriera congolese di Leopoldo II, che seppe profittare a meraviglia della "sonnolenza" portoghese, della "distrazione" britannica e del ritardo tedesco. Il principale beneficiario della Conferenza di Berlino fu dunque il re dei Belgi, che, con la mediazione di Stanley, suo agente, ha ottenuto il riconoscimento dell'Associazione Internazionale del Congo, presentata come una specie di colonia internazionale, di cui era, di fatto, il solo a tirare i fili e che gli permetterà di impadronirsi, a titolo personale, di tutto un Impero. Il principale risultato della conferenza fu dunque il riconoscimento di ciò che si chiamerà poco dopo, il 29 maggio 1885, "Stato indipendente del Congo".

 

Lo sfruttamento coloniale del Congo a profitto dl Belgio: il modello dlla colonizzazione

 

I Belgi non avendo nessuna attrattiva per le avventure coloniali (come d'altronde i citadini ordinari del resto dell'Europa), è a suo nome personale e con la sua ricchezza che il re proseguirà l'estensione della sua onquista del Congo... senza mai porvi piede.

 

A partire dal 1880, di fronte a serie difficoltà finanziarie, il re belga farà di tutto per far rendere la sua conquista e permettergli di autofinanziarsi. Attraverso una serie di ordinanze reali, egli autorizza i suoi agnti delle impost coloniali a ipertassare le produzioni dei villaggi soprattutto di caucciù e d'avorio, e  ai suoi uomini d'ordine di assicurare la sottomissione delle popolazioni refrattarie attraverso metodi decisamnte inumani. Il console britannico dello Stato indipendente del Congo dell'epoca, Casement Roger, produrrà un celebre rapporto nel 1903, nel quale dirà come gli indigeni congolesi erano sistematicamente mutilati, frustati e giustiziati per non aver prodotto abbastanza per pagare le imposte coloniali. Gli scandali si susseguirono al punto che il arlamento belga esigerà che il re abbandoni la sua colonia privata a beneficio dello Stato belga. Nel 1904, un collaboratore dell'impresa reale, Edmund Dene Morel, indignato rassegnò le dimissioni e fondò la "Congo Reform Association". Questa ONG ante litteram allerterà l'opinione europea allo scopo di fare cessare gli scandali. Alla sua morte nel 1908, Leopoldo II consegnerà il Congo al Belgio. Il governo accetterà il regalo dopo molte esitazioni. Il Belgio contrinuerà lo sfruttamento della colonia più di prima, senza tuttavia preoccuparsi di formare e educare gli abitanti.

 

Lo "Stato indipendente del Congo" accederà all''indipendenza in modo rapido e disastroso il 30 giugno 1960, e rimarrà la più strana e una delle più sanguinose colonie europee in Africa. 

 

 

Ipoua Sylvain

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK al post originale:
Il y a 120 ans L’"Etat indépendant du Congo" ou le Fantasme d’un Roi Belge

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Genocidi soppressi

Repost 0
11 settembre 2011 7 11 /09 /settembre /2011 19:39

L'ALTRO... 11 Settembre... 1973!

 

 

allende_torri_gemelle.jpg

pinochet_Levine.pngCaricatura di Levine di Pinochet come macellaio. 

 

 


Salvador Allende, eletto democraticamente nel 1970, intraprende delle riforme che soddisfano il popolo ma scontentano gli ambienti affaristici (innalzamento dei salari, riforma agraria, nazionalizzazioni).


cHILE-POPULAR.jpg



Gli Stati Uniti vedono di cattivo occhio la nascita di un regime socialista nell'America del Sud, che potrebbe dare delle idee ad altri e rimettere in causa la conquista delle multinazionali del continente.


miniera_rame.jpg

Cile, miniera di rame


 

 

L'11 settembre 1973, il governo socialista del presidente Allende è brutalmente rovesciato durante un colpo di Stato militare.

 

allende-ult.JPG

 

 

All'alba, su ordine del generale Augusto Pinochet, le truppe militari invadono le strade di Santiago, capitale del Cile.

 

 

 

 

 

cile_golpe.gif

Cile, arresti di massa durante il golpe.

 

 

 

 

Quel giorno, rifiutando di arrendersi ai militari putschisti, Salvador Allende, trova la morte sotto gli assalti ripetuti dell'esercito ed i bombardamenti del palazzo presidenziale.


palazzo_governo_cileno.jpg

Bombardamento al palazzo del governo 


 

Gli arresti, la tortura e le migliaia di assassinii che seguirono la caduta del governo Allende fecero di questa giornata di settembre 1973 l'inizio di una serie nera che lasciò, nel cuore dei Cileni, una piaga che fatica a rimarginarsi, ancora oggi.

stadio_cile.jpg

 

Le cifre parlano di 60.000 vittime: torture, esecuzioni, assassini politici, e numerosi sono stati gli scomparsi senza tracce.


pinochet_kissinger.jpgKissinger e Pinochet, padrone e servo si felicitano...

 

 

 

Sostenuto dagli Stati Uniti, Pinochet diventa presidente della Repubblica nel 1975 e rimarrà alla testa del Cile sino al 1990, creando un regime di terrore.

Pinochet_junta.jpgPinochet presidente delal repubblica cilena.

 

 

Sino alla fine il dittatore resterà in buoni rapporti con tutti i rappresentanti di regimi "democratici", e di tutti i rappresentanti devoti "ai diritti dell'uomo".

 

pinochet_Thatcher.jpgPinochet e la molto liberista signora Thatcher

 


 

Anche il papa Giovanni Paolo II gli farà visita...


GPII_Pinochet.jpeg

Giovanno Paolo II, grande beatificatore di dittatori fascisti e prelati cattolici coinvolti in genocidi, e Pinochet al balcone...

 

 

 

 

allende_cadavere.jpgSalvador Allende trucidato dai golpisti


 


 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK:

Chili: 11 Septembre 1973...

Repost 0
Published by Ario Libert - in Democrazia reale
scrivi un commento
25 agosto 2011 4 25 /08 /agosto /2011 19:43

Chi sono i manifestanti violenti?

 

Dei poliziotti infiltrano gli indignati


 

In Spagna, è difficile per un poliziotto prendere a colpi di manganello un gruppo di manifestanti pacifici senza passare per un acttivo strumento di repressione totalitaria. Allora si spediscono dei compagnucci ad infiltare i gentili manifestanti per seminare zizzania. Una volta che il caos è stato impostato, le forze dell'ordine hanno un buon motivo per intervenire, senza troppo sottilizzare naturalmente. Il problema, è che anche con un jeans bucato ed un sacco sulle spalle, uno sbirro resta facilmente riconoscibile in mezzo alla folla.

La prova filmata:

 

 


   
[Noi in italia ne abbiamo avuti di esempi storici...].

[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:

Qui sont les manifestants violents ? Des policiers infiltrent les indignés

Repost 0
Published by Ario Libert - in Democrazia reale
scrivi un commento
23 agosto 2009 7 23 /08 /agosto /2009 11:18

Le basi del terrore dei popoli

o le maglie di una rete che imprigiona l’umanità

 




di JULES DUFOUR

 

 


Il controllo delle attività umane, economiche, sociali e politiche mondiali è assicurato sempre più dagli Stati Uniti d’America (USA) la cui volontà di dominio si esprime in una strategia di interventi diretti ed indiretti continui per orientare le norme degli affari mondiali in funzione dei loro interessi. Il Rapporto Globale 2000, pubblicato nel 1980, presentava lo stato del mondo evidenziando le minacce che avrebbero potuto pesare su questi interessi. Venti anni più tardi, gli Statunitensi, per giustificare, nel contesto della loro sicurezza, gli interventi compiuti ad ogni latitudine, costruiscono la più grande montatura che si possa immaginare: “una guerra mondiale contro il terrorismo” ovvero, in altri termini, una guerra contro quelli/e che osano non voler diventare i loro schiavi.


I quattro elementi maggiori della strategia di conquista e di dominio del mondo da parte degli Statunitensi sono:

1) controllo dell’economia mondiale e dei mercati finanziari;

2) saccheggio di tutte le risorse naturali (materie prime e risorse energetiche) nevralgiche per la crescita delle loro ricchezze e del loro potere attraverso le attività delle corporazioni multinazionali;

3) controllo dei 191 governi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ed infine

4) la conquista, l’occupazione e la sorveglianza di questi elementi grazie ad una rete di basi o di installazioni militari che coprono l’intero Pianeta (continenti, oceani e spazio extra-atmosferico). Si tratta di un Impero di cui è ben difficile determinare la giusta ampiezza.


È tuttavia possibile descriverne la configurazione globale a partire dalle informazioni rese pubbliche nei rapporti annuali presentati al Congresso statunitense sulle spese militari nazionali e la rete delle basi militari dislocate all’estero ed anche in una serie di analisi della configurazione di questo insieme in numerose regioni del mondo.

Questo articolo ha per obiettivo di presentare un breve prospetto della rete mondiale delle basi militari possedute o controllate dagli Statunitensi, gli effettivi, le aree della divisione spaziale di queste installazioni, i costi annui del loro impiego, gli elementi da esse sorvegliati ed i progetti attuali di espansione di questa rete.

Esamineremo, in una seconda parte, il movimento mondiale di resistenza popolare a questi progetti. Analizzeremo, in un altro articolo, le reti di altre potenze nucleari come quelle del Regno Unito, della Francia e della Russia.


I. Le basi militari.

Le basi militari sono i luoghi di addestramento, di preparazione e di stoccaggio degli equipaggiamenti di guerra degli eserciti nazionali nel mondo. Sono poco conosciute, perché visitarle è di fatto proibito per il grande pubblico. Benché esse presentino numerose configurazioni secondo le specifiche funzioni che sono chiamate a svolgere, possono essere classificate in quattro grandi categorie: le basi aeree (Air Force), foto 1 e 2, le basi terrestri (Army), le basi navali (Navy) e le basi di comunicazioni e di sorveglianza (Spy).


Diego_Garcia_%28satellite%29.jpg
Foto 1. Base aerea di Diego Garcia situata nell’Oceano Indiano.

diego-garcia-ims7.jpg
Foto 2. Diego Garcia. Vista di due B-52 e di sei Kc-135.


II. Più di 1000 basi o installazioni militari

La maggior parte delle fonti di informazioni su questa questione (soprattutto C. Johnson, il Comitato di Sorveglianza della Nato, l’International Network for the Abolition of Foreign Military Bases, ecc.) rivelano che gli Statunitensi posseggono o occupano tra 700 e 800 basi militari nel mondo.

Concepita da Hugh d’Andrade e realizzata da Bob Wing, la carta 1 intitolata: “U.S. Military Troops and Bases around the World”, The Costs of ‘Permanent War’, pubblicata nel 2002, permette di costatare la presenza di militari statunitensi in 156 paesi, della loro presenza su basi statunitensi in 63 paesi, di basi recentemente costruite (dopo l’11 settembre 2001) in sette paesi ed un totale di 255.065 effettivi militari. Questa presenza che si traduce in un totale di 845.441 installazioni diverse copre, nei fatti, dei terreni per una superficie di 30 milioni di acri. Secondo Gelman, basandosi sui dati ufficiali del Pentagono del 2005, gli USA possiederebbero 737 basi all’estero. Con quelle del territorio metropolitano e dei loro propri territori, le basi coprirebbero una superficie totale di 2.202.735 ettari, cosa che farebbe del Pentagono uno dei più grandi proprietari terrieri del pianeta (Gelman, J., 2007).


military.jpg
Mappa 1. I militari statunitensi nel mondo. I costi della ‘guerra continua’ e alcuni dati comparativi


I dati di Peace Pledge Information 2003, indicano che tra il 2001 e il 2003 la rete statunitense comprendeva 730 installazioni e basi in più di 50 paesi e si appoggiava su di un personale militare americano in dozzine di altri paesi (mappa 2). Altre fonti menzionano che gli USA possedevano nel 2004 più di 750 basi suddivise in 130 paesi su tutti i continenti. Un grande numero di esse erano situate su isole. Secondo C. Johnson, l’Impero americano ne possiederebbe o affitterebbe più di 1000 in totale all’estero (Johnson, 2007). In breve, le basi e le truppe statunitensi occupano e controllano la quasi totalità degli spazi terrestri e marini del pianeta. Alcuni paesi sembrano ancora sfuggir loro come la Siria, l’Iran, la Corea del Nord, Cuba ed il Venezuela, una situazione che un Impero, si può esserne certi, non potrà tollerare troppo a lungo.


usbases200103.jpg
Mappa 2. Le basi militari statunitensi nel mondo (2001-2003)


La mappa della Rete mondiale NO BASES (mappa 3) mostra quanto segue:

- Basi operative situate nel nord America, in alcuni paesi latino-americani, in Europa Occidentale, nel Medio Oriente, in Asia centrale, in Indonesia, nelle Filippine ed in Giappone.
- Basi disattivate
- Nuovi basi selezionate
- Basi di spionaggio
- Basi di spionaggio satellitare
- Paesi con basi statunitensi
- Basi la cui acquisizione è in negoziazione
- I paesi senza basi americane



La superficie terrestre è strutturata in un vasto campo di battaglia

Queste basi o installazioni militari di diversa natura sono suddivise su di una griglia di comandi divisi in cinque unità spaziali e quattro unità speciali (Unified Combattant Commands, Mappa 4)


unifiedmap_sm.jpgMappa 4. Il mondo ed i territori sotto la responsabilità di un comando o struttura di comando.
Ogni unità è posta sotto il comando di un generale. La superficie terrestre è dunque caratterizzata come un vasto campo di battaglia che può essere pattugliato o sorvegliato costantemente a partire da queste basi.

I territori sotto comando sono (abbiamo conservato i loro nomi in inglese) il Northern Command (Peterson Air Force Base, Colorado); il Pacific Command (Honolulu, Hawaii); il Southern Command (Miami, Florida, mappa 5); il Central Command (MacDill Air Force Base, Florida); l’European Command (Stuttgard-Vaihingen, Germania); il Joint Forces Command (Norfolk, Virginia): lo Special Operations Command (MacDill Air Force Base, Florida); il Transportation Command (Scott Air Force Base, Illinois) e lo Strategic Command (Offtut Air Force Base, Nebraska).


mapabases.gifMappa 5. Il Southern Command


La NATO, in quanto alleanza militare ed ormai anche politica, possiede la sua rete di basi, 30 in totale, situate prevalentemente in Europa occidentale: Whiteman negli USA; Faurfors, Lakenheath e Mildenhall nel Regno Unito; Eindoven in Ollanda; Brüggen, Geilenkirchen, Landsberg, Ramstein, Spangdahlem, Rhein-Main in Germania; Istres e Avord in Francia; Morón de la Frontera e Rota in Spagna; Brescia, Vicenza, Piacenza, Aviano, Istrana, Trapani, Ancona, Pratica di Mare, Amendola, Sigonella, Gioia del Colle, Grazzanise e Brindisi in Italia; Tirana in Albania; Incirlik in Turchia; Eskan Village in Arabia saudita e Ali al Salem in Kuwait.

III. Un personale militare ad ogni latitudine

Secondo i dati della libera enciclopedia Wikipedia (dati del febbraio 2007), il sistema della difesa statunitense metropolitana (si stimano a 6000 il totale delle installazioni militari negli stessi USA) e mondiale fa capo ad un personale di 1.400.000 persone di cui 1.168.195 negli Stati Uniti e nei loro territori oltremare. Secondo la stessa fonte essi ne impiegano 325.000 all’estero di cui 800 in Africa, 97.000 in Asia (escludendo il Medio Oriente e l’Asia centrale), 40.258 in Corea del Sud, 40.045 in Giappone, 491 nella base di Diego Garcia nell’oceano Indiano, 100 nelle Filippine, 196 a Singapore, 113 in Tailandia, 200 in Australia e 16.601 su navi da guerra.

In Europa, si conta ancora la presenza di 116.000 militari statunitensi di cui 75.603 in Germania. In Asia centrale, circa 1.000 militari sono di stanza nella base aerea di Ganci (Manas) in Kirghizistan e 38 si trovano a Kritasanasi, in Georgia, la cui missione è di assicurare l’addestramento dei soldati georgiani. In Medio Oriente, si contano 6.000 militari di cui 3.432 nel Qatar e 1.496 nel Barhein. In Occidente, fuori dagli USA e dai loro territori, se ne ritrovano 700 a Guantanamo, 413in Honduras e 147 in Canada.


La mappa 3 presenta il personale in carica secondo una graduatoria di sette grandi insiemi. Il numero totale del personale della Difesa limitato agli Stati Uniti stessi e nei loro territori è di 1.139.034 militari. Nelle altre regioni dell’emisfero occidentale se ne contano 1.825, in Europa 114.660, in Africa subsahariana 682, in Africa del Nord, in Medio Oriente ed in Asia del Sud 4.274 e nell’Est asiatico, nell’ex-URSS 143 e nel Pacifico 89.846.

 
IV. I costi di utilizzo di questa rete mondiale

Le spese militari degli USA sono passate da 404 a 626 miliardi di dollari, valore equivalente del dollaro del 2007 (dati del Center for Arms Control and Non-Proliferation di Washington) tra il 2001 e il 2007 e dovrebbero superare i 640 miliardi nel 2008 (figura 1 e http://www.armscontrolcenter.org/archives/002244.php ). Esse corrispondevano nel 2006 al 3,7% del PIL e a 935,64$ pro capite.


us-spending-1998-2008.pngFigura 1. Le spese militari degli USA dal 1998.


Secondo i dati della mappa 1 (The Costs of “Permanent War and By the Numbers”) il bilancio della Difesa proposto nel 2003 di 396 miliardi di dollari ha raggiunto nei fatti i 417.4 miliardi e corrispondeva già ad un aumento di quasi il 73% in rapporto a quello del 2000 che ammontava a 289 miliardi e più della metà del bilancio discrezionario degli Stati Uniti. Dal 2003 queste spese vengono ad aggiungersi a quelle della guerra di occupazione dell’Iraq che raggiunge oggi (fine marzo 2007) un totale accumulato di 413 miliardi di dollari secondo il National Priorities Project.

Le stime dei bisogni del bilancio della Difesa che sono stati presentati nel marzo 2006 nel Libro verde della Difesa

Amy Goldstein del Washington Post, nel quadro di un articolo sui fatti salienti del bilancio nazionale del 2007 intitolato 2007 Budget Favors Defense, scriveva a questo proposito: “nell’insieme, il bilancio dell’anno fiscale 2007 avrà come effetto di attuare i cambiamenti che l’Amministrazione si era riproposta di apportare nel corso degli ultimi cinque anni, ossia di aumentare le capacità militari e di difesa contro le minacce terroriste sul suolo degli Stati Uniti restringendo le spese in numerosi settori di attività come quelli dell’educazione e del trasporto ferroviario.”


V. Delle basi per il controllo delle risorse energetiche fossili

Gli Usa hanno intrapreso, dopo gli eventi del 11 settembre 2001, una guerra globale contro il terrorismo, prima in Afghanistan e successivamente in Iraq e accanendosi contro i paesi che non obbediscono fedelmente all’ordine che essi vogliono imporre all’insieme dell’umanità e particolarmente l’Iran, la Corea del Nord, la Siria ed il Venezuela. Essi sorvegliano da vicino i governi che non sono necessariamente favorevoli all’espansione della loro influenza sulle risorse dei loro territori. Essi sono particolarmente preoccupati dai movimenti di resistenza ai loro interventi nell’America del Sud, cosa che ha portato il presidente Bush ad effettuare re­centemente una visita lampo in numerosi paesi come il Brasile, l’Uruguay, la Colombia, il Guatemala ed il Messico « Per promuovere la democrazia ed il commercio», ma soprattutto per tentare di neutralizzare questi movimenti e di edificare un contrappeso suffi­ciente per frenarne l’espansione.

La stessa cosa vale anche per l’Asia centrale. Secondo Iraklis Tsavdaridis, Segretario del Consiglio mondia­le della Pace (WPC), la presenza delle basi militari degli USA non deve essere percepita come al servizio di un obiettivo puramente militare. Le basi sono lì per promuovere gli interessi economici e politici del ca­pitalismo degli Stati Uniti. Per esempio, le imprese ed il governo statunitense hanno già manifestato un vivo interesse per costruire un corridoio di sicurezza per il petrolio ed il gas naturale del bacino del mar Caspio in Asia centrale passando attraverso l’Afghanistan, il Pakistan ed il mar Arabo (mappa 6). Questa regione non conterrebbe che il 6% delle riserve di petrolio conosciute ed il 40% delle riserve di gas. La guerra di occupazione dell’Afghanistan e la costruzione delle basi militari degli USA in Asia centrale sono considerate come un’occasione propizia per fare di questo oleodotto una realtà.

Gli USA sono in guerra in Afghanistan ed in Iraq per questa ragione fondamentale e vogliono perseguire queste operazioni sino al raggiungimento del loro obiettivo. Secondo i dati dell’Enciclopedia libera Wikipedia, le truppe statunitensi impiegate in questo paese hanno in totale quasi 190.000 militari. L’Operazione Enduring Freedom in Iraq soltanto è condotta da quasi 200.000 effettivi includendo i 26.000 soldati degli altri paesi partecipanti alla “missione”. Ventimila potrebbero congiungersi agli altri contingenti i prossimi mesi. In Afghanistan, si conta la presenza di 25.000 militari in totale (mappa 6 e 7).






VI. Delle basi militari per il controllo delle risorse rinnovabili strategiche

Secondo la lista redatta dall’enciclopedia libera Wikipedia, le basi statunitensi all’estero, eredità della Guerra fredda, erano situate principalmente in Europa occidentale di cui 26 in Germania, 8 in Gran Bretagna e 8 in Italia. A queste basi si potevano aggiungere 9 installazioni in Giappone.

Nel corso degli ultimi anni e adesso, nel contesto della guerra contro “il terrore”, gli USA hanno iniziato la costruzione di 14 nuovi basi attorno al Golfo persiano, un piano di costruzione o di rafforzamento di 20 basi (106 installazioni in totale) in Iraq per una spesa totale di 1.100 miliardi di dollari in questo solo paese (Varea, 2007) e l’utilizzo di una decina di basi in Asia centrale.

Hanno anche intrapreso o proseguito dei negoziati con diversi paesi per installare, acquisire, ingrandire o affittare altre basi e, in particolare, con il Marocco, l’Algeria, la Repubblica del Mali, il Ghana (Ghana WEB. 2006), il Brasile, l’Australia (Nicholson, B., 2007), la Polonia, la Repubblica Ceca (Traynor, I., 2007), l’Uzbekistan, il Tagikistan, il Kirghizistan, l’Italia (Jucca, L., 2007) e la Francia con un accordo per installarsi a Gibuti (Manfredi, E., 2007). Tutti questi provvedimenti si inseriscono nella prospettiva di approntare una serie di basi in un corridoio est/ovest tra la Colombia, il Maghreb, il Vicino Oriente, l’Asia centrale sino alle Filippine che gli Statunitensi hanno chiamato “arco di instabilità” (Johnson, C., 2004) così come di assicurare un accesso facile e permanente alle risorse idriche e biologiche di grande valore come quelle del bacino amazzonico (Delgado Jara, D., 2006 e Mappe 9 e 10).



VII. I movimenti di resistenza

Analogamente all’opposizione tradizionale organizzata e condotta dalle organizzazioni pacifiste e anti-guerra nel mondo nel corso degli ultimi 40 anni, la ridefinizione della rete delle basi militari statunitensi imposte da un reimpiego delle forze armate in funzione della localizzazione delle risorse strategiche tradizionali e delle risorse rinnovabili di grande valore suscita numerose manifestazioni di opposizione e di resistenza. Lo si è potuto osservare recentemente in Spagna, in Equador, in Italia, in Paraguay, in Uzbekistan, in Bulgaria e in diversi altri paesi. Queste manifestazioni si sono aggiunte ai movimenti di resistenza di lunga data sviluppati in Corea del Sud, Porto Rico, Guam, nelle Filippine, Cuba, Europa, Giappone ed altrove.

Un movimento mondiale di resistenza alla presenza di basi militari all’estero è nato e si è sviluppato nel corso degli ultimi anni. Si tratta di NO BASES o della Rete internazionale per l’abolizione delle basi militari straniere.

Questa rete ha come obiettivo di proseguire il processo di disarmo e di smilitarizzazione del pianeta e soprattutto lo smantellamento delle basi militari straniere. Raggruppa le organizzazioni che promuovono la pace istituita dalla democrazia partecipativa e la giustizia sociale. La rete No Bases organizza delle campagne di educazione e di sensibilizzazione del pubblico mobilitando, in questo senso, le forze vive della società civile. Si occupa anche dei lavori di riutilizzo dei siti militari abbandonati come è il caso, in particolare, dell’Europa occidentale.

Sino al 2004, queste campagne hanno avuto innanzitutto una portata locale e nazionale. La Rete ha intenzione oramai di estendersi su scala globale, perché come sottolinea la Rete stessa: “È molto importante sviluppare dei legami più forti e più stretti tra le campagne avente un impatto locale e quelle che mobilitano un paese intero o quelle che possono avere una portata mondiale. I gruppi locali attraverso il mondo possono ispirarsi e trarre dei benefici condividendo informazioni, esperienze e strategie”.

La Rete aggiunge: “Il fatto di prendere coscienza che non si è soli nella lotta contro le basi straniere è un fattore che rafforza e motiva gli attori. Le attività e campagne la cui coordinazione è mondiale permettono di fare conoscere anticipatamente la portata e l’importanza della resistenza alla presenza militare straniera nel mondo. Nella congiuntura attuale in cui si assiste ad un processo più intenso di militarizzazione e di ricorso alla forza nel mondo si prova un bisogno urgente e pressante di stabilire e di rafforzare la rete internazionale dei militanti, delle organizzazioni e dei movimenti che portano un’attenzione particolare alla presenza militare straniera e che lavorano al rafforzamento di un sistema di giustizia e di pace”.

Per la Rete, le guerre in Afghanistan ed in Iraq, la militarizzazione e la sorveglianza accresciuta dei governi e delle attività della società civile ad opera degli Stati Uniti costituiscono un momento favorevole al rafforzamento dei movimenti di resistenza: “Durante un incontro internazionale contro la guerra, tenutosi a Giacarta, nel maggio del 2003, qualche settimana prima dell’inizio dell’invasione dell’Iraq, una campagna globale contro le basi militari è stata proposta come un’azione a priori per i movimenti globali antiguerra, di giustizia e di solidarietà”.

Da allora, questa campagna è cresciuta di ampiezza. E’ stata stabilita una lista di indirizzi (nousbases@lists.riseup.net e nousbases-info@lists.riseup.net); essa permette la diffusione delle esperienze dei membri del movimento e scambi di informazioni e di discussioni. Questa lista è formata ora da 300 persone e organizzazioni di 48 paesi.

Un sito Internet permette anche di informare adeguatamente l’insieme dei membri della Rete. Numerose rubriche forniscono un’informazione preziosa sulle attività che si svolgono un po’ ovunque nel mondo.

La Rete è sempre più attiva e pratica, e partecipa, così, ai Forum sociali continentali o mondiali ed organizza conferenze e incontri. Ha partecipato al Forum sociale europeo a Parigi nel 2003 e a Londra nel 2004, al Forum sociale delle Americhe in Equador nel 2004 ed a quello del Mediterraneo in Spagna nel 2005. Uno dei raduni maggiori è stato tenuto a Mumbai, in India, nel 2004 nel quadro del Forum sociale mondiale. Più di 125 partecipanti provenienti da 34 paesi hanno posto le fondamenta di una campagna globale coordinata. Sono state stabilite alcune priorità d’azione come quella di fissare un dato giorno per una Azione globale tendente a sottolineare le sfide concernenti la presenza delle basi militari all’estero. Infine, è importante menzionare che la Rete ha tenuto quattro sedute di discussioni al Forum sociale di Porto Alegre nel 2005 di cui una sul finanziamento delle attività della Rete.

Conviene ricordare che la Rete si iscrive decisamente nel movimento pacifista globale. Ha permesso di far comprendere maggiormente a questo movimento l’importanza della problematica della presenza delle basi militari all’estero e che è importante che gli organismi di giustizia e di pace le prestino una maggiore attenzione.

La pertinenza del dibattito concernente la presenza di basi militari all’estero non è più da dimostrare. Le funzioni attribuite alla base di Guantanamo che sfuggono al controllo del diritto internazionale, le sfide attorno ai progetti di espansione della potenza militare degli USA nel Medio Oriente ed in Asia centrale, la vivace opposizione popolare alle mire ed agli scopi statunitensi nella regione andina in Sud America (mappa 11) come quella che si osserva in Giappone attorno alle basi di Henoko e di Okinawa, ecc., sono una sfida ed esigono un’azione globale concertata contro questa occupazione implicita nel concetto di “Permanent War”.



La conferenza internazionale di Quito e di Manta, Equador, marzo 2007

Una conferenza mondiale di rete per l’abolizione delle basi militari straniere, ha avuto luogo a Quito e a Manta, Equador, dal 5 al 9 marzo 2007. La conferenza ha avuto l’obiettivo di sottolineare gli impatti politici, sociali, ambientali ed economici delle basi militari straniere e di far conoscere i principi dei movimenti anti-basi e costruire formalmente la rete, le sue strategie e piani di azione.

Gli obiettivi principali della conferenza sono stati:

- Analisi del ruolo delle basi militari straniere e di altre forme di presenza militare nella strategia di dominio globale ed i suoi impatti sulla popolazione e l’ambiente;
- Condivisione delle esperienze di solidarietà con le lotte di resistenza contro le basi militari straniere nel mondo;
- Raggiungimento di un consenso sugli obiettivi, sui piani di azione, di coordinamento, di comunicazione e di presa di decisione per una rete globale per l’abolizione di tutte le basi militari straniere e di altre forme di presenza militare;
- Accordo sulle lotte e sui piani di azione globali che rafforzino le lotte delle persone nel paese ed assicurino il loro coordinamento su scala internazionale.

CONCLUSIONI

Questo articolo ha permesso di constatare quanto sia considerevole l’influenza della potenza militare degli Stati Uniti nel mondo e come essa non faccia che aumentare. Gli Statunitensi considerano la superficie terrestre come un terreno da conquistare, da occupare e da sfruttare. La divisione del mondo in unità di combattimento e di comando illustra molto bene questa realtà. In questo contesto, ci sembra che l’umanità si trovi controllata cioè legata a delle catene le cui maglie sono costituite dalle basi militari.

Il processo di re-impiego delle installazioni militari in corso deve essere analizzato in modo meticoloso se si vogliono comprendere le strategie di intervento di Washington in tutte le regioni del mondo. Questo processo è condotto sotto il governo della forza, della violenza armata, dell’intervento attraverso degli accordi di “cooperazione” le cui velleità di conquista sono incessantemente affermate nella progettazione delle pratiche del commercio e degli scambi. Lo sviluppo economico è assicurato dalla militarizzazione e dal controllo dei governi e le società e le risorse immense vengono sacrificate per permettere questo controllo nella maggior parte delle regioni dotate di ricchezze strategiche per consolidare le basi dell’Impero.

L’edificazione della Rete internazionale per l’abolizione delle basi militari straniere si rivela un mezzo straordinario per lottare contro il processo di militarizzazione del Pianeta. Questa rete è indispensabile ed il suo sviluppo non potrà farsi senza un’adesione o un impegno di tutti i popoli del mondo. Sarà estremamente difficile mobilitarli, ma i legami creati da questa rete saranno favorevoli per le lotte concertate su scala mondiale.

Concludendo, conviene rivedere i termini della Dichiarazione finale della 2a Conferenza internazionale contro le basi militari straniere tenutasi a L’Avana nel novembre del 2005, dichiarazione formulata dai delegati di 22 paesi. Quest’ultima racchiude le sfide maggiori concernenti l’avvenire dell’umanità e costituisce un Appello alla solidarietà internazionale per il disarmo e la pace.

Jules Dufour, Ph. D., è presidente dell’Associazione canadese per le Nazioni Unite (A.C.N.U.)/ sezione Saguenay-Lac-Saint-Jean, membro del Circolo universale degli Ambasciatori di Pace, membro del Consiglio nazionale dello Sviluppo & Pace.


RIFERIMENTI

COMITÉ DE SURVEILLANCE OTAN. 2005. Las bases militares : un aspecto de la estrategia global de la OTAN. Intervencion del Comité Surveillance Otan en la Conferencia Internacional realizada en La Habana 7-11.11.2005. 9 pages.

DELGADO JARA, Diego. 2006. Bases de Manta, Plan Colombia y dominio de la Amazonia. Militarizacion de la Hegemonia de EE. UU. En América latina. 17 pages.

EQUIPO DE COMUNICACIÓN CONFERENCIA NO BASES. 2007. La gente del mundo no quiere bases militares extranjeras.

GELMAN, J. 2007. Terratenientes. Rebelion. 26 de Febrero de 2007,http://www.rebelion.org/noticia.php?id-47353

Ghana to host US Military Base? February 26, 2006.

JOHNSON, C.,America's Empire of Bases.January2004.

JOHNSON, C.America’s Empire of Bases. Janvier 2004 .

JOHNSON, C. 2005. The Sorrows of Empire. Militarism, Secrecy, and the End of the Republic. Henry Holt, April 2005, Paperback. 389 pages.

JOHNSON, C., 2007.. 737 U.S. Military Bases = Global Empire.February 19, 2007

JUCCA, L., 2007.Italians protest over U.S. base expansion. Sat Feb 17, 2007.

MANFREDI, E. 2007. Djibouti : Hôtel Corne d’Afrique, grande base américaine. Le GRAND SOIR.info. Édition du 23 mars 2007.

NEW INTERNATIONALIST. 2004. The Bases of Resistance, December 2004, Issue 374.

NICHOLSON, B. 2007. Secret New Us Spy base to Get Green Light. February 15, 2007.

TRAYNOR, I. 2007. US EXPANDS, Builds New Military Bases in Europe.The Guardian, anuary 22, 2007.

TSAVDARIDIS, I., 2005. Military Bases around the world and in Europe – the role of the USA and NATO. Novembre 2005. Stop USA / STOP United States of Agression.

VAREA, C., Las bases Militares de EEUU en Iraq. 4 mai 2006. Nodo50.


SITI INTERNET


An Internet Guide to United States Military Bases Around the World :
http://www.libsci.sc.edu/bob/class/clis734/webguides/milbase.htm

APPEL A UN RASSEMBLEMENT INTERNATIONAL en Mars 2007,Équateur, Pour l’abolition de toutes les bases militaires

Bases y Ejercicios Militares de EE.UU. El Comando Sur.

BUILDING A GLOBAL ANTI-MILITARY BASES MOVEMENT

Campana. Un mundo sin bases militares . Asemblea de Organizaciones y Movimientos contra la guerra, la OTAN y el Neoliberalismo (Madrid), Nodo50.

Challenges to the US Empire, http://www.globalpolicy.org/empire/challenges/challengesindex.htm.

Washington veut installer une base militaire en Algérie. Le Quotidien d'Oran, 20 juillet 2003.

Empire? http://www.globalpolicy.org/empire/index.htm

International Conference against Foreign Military Bases. Final Declaration.

[Fsmed-general] for all that are against foreign military bases:
http://www.grups.pangea.org/pipermail/fsmed-general/Week-of-Mon-20060206/001002.html

FUENTES DE AGUA EN AMÉRICA LATINA:
http://www.visionesalternativas.com/militarizacion/mapas/mapahegem.htm

Abdulhafeth Khrisat, Impérialisme américain et politique militaire, ,Université Mu’tah

Interview with Chalmers Johnson, Part 1. An Empire of More Than 725 Military Bases.

Liste des bases militaires américaines dans le monde.

Major Military Bases World-Wide,
http://www.globalsecurity.org/military/facility/sites.htm

Military Bases Around The World, http://www.fsmitha.com/com/bases.htm

Military Bases around the world and in Europe - the role of the USA and NATO , Iraklis Tsavdaridis, Secretary of the World Peace Council (WPC) 8th November 2005, From the Greek Committee for International Detente and Peace (EEDYE), Presented on November 8, 2005 at the International Conference on Foreign Military Bases in Havana/Cuba organized by MOVPAZ :
http://stopusa.be/campaigns/texte.php?section=FABN&langue=3&id=24157

Military of the United States : http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_armed_forces

MOVIMIENTOS SOCIALES DE RESISTENCIA EN AMÉRICA LATINA

No a la instalacion de una base de la OTAN en Zaragoza :
http://www.ecologistasenaccion.org/article.php3?id_article=6261

OTAN – Le grand jeu des bases militaires en terre européenne :
http://www.mondialisation.ca/index.php?context=viewArticle&code=DIN20060509&articleId=2414

Protestas contra bases militares de EEUU en Espana :
http://spanish.peopledaily.com.cn/spanish/200104/02/sp20010402_46341.html

RIQUEZA DE LA BIODIVERSIDAD EN AMÉRICA LATINA

US Military Troops and Bases Around the World :
http://www.globalpolicy.org/empire/intervention/2003/0710imperialmap.htm

U.S. Military Troops and Bases Around the World/united for peace & justice:
http://www.unitedforpeace.org/article.php?id=884

US Military Expansion and Intervention :
http://www.globalpolicy.org/empire/intervention/index.htm

YACIMIENTOS PETROLEROS EN AMÉRICA LATINA :
http://www.visionesalternativas.com/militarizacion/mapas/mapapetrol.htm




Jules Dufour

Fonte: http://www.mondialisation.ca

Post originale datato 10 aprile 2007


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:
Le réseau mondial des bases militaires US


Repost 0

Presentazione

  • : STORIA SOPPRESSA. Blog di storiografia e critica ideologica libertaria
  • STORIA  SOPPRESSA. Blog di storiografia e critica ideologica libertaria
  • : Blog di controinformazione storico-critica dei processi teorico-politici connessi alla cancellazione di culture, civiltà, eventi, saperi e personalità ritenuti non degni di considerazione da parte dell'establishment.
  • Contatti

Profilo

  • Ario Libert
  • Amante e ricercatore della verità storica e sociale
  • Amante e ricercatore della verità storica e sociale

Testo Libero

Link