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13 marzo 2009 5 13 /03 /marzo /2009 19:46



Soppressione storica. Una questione metodologica e teorica.




  

 

 


Le tematiche che verranno affrontate nel presente blog, che, come recita il titolo, riguardano prevalentemente i processi di soppressione nella scienza storica, consisteranno nel trattare argomenti spesso molto familiari a volte invece insoliti sino ad un grado estremo se non, addirittura, esagerato.

 

Tengo ovviamente a precisare che tali normalità e atipicità sono appunto soltanto apparenti in quanto il livello su cui intendo agire è quello più squisitamente ermeneutico, cioè della interpretazione di eventi, processi, saperi, e singole personalità, secondo angolazioni del tutto alternative rispetto alle vulgate ortodosse stabilite dall'establishment.

 

Un tale atteggiamento di assoluta opposizione non intende essere affatto fine a se stesso ma inserirsi al contrario in quella che ritengo siano dei filoni di opposizione tradizionali esistenti già da secoli, se non da millenni, e la cui esistenza effettiva o estintasi o più probabilmente modificatasi nel corso del tempo, spiega moltissime difficoltà in cui la ricerca storica ortodossa si imbatte o fa precipitare coloro che fidandosi del suo apparente rigore scientifico, inizialmente finiscono con l’impantanarvisi e spesso annegare in docili quanto insipidi catechismi di storia.


Quest’ultima conseguenza è essenzialmente quello che potremmo definire la conseguenza più immediata del cosiddetto curriculum occulto del sistema di produzione e riproduzione scientifico e teorico ufficiale nel suo processo di formazione di una ortodossia metodologica e interpretativa, ottenuto primariamente attraverso i processi educativi erogati attraverso le istituzione a ciò preposte.

Tale spirito critico che anima me quanto soprattutto i ricercatori storici alternativi o revisionisti, come li ha giustamente definiti Ian Lawton nel suo importatissimo Le antiche civiltà antidiluviane, termine che considero interessante anche se rischia di risultare scabroso a causa di una sedimentazione semantica che in anni recenti si è venuta a formare in alcuni campi di indagine storica, soprattutto nelle ricerche storiche concernenti la realtà storica dei campi di sterminio nazisti e che sinora non ha condotto fondamentalmente ancora a nulla di risolutivo.




Comunque sia, al di là delle difficoltà terminologiche che in una impostazione di studi del tipo che intendo effettuare si ripresenterà inevitabilmente molto spesso, ritengo che una sistematizzazione a carattere storico e teorico della tradizione storica alternativa sia necessaria per ulteriori progressi, dal momento che tale orientamento della ricerca contribuisce ad un tempo ad acutizzare la coscienza autenticamente critica di quanto è stato sinora conseguito da un filone realmente alternativo rispetto all’ortodossia proprio basandosi sui suoi risultati più notevoli da cui i ricercatori eterodossi sanno così abilmente mettere in risalto aporie e contraddizioni con il sommo imbarrazzo dei custodi del sapere sacralizzato, religioso o laico che esso sia.


Eviteremo totalmente gli pseudoricercatori e le loro pseudoricerche sensazionalistiche. Il primo criterio sarà sempre ed unicamente il rigore documentario, l'aggiornamento bibliografico, il rigore argomentativo.


Gli studi di questo genere non mancano, tutt'altro. Lo spirito critico se non alberga totalmente nelle accademie, non difetta certo fuori di esse, anche se oneste opere di ricerca storica sono state elaborate da studiosi universitari che per questo hanno dovuto pagare a caro prezzo, molto spesso, il loro essersi discostati dalla etta via. Se gli eretici, fuori dalle accademie non mancano, essi, pur non abbondando al loro interno, non per questo non esistono.

 

E' grazie a questi ricercatori, endoeretici ed esoeretici, che le opere di critica ai dogmi storiografici nel corso del tempo e con modalità peculiari alle loro epoche, hanno potuto essere elaborate. Malgrado la congiura del silenzio, arma che il sistema ha portato ad eccellenti livelli di raffinatezza, molte di esse sono cadute nell'oblio o sono andate perse forse per sempre. Spesso, invece, lo strumento più efficace è stato quello dell'interpretazione capziosa, che falsificando il senso ed il valore di un'opera o di un evento, ne vanificano o annullano la portata. Documenteremo anche, e soprattutto questo, in questo blog, il materiale non manca e la volontà pure.


[Le immagini presenti in questa home page non sono casuali in rapporto al discorso sviluppato].

 

 

 

 

ARIO LIBERT

 

 

 

LINK significativi:
 

Afrikara

 

Africamaat

 

Institut Géopolymère 

 

The Palestinian Holocaust Museum
 



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  • Amante e ricercatore della verità storica e sociale
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