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1 marzo 2018 4 01 /03 /marzo /2018 07:00

Il cambiamento climatico avrebbe portato al collasso della civiltà di Harappa

 

Un nuovo studio combinante gli ultimi elementi archeologici e le conoscenze geoscientifiche hanno dimostrato che il cambiamento climatico è stato un fattore chiave nel collasso della grande civiltà della valle dell'Indo o civiltà harappeana, circa 4.000 anni fa.

Gli Harappeani si sono affidati alle inondazioni del fiume per alimentare le loro eccedenze agricole. Oggi, numerose vestigia delle colonie harappeane sono situate in una vasta regione desertica, distanti da ogni fiume.

Questo studio risolve anche un dibattito di lunga data sulla fonte e la sorte del fiume Saravasti, fiume sacro della mitologia indiana.

Estendendosi per più di 1 milione di chilometri quadrati attraverso le pianure dell'Indo, dal mare Arabico sino all'Himalaya e il Gange (su ciò che è ora il Pakistan, l'India e a nord-ovest è dell'Afghanistan), la civiltà fu la più importante, ma la meno nota, delle prime grandi civiltà urbane come quelle dell'Egitto e della Mesopotamia.

Come loro contemporanei, gli Harappeani vivevano presso dei fiumi che fertilizzavano le terre ogni anno. "Abbiamo ricostruito il paesaggio dinamico della pianura in cui la civiltà dell'Indo si è sviluppata, 5.200 anni fa, ha costruito le sue città, poi si è lentamente disintegrata tra il 3.000 e 3.900 anni fa", ha dichiarato Liviu Giosan, un geologo della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) e principale autore dello studio. "Sino ad ora, le speculazioni hanno abbondato sui legami tra questa antica cultura e i suoi misteriosi fiumi potenti e vivificanti".

Oggi, numerose vestigia delle colonie harappeane sono situate in una vasta regione desertica, distanti da ogni fiume

Questa cultura straordinariamente complessa dell'Asia meridionale ha avuto una popolazione che al suo apogeo ha potuto raggiungere il 10% degli abitanti del pianeta.

Un'ondata di ricerche archeologiche in Pakistan e in India ha permesso di scoprire una cultura urbana sofisticata con una miriade di strade commerciali interne e dei legami marittimi ben consolidati con la Mesopotamia. Vi si trovano anche delle norme per la costruzione degli edifici, dei sistemi di igiene, arti e artigianato et un sistema di scrittura in corso di decifrazione.

"Abbiamo valutato che era tempo per un gruppo di ricercatori scientifici interdisciplinari di contribuire al dibattito  sulla sorte enigmatica di questi abitanti", ha detto Giosan.

La ricerca è stata condotta tra 2003 e 2008 in Pakistan, dalla costa del mar arabico sino alle fertili valli irrigue del Punjab e del nord del deserto di Thar.

Il gruppo internazionale comprende dei ricercatori degli Stati uniti, del Regno Unito, del Pakistan, dell'India e della Romania con degli specialisti in geologia, geomorfologia, archeologia e matematica.

Combinando delle fotografie satellitari e dei dati topografici raccolti dallo Shuttle Radar Topography Mission (SRTM), i ricercatori hanno creato e analizzato delle carte digitalizzate dei rilievi costruiti dall'Indo e dai fiumi vicini. Dei sondaggi sono stati in seguito effettuati attraverso perforazione, carotaggio e anche manualmente scavando delle trincee.

Dei campioni raccolti sono stati utilizzati per determinare l'origine dei sedimenti (sono stati portati e modellati dai fiumi o dai venti?) e la loro età allo scopo di sviluppare una cronologia dei mutamenti nel paesaggio.

"Una volta che abbiamo ottenuto delle nuove informazioni sulla storia geologica, abbiamo potuto riesaminare ciò che sappiamo sulle zone di popolamento: ciò che era coltivato dagli abitanti e in quale momento, e come l'agricoltura e i modi di vivere si sono evoluti", ha dichiarato Dorian Fuller, archeologa della University College London e co-autrice dello studio, "Ciò ha dato delle nuove prospettive nei processi di spostamento della popolazione verso l'est, la riduzione delle dimensioni delle comunità agricole e il declino delle città durante i periodi harappeani tardivi".

Il nuovo studio suggerisce che la diminuzione delle piogge monsoniche ha portato a un indebolimento della dinamica fluviale e ha svolto un ruolo essenziale sia nello sviluppo sia nel collasso della cultura harappeana.

Infatti, la civiltà dell'Indo si basava sulle inondazioni del fiume per produrre le sue eccedenze agricole. Questo nuovo studio ha fornito un quadro convincente di 10.000 anni di cambiamenti nei paesaggi.

Prima che la pianura venisse massicciamente occupata, il selvaggio e potente fiume Indo e i suoi affluenti, scorrevano dalle valle dell'Himalaya nei loro letti e lasciavano delle fasce di terre interfluviali tra di loro.

Nell'est, le piogge monsoniche hanno sostenuto la perennizzazione dei fiumi solcando il deserto e lasciando dietro di loro dei depositi sedimentari attraverso una vasta regione.

Tra le caratteristiche più notevoli i ricercatori hanno identificato una pianura a forma di monticello dai 10 ai 20 metri di altezza, di più di 100 chilometri di larghezza e lungo circa 1000 chilometri lungo l'Indo, che essi chiamano la "mega-cresta Indo". Essa è stata costruita dal fiume che depositava dei sedimenti lungo il suo corso inferiore.

"Su questa scala, nulla di simile è mai stato descritto nella letteratura geomorfologica", ha dichiarato Giosan, "la mega-cresta è un indicatore sorprendente della stabilità del paesaggio della pianura dell'Indo dei quattro ultimi millenni. Dei resti di colonie harappeane giacciono ancora sulla superficie della cresta, invece di essere sepolte nel suolo".

Cartografate al di sopra della vasta pianura indo-gangetica, i dati archeologici e geologici mostrano che le colonie sono fiorite lungo l'Indo della costa verso le colline che puntano sull'Himalaya.

Un'altra grande scoperta: i ricercatori pensano di aver risolto una lunga controversia riguardante la sorte del fiume Sarasvati.

I Veda, le antiche scritture indiane composte in sanscrito più di 3.000 anni fa, descrivono la regione ovest del Gange come "la terra dei sette fiumi". L'Indo e i suoi affluenti attuale sono facilmente riconoscibili, ma la Sarasvati, descritta come "superante in maestà tutte le altre acque" e "nel suo corso dalla montagna all'oceano" è stato perduto.

Basata sulle descrizioni bibliche, si è creduto che la Sarasvati era alimentata dai ghiacciai dell'Himalaya. Oggi, la Ghaggar, un fiume intermittente che si gonfia di acque soltanto durante i forti monsoni e che si dissipa nel deserto durante il percorso arido della valle Hakra, potrebbe essere il miglior sostituto della mitica Sarasvati. Ma la sua origine himalayana, se è stata attiva ai tempi vedici, resta controversa.

Delle prove archeologiche sostengono che vi è stato un popolamento intensivo durante i periodi harappeani lungo il Ghaggar-Hakra. I nuovi elementi geologici (i sedimenti, la topografia) mostrano che i fiumi erano infatti importanti e molto attivi in questa regione, ma più probabilmente a motivo dei forti monsoni.

Tuttavia, non esiste nessun indizio di ampie vallate incassate come lungo l'Indo e i suo affluenti e i ricercatori non hanno trovato connessioni con uno dei due fiumi vicini, Sutlej e Yamuna, provenienti dall'Himalaya.

Il nuovo studio fa valere che queste differenze cruciali provano che la Saravasti (Ghaggar-Hakra) non era alimentato dall'Himalaya, ma un corso d'acqua alimentato in permanenza dai monsoni, e che l'aridità l'ha ridotto a bervi flussi stagionali.

E così, 3900 anni fa, con il prosciugamento dei fiumi, gli Harappeani avevano uno sbocco a est del bacino del Gange, dove le piogge dovute ai monsoni rimasero sostenute. "Possiamo immaginare che questa evoluzione ha comportato un cambiamento verso forme di economia più localizzate: piccole comunità locali basate su un'agricoltura pluviale e la diminuzione dei corsi d'acqua", sostiene Fuller, "ciò può aver prodotto una diminuzione delle eccedenze, insufficienti per le grandi città".

Un tale sistema non era favorevole alla civiltà delll'Indo, che si era formata sulle eccedenze di raccolti eccezionali lungo l'Indo e i fiumi Ghaggar-Hakra.

"Così le città sono crollate, ma le piccole comunità agricole hanno potuto prosperare. La maggior parte delle arti urbane, come la scrittura, sono sparite, ma l'agricoltura ha continuato e si è diversificata", aggiunge ancora Fuller.

Secondo Giosa: "Una quantità incredibile di lavoro archeologico è stato accumulato nel corso degli ultimi decenni, ma ciò non era mai stato legato correttamente all'evoluzione del paesaggio fluviale. Vediamo ora che la dinamica dei paesaggi aveva un legame cruciale tra il cambiamento climatico e le popolazioni".

[Traduzione di Ario Libert]

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