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21 novembre 2013 4 21 /11 /novembre /2013 07:00

Storia dell'energia solare

 

solare-greci.jpg

Le prime ricerche allo scopo di captare e sfruttare l'energia solare risalgono all'antichità. Gli Egiziani sapevano che in un recipiente di vetro ermetico, si poteva ottenere una temperatura più elevata che in un recipiente aperto; è ciò che chiamiamo "effetto serra". Circa 3.500 anni fa, essi avevano realizzato delle macchine complesse nelle quali il calore dei raggi solari azionava un organo.

 I Greci antichi attribuivano un'enorme importanza al modo di accendere la fiamma olimpica. Soltanto i raggi del sole potevano garantire la purezza. Essi avevano concepoito un skaphia, antenato dello specchio parabolico, per riflettere i raggi solari che emanavano un inteso calore che provocava una fiamma.

 

solaregreci2.jpgNel 212 prima della nostra era, Archimede progettava di incendiare le navi romane davanti il porto di Siracusa concentrando i raggi solari con l'aiuto di "specchi ustori". A questo proposito, un aneddoto è riportato da Plutarco sul quale esistono delle polemiche dall'antichità. Durante la Seconda Guerra Punica, il generale romano Marcellus assediò Siracusa. Archimede, famoso come geometra assicurava la difesa della città in quanto ingegnere militare. Così, si tramanda che per distruggere la flotta romana, egli avrebbe concepito ed utilizzato degli specchi concavi, gli "specchi ustori" per scatenare degli incendi attraverso la concentrazione dei raggi solari. Archimede avrebbe d'altronde scritto una Ottica oggi perduta. L'oggetto stesso era effettivamente noto. Euclide lo menzione in Ottica e catottrica.

 

solare-Eolipyle.jpgNel 133 a. C., Erone di Alessandria costruì una macchina a reazione che utilizzava la pressione del vapore acquei. Da questa caldaia usciva un tubo cavo collegato ad una sfera che poteva ruotare intorno ad un asse orizzontale. Da questa sfera due altri tubi perpendicolari all'asse lasciavano uscire il vapore che per propulsione facevano ruotare la sfera. Egli studiò anche i fenomeni di riflessione della luce su degli specchi piani, convessi o concavi.

 

Verso il 120 a. C., Erone di Alessandria mise a punto la fontana che preso poi il suo nome che serviva per abbellire i giardini di Alessandria. Il principio della fontana di Erone è stato utilizzato per prosciugare le miniere, per alimentare alcune fontane del castello di Versailles e in lampade idrauliche. Nel 1615, l'ingegnere francese Salomon de Gaus (Gaux), descrive nella sua "Raison des forces mouvante" [Ragione delle forze motrici], una fontana che funzionava grazie al calore dei raggi solari. Questa fontana sollevava l'acqua e svolgeva il ruolo di una pompa ad acqua. Come quella di Erone di Alessandria, funzionava senza concentrazione dell'energia solare.

 

solare-fontana-erone.jpg

 


solare-GausDurante la primavera e l'estate del 1747, Buffon sperimentò uno specchio composto da 168 vetri stagnati, di circa 20 cm di lato. Ognuno di questi vetri era mobile in tutti i sensi e poteva così riflettere la luce del Sole verso lo stesso punto. Gli esperimenti furono fatti a Parigi, nel giardino reale (attualmente il Giardino botanico):

- un ramo di faggio incatramato bruciò con 40 vetri soltanto (un quarto dello specchio);

- si fece fondere un grande contenitore di stagno, del peso di sei libbre, con 45 vetri (lo stagno fonde a 228° C):

-un pezzo d'argento si fuse con 117 vetri (la'rgento fonde a 1044° C).


solare6.jpgLo specchio di 168 vetri fatto costruire da Buffon per un esperimento.

 

 

 

Lavoisier realizzò il primo forno solare concentrando i raggi solari con l'aiuto di una lente a liquido.Raggiunse la temperatura della fusione del platino di 1750°.

 

Alla fine del XVIII secolo, il ricercatore Svizzero H. B. de Saussure costruì diverse macchine solari. Il suo primo collettore era ricoperto da due placche di vetro orientate verso il sole allo scopo di aumentare l'effetto serra. Nel XIX secolo e all'inizio del XX, numerose e a volte importanti installazioni furono costruite con lo scopo di riprodurre l'energia meccanica a partire dall'energia solare.

 

Nel 1816, il Pastore scozzese Robert Stirling depositò un brevetto per un "motore a combustione esterna", chiamato anche "motore ad aria calda". L'aria racchiusa in un cilindro era sottoposta a 4 cicli: riscaldamento, distensione, raffreddamento e compressione per mezzo di una fonte di calore esterno, il sistema permetteva di comportare il movimento ritatorio del motore. Malgrado numerose applicazioni il motore "Stirling" non resistette alla competizione economica dapprima dei motori a vapore e in seguito dei motori a combustione interna.

 

Nel 1837, l'astronomo inglese Sir John Herschel costruì un forno funzionante senza concentrazione dei raggi solari che utilizzava per preparare i suoi pasti durante una spedizione al Capo di Buona Speranza.

Nel 1839, Antoine Becquerel e suo figlio presentano per la prima volta un effetto fotoelettrico (fotovoltaico). Il loro esperimento permette di osservare il comportamento elettrico di elettrodi immersi in un liquido, modificato da una illuminazione. È stato capoto e presentato nel 1887 da Heinrich Rudolf Hertz che ne pubblicò i risultati sulla rivista scientifica Annalen der Physik. Albert Einstein fu il primo a proposrne una spiegazione, utilizzando  il concetto di particella di luce o quanto, chiamato oggi fotone, inizialmente introdotto da Max Planck nel quadro di una spiegazione che egli stesso propose per l'emissione del corpo nero. Albert Einstein ha spiegato che questo fenomeno era provocato dall'assorbimento di fotoni, i quanti di luce, durante l'interazione del materiale con la luce.

Nel 1873, Carl Günther espose per la prima volta degli specchi fatti da lastre metalliche che si potevano spostare in modo da concentrare i raggi del sole, Egli stimò la possibilità di produrre, su una superficie di 200 piedi quadrati, sufficiente vapore acqueo per poter ottenere una potenza di 1 cavallo-vapore.

solare-Mouchotte.gifDurante la seconda metà del XIX secolo, Augustin Mouchot costruì una macchina che poteva produrre del vapore a 3,5 armosfere, un grande specchio conico che servi a far funzionare la tipografia della Esposizione Universale del 1878 per stampare il giornale intitolato "Le Soleil" in 500 copie all'ora. Durante la stessa epoca, Pifre costruì anch'egli una tipografia solare. Ottenne una potenza di 2 cavalli per 20 m2 d'insolatore. Tra le altre realizzazioni , Augustin Mouchot dispiegò in questo campo una considerevole attività. Egli ideò numerosi apparecchi funzionanti ad aria calda. Nel 1860, costruì una pompa capace di sollevare l'acqua a 1,50 metri.

"Se nei nostri climi l'industria può far a meno dell'impiego diretto del calore solare, giungerà necessariamente un giorno in cui, in mancanza di combustibile, essa sarà obbligata di far ritorno al lavoro degli agenti naturali. Che i giacimenti di antracite e di petrolio le forniranno ancora a lungo la loro enorme potenza calorica, non ne dubitiamo. Ma questi giacimenti  si esauriranno indubbiamente: il legno che, si rinnova tuttavia, non è diventato più raro di un tempo? Perché non dovrebbe accadere la stessa cosa un giorno da una provvista di combustibile da cui si attinge così ampiamente  senza mai colmare i suoi vuoti che si formano? [...] Non possiamo impedirci di concludere che è prudente e saggio non addormentarsi su questo punto con una sicurezza ingannevole".
Da: Augustin Mouchot, "La chaleur solaire et ses applications industrielles".

Nel 1874 fu costruita a Las Salinas, sull'altopiano di Atacama in Cile, un distillatore solare che produsse 23 tonnellate di acqua dolce al giorno insolate - a 0.0001 $ al litro! e che funzionò per 40 anni data alla quale quest'acqua dolce non fu più necessaria.

solare-10.jpgUn'importante installazione fu quella che realizzò Franck Schuman vicino al Cairo nel 1913. Egli costruì ina caldaia solare di 100 cavalli che servì a pompare l'acqua dal nilo. Visto il prezzo del carbone in Egitto all'epoca, il ritorno sull'investimento fu di 4 anni. Schuman ideò un'altra realizzazione più grandiosa nel Sahara. però la prima guerra mondiale e poi l'avvento dell'era del petrolio a buon mercato, diedero un colpo fatale a questo progetto ambizioso.

Furono fatti degli sforzi per tentare di seguire il sole allo scopo di migliorare il rendimento e allungare il periodo di utilizzazione delle macchine. E. P. Brown di Cottonwood Falls (Kansas) è stato il primo a costruire uno specchio convergente ruotante per mezzo di un peso e ingranaggi.

M. L. Severy di Boston ha proposto di accumulare l'energia solare nelle ore in cui il sole non brilla nel seguente modo: Si posiziona un collettore nella sede di un riflettore che segue il movimento del sole durante la giornata. Il vapore prodotto nel collettore aziona un motore che pompa dell'acqua fino a un riserva sopraelevata. Quest'acqua fa funzionare un generatore, e così di seguito. L'energia accumulata serve a far girare il riflettore ed è impiegata per altri usi in assenza di raggi solari.

Sino all'ultima guerra, furono apportati dei miglioramenti alle tecniche però malgrado il loro interesse, le realizzazioni non hanno avuto che una portata limitata. Dal 1946 al 1949, Félix Trombe, ingegnere chimico, realizza a Meudon, insieme a Marc Foex e Charlotte Henry La Blanchetais, il primo programma sperimentale per l'ottenimento di alte temperature con l'aiuto della concentrazione di irraggiamento solare, ricollegandosi così ai lavori di Lavoisier del XVIII secolo. Questa prima "postazione di riscaldamento solare" da 2 kw utilizza un concentratore parabolico da proiettore di difesa antiaerea in montatura polare. Un nuovo strumento è nato per la chimica e la metallurgia ad alta temperatura. Questa tappa conduce alla costruzione del forno solare da 50 kW di Mont-Louis per iniziativa di Félix Trombe e considerato da lui stesso come il modello di un forno solare industriale futuro. Questo strumento servirà da modello per la costruzione e l'utilizzazione di numerosi forni solari nel mondo.

A partire dal 1949, Félix Trombe costruì alla cittadella militare di Mont-Louis un immenso specchio parabolico che concentrerà i raggi solari verso un punto che si eleverà alla temperatura di 3.000° C, temperatura mai raggiunta prima, a lungo e gratuitamente. Dirige in seguito la creazione del grande forno solare da 1.000 kW di Odeillo a Font-Romeau.

Il primo sistema CLFR / Compact Linear Fresnel Reflector al mondo è stato costruito dall'italiano Giovanni Francia e costruito con la collaborazione di Marcel Perrot a Marsiglia nel 1963. Bisognerà aspettare la crisi petrolifera del 1973, per riorientare la politica energetica in Francia. Nel settembre del 1977, in seguito ai lavori del programma THEM, EDF e il CNRS decidono di realizzare una centrale elettrosolare.

Il primo progetto è riorientato nella primavera del 1979 per ragioni di bilancio, ma nel giugno dello stesso anno, il Presidente Giscard d'Estaing decide di sostenere la filiera solare e accetta la costruzione di Themis, prima centrale elettrosolare francese a torre della potenza di 2500 kW. Il segretario di Stato alla Ricerca, Jacques Sourdille è un ardente difensore di Themis. la centrale solare è costruita nel 1983 a Targasonne vicino a Font-Romeau, a 1700 metri di altezza con 2400 ore di insolazione annui. Essa sarà oggetto di test per tre anni poi verrà chiusa nel 1986, perché la Francia aveva fatto la scelta di sviluppare esclusivamente la filiera della fissione nucleare. La centrale fu riaperta nel 2007 per la realizzazione del progetto PEGASE.

Nel 2007 e 2008, avviene il grande ritorno del solare a concentrazione negli USA, Spagna, Australia, Marocco, Egitto, Algeria, nei paesi del Golfo persico, ecc. e ciò in un contesto di crisi climatica e di rincaro delle energie fossili.

Nell'aprile del 2007, la centrale a torre PS10 da 11mW, è inaugurata in Spagna a Siviglia. La PS10 è la prima piattaforma solare commerciale che raggiungerà 300 MWe nel 2013, di che alimentare in elettricità l'intera città di Siviglia. La costruzione del modulo PS20, da 20 mW viene terminata. Nel luglio 2008, è la centrale ANDASOL1 da 50 mW ad essere inaugurata a Grenada. Questa centrale equipaggiata di un dispositivo di stoccaggio del calore per un'autonomia di 8 ore.

Se oggi conosciamo un grande balzo avanti nella produzione fotovoltaica, l'energia solare conosce ben altri derivati che non sono esclusivamente riservati ai mondi industriali. Il solare è innanzitutto un prodotto di consumo corrente, poco costoso da mettere in opera e la cui principale energia, il sole, è gratuito.

[Traduzione di Ario Libert]


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Published by Ario Libert - in Scienza arcaica
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7 febbraio 2010 7 07 /02 /febbraio /2010 14:34




La Stele della Carestia: geroglifico sulla costruzione delle piramidi

stele della carestia

 

Riassunto della Conferenza di Joseph Davidovits
V Congresso Internazionale di Egittologia, Il Cairo, Egitto
29 ottobre - 3 Novembre 1988.


Gli egittologi hanno a lungo preteso che non  esisteva nessun testo descrivente come le Piramidi erano state costruite. Una pietra incisa su un masso sull'isola Sechel, presso Elefantina in Egitto a nord di Aswan. È stata scoperta nel 1889 da C. E. Wilbour e decifrata dagli egittologi Brugsch (1891), Morgan (1894), Sethe (1901), Barguet (1953) e Lichtheim (1973). Questa stele mostra tre dei caratteri più famosi della civiltà egiziana:


Il faraone Djoser, verso il 2750 a. C., ha costruito la prima piramide, la piramide a gradini a Saqqara. Questo monumento è utilizzato per illustrare l'invenzione della costruzione in pietra.


Imhotep, lo scriba e l'architetto della piramide di Djoser, che è stato onorato e deificato per aver inventato la costruzione in pietra.


Il Dio Knum, il vasaio che, come nella Bibbia, modella i corpi degli uomini e degli dei con il limo del Nilo, l'argilla, o lavorando i minerali.


Questo testo chiamato Stele della Carestia è stato scolpito in epoca recente, durante il regno dei Tolomei (200 a. C.), ma alcuni indizi degni di fiducia hanno portato gli egittologi a credere che, in una forma più ampia, il documento autentico daterebbe dagli inizi dell'Antico Regno (2750 a. C.).


L'aspetto più controverso di questo testo risiede nel fatto che per costruire dei templi, delle piramidi e altri edifici sacri, le istruzioni di Knum e le rivelazioni di Imhotep non menzognano le pietre di cistruzione, come la pietra calcarea p dei blocchi id granito o di arenaria. Questi materiali non si trovano sulla lista. Nel sogno di Djoser (col. 29), Knum cita dei minerali e "dai tempi antichi, nessuno ha mai lavorato con essi (i minerali) per costruire i templi di Dio...". Per costruire dei monumenti, è stato dato a Djoser una lista di minerali e dei minerali i cui nomi geroglifici non sono stati tradotti sinora. È il motivo per cui abbiamo iniziato uno studio approfondito di ogni parola geroglifica, per determinare le parole-chiavi tecniche, quelli che sono con evidenza difficili a tradursi.



Parole-chiavi tecniche non tradotte dagli autori precedenti:



aa1.gif


Mot ‘aa’: è la parola "piramide" tradotta da Brugsch, "delle tombe per dei re" da Sethe e Barguet e "dei palazzi per dei re" da Lichtheim. Tutte le traduzioni mostrano che 'aa' è il determinativo per la tomba reale, cioè la piramide. Secondo Sethe e Barguet, questa parola 'aa' è un arcaismo dell'Antico Regno.


arikat1.gif

Parola-chiave ARI KAT: Questo verbo interviene tre volte. Nella colonna 13 e 19, associato ai minerali, è stato tradotto: "per lavorare con"; nella colonna 20, il Dio Knum "modella" o "crea" l'umanità (con l'argilla). La prima parte del verbo, ARI, significa fare, creare, formare, modellare, generare; la seconda parte, KAT e l'ideografia "l'uomo", significa il lavoro fatto dall'uomo. L'aggettivo, ARI, designa un materiale artificiale, il lapislazuli sintetico ad esempio. Il miglior significaro, potrebbe essere: trattare, sintetizzare, fabbricare.

rwd_2.gif

Parola-chiave ideografa RWD: Trovata nella colonna 11, questo ideogramma fa parte di una frase che qualifica i materiali impiegati per la costruzione dei templi e delle piramidi (colonna 11 e 12). Tradotto da Barguet coma la pietra dura, RWD è stata discussa in profondità da Harris (1961) che espone (p. 23) che "... in tutti i casi, può esserci poco dubbio che RWDT sia un termine per la pietra dura in generale, benché la pietra entra in una categoria che è difficile dire, soprattutto se si fa riferimento all'alabastro come RWDT".


aatrwdtuteshi1.gif


Generalmente, l'elemento RWD si rapporta all'arenaria egiziana (INR RWDT non scritto qui), più precisamente il materiale in pietra trovata nelle cave dell'Egitto del Sud ed impiegato per costruire i templi del Nuovo Regno ed i periodi successivi a Karnak, Luxor, Edfu, Esne, Dendera, Abu-Simbel. Questo materiale, l'arenaria egiziana, è un materiale tenero, che a volte, può essere facilmente scalfito dall'unghia (Rozière, 1801). È il contrario di una pietra dura. È due volte più tenera della pietra calcarea di Giza, quattro volte più tenera del marmo di Carrara o otto volte più tenera del granito di Aswan. Diventa evidente che l'elemento RWD non sognifica pietra dura.

 

D'altra parte, l'ideogramma RWD significa anche: germinare, ingrandire ed il verbo causativo, S-RWD, rendere solido o legare fortemente. La ghiaia ed il sasso contengono anch'essi l'ideogramma RWD. Infine, l'arenaria, quarzite, a volte il granito ed altre pietre qualificate con RWD, sono delle pietre solide naturali risultanti dalla solidificazione geologica di aggregati, come delle particelle di quarzo o di sabbia.

 


aat1.gif


Parola -chiave AAT: La colonna 16 dà i differenti nomi di AAT. Secondo Harris (p. 21) AAT deve essere considerato come una parola per dei minerali e si riferisce a dei minerali. Nella colonna 19, questi minerali sono presentati per la prima volta, riportante l'invenzione della costruzione con dei materiali in pietra.


Parola-chiave TESH: La parola composta NEB RWD UTESHAU, alla fine della colonna 11 presenta un interesse particolare. Barguet traduce: “materia preziosa e pietre dure delle cave", ma dichiara in una nota che la sua lettura può essere dubbia in ragione della scrittuta strana di questa parola, nel geroglifico. Invece di TESHAU, Barguet legge SHETI.

tesh1.gif


La radice TESH ha il significato generale di: Schiacciare, separare, fendere ed il verbo BETESH indica l'azione di dissoluzione, la disaggregazione. Una pietra che è schiacciata o smontata o separata, è chiamata un aggregato.Ciò ci porta a concludere che la parola RWD UTESHAU indica un qualunque aggregato naturale o un materiale naturalmente separato, come il materiale eroso e naturalmente disaggregato. RWD potrebbe essere estrapolato come essente l'ideogramma della descrizione dell'agglomerazione, qui all'inizio della parola o della pietra agglomerata (geologicamente e sinteticamente) quando posto in fine.

 

Se la nostra supposizione è esatta, i materiali pietrosi iscritti nella colonna 15 devono essere di una forma fragile o facile a disgreggarsi. Due nomi contengono la radice TESH, quattro nomi non l'hanno.



bekhen.gif


La pietra BEKHEN è stata trovata in iscrizioni poste nell'Uadi Hammamat, nel deserto a Sud-Est di Aswan ed è menzionato come sia un basalto nero, una diorite, un scisto sabbioso, un porfido, una grovacca, sia uno gneiss psammitico  (Lucas et Rowe, 1938; Morgan, 1894). Inoltre, secondo le Iscrizioni Hammamat (Couyat-Montet), lo sfruttamento di BEKHEN allo Uadi Hammamat è stato effettuato in modo molto primitivo. I blocchi scelti erano generalmente gettati verso il basso della montagna dove giungevano spezzati in numerosi pezzi.


mthay.gif


La pietra MTHAY è più interessante da discutere. Questo nome sembra contenere la radice della parola MAT che significa granito. Harris (p. 72) è d'accordo con Barguet quando osserva che è strano che il granito non è altrimenti menzionato nel testo. Poiché è la pietra più tipica di questa regione, è dunque probabile che questa forma notevole di scrittura dissimula MAT, cioè il granito. Tuttavia, a parte l'ortografia geroglifica particolare presente sulla Stele della Carestia, le scritture che fanno riferimento al granito contengono sempre lo stesso geroglifico, la falce MA, con degli aggettivi diversi. Nella colonna 15, la lettera ME non è la falce, ma un uccello privo delle sue ali e delle sue piume. Questo modo di scrivere la lettera ME deve essere ritrovato nella parola MUT, uccidersi. La parola METH significa anche morire. D'altra parte, il granito MAT è spesso scritto con l'ideogramma del cuore, la vita, suggerendo l'idea di granito vivente. La supposizione, che l'autore della Stele della Carestia ha voluto sottolineare, in una forma condensata, è che il granito è un materiale eroso, fragile, disaggregato, trovato in qualche affioramento geologico. Avrebbe potuto anche cercare di sottolineare l'idea di granito morto.



ain.gif


Parola-chiave AIN: Colonna 15 comincia con: "Imparate i nomi di AIN (la pietra)". Il geroglifico per la pietra solida, pietra di costruzione ed il blocco, è AINR. La maggior parte delle rocce solide è chiamata AINR, con un aggettivo. Harris non fa alcuna distinzione tra AIN e AINR, la parola copta per la pietra, UN, è molto simile ad AIN. Tuttavia AINR è essenzialmente applicato alla pietra impiegata nella costruzione. AIN deve essere riconosciuta come una parola generica per la pietra, come una sostanza, cioè un materiale pietroso, in opposizione con altri materiali come il legno o il metallo.


odeur.gif


Parola-ciave ideografica: Non conosciamo il valore fonetico di questa ideografia; per il dizionario, è un determinativo per l'aroma e l'odore, ma non è associato ai profumi. Rigarda essenzialmente le sostanze che distribuisono degli odori, degli effluvi o delle emanazioni. Questi odori non sono necessariamente cattivi e non significano puzzare. A volte questo ideografo è stato associato alla nozione di piacere.


odeurentier.gif


Trovato nella colonna 12, è per Brugsch una parola per unguento ("salbe" in tedesco). Barguet e Lichtheim non lo traducono impiegando il termine generico "dei prodotti" in rapporto con quelli citati nella colonna 11, “aat nb rwd utsu”, i minerali e le pietre.

 

L'ideogramma potrebbe rappresentare una vescica o un vaso contenente un liquido, che emana un odore, ma non è un profumo. Detto altrimenti, potrebbe essere il determinativo per il prodotto chimico. La maggior parte dei prodotti chimici hanno un odore caratteristico ed i chimici hanno imparato come individuare, riconoscere ed associare non importa quale odore particolare. Secondo la colonna 11 e 12, questi prodotti odorosi sono i minerali ed i materiali in pietra che sono essenziali per la costruzione dei templi e delle piramidi.

 

Gli studi lessicografici dei minerali antichi fanno supporre che i loro nomi debbano provenire dai loro colori. Contano sul fatto che, nei nomi di gemme greche, diverse pietre sono strettamente associate ad un colore, ad esempio le pietre semi-preziose contenenti la radice chryso: giallo. Dei minerali e dei materiali preziosi mostrati in Barguet, Harris e le traduzioni di Lichtheim della Stele della Carestia, dimostrano che questo tipo di ricerca lessicografica non è coronata da successo. La maggioranza dei nomi geroglifici non ha trovato equivalenti contemporanei. Pensiamo che, presentando il concetto di odore e forse più tardi quello di gusto, seguiamo semplicemente i metodi antichi e classici di caratterizzazione di prodotti chimici, e cioè la determinazione del loro colore, odore ed il gusto.

 

I prodotti aventi un odore devono essere trovati in un testo legato alle Grandi Piramidi. Nel suo Libro II, Euterpe, lo storico greco relaziona che i sacerdoti a Memphis gli hanno detto che sulla piramide di Cheope è "incisa in caratteri egiziani sulla piramide la somma spesa per gli operai in ravanelli, cipolle ed agli; e la persona che ha interpretato queste iscrizioni per me mi ha detto, come ben mi ricordo, che questa spesa ammontava a mille seicento talenti d'argento (più di 100 milioni di euro del 2001)". Delle immagini popolari hanno copiato questa descrizione e gli operai sono descritti come olezzanti di aglio e cipolle.

 

Abbiamo preteso (Davidovits, 1978, 1982) che questa descrizione riguarda il costo delle spedizioni intraprese per raccogliere i minerali di tipo arseniato, posti nelle miniere di rame e di turchese del Sinai. Un metodo semplice è utilizzato in petrografia per identificare dei minerali naturali e delle pietre contenenti tracce di minerale è di riscaldarle con una fiamma. Se si libera immediatamente un odore di aglio, appartengono alla famiglia degli arseniati (arseniato di rame o di ferro).

 

Abbiamo guardato i nomi geroglififi di minerali e di pietre contenenti tracce di minerali che potrebbero contenere il significato della cipolla, dell'aglio e del rafano. Abbiamo trovato un rappresentante per ognuno di questi odori:

 

La pietra cipolla: Nella colonna 15, la "pietra uteshi" termina con un ideogramma che è stato il soggetto di discussioni. Brugsch legge HEDSH e dà il significato di bianco, mentre Barguet legge diversamente e non traduce, mentre Harris dichiara che la lettura deve restare dubbia. La nostra lettura è HEDSH, ma la nostra traduzione è cipolla. La pietra uteshi potrebbe essere la pietra che odora coma la cipolla.

 

La pietra d'aglio: L'aglio è stato suggerito per HUTEM e TAAM, cioè la parola-radice TEM. Nella colonna 16, la pietra ricca di minerali TEM-IKR potrebbe rappresentare la pietra d'aglio, il prefisso KR significa debole, cioè la pietra che ha un debole odore di aglio.

 

La pietra di ravanello: Il ravanello corrisponde a KAU e KA-T. Nella colonna 16, la pietra ricca di minerali KA-Y potrebbe significare "la pietra ricca di minerali con un odore di rafano".

 


 


onion   garlic.gif   radish.gif
UTESHUI HEDSH (cipolla a sinistra), TEM (aglio al centro), KA-Y (ravanello a destra)

La traduzione presenta gli elementi discussi qui sopra:

(Colonna 11): C'è un massiccio di montagna nella sua regione orientale (a Elefantina) contenente tutte le pietre ricche di minerali, tutte le pietre (erose) schiacciate (aggreggati appropriati per l'agglomerazione), tutti i prodotti

(Colonna 12) cercati per costruire i templi degli dei del Nord  del Sud, le nicchie per degli animali sacri, la piramide (tomba reale) per il re, tutte le statue che sono erette nei templi e nei santuari. Per di più, tutti questi prodotti chimici sono messi davanti al volto di Knum ed intorno a lui.

(Colonna 13)... si trova là in mezzo al fiume un posto di riposo per ogni uomo che tratta le pietre ricche di minerali sui suoi due lati.

(Colonna 15) Impara i nomi dei materiali pietrosi che devono essere ricercati... bekhen, il granito (eroso) morto, mhtbt, r’qs, uteshi-hedsh (la pietra di cipolla)... prdny, teshy.

(Colonna 16) Impara i nomi delle pietre ricche di minarali posti a monte... or, argento, rame, ferro, lapsilazuli, turchese, thnt (crisocolla), diaspro, Ka-y (la pietra di ravanello), il menu, smeraldo, temikr (la pietra d'aglio), e in più, neshemet, ta-mehy, hemaget, ibenet, bekes-ankh, fard vert, l'antimonio nero, l'ocra rossa...

(colonna 18) ...ha constatato che Dio stando in piedi... Egli mi ha parlato: "io sono Kunm, il Tuo creatore, le Mie braccia sono intorno a te, per stabilizzare il tuo corpo, per

(colonna 19) salvaguardare l etue membra. Ti conferisco delle pietre ricche in minerali... dalla creazione nessuno le ha mai lavorate (per fare la pietra) per costruire i templi degli dei o ricostruire i templi rovinati..."

 


La Stele della Carestia descrive l'invenzione di costruire con la pietra attribuita a Zoser e Imhotep, i costruttori della prima piramide, la Piramide a gradini a Saqqara (2759 a. C.). Secondo il testo, questa invenzione di costruzione in pietra risulta dal trattamento di diversi minerali e pietre ricche di minerali che potrebbero essere dei prodotti chimici implicati nella fabbricazione di pietra sintetica, o di un tipo di calcestruzzo.



Stele della Carestia: Colonne 11-19 (leggere da destra verso sinistra)
Col_19.gifCol_18a.gifCol_17a.gifCol_16.gif

Col_15.gifCol_13b.gifCol 12Col_11b.gif




















































© Institut Géopolymère, 1996-2010.




[Traduzione di Ario Libert]




LINK al post originale:

La Stèle de la Famine: hiéroglyphe sur la construction des pyramides

 

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4 gennaio 2010 1 04 /01 /gennaio /2010 20:30




La chimica dei polimeri era conosciuta durante l'antichità

 

Joseph Davidovits ha trovato dei mezzi rivoluzionari per produrre dei cementi con succhi di piante, che potrebbero spiegare alcuni misteri associati all'architettura precolombiana. Dei risultati preliminari erano stati presentati a due simposi internazionali sull'archeometria. Vedere la'rticolo in quaestione del 1981-82 #C Making Cements with Plant Extracts.

 

Nel 1979, al 2° congresso internazionale degli egittologhi a Grenoble, Francia, il Professor Joseph Davidovits ha presentato due conferenze; la prima presenta l'ipotesi che i Blocchi delle piramidi d'Egitto siano stai colati come del calcestruzzo invece di essere stati tagliati su misura. Una tale teoria è molto turbante per le teorie ortodosse con le loro centinaia di migliaia di lavoratori prendenti parte a questa gigantesca impresa. La seconda conferenza sottolineò che i vasi di pietra dura dell'antichità erano fatti di una pietra dura sintetica fluidificata (fatte dalla mano dell'uomo). Vedere la lista delle pubblicazioni riguardanti la teoria di Davidovits. Vedere anche i Libri di Davidovits.


Inoltre, nella sua ricerca, e dopo aver effettuato delle analisi chimiche, analisi ai raggi X ed allo spettroscopio magnetico nuclerae (MAS-NMR) sui materiali in cemento, egli conclude che il cemento romano ed i blocchi della grande piramide sono il risultato di una reazione geopolimerica, in altri termini, una geosintesi, vedere a proposito (in inglese): #A X-Ray of Pyramids Stones, articolo del 1984 e dedicato ai raggi X delle pietre di rivestimento delle piramidi d'Egitto e del calcare delle cave associate.

 

Nel 2004, al IX Congresso di Egittologia, Grenoble, Francia, abbiamo presentato diverse conferenze descriventi le conoscenze chimiche degli egiziani nella costruzione delle piramidi. Una trattava delle famose mattonelle di maiolica blu, come quelli assemblati nelle gallerie sotterranee della piramide a gradini di Zoser a Saqqarra, vedere a proposito l'articolo #F The manufacture of Egyptian Blue Faience Tiles. La seconda verteva sul celebre testo di Erodoto:  #G: Construction des pyramides d’après Hérodote, Tr. it.: Costruzione delle piramidi secondo Erodoto.


[Traduzione di Ario Libert]


LINK:

La chimie des geopolymeres etait connue pendant l'antiquité

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?

La Venere di Dolni Vestonice


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11 dicembre 2009 5 11 /12 /dicembre /2009 14:16
La costruzione delle piramidi secondo Erodoto


Studio lessicografico dei termini greci krossai e bomides in Erodoto (II, 125): etimologia egiziana o greca?


di Frédéric Davidovits*


Introduzione


Nel secondo libro delle sue Storie, dedicato all'Egitto, Erodoto (12, 125) comincia così il suo celebre testo sulla costruzione della piramide: "Questa piramide venne costruita con dei ripiani (ajnabaqmw'n trovpon), che alcuni chiamano krossai (krovssa) ed altri bomides (bwmivda); la fecero prima così, poi sollevarono le restanti pietre con macchine fatte di travi corte, portandole da terra nel primo ordine di ripiani" [1].
La traduzione di krossai e di bomides ha posto numerose difficoltà per i commentatori, perché queste due parole sono rare e dunque poco utilizzate: "gradini", "scalini" [2] e "modiglione" e "piccolo piedistallo" [3]. Essi sembrano designare la forma a gradini della piramide. Per lo specialista di Erodoto A. B. Lloyd, il testo descrive innanzitutto la costruzione di una piramide a gradini come quella di Saqqara, per rifinirla in seguito con un rivestimento [4]. Ci si ricorderà che Erodoto non ha visto le piramidi così come esse si presentano oggi.

Durante la sua epoca, esse erano intatte e lisce: gli "ordini di ripiani" si riferiscono alla piramide senza rivestimento. In questo articolo, ci riproponiamo di studiare e il senso di krossai e di bomides secondo il metodo della lessicologia e della lessicografia.


Bomides-bwmivde"


In greco, bomis (bwvmi") "piccolo gradino, piccolo scalino, gradino, scalino, piccolo piedistallo" è il diminutivo di bomos (bwmov).  Quest'ultimo designa ogni piattaforma elevata che serva da base o da supporto, da cui "pedana, piedistallo, zoccolo" (cfr. Iliade, 8, 441) [A], poi "piedistallo" (Odissea, 7, 100) [B], [5]. Può qualificare un tumulo ed una tomba (cfr. Anth. App. 262). È per questo che si potrebbe tradurre bomides con "piccoli piedistalli" o "piccole piattaforme".


Erodoto è il primo autore greco ad utilizzare bomis nella letteratura greca. In seguito, bomis è usato in contesti architettonici. Così, in alcune iscrizioni nell'isola di Delos, [6]. Esichio di Alessandria lessicografo del I secolo della nostra era (Less. "b" 1382) definisce bomides come "gradino di una scala" (bwvmida": ajnabavsei").

Il ricorso a bomis è strano da parte di Erodoto per designare i "gradini della piramide", perché avrebbe potuto utilizzare dei termini più correnti in architettura, termini che egli può d'altronde impiegare: 1) anabathmos (ajnabaqmov") "gradino, scalino", [7], usato da Erodoto nel senso di "fondamenta"; 2) bathron (bavqron) "scalino, gradino", designa ogni superficie fungente da fondamenta: base, scalino, gradino, piolo di una scala, banco, sedia, suolo di una casa, ecc. [8].

Erodoto lo utilizza in 1,183 per una base: (Nel tempio di Babilonia c'è un'altra cella in basso, con una grande statua d'oro di Zeus e accanto una grande tavola d'oro e il piedistallo e il seggio d'oro); in 5,85 per un piedistallo di una statua; in 7,23 per un gradino o uno scalino. È bathron che Erodoto avrebbe potuto usare al posto di Bomis. Allo stesso modo, Erodoto avrebbe potuto usare altri termini, come bathmos
(baqmov"), bathmis (baqmiv"), basis (basiv"), bèma (bh`ma), batèr (bathvr).

Krossai – krovssai

Se Erodoto è il primo autore ad utilizzare bomis, ritroviamo già Krossai presso Omero: Iliade, 12,258: krovssa" me;n puvrgwn e[ruon, kai; e[reipon ejpavlxei", É sthvla" te problh'ta" ejmovcleon, a}" a[ræ ΔAcaioi; É prwvta" ejn gaivh/ qevsan e[mmenai e[cmata puvrgwn: "Scrollavano (i Troiani) i merli delle torri, abbattevano i parapetti (tr. it. citata)" [9]. Nei due passaggi dell'Iliade (12,258 e 12,444: "...s'arrampicarono sui merli, brandendo l'aste acute", Tr.it. citata), krossai è tradizionalmente tradotto con "merli, pietra sporgente".

A. B. Lloyd cita Esichio di Alessandria (Lex. "k" 4199), il quale dà una definizione polisemica di questa parola [10]: Krovssa": (1)
klivmaka", a[lla" ejpæ a[llai". Tine;" de; (2) ta;" kefalivda" tw'n teicw'n, (3) h] promacw'na", (4) h] stefavna" tw'n puvrgwn, (5) h] ta; krhpidwvmata: "KROSSAI: (1) una accumulazione di gradini di scale (o di scalino). Alcuni chiamano così (2) la cima dei baluardi (3) i baluardi o (4) le cime circolari delle torri o (5) le fondamenta di una costruzione".
Il senso (1) fa allusione ad Erodoto mentre le altre fanno riferimento ad Omero. A. B. Lloyd evidenzia l'imbarazzo di Esichio di fronte alla varietà dei significati. Quando esamina le diverse accezioni di krossai in Esichio, sembrava difficile di cercare un luogo comune tra tutti questi sensi, cioè un etimo comune. Studiare il krossai di Erodoto, sotto l'angolo della polisemia rende confusa la sua analisi: è per questo che possiamo esaminarla sotto quello dell'omonimia, più esattamente dell'origine egiziana del parola [11].
In questa ipotesi, krossai "erodoteo" può essere l'adozione fonetica di una parola egiziana. Erodoto era accompagnato da traduttori per interrogare i sacerdoti egiziani che incontrava.


Gli interpreti 
(eJrmhnei`") per i "turisti greci


Per A. B. Lloyd, non vi sono dubbi che Erodoto ha incontrato autentici sacerdoti egiziani che hanno potuto essere di alto lignaggio. Sui rapporti tra Erodoto ed i suoi informatori, A. B. Lloyd conclude:

- Gli Egiziani conoscevano meglio i Greci che non viceversa. Un corpo di hermèneis (interpreti) era favorito imparando la lingua attraverso l'ascolto con una grande facilità.


- Gli Egiziani pensavano come degli Egiziani, secondo le loro tradizioni e mentalità e non come dei Greci [12].


Sono i traduttori e dunque gli informatori egiziani (sacerdoti) ad essere i soggetti della frase di Erodoto: ta;" metexevteroi krovssa", oiJ de; bwmivda" ojnomavzousi" che alcuni chiamano krossai ed altri bomides".


Come si comporta un interprete egiziano di fronte al greco Erodoto?


Ogni interlocutore di una lingua possiede un vocabolario personale, che è il risultato della sua esperienza passata e questo locutore non possiede tutte le parole del suo idioma: questo caso si applica al traduttore-interprete che apprende una lingua straniera.

Per di più, esiste un gran numero di parole il cui significato non può essere compreso ed utilizzato che da coloro che hanno acquisito il sapere necessario: i termini di medicina, di archiettura, di biologia non possono funzionare che tra l epersone che sono state iniziate a questi saperi ed a queste scienze [13]. Sono i vocaboli che un traduttore non conosce necessariamente.

Così il "drogman" di Erodoto (il locutore) possiede un vocabolario greco sufficientemente esteso per fare il suo lavoro ed è possibile che non conosca tutto il lessico greco. Quando un interprete non sa come tradurre una parola o un concetto in un'altra lingua, ricorre a tre mezzi: 1) la parafrasi, ser serve a definire nella lingua di destinazione la paeola o il concetto; 2) non traduce il termine o il concetto e lo ritrascrive foneticamente creando un neologismo nella lingua di destinazione; 3) nella lingua di destinazione, inventa una nuova parola a partire da un'altra.

Se si prende in considerazione l'ipotesi di un'origine egiziana per il krossai di Erodoto, questo termine egiziano deve appartenere al vocabolario architettonico di questa lingua, poiché il testo di Erodoto descrive la costruzione di una piramide. Questo termine egiziano dovrebbe avere anche una somiglianza più o meno fonetica con krossai.


Etimo egiziano della parola krossai usata da Erodoto

Nel vocabolario architettonico egiziano, il lessema ≈wsj "costruire" possiede questa somiglianza fonetica (Fig. 1) e può essere usato in un contesto religioso, come nella "stele della carestia" (Fig. 2).


stele-della-carestia.jpgStele della carestia, (Isola di Sehel - Tolomomeo V Epifane)



Figura 1 : ≈wsj (lista Gardiner A 34)




Figura 2: Stele della Carestia, Sehel: "essi hanno costruito la tomba reale (la piramide)"; H. Barguet, Tratto da: La Stèle de la Famine à Sehel, Bibliothèque d'Études, Il Cairo: IFAO, 1953.



È allora facile ricostruire il modo in cui un viaggiatore, visitando un paese straniero ed accompagnato da un interprete, interroga degli autoctoni [14]. Erodoto pone una domanda al suo traduttore, il quale interroga l'informatore (il sacerdote). Una volta ottenuta la risposta, il "drogman" la trasmette ad Erodoto. Non traduce un termine egiziano, lo traspone in greco: cerca di "grecizzarlo", cioè a declinarlo in greco.

Poiché l'interprete
(eJrmhneuv") parla greco con un accento egiziano, certamente, Erodoto comprende il termine egiziano Khusi "elenizzato" con le sue orecchie di greco e corregge egli stesso: capisce krossai. In effetti, Erodoto, come tutti i greci educati, conosce a memoria l'Iliade e l'Odissea e crede di riconoscere nel ≈wsj "ellenizzato" il krossai omerico.

Il vocabolario omerico è presente nell'opera di Erodoto: l'aggettivo composto, derivato da krossai, prokrossos (
provkrosso") "allineati, in fila" si trova nell'Iliade (14,35) [C] ed Erodoto (7,1888) per qualificare delle navi ammarate su una spiaggia [15]. In 4,152, Erodoto utilizza quest'aggettivo per descrivere un vaso d'Argo, che "con attorno teste di grifone in rilievo". Allo stesso modo abbiamo visto che krossai si trova anche nell'Iliade (12,258; 12,444).

Conclusione: gli idioletti del traduttore e di Erodoto ed il meccanismo di creazione delle parole


In lessicologia, si tiene conto delle relazioni tra i locutori in una lingua data. 
Ognuno dei locutori possiede un idioletto che ha acquisito attraverso la sua esperienza, attraverso la sua educazione e la sua origine geografica. Qui, uno è un traduttore e l'altro un Greco che viaggia per studiare l'Egitto. L'idioletto di Erodoto è influenzato dalle informazioni fornitegli dal suo traduttore e dalle interpretazioni che il ricercatore greco fa delle informazioni fornite dai suoi informatori egiziani (sacerdoti).

Secondo questo modello, e contrariamente a ciò che si pensava sino ad oggi, il termine krosssai in Erodoto non apparterebbe ad un'evoluzione diacronica del senso di krossai, dall'Iliade di Omero (inizio del VIII secolo a. C.) sino ad Erodoto. Il krossai "erodoteo" sarebbe un adattamento fonetico di ≈wsjverso il greco ed un "falso amico", poiché Erodoto lo confonderebbe con un termine omofonico esistente.

Volendo insistere sul lato religioso della piramide, l'interprete scelse un termine greco bomos che contiene l'idea ad un tempo di gradino e di religione ed inventa un nuovo termine: bomis.


Bomides è il termine utilizzato dai suoi informatori: potrebbe trattarsi di un'equivalenza di krossai, poiché entrambi sono dei nomi al plurale. Sia che il traduttore cerchi le sue parole per tradurre quanto implichi ≈wsj e crei un neologismo suggerento "accumulazione di piccole piattaforme", sia che insista sul lato religioso della piramide e scelga un termine greco che contiene al contempo l'idea della piattaforma e della religione, i "piccoli altari".

 



NOTE


* L’autore ringrazia il Geopolymer Institute, di Saint-Quentin, Francia (www.geopolymer.org) per aver concesso il sostegno finanziario per il congresso. Ringrazia anche il CERLAM, dell'università di Caen (Francia) per l'utilizzazione dei suoi mezzi tecnici. (CERLAM, M.R.S.H., Università di Caen, 14032 Caen Cedex, France).


[1] Hérodote, Histoires, livre II – Euterpe, P. E. Legrand (ed.), Collection des universités de France (Paris: Les Belles Lettres, 1972). Herodot. 2, 125: ΔEpoihvqh de; w|de au{th hJ puramiv" ajnabaqmw'n trovpon, ta;" metexevteroi krovssa", oiJ de; bwmivda" ojnomavzousi: toiauvthn to; prw'ton ejpeivte ejpoivhsan aujthvn, h[eiron tou;" ejpiloivpou" livqou" mhcanh'/si xuvlwn bracevwn pepoihmevnh/si, cama'qen me;n ejpi; to;n prw'ton stoi'con tw'n ajnabaqmw'n ajeivronte".
(Questi passi di Erodoto, e tutti gli altri presenti in questo saggio sono tratti dal suo Storie e riportate in corsivo sono state tratte dalla traduzione
edita dall'Istituto Geografico De Agostini nel 1959 nella traduzione di Giuseppe Metri). 
[2] Erodoto, Le storie.
[3] H. Berguin, L’enquête d’Hérodote d’Halicarnasse [La ricerca di Erodoto di Alicarnasso], tomo 1 (Paris: Librairie Garnier, 1939).


[4] A. B. Lloyd, Herodotus, Book II, Commentary 99-182, Collection "Etudes préliminaires aux religions orientales del’empire romain", (Leiden : E. J. Brill, 1988), 67-8.


[A] "L'inclito Ennosigeo gli scioglieva i cavalli/ e pose il carro sopra il gradino, e vi stese il panno", dalla traduzione dell'Iliade di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino, 1963 (N. d. T.).

[B] "Fanciulli d'oro sopra solidi piedistalli/ si tenevano dritti, reggendo in mano fiaccole accese", dalla traduzione dell'Odissea di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino, 1963 (N. d. T.).


[5] Questi due termini provengono dal verbo baivnw "marciare, salire".

[6] M.-Ch. Hellmann, Recherches sur le vocabulaire de l’architecture grecque, d’après les inscriptions de Délos [Ricerche sul vocabolario dell'architettura greca, dalle iscrizioni di Delos], Ecole Française d’Athènes (Athènes, 1992), 63, 68, 71-9: contesto lacunoso (166) ªta;º" bwmivda" oijodªomºhvsanªti (275 av. J.-C.), riparazione di un muro "ed i gradini" in una oikia (290) kai; ta;" bwmªivdaº" (246 av. J.-C.), il sacerdote Archaios offre "una cappella, la stanza annessa e i gradini della cappella  (la scalinata della cappella) ” (2226) ta;" bwmivdaª" tºou` naou` (127-128 av. J.-C.).


[7] Altri impieghi di anabathmos nelle principali iscrizioni di Delos: M.-Ch. Hellmann, op. cit., 68. Allo stesso modo, basmos (basmov") "scalino, gradino" può al singolare designare una scala, come anabathmos ou anabasis: ibidem.


[8] M.-Ch. Hellmann, op. cit., 63: "Le attestazioni deliane sono lungi dall'esaurire tutte le sfumature di bavqron, per le quali il contesto è determinate".


[9] Omero, Iliade (canti 13-18), Tr. it. citata.

[10] Alan B. Lloyd, op. cit., 67-8.

[11] Sulle relazioni lessicali come la polisemia e l'omofonia: A. Niklas-Salminen, La lexicologie (Paris: Armand Colin, 1997), 120-7.


[12] A. B. Lloyd, Herodotus, Book II, Introduction, volume 1, Collection "Etudes préliminaires aux religions orientalesde l'empire romain" (Leiden: E. J. Brill, 1975), 76-140.


[13] A. Niklas-Salminen, op. cit., 27-8.

[14] Sul modo in cui si può supporrele relazioni tra Erodoto ed i suoi informatori: cfr. A. B. Lloyd, Introduction…, 76-140.


[C] "Perciò le avevano tratte in file folte, e tutta quanta era piena/ la gran bocca del lido, che i promontori chiudevano.", Odissea, nella traduzione einaudiana di
Rosa Calzecchi Onesti.

[15] A. Bowen, “ The place that beached a thousand ships ”, Classical Quaterly 48 (1998), 345-64.

Studio presentato al IX Congresso Internazionale di Egittologia, Grenoble, Francia, 6-11 settembre. Pubblicato nei atti del convegno.



Geopolymer Institute Geopolymer Institute, 16 rue Galilée,
2004 F-02100 Saint-Quentin, France
© All Rights Reserved www.geopolymer.org



[Traduzione e cura iconografica di [Ario Libert]


LINK allo scritto originale in formato PDF:
Construction des pyramides d'après Hérodote


LINK pertinenti all'argomento:
Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?
Incontro con la Venere di Dolni Vestonice

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30 luglio 2009 4 30 /07 /luglio /2009 00:17



Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?


Le pietre delle piramidi sono sintetiche e costruite con stampi



 

di Joseph Davidovits

Le piramidi di Giza hanno più di 5 milioni di blocchi di pietra calcarea, sino ad ora considerate pietre TAGLIATE, nuove prove mostrano che esse SONO STATE MODELLATE DENTRO DEGLI STAMPI con un calcestruzzo di calcare.


Questo sito Web (dell'Institut Géopolimerique), spiega come gli antichi Egiziani hanno costruito le piramidi utilizzando delle pietre artificiali che sembrano esattamente delle rocce naturali.

I blocchi di calcare sono stati modellati sul posto utilizzando una tecnologia avanzata che è andata perduta lasciandoci così un mistero nascosto all'interno delle pietre delle piramidi da migliaia di anni. Questa teoria getta sicuramente nuova luce su ciò che si è veramente verificato in Egitto durante questo periodo remoto.

Il fondo scientifico, includente le analisi, le formule, la fabbricazione delle pietre sono rivelate nel libro recentemente stampato
Geopolymer Chemistry & Applications in diversi capitoli, ad esempio i capitoli 5, 11, 13, 17 e 20. L'ultimo libro destinato al grande pubblico in francese di Joseph Davidovits est La nouvelle histoire des Pyramides, [Tr. it.: Il calcestruzzo dei faraoni, Profondo Rosso Edizioni, Roma, 2004].

Ministro e architetto del faraone Zoser:

Imhotep mentre costruisce una pietra.





Il grande sacerdote Imhotep ha inventato la formula chimica 5.000 anni fa.


Ideatore e costruttore della PRIMA PIRAMIDE della storia, la piramide a gradini di Saqqara…

Uno scienziaro francese ha risolto  l'enigma delle piramidi.



Il professore Davidovits mentre sta esaminando un blocco di calcare.


Il Professore JOSEPH DAVIDOVITS RISCOPRE ARI-KAT, L’ANTICA TECNOLOGIA DEGLI EGIZIANI.

Una riproduzione di dodici tonnellate di calcare di piramidi è stata eseguita all'INSTITUT GEOPOLYMERE a Saint-Quentin, Francia.



Tagliare la pietra è impossibile

Ricreazione in 3D delle pietre tagliate e trasportate utilizzando delle rampe.


Generazioni di studenti del mondo intero sono stati invitati ad immaginare delle immense squadre di lavoratori egiziani mentre tagliano delle pietre, le trasportano verso la piramide e le sollevano sino a quando ognuna sia stata posta nella sua esatta posizione. Ma come ciò è stato realizzabile?


La grande piramide di Cheope è composta di circa 2,5 milioni di blocchi, la maggior parte pesanti due tonnellate e potrebbero essere state trasportate da almeno sessanta uomini. Ma alcune pesano sino a 70 tonnellate e non si trovano alla base della piramide, ma all'incirca quaranta metri più in alto. Poiché gli antichi Egiziani non avevano ancora la ruota, avrebbero avuto bisogno di più di 2.000 uomini per trasportare ogni blocco.


Come avrebbe potuto essere eretta questa piramide nei 20 anni di regno del faraone Cheope? Per compiere questo compito almeno 400 blocchi al giorno avrebbero dovuto essere posti sin dal primo giorno dell'ascesa al trono del faraone.


Le centinaia di migliaia di uomini avrebbero lavorato simultaneamente- spalla a spalla- nello spazio di un semplice quartiere di una città moderna. Però ciò non è fattibile. In tali circostanze, gli uomini non avrebbero potuto muoversi. Come avrebbero potuto, gli antichi egiziani tagliare queste pietre che erano estremamente dure soltanto con il più primitivo degli strumenti? Tutt'al più, avrebbero potuto utilizzare delle seghe di rame e il rame è un metallo così tenero, incapace di tagliare i duri blocchi di calcare con cui sono state costruite le prime piramidi.


Come era possibile trasportare le grandi pietre quando la ruota non era stata ancora inventata e non c'era nessuna puleggia per sollevarle verso l'alto?


Se le pietre erano tagliate, come la maggior parte delle persone lo credono, dove sono i frammenti di pietre rotte, i residui? Il calcare si spezza facilmente. Tagliare 5 milioni di tonnellate di blocchi di calcare dovrebbe aver prodotto milioni di residui e frammenti rotti. Tuttavia, nessuna traccia è stata mai trovata.


Come ha potuto, una civiltà senza metalli duri, tagliare milioni di blocchi della grande piramide, con decine di lunghezze differenti e calcolate con precisione, allo scopo di piazzarli secondo uno schema in tutta la struttura per eliminare la formazione di giunture verticali?


Queste giunture tra i blocchi adiacenti, come hanno potuto essere realizzate con una tale perfezion? Le giunture tra milioni di blocchi hanno verticalmente e orizzontalmente appena più di 2 milimetri di larghezza. Come sono stati tagliati e livellati senza macchine dotate di motore elettrico o di trapani a punta di diamante?


La risposta è stata infine trovata e contraddice totalmente le teorie del taglio. Le piramidi sono state costruite sul posto. Abbastanza curiosamente, questa spiegazione era sempre stata lì, in attesa di essere csoperta, grazie all'esame di queste pietre misteriose con le quali le piramidi sono state costruite.





Dagli anni 80, Joseph Davidovits dimostra che le piramidi ed i templi dell'Antico Impero egiziano furono costruiti in calcare agglomerato e non con blocchi di calcare tagliato e trasportato dalle cave. Questo tipo di calcestruzzo, con conchiglie fossilizzate, sarebbero state così costruite o compattate in stampi. Gli operai egiziani hanno estratto il materiale nelle cave di calcare relativamente tenero, poi l'hanno disgregato con l'acqua, mischiato questa pasta di calcare con della calce e degli ingredienti come l'argilla caolinitica, il limo ed il sale natron egiziano (carbonato di sodio) formando dei tecto-alumino-silicati (geosintesi). Il fando di calcare (includente le conchiglie fossili) fu trasportato in ceste poi versato, piggiato o compattato in stampi (fatti di legno, pietra, argilla o mattoni) posti sull'area delle piramidi.


Questo calcare ri-agglomerato, unito in situ attraverso reazione geopolimerica (chiamata cemento geopolimerico), indurisce in blocchi di grande ressitenza. Nel 1979, al 2° Congresso Internazionale degli Egittologi a Grenoble in Francia, Joseph Davidovits presentò due conferenze. Una espose l'ipotesi che i blocchi di piramide sono stati costruiti come calcestruzzo invece di essere tagliati. Una tale teoria era molto imbarazzante in rapporto alla teoria classica con le sue centinaia di migliaia di operai partecipanti a questo sforzo gigantesco. La seconda conferenze ha sottolineato che dei vasi in pietra, costruiti 5.000 anni fa da artigiano egiziani, sono stati fatti in pietra dura sintetica (fatti a mano).


La ricerca di Joseph Davidovits fu accanitamente combattuta da alcuni esperti (egittologi e geologi) che non esitarono a pubblicare gli attacchi abitualmente lanciati contro ogni nuova teoria. La teoria fu pubblicata negli USA nel 1898 sotto il titolo "The Pyramids: an enigma solved" [Le piramidi: un enigma risolto], Hippocrene Books, New York (4 edizioni), poi da Dorset, New YOrk. Nel 1998, Joseph Davidovits riprese il suo lavoro di ricerca archeologica e presentò dei nuovi risultati editi ai Congressi Geopolimeri. (vedere i dettagli in Le Applications en archéologie aux Congrès). Ma pubblicò anche in Francia nuove edizioni di suoi libri dal 2003, vedere il sito di Joseph Davidovits.


La teoria tradizionale del taglio e del trasporto genera numerosi interrogativi che restano senza risposta. Gli esperti non possono che effettuare delle supposizioni. E gli egittologi ammettono che il problema non è stato risolto dal loro punto di vista.


Esistono numerose teorie sulla costruzione e si continua ad inventarne altre. Sono tutte basate sul taglio ed il trasporto della pietra naturale in blocchi e nessuna  risolve i problemi posti. Per contro, la teoria dell'agglomerazione attraverso stampi o compattamento apporta istantaneamente le soluzioni alla maggioranza dei problemi di logistica, così come per tanti altri.





Imhotep l’Alchimista



IL SOMMO SACERDOTE IMHOTEP INVENTÒ LA FORMULA CHIMICA 5000 ANNI FA
Ideatore e costruttore della PRIMA PIRAMIDE della storia
la piramide a gradini di Saqqara



Rappresentazione in 3D del sommo sacerdote ed alchimista Imhotep


Imhotep ha ideato e costruito la prima piramide della storia umana, la piramide a gradini di Saqqara, la prima manifestazione della conoscenza più elevata nell'Egitto antico.


Egli faceva parte di un'organizzazione chiusa di sacerdoti chiamati scuola dei misteri "dell'occhio di Horus", i custodi esclusivi della conoscenza nell'Egitto antico.


Imhotep. il cui nome significa "il saggio che viene in pace", occupa un posto particolare nella storia. Era venerato in Egitto da tre millenni- cioè, da quando era in vita durante il regno del Re Djoser sino alle conquiste greche e romane in Egitto. Suo padre era l'architetto reale Kanofer, sua madre Khredonkh, una nobile ereditaria. Molto giovane, Imhotep ricevette il sacerdozio e cominciò a vivere nel tempio di Annu sulle rive del Nilo- un centro della scienza e della religione, con una grande biblioteva. Là imhotep apprese come leggere e scrivere nella lingua simbolica dei geroglifici.






Imhotep mentre costruisce un blocco di calcare.


Imhotep lasciò dei piani di ideazione dei templi che venivano costruiti migliaia di anni dopo la sua morte, come indicato dagli ieroglifici di numerosi templi. Era geometra, dottore in medicina, inventore del Caduceo, l'attuale simbolo dei medici. La leggenda riporta che Imhotep divise i cieli in settori di 30°, conosciuti oggi come le zone dello zodiaco, per osservare i movimenti delle stelle e delle costellazioni.


Un sacerdote-scienziato come Imhotep, che riusciva a fare vasi di pietra, beneficio di uno statuto speciale, poiché la sua conoscenza gli permise di dare la forma alle pietre e la pietra per gli Egiziani era il simbolo dell'eternità. Dopo la sua morte, è stato divinizzato dagli Egiziani che lo hanno identificato con Thoth, la divinità dal volto di Ibis, dio della saggezza. Gli gnostici l'hanno chiamato Ermete Trismegisto, tre volte grande, fondatore e origine della loro sapienza esoterica.




Davidovits, il chimico.

Il professore JOSEPH DAVIDOVITS, RISCOPRE L'ANTICA

TECNOLOGIA EGIZIANA: ARI-KAT

Una riproduzione di blocchi di quattro tonnellate di pietra calcarea di piramide
sono state costruite all’Institut Géopolymère di Saint Quentin in Francia



Il Professore Davidovits esamina dei blocchi di calcare nel suo laboratorio




All'Istituto Geoplolimeri di Saint-Quentin vicino a Parigi, il Prof. Joseph Davidovits ricerca dei cementi antichi, dei nuovi calcestruzzi, nuove ceramiche e leganti per l'industria high tech. È celebre per la sua ricerca della chimica i su istudio principale sono i geopolimeri- un polimero minerale inorganico a base di molecole geologiche di silicio e di alluminio.


Durante tutta la sua lunga carriera professionale, il professore Davidovits ha insegnato in università degli Stati Uniti, ha pubblicato tre importanti studi sulle piramidi e fatto brevettare un certo numero di prodotti originali che utilizzavano dei processi sofisticati nella fabbricazione del cemento, ceramiche e leganti. Nel 1998, è stato innalzato al grado di "Chevalier de l'Ordre National du Mérite" [Cavaliere dell'Ordine Nazionale al Merito] in Francia e a riconoscimento della sua ricerca e dei suoi numerosi brevetti in un ramo innovatyore della chimica conosciuta con il nome di geopolimerizzazione. Infine, è membro dell'Associazione Internazionale degli Egittologi ed ha regolarmemente presentato i suoi lavori archeologici durante i congressi internazionali di egittologia dal 1979.


Il professor Davidovirs crea dei nuovi composti minerali e rocciosi copiando e accelerando i processi naturali. È autore di "La nouvelle histoire des Pyramides", Parigi, 2004 82a edizione 2006), "Ils ont bâti les Pyramides", Parigi 2002 e "The pyramids: an enigma solved", New York, 1988 (vedere  La Nouvelle Histoire des Pyramides ).





Il Professore Davidovits miscela gli ingredienti per costruire un blocco di pietra nel suo laboratorio.



Si è interessato specialmente alle piramidi egiziane e propone un nuovo approccio- l'approccio di un chimico- per l'interpretazione dei geroglifici, che è combinata con la ricerca avanzata nella struttura e composizione dei blocchi di pietra e dei cementi utilizzati per la costruzione delle piramidi.


Di conseguenza, e dopo lunghe sperimentazioni nella fabbricazione e modellatura della pietra, ha presentato una teoria affascinante sul modo in cui queste gigantesche montagneartificiali sono state costruite.


dans la fabrication et moulage de la pierre, il a présenté une théorie fascinante sur la façon dont ces montagnes géantes artificielles ont été construites.

Joseph Davidovits






[Traduzione di Ario Libert]




Link al post originale:

Les pyramides sont-elles faites en béton?



Link interno al presente blog di argomento pertinente:

Incontro con la Venere di Dolni Vestonice




Link ad alcuni filmati illustranti la tecnica dell'ari kat:

Construire les pyramides d'Egypte (in francese).

How the pyramids where built in Egypt (versione inglese del filmato precedente).

Bricks made at low temperature, low energy, low cost  (conferenza del prof. Davidovits in inglese illustrante i processi geochimici per ottenere i geopolimeri)

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12 luglio 2009 7 12 /07 /luglio /2009 20:26

 

Importantissimo anche se breve saggio, opera di una brillante mente, Joseph Davidovits, un ricercatore scientifico che si occupa però anche con estrema competenza di ricerche archeologiche, con sommo danno dell'egittologia ufficiale. Ci occuperemo a lungo di questo autore, soprattutto in relazione alle conseguenze implicite contenute nelle sue ricerche chimico mineralogiche che illuminano la mentalità arciaca in generale ed aiutano i ricercatori indipendenti ad impostare su basi nuove quanto concrete, la disciplina nota come alchimia.
A Joseph Davidovits si deve la risoluzione della costruzione non soltanto delle piramidi egiziane ma anche di manufatti e costruzioni sinora giudicate come estremamente problematiche e, dalla scienza storica ed archeologica, nemmeno prese in considerazione nei loro aspetti tecnico costruttivi.

Per fortuna la storia, pur di monopolio di uno strato sacerdotale chiuso e dogmatico, conosce numerosi ficcanaso della levatura di Davidovits, le cui felici intrusioni hanno costituito gli unici elementi di progresso in un campo stagnante o al limite egemonizzato da solerti formiche raccoglitrici o ragni tessitori compulsivi, benvengano le api alla Davidovits.






Incontro con la Venere di Dolni Vestonice, una ceramica geopolimera antica di 25.000 anni.



Brno, capitale della Moravia, Repubblica Ceca, il 17 giugno 2006.

 

Organizzata nel quadro dei miei incontri con le istituzioni scientifiche  della Repubblica Ceca, questa visita al Museo di Antropologia di Brno dovrebbe segnare una data nei miei studi sulle conoscenze tecnologiche degli uomini preistorici. Il Dottor Martin Oliva, paleontologo, mi presenta la collezione di oggetti paleolitici in osso incisi scoperti in Moravia, soprattutto a Dolni Vestonice. Poi, in presenza della giornalista del grande quotidiano locale e di un fotografo dell'Agenzia di Stampa Ceca, il Dottor Oliva estrae dalla scatola la regina della sua collezione, la Venere. Avevo ancora nella mente l'immagine della Venere in calcare giallo esposta al Museo di Vienna, Austria, per essere troppo sorpreso da quest'ultima. Essa non fu lavorata nella pietra tenera, ma costruita in terracotta. Ero dunque in presenza della più antica ceramica realizzata dall'Homo Sapiens 25.000 anni fa.

 

 

Venere di Dolni Vestonice, 25000 anni

 
Venere di Dolni Vestonice

 

 

 


 

 

 

 


 

il-dr.-Martin-Oliva--paleontologo-e-Joseph-Davidovits.jpg
Il dottor Martin Oliva, paleontologo, a sinistra, e Joseph Davidovits mentre esaminano la Venere

 


 


 


 

Ci insegnano che la ceramica in terracotta non fu inventata che durante il Neolitico, 15.000 anni più tardi. E tuttavia, ero in presenza di un oggetto ottenuto con l'arte del fuoco, in un epoca in cui, logicamente, gli uomini preistorici non padroneggiavano questa tecnica. Come tutte le altre Veneri paleolitiche, non misurava che 11 centimetri di altezza. È di colore bruno-nero, tonalità che mi ricordò immediatamente il nostro studio sulle ceramiche etrusche (vedere più in basso). Sapevo dunque come erano state prodotte: con un fuoco all'aria aperta, ad una temperatura di 300-400°C al massimo,  ma con un argilla contenente gli ingredienti chimici naturali, dei sali aolubili alcalini che permettevano una reazione geopolimera, che io chiamavo nel mio gergo tecnico, il L.T.G.S. (in inglese Low Temperature Geopolymeric Setting, vedere sul sito dell'Istituto Geopolimero, la rubrica concernente questa tecnica del LTGS).


 

Per ottenere questa terra, bisogna che l'argilla contenga naturalmente del sale natron, il carbonato di sodio CO3Na2. Si incontra questo tipo di argilla molto frequentemente nei paesi del Medio Oriente. Doveva dunque essere presente nella regione di Dolni Vestonice, a meno che non sia stato fatto uso di sale Kali, il carbonato di potassio CO3K2,


 


 

che si trova nelle ceneri di certe piante, come la felce. Poi, bisogna aggiungere della calce, proveniente verosimilmente da cenere di legno (come la quercia). Grazie a questi ingredienti, l'argilla sarà "cotta" a 300°C, con un semplice fuoco all'aperto, con pezzetti di legno o di erbe secche. È una tecnologia estremamente semplice, ma che non funzione che con questo tipo di argilla e di ingredienti chimici naturali. Si ottiene una terracotta solida, di colore bruno. Il contatto con il fumo di fuoco di legna produrrà le ombre nere, per deposito di carbone nei pori della terracotta.


 

La tecnica è spiegata in una pubblicazione sicentifica che ho presentato con mio figlio Frédéric alla seconda Conferenza  Internazionale sui Geopolimeri, nel 1999. Vedere sul sito dell'Istituto Geopolimero sulla creazione di ceramica bruno-nera nella Preistoria e nell'Antichità

 

 


 

 

Joseph DAVIDOVITS 


 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

 

 

LINK al saggio originale: 

Rencontre avec la venus de Dolni Vestonice vieille de 25000 ans

 


 

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