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5 novembre 2010 5 05 /11 /novembre /2010 10:40

 

 

 

Il nazismo di Heidegger 

 

 

 

 

heidegger-giovane.jpg

 

L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

 

di Reinhard Linde 

 


 

Titolo originale: Devil’s power’s origin

 


  
Contributo al problema dell'"introduzione del nazismo nella filosofia" da parte di Heidegger.
  
La versione tedesca di questo testo è apparsa sulla rivista in rete "Tabvla Rasa", dell’università di Jena.

 


 


L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

"L'ebraizzazione della nostra cultura e delle università è infatti orribile e penso che la razza tedesca dovrebbe trovare forza interiore a sufficienza per giungere al vertice" (Lettera di Heidegger a sua moglie, 1916).
 

Heidegger--busto-di-von-Seitz.jpgPoiché Heidegger è morto da molti decenni, è oramai un autore Storico. A differenza della maggior parte dei sociologi o filosofi storici, ha presentato le sue intenzioni soprattutto in testi estremamente e volutamente oscuri. Esisteuttavia un'eccezione: all'epoca del suo rettorato a Friburgo nel 1933-34, si è espresso bene sia politicamente sia filosoficamente in modo eccezionalmente trasparente e senza deviazioni. Questa contraddizione, non l'ha egli stesso spiegata. È per tutte queste ragioni che è necessario effettuare delle ricerche su Heidegger e di prendere ogni cosa seriamente, ciò che ha detto o fatto. A questo scopo, sono richieste molte altre cose: un largo fondamento metodologico, la considerazione di ogni genere di fonti e di omologhi intellettuali e dei principi di valutazione etiche riconosciute. I fatti stabiliti devono essere verificati, le relazioni scoperte devono essere chiare e distinte. Gli errori e gli inganni devono essere pubblicamente repertoriati e corretti.
  
heidegger--sentiero-.jpgÈ secondo questi principi scientifici evidenti che Victor Farias, Hugo Ott, Jean-Pierre Faye, Hassan Givsan, Johannes Fritsche, Emmanuel Faye, io stesso ed altri ancora, conduciamo le nostre ricerche su Heidegger. I fatti stabiliti da noi grazie ad un lavoro autonomo producono un'immagine coerente del fenomeno Heidegger. Decidere di non prestare attenzione che alle affermazioni di Heidegger (pretese) puramente filosofiche, e di ignorare in compenso le posizioni (pretese) puramente politiche perché si giudica che esse non siano pertinenti, ecco un atteggiamento completamente illegittimo. Il filosofo non ha il privilegio di poter relativizzare i fatti storici e di aggiungere alle affermazioni attestate di un autore un senso opposto alla sua linea d'azione manifesta. Ora, è proprio ciò che pretendono i numerosi universitari e giornalisti del mondo intero dando fondo alla loro capacità di interpretazione ed insegnando un Heidegger che hanno essi stesso mutilato. Nessun altro filosofo può vantare, quando è letto, di vedere tanti dei suoi passaggi dei suoi testi coscientemente tagliati o semplicemente non percepiti, prima ancora che la considerazione delle altre fonti e che la valutazione etica delle conseguenze del suo pensiero non siano respinti come inutili o che le posizioni direttamente politiche di Heidegger non siano affrontate. Molti scritti di Heidegger, a dir il vero degli interi volumi delle sue opere complete, sono totalmente passati sotto silenzio, anche quando offrono elementi in rapporto con questo o quel aspetto studiato tematicamente.
    
heidegger-fontana.jpgLa sua frequentazione pubblica di filosofi umanisti come Husserl o Cassirer è presentata come un segno della sua statura di filosofo onesto, benché di fatto li abbia combattuti. Che Hannah Arendt, Karl Löwith, Herbert Marcuse ed altri l'abbiano considerato come un insegnate importante non cambia nulla al fatto che la sua opera ha seguito una direzione opposta alla loro nelle sue intenzioni e che Heidegger li ha affrontati in modo totalmente ostile o ignorante. In compenso, si ricusa la presa in conto di autori pseudo-scientifici e innegabilmente favorevoli alla dittatura come Friedrich Gottl-Ott Lilienfeld, Graf Paul Yorck von Wartenburg, Karl Ernst von Baer, Eduard Spranger e Oskar Becker, benché Heidegger si riferisce esplicitamente ad essi ed integra i loro motivi teorici alla sua filosofia in modo essenziale. L'influenza del cattolicesimo estremista-völkisch (la sua culla spirituale), degli scritti di Max Scheler e Georg Simmel che glorificavano la guerra e del teorico razzista L. F. Clauß sul pensiero di Heidegger è di un'importanza assolutamente fondamentale. Questa ricerca del tutto naturale è tuttavia trascurata.

 

 

HeideggerWeg.jpgNe risulta che sono proprio i testi di Heidegger amputati o contenenti numerosi passaggi "oscuri" che sono ritenuti come la sua vera filosofia. i supplementi che lo spiegano concretamente e politicamente, apportati nel 1933 e 1934 allo scopo di rendere la sua filosofia trasparente ad un circolo più ampio di auditori, passano per essere il risultato di una irresponsabilità filosofica temporanea. Ma poiché non vi è alcun punto di intoppo né alcuna contraddizione tra questi supplementi ed i suoi teoremi costanti sino ad allora, non possono essere messi sul conto del momento. Se non li ha espressi in precedenza, è perché ciò gli sarebbe costato il suo posto all'università. A partire da una tale base testuale, non si possono trarre che delle interpretazioni che si allontanano ampiamente da Heidegger e ne divergono su molti punti, interpretazioni tra cui una di quelle proclamazioni heideggeriane passate sotto silenzio basta generalmente a mostrare l'assurdità.

  

heidegger.jpgLa mutilazione testuale di Heidegger corrisponde alla messa in scarto dell'applicazione sociale- che ha egli stesso evocato, espressa o vissuta- dei suoi teoremi. Essa è legata all'estrema incertezza riguardante il contenuto concreto dei suoi concetti centrali. È questo che fa sì che non si possa nominare l'oggetto del suo pensiero, anche sotto la sua forma più astratta, anche totalmente allontanata dall'azione. "Essere" e "Dasein autentico" appaiono come pure conchiglie vuote che ogni individuo può riempire come vuole. Eppure, non vi è nulla che Heidegger esponga in modo più appassionato della storicità del Dasein- cioè la forza del rovesciamento pragmatico e politico inerente agli individui. Non si trova che presso gli individui politicamente raggruppati e mai presso gli individui isolati. Heidegger si erige egli stesso in modo veemente contro ogni interpretazione esistenzialista.

  

heidegger-e-la-moglie-ospiti-di-Lacan.jpgIn precedenza, aveva distintamente spiegato che la filosofia non "si occupa dell'esistenza individuale dell'uomo individuale in quanto tale" (Die Grundfrage der Philosophie, 1933; Tr. it.: Le domande fondamentali della filosofia, Mursia). In Essere e Tempo, non troviamo una sola frase che vi andrebbe contro. Ogni preoccupazione, ogni sollecitudine, ogni affezione, ogni essere-gettato non ha senso che nel quadro dell'"con-essere" ogni volta in un "mondo", cioè in un insieme sociale globale, dell'essere del quale è in causa il Dasein. Il Dasein quotidiano dell'individuo è per lui "inautentico" e come esso decade (verfallendes), non è degno di alcun aiuto filosofico. Isolati, non possiamo diventare "autentici" che nell'afferramento risoluto della sua "possibilità più propria" nell'anticipazione assoluta della morte. Anche qui, non è più questione di un progetto e di una fioritura determinata. Heidegger spiega senza appello possibile che "la predonazione violenta di possibilità dell'eisitenza" è "metodicamente richiesta" e che essa deve essere sottratta all'"arbitrario" (Essere e tempo).

  

bull_hill-heidegger.jpgIn questo contesto, egli rinvia indiscutibilmente al fatto che "l'Interpretazione ontologica dell'esistenza del Dasein" poggia "su una concezione ontica determinata dell'esistenza autentica, un falso ideale del Dasein" (Ibid.). Quale?  Quale mostruosità nell'interpretazione che si dà di Heidegger: si nasconde il fatto che un punto di vista concreto, non filosofico sull'esistenza autentica è esplicitamente la base di partenza della sua filosofia e si trova "dispiegato più radicalmente" da essa. La sua elevazione allo statuto ontologico mira a rendere l'"ideale" obligatorio. È sul suo metro che si deve agire, perché "l'appello della coscienza non rappresenta [per il Dasein] un ideale di esistenza vuoto, ma la pro-vocazione della situazione" (Ibid.). Ci torneremo sopra.

 

heidegger-1960.jpgSecondo la stessa logica di questi tagli considerevoli, non è mai possibile chiedersi se i suoi concetti in generale rappresentano positivamente qualcosa. L'idea del Dasein transindividuale e quindi in essenza particolare e le sue determinazioni come l'inevitabile preoccupazione, l'affetto, l'inautenticità, la scadenza, la nullità, l'essere-gettato, l'essere-per-la-morte, l'estasi, la reticenza, il superamento nella morte, il popolo, l'eroe, la ripetizione non sono in alcun modo degli oggetti e dei punti di vista generali che apporterebbero nuove conoscenze e che potrebbero entrare nel fondo del sapere dell'umanità. È quanto distingue l'heideggerismo da ogni filosofia classica. La sola enumerazione dei concetti ci illumina già sul fatto che si tratta qui di un negazionismo sistematico non soltanto del soggetto critico e responsabile di se stesso, bensì dell'individuo in quanto tale e del suo dispiegamento schiuso all'interno dello spazio sociale.


heidegger--.jpgAlcuni interpreti di rilievo si sono sforzati di distruggere i ponti eloquenti tra i teoremi centrali di Heidegger ed il suo sostegno teorico diretto al nazismo. Essi non sono riusciti a giungere ad alcuno risultato soddisfacente perché non hanno effettuato nessuna ricerca e non hanno acutizzato affatto lo sguardo sociologico. Così l'insegnamento di Heidegger poggiano sempre e sempre di più su delle versioni mutili e sulla separazione assurda tra un'opera falsamente vergine politicamente e la persona di Heidegger, idiota politico. Si aggirano così i doveri fondamentali di infomazione e di educazione. Una versione intellettuale e raffinata di questa "ermeneutica" ha degli effetti particolarmente distruttivi qui e nel campo giornalistico. Habermas, Derrida ed i loro sostenitori ammettono innanzitutto quanto abbiamo detto con un po' di dettagli e si avvalgono anche dei sostegni per questo lavoro di spiegazione dei ricercatori riguardante l'Heidegger direttamente politico. Essi affermano che il pensiero di Heidegger è capace del suo passaggio attraverso l'opzione nazista, alla quale ha dapprima condotto (!), ma può anche essere sottoposta ad un'altra spiegazione, che sfocia ad evidenziare qualcosa di valido e di tradizionale. Heidegger avrebbe riconosciuto i pericoli che fa pesare sull'umanità l'onnipotenza della tecnica e sarebbe riuscito  ad identificare la sua causa spirituale: lo sviluppo della ragione dopo Platone. È quanto andrebbe "estratto" dal contesto ideologico (weltanschaulich)" dalle sue speranze poste nel nazismo. Quest'ultimi si sarebbero trasformati in deluzione completa duranet la seconda guerra mondiale, quando Heidegger avrebbe visto che la strategia di guerra dello Stato nazista non era che una sottomissione alla tecnica. Si tratta di una menzogna insolente, che si rifiuta di tener conto dei semplici fatti riguardanti Heidegger. È alla base di una logica drammatica.

  

Heidegger--1961.jpgL'elemento pericoloso di questa versione si trova innanzitutto nell'affermazione da parte di Heidegger di un divenire criminale della ragione. Prende di mira Cartesio abusando della relativizzazione delle forze della comprensione effettuata da Kant. Heidegger torna ad una concezione dell'uomo anteriore nel momento in cui lo si pensa come critico, dotato di uno spirito universale, cercando delle conoscenze che possano tornare utili per tutti gli uomini. Se ciò fosse vero, se Heidegger rappresentasse un'avvanzata irreversibile, allora bisognerebbe dire che i diritti dell'uomo universale non esistono, non più della conoscenza e la tecnica umaniste, non più del freno posto dall'uomo all'omicidio dei suoi simili che non appartengono al proprio "Dasein". Allora non restano che i "modi di essere fondamentali": "l'esssere-Dio, l'essere-uomo, l'essere schiavo, l'essere padrone" (Vom Wesen dei Wahrheit, 1933-34). Per Heidegger, l'essere-uomo si declina obbligatoriamente secondo le categorie regionali völkisch e razziale. La sua critica della ragione non è minimamente indipendente dall'alternativa che egli offre, è costruita a partire da essa. Heidegger non rimprovera essenzialmente a Cartesio di incoraggiare il soggetto pensante da se stesso di onnipotenza smisurata, ma piuttosto al suo soggetto di essere "senza suolo"- cioè di non prendere le sue determinazioni regionali e völkisch- e di essere un quadro universale inesistente.

 

Heidegger----.jpgSecondo Heidegger, non si può assolutamente nulla conoscere senza fare riferimento all'"essere", affidato ad un popolo storico che esso ha scelto. Va da sé che ogni pensiero particolare (matematica, biologia, ecc. tedesca) deve a sua volta essere sottoposta a questo popolo. L'intenzione e la comprensione rimangono "inautentiche", precarie e contingenti, tanto a lungo finquanto l'individuo non "avanza" nella morte, cioè finquando non si adatta estaticamente nella sfera dell'essere temporale e sovratemporale, attraversoi una separazione completa con tutti i vivi e gli essenti. Anche giunti a questo punto, il grande giorno non è ancora sorto, solo un raggio di luce (un "lucore") appare nell'oscurità eterna dell'anima, quell'anima che non può che "credere" o "tenere-per-vero" (perché per Heidegger, distinguere verità e falsità è diventato impossibile).

  

Per HeideggHeidegger2.jpger, lo schiudersi consiste in ciò che fa fremere ogni uomo risvegliato, in ciò che ogni uomo risente come uno spaventoso restringimento della vita: "il Dasein, fosse esso presente in una qualunque spiegazione  mistica e magica, si è è ogni volta già compreso: senza ciò non "vivrebbe " affatto in un mito, non si preoccuperebbe affatto, attraverso il rito ed il culto, della sua magia". [Essere e Tempo]. L'uso del presente mostra che Heidegger considera una tale vita sociale come un ideale naturale sempre valido. Ha manifestamente improntato il suo contenuto all'iconografia kitsch della sua epoca riguardante l'esistenza (Dasein) "primitiva" ed il Medioevo cristiano, quei luoghi comuni che fanno di ogni realrà storica una brodaglia apparentemente omogenea. Infatti, si tratta giusto di ontologizzare una costrizione anti-individuale, rivelatrice dello pseudo-popolo (pseudo-volkstammlich) ed ostile alla razionalità, che non può effettuarsi che attraverso mezzi terroristici. Soltanto i nazional-socialisti hanno seguito un progetto di questa portata. E soltanto gli "intologi" favorevoli ad un'applicazione della violenza potevano affermare che l'abuso e la hybris risiedono nella ragione stessa, nella capacità di riflessione esigita da Descartes, nel compito di esaminare, la responsabilità dell'uomo. I suoi nemici pongono a carico della ragione stessa lo spettacolo dato dagli uomini irrazionale e spietati. Secondo essi, sono razionali. È per meglio eliminare la ragione in generale. Nessun pensiero riducendosi ad un'associazione vitale limitata e separata non può essere favorevole all'uomo!


Dietro la volontà irrespHeidegger-rundweg.jpgonsabile di "estrarre" dalla melmosa teoria della conoscenza di Heidegger un nucleo sussitente e legittimo,  troviamo evidentemente una motivazione non filosofica. Il rigetto heideggeriano dell'universalismo occiden tale europeo deve permettere di raggiungere l'egemonia culturale, politica e economica dell'"americanismo". Questo rovesciamento rinvia a delle alternative potenziali, alle quali Habermas in particolare ha fatto appello nella sua reazione impossibile agli attentati te rroristi del 11 settembre 2001: la "religione" e la "civiltà" asiatica o araba. Su queste alternative, assolutamente nulla deve essere precisato in modo argomentato, ma sono opposte all'americanismo come riserva e minaccia. Perché anche i terroristi estremisti passano per religiosi e  sembrano appartenere alla civiltà agli occhi di Habermas. Quando egli chiama ad un "dialogo" con essi, egli abbandona le sue esigenze democratiche a profitto della promessa di un agire comunicativo applicato. Se il diavolo è invitato nello scopo di vincere con la forza gli abusi di potere politici ed economici considerati come degli eccessi della ragione, non li eliminerà mai, si atterrà piuttosto al principio di una società aperta, ai poteri separati e che garantiscono i diritti fondamentali.

 

Heidegger-Hutte.jpgLa ripresa della critica heideggeriana della ragione nobilita la negligenza filosofica dell'ermeneutica corrente. All'opposto dell'assoluzione che Hannah Arendt aveva dato a Heidegger, questa critica sostiene concettualmente questa negligenza che considera l'impegno nazista di Heidegger come "poco morale" e lascia il nazismo apparire come gravido di una verità portatrice di avvenire. Era soltanto in un gesto di rinnegamento di sé ad eccitare proprio la pietà che Hannah Arendt aveva posto in ridicolo il mestiere di filosofo, facendo il favore ad Heidegger di considerare la propria cecità politica come una deformazione professionale. (Oggi, i difensori di Heidegger brandiscono fieramente la testimonianza ufficiale dello stesso genere attestando la sua invalidità mentale). L'applicazione delle analisi che lei ha sviluppato sul totalitarismo al pensiero di Heidegger è al contrario estremamente utile e fecondo.

 

"Nell'essere dell'ente avviene il nullificare del nulla. [...] La negazione non è, infatti, che un modo del comportamento nullificante. [...] Più abissale del semplice aggiustamento della negazione pensante sono la durata dell'agire all'incontro e la lacerazione dell'esecrazione. Più pesante è l'asprezza della privazione" [Che cos'è la metafisica?, 1929: Im Sein des Seienden geschieht das Nichten des Nichts“. Die "denkende Verneinung“ ist" nur eine Weise des nichtenden … Verhaltens. … Abgründiger als die bloße Angemessenheit der denkenden Verneinung ist die Härte des Entgegenhandelns und die Schärfe des Verabscheuens. Verantwortlicher ist der Schmerz des Versagens und die Schonungslosigkeit des Verbietens. Lastender ist die Herbe des Entbehrens”.  "Was ist Metaphysik? 1929].

 

La redazione di questo testo è terminata il 27 gennaio 2007, giorno del 62° anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. È dedicato alla memoria di tutte le vittime del nazional-socialismo. Per riferimenti completi e analisi più approfondite, rinvio al mio libro Bin ich, wenn ich nicht denke? (Io sono quando non penso?), Centaurus Verlag, Herbolzheim, 2003.

 


 

Reinhard Linde

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


Degli estratti si trovano sul mio sito http://www.reinhard.linde.de.vu

 

 


Sull'autore: Nato nel 1955 a Wernigerode, nella Republica Democratica Tedesca; ho compiuto i miei studi di storia all'Università Humboldt di Berlibi nel 1980. Il mio campo  di studio si è formato nell'opposizione al regime della RDT e legato all'analisi del pensiero totalitario con la formulazione di alternative etiche fondate filosoficamente. Vivo come autore indipendente a Berlino.

 

 

 

LINK al post originale: 

Le nazisme de Heidegger

 

   

 

 

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