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9 novembre 2009 1 09 /11 /novembre /2009 23:34



Heidegger e l'antisemitismo. Una testimonianza di Ernesto Grassi


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René Misslin ha trasmesso a phiblogZophe una testimonianza importante di Ernesto Grassi. Qui è riprodotto il suo commento nella sua integralità.

 


Ho reperito in rete (www/peres-fondateurs/forum) un testo appassionante di Gentile che parla di Ernesto Grassi, il quale ha insegnato filosofia in Germania negli anni 1930-40, e che era appassionato dal pensiero di Heidegger al punto di essere il primo editore, con Szilasi, della celebre "Lettera sull'umanesimo".

 

Per Grassi, il fatto che Heidegger fosse nazionalsocialista non era cosa da mettere in dubbio. In quanto all'antisemitismo di Heidegger, ecco ciò che Gentile riporta. È Grassi che parla: "Infine, sulla questione dell'antisemitismo di Heidegger, non posso che testimoniare di un avvenimento che fu per me tragico per più di un motivo. Ciò riguarda Szilasi, filosofo ungherese di origine ebraica, che era un amico intimo, ma anche grande amico di Heidegger: lo aveva effettivamente aiutato finanziariamente quando era ancora studente.

 

Heidegger ha detto di lui pubblicamente che era il solo filosofo veramente adatto ad interpretare il proprio pensiero. Heidegger gli affidò inoltre una cattedra di assistente, perché era essenziale per lui che Szilasi interpretasse i testi greci. La moglie di Szilasi era l'insegnante di piano di uno dei suoi figli. La loro relazione era dunque anche molto intima. All'improvviso Heidegger ha rotto ogni relazione con lui.

 

In quale modo, lo ignoro. Ma posso assicurarvi che fu l'avvenimento più tragico per il povero Szilasi che, in seguito, dovette abbandonare la Germania. Questa rottura con Heidegger fu veramente la disfatta della sua vita. Eravamo nel 1932. A partire da tale data, la mia relazione personale con Heidegger si fece sempre più tenue, per limitarsi sempre più allo stretto minimo professionale che esigeva il proseguimento dei lavori che avevo già intrapreso. Non ho mai potuto discuterne con lui, perché da una parte, era troppo terribile per me, non fosse che da un punto di vista etico e che d'altra parte, Heidegger non si mostrava affatto  disponibile a farlo. Devo anche aggiungere che molto prima dell'avvento al potere dei mazionalsocialisti, trapelava già nei suoi seminari questa accentuazione del Blut und Boden (Sangue e Suolo) che allora non associavo ancora ad una "opportunità" politica.

 

Quando andammo insieme a fare dello sci nella foresta nera, non ero, in quanto straniero, quasi mai ammesso a queste riunioni molto personali che egli organizzava alla Hütte (baita). Questo sentimento di esclusione come non-tedesco era per me un'esperienza costante, che vivevo con un certo dolore, anche se in ogni caso l'essenziale era per me il fatto di poter lavorare a partire dai testi.

 

Il motivo per il quale riporto questi ricordi soltanto oggi, e non all'epoca della polemica che Adorno e Löwith avevano intrapreso contro Heidegger, "il filosofo di un'epoca di angoscia", è per puro rispetto per Szilasi, che sino alla sua morte insistette sul fatto che non si doveva mai dimenticare quel grande pensatore.

 

Affermava inoltre, che la spiegazione con Heidegger doveva assolutamente restare nel campo della discussione filosofica, sola condizione che rende eventualmente possibile delle considerazioni riguardanti la questione di un senso e di un fondamento del suo impegno personale".

 


Per Grassi, la questione maggiore che si pone è quella di sapere come a partire dalla filosofia di Heidegger si possa tentare di comprendere la posizione nazionalista di Heidegger.


Come suggerisce bene Emmanuel Faye, bisogna tentare di capire filosoficamente gli affetti politici di Heidegger.


René Misslin

[Traduzione di Massimo Cardellini]

LINK alpost originale:
Heidegger et l’antisémitisme. Un témoignage d’Ernesto Grassi


LINK pertinenti all'argomento trattato:
Heidegger: Una croce uncinata in testa
Scoglio sulla tomba di Heidegger

La doppia faccia di Heidegger
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7 novembre 2009 6 07 /11 /novembre /2009 18:33
La doppia faccia di Heidegger

 


di Roger-Pol Droit



Heidegger, faccia pulita. E' un ragazzo di campagna, allevato alla fine del XIX secolo in un villaggio cattolico, profondamente rurale, della Germania meridionale. Il padre è bottaio e sagrestano alla chiesa parrocchiale, la madre è sempre in casa. Per tutta la sua vita, il pensatore vorrà restare un uomo della terra, ancorato al suolo, restio alla vita urbana. Rifiuterà esplicitamente ciò che è "cosmopolita", "sradicato".

 

Le logiche del capitalismo gli restano estranee, il dominio della tecnica della terra finirà con il sembrargli orribile. Vedrà infine nella strumentalizzazione della natura una devastazione criminale.

 

Ragazzo notevolmente dotato, sostenuto dalla Chiesa, riceve una formazione classica e seria, entra nel seminario e intraprende degli studi di teologia. A 20 anni, li abbandona per scegliere la filosofia, al termine di una crisi di cui si sa poco, tranne che segnò la sua rottura apparente con il cattolicesimo.

 

La sua carriera nell'università tedesca è innanzitutto simile a quella di tanti altri, iniziando con dei lavori senza grande originalità. Ma, nel 1927, a 38 anni, Martin Heidegger pubblica un'opera che gli vale una fama esplosiva, facendo conoscere il suo nome lontano dalle frontiere tedesche. Il titolo è brusco: Sein und Zeit, e cioè Essere e Tempo. Il modo in cui il pensatore si esprime è strano e denso. Eppure, la risonanza è immediata.


 

 


Perché il libro stupisce, rimettendo in luce una questione che egli afferma sia molto antica e da tanto tempo dimenticata: il "senso dell'essere". Questa questione sarebeb stata sentita dai primi pensatori greci. Essa verte sulla presenza, il "ci", il fatto che ci sia qualcosa invece del nulla, e non sulla natura delle diverse cose esistenti. Questa questione originaria sarebbe stata abbandonata alla metafisica, da Platone e Aristotele, a vantaggio di un'interrogazione sulle proprietà di ciò che esiste (gli essenti). Quest'obblio dell'essere avrebbe aperto la possibilità della scienza e della manipolazione tecnica, figlia di questa metafisica dimentica dell'essere.


Di colpo, le concezioni filosofiche del tempo, del soggetto, della natura umana, della Storia si trovavano messe in causa. Heidegger si impegnava a riformularle. Molti credettero allora ad una mutazione del pensiero. il suo insegnamento all'università di Friburgo conobbe un'udienza crescente. I suoi studenti- tra i quali Karl Löwith, Hannah Arendt, Emmanuel Levinas, Hans Jonas, tra i tanti- ebbero la sensazione di partecipare ad un'avventura straordinaria. Perché il loro maestro, di semestre in semestre, trasformava la storia dell'Essere in cardine sotterraneo della Storia. Il corso del mondo non dipendeva più semplicemente dagli scontri militari, dalle manovre politiche, dalle rivalità economiche o dalle invenzioni scientifiche. In un modo più segreto ma più decisivo, il modo in cui l'essere è pensato verrebbe a piegare e trasformare il destino dell'umanità.

Casa natale di Heidegger a Messkirch

 


Faccia pulita, Heidegger appariva dunque, innanzitutto, come un pensatore che volle mettere l'accento su ciò che i filosofi non hanno pensato, la macchia cieca delle loro elaborazioni concettuali. Al regno della razionalità volle sostituire la parola dei poeti. Si tratterà di attendere "un altro pensiero", che rimarrebbe in disparte. In ciò che è originario e come sepolto sotto i nostri piedi, si terrebbe in riserva una promessa di futuro. A noi di tentare di farvi ritorno. Questo rapporto all'essere- improntato di fervore, di rispetto e di gratitudine, di serenità- è passato per molto tempo come il segno distintivo di Heidegger. Per lo meno in ciò che si insegnava spesso a suo proposito dagli anni 60 agli anni 80. Raramente, in quest'epoca, erano evocati il suo coinvolgimento nelle istituzioni naziste, la sua ammirazione per Hitler, i suoi giudizi antisemiti, il suo assordante silenzio sulla Shoah. Heidegger non aveva un volto oscuro.

Senza equivoco. La versione  ufficiale della sua compromissione con il nazismo diceva che Heidegger si era sbagliato per alcuni mesi sulla natura del regime hitleriano. Sollecitato da alcuni colleghi, aveva accettato la carica di rettore dell'università di Friburgo il 21 aprile 1933, poi aveva dimissionato sin dal 23 aprile del 1934. Aveva in seguito, secondo i suoi discepoli, sofferto alcune disgrazie, cioè delle persecuzioni, inflitte dal regime hitleriano per una decina di anni. Diverse opere permettono oggi di stabilire una realtà del tutto diversa.

heidegger-allgemeine-rundschau.jpgIn alcune date e citazioni,  la faccia oscura si delinea. 1910: il primissimo testo di Heidegger è pubblicato nell'Allgemeine Rundschau, rivista di tendenza antiliberale ed antisemita. Vi celebra la figura del predicatore agostiniano Abraham a Sancta Clara, conosciuto per il suo nazionalismo virulento ed il suo appello ai pogrom. Per il giovane Heidegger, questa testa di genio ha cercato La santità del popolo, nella sua anima e nel suo suo corpo. Più tardi, nel 1964, il pensatore, diventato celebre, continuerà a vedere in questo persecutore degli Ebrei e dei Turchi un maestro per la nostra vita.

1916, il 18 ottobre, scrive a sua moglie Elfride: L'ebraizzazione [Verjudung] della nostra cultura e delle università è in effetti orribile e penso che la razza tedesca [die deutsche Rasse] dovrebbe trovare a sufficienza delle forze interiori per giungere al vertice. 1918, il 17 ottobre, le confida: Tutto è sommerso dagli ebrei ed i profittatori.

Nel 1932, come ha recentemente confermato suo figlio Hermann, Heidegger vota per il partito nazista. 1933, il 12 marzo, scrive- sempre ad Elfride- a proposito del filosofo Karl Jaspers: Sono sconvolto di vedere come quest'uomo, puramente tedesco, dall'istinto più autentico, che percepisce la più alta esigenza del nostro destino [...] rimanga legato a sua moglie". Quest'ultima, c'è bisogno di precisarlo per capirlo, era ebrea.

Diventato rettore nella Germania del III Reich, Heidegger si sforza di rivoluzionare l'Università affinché sia all'altezza del destino che attende il popolo tedesco. La sua pretesa disgrazia, dopo la sua dimissione, non risulta affatto dalla sua "resistenza", ma da diatribe interne tra ideologi nazisti. Il suo "Discorso del rettorato" diventa al contrario una specie di classico del nazismo, spesso citato da organizzazioni studentesche antisemite, riedito a migliaia di esemplari sino al... 1943! Dopo la "notte dei lunghi coltelli", il 30 giugno 1934, Heidegger partecipa, in settembre, ad un progetto di Accademia degli insegnanti del Reich, in cui propone di ripensare la scienza tradizionale a partire dagli interrogativi e dalle forze del nazionalsocialsimo. Ancira nel 1943, mentre la penuria di carta è al culmine, le edizioni Klostermann si vedono accordare dal ministero una consegna speciale per stampare le opere di Heidegger!

A chi vogliamo far credere che questo filosofo fu perseguitato dai nazisti?

Dopo la guerra, interdetto all'insegnamento da parte delle autorità alleate, riautorizzato ad insegnare soltanto nel 1951, Heidegger non condannerà mai esplicitamente il nazismo. Così come non prenderà mai posizione sull'assassinio dei milioni di ebrei. A questo terribile silenzio, che egli mantenne anche quando il poeta Paul Celan gli rese visita a questo proposito, si combinano i Cordiali saluti di buon Natale e auguri di Nuon Anno, che egli rivolge ancora, nel 1960, al razziologo Eugen Fischer, fondatore e dirigente dell'Istituto di igiene razziale, che ispirerà soprattutto gli esperimenti del dottor Mengele.

Tre soluzioni. Tra la faccia pulita e la faccia oscura, qual è dunque la relazione? Come pensare il rapporto che li oppone o li unisce? Vi sono tre modi per rispondere a queste domande.

Il primo modo consiste nel negare, puramente e semplicemente, l'esistenza stessa di una faccia oscura. Una piccola truppa di discepoli fanatici si accanisce ancora, in Francia, a far credere che si calunnia Heidegger ricordando il suo fervore per la croce uncinata. Il risultato è grottesco: ogni volta che Heidegger ha fatto il saluto nazista, magnificato il Führer, utilizzato i termini del vocabolario razziale hitleriano, ciò ha significato altre cose, si è inscritto in un altro contesto, ha avuto un'altra portata. Con evidenza, questa casuistica della doppia verità non regge.

Un secondo atteggiamento consiste nel tentare di reggere insieme le due facce, nella loro tensione, sostenendo il malessere che la loro opposizione suscita. Coloro che adottano questo atteggiamento considerano allo stesso tempo che Heidegger è uno dei più grandi pensatori dei tempi moderni e che fu profondamente ed intensamente nazista. La difficoltà da risolvere è allora nel sapere dove e come far passare una frontiera tra il richiamo all'essere ed i reparti d'assalto o spiegare come i due possono congiungersi.

La terza scappatoia è di considerare che non esiste che la faccia oscura, ciò che si crede una faccia pulita non essendo altro che la sua faccia esterna o il suo aspetto visto da lontano. Detto altrimenti, tutto si ricondurrebbe, in Heidegger, alla stessa fonte di ispirazione di Hitler - in modo soltanto più subdolo, verboso e contorto.

Un'altra possibilità consisterebbe semplicemente nel disinteressarsi attivamente di un pensatore straordinariamente confuso e nebbioso, che non ha smesso di inventarsi dei Greci di sana pianta, senza scrupoli verso la realtà storica, di praticare delle delimitazioni nette nella storia della filosofia, senza attenzione per la sua diversità e la sua complessità. Si lascerebbe il patos dell'autenticità, il modo di mettere tutto alla rovescia, la convinzione di essere, per il solo fatto di pensare, chiamato ad un ruolo essenziale in un processo che ci sfuggirebbe, tutta una gnosi più o meno estatica.

Nel 1933, a Friburgo, Heidegger ha visto che si arrestavano i sindacalisti, che si molestavano gli ebrei e spaccavano le loro vetrine. Non si è dato alla macchia o preso la strada dell'esilio, ma la tessera del partito. Si ha il diritto di non abitare il suo stesso pianeta. E di seguire altri filosofi. Il diritto o il dovere?

Morto trent'anni fa, il 26 maggio 1976, Martin Heidegger suscita più che mai delle controversie. Al cuore del dibattito, le relazioni del suo pensiero con il nazismo: inesistenti, superficiali, limitate? o al contrario, essenziali, profonde, durevoli? Ritorno su un fascicolo sensibile.


Roger
-Pol Droit

 


[Traduzione di Ario Liberti]

 

 

 

LINK al post originale:
La double face de Heidegger
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4 novembre 2009 3 04 /11 /novembre /2009 19:21

Scoglio sulla tomba di Heidegger.
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heiddeggertombe.1214150173.jpg

Cos'ha spinto il "più grande pensatore del XX secolo" a far fissare sulla sua tomba questa specie di stella ottagonale?

 

Il visitatore filosofo che vi si recherà, con il ricordo radioso delle pagine di Kant sull'Aufklärung, potrebbe far altro se non precipitare in un abisso di perplessità?

 

Il phiblogZophe resterà fedele alla sua iconoclastia ignara e calunniosa: questa stella non è in realtà che una croce uncinata (svatica).

 

Ma no, non è possibile, tu deliri, diranno!

 

Forse, ma non sono stato io ad apporre questa medaglia in onore dell'eroe della guerra dell'Essere.

 

Allora ecco il mio delirio, che vale quanto quello dello stesso Heidegger.

 

L'Otto significa l'eternità e l'infinito ma, soprattutto, il dialogo incessante del Cielo e della Terra.

 

In breve, è Geviert al completo, il Quadripartito in tutta la sua gloria:


* Il Cielo

* La Terra

* I mortali: Heidegger e la "cara piccola anima" geboren Petri. E noi, naturalmente, che guardiamo la tomba.

* Gli dei: "solo un Dio può salvarci".


Ma ecco, per noi, il famoso Geviert non è che la versione "in grandezza interna" della croce uncinata nazista, dello svastika.


La questione non è sapere se Heidegger in realtà non dice niente con il Geviert, ma invece cosa intende dire, lo dice in una forma che non può ricordare la croce uncinata.

 

Per Heidegger, fedele hitleriano sino alla tomba, la croce uncinata è un aforma simbolica destinata a sostituirsi alla croce cristiana. È nella linea dell'ideologia völkisch e del nazismo.

 

Questa medaglia, che il combattente dell'"Essere per l'Essere" si è egli stesso attribuita, è una metafora della croce uncinata [1].

 

Si potrebbe del resto immaginare un esercizio di filosofia (filosofia dei simboli) sul tema.

 

Il "rosebud" heideggeriano funziona in questo modo: l'Otto rinvia al Geviert, ed il Geviert alla croce uncinata.


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[1] Si comparerà la patacca heideggeriana con questa medaglia militare tedesca della seconda guerra mondiale. Si tratta della croce al merito di guerra.



Al centro dell'immagine, come si vede, c'è una croce uncinata.

 

Ma tutto ciò non era pura fantasia


Non è evidentemente sull'immagine ma, al centro della medaglio, che ci si può accorgere della croce uncinata.

 

Ma tutto ciò non potrebbe essere che pura fantasia essendo Heidegger il grande pensatore!



[Traduzione di Ario Libert]

Post originale datato 26 giugno 2008.


LINK al post originale:

Ecueil sur la tombe de Heidegger

LINK ad un saggio fondamentale sulla questione:

Thomas Sheehan, Heidegger e i nazisti

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3 novembre 2009 2 03 /11 /novembre /2009 15:56

Non è certo senza soddisfazione che attraverso il presente post apro la riflessione storica critica orientata soprattutto in senso veritativo, anche al campo della ricerca filosofica e delle scienze umane. Cominciamo da una delle figure più mefitiche di tutto il Novecento se non di tutta la storia della filosofia, ammesso che lo voglia considerare un filosofo,  da Heidegger,  il che personalmente riteniamo che non sia propio il caso.


Più che Heidegger andrebbero però indagati a nostro parere gli heideggeriani di tutte le sfumature ed orientamenti che ancora non vogliono aprire gli occhi su questo impenitente teorico del nazismo malgrado gli studi orientati in tal senso effettuati da studiosi di notevole levatura e soprattutto la persistente, più che sospetta e priva di senso chiusura degli archivi di Heidegger che getterebbero palesemente luce sul suo autentico passato di nazista incallito.




"Credo alla necessità di esibire, se possibile senza limiti, le aderenze profonde del testo heideggeriano/scritti ed atti) alla possibilità ed alla realtà di tutti i nazismi" (jacques Derrida).


"Heidegger, l'introduzione del nazismo nella filosofia" (Emmanuel Faye).

"La magnificenza di ciò che è semplice" (Martin Heidegger). Ma cos'è il semplice se non il nazismo: "La voce del sangue proviene dalla disposizione affettiva fondamentale dell'uomo. Non è sospesa al di sopra da sé stessa, ma ha il suo posto a sé nell'unità della disposizione affettiva. A questa unità appartiene anche la spiritualità del nostro esser-ci, il quale avviene in quanto lavoro". (Heidegger). Ma di quale genere di lavoro si tratta? È
a proposito di Heidegger che si gioca secondo noi l'essenziale della riflessione relativa agli avvenimenti accaduti un po' più di sessant'anni fa. E che continua ad essere una minaccia per il futuro.

"Heidegger, in cammino verso l'Olocausto", Julio Quesada.



Heidegger: Una croce uncinata in testa


di Skildy

Zzzzzzzzzzzzzzzppzzzzzzheia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riflessione sulla fotografia di un pens/attore





Zzzzzzzzzzzzzzzppbbzzzzzzzzzz 























Quando Heidegger usciva dalla Hütte (baita) a volte era per incontrare degli "amici"...



Questa fotografia è letteralmente cancellata dalla memoria dei lettori di Heidegger, da un mito negazionista in virtù del quale Heidegger, dopo esservi fuorviato per un certo tempo nel nazismo- nel corso detto del rettorato- sarebbe in realtà passato ad una forma di resistenza spirituale.


Allo stato attuale delle nostre istituzioni, che sono lungi dall'aver tratto tutte le conseguenze delle costruzioni totalitarie del l'ultimo secolo, il riconoscimento accademico ed universitario di Heidegger come "autore classico" erige di fatto un ostacolo al principio stesso di ogni ricerca vertente sui rapporti di Heidegger e del nazismo.


Si vede male, infatti, come si potrebbe anche fare un corso su un "filosofo nazista"!


Mentre è possibile concepire un corso di filosofia sul nazismo, Heidegger essendo studiato con il massimo di sfumature possibili, come un intellettuale "organico" di questa costruzione.


Non si tratta affatto da parte mia di un accanimento o di una calunnia.


Scrivendo una nota a proposito di L'esperienza del pensiero, scritto nel 1947 da Heidegger, due anni dopo la fine della guerra, mi sono sorpreso a dire che le pagine di Heidegger mi sembravano come imbevute o segnate dalla croce uncinata, dallo svastika.


Ecco cos'è accaduto.

Ho innanzitutto notato che gli aforismi della pagina di destra erano sistematicamente riuniti in gruppi di 4 aforismi (o sottogruppi).


Ho allora formulato il sospetto che Heidegger stesso segnava le sue pagine con lo svastika.


Per evitare di commettere un "delirio d'interpretazione" mi sono allora interessato da vicino a questa croce uncinata. Dopo essermi informato ho appurato che essa girava da "destra a sinistra", da Est a Ovest, dal Levante al Ponente. (Il Nord stando  alla verticale di un globo terrestre posto di fronte a noi l'Oriente alla nostra destra).


Ora, sulla pagina di sinistra del testo, sono stampate le strofe di un poema in prosa.


Nella prima strofa si legge: Quando, nel silenzio dell'alba...


Nella seconda strofa: Quando il sole della sera...


La mia conclusione è dunque la seguente.


Questo testo del 1947, che si suppone dica qualcosa sull'esperienza del pensiero ed essere firmato da un "resistente  spirituale" (vedi nota 1) al nazismo, è in realtà firmato in filigrana, di fatto da Heidegger stesso, dal segno della croce uncinata!


Sotto il naso ed in barba agli alleati che, allora, avevano proibito ad Heidegger l'insegnamento!


L'Esperienza del pensiero è un giro di croce uncinata nella testa del lettore!


La fotografia qui pubblicata, che data del 1933 (o del 1934), dice la verità del testo del 1947.


Il "grande filosofo" ha una croce uncinata in testa e ne è molto fiero.


E tutto il testo è letteralmente imbevuto di una credenza intatta nell'"opera" del Führer. Nel 1947!


Marcel Conche e gli altri: revisionate le vostre opere!


Poveri liceali! Poveri studenti! A causa di maestri impelagati nelle loro contraddizioni e che trasformano in modo inverosimile un Heidegger come un Babbo Natale, siete condannati a far priova di rispetto e di ammirazione per un autore che, nel 1947, e mentre i campi della morte hanno mostrato al mondo tutto il loro orrore, imbastisce i suoi testi di croci uncinate!


Non so come si possa chiamare tutto ciò.


Che si legga Heidegger! ma per apprendere come la barbarie ed il crimine possono indossare degli abiti del pensiero sublime.


Povero pensiero!


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Nota 1.

 

L’espressione "resistenza spirituale" presenta il vantaggio, per i filo-nazisti heideggeriani, di suggerire implicitamente che questa "resistenza" è in realtà quella del nazista Heidegger tanto al comunismo, al socialismo quanto al liberalismo ed all'americanismo. Mein Kampf continuato con mezzi spirituali.


La prova... Sembra che Heidegger avrebbe avuto da temere tutto dai nazisti. Anche dopo il 1945! È per questo che non ha fatto della riflessione critica sul nazismo uno dei grandi temi espliciti dei suoi scritti di allora. Liberazione? non la conosce! In realtà è nel 1945 che egli sarebbe passato alla "resistenza spirituale". In quanto nazista, in quanto successore "filosofo" di Hitler e trasmettitore della bestia immonda. Heidegger è il teorico della SS eterna.


Quando il sole della sera, spuntando da qualche parte nella foresta, riveste d'oro i flutti...


...scrive Heidegger alla fine di L'Esperienza del pensiero. Terminando in modo altamente simbolico e segreto- sole della sera...- il giro della croce uncinata che svolge il testo al suo lettore.


La foresta cos'è? L'oro che riveste i flutti cos'è? È anche l'assemblea gloriosa della SS eterna della "resistenza spirituale". La guardiana del Volk!


Questa è la nostra ipotesi.

 

 

SKYLDI

 

 

 


[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Post originale del 24/05/2007.


 LINK al post originale:

Heidegger: une croix gammée dans la tête




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