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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 07:00

Quando Goldman Sachs speculò sul traffico sessuale


goldman-Sachs.jpg

Una grande lezione di etica e affari dai migliori del settore...

Per la banca di Wall Street, tutto è buono per farsi un ottimo guadagno. Dopo le subprimes o la speculazione sui prodotti alimentari, il traffico sessuale e la prostituzione! Goldman Sachs ha investito in un'impresa implicata in numerosi affari di traffico sessuale negli Stati-Uniti, rivela un giornalista del New York Times. Tra poco una quotazione sui minorenni costretti a prostituirsi?

 

Ecco un'informazione imbarazzante per Goldman Sachs, che ha intaccato un po' la sua reputazione: la banca finanzierebbe indirettamente un sito internet che svolge un ruolo importante nella prostituzione e il traffico sessuale di minori negli Stati Uniti. L'Affare è stato svelato dalle colonne del New York Times dal giornalista Nicholas D. Kristof (due volte premiato con il premio Pulitzer). Quest'ultimo indagava sul finanziamento del sito Backpage, che detiene il 70% del mercato degli annunci di prostituzione e di escort-girls negli Stati Uniti [1]. Il sito appartiene a una oscura società dal nome di Village Voice Media. Il giornalista del New York Times si è procurato delle informazioni riguardanti quest'impresa: il 16% del capitale è detenuto dalla banca di investimento Goldman Sachs.

Malgrado i tentativi del sito per eliminare gli annunci legati ad attività non legali, quest'ultimo resta il principale forum di traffico sessuale del paese. Una situazione denunciata soprattutto da 19 senatori che hanno inviato un messaggio alla compagnia, citando numerosi esempi di processi in corso su degli affari in cui il sito ha svolto un ruolo. È stata anche raccolta una petizione con 223.000 firme, che hanno messo sotto pressione il Village Voice Media.

 


Irresponsabile, non colpevole...


Difficile in queste condizioni per Goldman Sachs ignorare le attività di cui è accusato il sito. Tanto più che la banca di Wall Street vi è molto implicata: uno dei suoi dirigenti, Scott L. Lebovitz, è stato nel consiglio di amministrazione di Village Voice Media per molti anni. "È un investimento minimo per una grande impresa, e non ho alcuna ragione di pensare che i quadri superiori di Goldman erano al corrente della sua connessione con il traffico sessuale," sfuma il giornalista. Ma, egli prosegue, "da più di sei anni [2], Goldman detiene una partecipazione importante in una società nota per i suoi legami con il traffico sessuale, ed ha partecipato al consiglio di amministrazione dell'impresa per quattro anni. Non c'è nessuna indicazione che Goldman o qualcun altro abbia mai utilizzato la sua partecipazione per esortare Village Voice Media ad abbandonare gli annunci di escort-girls o a verificare la loro età".

 

La banca respinge ogni responsabilità. "Non abbiamo alcuna influenza sulle operazioni", assicura un porta parole della Goldman Sachs. Ciò significa che il suo managing director attuale all'interno del consiglio di amministrazione è un dirigente incompetente (pagato con quanti milioni di dollari?). Appreso che il giornalista stava indagando sui proprietari del sito, la banca ha cercato freneticamente a sbarazzarsi delle sue azioni, afferma Nicholas D. Kristof. Lo ha contattato da alcuni giorni per informarlo che aveva firmato un accordo per vendere la sua partecipazione all'impresa. Dopo sei anni di lucrosi guadagni sull'investimento? Goldman Sachs, in parte responsabile della crisi finanziaria attuale, continua parallelamente a speculare su tutto ciò che si muove: derrate alimentari e materie prime, energie sporche, debiti pubblici…

 

 

 

Agnès Rousseaux

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

 Quand Goldman Sachs spécule sur le trafic sexuel

NOTE

[1] Secondo il centro di analisi dei media e della pubblicità Aimgroup.


[2] Goldman Sachs è entrato nel capitale di Village Voice Media nel 2000, il sito Backpage è stato acquistato dalla compagnia nel 2006.

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3 novembre 2011 4 03 /11 /novembre /2011 19:20

Storico: Sciopero generale illimitato a Oakland negli Stati Uniti!


  
di Raphaël Rezvanpour

 

 

 

oakland1.jpg

 

 

È un avvenimento storico negli Stati Uniti, lo sciopero generale è stato votato dai manifestanti Californiani (ispirati dagli Occupy Wall Street) il 26 ottobre scorso nella città di Oakland dopo una violenta repressione poliziesca. Un manifestante sarebbe stato gravemente ferito allal testa mentre la polizia faceva uso di pallottole ponderate per disperdere gli accampati. Riuniti sulla piazza Oscar Grant i 1607 votanti hanno ampiamente votato per lo sciopero generale questo mercoledì 2 novembre. [1484 a favore, 77 astensioni, 46 contrari]. L’appello dell'assemblea è radicale "Tutte le banche e le grandi imprese dovranno chiudere per l'intera giornata in cui marceremo su di essa". Obiettivo annunciato, liberare Oakland dal 1%.

 

Delle azioni di massa e picchetti di sciopero sono previsti per tutta la giornata.

 

Se la cifra di 1600 votanti può sembrare debole, rapportata alla popolazione francese, è come se 233.000 persone chiamassero allo sciopero generale... Il che è lungi dall'essere derisorio. Tanto più che una prima informazione proveniente dal mopvimento è confermata da diverse fonti, "Il porto è già fermo, i dockers rifiutano di lavorare".

 

 

oakland2.jpg

Un negozio chiuso a Oakland in solidarietà con l'99%.




Ecco l'appello:


Invitiamo tutti gli studenti a uscire dalle scuole. I lavoratori invece di andare al lavoro, gli studenti invece di andare a scuola, le persone convergeranno verso il centro della citta di Oakland e paralizzeranno la città.

Tutte le banche e le imprese dovranno chiudere per l'intera giornata in cui marceremo verso esse.

Mentre chiamiamo ad uno sciopero generale, domandiamo anche molto più. Le persone che sono organizzate nei loro quartieri, le scuole, gli organismi comunitari, gruppi di affinità, luoghi di lavoro e le famiglie sono incoraggiate a organizzarsi esse stese in modo che permetta loro di partecipare alla paralisi della città.

Il mondo intero guarda Oakland. Mostriamo loro ciò che è possibile. 

Il Consiglio di coordinamento dello sciopero comincerà a riunirsi tutti i giorni alle ore 17.00 sulla piazza Oscar Grant davanti all'Assemblea generale alle ore 19.00. Tutti i partecipanti allo sciopero sono invitati. Rimanete all'ascolto di maggiori informazioni.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:

Historique: Grève générale illimitée à Oakland aux Etats-Unis!

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17 ottobre 2011 1 17 /10 /ottobre /2011 07:00

Come i media hanno minimizzato

 

 

15_ottobre_2011.jpg

una mobilitazione mai vista in tutta la storia dell'umanità 



di Raphaël  Rezvanpour
 

Questo sabato 15 ottobre, erano a milioni a scendere in piazza, non all'appello di sindacati o di partiti politici, ma in maniera del tutto indipendente. Rispondevano alla chiamata degli indignati lanciato alcuni mesi fa per una giornata internazionale di mobilitazione. La risposta è stata all'altezza di tutte le aspettative, 85 paesi e un migliaio di città interessate, la prima volta in tutta la storia dell'umanità!


Di fronte a questa sollevazione dei popoli, si sarebbe potuto pensare che i media non potevano ignorarla, era troppo grande per essere minimizzata. Eppure essi hanno accettato la sfida. Ieri sera, non erano migliaia come essi dicevano, ma milioni di indignati ad essere stati censurati.

 

Non possono sostenere di non essere stati avvertiti, i siti hanno non hanno smesso di fiorire su Internet negli ultimi mesi, e così gli appelli. Eppure è proprio la mancanza di informazioni che abbiamo visto ieri sera. Un vuoto pesante e che non poteva che essere voluto. 

 

mappamondo-15-ottobre.pngMappa dell'indignazione mondiale


Eravamo milioni!


I media minimizzano notevolmente il movimento. Nei notiziari televisivi, non gli è stato dedicato più di un minuto. È inoltre possibile leggere i titoli degli articoli pubblicati su Internet:

Mobilitazione limitata per gli indignati di tutto il mondo (L'Express)

Il movimento degli  "indignati" contro la crisi e la finanza mondiale ha assunto questo fine settimana una dimensione planetaria, spingendo nelle strade decine di migliaia di persone. (AFP)

Migliaia di "indignati" si sono mobilitati in tutto il mondo (Reuters)

 

times-square.jpgNew York, Times Square, 15 ottobre 2011.


Migliaia? Decine di migliaia? No. Milioni! È stato possibile contare pressappoco un milione di manifestanti in Spagna (400.000 a Barcellona, 250.000 a Madrid); centinaia di migliaia in Italia (di cui almeno 200.000 a Roma) di cui non si terrà conto che delle violenze dei black bloc: centinaia di migliaia in Israele; più di 100.000 in Portogallo; decine di migliaia in Germania, Grecia, Stati Uniti, Belgio, Olanda, migliaia in Australia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Polonia e in decine di altri paesi.


parigi_15_ottobre.jpg

  Parigi, 15 ottobre - Foto di Emmanuel Raoul


 

Queste cifre sono tanto più eccezionali in quanto le masse non si sono mosse in seguito all'appello dei sindacati, il movimento è completamente indipendente da qualsiasi sindacato o partiti politici. Quando si sa a chi appartiene la maggior parte dei giornali, è chiaro che la censura si è imposta da sé stessa.

 

Una buona notizia, gli indiganti sono temuti!

 

 

 

Raphaël Rezvanpour

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK al post originale:

 Comment les médias ont minimisé une mobilisation jamais vue dans toute l’histoire de l’humanité 

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16 ottobre 2011 7 16 /10 /ottobre /2011 07:00

Il WWF messo accusato da un documentario sconvolgente

 

 


 

 

wwf.gif

 

 

 

di Sophie Cappella

 

In un servizio pubblicato il 22 giugno sulla televisione pubblica tedesca (ARD), il regista Wilfried Huismann indaga sulle pratiche e i retroscena del WWF, sulle tracce dei 500 milioni di euro di donazioni annuali versati alla più grande organizzazione mondiale di protezione dell'ambiente, il giornalista investigativo si reca nel Borneo, in Indonesia, dove il WWF sostiene di difendere l'orango, una specie in pericolo. Sul posto, l'equipe ha scoperto una riserva di 80 ettari dove vivono due oranghi nel cuore di 14.000 ettari di piantagioni di palma da olio ai quali l'ONG ha assegnato l'etichetta "produzione sostenibile".

 

Il documentario esamina anche il "Progetto Tigre" gestito dal WWF dal 1974, in collaborazione con il governo indiano, per protezione della tigre del Bengala. Per soddisfare le esigenze del WWF che richiedeva un aumento dell'8% delle aree protette, il governo indiano ha proceduto, sin dal 2002, all'espulsione di 100.000 autoctoni. Un numero che potrebbe raggiungere un milione di persone nei prossimi anni, denuncia il documentario.

 

Wilfried Huismann cerca anche di capire il coinvolgimento del WWF a delle "tavole rotonde" con aziende di ingegneria genetica, come il gigante Monsanto, e con la multinazionale Wilmar, e la cauzione "etica" assegnata dal WWF a queste aziende, assicurando che producevano della soja e della olio di palma "sostenibili". Disponibile per ora soltanto in tedesco, il documentario ha già provocato molte polemiche nell'oltre Reno. In Francia, l'ONG presieduta dalla velista Isabelle Autissier conosce una crisi interna senza senza precedenti.

 

 

Sophie Chapelle

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

Vedere il film Der mit dem Panda Pakt:

 

- Parte 1
- Parte 2

 

LINK:

Le WWF mis en cause par un documentaire accablant 

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13 ottobre 2011 4 13 /10 /ottobre /2011 00:00

Per i Greci la misura è colma: sciopero generale il 19 ottobre!


 

grecia1.jpgFoto: Reuters John Kolesidis

 

 

Decine di migliaia di persone hanno manifestato ad Atene per denunciare le misure di austerità, e hanno stabilito una data per un nuovo sciopero generale il 19 ottobre.

 

È il primo sciopero di una certa ampiezza dall'estate. Ieri, Atene ha vissuto una giornata al rallentatore. I trasporti in comune e gli aeroporti sono stati interrotti. Le scuole, i musei, le percezioni e le corti sono stati chiusi. Gli ospedali hanno assicurato un servizio minimo.

 

Alla chiamata delle due principali centrali sindacati del paese, per ADEDY il servizio pubblico e GSEE per il settore privato, decine di migliaia di persone sono scese nelle strade della capitale. A Salonicco, la seconda città della Grecia, erano almeno 10.000.


Migliaia di giovani hanno aderito al movimento

 


 Migliaia di giovani e studenti hanno aderito al movimento. "Vogliamo libri, insegnanti, scuole", hanno cantato. "No alla disoccupazione parziale, che equivale al licenziamento", proclamava lo striscione del grande sindacato pubblico Adedy, in testa al corteo. Molti funzionari come quelli dei ministeri della Cultura, delle Finanze, dello Sviluppo e degli impiegati delle ferroviarie e delle imprese pubbliche per la gestione dell'acqua (Eydap), sventolato bandiere nere. "No alla disoccupazione parziale, no ai licenziamenti, no alla miseria"  si poteva leggere sullo striscione dei funzionari del Ministero dello Sviluppo.

 

A margine della manifestazione, gli scontri hanno opposto le forze anti-sommossa ed i giovani mascherati che lanciavano delle bottiglie e delle pietre. Almeno due manifestanti sono stati feriti ed anche un fotografo dell'Agenzia France-Presse, colpito in volto dallo scudo di un poliziotto.

 


30 000 dipendenti minacciati di disoccupazione


I dipendenti pubblici hanno protestato contro il provvedimento del governo più recenti, istituiti sotto la pressione della troika (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea) per ridurre il debito. Ha lo scopo di licenziamenti 30.000 dipendenti.

 

 

Questo personale messo in "riserva" non riceverà più del 60% del proprio stipendio, prima di essere posto in pensione. Lo stipendio dei dipendenti era già stato ridotto del 15% lo scorso anno. Alla fine, il governo vorrebbe sbarazzarsi di 150.000 persone tra il 2015 su di un totale di 750.000 dipendenti. "Il personale è sceso in strada perché sono loro ad essere maggiormente a rischio, dopo aver subito più del 20% dei tagli dei salari a causa dell'austerità, e ora saranno posti in disoccupazione parziale", ha spiegato a AFP Frosso Iliopoulou, impiegato presso l'Agenzia nazionale per i medicinali (EOF).

 

"Purtroppo, le nuove misure non fanno altro che prolungare le politiche ingiuste e barbare che prosciugano i diritti e i redditi dei lavoratori e spingono a far crescere un po' più l'economia nella recessione e nel debito", ha dichiarato Stathis Anestis, portavoce della GSEE, del sindacato dei privati. "Di fronte a questo sciopero, il governo, l'UE e il FMI saranno costretti a riconsiderare le loro politiche disastrose", egli ha aggiunto. Non sicuro che ciò basti. Ma i greci non vogliono rinunciarci. Uno sciopero generale, con i dipendenti del settore privato, è prevista per il 19 ottobre.


L'FMI ​​esprime dubbi


In risposta alle richieste di aiuto lanciata dai manifestanti, il direttore per l'Europa del Fondo Monetario Internazionale, Antonio Borges, ha detto il 6 ottobre a Bruxelles che il secondo piano di salvataggio della Grecia (159 miliardi), deciso il 21 luglio dalla UE, dovrebbe essere riesaminato per concentrarsi maggiormente sulla sostenibilità del debito del paese e su un rilancio della crescita. "Di conseguenza, dobbiamo cambiare le nostre politiche economiche", ha egli affermato. "Voler raggiungere degli obiettivi numerici in materia di deficit non deve compiersi a rischio di una contrazione su grande scala dell'attività economica", scrive il FMI in un rapporto pubblicato a Bruxelles.

 

Damien Rouste

 

 

 

LINK:

 Pour les Grecs, les coupes sont pleines: grève générale le 19 octobre! 

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2 ottobre 2011 7 02 /10 /ottobre /2011 07:00

India, Israele, Stati Uniti:

 


india_occupy_wall_street.jpg

 

Il movimento degli "indignati" conquista tutti i paesi


 

Primavera araba, indignati: i movimenti popolari di contestazione hanno segnato questo 2011. Gli Americani sono gli ultimi in ordine di tempo ad essere stati presi dalla febbre rivendicatrice. Stazionano davanti a Wall Street dal 17 settembre. 

Il parco che costeggia Wall Street a New York si è trasformato in accampamento per alcune centinaia di manifestanti. Questi indignati di New York si fanno chiamare "i 99%". "Non abbiamo nulla, mentre l'1% degli Americani ha tutto. Noi siamo il 99% rimanente", spiega un manifestante. Occupando Wall Street, è il sistema finanziario e la dittatura dei mercati  che sono presi a bersaglio.


Arresti in massa degi contestatori di Wall Street il 2 ottobre 2011!


Nessun messaggio mirato


Il movimento "Occupy Wall Street" fatica ad attecchire a New-York, a causa forse dell'assenza di un preciso messaggio. Dalla diosoccupazione, all'ingiustizia sociale ed alle disparità economiche, le rivendicazioni sono in seguito andate verso la causa ambientale, la pena di morte, ecc...

 

 

Video del movimento del 28 settembre 2011

Ma i contestatori vogliono mostrare di esistere. Alcune personalità americane, come Michael Moore, apportano il loro sostegno e le reti sociali si associano anch'essi. Una cinquantina di città, più mal ridotte della ricca Manhattan, vedono nascere un movimento simile.

Video del movimento del 27 settembre 2011

 

 

La crisi finanziaria di troppo


Sia negli Stati Uniti sia in Europa una delle ragioni che ha scatenato questa rivolta è un'ennesima crisi economica. Indebitamento, soppressione delle spese sociali, i dirigenti politici annunciano delle misure di austerità per stabilizzare la moneta e il debito degli stati.

 

Con un tasso di disoccupazione che raggiunge dei livelli allarmanti, i giovani sono spesso stati i primi a scendere in strada. Raggiunti dai loro fratelli maggiori, tutti questi indignati si sentono abbandonati dal potere.


Dal pacifismo alla violenza


I Greci, in particolare hanno l'impressione di pagare al posto dei veri responsabili. Il paese, al centro delle preoccupazioni dell'Unione europea, ha visto migliaia di cittadini mobilitarsi a partire dal maggio del 2011. Gli scioperi sono degenerati in scontri violenti con la polizia. Dopo la pausa estiva, il movimento è ripreso a settembre.

 

india_israele_USa.jpg

Atene

 

Stessa cosa a Londra. La gioventù inglese, disarcionata dalla congiuntura economica e sociale, ha voluto manifestare la sua collera. La speranza ha fatto posto al pessimismo di un avvenire a rischio. La flemma inglese è sparita a profitto di una protesta presto trasformata in caos.

londra.jpg

   Londra

 

In questi due paesi, la bandiera pacifista è rotta così come il dialogo con il potere. Ma non bisogna credere: dei paesi finanziariamente a galla hanno anch'essi dei gruppi di indignati. Israele, ad esempio, ha una crescita forte (4%) ed una disoccupazione molto debole (5%) grazie ad un mercato basato sull'alta tecnologia. La salute economica è buona, il problema si situa dunque altrove.


indignati-israele.jpg

Israele.


Il 3 settembre, quasi 400.000 persone sono scese in piazza per reclamare un cambiamento del sistema politico. Ciò rappresenta la mobilitazione popolare più importante dalla creazione dello Stato ebraico. Questo genere di avvenimenti passa quasi del tutto inavvertito per quanto l'attualità d'Israele sia monopolizzata dagli affari dell'ONU. I cittadini deplorano che i governi, di qualunque partito essi siano, concentrano tutti i loro sforzi sulla questione della sicurezza.

 

Gli indignati israeliani disertano gli uffici elettorali. Quest'azione traduce bene questa sfiducia nei confronti di coloro che li governano: la società si sente presa in ostaggio da una classe che detiene la ricchezza e il potere. In breve, una classe che tira le corde del paese e crea ineguaglianze.

 

A cosa serve votare? 

Un altro paese manifesta egualmenteil suo astio per il sistema politico: l'India. La più grande democrazia del mondo non crede più al potere delle urne. Gli Indiani, coscienti che il loro voto non serve che a stabilire la corruzione, accusano i grandi partiti di essere preoccupati unicamente ai loro soli interessi.
Nella scorsa primavera, Anna Hazare, presentata come il nuovo Gandhi, ha trovato un modo per muovere le cose: lo sciopero della fame. Questo metodo sembra aver superato la prova perché oggi i cittadini beneficiano di mediatori in ogni Stato per lamentarsi di fatti legati allal corruzione.

india_protesta_corruzione.jpgIndia

 


Un'era post-democratica
Le crisi si succedono senza sfociare verso delle soluzioni stabili. La riflessione critica va oltre il movimento anti crisi, anti austerità, o anticapitalista. Gli indiganti del mondo intero denunciano ciò che essi pensano sia una democrazia di facciata. Puntano con il dito le strutture classiche troppo gerarchizzate.
 
Questo movimento cittadino apolitico reclama una vera democrazia partecipativa che metta fine a dei modi di governo, che esso giudica, oligarchici. In questa lotta, il silenzio mediatico è spesso criticato. Gli scontri tra polizia e militanti sono quasi i soli argomenti che attirano l'attenzione dei media, poco inclini a dare una vera visibilità agli avvenimenti.

Inoltre la prossima grande riunione avrà luogo in Belgio con l'arrivo della marcia degli indignati. Dei cittadini partiti dai quattro angoli d'Europa, crescono al ritmo di centinaia ad ogni tappa degli indignati. Iniziata a luglio, l'ultima tappa è prevista il 15 ottobre a Bruxelles, la capitale europea.

 

 

 

C. C.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK:

Inde, Israël, Etat-Unis, le mouvement des indignés gagne tous les pays?

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29 luglio 2011 5 29 /07 /luglio /2011 17:05

Gli indignati sono scesi in strada in tutto il mondo malgrado la repressione

 

 

 

 
Un mondo una rivoluzione 

 


Ovunque nel mondo, gli indignati sono scesi in strada domanica 19 giugno per chiedere una Reale democrazia e denunciare il patto dell'euro.


Da 260mila a 500 mila indignati a Barcellona!


È il più grande numero del giorno, più di 500 mila persone hanno manifestato a Barcellona secondo l'agenzia di stampa Catalana Sirius, 260 mila secondo la televisione Catalana. La polizia regionale in quanto ad essa non ha parlato che di 50 mila manifestanti.



Gli indignati di Bruxelles hanno marciato verso il Parlamento Europeo

 

indignati_bruxelles.jpg

    Bruxelles (foto Rafacereceda)

 

Un migliaio di cittadini di Bruxelles si sono mobilitati per raggiungere piazza Flagey, nel cuore della capitale, verso le ore 14.00. Progressivamente raggiunti da numerosi altri, hanno iniziato una marcia verso Place du Luxembourg dove doveva tenersi un'assemblea popolare alle ore 19.00.

 

 

Manifestazione a Bruxelles davanti al parlamento

Tra le numerose rivendicazioni del movimento, L'Euro-Patto, il suo carattere anti-democratico e le sue conseguenze drammatiche sul futuro dei cittadini europei è presso di mira. Lungo il percorso, le forze dell'ordine bloccano tutti gli accessi alle strade vicine, contenendo, canalizzando la folla che, dobbiamo notare, non può essere più pacifica di così. "Un modo per comprimere la libertà di espressione popolare nella strettoia di una via", secondo un cittadino sulla piazza. Gli slogan sono ripresi energicamente dalla folla: Dans la rue, avec nous! [Sulla strada, con noi!], Solidarité avec les peuples du monde! [Solidarietà con i popoli del mondo!]. Tuttavia, i partecipanti hanno scelto di non obbedire, affrontando l apolizia, molto determinata ad impedire che la marcia si amplificasse nei quartieri delal città, spingendo l'aasurdo sino ad esempio a bloccare il passaggio ad un bambino chereggeva un cartello destinato a difendere il mantenimento del giardino creato in Place du Carré de Moscou.

Ore 15.40, dall'alto di rue Malibran, ci si può rendere conto della folla che si estende sino a Place Flagey. Il rullo dei tamburi e gli appelli a scendere per raggiungerli nelle strade di moltiplicano. Numerosi residenti sono alla finestra ed applaudono all'iniziativa del movimento.
Allo stesso tempo, a Madrid, 6 cortei ciascuno di molte migliaia di manifestanti  si dirigono verso il Parlamento: Sulla Piazza Nettuno, A Madrid, la polizia annuncia una cifra di 40 mila indignati. In molte decine di migliaia di città in Spagna, anche lì migliaia se non decine di migliaia sono lì a manifestare!
 


 

 

 

 

 

 

 



 

Mappa delle manifestazioni del giorno nel mondo:
http://www.thetechnoant.info/19j/

 


Des nouvelles en direct du rassemblement de Liège :
https://bxl.indymedia.org/articles/1849

 

 

17.00 : Un'assemblea popolare si tiene in quel momento a Bruxelles all'interno della stazione del Lussemburgo, vicino alle istituzioni europee. Delle persone prendono l'iniziativa di tradurre quanto viene detto in francese e fiammingo. Vengono presentati dei resoconti sull'attualità del movimento in Grecia ed in Spagna.

 



Le uscite della stazione del Lussemburgo sono bloccate dalla polizia. Secondo delle persone presenti sul posto, una sola uscita è disponibile. È da chiedersi qual è l'interesse delle autorità di accerchiare e bloccare questo raduno popolare, tanto più che quest'ultimo si svolge nel più pacifico dei modi possibili? Provocazione? Volontà di controllare e di neutralizzare questa presa di coscienza cittadina?

 


17h25: A Parigi, l’assembléa generale che raduna circa 500 persone è accerchiata da un gran numero di CRS, i turisti sono gentilmente invitati a lasciare i luoghi dai poliziotti.

 

 

 


  Crédit photo Maryline Guitton

 

17h45: I sostenitori del movimento sarebbero stati avvertiti e sarebbero in marcia verso il commisariato. 

 

Ad Atene, sono decine di migliaia ad essersi radunati davanti al parlamento come tutte le sere da molte settimane!

 


17h46: Secondo la RTBF, la polizia avrebbe fatto uso di gas lacrimogeno sin dall'inizio della marcia: link

 

E secondo il quotidiamo "Le Soir": link


 

17h50 : En direct de l’Acampada del Sol à Madrid: link

 

 

http://www.livestream.com/spanishrevolutionsol On peut entendre scander : « Television: manipulacion ! »

 

18h35 : Les violences policières seraient importantes et les arrestations se compteraient par dizaines à Paris. Une centaine de personne serait ainsi enfermée dans 2 fourgons. Les femmes arretées ont été emmenées dans le commissariat du 12 ème arrondissement et les hommes dans le commissariat dans le 18 ème arrondissement. Des manifestants tentent de se réunir devant ces bâtiments mais sont rapidement repoussés par la police.


18h50 : L’appel global aux rassemblements semble avoir été entendu. Des centaines de milliers de citoyens se sont mobilisés à travers la planète. Cette journée et les échos non négligeables dont elle aura été le théatre contribueront sans nul doute à alimenter les espoirs de ce mouvement dans les jours et les semaines à venir.

 

Quelques chiffres:

260 000 à 500 000 à Barcelone, 70 000 personnes ont manifesté à Madrid, des dizaines de milliers à Athènes, 1000 à Bruxelles, 500 à Paris (auquel ajouter autant de CRS)

 

Badi BALTAZAR et Actualutte

 

 

LINK al post originale:

 

Les indignés ont pris la rue à travers le monde malgré la répression

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19 giugno 2011 7 19 /06 /giugno /2011 07:00

 

 

19 giugno: l'impulso?

 

 


 

 

 

 

Gli indignati hanno un mese! un mese di indignazione, di occupazione, di occupazione e di riflessione. Un mese durante il quale la parola è stata liberata, rimessa tra le mani del popolo. Un popolo che si emancipa e reimpara a pensare da se stesso, al di fuori degli imbroglioni politici, avidi di potere, di yachts, di donne delle pulizie e di tante altre cose.

 

Un mese dopo, cosa ne è del movimento? A Madrid, gli indignati hanno deciso di togliere il campo. Sloggiano? Lungi da ciò, 3 settimane di riflessione hanno portato a prendere delle decisioni. La riflessione lascerà posto alle aziojni, le idee fioriscono dappertutto. Accampamento davanti al Parlamento, sciopero, manifestazione. Di tutte le idee, una di esse consisteva in una giornata d'azione internazionale. È un'idea dell'assemblea di Barcellona. Un 19 giugno per svegliare i popoli, affinché la ripresa in mano sia globale. "Peope of Europe, RISE UP" essi avevano scritto su una bandiera durante la prima settimana del movimento.

 

 


Manifestazione in Francia

 

Non si reprime, si inquadra...

 

 

 

 

Oggi il risveglio è ancora timido. Gli assembramenti continuano a coinvolgere numerose città tutte le sere, tuttavia il numero di indignati nelle assemblee aumenta poco a vote nient'affatto. Cosa manca a quei Francesi di cui le conquiste sociali sono ogni giorno un po più risicate? Cosa manca a quegli Italiani per cacciar via Berlusconi a calci in culo? Al di fuori del mondo Arabo, della Spagna  della Grecia, la scintilla non ha ancora incendiato la collera di coloro che sgobbano e restano sino ad ora silenziosi.

 

Il 19 giugno, sono centinaia di città nel mondo, che saranno investite da un'ondata di indignazione. Resta da definire l'altezza dell'ondata! La Germania, l'Austria, il Belgio, la Spagna, gli Stati Uniti, la Francia, la Danimarca, la Gran Bretagna, l'Irlanda, l'Italia, il Giappone, il Lussemburgo, la Norvegia, l'Olanda, la Polonia, il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Romania, la Serbia, la Svizzera, uno sguardo rapido dei paesi coinvolti per vedere che il movimento sarà veramente mondiale ma riguarderà prioritariamente questa volta dei paesi sviluppati.

 

In Spagna, il 19 giugno sarà il giorno della partenza di 5 carovane in direzione di Madrid. Esse vi giungeranno il 17 luglio con l'obiettivo di "occupare Madrid, paralizzare la città e rifondare la democrazia", secondo uno dei rappresentanti del movimento di Barcellona.

 

L'iniziativa proposta dall'Assemblea di Barcellona era stata accettata il 5 giugno dai rappresentanti delle assemblee di 56 città! Le carovane partiranno dalle città di Barcellona, San Sebastian (Donostia), La Coruna, Cadice e Valenzia. In ogni città che esse attraverseranno, organizzeranno una marcia che permetterà di informare della convergenza di tutti su Madrid il 17 luglio. L'obiettivo della carovana permetterà così di implicare il massimo di persone nel movimento.

 

L'anno 2011 è, ricordiamolo, l'anno di tutte le possibilità. L'impulso avverrà fuori dalla Spagna e dalla Grecia? Lo vedremo alla prossima puntata.

 

 

 

Raphaël Rezvanpour

 

 

 

 

 

 

Noi siamo gli indignati, gli anonimi, i senza voce. Eravamo in silenzio, in ascolto. Osservavamo. Ma non quelli che erano in alto, coloro che reggono le redini, ma un po' ovunque, là dove siamo tutti e tutte in attesa del momento per unirci.

 

I partiti, associazioni e sindacati non ci rappresentano. Non è tuttavia quel che ci auguriamo, perché ognuno rappresenta se stesso. Vogliamo concepire e costruire il migliore dei mondi possibili. insieme lo potremo e lo faremo. Senza paura.

 

Le prime scintille sono scoccate nei paesi arabi, dove centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze e le strade allo scopo di ricordare ai loro governi che il popolo detiene il vero potere. Poco dopo gli islandesi si sono impadroniti delle strade per esprimersi e decidere del loro avvenire; il popolo spagnolo non ha tardato a riempire piazze dei quartieri, dei villaggi e di altre città.

 

Attualmente, la fiamma della contestazione si è propagata rapidamente ad altri paesi come la Francia, la Grecia, il Portogallo, l'Italia e la Turchia. Nel frattempo degli echi sorgono in America, in Asia e numerosi focolai di contestazione appaiono un po' ovunque. I problemi sono globali e la rivoluzione sarà globale anch'essa, senza questo il nostro appello non potrebbe sussistere. Il momento è giunto di recuperare i nostri spazi pubblici per discutere e costruire tutti insieme l'avvenire.

 

Il 19 giugno facciamo appello alla #Globalrivoluzione. Vi invitiamo ad agire pacificamente sulle piazze pubbliche, vi invitiamo alla creazione di spazi di incontro, di dibattito e di riflessione. É nostro dovere recuperare lo spazio pubblico e di decidere insieme il mondo che vogliamo.

Impadronisciti della piazza!!! Impadronisciti della strada!!! #Globalrevolution

 

Popolo del mondo, alzati!!!

 


 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK al post originale:

19 juin: le déclic?

 

 

LINK pertinenti all'argomento:

Manifesto politico degli Indignati


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17 giugno 2011 5 17 /06 /giugno /2011 20:16

 

 

Un'indignazione mondializzata!

 

 

 

indignazione_mondializzata.png


 di Raphaël Rezvanpour


 

 

Il movimento degli Indignati proveniente dalla Spagna ha sin dal 20 maggio scorso superato una svolta mondiale. Questo movimento sorprende per la sua spontaneità e la sua rapidità di propagazione poiché 5 giorni dopo il suo lancio in Spagna e malgrado un totale black out mediatico, è l'insieme del globo che era coinvolto dall'ondata degli indignati. Dalla Spagna alla Scandinavia, dall'America del Nord all'America del Sud, in Asia ed in Oceania, le occupazione di piazze si cono rapidamente moltiplicate per raggiungere la cifra di 413 venerdì 20 maggio (vedere la cartina sopra).

 

 

 


In Francia, il movimento è iniziato con degli espatriati e studenti spagnoli sin dal 20 maggio. Una decina di città sono allora coinvolte tra le quali Parigi, Grenoble, Tolosa, Nizza, Monpellier, Rennes, Nancy. Si contano allora 300 persone a Parigi, 150 a Grenobles e 150 a Tolosa, le cifre delle altre città non sono note. I tre assembramenti sono gestiti come nella maggior parte delle altre città mondiali. Nei giorni seguenti, l'ondata di protesta va progressivamente estendendosi ad una ventina, poi ad una trentina di città in Francia la domenica del 29 maggio. All'interno dei assembramenti, moltissimi francesi anch'essi indignati dalla mancanza di democrazia. Il numero di indignati presenti nelle assemblee rimane tuttavia stabile nella maggior parte delle città; da qualche decina a qualche centinaia di persone. Le assemblee si dotano di commissioni ognuna specializzata in un compito. Troviamo così delle commissioni azioni per organizzare diversi avvenimenti, delle commissioni comunicazioni che gestiscono l'aspetto visivo ed informativo del movimento, delle commissioni internazionali per mettersi in collegamento con le assemblee degli altri paesi  e molte altre ancora.

 


 

 

 


La Grecia, paese duramente colpito dalla crisi è raggiunta dal movimento soltanto nell'ultima settimana di maggio. Il movimento, anche lì spontaneo, è organizzato attraverso le reti sociali come facebook e twitter. La piazza in questione e situata davanti al parlamento Greco raduna rapidamente migliaia di persone. Domenica 29 maggio, la folla raggiunge dalle 30.000 alle 100.000 persone. Un record dall'inizio della crisi economica! In Italia, Germania, Portogallo, Grecia, Francia... un po' ovunque, il movimento attecchisce nel frattempo. La mondializzazione dell'informazione in diretta grazie ad internet ha permesso all'indignazione di mondializzarsi anch'essa. Sono infine gli stessi meccanismi all'opera durante la propagazione della primavera araba. Il 20 maggio, decine, centinaia di pagine di indignati fioriscono su facebook. "Democracia Real Ja", in Spagna (380.000 abbonati); "Réelle Démocratie Maintenant" in Francia (8000 abbonati), "Democrazia reale ora" in Italia (23.000 abbonati), ecc. Su twitter, alcune parole chiave informano del movimento; #spanichrevolution o #frenchrevolution ad esempio. Di fronte al black out mediatico, il movimento si è organizzato ed ha creato il suo proprio sistema di diffusione dell'informazione. A questo proposito, aggiungiamo che un sito è stato creato in Francia per centralizzare l'insieme delle informazioni, si tratta di "http://reelledemocratie.fr/".

 

 

 


 

 

 


Verso un'amplificazione del movimento?


In Francia, è Parigi che ha conosciuto questa domenica un balzo in avanti nel numero di indignati. Un assembramento previsto una settimana prima è stato organizzato domenica 29 maggio alle ore 14 a piazza della Bastiglia. L'asemblea parigina che sino ad allora radunava tra le 300 e le 500 persone si è allora moltiplicata per 7 o 8! Infatti, non sono meno di 2.300 persone che si sono radunate nel pomeriggio. In serata, gli indignati hanno voluto organizzare un accampamento ma i CRS sono intervenuti con la forza per farli sloggiare. Si sono contati alcuni feriti leggeri e molte interpellanze. Questo intervento ci ricorda che il sistema costituito non si lascerà così facilmente contestare. Tuttavia, come a Barcellona, la repressione, e non sembra lo abbiano capito non avrà che una conseguenza, rafforzare gli indignati nelle loro convinzioni ed amplificare il movimento!


Raphaël Rezvanpour

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK:

Une indignation mondialisée!

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16 giugno 2011 4 16 /06 /giugno /2011 18:45

 

 

Grecia: Una rivolta senza precedenti taciuta dai media


 

grecia_indignati.png


 

È oramai a centinaia di migliaia che gli Indignati greci dichiarano la guerra ai loro carnefici liberali! Due settimane dopo il suo inizio, il movimento degli "Indignati" greci fa tracimare le piazze delle città del paese con folle enormi che urlano la loro collera, e fa tremare il governo Papandreou ed i suoi sostenitori locali e internazionali. Non è più né una semplice protesta né una mobilitazione di ampiezza contro le misure d'austerità. Oramai, è una vera rivolta popolare che investe la Grecia! Una rivolta che grida alto e forte il suo rifiuto di pagare "la loro crisi" e "il loro debito" vomitando sul bipartitismo neoliberale se non l'insieme di un personale politico giunto a fine corsa.

 

grecia_vignetta.jpg

La fatica di Sisifo.

 


 

Quanti erano in Piazza Syntagma (piazza della Costituzione) al centro di Atene, di fronte al Parlamento, domenica 5 giugno 2011? Difficile a dirsi perché una delle particolarità di questi assembramenti popolari è che, in mancanza di discorsi centrali o di concerto, vi è un va e vieni permanente di manifestanti. Ma, tenendo conto dei responsabili della metropolitana di Atene, che sanno come calcolare il numero dei loro passegeri, c'è stato un minimo di 250.000 persone confluite a Syntagma in questa serata memorabile! In somma, diverse centinaia di migliaia se si aggiungono le folle "storiche" riunite nelle piazze centrali di altre città greche.

 

grecia_vignetta2.jpg

 

In questo momento si impone quindi un'interrogativo: come è possibile che un tale movimento di massa che, per di più sta per far crollare un governo greco al centro dell'interesse europeo, sia passato in un silenzio assordante in tutti i media occidentali? Durante, i suoi primi 12 giorni, praticamente con una parola, non un'immagine di queste folle senza precedenti urlano la loro collera contro il FMI, la Commissione Europea, la Troïka (FMI, Commissione Europea e Banca centrale europea) ed anche la signora Merkel ed il gotha neoliberale internazionale. Assolutamente nulla. Tranne di tanto in tanto, qualche riga sulle "centinaia di manifestanti" per le strade di Atene, all'appello della CGT greca. Strana predilezione per le manifestazioni scheletriche dei burocrati sindacali totalmente ignorate dal momento in cui a centinaia di metri più in là enormi folle manifestano sino a tardi dopo la mezzanotte da due settimane...

 

grecia_vignetta3.jpgDa dove sono sbucati?!


 

Si tratta del tutto semplicemente di una censura dalle dimensioni ignote sino ad oggi. Di una censura politica molto organizzata e metodica, motivata dalla preoccupazione di bloccare il contagio di questo movimento greco, di impedire di espandersi a macchia d'olio in Europa! Di fronte a questa nuova arma della Santa Alleanza dei tempi moderni, si dovrà reagire tutti insieme, sia per denunciare questo scandalo sia per trovare i mezzi per aggirare questa proibizione di informare le pubbliche opinioni, attraverso lo sviluppo della comunicazione tra i movimenti sociali di tutta l'Europa e la creazione ed il rafforzamento dei nostri propri mezzi di informazione alternativi...


 

grecia_vignetta4.jpgIl debito della Grecia trascinerà anche l'area dell'euro.


 

Ritornando agli Indignati greci (Aganaktismeni, in greco), bisogna notare che si tratta di un movimento sempre più popolare o anche plebeo, ad immagine di una società greca modellata da 25 anni di assoluto dominio dell'ideologioa (neoliberale) cinica, patriottarda, razzista ed individualista che ha trasformato tutto in merce. È per questo che l'immagine che ne emerge è spesso contraddittoria, unendo il meglio al peggio nelle idee come negli atti di ognuno dei manifestanti! Come ad esempio, quando la stessa persona manifesta in modo ostentato un patriottismo greco dai tratti razzisti sventolando nel contempo una bandiera tunisina (o spagnola, egiziana, portoghese, irlandese ed argentina) per manifestare la sua solidarietà... internazionalista ai popoli in lotta di questi paesi.


 

grecia_cartina.jpgA macchia d'olio.


 

Dobbiamo allora dedurne di essere in presenza di una folla di manifestanti schizofrenici? Assolutamente no. Così come non vi sono miracoli, né rivolte sociali politicamente "pure", il movimento degli Indignati greci si radicalizza a vista d'occhio rimanendo segnato da questi 25 anni di disastro sociale e morale. Ma, attenzione: tutte le sue "tare" si subordinano alla sua caratteristica principale che è il suo rigetto radicale del Memorandum, della Troïka, del debito pubblico, del governo, dell'austerità, della corruzione, di questa finta democrazia, della Commissione Europea, insomma del sistema nel suo insieme!

 

 


 

grecia_vignetta5.jpg

 

Non è dunque un caso che le centinaia di migliaia di Indignati greci si spolmonino da 14 giorni ripetendo delle parole d'ordine eloquenti come "Non dobbiamo nulla, non vendiamo nulla, non paghiamo nulla"; "Non vendiamo e non ci vendiamo"; "Che se ne vadano ora tutti, Memorandum, Troïka, governo e debito" o "Restiamo finché non se ne andranno". È un fatto che delle parole d'ordine di questo genere uniscano tutti i manifestanti, come d'altronde tutto ciò che ha a che fare con il rifiuto  di assumere e pagare il debito pubblico [1]. È d'altronde per questo che la campagna dell'Iniziativa per una Commissione di studio del debito pubblico ottiene un reale successo praticamente in tutto il paese. Il suo stand in Piazza Syntagma è permanentemente assediato da una folla di persone che vogliono firmare il suo appello [2] o offrire loro servizi come volontari...

 

grecia06.jpg

 

Dapprima quasi del tutto privi di organizzazione, gli Indignati di Syntagma si sono dati progressivamente un'organizzazione di cui il vertice è l'Assemblea popolare che attira ogni sera alle ore 21.00 alcune centinaia di partecipanti davanti ad alcune migliaia di ascoltatori molto attenti. I dibattiti sono spesso di una grande qualità (per esempio sul debito pubblico), superando di molto tutto quanto vi è di meglio sulle grandi catene televisive. E tutto ciò malgrado il rumore (siamo in pieno centro di una città di 4 milioni di abitanti), il via vai di decine di migliaia di persone e soprattutto, la composizione eterogenea di questi ascoltatori mostar in mezzo ad un accampamento permanente che somiglia a volte ad una vera Torre di Babele.

 


grecia07.jpgRaccolta differenziata

 

Vetro  Carta  Plastica  Lavoratori


 

Tutte queste virtù della "Democrazia diretta" sperimentata giorno dopo giorno a Syntagma, non devono farci dimenticare le sue debolezze, le sue ambiguità o le sue tare come ad esempio la sua allergia iniziale per tutto ciò che concerne i partiti, ai sindacati o a ogni collettività stabilita. Se è indiscutibile che questa avversione per i "partiti" è dominante nelle folle degli Indignati greci che hanno tendenza a respingere l'insieme del mondo politico senza distinzione, bisogna comunque notare l'evoluzione spettacolare dell'Assemblea Popolare, sia ad Atene che a Salonicco, che è passata dal rifiuto del sindacato all'invito di far di far approdare le loro manifestazioni a Syntagma affinché i loro lavoratori raggiungano gli Indignati...


 

grecia08.jpgSituazione economica della Grecia


 

Evidentemente, non è un segreto che, con il passar del tempo, vi sia stata una chiarificazione del paesaggio politico della Piazza Syntagma, la destra e l'estrema destra popolare essendo rappresentata tra la folla in alto del Palazzo, proprio davanti al Parlamento, e la sinistra radicale ed anarchicheggiante occupando la Piazza stessa e controllando l'Assemblea popolare ed il presidio permanente. Senza alcun dubbio, benché questa sinistra radicale dia il tono e lasci la sua impronta su tutte le attività e manifestazioni a Syntagma, le tonalità di un rosso profondo, non si può concludere che le diverse sfumature della destra populista, patriottarda, razzista o anche manifestamente neo-nazista cesseranno i loro tentativi di influenzare quest'immenso movimento popolare. Esse persisteranno e tutto dipende, in ultima analisi, dalla capacità dell'avanguardia del movimento di radicarlo profondamente nei quartieri, nei luoghi di lavoro e nelle scuole dotandolo nel contempo di obiettivi chiari che facciano da ponte tra i suoi enormi bisogni immediati e la sua rabbia vendicativa anti-sistema.

 


 

grecia09.jpg-E a te perché dà fastidio che la Commissione ci osservi al microscopio?

-A causa della nostra taglia.

 

 

 

 

Molto differente dal suo omologo spagnolo per le sue dimensioni, la sua composizione sociale, la sua radicalità e la sua eterogeneità politica, la Piazza Syntagma greca divide con la piazza Tahrir del Cairo o la Puerta del Sol di Madrid lo stesso odio per l'elite politica ed economica che accapparra e vuote di ogni contenuto la Democrazia parlamentare borghese ai tempi del neoliberalismo più arrogante ed inumano. Allo stesso tempo, è attraversato dallo stesso desiderio partecipativo, democratico e non violento che contraddistingue ogni rivolta popolare di quest'inizio del XXI secolo.

 

grecia_scontro_manifestanti_fascisti.jpgScontri tra manifestanti e fascisti.

 


 

La nostra conclusione non può essere che molto provvisoria: indipendentemente dalle conseguenze degli avvenimenti, che si annunciano già cataclismatici, il movimento attuale degli Indignati greci avrà segnato una svolta nella storia del paese. Oramai tutto è possibile e nulla non sarà più come prima...

 

 

 

 

Yorgos Mitralias

 

 

Yorgos Mitralias anima il comitato greco contro il debito che è membro della rete internazionale CADTM. Vedere il sito del comitato greco: comitato greco.

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

 

 

 

LINK al post originale:

 Grèce: Une révolte sans précédent sous le silence des médias 

 

 

LINK pertinenti:

Appello mondiale alla #globalrivoluzione il 19 giugno!


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