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3 gennaio 2010 7 03 /01 /gennaio /2010 00:00
HEIDEGGER



heidegger--di-Levine.gif




di
Georges Mietzenagora
I




Le dottrine dei pensatori di ispirazione teologica sono egemoniche nell'Alta Cultura contemporanea


Heidegger-giovane--01.jpgAccade nella nostra epoca questa cosa incredibile o paradosso: Le Chiese non sono più direttamente sovrane per forza di legge politica e simultaneamente i loro pensatori e le dottrine che essi hanno elaborato come servitori leali della regina delle scienze, la teologia, si impongono quasi universalmente.


Queste dottrine si sono secolarizzate e sono diventate il corpus trasmesso dalle scuole e le università contemporanee. Nel momento in cui il potere politico non appartiene più in condivisione con le Chiese, il pensiero elaborato dai filosofanti religiosi domina la quasi totalità di ciò che è insegnato a titolo di scienza della natura (fisica) ed a titolo di filosofia, di metafisica, di fenomenologie, di esistenzialismi, ecc. Mai meglio di oggi la teologica ispirazione ha dominato la cultura. Un tempo le Chiese imposero le loro dottrine con la forza dello Stato, il "braccio secolare!" Ora la cultura religiosa è l'essere stesso dei dispositivi cognitivi. Ciò è evidente in due regioni del corpus trasmesso dalle istituzioni educative e di formazione. Queste due regioni sono della massima importanza per l'insieme della cultura attuale, la fisica e la filosofia, o più esattamente ciò che le università poi le volgarizzazioni dei media di grande diffusione insegnano sotto il tendone di queste due parole "fisica", "filosofia". Infatti, la fisica del XX secolo così come è stata istituita è determinata nella sua origine e nei limiti del suo contenuto da un pensiero teologico laicizzato [1]. E gli insegnamenti di filosofia sono determinati allo stesso modo.

heidegger-giovane-copie-1.jpgQueste due culture, quella dei fisici professionisti e quella dei professionisti della filosofia, coesistono tanto più facilmente in quanto obbediscono ad un comune pensiero fondativo. Il loro sfondo teologico comune permette di evitare l'affrontamento tra di loro di questi due tipi di discorsi sulla realtà delle cose e degli uomini. Questo fondo teologico garantisce, infatti, l'incapacità congenità delle intelligenze umane di conoscere ciò che la realtà è in se stessa per mezzo di se stessa. Infine, l'uomo non conoscerebbe che se stesso: le sue percezioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, tutto quel che forma le sue appercezioni immediate, in ultima analisi, le sue sensazioni di ciò che Descartes e Spinoza chiamano il pensiero. Ciò che egli stesso nella sua sensazione è in realtà oltre il fatto di essere sensazione, ciò che sono le cose fuori della sensazione, del suo pensiero, ciò sarebbe incapace di conoscere. L'assioma teologico della filosofia protestante enunciato all'inizio del XVIII secolo [2] è oggi inscritto nei dispositivi cognitivi della quasi totalità degli uomini formati da questi insegnamenti contemporanei.

Nel territorio dell'insegnamento della filosofia, stipati a questo strato comune,
coesistono due grandi insiemi di sette filosofanti , gli empiristi ed i fenomenologi. Le opinioni che essi fanno prevalere come essenziali nei loro lavori sono per il primo quelli dei protocolli sperimentali socialmente controllabili per il secondo i protocolli dell'esperienza individuale della vita cosciente. Riprendendo seriamente in considerazione l'origine teologica comune di queste fisiche e di queste filosofie. Non soltanto l'origine di questo scetticismo nei confronti dell'essere reale, delle cose stesse in se stesse è teologica ma anche, evidentemente, questo scetticismo è propizio a questa teologia! Questo mistero, questi insondabili enigmi che la cultura filosofica e la fisica pongono sin da allora in evidenza, sono di natura a favorire le asserzioni delle posizioni teologiche.



II


Due fonti per situare Heidegger: l'idealismo protestante e la teologia modernista


Per comprendere l'impresa di Heidegger, specialmente in Essere e Tempo, bisogna considerare due fonti, Si tratta da una parte della filosofia teologica protestante inaugurata da Berkeley, rielaborata da Leibniz, compiuta da Kant. Si tratta d'altra parte della teologia modernista esistenzialista fondata da Kierkegaard.


Dopo Berkeley, Arthur Collier poi Leibniz, Kant denuncia l'ingenuità della filosofia naturale, la "Fisica", la scienza della natura. La meccanica moderna, quella di Galileo, poi quella di Newton crede all'esistenza dei corpi indipendente della percezione o più esattamente della sensazione umana. In ciò essa è ingenua. Per il resto le leggi di questa meccanica sono esatte.


Secondo berkeley queste leggi non sono che quelle che segnano la stabilità dell'azione dello spirito del dio sullo spirito degli uomini, per Kant sono quelle che, secondo la struttura spirituale del tempo e dello spazio, il nostro pensiero riconsoce nella sua esperienza dei fenomeni sive delle sensazioni.


Husserl, nel campo circoscritto da questa filosofia protestante, si mette alla ricerca di ciò che è all'origine, in noi, di questi pensieri scientifici.


Come il nostro spirito forma le idee, le nozioni, i concetti, che queste scienze, intese kantianamente, pongono in essere.


I risultati dei lavori di Husserl danno allora ciò che Ricœur, insegnando alla Sorbona il pensiero di questo filosofo, designava in termini di ontologie regionali, cioè di idee fondatrici delle regioni di sapere delle differenti scienze.


In questo senso, benché avendo privato queste scienze dei loro veri oggetti, cioè i i corpi mobili che esistono e che sono indipendentemente da ogni percezione, Husserl continuava a fare della fondazione di queste scienze un oggetto degno di ricerche filosofiche. Specie di "spirit analyse", come si dice psicanalisi, dei pensieri scientifici, la fenomenologia ricercava le essenze spirituali; gli eidos.




III




Il progetto di Heidegger


1. «…fare ciò che le mie forze mi permettono per la determinazione eterna dell'uomo interiore... » [3]


Sein_und_Zeit.jpgIl proposito dell'assistente di Husserl, Heidegger, il quale ha mantenuto del resto la lezione della filosofia teologica dell'esistenza secondo Kierkegaard, non è più il mondo delle essenze originarie del pensiero scientifico; è il seguente: quali sono le determinazioni eterne dell'uomo interiore, vale a dire che egli intraprende la fenomenologia della coscienza religiosa. Così comprendiamo perché i tratti essenziali di questa vita interiore corrispondono termine per termine a quelli della teologia cristiana. In breve, Essere e Tempo è una fenomenologia di temi cristiani.

Heidegger vuole dunque porre in evidenza ciò che nella "creatura" reca, sotto una forma a volte degradata ma riconoscibile tuttavia, la traccia di origine sovranaturale. Da cui quel discorso che pur determinando l'inautentico lo considera essenziale per l'autentico.

Questa interpretazione del lavoro di Essere e Tempo corrisponde al programma che Heidegger traccia egli stesso per la propria missione. Missione, di cui risponderà, dice, "anche dinanzi a Dio" (
selbst vor Gott) [4]. Si capisce così perché nel testo del 1924 Il concetto di tempo [5], Heidegger dichiara che il suo proposito non ha in comune con quello della filosofia che il fatto di non essere teologia.

Fenomenologia del teologico cristiano, questo proposito non è, nel senso convenzionale della parola, esso stesso teologico. In quanto fenomenologia del religioso cristiano è cristiano e non filosofico, Non condivide con la filosofia l'interesse futile, la curiosità indaffarata dalla sola preoccupazione della conoscenza.

"L'eternità" è il fatto di "Dio", è conosciuta direttamente dalla sola fede, scrive Heidegger in questo stesso testo. Le determinazioni eterne, cioè "divine" dell'uomo interiore, sono essi conoscibili nella non eternità attraverso la temporalità.


 

2. Il sistema del cattolicesimo problematico ed inacettabile, ma non il cristianesimo...


Ott scrive che Heidegger è un apostata, più esattamente egli precisa, un rinnegato [6]. Infatti, Heidegger scrive ad Engelbert Krebs il 9 janvier 1919 che non può continuare ad aderire al "sistema cattolico" (la parola "sistema" è sottolineata nel testo), e cioè obbedire all'autoità della Chiesa visibile; rimanere chiuso nello stato contemporaneo del dogmatismo cattolico [7].
Cattolicesimo attuale, di cui dirà in una lettera ad Elisabeth Blochmann del 12 settembre 1929, che deve ispirare l'orrore, orrore che deve egualmente ispirare il dogmatismo del protestantesimo attuale [8]. Lui che è stato profondamente iniziato al pensiero cattolico e specialmente a quello del Medioevo, Agsotino, Tommaso, la scolastica, Eckhardt, ecc., sa, interpretare oggi ciò che la Chiesa visibile non sa più ben fare!


"Credo di aver troppo sentito- forse più dei suoi interpreti ufficiali- ciò che il Medioevo cattolico porta in sé come valori e che siamo ancora ben lungi dall'aver veramente sfruttato..." [9].


Si sottrae alla disciplina della Chiesa visibile, ma resta cristiano e lo afferma fermamente nella sua lettera a Krebs del 1919 [10]. Resta insomma in una Chiesa invisibile. Un papa verrà qualche decennio dopo, Wojtyla, che sarà anch'egli fenomenologo, un poco e che in un libro pubblicato pochi anni fa, fa l'elogio della fenomenologia nelle persone di Lévinas e di Ricœur (non arriva a citare il nome di Heidegger), tutti filosofi kantiani o neokantiani! Questo genere di dottrina penetra dunque la Chiesa visibile!


3. Mettere in sinergia la fenomenologia e la teologia modernista


Come  ai loro tempi Tommaso d'Aquino dopo Maimonide  di Cordova, egli stesso come i filosofi dell'Islam, tentavano di accordare le loro religioni alla filosofia di Aristotele, Heidegger vuole accordare il cristianesimo di tipo Kierkegaardiano alla filosofia universitaria del suo tempo, il kantismo sotto la sua forma husserliana.


Insomma, è come se l'Eterno avesse messo nelle creature umane i determinanti che permettono all'uomo di ritrovarlo, lui, l'Eterno nella loro propria esistenza! Invece delle ontologie regionali di Husserl l'ontologia della regione essenziale, quella del divino nell'esistenza, la "fenomenologia della religione" annunciata soprattutto a Krebs nella lettera del 9 gennaio 1919. Così Lévinas, dopo Buber, cercherebbe a sua volta la fenomenologia della religione ebraica. Dappertutto si vuole nel campo del Modernismo religioso rivelare l'immanenza del divino «die ewige Bestimmung» nell'esistenza delle creature.


Da parte sua, Sartre, da questa fenomenologia che rivela l'ontologia divina dell'esistenza, produrrà una versione laica.


In questo modo, una volta di più, la filosofia religiosa, ancilla theologiae, diventa quella di un ateo. La stessa cosa si era prodotta con Ernst Mach. E in generale con tutti i kantiani atei compreso gli empiriocriticisti che Lenin fustigava nel suo Materialismo e Empiriocriticismo, libro ad essi dedicati.


4. L'enorme errore: Heidegger sarebbe un pensatore ateo!


Il lettore, che non è avvertito del fatto che si tratta di una "fenomenologia della coscienza religiosa" (Phänomenologie des religiosen Bewusstseins) si ingannerà inevitabilmente sul senso e la portata di Essere e Tempo.


In uno scritto del 1981, dedicato ad Heidegger, Gadamer evoca il paradosso della lettura atea di Heidegger.  "Non si ha da pensare che a Jean-Paul Sartre, il quale in quanto uno dei suoi ammiratori presenta Heidegger accanto a Nietzsche come  ad uno dei pensatori rappresentativi del pensiero ateo della nostra epoca" [11].


Il lettore è eventualmente affascinato da questo racconto che gli si propone.


Racconto della sua propria esistenza, raccontata qui in modo patetico, tragico, insolito nella letteratura accademica.


A questo proposito, non si deve dimenticare che la formazione cognitiva di coloro ai quali nel 1927 si rivolge Sein und Zeit, è essa stessa religiosa.


È in qualche modo malgrado essa che il progetto di Heidegger raggiungerà più tardi degli agnostici o degli atei.


La trappola in cui quest'ultimi cadranno era stata tesa involontariamente!


Poco laici i testi di Heidegger tradotti in francese nel 1936 e nel 1939 non erano stati presentati che da pensatori teologici, Corbin e Lévinas. Heidegger fa uscire il timore, la paura, la curiosità, l'errore, ecc. dal loro significato anodino per conferire loro uno statuto ontologico nella fondazione del religioso immanente all'esistenza.


Due attenti lettori, Bourdieu e Steiner, hanno fatto notare il carattere teologico peculiare alle categorie di Heidegger in Essere e Tempo. Fanno osservare il fatto, ma non lo spiegano. Il fatto è qui, evidente [12]. La filosofia  contemporanea della vita, dell'esistenza, dell'autenticità- cioè della conformità a ciò che il filosofo pretende scoprire ciò che si è- è anch'essa, come la filosofia di un tempo religiosa.


Coloro che si avvicinano a questi testi senza conoscere affatto il loro motivo ispiratore sono colpiti dall'eccentricità del punto di vista dell'opera. In verità, nella dottrina di heidegger si va dall'esistenza all'Essere, da esso al sacro e da lì a Dio [13].


L'esistenza cristiana non è- o non soltanto- l'effetto della rivelazione storica di Gesù, è il fatto dell'essenza dell'esistenza umana.


Gli "esistenziali" sono gli originarie fondazioni delle autebnticità dell'esistenza cristiana.




 


[Traduzione di Ario Libert]


 

Note


[1] Cfr. MŒDZIANAGORA: Les dieux post-modernes, [Gli dei post-moderni], Ed. Complexe, Bruxelles 1992.


[2] Cfr. Miedzianagora, op. cit


[3] Heidegger, Lettera a Engelbert Krebs, 9 gennaio 1919, citato in: OTT, Hugo: Martin Heidegger. Eléments pour une biographie,  Payot, Parigi 1990, [Tr. it.: Martin Heidegger, sentieri biografici, Sugar, 1988].


[4]  Ibid.


[5] Pubblicato in: CAHIER DE L'HERNE: Heidegger, Ed. de L'Herne, Parigi, 1983, p. 33.


[6] Cfr. Ott, p. 114


[7] Op.cit.


[8] Cfr. Correspondance avec Karl Jasper 1920-1964,  [Tr. it.: Corrispondenza con Karl Jaspers, Lettere 1920-1963, Raffaele Cortina, 2009; Carteggio 1918-1969 con Elisabeth Brochmann; Il Melangolo, 1991].


[9] Lettera a Krebs, 9 gennaio 1919, op. cit., in: Ott, p. 115 .

[10] Cfr. Lettera a Elisabeth Blochmann, 1° maggio 1919, in: HEIDEGGER, Martin: Correspondance con avec Karl Jaspers 1920-1964.


[11] GADAMER, Hans-Georg: Gesammelte Werte in 10 Bandea (Mohr/Siebeck) Tubingen 1985-95, Bd. 3, p. 308.

12 cf. BOURDIEU, Piètre: L'ontologie politique de Martin Heidegger. (Les éditions de Minuit) Paris 1988; STEINER, Georges: Martin Heidegger (1978). Traduit de l'anglais par Denys de Caprona. (Flammarion) Paris 1987.


13 HEIDEGGER, Martin: Ûber den Humanismus (Vittorio Klostermann), Frankfurt a. M. 1988, p. 41 et sq. ; en français dans Cahier de L'Heroe.





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Heidegger



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