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Ho reperito
in rete (www/peres-fondateurs/forum) un testo appassionante di Gentile che parla di Ernesto Grassi, il quale ha insegnato filosofia in Germania negli anni 1930-40, e che era appassionato dal
pensiero di Heidegger al punto di essere il primo editore, con Szilasi, della celebre "Lettera sull'umanesimo".
Per Grassi, il fatto che Heidegger fosse nazionalsocialista non era cosa da mettere in dubbio. In quanto all'antisemitismo di Heidegger, ecco ciò che Gentile riporta. È Grassi che parla: "Infine, sulla questione dell'antisemitismo di Heidegger, non posso che testimoniare di un avvenimento che fu per me tragico per più di un motivo. Ciò riguarda Szilasi, filosofo ungherese di origine ebraica, che era un amico intimo, ma anche grande amico di Heidegger: lo aveva effettivamente aiutato finanziariamente quando era ancora studente.
Heidegger ha detto di lui pubblicamente che era il solo filosofo veramente adatto ad interpretare
il proprio pensiero. Heidegger gli affidò inoltre una cattedra di assistente, perché era essenziale per lui che Szilasi interpretasse i testi greci. La moglie di Szilasi era l'insegnante di
piano di uno dei suoi figli. La loro relazione era dunque anche molto intima. All'improvviso Heidegger ha rotto ogni relazione con lui.
In quale modo, lo ignoro. Ma posso assicurarvi che fu l'avvenimento più tragico per il povero Szilasi che, in seguito, dovette abbandonare la Germania. Questa rottura con Heidegger fu veramente la disfatta della sua vita. Eravamo nel 1932. A partire da tale data, la mia relazione personale con Heidegger si fece sempre più tenue, per limitarsi sempre più allo stretto minimo professionale che esigeva il proseguimento dei lavori che avevo già intrapreso. Non ho mai potuto discuterne con lui, perché da una parte, era troppo terribile per me, non fosse che da un punto di vista etico e che d'altra parte, Heidegger non si mostrava affatto disponibile a farlo. Devo anche aggiungere che molto prima dell'avvento al potere dei mazionalsocialisti, trapelava già nei suoi seminari questa accentuazione del Blut und Boden (Sangue e Suolo) che allora non associavo ancora ad una "opportunità" politica.
Quando andammo insieme a fare dello sci nella foresta nera, non ero, in quanto straniero, quasi mai
ammesso a queste riunioni molto personali che egli organizzava alla Hütte (baita). Questo sentimento di
esclusione come non-tedesco era per me un'esperienza costante, che vivevo con un certo dolore, anche se in ogni caso l'essenziale era per me il fatto di poter lavorare a partire dai
testi.
Il motivo per il quale riporto questi ricordi soltanto oggi, e non all'epoca della polemica che Adorno e Löwith avevano intrapreso contro Heidegger, "il filosofo di un'epoca di angoscia", è per puro rispetto per Szilasi, che sino alla sua morte insistette sul fatto che non si doveva mai dimenticare quel grande pensatore.
Affermava inoltre, che la spiegazione con Heidegger doveva assolutamente restare nel campo della discussione filosofica, sola condizione che rende eventualmente possibile delle considerazioni riguardanti la questione di un senso e di un fondamento del suo impegno personale".
Per Grassi, la questione maggiore che si pone è quella di sapere come a partire dalla filosofia di Heidegger si possa tentare di comprendere la posizione nazionalista di Heidegger.
Come suggerisce bene Emmanuel Faye, bisogna tentare di capire filosoficamente gli affetti politici di
Heidegger.
[Traduzione di Massimo Cardellini]
LINK alpost originale:
Heidegger et l’antisémitisme. Un témoignage d’Ernesto Grassi
LINK pertinenti all'argomento trattato:
Heidegger: Una croce uncinata in testa
Scoglio sulla tomba di Heidegger
La doppia faccia di Heidegger