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18 febbraio 2010 4 18 /02 /febbraio /2010 17:43

 

heidegger, di Levine
65 anni da Auschwitz: vergogna ad Heidegger


di Skildy


Auguro innanzitutto al lettore che sono colpito da una strana malattia, quella di non poter leggere in altro nessun modo Heidegger se non come introduttore del nazismo nella filosofia. Bisogna ancora ripetere che una tale introduzione non poteva avvenire che alla condizione che fosse concepito un apparato retorico abbastanza potente affinché potesse essere sostenuto esattamente il contrario. Heidegger nazista... ma non ci pensate!


Sono dunque 65 anni che Auschwitz è stato chiuso. Si poteva infatti, "liberare" il più di un milione di morti che la macchina di morte ha inghiottito nel cuore dell'occidente cristiano?

 

Enuncerò ora, in alcuni punti, come si pone ai miei occhi la domanda che Auschwitz non cessa di porci.

 

1. La conoscenza del processo che ha reso possibile Auschwitz è ancora molto incompleto.

 

2. Per l'essenziale Auschwitz è un crimine dell'università. L'irregimentazione hitleriana dell'università non è stata soltanto effettuata da forze esterne. Numerosi elementi interni all'università hanno ampiamente facilitato il processo. Heidegger ha preso la testa, durante il suo rettorato, di questo processo di "irregimentazione".

 

3. Heidegger non ha mai cessato, sino alla sua morte, di pensarsi come il "rettore trascendentale" dell'università del III Reich.


4. Teologi, teorici ed "antropologi" della razza, archeologi, architetti, ingegneri, insegnanti, chimici, ingegneri dei trasporti, alta burocrazia, ecc. hanno apportato un concorso senza il quale il genocidio non avrebbe potuto aver luogo. Quando Marcel Conceh mette questo crimine esclusivamente sul conto di Hitler, il grande moralista ci tratta da imbecilli.


5. Heidegger, in Introduzione alla metafisica (1935), costruisce il "concetto" filosofico della "soluzione finale". Per lui la "filosofia del nazional-socialismo" è in effetti ridicola. Ma è perché innanzitutto nel 1935 è ancora impantanata in un anti-semitismo da "sotto-sviluppati" del "pensiero". Delle formule come "cominciamento originario" o "apertura determinata all'istanza dell'essere" nominano ciò che, presso l'Heidegger del 1935, costituisce già il progetto della soluzione finale.

 

Fa impressione, no? È questa la "verità interna" e la "grandezza" del movimento. È il concetto stesso di Auschwitz. Sì è potuto a volte sostenere che Heidegger non era antisemita. Froment-Meurice dice di Heidegger che era un nazista radicale ma non un antisemita. Infatti non si trattava di passare il suo tempo a maledire gli ebrei: si trattava soltanto, in quanto radicale nazista, di distruggerli. Entrate dunque, sapete, non sono antisemita.

 

6. Sino alla fine Heidegger ha stimato che l'Aperto era stato in questo modo un po' gestito.

 

7. Heidegger ha fatto della croce uncinata, della svatica, la cifra simbolica di numerosi aspetti del suo "pensiero". Ad esempio il Quadripartito Cielo/Terra/Dei/Mortali. Perché non sono non importa cosa, i mortali. E soprattutto non coloro che sono "non morti" nelle camere a gas. Heidegger non ha mai in ciò "criticato" o rifiutato il principio dei campi. Ha al contrario ammesso che tale era la "verità dell'essere": coloro che sono deceduti nei campi erano ad ogni modo dei "non-morti". Sono stati deportati, condizionati e trasformati in cadaveri a questo fine o, piuttosto, per questa "ragione". La gerarchia nazi-heideggeriana è così: produce-seleziona da una parte dei mortali, dei veri mortali. Sono soprattutto le SA, le SS e affini. Dall'altra "condiziona" i non-morti; determina coloro che, attraverso e nei campi, saranno così votati all a"non-morte". Appoggiarsi su Heidegger al primo grado per analizzare e criticare il nazismo è uno scherzo macabro. Heidegger dice la verità del nazismo perché lo ha pensato e voluto come "utopia concreta".

 

8. Heidegger non si è allineato a Hitler per opportunismo, smarrimento passeggero e nemmeno episodico. Questo allineamento era in perfetto accordo e non ha mai cessato di esserlo, con la verità heideggeriana dell'analitica del Dasein e cioè sapendo che Dasein significa in realtà qualcosa di equivalente alla nozione  più ideologica di "uomo superiore". "Dasein" è l'alibi filosofico di Ubermensch.

 

9. Philippe Sollers ha dichiarato su France-Culture che non era heideggeriano.

 


[Traduzione di Ario Libert]



 

 

LINK al post originale:

65 ans Auschwitz: honte à Heidegger

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