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20 marzo 2016 7 20 /03 /marzo /2016 07:00

Il massacro degli Herrero (1904-1908)

Degli Herero, si conosce soprattutto la capigliatura esuberante delle loro donne e i vivaci colori dei loro indumenti che essi indossavano durante delle feste. Ma pochi sanno che questo popolo ha subito un massacro all'inizio del XX secolo. Questo massacro è inoltre considerato, a giusto titolo, come "il primo genocidio del secolo".

Il 14 agosto 2004, durante una cerimonia in occasione del centesimo anniversario della rivolta degli Herere contro i loro coloni tedeschi, una minista ha presentato le scuse del governo tedesco per quel massacro.

La Naminia è un territorio semidesertico, grande quasi due volte la Francia, situato a Nord-Ovest del Sudafrica. Dopo la prima guerra mondiale, il territorio è stato posto dalla Società delle Nazioni sotto mandato sudafricano. E' diventato indipendente nel novembre 1989.

Prima dell'arrivo degli Europei, la Namibia non era abitata che da gruppi sparsi: i primi occupanti, Ottentoti e Boscimani, e dai Bantù - Ovambo ed Herrero.

All'inizio degli anni 80 del XIX secolo un pugno di coloni tedeschi vi si installò. La Germania prende possesso del territorio che governerà sino al 1915. I primo governatore della colonia (Südwest-Afrika in tedesco) è un certo Dr Heinrich Goering, il cui figlio si farà onore in un modo tristemente celebre a fianco di Adolf Hitler.

Nel gennaio 1894, vengono scoperti dei fantastici giacimenti di diamanti in Namibia. Nel corso dello stesso anno, una politica di spostamento e di confisca sistematica delle terre è posta in opera nello Hereroland (Regione centrale namibiana dove vivono gli Herero). I coloni sviluppano vaste piantaggioni impiegando gli indigeni nei lavori forzati, rubando loro il bestiame e all'occasione le loro donne (da cui l'apparizione rapida di una comunità meticcia). Violenze, esecuzioni sommarie.

 

Rivolte e massacri

 

Il 12 gennaio 1904, scoppia la rivolta degli Herrero. Un gruppo di guerrieri guidati dal loro capo Samuel Maharero attacca i coloni della postazione di Okahandja. In tre giorni di sangue e furore, quasi duecento civili tedeschi vengono massacrati.

La riposta tedesca è terribile.

L'imperatore Guglielmo II sostituisce il governatore Theodor Leutwein per sostituirgli un uomo risoluto, il generale Lothar Von Trotha. Ha come missione di cacciare gli Herero dal territorio o di sterminarli.

L'11 agosto 1904, le truppe tedesche guidate da Lothar von Trotha accerchiano 7500 Herero e il loro capo Maharero sull'altipiano di Waterberg. Le loro potenti armi hanno facilmente ragione degli assediati. I sopravvissuti sono cacciati verso il deserto di Omeheke, l'attuale deserto del Khalahari) [1].

Per coloro che sopravvissero, schiavitù e campi. Migliaia di donne Herero furono trasformate in oggetti sessuali per le truppe coloniali tedesche.

Il 2 ottobre, un ordine del giorno di Von Trotha toglie agli Hereros ogni speranza di ritorno. Quest'ordine di sterminio (Vernichtungsbefehl) è così redatto:

“Il generale delle truppe tedesche [in Namibia] invia questa lettera al popolo Herero.

Gli Herero non sono d'ora in poi più sudditi tedeschi [...]. Tutti gli Herero devono partir o morire. Se non accetteranno, vi saranno costretti con le armi. Ogni Herero avvistato all'interno delle frontiere [namibiane] con o senza armi, sarà giustiziato. Donne e bambini saranno portati fuori da qui - o saranno fucilati [...]. Non faremo prigionieri uomini; essi saranno fucilati.

Questa è la mia decisione presa per il popolo Herero”.

Firmato: il generale del potentissimo Kaiser, Tenente generale Lothar Von Trotha.
2 ottobre 1904

L'11 dicembre dello stesso anno, il cancelliere tedesco Bülow ordina di rinchiudere gli Herero sopravvissuti in campi di lavoro forzato - dei Konzentrationslagern - e, poco dopo, le ultime terre indigene sono confiscate e poste a disposizione dei coloni tedeschi.

Durante i tre anni che seguono, decine di migliaia di Herero soccombono alla repressione, ai combattimenti, alla carestia e ai campi. Da quasi un centinaio di migliaia, la popolazione si riduce a 15.000 persone.

 

Verso un riconoscimento del genocidio

 

Questo massacro di un popolo riflette gli orrori di cui si è macchiata l'espansione coloniale europea alla fine del XIX secolo.

Dà anche un assaggio dei genocidi del secolo seguente.

Vi si trovano gli elementi costitutivi di alcunbi genocidi del XX secolo:

• la volontà politica deliberata: non si tratta di un incidente,

• i criteri razziali o etnici scelti: eliminare gli Herero, allo scopo di liberare le terre per i coloni tedeschi,

• il numero massiccio delle vittime, civili per l'essenziale, con donne e bambini,

• l'organizzazione "razionale" e pianificata del massacro,

• la documentazione disponibile negli archivi, tramite dei resoconti dettagliati delle operazioni, redatti da von Trotha, e i suoi subordinati.

All'inizio del 2000 dei campi impressionanti di scheletri sono stati rivelati dai venti nel desertoi namibiano vicino a Luderitz. Il cimitero selvaggio è quello degli Herero sterminati un secolo prima.

Nel corso della sua visita ufficiale nel marzo del 1998, il presidente tedesco Roman Herzog è stato interpellato da dei rappresentanti Herero che richiedono che la Germania riconosca il genocidio di cui il loro popolo è stato vittima. Il presidente Herzog esprime il suo parere di colpevolezza senza accettatre responsabilità.

All'inizio del mese di ottobre 2000, ci fu il primo incontro ufficiale tra gli Herero e il Commissariato ai diritti dell'uomo delle Nazioni Unite a Ginevra.

Domenica 11 gennaio 2004, a Okahandja, antica capitale degli Hereo, 600 persone circondavano l'ambasciatore tedesco e il capo supremo degli Herero, Kuaima Riruako, mentre deponevano una gerba di fiori sulla tomba dell'antico capo Maharero. "Daremo ai discendenti Herero vittime del genocidio, la loro dignità", ha dihiarato l'ambasciatore tedesco Wolfgang Massing.

 

NOTE

[1] A Berlino, il capo di Stati maggiore Alfred von Schliefen, può scrivere: "L'arido deserto Omeheke finirà quel che l'esercito tedesco ha cominciato: lo sterminio della nazione Herero.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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31 gennaio 2014 5 31 /01 /gennaio /2014 07:00

Genocidio armeno, il primo genocidio del XX secolo

 

Gli Stati Uniti corrotti dalla Turchia non l'hanno riconosciuto.

I governi turchi successivi hanno negato questo genocidio. Nel 2000, la Turchia ha corrotto il presidente della Camera dei rappresentanti  al Congresso americano per bloccare la risoluzione del Congresso concernente il riconoscimento del genocidio armeno.

armeni-1917--crocifissione-di-migliaia-di-donne-armene-es.jpgTurchia 1917. Donne cristiane crocefisse.

 

Tra il 1878 ed il 1918, i governanti turchi ottomani hanno perso l'85% delle terre ed il 75% della popolazione dell'impero. Gli ultimi cento anni  si riassumono da allora come una disgregazione continua seguita a molteplici guerre costate la vita a decine di migliaia di uomini e vissuta come l'epoca del disonore e di ogni genere di umiliazioni. In questo contesto di risentimento e di accecamento, la decisione del genocidio sembra essere stato un atto di vendetta diretto contro coloro che si considerava responsabili di questa situazione: gli Armeni diventati dei nemici sostitutivi.

Il 24 aprile 1915, ad Istambul, capitale dell'impero ottomano, 600 notabili armeni vengono assassinati su ordine del governo ottomano. È l'inizio di un genocidio, il primo del XX secolo. In seguito, il ministro dell'Interno Talaat Pacha ordina l'assassinio degli armeni di Istambul poi degli armeni dell'esercito. È la volta delle numerose popolazioni armene dell'est del paese. Gli armeni sono massacrati sul posto dall'esercito o riuniti in lunghi convogli e deportati verso il sud, sotto il sole estivo, senza viveri e senza acqua andando incontro ad una morte rapida. In totale periscono durante l'estate del 1915 i due terzi degli armeni della Turchia, ossia circa 1.200.000 persone.

Martedì 24 luglio del 1923, al grande uditorio del Palais de Rumine, in Svizzera, viene firmato il Trattato di Losanna. Questo trattato pone termine alla guerra greco-turca; con la stessa occasione, spazza via dalla carta la giovane Repubblica d'Armenia riconosciuta prima. Il suo primo articolo dichiara l'amnistia, la Turchia così si ritrova pulita dai crimini commessi nel 1915-1916 contro il popolo armeno sotto il dominio del governo ottomano di allora e identificati nel corso dei processi intentati contro i loro autori dai Turchi stessi nel 1918.

In effetti, il sultano deve provare la sua buona volontà per uscire a testa alta dalla prima guerra mondiale perdura come alleato della Germania. A questo scopo, le prove prodotte in abbondanza, dimostrano "la progettazione di un programma di sterminio di un gruppo umano da parte di uno Stato sovrano", formula enunciata per la prima volta nel 1943 per definire il concetto di genocidio.

Da allora tuttavia, questi fatti indiscutibili di genocidio non hanno smesso di essere negati da tutti i governi turchi.

La Turchia aveva corrotto il governo americano per impedire il riconoscimento del genocidio. Il presidente della Camera dei rappresentanti al Congresso americano, Dennis Hastert, avrebbe percepoto 500.000 dollari dalla Turchia per bloccare la risoluzione del Congresso vertente al riconoscimento del genocidio armeno nell'anno 2000. È quanto rivela la celeberrima rivista americana Vanity Fair, nella sua edizione del mese di settembre.

Secondo questo mensile, uno dei più prestigiosi della stampa mondiale, Joel Robertz, agente del FBI, ha chiesto a Sibel Edmonds, una delle traduttrici turcofone dell'agenzia federale di passare in rivista 40 conversazioni registrate di un "alto funzionario" con il consolato turco a Chicago, e anche dei membri del Consiglio americano-turco e dell'Assemblea delle Assoziazioni turche d'America. Da questi ascolti risulterebbe che degli eletti americani di prima importanza, sia democratici sia repubblicani, avrebbero ricevuto forti somme per opporsi al riconoscimento del genocidio armeno da parte degli USA. Queste conversazioni farebbero anche riferimento a degli affari di pulizia di denaro così come a diversi altri traffici.

Gli interlocutori turchi fanno regolarmente riferimento a "Denny boy", soprannome attribuito al rappresentante dell'Illinois al Congresso americano, e presidente della Camera dei Rappresentanti, Denis Hastert. Riferiscono anche delle disposizioni prese per finanziare la sua campagna elettorale con degli assegni di meno di 200 dollari allo scopo di evitare i controlli della Commissione elettorale federale, che non sono operative su donazioni inferiori a quest'importo. Decine di migliaia di dollari sarebbero state trasferite in tal modo.

Se il nome di Dennis Hastert non è testualmente menzionato durante gli ascolti, Vanity Fair fa tuttavia il raffronto con lui in almeno due occasioni: egli apparirebbe secondo i conti del suo comitato di campagna che ha ricevuto tra il 1996 ed il 2002 più di 500.000 dollari in piccoli tagli. È uno dei soli eletti negli Stati Uniti a far parte del caso. Inoltre, un alto funzionario del Consolato di Chicago afferma nelle registrazioni che la subordinazione di "Denny boy" è costata 500.000 dollari.

Gli ascolti conterrebbero anche delle allusioni ripetute al voltafaccia di Hastert. Quest'ultimo è stato infatti in un primo tempo un difensore ardente del riconoscimento del genocidio armeno da parte del Congresso. Ha anche svolto un ruolo essenziale affinché la risoluzione passasse lo scoglio fatidico della Commissione delle Relazioni Internazionali e potesse così essere iscritto all'ordine del giornodei dibattiti alla Camera. Ma ne è stato anche l'affossatore. È lui infatti che, il 19 ottobre 2000, ha brutalmente ritirato dall'ordine del giorno dei dibattiti questa risoluzione che, altrimenti, avrebbe dovuto essere votata.

All'epoca Hastert aveva spiegato la sua decisione affermando di aver ricevuto una lettera del presidente Clinton che lo avvertiva che il voto di questa risoluzione avrebbe nuociuto agli interessi americani. Si apprese anche grazie a queste intercettazioni che dei membri del dipartimento di Stato così come un funzionario del Pentagono implicato in vendite di armi avrebbero percepito dei versamenti in contanti da parte della Turchia. Altra rivelazione: degli studenti turchi avrebbero ottenuto degli aiuti per poter lavorare in istituti di ricerca americani, questo allo scopo di raccogliere le informazioni necessarie per procurarsi in seguito la bomba atomica.

Vanity Fair afferma anche che l'interprete Sibel Edmonds è stato rinviato dopo aver fatto testimoniato per uno dei suoi superiori del FBI dei suoi dubbi su uno dei suoi colleghi turchi che avrebbero avvisato i diplomatici turchi dell'inchiesta in corso. Secondo il mensile, l'amministrazione Bush avrebbe impartito a Edmonds l'ordine di tacere e l'avrebbero intimidito affinché non intentasse alcun processo. Ma l'affare, che comincia ad assumere una certa importanza sulla stampa americana potrebbe fare un grande chiasso e anche raggiungere, secondo Vanity Fair, la corte suprema, che è, come indica il suo nome, la più alta giurisdizione del paese.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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6 ottobre 2009 2 06 /10 /ottobre /2009 11:47

Proponiamo, per amore di completezza d'informazione, un buon saggio centrato sulla cultura indoeuropea. L'autore ha il culto degli indoeuropei che studia e divulga quanto meglio possibile nel suo ben curato sito. Contento lui...


Ci siamo permessi di evidenziare in grassetto ed in colore rosso sangue, un passaggio che in un accademico non sarebbe mai sfuggito né dalla penna né dalla tastiera. Gioiamone! Lapsus come questi sono rarissimi, i boia accademici usano la ben nota tecnica del silenzio-morte civile rispetto a certi argomenti. Oppure propongono letture abberranti, vere e proprie montature il cui scopo è quello di salvare l'onore degli indoeuropei in blocco, i loro ed i nostri antenati sanguinari e carnefici.
Le civiltà gilaniche non erano abili a fabbricare porcellane e case solanto, come sostiene semplicisticamente il nostro autore,  ben altro fu il loro livello di cultura materiale e soprattutto sociale. L'assenza di violenza nei rapporti sociali, il lavoro limitato a procurarsi l'indispensabile per avere di che vivere in modo umanamente dignitoso, senza sprechi o sottrarre nulla a nessuno, l'eguaglianza tra l'uomo e la donna e di tutti di fronte ad un'etica fondata sulla reciprocità, sono obiettivi oggi ritenuti semplicemente utopistici, eppure un luogo in cui tutto ciò esistette ci fu, e si trattava proprio del nosto pianeta.
E se l'età dell'oro è scomparsa non fu certo per colpa divina, come l'ideologia religiosa totalitaria occidentale chiamata cristianesimo, di derivazione guarda caso ebraica, che di dominio patristico se ne intende davvero, vorrebbe farci credere da un bel po' di tempo.
La truffa dell'indoeuropeo, sul piano della ricerca storica, data oramai di più di due secoli ed ha permesso di giustificare il sorgere del razzismo criminale della cosiddetta civiltà occidentale, poggiante su teorie  metafisiche ben precise e su una prassi storica rappresentata da un espansionismo predatorio.
Protoindoeuropei, indoeuropei e soprattutto quelle due pseudo-civiltà, greca e romana, sono stati investiti di una sacralità "scientifica" da lunga data e sono oramai visti come i prodromi dell'attuale vertice della storia umana, delle vere e proprie prefigurazioni dell'Occidente insomma.
Questa concezione avrebbe anche potuto avere un minimo di plausibilità se da più di un secolo l'affinarsi della ricerca storica e soprattutto archeologica unitamente ad un uso appropriato delle scienze umane, non avesse evidenziato come prima dell'espansionismo delle culture nomadi-pastorali (Kurgan) esistessero delle plurimillenarie civiltà progreditissime spiritualmente e materialmente, stroncate appunto dai proto-indoeuropei prima e poi dagli indoeuropei.
Gli allevatori di mandrie ed armenti animali ed umani non sono stati altro quindi che dei veri e propri protonazisti, i fondatori della anti-civiltà, in quanto creatori della stratificazione sociale, delle religioni abbrutenti ed assassine, dell'asservimento dei più ai pochi, della repressione sociale permanente, così come di un permanente apparato militare permanente di controllo sociale e di intruppamento delle masse in caso di guerra.
In una parola, i proto-indoeuropei ed i loro più stretti discendenti indoeuropei furono i creatori  del più grande prodotto storico culturale che l'umanità poteva concepire e cioè lo Stato, e quindi della creazione e conservazione perpetua delle classi sociali, degli apparati burocratici di amministrazione della società composta di schiavi e di quelli militari, e tutto ciò in tempi preistorici!
La nostra attuale cultura e civiltà  che deriva da loro, non ha fatto  altro che perfezionare questo stato di cose che le ha consentito di espandersi nel corso dei millenni, sia nello spazio cioè che nell'approfondimento di questa cultura di morte, come tra l'altro attesta la diffusione planetaria delle lingue indoeuropee.
Peccato che prima di queste popolazioni criminali, di cui siamo eredi, ne esistessero altre di segno opposto e cioè egualitarie e pacifiche di cui abbiamo già accennato in alcuni post e che approfondiremo in successivi. La loro esistenza su scala plurimillenaria così come la loro distruzione spiegano la maggior parte se non tutti i cosiddetti "misteri" storici così come l'esistenza di discipline spirituali evolutissime e strettamente connesse con nozioni e pratiche che oggi chiameremmo scientifiche e tecniche, riferendo ovviamente questi due termini ad una specificità peculiare a queste culture, e di cui daremo quanto prima conto anche di esse.

 

La teoria dei Kurgan

 

 

di Serge Papillon


 

1. Le culture Kurgan

 


kurgan--05.jpgIn Russia, un Kurgan, è un tumulo funerario. Essi sono numerosi nelle steppe del nord del Mar Nero. Alcuni sono iraniani e relativamente recenti, altri molto più antichi. Sono quest'ultimi che Marija Gimbutas ha considerato come sepolture dei proto-indoeuropei.

 

La prima cultura da lei definita, datata tra il 4500 al 3500, è stata chiamata "Kurgan I". Essa corrisponde in particolare alla cultura di Seredniï Stih II (o Sredniï Stog II) in Ucraina. Il principale sito noto è quello di Dereîvka, sullo Dniepr. Era un piccolo villaggio abitato dal 4200 al 3700. Una specie di recinzione lo delimitava. Gli archeologi vi hanno trovato due costruzioni rettangolari, parzialmente sotterrate, la più grande misurava 13 x 16 metri (in un altro sito, c'erano delle capanne semisotterrate).

 

I suoi abitanti coltivavano il grano ed il miglio e praticavano l'allevamento, in ordine di importanza dei cavalli, dei bovini, dei montoni e delle capre, così come dei maiali. I cavalli venivano mangiati, ma un cranio sotterrato presenta un'usura dei denti dovuti ad un morso: quest'animale era stato montato. Era uno dei primi cavalli utilizzati per il trasporto. Sono stati inoltre ritrovati dei reggi morsi in corno di cervo. I morti erano ricoperti di ocra e sotterrati in semplici fosse a volte sormontate da un piccolo tumulo funerario. Resti di cavalli o di buoi li accompagnavano di frequente.

 

In Russia, sul corso medio del Volga, è esistita una cultura detta di Khvalynsk, somigliante a quella di Seredniï Stih II, però più antica perché datata al 5.000-4.500 a. C. Sulla carta, la sua collocazione è contrassegnata dalla parola "Urheimat". È qui che sarebbero vissuti i Proto-indoeuropei durante quest'epoca. Verso il 4.500, avrebbero ingrandito il loro territorio verso ovest, cioè verso l'Ucraina in cui avrebbero fondato la cultura di Seredniï Stih II.

 

La patria originaria, "Urheimat", dei protoindoeuropei

e la loro criminale espansione verso occidente intorno al 5.000-4.500 a. C.



È a partire dal 3.500 che i Kurgan si svilupparono veramente, soprattutto in seno alla cultura di Mikhaïlivka, dal 3.600 al 3.000 a. C., sul corso inferiore dello Dniepr, sino alla parte più meridionale della penisola di Crimea. Questi tumuli potevano essere circondati da un circolo di pietra, consuetudine tipicamente indoeuropea. Si tratta di frontiere che separavano il mondo dei vivi dall'Altro Mondo.

 

La cultura di Mikhaïlivka faceva parte di un insieme più vasto, quello delle Tombe a fossa (Jamna), datato tra il 3.600-2.200 a, C. Al suo apogeo durante il III millennio (la fase "Kurgan IV" nella terminologiqa di Marija Gimbutas), occupava un'area immensa, estendentesi da ovest sini alle sorgenti del Danubio e ad est sino al fiume Ural. Aveva dunque un'estensione di 3000 km. Una tale cultura non poteva essere uniforme: diverse varianti sono distinte. La metallurgia del rame si sviluppava (si era nel calcolitico). Alcuni siti erano protetti da cinte di pietra, ma una pratica intensiva dell'allevamento, nelle zone delle steppe ha potuto comportare l'apparizione di una forma di nomadismo. Un mezzo di trasporto essenziale apparve: i veicoli a ruote. Il più antico è stato trovato in una tomba, sullo Dniepr inferiore. È datato al 2900, con un margine di errore di 400 anni. La ruota è apparsa pressappoco nello stesso periodo in Mesopotamia.

 

La distruzione delle culture danubiane



Gli uomini di Seredniï Stih II intrattenevano delle relazioni, all'ovest, con la cultura di Cucuteni-Trypillia (Tripolié in russo), costituitasi in Romania sin dal VII millennio e si era estesa verso la Moldavia ed il sud-ovest dell'Ucraina.

 

Delle culture situate più ad ovest, lungo il Danubio, gli erano apparentate, come quelle di Gumelnitsain Romania e di Vinča in Serbia. Si trattava di una  civiltà tecnicamente molto evoluta che aveva fondato  delle vere città: una di esse ricopriva 400 ettari e comportava 2700 case. Alcune di queste abitazioni avevano dei piani. Si sono ritrovati dei laboratori di ceramica ed anche una specie di quartiere artigianale. Le temperature di cottura potevano raggiungere i 1200°C. un'applicazione di polvere di grafite o di oro veniva effettuata su alcuni vasi. Degli edifici di culto sono attestati. Statuette femminili previste per essere fissate in piedi su dei rialzi devono aver avuto egualmente un significato cultuale.

 

Questa brillante civiltà fu vittima dell'arrivo degli uomini dei kurgan. La prima ondata si sarebbe verificata tra il 4400 ed il 4200. Gli immigranti installarono le loro capanne seminterrate ed i loro tumuli tra i villaggi degli autoctoni, che dovettero dotarsi di fortificazioni. Si verificò una trasformazione progressiva. Non fu la cultura di Cucuteni-Trypillia ad essere colpita, ma le culture situate più ad ovest sino in Ungheria ed in Austria. Vi fu una seconda ondata, tra il 3500 ed il 3200, che comportò una "kurganizzazione " profonda delle culture danubiane, compresa quella di Cucuteni-Trypillia. È così che la cultura di Baden emerse sul corso medio del Danubio, in Ungheria. Gli uomini del kurgan varcarono il basso Danubio ed i monti dei Balcani, occuparono l'est della Bulgaria e della Grecia in cui la cultura di Ezero si costituì, poi proseguirono la loro progressione sino nell'Anatolia occidentale dove fondarono il sito di Troia I (Troja I, il livello più antico della città di Troia).

 

Secondo Marija Gimbutas, queste ondate di popolamento segnano l'inizio dell'indoeuropeizzazione dell'Europa centrale. È sicuramente nella zona balcano-danubiana che gli Ittiti, poi i Frigi e gli Armeni sono partiti per l'Asia minore, ma la cronologia esatta degli avvenimenti non è chiara. Gli Ittiti sono probabilmente legati alla cultura di Ezero, che sembra sia durata per tutto il III millennio e dunque essere sorti dalla seconda ondata. Ma alcuni archeologi pensano che questa cultura ha raccolto un importante eredità della prima ondata. Gli Ittiti sarebbero in questo caso i discendenti degli uomini dei  Kurgan che avevano lasciato l'Ucraina durante il V millennio.

 

Quest'ultimi hanno interrotto lo sviluppo di una civiltà che avrebbe potuto avere un grande futuro, essi non erano che dei "barbari" di fronte agli uomini del Danubio? Il grado di civiltà non si misura soltanto dalle realizzazioni architettoniche ed alla padronanza della ceramica e della metallurgia. Può anche misurarsi in rapporto alla vita intellettuale o spirituale. Gli uomini dei kurgan hanno potuto avere dei sacerdoti che vivevano in modo semplice ma che si dedicavano a profonde speculazioni filosofiche, come i druidi. L'archeologia non può sfortunatamente insegnarci nulla a proposito. (Il curatore di questo blog, ovviamente condanna simili inconsistenti e reazionarie posizioni che dimostrano unicamente l'assoluta ignoranza dell'autore).

 


3. Gli uomini dei kurgan in Asia

 

Marija Gimbutas si è soprattutto occupata dell'indoeuropeizzazione dell'Europa. Di fatto, questo fenomeno è molto più chiaro in Asia. Innanzitutto, sin dal 3500 a. C., esisteva in Siberia meridionale una vera culla della cultura dei Kurgan: la cultura di Afanasievo. Sarebbe esistita durante la maggior parte del III millennio prima di essere sostituita dalla cultura di Okunevo. Quest'ultima fu fondata da Siberiani, degli uomini di tipo mongolide. Presso loro, gli uomini di Afanasievo erano degli estranei: come gli uomini dei Kurgan erano dei tipi qualificati come proto-europoide. È difficile non vedere in essi gli antenati dei Tocari, i più orientali di tutti gli indoeuropei, localizzati sul territorio dell'attuale Cina (nel bacino del Tarim nel sud dei Tian Shan). L'archeologia indica che vi si trovavano almeno all'inizio del II millennio, poco prima della sparizione della cultura di Afanasievo.

 


 

Territori delle culture  di Andronovo e Afanasievo.



Inoltre, è quasi certo che gli Indoeuropei e gli Ariani sono gli eredi, dal punto di vista linguistico e culturale, della cultura delle Tombe a fossa. Nel corso del III millennio, un popolo che possiamo qualificare come proto-indoeuropeo ha dovuto occupare una grande parte di questa area culturale. I primi elementi di prova sono linguistici: all'epoca in cui erano ancora indifferenziati, dunque nel corso del III millennio, l'indo-iranico ha fornito un importante vocabolario alle lingue ugro-finniche. Questa famiglia comprende le lingue della Finlandia e dell'Estonia, l'ungherese così come delle lingue parlate in Russia come il mordvino o il mansi (o vogulo). Si sa che il suo focolare si trova nel nord della Russia, il che implica che i Proto-indoiranici sono vissuti vicino a questo territorio. Alcune di queste corrispondenze sono riportate qui sotto.

 

 


  Ugro-finnico Indo-iranien
dio *pakas *bhagas
cielo
(essere celeste)
*taivas *daivas
falce *tarwas *dharvas
lupo *werkas *vrkas
porcellino *porcas *parcas
morte *martas *mrtas



Verso la fine del III millennio, i futuri Indoeuropei si diressero verso il sud-ovest, sino a quel che oggi chiamiamo il Turkestan russo dove si integrarono probabilmente ad una grande civiltà detta bactro-margianna (BMAC, Bactria-Margiana Archaeological Complex, in inglese). Le steppe ucraine e russe furono allora lasciate in mano ai futuri Iraniani. Gli Ugro-Finnici continuarono a prendere in prestito dal vocabolario, ma agli Iranici e non più ai Proto-indoiranici. Sul Volga, una cultura detta delle Tombe a volta (Srubna) si formò all'inizio del II millennio. Derivava molto chiaramente da quella delle Tombe a fossa. Un'altra cultura strettamente apparentata, quella di Andronovo, si costituì nello stesso momento in Asia intorno ad un nucleo inglobante i siti Sintashta e Petrovka (in malva sulla carta).


Nel corso del II millennio, conosbbe una prodigiosa estensione che le fece occupare tutto l'attuale Kazakhstan ed una parte della Siberia (zona arancione). Questo fenomeno è sicuramente legato all'invenzione del carro da guerra tirato da due cavalli. I suoi più antichi esemplari sono stati trovati a Sintashta. Gli Iranici nomadi, come gli Sciti ed i Sarmati, padroni delle steppe eurasiatiche sin dal VII secolo, erano molto probabilmente gli eredi della cultura di Andropovo, forse anche di quella delle Tombe a volta. Così, un'evoluzione continua lega innegabilmente la cultura dei Kurgan a quella di un popolo indoeuropeo, gli Iranici.


4. Argomenti supplementari

 

In favore della teoria dei kurgan, possiamo citare gli argomenti seguenti. Essi consistono nel evidenziare che essa presenta le caratteristiche presenti presso i Proto-indoeuropei. Ricordiamo che questi sono definiti come il popolo che parlavano la lingua madre delle lingue indoeuropee e che si può abbozzare un ritratto della loro civiltà attarverso la comparazione delle civiltà indoeuropee più antiche.


  • I monumenti più caratteristici della cultura dei kurgan sono dei tumuli. La maggior parte dei popoli indoeuropei conoscevano anche questo modo di inumazione. I morti vi erano adagiati sulla schiena, le gambe ripiegate. Questa posizione rara e arcaica è ancora osservata all'est dell'Ural nella cultura di Sintashta, all'inizio del II millennio , così come nel sud del bacino del Tarim verso l'anno 500, approssimativamente sul territorio dei Tocari. Un altro punto comune a queste culture è l'usanza di dipingere i defunti con ocra.
  • Il cavallo ha avuto un posto considerevole nella storia di tutti gli indoeuropei, ora la cultura dei kurgan l'ha precocemente addomesticato. Si conoscono due parole designanti i cavalli in indoeuropeo comune, *markos e *ekwos. Quest'animale è presente anche in tutte le mitologie indoeuropee.
  • Oltre al cavallo, gli uomini dei kurgan allevavano dei bovini, dei montoni e dei porci. Avevamo due tipi di abitazioni: delle grandi case, che potevano superare i dieci metri di lunghezza e delle capanne. Si può ragionevolmente supporre che le grandi case (conosciute anche dalla cultura di Andronovo) erano in realtà delle stalle e che gli uomini vivevano nelle capanne. Questo attesterebbe dunque la pratica del grande allevamento, conosciuto da tutti gli indoeuropei.
  • I proto-indoeuropei utilizzavano dei veicoli a ruote, perché essi possedevano tutto un vocabolario che vi si rapportava come *kwekwlo-, derivato dal verbo kwel- "girare". I veicoli a ruote più antichi datano al IV millennio. Sono stati trovati in Mesopotamia e nella cultura dei Kurgan.
  • I proto-indoeuropei si battevano con delle mazze, *wagros, delle lance e delle frecce (gli Sciti erano degli arcieri di temibile abilità). I kurgan hanno consegnato numerose mazze, in pietra o in porfido a volte scolpite, così come abbondanti punte di lance e di frecce. Si sono trovati anche in queste tombe dei lunghi coltelli in silice che si sono in seguito evoluti per diventare delle spade. La presenza di tutto quest'armamentario mostra che gli uomini dei kurgan erano dei guerrieri.
  • Oltre all'oro ed all'argento, il solo metallo conosciuto dai proto-indoeuropei era il rame *ayos. Essi non avevano la parola per designare il ferro. La cultura dei Kurgan è dell'epoca calcolitica (non conosceva che l ametallurgia del rame).



Serge Papillon

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:
La théorie des kourganes


LINK pertinenti all'argomento:
Ai tempi della dea
C'era una volta l'isola di Creta
All'origine del Genocidio amerindiano: colonialismo e industrializzazione

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1 settembre 2009 2 01 /09 /settembre /2009 08:15

Genocidio degli Herero e campi di concentramento tedeschi:

il nazismo effettuava i suoi primi passi in Africa
Herero sopravvissuti alla fuga attraverso il deserto di Omaheke (Kalahari).

 

 




Alla fine del XIX secolo l’Europa proseguiva il suo saccheggio in Africa sostituendo la barbarie negriera al bastone e ferocità della colonizzazione. La Germania di Bismarck e di Guglielmo II prende piede nella regione dell'attuale Namibia sulla costa sud ovest africana in cui sogna sulle ricchezze in diamenati della regione che trasforma in colonia di popolamento. Per spogliare il popolo autoctono soprattutto gli Herero, essa dispiegherà una violenza radicale pionieristica, annunciatrice di tutti gli orrori razionalizzati dei genocidi del XX secolo: Sterminio, Campi di concentramento, ideologia della purezza razziale, esperimenti medici sugli Africani, tutti questi abominii furono perpetrate dai Tedeschi contro gli Africani all'inizio del XX secolo, prima delle recidivi che ben conosciamo. Questo primo genocidio, rimane occultato, taciuto, negato, senza riconoscimento internazionale né riparazioni.

 

La comprensione degli orrori che il XX secolo ha riprodotto con una regolarità spaventosa, i genocidi, è assolutamente indispensabile a quella parte dell'umanità sincera desiderosa di vaccinarsi contro la sua capacità di autodistruzione e di sterminio di quell'Altra. La ricerca di un reale progresso nel vivere insieme in un mondo di interpenetrazione, di scambi multiformi, di pluralità religiose, culturali, ideologiche, non potrebbe esimersi molto presto, a colpi di commemorazioni convenute, delle piaghe aperte che devitalizzano ancora molto delle società del pianeta.

 

Sarebbe illusorio pensare di premunirsi contro i deliri sterminatori di un passato umano ancora presente se le procedure della ricerca storica dovessere arrestarsi come autocensura ai limiti delle violenze dei Bianchi tra e contro di Essi. L'ideologia della purezza razziale, della classificazione degli esseri viventi, della gerarchizzazione dei popoli è proliferata all'estremo durante la conquista sanguinaria del mondo da parte dell'Europa, del Nuovo Mondo da parte della civiltà bianca. Questa gerarchizzazione ha dato legittimità alla cristiana e illuminata Europa per ridurre in schiavitù, in beni mobili e strumenti animati privi di coscienza né personalità giuridica, decine di milioni di Africani per quattro secoli.

 

La conseguenza di questa disumanizzazione è stata quella di iniettare all'Europa la sociopatia di una visione razziale verticale del mondo ed un eurocentrismo strutturale malato e criminale. Applicando a se stessa l'ideologia della purezza, dei buoni e dei cattivi un tempo riservata ai selvaggi dell'Africa e dell'America, l'Europa ha creato il Nazismo. Questa costruzione totalitaria prolunga la scala della gerarchia tra Bianchi superiori, gli Ariani essendo i Bianchi superiori tra i superiori, i non-Ariani bianchi benché di sangue elevato retrogradati in dignità. Così ogni commemorazione dei genocidi come attentato al genere umano dovrebbe necessariamente cominciare dalle prime ore decisive di questo scivolamento verso il delirio sterminazionista, le ore negriere e più nello specifico il genocidio del Sud-Ovest Africano.

 

Il genocidio degli Herero è a questo proposito emblematico di tutti i suoi parenti del XX secolo cristiano, mettendo sotto accusa la Germania coloniale, carnefice del popolo Herero. Questa esperienza tedesca va a legare i quadri ideologici e mentali razzisti, la pratica raffinata e burocratizzata dei campi di concentrazione, della schiavizzazione degli Inferiori raggruppati in strutture gestite. Elementi che torneranno tragicamente durante i genocidi degli Armeni e degli Ebrei qualche anni, decennio dopo.

 

In piena effervescenza e rivalità coloniali, la Germania che si era installata sulle coste dell'attuale Namibia nel 1884 decide di appropriarsi dello spazio africano per farne una colonia di popolamento. Le promesse del sottosuolo della namibiano li incitano e la ribellione dei popoli autoctono, gli Herero, guidati dal capo Samuel Maherero nel gennaio 1904 fornisce un eccellente pretesto di sterminio degli Africani. La Germania del Kaiser Guglielmo II richiama in servizio un adepto dei metodi forti sperimentati in Cina e nell'Africa orientale tedesca, il generale Lothar Von Trotha al posto del maggiore Leutwein giudicato troppo debole tenendo conto delle perdite umane tedesche.

 

In due anni più dell'80% di una popolazione stimata a 80 mila persone sparisce sotto il fuoco tedesco benché la sconfitta militare degli Africani era acquisita sin dall'Agosto del 1904, otto mesi dopo l'inizio delle ostilità. Alcune delle sentenze degli ordini di sterminio che presiedevano questi massacri sono conosciuti, tratti dalle lettere di Von Trotha, come quella del 4 ottobre del 1904: "La nazione Herero doveva sia essere sterminata o, nell'ipotesi di un'impossibilità militare, espulsi dal territorio (...) Ho dato l'ordine di sopprimere i prigionieri, di spedire le donne e i bambini nel deserto (...)".

 

Gli Herero sono spinti verso il deserto del Kalahari, Omaheke nella loro lingua, destinazione fatale sul cammino del quale periranno più di 30 mila di loro. Pozzi avvelenati e blocchi delle zone desertiche trasformano il deserto in un luogo di morte a causa dell'impossibilità di far provviste d'acque. La cronaca militare ufficiale avrebbe testimoniato dei lamenti dei morenti, delle loro grida di follia furiosa. Degli Africani rendevano il loro ultimo respiro dopo aver scavato invano a più di 10 metri di profondità in cerca d'acqua. Saranno migliaia gli scheletri che l'esercito tedesco troverà accanto a buche aride mesi più tardi.

 

Per più di tre anni viene esercitata una repressione sistematica e cieca: esecuzioni sommarie sotto forma di impiccagioni, bambini passati alla baionetta, corpi di suppliziati lasciati ad esempio.

 

Superando la logica dello sterminio [Vernichtung] esplicita nei confronti degli Herero, i coloni inaugureranno in Africa i campi di concentrazione e la schiavitù, il lavoro forzato, la servitù dei prigionieri disumanizzati. L'ordine di sterminio una volta rimosso, gli Herero sono caricati di lavori da parte di chiunque, costretti alle attività peggiori. Marchiati con le lettere GH che stanno per gefangene Herero o prigionieri, i sopravvissuti al genocidio, soprattutto le donne cui è stato proibita la procreazione  sono stati raggruppati in campi di concentramento chiamati già durante quest'epoca dai tedeschi Konzentrationslagern. Questo termine destinato ad un macabro successo è attestato per gli Herero sin dal 14 gennaio del 1905. I Tedeschi aggiungono al sistema concentrazionario incontrato la prima volta in Europa sembra in Spagna, 1896, e più tardi nel Sudafrica britannico, 1900, i recinti di filo spinato ed il lavoro forzato.

 

Gli Herero sono utilizzati per l'uso personale dei militari poi a poco a poco delle imprese civili ottengono quote di prigionieri accordate dalle autorità. Alcune grandi compagnie private come ad esempio la compagnia marittima Woermann- diventata SAFmarine- disporranno di loro propri campi. Le condizioni di vita sono disumane in questi campi e la mortalità molto elevata: sotto alimentazione, corpi deperiti, colpi di frusta, insulti, grida, stupri, corpi indeboliti e cadaverici lungo le vie ferrate in costruzione, lavoro massacrante.

 

La fredda burocrazia della morte peculiare dei campi di concentramento nazisti ha cominciato il suo lungo cammino mortale. I campi di Herero sono oggetto di rapporti mensili sul numero dei prigionieri, il genere, i bambini, la loro allocazione ai civili ed alle autorità, il loro grado di attitudine... Nel campo di Swakopmund è tenuto un registro dei morti  precisando la causa del decesso: spossamento, bronchite, arresto cardiaco...

 

I prigionieri di guerra Herero serviranno egualmente per degli esperimenti medici. Numerosi corpi di impiccati andranno a finire nei laboratori tedeschi di dissezione e dei crani erano spediti nelle università di Berlino o di Breslau. Si ricorda a questo proposito che i medici nazisti faranno più tardi collezione di scheletri di Ebrei deportati.


L'Africa sud-Occidentale e l'esperienza Herero hanno contribuito alla conformazione dell'ideologia tedesca della superiotà razziale che alimenterà i successivi genocidi. Dei maestri eminenti del nazista Josef Mengele, chiamato l'Angelo della Morte, Theodor Mollison e Eugen Fischer vi effettuano delle ricerche, rispettivamente nel 1904, l'anno del genocidio herero e nel 1908. Le idee del celebre dottor Fischer fervido teorico della superiorità razziale e dell'eugenetica, futuro pensatore tra tanti altri del genocidio Ebraico, ebbero un funesto e nazionale destino. Nel 1923, imprigionato nella fortezza di Landsberg, Hitler se ne ispirerà per scrivere il suo Mein Kampf.

 

Bisogna dire che gli studi del dottor Fischer sugli Herero lo avevano condotto al disprezzo dell'ibridazione razziale sinonimo di imbastardimento dei superiori, osservazioni che è lecito pensare egli deve aver fatto a partire dagli ibridi conseguenti  alle relazioni sessuali- spesso degli stupri- tra Tedeschi ed Herero. Insegnò le sue teorie ai quadri SS dell'Università di Berlino di cui fu rettore ed in cui contò tra i suoi studenti un famoso nazista, il sunnominato Mengele.

 

L'Africa Sud-Occidentale ha egualmente apportato una certa eredità sociale nelle classi dirigenti naziste. Henrich Goering, il padre di Hermann Goering che sarà uno dei più alti dignitari del Reich nazista, fu il primo governatore civile della colonia. Ricordiamo che Hermann Goering fu il creatore della polizia segreta di Stato, la tristemente famoso Gestapo che egli creò nel 1933 quando era ministro dell'interno della Prussia.

 

Il genocidio Herero forniva dunque un'ideologia razziasta collaudata, delle pratiche di sterminio ed un sistema concentrazionario burocratizzato, inedito ed abominevole. Delle risorse umane di inquadramento dell'ideologia genocidiaria sorsero anche nel solco della Namibia. Gli Herero sono la memoria dei genocidi del XX secolo, sono serviti a loro insaputa da terreno di prova di un orrore che si sviluppera su scala più vasta, il nazismo. Ogni commemorazione dei genocidi non potrebbe fare a meno di questo antenato dell'Afriva del Sud-Occidentale dell'epoca coloniale europrea, la Namibia attuale.

 

Gli Herero hanno formulato delle domande di riconoscimento del loro genocidio allo stato tedesco, comprensivo di riparazioni finanziarie. Un imbarazzo sembra continuare ad infastidire i dirigenti tedeschi che, se si sono pronunciati per un riconoscimento dei massacri circa lo sterminio degli Herero si rifiutano di affrontare la questione dell eriparazioni finanziarie. Questa richiesta è stata presentata anche agli enti economici che probabilmente beneficiarono della servitù degli Herero, soprattutto alla Deutsche Bank chiamata in tribunale per delle riparazioni valutate dai Discendenti delle vittime a 2,2 miliardi di dollari.

 

Ze Belinga

 



[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Fonti:

Quest'articolo è basato sui lavori ed argomentazioni di: Tristan Mendès France e Joël Kotek.

Vedere anche il Film Les Héréros, le génocide oublié [Gli Herero, il genocidio dimenticato],  de Tristan Mendès France.

Leggere anche l'opera di Ingolf Diener, Namibie, une histoire, un devenir [Namibia, una storia, un avvenire], Editions Karthala, Parigi, 2000.


Su internet: www.lautresite.com



LINK al post originale:

Génocide Hereros et Camps de Concentration Allemands: Le Nazisme faisait ses classes en Afrique



LINK pertinenti alla tematica:

Rosa Amelia Plumelle-Uribe. Dalla barbarie coloniale alla politica nazista di sterminio

Il vero ruolo dei missionari durante l'epoca coloniale

All'origine del Genocidio amerindiano: colonialismo e industrializzazione

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28 luglio 2009 2 28 /07 /luglio /2009 10:32

 

All'origine del genocidio amerindiano: colonialismo e industrializzazione

Lo sterminio degli Indiani dell'America del Nord è stata effettuata metodicamente su un periodo lungo, incontrando una resistenza disperata degli Indiani delle Pianure, i Sioux. Qual è la parte dell'industrializzazione, della demografia, dell'espansionismo dei coloni americani sulla disfatta degli Indiani delle Pianure? Un esempio storico tragico dei "benefici della civiltà".

A l’Origine du Génocide amérindien : colonialisme et industrialisation


All'origine del genocidio amerindiano: colonialismo e industrializzazione


Lo sterminio degli Indiani del Nord America è avvenuto in modo sistematico in un lungo arco di tempo incontrando una resistenza disperata da parte degli Sioux. gli Indiani delle Pianure, le cui rivolte contro i coloni nel Minnesota nel 1862 condotte dai capi Sioux Piccolo Corvo, Shakopee e Voce Rossa del Mezzo e chiamati "Massacri del Minnesota" terminarono nel 1890 con la sconfitta finale degli Sioux a "Wounded Knee" nel sud Dakota.

La battaglia di Wounded Knee è stata l'ultimo capitolo di una lunga lotta degli amerindi contro il governo coloniale statunitense per preservare una parte delle loro terre ancestrali ed il loro modo di vita tribale.

Qual è la parte dell'industrializzazione e della superiorità in numero dei coloni americani sulla sconfitta degli Indiani delle Pianure?

Nel 1865, il capo Shakopee, uno dei capi dei sollevamenti del Minnesota è stato impiccato a Fort Snelling. Gli Indiani delle Pianure avevano sin dall'inizio adottato un atteggiamento difensivo contrariamente a quel che vorrebbe farci credere tutta quella propaganda sapientemente orchestrata dall'industria cinematografica hollywoodiana. Essi erano costantemente minacciati dall'installazione di nuove colonie e dallal loro espansione. La ferrovia costituiva allora il simbolo di questo espansionismo verso ovest, dell'industrializzazione sfrenata e delle loro conseguenze economiche, quel che il mondo "civilizzato" ha chiamato il "progresso" e la "civiltà".

Una delle città chiave nella rivolta indiana del 1862 nel Minnesota, è stata New Ulm, una comunità fondata ed abitata soprattutto da tedeschi. La popolazione era in crescente e rapido aumento. Nel 1862, New Ulm contava 900 abitanti. Gli Indiani delle Pianure non potevano contrastare l'immigrazione e la colonizzazione. Degli immigranti europei arrivavano quotidianamente e gli Indiani delle Pianure, stavano perdendo la battaglia demografica. Così si stima a circa 2.5 milioni il numero degli indiani nel Nord America all'inizio del XIX secolo. Nel 1860, non erano più che 350.000 e nel 1890 la popolazione indiana era stata ridotta a 250.000 persone.

Il capo indiano Piccolo Corvo
Questa enorme riduzione della demografia indiana si spiega con l'interazione nefasta dei coloni bianchi. Questi Coloni hanno portato con sé diverse malattie come il colera, l'influenza, il vaiolo ed altre malattie contre le quali gli Indiani delle Pianure non avevano alcune immunità. Le epidemie hanno devastato queste popolazioni indiane per tutto il XIX secolo soprattutto negli anni tra il 1850 ed il 1860. I combattimenti contro le truppe USA ed i coloni hanno egualmente contribuito a decimare queste popolazioni così come le guerre intertribali soprattutto quando le tribù dell'est sono state trasferite nelle riserve su terre già occupate da altre tribù.

L'intrusione della "civiltà" occidentale e dell'economia di mercato hanno anch'esse contribuito a distruggere la cultura e gli stili di vita degli Indiani delle Pianure. Quest'economia ha distrutto il modo tradizionale di sostentamento caccia/raccolta. Sterminate mandrie di bufali sono state distrutte da cacciatori "clandestini" incoraggiati dall'esercito americano poiché ciò privava gli indiani del nutrimento e di conseguenza indeboliva il nemico. Si valuta in circa 15 milioni il numero di bufali uccisi la cui sparizione era quasi compiuta verso il 1880. La distruzione del patrimonio bovino indiano è stato l'elemento primario nella distruzione di una delle principali fonti di nutrimento degli Indiani delle Pianure e nella degradazione dei loro modi di vita.

Il processo di "detenzione nelle riserve" ha infine completato il processo di distruzione della società indiana e della sua popolazione nel corso di un lento processo, una morte lenta genocidiaria. Il sistema delle riserve ha isolato gli Indiani, distrutto le loro culture, i loro modi di vita e di sostentamento. Benché alcuni aspetti delle riserve pretendevano "preservare" i modo di sussistenza degli indiani come la distribuzione di lotti di terra, questi metodi si sono rivelati completamente inefficaci in materia di sfruttamento agricolo. Il sistema delle riserve costituiva di fatto una ghettizzazione su vasta scala nel senso primitivo della parola ghetto così come era concepito dagli Italiani per racchiudere ed isolare gli ebrei a Venezia: una zona in cui vive un gruppo etnico separato dalla comunità nazionale, un gruppo escluso dalla vita corrente della nazione.

Questo sistema di riserve ha creato un lento processo di sterminio etnico.

Per combattere i coloni e il governo USA ed il suo esercito, gli Indiani delle Pianure avevano bisogno di risorse e di persone. Benché la popolazione fu lentamente decimata, le risorse non mancavano soprattutto dopo le scoperte del 1861 di filoni d'oro che provocarono la celebre "corsa all'oro". Questi filoni erano situati sul territorio di una riserva Cheyenne, la riserva di Sand Creek. All'inizio, le relazioni tra i coloni ricercatori e gli Indiani erano amichevoli. Ma, poiché arrivavano sempre più ricercatori , essi cominciarono ad impadronirsi di terre riservate dal Trattato di Fort Laramie agli Cheyenne ed agli Arrapao. Questo Trattato dava anche diritto ai coloni USA di attraversare queste terre. I coloni approfittarono di questo diritto per impadronirsi semplicemente delle terre. Misero mano su terre destinate all'agricoltura, per la costruzione di fattorie e di abitazioni per la popolazione indiana. Dei villaggi e di abitazioni per l apopolazione indiana. Dei villaggi e città di coloni bianchi cercatori d'oro sono apparsi velocemente su queste terre diventate molto ambite, seguirono degli scontri. Il primo ebbe luogo l'11 aprile del 1864. Un proprietario di ranch il colono bianco Ripley accus gli Indiani di aver rubato le sue greggi il che portò ad uno scontro tra Indiani e coloni. Furono i primi scontri di quel che sarà la guerra di Sand Creek. Questa guerra è conosciuta per via del massacro del colonnello John Chivington di molte centinaia di civili indiani, uomini, donne e bambini. I loro corpi furono mutilati e privati dello scalpo.

Il criminale USA John Chivington.
La "battaglia di Sand Creek" fu in effetti un vero massacro fatto di attrocità. Nel novembre del 1864, 800 soldati del Colorado hanno attaccato un villaggio indiano a Sand Creek. Gli uomini del villaggio erano andati a caccia, erano rimasti soltanto le donne, i bambini e le persone anziane. Il capo Cheyenne Black Kettle ha innalzato la bandiera bianca in cima  al suo teepee per mostrare che si arrendevano ed anche la bandiera americana. I soldati del colonnello Chivington hanno circondato il villaggio armati sino ai denti con tonnellate di munizioni a loro disposizione. Hanno cominciato a sparare sul villaggio senza difesa poi hanno attaccato le donne, i bambini ed i vecchi con la sciabola ed il pugnale.

Il vice presidente della tribù nord degli Cheyenne a Lame Deer, Montana, Steve Brady ricorda questi terribili avvenimenti: "Pezzi di corpi e di scalpi tagliati dai soldati sono stati esibiti in mezzo ad una folla esultante per le strade di Denver. Degli ufficiali di Fort Lyon avevano detto a Chivington che il villaggio di Sand Creek era pacifico, ma non fece nulla. I miei bisnonni si sono svegliati ai colpi dei fucili e dei cavalli al galoppo nel campo. Il mio bisnonno  materno si è impadronito di un cavallo benché ferito alla spalla e dopo aver preso sua moglie è fuggito cantando un canto di morte 'Solo le pietre vivranno in eterno', un canto che cantiamo da sempre sino ad oggi".

Il suo bisnonno paterno, Black Kettle è andato alla ricerca di sua moglie incinta del suo primo figlio. L'Ha ritrovata in un bagno di sangue ma è sopravvissuta al massacro. Il villaggio intero è stato distrutto. Vi erano pile di corpi bruciati. Dei cani sono stati visti mangiare dei cadaveri.

Il colonnello americano John Chivington vero adoratore di questo massacro, ha allestito uno scenario teatrale a Denver nel corso del quale raccontava gli avvenimenti di questo massacro ed ha pubblicamente esibito 100 scalpi di indiani, comprendenti quelli delle parti intime di donne indiane. Alcuni di questi resti macabri possono essere visti in certi musei tra cui quello di Denver.


Il capo indiano Black Kettle



La battaglia di Sand Greek mostra il carattere reale di queste "battaglie" celebrate dai coloni USA e dalla loro armada cinematografica hollywoodiana. La maggior parte erano dei veri massacri di popolazioni senza difesa, ma tutto questo è stato dissimulato e non fa parte del curriculum scolastico americano mentre la Shoah è insegnata.

 
Le battaglie condotte dagli Indiani delle Pianure erano principalmente dei combattimenti difensivi, una semplice questione di sopravvivenza. Non erano "guerre" o "scontri militari" secondo il senso corrente di questi termini e come vorrebbe farlo credere la storiografia coloniale USA. La rivolta del Minnesota ha avuto inizio perché il governo USA aveva violato i suoi impegni commerciali non versando i fondi annui dovuti e non approviggionando gli Indiani. La rivolta del 1862 ha cominciato quando gli Indiani sono penetrati in un edificio di stoccaggio e si sono impadroniti dei sacchi di farina immgazzinativi, In breve questa rivolta è stata causata dalla fane. Le "battaglie" condotte dal governo USA miravano principalmente alla distruzione delle riserve di cibo degli Indiani, delle campagne condotte l'inverno contro i villaggi colpendo i civili. Queste "battaglie" non miravano alla sconfitta degli Indiani delle Pianure ma allo sradicamento delle popolazioni civili su base etniche. Gli Indiani vivendo nelle riserve economicamente povere in cui erano alla mercè del governo USA, che poteva agire agire con essi come meglio gli pareva soprattutto grazie alla sua superiorità demograficamente schiacciante, l'immigrazione forniva una riserva senza fine di coloni.

Gli Indiani delle Pianure hanno condotto una lotta disperata contro la colonizzazione di europei venuti ad installarsi sulle loro terre. Non era una guerra ma semplicemente un genocidio che era stato avviato nel 1850. L'industrializzazione ha dato ai coloni il vantaggio tecnologico per dominare militarmente, ma ha anche contribuito alla colonizzazione stessa, le espropriazioni, gli spostamenti di popolazioni indiane per lo sfruttamento delle ricchezze naturali e l'espansionismo yankee. La ferrovia ha permesso la colonizzazione di un vasto territorio a detrimento delle popolazioni indiane autoctone di cui costituiva il terreno di caccia, la fonte del nutrimento. La sola vera ricchezza degli Indiani delle Pianure erano le loro terre che il governo USA ed i suoi coloni bramavano e di cui si sono impadroniti a prezzo di massacri e di un genocidio sistematico nei confronti di un'intera popolazione. La tragica storia degli amerindiani è un esempio dei "benefici della civiltà" sfortunatamente in corso di ripetersi altrove, in Palestina, e che bisogna ad ogni costo combattere e fermare.


Non dimenticate: gli Stati Uniti sono stati costruiti su un genocidio, quello degli amerindiani.


Fonte delle informazioni: Ralph K. Andrist The Long Death: The Last Days of the Plains IndiansI edizione 1964, riedito nel 2001 dalla Casa editrice Universitaria dell'Oklahoma.
 
Post originale datato Domenica 10 Settembre 2006.



[Traduzione e cura iconografica di Ario Libert]



APPENDICE:

 

Brani tratti dal seguente link in lingua italiana ed altamente raccomandabile:  Il massacro di Sand Creek


All'alba del 29 novembre 1864, il colonnello Chivington fece circondare l'accampamento, nonostante gli accordi presi e anche se nel mezzo del villaggio sventolava la bandiera americana, comandò l'attacco contro una popolazione inerme che quasi niente fece per reagire. (...) Gli uomini vennero scalpati e orrendamente mutilati, i bambini usati per un macabro tiro al bersaglio, le donne oltraggiate, mutilate e scalpate. (...) In nessun modo si riuscì legalmente a rendere giustizia ai pellerossa.

Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell'anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati... Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. "
Testimonianza di Robert Bent, che si trovava a cavallo con il colonnello Chivington

Tornato sul campo di battaglia il giorno dopo non vidi un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, e in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo: organi sessuali tagliati, ecc. a uomini, donne e bambini; udii un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi a un bastoncino; sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano; per quanto io ne sappia John M. Chivington era a conoscenza di tutte le atrocità che furono commesse e non mi risulta che egli abbia fatto nulla per impedirle.
Testimonianza del tenente James Connor

Quando cessò la sparatoria erano morti 105 donne e bambini indiani e 28 uomini. Nel suo rapporto ufficiale, Chivington parlò di quattro o cinquecento guerrieri uccisi. Egli aveva perso 9 uomini, e aveva avuto 38 feriti; molti erano vittime del fuoco disordinato dei soldati che si sparavano addosso l'un l'altro.

Quando scese la notte i sopravvissuti strisciarono fuori dalle buche. Faceva molto freddo e il sangue si era congelato sulle loro ferite, ma non osarono accendere i fuochi. L'unico pensiero che avevano in mente era di fuggire a est verso lo Smoky Hill e cercare di raggiungere i loro guerrieri. (...) Per 80 chilometri sopportarono il gelo dei venti, la fame e i dolori delle ferite, ma alla fine raggiunsero il campo di caccia.

Come la notizia del massacro di Sand Creek si sparse nelle pianure, i Cheyenne, gli Arapaho e i Sioux mandarono staffette avanti e indietro con messaggi che invitavano tutti gli indiani a unirsi in una guerra di vendetta contro i bianchi assassini.

Nel 1865, le testimonianze della strage portarono il Congresso ad aprire un'inchiesta. Ma i colpevoli non furono mai puniti, la strage non venne mai ufficialmente condannata. L'episodio innescò dodici anni di Guerre Indiane sfociate poi nella uccisione di George Custer a Little Big Horn.


Sul luogo della strage, avvenuta il 29 novembre 1864 lungo un torrente del Colorado, sarà posta una lapide per ricordare i Cheyenne e Arapaho, in gran parte donne e bambini, massacrati da un migliaio di "giacche blu" del colonnello John Chivington.

Sulle prime Chivington fu acclamato e riconosciuto come un eroe per la "battaglia" di Sand Creek, ma presto iniziarono a circolare le voci secondo le quali si era trattato di un vero e proprio sterminio, che i soldati erano per lo più ubriachi e che la gran massa degli uccisi era composta di donne e bambini. Queste voci sembrarono trovar conferma quando Chivington arrestò sei dei suoi uomini accusandoli di codardia in battaglia. Senonché tra i sei vi era anche il capitano Silas Soule, un amico di Chivington che aveva combattuto con lui al Glorietta Pass, e che ora parlava apertamente di "carneficina", sostenendo di non essere codardo, ma di aver volutamente rifiutato di partecipare al gioco al massacro voluto da Chivington contro un gruppo di indiani amici e indifesi. Per questo, subito dopo il loro arresto il Segretario alla Guerra ordinò l'immediato rilascio dei sei e il Congresso avviò un'indagine formale sui fatti di Sand Creek. Purtroppo Soule non poté testimoniare in quanto, una settimana dopo il rilascio, fu ucciso a Denver, colpito alle spalle con una revolverata.

LINK al post originale:

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C'era una volta l'isola di Creta

 

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