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17 febbraio 2010 3 17 /02 /febbraio /2010 12:38




Heidegger e le "filosofie nazional-socialiste".


di Skildy



heidegger-hitler.jpg

Si possono trovare in alcuni siti che contestano il nazismo di Heidegger l'argomento secondo cui, per aver scritto ciò: "le penose accozzaglie di cose tanto insensate come le filosofie nazionalsocialiste", Heidegger avrebbe testimoniato di un anti-nazismo tanto più coraggioso in quanto egli scrisse questa frase nel 1938, quando l'hitlerismo ha già da molto tempo fatto man bassa sull'Università e la cultura.


Bisogna innanzitutto meravigliarsi che dei filonauti heideggeriani danno una tale importanza ad un'osservazione "vigorosa" mentre allo stesso tempo la sottraggono dal suo contesto.


Ora, secondo noi, tutta l'attività di Heidegger dopo il rettorato sino all'inizio del 1940 è consistito per l'essenziale a Radicalizzare il nazismo.


L'obiettivo principale di Heidegger è stato di fornire una giustificazione della necessità di passare da un antisemitismo "artigianale" ad un antisemitismo di sterminio.


Nel discorso del rettorato come nell'Introduzione alla metafisica egli ha, in modo ovviamente criptato, lanciato un appello allo sterminio. (In questo senso Heidegger sarebbe il vero "fondatore" della biopolitica dello sterminio).


Bisogna ricordarsi che, quando egli scrive la frase sulla "accozzaglia", siamo nel 1938: la guerra non è ancora dichiarata ed il genocidio non è ancora iniziato.


Heidegger freme di impazienza in quanto è un hitleriano accanito.


In realtà la sua sedicente critica del nazismo è una critica dal suo lato "filosofico". Per dirlo in modo più franco: egli critica l'antisemitismo filosofico e la sua paralisi nel biologismo per farsare il nazismo allo stadio  del "cominciamento originario" fondato sull'"apertura determinata all'istanza dell'essere". E per essere ancora più chiaro: il suo rifiuto della "filosofia nazional-socialista" è in realtà un appello "vibrante" al genocidio. L'antisemitismo non deve trasformarsi in aceto filosofico ma mutarsi in evento storico capace di aprire una nuova epoca dell'essere. L'antisemitismo di filosofia, e di filosofia biologica, è "reattivo" e non "istoriale".


E bisogna che la "svolta", la svolta istoriale, abbia luogo. per tradurlo in modo ancor più chiaro : bisogna smettere di "filosofare" e creare qualcosa che diventerà la "shoah attraverso le pallottole" poi Auschwitz. È la condizione  affinché il "cominciamento originario" abbia luogo.


Heidegger cerca di rivolgersi all'"elite dell'elite" nazista, soprattutto alle SS di "cultura". Egli crea loro, con cura e sullo sfondo del mito del "popolo di pensatori e di poeti", la giustificazione della necessità dello sterminio.


La frase sedicente anti-nazista proviene da un'addenda ad un testo della conferenza L'epoca delle "concezioni del mondo", pronunciata il 9 giugno 1938.


Ora, in questa conferenza, c'è una "fantasia greca" di Heidegger che si può leggere come una giustificazione dell'"antisemitismo ontologico di sterminio" che è sempre stato quello di Heidegger.


Ecco cosa dice Heidegger nel contesto di un'analisi di ciò che, in Introduzione alla metafisica, egli ha designato con l'espressione di "misinterpratazione dello spirito", misinterpretazione oscurante e che è la conseguenza, ma in questo testo prende cura di non utilizzare questa terminologia, dell'"ebraizzazione del mondo".


L'interpretazione moderna dell'essente è ancora più estranea al mondo greco. Uno degli enunciati più antichi del Pensiero greco sull'essere dell'essente dice: To gar auto noein estin te kai einai. Questa frase di Parmenide vuole fare intendere che all'essere appartiene, perché da esso richiesta e determinata, l'intesa dell'essente.


L'essente, è lo svelamento di ciò che si manifesta, di ciò che, in sua presenza, accade all'uomo al presente, cioè come a colui che si apre egli stesso alla presenza dei presenti lasciandola intendere, intendendola egli stesso.(Sentieri interrotti).


L'espressione chiave è: "lo svelamento di ciò che si manifesta". Questo è il modo heideggeriano di dire e giustificare lo sterminio il quale, ancora una volta, non ha ancora avuto luogo quando il testo viene scritto.


L'espressione vinvia al tema opposto dell'"oscuramento del mondo" ("ebraicizzazione") ma anche ai temi congiunti della "svolta", dell'"istoriale", del "cominciamento originario".


E questo bisogna capirlo. Cioè ascoltarlo e comprendere.


È un consiglio che do a coloro che prendono alcune frasi di Heidegger come se fossero state scritte da uno scriba umanista piuttosto simpatico.

heidegger-nazismo.jpg

Heidegger tra rettori nazisti recatisi a porgere il loro sostegno a Hitler al Congresso del partito di Lipsia, 11 novembre 1933 (dal libro di Emmanuel Faye).


Osservazione. È vero che, nella misura in cui la frase è estratta dagli addenda che non sono stati pronunciati durante la conferenza, bisognerebbe innanzitutto assicurarsi che la formulazione di queste addenda datano  al momento in cui la conferenza è stata pronunciata.

 

Sia quel che sia, ciò non cambia nulla nell'essenziale. Nella peggiore delle ipotesi Heidegger ha potuto dare a posteriori un tocco di "critico del nazismo". Ma, quando si guarda bene, questi tocchi non rimettono in causa il nucleo più radicale del nazismo. Ha sempre criticato la mollezza del "nazismo da filosofia" (di "concezione del mondo"). L'ha sempre trovato imprigionato in quel che esso pretendeva poter "liberarsi". Da qui l'appello alla "svolta", al "cominciamento originario", alla "decisione", all'"apertura determinata all'istanza dell'essere". L'antisemitismo deve cessare di essere una "concezione del mondo", o un elemento di una "concezione del mondo", per mutarsi in "svolta istoriale".

 

Heidegger è un autore nazista radicale. Ed è in quanto tale che deve essere studiato e decostruito dagli storici, gli storici delle idee ed i filosofi che non sostengono il negazionismo di Heidegger.

 

 

Skildy


[Traduzione di Ario Libert]

 



LINK:

Heidegger e le "philosophies national-socialsites"



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