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18 marzo 2019 1 18 /03 /marzo /2019 07:00

Allineamenti geometrici di luoghi sacri della Terra

L'osservazione dei luoghi sacri in tutto il mondo (megaliti, monumenti, opere in terra, luoghi di culto) rivela che essi non sono stati posti a caso, ma su precise linee geometriche. La Terra è tessuta da una rete di queste linee che sono le manifestazioni fisiche di flussi energetici. Sebbene non siano menzionati nella nostra educazione convenzionale, questi fatti sono stati documentati sin dagli anni 30 del XX secolo. I popoli antichi detenevano la conoscenza di questi flussi e l'hanno impressa nel paesaggio. Gli attuali indigeni dell'Australia e del Sud America non l'hanno dimenticato.

Dallo spazio, la Terra ci appare come una palla rotonda e liscia leggermente appiattita ai poli. Distinguiamo facilmente i mari e i continenti, ma a prima vista nessuna struttura regolare, nessuna rete, nessun reticolo sono visibili. Se esiste una rete di linee strutturate, si devono ricercare altri indizi.

Possiamo dapprima notare che poiché la Terra ruota intorno a un asse che attraversa i poli, questi punti si distinguono dagli altri perché non si muovono. Avranno quindi uno ruolo particolare in una rete.

A partire da questi 2 poli, possiamo costruire anche l'equatore, come un cerchio equidistante dai due poli. Tuttavia, si deduce attraverso riflessione, esso non è effettivamente evidenziabile da caratteristiche fisiche riconoscibili dal terreno. Allo stesso modo, attraverso la costruzione sul globo, si possono tracciare dei circoli che passano per i poli e ricoprono la Terra. Si tratta dei meridiani. Poi, si tracciano i circoli orizzontali, dunque perpendicolari ai meridiani, chiamati paralleli, si ottiene una griglia di posizione e geolocalizzazione per mezzo della quale possiamo designare qualsiasi punto della Terra attraverso le sue coordinate.

Sono queste coordinate, ad esempio, che vengono utilizzate dai satelliti geostazionari GPS (Global Positioning System o sistema mondiale di localizzazione). La geodesia è la scienza che ha per oggetto di misurare la superficie della Terra e di definire un sistema di riferimento come la longitudine e la latitudine. Tuttavia, questa griglia sembra essere una convenzione scelta arbitrariamente da alcuni specialisti che non corrisponde a una realtà fisica.

Esiste effettivamente un reticolo di linee intrecciate che sono rivelate dalle loro tracce fisiche sulla Terra. Questo reticolo è diverso dal sistema dei meridiani e dei paralleli, ma per certi aspetti presenta alcuni rapporti con esso. Dei pionieri l'hanno riscoperto a partire dalla fine del XIX secolo. Li seguiremo passo dopo passo nelle loro scoperte.

Gli allineamenti di siti antichi in Inghilterra o linee di ley

Durante il XIX secolo, quasi nello stesso periodo, molte persone in Europa sono incuriosite dalla disposizione di alcuni siti antichi o luoghi di culto e hanno cominciato a suscitare interesse e fare alcune indagini rudimentali. In Inghilterra, William black si interessava alla rete superstite delle antiche strade romane. Gradualmente si rese conto che esisteva una rete di linee rette che copriva la Gran Bretagna e oltre. Delle linee radiali e poligonali collegavano punti e edifici precisi del paesaggio, di cui alcuni costituivano dei confini di contee. Nel 1870, tenne una conferenza alla British Archaeological Association dove espose la sua teoria. Egli sostenne che tra i monumenti esiste una marcatura costituita da linee geometriche che coprono l'intera Europa occidentale".

Nel 1882, G. H. Piper tenne una conferenza in cui enunciò che se si traccia una linea dal monte Skirrid-fawr verso la Pietra d'Artù al nord, essa attraverso Hatterall Hill, e Oldcastle, Longtown Castle, Urishay Snodhill. Nella nostra cultura occidentale contemporanea, il concetto di allineamenti dei siti è generalmente attribuito all'inglese Alfred Watkins negli anni '20, sebbene alla stessa epoca altri avessero la stessa idea, come l'astronomo inglese Norman Lockyer. Nel 1921, mentre andava a cavallo sulle colline di Blackwardine situate nell'Hereforshire, Watkins notò che molti sentieri sembrano collegare una collina all'altra in linea retta.

Esaminando in seguito una mappa, ha un'improvvisa intuizione dell'allineamento dei siti preistorici. Ricercando delle prove visive di questa teoria, ha scoperto che dei siti come le pietre erette (menhir), o tumuli artificiali di colline tondeggianti (che pretende essere antiche strutture funerarie) si trovano dritte per chilometri attraverso la campagna. Effettua molte fotografie sul campo e crea un club di ricerca, il Straight Track Club. Watkins produce conferenze, articoli e libri (The Old Straight Track, 1925).

Watkins osserva che queste linee attraversano dei luoghi i cui nomi includono il suffisso di ley (o layleeleighlealy). Questa antica parola anglosassone significa spazio libero, come la radura, il prato o corridoio. È per questo che le chiama ley lines. Più tardi, abbandona questa terminologia per il termine vecchia traccia rettilinea (Old Straight Track). Ma il termine ley è stato ripreso tale e quale da altri ed è rimasto in uso.

Una linea di ley a Saintbury, Inghilterra. Essa segue una vecchia strada, passa attraverso una croce medievale, una chiesa sassone, e un tumulo

Le pietre miliari delle linee di ley

Quando rilevano una linea ley, Watkins e i suoi collaboratori lo notano con elementi del paesaggio identificabili fisicamente. In seguito, esaminandolo più da vicino nel campo, trovano altri elementi meno visibili, a volte sepolti. Tappe di queste linee sono degli elementi sia naturali, sia costruiti dalla mano dell'uomo: luoghi legati all'acqua (stagni, sorgenti, pozzi), tumuli, dolmen, menhir, cromlechs (circoli di pietra), circoli e opere in terra, castelli, chiese, colline di forma particolare.

Per Watkins, sembrava logico che queste linee fossero tracce di antiche rotte di trasporto esistenti prima dell'occupazione romana. I siti sarebbero quindi in grado di localizzare dei punti per i viaggiatori, punti di concentrazione e di sosta attraverso il paesaggio, da una collina all'altra. Senza più elementi, è stato difficile per lui immaginare le loro funzioni reali. Successivamente, questi luoghi furono usati per costruire templi e edifici sacri. Sappiamo effettivamente che i cristiani hanno costruito le loro chiese, le grandi cattedrali e altri siti sacri sui luoghi di culto antichi preesistenti. Le linee di ley esistevano innegabilmente in tempi preistorici.

John Michell e la linea St-Michel

Dopo un periodo di oblio dell'esistenza delle linee di ley, John Michell dà loro un contributo importante nel suo libro The View Over Atlantis (1969). In esso egli fa conoscere le osservazioni di Watkins, e le colloca in un contesto più ampio che fa riferimento alle conoscenze antiche, all'energia, la rabdomanzia, e dà così impulso ad altre indagini.

Il St-Michael's Mount in Cornovaglia

Pone in evidenza una linea che attraversa tutto il sud dell'Inghilterra per 600 km che inizia dalla punta sud-occidentale, in Cornovaglia, a St. Michael's Mount , un'isola piramidale situata nella Mount Bay. La linea attraversa dei siti famosi come Glastonbury e Avebury, e passa per numerosi edifici religiosi dedicati a San Michele. Ecco perché è chiamata la linea St-Michel. Naturalmente, questo è soltanto un nome relativamente recente, perché esisteva molto prima della cristianizzazione e il suo nome era linea Atlas.

La linea St-Michael

La linea St-Michael è orientata sul raggio del sole nascente dell'8 maggio che è appunto la data della festa di primavera di San Michele.

Avebury

Triangoli e poligoni

Molte linee vengono gradualmente scoperte e, incrociandosi, formano un tessuto geometrico. Come lo segnalava sin dal 1939 il maggiore H. Tyler nel suo libro The Geometric arrangement of Ancient Sites, molte linee si irradiano a partire da un'intersezione comune. Così 8 linee divergono dalla chiesa di Wooburn (Buckinghamshire).

Il tessuto geometrico è composto da triangoli, quadrilateri e altri poligoni. I triangoli hanno spesso i lati uguali: isosceli o equilateri. Sir Norman Lockyer (1836-1920), un astronomo reale, nota che Stonehenge , il castello di Grovely (Grove-ley) e Old Sarum (Salisbury) formano un triangolo equilatero di 10 km.

In altri casi sono triangoli con un angolo retto (triangolorettangolo). GlastonburyStonehenge e Avebury formano un perfetto triangolo rettangolo, orientato approssimativamente verso il nord. Il lato di Glastonbury / Avebury si trova sulla linea St-Michel.

Il lato di Glastonbury / Stonehenge di questo triangolo è anche uno dei lati di un decagono (poligono a 10 lati) evidenziato da John Michell.

Un triangolo risultante dall'intersezione di 3 linee, delimitato da Avebury, Stonehenge e Glastonbury

In alcuni casi, dei siti si trovano su dei cerchi concentrici intorno a un centro di irradiazione.

In altri luoghi, dei leys sono paralleli per diversi chilometri. Questo solleva delle domande sulla loro interpretazione in quanto vecchie tracce. Dove porterebbero? Per Tyler, gli allineamenti erano presenti prima delle piste e segnavano una divisione geometrica rettangolare del terreno.

Nel suo libro Megalithic Sites in Britain (1967), il professor Alexander Thom osserva: È notevole che 1000 anni prima dei primi matematici dell'antica Grecia, la gente da queste isole aveva non soltanto una conoscenza pratica della geometria ed era  stati in grado di eseguire dei disegni geometrici elaborati, ma sapevano anche effettuare delle ellissi basate su triangoli pitagorici.

Allineamenti di siti sacri in tutta Europa

I membri del Straight Track Club di Watkins erano molto attivi e alcuni di loro hanno ricercato l'esistenza di "ley lines" in altri paesi. D'altronde, durante lo stesso periodo, in questi stessi paesi, dei ricercatori locali erano interessati allo stesso argomento.

Nel corso degli anni e fino ai giorni nostri, più si sono ricercate queste linee, più attenzione si è dato ad esse e più se ne sono scoperte ovunque in Europa. Inoltre l'evoluzione tecnologica ha fornito ulteriori mezzi di rilevamento di questi allineamenti con le foto aeree e ancora meglio con le foto satellitari che hanno reso questo compito molto più facile.

Di fatto, ci si è resi conto che alcune linee visibili dall'alto sono difficilmente reperibili sul terreno. A volte, esse sono indicate soltanto da un diverso colore delle piante, o evidenziate dai bordi di campo, una strada di campagna, una strada antica.

Le scoperte dei Romani

I cronisti romani riferiscono che al tempo delle loro conquiste, essi trovarono delle linee rette in quasi tutti i paesi d'Europa, a Creta, nella regione di Babilonia e nel Nord Africa. Questi tracciati esistevano dunque prima di loro.

Essi hanno anche constatato la presenza di menhir allineati nella campagna toscana in Italia, una regione occupata dagli Etruschi.

In Germania

Nel 1929, Wilhelm Teudt, un prete tedesco, pubblicò un libro intitolato Germanische Heiligtümer (Santuari germanici) in cui riportava l'esistenza di linee sacre nella Germania centrale. Queste linee collegano dei siti antichi per centinaia di chilometri in linea retta e formano figure geometriche.

Sempre alla stessa epoca, il geografo tedesco Joseph Heinsch era affascinato dalla Cattedrale di Xanten e dal suo pavimento a mosaico che rappresentava una mappa orientata delle chiese della regione. Nel 1939, in una conferenza intitolata Principles of Prehistoric Cult-Geografy (Principi del culto geografico preistorico) spiegò che i centri sacri erano situati su delle figure geometriche collegate con le costellazioni. Alcune linee rivolte ad occidente collegavano centri dedicati al culto della luna ad altri orientati verso est, che collegavano centri dedicati al sole. Le unità di misura utilizzate erano semplici frazioni delle dimensioni terrestri.

In Francia, Xavier Guichard

In Francia intorno al 1910, Xavier Guichard (1870 - 1947) studiò l'origine dei nomi di luoghi (toponimi). Si concentrò in particolare sul toponimo alesia che ricorreva in tutto il territorio francese (più di 400 siti). Le sue deduzioni sono riportate nel suo libro Eleusis Alesia, Enquête sur les origines de la civilisation européenne (1936).

Secondo lui, troviamo il nome alesia nelle forme indo-europee Alaise , Alès , Alis o Alles. Il suo significato è punto d'incontroluogo di sosta durante i viaggi. È sorprendente notare la consonanza fonetica tra alaise e ley. Ma Guichard probabilmente non aveva conoscenza del lavoro di Watkins.

Alesia è legata alla parola greca Eleusis. Eleusi era una città in Grecia a 20 chilometri da Atene, famosa per il suo culto dedicato a Demetra e alla figlia Persefone. Nella religione antica greca, i misteri di Eleusi celebravano queste dee-madri e sono all'origine dei culti legati alle vergini nere che si sono diffuse in Europa.

Una ricostruzione di Eleusi

Questi luoghi sono quasi sempre sistematicamente associati a una collina poco distante da un fiume, a un pozzo o alla presenza del sale. Secondo Guichard: Questi villaggi sono stati fondati in tempi antichi secondo linee astronomiche immutabili, determinate prima nel cielo, poi trasferite sulla Terra a intervalli regolari, ciascuno del valore di un 360esimo del globo.

Essi sono disposti lungo linee parallele nord-sud che si estendono in tutta Europa, equidistanti 1° d'arco. Ciò implica che gli antichi costruttori di questi villaggi conoscevano i poli e l'equatore, i movimenti delle stelle, la divisione del circolo in 360°, la lunghezza del grado terrestre, infine le coordinate geografiche, longitudine e latitudine.

I siti sono anche distribuiti su 24 linee geodetiche che si irradiano da un centro, Alaise, presso Besançon. Questo centro sarebbe il centro rituale e mitico dell'Europa per il culto delle vergini nere.

La carta dei toponimi di Alesia, Alaise e loro derivati in Francia

Grecia, Jean Richer e l'asse Saint-Michel Apollon

Negli anni '50, il francese Jean Richer residente in Grecia compì delle ricerche sui templi greci, che pubblicò nel suo libro Géographie sacrée du monde grec (Geografia sacra del mondo greco). Egli osservò che i templi e gli Oracoli sono spesso stati edificati in luoghi difficilmente accessibili, il che non era compatibile con l'obiettivo di una frequentazione popolare. Si chiese quale ne fosse la ragione e intuì che questi centri erano collegati, ma non ne capiva il perché.

È in sogno che ottenne la risposta. Una statua di Apollo gli mostrò la connessione tra i santuari che lo rappresentavano a Delfi e Atene. A Delfi si trova l'antico Oracolo della Madre Terra e Atene ospita il tempio dell'Acropoli dedicato ad Atena. Una volta sveglio, prese una mappa, tracciò la linea Delfi-Atene, e constatò che si prolungava sull'isola di Delo, il luogo di nascita di Apollo, e sul tempio di Apollo di Kamiros sull'isola di Rodi. La linea attraversava altri siti sacri dedicati ad Artemide, come il Tempio di Agra.

Un po 'più tardi, Lucien Richer, fratello di Jean, continua questa ricerca, prolunga la linea verso il nord-ovest e verso il sud-est dove trova molte altre corrispondenze. In un articolo del 1977 intitolato L'axe Saint-Michel Apollon, descrive questo allineamento che si estende sino all'estremità dell'Irlanda, all'isola sacra di Skellig Michael, attraversa numerosi siti celebri dedicati a San Michele come Saint Michael's mount già nominato sulla punta della Cornovaglia in Inghilterra; il Mont Saint-Michel in Normandia; La Sacra di San Michele nelle Alpi italiane e Monte Sant'Angelo nella penisola italiana del Gargano, antico santuario dedicato a San Michele; il tempio di Artemide a Corfù; Delphi; Delos, e si prolunga sino al Monte Carmelo in Israele, coprendo una distanza di circa 4000 km. Là, si divide in Israele e in Egitto, poi si ricongiunge alla Mecca in Arabia Saudita.

Un linea dritta dall'Irlanda ad Israele attraversa dei siti dedicati a san Michele e Apollo

Se il nome di San Michele è cristiano, i siti a lui dedicati sono di origine precristiana. In precedenza erano dedicati dai druidi agli dei del sole e alle dee madri della terra. Furono poi assorbiti dai cristiani e rinominati.

Jean Richer scopre anche, attraverso l'esame di monete antiche, che le linee segnate dai templi si irradiano da Delfi, Delos e Sardi, e formano la ruota di uno zodiaco.

Evora in Portogallo

Dagli anni 30 del XX secolo, la divulgazione del concetto di allineamenti di siti sacri ha permesso di attirare l'attenzione su questo fenomeno in altri paesi e molti altri sono stati identificati. Ad esempio, in Portogallo, il doppio cromlech di Almendres, nel complesso di Evora, è allineato con altri due siti antichi su 50 km: il dolmen di Anta Grande nel sito di Zambujeiro; il cromlech di Xuarez di forma rettangolare vicino a Monsaraz.

L'azimut di 110° di questa linea è quello della luna piena di primavera.

Il doppio cromlech di Almendres in Portogallo

Allineamenti astronomici

Evora in Portogallo, Xanten in Germania, Delfi in Grecia, la linea inglese St-Michel, diventa chiaro che l'astronomia svolge un ruolo importante nella progettazione di alcuni siti. Più cerchiamo di capire queste relazioni, più collegamenti troviamo.

Stiamo entrando nel campo dell'archeoastronomia. L'archeoastronomia risulta dall'associazione di astronomia e archeologia per determinare le conoscenze e le rappresentazioni degli antichi, a partire dalle iscrizioni che hanno lasciato sui loro monumenti. Questa disciplina è nata negli anni 60 del XX secolo con ricercatori sul campo che ne intuivano l'evidenza. Ma era rifiutata allora dagli accademici. Questa situazione cambiò a poco a poco quando al contempo si formarono nuove generazioni più aperte e materiale archeologico più abbondante per attestarlo. Ora essa è riconosciuto dall'università con prudenza, cautela e persino studiata.

Si può constatare che numerosi siti archeologici presentano uno o più assi orientati in direzioni precise. Queste direzioni sono in genere in rapporto con il sole o la luna. Ad esempio con il loro sorgere al momento dell'equinozio o del solstizio o in un'altra data significativa.

In Francia

L'apertura della grotta di Lascaux in Dordogna è orientata di fronte al sole al tramonto del solstizio d'estate. Nel castello cataro di Montségur, il primo raggio di sole all'orizzonte del solstizio d'inverno percorre il castello nella sua lunghezza attraverso una piccola apertura. Al solstizio estivo, attraversa i quattro arcieri del doccione a nord-ovest con precisione millimetrica. A Carnac, in Bretagna (Francia), l'orientamento degli allineamenti dei menhir corrisponde al sorgere del solstizio estivo. In altre parole, il raggio solare attraversa in quel momento tutto l'allineamento sino al cromlech all'estremità sud-ovest.

Allineamenti di dolmen a Carnac (Francia)

Cerchio di Goloring (Germania)

In Germania

La Germania possiede anch'essa dei centri preistorici come il cerchio di Goseck e il cerchio di Goloring. Il cerchio di Goloring, situato nella Renania Palatinato vicino a Coblenza, fu studiato già nel 1948 dal Dr. Röder. Esso è costituito da un fossato circolare di 175 metri di diametro, 80 centimetri di profondità e una larghezza massima di 6 metri. Intorno si trova un terrapieno circolare di 190 metri di diametro, 7 metri di larghezza e 80 centimetri di altezza. Le sue proporzioni sono simili a quelle di Stonehenge. In studi recenti, il dott. Zack sostiene che Goloring è un gigantesco orologio solare.

Il cerchio di Gosek, è situato nella Sassonia-Anhalt, è stato scoperto nell'agosto del 2003 per sorvolo aereo e studiato da Wolfhard Schlosser. Non abbiamo a che fare qui con costruzioni in pietra, ma argini di terra e palizzate di legno che sono appena sopravvissute al tempo. Ha un diametro di 75 metri, comprende 3 cerchi concentrici di terra e punte di legno, ciascuno con 3 aperture che coincidono con le albe e i tramonti dei solstizi d'inverno e d'estate. Può essere collegato al disco di Nebra ritrovato a meno di 30 chilometri di distanza, e con il cerchio di Grasdorf che è stato scoperto nel 1991 vicino a Hildesheim 150 chilometri più a nord-ovest.

Il disco di Nebra (Germania)

In Inghilterra e in Scozia

All'inizio del XIX secolo, Norman Lockyer, individua una linea di importanza astronomica a Stonehenge, lunga 35 chilometri, che traccia il corso del sorgere del sole di mezza estate. Nel 1965, il professor Gerald Hawkins ipotizzò che i costruttori di Stonehenge avevano una conoscenza astronomica avanzata.

Nel 1967, un professore di tecnologia in pensione, Alexander Thom, pubblicò Megalithic Sites in Britain (Siti megalitici in Gran Bretagna) che ebbe un grande impatto. In esso riporta le sue misurazioni su più di 500 pietre che ha studiato sul suolo scozzese e britannico. Egli affermava che i monumenti megalitici come Stonehenge, Avebury, Long Meg, ma anche molti altri di pietre più piccole che sembrano disposti a caso, in realtà seguono un piano specifico al millesimo, basato sulle forme geometriche (cerchi, ellissi o altre figure). La geometria dei cerchi di pietra deriva dalle posizioni estreme del sole, della luna e delle stelle mentre sorgono all'orizzonte.

Il sito di Calanais o Callanish in Scozia è un vasto campo di pietre levigate. Secondo Alexander Thom, le sue pietre formano un calendario basato sulla posizione della Luna. Suggerisce inoltre che l'allineamento delle pietre, quando si guarda a sud, indica la luna piena di mezza estate dietro una montagna lontana chiamata Clisham. Anche delle chiese, costruite in epoche più recenti, hanno degli orientamenti collegati all'astronomia. In una certa data, avevano luogo dei riti per celebrare il flusso di energia che scorre lungo le linee che li attraversano, allo scopo di distribuire questa energia nei dintorni e di farne beneficiare le coltivazioni.

Il sito di Calanais in Scozia

In Irlanda

Negli anni '80, Martin Brennan (vedi il suo libro The Star and the Stones) spese molte energie per far accettare la sua teoria del rapporto tra l'orientamento dei corridoi del tumulo (i dolmen coperti di terra) e il calendario (solstizi, equinozi e il giorno in mezzo alle due precedenti date). Successivamente, molti seguirono le sue deduzioni sul collegamento astronomico. Un esempio meraviglioso è l'ingrasso sud di Newgrange, in linea con un menhir e un tumulo, il cui ingresso è illuminato dai primi raggi del solstizio d'inverno. Altri corridoi sono nell'asse di una linea di ley.

L'ingresso del tumulo di Newgrange in Irlanda al levar del sole il giorno del solstizio invernale

In America Latina

Teotihuacan è un sito archeologico in Messico che era una vera città, strutturata dal lungo rettilineo "Alley of the Dead" (Viale dei morti) che lo attraversa per circa 4 km lungo un asse quasi nord-sud, con una deviazione di 15° 50' verso est. Ci sono molte piramidi a gradoni, tra cui la "Piramide della Luna" a nord e la "Piramide del Sole" al centro. L'orientamento corrisponde all'alba del 13 agosto. Nel suo libro Cycles of the Sun, Mysteries of the Moon: The Calendar in Mesoamerican Civilization (1987), il dr. Vincent Malmström fa osservare che questa data rappresenta l'inizio del mondo nella mitologia Maya.

Messico: Teotihuacan - il Viale dei morti e sullo sfondo a sinistra la piramide del sole

Più a sud, in Bolivia , vicino al lago Titicaca, ci sono le rovine della città di Tiahuanaco. Include anche piramidi a gradoni e altri monumenti come la porta del sole. Il suo orientamento astronomico è preciso. Tuttavia, può essere compreso solo (secondo Posnansky) se si riferisce al cielo com'era nel 15.000 a. C. Altri elementi sono a favore di questa data, ad esempio l'esistenza di pontili a distanza del lago attuale che stava coprendo in quel momento.

Il sito di Tiahuanaco in Bolivia

 

ALAIN BOUDET

 

[Traduzione di Ario Libert]

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20 gennaio 2019 7 20 /01 /gennaio /2019 07:00

Civiltà di Harappa nella valle dell'Indo

La civiltà dell'Indo è stata preceduta dalle prime culture agricole dell'Asia del Sud apparse sulle colline del Belucistan, a ovest della valle dell'Indo. Il sito meglio noto di questa cultura è Mehrgarh, che data al 6.500 a. C. Queste prime fattorie coltivarono il grano e addomesticarono una gran varietà di animali, in particolare quelli che costituivano il bestiame., Il vasellame era utilizzata verso il 5.500 a. C. La civiltà dell'Indo si è sviluppata a partire da questa base tecnologica, espandendosi nella piana alluvionale di quelle che ai nostri giorni sono le province pakistane del Sindh e del Punjab.

La civiltà dell'Indo, tra il 5.000 e il 1.900 a. C. fu preceduta da un popolo di agricoltori e di fattori che praticavano l'artigianato e il commercio.

Il popolo apparso verso l'8.000 a. C. prima della nostra era sulle colline del Belucistan a ovest della valle dell'Indo; per diffondersi nelle regioni del Sindth e del Punjab e formare la civiltà della valle dell'Indo, chiamata anche civiltà Harappeana.

Dimenticata dalla Storia sino alla scoperta negli anni 20 del XX secolo della città di Harappa poi quella di Mohenjo-Daro, la civiltà harappeana costituisce un vero mistero per gli archeologi che avrebbero giurato che nessuna vera civiltà avesse potuto esistere nella valle dell'Indo, in Pakistan, circa 4.500 anni fa.

Essa si colloca tra i suoi contemporanei, la Mesopotamia e l'Egitto antico, come una delle primissime civiltà, quest'ultime essendo definite dall'apparizione delle città, dell'agricoltura, della scrittura, ecc.

Dopo quasi 100 anni di ricerche, si comincia a capire meglio l'evoluzione di questa civiltà. Schematicamente, i periodi sono i seguenti:

- Tra gli 8.000 e i 5.000 anni prima della nostra era: le tecniche della metallurgia si diffondono in tutta l'Eurasia. L'agricoltura e il commercio apportano ricchezza. I villaggi crescono e diventano delle vere città.

- Tra i 4.000 e i 2.600 anni prima della nostra era: gli archeologi parlano di un'«epoca di razionalizzazione». Le regioni del bacino dell'Indo cominciano a costituire un'identità culturale specifica. Durante quest'epoca appare un nuovo modello di urbanesimo. Gli agglomerati sono divisi in due settori. E' probabile che i settori erano abitati da classi sociali distinte.

- Tra i 2.600 e 1.900 anni prima della nostra era: è «l'epoca dell'integrazione». Questo periodo designa il modo in cui le culture regionali sono confluite in una sola grande civiltà. Tutte le città disperse in un raggio di migliaia di chilometri utilizzano la stessa scrittura e gli stessi sigilli in steatite. Decorano i loro vasi con gli stessi disegni e i pesi utilizzati sono gli stessi ovunque.Questo processo di unificazione su un territorio così vasto resta inspiegato.
- Tra i 1.900 e 1.600 anni prima della nostra era: è l'"epoca della localizzazione", Nel corso di questi due secoli, le città vengono progressivamente abbandonate, la scrittura è trascurata e delle tecniche vengono abbandonate.

Oggi, sui 1.052 siti scoperti, più di 140 si trovano sulle rive del corso d'acqua stagionale Ghaggar-Hakra. Secondo alcune ipotesi, questo sistema idrografico, un tempo permanente, irrigava la principale zona di produzione agricola della civiltà dell'Indo.

La maggior parte degli altri siti sono ubicati lungo la valle dell'Indo e dei suoi affluenti ma ne esistono anche all'ovest sino alla frontiera dell'Iran all'est sino a Delhi, a sud sino nel Maharashtra e a nord sino all'Himalaya. Tra questi siti, si contano numerose città come Dholavira, Ganweriwala, Harappa, Lothal, Mohenjo-daro e Rakhigarhi. Al suo apogeo, la sua popolazione potrebbe aver superato i cinque milioni di abitanti.
La denominazione civiltà dell'indo-Sarasvatî è a volte utilizzata, più particolarmente nel mondo anglo-sassone; essa fa riferimento e identifica la civiltà descritta nei Veda, che prosperò lungo il fiume Sarasvatî, di cui si ignora attualmente la localizzazione. Questa identificazione resta tuttavia ipotetica.
Quell'altro grande fiume che scorreva parallelamente e a ovest dell'Indo durante il terzo e il quarto millennio prima della nostra era sembrerebbe essere l'antico Sarasvati-Ghaggar-Hakra River.

Le rive perdute vengono lentamente rintracciate dai ricercatori. Il che permette agli archeologi di scoprire nuove città lungo il suo letto inaridito.

Non essendo riusciti a decifrare la sua scritture costituita da 400 pittogrammi, non disponiamo di nessuna informazione reale sulle sue origini.

Questa civiltà doveva avere una forte autorità centrale che si è esercitata su di uno spazio molto vasto come lo lasciano capire gli elementi straordinariamente moderni per una società di quest'epoca, come la standardizzazione dei pesi e misure, la dimensione dei mattoni, la protezione dalle inondazioni attraverso un importante sistema di dighe. E, soprattutto la rapidità con la quale le città furono organizzate, pianificate in uno sforzo deliberato di unificazione.

Infatti, tra gli attributi di questa cultura, si rileverà un urbanesimo notevolmente coordinato. Queste città fortificate, il cui materiale è il mattone crudo rivestito di mattone cotto, sono edificate sullo stesso modello di pianificazione urbana.

I due più vasti siti Harappa e Mohenjo-daro che contavano sino a 30.000 abitanti, hanno un perimetro di cinque chilometri, e coprono ognuno almeno sessanta ettari. In modo tipico, le città sono divise in due zone: una prima caratterizzata da una piattaforma di terra sopraelevata che i primi archeologi chiamarono la cittadella e una seconda, chiamata città bassa, composta da case e da magazzini strettamente intrecciati, separati da una rete di strade e viali, ben definiti, secondo un piano preciso, di larghezze fisse e in uso nella quasi totalità dei siti. Ma non vi sono tracce di palazzi, il che lascia supporre un'organizzazione politica affidata a dei collegi di amministratori o a una élite sacerdotale. Si conoscono inoltre poche cose dell'organizzazione politica e sociale della civiltà dell'Indo e delle sue credenze religiose. Le opere statuarie suscettibili di rappresentare dei sovrani sono pochissime, e nessun edificio può essere considerato come palazzo, anche se il «Grande Bagno» di Mohenjo-daro e gli edifici annessi sono potute essere riservate a una élite sacerdotale.

Ne sappiamo in compenso molto più sulla civiltà materiale che non è priva di raffinatezze. Le più grandi case di Mohenjo-daro sono fatte di ambienti disposti intorno a una o più corti aperte, con delle scale che portano ai piani superiori, coperti da un tetto piatto. Queste case comportavano numerose stanze, delle vasche e dei bagni, con un sistema di distribuzione delle acque, di evacuazione in un tombino di ceramica, o nella fogna della strada adiacente. Infatti, la maggior parte delle strade hanno delle fogne coperte, in mattoni, con delle botole per l'ispezione poste a intervalli regolari.

Una delle caratteristiche di questa civiltà risiede nella sua evidente non-violenza. Contrariamente alle altre civiltà dell'Antichità, le ricerche archeologiche non pongono in evidenza la presenza di dirigenti potenti, di vasti eserciti, di schiavi, di conflitti sociali, di prigioni e altri aspetti classicamente associati alle prime civiltà. Tuttavia queste mancanze possono derivare anche dalla nostra conoscenza molto parziale di questa civiltà. In quanto alla religione, non ne rimangono che tracce labili: statuine assimilate spesso a delle dee madri, amuleti, rappresentazioni di sacrificio di un bufalo d'acqua. Ma anche degli alberi sacri e di un «proto-shiva», un uomo dalle molte teste in posizione yoga. Alcuni specialisti vi vedono delle premesse della religione indù.

L'ipotesi dell'esistenza di un'autorità sacerdotale è dovuta alla rappresentazione in statuetta, di un uomo i cui occhi semichiusi fanno pensare che stia in meditazione. Il suo abito da cerimonia, disseminato da disegni a trifoglio (valore simbolico?), e i gioielli che ornano la testa e il braccio del personaggio rafforzano l'ipotesi di una figura importante della società harappeana, forse un «re-sacerdote».

Mohenjo-daro fu un grande centro di commercio e di artigianato, con dei laboratori di vasai, di tintori, di metallurghi, di operai che lavoravano le conchiglie e le perle. Questi popoli hanno elaborato un'arte brillante, come testimoniano i sigilli in steatite, ornati da pittogrammi e da figure animali. D'altronde, una statuaria molto elegante, delle pitture ornamentali, dei gioielli di perle in steatite e in vetro attestano l'alto grado di civiltà a cui queste società erano giunte. L'artigianato produce una ceramica molto bella, finemente decorata, soprattutto delle giare.

La tecnologia dei trasporti come il carro tirato dai buoi e il battello hanno permesso degli scambi commerciali con una zona immensa, includendo delle zone dell'attuale Afghanistan, del Nord e del centro dell'attuale India e che si estendevano dalle regioni costiere della Persia alla Mesopotamia. I trasporti attraverso battelli erano fluviali e marittimi. Gli archeologi avevano scoperto a Lothal un canale collegato al mare e un bacino artificiale di attracco.

A partire dal secondo millennio a. C., degli scambi tra la valle dell'Indo e il golfo Persico sono attestati attraverso le tavolette sumeriche che fanno riferimento a un commercio orientale importante con la lontana contrada di Meluhha (da rapportare alla parola sanscrita mleccha, non ariana) che sembra riferirsi agli indusiani, il solo indizio che ci permetta di pensare che il suo popolo utilizzava questa parola per chiamare se stesso. Numerosi oggetti di tipo indù (giare, sigilli, pesi in pietra) sono stati scoperti nei siti del Golfo, regione identificata con Dilmun che, nei testi mesopotamici, serve da intermediario con Meluhha.

Verso il 1900 a. C. la civiltà dell'Indo entrò in declino rapidamente così come essa era apparsa. Gli abitanti delle grandi città cominciano ad abbandonarle e coloro che vi rimangono, sembrano avere difficoltà a nutrirsi. Intorno al 1800 a. C., la maggior parte delle città sono state abbandonate. L'età dell'oro del commercio interiraniano, segnato dalla presenza di numerosi "tesori" e ricche metropoli, sembra terminare tra il 1800 e il 1700 a. C., nel momento stesso in cui i testi mesopotamici cessano di parlare del commercio orientale. Un processo di regionalizzazione si accentua con la scomparsa degli elementi più caratteristici dell'unità harappeana: la scrittura, i sigilli o i pesi.

Durante i secoli successivi e contrariamente ai suoi contemporanei, la Mesopotamia e l'Egitto antico, la civiltà dell'Indo scompare dalla memoria dell'umanità. Contrariamente agli antichi Egiziani e Mesopotamici, gli indusiani non hanno costruito imponenti monumenti di pietra le cui vestigia ne perpetuino il ricordo.

Infatti, il popolo indusiano non è scomparso. All'indomani dell'affondamento della civiltà dell'Indo, emergono delle culture regionali che dimostrano che la sua influenza si prolunga, con gradi diversi. Vi è stata anche probabilmente un'emigrazione di una parte della sua popolazione verso est, verso la pianura gangetica. Ciò che è scomparso, non è un popolo ma una civiltà, le sue città, il suo sistema di scrittura, la sua rete commerciale che ne era il suo fondamento intellettuale.

Tuttavia, la civiltà dell'Indo non è stata cancellata poiché si stima che una parte della faccia "oscura" dell'induismo non sarebbe che una risorgenza delle concezioni di questa civiltà dell'Indo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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1 marzo 2018 4 01 /03 /marzo /2018 07:00

Il cambiamento climatico avrebbe portato al collasso della civiltà di Harappa

 

Un nuovo studio combinante gli ultimi elementi archeologici e le conoscenze geoscientifiche hanno dimostrato che il cambiamento climatico è stato un fattore chiave nel collasso della grande civiltà della valle dell'Indo o civiltà harappeana, circa 4.000 anni fa.

Gli Harappeani si sono affidati alle inondazioni del fiume per alimentare le loro eccedenze agricole. Oggi, numerose vestigia delle colonie harappeane sono situate in una vasta regione desertica, distanti da ogni fiume.

Questo studio risolve anche un dibattito di lunga data sulla fonte e la sorte del fiume Saravasti, fiume sacro della mitologia indiana.

Estendendosi per più di 1 milione di chilometri quadrati attraverso le pianure dell'Indo, dal mare Arabico sino all'Himalaya e il Gange (su ciò che è ora il Pakistan, l'India e a nord-ovest è dell'Afghanistan), la civiltà fu la più importante, ma la meno nota, delle prime grandi civiltà urbane come quelle dell'Egitto e della Mesopotamia.

Come loro contemporanei, gli Harappeani vivevano presso dei fiumi che fertilizzavano le terre ogni anno. "Abbiamo ricostruito il paesaggio dinamico della pianura in cui la civiltà dell'Indo si è sviluppata, 5.200 anni fa, ha costruito le sue città, poi si è lentamente disintegrata tra il 3.000 e 3.900 anni fa", ha dichiarato Liviu Giosan, un geologo della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) e principale autore dello studio. "Sino ad ora, le speculazioni hanno abbondato sui legami tra questa antica cultura e i suoi misteriosi fiumi potenti e vivificanti".

Oggi, numerose vestigia delle colonie harappeane sono situate in una vasta regione desertica, distanti da ogni fiume

Questa cultura straordinariamente complessa dell'Asia meridionale ha avuto una popolazione che al suo apogeo ha potuto raggiungere il 10% degli abitanti del pianeta.

Un'ondata di ricerche archeologiche in Pakistan e in India ha permesso di scoprire una cultura urbana sofisticata con una miriade di strade commerciali interne e dei legami marittimi ben consolidati con la Mesopotamia. Vi si trovano anche delle norme per la costruzione degli edifici, dei sistemi di igiene, arti e artigianato et un sistema di scrittura in corso di decifrazione.

"Abbiamo valutato che era tempo per un gruppo di ricercatori scientifici interdisciplinari di contribuire al dibattito  sulla sorte enigmatica di questi abitanti", ha detto Giosan.

La ricerca è stata condotta tra 2003 e 2008 in Pakistan, dalla costa del mar arabico sino alle fertili valli irrigue del Punjab e del nord del deserto di Thar.

Il gruppo internazionale comprende dei ricercatori degli Stati uniti, del Regno Unito, del Pakistan, dell'India e della Romania con degli specialisti in geologia, geomorfologia, archeologia e matematica.

Combinando delle fotografie satellitari e dei dati topografici raccolti dallo Shuttle Radar Topography Mission (SRTM), i ricercatori hanno creato e analizzato delle carte digitalizzate dei rilievi costruiti dall'Indo e dai fiumi vicini. Dei sondaggi sono stati in seguito effettuati attraverso perforazione, carotaggio e anche manualmente scavando delle trincee.

Dei campioni raccolti sono stati utilizzati per determinare l'origine dei sedimenti (sono stati portati e modellati dai fiumi o dai venti?) e la loro età allo scopo di sviluppare una cronologia dei mutamenti nel paesaggio.

"Una volta che abbiamo ottenuto delle nuove informazioni sulla storia geologica, abbiamo potuto riesaminare ciò che sappiamo sulle zone di popolamento: ciò che era coltivato dagli abitanti e in quale momento, e come l'agricoltura e i modi di vivere si sono evoluti", ha dichiarato Dorian Fuller, archeologa della University College London e co-autrice dello studio, "Ciò ha dato delle nuove prospettive nei processi di spostamento della popolazione verso l'est, la riduzione delle dimensioni delle comunità agricole e il declino delle città durante i periodi harappeani tardivi".

Il nuovo studio suggerisce che la diminuzione delle piogge monsoniche ha portato a un indebolimento della dinamica fluviale e ha svolto un ruolo essenziale sia nello sviluppo sia nel collasso della cultura harappeana.

Infatti, la civiltà dell'Indo si basava sulle inondazioni del fiume per produrre le sue eccedenze agricole. Questo nuovo studio ha fornito un quadro convincente di 10.000 anni di cambiamenti nei paesaggi.

Prima che la pianura venisse massicciamente occupata, il selvaggio e potente fiume Indo e i suoi affluenti, scorrevano dalle valle dell'Himalaya nei loro letti e lasciavano delle fasce di terre interfluviali tra di loro.

Nell'est, le piogge monsoniche hanno sostenuto la perennizzazione dei fiumi solcando il deserto e lasciando dietro di loro dei depositi sedimentari attraverso una vasta regione.

Tra le caratteristiche più notevoli i ricercatori hanno identificato una pianura a forma di monticello dai 10 ai 20 metri di altezza, di più di 100 chilometri di larghezza e lungo circa 1000 chilometri lungo l'Indo, che essi chiamano la "mega-cresta Indo". Essa è stata costruita dal fiume che depositava dei sedimenti lungo il suo corso inferiore.

"Su questa scala, nulla di simile è mai stato descritto nella letteratura geomorfologica", ha dichiarato Giosan, "la mega-cresta è un indicatore sorprendente della stabilità del paesaggio della pianura dell'Indo dei quattro ultimi millenni. Dei resti di colonie harappeane giacciono ancora sulla superficie della cresta, invece di essere sepolte nel suolo".

Cartografate al di sopra della vasta pianura indo-gangetica, i dati archeologici e geologici mostrano che le colonie sono fiorite lungo l'Indo della costa verso le colline che puntano sull'Himalaya.

Un'altra grande scoperta: i ricercatori pensano di aver risolto una lunga controversia riguardante la sorte del fiume Sarasvati.

I Veda, le antiche scritture indiane composte in sanscrito più di 3.000 anni fa, descrivono la regione ovest del Gange come "la terra dei sette fiumi". L'Indo e i suoi affluenti attuale sono facilmente riconoscibili, ma la Sarasvati, descritta come "superante in maestà tutte le altre acque" e "nel suo corso dalla montagna all'oceano" è stato perduto.

Basata sulle descrizioni bibliche, si è creduto che la Sarasvati era alimentata dai ghiacciai dell'Himalaya. Oggi, la Ghaggar, un fiume intermittente che si gonfia di acque soltanto durante i forti monsoni e che si dissipa nel deserto durante il percorso arido della valle Hakra, potrebbe essere il miglior sostituto della mitica Sarasvati. Ma la sua origine himalayana, se è stata attiva ai tempi vedici, resta controversa.

Delle prove archeologiche sostengono che vi è stato un popolamento intensivo durante i periodi harappeani lungo il Ghaggar-Hakra. I nuovi elementi geologici (i sedimenti, la topografia) mostrano che i fiumi erano infatti importanti e molto attivi in questa regione, ma più probabilmente a motivo dei forti monsoni.

Tuttavia, non esiste nessun indizio di ampie vallate incassate come lungo l'Indo e i suo affluenti e i ricercatori non hanno trovato connessioni con uno dei due fiumi vicini, Sutlej e Yamuna, provenienti dall'Himalaya.

Il nuovo studio fa valere che queste differenze cruciali provano che la Saravasti (Ghaggar-Hakra) non era alimentato dall'Himalaya, ma un corso d'acqua alimentato in permanenza dai monsoni, e che l'aridità l'ha ridotto a bervi flussi stagionali.

E così, 3900 anni fa, con il prosciugamento dei fiumi, gli Harappeani avevano uno sbocco a est del bacino del Gange, dove le piogge dovute ai monsoni rimasero sostenute. "Possiamo immaginare che questa evoluzione ha comportato un cambiamento verso forme di economia più localizzate: piccole comunità locali basate su un'agricoltura pluviale e la diminuzione dei corsi d'acqua", sostiene Fuller, "ciò può aver prodotto una diminuzione delle eccedenze, insufficienti per le grandi città".

Un tale sistema non era favorevole alla civiltà delll'Indo, che si era formata sulle eccedenze di raccolti eccezionali lungo l'Indo e i fiumi Ghaggar-Hakra.

"Così le città sono crollate, ma le piccole comunità agricole hanno potuto prosperare. La maggior parte delle arti urbane, come la scrittura, sono sparite, ma l'agricoltura ha continuato e si è diversificata", aggiunge ancora Fuller.

Secondo Giosa: "Una quantità incredibile di lavoro archeologico è stato accumulato nel corso degli ultimi decenni, ma ciò non era mai stato legato correttamente all'evoluzione del paesaggio fluviale. Vediamo ora che la dinamica dei paesaggi aveva un legame cruciale tra il cambiamento climatico e le popolazioni".

[Traduzione di Ario Libert]

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21 febbraio 2018 3 21 /02 /febbraio /2018 07:00

Nair: la casta guerriera del dio-serpente fertile, compagno della dea-madre

Una elite economica e intellettuale

"Di continuo, il re piangeva di non avere figli. Propose anche a Kunti di fare l'amore con un altro, cosa questa che si praticava nei tempi antichi, quando le donne non erano legate a un solo e stesso uomo"- Mahabharata.

I Nair, o Nayar, sono un gruppo di caste indiane includenti numerose suddivisioni claniche. Esse vivono sulla costa nello Stato di Kerala (sud-ovest dell'India). Le loro usanze differiscono molto dall'India del nord. Durante l'amministrazione britannica, i Nāyār, che comprendevano le famiglie nobili e reali di piccoli regni feudali della regione, occuparono dei posti importanti in diversi ambiti professionali: funzione pubblica, medicina, insegnamento e diritto. Molti furono influenti all'interno del partito del Congresso, che ottenne l'indipendenza dell'India nel 1947. Nel 1968, il centro di sorveglianza socio-economica del governo del Kerala registra che la comunità Nair rappresentava approssimativamente il 14,5% (2,9 milioni) della popolazione dello Stato.

Clan e antenati matrilineari

Sino agli anni 60, i Nair vivevano in famiglie allargate matrilineari chiamate tharavad, in cui tutta la famiglia di una stessa antenata femmina viveva sotto lo stesso tetto. Soltanto le donne vivevano nella casa comune. Gli uomini vivevano in case separate. Queste unità famigliari con le loro usanze matrimoniali insolite, che non sono più di attualità oggi, sono state lungamente studiate. Queste usanze variano da una regione all'altra. Alcune regioni praticavano la poligamia e la poliginia, e in altre, sulla costa di Mahalabar, le donne praticavano l'ipergamia (matrimonio con una casta superiore) con i bramani, la casta dei sacerdoti.

I guerrieri vinti del dio-serpente

Storicamente, i Naga erano un'antica razza indiana,  di cui si sa molto poco a parte quanto ci è stato trasmesso attraverso il culto dei serpenti. I Naga sono stati menzionati in quanto tribù non ariana, adoratori di serpenti dell'India antica. Un'iscrizione su una placca di bronzo del periodo Gupta (VI secolo d. C.) riferisce che i Naga sono stati innalzati al rango della casta degli Kshatriya. I Naga sarebbero stati vinti dai Gupta, le loro donne sarebbero in seguito state sposate dai vincitori. Un esempio è quello del re Chandragupta II che sposò la regina Kuber Naga.

La casta delle guardie degli invasori ariani

Una teoria è stata proposto per spiegare l'origine del sistema delle caste nel Kerala. Gli Ariani Giainisti avrebbero introdotto queste distinzioni verso l'VIII secolo della nostra era. I Giainisti avrebbero avuto bisogno di guardie quando essi giunsero nella regione, e hanno reclutato tra le popolazioni locali. Queste popolazioni guardiane sarebbero state allora ricompensate distinguendole dagli altri autoctoni, che furono esclusi dal sistema delle caste. Cyrica Pullapilly afferma "che essi hanno assolto alla funzione di casta guerriera (kshatriya), ma sono stati mantenuti nello status di casta dei serventi (shudra). Ecco l'origine dei Nair". Essi sono generalmente considerati come una varietà dravidica degli Kshatriya ariani (casta dei guerrieri). I Nair sono stati così descritti da James Hastings: "Questa razza-casta di comunità era in origine delle tribù, ma entrando nel girone dell'induismo, essi imitavano l'organizzazione sociale indù, e si sono così progressivamente induriti verso questo sistema di caste".

I bramani impongono il patriarcato attraverso la guerra e la corruzione

I Bramani Nambudiri, sono dei bramani indù dello Stato indiano del Kerala. I Nambudiri sono associati da alcuni con lo sviluppo del sistema delle caste nel Kerala. Vi era un afflusso importante di queste genti da ovunque durante l'VIII secolo, quando hanno agito in quanto sacerdoti, consiglieri e ministri dei re locali e invasori dei principi ariani. I bramani hanno utilizzato le loro relazioni sacerdotali e di consiglieri, con le forze d'invasione ariane, per far valere le loro credenze e la loro posizione sociale. La quasi totalità di coloro che hanno accettato il loro status sacerdotale, i bramani li hanno elevati allo status di Shudra (servitore). Hanno permesso soltanto a un piccolo numero di loro di essere riconosciuti come Kshatriya (casta dei guerrieri), che erano alcuni dirigenti locali che avevano collaborato con loro (i Nair ad esempio). La loro influenza era importante in tutti i campi: la religione, la politica, la società, l'economia e la cultura.

I Nair durante l'impero delle Indie britanniche

Il termine "Nair" stesso in Malayalam è un sinonimo di guerriero: I Nair sono stati coinvolti in numerosi conflitti militari della regione, con e contro i portoghesi sin dal XVI secolo, o contro gli olandesi durante il XVIII. In conseguenza delle ostilità tra i Nair e i Britannici nel 1809, quest'ultimi hanno limitati gli effettivi Nair nell'esercito britannico indiano. Dopo l'indipendenza dell'India, la brigata Nair delle forze militari di Travancore, è stato integrato nell'esercito indiano e divenne una componente del 9° Battaglione del Reggimento di Madras, il più antico dell'esercito indiano.

Kalarippayatt, l'arte marziale dei Nair

Il Kalaripa, è un'arte marziale originaria del Kerala nell'India del Sud. Kalaripayatt significa, in malayalam, "il luogo degli esercizi". Le forme ancestrali del Kalarippayatt si codificano durante il XII secolo. Fondamentalmente legato con la storia del Sud dell'India, la disciplina conosce un'età dell'oro tra il XV e il XVII secolo. Durante questo periodo, il kalaripayatt è un pilastro istituzionale della società keralesew. I guerrieri Nayar o  "Nair" sono i garanti dell'ordine sociale. La costa del Mahalabar è allora il luogo di numerosi scambi commerciali con l'estremo oriente e l'occidente. E' citato negli scritti di viaggiatori portoghesi che le coste del Mahalabar sono allora le più sicure del mondo. L'ordine regna nella vita quotidiana e i conflitti tra reami vicini si regolano con combattimenti individuali e mortali tra i migliori guerrieri. Alla fine del XVII secolo la corona inglese prende il potere nella regione. Essa proibisce la pratica del kalaripayatt, requisisce e distrugge le armi. I Padroni sono posti sotto alta sorveglianza. Alcuni tuttavia continueranno a insegnare clandestinamente; il che permette al kalaripayatt di sopravvivere sino al 1947, data dell'indipendenza riconquistata.

Gli Ezhava, dei maestri in arti marziali

Gli Ezhava sono una comunità con delle origini nella regione dell'India attualmente conosciuta come il Kerala. I Chekavar, una sezione di guerrieri all'interno della comunità, hanno fatto parte delle milizie dei capi e re locali. Vi erano anche degli esperti di fama nel Kalaripayattu, l'arte marziale del Kerala. Le organizzazioni famigliari del nord di Malabar erano matrilineari, con delle organizzazioni di proprietà patrilocali, mentre nel nord di Travancore, essi erano matrilineari, ma generalmente matrilocali nelle loro modalità di proprietà. Il sud Malabar ha conosciuto un sistema patrilineare, ma con comunità di beni divisibili. Queste disposizioni sono state riformate dalla legge, per Malabar nel 1925, e per Travancore nel 1933. Il processo di riforma è stato più facile da realizzare per gli Ezhava che per i Nair.

Una società tradizionale egualitaria tra i sessi

Un sistema famigliare Malabar è basato sul tharavad (clan). Tutta la società è basata su un sistema matrilineare. I membri di una tharavad comprende la madre, le figlie, fratelli e sorelle, unicamente di sangue materno. Padri e mariti svolgono un ruolo minore negli affari del tharavad, che riguarda soprattutto la famiglia matrilineare. Poiché il lignaggio passa attraverso le donne, la nascita di una figlia è sempre la benvenuta. "Nella società Malabar, vi era una preponderanza per le feste delle donne. Il Tarwad ha sempre accordato una più grande attenzione alle donne...". Ancora oggi, le donne del Kerala occupano delle posizioni molto importanti in tutti i campi della vita. Di fatto, le donne di Malabar godono di diritti e privilegi eguali a quelli degli uomini. Il Tharavadu di diritti e privilegi uguali a quelli degli uomini. Il tharavadu era un'entità legale riconosciuta dalla legislazione della Famiglia Induista Indivisibile, e dalle Leggi Indiane delle Tasse sui Redditri.

La denominazione dei clan materni

Ogni Tharavad Nair possiede un nome unico. Le famiglie sono divise quando sono troppo grandi. La proprietà della famiglia è ripartita secondo i lignaggi femminili. Quando le famiglie allargate crescono e stabiliscono dei rami indipendenti, i Shakhas (rami) modificano il loro nome in modo che la loro Tharavad-madre resta identificabile. Così, il ramo (Shakha) possiede anch'esso un nome distinto e unico. Un altro termine per designare un ramo è Thavazhi: Thay Vazhi significa letteralmente "Per la Madre". Per le comunità matrilineari come i Nair, il nome del Tharavad è trasmesso dalla madre, a differenza delle comunità Bramane, i Namboothiris del Kerala ad esempio, in cui il nome del Tharavad è trasmesso dal padre.

L'eredità matrilineare temuto dal potere britannico

Il Marumakkathayam era un sistema di eredità matrilineare diffuso nello Stato del Kerala in India: l'ascendenza e la successione alla proprietà erano assicurate dalle donne. Il Marumakkathayam è stato anch'esso una fonte d'angoscia per gli amministratori coloniali britannici.  Marumakkathayam significa letteralmente "eredità per i figli delle sorelle, piuttosto che per i figli dei padri". La parola Marumakkal in malayalam significa nipoti maschi e femmine. Questo diritto consuetudinario dell'eredità è stato codificato dalla legge Marumakkathayam di Madras del 1932, pubblicata sulla Gazetta di Fort Samint-Georges il 1° agosto 1933.

La famiglia allargata in questo sistema matrilineare è conosciuto con il nome di Thavarad, e ha formato il nucleo della società a Malabar. "Tarawad" significa allora un gruppo di persone che formano una famiglia allargata, con comunione di beni, e retto dalla legge sull'eredità Marumakkathayam. Questo sistema di eredità è oramai abolito dalla legge sul "Sistema della Famiglia Allargata", nel 1975, dalla legislazione dello Stato del Kerala.

Le fattorie giganti dei clan Nair

Un Nalukettu è la fattoria tradizionale di un Tharavadu (clan Nair) in cui alcune generazioni di una famiglia matrilineare vivevano. Questo genere di costruzioni si trovano generalmente nello Stato indiano del Kerala. La fattoria di un Tharavadu aveva un'architettura unica di stile Kerala, con una o alcune corti interne chiuse, circondate da alcune grandi costruzioni comprendenti dei pozzi.

Questa architettura tradizionale consiste generalmente in una struttura rettangolare in cui quattro sale sono riunite con una corte centrale a cielo aperto. Le quattro sale sui lati sono chiamati Vadakkini (blocco nord). Padinjattini (blocco ovest), Kizhakkini (blocco est) e Thekkini (blocco sud).

L'architettura è stata specialmente concepita per delle grandi famiglie del Tharavadu tradizionale, allo scopo di vivere insieme sotto uno stesso tetto, e di profittare delle installazioni comuni della fattoria matrilineare. I tharavad contano dai 50 agli 80 membri, altre arrivavano sino a comprenderne più di 200. Ogni fattoria-clanica dispone di templi, di scuole, costruite in mezzo a vaste terre, per prevenire gli attacchi nemici.

La scienza architettonica della casa-clan matrilineare

Thatchu Shasthra, era la scienza della falegnameria tradizionale, e Vasthu era la scienza dell'architettura tradizionale. Questo ramo della conoscenza è stato sviluppato nell'architettura tradizionale del Kerala, e ha creato il suo ramo della letteratura conosciuto con i nomi di Tantrasamuchaya, Vastuvidya, Manushyalaya-Chandrika, e Silparatna.

La disposizione di queste case era semplice, e rispondeva ai bisogni del gran numero di persone che abitavano in un clan tharavadu. Una casa con una corte p un Naalukettu, una con due è un Ettukettu, e una con quattro corti è un Pathinarukettu. Ettukettu (otto stanze con due corti centrali o Pathinarukettu (sedici stanze con quattro corti interne) sono le forme più elaborate di questa architettura. Tutte le strutture sono di fronte alla luce del sole, e in alcuni naalukettu ben concepiti, vi è un'eccellente ventilazione. Le temperature, anche durante la calura estiva, sono nettamente più dolci nel naalukettu.

I capi feudatari Nair

Samantan Nair o più comunemente Samantan (Sama + anta significa uguale distanza), era un termine generico per designare un certo numero di sotto clan, tra l'elite dirigente e i proprietari terrieri feudali del Kerala, e appartenenti alla comunità Nair. I Kshatriya Samanta costituiscono una parte delle famiglie reali di un tempo, dei regni indù e Stati principeschi, che esisteva nel Kerala sino alla creazione della Repubblica indiana. Poiché la maggior parte dei membri della comunità Samanta Kshatriya erano nobili, le loro residenze sono sempre chiamate Swaroopams o kottaram o kovilakam, che vuol dire palazzo in malayalam. I Samanta Kshatriya seguivano anche il sistema matrilineare di eredità. Robin Jeffrey, un antropologo, ha descritto il Samanta come "una classificazione delle caste matrilineari tra Nayar e Kshatriya , e ne ha trovato in numero limitato nel nord di Travancore, erano più numerosi a Cochin, e il Malabar britannico".

I palazzi dei principio matrilineari

Kovilakam, è un termine che designa il principale maniero / immobile / palazzo dei lignaggi principeschi del Kerala, in India. Si tratta della residenza, in cui tutti coloro che non sono riusciti a ottenere il titolo di Raja (re), restano sotto la direzione del residente primogenito, maschio o femmina, di questo ramo particolare della famiglia. Un lignaggio principesco del Kerala è costituito da diversi Kovilakam, che rappresentano diversi rami matrilineari della stessa famiglia, i cui membri potrebbero accedere al trono di Raja, in funzione della loro anzianità nel lignaggio. Le residenza Kovilakam sono generalmente dei grandi e bei manieri e palazzi, con importanti opere in legno, e affreschi nello stile dell'architettura medievale tradizionale del Kerala. Un Kovilakam era in genere dotato di campi e proprietà (terre della Corona), sufficienti per il mantenimento dei suoi membri costituenti.

Lo zio materno attende l'avallo delle matriarche

Il clan è gestito da un "Karanavan", che è in genere lo zio materno più anziano. Egli prende la maggior parte delle decisioni, tuttavia, con l'avallo delle donne più anziane del clan. Quest'ultime sono le nonne materne, le madri, le zie materne, le sorelle e cugine uterine. Ma in assenza di un uomo capace di prendere questo posto, una donna può essere karnavan, le sue funzioni comprendono la gestione economica e le funzioni onorifiche. Panikkar, uno scrittore ben noto della comunità Nair, ha scritto nel 1918 che "L'autorità nella famiglia è esercitata dal membro più anziano, chiamato Karnavan. Ha il pieno controllo della proprietà comune e gestisce i fondi come meglio gli pareva. Organizza i matrimoni per i ragazzi e le ragazze della famiglia. Aveva sino a tempi recenti pieni poteri (almeno in pratica) per alienare tutto ciò che apparteneva loro. La sua volontà era legge incontrastata. Solitamente, nelle famiglie matrilineari, si parla di Matri-Potestas. Ma è bene ricordare che tra i Nayar, l'autocrate della famiglia non è la madre, ma il fratello della madre".

 

[Traduzione di Ario Libert]

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17 agosto 2017 4 17 /08 /agosto /2017 07:00

Le tracce di un antico fiume gigante rivelano il passato del Sahara

Da alcuni anni, i sondaggi radar effettuati dal satellite indicavano un importante sistema fluviale in Libia associato alla regione dell'oasi di Kufrah. Una equipe internazionale ha utilizzato i dati del satellite Alos dell'agenzia spaziale giapponese per dimostrare che milioni di anni fa esisteva in questa regione un fiume comparabile al Nilo.

Da decine di anni, i geofisici sondano la topografia del deserto del Sahara con l'aiuto di radar installati a bordo di satelliti o anche della navetta spaziale. Nascoste sotto le dune, delle tracce, in effetti, testimoniano di un epoca in cui il Sahara era disseminato di corsi d'acque e di laghi. Partire alla ricerca di queste tracce non è un'indagine priva di senso perché i famosi dipinti e incisioni rupestri del Tibesti e dell'Hoggar, note da molto tempo, erano testimonianze di un passato molto più umido e verdeggiante del Sahara, accogliente per l'uomo e per le sue greggi di animali durante il neolitico.

Oltre ad aiutare a ricostruire il passato climatico della Terra, si poteva imparare molto sull'evoluzione della cultura umana, le condizioni dell'emigrazione degli ominidi e la comparsa della civiltà egizia.

Un fiume più giovane del Tibesti

Una equipe di ricercatori, con a capo Philippe Paillou, un planetologo dell'Osservatorio Aquitano delle Scienze dell'Universo (INSU-CNRS, Université Bordeaux-1), che abitualmente studia i crateri d'impatto dei deserti su immagini di radar satellitari, ha passato al vaglio i dati radar dell'apparecchio per la risonanza magnetica Palsar del satellite Alos della Jaxa (agenzia spaziale giapponese). I loro colleghi americani e sauditi avevano già notato nel 2004 che un'importante rete idrografica fossile esisteva nella regione del bacino di Kufrah, a mezza via tra l'Egitto, la Libia e lo Ciad.

Recentemente, i ricercatori hanno scoperto il letto di un antico fiume comparabile per importanza al Nilo, nascosto sotto dei depositi eolici che attraversano le arenarie dell'est della Libia per quasi 1.200 km.

Il lago Assal della repubblica del Gibuti. Durante la crisi messiniana, un'ampia parte del Mediterraneo doveva avere lo stesso aspetto.

Non vi è per il momento nessuna datazione precisa ma sembra incontestabile che questo fiume era lì milioni di anni fa, soprattutto durante la famosa crisi messiniana, tra i 5 e 6 milioni di anni fa. Durante quest'epoca, il Mediterraneo era isolato dall'Atlantico e subiva un'evaporazione importante che doveva farlo somigliare al mar Morto o al lago Assal della Repubblica del Gibuti. Sembra anche chiaro che questo fiume si è formato successivamente al sollevamento del Tibesti.

L'aspetto del Mediterraneo durante la crisi messiniana

Questo antico fiume ha dato luogo a un vasto delta nella regione di Sarir Dalmah e sappiamo, grazie all'aiuto dei metodi della geochimica, che importanti quantità d'acqua dolce originaria del bacino di Kufrah si sono scaricati nel mar Mediterraneo 125.000 anni fa.

Questo fiume era dunque attivo anche in tempi recenti. Degli studi di questo genere sono importanti perché si può trasporli al caso di Marte e servirsene per calibrare i segni delle reti idrologiche fossili e partire alla loro ricerca sul pianeta Rosso.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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28 febbraio 2015 6 28 /02 /febbraio /2015 07:00

Matriarcato di Malta e delle Cicladi (neolitico): templi-uteri megalitici della dea-madre

 

Verso il 3.200. C., dei nuovi arrivati si insediarono sull'isola, giunti probabilmente dalla Sicilia che fu, in una remora era geologica, collegata a Malta. Essi costruirono nei 1.500 anni successivi i templi ciclopici di cui ritroviamo oggi i resti. I templi sono tutti arrotondati, fatti di blocchi di calcare ocra pesanti più di 20 tonnellate; questi costruttori dovettero coabitare con i precedenti allevatori.

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Le conoscenze riguardanti la preistoria di Malta sono abbastanza sviluppate perché l'arcipelago maltese ha consegnato abbondanti vestigia della presenza umana durante l'epoca preistorica e soprattutto tra le più antiche costruzioni monumentali del mondo, classificate nel patrimonio mondiale dell'UNESCO. Le rovine del tempio maltese più antico sarebbe un muro di grandi pietre a secco erette durante il neolitico sul sito di Skorba. Datante al 5.200 a. C., sarebbe dunque anteriore di ben sette secoli alla prima costruzione megalitica continentale, il Cairn di Bamenez nel Finisterre (4500-3500 a. C.), di 1200 anni agli allineamenti di Carnac (4000 a. C.), e di 2400 anni rispetto a Stonehenge (2800-1100 a. C.).

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Una grande concentrazione di templi

I templi megalitici di Malta sono un insieme di templi presenti nell'arcipelago maltese, sulle isole di Malta e Gozo. Un così piccolo arcipelago concentra un numero importante di templi megalitici: attualmente 17 siti inventoriati raggruppano 33 templi. Si deve aggiungere una quindicina di altri siti che rappresentavano almeno altrettanti templi supplementari, oggi scomparsi sotto le bombe della seconda guerra mondiale o le piccozze dei demolitori.

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Dei megaliti dedicati alla dea della fecondità

La civilità neolitica maltese presenta un interesse particolare nell'evidente simbiosi tra un'entità femminile adiposa e il culto degli antenati a differenza del megalitismo atlantico, Sull'arcipelago maltese, il megalitismo non era destinato a valorizzare i morti ma alla venerazione di una "divinità" femminile, così le costruzioni megalitiche sono dei veri templi. Il culto degli antenati è riservato agli ipogei.

dea-di-malta-III-millennio

Sin dalla fase Żebbieħ, il luogo degli antenati è sottoterra nelle tombe scolpite ad immagine dei templi. La "religione" maltese comporta i due aspetti del mondo neolitico: un culto reso a un'entità "dea-madre" o "dea della fecondità" e un culto dei morti che comportava dei riti ctoni.

Mnajdra, 3000 a C

Le dee dal triangolo pubico di Skorba

Skorba - scritto anche Sqolba – è il sito di un insieme di templi megalitici, situato a Żebbieħ nel nord ovest dell'isola di Malta. questo sito è aprticolarmente importante per documentare la preistoria maltese perché è stato occupato per due millenni, all'inizio della fase Għar Dalam (5400 a. C.) alla fine della fase Tarxien (2500 a. C.).

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Lo scavo del sito ha portato alla luce delle ossa di bovidi scolpiti per sfregamento a forma di fallo, dei crani di capre fratturati e soprattutto delle figurine di peitra e terracotta. Queste figurine, le più antiche di Malta, rappresentanodei dorsi femminili con un petto stilizzato e un triangolo publico molto ben evidenziato. David H. Trump associa quest'insieme di statuette femminili al culto di una "dea madre" o di una "dea della fecondità" che favorirebbe la produttività della terra.

L'enorme dea madre di Tarxien

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Tarxien è un villaggio del centro est dell'isola di Malta. I templio di Tarxien formano un complesso di quattro edifici religiosi risalenti alla fine del periodo neolitico, e all'inizio dell'età del Bronzo della storia dell'uomo. Nei pressi di Tarxien, il sito dei quattro templi fu classificato nel 1992, dall'Unesco nel patromonio mondiale dell'umanità con il titolo di "Templi megalitici di Malta". Il più vecchio tempio è stimato risalire al 2800 a. C. I templi contengono numerose statue e rilievi di animali, tra cui capre, per le quali Malta è rinomata, e dei maiali. La statua più impressionante è di 2,5 metri di altezza ed è supposta rappresentare una Dea Madre. Altre statue sono disseminate un po' ovunque intorno ai templi, e rappresentano la fertilità.

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Il culto alla maternità nel mar Egeo

malta07.JPGUn idolo cicladico è una statua in marmo, caratteristico della civiltà delle Cicladi. Quest'ultima era un insieme di piccoli agglomerati greci situati su alcune isole. È famosa per i suoi idooli di marmo lavorati nell'ossidiana, ritrovati sino in Portogallo e all'insenatura del Danubio, il che prova il suo dinamismo. Esse sono comparse poco più di 4500 anni fa sull'isola di Keros. Alcuni archeologi pensano che gli idoli distrutti o fatti a pezzi sarebbero stati deposti nel corso delle cerimonie religiose. Le statue rappresentano nella maggior parte dei casi delle donne incinte per cui alcuni storici ritengono  che le isole appartenenti alla civiltà cicladica avevano come riferimento la dea della fertilità. È un po' più antica della civiltà minoica di Creta.

Malta dea dormiente

Dee madri delle Cicladi

malta08Gli inizi della civiltà minoica furono influenzate dalla civiltà cicladica: delle statuette cicladiche furono importate a Creta e gli artigiani locali imitarono le tecniche cicladiche (2580 a. C.). La grande dea madre venerata a Delo diventa la dea nazionale delle Cicladi. Numerose statuine di marmo rappresentano l'arte delle Cicladi, per una gran parte del III millennio prima della nostra era, è la figura femminile che vi è più spesso rappresentata. Statuine schematiche, dal corpo a violino, senza alcuno elemento del volto; statuine in piedi, dalla testa ovale, dalle mani che si congiungono all'altezza del petto; teste quasi triangolari, angolose ed eleganti. Sin dalle origini, ogni bottega crea e ripete un sistema d'angoli e di proporzioni che gli è proprio, utilizza un vero canone, insieme di proporzioni determinate delle diverse parti del corpo, che dà ritmo alla scultura.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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30 novembre 2014 7 30 /11 /novembre /2014 07:00

Mitologia greca: colpo di Stato degli dei padri olimpici sull'antico ordine delle dee madri

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Le divinità greche ctonie, sono delle divinità antiche che hanno contribuito alla formazione del Panteon greco. Esse sono dette "ctonie" (dal greco χθών/ khthốn, "la terra") o "telluriche" (dal latino tellus, "la terra") perché esse si riferiscono alla terra, al mondo sotterraneo o agli inferi, in opposizione alle divinità celesti, dette "uranie" o "eolie", che anche esse furono in origini femminili. Le prime divinità ctonie erano nella maggior parte femminili perché erano delle incarnazioni della Grande Dea e della Terra (Gaia). Esse appartengono a un vecchio strato mediterraneo, identificabile con maggior evidenza in Anatolia.

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I cicli della natura, quelli della vita e della sopravvivenza dopo la morte sono al centro delle preoccupazioni che esse traducono. L'archeologia rivela in particolare sui siti di santuari e nelle tombe dell'epoca neolitica e dell'età del bronzo degli idoli oggi qualificati come Grandi Madri o Dee Madri, in relazione con dei culti della fecondità e della fertilità o anche dell'aldilà. L'accostamento di questi oggetti con quelli di altri siti (soprattutto in Anatolia) suggerisce che questa antica religione mediterranea associava questa dea a un toro o a un ariete, un tema che si installerà durevolmente nell aregione. La Dea Madre stessa si sdoppia, senz'altro in madre e in figlia, come sarà più tardi il caso per le loro eredi Demetra e Persefone.

Quando la prima ondata di Elleni formati dagli Achei e dagli Ioni giunsero in Ellade, essi furono convinti dagli autoctoni, Gli Elladi (dunque gli ex Pelasgi abitanti l'Ellade), di adorare la triplice Dea e per questo motivo trasformarono le loro usanze sociali e diventarono dei "greci" (graicoi: adoratori della dea Grigia o Vecchia Donna).

Non è che durante la seconda ondata di Elleni formata questa volta principalmente dai Dori che quest'ultimi riuscirono ad imporre le loro usanze agli autoctoni e che decisero che l'antenato comune della prima che ne risulterà (meticciato tra Dori e gli autoctoni di allora) sarebbe stata Hellen. Hellen non era che la forma maschile della dea-Lina Hellé o Elena. Verso il 1621, i "greci" divennero degli Elleni.

I racconti di Cecrope, Prometeo, Pandora, Aracne e Medusa riportano l'instaurazione del patriarcato, il rovesciamento dell'antico ordine matriarcale da parte dell'ordine patriarcale di Zeus, e il ruolo maggiore di Atena in questo rovesciamento subito da questo mondo degli dei. Atena, vergine feroce senza madre, è il braccio armato del patriarcato in questa lotta sanguinaria.

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Ai tempi in cui "i figli non conoscevano nemmeno loro padre", la regione dell'Attica era popolata di confederazioni tribali. Il re Cecrope, nato da un drago e da Gaia (unione forzata), mezzo uomo mezzo serpente, unificò le tribù sotto la sua autorità e fondò Atene, È il primo a riconoscere la discendenza attraverso il padre, e impose il matrimonio monogamico. Un giorno Atena e Poseidone litigarono per il per sapere chi sarebbe stata la divinità tutelare della città. Cecrope convocò allora un'assemblea di cittadini, e cioè gli uomini e le donne, perché era allora usanza ammettere le donne alle delibere pubbliche. Le donne votano a favore di Atena e gli uomini di Poseidone. Le donne, più numerose per un solo voto, fanno pendere la bilancia a favore di Atena. Furioso Poseidone sommerge l'Attica sotto le onde. Per placare la sua collera, gli Ateniesi impongono alle donne tre punizioni:

 

  • le donne non avranno più il diritto di voto

  • nessun figlio porterà il nome della propria madre

  • le donne non saranno più chiamate Ateniesi (statuto di schiavi).

Il mito così come è riportato da numerosi autori fa del titano Prometeo un ribelle contro l'ordine patriarcale di Zeus. Egli tenta di restaurare l'era matriarcale delle dee madri, e dei loro fratelli i titani, restituendo ai mortali il "fuoco sacro" che permette di fondare famiglie e città, dopo averlo rubato a Zeus. Quest'ultimo lo aveva egli stesso rubato alle antiche dee durante la sua presa del potere sul monte Olimpo. Adirato dai suoi eccessi, Zeus, il re degli dei, lo condanna a finire incatenato e torturato.

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Medusa è una figura assimilabile alla dea madre della Libia (Berberi matriarcali) che è stata trasformata in creatura mostruosa nella mitologia greca. Esiodo racconta, nella sua Teogonia, che in origine era una bella ragazza bramata da Poseidone. Un giorno, giunse Atena in Libia, allo scopo di instaurare con le armi il nuovo ordine dei padri. È la soldatessa inviata da Zeus che la generò senza madre. Atena spogliò il tempio di Medusa accusandola di aver fornicato nel suo. La trasformò in donna-serpente. In seguito, Atena incaricò il principe Perseo di portarle la sua testa, che lei esibirà d'ora in poi come trofeo di guerra sul suo scudo.

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Secondo la storia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, Aracne è una giovane di Lidia (città della Turchia antica matriarcale). Ribelle alla dea patrizia Atena, quest'ultima la sfida ad una gara di tessitura nella quale entrambe eccellevano. Mentre Atena rappresenta gli dei olimpici in tutta la loro nobiltà, Aracne rappresenta Zeus violentatore di mortali e mortale. Aracne vince la gara. Offesa, Atena la picchia e quest'ultima si suicida. Atena la resuscita sotto forma di ragno, affinché essa possa continuare a tessere per l'eternità.
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Secondo la Teogonia di Esiodo, Zeus, per punire i mortali, ordinò a Efesto di modellare nella terra una "timida vergine" che gli dei colmarono di doni, da cui il su nome, Pandora ("tutti i doni"). Pandora aprì il vaso offertole da Zeus, che le aveva proibito di farlo. Esso conteneva tutti i mali dell'umanità, soprattutto la Vecchiaia, la Malattia, la Guerra, la Carestia, la Miseria, la Follia, il Vizio, l'Inganno, la Passione... Aprendo il vaso, Pandora divenne la responsabile di tutti i malori dell'umanità, il che fa di Pandora un'equivalente di Eva. La donna che, durante l'epoca matriarcale, era stata la Madre "santa e provvidenziale" dell'uomo, divenne, sin dall'era patriarcale, la generatrice dei suoi mali.

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La donna, durante la dissoluzione della famiglia patriarcale, non rientrò in possesso dell'anima che aveva posseduto al tempo matriarcale, ma guadagnò la reputazione di essere la causa delle miserie umane. Le perfide calunnie e le violente diatribe che poeti, filosofi e Padri della Chiesa hanno lanciato contro la donna, non sono che la rabbiosa espressione del profondo disprezzo che rodeva il cuore dell'uomo quando vide la donna cominciare ad affrancarsi dal suo brutale dispotismo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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30 ottobre 2014 4 30 /10 /ottobre /2014 07:00

Creta: matriarcato Minoico, una società perfetta all'origine della civiltà europea

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La prima civiltà letterata d'Europa

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I minoici sono la prima civiltà europea (3000 a. C.). La loro civiltà è sbocciata essenzialmente sulle isole di Creta e di Santorini nel mar Egeo. La loro scrittura non è stata decifrata sino ad oggi. Essi svilupparono un urbanesimo sofisticato come il celebre palazzo di Cnosso e tanti altri, e un commercio marittimo su scala internazionale che permise loro di scambiare con l'Egitto e tutto il Medio Oriente. Questa civiltà matriarcale finì schiacciata dagli invasori patriarcali micenei (ariani, antenati dei Greci), verso il 1200 a. C.

Un popolo pacifico

 

I minoici non hanno lasciato nessuna traccia di attività militari come fortificazioni o armi, né prostituzione, né schiavismo. La loro iconografia pone la donna in primo piano rispetto all'uomo per un totale di tre quarti di donne. La loro religione era basata sulla fertilità. Nessun culto del padre né della coppia, e nessuna scena di violenza (armi, guerre, combattimenti, mostri). Veneravano la dea madre della fertilità, e il toro, principe maschio fecondatore anonimo.

Delle sacerdotesse raffinate, una successione matrilineare

È generalmente ammesso che il livello di civiltà di Cnosso è estremamente attraente. Gli affreschi e il vasellame mostrano una società pacifica, artista e sofisticata. Le donne occupano un posto di primo piano, liberamente vestite per le feste, esse partecipano agli esercizi rituali, e sono loro a fornire la massa delle sacerdotesse. Sono numerose nel praticare un'arte e a farla progredire. E avrebbero svolto un ruolo primario sino alla trasmisiione del potere poiché si trattava di una successione matrilineare - colui che succede a un re non puoi ereditare la corona che attraverso le figlie di questo re...

Il minotauro: una demonizzazione del matriarcato

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È probabilmente questo che ha permesso ai patriarcali greci di di farne la caricatura attraverso la leggenda del minotauro poiché i figli non conoscono il loro padre, e che quest'ultimo è simbolizzato da un toro, è perché le donne devono accoppiarsi con dei tori. È dunque logico che esse diano alla luce dei mostri mezzi uomini e mezze bestie.

Una religione matristica

dc3a9esse-mc3a8re-serpent-de-cnossosLa civiltà minoica aveva una dea che i greci chiamavano Potnia Theron, "la signora degli animali", di cui la maggior parte degli attributi furono più tardi trasferiti ad artemide. La religione minoica è volta alla natura e il culto della vegetazione. Ciò si nota soprattutto attraverso gli dei e le dee che muoiono e rinascono ogni anno, e attraverso l'uso di simboli come i toro (o le corna del toro), il serpente, le colombe, il leone, il papavero...

La religione minoica, benché sparisca con l'arrivo degli Achei e poi dei Dori in Grecia poi a Creta ha tuttavia lasciato tracce nei miti e nel panteon della Grecia classica, come Ditinna, dea associata al monte Ditte e Britomarti, la "Dolce Vergine", cioè, non sposata. Velchanos e Giacinto sono dei nomi del dio mortale mentre Arianna, benché sia stato supposto che il suo nome fosse indoeurope, è una dea della vegetazione che muore ogni anno.

Quando Troia era matriarcale

Troia è una città mitica ma è probabilmente esistita e degli scavi "lo attestano", la stessa cosa vale per il labirinto del re Minosse. Sir Arthur Evans ha scavato nei paraggi di Heraklion e ha trovato un palazzo i cui corridoi e le strutture erano così estese che si poteva parlare di labirinto. Arthur Evans trova soprattutto, in strati molto profondi, delle statuette simili a quelle trovate da Schliemann negli strati più profondi di Troia. Siamo al livello del neolitico. Le statuette sono delle madri, dai fianchi generosi, dal petto nudo e le braccia sollevate... Stadi anteriori della dea Demetra.

 

[Traduzione di ArioLibert]

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14 ottobre 2014 2 14 /10 /ottobre /2014 07:00

La Sfinge di Giza riflesso terreno della costellazione del Leone dello Zep Tepi

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La Sfinge di Giza è la più grande scultura monumentale conosciuta del mondo antico, ricavata da un monolite di 73 metri di lunghezza e 20 metri di altezza. La testa fu scolpita in una consistenza differente del corpo, più dura, e mostra uno stato di erosione molto meno avanzato. Per formare il corpo della Sfinge, enormi blocchi di pietra vennero estratti dalla roccia di base e in seguito utilizzati nell'opera muraria dei templi situati di fronte alla Sfinge. Essa fa parte di un insieme di strutture (con i templi, la Grande Piramide e il tempio di Osiride ad Abydos) datante ai tempi Pre-dinastici.

Benché gli egittologi continuino a sostenere che la Sfinge fu costruita dal faraone Kefren della IV dinastia, un grande numero di elementi archeologici e geologici indicano che il Leone di pietra è molto più antico e fu soltanto restaurato e dissepolto da Kefren durante il suo regno. Nessuna iscrizione sulla Sfinge o in uno dei templi che vi sono connessi fa menzione del legame tra la scultura monumentale e il faraone. Si può tuttavia citare il fatto che una menzione della "Stele dell'Inventario" (scoperta sull'altopiano di Giza nel XIX secolo) faccia riferimento al fatto che Cheope, il predecessore di Chefren, ordinò la costruzione di un tempio a fianco della Sfinge, il che significa evidentemente che la Sfinge era già là.

sfinge02.pngNapoleone e la Grande Sfinge

Una data di costruzione della Sfinge molto più remota nella storia fu suggerita da R. A. Schwaller de Lubicz, basandosi su delle considerazioni geologiche. Infatti, Schwaller osservò che lo stato d'erosione avanzato del corpo del leone non poteva logicamente essere il risultato di una usura da parte del vento e della sabbia, come viene universalmente insegnato, ma da profonde tracce d'erosione da parte dell'acqua (teoria confermata da geologi contemporanei come Robert Schoch, professore all'Università di Boston). I geologi sono d'accordo nel dire che in un lontano passato, l'Egitto fu colpita di forti inondazioni. L'erosione eolica non avrebbe potuto aver luogo quando il corpo della Sfinge era interamente ricoperto dalla sabbia, stato nel quale si ritrovò durante la quasi-totalità degli ultimi 5.000 anni - dall'epoca presunta della sua costruzione. Inoltre, se delle tempeste di sabbia avevano causato l'erosione profonda dell'edificio, ci si potrebbe aspettare di trovare le stesse tracce su altri monumenti egiziani costruiti con materiali simili ed esposti al vento durante questo periodo. Tuttavia, anche su delle strutture esposte a queste condizioni, gli effetti sono meno visibili, addirittura minimi.

sfinge03.pngTracce di erosione verticale dovuta all'acqua sul corpo della Sfinge

Un'ulteriore prova della grande età della Sfinge può essere apportata dal significato della sua forma, il leone. Ogni 2160 anni, a causa della precessione degli equinozi, il sole sorge sullo sfondo stellare di una costellazione diversa. Durante gli ultimi 2000 anni, questa costellazione era quella del Pesce, simbolo dell'era cristiana. La costellazione precedente fu quella dell'Ariete, che era succeduta a quella del Toro. È interessante notare che durante il primo e secondo millennio a. C., l'Era dell'Ariete, quest'animale era molto comune nell'iconografia dell'Egitto dinastico, mentre durante l'Era del Toro, il culto di quest'ultimo era celebrato nella Creta minoica. I costruttori della Sfinge utilizzarono questa stessa concezione del simbolismo astronomico nelle loro edificazioni monumentali.

Le scoperte geologiche citate indicano che la Sfinge sarebbe stata scolpita all'incirca verso il 10.000 a. C., ossia durante il periodo che coincide con l'Era del Leone (dal 10.970 al 8810 a. C.).

sfinge04.pngSimbolo cristiano del pesce

 

 

sfinge05.pngViale delle sfingi dalla testa di ariete di Luxor

 

 

sfinge06.pngAffresco della Creta minoica rappresentante la taurocapsia

Un ulteriore sostegno in questa ricerca di correlazione astronomica fu apportata dai programmi informatici sofisticati come ad esempio Skyglobe. Questo programma è capace di generare delle immagini precise di non importa quale parte del cielo visto da diversi luoghi della terra e per qualsiasi momento del passato e del futuro.

Graham Hancock scrive in Mirror of Heaven [Lo specchio del cielo]: "delle simulazioni informatiche ci mostrano che nel 10.500 a. C., durante l'equinozio di primavera, la costellazione del Leone precedeva il sole nel cielo - un'ora prima dell'alba, il Leone inclinava lentamente ad Est verso l'orizzonte nel punto esatto in cui il sole sarebbe sorto". Ciò significa che la Sfinge dal corpo di leone, con il suo orientamento verso Est, contemplava tutte le mattine la sua immagine celeste.

sfinge07.pngCostellazione del Leone

Gli elementi enunciati significano che la colossale scultura del leone d'Egitto sarebbe già esistita in un momento in cui, secondo le teorie archeologiche prevalenti, non esisteva nessuna civiltà sulla terra e in cui le comunità umane vivevano allo stadio di cacciatori-raccoglitori. Questa rimessa in discussione della storia nota è talmente radicale che la reticenza accademica nel prenderne atto è più che comprensibile.

Se la Sfinge è così antica come le ipotesi revisioniste recenti lasciano intendere, la storia dello sviluppo delle civiltà dovrebbe essere completamente ripensata e la questione posta dall'Atlantide di Platone potrebbe infine essere presa in considerazione e giustamente ripensata alla luce dei nuovi apporti storiografici.

 

 

[SEGUE]

 

Massimo Cardellini

 

Bibliografia raccomandata:
 

Charles François Dupuis: Compendio dell'origine di tutti i culti

Giorgio de Santillana: Il mulino di Amleto

Graham Hancock: Impronte degli dei: Lo specchio del cielo.

Robert Bauval: Il mistero di Orione

John West: Il serpente nel cielo

R. A. Schwaller de Lubicz: Il tempio nell'uomo; La teocrazia faraonica; La scienza sacra dei faraoni.

Robert Schoch: La voce delle pietre.

Gilania. Massimo Cardellini. La sfinge di Giza riflesso terreno della costellazione del Leone dello Zep Tepi.

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26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 07:00

Matriarcato Iberico: il primo popolo di Spagna venerava la dea madre e il dio toro

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Gli Iberi sono una popolazione protostorica della Penisola Iberica. Sono stati chiamati così dagli autori dell'Antichità che hanno tentato, come ha fatto Avieno, di collegare questo etnonimo al nome di un fiume locale importante oggi chiamato Ebro. Gli Iberi abitavano sulla costa Est e la costa Sud della penisola iberica. Sembra che si debbano distinguere dai popoli dell'interno che avevano delle culture e dei costumi diversi. Tuttavia, geograficamente, Strabone e Appiano chiamano Iberia il territorio della penisola iberica.

Banconota_Dama_di_Elche.jpgVerso il 3.800/ 4.700 a. C., dei Pelasgi provenienti dalla Grecia si installano nell'Italia del sud, in Sicilia, a Malta, a Cipro, in Sardegna, in Provenza, nel Portogallo del sud, alle Baleari, nella Spagna del sud e probabilmente in Algeria e in Tunisia. Nella Spagna del sud, fondano la civiltà iberica (apparentata ai Baschi secondo Starbone, essi stessi discendenti dei liguri, nella Francia attuale). I Pelasgi adoravano la grande dea così come il dio toro. I Baschi le danno il nome di "Maya" e la fanno regnare sul mondo sotterraneo. I Liguri adoravano anche il dio-toro del monte Bego o il dio cervo della val Camonica (i Celti daranno il nome di "Cenunnos" alle due forme di questo dio).

scoperta-dama-Elche.jpegUna delle figure emblematiche dell'arte Iberica è la Dama di Elche (Dama d’Elx in valenziano; Dama di Elche in spagnolo) è una scultura che rappresenta un busto di donna in pietra calcarea, datata al V o IV secolo a. C., scoperta il 4 agosto 1897 su un sito romano antico, l'Alcudia, a 2 km a sud di Elche, vicino ad Alicante, in Spagna.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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