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28 febbraio 2015 6 28 /02 /febbraio /2015 07:00

Matriarcato di Malta e delle Cicladi (neolitico): templi-uteri megalitici della dea-madre

 

Verso il 3.200. C., dei nuovi arrivati si insediarono sull'isola, giunti probabilmente dalla Sicilia che fu, in una remora era geologica, collegata a Malta. Essi costruirono nei 1.500 anni successivi i templi ciclopici di cui ritroviamo oggi i resti. I templi sono tutti arrotondati, fatti di blocchi di calcare ocra pesanti più di 20 tonnellate; questi costruttori dovettero coabitare con i precedenti allevatori.

malta01.jpg

Le conoscenze riguardanti la preistoria di Malta sono abbastanza sviluppate perché l'arcipelago maltese ha consegnato abbondanti vestigia della presenza umana durante l'epoca preistorica e soprattutto tra le più antiche costruzioni monumentali del mondo, classificate nel patrimonio mondiale dell'UNESCO. Le rovine del tempio maltese più antico sarebbe un muro di grandi pietre a secco erette durante il neolitico sul sito di Skorba. Datante al 5.200 a. C., sarebbe dunque anteriore di ben sette secoli alla prima costruzione megalitica continentale, il Cairn di Bamenez nel Finisterre (4500-3500 a. C.), di 1200 anni agli allineamenti di Carnac (4000 a. C.), e di 2400 anni rispetto a Stonehenge (2800-1100 a. C.).

Malta 15 Hagar Qim

Una grande concentrazione di templi

I templi megalitici di Malta sono un insieme di templi presenti nell'arcipelago maltese, sulle isole di Malta e Gozo. Un così piccolo arcipelago concentra un numero importante di templi megalitici: attualmente 17 siti inventoriati raggruppano 33 templi. Si deve aggiungere una quindicina di altri siti che rappresentavano almeno altrettanti templi supplementari, oggi scomparsi sotto le bombe della seconda guerra mondiale o le piccozze dei demolitori.

Malta Tempio di Ggantija-1-

Dei megaliti dedicati alla dea della fecondità

La civilità neolitica maltese presenta un interesse particolare nell'evidente simbiosi tra un'entità femminile adiposa e il culto degli antenati a differenza del megalitismo atlantico, Sull'arcipelago maltese, il megalitismo non era destinato a valorizzare i morti ma alla venerazione di una "divinità" femminile, così le costruzioni megalitiche sono dei veri templi. Il culto degli antenati è riservato agli ipogei.

dea-di-malta-III-millennio

Sin dalla fase Żebbieħ, il luogo degli antenati è sottoterra nelle tombe scolpite ad immagine dei templi. La "religione" maltese comporta i due aspetti del mondo neolitico: un culto reso a un'entità "dea-madre" o "dea della fecondità" e un culto dei morti che comportava dei riti ctoni.

Mnajdra, 3000 a C

Le dee dal triangolo pubico di Skorba

Skorba - scritto anche Sqolba – è il sito di un insieme di templi megalitici, situato a Żebbieħ nel nord ovest dell'isola di Malta. questo sito è aprticolarmente importante per documentare la preistoria maltese perché è stato occupato per due millenni, all'inizio della fase Għar Dalam (5400 a. C.) alla fine della fase Tarxien (2500 a. C.).

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Lo scavo del sito ha portato alla luce delle ossa di bovidi scolpiti per sfregamento a forma di fallo, dei crani di capre fratturati e soprattutto delle figurine di peitra e terracotta. Queste figurine, le più antiche di Malta, rappresentanodei dorsi femminili con un petto stilizzato e un triangolo publico molto ben evidenziato. David H. Trump associa quest'insieme di statuette femminili al culto di una "dea madre" o di una "dea della fecondità" che favorirebbe la produttività della terra.

L'enorme dea madre di Tarxien

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Tarxien è un villaggio del centro est dell'isola di Malta. I templio di Tarxien formano un complesso di quattro edifici religiosi risalenti alla fine del periodo neolitico, e all'inizio dell'età del Bronzo della storia dell'uomo. Nei pressi di Tarxien, il sito dei quattro templi fu classificato nel 1992, dall'Unesco nel patromonio mondiale dell'umanità con il titolo di "Templi megalitici di Malta". Il più vecchio tempio è stimato risalire al 2800 a. C. I templi contengono numerose statue e rilievi di animali, tra cui capre, per le quali Malta è rinomata, e dei maiali. La statua più impressionante è di 2,5 metri di altezza ed è supposta rappresentare una Dea Madre. Altre statue sono disseminate un po' ovunque intorno ai templi, e rappresentano la fertilità.

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Il culto alla maternità nel mar Egeo

malta07.JPGUn idolo cicladico è una statua in marmo, caratteristico della civiltà delle Cicladi. Quest'ultima era un insieme di piccoli agglomerati greci situati su alcune isole. È famosa per i suoi idooli di marmo lavorati nell'ossidiana, ritrovati sino in Portogallo e all'insenatura del Danubio, il che prova il suo dinamismo. Esse sono comparse poco più di 4500 anni fa sull'isola di Keros. Alcuni archeologi pensano che gli idoli distrutti o fatti a pezzi sarebbero stati deposti nel corso delle cerimonie religiose. Le statue rappresentano nella maggior parte dei casi delle donne incinte per cui alcuni storici ritengono  che le isole appartenenti alla civiltà cicladica avevano come riferimento la dea della fertilità. È un po' più antica della civiltà minoica di Creta.

Malta dea dormiente

Dee madri delle Cicladi

malta08Gli inizi della civiltà minoica furono influenzate dalla civiltà cicladica: delle statuette cicladiche furono importate a Creta e gli artigiani locali imitarono le tecniche cicladiche (2580 a. C.). La grande dea madre venerata a Delo diventa la dea nazionale delle Cicladi. Numerose statuine di marmo rappresentano l'arte delle Cicladi, per una gran parte del III millennio prima della nostra era, è la figura femminile che vi è più spesso rappresentata. Statuine schematiche, dal corpo a violino, senza alcuno elemento del volto; statuine in piedi, dalla testa ovale, dalle mani che si congiungono all'altezza del petto; teste quasi triangolari, angolose ed eleganti. Sin dalle origini, ogni bottega crea e ripete un sistema d'angoli e di proporzioni che gli è proprio, utilizza un vero canone, insieme di proporzioni determinate delle diverse parti del corpo, che dà ritmo alla scultura.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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30 novembre 2014 7 30 /11 /novembre /2014 07:00

Mitologia greca: colpo di Stato degli dei padri olimpici sull'antico ordine delle dee madri

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Le divinità greche ctonie, sono delle divinità antiche che hanno contribuito alla formazione del Panteon greco. Esse sono dette "ctonie" (dal greco χθών/ khthốn, "la terra") o "telluriche" (dal latino tellus, "la terra") perché esse si riferiscono alla terra, al mondo sotterraneo o agli inferi, in opposizione alle divinità celesti, dette "uranie" o "eolie", che anche esse furono in origini femminili. Le prime divinità ctonie erano nella maggior parte femminili perché erano delle incarnazioni della Grande Dea e della Terra (Gaia). Esse appartengono a un vecchio strato mediterraneo, identificabile con maggior evidenza in Anatolia.

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I cicli della natura, quelli della vita e della sopravvivenza dopo la morte sono al centro delle preoccupazioni che esse traducono. L'archeologia rivela in particolare sui siti di santuari e nelle tombe dell'epoca neolitica e dell'età del bronzo degli idoli oggi qualificati come Grandi Madri o Dee Madri, in relazione con dei culti della fecondità e della fertilità o anche dell'aldilà. L'accostamento di questi oggetti con quelli di altri siti (soprattutto in Anatolia) suggerisce che questa antica religione mediterranea associava questa dea a un toro o a un ariete, un tema che si installerà durevolmente nell aregione. La Dea Madre stessa si sdoppia, senz'altro in madre e in figlia, come sarà più tardi il caso per le loro eredi Demetra e Persefone.

Quando la prima ondata di Elleni formati dagli Achei e dagli Ioni giunsero in Ellade, essi furono convinti dagli autoctoni, Gli Elladi (dunque gli ex Pelasgi abitanti l'Ellade), di adorare la triplice Dea e per questo motivo trasformarono le loro usanze sociali e diventarono dei "greci" (graicoi: adoratori della dea Grigia o Vecchia Donna).

Non è che durante la seconda ondata di Elleni formata questa volta principalmente dai Dori che quest'ultimi riuscirono ad imporre le loro usanze agli autoctoni e che decisero che l'antenato comune della prima che ne risulterà (meticciato tra Dori e gli autoctoni di allora) sarebbe stata Hellen. Hellen non era che la forma maschile della dea-Lina Hellé o Elena. Verso il 1621, i "greci" divennero degli Elleni.

I racconti di Cecrope, Prometeo, Pandora, Aracne e Medusa riportano l'instaurazione del patriarcato, il rovesciamento dell'antico ordine matriarcale da parte dell'ordine patriarcale di Zeus, e il ruolo maggiore di Atena in questo rovesciamento subito da questo mondo degli dei. Atena, vergine feroce senza madre, è il braccio armato del patriarcato in questa lotta sanguinaria.

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Ai tempi in cui "i figli non conoscevano nemmeno loro padre", la regione dell'Attica era popolata di confederazioni tribali. Il re Cecrope, nato da un drago e da Gaia (unione forzata), mezzo uomo mezzo serpente, unificò le tribù sotto la sua autorità e fondò Atene, È il primo a riconoscere la discendenza attraverso il padre, e impose il matrimonio monogamico. Un giorno Atena e Poseidone litigarono per il per sapere chi sarebbe stata la divinità tutelare della città. Cecrope convocò allora un'assemblea di cittadini, e cioè gli uomini e le donne, perché era allora usanza ammettere le donne alle delibere pubbliche. Le donne votano a favore di Atena e gli uomini di Poseidone. Le donne, più numerose per un solo voto, fanno pendere la bilancia a favore di Atena. Furioso Poseidone sommerge l'Attica sotto le onde. Per placare la sua collera, gli Ateniesi impongono alle donne tre punizioni:

 

  • le donne non avranno più il diritto di voto

  • nessun figlio porterà il nome della propria madre

  • le donne non saranno più chiamate Ateniesi (statuto di schiavi).

Il mito così come è riportato da numerosi autori fa del titano Prometeo un ribelle contro l'ordine patriarcale di Zeus. Egli tenta di restaurare l'era matriarcale delle dee madri, e dei loro fratelli i titani, restituendo ai mortali il "fuoco sacro" che permette di fondare famiglie e città, dopo averlo rubato a Zeus. Quest'ultimo lo aveva egli stesso rubato alle antiche dee durante la sua presa del potere sul monte Olimpo. Adirato dai suoi eccessi, Zeus, il re degli dei, lo condanna a finire incatenato e torturato.

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Medusa è una figura assimilabile alla dea madre della Libia (Berberi matriarcali) che è stata trasformata in creatura mostruosa nella mitologia greca. Esiodo racconta, nella sua Teogonia, che in origine era una bella ragazza bramata da Poseidone. Un giorno, giunse Atena in Libia, allo scopo di instaurare con le armi il nuovo ordine dei padri. È la soldatessa inviata da Zeus che la generò senza madre. Atena spogliò il tempio di Medusa accusandola di aver fornicato nel suo. La trasformò in donna-serpente. In seguito, Atena incaricò il principe Perseo di portarle la sua testa, che lei esibirà d'ora in poi come trofeo di guerra sul suo scudo.

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Secondo la storia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, Aracne è una giovane di Lidia (città della Turchia antica matriarcale). Ribelle alla dea patrizia Atena, quest'ultima la sfida ad una gara di tessitura nella quale entrambe eccellevano. Mentre Atena rappresenta gli dei olimpici in tutta la loro nobiltà, Aracne rappresenta Zeus violentatore di mortali e mortale. Aracne vince la gara. Offesa, Atena la picchia e quest'ultima si suicida. Atena la resuscita sotto forma di ragno, affinché essa possa continuare a tessere per l'eternità.
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Secondo la Teogonia di Esiodo, Zeus, per punire i mortali, ordinò a Efesto di modellare nella terra una "timida vergine" che gli dei colmarono di doni, da cui il su nome, Pandora ("tutti i doni"). Pandora aprì il vaso offertole da Zeus, che le aveva proibito di farlo. Esso conteneva tutti i mali dell'umanità, soprattutto la Vecchiaia, la Malattia, la Guerra, la Carestia, la Miseria, la Follia, il Vizio, l'Inganno, la Passione... Aprendo il vaso, Pandora divenne la responsabile di tutti i malori dell'umanità, il che fa di Pandora un'equivalente di Eva. La donna che, durante l'epoca matriarcale, era stata la Madre "santa e provvidenziale" dell'uomo, divenne, sin dall'era patriarcale, la generatrice dei suoi mali.

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La donna, durante la dissoluzione della famiglia patriarcale, non rientrò in possesso dell'anima che aveva posseduto al tempo matriarcale, ma guadagnò la reputazione di essere la causa delle miserie umane. Le perfide calunnie e le violente diatribe che poeti, filosofi e Padri della Chiesa hanno lanciato contro la donna, non sono che la rabbiosa espressione del profondo disprezzo che rodeva il cuore dell'uomo quando vide la donna cominciare ad affrancarsi dal suo brutale dispotismo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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30 ottobre 2014 4 30 /10 /ottobre /2014 07:00

Creta: matriarcato Minoico, una società perfetta all'origine della civiltà europea

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La prima civiltà letterata d'Europa

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I minoici sono la prima civiltà europea (3000 a. C.). La loro civiltà è sbocciata essenzialmente sulle isole di Creta e di Santorini nel mar Egeo. La loro scrittura non è stata decifrata sino ad oggi. Essi svilupparono un urbanesimo sofisticato come il celebre palazzo di Cnosso e tanti altri, e un commercio marittimo su scala internazionale che permise loro di scambiare con l'Egitto e tutto il Medio Oriente. Questa civiltà matriarcale finì schiacciata dagli invasori patriarcali micenei (ariani, antenati dei Greci), verso il 1200 a. C.

Un popolo pacifico

 

I minoici non hanno lasciato nessuna traccia di attività militari come fortificazioni o armi, né prostituzione, né schiavismo. La loro iconografia pone la donna in primo piano rispetto all'uomo per un totale di tre quarti di donne. La loro religione era basata sulla fertilità. Nessun culto del padre né della coppia, e nessuna scena di violenza (armi, guerre, combattimenti, mostri). Veneravano la dea madre della fertilità, e il toro, principe maschio fecondatore anonimo.

Delle sacerdotesse raffinate, una successione matrilineare

È generalmente ammesso che il livello di civiltà di Cnosso è estremamente attraente. Gli affreschi e il vasellame mostrano una società pacifica, artista e sofisticata. Le donne occupano un posto di primo piano, liberamente vestite per le feste, esse partecipano agli esercizi rituali, e sono loro a fornire la massa delle sacerdotesse. Sono numerose nel praticare un'arte e a farla progredire. E avrebbero svolto un ruolo primario sino alla trasmisiione del potere poiché si trattava di una successione matrilineare - colui che succede a un re non puoi ereditare la corona che attraverso le figlie di questo re...

Il minotauro: una demonizzazione del matriarcato

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È probabilmente questo che ha permesso ai patriarcali greci di di farne la caricatura attraverso la leggenda del minotauro poiché i figli non conoscono il loro padre, e che quest'ultimo è simbolizzato da un toro, è perché le donne devono accoppiarsi con dei tori. È dunque logico che esse diano alla luce dei mostri mezzi uomini e mezze bestie.

Una religione matristica

dc3a9esse-mc3a8re-serpent-de-cnossosLa civiltà minoica aveva una dea che i greci chiamavano Potnia Theron, "la signora degli animali", di cui la maggior parte degli attributi furono più tardi trasferiti ad artemide. La religione minoica è volta alla natura e il culto della vegetazione. Ciò si nota soprattutto attraverso gli dei e le dee che muoiono e rinascono ogni anno, e attraverso l'uso di simboli come i toro (o le corna del toro), il serpente, le colombe, il leone, il papavero...

La religione minoica, benché sparisca con l'arrivo degli Achei e poi dei Dori in Grecia poi a Creta ha tuttavia lasciato tracce nei miti e nel panteon della Grecia classica, come Ditinna, dea associata al monte Ditte e Britomarti, la "Dolce Vergine", cioè, non sposata. Velchanos e Giacinto sono dei nomi del dio mortale mentre Arianna, benché sia stato supposto che il suo nome fosse indoeurope, è una dea della vegetazione che muore ogni anno.

Quando Troia era matriarcale

Troia è una città mitica ma è probabilmente esistita e degli scavi "lo attestano", la stessa cosa vale per il labirinto del re Minosse. Sir Arthur Evans ha scavato nei paraggi di Heraklion e ha trovato un palazzo i cui corridoi e le strutture erano così estese che si poteva parlare di labirinto. Arthur Evans trova soprattutto, in strati molto profondi, delle statuette simili a quelle trovate da Schliemann negli strati più profondi di Troia. Siamo al livello del neolitico. Le statuette sono delle madri, dai fianchi generosi, dal petto nudo e le braccia sollevate... Stadi anteriori della dea Demetra.

 

[Traduzione di ArioLibert]

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14 ottobre 2014 2 14 /10 /ottobre /2014 07:00

La Sfinge di Giza riflesso terreno della costellazione del Leone dello Zep Tepi.

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La Sfinge di Giza è la più grande scultura monumentale conosciuta del mondo antico, ricavata da un monolite di 73 metri di lunghezza e 20 metri di altezza. La testa fu scolpita in una consistenza differente del corpo, più dura, e mostra uno stato di erosione molto meno avanzato. Per formare il corpo della Sfinge, enormi blocchi di pietra vennero estratti dalla roccia di base e in seguito utilizzati nell'opera muraria dei templi situati di fronte alla Sfinge. Essa fa parte di un insieme di strutture (con i templi, la Grande Piramide e il tempio di Osiride ad Abydos) datante ai tempi Pre-dinastici.

Benché gli egittologi continuino a sostenere che la Sfinge fu costruita dal faraone Kefren della IV dinastia, un grande numero di elementi archeologici e geologici indicano che il Leone di pietra è molto più antico e fu soltanto restaurato e dissepolto da Kefren durante il suo regno. Nessuna iscrizione sulla Sfinge o in uno dei templi che vi sono connessi fa menzione del legame tra la scultura monumentale e il faraone. Si può tuttavia citare il fatto che una menzione della "Stele dell'Inventario" (scoperta sull'altopiano di Giza nel XIX secolo) faccia riferiemrno al fatto che Cheope, il predecessore di Chefren, ordinò la costruzione di un tempio a fianco della Sfinge, il che significa evidentemente che la Sfinge era già là.

sfinge02.pngNapoleone e la Grande Sfinge

 

Una data di costruzione della Sfinge molto più remota nella storia fu suggerita da R. A. Schwaller de Lubicz, basandosi su delle considerazioni geologiche. Infatti, Schwaller osservò che lo stato d'erosione avanziato del corpo del leone non poteva logicamente essere il risultato di una susura da parte del vento e della sabbia, come viene universalmente insegnato, ma da profonde tracce d'ersione da parte dell'acqua (teoria confermata da geologi contemporanei come Robert Schoch, professore all'Università di Boston). I geologi sono d'accordo nel dire che in un lontano passato, l'Egitto fu colpita di forti innondazioni. L'erosione eolica non avrebbe potuto aver luogo quando il corpo della Sfinge era interamente ricoperto dalla sabbia, stato nel quale si ritrovò durante la quasi-totalità degli ultimi 5.000 anni - dall'epoca presunta della sua costruzione. Inoltre, se delle tempeste di sabbia avevano causato l'erosione profonda dell'edificio, ci si potrebbe aspettare di trovare le stesse tracce su altri monumenti egiziani costruiti con materiali simili ed esposti al vento durante questo periodo. Tuttavia, anche su delle strutture esposte a queste condizioni, gli effetti sono meno visibili, addirittura minimi.

sfinge03.pngTracce di erosione verticale dovuta all'acqua sul corpo della Sfinge

 

Un'ulteriore prova della grande età della Sfinge può essere apportata dal significato della sua forma, il leone. Ogni 2160 anni, a causa della precessione degli equinozi, il sole sorge sullo sfondo stellare di una costellazione diversa. Durante gli ultimi 2000 anni, questa costellazione era quella del Pesce, simbolo dell'era cristiana. La costellazione precedente fu quella dell'Ariete, che era succeduta a quella del Toro. È interessante notare che durante il primo e secondo millennio a. C., l'Era dell'Ariete, quest'animale era molto comune nell'iconografia dell'Egitto dinastico, menter durante l'Era del Toro, il culto di quest'ultimo era celebrato nella Creta minoica. I costruttori della Sfinge utilizzarono questa stessa concezione del simbolismo astronomico nelle loro edificazioni monumentali.

Le scoperte geologiche citate indicano che la Sfinge sarebbe stata scolpita all'incirca verso il 10.000 a. C., ossia durante il periodo che coincide con l'Era del Leone (dal 10.970 al 8810 a. C.).

sfinge04.pngSimbolo cristiano del pesce

 

 

sfinge05.pngViale delle sfingi dalla testa di ariete di Luxor

 

 

 

sfinge06.pngAffresco della Creta minoica rappresentante la taurocapsia

 

Un ulteriore sostegno in questa ricerca di correlazione astronomica fu apportata dai programmi informatici sofisticati come ad esempio Skyglobe. Questo programma è capace di generare delle immagini precise di non importa quale parte del cielo visto da diversi luoghi della terra e per qualsiasi momento del passato e del futuro.

Graham Hancock scrive in Mirror of Heaven [Lo specchio del cielo]: "delle simulazioni informatiche ci mostrano che nel 10.500 a. C., durante l'equinozio di primavera, la costellazione del Leone precedeva il sole nel cielo - un'ora prima dell'alba, il Leone inclinava lentamente ad Est verso l'orizzonte nel punto esatto in cui il sole sarebbe sorto". Ciò significa che la Sfinge dal corpo di leone, con il suo orientamento verso Est, contemplava tutte le mattine la sua immagine celeste.

sfinge07.pngCostellazione del Leone

 

Gli elementi enunciati significano che la colossale scultura del leone d'Egitto sarebbe già esistita in un momento in cui, secondo le teorie archeologiche prevalenti, non esisteva nessuna civiltà sulla terra e in cui le comunità umane vivevano allo stadio di cacciatori-raccoglitori. Questa rimessa in discussione della storia nota è talmente radicale che la reticenza accademica nel prenderne atto è più che comprensibile.

Se la Sfinge è così antica come le ipotesi revisioniste recenti lasciano intendere, la storia dello sviluppo delle civiltà dovrebbe essere completamente ripensata e la questione posta dall'Atlantide di Platone potrebbe infine essere presa in considerazione e giustamente ripensata alal luce dei nuovi apporti storiografici.

 

 

[SEGUE]

 

Massimo Cardellini

 

Bibliografia raccomandata:
 

Charles François Dupuis

Giorgio de Santillana

Graham Hancock

Robert Bauval

John West

R. A. Schwaller de Lubicz

Robert Schoch

Gilania. Massimo Cardellini. La sfinge di Giza riflesso terreno della costellazione del Leone dello Zep Tepi.
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26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 07:00

Matriarcato Iberico: il primo popolo di Spagna venerava la dea madre e il dio toro

DamaElche1.JPG

 

Dama-de-Elche-francobollo.jpg

Gli Iberi sono una popolazione protostorica della Penisola Iberica. Sono stati chiamati così dagli autori dell'Antichità che hanno tentato, come ha fatto Avieno, di collegare questo etnonimo al nome di un fiume locale importante oggi chiamato Ebro. Gli Iberi abitavano sulla costa Est e la costa Sud della penisola iberica. Sembra che si debbano distinguere dai popoli dell'interno che avevano delle culture e dei costumi diversi. Tuttavia, geograficamente, Strabone e Appiano chiamano Iberia il territorio della penisola iberica.

Banconota_Dama_di_Elche.jpgVerso il 3.800/ 4.700 a. C., dei Pelasgi provenienti dalla Grecia si installano nell'Italia del sud, in Sicilia, a Malta, a Cipro, in Sardegna, in Provenza, nel Portogallo del sud, alle Baleari, nella Spagna del sud e probabilmente in Algeria e in Tunisia. Nella Spagna del sud, fondano la civiltà iberica (apparentata ai Baschi secondo Starbone, essi stessi discendenti dei liguri, nella Francia attuale). I Pelasgi adoravano la grande dea così come il dio toro. I Baschi le danno il nome di "Maya" e la fanno regnare sul mondo sotterraneo. I Liguri adoravano anche il dio-toro del monte Bego o il dio cervo della val Camonica (i Celti daranno il nome di "Cenunnos" alle due forme di questo dio).

scoperta-dama-Elche.jpegUna delle figure emblematiche dell'arte Iberica è la Dama di Elche (Dama d’Elx in valenziano; Dama di Elche in spagnolo) è una scultura che rappresenta un busto di donna in pietra calcarea, datata al V o IV secolo a. C., scoperta il 4 agosto 1897 su un sito romano antico, l'Alcudia, a 2 km a sud di Elche, vicino ad Alicante, in Spagna.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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3 febbraio 2014 1 03 /02 /febbraio /2014 07:00

Matriarcato Cucuteni, Romania: una grande civiltà urbana della Dea, del Serpente e del Toro

La cultura di Cucuteni-Trypillia, conosciuta anche come cultura di cucutenicultura di Tripolye e cultura di Trypillia, secondo che si adotti un punto di vista rumeno (Cucuteni), russo (Триполье) o ucraino (Трипілля), era una cultura neolitica del V-IV millennio a. C., localizzata intorno allo Dniestr sino al Dniepr, dove diede nascita nella regione di Tcherkassy sin dal 3700 a. C. a degli agglomerati proto-urbani di estensione considerevoli per l'epoca.
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La dea, il serpente e il toro

Dal punto di vista economico e sociale, la cultura Cucuteni-Trypillian era una società matriarcale pacifista e non gerarchizzata secondo certi ricercatori. La loro religione era centrata intorno alla Grande Dea Madre che era un simbolo della maternità e la fertilità agricola. Anche il toro era adorato come forza, fertilità e cielo, e un serpente ritenuto l'eternità e l'eterno movimento.cucuteni3950-3650.png

Delle città di 15.000 abitanti

In Romania, sono i Cucuteni, in Ucraina, sono i Trypilliani e in Russia, sono o Tripolie: una cultura che è fiorita alla fine del Neolitico tra 5500 e 2750 a. C. Al loro apogeo, la società Cucuteni-Trypillian costruiva il più grande neolitico in Europa, con alcuni insediamenti sino a 15.000 persone. Uno dei più importanti misteri di questa cultura è che ogni 60-80 anni essa bruciava i suoi villaggi e li ricostruiva sopra l'antico. La cultura Cucuteni-Typillian era matrilineare, le donne erano i capi famiglia ed eseguivano anche il lavoro agricolo e il vasellame, quello tessile e l'abbigliamento. Gli uomini erano cacciatori, si occupavano degli attrezzi ed erano invaricati degli animali domestici.

Delle vestigia contemporanee

Ancora durante il XIX secolo la dote di una figlia ucraina doveva essere accompagnata con delle Bambole Motanka (Poupées Motanka). Come le divinità antiche, la bambola si occupava del benessere della famiglia, era un talismano antico che si ritrovava nella famiglia ucraina. Gli antenati credevano che l'anima della madre o della nonna ritornassero nella bambola - eco del culto matriarcale che dominava durante questa civiltà.

[Traduzione di Ario LIbert]

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12 ottobre 2013 6 12 /10 /ottobre /2013 07:00

I primi artisti dell’umanità erano delle donne

mani-pech-merle.jpgAffresco parietale dalla grotta francese di Pech-Merle in cui sono visibili, quasi a mo' di firma, le mani degli artisti o più probabilmente artiste, che l'hanno eseguito, probabilmente delle donne e risalenti ad almeno 25.000-20.000 anni fa.


 

di Christine Talos

 

Uno studio ha appena dimostrato, contrariamente alle idee note, che tre quarti delle pitture rupestri dei siti preistorici sono stati realizzati da donne.

mani-Grotta-di-Gargas--Francia--silhouettes-mani.jpgImpronte di mani dalla grotta di Gargas negli Alti Pirenei francesi.

 

I manuali di storia erano stati sino ad oggi formali: i magnifici affreschi che si trovano soprattutto nelle grotte di Lascaux, in Francia, sono stati dipinti da uomini. Probabilmente da cacciatori che raccontavano e valorizzavano in tal modo le loro batture di caccia.

 

 

Mani-cueva-de-las-manos-argentina
Argentina, caverna delle mani.

 

Uno studio appena uscito contraddice quanto era stato sinora dato per acquisito. Esso dimostra infatti che le donne erano senz’altro i primi artisti dell’umanità.

 

mani-Grotta delle Mani Nere-Parco nazionale di Gulung Mulu-Grotta delle Mani Nere, nel Parco nazionale di Gulung Mulu, Borneo.

 

L’archeologo Dean Snow, dell’università della Pennsilvania, è giunto alla conclusione, sulla rivista “American Antiquity”, che il 75% delle pitture di bisonti, mammut, cavalli e altri cervi catturati dagli uomini, erano state realizzate da persone di sesso femminile della preistoria, sostiene il National Geographic.

 

Lunghezza e distanza delle dita

 

Per sostenere la sua teoria, il ricercatore si è appoggiato sulle impronte delle mani che si ritrovano un po’ ovunque nelle grotte preistoriche di tutto il mondo. Dean Snow ha studiato per quasi dieci anni la lunghezza delle dita e la loro distanza nelle tracce che decorano otto siti di Francia e Spagna. E ha messo a punto un algotitmo che determina con una precisione del 60% che tre quarti degli affreschi rupestri sono opera di donne.

mani-Grotta dell'Impronta, Belize(maya)Grotta dell'impronta, Belize.

 

Per il ricercatore, non è una sorpresa: “Nelle società di cacciatori raccoglitori, sono gli uomini ad uccidere. Ma per la maggior parte del tempo, sono le donne che portano le prede al campo. Esse sono dunque altrettanto coinvolte nella caccia quanto gli uomini”.

 

Pareri divisi

 

Gli esperti sono divisi sulle conclusioni di Dean Snow. Alcuni sono scettici come R. Dale Guthrie, che ha studiato anche lui delle impronte del paleolitico. Dopo aver esaminato dei palmi e dei pollici, aveva valutato che le mani appartenevano a degli adolescenti, “Dipingevano ciò che li interessava: delle donne nude e grandi animali spaventosi”.

mani-australia-caverna.jpgCaverna delle mani, Australia.


Altri ricercatori sono molto più convinti, “I lavori di Snow sono un contributo storico suul’argomento in questione”, ha dichiarato Dave Whitley un archeologo della California. “È la prima volta che qualcuno consegna un così buon riassunto di prove, quando da più di dieci anni nessuno si occupava più dell’argomento”.

Christine Talos



[Traduzione di Ario Libert]

 

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Les premiers artistes de l'Umanité étaient des femmes

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Published by Ario Libert - in Gilania
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31 maggio 2013 5 31 /05 /maggio /2013 07:00
Sahara neoliticosahara01.jpg


L'Australopiteco sapeva molte cose, l'Uomo ha saputo che sapeva e quest'uomo moderno, in piena fase di conquista, ha avuto, ancor più dei suoi predecessori, voglia di far sapere che sapeva di sapere. E sono centinaia di migliaia  di documenti incisi o dipinti che di colpo sorgono dal tempo sotto i nostri occhi meravigliati che ci attestano che i nostri antenati non erano stupidi... diceva Yves Coppens.

 

Grande Atlante del continente africano - Editions Jeune Afrique, 1973


sahara02.jpg"Quando le piogge rendevano verde il Sahara durante il neolitico, i suoi occupanti sono ampiamente avanti sul resto del mondo in campo tecnico (allevamento, ceramica) ma anche artistico producendo dei capolavori considerarti tra i più belli dell'umanità. Questa popolazione sahariana è composta da una moltitudine di gruppi umani, provenienti da migrazioni successive, Neri, Bianchi, Meticci, tutti differenti ma uniti in una stessa civiltà bovidiana che possiamo considerare come l'origine dell'Africa attuale.

 

Un viaggio nel Sahara è l'occasione di un vero ritorno alle fonti culturali dell'Africa e permette di meditare sulla coesistenza di etnie, di lingue e di religioni diverse".


Il Neolitico


 sahara03.jpgIl Neolitico può essere considerato come l'apoteosi nell'evoluzione delle società preistoriche dopo dopo 2-3 mioni di anni in cui il genere Homo ha dovuto acquisire la bipedia e la tecnologia della pietra, la parola ed il fuoco. Nel suo cammino, ha scoperto la coscienza e l'angoscia della morte, creato i suoi primi miti e le sue prime religioni. Il Neolitico assiste all'accelerazione di tutti questi processi che conducono al progresso. Partita da una società di caccia, l'umanità evolve verso la sicurezza della produzione.

 

Il periodo del Neolitico in Africa è conosciuto soprattutto dalla fonte documentaria incomparabile che è l'arte rupestre. Il Sahara è il più vasto museo a cielo aperto del mondo. Quest'arte rupestre non corrisponde ad un breve periodo di attività. Si estende per un lungo periodo durante il quale non ha smesso di evolversi.

 


sahara04.jpgsahara05.jpgIn una cronologia diventata classica si considerano come periodi arcaici, bubalino e teste rotonde, contemporanee di cacciatori che braccavano la grande fauna selvaggia soprattutto il grande bufalo (datazione situata nel grande periodo umido anteriore al 7.500 BP, seguiti da un periodo pastorale in cui regnavano i bovidi (tra 7000 e 4500 BP) poi seguono due periodi appartenenti alla protostoria: il periodo caballino che vede l'introduzione del cavallo ed i famosi Garamanti (tra 3500 e 2000 BP) e infine il periodo camellino quando fa la sua apparizione il dromedario. Questi animali danno dei reperti ecoclimatici e socioculturali.


sahara06.jpgDagli  anni 80 del XX secolo dei ricercatori come A. Muzzolini o J. L. Le Quellec propongono una cronologia più corta in cui i periodi Bubalino e pastorale non sono nei fatti  che delle divisioni di un vasto insieme raggruppante degli stili differenti. Essi si appoggiano su un argomento di valore: la presenza di buoi domestici in tutti questi stili, e di conseguenza un ringiovanimento dell'arte rupestre il cui inizio è stimato dopo l'arido semi-olocenico 7500-7000 DP (dal presente).

 sahara07.jpgQuesta cronologia ha il merito di ergersi contro il pregiudizio di un evoluzionismo culturale lineare che vede succedere lo stadio dei cacciatori, quello degli allevatori ed infine degli agricoltori e in cui il cacciatore è sempre considerato come un primitivo ed un selvaggio associato ad una mentalità arcaica. Al contrario per l'etnologo Marshall Sahlins, il paleolitico era l'età dell'abbondanza, i nostri antenati cacciatori non dedicavano che alcune ore alla cacia, si procuravano facilmente del nutrimento  poiché non erano numerosi. È il mito del paradiso terrestre che è rimasto in tutte le religioni.

 

Le cose non sono così semplici e le separazioni tra i periodi non così evidenti. I cacciatori-raccoglitori hanno coabitato con i pastori per lunghi periodi. Nell'Africa subsahariana l'idea di successione deve essere sostituita con quella di coesistenza. Appena cinquanta anni fa, i Boscimani del Kalahari ed i Pigmei della grande foresta equatoriale vivevano esclusivamente di caccia e di raccolta pressapoco allo stesso modo dei nostri lontani antenati del Paleolitico.

 

sahara08.jpgAllo stesso tempo e ad una distanza di alcuni chilometri dei villaggi di agricoltori allevatori vivevano in autosussistenza come quelli del neolitico. Queste comunità paleolitiche e neolitiche non sono scomparse con l'urbanizzazione di massa e disordinata dell'ultimo quarto di secolo. Conservazione e adattamento a nuove norme, queste due forme di spiriti antagonistici presso gli Occidentali sono strettamente legati all'Africa nera non soltanto nel quadro di un gruppo sociale dato, ma anche - e soprattutto - nella testa degli urbanizzati che hanno avuto accesso a un modo di vita moderno (Marianne Cornevin).


 sahara09.jpgAi giorni nostri nelle grandi capitali africane degli alti funzionari sono capaci di condurrea buon fine delle riforme imposte dai politici di stabilizzazione strutturale (informatizzazione delle procedure di gestione ad esempio) pur conservando un ruolo attivo nella vita tradizionale della loro etnia. Allo stesso modo i pastori nomadi incontrati durante questi viaggi conducono un'esistenza paragonabile a quella degli artisti autori di tutte queste testimonianze. L'assenza per il momento di datazione diretta delle pitture e delle incisioni (le date date non provengono che dagli oggetti trovati durante degli scavi effettuati su siti di cui nulla prova che essi siano dell'epoca degli artisti) non permette di assegnare correttamente ledue cronologie. I differenti periodi saranno presentati rispettando la terminologia classica.

 

 sahara10.jpgSito di Telimorou, regione di Fada (Ennedi). Diversi siti visitati in Libia (settore degli Aramat), Algeria (altopiano del Medak e regione di Dider nel Tassili N'Ajjer, Tadrar), e nello Ciad (massiccio dell'Ennedi) illustreranno i principali periodi. I siti di pitture (ad eccezione dei siti "teste rotonde") si situano generalmente nelle vallate in cui i fiumi oggi non scorrono più se non raramente e soltanto per pochi chilometri e durante i temporali. I principali siti di incisioni si trovano per contro nel letto degli uadi (torrenti fossili).


 sahara11.jpgGrotta, regione di Aroué (Ennedi). Le grotte ed i ripari dove si possono contemplare delle pitture che si trovano molto spesso ai piedi delle scarpate, a diverse altezze e precedute da una terrazza dominante una grande pianura. Non è necessario che la falesia sia alta o che il blocco di arenaria presenti imponenti superfici piane per trovare dell'arte rupestre. Sembra che il biotopo abbia più importanza della qualità delle pareti.


Scena di caccia all'antilope. Quest'arte è intimamente legata all'ambiente dei siti e ogni escursionista si accorgerà che spesso è bello viverci ed accamparsi. Alcune di queste grotte sono ancora utilizzate dai nomadi come deposito di bagagli.


sahara12Il colore naturale dell'arenaria è giallo. All'esterno è fortemente patinato in rosso, colore dominante del paesaggio con il bianco giallino della sabbia. La gamma dei colori non è molto ricca. Essa è limitata dalle risorse locali. Il rosso domina e proviene da noduli di ocra naturali (scisti di colori diversi) che per in alcuni luoghi affiorano in grandi quantità. I colori spesso più usati sono le diverse sfumature di rosso, di viola, di giallo. Sono i colori degli scisti più comuni. Il grigio, il blu, il verde oliva, che appaiono soprattutto nelle pitture sulle maschere, provengono anche dagli scisti la cui esistenza è più rara. In quanto al bianco i pittori dovevano andare a cercarlo in quantità notevoli nei giacimenti di caolino poco numerosi che potevano essere molto distanti dai siti. Un filone di terra bianca (caolino) affiora in cima all'abka Tafelet (altipiano del Medak).


sahara13.jpgI coloranti erano ottenuti schiacciando gli scisti con l'aiuto di uno sminuzzatore su una macina. La polvere era in seguito stemperata in un legante. Il liquido veniva applicato sulla parete con l'aiuto di un bastoncino masticato per le opere più antiche e con uno strumento simile ad un pennello per il periodo degli scisti.

 

La raccolta è un importante contributo, soprattutto quello delle graminacee selvatiche. Si ritrova del materiale macinato in grandi quantità, macine e frese sul suole delle terrazze.


sahara14.jpgL'abbondanza di questo materiale prova che la crescita naturale normale delle graminacee selvagge a grande valore alimentare bastava al consumo senza che fosse necessario far ricorso alle procedure costrittive dell'agricoltura. Otto mila anni or sono si raccoglieva in autunno le spighe del piccolo miglio che erano cresciute da sole.

 

Queste graminacee selvagge costituiscono oggi ancora l'essenziale della razione calorica nelle regioni tropicali dell'Africa. Il miglio penicillare è coltivato in tutta la fascia dello sahel. L'Africa tropicale era dunque infinitamente più ricca dell'Europa temperata in piante alimentari di grande valore, il che spiega la persistenza sino ai nostri giornidi questa proto-agricoltura.

sahara15.jpgGli uomini del neolitico non erano dei primitivi come molti immaginano gli uomini preistorici. Essi avevano la fede e la credenza che trascendono la vita quotidiana. I defunti non erano abbandonati ma accuratamente  deposti nella terra. Degli scavi sul sito di Tin Hanakaten, nel sud est di Djanet, hanno rivelato degli scheletri posti in un cassone di pietra ricoperto da un ammasso di blocchi datati al 8000 dal presente. Ma ciò che attira di più l'attenzione, sono le centinaia di sepolture che si possono vedere in tutti gli angoli del Tassili N'Ajjer che i Tuareg designano con il nome di idebnan.


sahara16.jpgLa sepoltura più semplice è il tumulo. È il tipo più diffuso nel Sahara e quello che si conserva meglio. Si tratta di un semplice mucchio di pietre omogenee che hanno la forma di un rialzo sul vertice conico o a sfera. La sepoltura "a corridoio e chiuso" è il tipo di tomba più grande, il più complesso e il più caratteristico del Tassili N'Ajjer.


sahara17.jpgEsso si compone di un viale-corridoio e di due cerchi, il più piccolo circonda il tumulo, il secondo l'intero edificio. Le dimensioni di queste sepolture possono raggiungere i 150 m. Questi monumenti sono quai tutti orientati verso l'est, l'orientamento è dato dal viale corridoio. Spesso questi tumuli a corridoio e chiusi sono costruiti su un rilievo per essere visto da lontano come quello di Tikubauine.


sahara18.jpgUn altro tipo di tomba si presenta sotto la forma di pietre erette in circolo circiondanti una specie di tumulo centrale. Il tumulo è la più antica tomba che ci sia. Quello di Tin Hanakaten è datato al 7900 dal presente. Delle datazioni effettuate durante degli scavi di tumuli identici nell'area del Niger hanno fornito delle date dell'ordine di 6000 anni dal presente, ossia in pieno periodo pastorale.

 

 

 

 

Il periodo Bubalino

 

Il deserto non è deludente, anche qui, su questa soglia in cui non fa che iniziare ad apparire. La sua immensità innanzitutto, ingrandisce tutto, e, in sua presenza, la meschinità degli esseri viene dimenticata.

Pierre Loti

 

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Dettagli della testa del grande bue dal corpo decorato da spirali.

 

 

 

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Gazella sdraiata. Tin Teghert

 

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Le incisioni del sito di Tin Teghert, nella grande depressione di Dider, appartengono nella maggior parte al periodo bubalino e sono apparentati a quelli del celebre uadi Djerat. Le grandi lastre sono coperte da magnifiche incisioni di animali (buoi, giraffe, gazelle, rinoceronti, struzzi) di un naturalismo perfetto. La tecnica è accurata con uin tratto levigato e netto.

 

L'originalità di Tin Teghert risiede nella presenza di incisioni di buoi dalle dimensioni smisurate. Uno di essi raggiunge i 5,5 metri di lunghezza ed ha il corpo interamente ricoperto da disegni a spirale, il che ne fa un'opera unica. Il segno simbolico della spirale è uno dei più diffusi in tutte le culture. I dizionari dei simboli attribuiscono alla spirale un valore di fecondità acquatica e lunare. Una spiegazione possibile sarebbe di vedere in alcune spirali un segno delle corde utilizzate per la cattura di animali domestici o selvatici.

sahara22.jpgTre giraffe dal collo esteso, brucano le foglie di un albero. Altezza 80 centimetri.

 

Lo stile del periodo bubalino è facilmente identificabile. La principale caratteristica è la grande dimensione delle incisioni che raggiungono facilmente 1 o 2 metri, il primato spetta ad una giraffa di 8 metri di altezza nello uadi Djerat. Gli animali selvaggi costituiscono il tema favorito degli incisori: giraffe, bufali, rinoceronti, elefanti, struzzi, gazzelle.


sahara23.jpgIl sito di Tin Teghert sorprende per le rappresentazioni di gufi e civette. Si contano una quarantina di esemplari di questi uccelli notturni mentre sono quesi del tutto sconosciuti altrove a parte lo uadi Djerat. Queste incisioni di uccelli presentano un tratto puntinati che ricopre il tratto levigato delle incisioni più antiche  il che lascia pensare che esse appartengano ad uno stadio più recente e corrispondono ad un'evoluzione del periodo bubalino.

sahara24.jpgStruzzi a due teste. Gli animali doppi sono frequenti nell'arte rupestre. La maggior parte riguarda i bovidi ma gli struzzi non sono rari. 

 

I bovidi mostruosi a due teste possono essere accostati ad alcuni miti, soprattutto al mito fulano di Kumen.

 

sahara25Teste di giraffe. Ogni anno i Fulani rivivono alcuni episodi di questo mito nel corsoi di una cerimonia, il Lotori, che esige la presenza di una rappresentazione di un bue bicefalo.

 


sahara26.jpgGrande bufalo antico. Regione di 
Aramat. Il periodo al quale sono collegate queste incisioni porta il nome di bubalino per via delle numerose incisioni rappresentanti un bovino selvatico dall'aspetto temibile: il grande bufalo antico oggi scomparso.


sahara27.jpgQuesto bovide possiede delle corna spettacolari (un cranio scoperto durante gli scavi presenta corna del diametro di 3,60 m) che hanno dovuto sicuramente impressionare l'immaginario degli incisori. qui ont du certainement impressionner l'imaginaire des graveurs.

Chiamato un tempo Bubalus (da cui il nome del periodo) poi Pelorovis antiquus non potrebbe essere di fatto che un antenato del bufalo africano attuale, da cui una nuova denominazione proposta da alcuni autori: Syncerus caffer antiquus.

sahara28.jpgForse un bufalo antico come fanno pensare le corna. Sefar. Si è a lungo pensato che il bufalo antico fosse sparito molto presto il che ne faceva un fossile diretto del periodo più antico. Tuttavia delle scoperte recenti soprattutto in Libia nel settore degli Aramat di dipinti di bufali antichi nel caratteristico stile del periodo bovide finale (stile di Iheren-tahilahi) lasciano supporre che questo grande bufalo selvatico sia vissuto ben più tardi, certamente sino alla fine del neolitico, e che ha continuato ad essere cacciato dalle popolazioni dei periodi pastorali.

sahara29.jpgLe mammelle rigonfie di una vacca. Tin Teghert. Le incisioni di Tin Teghert (come quelle dello uadi Djerat e del Messak Libico) sono rapportati al periodo bubalino ed attribuiti secondo le teorie classiche  a delle popolazioni di cacciatori viventi molto prima della addomesticamento dei bovini (7.550 anni avanti il presente). Tuttavia si nota la presenza di un gran numero di incisioni di bovidi che sembrano incontestabilmente domestici e di cui lo stile non differisce in nulla dalla fauna selvatica.


Ciò fa pensare che queste opere non sono la produzione di cacciatori, ma di un gruppo culturale padroneggianti l'allevamento pur continuando a praticare la caccia. Ciò ha come conseguenza di far risalire queste incisioni a cira 6.500 dal presente.

 

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Personaggi da Tin Teghert. Si può supporre che due dei personaggi siano muniti di maschere che l'incisore avrebbe reso con una levigatura accentuata della roccia. Uno di questi personaggi possiede una coda poasticcia.


Le incisioni di stile bubalino di Tin Teghert e dello uadi Djerat nel Tassili sono da confrontare con quelli del Messak Libico e dell'atlante sahariano, il che può spiegarsi con l'appartenenza degli incisori ad una stessa grande famiglia. L'esame delle incisioni così come degli studi linguistici permettono di pensare che questi incisori appartenavano a delle popolazioni afroasiatiche e parlavano una proto-lingua da cui più tardi deriveranno numerose lingue tra cui il berbero. I linguisti hanno potuto ricostituire in questa proto-lingua, il cui nucleo originario è situato tra il Nilo nubiano e gli altopiani etiopi, dei termini relativi all'addomesticamento. Queste popolazioni inizieranno una migrazione verso ovest in direzione del Maghreb e del Sahara centrale attraversando il deserto occidentale d'Egitto e servendosi delle loro greggi come "cibo ambulante". Secondo J. L. Le Quellec "le antiche incisioni del Sahara settentrionale e centrale furono probabilmente realizzate da popolazioni afroasiatiche, famiglia linguistica la cui frammentazione è egualmente all'origine dell'Egiziano antico il che spiegherebbe 'l'aria famigliare' segnalata tra le due regioni".


Il periodo delle teste rotonde


 

Non negare, ciò che non si capisce


sahara31Foresta di pietra di Jabbaren
. Entrare nelel foreste di pietra di Sefar o di Jabbaren è come entrare in un tempio. I pittori non hanno scelto per caso questi luoghi strani per eseguirvi i loro affreschi. Le immagini più intensamente religiose si trovano nelle più belle foreste di pietra del Tassili, sulla parte più elevata dell'altipiano.


Per questi uomini, quest'universo rappresentava una terra sacra dove regnava lo spirito. È qui, nei santuari della Preistoria, che si svolgevano le loro cerimonie.


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Personaggio "testa rotonda" con arco. Tin Aboteka.

 

"Teste Rotonde perché gli esseri umani sono rappresentati spesso con una testa arrotondata in cui né i tratti del volto né i capelli sono rappresentati. Dei volti anonimi ma di una presenza intensa quasi avvincente. Si è ritenuto che queste "Teste Rotonde", per le loro caratteristiche anatomiche e culturali (scarnificazioni e pitture corporee) siano dei neri. Questi nomadi o semi-nomadi percorrevano questi vasti territori tassiliani, allo stesso tempo territori di caccia e di raccolta dei vegetali. Delle considerazioni archeologiche sul vasellame di stile a "linee ondulate" (wavy line), una specie di linea ondulante impressa sull'impasto, e di natura linguistica (delle parole designanti il vasellame e la raccolta dei cereali selvatici sono identificati nelle lingue sorte dal nilo-sahariano) lasciano pensare che delle popolazioni che parlavano una lingua di origine nilo-sahariano sarebbero, con il favore del ritorno delle piogge, mifrate da una zona sub-saharasiana situata verso il centro dell'attuale Sudan in direzione del massiccio dello Tassili n'Ajjer passando per l'Ennedi ed il Tibesti. Questa migrazione è stata facilitata dalla rete idrografica che permetteva una facile circolazione tra Khartum ed i massicci saharasiani seguendo sopratutto lo uadi Howar.

 


sahara33.jpgSfilata di moda? (Sefar).
 Si è pensato a lungo che lo stile delle "Teste Rotonde" erano limitate al massiccio degli Ajjer e dell'Akakus in Libie. Ma delle scoperte recenti di pitture di questa scuola nel massiccio dell'Ennedi apportano nuovi elementi a questa ipotesi. La tecnica di pittura appariva del tutto caratteristica: un largo tratto disegna il profilo molto sommariamente con l'essenziale dei contorni poi l'interno è riempito con una tinta piatta.

 

Questa tecnica presenta una tale unità che si riconosce subito un disegno delle Teste Rotonde. Il pigmento è spesso, molto verosimilmente applicato allo stato quasi pastoso. La sostanza colorante non era soltanto un materiale per l'artista che l'applicava sulla parete, ma rivestiva un senso spirituale.


sahara34.jpgDiversi stili e stadi si sono succeduti ma sino ad oggi nessuno studio ha potuto classificarli in un ordine assoluto, ma risalta durante tutto questo periodo un'unità culturale innegabile. I cambiamenti negli stili appaiono come delle evoluzioni del pensiero e della religione.

Quando le teste rotonde iniziano a dipingere, esse eseguono delle sagome sommarie, rigide e statiche. È a questo primo stadio che questi artisti dipingono delle composizioni monumentali che si distendono su tutta la superficie di un rifugio.

 

sahara35.jpgL'affresco del "Grande Dio" a Sefar, si estende su tutta la superficie di un riparo per 16 m di lunghezza e circa di circa 30 metri quadrati. La parete è rivolta verso una pianura in cui si svolgevano le cerimonie immortalate dagli affreschi. I principali attori della scena sono facilmente identificabili: al centro il "Grande Dio" che con i suoi 3 metri di altezza è particolarmente impressionante con una grande tasca tra le gambe rappresentante un pareo o una protezione fallica o anche un sesso smisurato e una testa munite di corna, un'antilope incinta rossa e una femmina in posizione orizzontale con un ventre prominente, delle antilopi bianche che sfilano da sinistra a destra.


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Un motifvo è apposto al corpo del "Grande Dio", 

 

 

 

 est apposé au corps du "Grand Dieu", une expression symbolique caractéristique des peintures de cette période, un motif ressemblant à une sorte de méduse, qui ne correspond à rien de connu et s'inscrit dans les grandes compositions comme un sceau.


sahara37.jpgCette fresque exprime de toute évidence l'idée de la fécondité et son mystère, la vie et la fertilité. Il y a sur cette paroi le récit d'un des plus anciens mythes du monde.

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Les personnages de cette fresque de Jabbaren ont des têtes parfaitement rondes délimitées à hauteur du cou par des lignes qui laissent supposer le port de masques. Ce type de représentation est assez fréquente par mis les peintures de la période. Ces représentations ont été rapprochées de plusieurs types de masques connus en Afrique dont le décor est dominé par un traitement non iconique des visages comme par exemple les masques des Bateke au Congo.

 

sahara39.jpgJabbaren. Boeuf à tête-masque Ces masques auraient pu être de deux types : Sphériques, faits d'une simple calebasse évidée et décorée dans le cas des têtes circulaires ; Non sphériques mais plats, réalisés en bois . Par leur taille et leur hiératisme, les "Grand Dieux" sont sans doute des divinités, les femmes qui dansent autour d'eux dans une position de danse "africaine", portent des maques décorés de signes symboliques sans doute en rapport avec les attributs de ces dieux qui ont affaire avec la fécondité.

 

sahara40.jpgLes danseurs masqués de Sefar.Un masque aussi naturel qu'une calebasse évidée émane du symbolisme, le but des rituels est, par le retour périodique aux temps primordiaux, d'abolir la distinction qui peut s'effectuer entre la divinité et le masque : pendant le rite, le masque est la divinité.


sahara41.jpgPersonnage mythique portant un masque à grandes oreilles. Les masques sont connus en plusieurs exemplaires, portés par des thériomorphes, des humains ou des animaux. Le masque fut un objet sacré chez les "Têtes Rondes", symbolisant le mythe qu'il raconte et les pouvoirs de celui qui le porte.

 

 

sahara42.jpgAutre "Grand Dieu" à Sefar, tenant un bâton dans sa main un sac attaché à l'autre poignet, associé à la même trilogie que le "Grand Dieu" à tête cornue : antilope, boeuf et orante. Cependant le dispositif de la composition diffère, le grand dieu n'est pas sexué et il est marqué d'une image symbolique en forme de croissant. L'isomorphisme entre le croissant lunaire et les cornes taurines a été remarqué en différents lieux et époques. L'ethno-anthropoloque L.V. THOMAS affirmait : "l'agriculteur assimile volontiers Terre-Femme-Lune et Fécondité tandis que le chasseur rapproche Ciel-Homme-Soleil et Puissance. Si cette "équation" s'avérait de valeur universelle elle pourrait laisser supposer que les auteurs des oeuvres préhistoriques des têtes rondes n'étaient pas fondamentalement des chasseurs, et que leur imaginaire favorisait plus la fécondité que la puissance.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

[tr-13]

 

Cette autre fresque de Tin Tazarift dégage une impression d'irréalité. Il est possible que les artistes aient eu l'intention de dépeindre la vision hallucinée de la sortie de soi, du voyage vers un autre monde dans un état modifié de la conscience. Sur une paroi de Sefar se déroule une cérémonie mettant en scène une procession d'orantes, un personnage masqué à grandes oreilles et des symboles circulaires.


Les orantes avec un nombril proéminent, aux bras levés en geste d'adoration ou de révérence, jambes fléchies, aux fesses saillantes souvent cachées par le retombé e d'un pagne court, peuvent évoquer une danse de guérison telle qu'elle se pratiquait récemment encore chez les San du Kalahari. L'absorption de substances hallucinogènes provoquait des transes, jusqu'à la perte de connaissance. A leur réveil, des hommes racontaient qu'ils avaient communiqué avec les puissances de l'au-delà, que leur corps démesurément allongés avait volé ou nagé sous l'eau, qu'ils avaient vu des lumières, les lignes ondulées, qu'ils s'étaient transformés en antilope ou en lion. Des visions comparables semblent avoir été peintes sur des parois du Tassili N'Ajjer.

 

 

 

[tr-14]

Cette fresque paraît regrouper des éléments de la pratique chamanique, tambour, danse de possession.


[tr-15]

Ce grand personnage qui semble flotter évoque le voyage du chaman pendant la transe. Sa tête porte peut être un masque muni d'appendices. A l'un de ces bras est attachée une forme en croissant, le poignet de l'autre bras est élargi, comme entouré d'un bracelet. Des archers semblant aussi porter des masques encadrent les personnages volants.

 

[tr-16]


Comme le magicien africain, le chaman est un médiateur entre sa communauté et le monde des esprits. il est tout à la fois prêtre, guérisseur, voyant, sorcier, devin et psychologue. Ses pouvoirs, obtenus après une longue initiation, lui confère une puissance bénéfique ou redoutable. Par toutes sortes de technique, de rythmes et de mouvements, par le consommation de substances hallucinogènes ou psychotropes, le chaman pratique la transe ou l'extase comme moyen de voyager vers les mondes autres, de communiquer avec les esprits, de s'en faire des alliés et de revenir dans le monde réel, dans son groupe, pour soigner la maladie ou l'infortune. (F. Soleilhavoup). Cette approche "chamanique" ne fait pas l'unanimité, la seule chose sur laquelle s'accorde les spécialistes est le sentiment de malaise procuré par l'aspect étrange des compositions. Incompréhensible pour des esprits logiques, ces figurations mystérieuses ressemblent à certaines images réalisées par des malades mentaux et plus précisément par des sujets drogués aux hallucinogènes. (U Sansoni).


[tr-17]


L'abri de Timeshral situé dans le wadi Aramat en Libye est décoré avec des regroupements de points rouges qui sont uniques au Sahara. Il est possible que ces décorations aient été destinées à des pratiques animistes de nature chamanique. Les dessins utilisent les accidents naturels de la roche, fissures et creux permettent la communication avec le monde des esprits.

[tr-18]


La difficulté d'interpréter ces images réside dans la quasi impossibilité d'émettre des hypothèses quand à la fonction sociale et à l'état de la psyché des auteurs des fresques. On doit fonder ces conjectures sur le fait que la pensée chamanique, résiduelle de nos jours, serait l'un des universaux de l'esprit humain.


 

[tr-19]

Les petits personnages en position frontales constituent un autre groupe. Ils se distinguent par leur couleur rouge brique sombre. Ils ont toujours vus de face, jambes et bras écartés, avec une position qui rappelle celle des "Grands dieux". Leur tête est bien ronde. Ils sont parés d'ornements aux bras et aux jambes. Ils sont associés à des motifs géométriques au sens inconnu, sortes de guirlandes.


[tr-19]

La "Dame Noire" de Sefar. Elle fait partie des êtres masqués qui sont, au même titre que les "Grands Dieux", les figures les plus représentatives de la période "Têtes Rondes", relevant de la même atmosphère religieuse et d'une esthétique remarquable. La spiritualité inscrite dans l'esthétique de ces personnages fait penser soit à des humains ayant un rôle précis à jouer lors des cérémonies, soit à des héros de récits mythiques. Ce sont des hommes ou des femmes initiés aux codes qui permettent d'accéder à l'occulte. Les sociétés dites primitives qui, aujourd'hui, perpétuent de telles pratiques picturales : les Aborigènes d'Australie, les Saudawe de Tanzanie, les Boschiman du Kalahari vénèrent les images de leur art rupestre et leur attribuent des pouvoirs occultes. Chez les Aborigènes, les peintures sont régulièrement repeintes au cours de cérémonies et de rituels, c'est un art encore vivant et dynamique comme le fut celui des "Têtes Rondes".


Les "Grands Dieux" ou la "Dame Noire" ne doivent pas être appréhendés comme des images statiques et muettes, ils parlent et bougent, ce sont des dieux.

Sefar est un temple avec ses autels et un langage visuel dont les images mythiques ne peuvent être comprises que si on les contemple avec sensibilité. Les mythes et leurs images sont les premières tentatives de l'Homme pour comprendre l'univers. Par le mythe il trouve un exutoire aux mystères de la vie et de la mort, générateurs d'angoisse, et il gagne en sérénité. (Malika Hachid).

 

 



Qu'as tu fait de ta liberté ? ne sais tu pas que la maison, est le tombeau des vivants

(Proverbe Touareg)


 

Il y a 30 ans encore, on pensait que les grandes innovations technologiques (poterie, élevage, métallurgie) étaient toutes nées au Proche-Orient et avaient atteint l'Afrique subsaharienne par la vallée du Nil. La recherche archéologique a montré que ce n'était plus tout à fait vrai.

 

La découverte dans le massif de l'Air (site de Tagalagal dans les monts Bagzanes) d'un gisement archéologique daté au carbone 14 de 11 000 à 10 000 BP et contenant de nombreux tessons de céramique, des meules ainsi que des outils de pierre de toute nature prouve que la fabrication de la poterie utilitaire dans les massifs sahariens a précédé de plus de mille ans sa généralisation au Moyen-Orient. Il faut maintenant prendre en compte l'antériorité de l'élevage des bovins, autre innovation capitale du Néolithique.

Le temps est largement venue de renoncer à l'idée d'une Afrique éternellement "à la traîne" des inventions asiatiques et européennes. (Marianne Cornevin).


Un berger armé d'une lance et d'un bâton tente d'éloigner l'animal sauvage qui vient de tuer une vache de son troupeau. Wadi Aramat

 Vers le VII millénaire BP, peut être même avant, les sociétés vivant en Afrique, Sahara et Afrique de l'est, font l'acquisition de la domestication du boeuf, du mouton et de la chèvre. Alors partout dans le Sahara des populations de pasteurs, qui sont aussi des artistes accomplis, se répandent. Tous ces bovidiens partagent les mêmes grands traits de civilisation, cependant, préfigurant la mosaïque ethnique de l'Afrique, quelques groupes se distinguent et se trouvent aux origines de peuples actuels du Sahel.

 Au cours de l'humide néolithique l'humidité va se localiser et transformer le Sahara en une multitudes de climats régionaux, alternant des zones verdoyantes et des espaces plus sec. L'homme et l'animal vont partager les mêmes territoires ce qui va favoriser l'apprivoisement. Une des premières phase de la domestication est peut être l'utilisation de bovins comme "garde-manger ambulant" par des groupes de chasseurs circulants entre des points d'eau. Il est maintenant acquis que la domestication s'est faite à partir d'une souche sauvage d'aurochs (Bos Primigenius). La principale espèce clairement reconnaissable dans les troupeaux est le Bos primegenius domestique. On remarque aussi la race à cornes longues, fines et en lyre, dénommée Bos africanus mais qui n'est peut être qu'une variété de la précédente.

 Un autre type est le boeuf à cornes courtes et épaisses (Bos brachyceros) bien que certains auteurs n'y voit qu'une interprétation abusive des oeuvres. Dans un même troupeau les formes des cornes peuvent très variables : des bêtes acères (sans cornes) côtoient d'autres animaux avec des cornes en avant ou en lyre. On est frappé par la variété du cornages de ces boeufs mais ,de nos jours, les Peuls du Burkina n'ont pas moins de douze termes pour désigner les formes des cornes de leurs bêtes.

 

Dans les peintures et gravures quelques boeufs ont visiblement une sorte de bosse à l'arrière de la tête, un vrai zébu qui pourrait indiquer l'existence d'un foyer africain de celui ci. Les bovidés sont traités en teinte plate avec souvent une réserve centrale. La robe bicolore est un indice de la domestication


Les parois se desquament fréquemment. Ici la nouvelle surface a été réutilisée plus tard par un autre artiste.

 

On retrouve ces boeufs avec de grandes cornes en forme de lyre le plus souvent croisés avec des zébus originaires d'Asie dans les plaines sahélienne entre les mains de pasteurs, notamment des Peuls Bororo.

 La majorité des images montre des activités pastorales et présente la vie quotidienne des habitants qui ont vécu dans les massifs du Sahara il y a plus de 5 000 ans. Cependant il serait limitatif de ne voir que le côté documentaire et anecdotique de ces oeuvres. Il est évident que l'acte de représenter ces scènes témoigne du lien profond qui unit les hommes à leurs troupeaux, comme dans les sociétés pastorales d'aujourd'hui.




Fresque de Jabbaren. Un des hommes tient un bâton appuyé sur ses reins, une attitude familière des bergers

Un des thème les plus fréquent est la tribu en déplacement. Les boeufs transportent les femmes et les enfants, les ballots et les armatures de cases. Les archers sont devant, l'arc à la main prêts à défendre le groupe.


Deux bergers avec des arcs mènent leur troupeau. (Sefar).


Sur la fresque ci dessus les hommes sont presque tous représentés dans une position agressive, en position de course avec des arcs à la main. Les boeufs semblent porter des structures courbes effilée à l'avant et plus épaisses à l'arrière qui pourraient être des armatures de cases ou de tentes. Un des archers est dans un galop effréné. Des boeufs sont montés par des groupes de 3 personnages. La largeur totale de tableau est de plus de 2 m.

 La tradition du portage du matériel est encore vivante de nos jours chez les peuls. L'objet le plus courant est le piquet placé horizontalement entre les cornes avec la corde à veaux (que l'on distingue nettement entourée autour du piquet sur ce qui reste de cette figure effacée par l'érosion).

Les fresques soulignent souvent l'importance donnée au matériel du pastorat notamment avec la corde à veaux.

Chez les Peuls cette corde était tendue à l'étape entre des piquets, on y nouait plusieurs boucles, chacune servant à attacher un veau afin de le tenir éloigner de sa mère pendant la traite. Cette corde, appelée dangul, représente la "ligne de vie du troupeau" et les piquets qui la soutiennent portent les mêmes noms que les séquences qui divisent le mois lunaire.

 

Les cordes à veaux, qui interviennent lors de l'initiation des bergers, sont la propriété des femmes, chargées de tout ce qui concerne le laitage. Dans chaque parc était entreposée une grande calebasse destinée à recueillir le lait. Elle était placée sous l'autorité et la gestion de la première femme de la famille promue "gardienne du lait".


Détails d'une scène avec un mât et des calebasses suspendues. Wadi Aramat.


 Femmes bovidienne assises, portants de grands chapeaux et bavardant. (Sefar).


 Le petit bétail, chèvres et moutons, est aussi présent dans l'art rupestre. Au Sahara en général l'élevage de ce petit bétail semble se répandre réellement au V et VI millénaires. C'est dans le désert occidental d'Egypte que les dates de la domestication sont les plus hautes. Des sites au Maghreb datés du milieu du IX millénaire contenaient des ossements d'ovicaprinés sauvages à partir desquels la domestication aurait pu se faire.

L'existence d'une souche sauvage d'ovicaprinés reste donc une des grandes questions de la Préhistoire.


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Sahara néolithique

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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 07:00

Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia

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Gli aspetti geografici dell'antropologia e della climatologia

 

zeus.jpgIl mio esame preliminare del comportamento e delle istituzioni sociali su di un campione di 400 culture aborigene, del livello di sussistenza differenti intorno al pianeta, indicava che le più estremiste delle popolazioni patriste vivevano in un ambiente desertico (DeMeo 1980), benché ciò non sia un'esclusiva.

 

Un'analisi globale più sistematica e definitiva proveniente da 1.170 culture differenti confermò più tardi la connessione deserto-patrismo, ma dimostrò che la generalizzazione non era valida per tutte le terre semi-aride od anche i deserti iper aridi di estensione geografica limitata in cui il nutrimento e l'acqua potevano essere ottenuti compiendo un breve viaggio. Più ancora  abbiamo trovato che le regioni umide adiacenti i deserti più importanti ed i più iperaridi erano patristi di carattere, un fatto che più tardi fu spiegato con la dimostrazione delle migrazioni delle popolazioni (DeMeo 1986, 1987).

 

I dati culturali utilizzati per questa analisi ulteriore erano stati presi nell'Atlante Etnografico di Murdock (1967), che non conteneva nessuna carta ed era composto esclusivamente di dati tabulari descrittivi sui popoli aborigeni viventi nelle loro regioni natali. I dati per l'America del Nord e del Sud come per l'Oceania rifletteva in una larga misura le condizioni degli indigeni pre-Europei. I dati di Murdock erano assemblati a partire da centinaia di fonti fidabili pubblicati all'incirca tra 1840 e 1960; i suoi dati erano stati esaminati in modo costruttivo da altri ricercatori e sono ampiamente utilizzati per testare una teoria della crescita culturale. Ognuna di queste 1170 culture individuali erano valutate separatamente (attraverso computer) secondo 15 diverse variabili che avvicinavano lo schema matrista-patrista dato preliminarmente [4]. Le culture esibivano un'alta percentuale di caratteristiche patriste (con un grado elevato di matrismo) ricevevano uno score debole appropriato. Delle latitudini e longitudini erano ottenute per ogni cultura ed una percentuale patrista regionale era estratta per ogni serie di 5° in 5° di latitudine e longitudine. La Figura 1, la Carta Mondiale del Comportamento, emerse da questa procedura (DeMeo 1986, Capitolo 4).

demeoA.gifFigura 1. La Carta Mondiale del Comportamento: Per il periodo all'incirca tra il 1840 ed il 1960, così come è riprodotta a partire dai dati culturali aborigeni forniti dall'Atlante Etnografico di Murdock (1967), con un'interpretazione storica minima. 

 

 

I modelli sulla Carta mondiale del Comportamento erano corroborati indipendentemente da carte separate di ognuna delle 15 variabili utilizzate nella costruzione, e da carte di altre variabili correlate (mutilazioni genitali, deformazioni craniche del bambino, fasciatura) fornita nella discussione originale (DeMeo, 1986, capitolo 5). La Carta mondiale del Comportamento dimostra chiaramente che il patrismo non si trovava dappertutto e non era casuale nella sua distribuzione mondiale. Le culture del Vecchio Mondo erano più patriste di quelle dell'Oceania o del Nuovo Mondo. Inoltre, le zone del patrismo estremo nell'Mondo Antico si trovano in un vasto fascia estendentesi attraverso l'Africa del Nord, il Vicino Oriente e l'Asia Centrale. Il fatto che questo stesso territorio geografico racchiuda quel che oggi è il più esteso ed iperarido degli ambienti desertici che si trovano sulla Terra è del più grande significato.

  

Le carte di fattori ambientali in relazione con le condizioni desertiche mostrano delle distribuzioni molto simili a quelle del patrismo estremo sulla Carta Mondiale del Comportamento. La Figura 2 è, ad esempio una carta che identifica i più iper-aridi degli ambienti desertici così come determinati dal rapporto di siccità Budyko-Lettau (Budyko 1958; Hare 1977). Questo rapporto compara il totale di energia di evaporazione disponibile in un ambiente dato con il totale della precipitazione. È un indicatore più sensibile di stress in ambienti aridi di quelli utilizzati in sistemi più standard di classificazione del clima, che inducono in errore coloro che pensano che tutti gli ambienti "desertici" siano simili per natura. Le carte identificanti altri estremi ambienti stressanti, come la variabilità più ampia di precipitazione, le temperature massime più alte mensilmente, le regioni senza vegetazione, le regioni di capacità molto debole per il trasporto, le regioni di suoli desertici e le regioni inabitate mostrano delle distribuzioni molto simili dei loro aspetti più intensi e più estesi all'interno del territorio patrista desertico estremo (DeMeo, 1986, Capitolo 2; DeMeo, 1987). Ho dato lo stesso nome Saharasia a questa espansione ampia di correlazione clima estremo e cultura.

 

demeoB.gifFigura 2: Il Rapporto di Siccità Budyko-Lettau

 

Messa in contrasto della siccità relativa delle diverse terre aride intorno al globo. I valori riflettono il rapporto  tra la precipitazione e l'energia di evaporazione; i valori 2 ricevono due volte più calore di evaporazione solare che l'umidità proveniente da precipitazione, mentre i valori 10 ne ricevono 10 volte di più.

  

Gli aspetti geografici dell'archeologia e della storia

  

Le distribuzioni strutturate sulla Carta Mondiale del Comportamento suggerivano che il patrismo si è sviluppato all'interno della Saharasia, forse soltanto nei periodi storici dell'antichità, dopo di che è stato trasportato verso l'esterno da popoli emigranti per raggiungere le regioni umide vicine. Il test di questa ipotesi riguardante il comportamento, le migrazioni ed il clima nei tempi antichi necessitava la creazione di una nuova base di dati composti di informazioni sulle condizioni climatiche antiche, le migrazioni delle popolazioni, i fattori sociali passati rilevanti il trattamento dei bambini, degli adolescenti e delle donne, così come le tendenze al dominio maschile, il dispotismo, la violenza sadica e la guerra. Una nuova base di dati contenenti più di 10.000 note specifiche individuali sull'epoca ed il luogo è stata sviluppata e riunita cronologicamente; ogni carta conteneva dell'informazione proveniente dalla letteratura archeologica o storica identificante degli artefatti e/o delle condizioni ecologiche per dei diti o delle regioni specifiche. Più di 100 fonti distinte autorevoli sono state consultate ed indicate per comporre questa nuova base di dati, che permetteva l'identificazione ed il raffronto delle condizioni antiche attraverso delle regioni geograficamente vicine per dei periodi di tempo simili. Le epoche ed i spazi di transizione culturale ed ecologica estesi, così come i modelli di migrazioni e di insediamento, sono stati identificati. La mia focalizzazione predominante era la Saharasia e le sue terre vicine umide Afro-Euro-Asiatiche, ma un totale significativo di dati era stato anche raccolto per l'Oceania ed il Nuovo Mondo (DeMeo 1985, Cap. 6 e 7 del 1986).

 

A partire dai modelli osservati in questa base di dati, ero in grado di confermare che il patrismo si è sviluppato innanzitutto ed in primo luogo in Saharasia, durante lo stesso periodo in cui il suolo subiva una transizione ecologica maggiore, passando da condizioni relativamente umide a condizioni aride, desertiche. L'evidenza di dozzine di studi archeologici e paleoclimatici indica che la cintura del grande deserto della Saharasia moderna era, antecedentemente ai 4.000-3.000 anni prima della nostra era, una savana di prateria semi forestale. Una fauna grande e piccola, come l'elefante, la giraffa, il rinoceronte e la gazzella viveva in queste praterie degli altopiani, mentre l'ippopotamo, il coccodrillo, il pesce, i serpenti e i molluschi si sviluppavano nei torrenti, fiumi e laghi. Oggi, la maggior parte di questo stesso terreno Nordafricano, Mediorientale e dell'Asia Centrale è iperarido e spesso sprovvisto di vegetazione. Alcuni di questi bacini ora asciutti della Saharasia erano allora pieni con livelli che andavano da poche decine di metri sino a centinaia di metri di profondità, mentre nei canyon e negli uadi scorrevano dei torrenti e dei fiumi.

 

Ma cosa ne è stato delle popolazioni che abitavano la Saharasia durante le epoche umide? L'evidenza è anch'essa chiara su questo punto: questi popoli primitivi erano pacifici, non armati, e matristi di carattere. Infatti, avevo concluso che non esiste nessuna prova chiara, innequivocabile o senza alcuna ambiguità dell'esistenza di un patrismo rilevante in qualsiasi parte della Terra anteriormente a 4.000 anni alla nostra era. Sono stati scoperti soltanto pochi esempi su scala regionale isolati nella documentazione archeologica, che sono interpretati nel contesto delle mie scoperte sulla Saharasia in un nuovo articolo Update on Saharasia [Aggiornamento sulla Saharasia], come cito successivamente.

 

Esistono tutavia delle notevoli evidenze per delle condizioni sociali matriste primitive. Queste conclusioni sono effettuate in parte a partire dalla presenza di alcuni manufatti di questi tempi più remoti, che includono: l'inumazione sensibile e accurata del defunto, indipendentemente dal sesso, con una richezza significativa relativamente uniforme; delle statue di donne sessualmente realiste; e una lavorazione artistica naturale e sensibile sulle pareti rocciose e sulle ceramiche che pongono in evidenza le donne, i bambini, la musica, la danza, gli animali e la caccia. Nei secoli successivi, alcune di queste popolazioni matriste pacifiche sono progredite tecnologicamente, ed hanno sviluppato delle territori agrari notevoli e non fortificati anche commerciali, soprattutto a Creta, nella Valle dell'Indo e nell'Asia Centrale Sovietica. L'inferenza del matrismo in questi tempi antichi è anche segnata dall'assenza di evidenze archeologica riguardanti il caos della guerra, dal sadismo e brutalità che diventa abbastanza evidente negli strati più recenti, dopo che la Saharasia divenne arida.

 

L'evidenza archeologica ulteriore include: delle armi da guerra, degli strati di distruzione, delle robuste fortificazioni, dei templi e delle tombe in onore a grandi sovrani, la deformazione del cranio del bambino, l'omicidio rituale delle donne nelle tombe o fosse degli uomini generalmente più attempati, i sacrifici di bambini in rituali di fondazione, fosse comuni con corpi mutilati e gettati alla rinfusa dentro di esse, stratificazioni di casta, schiavitù, gerarchia sociale estrema, la poligamia e il concubinaggio, determinati a partire dall'architettura, dalle ricchezze all'interno della tomba e da altre sistemazioni funerarie.

 

Lo stile artistico e il materiale del soggetto dei periodi aridi successivi cambia anch'esso valorizzando i combattimenti a cavallo, i cavalli, i carri, le battaglie ed i cammelli. Le scene di donne, di bambini e della vita corrente scompaiono. Le statue di donne naturaliste e il lavoro artistico diventano simultaneamente astratti, non realisti addirittura anche feroci, perdendo le loro qualità precedenti di gentilezza, di educazione o di erotismo; oppure spariscono del tutto sostituite dalle statue di divinità maschili o di re divini. La qualità del lavoro artistico così come gli stili architettonici decadono per quel che riguarda i siti del Vecchio Mondo durante tali epoche, seguiti negli anni successivi da motivi bellici e fallici (DeMeo 1986, Capitoli 6 e 7). Certo, non sono stato io per primo a notare l'esistenza di transizioni culturali nelle documentazioni archeologiche e storiche, oppure i potenti effetti del cambiamento ambientale sulla cultura [5]. Tuttavia, il mio lavoro fu il primo a presentare simultaneamente una visione d'insieme, ad essere dedotto sistematicamente e specifico sia nel tempo che nei siti.

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Arte sulle rocce parietali nel Nord Africa. Periodo Umido Neolitico di Cacciatori-Raccoglitori, 7000 a.C. circa. Periodo Umido Neolitico, Agricolo-pastorale, 5000 a.C. circa. Età arida del Bronzo di Guerrieri. Periodo dei Cavalli, Carri, Cammelli, 2000-500 a. C. circa.

 

 

Con poche speciali eccezioni, possiamo trovare la prima e più antica evidenza di queste condizioni sociali caotiche e del patrismo sulla Terra in quelle parti della Saharasia che cominciarono ad inaridirsi per prile, e cioè all'interno o molto vicine all'Arabia e all'Asia Centrale. Eccezioni speciali sono dei siti in Anatolia e nel Levante, che contengono un'evidenza un po' debole che suggerirebbe che un patrismo molto limitato deve essere esistito sin dal 5.000 avanti la nostra vera; ma questa evidenza esiste insieme ad un'altra che suggerirebbe una sotto fase anteriore arida in queste stesse regioni, con una tendenza complementare verso una migrazione e un pastoralismo nomade. Così, esse appaiono come delle eccezioni che confermano la regola: una forte desertificazione ed un trauma da carestia hanno potentemente turbato la struttura sociale matrista originaria ed hanno promosso lo sviluppo di comportamenti e di istituzioni sociali patriste; il patrismo veniva inoltre aggravato e intensificato da un abbandono della terra molto vasto, da assestamenti migratori e una competizione per le scarse risorse d'acqua.

 

La genesi del patrismo in Saharasia

 

Successivamente al 4.000-3.500 anni prima della nostra era, delle trasformazioni sociali radicali sono evidenti nella rovine di insediamenti precedentemente matriste e pacifiche lungo i fiumi nelle valli dell'Asia Centrale, in Mesopotamia e nell'Africa del Nord. In ognuno di questi casi, un'evidenza dell'accresciuta aridità e dell'abbandono di terra coincide con delle pressioni migratorie negli insediamenti dotati di presenza idrica, così come quelle delle oasi o dei fiumi esotici. L'Asia Centrale ha anche sperimentato un abbassamento nei livelli dei laghi e nei letti dei fiumi coincidenti con l'instabilità climatica e l'aridità, che stimolarono l'abbandono degli ampi bacini dei laghi o dell'irrigazione delle comunità agricole.

 

Delle colonizzazioni sul Nilo o il Tigri e l'Eufrate, così come nelle zone umide degli altipiani del Levante, dell'Anatolia e dell'Iran, sono state invase e conquistate da popoli che abbandonavano l'Arabia e/o l'Asia Centrale, che continuava ad inaridirsi. Nuovi stati centrali dispotici emersero successivamente. La tomba, il tempio e l'architettura di fortificazione, con l'evidenza di un omicidio rituale della vedova (oppure della della madre, quando esso è compiuto dal figlio maggiore), la deformazione del cranio, l'accento sul cavallo e il cammello, e la crescita del militarismo appaiono in seguito alle invasioni in quasi tutti i casi che ho studiato.

 

A mano a mano che questi nuovi stati centrali dispotici crescevano di potere, essi estendevano i loro territori, qualche volta per conquistare le tribù pastorali nomadi ancora presenti nella steppa instato di inaridimento. Alcuni di questi stati dispotici invadono periodicamente le terre umide adiacenti la Saharasia per estendere i loro territori. Essi conquistano sia le popolazioni locali nelle terre umide oppure, se non vi riescono, provocavano delle reazioni difensive tra di esse, la qual cosa può essere osservata nella conseguente apparizione delle fortificazioni, di tecnologia delle armi e da un livello intermedio di patrismo in queste regioni umide. Altri stati dispotici Saharasiani spariscono eventualmente dai libri di storia a mano a mano che l'aridità si intensificava e si inaridivano (DeMeo 1985, capitolo 6).

 

La Diffusione del Patrismo nei Paesi Limitrofi della Saharasia


Il Patrismo è apparso nei paesi limitrofi umidi della Saharasia dopo, e soltanto dopo che si era sviluppato nel cuore della Saharasia che si stava inarridendo. Con la progressione dell'aridità nella Saharasia, e con la risposta armata, patrista opprimeva in modo crescente le popolazioni saharaiane, delle migrazioni fuori dalle regioni aride ponevano sempre più tali popoli in contatto con le popolazioni più pacifiche delle terre limitrofe più umide della Saharasia. In modo crescente, le migrazioni fuori dalla Saharasia prendono posto sotto forma di invasioni massicce dei territori confinanti più fertili.

 

In queste terre limitrofe, il patrismo mise radici non grazie alla desertificazione o a causa dei traumi dovuti alla carestia, ma attraverso lo sterminio e la sostituzione delle popolazioni matriste originarie da parte dei gruppi patristi invasori, o attraverso l'adozione forzata di nuove istituzioni sociali patriste introdotte dai popoli conquistatori invasori. Ad esempio, l'Europa era invasa in modo continuo dal 4.000 prima della nostra era da popoli dell'Ascia come i Kurgan, Sciti, Sarmati, Unni, Arabi, Mongoli e Turchi. Ognuno di essi si sostituì all'altro facendosi la guerra, conquistando, saccheggiando e in genere trasformando l'Europa in senso  fortemente patristico. Le istituzioni sociali europee si orientarono progressivamente dal matrismo al patrismo, con le parti più occidentali d'Europa, soprattutto la (Grande Bretagna e la Scandinavia, svilupparono verso condizioni patristiche più tardi e sotto una forma più diluita rispetto al Mediterraneo o all'Europa orientale, che furono più profondamente influenzate dai popoli Saharasiani.

 

Attraverso il Vecchio Mondo, nelle parti più umide della Cina, delle condizioni matriste più pacifiche prevalsero sino all'arrivo dei primi invasori patristi estremisti, i Shang ed i Chou, 2.000 anni prima della nostra era. Delle invasioni successive degli Unni, Mongoli e altri avrebbero rafforzato il patrismo nella Cine umida. La cultura Giapponese rimase matrista un po' più a lungo, dato l'isolamento dovuto al Mar della Cina e l'area Coreana, sino all'arrivo dei primi gruppi patristi invasori dal cintinent Asiatico, come gli Yayoi, intorno al 1.000 avanti la nostra era. Nell'Asia del Sud, le colonie pacifiche, ampiamente matriste e guerrieri provenienti dall'Asia Centrale.

 

Il patrismo si estese in seguito in India e si intensificò durante i secoli successivi con le invasioni degli Unni, degli Arabi e dei Mongoli, provenienti dall'Asia Centrale. Il matrismo prevalse in modo simile nell'Asia Sud orientale sino all'assalto delle migrazioni e invasioni patriste successive, a volte per via terrestre altre per via marittima, a partire dagli stati patristi monarchici della Cina, dell'India, del'Africa e delle regioni Islamiche. Nell'Africa sub-sahariana un'evidenza disponibile suggerisce che il patrismo è dapprima apparso con l'arrivo dei diversi popoli migranti in direzione sud, all'incirca nell'epoca in cui l'Africa del Nord si inaridiva e venne abbandonata. Le influenze Faraoniche Egiziane, Cartaginesi, Greche, Romane, Bizantine, Bantù, Arabe, Turche ed Europee coloniali accrebbero il patrismo Africano negli anni seguenti (DeMeo 1985, Capitolo 6, 1986).


I modelli geografici nelle migrazioni, le invasioni e nella colonizzazione colpiscono molto. Due zone maggiori nel cuore del patrismo appaiono nei dati dopo il 4.000 prima della nostra era, l'una in Arabia e l'altra in Asia Centrale, le terre rispettive a partire dalle quali i popoli Semiti ed indo-ariani migrarono (Figure 3). Erano anche le prime parti della Saharasia a iniziare ad inaridirsi, benché altre parti della Saharasia cominciavano a prosciugarsi e a convertirsi al patrismo in pochi secoli. Un altro aspetto storico di queste irruzioni dal deserto di nomadi guerrieri possono essere osservati nelle Figure 4 e 5, che ritraggono i territori occupati in un momento e in un altro successivo rispettivamente dagli Arabi e i Turchi (Jordan & Rowntree 1979; Pitcher 1972). I territori di questi due gruppi, che furono gli ultimi di una serie di invasori provenienti dall'Arabia e dall'Asia Centrale, ricoprono totalmente al 100% la Saharasia desertica, espandendosi verso l'esterno nei paesi limitrofi più umidi.

demeoD.gifFigura 3. Percorsi di diffusione della cultura umana armata (complesso culturale patrista) nel Vecchio Mondo, per il periodo che inizia da 4.000 anni prima della nostra era. 1. Centro Arabico; Centro dell'Asia Centrale.

 

 

 

Figura 4. Zone influenzate o occupate dagli eserciti Arabi dal 632 d. C. (da: Jordan & Rowntree, 1979)
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Figura 5. Zone Influenzate o occupate dagli eserciti Turchi dal 1540 d. C. (da: Pitcher, 1972).


 

Questi fatti geografici spiegano perché il matrismo era preservato su una grande estensione in queste regioni per la maggior parte distanti dalla Saharasia. Le regioni alla periferia della Saharasia (soprattutto le isole), come l'Inghilterra, Creta, la Scandinavia, l'Artico asiatico, l'Africa del Sud, l'India del Sud, il Sud Est Asiatico e l'Asia insulare, dimostrano una relazione storica ulteriore con una adozione del patrismo, e una diluzione conseguente del patrismo con delle istituzioni sociali matriste indigene preesistenti. A partire dalle più diverse fonti utilizzate per costruire la mia base di dati, la Figura 3 è stata sviluppata per suggerire dei modelli di diffusione del patrismo all'interno del Vecchio Mondo. I vettori sono soltanto una prima approssimazione, ma sono in accordo con gli studi precedenti con le migrazioni e la diffusione dei popoli. Questi modelli geografici, presi dalla letteratura archeologica e dalla storia, sono supportati in modo indipendente da un modello spaziale molto simile nei dati antropologici più recenti, come quelli forniti in Figura 1, La Carta Mondiale del Comportamento.

 

 

La diffusione del patrismo in Oceania e nel Nuovo Mondo

 

Queste osservazioni concernenti le migrazioni patriste devono essere estese allo scopo di includere la diffusione trans-oceaniche del patrismo proveneienti dal Vecchio Mondo, attraverso l'Oceania e probabilmente anche dal Nuovo Mondo. Una mappa delle vie suggerite è data nella Figura 6, che non attribuiscenessuna altra regione fonte per il patrismo se non la Saharasia. Quest'ultima mappa era derivata dalle diverse mappe presentate presentate in precedenza, compresa la Carta del Comportamento Mondiale, e così per le altre fonti fornite nella mia dissertazione. Una ricerca addizioanle sarebbe molto necessaria per confermare o chiarire queste vie suggerite. È significativo che il patrismo nelle Americhe era identificato nella Carta Mondiale del Comportamento innanzitutto tra le popolazioni che vivevano lungo le coste o tra quelle i cui antenati svilupparono le loro comunità patriste più antiche su delle regioni costiere.

 

Inoltre, è significativo che i popoli patristi antichi delle Americhe erano della stessa cultura per le quali altri hanno indicato, sulla base di materiale culturale, artistico o linguistico, una connessione precolombiana con gli stati patristi che navigavano sull'oceano e che appartenevano al Vecchio Mondo [6]. Tuttavia, un patrismo più limitato si è sviluppato indipendentemente in Oceania e nel Nuovo Mondo attraverso un meccanismo di deserto-carestia-migrazione simile a quello dimostrato per la Saharasia, probabilmente all'interno del Deserto Australiano, nel Grande Bacino arido dell'America del Nord, e/o del deserto di Atacama (DeMeo 1986, Capitolo 7).

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demeoF.gifFigura 6. Modelli suggeriti di diffusione del patrismo intorno al mondo, prima di Cristoforo Colombo e della migrazione europea.

 

 

CONCLUSIONI

 

 

La teoria delle origini Saharasiane del patrismo armato è stata sviluppata secondo un esame geografico sistematico di dati archeologici, storici e antropologici. La cartografia di questi diversi dati è stata effettuata allo scopo di capire meglio la genesi del patrismo e testare la pertinenza predittiva delle ipotesi di base di partenza. Questo è stato compiuto attraverso l'esame delle dimensioni geografiche delle istituzioni sociali specifiche sia che intralciano gli impulsi di legami biologici di base madre-figlio e uomo-donna, o che indicano un livello elevato di dominio maschile, di gerarchia sociale e di aggressione distruttrice. In quanto tale, le ipotesi di base di partenza dello studio, e cioè la teoria sessuo-economica del comportamento umano, gli schemi matristi-patristi ed i legami causali tra la desertificazione e il patrismo sono stati inoltre verificati e rafforzati. Queste scoperte suggeriscono fortemente che le componenti innate del comportamento sono limitate negli aspetti diretti verso il piacere di vita e della vita sociale, che trasmettono un istinto di sopravvivenza e dei vantaggi legali alla salute per i figli in crescita, e lo sforzo per preservare l'unità sociale. Sono i comportamenti matristi e le istituzioni sociali che sostengono e proteggono le funzioni di legami tra i figli neonati e le loro madri, che nutrono il bambino attraverso le sue diverse tappe di sviluppo, e che incoraggiano e proteggono i legami d'amore e di eccitazione del piacere che si sviluppano spontaneamente tra i giovani maschi e femmine.

 

Da questi impulsi biologici diretti verso il piacere sono scaturite altre tendenze socialmente cooperative, e delle istituzioni sociali esaltanti la vita e protettice di vite. Abbiamo dimostrato che tali impulsi e comportamenti, filo-bambini, filo-femminili, orientati verso il piacere e la positività del sesso, esistevano in modo predominante in tempi molto recenti al di fuori dei legami della fascia del deserto Saharasiano. Tuttavia, erano all'inizio le forme dominanti di comportamento e di organizzazione sociale ovunque sul pianeta, prima che l'inaridimento del Vecchio Mondo non avvenisse. Data la nuova prova qui presentata, il patrismo, per includere le sue componenti di abuso di bambini, di subordinazione della donna, di repressione sessuale e agressivamente distruttori, è meglio e più semplicemente spiegato come una risposta emotiva e culturale scaturita dalle condizioni traumatiche della carestia che si sono sviluppate quando la Saharasia si è inaridita 4000 anni prima della nostra era, una risposta che si è estesa successivamente fuori dal deserto attraverso la diffuzione dei popoli colpiti e traumatizzati, e le loro istituzioni sociali alterate.

 

 

 

NOTE

 

[4] Le 15

 

 

 

 

 

 

 

variables étaient: Tabous sexuels de la Femme Avant le Mariage, Ségrégation des Garçons adolescents, Mutilations Génitales des Males, Prix de l'Epousée, Organisation Familiale, Résidence Maritale, Tabou sexuel Post Partum, Groupes de Parents, Descendance, Héritage de Terres, Héritage de Propriété Mobile, Grand Dieu, Stratification de Classe, Stratification de Caste et d'Esclavage.

 

[5] Mon étude fut possible seulement grace à d'excellents travaux antérieurs de beaucoup d'autres scientifiques. Outre le travail de Reich, mes idées sur les transformations culturelles et environnementales proviennent dans une large mesure des travaux de Bell (1971), Gimbutas (1965), Huntington ( 1907, 1911), Stone (1976) et Velikovsky (1950, 1984), bien que j'assume une totale responsabilité pour les conclusions et cartes présentées ici.

 

[6] Cette découverte récuse directement l'assertion que tous les peuples pré Colombiens du Nouveau Monde soient arrivés en migrant à travers le Détroit de Behring pendant les périodes de glaciation tournant autour de 10,000 avant notre ère. Si le patrisme avait été apporté dans le Nouveau Monde à cette époque, il aurait été distribué de manière homogène. La quantité et la qualité des données supportant l'idée de contacts pré Colombiens a grossie de manière énorme dans les années récentes. Pour un sommaire d'une telle évidence, voir Chapitre 7 de DeMeo, 1986.

 

 

Bibliografia

 

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Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia 01 di 02.

Link al post originale:

http://www.orgonelab.org/saharasia_fr.htm

Figure 6. Modèles Suggérés de Diffusion du Patrisme Autour du Monde. Avant Christophe Colomb et la migration Européenne

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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 16:00

Strutture sommerse di Yonaguni

 

yonaguni_modello.jpg

Modello della struttura sommersa di Yonaguni.


di Robert Schoch


 

Kihachiro-Aratake.jpgNel 1985 un sommozzatore, Kihachiro Aratake, tuffatosi per andare ad osservare degli squali al largo delle coste più a Sud dell'isola giapponese Yonaguni Jima, scopre delle strutture enigmatiche. Il professor Masaaki Kimura, dell'Università di Ryukyus a Okinawa (Giappone), studia le strutture per molti anni, e matura la convinzione che esse siano delle costruzioni umane.

 

hancock_lo_specchio_del_cielo.JPGIn occasione dell'uscita del suo libro Heaven's Mirror [Lo specchio del cielo], lo scrittore Graham Hancock invita il dottor Robert Schoch a venire a dare la sua opinione in quanto all'origine "naturale" o "umana" di queste strutture, nel quadro di una trilogia televisiva intitolata "La ricerca delle civiltà perdute". Schoch accetta e giunge in Giappone nel settembre nel 1997.

 

Okinawa3.jpgIl dottor Schoch pensa che la struttura è in maggior parte, forse in totalità, naturale. Però non tutti i geologi sono d'accordo con Schoch, e delle scoperte al largo delle coste diCuba, così come in India, nel golfo di Cambay, ne fanno più probabilmente una struttura al minimo "terraformata", e cioè di origine naturale ma i cui aspetti sono stati migliorati dalla mano dell'uomo.

 

hancock_civilta_sommerse.jpgI documentari Flooded Kingdoms of the Ice Age della catena televisiva britannica Channel 4, diffuse nel febbraio e marzo 2002 e che accompagnarono la pubblicazione del nuovo libro Underworld [Mondi sommersi] di Hancock, danno notizie dettagliate sulle scoperte effettuate a profondità che giungono sino ai 300 piedi su delle grandi scogliere costiere, e nel Mediterraneo vicino a Malta.

 

Okinawa_5.jpgQuesta scoperte mostrano chiaramente che, nel corso dell'ultima era glaciale, la civiltà si è sviluppata su ciò che erano allora le regioni costiere di numerose località del mondo che, malgrado le glaciazioni più a Nord, godevano sempre di un clima molto gradevole e temperato. Queste antiche colonizzazioni apparivano essere state dei siti urbani ben più avanzati che i nostri attuali modelli della preistoria sono pronti ad assimilarlo, ma la loro esistenza è semplicemente tanto reale quanto il fatto che esse furono sommerse durante la fine dell'era glaciale, al limite del Pleistocene e dell'Olocene. Il dottor Schoch si mette allora a lavorare su Yonaguni Jima con il geologo marino di fama il professor Kimura, convinto che si tratti di strutture dovute alla mano dell'uomo, contrariamente a Schoch.


Okinawa_4.jpgCiò che segue è la dettagliata discussione di Schoch: Da decenni, di fatto da secoli e anche da millenni, alcuni ricercatori e scrittori hannoricercato la verità dietro il continente perduto dell'Atlantide di Platone (generalmente, ma non sempre considerato come localizzato sia nel mar Mediterraneo o l'oceano Atlantico), o il continente fratello presunto dell'Atlantide nell'oceano Indiano o Pacifico, designati alternativamente come Mu o Lemuria. Secondo una interpretazione letterale della cronologia di Platone, l'Atlantide fu distrutta da un cataclisma tra il 9.500 e il 9.600 a. C., e la presunta civiltà di Mu è considerata come anteriore.

 

Okinawa_Location_of_the_Ryukyu_Islands.JPGLocalizzazione dell'arcipelago Ryukyu posto tra il Giappone meridionale e il Mar cinese.

 


 

Okinawa_6.jpgOggi resta ciò che è considerato da alcuni come la prova tangibile di una civiltà perduta, molto sofisticata, e molto antica, localizzata sotto il mare nella regione di Okinawa. Potrebbe essere Mu o Lemuria?

 

Le strutture scoperte sinora si trovano al largo delle coste di Okinawa e di diverse isole della della catena dell'isola Ryukyu, in Giappone. La più nota e la più spettacolare di queste strutture è quella situata al largo della costa Sud dell'isola Yonaguni, una piccola (circa 10 km per 4 km) isola giapponese situata all'Est di Taiwan e a Ovest delle isole Ishigaki e Iriomote nel Mare della Cina orientale.

 

Okinawa_7.gifLa struttura al largo della costa di Yonaguni è stata descritta come "la più antica costruzione del mondo" [Barot 1998], dalla forma di una "ziggurat di pietra" risalente all'8000 a. C. [Barot 1998]. Se le cose stanno effetivamente così, ciò ne farebbe una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi 50 anni.


Okinawa8.gifAllo scopo di valutare il sito, ho visitato Yonaguni in 2 occasioni distinte (nel settembre 1997 su invito dell'uomo d'affari M. Yasuo Watanabe, e nei mesi di luglio-agosto 1988 in quanto membro del progetto archeologico sottomarino "Equipe Atlantide").

 

Ad ogni soggiorno feci diverse immersioni sul sito. il "Monumento di Yonaguni", come chiamo questa struttura, ha superficialmente la forma di una struttura a piattaforma o di piramide a gradoni. È stata paragonata a diverse strutture piramidali e templi delle Americhe, come l'antico "Tempio del Sole" presso Trujillo nel Nord del Perù [Joseph 1997, pp. 4-5].


Okinawa_9.gifIl Monumento di Yonaguni ha più di 50 m di lunghezza nella direzione Nord-Sud. La cima della struttura si trova a circa 5 metri sotto il livello del mare, mentre la base è a circa 25 metri dalla superficie.

 

È una struttura asimmmetrica con ciò che sembrano essere dei gradini di pietra ciclopiche esposte sulla sua facciata Sud. Questi gradini variano da meno di 50 cm ad alcuni metri di altezza. Quando si guardano le fotografie del Monumento di Yonaguni numerose persone hanno l'impressione, per via della regolarità delle pareti rocciose, dei gradini  e degli angoli acuti formati dalla pietra, che si tratti di una struttura artificiale.

 

Okinawa_10.gifLe pareti rocciose sembrano essere delle pietre erette. Se si tratta di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo, allora è ragionevole pensare che non è stata costruita o scolpita sotto l'acqua ma in un'epoca in cui questa regione si trovava sopra il livello del mare.

 

Infatti, questa regione ha conosciuto dei grandi innalzamenti del livello del mare sia durante sia dopo il Pleistocene (L'era glaciale) e dopo delle curve standard ben stabilite degli innalzamenti dei livelli del mare in questa regione, il Monumento di Yonaguni potrebbe essere stato sopra il livello del mare circa 8.000-10.000 anni fa. Si può dunque immaginare con un certo grado di probabilità che il Monumento di Yonaguni è una costruzione fatta dalla mano dell'uomo che deve quindi essere antica di almeno 8.000 anni.

 

Okinawa_Masaaki-Kimura.pngIl dottor Masaaki Kimura, professore del Dipartimento di Fisica e delle Scienze della Terra all'Università di Ryukyus (Okinawa), ha diretto un progetto di cartografia sottomarina esaustivo del Monumento di Yonaguni.

 

Durante i miei soggiorni in Giappone ho avuto occasione di far visita al dottor Kimura alcune volte, sia sul sito di Yonaguni sia nel suo ufficio di Okinawa. Sulla base dei suoi lavori, il dottor Kimura ha sposato la sua veduta secondo la quale il Monumento di Yonaguni è, nel suo insieme, una struttura artificiale. Se le cose stanno così, allora il monumento di Yonaguni appare come la testimonianza di una civiltà sino ad allora sconosciuta, benché molto precoce e molto sofisticata (forse legata ai templi Wat di Angkor in Cambogia?).

 

Okinawa 1

Nel corso delle mie ricerche sul Monumento di Yonaguni, una delle prime cose che ho scoperto è che la struttura è, per quanto lo possa determinare, interamente composta da rocce di fondo solide "viventi". Nessuna parte del monumento è costruita con blocchi separati che sono stati posizionati. È un punto importante, perché dei blocchi di roccia scolpiti e sistemati avrebbero indicato senza dubbio un'origine umana della struttura- di cui non ho sino ad oggi potuto trovare nessun indizio.

 

Durante le mie prime immersioni nel settembre del 1997 fu impossibilitato nel determinare, anche in modo generico, di cosa la roccia del Monumento di Yonaguni fosse composta. Ciò fu dovuto al fatto che le superfici delle rocce erano ricoperte da alcuni organismi (alghe, coralli, spugne e altro ancora) che nascondevano le superfici reali. Penso che questo strato di materiali organici tende a far apparire le superfici del Monumento di Yonaguni più regolari e omogenee di quanto non siano in realtà. Questo in parte, aumenta l'impressione che deve trattarsi di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa 2Durante le mie immersioni successive passai del tempo a raschiar via gli organismi dalle rocce in diversi punti, allo scopo di ottenere delle vedute delle vere facce rocciose, e portai anche dei campioni di roccia in superficie. Il Monumento di Yonaguni è in massima parte composto da arenaria media molto fine e di argillite del gruppo di Yaeyama del miocene inferiore (le rocce stesse furono depositate circa 20 milioni di anni fa). Queste rocce contengono numerose superfici orizzontali ben definite che gli strati separano distintamente.

 

Okinawa_11.gifLe rocce di questo gruppo sono anche quadrettate da un gran numero di giunture e di fratture parallele e verticali (in rapporto ai piani orizzontali delle rocce). Yonaguni si trova in una regione propizia ai terremotiu; tali sismi tendono a fratturare le rocce in modo regolare. Più comparavo le caratteristiche naturali, ma molto regolari, dovute al clima o all'erosione osservate sulla costa moderna dell'isola con le caratteristiche strutturali del Monument di Yonaguni, più mi convincevo che il Monumento di Yonaguni è principalmente il risultato del lavoro di processi naturali geologici e geomorfologici.


In superficie trovavo anche delle depressioni e cavità che si erano formate naturalmente e che somigliavano esattamente ai supposti "buchi per pilatri" che alcuni ricercatori avevano notato sul Monumento di Yonaguni sottomarino. Ho anche trascorso un tempo considerevole a percorrere in lungo e in largo l'Isola di Yonaguni allo scopo di esaminare e capire la geologia e la geomorfologia locali dell'isola.

 

Okinawa_12.gifLungo le coste Sud-Est e Nord-Est dell'isola Yonaguni il Gruppo di arenaria di Yaeyama è particolarmente esposto, e potrei osservarli erodersi sotto le condizioni di vento e di acqua attuali. Mi convinsi che attualmente, alla superficie, l'azione delle onde e delle maree è responsabile dell'erosione e della distruzione delle arenarie in un modo per cui rimangono delle strutture molto regolari e delle terrazze.

 

Okinawa_13.gifPer essere equo in rapporto alla posizione del dottor Kimura, devo stipulare che egli pensa che almeno alcune delle caratteristiche in superficie che interpreto come il risultato di un'erosione naturale dovute al clima sono sia il risultato di una modificazione dovuta agli uomini. Tuttavia, non ho potuto trovare alcun elemento in superficie (come dei segni di utensili sulla superficie delle rocce o dei blocchi tagliati che furono spostati lì) che, secondo me, avrebbero sorretto la controversia sull'artificialità.

 

Okinawa_14.gifDi sicuro, ho avuto poco tempo a disposizione per ricercare tali elementi, e il fatto che non ne ho trovati non vuol dire che non esistano. Tuttavia, sino ad oggi sulla base delle mie scoperte e analisi, non posso essere d'accordo con la conclusione del dottor Kimura secondo la quale il Monumento di Yonaguni è soprattutto una struttura creata dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa_15.gifLa mia ipotesi di lavoro attuale è che il Monumento di Yonaguni è soprattutto di origine naturale; e cioè, che la sua struttura globale è il risultato di processi geologici e geomorfologici naturali. Penso che dovrebbe essere considerato come una struttura soprattutto naturale finché maggiori elementi indicanti il contrario non siano trovati. Tuttavia, non penso in alcun modo che si tratti di un caso totalmente chiuso. La questione della genes - artificiale o naturale - potrebbe non essere una questione con una risposta assoluta.

 

Okinawa_16.gifDovremmo anche considerare la possibilità che il Monumento di Yonaguni sia fondamentalmente una struttura naturale che fu utilizzata, migliorata, e modificata dagli uomini in tempi remoti.

 

Sembra che vi sia sull'Isola di Yonaguni e altrove nella regione di Okinawa una tradizione antica di modificazione, miglioramento e estensione della natura. Vi sono su Yonaguni tombe molto antiche (di età ignota, ma probabilmente antiche di migliaia di anni) che mostrano uno stile paragonabile alla "architettura del Monumento di Yonaguni. Vi sono anche altri elementi che vanno nel senso di un'opera umana sulla roccia locale di Yonaguni.

 

Yonaguni01.jpgDisperse in tutta l'isola, si trovano dei "vascelli" di pietra molto antichi di età sconosciuta, evidentemente scolpiti dall'uomo. Sono composti da roccia locale, e non sono stati chiaramente realizzati né trasportati sull'isola in epoche recenti (cioè, più o meno durante gli ultimi 500 anni. Quest vascelli di pietra restano una specie di mistero, così come il Monumento di Yonaguni e altre strutture sommerse della regione di Okinawa.

 

Su Yonaguni sono state trovati degli utensili di pietra superbamente tagliata che avrebbero potuto essere utilizzati per scolpire  alcuni dei vascelli di pietra e altri oggetti, così come per modificare il Monumento di Yonaguni oggi ubicato sotto le acque.

 

Yonaguni02.jpgAnche se si tratta di una struttura soprattutto naturale, potrebbe essere stata realizzata  per servire da fondamenta per delle costruzione di pietra, di tronchi di legno o di terra distrutti successivamente. Potrebbe anche essere servita da porto per un popolo marittimo. Penso che l'arte e l'architettura della regione potrebbe essere stata influenzata dalla geomorfologia naturale del Monumento di Yonaguni e da strutture simili.

 

Nel corso degli ultimi anni, il professor Kimura ha forse addolcito un po' la sua posizione  in quanto alla proporzione nella quale il Monumento di Yonaguni è "fatto dalla mano dell'uomo" o "artificiale"e quella nella quale è "naturale". Più di recente il dottor Kimura parlava del Monumento di Yonaguni e di strutture collegate come essendo state "terraformate", e cioè delle caratteristiche geologiche manipolate o modificate dalla mano dell'uomo.

 

Yonaguni03.JPGQuesta essenzialmente la posizione alla quale sono giunto, e dunque forse il dottor Kimura e io convergiamo nelle nostre opinioni sul Monumento di Yonaguni. Se esiste una provadi una modificazione umana di una struttura naturale al largo della costa dell'Isola di Yonaguni, perché i popoli dei tempi antichi si interessarono a questo luogo particolare? Un suggerimento è che 10.000 annni fa Yonaguni era situata presso il Tropico del Cancro.

 

Oggi il Tropico del Cancro è situato approssimativamente a 23° 27'' di latitudine Nord, mentre l'Isola di Yonaguni è situata a 1° pieno più a Nord. Tuttavia, la posizione del Tropico del Cancro varia nei millennio, almeno dai 22° ai 24°, secondo un ciclo di 41.000 anni.

 

Verso l'8.000 a. C. il Monumento di Yonaguni era situato presso il Tropico del Cancro. Forse era il sito di un altare orientato astronomicamente.

 

In conclusione, sulla base della mia ricognizione preliminare del Monumento di Yonaguni, non sono ancora del tutto convinto che si tratti di una struttura artificiale - ma a mio avviso, anche se essa è soprattutto naturale, potrebbe essere stata modificata da azioni umana in epoche remote. Queste strutture meritano un esame più approfondito.


 

 

Robert Schoch

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

Références:


Heaven's Mirror: Quest for the Lost Civilization di Graham Hancock et Santha Faiia (Londres, Michael Joseph 1998); Tr. it.: Lo specchio del cielo, Corbaccio, Milano, 1998. 

 

Voices of the Rocks: A Scientist Looks at Catastrophes and Ancient Civilizations de Robert M. Schoch et Robert Aquinas McNally (New York: Harmony, Crown Publishing Group, Random House 1999); Tr. it.: La voce delle pietre, Marco Tropea Editore, Milano, 2001.


LINK al post originale:

 Structures englouties de Yonaguni 

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