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10 settembre 2017 7 10 /09 /settembre /2017 07:00

Gilania Moso: senza padre né marito, ma non senza zii, il paradiso della dea madre Gemu

I Moso formano un sottogruppo dei Naxi. E' un piccolo popolo dai 30.000 ai 60.000 abitanti (lo Stato androcratico cinese non riconosce i bambini concepiti fuori dal matrimonio, dunque senza padre legale) del sud-ovest della Cina, a 200 km dalla città Naxi di Lijiang. Il loro lago Madre, Shinami in lingua Moso, o lago Lugu ("caduto in acqua" in cinese), si trova a cavallo sullo Yunnan (che costeggia il Tibet, la Birmania, e il Laos) e lo Sichuan (paese dei panda), sui contrafforti dell'Himalaya, a più di 2.700 metri di altezza, nell'antico Tibet storico. Nella regione, il monte Yulong, o Drago di Giada, culmina a 5.600 metri.

Carte ethnique dello Yunnan

L'eterna serenità

Il loro distretto è stato chiamato Yongning in cinese, che significa "Eterna Serenità". C'è da chiedersi se i cinesi non invidiano loro un po' della loro cultura. Yongning è anche il nome della loro piccola capitale, nella pinura agricola dietro la montagna madre Gemu.

I Naxi originari


Il termine "Moso" designava anticamente tutti i Naxi; iè ora ripreso per un sotto gruppo, essenzialmente gli abitanti di Yongning ei delle rive del lago Lugu, che desiderano evidenziare le differenze tra loro e i Naxi oramai patriarcali della città di Lijiang e dei dintorni. I cinesi danno loro il soprannome di cowboy, a causa dei cappelli che portano gli uomini.

Gli etnologi preferiscono l'appellativo "Na" per l'insieme delle popolazioni che utilizzano per autonimia la sillaba "Na"; questo appellativo riguarda i Naxi di Lijiang e i Moso di Yongning e del lago Lugu.

La ricerca del regno delle donne del Tibet


Joseph Rock è un esploratore americano che visse in Cina tra il 1920 e il 1949. Giungendo nell'Impero celeste, sentì parlare di una montagna più alta dell'Everest e ai piedi della quale viveva una temibile tribù tibetana diretta da una regina che proibiva ogni accesso al suo territorio! Allora, per anni, Rock organizzò delle spedizioni assurde nei grandi spazi tibetani alla ricerca di questa misteriosa cime. I racconti delle sue numerose e stupefacenti avventure, pubblicate sul "National Geographic", fecero sognare milioni di Americani ed Europei. Joseph Rock fece scoprire al mondo la straordinaria cultura dei Naxi della regione di Lijiang e realizzò numerose fotografie dei Moso del lago Lugu. Questa regione meravigliosa, in cui le donne non si sposano, è conosciuta con il nome di "Paese delle donne".

I 16 clan totemici originali

La dea madre circondata dagli animali totemici dei clan matrilineari Naxi

I Moso sono i discendenti delle antiche tribù Qiang, che sono migrate verso il sud a  partire dall'altipiano tibetano del Qinghai, si sono stabiliti nello Sichuan e nello Yunnan, e hanno fatto nascere diversi popoli di lingua tibeto-birmana nella regione, come gli Yi e i Pumi. Il Jiu Tangshu (Storia della fine dei Tang, X secolo) parla di un "Regno delle donne dell'est", costituito da un ramo delle tribù Qiang, che aveva alla sua testa una regina. Secondo questo testo, nel Sud di questo reame si trova un popolo, menzionato con il nome di Luonüman, che significa "tribù delle donne tigre", "luo" avendo il significato di tigre presso i tibeto-birmani. Questa tribù ha dunque come totem una tigre e per caratteristica una forma di matriarcato. Si tratta molto probabilmente degli antenati dei Mosuo.

Secondo lo Hou Hanshu (Storia degli Han posteriori), queste tribù portano dei nomi di animali: yak, cavallo bianco, lupo, e sono caratterizzati da costumi matriarcali. Lo Hou Hanshu descrive così gli abitanti della regione di Yanyuan (al Sud dello Sichuan) "Essi onoravano le donne, che dirigono il clan, e bruciano i morti". La loro società era divisa in sedici clan. I testi d'epoca Qing, come lo Yanyuan xianzhi (Annali del distretto di Yanyuan) criticano le "cattive usanze" di queste donne dai "grandi piedi" che non si sposano mai e "si accoppiano selvaggiamente come gli animali".

Tagliati fuori dal mondo dall'Eden

Residenti in una zona particolarmente difficile da accedere, i Moso sono rimasti, sino agli anni 50, praticamente tagliati fuori dal mondo. E' soltanto una ventina di anni più tardi che una strada è stata costruita da Lijiang a Yongning. Questa strada unica che costeggia dei pendii di scarpate, è spesso impraticabile, per via delle frequenti frane durante la stagione delle piogge. Ciò spiega in parte che essi abbiano conservato quasi intatto un modo di vita, dei costumi, probabilmente invariati dall'alba dell'umanità.

Il popolo fossile, testimone della prima umanità

E' l'ultimo popolo matrilineare intatto. Gli etnologi li chiamano "il popolo fossile". Sino a poco tempo fa i bambini ignoravano l'identità del proprio padre. La loro scoperta recente verso la metà del XX secolo rimette in discussione ogni teoria sociologica accademica che ritengono che non potrebbero esistere società stabili senza matrimonio, e che il complesso di Edipo sarebbe universale. Le usanze dei Tibetani del bacino del fiume Yalong e dei Moso di Lugu sono identiche, e molte tracce di questa matrilinearità originaria si ritrovano presso i più diversi popoli dell'Himalaya. Questo modo di vita riomane ancora profondamente radicato, a dispetto degli sforzi intrapresi da parte dei governi locali successivi (tibetani, cinesi, comunisti).

Un modello per l'avvenire dell'umanità

“L'ultimo posto pacifico del pianeta, l'ultimo luogo in cui la guerra non è mai esistita, in cui gli abitanti vivono in armonia, è il lago Lugu”. 

Joseph Rock, esploratore americano, 1924


Durante il suo 50° anniversario, l'UNESCO ha dato ai Moso il titolo di comunità modello. Perché qui, secondo degli antropologi, non vi sarebbero rapporti di dominio tra uomini e donne, né quei conflitti correnti nelle società moderne e riguardanti la proprietà. I Moso non hanno provato il bisogno di inventare delle parole per parlare della guerra, di omicidio o di prigione.

Si può tuttavia osservare dei guerrieri Moso al museo di Lijiang, che indossano delle armature, spade e elmi di ferro. Anche dei libri di antropologia  cinese indicano che i Moso sono stati in passato coinvolti in guerre tribali. Anche oggi, sussistono delle tensioni con le tenie vicine, Pumi e Yi, che li infeudavano o rubavano i loro figli per farne degli schiavi.

"E' il solo popolo al mondo, a credere che il matrimonio distrugge le famiglie".

Christine Mathieu, Adieu au Lac Mère

I principi di vita dei Moso

Le madri sono i pilastri della società. La società Moso è matrilineare e matrilocale. Soltanto l'ascendenza femminile è tenuta in conto, e la trasmissione del nome così come dei beni è esclusivamente femminile. Sono le figlie che ereditano dei nomi di famiglia e dei beni. Il clan è costituito esclusivamente dalla matrilinearità da cui sono esclusi padri e mariti. Tradizionalmente, il matrimonio e la vita coniugale non esistono. L'uomo non si sente alcun dovere di fronte alla famiglia della sua amante, e l'amante non gode di nessun diritto sul suo amante.

- niente matrimonio: i bambini restano a vivere presso la loro madre per tutta la vita.
- nessuna paternità: i bambini sono allevati dagli zii, nessun complesso di Edipo.

- tutto è trasmesso attraverso la madre: nome, proprietà…
- la sessualità è libera: ognuno è libero di avere (in segreto) tanti amanti quanti ne desidera, e di cambiare a volontà.
- vivono nel comunismo famigliare: la proprietà appartiene a tutto il clan famigliare, non vi è eredità. Dalla instaurazione di un sistema feudale durante il 17° secolo, la proprietà collettiva è scomparsa, i Moso hanno dovuto allora instaurare l'eredità attraverso la primogenitura femminile.

I tre pilastri della gilania Moso sono dunque:
- matrilinearità: ogni trasmissione (nome del clan, eredità, potere, ecc…) si fa attraverso la madre.
- matrilocalità: la vita sociale si organizza intorno alla madre.
- avuncolato: l'educazione del bambino è assicurata dallo zio materno, il fratello della madre.

Comunismo primitivo

La proprietà era un tempo collettiva, gestita dalle donne, e sotto la responsabilità della matriarca. La proprietà si trasmetteva di generazione in generazione senza nessuna procedura giuridica. Non vi era dunque eredità, né guerre per l'eredità. E' quel che si chiama comunismo primitivo. Ma dal 17° secolo, la giurisdizione cinese non riconosce più la proprietà collettiva famigliare. La casa e le terre appartengono dunque alla grande madre capo del clan, che cede il titolo di proprietà a sua figlia giudicata come più competente, la Dabu. Così, la proprietà è trasmessa da madre in figlia, senza divisione.

Una donna anziana prepara una delle sue figlie alla sua successione; è indispensabile che una figlia le succeda, perché se non ha che dei discendenti di sesso maschile, i loro figli abiteranno la casa delle loro rispettive madri e la casata privata di discendenti si estinguerà. Non vi è divisione del patrimonio alla sua morte. La proprietà famigliare resta la stessa di generazioni in generazioni.

Una società senza padri


Se il padre può essere conosciuto, non è riconosciuto, e il bambino è dunque allevato dal fratello di sua madre. I bambini conoscono la loro madre, ma non sempre il loro padre, che può essere non importa chi tra i numerosi amanti che le donne sono libere di scegliersi, il modello del ruolo maschile è dato dallo zio materno. Nel passato, l'identità del padre non aveva importanza, e la parola padre e marito non esistevano nella lingua dei Moso, ma ai giorni nostri, con la pressione amministrativa cinese, sappiamo in generale chi è il padre. Se il padre non ha alcun diritto sul bambino, la madre permette tuttavia delle visite.

Un uomo Moso ha i suoi diritti e doveri verso la casa di sua madre, ma non nella casa della sua amante, in cui egli è soltanto un invitato. Marco Polo aveva già notato quest'usanza che permetteva ai visitatori e agli stranieri di avere delle relazioni sessuali con le donne se esse erano consenzienti.

Dissociare il padre e la legge, lo zio

"L'aquila in cielo è la più in alto, e lo zio sulla terra è il più importante"

Nel cuore dei Moso, il rispetto per il loro zio è superiore a quello per il loro padre. I bambini sono educati dai loro zii materni e provano nei loro confronti lo stesso tipo di affetto che essi avrebbero verso il loro padre in altri tipi di società. Tutti i parenti maschili sono degli zii chiamati A Wu. L'originalità del sistema di parentela dei Moso risiede dunque nel fatto che le funzioni paterne abituali di rappresentante della legge e di partner sessuato sono totalmente dissociati, l'uno essendo assicurato dalla madre e i suoi fratelli (gli zii materni dei bambini), l'altro da degli anonimi.

L'uomo innaffiatoio

Essi pensano che lo sperma non contribuisca affatto alla formazione del bambino. Sostengono che "se la pioggia non cade dal cielo, l'erba non può nascere", e dicono che, durante l'accoppiamento, lo scopo della donna è di provare piacere e/o avere dei bambini e quello dell'uomo è al contempo di divertirsi e di far atto di benevolenza di fronte alla donna (e del suo lignaggio) annaffiandola.

 

[SEGUE]

 

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert
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