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2 ottobre 2011 7 02 /10 /ottobre /2011 07:00

India, Israele, Stati Uniti:

 


india_occupy_wall_street.jpg

 

Il movimento degli "indignati" conquista tutti i paesi


 

Primavera araba, indignati: i movimenti popolari di contestazione hanno segnato questo 2011. Gli Americani sono gli ultimi in ordine di tempo ad essere stati presi dalla febbre rivendicatrice. Stazionano davanti a Wall Street dal 17 settembre. 

Il parco che costeggia Wall Street a New York si è trasformato in accampamento per alcune centinaia di manifestanti. Questi indignati di New York si fanno chiamare "i 99%". "Non abbiamo nulla, mentre l'1% degli Americani ha tutto. Noi siamo il 99% rimanente", spiega un manifestante. Occupando Wall Street, è il sistema finanziario e la dittatura dei mercati  che sono presi a bersaglio.


Arresti in massa degi contestatori di Wall Street il 2 ottobre 2011!


Nessun messaggio mirato


Il movimento "Occupy Wall Street" fatica ad attecchire a New-York, a causa forse dell'assenza di un preciso messaggio. Dalla diosoccupazione, all'ingiustizia sociale ed alle disparità economiche, le rivendicazioni sono in seguito andate verso la causa ambientale, la pena di morte, ecc...

 

 

Video del movimento del 28 settembre 2011

Ma i contestatori vogliono mostrare di esistere. Alcune personalità americane, come Michael Moore, apportano il loro sostegno e le reti sociali si associano anch'essi. Una cinquantina di città, più mal ridotte della ricca Manhattan, vedono nascere un movimento simile.

Video del movimento del 27 settembre 2011

 

 

La crisi finanziaria di troppo


Sia negli Stati Uniti sia in Europa una delle ragioni che ha scatenato questa rivolta è un'ennesima crisi economica. Indebitamento, soppressione delle spese sociali, i dirigenti politici annunciano delle misure di austerità per stabilizzare la moneta e il debito degli stati.

 

Con un tasso di disoccupazione che raggiunge dei livelli allarmanti, i giovani sono spesso stati i primi a scendere in strada. Raggiunti dai loro fratelli maggiori, tutti questi indignati si sentono abbandonati dal potere.


Dal pacifismo alla violenza


I Greci, in particolare hanno l'impressione di pagare al posto dei veri responsabili. Il paese, al centro delle preoccupazioni dell'Unione europea, ha visto migliaia di cittadini mobilitarsi a partire dal maggio del 2011. Gli scioperi sono degenerati in scontri violenti con la polizia. Dopo la pausa estiva, il movimento è ripreso a settembre.

 

india_israele_USa.jpg

Atene

 

Stessa cosa a Londra. La gioventù inglese, disarcionata dalla congiuntura economica e sociale, ha voluto manifestare la sua collera. La speranza ha fatto posto al pessimismo di un avvenire a rischio. La flemma inglese è sparita a profitto di una protesta presto trasformata in caos.

londra.jpg

   Londra

 

In questi due paesi, la bandiera pacifista è rotta così come il dialogo con il potere. Ma non bisogna credere: dei paesi finanziariamente a galla hanno anch'essi dei gruppi di indignati. Israele, ad esempio, ha una crescita forte (4%) ed una disoccupazione molto debole (5%) grazie ad un mercato basato sull'alta tecnologia. La salute economica è buona, il problema si situa dunque altrove.


indignati-israele.jpg

Israele.


Il 3 settembre, quasi 400.000 persone sono scese in piazza per reclamare un cambiamento del sistema politico. Ciò rappresenta la mobilitazione popolare più importante dalla creazione dello Stato ebraico. Questo genere di avvenimenti passa quasi del tutto inavvertito per quanto l'attualità d'Israele sia monopolizzata dagli affari dell'ONU. I cittadini deplorano che i governi, di qualunque partito essi siano, concentrano tutti i loro sforzi sulla questione della sicurezza.

 

Gli indignati israeliani disertano gli uffici elettorali. Quest'azione traduce bene questa sfiducia nei confronti di coloro che li governano: la società si sente presa in ostaggio da una classe che detiene la ricchezza e il potere. In breve, una classe che tira le corde del paese e crea ineguaglianze.

 

A cosa serve votare? 

Un altro paese manifesta egualmenteil suo astio per il sistema politico: l'India. La più grande democrazia del mondo non crede più al potere delle urne. Gli Indiani, coscienti che il loro voto non serve che a stabilire la corruzione, accusano i grandi partiti di essere preoccupati unicamente ai loro soli interessi.
Nella scorsa primavera, Anna Hazare, presentata come il nuovo Gandhi, ha trovato un modo per muovere le cose: lo sciopero della fame. Questo metodo sembra aver superato la prova perché oggi i cittadini beneficiano di mediatori in ogni Stato per lamentarsi di fatti legati allal corruzione.

india_protesta_corruzione.jpgIndia

 


Un'era post-democratica
Le crisi si succedono senza sfociare verso delle soluzioni stabili. La riflessione critica va oltre il movimento anti crisi, anti austerità, o anticapitalista. Gli indiganti del mondo intero denunciano ciò che essi pensano sia una democrazia di facciata. Puntano con il dito le strutture classiche troppo gerarchizzate.
 
Questo movimento cittadino apolitico reclama una vera democrazia partecipativa che metta fine a dei modi di governo, che esso giudica, oligarchici. In questa lotta, il silenzio mediatico è spesso criticato. Gli scontri tra polizia e militanti sono quasi i soli argomenti che attirano l'attenzione dei media, poco inclini a dare una vera visibilità agli avvenimenti.

Inoltre la prossima grande riunione avrà luogo in Belgio con l'arrivo della marcia degli indignati. Dei cittadini partiti dai quattro angoli d'Europa, crescono al ritmo di centinaia ad ogni tappa degli indignati. Iniziata a luglio, l'ultima tappa è prevista il 15 ottobre a Bruxelles, la capitale europea.

 

 

 

C. C.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK:

Inde, Israël, Etat-Unis, le mouvement des indignés gagne tous les pays?

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Published by Ario Libert - in Informazione soppressa
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