Saturday 19 may 2012 6 19 /05 /Mag /2012 16:00

Strutture sommerse di Yonaguni

 

yonaguni_modello.jpg

Modello della struttura sommersa di Yonaguni.


di Robert Schoch


 

Kihachiro-Aratake.jpgNel 1985 un sommozzatore, Kihachiro Aratake, tuffatosi per andare ad osservare degli squali al largo delle coste più a Sud dell'isola giapponese Yonaguni Jima, scopre delle strutture enigmatiche. Il professor Masaaki Kimura, dell'Università di Ryukyus a Okinawa (Giappone), studia le strutture per molti anni, e matura la convinzione che esse siano delle costruzioni umane.

 

hancock_lo_specchio_del_cielo.JPGIn occasione dell'uscita del suo libro Heaven's Mirror [Lo specchio del cielo], lo scrittore Graham Hancock invita il dottor Robert Schoch a venire a dare la sua opinione in quanto all'origine "naturale" o "umana" di queste strutture, nel quadro di una trilogia televisiva intitolata "La ricerca delle civiltà perdute". Schoch accetta e giunge in Giappone nel settembre nel 1997.

 

Okinawa3.jpgIl dottor Schoch pensa che la struttura è in maggior parte, forse in totalità, naturale. Però non tutti i geologi sono d'accordo con Schoch, e delle scoperte al largo delle coste diCuba, così come in India, nel golfo di Cambay, ne fanno più probabilmente una struttura al minimo "terraformata", e cioè di origine naturale ma i cui aspetti sono stati migliorati dalla mano dell'uomo.

 

hancock_civilta_sommerse.jpgI documentari Flooded Kingdoms of the Ice Age della catena televisiva britannica Channel 4, diffuse nel febbraio e marzo 2002 e che accompagnarono la pubblicazione del nuovo libro Underworld [Mondi sommersi] di Hancock, danno notizie dettagliate sulle scoperte effettuate a profondità che giungono sino ai 300 piedi su delle grandi scogliere costiere, e nel Mediterraneo vicino a Malta.

 

Okinawa_5.jpgQuesta scoperte mostrano chiaramente che, nel corso dell'ultima era glaciale, la civiltà si è sviluppata su ciò che erano allora le regioni costiere di numerose località del mondo che, malgrado le glaciazioni più a Nord, godevano sempre di un clima molto gradevole e temperato. Queste antiche colonizzazioni apparivano essere state dei siti urbani ben più avanzati che i nostri attuali modelli della preistoria sono pronti ad assimilarlo, ma la loro esistenza è semplicemente tanto reale quanto il fatto che esse furono sommerse durante la fine dell'era glaciale, al limite del Pleistocene e dell'Olocene. Il dottor Schoch si mette allora a lavorare su Yonaguni Jima con il geologo marino di fama il professor Kimura, convinto che si tratti di strutture dovute alla mano dell'uomo, contrariamente a Schoch.


Okinawa_4.jpgCiò che segue è la dettagliata discussione di Schoch: Da decenni, di fatto da secoli e anche da millenni, alcuni ricercatori e scrittori hannoricercato la verità dietro il continente perduto dell'Atlantide di Platone (generalmente, ma non sempre considerato come localizzato sia nel mar Mediterraneo o l'oceano Atlantico), o il continente fratello presunto dell'Atlantide nell'oceano Indiano o Pacifico, designati alternativamente come Mu o Lemuria. Secondo una interpretazione letterale della cronologia di Platone, l'Atlantide fu distrutta da un cataclisma tra il 9.500 e il 9.600 a. C., e la presunta civiltà di Mu è considerata come anteriore.

 

Okinawa_Location_of_the_Ryukyu_Islands.JPGLocalizzazione dell'arcipelago Ryukyu posto tra il Giappone meridionale e il Mar cinese.

 


 

Okinawa_6.jpg Oggi resta ciò che è considerato da alcuni come la prova tangibile di una civiltà perduta, molto sofisticata, e molto antica, localizzata sotto il mare nella regione di Okinawa. Potrebbe essere Mu o Lemuria?

 

Le strutture scoperte sinora si trovano al largo delle coste di Okinawa e di diverse isole della della catena dell'isola Ryukyu, in Giappone. La più nota e la più spettacolare di queste strutture è quella situata al largo della costa Sud dell'isola Yonaguni, una piccola (circa 10 km per 4 km) isola giapponese situata all'Est di Taiwan e a Ovest delle isole Ishigaki e Iriomote nel Mare della Cina orientale.

 

Okinawa_7.gif La struttura al largo della costa di Yonaguni è stata descritta come "la più antica costruzione del mondo" [Barot 1998], dalla forma di una "ziggurat di pietra" risalente all'8000 a. C. [Barot 1998]. Se le cose stanno effetivamente così, ciò ne farebbe una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi 50 anni.


Okinawa8.gif Allo scopo di valutare il sito, ho visitato Yonaguni in 2 occasioni distinte (nel settembre 1997 su invito dell'uomo d'affari M. Yasuo Watanabe, e nei mesi di luglio-agosto 1988 in quanto membro del progetto archeologico sottomarino "Equipe Atlantide").

 

Ad ogni soggiorno feci diverse immersioni sul sito. il "Monumento di Yonaguni", come chiamo questa struttura, ha superficialmente la forma di una struttura a piattaforma o di piramide a gradoni. È stata paragonata a diverse strutture piramidali e templi delle Americhe, come l'antico "Tempio del Sole" presso Trujillo nel Nord del Perù [Joseph 1997, pp. 4-5].


Okinawa_9.gifIl Monumento di Yonaguni ha più di 50 m di lunghezza nella direzione Nord-Sud. La cima della struttura si trova a circa 5 metri sotto il livello del mare, mentre la base è a circa 25 metri dalla superficie.

 

È una struttura asimmmetrica con ciò che sembrano essere dei gradini di pietra ciclopiche esposte sulla sua facciata Sud. Questi gradini variano da meno di 50 cm ad alcuni metri di altezza. Quando si guardano le fotografie del Monumento di Yonaguni numerose persone hanno l'impressione, per via della regolarità delle pareti rocciose, dei gradini  e degli angoli acuti formati dalla pietra, che si tratti di una struttura artificiale.

 

Okinawa_10.gif Le pareti rocciose sembrano essere delle pietre erette. Se si tratta di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo, allora è ragionevole pensare che non è stata costruita o scolpita sotto l'acqua ma in un'epoca in cui questa regione si trovava sopra il livello del mare.

 

Infatti, questa regione ha conosciuto dei grandi innalzamenti del livello del mare sia durante sia dopo il Pleistocene (L'era glaciale) e dopo delle curve standard ben stabilite degli innalzamenti dei livelli del mare in questa regione, il Monumento di Yonaguni potrebbe essere stato sopra il livello del mare circa 8.000-10.000 anni fa. Si può dunque immaginare con un certo grado di probabilità che il Monumento di Yonaguni è una costruzione fatta dalla mano dell'uomo che deve quindi essere antica di almeno 8.000 anni.

 

Okinawa_Masaaki-Kimura.png Il dottor Masaaki Kimura, professore del Dipartimento di Fisica e delle Scienze della Terra all'Università di Ryukyus (Okinawa), ha diretto un progetto di cartografia sottomarina esaustivo del Monumento di Yonaguni.

 

Durante i miei soggiorni in Giappone ho avuto occasione di far visita al dottor Kimura alcune volte, sia sul sito di Yonaguni sia nel suo ufficio di Okinawa. Sulla base dei suoi lavori, il dottor Kimura ha sposato la sua veduta secondo la quale il Monumento di Yonaguni è, nel suo insieme, una struttura artificiale. Se le cose stanno così, allora il monumento di Yonaguni appare come la testimonianza di una civiltà sino ad allora sconosciuta, benché molto precoce e molto sofisticata (forse legata ai templi Wat di Angkor in Cambogia?).

 

Okinawa 1

Nel corso delle mie ricerche sul Monumento di Yonaguni, una delle prime cose che ho scoperto è che la struttura è, per quanto lo possa determinare, interamente composta da rocce di fondo solide "viventi". Nessuna parte del monumento è costruita con blocchi separati che sono stati posizionati. È un punto importante, perché dei blocchi di roccia scolpiti e sistemati avrebbero indicato senza dubbio un'origine umana della struttura- di cui non ho sino ad oggi potuto trovare nessun indizio.

 

Durante le mie prime immersioni nel settembre del 1997 fu impossibilitato nel determinare, anche in modo generico, di cosa la roccia del Monumento di Yonaguni fosse composta. Ciò fu dovuto al fatto che le superfici delle rocce erano ricoperte da alcuni organismi (alghe, coralli, spugne e altro ancora) che nascondevano le superfici reali. Penso che questo strato di materiali organici tende a far apparire le superfici del Monumento di Yonaguni più regolari e omogenee di quanto non siano in realtà. Questo in parte, aumenta l'impressione che deve trattarsi di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa 2 Durante le mie immersioni successive passai del tempo a raschiar via gli organismi dalle rocce in diversi punti, allo scopo di ottenere delle vedute delle vere facce rocciose, e portai anche dei campioni di roccia in superficie. Il Monumento di Yonaguni è in massima parte composto da arenaria media molto fine e di argillite del gruppo di Yaeyama del miocene inferiore (le rocce stesse furono depositate circa 20 milioni di anni fa). Queste rocce contengono numerose superfici orizzontali ben definite che gli strati separano distintamente.

 

Okinawa_11.gif Le rocce di questo gruppo sono anche quadrettate da un gran numero di giunture e di fratture parallele e verticali (in rapporto ai piani orizzontali delle rocce). Yonaguni si trova in una regione propizia ai terremotiu; tali sismi tendono a fratturare le rocce in modo regolare. Più comparavo le caratteristiche naturali, ma molto regolari, dovute al clima o all'erosione osservate sulla costa moderna dell'isola con le caratteristiche strutturali del Monument di Yonaguni, più mi convincevo che il Monumento di Yonaguni è principalmente il risultato del lavoro di processi naturali geologici e geomorfologici.


In superficie trovavo anche delle depressioni e cavità che si erano formate naturalmente e che somigliavano esattamente ai supposti "buchi per pilatri" che alcuni ricercatori avevano notato sul Monumento di Yonaguni sottomarino. Ho anche trascorso un tempo considerevole a percorrere in lungo e in largo l'Isola di Yonaguni allo scopo di esaminare e capire la geologia e la geomorfologia locali dell'isola.

 

Okinawa_12.gifLungo le coste Sud-Est e Nord-Est dell'isola Yonaguni il Gruppo di arenaria di Yaeyama è particolarmente esposto, e potrei osservarli erodersi sotto le condizioni di vento e di acqua attuali. Mi convinsi che attualmente, alla superficie, l'azione delle onde e delle maree è responsabile dell'erosione e della distruzione delle arenarie in un modo per cui rimangono delle strutture molto regolari e delle terrazze.

 

Okinawa_13.gifPer essere equo in rapporto alla posizione del dottor Kimura, devo stipulare che egli pensa che almeno alcune delle caratteristiche in superficie che interpreto come il risultato di un'erosione naturale dovute al clima sono sia il risultato di una modificazione dovuta agli uomini. Tuttavia, non ho potuto trovare alcun elemento in superficie (come dei segni di utensili sulla superficie delle rocce o dei blocchi tagliati che furono spostati lì) che, secondo me, avrebbero sorretto la controversia sull'artificialità.

 

Okinawa_14.gif Di sicuro, ho avuto poco tempo a disposizione per ricercare tali elementi, e il fatto che non ne ho trovati non vuol dire che non esistano. Tuttavia, sino ad oggi sulla base delle mie scoperte e analisi, non posso essere d'accordo con la conclusione del dottor Kimura secondo la quale il Monumento di Yonaguni è soprattutto una struttura creata dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa_15.gif La mia ipotesi di lavoro attuale è che il Monumento di Yonaguni è soprattutto di origine naturale; e cioè, che la sua struttura globale è il risultato di processi geologici e geomorfologici naturali. Penso che dovrebbe essere considerato come una struttura soprattutto naturale finché maggiori elementi indicanti il contrario non siano trovati. Tuttavia, non penso in alcun modo che si tratti di un caso totalmente chiuso. La questione della genes - artificiale o naturale - potrebbe non essere una questione con una risposta assoluta.

 

Okinawa_16.gif Dovremmo anche considerare la possibilità che il Monumento di Yonaguni sia fondamentalmente una struttura naturale che fu utilizzata, migliorata, e modificata dagli uomini in tempi remoti.

 

Sembra che vi sia sull'Isola di Yonaguni e altrove nella regione di Okinawa una tradizione antica di modificazione, miglioramento e estensione della natura. Vi sono su Yonaguni tombe molto antiche (di età ignota, ma probabilmente antiche di migliaia di anni) che mostrano uno stile paragonabile alla "architettura del Monumento di Yonaguni. Vi sono anche altri elementi che vanno nel senso di un'opera umana sulla roccia locale di Yonaguni.

 

Yonaguni01.jpg Disperse in tutta l'isola, si trovano dei "vascelli" di pietra molto antichi di età sconosciuta, evidentemente scolpiti dall'uomo. Sono composti da roccia locale, e non sono stati chiaramente realizzati né trasportati sull'isola in epoche recenti (cioè, più o meno durante gli ultimi 500 anni. Quest vascelli di pietra restano una specie di mistero, così come il Monumento di Yonaguni e altre strutture sommerse della regione di Okinawa.

 

Su Yonaguni sono state trovati degli utensili di pietra superbamente tagliata che avrebbero potuto essere utilizzati per scolpire  alcuni dei vascelli di pietra e altri oggetti, così come per modificare il Monumento di Yonaguni oggi ubicato sotto le acque.

 

Yonaguni02.jpgAnche se si tratta di una struttura soprattutto naturale, potrebbe essere stata realizzata  per servire da fondamenta per delle costruzione di pietra, di tronchi di legno o di terra distrutti successivamente. Potrebbe anche essere servita da porto per un popolo marittimo. Penso che l'arte e l'architettura della regione potrebbe essere stata influenzata dalla geomorfologia naturale del Monumento di Yonaguni e da strutture simili.

 

Nel corso degli ultimi anni, il professor Kimura ha forse addolcito un po' la sua posizione  in quanto alla proporzione nella quale il Monumento di Yonaguni è "fatto dalla mano dell'uomo" o "artificiale"e quella nella quale è "naturale". Più di recente il dottor Kimura parlava del Monumento di Yonaguni e di strutture collegate come essendo state "terraformate", e cioè delle caratteristiche geologiche manipolate o modificate dalla mano dell'uomo.

 

Yonaguni03.JPG Questa essenzialmente la posizione alla quale sono giunto, e dunque forse il dottor Kimura e io convergiamo nelle nostre opinioni sul Monumento di Yonaguni. Se esiste una provadi una modificazione umana di una struttura naturale al largo della costa dell'Isola di Yonaguni, perché i popoli dei tempi antichi si interessarono a questo luogo particolare? Un suggerimento è che 10.000 annni fa Yonaguni era situata presso il Tropico del Cancro.

 

Oggi il Tropico del Cancro è situato approssimativamente a 23° 27'' di latitudine Nord, mentre l'Isola di Yonaguni è situata a 1° pieno più a Nord. Tuttavia, la posizione del Tropico del Cancro varia nei millennio, almeno dai 22° ai 24°, secondo un ciclo di 41.000 anni.

 

Verso l'8.000 a. C. il Monumento di Yonaguni era situato presso il Tropico del Cancro. Forse era il sito di un altare orientato astronomicamente.

 

In conclusione, sulla base della mia ricognizione preliminare del Monumento di Yonaguni, non sono ancora del tutto convinto che si tratti di una struttura artificiale - ma a mio avviso, anche se essa è soprattutto naturale, potrebbe essere stata modificata da azioni umana in epoche remote. Queste strutture meritano un esame più approfondito.


 

 

Robert Schoch

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

Références:


Heaven's Mirror: Quest for the Lost Civilization di Graham Hancock et Santha Faiia (Londres, Michael Joseph 1998); Tr. it.: Lo specchio del cielo, Corbaccio, Milano, 1998. 

 

Voices of the Rocks: A Scientist Looks at Catastrophes and Ancient Civilizations de Robert M. Schoch et Robert Aquinas McNally (New York: Harmony, Crown Publishing Group, Random House 1999); Tr. it.: La voce delle pietre, Marco Tropea Editore, Milano, 2001.


LINK al post originale:

 Structures englouties de Yonaguni 

Di Ario Libert - Pubblicato in : Gilania
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Tuesday 3 april 2012 2 03 /04 /Apr /2012 07:00

Presentiamo un significativo frammento di un'opera assolutamente inedita in Italia e di grandissimo interesse in relazione al sapere arcaico più remoto e più noto genericamente con il nome nebuloso di esoterismo. Si tratta di La Franche-Maçonnerie rendue à sa veritable origine [La frammassoneria restituita alla sua vera origine] di Alexandre Lenoir, un ricercatore vicino alla cerchia di Charles François Dupuis e che ha magnificamente applicato le idee del suo maestro, e cioè il culto della natura e quello degli astri come più remota e universale forma religiosa in assoluto, alla ricerca storica sull'antichità più remota della sua epoca: l'antico Egitto.

 

 

 

 

 

 

La frammassoneria restituita alla sua vera origine


o

 

antichità della frammassoneria provata

attraverso la spiegazione dei misteri antichi e moderni. 

 

 

Lenoir Frontespizio
Frontespizio tratto dall'opera di Alexandre Lenoir La Frammassoneria restituita alla sua vera origine, del 1814. Da notare la sua assoluta somiglianza con quello dello opera du Dupuis L'Origine de tous les cultes.

  

  

 

Descrizione del Frontespizio o della prima Incisione. 

 

La descrizione che stiamo per effettuare della prima incisione o del frontespizio, può in qualche modo considerarsi come la Prefazione del lavoro dal momento che i simboli che vi sono disegnati appartengono a tutte le religioni e ci offrono un piccolo accenno ai misteri che dobbiamo descrivere.

 

 I.

 

La religione degli Egiziani è espressa 1°, dal toro sacro o bue Api, posto su di un piedistallo recante sulla fronte il disco della luna, l’immagine di Io o di Iside. 2°, Presso Osiride-bue, si vede il Nilo raffigurato come un vegliardo semi sdraiato che regge in mano un’urna che egli rovescia e nell’altra un corno dell’abbondanza. Il vegliardo, nell'atteggiamento dell’Acquario celeste è l’immagine della piena del fiume-dio, si appoggia sulla celebre sfinge di Tebe, donna e leone ad un tempo, quest'animale è l’espressione enigmatica della posizione che il sole assume nello zodiaco immediatamente dopo il solstizio estivo e precisamente allorquando il Nilo gonfia la sue acque e le versa sulle terre circostanti. 3°, Dietro queste figure emblematiche si vede la grande piramide la cui base appoggiata al centro della terra e la cima che si eleva nei cieli serviva al tempo stesso da piedistallo e da tomba ad Osiride. Questo monumento celebre da sempre attesterà eternamente la scienza degli Egiziani; la sua forma, la sua proporzione e soprattutto il modo in cui è orientata si accordano perfettamente con il movimento del sole e della luna come vedremo in seguito. Infine, non si può dubitare che le figure emblematiche della religione degli Egiziani che figurano qui non siano un’immagine della fecondità e della prosperità dell’Egitto di cui il sole ed il Nilo erano le vere cause prime.

 

bsb00001269_00060.jpg Sistema iero-astronomico, fisico e astrologico dei popoli antichi con tutti i suoi sviluppi.


 

 

 II.

 

 In primo piano sulla tavola si vede un bassorilievo [1], tutti gli emblemi del culto di Mitra.

 

 Il dio Mitra, immagine del sole, era la grande divinità dei Persiani. Questo dio, come lo si può vedere nell’incisione, monta il toro celeste distrutto dallo scorpione che gli divora le parti genitali. Questa tavola emblematica è l’immagine del sole che copre il toro con i suoi raggi il primo giorno di primavera e che distrugge questo stesso toro allorché all’equinozio d’autunno appare, nel segno dello scorpione, designato dagli antichi mitologi come un simbolo di morte e di distruzione.

 

 Mitra è un dio simile a Osiride, Bacco, Attis e Adone. I misteri di ognuna di queste divinità sono relativi al trionfo o alla caduta della luce. Mitra è re della città del sole e gli si dava il titolo Dominus Sol, come lo si dava a Osiride, a Attis e ad Adone. La nascita, la morte e la resurrezione del dio sono solennemente celebrate nei suoi misteri come lo sono negli altri.

 

 I Persiani celebravano la nascita del loro dio Mitra in un giorno sacro fissandone la data al 25 dicembre, al momento in cui vedevano apparire, a mezzanotte, la costellazione della Vergine che apriva l’anno dando nascita al sole il quale appariva infatti come un bambino che si appoggia al seno della madre.

 

 La religione mitraica così famosa in Persia, in Armenia ed in Cappadocia ammetteva dei sacramenti ed i membri della setta ne portavano il segno sulla fronte; aveva le sue vergini, i suoi martiri, ecc. Infine, considero questo monumento che potrei descrivere se esso non lo fosse già stato fatto perfettamente dagli studiosi che l’hanno pubblicato prima di me, come una rappresentazione degli equinozi di primavera e di autunno designati con due candelabri da cui uno, che si trova ad essere in piedi, scaturisce della luce; mentre l’altro, semispento, è rovesciato. Così come anche da due alberi, di cui uno è carico di foglie e frutti e l’altro del tutto spoglio. Evidenzieremo anche che questa espressione è ripetuta nel riquadro della parte sinistra del monumento da due uomini, uno giovane che regge un candelabro acceso e l’altro vecchio, barbuto e decrepito che rovescia e spegne quello retto da lui. Sulla parte superiore del monumento che forma una specie di pannello si vede l’immagine rappresentata da sette altari accesi. Il genio del fuoco, posto nel mezzo degli altari sembra proteggere il fuoco sacro da cui essi sono arsi. A Sinistra ed all’estremità del pannello per caratterizzare la primavera il dio Mitra è stato scolpito in un carro trainato da quattro cavalli i cui sguardi si dirigono verso i quattro punti cardinali del cielo, all’altra estremità è stato figurato l’autunno con lo stesso dio posto ancora in un carro trainato soltanto da due cavalli spossati dalla fatica. Questa scultura, secondo la mia opinione, è una pittura geroglifica dell’anno ma che ritrae in particolare l’antica e celebre dottrina dei due principi, l’uno buono e l’altro malvagio o la divisione della natura in un’era di bene e di male, di generazione e di distruzione, di luce e di tenebre di cui si fissavano i limiti ai due equinozi.

 

bsb00001269_00072.jpgPlanisfero iconologico dei segni e dei loro decani.

 

 III.

 

 La religione degli Ebrei è espressa dal sommo sacerdote Aaron posto in piedi presso l’altare dei sacrifici e vestito con gli abiti sacerdotali; egli regge con la mano sinistra il candelabro a sette braccia; il suo petto è coperto dal razionale e la sua veste ornata da trecentosessantacinque piccoli sonagli d’oro.

 

Il razionale del sommo sacerdote degli Ebrei è decorato da dodici pietre preziose, divise a tre a tre come le stagioni e come i segni dello zodiaco che esse rappresentano. Il candelabro, munito di sette candele accese è l’immagine dei sette pianeti così come i sonagli della sua veste sono quella dei trecentosessantacinque giorni dell’anno. L’animale posto in piedi su di un piedistallo presso il candelabro è il vitello d’oro che fu oggetto del culto degli Ebrei ed in seguito abbattuto da Mosè.

 

Il vitello d’oro, immagine del Toro celeste sullo sfondo, era la stessa divinità che gli Egiziani adoravano con il nome di Api e di Mnevis.

 

bsb00001269_00100.jpgLa dea mirionima, Iside, o la personificazione della Natura.

 

 IV.

 

 Accanto al vitello d’oro degli Israeliti si noterà il Giove Ammone dei Greci rappresentato seduto sopra un cubo decorato sulla sua superficie dalla pianta silfio, con la folgore in mano e recante sulla sua fronte le corna del celebre ariete che indicò a Bacco la sorgente d’acqua viva con cui dovette estinguere la sete ardente da cui fu divorato attraversando i deserti dell’Arabia.

 

 Giove, sotto forma di un ariete, era simbolo della luce celeste o del sole. Gli adoratori del sole, teologicamente parlando, consideravano questo astro all’equinozio di primavera come la salvezza del mondo, il riparatore dei mali dell’inverno, dei giorni corti, o piuttosto delle tenebre. Diedero al loro dio benefattore la forma del segno celeste in cui si mostrava vincitore sui segni inferiori con la sua apparizione in quello che fissava l’equinozio di primavera ed in cui sembrava rivivere per cominciare un nuovo percorso e proseguire, segno per segno, sino all’equinozio d’autunno.

 

 Gli Egiziani dettero il nome Ammone ad Osiride, che raffigurarono con un ariete così come lo avevano rappresentato come toro con il nome di Api. In effetti Luciano ha affermato nel suo Trattato astrologico: L’ariete consacrato nel tempio di Ammone, ed il bue in quelli di Memphis, rappresentavano l’ariete ed il toro celesti al cui aspetto ed alla cui influenza questi sacri animali erano sottoposti.

 

 Così Ammone, o Giove sotto la figura di Ariete, erano considerati come vincitori delle tenebre o del male. Secondo Marziano Capella, Giove aveva a Creta non soltanto una tomba ma anche una celebre iniziazione in cui la principale cerimonia consisteva nel vestire l’iniziato con la pelle di un agnello nero, durante i misteri della notte.

bsb00001269_00152.jpgProcessione in onore della dea Iside.

 

V.

 

La religione cristiana è espressa con l’apparizione della Santa Vergine e del Bambino Gesù, che appaiono su nuvole luminose. Questo piccolo bambino sembra identificarsi con il sole e slanciarsi nei cieli per rigenerare la natura. Ai piedi del Salvatore del mondo vediamo l’agnello riparatore disteso sul libro della destino o dei sette sigilli. Questo agnello, protagonista dell’Apocalisse, è il simbolo di un dio di giustizia che illumina ogni uomo venuto al mondo, come dice san Giovanni. È immolato in mezzo ai quattro animali simbolici, leone, toro, uomo aquila di cui si è fatto il suo corteo e che sono posti ai quattro punti cardinali del cielo.

 

L’agnello dei misteri, che si deve immolare in Giudea ogni anno in onore di un dio di bontà salvatore del mondo ed il cui sangue colorava le case per tutta la durata della festa di Pasqua, presso i Persiani era un simbolo dell’ariete delle costellazioni in cui il sole trionfava sulle tenebre e fissava l’equinozio di primavera.


Infine, seguendo l’Apocalisse, è l’agnello trionfatore del serpente che chiamiamo Diavolo o Satana che seduce il mondo intero e insidia la donna alata recante nelle sue braccia un bambino che deve regnare sull’universo. (Il serpente distruttore è posto sotto i piedi della Vergine, guardate l’incisione).


In secondo piano vediamo elevarsi il cero paschal, altro emblema della luce nuova o del trionfo della luce sulle tenebre. In effetti, questo cero simbolico si innalza e si accende nei templi il giorno stesso in cui Gesù Cristo, dopo aver salvato il genere umano attraverso lo spargimento del suo sangue, si slancia al si sopra della notte delle tombe e si spande sulla terra raggiante di gloria e di maestà. Quel giorno, i preti si vestono di bianco e gli iniziati rinnovano i loro indumenti sacri.

 

bsb00001269_00166.jpgIside, divinità egiziana.

 

VI.

 

Il culto dei Romani è qui raffigurato con il fuoco sacro trasportato dalle vestali (vedere il gruppo disegnato al di sopra del monumento di Mitra). Non si può dubitare che i Romani abbiano reso un culto al fuoco, alla luce, al sole sappiamo che i misteri di Iside, quelli di Cerere ed anche quelli di Mitra, furono introdotti presso loro.


I Romani invocavano la dea Vesta che si faceva nascere da Crono e da Rea per la conservazione delle loro dimore perché credevano che avesse inventato la costruzione delle case. Questa dea presidiava al fuoco, era adorata presso ogni focolare ed ogni altare; è per questo che la si rappresentava recante con una patera in mano e nella posizione di spandere l’incenso o di versare il sacro liquido sul sacrificio offerto agli dei. Non parlerò affatto del fuoco sacro, che si accendeva in suo onore nel tempio che gli era consacrato; non dirò nulla anche delle vergini sotto il nome di Vestali, incaricate di conservarlo giorno e notte e delle dure pene inflitte loro se a causa di un incidente o per qualunque altro motivo, questo fuoco, immagine del sole sempre splendente, si fosse spento; la storia di queste giovani donne votate al celibato è nota a sufficienza; avrò occasione di parlare del fuoco sacro quando tratterò degli elementi e dei misteri.

 

bsb00001269_00174.jpgImmagine di Iside dipinta sul telo di una mummia.

 

VII.

 

Il culto primitivo, o quello del toro, si è allargato su tutta la faccia del globo e se ritrovano tracce dall’estremo Oriente  sino alle regioni più remote del Nord. Il toro è una grande divinità del Giappone e si rappresentava il caos sotto l’emblema di un uovo sui cui si slanciava un toro furioso spezzandolo con le corna e da cui scaturiva il mondo, così come è raffigurato sull’incisione dal lato opposto al monumento a Mitra.

 

bsb00001269_00180.jpgDivinità egiziane e greche. 1: Annubi, 2: Tifone, 3: Ecate, 4: Marte.

 


VIII.

 

La religione di Maometto è designata in questa tavola con il ritratto del profeta che si è rappresentato in piedi sul davanti della scena recante in una mano il Corano che egli presenta alle nazioni e nell’altra una spada per esprimere che è piuttosto attraverso che attraverso la ragione che egli vuole fondare il suo impero. La distruzione dei libri scritti, la devastazione dei monumenti artistici, esercitata da questi settari ignoranti, sono entrambe molto ingegnosamente espresse da una statua spezzata e dai manoscritti che il pontefice-re schiaccia sotto i propri piedi.

 

bsb00001269_00192.jpgDivinità egiziane: Osiride, Horus, Serapide.

 


Considerazioni generali

 

La natura è stata oggetto dell’adorazione dei primi abitanti della terra. I miti antichi non sono in principio che un’immagine dei fenomeni della natura come le divinità che ne sono l’oggetto non sono esse stesse che la rappresentazione degli astri che si muovono nello spazio immenso dei cieli.


Il sole e la luna, capi supremi degli altri astri, sono stati divinizzati dai Magi. Si dette loro il titolo di Re e di Regina del cielo, ed in questa qualità detenevano la direzione delle altre divinità. Si è dunque fatto del Dio-sole un essere vivente, capo della natura. Lo si fa scendere dall’alto dei cieli, un regolatore, un amministratore o un condottiero dei popoli soggetto come tutti gli uomini alle vicissitudini della vita. Le figure astronomiche o piuttosto le costellazioni che egli visita nella suo cammino celeste poste in azione sotto figura di uomini o di animali utilizzati come episodi nelle narrazioni mitologiche, sono considerati dagli inventori dei miti come i motivi di tanti lavori straordinari a cui assoggettano gli eroi o come i soggetti di altrettanti avvenimenti che sembrerebbero successivamente attraversare la felicità o fare trionfare il sole diventato uomo che malgrado ciò deve morire, discendere agli inferi e resuscitare per risalire ai cieli o ricominciare una nuovo percorso.


Di conseguenza, si saprà ben presto quel che si deve generalmente intendere con Osiride e Horus, con Api bue, Anubi cane, di cui si è fatto l’assistente ed il fedele compagno di Osiride. Vedremo perché Mercurio ci viene rappresentato come il dio dell’eloquenza o come quello dei commerci e dei ladri. Si imparerà perché gli Egiziani chiamavano indistintamente Osiride, Re del cielo; Adonai, nome che si è trasformato in Adon-Hiram, che significa Signore grande. Per lo stesso motivo, si conoscerà la forma degli dei dell’India Shiva, Brahma, Poulear, così come le diverse incarnazioni di Visnu, e le funzioni particolari delle dee Parvadi, Lakshmi e Quischena.


Spiegherò anche perché Giove, Esculapio, Plutone ed il re Hiram non sono che un’immagine dell’astro che ci illumina; perché Giove possiede volto e corna di un ariete; perché sotto forma di toro rapisce la bella Europa e perché accarezza la figlia di Tindaro sotto quella di un cigno. Si apprenderà ancora perché il Bacco Toroceros, o dalle corna di toro, dei Greci guida sette donne per mano: perché si rappresenta questo dio anziano e barbuto; perché la dea dell’amore, sotto il nome di Venere, è a volte rappresentata con una lunga barba e con l’elmo in testa, la lancia in pugno e combattente come Minerva; perché infine la si dipinge bianca o nera e sotto forma di un pesce.

 

 

Si è rappresentata la fecondità che il sole comunica alla natura in primavera con il dio Priapo che si fa nascere da Adone e Venere. Si attribuiva al dio Priapo la figura degli animali celesti con cui il sole era in congiunzione quando fecondava la natura e si aggiungeva alla sua immagine tutti i caratteri della generazione e le parti sessuali di dimensioni gigantesche per esprimere la forza feconda che riversa sulla terra sia negli animali sia nei vegetali. La terra in amore in primavera, dice Virgilio, richiede il seme che deve fecondarla, è per questa ragione che si poneva un tempo delle statue del dio Priapo nei giardini.


Lasciamo un momento gli dei, sospendiamo le nostre idee mitologiche, richiamiamo quanto ci è stato rivelato allorché trasportati con il pensiero negli immensi sepolcri dei re di Egitto errammo nei sotterranei di Memphis in cui Seti stesso ricevette i primi rudimenti della saggezza e dell’arte di regnare prima di salire sul trono dei suoi padri.


"Armato soltanto del mio coraggio e di una lampada mi trovavo solo sotto una volta immensa unicamente decorata di caratteri emblematici; di nicchie quadrate, senza un numero preciso ma disegnato regolarmente in cui vedevo al tenue bagliore proveniente dalla mia lampada delle statue colossali in basalto ed in granito che giudicavo essere stati ricavati da una sola massa in cui le braccia e le gambe raccolte sul corpo dava loro la postura di semplici mummie e che tuttavia erano sedute su dei tumuli cubici in attesa della resurrezione o della vita eterna [2].


"Lì ero isolato dall’intera natura. Pensieroso e riflettendo all’antico splendore della terra sotto ai miei piedi vidi per prima cosa all’entrata di una lunga galleria divisa in numerosi colonnati l’antro di Mitra, l’immagine simbolica del mondo celeste e terrestre. Notai in seguito le iscrizioni sentenziose dei misteri della grande dea Iside e la prima che si offrì al mi sguardo scolpita su di una porzione di basalto nero era così concepita, secondo la traduzione che si aveva avuto premura di scrivere in basso: Chiunque intraprenderà questa strada solo e senza guardare dietro di sé sarà purificato dal fuoco, dall’acqua e dall’aria; e se può vincere la paura della morte uscirà dal seno della terra, rivedrà la luce ed avrà diritto di preparare la propria anima alla rivelazione dei misteri della grande dea Iside.


"Più avanti trovai il modello del vulcano usato per la prova del fuoco; poi attraversai a piedi il canale in cui l’aspirante doveva gettarsi a nuoto prima di arrivare alla porta del tempio dove a oriente, cioè al trono della felicità o alla sede della luce poiché l’iniziato al momento della sua ricezione vedeva le luci divine. Vidi gli strumenti necessari alle iniziazioni come la griglia di ferro, la celebre ruota a cui l’iniziato si trovava improvvisamente sospeso e girava diverse volte. Vidi anche gli idoli degli dei e generalmente tutto quanto serviva all’augusta cerimonia dei misteri. Questi diversi oggetti gettati ala rinfusa riportarono presto il mio pensiero al di là dei calcoli ricevuti sull’origine del mondo e non potei impedirmi di riflettere un momento sul destino degli imperi come sulle vicissitudini umane. Malgrado ciò le lezioni ricevute nelle logge massoniche mi furono di grande aiuto, ne trassi grande vantaggio per quanto mi si offriva allo sguardo ed ebbi presto l’intima convinzione che la Frammassoneria fosse un’iniziazione dei grandi misteri che si insegnava al collegio di Memphis.


"Proseguendo mi ritrovai nella celebre cripta in cui gli Egiziani avevano deposto le spoglie mortali del faraone. Un gran numero di sarcofagi, una volta immensa ancora vergine e non profanata apparvero ai miei occhi. La volta, del tutto stellata, mi presentò uno zodiaco ben disegnato che mostrava il solstizio d’estate sotto il segno del capricorno. Questa pittura del cielo mi dette la misura della scienza degli Egiziani, mi fece conoscere la grande antichità di questa grande ed illustre nazione che, da questa posizione astronomica si può riportare a quasi dodicimila anni ammettendo il sistema della precessione degli equinozi.

 

"Le mura di questa camera funeraria erano decorate con dipinti emblematici. Il primo rappresentava il trionfo della luce sulle tenebre, espresso attraverso un combattimento tra degli uomini rossi e degli uomini neri. I primi, vincitori dei secondi, sono rappresentati nell’atto di tagliar loro la testa. È in tal modo che gli Egiziani fanno di Horus vincitore di Tifone ed è sempre così che si vede presso i Greci Giove schiacciare i Titani con la sua potente mano. L’altro dipinto mi sembrò aver avuto come scopo la rappresentazione del trionfo di Sesostris sugli Indiani, ma l’eroe, rappresentato giovane nel suo carro trionfale, accompagnato dal toro (boeuf) Api e dalle altre divinità tutelari dell’Egitto mi fecero ben presto conoscere un nuovo trionfo del sole allorché questo astro, il primo giorno di primavera, vincitore delle tenebre, riportava la gioia sulla terra e appariva nei templi sotto forma della perfetta bellezza e sotto il nome di Osiride. L’eroe è vincitore, perché si contano davanti a lui le mani abbattute dei suoi nemici per esprimere il numero di giorni che trascorsero durante l’assenza del sole sulla terra. Questi dipinti sono dunque una rappresentazione del trionfo della vita sulla morte e un simbolo di resurrezione; caratteri singolarmente espressivi dell’opinione degli Egiziani sull’immortalità dell’anima [3]. Delle donne inginocchiate, munite di arpe d’oro di segno elegante e di uno stile severo si stagliavano sul fondo della cripta. Dal loro portamento, dai loro occhi animati, dall’apertura della loro bocca come dalla forma delle loro labbra, valutai che erano il dipinto di un concerto organizzato secondo le usanze del paese. (Consultate la grande opera della commissione d’Egitto).

 

Esaminai questi capolavori dell’arte e della scienza con un’attenzione particolare, li studiai e nella mia ammirazione, ispirato io stesso dallo spirito filosofico degli antichi Magi, i miei occhi si aprirono in mezzo ai monumenti delle arti che i secoli di Sesostri, di Mendes e di Ramses avevano fatto nascere, e con una sfera in mano, riconobbi presto che i geroglifici o la scrittura sacra degli Egiziani, così come le loro figure emblematiche, non erano che un dipinto misterioso delle rivoluzioni celesti o dei differenti aspetti dei pianeti a cui si attribuiva il potere di governare il mondo".

 

bsb00001269_00287.jpgProve attraverso i quattro elementi.


 

 


NOTE

[1] Questo monumento in marmo risulta essere di grande antichità, lo si trova anche nell’opera di Hyde, in quella di de la Torré, vescovo di Adrin, in Kircher ed in Montfaucon.

[2] Gli Egiziani credevano nell’immortalità dell’anima e alla resurrezione dei corpi.

[3] Quel che c’è di notevole in questo dipinto geroglifico, è che era d’uso presso alcuni popoli dell’antichità, privare i prigionieri di guerra delle loro mani e delle parti genitali. Questo monumento sarebbe dunque una prova che gli usi così come i fatti storici degli antichi ci sarebbero pervenuti attraverso il connubio che si sarebbe operato degli uni e degli altri con l’astronomia per presentarli all’uomo sotto forma di dottrina a cui devono essere sottomessi. È così che la maggior parte dei simboli dell’antichità sono scambiati per fatti storici allorché non sono altro che delle allegorie.

Di MAX - Pubblicato in : Culture soppresse
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 9 march 2012 5 09 /03 /Mar /2012 07:00

Si può fare denuncia politica con i fumetti? A giudicare da quello che presentiamo ora, e che risale al 1980, si direbbe di sì.

 

StorieIt2.jpg Si tratta di una storia intitolata Fiumicino, autore Alfredo Chiappori, un grande della satira politica italiana germogliato nei fervidi anni '70. Di lui non possiamo non ricordare una nutrita serie di personaggi e opere che ne fecero uno dei più importanti ed innovativi autori all'interno del genere. Cominceremo quindi dal primo, il simpaticissimo Up, il sovversivo, un omino qualunque che assiste (non si sa come) alle peggiori manovre occulte di servizi segreti ed organizzazioni statali e non, più o meno "deviate", sempre a testa in giù rispetto ai truci personaggi, poggiato coi piedi cioè su quella che è la linea superiore delle vignette in cui compare.

 

È bene anche ricordare che Chiappori si era già occupato pochi anni prima di satireggiare la storia d'Italia, quella edulcorata che ci insegnano a scuola o di cui si fa cenno nei mezzi di informazione, piena di luoghi comuni falsi e pseudo ingenui, pubblicando con la sua casa editrice di allora, la milanese Feltrinelli, Storie d'Italia 1860-1870, (1977); Storie d'Italia 1846-1860 (1978); Storie d'Italia (1870-1896), (1979); Storie d'Italia (1918-1925), (1981). La storia italiana presentata quindi nel settimanale "Panorama" è la più, come si direbbe oggi, Up dated di tutte quelle edite nei quattro volumi feltrinelliani.

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino01.jpg

 

 

 

 

 

 

fiumicino02.jpg

 

 

 

fiumicino03.jpg

 

 

 

 

fiumicino04.jpg

 

 

fiumicino05.jpg

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino06.jpg

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino07.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino08.jpg

 

 

 

 

 

 

fiumicino09.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino10.jpg

 

 

 

 

 

 

fiumicino11.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino12.jpg

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino13.jpg

 

 

 

 

 

fiumicino14.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino15.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino16.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino17.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino18.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino19.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino20.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino21.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino22.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino23

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino24.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino25.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino26.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino27.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino28.jpg

 

 

 

fiumicino29.jpg

 

 

 

 

 

 

fiumicino30.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

fiumicino31.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[CONTINUA]

 

 

 

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

000cover.jpg

 

Copertina di Storie d'Italia (a Fumetti). Di scandalo in scandalo, che raccoglieva 10 storie di 10 celebri autori diversi, aventi a soggetto grandi scandali dal secondo dopoguerra.

 

 

 

 

 

LINK al sito ufficiale dell'autore della presente opera:

Alfredo Chiappori

Di Ario Libert - Pubblicato in : Il Bel Paese
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Thursday 1 march 2012 4 01 /03 /Mar /2012 07:00

Heidegger aveva un corpo animale?

 

Croce-al-merito.jpgCroce al merito nazista

 

 

"Il corpo dell'uomo," scrive Heidegger in La lettre sur l'humanisme [La lettera sull'umanismo], "è qualcosa di essenzialmente diverso da un organismo animale". Nel testo di Heidegger si passa sembra rapidamente dal "corpo dell'uomo", di cui ci viene detto che è essenzialmente diverso da un organismo animale a "uomo" di cui ci viene detto, secondo la celebre formula pastorale, che è il "pastore dell'Essere". E ciò in virtù del fatto che "l'essere vivente è probabilmente per noi il più difficile da pensare, perché se è, in una certa maniera, il nostro più vicino parente, è allo stesso tempo separato da un abisso della nostra essenza ek-sistente". (Lettera sull'umanismo).

heidegger umanismo  

L'espressione chiave è "essenza ek-sistente". L'uomo è un essere pro-gettato. È fuori da... (ogni coscienza è coscienza di...). Ed è in virtù del Dasein che ha luogo uno schiarimento e che può esserci un mondo. Un animale, una pianta non ha mondo. (O più esattamente l'animale è povero in mondo mentre la pietra, essa, non ha mondo). In virtù del metodo qui impiegato non si tratta di chiedersi ciò che una tale frase- quella sul corpo dell'uomo- nasconde eventualmente del nazismo ma quale può essere il suo significato in virtù del fatto che, precisamente, Heidegger è nazista e affina, nella Lettera, il suo progetto di introduzione del nazismo nella filosofia.

 

Si vedrà più avanti ciò che sia precisamente il che mi sembra abbastanza confuso nel testo- transizione del "corpo  dell'uomo" a "uomo". Per il momento, e poiché la frase si vuole una formula, la considereremo come tale e la metteremo in relazione con questa altra formula: l'uomo è il pastore dell'essere. Alla maniera di Sartre, Heidegger si sforza qui di condensare le sue analisi sotto la forma di formule "popolari" abbastanza trasportabili.

 

Ho già detto in un'altra nota ciò che pensavo della formula: l'uomo è il pastore dell'essere. È la vocazione essenziale del "popolo istoriale"- che è la versione "pensante" del Volk dominatore- di essere un tale pastore. E, allo stesso tempo, poiché il Dasein è la domanda dell'essere- è un essente per il quale è questione dell'essere stesso- l'uomo (del popolo istoriale) è il pastore di se stesso. Non può essere il pastore dell'essere, e assumere le sue "responsabilità", se non essendo anche il pastore di se stesso in quanto popolo istoriale.

 

La formula, in apparenza bucolica, si traduce facilmente in nazilingua.

 

L'ipotesi sarebbe, secondo alcuni, che la frase sul "corpo dell'uomo"- che è dunbque essenzialmente altro che un organismo animale- è una critica del biologismo e, a questo titolo, una critica decisiva del nazismo. I nazisti, con il loro culto del sangue, avrebbero animalizzato l'essere umano. Coloro che tengono alla loro illusione secondo la quale Heidegger finisce con il diventare anti-nazista possono sempre sviluppare quest'analisi. La mia ipotesi è che, nella sua preoccupazione strategica di fondare il nazismo e di introdurlo nella filosofia, Heidegger procede a una specie di "traslazione vettoriale".

 

Se N è il nazismo "classico" chiamerò Nh il nazismo di Heidegger. Penso soprattutto che N et Nh fanno necessariamente coppia, nelle circostanze storiche recenti. N non può né essere filosoficamente fondato né essere introdotto nella filosofia. N, per diventare una realtà intra-civiltà heideggeriana, ha bisogno di Nh. La "debiologizzazione" del nazismo da parte di Heidegger rileva di questa necessità strategica di disporre di Nh. Per dirlo crudamente: N è il nazismo effettivo crapuloso, Nh il nazismo di legittimazione-fondazione. Ma, lo ripeto, essi fanno coppia. Se chiamiamo N + 1 un nuovo nazismo effettivo, la sua creazione non potrà che essere facilitata da Nh. Lo penso in quanto sono tanto più persuaso che la distanza che avrebbe preso Heidegger nei confronti del nazismo effettivo è assolutamente contraddetto dal fatto che egli capitalizza Auschwitz.

heidegger-nazismo.jpgHeidegger quando non risiedeva nella sua baita nella foresta nera tendeva comunquea frequentare bella gente...


Ogni distanza heideggeriana nei confronti di N è un tranello destinato a far dimenticare la solidarietà indeffettibile di N e Nh. Qui si attinge forse un vertice di ignobiltà e di abiezione. Penso che, per costruire Nh, Heidegger non esita ad arruolare la poesia stessa soprattutto quella di Hölderlin [1]. Nel primo nazismo effettivo- in N- il popolo istoriale ha un "sangue superiore". È di razza superiore ed è minacciato ed è minacciato di svilimento dal sangue dei popoli inferiori. Sarebbe la versione detta popolar-populista. Nel nazismo di heidegger- in Nh- questo stesso popolo istoriale diventa soprattutto un'entità poetica. La poesia è arruolata per "rappresentare" la stessa cosa che era posta sotto la Führung hitleriana: il Volk, la popolazione völkisch.

 

Questo è, mi sembra, la chiave strategica del dispositivo Heidegger. È possibile prendere Nh senza rendersi conto che, nei fatti, benché virtualmente- la cosa non è contraddittoria- si prende necessariamente con esso N o ogni altra variante possibile di N.  Ma la frase sul corpo dell'essere umano nasconde molto più di una semplice debiologizzazione di traslazione. Per il momento l'enuncerò molto rapidamente. La non organicità animale del corpo umano sarebbe una delle conseguenze della differenza ontologica. L'essere non è l'essente diventerebbe: il Dasein non è l'organismo animale. bisognerebbe, in molte pagine, discutere questa interpretazione della differenza ontologica.

 

Ma c'è anche di più terrificante. Se l'Heidegger di Serenità ha potuto vantarsi e preconizzare la serenità lui, grande pensatore di reputazione mondiale, a Messkirch e 10 anni dopo la seconda guerra mondiale, è perché la sua "Bildung" gli permetteva di considerare Auschwitz per ciò che i nazisti volevano che fosse. un nulla che non è mai esistito. Per fare ciò è meglio non aver affatto un corpo animale. Perché è attraverso questo corpo chesiamo colpiti dalla sofferenza altrui. È il nostro corpo animale che ripugna alle immagini dei campi, dei forni crematori e all'idea che milioni di esseri umani sono stati anche privati delle spoglie.

 

Per me, Heidegger, nella Lettera sull'umanismo pensa come un SS. 

 

heidegger-hitler.jpg

 

E questi migliori alllievi contano oggi tra i "durbaniani". E si chiamano a volte Amadinedjad. Per dirlo più crudamente bisogna che il nazista faccia del suo sangue superiore una specie di entità poetica, entità che si manifesta nel genio specifico dellal lingua del pensiero e della poesia (in questo caso il tedesco) mentre deve uccidere in sé l'animale di sensibilità e di corpo.

 

Nei fatti la nostra "umanità" è spesso la nostra "animalità". L'assassinio a sangue freddo di un bambino ci riempie di orrore. Il corpo organico animale umano è diventato capace, nel corso di una evoluzione in cui il naturale si fonde interamente con il culturale, di un tale sentimento. Ma per "fondare" una civiltà sullo sterminio di massa bisogna pur che i fondatori, che sono i pastori dell'essere, si spoglino di tutto ciò che potrebbe esporli a delle emozioni di simpatia, di compassione e di pietà. Perché questi pastori dell'essere, lo abbiamo già detto altrove, hanno dei cani. Sono le SS. Può essere dei cani del genere bisogna necessariamente che si siano spogliati della loro organicità "animale-umana". Essi non sono dunque tanto animalizzati quanto transcodificati nella specie di cani mostruosi dalla forma umana.

 

Il nazismo è letteralmente l'allevamento di un popolo di uccisori attraverso trnascodificazione dell'organicità animale-umana.

 

Non è così facile, benché necessario, leggere Heidegger a partire dalla tesi dell'introduzione del nazismo nella filosofia. Benché aderente ai temi nazisti del sangue e della razza- in Logica del 1934 egli legittimerà la "voce del sangue"- Heidegger avrà soprattutto costruito un antisemitismo che ho chiamato "ontologico". Il Volk è essenzialmente il "pastore dell'essere". La frase che cerco qui di commentare: "Il corpo dell'uomo è qualcosa di essenzialmente diverso da un'organismo animale" è a nostro avviso una delle affermazioni fondamentali del nazismo heideggeriano. Non fosse che perché essa apre la porta a una "selezione" degli esseri umani in funzione delle loro più o meno grandi prossimità con l'organismo animale. Cosa occorre per essere corporalmente essenzialmente altro da un "organismo animale"? Bisogna parlare la "lingua dell'essere", ad esempio, soprattutto il tedesco?

 

Grab Heidegger  Tomba  dei coniugi nazisti Heidegger con, in evidenza in alto, una bella croce al merito nazista debitamente camuffata.


 

 

Note

 

[1] Il quadripartito è questo senso emblematico- cade a proposito- sulla solidarietà di N e di Nh. Mattéi avrà un bel gridare al fantasma, il fatto che sia possibile vedere il quadripartito come una svastica- una croce uncinata- prova che sia in effetti una svastica. Attraverso la svastica il quadripartito si addossa al nazismo reale o storico mentre in quanto quadripartito rivolto verso Hölderlin esprime Nh, il nazismo heideggeriano di "civiltà", fondato e fondante in filosofia... Heidegger è tutto qui: un SS in filosofia "transfilosofica". È quanto è già all'opera nella "magnifica" Lettera  sull'umanismo . La quale fu indirizzata a colui che si allineò in seguito al negazionista Faurisson. (Era più un segnale che un passo falso?...).


 

heidegger geviert2

 

Il misterioso Geviert  (quadripartito) heideggeriano a saperlo vedere forma una bella e provocatoria svastica.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK al post originale:
Heidegger avait-il un corps animal?


 

LINK ad un scambio epistolare tra Heidegger e Marcuse:

Marcuse-Heidegger: le lettere dell'anno zero


 

LINK ad un interessante saggio di Thomas Sheehan:
Heidegger e i nazisti

Di Ario Libert - Pubblicato in : HEIDEGGER: smascheramenti.
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Tuesday 28 february 2012 2 28 /02 /Feb /2012 07:00

Heidegger: il linguaggio è il pastore di cosa?

 

 

heidegger_passeggio.jpg

 

Rudolfhess"Il linguaggio è il pastore dell'Essere". Ecco cosa ha detto il più grande pensatore del XX secolo. È una cosa carina. Il linguaggio non quella cosa aggressiva e dominatrice che si accanisce sugli essenti per dominarli, farne la contabilità, metterli in riserva nello Gestell della civiltà metafisico-tecnica.

 

Ma ecco, nella Lettera sull'umanesimo, dove è detto, il pastore pensatore avere dei cani. Nessuna questione, beninteso, di dire come essi si chiamano. Bisogna conservare al pastore la sua fisionomia poetico-bonaria. Basta tuttavia fare la lista degli accusati del processo di Norimberga per sapere come si chiamavano i pupazzi del grande pastore: Göring, Hess, Keitel, Rosenberg, Speer l’architetto…

 

heidegger_umanismo.jpg


hitlerDove si vede in quale senso l'espressione "il linguaggio è il pastore dell'essere" rivela essa stessa di questa pastorale dell'essere.

 

Hitler ed i suoi hanno sperimentato non senza successo come il linguaggio poteva in effetti costituirsi in "guardiano dell'essere". L'essere della razza, l'essere-razza, raccolto dalla Führung e protetto dalla metafisica dei diritti dell'uomo. Anti-linguaggio, da un certo punto di vista, l'hitlerismo è tuttavia un linguaggio. Quello di una mobilitazione generale in vista di affermare la sovranità assoluta di un'entità costituita come Volk, come popolo. E "sovranità assoluta" vuol dire schiavismo e sterminio.

 

Ma non è che una faccia della medaglia. Il linguaggio hitleriano è la macchina da guerra, è il dispositivo creato in funzione delle circostanze.

 

Occorre un linguaggio diverso, evidentemente senza misura comune, ed è quello dello stesso Heidegger. Heidegger sta all'università come Hitler sta allo stadio di Norimberga. Nel dispositivo generale dell'hitlerismo naturalmente.

 

Molti lettori di Heidegger obiettano, sinceramente indignati dall'accostamento, ponendo in risalto la lingua pensante, poetico-pensante di Heidegger.

 

Ma, precisamente, bisogna che annettano, innanzitutto a titolo di ipotesi che una legittimazione filosofico-universitaria del nazismo non può fondarsi "tecnicamente" che alla condizione di una tale distanza tra la poltiglia di violenza del linguaggio hitleriano e il suo "cambio" spirituale.

 

heidegger martin-19790419 2


Affinché l'introduzione del nazismo nella filosofia abbia luogo bisogna che essa sparisca in quanto tale da un certo campo di lettura evidente.

 

La logica disposizionale dell'operazione è la seguente: vi è introduzione del nazismo nella filosofia da parte di Heidegger perché non vi è introduzione del nazismo in filosofia.

 

L'operazione è formalmente brillantemente riuscita. Un giorno, forse vicino, si accetterà questa ipotesi non per combattere ciò che essa denuncia ma per gioirne.

 

Vi sono delle ragioni per aver paura di Heidegger.


 

 

LINK al saggio originale:

Heidegger: le langage est le berger de quoi?

Di MAX - Pubblicato in : HEIDEGGER: smascheramenti.
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Monday 27 february 2012 1 27 /02 /Feb /2012 07:00

 

Perché Heidegger non "filosofa"

 

 

heidegger-in-Heildelberg-1933.jpg


 

di Skildy

 

Heidegger ha messo in causa, "decostruito", tutta una tradizione ontologica, logica, grammaticale. È ammirato e lodato per aver intrecciato dei legami essenziali, e rispettosi, con la poesia. Si può affermare che ha sperimentato così una rottura con tutta una tradizione filosofica. Ha parlato del pessimo pericolo, del pericolo confuso che è la "produzione filosofica".

 

HitlerHeidegger


 

Non ci si contraddirebbe, né tradirebbe il maestro sviluppando una non-filosofia di ispirazione heideggeriana. Belle pagine di pensiero meditante, in opposizione al pensiero calcolante- al quale non sfugge la filosofia tradizionale- sono già state scritte in un tale stile heidegeriano.

 

Parlerò tuttavia di un "contro-avvenimento" Heidegger per sostenere che, sfortunatamente, questa non-filosofia, che a volte ha presso Heidegger degli accenti di anti-filosofia, è stata "originariamente" generata dal suo profondo nazismo.

 

Se la tesi è che Heidegger, dopo l'ascesa di Hitler sino alla sua morte, è rimasto "spiritualmente" fedele al suo impegno in favoro del nazional-socialismo, è stato costretto ad imparare a parlare della "cosa" senza nominarla esplicitamente.

 

heidegger05.jpg


 

Per quanto possiamo vivere in un mondo "normale" sarebbe inaccettabile che il nazismo  possa essere insegnato ufficialmente, genocidio compreso, e esplicitamente come una filosofia politica tra le altre.

 

Voglio dire che il nazista Heidegger non poteva parlare del nazismo come Descartes, ad esempio, ha parlato delle passioni, o Spinoza degli affetti. Immaginiamo un corso di Heidegger che, sul modello dell'Etica di Spinoza, esporrebbe così i principi fondamentali, con i loro lemmi e scolii, del nazismo hitleriano. Sarebbe diventato un ideologo emarginato. Non sarebbe oggi insegnato nemmeno nei nostri licei.

 

Il "contro-evento" Heidegger consiste allora precisamente nel fatto che, nella storia della filosofia, e proprio mentre sta per inscriversi, egli rompe con la "tradizione" dell'esplicitazione e della chiarificazione e mette a punto una nuova retorica del sotterfugio e dell'implicito.

 

In questo senso il filosofo Heidegger non può, o non può più filosofare, perché, per l'essenziale, formula "lo spirito del nazismo" e non può farlo che in modo criptato. Bisogna considerare queste affermazioni in tutto il loro orrore.

 

heidegger-nazismo.jpg

 

Heidegger, sin dall'avvento al potere di Hitler, ha chiesto ed esortato allo sterminio. Ha così preparato la "shoah attraverso le pallottole" e Auschwitz. Ha fatto parte del circolo di nazisti radicali che ha deciso, nel cuore dell'Europa, della sorte di milioni di esseri umani.

 

L’appello allo sterminio si trova anche nel discorso del rettorato e è stato anche citato dallo stesso Heidegger nella sua Introduzione alla metafisica del 1935.

 

Ed ecco come Heidegger non "filosofa" sulla cosa perché questo ci chiama, nel suo linguaggio "onto-poetico": "apertura determinata all'istanza dell'essere".

 

Ed è precisamente perché la frase non nomina chiaramente e distintamente la "cosa" che dico che Heidegger non poteva "filosofare".

 

Non appena si decritta Heidegger degli orrori senza nome diventano “visibili”. Si scopre ad esempio che rende spesso omaggio alla SS.

 

Reitero l'idea: la necessità di un criptaggio della biopolitica di sterminio è la forza genetica che dà conto degli aspetti "spirituali" del contro-evento Heidegger: sospetto del concetto, associazione privilegiata con la poesia, distanziameno "decostruttivo" con la filosofia, ecc.

 

heidegger-hitler.jpg

 

Sappiamo il perché: questo filosofo non poteva "filosofare" chiaramente sull'innominabile, l'abiezione, l'industria della morte.

 

E coloro che sfruttano il filone Heidegger fanno tutto, e faranno tutto affinché l'orrore heideggeriano non venga alla luce.

 

E mentre la ricerca potrebbe essere quella di studiare coma ha potuto costituirsi un "nazismo teorico". Come momento senza dubbio inaugurale della biopolitica di sterminio.

 

La "schizofrenizzazione" accademica di Heidegger è filosoficamente, eticamente, epistemologicamente insostenibile.

 

heidegger, di Levine

 

Preciso che la mia intenzione non è di dedicarmi alla "decostruzione".Heidegger "distrugge" e non decostruisce. È molto spesso estremamente violento nelle sue affermazioni.

 

È stato molto presto persuaso, almeno sin dal periodo del rettorato, che lo sterminio costituiva la "svolta istoriale" decisiva. Non ha mai rinnegato questa follia. Non ha mai smesso, a partire dal 1945, di fare una pubblicità "filosofica" a favore dell'opera compiuta da Hitler.

 

 

 

LINK al saggio originale:

Pourquoi Heidegger ne “philosophe” pas

Di MAX - Pubblicato in : HEIDEGGER: smascheramenti.
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Wednesday 1 february 2012 3 01 /02 /Feb /2012 07:00

Le Tavole di "L'ORIGINE DI TUTTI I CULTI"


 

[1795]

 

 

 

 

Dupuis_Origine_1795_II.jpgFrontespizio del II volume di L'Origine de tous les cultes, datato Anno III della Repubblica una e Indivisibile, cioè 1795. Opera in tre grossi volumi a cui Dupuis allegò come 4° volume l'atlante che presentiamo in prima traduzione italiana.

 

 

Cominciamo con questo post a far conoscere un formidabile ricercatore del tardo illuminismo francese e cioè Charles François Dupuis, autore della grandissima opera  L'Origine de tous les cultes ou Religion Universelle [L'Origine di tutti i culti o religione universale], cominciando dalla sua famosa quando irreperibile raccolta di tavole che egli allegò appunto a questa sua "Grande Opera", come egli la chiamava in rapporto alla sua mole.

La modernità ed esaustività di essa sono pari all'oscurantismo e al particolarsimo dei suoi avversari ecclesiastici e accademici che hanno voluto condannarlo all'oblio per ragioni che nulla a che fare con la scientificità della ricerca storica e culturale ma soltanto con motivazioni di ordine squisitamente ideologico e cioè di politica di corporazione e di categoria professionali e sociali, come avrò modo di porre in evidenza nel corso della pubblicazione dei suoi lavori inediti nel nostro paese profondamente ignorante e sanfedista.

Queste Tavole, che hanno l'evidente scopo di fornire materiale di supporto al discorso storico e teorico di Dupuis, sono annesse alla sua opera maggiore, essendo quella minore il suo celeberrimo  Abrégé de l'origine de tous les cultes, [Compendio dell'origine di tutti i culti; Tr. it.: Bastogi, Foggia, 1982], e cioè il suo riassunto che se ha assicurato fama al suo autore lo ha anche condannato nel novero degli scrittori di opere puramente atee, il che non può che essere falso se riferito a Dupuis anche se vero per i suoi seguaci del XIX secolo alla ricerca di un grande nume tutelare della loro asfittica causa.

Esse si distinguono in due categorie e cioè materiale schematico elaborato da Dupuis allo scopo di rendere intelligibile maggiormente le sue argomentazioni all'interno dell'opera; e materiale di natura archeologica con cui egli supporta appunto la sua teoria dell'origine "astronomica" del primo culto veramente universale dell'umanità più remota. Questa cosmologia religiosa, come dimostra l'autore con grande abilità e profusione di materiale è profondamente legata ai cicli fondamentali della natura e cioè alle stagioni e ne è anzi una sapientissima e anche, per noi oggi, ma sicuramente anche per le culture arcaiche, poetica simbolizzazione attraverso allegorie che si sono sedimentate in immagini nel corso di numerosi millenni.

Queste immagini-concetto, su cui hanno indagato anch'essi scrupolosamente e nello spirito scientifico storiografico che fu di Dupuis lo storico della scienza italo americano Giorgio de Santillana insieme alla sua collega Hertha von Dechend nel loro famoso quanto controverso  Hamlet's Mill  [Il mulino di Amleto, Tr. it.: Adelphi, Milano, 1983], avevano la loro sede privilegiata non solo nell'osservazione dei cicli stagionali della natura ma anche legata a quest'ultima esigenza, l'osservazione di ben altri cicli che attrassero sicuramente sin dai tempi primordiali l'attenzione degli uomini, o ominidi di acuta intelligenza, quelli appunto astronomici che portarono i migliori ingegni arcaici a ricavare attraverso modalità intellettuali e empiriche, tutt'ora al vaglio della migliore ricerca storica vertente sulle culture e scienze dei tempi più remoti, a ricavare il più importante di essi e cioè il ciclo della precessione degli equinozi!

Di quest'ultimo avremo modo di trattare prossimamente in molti post allo scopo di darne una trattazione veritiera su scala storico culturale e cioè allo scopo di demistificare la sua sedicente ad Ipparco di Samo, il solito greco tanto caro all'accademismo occidentalista che non vuole e non può ammettere formalizzazioni raffinate del sapere, sia esso matematico, tecnico, scientifico o filosofico, a culture antecedenti che rischino cioè di ledere, malgrado la sterminata mole di evidenze archeologiche, il primato di quello che un altro grande ricercatore di verità, il sociologo della conoscenza Martin Bernal chiama giustamente, nel suo superbo studio di sociologia della conoscenza Atena nera, (e anche un po' provocatoriamente) "modello ariano", o se si preferisce il primato della cultura e delle istituzioni della padrona "razza" bianca rispetto alle altre, e che spiega bene il suo successo e la sua alta considerazione presso i ricercatori afrocentristi.

 


 

 

 

 

ico_hiero_e.jpg
TAVOLE DI L'ORIGINE DI TUTTI I CULTI,

DEL CITTADINO DUPUIS,

CON LA LORO SPIEGAZIONE.

A PARIGI,
Presso H. AGASSE, rue des Poitevins, N° 18.

ANNO III DELLA REPUBBLICA.

ico_hiero.jpg

 

IL CITTADINO LOYSEL, Ingegnere per i Globi e le Sfere, ha costruito, sotto la direzione del Cittadino DUPUIS, un Globo destinato a facilitare la comprensione di quest'Opera. I Poli di questo Globo sono mobili, e si adattano alla precessione degli Equinozi. In più, le figure delle Costellazioni sono accompagnate da tutti i diversi nomi, e da tutte le diverse denominazioni, con le quali le si è designate da sempre.

 

Quest'artista risiede in rue du Plâtre-Jacques, N° 9, al primo piano sul davanti.

 

 

 

01_frontespizio.jpg

Frontespizio di "L'Origine di tutti i culti", 1795.

 

 

 

IL Sole, oggetto di tutti i Culti, occupa la parte alta della Tavola; a sinistra brilla la Luna, che ha condiviso la venerazione dei Mortali. Il Padre della Luce lancia i suoi bagliori attraverso i due segni dello Zodiaco, da cui ha assunto le forme in tutti i Culti: il Toro e l'Ariete. Durante l'Equinozio di Primavera, la Natura esce dall'intorpidimento, in cui l'ha immersa durante l'inverno l'allontanamento del Sole. Questo fenomeno fisico attrasse l'attenzione di tutti gli uomini, e accordarono l'espressione della loro riconoscenza per l'Astro benefattore, che sembrava far ritorno soltanto per illuminarli di nuovo con il suo bagliore.

 

La precessione degli Equinozi fa corrispondere successivamente il Sole ai diversi segni dello Zodiaco, all'epoca dell'Equinozio di Primavera. Circa 4.000 anni fa il Sole apriva l'anno Astronomico, posto nel Toro. È nel tempo che è trascorso durante questa corrispondenza, e cioè, nello spazio di 2151 anni solari, a cui devono riferirsi tutti i Culti, di cui il Toro fi l'oggetto simbolico. Vediamo in questo disegno gli emblemi di questi Culti: il Vitello d'oro degli Ebrei, al quale è unito il Candeliere a sette braccia, emblema dei sette Pianeti: il bue Api adorato sulle rive del Nilo, caratterizzato dalla statua di questo fiume benefattore: più in basso il Toro, padre della Natura, apre l'uovo Orfico, da cui uscì il vasto Universo; quest'emblema è ancora posto nei tempi dei Giapponesi. Infine il Toro immolato da Mitra, simbolo sacro presso i Mitraici, termina il Quadro.

 

Più di mille anni prima del regno di Augusto, o dell'Era volgare, il Sole non apriva più l'anno, montato sul Toro; ma posto posto sull'Ariete, o Agnello celeste. Nuove Religioni si formarono e si impadronirono di questo nuovo simbolo. Giove Ammone portò dei corni di Ariete: come il Toro di Mitra, l'Agnello ebbe i suoi iniziati, una vita, una morte violenta, una resurrezione all'Equinozio di Primavera, ecc. Questa Dottrina è spiegata nell'Apocalisse, opera di un iniziato ai misteri dell'Agnello, e di cui nessuno aveva trovato la chiave. L'Agnello è accompagnato dai quattro animali mistici, quelli che occupavano i centri del Cielo (in termini di Astrologia), il Leone, il Bue o Toro, l'Angelo o uomo dell'Acquario, e l'Aquila o Avvoltoio della Lira.

 

Una Donna con in braccio un bambino, incoronata di Stelle, che cammina su di un Serpente, ricorda la Vergine celeste, sotto alla quale si estende il Serpente, e al di sopra della quale è posta la Corona. È essa che brillava all'Oriente il 25 dicembre a mezzanotte, quando i Calendari Romani annunciavano la nascita del Sole invincibile. Essa era stata successivamente Iside, Temi, Cerere, Erigone, la madre di Cristo, ecc.

 

La statua simbolica di Serapide, o del Sole d'Autunno, vecchio e caduco, è circondata dalle spire di un grande Serpente. È quello che fissa l'ingresso del Sole nei segni inferiori, tempi delle Piogge e delle Tenebre; ed è lui che ha portato nel mondo il peccato e la morte.

 

Si intravedono sullo sfondo le Piramidi d'Egitto, monumento Astronomico-Mitologico del culto di Osiride e di Iside, e cioè, del Sole e della Luna.

 

La parte centrale della Tavola è occupata da un sacrificio a Vesta, fondamento della Religione dei Romani, e di cui il fuoco sacro non era che un emblema della luce solare.

 

L'ultimo simbolo che ricorda qui il Sole, nascosto sotto dei veli religiosi, è il cesto mistico, da cui esce un Serpente. Si sa che questo rettile svolgeva un grande ruolo nei misteri di Bacco, le cui conquiste rappresentavano il passaggio del Sole nelle sue dodici dimore.

 

Questo Frontespizio è una Tavola abbreviata di l'Origine de tous les Cultes, e serve a fissarne le basi principali, in modo ingegnoso quanto acuto.

 

 

 

02_domicilio_dei_pianeti.jpg

Domicilio dei pianeti

 

 

Il Numero dei Pianeti essendo minore di quello delle Costellazioni Zodiacali, si assegnò a cinque tra di esse, due segni per domicilio, o luoghi nei quali si sviluppava più energicamente la loro potenza. L'Astrologia, che si confondeva quasi sempre con l'Astronomia antica, trasse una grande vantaggio da questi doppi domicili. La loro conoscenza è necessaria per coloro che vogliono penetrare il segreto dei Miti.

 

 

 

 

 

03_Medaglie_dell-imperatore_Antonino.jpg

Medaglie dell'Imperatore Antonino coniate in Egitto

 

 

 

Queste Medaglie presentano lo stesso soggetto della tavola precedente; ma è qui posto in azione. Ogni pianeta è espresso attraverso una Divinità, che aleggia sul segno, in cui ha fissato il suo domicilio. questa alleanza offre un esempio delle creazioni Mitologiche.

 

 

 

 

 

04_divisione_zodiaco_36_parti.jpg

Divisione dello Zodiaco in 36 parti

 

 

 

La superstizione cresce sempre: essa non fu soddisfatta di aver dedicato i segni interi ai Pianeti. Divise ogni segno in tre parti di sei gradi, chiamati Decani. Questi decani furono personificati e divinizzati. La storia stessa se ne impadronì; ne fece i celebri Dinasti Egiziani, la cui esistenza e la successione, o la coesistenza, sono state il tormento degli Eruditi. Essi non dominarono tuttavia che in sottordine ad ogni decimo di segno, e per l'influenza dei Pianeti, che si ripartirono sotto questa presidenza subalterna, senza cessare di presiedere ad ogni segno intero.

 

04_Planisfero_astrologico_di_stile_egiziano.jpg Planisfero Astrologico di stile Egiziano

 

 

 

Bianchini scoperto a Roma questo Planisfero, lo inviò all'Accademia delle Scienze di Parigi. Benché mutilo, serve nello stabilire l'intera successione dei Decani, e dei Pianeti corrispondenti a ognuno di essi. serve da base alla Divisione dello Zodiaco della tavola precedente.

 



 

05_Planifero_egiziano_dei_paranatellonta.jpg Planisfero Egiziano dei Paranatellonta

 

 

 

 

 

 

 

06_Planifero_egiziano_dei_paranatellonta2.jpg

Planisfero Egiziano dei Paranatellonta


 

La dottrina segreta dei sacerdoti Egiziani non si limitava ai Decani; essa aveva anche come soggetto i Paranatellonta, e cioè, le Costellazioni extra-zodiacali, che salivano o scendevano sotto l'orizzonte, durante lo stesso periodo in cui ogni grado dei segni dello Zodiaco si levava o tramontava. La riunione dei Segni con i loro Paranatellonta forma questo Planisfero Egiziano, di cui si vedono le due parti separate con i numeri V e VI, e che sono tratti dall'Œdipus Ægyptiacus di Kirker. È impossibile spiegare gli attributi delle Divinità, senza la conoscenza dei Paranatellonta.

 


 

 

 

 

 

07_Distribuzion_dei_4_elementi.jpg

Distribuzione dei quattro Elementi nei dodici segni dello Zodiaco, e nei domicili dei Pianeti

 


Tutto, nel mondo sublunare, essendo sottoposto all'influenza dei segni dello Zodiaco, i quattro Elementi furono loro subordinati, e se ne attribuirono tre segni ad ognuno. Questa attribuzione cominciò dalla Luce e dal Leone, che era il domicilio del Sole e il primo segno, 2.500 anni prima dell'Era volgare. Essa continuò successivamente: il che formò i triangoli, o Trigoni dei segni, così famosi presso gli Astrologi, e di cui l'applicazione dà la chiave di alcuni punti oscuri del trattato di Plutarco, Iside e Osiride.

 

 

 

 

 

 

 

08_Planisfero_delle_fatiche_di_Ercole.-.jpg

Planisfero delle fatiche di Ercole


Porfirio dice, che il Mito delle dodici fatiche di Ercole ha come base la divisione dei dodici segni dello Zodiaco; e che Ercole non è che il Sole, che percorre tutti gli anni il percorso, il cui ingresso è fissato al punto solstiziale, occupato un tempo dal Leone. Questo Planisfero rappresenta il Sole, o Ercole, che percorre i dodici Segni, cominciando dal Leone, che è allora quello di Nemea: le altre fatiche corrispondono agli altri undici Segni.

 

 

09_Le_sei_prefetture_dell-impero_di_Ormudz_e_quelle_di_Ahri.jpg

Le sei Prefetture dell'Impero di Hormuzd, o di Osiride, e quelle dell'Impero di Arhiman o di Tifone.


In Ercole, si è voluto vedere l'emblema della forza della Natura, o del Sole forte; vediamo qui il simbolo del Sole fecondo o benefattore. È l'Osiride degli Egiziani, e l'Hormuzd dei Persiani. Occupa in questo Planisfero i sei segni superiori, o i sei segni della Luce: erano le sue Prefetture. I segni inferiori, o delle Tenebre, furono attribuite al nemico della Natura; furono le prefetture del Tifone degli Egiziani, e dell'Arhiman dei Persiani.

 

 

 

 

 

10_Planisfero_delle_corse-_di-_Iside.jpg

Planisfero dei percorsi di Iside.


Iside è la Luna, secondo Porfirio; e Cheremone, sacerdote Egiziano, dice chiaramente che si deve spiegare la storia di Iside e quella di Osiride, con i movimenti del Sole e della Luna, comparati allo Zodiaco e agli altri Astri Paranatelloni. Si è costruito, con questi principi, un Planisfero sul quale sono rappresentati i percorsi di Iside, e i diversi incontri, così come essi si trovano nel trattato di Plutarco, Iside e Osiride.


 

 

 

11_Planisfero_delle_fatich_di_Teseo.jpg

Planisfero delle imprese di Teseo.


I Tebani cantarono il Sole con il nome di Ercole, e Teseo fu l'Ercole degli Ateniesi. Strabone chiama le sventure di Teseo e le fatiche di Ercole, delle Avventure Mitologiche: sono dunque della stessa natura. Il Toro di Maratona, Il Cinghiale di Erimantea (secondo la denominazione della Grande Orsa), non sono vissuti che nello Zodiaco. È qui che il Planisfero li pone con le altre imprese del Sole-Teseo.

 

 

 

12_Soggetto_del_poema_degli_Argonauti.jpg

Soggetto del Poema degli Argonauti.


La conquista del Vello d'oro, o le imprese degli Argonauti, sono della stessa natura di quelle di Ercole e di Teseo. Sono dei viaggi e una conquista Astronomiche, L'autore del più antico poema delle Argonautiche, attribuito a Orfeo, invoca cominciando il Dio del Sole: "Ispirami, divimo Febo, sto per cantare la tua potenza". Ecco dunque un poema solare, come quelli di Ercole, di Teseo, e di Bacco. Il Sole, dopo aver percorso i primi undici segni dello Zodiaco, cominciando dal Toro, fa la conquista del Vello d'oro dell'Ariete di Frisso, dell'Ariete celeste. Questa brillante conquista fissa l'Equinozio di Primavera, inizio dell'anno, o del mondo Astronomico, secondo i Mitologi. Vediamo in questo Planisfero lo stato del Cielo, la sera e il mattino del giorno dell'Equinizio di Primavera, 2.500 anni prima dell'Era vologare, con i principali Paranatellonta di quell'epoca. Ecco, la trama dei tre poemi sul Vello d'oro, composti da Orfeo, Apollonio di Rodi, Valerio Flacco; e dalle tradizioni pretese storiche, che Diodoro siculo ha riunito su quest'evento favoloso, così celebre nell'antichità.

 

 

13_Planisfero_dei_viaggi_di_Bacco.jpg

Planisfero dei viaggi di Bacco.


Bacco era, secondo Plutarco e Diodoro siculo, la stessa Divinità di Osiride, chiamata da Eumolpo, l'Astro luminoso, che versa il fuoco con l'aiuto dei suoi seimila raggi. Allo stesso modo di Osiride, Bacco era posto a morte durante l'Equinozio di Primavera; scendeva agli Inferi, risuscitava in capo a tre giorni, e assumeva il nome di Salvatore dopo la sua resurrezione. Orfeo dice testualmente così: "il Sole, che chiamiamo Bacco". I viaggi di Bacco e le sue conquiste in India, sono dunque della stessa natura, di quelli di Ercole e di Osiride: essi sono l'emblema del percorso annuo del Sole. Le Dionisiache, questi poemi così celebri su Bacco, non offrono che iquadri annui della nascita, dell'infanzia, della maturità, della decadenza e della morte del padre luminoso della Natura. Li si seguirà senza difficoltà con l'aiuto di questo Planisfero.

 

 

 

14_Vaso_antico_del_museo_nazionale.jpg

 

Vaso antico del Museo Nazionale.


 

Questo antico e raro vaso Greco, presenta un soggetto che non è mai stato spiegato. Non si può che riconoscervi Bacco (sotto le forme del Toro), che guida le Pleiadi. I miti di Bacco furono composti all'epoca, in cui il Toro era il primo dei segni; è per questo che questa divinità ne assunse tutte le forme. Qui compare così come lo evocavano, secondo Plutarco, le donne dell'Elide; esse lo pregavano "di scendere dai Cieli insieme alle Grazie, e di porre sulla terra il suo piede di bue". Il Sole apriva l'anno nel segno del Toro, e a quest'epoca, le Pleiadi sorgevano eliacamente, e cioè, esse cominciavano ad apparire il mattino all'apparire dei raggi del Sole: è per questo che la loro guida è qui il Dio dalla testa e dai piedi di bue. Questo sorgere delle Pleiadi è stato cantato da Esiodo, perché annunciava la mietitura.

 

 

15_Sviluppo_del_vaso_al_museo_nazionale.jpg

Sviluppo del vaso antico del Museo Nazionale.

 


 

 

 

 

 

 

16_giardino_di_Ormuzd.jpg Giardino di Hormuzd , o i seimila di Dio, e i seimila del Diavolo, o l'Impero di Arhiman.


I Discepoli di Zoroastro dividevano il tempo in 12.000 parti; 6.000 tempi, o anni, durante i quali l'uomo vive felice nel giardino di Hormuzd; e 6.000 tempi, o anni, durante i quali l'uomo è infelice sotto l'Impero di  Arhiman. Poi rientrava nel Paradiso o giardino di Hormuzd, dalla porta dell'Agnello, l'Ariete celeste; dal cui trono scorre il fiume di Orione, o il Gihon, uno dei fiumi del Paradiso terrestre. Su questa porta è posta Perseo, armato di una scimitarra, che difende l'Ariete dal Vello d'oro: è il Chelub, o Cherubino dalla spada fiammeggiante della Genesi. L'analisi di questo Planisfero darà la chiave della Cosmogonia ebraica, che è stata ricalcata su quella degli antichi Persiani.

 

 

 

17_Tavole_di_Mitra.jpg

Rappresentazioni di Mitra.


Gli Apologeti della Religione Cristiana, Tertulliano e Giustino, hanno riconosciuto che la più ragionevole opinione ch ei Pagani potevano formarsi sulla nuova Religione dei seguaci di Cristo, era di assimilarlo a quella dei Persiani; e di credere che il loro Salvatore non era altri che il Dio-Sole, adorato da loro con il nome di Mitra. Infatti Mitra e Cristo nascono lo stesso giorno, in una grotta o stalla; il Cristo e Mitra rigeneravano l'Universo attraverso il sangue di un Agnello o di un Bue; essi morivano all'epoca della rinascita della Luce, così come essi erano nati durante la stagione delle Tenebre, ecc. Entrambi ebbero delle iniziazioni Segrete, dei Purificatori, dei Battesimi, delle Confessioni anche, ecc. Si ritroveranno le basi di questa comparazione tra le rappresentazioni dei misteri Mitraici, risparmiati dal tempo.

 

 

18_Calendario_di_Iside_o_della_Vergine.jpg

Calendario di Iside, o della Vergine, scolpiti sul portale di Notre-Dame di Parigi.


Il Portale di Notre-Dame di Parigi è stato terminato verso la fine del 1300. Si credeva allora all'esistenza delle Sibille, e alla verità delle loro predicazioni, e in verità delle loro predizioni. Una delle più notevoli era l'Apparizione della Vergine, e di Gesù Bambino, che la Sibilla Tibutina fece vedere ad Augusto, informandolo che questa Vergine era quella delle Costellazioni, chiamata Spiga. Questa tradizione è fissata sulla Porta laterale sinistra del Portale di Notre-Dame. Undici segni dello Zodiaco vi sono incisi accanto ai lavori campestri di ogni stagione. La Vergine soltanto è spostata: essa occupa il centro della porta, nella sua qualità di Dama del luogo; e lo Scultore si è rappresentato egli stesso tra il Cancro e la Bilancia. Qui la Vergine rappresenta l'anno, così come Iside ne era il simbolo presso gli Egizani. Il Portale della grande Chiesa di S. Denys, quello di Strasburgo, e molti altri, presentano degli Zodiaci, diversamente modificati: quest'ultimo è il più curioso.

 

 

 

19_Planisfero_che_rappresenta_la_posizione_del_cielo_25_dic.jpg

Planisfero che rappresenta la posizione del Cielo al momento della nascita del Dio-giorno, il 25 dicembre a mezzanotte.

 

 

 

Gli Antichi prestarono fede alle regole chimeriche dell'Astrologia; cercarono di indovinare la sorte degli uomini, delle città stesse e degli Imperi, attraverso l'osservazione del Cielo al momento della loro nascita, o del loro giorno di fondazione: era l'oroscopo degli uni e degli altri. Un amico di Cicerone aveva composto l'oroscopo della fondazione di Roma. Costantino fece far quello della città, alla quale diede il suo nome. Non ci si meraviglierà di vedere l'oroscopo del Dio giorno, all'epoca in cui egli nasceva, e cioè durante il solstizio invernale; alla mezzanotte del 25 dicembre, giorno durante il quale i marmi antichi fissavano la nascita del Sole invincibile. I quattro centri del Cielo, in quell'istante, erano occupati a Oriente dalla Vergine e suo figlio nasceva, così come lo rappresentavano le Sfere Persiane di Aben Ezra e di Abulmazar, con il nome di Cristo e di Gesù; al Nadir, dal capro del Capricorno; a Occidente, dall'Ariete, o Agnello celeste, vicino al quale brillava il Toro; e allo Zenit infine, dall'Asino e la Mangiatoia del Cancro. Ai piedi della Vergine, si vede una delle sue belle stelle, chiamata Giano, che otto giorni dopo apriva l'anni Romano, che regge delle chiavi, dalla fronte calva, ed è il Principe o Capo dei Dodici mesi. Sopra l'Agenllo a Occidente, appaiono le tre stelle della fascia di Orione, chiamate ancora oggi volgarmente i tre Re Magi, ecc. Possiamo desiderare dei rapporti meglio chiari con il Cristo che nasce in una mangiatoia, accanto a degli animali, ecc., ecc.?

 

 

20_Planisfero_per_servire_alla_spiegazione_dell-Apocalisse.jpg

Planisfero per servire alla spiegazione dell'Apocalisse.

 

Questo libro, che ha resistito alla sagacità di Bossuet e di Newton, trova oggi la sua spiegazione naturale nelle iniziazioni ai misteri Frigiani dell'Agnello. Questa interpretazione esige una conoscenza approfondita delle opinioni degli Antichi sui viaggi delle anime, il loro passaggio nei Pianeti e attraverso le porte mistiche del Cielo. La celebre visione di Ezechiele ha le stesse basi. Essa e l'Apocalisse sono tratte dalla Teologia dei Mitraici, con la quale Origene mette in parallelo la visione del Profeta. Il Genio dell'Apocalisse annuncia allo Ierofante Giovanni, che sta per rivelargli il futuro, o il libro del destino. Questo libro è il Cielo delle stelle fisse, modificando le sette Sfere. Lo si vede in questo Planisfero, così come fu aperto a Giovanni; e cioè, fermo sui suoi quattro punti principali, chiamati segni fissi e centri dagli Astrologi. I quattro animali mistici che li occupano sono il Leone, Il Bue o Toro celeste, l'uomo dell'Acquario, e l'Aquila della Lira, una specie di Avvoltoio, che sale insieme allo Scorpione e che gli fu sostituito.

 

 

21_Sistemi_cosmogonici_dei_Siriani_e_degli_Arabi.jpg

21A_Sistemi_cosmogonici_dei_Siriani_e_degli_Arabi.jpg

Sistemi Cosmogonici dei Siriani e degli Arabi.


Non si potrebbero capire i libri dei Cristiani, composti durante i tre primi secoli, e soprattutto quelli di Giovanni, di Erma e dei primi eretici, senza aver studiato le Cosmogonie dell'Egitto, della Siria, dell'Arabia, e dei paesi circumvicini, che essi hanno abitato. Queste Cosmogonie ci sono state conservate da Kirker, le cui opere, senza essere dei modelli di Critica, sono per lo meno degli eccellenti magazzini.

Ogni Filosofo, che traccerà la storia dei progressi e degli errori dello spirito umano, deve attingervi abbondantemente. Vi si ritrovano l'intero sistema della gerarchia celeste, così come la Chiesa l'ha insegnato; e si rimane convinti, dallo studio di questa tavola, che i Cristiani non hanno inventato nulla, nemmeno i loro miti cosmogonici e teurgici.

 

 

22_Pietra_scolpita_al_Palais-Royal.jpg

Pietra scolpita del Palais-Royal.


Nella collezione delle pietre scolpite della casa di Orleans, che sono state vendute all'Imperatrice di Russia, possiamo vederne una della classe di quelle che si chiamano Astronomiche, il cui soggetto è spiegato in quest'opera. Su una faccia sono scolpite due serie di figure poste su due Zone circolari; e la parte centrale è occupao da una sola figura. Questa figura rappresenta Pan con il suo flauto; Pan, il moderatore dell'Universo e delle Sfere; Pan, il Genio che conduce, con l'aiuto di un flauto, l'arminia dei sette pianeti; che presiede ai concerti celesti, cantati dai Poeti, celebrati dai  Filosofi, e capiti, noi sosteniamo, nella tranquillità delle notti da contemplativi virtuosi. I sette Pianeti circolano nei loro carri intorno al loro conducente, e al dissotto dei segni dello Zodiaco, nei quali essi avevano fissato i loro domicili. Il Sole, posto sotto l'Ariete, ci informa che questa Agata-Onice è stata scolpita poco prima dell'era volgare, tempo in cui il Sole apriva l'anno, montato sull'Ariete celeste.

Il rovescio di questa pietra presenta una testa di Medusa, di pregiata fattura. Questa riunione di corni di Ariete e di Serpenti sembra bizzarra, e non ha potuto ancora ricevere spiegazione soddisfacente. La Mitologia-Astronomica ci fa vedere l'Ariete che sale all'orizzonte con i suoi corni inseriti nei serpenti della testa di medusa, che  l'eroe Perseo porta in memoria della sua vittoria. Questa vicinanza dei corni dell'Ariete e dei Serpenti ha dato luogo ai pittori e agli scalpellini antichi di rappresentare Medusa con gli attributi dell'Agnello celeste, uniti a quelli del Drago. La speigazione di questa bella Agata ci fornisce il mezzo per interpretare la maggior parte delle pietre Astronomiche, relegate molto spesso tra gli Abraxas, considerati essi stessi come inintelligibili, ma che trovano spesso oggi la loro spiegazione nei principi della Mitologia Astronomica.

 

 

 

Charles François Dupuis

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK:

Atlas de l'Origine de tous les Cultes

Di Ario Libert - Pubblicato in : Ricerche soppresse
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti

Presentazione

Crea un Blog

Calendario

June 2012
M T W T F S S
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
<< < > >>

Profilo

  • Ario Libert
  • STORIA SOPPRESSA. Blog di storiografia e critica ideologica libertaria
  • Uomo
  • ricercatore critico anti-ideologico anti Heidegger verità storica
  • Amante e ricercatore della verità storica e sociale
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati