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17 febbraio 2013 7 17 /02 /febbraio /2013 07:00

Le SS sono i cani del pastore dell'essere

 

heidegger-nazismo.jpg

 


heidegger-fontana.jpgSecondo Silvio Vietta Heidegger si sarebbe dedicato ad una critica e ad un superamento del nazismo, orrore a cui egli stessi ha contribuito, alleandosi ad Hitler, nell'instaurarlo. Non voler rendersene conto, rionoscerlo e accettarlo equivarebbe a calunniare un grande pensatore che, preso nella tormenta, non si sarebbe accontentato di un pentimento ma avrebbe realmente aperto le vie ad un "superamento" del nazismo.

 

Heidegegr-todtnauberg.jpgMa cosa significa "superamento" del nazismo? Il nazismo è una cosa che si tratta di "superare"? Soprattutto se si riconosce allo stesso tempo che ha (quasi) perfettamente realizzato il suo programma di distruzione degli ebrei d'Europa? (In realtà sarebbe il nichilismo europeo che si tratterebbe di superare, il nazismo essendone stata la forma più estrema. Ciò cambia veramente la questione? Vedremo tra poco... Ma, ad ogni modo, cosa significa superare Auschwitz, con alcune frasi di circostanza, e mentre Auschwitz "ha fatto il suo lavoro"?.. Ecco a cosa la storia europea ci obbliga a pensare, e con essa ad uno chiamato Heidegger. È terribile).

 

heidegger-giovane.jpgC'è l'Heidegger che si può commentare saggiamente, per un esame, per una dissertazione, una tesi. Ad esempio: "La lettura heideggeriana di Parmenide". C'è l'Heidegger, e poiché lo si sospetta non senza motivo di aver introdotto il nazismo nella filosofia, che ci obbliga a riannodare i fili di una storia orribile e di una questione terrificante.

 

Sarebbe così semplice se, sullo sfondo di tutte le varianti del negazionismo, si voltasse infine la pagina, si "superasse", ad esempio commentando l'idea heideggeriana secondo la quale "l'uomo è il pastore dell'Essere".


heidegger--sentiero-.jpgCosa c'è di più bello, di più pensante, di più suggestivo, di più critico delle tare della modernità, dovessimo per apprezzarlo pienamente, porre tra parentesi il suo lato un po' kitsch? Il "dispositivo Heidegger" è più complesso, più perverso ma anche più minaccioso di questo.

 

Formalizzerei uno di questi aspetti con la semplice formula N + d.

 


Grab HeideggerN
vuol dire nazismo e d distanza. Essa significa che il "dispositivo H" tiene a distanza, ma in riserva, il nazismo in quanto tecnologia di terrore e di "purificazione" al servizio del popolo investito della missione di essere come all'avanguardia della stessa guardia dell'essere ("Ariani", tedeschi...).

 

Ciò che si deve accettare come costituente davvero un problema, quando si studia quest'aspetto inquietante di Heidegger, è che la relazione che ha trattenuti - che egli trattiene - con il nazismo deve renderci estremamente prudenti e circospetti.

 

Croce-al-merito.jpgIl progetto nazista è talmente radicale e terrificante che nel caso - che io credo verificato nel caso di Heidegger - in cui un filosofo lo integrerebbe nella sua concezione della politica non potrebbe farlo che a prezzo di un'efficace dissimulazione.

 

Così, il "superamento" di Vietta non è assolutamente una garanzia dell'antinazismo del "secondo Heidegger". "Superamento" potrebbe significare sfortunatamente anche "integrazione" del nazismo.

 

Ma, soprattutto, questo "superamento" potrebbe molto bene essere questa distanza d necessaria all'introduzione del nazismo nella filosofia e, soprattutto, all'efficienza di questa introduzione. La cosa più orribile è allora che i filosofi "introduttori" sono strumentalizzati (a loro insaputa o non!) per riprodurre questa distanza d  in quanto è essa stessa funzionale.

 

heidegger-hitler.jpgCiò che appare allora, in modo non meno terrificante, è che l'"Heidegger pensiero" - non criticato, non decostruito - non sarebbe né più né meno che una scuola di formazione alla burocrazia indispensabile ai crimini di massa: purificare, estirpare, aprire il mondo, ripilure, rendere abitabile, ecc.

 

Per dirlo in altro modo: il nazismo è tenuto a distanza, nel "dispositivo Heidegger" - e bisogna che lo sia secondo una "buona misura" - solo per costituire una specie di "mano di ferro" di riserva.

 

"Pastore dell'essere"... È bello, è bucolico, è tenero, è ecologico, è veramente post-moderno.

 

heidegger, di LevineMa i pastori hanno dei cani. Quando si tratta di pecore non è poi così grave. Trattandosi dell'"uomo" la delicatessa della formula nasconde a mio parere qualcosa di assolutamente terrificante.

 

Il nazismo di riserva, tenuto alla distanza d, è il branco di cani dei "pastori dell'essere". È la SS o equivalente.

 

heidegger martin-19790419 2E qui capovolgiamo perché il famoso "superamento" potrebbe significare in realtà "generalizzazione". Dopo Auschwitz, ad esempio, un'Europa "heideggerista" e capace di assumere il suo ruolo di pastore dell'Essere con branchi di sterminatori di nuove generazioni.

 

Sto delirando? Allora Auschwitz non è stata che un incubo e non c'è mai stata.

 

 

P. S. Siamo molto lungi, infatti, da una nota sulla lettura heideggeriana di Parmenide. Vergogna per Faye, e prima di lui a qualcun altro, per aver provocato una tale mole di calunnie deliranti!

 

SKILDY

 

[Traduzione di Ario Libert]


LINK:

Le SS sont les chiens du berger de l'être

 

 

Per smascherare l'ideologo neonazista Heidegger, i vari saggi della categoria:
Heidegger: smascheramenti

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27 dicembre 2012 4 27 /12 /dicembre /2012 07:00

Il nanomondo, è ora che si deve combatterlo

 

nano3

 

Bayer, L’Oréal, Unilever, Nestlé, Arkema, IBM, ecc. Le multinazionali investono da molti anni nelle nanostecnologie, un mercato valutato a mille miliardi nel 2015. Agroalimentare, automobile, tessile, elettronica, cosmetici, edilizia, farmacia, armamenti, ecc.: numerosi settori vi sono coinvolti.
I governi finanziano queste ricerche, da cui si aspettano un accrescimento di potenza economica e militare. Nel 2009, Nicolas Sarkozy ha lanciato il piano Nano-Innov per la Francia: un investimento di 70 milioni di euro, che si aggiunge al finanziamento pubblico di laboratori e imprese (CEA, STMicroelectronics, ecc.). A Grenoble, il primo polo europeo di nanotecnologie Minatec, è stato inaugurato sotto la protezione poliziesca nel 2006.

Non siamo mai stati consultati sulle scelte tecnologiche, che devono, secondo i ricercatori e industriali, "rivoluzionare le nostre vite". Una trasformazione paragonabile, dal punto di vista della minaccia, al nucleare e agli OGM.

 

È dopo aver investito nelle nanotecnologie che lo Stato lancia, nell'autunno del 2009, una campagna di comunicazione, con delle riunioni pubbliche in 20 città organizzate dalla Commissione nazionale del dibattico pubblico (CNDP). Perché quest'operazione? Per farci accettare le nanotecnologie, ed evitare il nostro rifiuto dopo quello degli OGM. 

****

nanobot.jpg

Le nanotecnologie non sono soltanto una nuova scienza. Esse permettono di ibridizzare, per renderle più potenti, delle tecnologie già molto potenti: biotecnologie (manipolazioni genetiche), informatica (cambi di dati e calcolo), e neuroscienze (intervento sul cervello). Queste tecnologie dette convergenti pretendono di padroneggiare totalmente la materia, dagli atomi alle popolazioni.

 

A chi gioverà questo potere inaudito?

Quale autonomia, quale libertà ci resterà quando il brevetto degli atomi, dopo quello dei geni, avrà compiuto la privatizzazione del mondo? Quando la digitalizzazione e l'interconessione di ogni particella del pianeta - oggetto, pianta, animale, paesaggio, umano - ci porrà sotto sorveglianza elettronica permanente?

 

Quale dignità ci sarà lasciata quando, chippizzati, tracciati, schedati, saremo a nostra volta trasformati in oggetti?

 

Quale vita infine ci rimarrà in un mondo artificializzato, una tecno-natura otto comando, supposta sostituire l'ambiente saccheggiato dalle precedenti rivoluzioni industriali?

 

Nei laboratori si fabbrica in questo momento un nuovo mondo, il nanomondo. Industriali e ingegneri giocano ai dittatori con il nostro futuro in nome della competizione internazionale, e tentano di far passare lo tsunami delle nanotecnologie come una soluzione "ecologica" alla minaccia climatica. Non possiamo lasciarglielo fare.

 

nano-droneNanodrone.


Denunciamo la campagna di accettabilità della Commissione nazionale del dibattito pubblico!

 

Vi invitiamo a boicottare questi pseudo-dibattiti e a far sapere pubblicamente la vostra opposizione alla tirannia tecnologica.

 

Abbiamo posto on-line tutte le informazioni. Informatevi, fate circolare nei vostri gruppi e associazioni. Organizzate delle riunioni.

 

Troverete su questo sito:


- le risorse per scoprire il nanomondo e le nanotecnologie;

- delle informazioni e delle rivelazioni sulla campagna di accettabilità lanciate dal governo attraverso la Commissione nazionale di dibattito pubblico;

- l'attualità della contestazione delle necrotecnologie;

- un'agenda dei dibattiti e azioni contro la tirannia tecnologica;

- degli strumenti per organizzare i vostri avvenimenti.


Annunciate i vostri appuntamenti, condividete i vostri verbali, fate circolare le informazioni scrivendo a: contact@nanomonde.org

Chi siamo?

Da Grenoble, la "capitale" francese delle nanotecnologie, vediamo emergere queste ricerche da dieci anni. Non appartenendo a nessun gruppo - politico, sindacale, associativo - abbiamo creato nel 2002 "Pièces et Main d’œuvre", un sito Internet indipendente, e il primo in Europa a diffondere delle inchieste critiche sulle nanotecnologie. Alcune tra di loro sono edite nelle éditions L’Echappée.


Abbiamo partecipato a numerose azioni di contestazione: conferenze-diabattiti, occupazioni, manifestazioni, volantinaggio, ecc.


Oggi, mentre lo Stato fa delle nanotecnologie una priorità dei suoi investimenti, e tenta di rassicurare lìopinione attraverso una campagna di comunicazione (con la Commissione nazionale di dibattito pubblico), vi allertiamo, soprattutto attraverso questo nuovo sito, sul mondo che queste ipertecnologie fabbricano a nostra insaputa.

 

nanotechnologie.jpg

 


Pièces et Main d’œuvre

 

Presso Les Bas-Côtés - 59 rue Nicolas Chorier - 38000 Grenoble



Le nanomonde, c’est maintenant qu’il faut le combattre

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK pertinenti:

Nanotecnologie: tutti cavie della nano-abbuffata?

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Published by Ario Libert - in Scienza reale
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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 07:00

Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia

Dio--Michelangelo.jpg
 

Gli aspetti geografici dell'antropologia e della climatologia

 

zeus.jpgIl mio esame preliminare del comportamento e delle istituzioni sociali su di un campione di 400 culture aborigene, del livello di sussistenza differenti intorno al pianeta, indicava che le più estremiste delle popolazioni patriste vivevano in un ambiente desertico (DeMeo 1980), benché ciò non sia un'esclusiva.

 

Un'analisi globale più sistematica e definitiva proveniente da 1.170 culture differenti confermò più tardi la connessione deserto-patrismo, ma dimostrò che la generalizzazione non era valida per tutte le terre semi-aride od anche i deserti iper aridi di estensione geografica limitata in cui il nutrimento e l'acqua potevano essere ottenuti compiendo un breve viaggio. Più ancora  abbiamo trovato che le regioni umide adiacenti i deserti più importanti ed i più iperaridi erano patristi di carattere, un fatto che più tardi fu spiegato con la dimostrazione delle migrazioni delle popolazioni (DeMeo 1986, 1987).

 

I dati culturali utilizzati per questa analisi ulteriore erano stati presi nell'Atlante Etnografico di Murdock (1967), che non conteneva nessuna carta ed era composto esclusivamente di dati tabulari descrittivi sui popoli aborigeni viventi nelle loro regioni natali. I dati per l'America del Nord e del Sud come per l'Oceania rifletteva in una larga misura le condizioni degli indigeni pre-Europei. I dati di Murdock erano assemblati a partire da centinaia di fonti fidabili pubblicati all'incirca tra 1840 e 1960; i suoi dati erano stati esaminati in modo costruttivo da altri ricercatori e sono ampiamente utilizzati per testare una teoria della crescita culturale. Ognuna di queste 1170 culture individuali erano valutate separatamente (attraverso computer) secondo 15 diverse variabili che avvicinavano lo schema matrista-patrista dato preliminarmente [4]. Le culture esibivano un'alta percentuale di caratteristiche patriste (con un grado elevato di matrismo) ricevevano uno score debole appropriato. Delle latitudini e longitudini erano ottenute per ogni cultura ed una percentuale patrista regionale era estratta per ogni serie di 5° in 5° di latitudine e longitudine. La Figura 1, la Carta Mondiale del Comportamento, emerse da questa procedura (DeMeo 1986, Capitolo 4).

demeoA.gifFigura 1. La Carta Mondiale del Comportamento: Per il periodo all'incirca tra il 1840 ed il 1960, così come è riprodotta a partire dai dati culturali aborigeni forniti dall'Atlante Etnografico di Murdock (1967), con un'interpretazione storica minima. 

 

 

I modelli sulla Carta mondiale del Comportamento erano corroborati indipendentemente da carte separate di ognuna delle 15 variabili utilizzate nella costruzione, e da carte di altre variabili correlate (mutilazioni genitali, deformazioni craniche del bambino, fasciatura) fornita nella discussione originale (DeMeo, 1986, capitolo 5). La Carta mondiale del Comportamento dimostra chiaramente che il patrismo non si trovava dappertutto e non era casuale nella sua distribuzione mondiale. Le culture del Vecchio Mondo erano più patriste di quelle dell'Oceania o del Nuovo Mondo. Inoltre, le zone del patrismo estremo nell'Mondo Antico si trovano in un vasto fascia estendentesi attraverso l'Africa del Nord, il Vicino Oriente e l'Asia Centrale. Il fatto che questo stesso territorio geografico racchiuda quel che oggi è il più esteso ed iperarido degli ambienti desertici che si trovano sulla Terra è del più grande significato.

  

Le carte di fattori ambientali in relazione con le condizioni desertiche mostrano delle distribuzioni molto simili a quelle del patrismo estremo sulla Carta Mondiale del Comportamento. La Figura 2 è, ad esempio una carta che identifica i più iper-aridi degli ambienti desertici così come determinati dal rapporto di siccità Budyko-Lettau (Budyko 1958; Hare 1977). Questo rapporto compara il totale di energia di evaporazione disponibile in un ambiente dato con il totale della precipitazione. È un indicatore più sensibile di stress in ambienti aridi di quelli utilizzati in sistemi più standard di classificazione del clima, che inducono in errore coloro che pensano che tutti gli ambienti "desertici" siano simili per natura. Le carte identificanti altri estremi ambienti stressanti, come la variabilità più ampia di precipitazione, le temperature massime più alte mensilmente, le regioni senza vegetazione, le regioni di capacità molto debole per il trasporto, le regioni di suoli desertici e le regioni inabitate mostrano delle distribuzioni molto simili dei loro aspetti più intensi e più estesi all'interno del territorio patrista desertico estremo (DeMeo, 1986, Capitolo 2; DeMeo, 1987). Ho dato lo stesso nome Saharasia a questa espansione ampia di correlazione clima estremo e cultura.

 

demeoB.gifFigura 2: Il Rapporto di Siccità Budyko-Lettau

 

Messa in contrasto della siccità relativa delle diverse terre aride intorno al globo. I valori riflettono il rapporto  tra la precipitazione e l'energia di evaporazione; i valori 2 ricevono due volte più calore di evaporazione solare che l'umidità proveniente da precipitazione, mentre i valori 10 ne ricevono 10 volte di più.

  

Gli aspetti geografici dell'archeologia e della storia

  

Le distribuzioni strutturate sulla Carta Mondiale del Comportamento suggerivano che il patrismo si è sviluppato all'interno della Saharasia, forse soltanto nei periodi storici dell'antichità, dopo di che è stato trasportato verso l'esterno da popoli emigranti per raggiungere le regioni umide vicine. Il test di questa ipotesi riguardante il comportamento, le migrazioni ed il clima nei tempi antichi necessitava la creazione di una nuova base di dati composti di informazioni sulle condizioni climatiche antiche, le migrazioni delle popolazioni, i fattori sociali passati rilevanti il trattamento dei bambini, degli adolescenti e delle donne, così come le tendenze al dominio maschile, il dispotismo, la violenza sadica e la guerra. Una nuova base di dati contenenti più di 10.000 note specifiche individuali sull'epoca ed il luogo è stata sviluppata e riunita cronologicamente; ogni carta conteneva dell'informazione proveniente dalla letteratura archeologica o storica identificante degli artefatti e/o delle condizioni ecologiche per dei diti o delle regioni specifiche. Più di 100 fonti distinte autorevoli sono state consultate ed indicate per comporre questa nuova base di dati, che permetteva l'identificazione ed il raffronto delle condizioni antiche attraverso delle regioni geograficamente vicine per dei periodi di tempo simili. Le epoche ed i spazi di transizione culturale ed ecologica estesi, così come i modelli di migrazioni e di insediamento, sono stati identificati. La mia focalizzazione predominante era la Saharasia e le sue terre vicine umide Afro-Euro-Asiatiche, ma un totale significativo di dati era stato anche raccolto per l'Oceania ed il Nuovo Mondo (DeMeo 1985, Cap. 6 e 7 del 1986).

 

A partire dai modelli osservati in questa base di dati, ero in grado di confermare che il patrismo si è sviluppato innanzitutto ed in primo luogo in Saharasia, durante lo stesso periodo in cui il suolo subiva una transizione ecologica maggiore, passando da condizioni relativamente umide a condizioni aride, desertiche. L'evidenza di dozzine di studi archeologici e paleoclimatici indica che la cintura del grande deserto della Saharasia moderna era, antecedentemente ai 4.000-3.000 anni prima della nostra era, una savana di prateria semi forestale. Una fauna grande e piccola, come l'elefante, la giraffa, il rinoceronte e la gazzella viveva in queste praterie degli altopiani, mentre l'ippopotamo, il coccodrillo, il pesce, i serpenti e i molluschi si sviluppavano nei torrenti, fiumi e laghi. Oggi, la maggior parte di questo stesso terreno Nordafricano, Mediorientale e dell'Asia Centrale è iperarido e spesso sprovvisto di vegetazione. Alcuni di questi bacini ora asciutti della Saharasia erano allora pieni con livelli che andavano da poche decine di metri sino a centinaia di metri di profondità, mentre nei canyon e negli uadi scorrevano dei torrenti e dei fiumi.

 

Ma cosa ne è stato delle popolazioni che abitavano la Saharasia durante le epoche umide? L'evidenza è anch'essa chiara su questo punto: questi popoli primitivi erano pacifici, non armati, e matristi di carattere. Infatti, avevo concluso che non esiste nessuna prova chiara, innequivocabile o senza alcuna ambiguità dell'esistenza di un patrismo rilevante in qualsiasi parte della Terra anteriormente a 4.000 anni alla nostra era. Sono stati scoperti soltanto pochi esempi su scala regionale isolati nella documentazione archeologica, che sono interpretati nel contesto delle mie scoperte sulla Saharasia in un nuovo articolo Update on Saharasia [Aggiornamento sulla Saharasia], come cito successivamente.

 

Esistono tutavia delle notevoli evidenze per delle condizioni sociali matriste primitive. Queste conclusioni sono effettuate in parte a partire dalla presenza di alcuni manufatti di questi tempi più remoti, che includono: l'inumazione sensibile e accurata del defunto, indipendentemente dal sesso, con una richezza significativa relativamente uniforme; delle statue di donne sessualmente realiste; e una lavorazione artistica naturale e sensibile sulle pareti rocciose e sulle ceramiche che pongono in evidenza le donne, i bambini, la musica, la danza, gli animali e la caccia. Nei secoli successivi, alcune di queste popolazioni matriste pacifiche sono progredite tecnologicamente, ed hanno sviluppato delle territori agrari notevoli e non fortificati anche commerciali, soprattutto a Creta, nella Valle dell'Indo e nell'Asia Centrale Sovietica. L'inferenza del matrismo in questi tempi antichi è anche segnata dall'assenza di evidenze archeologica riguardanti il caos della guerra, dal sadismo e brutalità che diventa abbastanza evidente negli strati più recenti, dopo che la Saharasia divenne arida.

 

L'evidenza archeologica ulteriore include: delle armi da guerra, degli strati di distruzione, delle robuste fortificazioni, dei templi e delle tombe in onore a grandi sovrani, la deformazione del cranio del bambino, l'omicidio rituale delle donne nelle tombe o fosse degli uomini generalmente più attempati, i sacrifici di bambini in rituali di fondazione, fosse comuni con corpi mutilati e gettati alla rinfusa dentro di esse, stratificazioni di casta, schiavitù, gerarchia sociale estrema, la poligamia e il concubinaggio, determinati a partire dall'architettura, dalle ricchezze all'interno della tomba e da altre sistemazioni funerarie.

 

Lo stile artistico e il materiale del soggetto dei periodi aridi successivi cambia anch'esso valorizzando i combattimenti a cavallo, i cavalli, i carri, le battaglie ed i cammelli. Le scene di donne, di bambini e della vita corrente scompaiono. Le statue di donne naturaliste e il lavoro artistico diventano simultaneamente astratti, non realisti addirittura anche feroci, perdendo le loro qualità precedenti di gentilezza, di educazione o di erotismo; oppure spariscono del tutto sostituite dalle statue di divinità maschili o di re divini. La qualità del lavoro artistico così come gli stili architettonici decadono per quel che riguarda i siti del Vecchio Mondo durante tali epoche, seguiti negli anni successivi da motivi bellici e fallici (DeMeo 1986, Capitoli 6 e 7). Certo, non sono stato io per primo a notare l'esistenza di transizioni culturali nelle documentazioni archeologiche e storiche, oppure i potenti effetti del cambiamento ambientale sulla cultura [5]. Tuttavia, il mio lavoro fu il primo a presentare simultaneamente una visione d'insieme, ad essere dedotto sistematicamente e specifico sia nel tempo che nei siti.

demeoC.gif

Arte sulle rocce parietali nel Nord Africa. Periodo Umido Neolitico di Cacciatori-Raccoglitori, 7000 a.C. circa. Periodo Umido Neolitico, Agricolo-pastorale, 5000 a.C. circa. Età arida del Bronzo di Guerrieri. Periodo dei Cavalli, Carri, Cammelli, 2000-500 a. C. circa.

 

 

Con poche speciali eccezioni, possiamo trovare la prima e più antica evidenza di queste condizioni sociali caotiche e del patrismo sulla Terra in quelle parti della Saharasia che cominciarono ad inaridirsi per prile, e cioè all'interno o molto vicine all'Arabia e all'Asia Centrale. Eccezioni speciali sono dei siti in Anatolia e nel Levante, che contengono un'evidenza un po' debole che suggerirebbe che un patrismo molto limitato deve essere esistito sin dal 5.000 avanti la nostra vera; ma questa evidenza esiste insieme ad un'altra che suggerirebbe una sotto fase anteriore arida in queste stesse regioni, con una tendenza complementare verso una migrazione e un pastoralismo nomade. Così, esse appaiono come delle eccezioni che confermano la regola: una forte desertificazione ed un trauma da carestia hanno potentemente turbato la struttura sociale matrista originaria ed hanno promosso lo sviluppo di comportamenti e di istituzioni sociali patriste; il patrismo veniva inoltre aggravato e intensificato da un abbandono della terra molto vasto, da assestamenti migratori e una competizione per le scarse risorse d'acqua.

 

La genesi del patrismo in Saharasia

 

Successivamente al 4.000-3.500 anni prima della nostra era, delle trasformazioni sociali radicali sono evidenti nella rovine di insediamenti precedentemente matriste e pacifiche lungo i fiumi nelle valli dell'Asia Centrale, in Mesopotamia e nell'Africa del Nord. In ognuno di questi casi, un'evidenza dell'accresciuta aridità e dell'abbandono di terra coincide con delle pressioni migratorie negli insediamenti dotati di presenza idrica, così come quelle delle oasi o dei fiumi esotici. L'Asia Centrale ha anche sperimentato un abbassamento nei livelli dei laghi e nei letti dei fiumi coincidenti con l'instabilità climatica e l'aridità, che stimolarono l'abbandono degli ampi bacini dei laghi o dell'irrigazione delle comunità agricole.

 

Delle colonizzazioni sul Nilo o il Tigri e l'Eufrate, così come nelle zone umide degli altipiani del Levante, dell'Anatolia e dell'Iran, sono state invase e conquistate da popoli che abbandonavano l'Arabia e/o l'Asia Centrale, che continuava ad inaridirsi. Nuovi stati centrali dispotici emersero successivamente. La tomba, il tempio e l'architettura di fortificazione, con l'evidenza di un omicidio rituale della vedova (oppure della della madre, quando esso è compiuto dal figlio maggiore), la deformazione del cranio, l'accento sul cavallo e il cammello, e la crescita del militarismo appaiono in seguito alle invasioni in quasi tutti i casi che ho studiato.

 

A mano a mano che questi nuovi stati centrali dispotici crescevano di potere, essi estendevano i loro territori, qualche volta per conquistare le tribù pastorali nomadi ancora presenti nella steppa instato di inaridimento. Alcuni di questi stati dispotici invadono periodicamente le terre umide adiacenti la Saharasia per estendere i loro territori. Essi conquistano sia le popolazioni locali nelle terre umide oppure, se non vi riescono, provocavano delle reazioni difensive tra di esse, la qual cosa può essere osservata nella conseguente apparizione delle fortificazioni, di tecnologia delle armi e da un livello intermedio di patrismo in queste regioni umide. Altri stati dispotici Saharasiani spariscono eventualmente dai libri di storia a mano a mano che l'aridità si intensificava e si inaridivano (DeMeo 1985, capitolo 6).

 

La Diffusione del Patrismo nei Paesi Limitrofi della Saharasia


Il Patrismo è apparso nei paesi limitrofi umidi della Saharasia dopo, e soltanto dopo che si era sviluppato nel cuore della Saharasia che si stava inarridendo. Con la progressione dell'aridità nella Saharasia, e con la risposta armata, patrista opprimeva in modo crescente le popolazioni saharaiane, delle migrazioni fuori dalle regioni aride ponevano sempre più tali popoli in contatto con le popolazioni più pacifiche delle terre limitrofe più umide della Saharasia. In modo crescente, le migrazioni fuori dalla Saharasia prendono posto sotto forma di invasioni massicce dei territori confinanti più fertili.

 

In queste terre limitrofe, il patrismo mise radici non grazie alla desertificazione o a causa dei traumi dovuti alla carestia, ma attraverso lo sterminio e la sostituzione delle popolazioni matriste originarie da parte dei gruppi patristi invasori, o attraverso l'adozione forzata di nuove istituzioni sociali patriste introdotte dai popoli conquistatori invasori. Ad esempio, l'Europa era invasa in modo continuo dal 4.000 prima della nostra era da popoli dell'Ascia come i Kurgan, Sciti, Sarmati, Unni, Arabi, Mongoli e Turchi. Ognuno di essi si sostituì all'altro facendosi la guerra, conquistando, saccheggiando e in genere trasformando l'Europa in senso  fortemente patristico. Le istituzioni sociali europee si orientarono progressivamente dal matrismo al patrismo, con le parti più occidentali d'Europa, soprattutto la (Grande Bretagna e la Scandinavia, svilupparono verso condizioni patristiche più tardi e sotto una forma più diluita rispetto al Mediterraneo o all'Europa orientale, che furono più profondamente influenzate dai popoli Saharasiani.

 

Attraverso il Vecchio Mondo, nelle parti più umide della Cina, delle condizioni matriste più pacifiche prevalsero sino all'arrivo dei primi invasori patristi estremisti, i Shang ed i Chou, 2.000 anni prima della nostra era. Delle invasioni successive degli Unni, Mongoli e altri avrebbero rafforzato il patrismo nella Cine umida. La cultura Giapponese rimase matrista un po' più a lungo, dato l'isolamento dovuto al Mar della Cina e l'area Coreana, sino all'arrivo dei primi gruppi patristi invasori dal cintinent Asiatico, come gli Yayoi, intorno al 1.000 avanti la nostra era. Nell'Asia del Sud, le colonie pacifiche, ampiamente matriste e guerrieri provenienti dall'Asia Centrale.

 

Il patrismo si estese in seguito in India e si intensificò durante i secoli successivi con le invasioni degli Unni, degli Arabi e dei Mongoli, provenienti dall'Asia Centrale. Il matrismo prevalse in modo simile nell'Asia Sud orientale sino all'assalto delle migrazioni e invasioni patriste successive, a volte per via terrestre altre per via marittima, a partire dagli stati patristi monarchici della Cina, dell'India, del'Africa e delle regioni Islamiche. Nell'Africa sub-sahariana un'evidenza disponibile suggerisce che il patrismo è dapprima apparso con l'arrivo dei diversi popoli migranti in direzione sud, all'incirca nell'epoca in cui l'Africa del Nord si inaridiva e venne abbandonata. Le influenze Faraoniche Egiziane, Cartaginesi, Greche, Romane, Bizantine, Bantù, Arabe, Turche ed Europee coloniali accrebbero il patrismo Africano negli anni seguenti (DeMeo 1985, Capitolo 6, 1986).


I modelli geografici nelle migrazioni, le invasioni e nella colonizzazione colpiscono molto. Due zone maggiori nel cuore del patrismo appaiono nei dati dopo il 4.000 prima della nostra era, l'una in Arabia e l'altra in Asia Centrale, le terre rispettive a partire dalle quali i popoli Semiti ed indo-ariani migrarono (Figure 3). Erano anche le prime parti della Saharasia a iniziare ad inaridirsi, benché altre parti della Saharasia cominciavano a prosciugarsi e a convertirsi al patrismo in pochi secoli. Un altro aspetto storico di queste irruzioni dal deserto di nomadi guerrieri possono essere osservati nelle Figure 4 e 5, che ritraggono i territori occupati in un momento e in un altro successivo rispettivamente dagli Arabi e i Turchi (Jordan & Rowntree 1979; Pitcher 1972). I territori di questi due gruppi, che furono gli ultimi di una serie di invasori provenienti dall'Arabia e dall'Asia Centrale, ricoprono totalmente al 100% la Saharasia desertica, espandendosi verso l'esterno nei paesi limitrofi più umidi.

demeoD.gifFigura 3. Percorsi di diffusione della cultura umana armata (complesso culturale patrista) nel Vecchio Mondo, per il periodo che inizia da 4.000 anni prima della nostra era. 1. Centro Arabico; Centro dell'Asia Centrale.

 

 

 

Figura 4. Zone influenzate o occupate dagli eserciti Arabi dal 632 d. C. (da: Jordan & Rowntree, 1979)
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Figura 5. Zone Influenzate o occupate dagli eserciti Turchi dal 1540 d. C. (da: Pitcher, 1972).


 

Questi fatti geografici spiegano perché il matrismo era preservato su una grande estensione in queste regioni per la maggior parte distanti dalla Saharasia. Le regioni alla periferia della Saharasia (soprattutto le isole), come l'Inghilterra, Creta, la Scandinavia, l'Artico asiatico, l'Africa del Sud, l'India del Sud, il Sud Est Asiatico e l'Asia insulare, dimostrano una relazione storica ulteriore con una adozione del patrismo, e una diluzione conseguente del patrismo con delle istituzioni sociali matriste indigene preesistenti. A partire dalle più diverse fonti utilizzate per costruire la mia base di dati, la Figura 3 è stata sviluppata per suggerire dei modelli di diffusione del patrismo all'interno del Vecchio Mondo. I vettori sono soltanto una prima approssimazione, ma sono in accordo con gli studi precedenti con le migrazioni e la diffusione dei popoli. Questi modelli geografici, presi dalla letteratura archeologica e dalla storia, sono supportati in modo indipendente da un modello spaziale molto simile nei dati antropologici più recenti, come quelli forniti in Figura 1, La Carta Mondiale del Comportamento.

 

 

La diffusione del patrismo in Oceania e nel Nuovo Mondo

 

Queste osservazioni concernenti le migrazioni patriste devono essere estese allo scopo di includere la diffusione trans-oceaniche del patrismo proveneienti dal Vecchio Mondo, attraverso l'Oceania e probabilmente anche dal Nuovo Mondo. Una mappa delle vie suggerite è data nella Figura 6, che non attribuiscenessuna altra regione fonte per il patrismo se non la Saharasia. Quest'ultima mappa era derivata dalle diverse mappe presentate presentate in precedenza, compresa la Carta del Comportamento Mondiale, e così per le altre fonti fornite nella mia dissertazione. Una ricerca addizioanle sarebbe molto necessaria per confermare o chiarire queste vie suggerite. È significativo che il patrismo nelle Americhe era identificato nella Carta Mondiale del Comportamento innanzitutto tra le popolazioni che vivevano lungo le coste o tra quelle i cui antenati svilupparono le loro comunità patriste più antiche su delle regioni costiere.

 

Inoltre, è significativo che i popoli patristi antichi delle Americhe erano della stessa cultura per le quali altri hanno indicato, sulla base di materiale culturale, artistico o linguistico, una connessione precolombiana con gli stati patristi che navigavano sull'oceano e che appartenevano al Vecchio Mondo [6]. Tuttavia, un patrismo più limitato si è sviluppato indipendentemente in Oceania e nel Nuovo Mondo attraverso un meccanismo di deserto-carestia-migrazione simile a quello dimostrato per la Saharasia, probabilmente all'interno del Deserto Australiano, nel Grande Bacino arido dell'America del Nord, e/o del deserto di Atacama (DeMeo 1986, Capitolo 7).

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demeoF.gifFigura 6. Modelli suggeriti di diffusione del patrismo intorno al mondo, prima di Cristoforo Colombo e della migrazione europea.

 

 

CONCLUSIONI

 

 

La teoria delle origini Saharasiane del patrismo armato è stata sviluppata secondo un esame geografico sistematico di dati archeologici, storici e antropologici. La cartografia di questi diversi dati è stata effettuata allo scopo di capire meglio la genesi del patrismo e testare la pertinenza predittiva delle ipotesi di base di partenza. Questo è stato compiuto attraverso l'esame delle dimensioni geografiche delle istituzioni sociali specifiche sia che intralciano gli impulsi di legami biologici di base madre-figlio e uomo-donna, o che indicano un livello elevato di dominio maschile, di gerarchia sociale e di aggressione distruttrice. In quanto tale, le ipotesi di base di partenza dello studio, e cioè la teoria sessuo-economica del comportamento umano, gli schemi matristi-patristi ed i legami causali tra la desertificazione e il patrismo sono stati inoltre verificati e rafforzati. Queste scoperte suggeriscono fortemente che le componenti innate del comportamento sono limitate negli aspetti diretti verso il piacere di vita e della vita sociale, che trasmettono un istinto di sopravvivenza e dei vantaggi legali alla salute per i figli in crescita, e lo sforzo per preservare l'unità sociale. Sono i comportamenti matristi e le istituzioni sociali che sostengono e proteggono le funzioni di legami tra i figli neonati e le loro madri, che nutrono il bambino attraverso le sue diverse tappe di sviluppo, e che incoraggiano e proteggono i legami d'amore e di eccitazione del piacere che si sviluppano spontaneamente tra i giovani maschi e femmine.

 

Da questi impulsi biologici diretti verso il piacere sono scaturite altre tendenze socialmente cooperative, e delle istituzioni sociali esaltanti la vita e protettice di vite. Abbiamo dimostrato che tali impulsi e comportamenti, filo-bambini, filo-femminili, orientati verso il piacere e la positività del sesso, esistevano in modo predominante in tempi molto recenti al di fuori dei legami della fascia del deserto Saharasiano. Tuttavia, erano all'inizio le forme dominanti di comportamento e di organizzazione sociale ovunque sul pianeta, prima che l'inaridimento del Vecchio Mondo non avvenisse. Data la nuova prova qui presentata, il patrismo, per includere le sue componenti di abuso di bambini, di subordinazione della donna, di repressione sessuale e agressivamente distruttori, è meglio e più semplicemente spiegato come una risposta emotiva e culturale scaturita dalle condizioni traumatiche della carestia che si sono sviluppate quando la Saharasia si è inaridita 4000 anni prima della nostra era, una risposta che si è estesa successivamente fuori dal deserto attraverso la diffuzione dei popoli colpiti e traumatizzati, e le loro istituzioni sociali alterate.

 

 

 

NOTE

 

[4] Le 15

 

 

 

 

 

 

 

variables étaient: Tabous sexuels de la Femme Avant le Mariage, Ségrégation des Garçons adolescents, Mutilations Génitales des Males, Prix de l'Epousée, Organisation Familiale, Résidence Maritale, Tabou sexuel Post Partum, Groupes de Parents, Descendance, Héritage de Terres, Héritage de Propriété Mobile, Grand Dieu, Stratification de Classe, Stratification de Caste et d'Esclavage.

 

[5] Mon étude fut possible seulement grace à d'excellents travaux antérieurs de beaucoup d'autres scientifiques. Outre le travail de Reich, mes idées sur les transformations culturelles et environnementales proviennent dans une large mesure des travaux de Bell (1971), Gimbutas (1965), Huntington ( 1907, 1911), Stone (1976) et Velikovsky (1950, 1984), bien que j'assume une totale responsabilité pour les conclusions et cartes présentées ici.

 

[6] Cette découverte récuse directement l'assertion que tous les peuples pré Colombiens du Nouveau Monde soient arrivés en migrant à travers le Détroit de Behring pendant les périodes de glaciation tournant autour de 10,000 avant notre ère. Si le patrisme avait été apporté dans le Nouveau Monde à cette époque, il aurait été distribué de manière homogène. La quantité et la qualité des données supportant l'idée de contacts pré Colombiens a grossie de manière énorme dans les années récentes. Pour un sommaire d'une telle évidence, voir Chapitre 7 de DeMeo, 1986.

 

 

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Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia 01 di 02.

Link al post originale:

http://www.orgonelab.org/saharasia_fr.htm

Figure 6. Modèles Suggérés de Diffusion du Patrisme Autour du Monde. Avant Christophe Colomb et la migration Européenne

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4 novembre 2012 7 04 /11 /novembre /2012 07:00

120 anni fa lo "Stato indipendente del Congo"

leopold-ii-king-of-the-belgians-crushes-the-belgian-congo-i.jpg

o il Fantasma di un Re Belga

 

di Ipoua Sylvain


leopold_deux_md.JPGUna stranezza giuridica istituzionale e politica è nata 120 anni fa dalle scorie della conferenza di Berlino che codificò la spartizione dell'Africa dell'Africa da parte dell'Europa coloniale: lo "Stato indipendente del Congo". Perché l'indipendenza qui assumeva un senso tragicomico, quello della facciata di un potere sanguinario e di orrore quotidiano, quello del possesso a titolo personale di un immenso territorio africano, il Kongo, da parte del sovrano belga Leopoldo II! L'ambizione smisurata di un monarca bianco avido di appropriarsi di una terra di Neri fertile e nutrice, a prezzo di mercanteggiamenti, di manipolazioni, e di una certa idea dei popoli Neri. Era ieri, quasi come oggi.


I sogni di grandezza di Leopoldo II per il suo piccolo Belgio

 

congo.belge.groupe.ecoliers.missionnaire.jpgIndipendente soltanto dal 1830, il Belgio era obbligato per legge ad essere un paese neutro. Di conseguenza, non poteva impegnarsi in alcuna avventura "espansionista" accanto alle grandi potenzeeuropee come la Germania, l'Inghilterra, il Portogallo, la Francia tra gli altri. Malgrado il poco entusiasmo dell'opinione pubblica e del governo belga, il re belga, Leopoldo II, aveva sogni di grandezza ed era disperato di non poter dare un impero al suo regno. "Non c'è una piccola nazione... soltanto dei piccoli spiriti", pensava il monarca belga frustrato.

 

Il 12 settembre 1876, al palazzo reale di Bruxelles, il re Leopoldo apre una Conferenza di geografia dedicata all'Africa. Essa raduna una trentina di uomini di scienza da tutta l'Europa. Si tratta ufficialmente di rilanciare l'esplorazione del continente nero in vista di "aprire alla civiltà la sola parte del nostro globo in cui essa non è ancora penetrata" e di lottare contro la tratta dei Neri dei musulmani. È l'epoca in cui i dirigenti europei rivaleggiano con il tempo per piantare la loro bandiera sulle ultime terre non soggette del pianeta. Il 19 settembre, la conferenza di Bruxelles si conclude con la creazione di una "Associazione internazionale per l'esplorazione e la civilizzazione dell'Africa centrale", più comunemente chiamata Associazione Internazionale del Congo AIC. Essa viene posta sotto la presidenza del Re. Il comitato belga dell'associazione, o dell'associazione, o Comité d'études du haut-Congo [Comitato di studio dell'alto-Congo], stipula un contratto di cinque anni con il celebre giornalista anglo-americano Henri Morton Stanley in vista di esplorare il bacino del Congo, principale fiume dell'Africa centrale. Il re belga investirà la sua fortuna personale nella riuscita di questa campagna di esplorazione.

 

Con una squadra di mercenari europei e di supplettivi africani, l'avventuriero  risale il corso del Congo e sottomette le tribù poste lungo la riva sud del fiume. È così che il monarca belga si offrirà un impero ottanta volte più grande del suo piccolo Belgio.

 

 

Da re dei Belgi a sovrano dello Stato indipendente del Congo

 

La conferenza di Berlino (15 novembre 1884 - 26 febbraio 1885) convocata dal cancelliere tedesco Otto Von Bismarck, segna una svolta fondamentale nella storia dell'Africa; essa fissa infatti le regole del gioco e le condizioni della sua divisione, permettendo una serie di accordi bilaterali su dei litigi di frontiera franco-allemands soprattutto, infine e soprattutto essa approda al riconoscimento dello Stato indipendente del Congo. La conferenza raduna i rappresentatnti  di 14 nazioni, la cui maggior parte non conoscevano assolutamente l'Africa. L'Associazione Internazionale del Congo A.I.C., non essendo ancorariconosciuta all'apertura della confrenza, non inviò degli osservatori, ma il re Leopoldo II è dietro l'intera negoziazione, sia attraverso la delegazione belga che comprende i migliori conoscitori delle questioni congolesi sia attraverso diversi agnti che prendono i contatti indispensabili; sia infine attraverso la delegazione americana che contava con Stanford e Stanley, due agenti dell'associazione al soldo del monarca bellga.

 

L'8 novembre, una settimana prima dell'apertura ufficiale della conferenza, il governo tedesco riconosce la sovranità intrnazionale dell'A.I.C. Questa sovranità sarà riconosciuta successivamente dall'Inghilterra (14 dicembre), l'Italia (19 dicembre), l'Autria-Ungheria (24 dicembre), l'Olanda (27 dicembre), la Spagna (7 gennaio 1885), la Russia (5 febbraio) e la Svezia-Norvegia (10 febbraio). Il 5 febbraio 1885, la Francia riceve il bacino di kwilu-Niari e lascia la riva sinistra del pool all'A.I.C. Il 14 febbraio, il Portogallo abbandona le sue pretese sul nord dell'estuario del Congo, tranne per quel che riguarda l'enclave di Cabinda. Infine, gli ultimi due paesi, il Belgio e la Danimarca, riconoscono, il 23 febbraio, la sovranità dell'A.I.C., di modo che lo stesso giorno, la conferenza prende atto della costituzione dello Stato indipendente del Congo.


Tre giorni più tardi, il 26 febbraio 1885, l'atto di Berlino determina lo Statuto del bacino convenzionale del Congo che comprende:

  • Sul piano politico, l'occupazione territoriale effettiva e la neutralità dei territori definiti dalla confrenza
  • Sul piano economico, la libertà di commercio e di navigazione sul fiume Congo
  • Sul piano sociale, il divieto della schiavitù, la repressione della tratta in Africa e sul mare; infine l'impegno di migliorare le condizioni morali e materiali degli indigeni.

Lo Stato indipendente del Congo è allora costituito, tranne i limiti geografici che non sono fissati con precisione e che l'occupazione effettiva delle regioni condiziona la validità dei diritti. Ma il successo di Leopoldo II è totale: grazie alla sua perseveranza e al valore dei suoi agenti, è riuscito a far riconoscere lo Stato indipendente del Congo e, beninteso, è senza l'ombra di un'esitazione e all'unanimità che le potenze designano il re Leopoldo II come capo del nuovo Stato. Il governo belga riconosce questo nuovo statuto di Leopoldo II, insistendo sul fatto che quest'ultimo non riguarda che la persona del re, essendo ogni carico ed ogni responsabilità declinati dal Belgio (Articolo 62 della Costituzione votato, il 28 e 30 aprile 1885, dalle camere). La Francia otterrà in cambio dei territori presso l'insenatura del fiume Congo e un "diritto di preferenza", una specie di diritto di prelazione sul Congo di Leopoldo.

 

Il 30 aprile del 1885, Leopoldo II assume il titolo di sovrano dello Stato indipendente del Congo. Il primo capo designato di questo immenso territorio è un inglese, sir Francis de Winton, che ha il titolo di amministratore generale e proclama ufficialmente la fondazione dello Stato indipendente del Congo e l'avvento di Leopoldo II come sovrano di questo Stato.

 

La Conferenza di Berlino segna una specie di vertice nella carriera congolese di Leopoldo II, che seppe profittare a meraviglia della "sonnolenza" portoghese, della "distrazione" britannica e del ritardo tedesco. Il principale beneficiario della Conferenza di Berlino fu dunque il re dei Belgi, che, con la mediazione di Stanley, suo agente, ha ottenuto il riconoscimento dell'Associazione Internazionale del Congo, presentata come una specie di colonia internazionale, di cui era, di fatto, il solo a tirare i fili e che gli permetterà di impadronirsi, a titolo personale, di tutto un Impero. Il principale risultato della conferenza fu dunque il riconoscimento di ciò che si chiamerà poco dopo, il 29 maggio 1885, "Stato indipendente del Congo".

 

Lo sfruttamento coloniale del Congo a profitto dl Belgio: il modello dlla colonizzazione

 

I Belgi non avendo nessuna attrattiva per le avventure coloniali (come d'altronde i citadini ordinari del resto dell'Europa), è a suo nome personale e con la sua ricchezza che il re proseguirà l'estensione della sua onquista del Congo... senza mai porvi piede.

 

A partire dal 1880, di fronte a serie difficoltà finanziarie, il re belga farà di tutto per far rendere la sua conquista e permettergli di autofinanziarsi. Attraverso una serie di ordinanze reali, egli autorizza i suoi agnti delle impost coloniali a ipertassare le produzioni dei villaggi soprattutto di caucciù e d'avorio, e  ai suoi uomini d'ordine di assicurare la sottomissione delle popolazioni refrattarie attraverso metodi decisamnte inumani. Il console britannico dello Stato indipendente del Congo dell'epoca, Casement Roger, produrrà un celebre rapporto nel 1903, nel quale dirà come gli indigeni congolesi erano sistematicamente mutilati, frustati e giustiziati per non aver prodotto abbastanza per pagare le imposte coloniali. Gli scandali si susseguirono al punto che il arlamento belga esigerà che il re abbandoni la sua colonia privata a beneficio dello Stato belga. Nel 1904, un collaboratore dell'impresa reale, Edmund Dene Morel, indignato rassegnò le dimissioni e fondò la "Congo Reform Association". Questa ONG ante litteram allerterà l'opinione europea allo scopo di fare cessare gli scandali. Alla sua morte nel 1908, Leopoldo II consegnerà il Congo al Belgio. Il governo accetterà il regalo dopo molte esitazioni. Il Belgio contrinuerà lo sfruttamento della colonia più di prima, senza tuttavia preoccuparsi di formare e educare gli abitanti.

 

Lo "Stato indipendente del Congo" accederà all''indipendenza in modo rapido e disastroso il 30 giugno 1960, e rimarrà la più strana e una delle più sanguinose colonie europee in Africa. 

 

 

Ipoua Sylvain

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK al post originale:
Il y a 120 ans L’"Etat indépendant du Congo" ou le Fantasme d’un Roi Belge

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Genocidi soppressi

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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 07:00

Heidegger era un filosofo o un ideologo nazista?

heidegger-nazi-color.png

di Michel Gourinat

 

heidegger-hitler.jpg

Per la prima volta nella storia dei concorsi di ammissione di filosofia, Heidegger è stato iscritto al programma per la sessione del 2006. La conoscenza del suo pensiero diventa dunque un itinerario obbligato per ottenere un posto di insegnamento della filosofia nei licei francesi. Questa consacrazione dell'autorità filosofica di Heidegger da parte del ministero dell'Educazione nazionale può sorprendere, se ci si ricorda del modo in cui si è egli stesso presentato, nel 1955, ai Francesi che erano andati ad incontrarlo a Cerisy: "Non esiste filosofia heideggeriana, e se ve ne è una, essa non mi interessa".

 

HitlerHeidegger-baciamano.jpgQuesta dichiarazione perentoria era a doppio e triplo fondo. Heidegger concedeva a quelli dei suoi ammiratori francesi che si ostinavano a scambiarlo per un filosofo che la sua opera poteva presentare degli aspetti filosofici. Ma si rivolgeva anche ai veri fedeli, a coloro che avevano fatto propria la parola d'ordine della Lettera sull'umanesimo del 1947: "Meno filosofia, e maggior attenzione al pensiero", assortito con questo commento: "Il pensiero futuro non appartiene più alla filosofia". Pur proclamando che non era più questione di filosofia, si era ben guardato dal precisare ciò che egli intendeva con "pensiero".

 

heidegger_nazista.jpgMa, a mano a mano del procedere della pubblicazione postuma dell'insieme dell'opera, il senso di questo termine è apparso in modo irrefutabile, perché Heidegger si era espresso senza mezzi termini tra il 1933 e il 1945. L'enigmatica parola d'ordine del 1947 si chiariva con "L'appello agli studenti tedeschi" del 1933: "Non sono dei principi e delle 'idee' a dover essere la regola del vostro essere. Il Führer stesso e lui soltanto è, per oggi e per l'avvenire, la realtà tedesca e la sua legge" (GA 16, n° 101). In questo testo, il rifiuto dei principi e delle idee è un modo più dettagliato di proclamare il rifiuto della filosofia a profitto dell'hitlerismo, che Heidegger considerava sempre come il "pensiero dell'avvenire" nel 1953, poiché, pubblicando a questa data il suo corso del 1935 Introduzione alla metafisica, egli affermava che "il movimento nazionalsocialista" era " la verità".

 

heidegger geviert2Se Heidegger ha potuto trovare una "verità" ad un'ideologia la cui falsa propaganda, l'ideologia criminale e le speranze prive di senso hanno provocato l'affondamento della Germania hitleriana, è perché egli rigettava la definizione filosofica della verità come conformità di un enunciato ai fatti correlati ad esso e, in modo più generale, perché faceva subire alle nozioni e ai testi classici della filosofia le manipolazioni che egli stesso ha chiamato "distruzione" e "interpretazione forzata", non attraverso trasmissione della tradizione, che non è che insegnamento, "cambiamento creativo, trasmutazione".

 

heidegger, di LevineCreare significa: cambiare il senso delle parole. In questo senso, "c'è una filosofia" heideggeriana che conserva il linguaggio della filosofia, ma reinterpretandolo in modo tale che non possa più fare ostruzione all'ideologia nazista e ne diventi anche il veicolo "a parole coperte". Ha talmente pervertito presso i suoi ammiratori la coscienza della natura della filosofia che essa è giunta a far loro credere che un nazista militante poteva essere un grande filosofo. 

 

 

 

Michel Gourinat

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK:

Heidegger était-il un philosophe ou un idéologue nazi?

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20 settembre 2012 4 20 /09 /settembre /2012 07:00
La Fondazione Fordford1.jpg  

Paravento filantropico della CIA



La Fondazione Ford ha svolto, dal 1947 al 1966, un ruolo chiave nelle reti di ingerenza statunitensi in Europa sovvenzionando delle riviste, dei programmi scientifici e delle organizzazioni della sinistra non-comunista. La più grande fondazione filantropica del mondo offriva in realtà una facciata rispettabile alle operazioni di finanziamento e di contatto della CIA. Questo ruolo era tanto più facilitato in quanto le stesse personalità hanno creato e diretto le due organizzazioni. Primo quadro della nostra inchiesta sul ramo culturale dell'interventismo atlantico.
La Fondazione Ford è stata creata, nel 1936, da Henry Ford. Antisemita militante, che pubblicò L'Ebraismo internazionale [1].ford_Der_Internationale_Jude.jpgFigura leggendaria dell'industria automobilistica, sostenne tutti i progetti totalitari del XX secolo: finanziò il nazionalsocialismo tedesco prima del 1933, fu decorato dal cancelliere Hitler il 30 luglio 1938 con la Croce dell'aquila tedesca, e detenne un'ampia parte del capitale della chimica IG Farben, costruttore del gas Zyklon B. Sin dagli anni 30, costruì anche le prime fabbriche di automobili per Stalin, a Gorki, e continuò negli anni 50 e 60 a fabbricare in URSS i veicoli destinati all'esercito nord vietnamita.

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Ma non è che alla morte di Henry Ford, nell'aprile 1947, che la sua fondazione assunse tutta la sua ampiezza. Essa eredita allora dei milioni da parte delle imprese Ford per un valore di 70 milioni di dollari. Diventa così la più grande associazione filantropica del mondo. Come afferma Henry Ford II, nuovo presidente del consiglio d'amministrazione, gli anni 1949-1950 "segnano una svolta nella storia della Fondazione Ford".

 

ford-Portrait-of-Kennan-by-Ned-Seidler.jpgQuesta svolta sopraggiunge nel momento in cui gli Stati Uniti accedono allo statuto di potenza mondiale di primo piano. A Washington, il vecchio ambasciatore in Unione sovietica, il generale George F. Kennan, conduce una campagna per persuadere i suoi concitadini che il pericolo rosso è ben più importante di quanto non lo fosse la minaccia nazista. Ingiunge il presidente Truman di non non disarmare, ma di nascondere la macchina da guerra statunitense e di prepararsi ad ogni istante ad un nuovo confronto.

 

ford-John-J.-McCloy.jpgRiesce a convincere il segretario aggiunto alla Guerra, John J. McCloy, a non sciogliere i servizi segreti creati durante la Seconda Guerra mondiale, ma di adattarli ai nuovi tempi. Teorizza lo "stay-behind", una rete inizialmente composta da agenti nazisti e fascisti rimasti dietro la linea del fronte quando il Reich capitolò, poi riutilizzati dagli Anglo-americani per proseguire la loro lotta contro l'influenza comunista in Europa.

 

ford-Rand_corporation.jpgAllo stesso modo, un gruppo di industriali, riuniti intorno al giurista H. Rowan Gaither Jr, riesce a impedire lo smantellamento del servizio di ricerca e sviluppo del segretariato alla Guerra e lo privatizzano sotto il nome di Rand Corporation (Rand è l’acronimo di Research And Developpment).

 

Spingendo la logica sino in fondo, Kennan crea una struttura permanente segreta dell'apparato di Stato attraverso il National Security Act, approvato dal Congresso nel 1947. Istituisce la CIA, il Consiglio di sicurezza nazionale e lo Stato maggiore interarmi. Questo dispositivo raddoppia con un piano di intervento pubblico, promosso dal generale George C. Marshall, sotto forma di prestito per la ricostruzione consentito agli Stati europei che si pongono nella sfera d'influenza di Washington. La sua creazione è affidata a Paul G. Hoffman.

 

Gli Stati Uniti e l’URSS si impegnano oramai in una guerra implacabile, non direttamente sul terreno militare che essi evitano, ma nei campi politici, intellettuali e sociali. Le loro realizzazioni in quasti diversi campi, come ad esempio, la conquista spaziale, sono altrettante vittorie simboliche. Le fondazioni statunitensi, in prima fila tra le quali la Fondazione Ford, saranno i "soldati" di Washington in questa "Guerra fredda". La nuova dimensione finanziaria acquisita dalla Fondazione Ford nel 1947 sviluppa le sue ambizioni. Per ridefinire i suoi obiettivi, il consiglio di amministrazione decide, nell'autunno del 1848, di comandare "uno studio dettagliato (...) presso persone competenti e indipendenti, allo scopo di servire da guida sul modo (...) su cui i fondi elargiti dalla Fondazione potranno essere impiegati al meglio, nell'interesse generale".

 

La commissione creata a questo scopo è presidiata da H. Rowan Gaither Jr, che ha da poco creato la Rand Corporation, grazie alle garanzie bancarie fornite dalla Fondazione Ford. Gaither è stato amministratore del MIT durante la guerra, e ha sostenuto i fisici del Manhattan Project [2]. Su consiglio di questa commissione, il consiglio di amministrazione individua il responsabile del Piano Marshall, Paul G. Hoffman, e lo nomina presidente della Fondazione. Egli assume ufficialmente le suefunzioni il 1° gennaio 1951. Incarna, secondo il giornalista Volker R. Berghahm, "il ruolo più ampio e più internazionale che il rapporto Gaither prospettava per la Fondazione" [3]. Il tono è dunque dato: parallelamente alla Rete stay-behind in campo politico e al Piano Marshall in campo economico, la Fondazione Ford sarà il braccio culturale delle reti di ingerenza statunitense in Europa. 

 

Joseph-McCarthy.jpegTuttavia, malgrado le apparenze, la Fondazione non è soltanto uno strumento supplementare nel dispositivo immaginato da Kennan nel 1946-48, essa diventa anche una posizione di ripiego. Infatti, nell'elite dirigente degli Stati Uniti, in favore della guerra di Corea, il padre della Guerra fredda è stato superato sulla sua estrema destra da un teorico temibile, Paul H. Nitze. Allo stesso modo, la vita politica interna è sommersa dalla "caccia alle streghe" di cui diventa leader il senatore Joseph McCarthy.  

 

La maggior parte delle fondazioni che prosperano alla fine della guerra spendono la maggior parte del loro bilancio in programmi nazionali: la Fondazione Ford spende così, dal 1951 a 1960, 32,6 milioni di dollari in programmi educativi; 75 milioni per l'insegnamento dell'economia e della gestione, e quasi 300 milioni per gli ospedali e le scuole di formazione in medicina. Ma una parte dei suoi quadri desidera dirigere l'attività verso la parte internazionale. Un primo tentativo riguarda il Free Russia Fund, la cui presidenza è naturalmente affidata al padre della Guerra fredda, il generale George F. Kennan, che trova qui un punto di caduta per proseguire la sua carriera. Il suo bilancio  è di 200.000 dollari. Nel giugno 1951, la Fondazione offre anche 1,4 milioni di dollari alla Free University, di Berlino Ovest. Quest'ultima è stata fondata nel 1948, a quei tempi la più vecchia università berlinese, situata nel settore sovietica, era stata "stalinizzata". 

 

Nel rapporto annuale del 1951, Henry Ford menziona la "creazione di condizioni per la pace". Questo programma avrebbe per obiettivo "di tentatre di ridurre le tensioni esacerbate dall'ignoranza, l'invidia e l'incomprensione" e "di aumentare la maturità di giudizio e la stabilità della determinazione negli Stati Uniti e all'estero". Hoffman crea una squadra destinata a promuovere quest'idea di "condizioni per la pace". Ritroviamo accanto a lui Rowan Gaither, ma anche Milton Katz, suo vecchio assistente all'amministrazione del piano Marshall (ECA), e Robert M. Hutchins dell’università di Chicago. A partire dal 1° gennaio 1952, la squadra è rafforzata da un altro consulente dell'ECA, Richard M. Bissell Jr. Il 15 juillet 1952, i programmi internazionali della Fondazione Ford ammontavano a 13,8 milioni di dollari, ossia la metà della somma allocata ai programmi nazionali. 

 

Nel marzo del 1952, Richard M. Bissell redige un testo di sedici pagine che si intitola "creare le condizioni della pace", fissando le grandi linee del programma futuro. Secondo il documento, "l'oggetto della Fondazione deve essere di aiutare a creare un contesto nel quale sarà possibile per l'Ovest, grazie alla nuova posizione di forza militare che è in grado di realizzare, di negoziare una pace giusta  onorevole con L'Est". Ciò passerebbe come "una discussione sul disarmo" allo scopo di condurre alla negoziazione , suscitando "un'opinione pubblica favorevole" al processo. Bissell respinge l'idea di un confronto diretto, ma non crede all'eventualità di un disarmo e di una vera pace. Pensa piuttosto "che possiamo vivere nello stesso mondo insieme ai Russi senza entrar in guerra contro di loro, malgrado delle differenza profonde e costanti nel nostro stato di spirito e nei nostri interessi". Con ciò teorizza una dottrina vicina alla "coesistenza pacifica" sostenuta da Chruscev, dopo la morte di Stalin, nel 1956. 

 

L'approccio moderato di Bissell si applica identicamente a livello nazionale: secondo lui, "lo stato dell'opinione attualmente negli Stati Uniti è troppo teso e emotivo, troppo vicino a una guerra di religione". Egli si oppone dunque al maccartismo, ma consiglia la prudenza. Considera che ogni sforzo ostensibile verso l'idea di disarmo potrebbe essere mal interpretata sulla scena interna, l'opinione pubblica non essendo pronta a affrontare un sistema dove non vi sarebbe "né guerra, né pace". Bissell propone che la Fondazione Ford non si coinvolga pubblicamente in una tale lotta, ma che cerchi a porre in opere la sua idea, raccogliendo dei dati e contattando degli specialisti in relazioni internazionali. È in questo contesto, che Hoffman ricerca il vecchio segretario aggiunto alla Guerra, John J. McCloy (diventato, nel frattempo, presidente della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo predecessore della Banca mondiale), che raggiunto la Fondazione con uno dei suoi collaboratori Shepard Stone. 

 

Secondo Volker R. Berhahn, l’iniziativa della Fondazione Ford andava più in là, sin dalle origini, del semplice sviluppo "di un contrappeso all'anticomunismo maccarthista ripiegato su di sé o di una lotta da Guerra fredda attraverso dei mezzi più sottili. Perché gli Stati Uniti erano diventati una potenza mondiale ma che l'opinione pubblica non era sempre pronta per le sfide future, l'obiettivo era di creare le basi popolari di una politica estere democratica condotta dalle elite della costa Est, e di assicurarsi che queste elite non perdessero terreno di fronte al nuovo risorgere delle politiche populiste e dell'isolazionismo".


ford-Dulles-CIA.jpgHoffman si impegna, sin dall'estate del 1952, a fianco di Dwight D. Eisenhower, candidato all'elezione presidenziale, sperando di ottenere il posto di segretario all'elezione presidenziale, sperando di ottenere il posto di segretario di Stato nella nuova amministrazione. Una equipe della Fondazione, sotto la direzione di Shepard Stone, redige in fretta il programma del candidato repubblicano gestendo al contempo abilmente le suscettibilità dei democratici. Il tentativo di alleanza fallisce e, sin dal suo ingresso alla Casa Bianca, Eisenhower nomina John Foster Dulles segretario di Stato. Suo fratello, Allen Dulles, viene nominato a capo della CIA, dove addotta una posizione molto dura nei confronti dell'URSS, sviluppando la strategia del "rollback" in Europa centrale [4].

Queste nomine sono un nuovo cammuffamento per i progetti di Hoffman, Kennan, Stone, McCloy, e Milton Katz. Quest'ultimi continuano tuttavia a moltiplicare i contatti con degli intellettuali liberali e degli specialisti in questioni internazionali per condurre una strategia più diplomatica nei confronti dell'URSS. Durante questi incontri, appare loro l'idea che i paesi non allineati potrebbero costituire un buon terreno per dei progetti pilota elaborati dalla Fondazione. Secondo gli archivi delle corrispondenza tra i diversi responsabili della Fondazione, John J. McCloy si chiede all'epoca se "il lavoro che facciamo non sia più difficile (...) di governare la Germania o di cercare di stabilire una comunità europea".

Infine, l'insieme dei colloqui condotti dal gruppo permette ai dirigenti della fondazione di considerare che essa sia uno "stimolante direttore" per ripensare la relazione societo-statunitense, secondo il rapporto conclusivo di  McCloy e Stone. Secondo questo documento, l'Europa occidentale sarebbe una regione chiave la cui base istituzionale deve essere rafforzata e in cui la Fondazione Ford "potrebbe sponsorizzare in modo utile la creazione di un istituto o di una serie di istituti dedicati allo studio dei problemi della comunità europea". Questo progetto si intitola Programma Condizioni per la Pace. Un comitato consultivo viene creato, presieduto da McCloy. Shepard Stone vi occupa il posto di direttore. Uno dei suoi obiettivi è di elaborare un metodo che permette "di ottenere il sostegno dei socialisti d'Europa per la pace internazionale". La fondazione deve dunque "affrontare l'idea di riunire i pensatori socialisti avanzati di questi paesi, degli uomini che hanno del prestigio all'interno dei loro propri partiti, di studiare il problema della coesistenza e di proporre delle soluzioni".

Il programma suscita delle ambizioni personali. Al termine di lotte d'influenza, è posto otto la dipendenza del Council on Foreign Relations (CFR) [5], e Shepard Stone ne diventa un elemento chiave, in qualità di responsabile della Divisione agli affari europei e internazionali della Fondazione Ford.
Qualunque cosa sia, la Fondazione è uno strumento utile che ogni dipartimento ministeriale vuole utilizzare. Sin dal 5 maggio 1951, Hans Speier, della Rand Corporation, invia un memorandum a Rowan Gaither nel quale rileva che il dipartimento di Stato e l'Alto comissariato civile in Germania (HICOG) desiderano dissimulare il loro sostegno a delle organizzazioni nella Germania occidentale, affinché cessino di apparire come infeudate a Washington. Essi cercano dunque, con la CIA, di cercare dei mezzi per procurarsi dei fondi in modo indiretto. Il 20 marzo 1952, Milton Katz fa circolare un memorandum all'interno della direzione della Fondazione, nel quale egli ricorda la particolare importanza dell'Europa, nei confronti della diplomazia statunitense. Secondo lui, l'Europa non può essere considerata "in modo costruttivo se non in quanto membro della comunità atlantica".

In questo contesto, conviene aiutare la liberazione "dei grandi sindacati francesi e italiani dalla morsa del comunismo". Katz elenca in seguito una serie di progetti della Fondazione Ford, di cui "la creazione dell'equivalente del CDE (Comitato per lo sviluppo economico) per l'Europa continentale". Termina con una lista di personalità suscettibili di dare il cambio d'azione della Fondazione: Jean Monnet, Oliver Franks, Hugh Gaitskell, Geoffrey Crowther, Robert Marjolin, Dirk Stikker e Dag Hammarskjöld. Nel maggio del 1953, Rowan Gaither redige un promemoria nel quale sostiene un nuovo principio: la Fondazione deve evitare "di fare delle cose che siano una copia di azioni reali di governo o di altre agenzie". Dopotutto, egli prosegue, "alcune delle più importanti opportunità della Fondazione (...) possono risiedere nel fatto di completare le attività di altri e soprattutto di incoraggiarli e di condurli, soprattutto il governo, a migliorare le loro attività". L'articolazione Governo Statunitense/ Fondazione Ford trova qui il suo modus operandi.

Con la fine del maccartismo e l'inizio della coesistenza pacifica, le distribe si attenuano a Washington. La Ford non si presenta più come un'alternativa della CIA, ma come suo collaboratore. Richard Bissell Jr, abbandona inoltre la fondazione per assumere la direzione operativa dello stay-behind. Mentre la Ford assiste la CIA in diverse grandi operazioni. Sostituisce la CIA nel finanziamento del Congresso per la libertà della cultura. Affida uno studio sul fallimento del trattato della Comunità europea di difesa in Francia a David Lerner e Raymond Aron, figure essenziali del Congresso. Finanzia l'orchestra Hungarica Philarmonica, composta da musicisti costretti all'esilio a causa dello stalinismo, e che la CIA vuole erigere come simbolo del mondo libero.


Finanzia anche l’American Committee on United Europe (l’ACUE), una copertura della CIA incaricata di favorire la costruzione di un'Europa federale conforme agli interessi di Washington. L'ACUE è presieduta dal vecchio capo dei servizi segreti del periodo della Guerra mondiale ed il vice a presiderla dal fondatore della CIA.

 

L'azione della Ford presso il Congresso per la libertà della cultura è reso possibile, spiega Grémion, per la prossimità tra gli attori che costituiscono le due entità. Come il Congresso, la Ford è composta da "liberali" (nel senso statunitense del termine), dunque dalla sinistra non-comunista. "Strumento di una diplomazia non governativa, l'obiettivo dei suoi dirigenti [nel campo dell'arte] è di dare un'immagine della cultura americana diversa dall'assimilazione frequente alla cultura di massa". In ciò, "la Ford pone così sin dall'inizio la sua azione nel quadro di una pratica mecenatica illuminata".

 

In campo economico, l'azione della fondazione "si iscrive nel solco riformista del New Deal", il che gli vale i favori degli intellettuali del Congresso, che sono in maggioranza dei sostenitori della pianificazione e del Welfare State. Infine, essa è orientata verso lo sviluppo delle scienze sociali: Rowan Gaither stima che esse permetteranno un giorno di ottenere dei risultati brillanti in campo sociale quanto le scienze dell'ingegnere in campo tecnico. La Ford finanzia prioritariamente le scienze sociali, soprattutto quelle umane e la medicina. Essa moltiplica anche gli scambi universitari e accademici, e le creazioni istituzionali: finanzia il "Centro di sociologia europea" di Raymon Aron, e la rete di pianificatori Futuribili, di Bertrand de Jouvenel. La sua presenza è talmente discreta che, dopo un memorandum redatto da Shepard Stone dopo un viaggio in Europa, nel 1954, la fondazione è tenuta in alta considerazione in Europa, "anche nei circoli di estrema sinistra del Partito laburista britannico, la SPD tedesca e presso numerosi intellettuali radicali in Francia". L'ammirazione è reciproca: Shepard Stone è infatti molto attratto dall'alta cultura europea, che egli oppone alla cultura popolare statunitense, e si sente vicino agli intellettuali el Congresso che, dopo aver criticato il comunismjo, "valorizzano oggi la virtù della libertà e di una società libera". Egli finanzia dunque delle riviste vicine al Congresso, come Encounter, Preuves, e Forum.

 

Dopo molti mesi di conflitti interni, Shepard Stone ottiene la direzione dell'insieme del programma europeo della Ford alla metà del 1956. L'attività della Fondazione si amplifica. Stone reclama 5 milioni di dollari di bilancio supplementari, soltanto per il programma europeo. Le rivoluzioni ungheresi e polacche, represse nel 1956 dai Sovietici, convincono l'insieme degli azionisti di accedere alle sue domande. Questo denaro permette di aiutare i rifuggiati provenienti dall'Ungheria o dalla Polonia, e di installare delle strutture per accoglierli. La Fondazione organizza anche dei programmi di formazione e di studio per dei ricercatori venuti dal Patto di Varsavia, invitati per questo negli Stati Uniti ed in Europa occidentale. È questo un giochino perverso tanto amati dai servizi speciali: la CIA spera reclutare degli agenti tra gli economisti, i ricercatori in scienze sociali e gli esperti invitati dalla Ford, mentre il KGB pensa di inviare degli elementi fidati per acquisir il sapere statunitense.


Allo stesso tempo, dei programmi di promozione della lingua inglese, di studi statunitensi e di contatti tra il Giappone e l'Europa sono lanciati in Giappone. La diplomazia filantropica della Ford diventa mondiale. Ovunque nel mondo, essa si incarica di porre in rilievo la cultura statunitense e di guadagnare alla sua causa i non-allineati. In Africa, la minaccia di un allineamento dei paesi di nuovo indipendenti con Mosca motiva numerosi programmi di aiutoin loro direzione, soprattutto in Algria. Un programma agricolo è anche allestito in India, con l'aiuto di investitori europei, che Shepard Stone ha incitato a creare delle fondazioni sul modello della Ford.


Au niveau universitaire, la fondation Ford finance le St Antony’s College d’Oxford, spécialisé dans les sciences humaines, en 1959. Le Centre européen de recherche nucléaire (CERN) reçoit également des subventions à partir de 1956, tout comme l’institut du physicien nucléaire danois, Niels Bohr. Ce dernier peut ainsi, avec l’approbation de la CIA, faire venir au Danemark des délégations de scientifiques polonais, soviétiques, et même chinois, officiellement pour les vertus du « dialogue scientifique ». Dans la foulée, l’université d’Oxford reçoit elle-même une subvention d’1 million de dollars en 1958, tout comme le Churchill College de Cambridge. En France, la Maison des sciences de l’homme, dirigée par Gaston Berger, reçoit 1 million de dollars en 1959, pour la création d’un centre de recherche en sciences sociales défendue par des universitaires tels que Fernand Braudel.


La révélation, en 1966 et 1967, du financement du Congrès pour la Liberté de la culture par la CIA jete le discrédit sur la Ford, par ricochet. L’idée d’un lien entre la Ford et les services secrets états-uniens se répand. Au-delà, c’est l’ensemble des activités prétendument philanthropiques, menées par la Fondation en Europe, qui sont regardées d’un œil nouveau : ne s’agit-il pas d’une formidable opération d’ingérence culturelle états-unienne?

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 


L’histoire de la Fondation Ford ne s’est pas arrêtée avec le scandale de 1967. Les activités qu’elle a conduites depuis, et qu’elle poursuit encore aujourd’hui, font l’objet du second volet de cette enquête: Perché la Fondazione Ford sovvenziona la contestazione.

 

 

 

 

NOTE

 

 

[1] The International Jew - The World’s Foremost Problem

 

[2] Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, Fayard, 1995.

 

[3] Volker R. Berhahn, America and the intellectual cold wars in Europe, Princeton University Press, 2001.

 

[4] La stratégie du «rollback» consiste à forcer un reflux des positions russes en Europe centrale. Elle s’oppose à la doctrine de « containment », qui vise à figer l’état des forces en présence, et à empêcher toute expansion soviétique. Le « rollback » a remplacé le « containment » après la chute de l’URSS.

 

[5] Le 6 mai 1953, le Council on Foreign Relations organise, grâce à des financements de la fondation Ford, un séminaire consacré aux relations entre les États-Unis et l’URSS. Y sont présents : John J. McCloy (président), Henry L. Roberts (secrétaire à la recherche), John Blumgart (rapporteur), Henry L. Roberts (banquier d’investissement), Robert Amory (CIA), Robert Bowie (Département d’État), McGeorge Bundy (Harvard), Merle Fainsod (harvard), George S. Franklin Jr. (CFR), Howard Johnson (Fondation Ford), Devereux C. Josephs, J. Robert Oppenheimer (Insitute for Advanced Study, Princeton), Dean Rusk (président de la fondation Rockefeller), Shepard Stone et Henry M. Wriston (président de l’université de Brown.

 

 

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La Fondation Ford paravent philanthropique de la CIA
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1 settembre 2012 6 01 /09 /settembre /2012 07:00

Cheikh Anta Diop

 

[1923-1986]

 

 

 

diop.jpg

Ricercatore e Inventore della Nuova Storia Universale

 

 

 

 

di Akam Akamayong

 

 

 

diop1.jpgEminente erede spirituale delle molto antiche tradizioni intellettuali africane, Cheikh Anta Diop, ricercatore africano del Senegal, precoce e visionario è deceduto il 7 febbraio 1986, lasciando un'opera immensa la cui lama rivoluzionaria avrà ristabilito l'anteriorità delle civiltà africane, facendo dell'Africa la culla dell'umanità, e dell'Egitto la civiltà africana per eccellenza.

 

diop3.jpgSi immagina poco e male l'apporto di Cheikh Anta Diop alla conoscenza universale, l'erudizione che egli ha dovuto produrre per giungere a issarsi, lui l'Africano nato nel primo quarto del XX secolo, a un livello che i più brillanti spiriti del pianeta e della sua disciplina gli invidiavano. Perché di erudizione ne è occorsa tanta per rovesciare molti secoli di revisionismo, di opere, di programmi di ricerca, di cattedre universitarie, di opinioni aprioristiche unidirezionali, che trattino da storia africana e universale, allo scopo di far apparire l'Europa come solo soggetto storico. La conseguenza è stata egualmente un enorme divario tra Anta Diop e le elite africane del XX secolo, e si può affermare che l'uomo di scienza senegalese era almeno un secolo avanti sul suo tempo che egli ha totalmente dominato intellettualmente.

 

diop4.jpgAffrontando le grandi questioni di civiltà, arene delle discussioni e sommità occidentali gelose delle loro aureole e del loro impero, Cheikh Anta Diop rappresenterà presto un pericolo per l’eurocentrismo cosciente o indotto. Gli specialisti europei dell’Africa -africanisti- in testa ma i politici poco lontani, è un fronte opaco della negazione che accolse nell'insieme i lavori di Diop, perché è un edificio in blocco solidoconcorrente all'alienazione e dunque a una forma di legittimazione del dominio che vacillava sotto il fuoco della rottura scientifica nella rappresentazione dell'Africa.

 

diop5.jpgSolo contro tutti, armato di scienza e di convinzioni, Diop risale in controsenso la corrente della lunga marcia dell'homo sapiens sapiens, primo uomo due volte saggio, di cui conferma e conforta il bacinoprimitivi negro-africano. La vita intera dello studioso sarà dedicata alla scienza, all'Africa, al progetto di costruire un corpo d'elite di scienze a profitto di una politica continentale chiara e di rianimare il passato su un periodo che va almeno dall'Egitto faraonico all'Africa precoloniale. Quest'orientamento che si voleva un contributo all'avvento di uno stato unitario in Africa si rivelerebbe fecondo a più di un titolo, saldandosi con un cambiamento di riferimento, di paradigma nella lettura dei fatti di storia e di civiltà africane. Il Bianco cessava di essere l'inizio del Nero, quando il Nero assumeva la posizione di origine dell'avventura del genere umano.

 

diop7.jpgLa tesi più popolare di Anta Diop si rivela essere l'insieme di prove mobilitate per dimostrare l'evidenza dell'appartenenza della civiltà egiziana all'Africa e viceversa, la Nubia precederebbe inoltre l'Egitto nella sua gestazione. Le testimonianze degli Antichi Greci, Aristotele, Diodoro siculo, Erodoto contemporanei degli Egiziani sono dei materiali preziosi integrati alla sua metodologia. Si aggiungerebbero a questo arsenale degli argomenti di ordine linguistico, culturale, antropologico...

 

diop2.jpgLe origini dell'umanità sfidano soprattutto il ricercatore, preoccupato com'è di seguire la traccia più remota degli Africani e del genere umano sulla terra. La prospettiva dei suoi lavori incessantemente confortata sino all'ultimo lo portano alla conclusione che i primi homo sapiens erano neri africani, che gli altri homo sapiens bianchi e gialli sono sorti dall'antenato nero attraverso un processo di differenziazione dei fenotipi.

 

diop4-copia-1.jpgOgni dimostrazione tenta di decostruire l'edificio eurocentrico, rigurgitante di pregiudizi religiosi e di antropologia fisica razzista, le sue analisi sull'evoluzione delle società e delledifferenti forme di stato permettono di caratterizzare lo stato egiziano, il suo modo di produzione relativamente all'evoluzione delle popolazioni settentrionali europee.

 

diop6.jpgUn momento notevole della produzione intellettuale di Cheikh Anta Diop risiede nello studio del contributoafricano all'universale nel campo dell'arte, dell'architettura, dell'abigliamento, della scrittura, delle scienze, della filosofia... Quest'apporto si è diffuso alle altre aeree culturali e geografiche- del bacino mediterraneo - sino in Europa, l'Africa non appariva più come il parente povero dell'umanità, ricettore e consumatore sterile dei contributi degli altri. Le prime scritture- geroglifiche, vaï, mende, bamun, ... - sono storicamente attestate in Africa, per i geroglifici per lo meno, invenzioni autoctone e esportazioni successive verso lo spazio mediterraneo.

 

diop8.gifUn tale apporto alla storia universale non poteva fare non apportare innovazioni metodologiche indispensabili. Per Anta Diop, è di rottura epistemologica che si dovrebbe parlare, e cioè di una modificazione radicale del senso di lettura, di apprendimento e di comprensione della storia africana. L'interdisciplinarità è invocata allo scopo di reintrodurre l'Africa nel tempo storico da cui Hegel l'aveva espulsa e sovvertire le frammentazioni etnologiche  nel paradigma robusto dell'unità culturale a partire dal qual l'Africa è oramai oggettivata.

 

diop9-copia-1.jpgIl pensiero di Anta Diop, per la sua visone e acutezza, in anticipo sul suo secolo condannava il pensatore ad un'esistenza fuori istituzionale per l'essenziale, il che lo nuoceva a breve termine. Paradossalmente, la posizione marginale del ricercatore per quanto scandalosa fosse, anche nel suo paese sotto la presidenza di Senghor soprattutto dove non disponeva di una cattedra universitaria, gli ha evitato di disturbare le sue tematiche di ricerca con delle questioni estranee alla sua visione. Si immagina che in un quasi francese per eccellenza, nel corso degli anni 60, un ricercatore senegalese appartenente agli apparati dello stato non avrebbe potuto sviluppare liberamente le tesi della falsificazione della storia africana, raccomandare la ricerca nucleare militare e civile in Africa, avanzare il primato dell'integrazione regionale all'interno di un'Africa unitaria mentre l'indipendenza freschissima benché formale suscitava tutti i fantasmi nazionalisti.

 

diop10.jpgLa fecondità dell'opera intellettuale diopiana è oggi nella fase di una lenta ma irreversibile diffusione mondialòe, evolventesi sul modello di un contagio virale terapeutico afferrando poco alla volta a tenaglia lo spazio pubblico africano e singolarmente le istituzioni presto circondate. In Africa, negli Stati Uniti, nei caraibi, in Europa, la teoria di Cheikh Anta Diop fa degli adepti e, ancor meglio, dei nuovi ricercatori, spesso indipendenti che tentano di strutturarsi malgrado i razionamenti di cui essi sperimentano le conseguenze. In Africa l'interesse per i geroglifi cresce in modo sorprendente e i giovani si danno da fare per costruirsi degli itinerari di apprendimento tra alcune nozioni passeggere, dei corsi qui e là, delle opere di volgarizzazione...

 

diop11.jpgÈ probabile che 18 anni dopo la sua scomparsa, l'opera  del professore Anta Diop, che ha trionfato delle resistenze e reticenze degli Africani e afro-discendenti, doppiato il capo di un faccia a faccia con gli africanisti eurocentrici, costituisce un'alternativa estremamente promettente per la Rinascita Africana in attesa di un terreno di sperimentazione. È un indispensabile supplemento d'anima alla continuità panafricana, che unisca in un riferimento positivo tutti gli Africani e Afro-discendenti il cui destino solidare e comune può infine essere ri-affrontato, in una forma o un'altra, ma che usufruiscano di una vera base scientifica, psicologica, motivazionale.


Akam Akamayong




[Traduzione di Ario Libert]



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 Cheik Anta Diop [1923-1986] Savant et Inventeur de la Nouvelle Histoire Universelle  

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31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 07:00

Nanotecnologie

 nano01

Tutti cavie della nano-abbuffata?

 

 

di Agnès Rousseaux


Dopo gli OGM, le nanotecnologie si invitano nei nostri piatti: i nano-alimenti, trattati con dei nano-pesticidi e contenuti in nano-imballaggi, si moltiplicano. In compenso: profitti astronomici per gli industriali e dei rischi ambientali e sanitari oggi impossibili da valutare. Il tutto in una totale, e incredibile, assenza di regole e di controlli.

 

Degli alimenti intelligenti che si adattano ai gusti del consumatore, degli indumenti che respingono l'acque, dei materiali che si autoriparano, della "polvere intelligente" che registra discretamente le conversazioni... Benvenuti nel nano-mondo! Un universo in cui la scienza manipola delle particelle invisibili al microscopio e accatasta degli atomi della scala del nanometro, cioè un miliardesimo di metro [1]. Le nanotecnologie saranno alla base di una terza rivoluzione industriale nel corso del XXI secolo, ci promettono.

 

Una rivoluzione che passa anche per i nostri piatti. Perché queste nanoparticelle sono già presenti negli alimenti industriali, i pesticidi agricoli, gli imballaggi alimentari, i recipienti di immagazzinaggio... senza controllo né etichettatura. Delle particelle che, per via delle loro minuscole dimensioni, attraversano le barriere biologiche e possono circolare in tutto l'organismo: la pelle, i tessuti, il cervello... Allora, pronti per un nutrimento "atomicamente modificato", dagli effetti sconosciuti? 

 

 

Almeno 106 nano-alimenti già commercializzati

Difficile elencare i nano-alimenti esistenti. I costruttori hanno capito che le incertezze che circondano oggi le nano-particelle possono spaventare i consumatori. Essi non comunicano chiaramente sul loro utilizzo. Secondo la ONG Les Amis de la Terre [Gli Amici della Terra], è tutta la catena alimentare ad essere oggi "contaminata". Il suo rapporto intitolato "Du Laboratoire à nos assiettes: les nanotechnologies dans l’alimentation et l’agriculture" [Dal laboratorio ai nostri piatti: le nanotecnologie nell'alimentazione e l'agricoltura], compila la lista di 106 prodotti alimentari, dal succo di frutta "fortificato" agli integratori alimentari vitaminizzati passando per un "nano-tè".

 

L'Agenzia francese di sicurezza sanitaria dell'ambiente e del lavoro (Afsset) calcola ogni settore senza distinzione 2.000 nanoparticelle manifatturate già commercializzate, e più di 600 prodotti di consumo che li riguarda. Se queste cifre sono difficilmente verificabili per l'assenza di tracciabilità, delle stime situano il mercato dei nano-alimenti a più di 5 miliardi di dollari nel 2005, con delle previsioni di 20 miliardi di dollari per il 2010. Il gruppo di consulenti Helmut Kaiser prevede che il ricorso alle nanotecnologie riguarderà, da oggi al 2015, il 40% degli alimenti industriali.

 

Una tecnologia di comodo per i paesi ricchi


Del silicato di alluminio per impedire l'agglutinazione degli alimenti in polvere, del ketchup addensato con del diossido di silicio, delle salse imbiancate al diossido di titanio... I nano-alimenti ci apporterebbero, secondo i loro sostenitori, dei maggiori vantaggi culinari: del cioccolato o dei gelati senza lipidi e senza zuccheri, che conservano lo stesso gusto dell'originale, un olio (Shemen Industries) che inibisce l'ingresso del colesterolo (Nanotrim di Nanonutra) che brucia i grassi. O la possibilità di modificare il gusto di un alimento secondo i nostri desideri. Delle industrie come la Nestlé cercano di creare i "nano-alimenti del futuro".


naotek-copia-1.jpg

Il gigante agroalimentare Kraft Foods (Stati Uniti) fa parte di questi pionieri. Nel 2000, ha finanziato un consorzio di 15 università e laboratori di ricerca, Nanotek, per creare del nutrimento "intelligente" e personalizzato, come gli alimenti che contengono centinaia di nano-capsule, riempite di sapori, di nutrimenti, di diversi colori. Un forno a microonde potrebbe aprire, secondo l afrequenza delle onde, una capsula ben determinata, secondo i desideri del consumatore. Un nutrimento interattivo in qualche modo, che può anche trasformarsi se una persona è allergica a un componmente, o liberare una dose di supplemento nutritivo se rileva delle carenze. Kraft Foods, l'ideatore di questo progetto, è proprietario dei marchi di cioccolata Milka, Côte d'Or, Toblerone, Suchard, e del caffè Carte Noir, Grand'Mère, Jacque Vabre o Maxell. Immaginate domani il vostro caffè di colore rosa e al gusto di banana che vi apporta la vostra dose quotidiana di vitamina C... O del cioccolato che sprigiona degli aromi di carota di modo da curare i vostri postumi dell'ubriachezza. Formidabile, no?

 

 

Delle nano al gusto OGM

 

Perché questo dispiegamento di tecnologie? "Sul piano alimentare, non si capisce a cosa serva," spiega Rose Frayssinet, della ONG "Les amis de la Terre". "È come l'usanza nel tessile: a cosa servono delle calzature 'senza odore' con del nano-argento? Le nanoparticelle partiranno con l'acqua nel giro di quattro lavaggi, e andranno a divorare i microbi sino alle stazioni di epurazione. In vista di quanto ciò viene a costare, qual è l'utilità sociale di tutto questo? Sono delle tecnologie a vantaggio dei più ricchi".


nano2.jpg

 

Alcuni vedono i nano-alimenti come un vantaggio per i contadini del Sud. Il loro credo? Delle nano che aumenterebbero la produttività agricola e permetterebbero di lottare contro la fame. Una promessa che ricorda quella delle lobbies biotecnologiche e i loro OGM. Il paragone non si ferma qui: rischi sanitari e ambientali, privatizzazione del vivente o combinazione di atomi con dei brevetti industriali, vendita sul mercato di prodotti la cui innocuità non è provata... Dei nanocidi (pesticidi che utilizzano le nano-tecnologie) intelligenti che necessiteranno un dosaggio meno importante dei pesticidi attuali, e non causerebbero nessun danno agli insetti? Il fatto che siano delle imprese come Monsanto, Bayer o Syngenta che li sviluppano non può che invitare a restare molto prudenti sull'argomento...

 

 

Verso un nuovo scandalo sanitario?

 

"Nel caso degli OGM, abbiamo obbligato Monsanto a rendere pubblici degli studi parziali di tossicità nascoste all'opinione pubblica. Degli studi simili sulla nocività delle nano particelle non esistono, sottolinea la Fondation Sciences citoyennes. E coloro che hanno suonato l'allarme sono attualmente dissuasi con tutti i mezzi (denunce...) dal contrastare la propaganda ufficiale". Per Rose Frayssinet, siamo di fronte a un rischio ancora più grande degli OGM. "Gli OGM, rappresentano un settore, mentre le nanotecnologie riguardano tutti i settori. I rischi sono tanto più difficili da analizzare. Non si può avere una visione globale delle implicazioni".

 

nano3.jpg

 

 

Difficile infatti controllare il comportamento delle nano-particelle. Esse non rispondono alle leggi della fisica classica, ma a quelle della meccanica quantistica. Costruire delle particelle, atomo per atomo, manipolare la materia a livello delle molecole, è entrare in un mondo di incertezza assoluta. Le proprietà delle particelle, come la loro tossicità o la loro persistenza biologica, variano secondo le loro dimensioni. Di fatto, le conoscenze attuali sugli effetti tossici delle nano-particelle manifatturate sono molto limitate.

 

"I dati disponibili indicano che alcune nanoparticelle insolubili possono superare le diverse barriere di protezione, distribuirsi nel corpo e accumularsi in alcuni organi, essenzialmente a partire da un'esposizione respiratoria o disgestiva", avverte uno studio dell’Afsset, del 2006. Le nanoparticelle si diffondono negli alveoli polmonari, il sangue, la barriera emato-encefalica che protegge il cervello, o la placenta. Verso la fine del 2008, un nuovo rapporto dell'Agenzia giudica che la nano-tosssicologia fornisce "dei risultati ancora poco numerosi, disparati e a volte contraddittori" e che "non è tuttavia possibile escludere  a quella data l'esistenza di effetti nefasti per l'uomo e l'ambiente". In quanto all'Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti (Afssa), dopo aver ricordato che degli studi esterni mostrano possibili alterazioni dell'DNA da parte delle nanoparticelle [2], essa confessa "l'impossibilità di valutare l'esposizione del consumatore e i rischi sanitari legati all'ingestione delle nanoparticelle". Molto rassicurante...


Nanoparticelle: l'amianto del XXI secolo?


Uno studio britannico dimostra l'esistenza di un effetto indiretto delle nanoparticelle che dannegerebbero "a distanza" il DNA [3]. Marie-Claude Jaurand, direttore di ricerca all'INSERM, accusa i nanotubi di carbonio, materiale ultra resistente utilizzato nell'industria, per i loro effetti "simili a quelli dell'amianto", concernenti la produzione di lesioni del DNA e la formazione di aberrazioni cromosomiche. Di fronte a questi rischi, cosa fanno gli organi competenti? Non molto. Gli strumenti regolativi sono inadatti. Ministeri e agenzie sanitarie sono completamente superate (i documenti più recenti pubblicati sul sito del ministero della Salute pubblica datano al 2007). La valutazione dei rischi deve essere totalmente ripensata.

 


nano-drone.jpgUn insetto drone, controllabile a grande distanza e dotato di telecamera, microfono e siringa. Secondo le autorità è in grado di prelevare DNA o iniettare dispositivi RFID di localizzazione nella persona-obiettivo.

 

I sistemi di autorizzazione di commercializzazione poggiano sulla composizione chimica dei prodotti. Per le nanoparticelle, ciò non basta, perché gli effetti dipendono anche dall'organizzazione spaziale degli elementi atomici e delle loro dimensioni. Un elemento non tossico può diventarlo su scala nanometrica. "Il diossido di titanio e i diossidi d'argento non hanno le stesse proprietà a livello nanometrico e a livello macroscopico," Rose Frayssinet. "Non hanno le stesse proprietà a secondo che misurino 20 nano o 60 nano. Per studiare i rischi, bisognerebbe dunque condurre degli studi per tutte le scale". Ma ciò costa caro. E mancano gli strumenti. "Secondo i test europei, non appena si modifica un alimento, uno studio di innocuità è obbligatorio. Ma nessuno lo sa fare. Un anno fa, non vi era nessun filtro veramente sicuro per recuperare le nanoparticelle. Senza contare che i tempi di studio essendo troppo lunghi, i risultati arriveranno dopo la commercializzazione. Si richiede ai costruttori di lavorare in sale bianche, con degli scafandri. E poi dopo, si mettono i prodotti sul mercato. È aberrante!".

 

 

nano4.jpg

 

Per quel che riguarda la produzione e la commercializzazione, gli industriali si riferiscono alla direttiva europea REACH. Quest'ultima è tuttavia insufficiente. Soltanto le sostanze chimiche prodotte in quantità superiori a una tonnellata per anno vi sono sottoposte. Vista la dimensione delle nanoparticelle, questa quantità di produzione non è sempre raggiunta. E per il momento, non esiste nessun obbligo di etichettatura, anche se il Parlamento europeo comincia ad interessarsi di questo problema.


 

Lo Stato finanzia senza preoccuparsi delle conseguenze


"No data no market" (nessun dato, niente mercato). Questa è la posizione difesa da numerose associazioni ecologiste, che sperano di essere fatte dai sindacati dei salariati. Esse chiedono una moratoria sui nanoprodotti. E le procedure di valutazione dei rischi calcolati. Le ONG si augurano anche discutere dell'utilità sociale delle nano tecnologie, in particolare nel settore alimentare.

 

Il governo francese ha lanciato nel 2009 il piano Nano-Innov, che mira a porre la Francia tra i paesi all'avanguardia nelle nanoscienze, incoraggiando la ricerca fondamentale a lavorare "con le imprese per mettere a punto delle tecnologie, depositare dei brevetti, creare dei prodotti". 70 milioni di euro sono stati investitio l'ultimo anno a questo progetto. Parallelamente, nessun fondo è stato investito sugli studi tossicologici e sugli impatti sanitarie e ambientali.

 

nano5.jpgPubblicità della catena di supermercato PriceChopper per le nanotecnologie su scatole di cereali.

 


Valérie Pécresse, ministro dell'insegnamento superiore e della ricerca, ha sottolineato in occasione del lancio di questo piano di eccellenza della ricerca nazionale sulle nanotecnologie (5° su scala mondiale) [4] ma si rammarica che soltanto 290 brevetti siano stati registrati nel 2005, il che rappresenta meno del 2% dei brevetti nazionali. Perché il settore può guadagnare molto. La National Science Foundation (NSF) americana valuta il mercato delle nanotecnologie in mille miliardi di dollari nel 2015. Secondo la Fondation Sciences citoyennes, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati moltiplicati uasi per dieci tra il 1997 e il 2003 (3,5 milliards di euro), con una previsione di crescita del 40% all'anno. "I ricercatori ci dicono spesso: basta che si parli di 'nanotecnologie' nei nostri progetti per avere del denaro per effettuare delle ricerche" dice Rose Frayssinet.


Le multinazionali della farmacia e dell'agrochimica sono in prima fila per fabbricare inoltre dei nano-alimenti. Al contrario di sistemi alimentari organizzati localmente ed ecologicamente sostenibili, si prepara una nuova rivoluzione alimentare, basata sull'accapparramento da parte di alcune aziende private degli elementi costitutivi della materia e della nostra alimentazione. Dopo il cibo spazzatura, eccoco trasformati in cavie della nano-abbuffata, con il silenzio complice dello Stato.

 


 

nano6.jpgPublicità per il rivestimento antibatterico "Silver Nano" all'interno dei refrigeratori SAMSUNG.

 

 

 

 

 

Agnès Rousseaux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Nanotechnologies: tous cobayes de la nano-bouffe? 

 

 

NOTE

[1] Dimensioni dell'atomo: un decimo di nanometro, DNA: 10 nanometri; proteine: 20 nanometri.

 

[2] "Alcune nanoparticelle possono attraversare e/o alterare le membrane plasmatiche, nucleari e mitocondriali, indurre una perossidazione lipidica e la generazione di specie reattive dell'ossigeno essa stessa all'origine di uno stress ossidativo che può alterare delle proteine e il DNA (Hong 200657; Xia 200658; Beck-Speier 200559; Lewinski et al. 200860; Stone 200761; Hussain et al., 200562)». Fonte: Nanotechnologies et nanoparticules dans l’alimentation humaine et animale - AFSSA.

 

[3] "Nanoparticles can cause DNA damage across a cellular barrier", Gevdeep Bhabra et al., Nature Nanotechnology (on line dal 5 novembre 2009).

 

[4] Con 3.526 pubblications nel 2006, e cioè il 5,6% delle pubblicazioni mondiali.

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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 07:00
Fascismo ebraico-sionista
Haavara01.jpgQui sopra un documento originale dell'accordo datato agosto 1933. L'allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica ebraica di Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933, dopo 3 mesi di trattative, il Ministero dell'Economia del Reich stipulò coll'Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara-Abkommen, un accordo (Abkommen) economico per favorire il trasferimento (Haavara) degli ebrei tedeschi in Palestina.

 
Affari Sionisti-Nazisti 

Myriam Abraham

Un Decreto del reich 54/33 del 10 agosto 1933 autorizzava l'emigrazione in Palestina degli Ebrei Tedeschi provvisti di un "certificato capitalista".

 

 

I sionisti hanno trattato direttamente con i nazisti all'inizio del III Reich ottenendo un accordo economico per al contempo colonizzare con degli ebrei tedeschi muniti di un "certificato capitalista" la Palestina e arricchirsi taglieggiando quest'ultimi. Dettagli di questa collaborazione nauseabonda Sionisti-Nazisti.
 
Haim-Arlosoroff.jpgHaim Arlosoroff padre sionista dell'Accordo di Trasferimento stipulato con i nazisti.


black-The-Transfer.jpgDurante la prima estate di esistenza del regime nazista, nell'agosto del 1933, delle organizzazioni sioniste ed ebraiche hanno autorizzato alcuni Ebrei  a negoziare con il III Reich. Questi negoziati si sono tenuti al 76 della Wilhelmstrasse a Berlino con Hans Hartenstein, Direttore dell'Ufficio di Controllo Monetario del Reich in seguito ad un telegramma inviato dal console tedesco a Tel Aviv, che consigliava a Hartenstein di creare un gruppo di interessi sionista ufficiale e commerciale in Palestina allo scopo di far cessare la campagna mondiale di boicottaggio condotta dalle organizzazioni ebraico/sioniste contro i prodotti del III Reich, un serio handicap per il regime nazista appena installatosi al potere in Germania. Secondo questo telegramma un accordo con i Sionisti era necessario.

Zeev_Jabotinsky_uniform.jpgCosì è nato ciò che si chiama l'Accordo di Trasferimento tradotto sotto forma di un documento ufficiale del Reich, 54/33, Decreto promulgato 3 giorni più tardi, il 10 agosto 1933, dal Ministero dell'economia del Reich. Per la parte Sionista, è il rappresentante all'estero del Movimento Sionista in Palestina, Haim Arlosoroff, appartenente all'Agenzia Ebraica, e che agiva per conto del Mapaï, il partito Sionista antenato del partito Laburista israeliano, che ha negoziato quest'accordo e che è stato assassinato poco tempo dopo probabilmente dai revisionisti del gruppo di Ze’ev Jabotinsky l’estrema destra Sionista che si opponeva ferocemente a quest'accordo.

Quest'Accordo di Trasferimento autorizzava i Sionisti a creare due camere di compensazione la prima sotto la supervisione della Federazione Sionista Tedesca di Berlino, l'altra sotto la supervisione dell'Anglo Palestine Trust in Palestina. L'ufficio di Tel Aviv è stato chiamato Haavara (parola ebraica per trasferimento) Transfert Office Ltd. Haavara Ltd è stato organizzato secondo il codice commerciale palestinese e gestito da dirigenti del mondo degli affari. Le sue provviste appartenevano nel loro insieme all'Anglo Palestine Bank, più tardi rinominata Bank Leumi.

Havaara-02.jpgDocumento dell'Haavara datato 1938.

L’accordo concluse era il seguente: degli Ebrei potevano lasciare la Germania e portare con loro alcuni beni sotto forma di prodotti tedeschi nuovi che il movimento Sionista si sarebbe incaricato di vendere in Palestina e anche sul mercato mondiale. Le ricevute sarebbero sate consegnate agli emigrati ma una parte sarebbe stata prelevata e destinata a dei progetti di costruzione dello stato sionista come le strutture industriali e l'acquisto di terre.
Soltanto gli Ebrei provvisti di un "Certificato Capitalista" emesso dalle autorità britanniche e che provava che essi possedevano l'equivalente di 5.000 $ erano autorizzati a emigrare in Palestina. Oltra al fatto di colonizzare la Palestina, quest'Accordo di Trasferimento ha permesso ad alcuni Ebrei definiti "emigranti potenziali" di proteggere i loro beni in questi conti bancari speciali ai quali essi non avevano accesso che acquistando e vendendo dei prodotti tedeschi. Questi conti "di emigranti attivi e potenziali" rappresentavano milioni di Reichsmark sia per i Nazisti sia per i Sionisti.
betar-1934.jpgAi gruppi giovanili ed ai boy scouts sionisti fu permesso di indossare uniformi proprie, cosa negata ad esempio ai gruppi giovanili cattolici, nonostante il Concordato. Alla polizia segreta e al servizio di sicurezza (SD), incaricati di controllare le “attività nemiche” come quelle degli ebrei, fu ordinato di promuovere l’emigrazione in Palestina e di non mettere restrizioni alle organizzazioni sioniste. Da notare il futuro simbolo dello Stato Sionista sulla loro bandiera.


black-l-IBM.jpgL’emigrazione degli Ebrei tedeschi in Palestina nel quadro di questo accordo di affari Sionisti Nazisti dipendeva dalla quantità di prodotti tedeschi venduti. Così quindi, più prodotti tedeschi erano venduti, più il numero di Ebrei tedeschi autorizzati a colonizzare la Palestina aumentava, e più vi era denaro per costruire lo Stato sionista. L'obiettivo per i Nazisti era di porre fine alla guerra commerciale contro la Germania dichiarata dalle organizzazioni sioniste/ebraiche in un periodo di depressione economia distruttrice. I Nazisti temevano soprattutto la potenza della Lobby Sionista e le sue ramificazioni mondiali per impiantare il boicottaggio. Per quanto strano ciò possa sembrare, per salvare degli Ebrei tedeschi dai Nazisti, la sola cosa da fare secondo quest'Accordo di Trasferimento, era di vendere dei prodotti tedeschi. Detto in altro modo, l'economia del regime della Germania Nazista non ha potuto sopravvivere alla Grande Depressione in parte grazie a questa transazione finanziaria mafiosa concepita dai Sionisti e Nazisti.
L'Accordo di Trasferimento ha permesso a 60.000 Ebrei e 100 milioni di $, l'equivalente nel 2009 di 1.7 miliardi di $, di essere "trasferiti" in Palestina. Grazie a questi trasferimenti e ai prelievi obbligatori imposti dal Movimento Sionista su queste "transazioni" le infrastrutture dello stato sionista hanno potuto essere costruite, tutto questo a detrimento delle locali popolazioni palestinesi.

Degli Accordi di Trasferimento sullo stesso principio sono stati concepiti dai Sionisti per quel che riguarda gli Ebrei della Cecoslovacchia, dell'Ungheria, e di altre zone occupate o paesi dominati dai Nazisti. Ma la dichiarazione di guerra nel 1939 ha interrotto questi commerci fiorenti tra Sionisti e Nazisti. Gli affari tra Sionisti e Nazisti è stato rivelato durante la pubblicazione di un libro di
Edwin Black nel 1984 The Transfert Agreement*.
betar-1936.gif
Giovani del Betar nel 1936.

Dopo la scoperta del genocidio degli Ebrei da parte dei Nazisti, questa transazione è stata per molti anni occultata, dal momento che i Sionisti facevano quanto era loro possibile affinché le parole Sioniti e Nazisti non siano né pronunciate né scritte una accanto all'altra.
Sino ad oggi, essi continuano a minimizzare persino a giustificare una collaborazione Sionismo Nazismo. Quest'ultima per mezzo dell'Accordo di Trasferimento ha certo permesso di salvare delle vite di ebrei ma installandoli come coloni in Palestina - il che molti non desideravano affatto preferendo emigrare, senza successo, negli Stati Uniti perché gli Americani avevano chiuso le loro frontiere e i Sionisti facevano pressione per un'emigrazione esclusiva verso la Palestina - e sottoponendoli ad estorsione per costruire lo Stato sionista.

Tutto questo è stato fatto naturalmente senza l'accordo della popolazione palestinese locale che, tenendo conto delle circostanze, avrebbe probabilmente accettato questi rifugiati ebrei se i Sionisti non li avessero depredati, con a termine il loro piano Dalet organizzante un altro trasferimento, ma questa volta obbligando i Palestinesi "trasferiti" a lasciare sul posto beni ed oggetti di valore e inoltre di dover abbandonare sotto la minaccia delle armi e di massacri le loro terre.

zionazi-medal.jpgMedaglia commemorativa della collaborazione tra ebrei tedeschi e governo nazionalsocialista.
 

Attraverso quest'Accordo di Trasferimento tra Sionisti e Nazisti, i Nazisti hanno partecipato direttamente alla colonizzazione della Palestina, alla pulizia etnica dei Palestinesi, e aiutato finanziariamente la costruzione dello Stato Sionista.
È ora di smantellare questo regime coloniale Sionista, un residuo del regime Nazista, e che la Germania riconosca pubblicamente la sua responsabilità per le sofferenze e spoliazioni del popolo palestinese e crei un fondo di risarcimento così come è stato fatto per le vittime ebraiche del genocisio commesso dai Nazisti.

* Il libro The Transfert Agreement di Edwin Black, è stato pubblicato in 25a edizione da Dialog Press. Black è anche autore del celeberrimo "L'IBM e l'Olocausto".
Jeudi 24 Septembre 2009

Myriam Abraham


[Traduzione di Ario Libert]

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Bizness Sionistes- Nazis

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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 07:00
Nanotecnologie:

basf.jpgLa valutazione dei rischi affidata alle... multinazionali

 

di Agnès Rousseaux


Un ampio studio sui rischi sanitari delle nanotecnologie ha avuto luogo in Germania. Essa verrà condotta, tra le altre, dal gigante della chimica BASF, leader nella costruzione dei "nanomateriali"... Di che seriamente dubitare dell'imparzialità dei risultati.

 

 

Si potrebbe affidare uno studio sui danni del Mediator ai laboratori Servier? O uno studio sul rischio nucleare ad Areva, o sul tumore causato dall'amianto al settore del BTP? Eppure è quanto ha proposto il governo tedesco. Il 15 maggio, ha annunciato il lancio di uno studio sui pericoli per la salute umana delle nanoparticelle, soprattutto sugli effetti a lungo termine sui polmoni. La realizzazione di questa ricerca è stata affidata alla BASF, multinazionale tedesca, leader mondiale della chimica, e... grande produttore di nanoparticelle (e di OGM).

 

BASF realizza 2 miliardi di euro di cifra d'affari ogni anno sulla vendita di prodotti basati sulle nanotecnologie, nell'elettronica, gli additivi per il calcestruzzo, le attrezzature mediche, le pitture e rivestimenti... Come quelli del marchio "mincor™", utilizzati nell'industria tessile, automobilistica e la costruzione: questi rivestimenti di superfice di nanoparticelle diventano, seccandosi, idrosolubili, e permettono che le superfici rimangano "rimangano pulite più a lungo".

 

 

Lesioni del DNA


Condotte in partenariato con il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza nucleare (BMU) e l'Istituto della Sanità e della sicurezza sul lavoro (BAuA), questo studio deve durare quattro anni - per un budget di 5 milioni di euro. "Non esiste alcun altro studio paragonabile di quest'ampezza sugli effetti dei nanomateriali", ha sottolineato Andreas Kreimeyer, responsabile della ricerca presso BASF. Delle ricerche hanno tuttavia già mostrato gli effetti delle nanoparticelle sul DNA, e la loro capacità di distruggere la barriera emato-encefalica che protegge il nostro cervello. O gli effetti "simili a quelli dell'amianto" dei nanotubi di carbonio -materiale ultraresistente utilizzato nell'industria -, che provocano delle lesioni al DNA e la formazione di aberazione cromosomiche.

 

"Con questo progetto, stiamo per compiere un maggiore progresso  nella protezione della salute e dell'ambiente", si congratula la presidente del (BAuA). "I risultati renderanno possibile la valutazione del rischio e permetteranno di fissare dei valori limite". BASF sarà dunque in prima linea per fissare i valori limiti legali, per la sua attività e quella dei suoi concorrenti! E cosa si pensa delle nanoparticelle presso la BASF? "Numerose soluzioni a dei problemi in campi come quelli della protezione del clima, la mobilità e la medicina non sono possibili senza le nanotecnologie. In quanto tali, esse sono una fonte maggiore di innovazione, che ci permette di estendere la  nostra attività su una base redditizia offrendo nuove soluzioni per i nostri clienti," afferma il direttore della ricerca della BASF, sul sito dell'impresa.

 

"Per generare l'accettazione, dobbiamo fornire delle informazioni sulle nanotecnologie e discuterne in termini aperti e facilemente comprensibili (...). Abbiamo bisogno di un clima favorevole all'innovazione", sostiene. In quanto a fissare delle norme e valori limiti per la protezione dei lavoratori e dei consumatori: "I responsabili politici devono fissare la rotta e regolamentare la gestione dei nanomateriali, in modo che non perdiamo le enormi possibilità offerte da questa tecnologia", dichiara questo dirigente dell'impresa che dovrà pilotare lo studio sui rischi sanitari di questa "fonte maggiore di innovazione". Obiettivamente naturalmente...

 

 

Agnès Rousseaux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK al post originale:

 Nanotechnologies: l’évaluation des risques confiée aux... multinationales 

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