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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 07:00

Heidegger era un filosofo o un ideologo nazista?

heidegger-nazi-color.png

di Michel Gourinat

 

heidegger-hitler.jpg

Per la prima volta nella storia dei concorsi di ammissione di filosofia, Heidegger è stato iscritto al programma per la sessione del 2006. La conoscenza del suo pensiero diventa dunque un itinerario obbligato per ottenere un posto di insegnamento della filosofia nei licei francesi. Questa consacrazione dell'autorità filosofica di Heidegger da parte del ministero dell'Educazione nazionale può sorprendere, se ci si ricorda del modo in cui si è egli stesso presentato, nel 1955, ai Francesi che erano andati ad incontrarlo a Cerisy: "Non esiste filosofia heideggeriana, e se ve ne è una, essa non mi interessa".

 

HitlerHeidegger-baciamano.jpgQuesta dichiarazione perentoria era a doppio e triplo fondo. Heidegger concedeva a quelli dei suoi ammiratori francesi che si ostinavano a scambiarlo per un filosofo che la sua opera poteva presentare degli aspetti filosofici. Ma si rivolgeva anche ai veri fedeli, a coloro che avevano fatto propria la parola d'ordine della Lettera sull'umanesimo del 1947: "Meno filosofia, e maggior attenzione al pensiero", assortito con questo commento: "Il pensiero futuro non appartiene più alla filosofia". Pur proclamando che non era più questione di filosofia, si era ben guardato dal precisare ciò che egli intendeva con "pensiero".

 

heidegger_nazista.jpgMa, a mano a mano del procedere della pubblicazione postuma dell'insieme dell'opera, il senso di questo termine è apparso in modo irrefutabile, perché Heidegger si era espresso senza mezzi termini tra il 1933 e il 1945. L'enigmatica parola d'ordine del 1947 si chiariva con "L'appello agli studenti tedeschi" del 1933: "Non sono dei principi e delle 'idee' a dover essere la regola del vostro essere. Il Führer stesso e lui soltanto è, per oggi e per l'avvenire, la realtà tedesca e la sua legge" (GA 16, n° 101). In questo testo, il rifiuto dei principi e delle idee è un modo più dettagliato di proclamare il rifiuto della filosofia a profitto dell'hitlerismo, che Heidegger considerava sempre come il "pensiero dell'avvenire" nel 1953, poiché, pubblicando a questa data il suo corso del 1935 Introduzione alla metafisica, egli affermava che "il movimento nazionalsocialista" era " la verità".

 

heidegger geviert2Se Heidegger ha potuto trovare una "verità" ad un'ideologia la cui falsa propaganda, l'ideologia criminale e le speranze prive di senso hanno provocato l'affondamento della Germania hitleriana, è perché egli rigettava la definizione filosofica della verità come conformità di un enunciato ai fatti correlati ad esso e, in modo più generale, perché faceva subire alle nozioni e ai testi classici della filosofia le manipolazioni che egli stesso ha chiamato "distruzione" e "interpretazione forzata", non attraverso trasmissione della tradizione, che non è che insegnamento, "cambiamento creativo, trasmutazione".

 

heidegger, di LevineCreare significa: cambiare il senso delle parole. In questo senso, "c'è una filosofia" heideggeriana che conserva il linguaggio della filosofia, ma reinterpretandolo in modo tale che non possa più fare ostruzione all'ideologia nazista e ne diventi anche il veicolo "a parole coperte". Ha talmente pervertito presso i suoi ammiratori la coscienza della natura della filosofia che essa è giunta a far loro credere che un nazista militante poteva essere un grande filosofo. 

 

 

 

Michel Gourinat

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK:

Heidegger était-il un philosophe ou un idéologue nazi?

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20 settembre 2012 4 20 /09 /settembre /2012 07:00
La Fondazione Fordford1.jpg  

Paravento filantropico della CIA



La Fondazione Ford ha svolto, dal 1947 al 1966, un ruolo chiave nelle reti di ingerenza statunitensi in Europa sovvenzionando delle riviste, dei programmi scientifici e delle organizzazioni della sinistra non-comunista. La più grande fondazione filantropica del mondo offriva in realtà una facciata rispettabile alle operazioni di finanziamento e di contatto della CIA. Questo ruolo era tanto più facilitato in quanto le stesse personalità hanno creato e diretto le due organizzazioni. Primo quadro della nostra inchiesta sul ramo culturale dell'interventismo atlantico.
La Fondazione Ford è stata creata, nel 1936, da Henry Ford. Antisemita militante, che pubblicò L'Ebraismo internazionale [1].ford_Der_Internationale_Jude.jpgFigura leggendaria dell'industria automobilistica, sostenne tutti i progetti totalitari del XX secolo: finanziò il nazionalsocialismo tedesco prima del 1933, fu decorato dal cancelliere Hitler il 30 luglio 1938 con la Croce dell'aquila tedesca, e detenne un'ampia parte del capitale della chimica IG Farben, costruttore del gas Zyklon B. Sin dagli anni 30, costruì anche le prime fabbriche di automobili per Stalin, a Gorki, e continuò negli anni 50 e 60 a fabbricare in URSS i veicoli destinati all'esercito nord vietnamita.

ford_nazi_medal.png

 

Ma non è che alla morte di Henry Ford, nell'aprile 1947, che la sua fondazione assunse tutta la sua ampiezza. Essa eredita allora dei milioni da parte delle imprese Ford per un valore di 70 milioni di dollari. Diventa così la più grande associazione filantropica del mondo. Come afferma Henry Ford II, nuovo presidente del consiglio d'amministrazione, gli anni 1949-1950 "segnano una svolta nella storia della Fondazione Ford".

 

ford-Portrait-of-Kennan-by-Ned-Seidler.jpgQuesta svolta sopraggiunge nel momento in cui gli Stati Uniti accedono allo statuto di potenza mondiale di primo piano. A Washington, il vecchio ambasciatore in Unione sovietica, il generale George F. Kennan, conduce una campagna per persuadere i suoi concitadini che il pericolo rosso è ben più importante di quanto non lo fosse la minaccia nazista. Ingiunge il presidente Truman di non non disarmare, ma di nascondere la macchina da guerra statunitense e di prepararsi ad ogni istante ad un nuovo confronto.

 

ford-John-J.-McCloy.jpgRiesce a convincere il segretario aggiunto alla Guerra, John J. McCloy, a non sciogliere i servizi segreti creati durante la Seconda Guerra mondiale, ma di adattarli ai nuovi tempi. Teorizza lo "stay-behind", una rete inizialmente composta da agenti nazisti e fascisti rimasti dietro la linea del fronte quando il Reich capitolò, poi riutilizzati dagli Anglo-americani per proseguire la loro lotta contro l'influenza comunista in Europa.

 

ford-Rand_corporation.jpgAllo stesso modo, un gruppo di industriali, riuniti intorno al giurista H. Rowan Gaither Jr, riesce a impedire lo smantellamento del servizio di ricerca e sviluppo del segretariato alla Guerra e lo privatizzano sotto il nome di Rand Corporation (Rand è l’acronimo di Research And Developpment).

 

Spingendo la logica sino in fondo, Kennan crea una struttura permanente segreta dell'apparato di Stato attraverso il National Security Act, approvato dal Congresso nel 1947. Istituisce la CIA, il Consiglio di sicurezza nazionale e lo Stato maggiore interarmi. Questo dispositivo raddoppia con un piano di intervento pubblico, promosso dal generale George C. Marshall, sotto forma di prestito per la ricostruzione consentito agli Stati europei che si pongono nella sfera d'influenza di Washington. La sua creazione è affidata a Paul G. Hoffman.

 

Gli Stati Uniti e l’URSS si impegnano oramai in una guerra implacabile, non direttamente sul terreno militare che essi evitano, ma nei campi politici, intellettuali e sociali. Le loro realizzazioni in quasti diversi campi, come ad esempio, la conquista spaziale, sono altrettante vittorie simboliche. Le fondazioni statunitensi, in prima fila tra le quali la Fondazione Ford, saranno i "soldati" di Washington in questa "Guerra fredda". La nuova dimensione finanziaria acquisita dalla Fondazione Ford nel 1947 sviluppa le sue ambizioni. Per ridefinire i suoi obiettivi, il consiglio di amministrazione decide, nell'autunno del 1848, di comandare "uno studio dettagliato (...) presso persone competenti e indipendenti, allo scopo di servire da guida sul modo (...) su cui i fondi elargiti dalla Fondazione potranno essere impiegati al meglio, nell'interesse generale".

 

La commissione creata a questo scopo è presidiata da H. Rowan Gaither Jr, che ha da poco creato la Rand Corporation, grazie alle garanzie bancarie fornite dalla Fondazione Ford. Gaither è stato amministratore del MIT durante la guerra, e ha sostenuto i fisici del Manhattan Project [2]. Su consiglio di questa commissione, il consiglio di amministrazione individua il responsabile del Piano Marshall, Paul G. Hoffman, e lo nomina presidente della Fondazione. Egli assume ufficialmente le suefunzioni il 1° gennaio 1951. Incarna, secondo il giornalista Volker R. Berghahm, "il ruolo più ampio e più internazionale che il rapporto Gaither prospettava per la Fondazione" [3]. Il tono è dunque dato: parallelamente alla Rete stay-behind in campo politico e al Piano Marshall in campo economico, la Fondazione Ford sarà il braccio culturale delle reti di ingerenza statunitense in Europa. 

 

Joseph-McCarthy.jpegTuttavia, malgrado le apparenze, la Fondazione non è soltanto uno strumento supplementare nel dispositivo immaginato da Kennan nel 1946-48, essa diventa anche una posizione di ripiego. Infatti, nell'elite dirigente degli Stati Uniti, in favore della guerra di Corea, il padre della Guerra fredda è stato superato sulla sua estrema destra da un teorico temibile, Paul H. Nitze. Allo stesso modo, la vita politica interna è sommersa dalla "caccia alle streghe" di cui diventa leader il senatore Joseph McCarthy.  

 

La maggior parte delle fondazioni che prosperano alla fine della guerra spendono la maggior parte del loro bilancio in programmi nazionali: la Fondazione Ford spende così, dal 1951 a 1960, 32,6 milioni di dollari in programmi educativi; 75 milioni per l'insegnamento dell'economia e della gestione, e quasi 300 milioni per gli ospedali e le scuole di formazione in medicina. Ma una parte dei suoi quadri desidera dirigere l'attività verso la parte internazionale. Un primo tentativo riguarda il Free Russia Fund, la cui presidenza è naturalmente affidata al padre della Guerra fredda, il generale George F. Kennan, che trova qui un punto di caduta per proseguire la sua carriera. Il suo bilancio  è di 200.000 dollari. Nel giugno 1951, la Fondazione offre anche 1,4 milioni di dollari alla Free University, di Berlino Ovest. Quest'ultima è stata fondata nel 1948, a quei tempi la più vecchia università berlinese, situata nel settore sovietica, era stata "stalinizzata". 

 

Nel rapporto annuale del 1951, Henry Ford menziona la "creazione di condizioni per la pace". Questo programma avrebbe per obiettivo "di tentatre di ridurre le tensioni esacerbate dall'ignoranza, l'invidia e l'incomprensione" e "di aumentare la maturità di giudizio e la stabilità della determinazione negli Stati Uniti e all'estero". Hoffman crea una squadra destinata a promuovere quest'idea di "condizioni per la pace". Ritroviamo accanto a lui Rowan Gaither, ma anche Milton Katz, suo vecchio assistente all'amministrazione del piano Marshall (ECA), e Robert M. Hutchins dell’università di Chicago. A partire dal 1° gennaio 1952, la squadra è rafforzata da un altro consulente dell'ECA, Richard M. Bissell Jr. Il 15 juillet 1952, i programmi internazionali della Fondazione Ford ammontavano a 13,8 milioni di dollari, ossia la metà della somma allocata ai programmi nazionali. 

 

Nel marzo del 1952, Richard M. Bissell redige un testo di sedici pagine che si intitola "creare le condizioni della pace", fissando le grandi linee del programma futuro. Secondo il documento, "l'oggetto della Fondazione deve essere di aiutare a creare un contesto nel quale sarà possibile per l'Ovest, grazie alla nuova posizione di forza militare che è in grado di realizzare, di negoziare una pace giusta  onorevole con L'Est". Ciò passerebbe come "una discussione sul disarmo" allo scopo di condurre alla negoziazione , suscitando "un'opinione pubblica favorevole" al processo. Bissell respinge l'idea di un confronto diretto, ma non crede all'eventualità di un disarmo e di una vera pace. Pensa piuttosto "che possiamo vivere nello stesso mondo insieme ai Russi senza entrar in guerra contro di loro, malgrado delle differenza profonde e costanti nel nostro stato di spirito e nei nostri interessi". Con ciò teorizza una dottrina vicina alla "coesistenza pacifica" sostenuta da Chruscev, dopo la morte di Stalin, nel 1956. 

 

L'approccio moderato di Bissell si applica identicamente a livello nazionale: secondo lui, "lo stato dell'opinione attualmente negli Stati Uniti è troppo teso e emotivo, troppo vicino a una guerra di religione". Egli si oppone dunque al maccartismo, ma consiglia la prudenza. Considera che ogni sforzo ostensibile verso l'idea di disarmo potrebbe essere mal interpretata sulla scena interna, l'opinione pubblica non essendo pronta a affrontare un sistema dove non vi sarebbe "né guerra, né pace". Bissell propone che la Fondazione Ford non si coinvolga pubblicamente in una tale lotta, ma che cerchi a porre in opere la sua idea, raccogliendo dei dati e contattando degli specialisti in relazioni internazionali. È in questo contesto, che Hoffman ricerca il vecchio segretario aggiunto alla Guerra, John J. McCloy (diventato, nel frattempo, presidente della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo predecessore della Banca mondiale), che raggiunto la Fondazione con uno dei suoi collaboratori Shepard Stone. 

 

Secondo Volker R. Berhahn, l’iniziativa della Fondazione Ford andava più in là, sin dalle origini, del semplice sviluppo "di un contrappeso all'anticomunismo maccarthista ripiegato su di sé o di una lotta da Guerra fredda attraverso dei mezzi più sottili. Perché gli Stati Uniti erano diventati una potenza mondiale ma che l'opinione pubblica non era sempre pronta per le sfide future, l'obiettivo era di creare le basi popolari di una politica estere democratica condotta dalle elite della costa Est, e di assicurarsi che queste elite non perdessero terreno di fronte al nuovo risorgere delle politiche populiste e dell'isolazionismo".


ford-Dulles-CIA.jpgHoffman si impegna, sin dall'estate del 1952, a fianco di Dwight D. Eisenhower, candidato all'elezione presidenziale, sperando di ottenere il posto di segretario all'elezione presidenziale, sperando di ottenere il posto di segretario di Stato nella nuova amministrazione. Una equipe della Fondazione, sotto la direzione di Shepard Stone, redige in fretta il programma del candidato repubblicano gestendo al contempo abilmente le suscettibilità dei democratici. Il tentativo di alleanza fallisce e, sin dal suo ingresso alla Casa Bianca, Eisenhower nomina John Foster Dulles segretario di Stato. Suo fratello, Allen Dulles, viene nominato a capo della CIA, dove addotta una posizione molto dura nei confronti dell'URSS, sviluppando la strategia del "rollback" in Europa centrale [4].

Queste nomine sono un nuovo cammuffamento per i progetti di Hoffman, Kennan, Stone, McCloy, e Milton Katz. Quest'ultimi continuano tuttavia a moltiplicare i contatti con degli intellettuali liberali e degli specialisti in questioni internazionali per condurre una strategia più diplomatica nei confronti dell'URSS. Durante questi incontri, appare loro l'idea che i paesi non allineati potrebbero costituire un buon terreno per dei progetti pilota elaborati dalla Fondazione. Secondo gli archivi delle corrispondenza tra i diversi responsabili della Fondazione, John J. McCloy si chiede all'epoca se "il lavoro che facciamo non sia più difficile (...) di governare la Germania o di cercare di stabilire una comunità europea".

Infine, l'insieme dei colloqui condotti dal gruppo permette ai dirigenti della fondazione di considerare che essa sia uno "stimolante direttore" per ripensare la relazione societo-statunitense, secondo il rapporto conclusivo di  McCloy e Stone. Secondo questo documento, l'Europa occidentale sarebbe una regione chiave la cui base istituzionale deve essere rafforzata e in cui la Fondazione Ford "potrebbe sponsorizzare in modo utile la creazione di un istituto o di una serie di istituti dedicati allo studio dei problemi della comunità europea". Questo progetto si intitola Programma Condizioni per la Pace. Un comitato consultivo viene creato, presieduto da McCloy. Shepard Stone vi occupa il posto di direttore. Uno dei suoi obiettivi è di elaborare un metodo che permette "di ottenere il sostegno dei socialisti d'Europa per la pace internazionale". La fondazione deve dunque "affrontare l'idea di riunire i pensatori socialisti avanzati di questi paesi, degli uomini che hanno del prestigio all'interno dei loro propri partiti, di studiare il problema della coesistenza e di proporre delle soluzioni".

Il programma suscita delle ambizioni personali. Al termine di lotte d'influenza, è posto otto la dipendenza del Council on Foreign Relations (CFR) [5], e Shepard Stone ne diventa un elemento chiave, in qualità di responsabile della Divisione agli affari europei e internazionali della Fondazione Ford.
Qualunque cosa sia, la Fondazione è uno strumento utile che ogni dipartimento ministeriale vuole utilizzare. Sin dal 5 maggio 1951, Hans Speier, della Rand Corporation, invia un memorandum a Rowan Gaither nel quale rileva che il dipartimento di Stato e l'Alto comissariato civile in Germania (HICOG) desiderano dissimulare il loro sostegno a delle organizzazioni nella Germania occidentale, affinché cessino di apparire come infeudate a Washington. Essi cercano dunque, con la CIA, di cercare dei mezzi per procurarsi dei fondi in modo indiretto. Il 20 marzo 1952, Milton Katz fa circolare un memorandum all'interno della direzione della Fondazione, nel quale egli ricorda la particolare importanza dell'Europa, nei confronti della diplomazia statunitense. Secondo lui, l'Europa non può essere considerata "in modo costruttivo se non in quanto membro della comunità atlantica".

In questo contesto, conviene aiutare la liberazione "dei grandi sindacati francesi e italiani dalla morsa del comunismo". Katz elenca in seguito una serie di progetti della Fondazione Ford, di cui "la creazione dell'equivalente del CDE (Comitato per lo sviluppo economico) per l'Europa continentale". Termina con una lista di personalità suscettibili di dare il cambio d'azione della Fondazione: Jean Monnet, Oliver Franks, Hugh Gaitskell, Geoffrey Crowther, Robert Marjolin, Dirk Stikker e Dag Hammarskjöld. Nel maggio del 1953, Rowan Gaither redige un promemoria nel quale sostiene un nuovo principio: la Fondazione deve evitare "di fare delle cose che siano una copia di azioni reali di governo o di altre agenzie". Dopotutto, egli prosegue, "alcune delle più importanti opportunità della Fondazione (...) possono risiedere nel fatto di completare le attività di altri e soprattutto di incoraggiarli e di condurli, soprattutto il governo, a migliorare le loro attività". L'articolazione Governo Statunitense/ Fondazione Ford trova qui il suo modus operandi.

Con la fine del maccartismo e l'inizio della coesistenza pacifica, le distribe si attenuano a Washington. La Ford non si presenta più come un'alternativa della CIA, ma come suo collaboratore. Richard Bissell Jr, abbandona inoltre la fondazione per assumere la direzione operativa dello stay-behind. Mentre la Ford assiste la CIA in diverse grandi operazioni. Sostituisce la CIA nel finanziamento del Congresso per la libertà della cultura. Affida uno studio sul fallimento del trattato della Comunità europea di difesa in Francia a David Lerner e Raymond Aron, figure essenziali del Congresso. Finanzia l'orchestra Hungarica Philarmonica, composta da musicisti costretti all'esilio a causa dello stalinismo, e che la CIA vuole erigere come simbolo del mondo libero.


Finanzia anche l’American Committee on United Europe (l’ACUE), una copertura della CIA incaricata di favorire la costruzione di un'Europa federale conforme agli interessi di Washington. L'ACUE è presieduta dal vecchio capo dei servizi segreti del periodo della Guerra mondiale ed il vice a presiderla dal fondatore della CIA.

 

L'azione della Ford presso il Congresso per la libertà della cultura è reso possibile, spiega Grémion, per la prossimità tra gli attori che costituiscono le due entità. Come il Congresso, la Ford è composta da "liberali" (nel senso statunitense del termine), dunque dalla sinistra non-comunista. "Strumento di una diplomazia non governativa, l'obiettivo dei suoi dirigenti [nel campo dell'arte] è di dare un'immagine della cultura americana diversa dall'assimilazione frequente alla cultura di massa". In ciò, "la Ford pone così sin dall'inizio la sua azione nel quadro di una pratica mecenatica illuminata".

 

In campo economico, l'azione della fondazione "si iscrive nel solco riformista del New Deal", il che gli vale i favori degli intellettuali del Congresso, che sono in maggioranza dei sostenitori della pianificazione e del Welfare State. Infine, essa è orientata verso lo sviluppo delle scienze sociali: Rowan Gaither stima che esse permetteranno un giorno di ottenere dei risultati brillanti in campo sociale quanto le scienze dell'ingegnere in campo tecnico. La Ford finanzia prioritariamente le scienze sociali, soprattutto quelle umane e la medicina. Essa moltiplica anche gli scambi universitari e accademici, e le creazioni istituzionali: finanzia il "Centro di sociologia europea" di Raymon Aron, e la rete di pianificatori Futuribili, di Bertrand de Jouvenel. La sua presenza è talmente discreta che, dopo un memorandum redatto da Shepard Stone dopo un viaggio in Europa, nel 1954, la fondazione è tenuta in alta considerazione in Europa, "anche nei circoli di estrema sinistra del Partito laburista britannico, la SPD tedesca e presso numerosi intellettuali radicali in Francia". L'ammirazione è reciproca: Shepard Stone è infatti molto attratto dall'alta cultura europea, che egli oppone alla cultura popolare statunitense, e si sente vicino agli intellettuali el Congresso che, dopo aver criticato il comunismjo, "valorizzano oggi la virtù della libertà e di una società libera". Egli finanzia dunque delle riviste vicine al Congresso, come Encounter, Preuves, e Forum.

 

Dopo molti mesi di conflitti interni, Shepard Stone ottiene la direzione dell'insieme del programma europeo della Ford alla metà del 1956. L'attività della Fondazione si amplifica. Stone reclama 5 milioni di dollari di bilancio supplementari, soltanto per il programma europeo. Le rivoluzioni ungheresi e polacche, represse nel 1956 dai Sovietici, convincono l'insieme degli azionisti di accedere alle sue domande. Questo denaro permette di aiutare i rifuggiati provenienti dall'Ungheria o dalla Polonia, e di installare delle strutture per accoglierli. La Fondazione organizza anche dei programmi di formazione e di studio per dei ricercatori venuti dal Patto di Varsavia, invitati per questo negli Stati Uniti ed in Europa occidentale. È questo un giochino perverso tanto amati dai servizi speciali: la CIA spera reclutare degli agenti tra gli economisti, i ricercatori in scienze sociali e gli esperti invitati dalla Ford, mentre il KGB pensa di inviare degli elementi fidati per acquisir il sapere statunitense.


Allo stesso tempo, dei programmi di promozione della lingua inglese, di studi statunitensi e di contatti tra il Giappone e l'Europa sono lanciati in Giappone. La diplomazia filantropica della Ford diventa mondiale. Ovunque nel mondo, essa si incarica di porre in rilievo la cultura statunitense e di guadagnare alla sua causa i non-allineati. In Africa, la minaccia di un allineamento dei paesi di nuovo indipendenti con Mosca motiva numerosi programmi di aiutoin loro direzione, soprattutto in Algria. Un programma agricolo è anche allestito in India, con l'aiuto di investitori europei, che Shepard Stone ha incitato a creare delle fondazioni sul modello della Ford.


Au niveau universitaire, la fondation Ford finance le St Antony’s College d’Oxford, spécialisé dans les sciences humaines, en 1959. Le Centre européen de recherche nucléaire (CERN) reçoit également des subventions à partir de 1956, tout comme l’institut du physicien nucléaire danois, Niels Bohr. Ce dernier peut ainsi, avec l’approbation de la CIA, faire venir au Danemark des délégations de scientifiques polonais, soviétiques, et même chinois, officiellement pour les vertus du « dialogue scientifique ». Dans la foulée, l’université d’Oxford reçoit elle-même une subvention d’1 million de dollars en 1958, tout comme le Churchill College de Cambridge. En France, la Maison des sciences de l’homme, dirigée par Gaston Berger, reçoit 1 million de dollars en 1959, pour la création d’un centre de recherche en sciences sociales défendue par des universitaires tels que Fernand Braudel.


La révélation, en 1966 et 1967, du financement du Congrès pour la Liberté de la culture par la CIA jete le discrédit sur la Ford, par ricochet. L’idée d’un lien entre la Ford et les services secrets états-uniens se répand. Au-delà, c’est l’ensemble des activités prétendument philanthropiques, menées par la Fondation en Europe, qui sont regardées d’un œil nouveau : ne s’agit-il pas d’une formidable opération d’ingérence culturelle états-unienne?

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 


L’histoire de la Fondation Ford ne s’est pas arrêtée avec le scandale de 1967. Les activités qu’elle a conduites depuis, et qu’elle poursuit encore aujourd’hui, font l’objet du second volet de cette enquête: Perché la Fondazione Ford sovvenziona la contestazione.

 

 

 

 

NOTE

 

 

[1] The International Jew - The World’s Foremost Problem

 

[2] Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, Fayard, 1995.

 

[3] Volker R. Berhahn, America and the intellectual cold wars in Europe, Princeton University Press, 2001.

 

[4] La stratégie du «rollback» consiste à forcer un reflux des positions russes en Europe centrale. Elle s’oppose à la doctrine de « containment », qui vise à figer l’état des forces en présence, et à empêcher toute expansion soviétique. Le « rollback » a remplacé le « containment » après la chute de l’URSS.

 

[5] Le 6 mai 1953, le Council on Foreign Relations organise, grâce à des financements de la fondation Ford, un séminaire consacré aux relations entre les États-Unis et l’URSS. Y sont présents : John J. McCloy (président), Henry L. Roberts (secrétaire à la recherche), John Blumgart (rapporteur), Henry L. Roberts (banquier d’investissement), Robert Amory (CIA), Robert Bowie (Département d’État), McGeorge Bundy (Harvard), Merle Fainsod (harvard), George S. Franklin Jr. (CFR), Howard Johnson (Fondation Ford), Devereux C. Josephs, J. Robert Oppenheimer (Insitute for Advanced Study, Princeton), Dean Rusk (président de la fondation Rockefeller), Shepard Stone et Henry M. Wriston (président de l’université de Brown.

 

 

LINK al post originale:

La Fondation Ford paravent philanthropique de la CIA
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1 settembre 2012 6 01 /09 /settembre /2012 07:00

Cheikh Anta Diop

 

[1923-1986]

 

 

 

diop.jpg

Ricercatore e Inventore della Nuova Storia Universale

 

 

 

 

di Akam Akamayong

 

 

 

diop1.jpgEminente erede spirituale delle molto antiche tradizioni intellettuali africane, Cheikh Anta Diop, ricercatore africano del Senegal, precoce e visionario è deceduto il 7 febbraio 1986, lasciando un'opera immensa la cui lama rivoluzionaria avrà ristabilito l'anteriorità delle civiltà africane, facendo dell'Africa la culla dell'umanità, e dell'Egitto la civiltà africana per eccellenza.

 

diop3.jpgSi immagina poco e male l'apporto di Cheikh Anta Diop alla conoscenza universale, l'erudizione che egli ha dovuto produrre per giungere a issarsi, lui l'Africano nato nel primo quarto del XX secolo, a un livello che i più brillanti spiriti del pianeta e della sua disciplina gli invidiavano. Perché di erudizione ne è occorsa tanta per rovesciare molti secoli di revisionismo, di opere, di programmi di ricerca, di cattedre universitarie, di opinioni aprioristiche unidirezionali, che trattino da storia africana e universale, allo scopo di far apparire l'Europa come solo soggetto storico. La conseguenza è stata egualmente un enorme divario tra Anta Diop e le elite africane del XX secolo, e si può affermare che l'uomo di scienza senegalese era almeno un secolo avanti sul suo tempo che egli ha totalmente dominato intellettualmente.

 

diop4.jpgAffrontando le grandi questioni di civiltà, arene delle discussioni e sommità occidentali gelose delle loro aureole e del loro impero, Cheikh Anta Diop rappresenterà presto un pericolo per l’eurocentrismo cosciente o indotto. Gli specialisti europei dell’Africa -africanisti- in testa ma i politici poco lontani, è un fronte opaco della negazione che accolse nell'insieme i lavori di Diop, perché è un edificio in blocco solidoconcorrente all'alienazione e dunque a una forma di legittimazione del dominio che vacillava sotto il fuoco della rottura scientifica nella rappresentazione dell'Africa.

 

diop5.jpgSolo contro tutti, armato di scienza e di convinzioni, Diop risale in controsenso la corrente della lunga marcia dell'homo sapiens sapiens, primo uomo due volte saggio, di cui conferma e conforta il bacinoprimitivi negro-africano. La vita intera dello studioso sarà dedicata alla scienza, all'Africa, al progetto di costruire un corpo d'elite di scienze a profitto di una politica continentale chiara e di rianimare il passato su un periodo che va almeno dall'Egitto faraonico all'Africa precoloniale. Quest'orientamento che si voleva un contributo all'avvento di uno stato unitario in Africa si rivelerebbe fecondo a più di un titolo, saldandosi con un cambiamento di riferimento, di paradigma nella lettura dei fatti di storia e di civiltà africane. Il Bianco cessava di essere l'inizio del Nero, quando il Nero assumeva la posizione di origine dell'avventura del genere umano.

 

diop7.jpgLa tesi più popolare di Anta Diop si rivela essere l'insieme di prove mobilitate per dimostrare l'evidenza dell'appartenenza della civiltà egiziana all'Africa e viceversa, la Nubia precederebbe inoltre l'Egitto nella sua gestazione. Le testimonianze degli Antichi Greci, Aristotele, Diodoro siculo, Erodoto contemporanei degli Egiziani sono dei materiali preziosi integrati alla sua metodologia. Si aggiungerebbero a questo arsenale degli argomenti di ordine linguistico, culturale, antropologico...

 

diop2.jpgLe origini dell'umanità sfidano soprattutto il ricercatore, preoccupato com'è di seguire la traccia più remota degli Africani e del genere umano sulla terra. La prospettiva dei suoi lavori incessantemente confortata sino all'ultimo lo portano alla conclusione che i primi homo sapiens erano neri africani, che gli altri homo sapiens bianchi e gialli sono sorti dall'antenato nero attraverso un processo di differenziazione dei fenotipi.

 

diop4-copia-1.jpgOgni dimostrazione tenta di decostruire l'edificio eurocentrico, rigurgitante di pregiudizi religiosi e di antropologia fisica razzista, le sue analisi sull'evoluzione delle società e delledifferenti forme di stato permettono di caratterizzare lo stato egiziano, il suo modo di produzione relativamente all'evoluzione delle popolazioni settentrionali europee.

 

diop6.jpgUn momento notevole della produzione intellettuale di Cheikh Anta Diop risiede nello studio del contributoafricano all'universale nel campo dell'arte, dell'architettura, dell'abigliamento, della scrittura, delle scienze, della filosofia... Quest'apporto si è diffuso alle altre aeree culturali e geografiche- del bacino mediterraneo - sino in Europa, l'Africa non appariva più come il parente povero dell'umanità, ricettore e consumatore sterile dei contributi degli altri. Le prime scritture- geroglifiche, vaï, mende, bamun, ... - sono storicamente attestate in Africa, per i geroglifici per lo meno, invenzioni autoctone e esportazioni successive verso lo spazio mediterraneo.

 

diop8.gifUn tale apporto alla storia universale non poteva fare non apportare innovazioni metodologiche indispensabili. Per Anta Diop, è di rottura epistemologica che si dovrebbe parlare, e cioè di una modificazione radicale del senso di lettura, di apprendimento e di comprensione della storia africana. L'interdisciplinarità è invocata allo scopo di reintrodurre l'Africa nel tempo storico da cui Hegel l'aveva espulsa e sovvertire le frammentazioni etnologiche  nel paradigma robusto dell'unità culturale a partire dal qual l'Africa è oramai oggettivata.

 

diop9-copia-1.jpgIl pensiero di Anta Diop, per la sua visone e acutezza, in anticipo sul suo secolo condannava il pensatore ad un'esistenza fuori istituzionale per l'essenziale, il che lo nuoceva a breve termine. Paradossalmente, la posizione marginale del ricercatore per quanto scandalosa fosse, anche nel suo paese sotto la presidenza di Senghor soprattutto dove non disponeva di una cattedra universitaria, gli ha evitato di disturbare le sue tematiche di ricerca con delle questioni estranee alla sua visione. Si immagina che in un quasi francese per eccellenza, nel corso degli anni 60, un ricercatore senegalese appartenente agli apparati dello stato non avrebbe potuto sviluppare liberamente le tesi della falsificazione della storia africana, raccomandare la ricerca nucleare militare e civile in Africa, avanzare il primato dell'integrazione regionale all'interno di un'Africa unitaria mentre l'indipendenza freschissima benché formale suscitava tutti i fantasmi nazionalisti.

 

diop10.jpgLa fecondità dell'opera intellettuale diopiana è oggi nella fase di una lenta ma irreversibile diffusione mondialòe, evolventesi sul modello di un contagio virale terapeutico afferrando poco alla volta a tenaglia lo spazio pubblico africano e singolarmente le istituzioni presto circondate. In Africa, negli Stati Uniti, nei caraibi, in Europa, la teoria di Cheikh Anta Diop fa degli adepti e, ancor meglio, dei nuovi ricercatori, spesso indipendenti che tentano di strutturarsi malgrado i razionamenti di cui essi sperimentano le conseguenze. In Africa l'interesse per i geroglifi cresce in modo sorprendente e i giovani si danno da fare per costruirsi degli itinerari di apprendimento tra alcune nozioni passeggere, dei corsi qui e là, delle opere di volgarizzazione...

 

diop11.jpgÈ probabile che 18 anni dopo la sua scomparsa, l'opera  del professore Anta Diop, che ha trionfato delle resistenze e reticenze degli Africani e afro-discendenti, doppiato il capo di un faccia a faccia con gli africanisti eurocentrici, costituisce un'alternativa estremamente promettente per la Rinascita Africana in attesa di un terreno di sperimentazione. È un indispensabile supplemento d'anima alla continuità panafricana, che unisca in un riferimento positivo tutti gli Africani e Afro-discendenti il cui destino solidare e comune può infine essere ri-affrontato, in una forma o un'altra, ma che usufruiscano di una vera base scientifica, psicologica, motivazionale.


Akam Akamayong




[Traduzione di Ario Libert]



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 Cheik Anta Diop [1923-1986] Savant et Inventeur de la Nouvelle Histoire Universelle  

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31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 07:00

Nanotecnologie

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Tutti cavie della nano-abbuffata?

 

 

di Agnès Rousseaux


Dopo gli OGM, le nanotecnologie si invitano nei nostri piatti: i nano-alimenti, trattati con dei nano-pesticidi e contenuti in nano-imballaggi, si moltiplicano. In compenso: profitti astronomici per gli industriali e dei rischi ambientali e sanitari oggi impossibili da valutare. Il tutto in una totale, e incredibile, assenza di regole e di controlli.

 

Degli alimenti intelligenti che si adattano ai gusti del consumatore, degli indumenti che respingono l'acque, dei materiali che si autoriparano, della "polvere intelligente" che registra discretamente le conversazioni... Benvenuti nel nano-mondo! Un universo in cui la scienza manipola delle particelle invisibili al microscopio e accatasta degli atomi della scala del nanometro, cioè un miliardesimo di metro [1]. Le nanotecnologie saranno alla base di una terza rivoluzione industriale nel corso del XXI secolo, ci promettono.

 

Una rivoluzione che passa anche per i nostri piatti. Perché queste nanoparticelle sono già presenti negli alimenti industriali, i pesticidi agricoli, gli imballaggi alimentari, i recipienti di immagazzinaggio... senza controllo né etichettatura. Delle particelle che, per via delle loro minuscole dimensioni, attraversano le barriere biologiche e possono circolare in tutto l'organismo: la pelle, i tessuti, il cervello... Allora, pronti per un nutrimento "atomicamente modificato", dagli effetti sconosciuti? 

 

 

Almeno 106 nano-alimenti già commercializzati

Difficile elencare i nano-alimenti esistenti. I costruttori hanno capito che le incertezze che circondano oggi le nano-particelle possono spaventare i consumatori. Essi non comunicano chiaramente sul loro utilizzo. Secondo la ONG Les Amis de la Terre [Gli Amici della Terra], è tutta la catena alimentare ad essere oggi "contaminata". Il suo rapporto intitolato "Du Laboratoire à nos assiettes: les nanotechnologies dans l’alimentation et l’agriculture" [Dal laboratorio ai nostri piatti: le nanotecnologie nell'alimentazione e l'agricoltura], compila la lista di 106 prodotti alimentari, dal succo di frutta "fortificato" agli integratori alimentari vitaminizzati passando per un "nano-tè".

 

L'Agenzia francese di sicurezza sanitaria dell'ambiente e del lavoro (Afsset) calcola ogni settore senza distinzione 2.000 nanoparticelle manifatturate già commercializzate, e più di 600 prodotti di consumo che li riguarda. Se queste cifre sono difficilmente verificabili per l'assenza di tracciabilità, delle stime situano il mercato dei nano-alimenti a più di 5 miliardi di dollari nel 2005, con delle previsioni di 20 miliardi di dollari per il 2010. Il gruppo di consulenti Helmut Kaiser prevede che il ricorso alle nanotecnologie riguarderà, da oggi al 2015, il 40% degli alimenti industriali.

 

Una tecnologia di comodo per i paesi ricchi


Del silicato di alluminio per impedire l'agglutinazione degli alimenti in polvere, del ketchup addensato con del diossido di silicio, delle salse imbiancate al diossido di titanio... I nano-alimenti ci apporterebbero, secondo i loro sostenitori, dei maggiori vantaggi culinari: del cioccolato o dei gelati senza lipidi e senza zuccheri, che conservano lo stesso gusto dell'originale, un olio (Shemen Industries) che inibisce l'ingresso del colesterolo (Nanotrim di Nanonutra) che brucia i grassi. O la possibilità di modificare il gusto di un alimento secondo i nostri desideri. Delle industrie come la Nestlé cercano di creare i "nano-alimenti del futuro".


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Il gigante agroalimentare Kraft Foods (Stati Uniti) fa parte di questi pionieri. Nel 2000, ha finanziato un consorzio di 15 università e laboratori di ricerca, Nanotek, per creare del nutrimento "intelligente" e personalizzato, come gli alimenti che contengono centinaia di nano-capsule, riempite di sapori, di nutrimenti, di diversi colori. Un forno a microonde potrebbe aprire, secondo l afrequenza delle onde, una capsula ben determinata, secondo i desideri del consumatore. Un nutrimento interattivo in qualche modo, che può anche trasformarsi se una persona è allergica a un componmente, o liberare una dose di supplemento nutritivo se rileva delle carenze. Kraft Foods, l'ideatore di questo progetto, è proprietario dei marchi di cioccolata Milka, Côte d'Or, Toblerone, Suchard, e del caffè Carte Noir, Grand'Mère, Jacque Vabre o Maxell. Immaginate domani il vostro caffè di colore rosa e al gusto di banana che vi apporta la vostra dose quotidiana di vitamina C... O del cioccolato che sprigiona degli aromi di carota di modo da curare i vostri postumi dell'ubriachezza. Formidabile, no?

 

 

Delle nano al gusto OGM

 

Perché questo dispiegamento di tecnologie? "Sul piano alimentare, non si capisce a cosa serva," spiega Rose Frayssinet, della ONG "Les amis de la Terre". "È come l'usanza nel tessile: a cosa servono delle calzature 'senza odore' con del nano-argento? Le nanoparticelle partiranno con l'acqua nel giro di quattro lavaggi, e andranno a divorare i microbi sino alle stazioni di epurazione. In vista di quanto ciò viene a costare, qual è l'utilità sociale di tutto questo? Sono delle tecnologie a vantaggio dei più ricchi".


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Alcuni vedono i nano-alimenti come un vantaggio per i contadini del Sud. Il loro credo? Delle nano che aumenterebbero la produttività agricola e permetterebbero di lottare contro la fame. Una promessa che ricorda quella delle lobbies biotecnologiche e i loro OGM. Il paragone non si ferma qui: rischi sanitari e ambientali, privatizzazione del vivente o combinazione di atomi con dei brevetti industriali, vendita sul mercato di prodotti la cui innocuità non è provata... Dei nanocidi (pesticidi che utilizzano le nano-tecnologie) intelligenti che necessiteranno un dosaggio meno importante dei pesticidi attuali, e non causerebbero nessun danno agli insetti? Il fatto che siano delle imprese come Monsanto, Bayer o Syngenta che li sviluppano non può che invitare a restare molto prudenti sull'argomento...

 

 

Verso un nuovo scandalo sanitario?

 

"Nel caso degli OGM, abbiamo obbligato Monsanto a rendere pubblici degli studi parziali di tossicità nascoste all'opinione pubblica. Degli studi simili sulla nocività delle nano particelle non esistono, sottolinea la Fondation Sciences citoyennes. E coloro che hanno suonato l'allarme sono attualmente dissuasi con tutti i mezzi (denunce...) dal contrastare la propaganda ufficiale". Per Rose Frayssinet, siamo di fronte a un rischio ancora più grande degli OGM. "Gli OGM, rappresentano un settore, mentre le nanotecnologie riguardano tutti i settori. I rischi sono tanto più difficili da analizzare. Non si può avere una visione globale delle implicazioni".

 

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Difficile infatti controllare il comportamento delle nano-particelle. Esse non rispondono alle leggi della fisica classica, ma a quelle della meccanica quantistica. Costruire delle particelle, atomo per atomo, manipolare la materia a livello delle molecole, è entrare in un mondo di incertezza assoluta. Le proprietà delle particelle, come la loro tossicità o la loro persistenza biologica, variano secondo le loro dimensioni. Di fatto, le conoscenze attuali sugli effetti tossici delle nano-particelle manifatturate sono molto limitate.

 

"I dati disponibili indicano che alcune nanoparticelle insolubili possono superare le diverse barriere di protezione, distribuirsi nel corpo e accumularsi in alcuni organi, essenzialmente a partire da un'esposizione respiratoria o disgestiva", avverte uno studio dell’Afsset, del 2006. Le nanoparticelle si diffondono negli alveoli polmonari, il sangue, la barriera emato-encefalica che protegge il cervello, o la placenta. Verso la fine del 2008, un nuovo rapporto dell'Agenzia giudica che la nano-tosssicologia fornisce "dei risultati ancora poco numerosi, disparati e a volte contraddittori" e che "non è tuttavia possibile escludere  a quella data l'esistenza di effetti nefasti per l'uomo e l'ambiente". In quanto all'Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti (Afssa), dopo aver ricordato che degli studi esterni mostrano possibili alterazioni dell'DNA da parte delle nanoparticelle [2], essa confessa "l'impossibilità di valutare l'esposizione del consumatore e i rischi sanitari legati all'ingestione delle nanoparticelle". Molto rassicurante...


Nanoparticelle: l'amianto del XXI secolo?


Uno studio britannico dimostra l'esistenza di un effetto indiretto delle nanoparticelle che dannegerebbero "a distanza" il DNA [3]. Marie-Claude Jaurand, direttore di ricerca all'INSERM, accusa i nanotubi di carbonio, materiale ultra resistente utilizzato nell'industria, per i loro effetti "simili a quelli dell'amianto", concernenti la produzione di lesioni del DNA e la formazione di aberrazioni cromosomiche. Di fronte a questi rischi, cosa fanno gli organi competenti? Non molto. Gli strumenti regolativi sono inadatti. Ministeri e agenzie sanitarie sono completamente superate (i documenti più recenti pubblicati sul sito del ministero della Salute pubblica datano al 2007). La valutazione dei rischi deve essere totalmente ripensata.

 


nano-drone.jpgUn insetto drone, controllabile a grande distanza e dotato di telecamera, microfono e siringa. Secondo le autorità è in grado di prelevare DNA o iniettare dispositivi RFID di localizzazione nella persona-obiettivo.

 

I sistemi di autorizzazione di commercializzazione poggiano sulla composizione chimica dei prodotti. Per le nanoparticelle, ciò non basta, perché gli effetti dipendono anche dall'organizzazione spaziale degli elementi atomici e delle loro dimensioni. Un elemento non tossico può diventarlo su scala nanometrica. "Il diossido di titanio e i diossidi d'argento non hanno le stesse proprietà a livello nanometrico e a livello macroscopico," Rose Frayssinet. "Non hanno le stesse proprietà a secondo che misurino 20 nano o 60 nano. Per studiare i rischi, bisognerebbe dunque condurre degli studi per tutte le scale". Ma ciò costa caro. E mancano gli strumenti. "Secondo i test europei, non appena si modifica un alimento, uno studio di innocuità è obbligatorio. Ma nessuno lo sa fare. Un anno fa, non vi era nessun filtro veramente sicuro per recuperare le nanoparticelle. Senza contare che i tempi di studio essendo troppo lunghi, i risultati arriveranno dopo la commercializzazione. Si richiede ai costruttori di lavorare in sale bianche, con degli scafandri. E poi dopo, si mettono i prodotti sul mercato. È aberrante!".

 

 

nano4.jpg

 

Per quel che riguarda la produzione e la commercializzazione, gli industriali si riferiscono alla direttiva europea REACH. Quest'ultima è tuttavia insufficiente. Soltanto le sostanze chimiche prodotte in quantità superiori a una tonnellata per anno vi sono sottoposte. Vista la dimensione delle nanoparticelle, questa quantità di produzione non è sempre raggiunta. E per il momento, non esiste nessun obbligo di etichettatura, anche se il Parlamento europeo comincia ad interessarsi di questo problema.


 

Lo Stato finanzia senza preoccuparsi delle conseguenze


"No data no market" (nessun dato, niente mercato). Questa è la posizione difesa da numerose associazioni ecologiste, che sperano di essere fatte dai sindacati dei salariati. Esse chiedono una moratoria sui nanoprodotti. E le procedure di valutazione dei rischi calcolati. Le ONG si augurano anche discutere dell'utilità sociale delle nano tecnologie, in particolare nel settore alimentare.

 

Il governo francese ha lanciato nel 2009 il piano Nano-Innov, che mira a porre la Francia tra i paesi all'avanguardia nelle nanoscienze, incoraggiando la ricerca fondamentale a lavorare "con le imprese per mettere a punto delle tecnologie, depositare dei brevetti, creare dei prodotti". 70 milioni di euro sono stati investitio l'ultimo anno a questo progetto. Parallelamente, nessun fondo è stato investito sugli studi tossicologici e sugli impatti sanitarie e ambientali.

 

nano5.jpgPubblicità della catena di supermercato PriceChopper per le nanotecnologie su scatole di cereali.

 


Valérie Pécresse, ministro dell'insegnamento superiore e della ricerca, ha sottolineato in occasione del lancio di questo piano di eccellenza della ricerca nazionale sulle nanotecnologie (5° su scala mondiale) [4] ma si rammarica che soltanto 290 brevetti siano stati registrati nel 2005, il che rappresenta meno del 2% dei brevetti nazionali. Perché il settore può guadagnare molto. La National Science Foundation (NSF) americana valuta il mercato delle nanotecnologie in mille miliardi di dollari nel 2015. Secondo la Fondation Sciences citoyennes, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati moltiplicati uasi per dieci tra il 1997 e il 2003 (3,5 milliards di euro), con una previsione di crescita del 40% all'anno. "I ricercatori ci dicono spesso: basta che si parli di 'nanotecnologie' nei nostri progetti per avere del denaro per effettuare delle ricerche" dice Rose Frayssinet.


Le multinazionali della farmacia e dell'agrochimica sono in prima fila per fabbricare inoltre dei nano-alimenti. Al contrario di sistemi alimentari organizzati localmente ed ecologicamente sostenibili, si prepara una nuova rivoluzione alimentare, basata sull'accapparramento da parte di alcune aziende private degli elementi costitutivi della materia e della nostra alimentazione. Dopo il cibo spazzatura, eccoco trasformati in cavie della nano-abbuffata, con il silenzio complice dello Stato.

 


 

nano6.jpgPublicità per il rivestimento antibatterico "Silver Nano" all'interno dei refrigeratori SAMSUNG.

 

 

 

 

 

Agnès Rousseaux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

Nanotechnologies: tous cobayes de la nano-bouffe? 

 

 

NOTE

[1] Dimensioni dell'atomo: un decimo di nanometro, DNA: 10 nanometri; proteine: 20 nanometri.

 

[2] "Alcune nanoparticelle possono attraversare e/o alterare le membrane plasmatiche, nucleari e mitocondriali, indurre una perossidazione lipidica e la generazione di specie reattive dell'ossigeno essa stessa all'origine di uno stress ossidativo che può alterare delle proteine e il DNA (Hong 200657; Xia 200658; Beck-Speier 200559; Lewinski et al. 200860; Stone 200761; Hussain et al., 200562)». Fonte: Nanotechnologies et nanoparticules dans l’alimentation humaine et animale - AFSSA.

 

[3] "Nanoparticles can cause DNA damage across a cellular barrier", Gevdeep Bhabra et al., Nature Nanotechnology (on line dal 5 novembre 2009).

 

[4] Con 3.526 pubblications nel 2006, e cioè il 5,6% delle pubblicazioni mondiali.

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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 07:00
Fascismo ebraico-sionista
Haavara01.jpgQui sopra un documento originale dell'accordo datato agosto 1933. L'allontanamento degli ebrei dal Reich fu il cardine della politica ebraica di Hitler fin dalla sua ascesa al potere. Il 28 agosto 1933, dopo 3 mesi di trattative, il Ministero dell'Economia del Reich stipulò coll'Agenzia ebraica per la Palestina il cosiddetto Haavara-Abkommen, un accordo (Abkommen) economico per favorire il trasferimento (Haavara) degli ebrei tedeschi in Palestina.

 
Affari Sionisti-Nazisti 

Myriam Abraham

Un Decreto del reich 54/33 del 10 agosto 1933 autorizzava l'emigrazione in Palestina degli Ebrei Tedeschi provvisti di un "certificato capitalista".

 

 

I sionisti hanno trattato direttamente con i nazisti all'inizio del III Reich ottenendo un accordo economico per al contempo colonizzare con degli ebrei tedeschi muniti di un "certificato capitalista" la Palestina e arricchirsi taglieggiando quest'ultimi. Dettagli di questa collaborazione nauseabonda Sionisti-Nazisti.
 
Haim-Arlosoroff.jpgHaim Arlosoroff padre sionista dell'Accordo di Trasferimento stipulato con i nazisti.


black-The-Transfer.jpgDurante la prima estate di esistenza del regime nazista, nell'agosto del 1933, delle organizzazioni sioniste ed ebraiche hanno autorizzato alcuni Ebrei  a negoziare con il III Reich. Questi negoziati si sono tenuti al 76 della Wilhelmstrasse a Berlino con Hans Hartenstein, Direttore dell'Ufficio di Controllo Monetario del Reich in seguito ad un telegramma inviato dal console tedesco a Tel Aviv, che consigliava a Hartenstein di creare un gruppo di interessi sionista ufficiale e commerciale in Palestina allo scopo di far cessare la campagna mondiale di boicottaggio condotta dalle organizzazioni ebraico/sioniste contro i prodotti del III Reich, un serio handicap per il regime nazista appena installatosi al potere in Germania. Secondo questo telegramma un accordo con i Sionisti era necessario.

Zeev_Jabotinsky_uniform.jpgCosì è nato ciò che si chiama l'Accordo di Trasferimento tradotto sotto forma di un documento ufficiale del Reich, 54/33, Decreto promulgato 3 giorni più tardi, il 10 agosto 1933, dal Ministero dell'economia del Reich. Per la parte Sionista, è il rappresentante all'estero del Movimento Sionista in Palestina, Haim Arlosoroff, appartenente all'Agenzia Ebraica, e che agiva per conto del Mapaï, il partito Sionista antenato del partito Laburista israeliano, che ha negoziato quest'accordo e che è stato assassinato poco tempo dopo probabilmente dai revisionisti del gruppo di Ze’ev Jabotinsky l’estrema destra Sionista che si opponeva ferocemente a quest'accordo.

Quest'Accordo di Trasferimento autorizzava i Sionisti a creare due camere di compensazione la prima sotto la supervisione della Federazione Sionista Tedesca di Berlino, l'altra sotto la supervisione dell'Anglo Palestine Trust in Palestina. L'ufficio di Tel Aviv è stato chiamato Haavara (parola ebraica per trasferimento) Transfert Office Ltd. Haavara Ltd è stato organizzato secondo il codice commerciale palestinese e gestito da dirigenti del mondo degli affari. Le sue provviste appartenevano nel loro insieme all'Anglo Palestine Bank, più tardi rinominata Bank Leumi.

Havaara-02.jpgDocumento dell'Haavara datato 1938.

L’accordo concluse era il seguente: degli Ebrei potevano lasciare la Germania e portare con loro alcuni beni sotto forma di prodotti tedeschi nuovi che il movimento Sionista si sarebbe incaricato di vendere in Palestina e anche sul mercato mondiale. Le ricevute sarebbero sate consegnate agli emigrati ma una parte sarebbe stata prelevata e destinata a dei progetti di costruzione dello stato sionista come le strutture industriali e l'acquisto di terre.
Soltanto gli Ebrei provvisti di un "Certificato Capitalista" emesso dalle autorità britanniche e che provava che essi possedevano l'equivalente di 5.000 $ erano autorizzati a emigrare in Palestina. Oltra al fatto di colonizzare la Palestina, quest'Accordo di Trasferimento ha permesso ad alcuni Ebrei definiti "emigranti potenziali" di proteggere i loro beni in questi conti bancari speciali ai quali essi non avevano accesso che acquistando e vendendo dei prodotti tedeschi. Questi conti "di emigranti attivi e potenziali" rappresentavano milioni di Reichsmark sia per i Nazisti sia per i Sionisti.
betar-1934.jpgAi gruppi giovanili ed ai boy scouts sionisti fu permesso di indossare uniformi proprie, cosa negata ad esempio ai gruppi giovanili cattolici, nonostante il Concordato. Alla polizia segreta e al servizio di sicurezza (SD), incaricati di controllare le “attività nemiche” come quelle degli ebrei, fu ordinato di promuovere l’emigrazione in Palestina e di non mettere restrizioni alle organizzazioni sioniste. Da notare il futuro simbolo dello Stato Sionista sulla loro bandiera.


black-l-IBM.jpgL’emigrazione degli Ebrei tedeschi in Palestina nel quadro di questo accordo di affari Sionisti Nazisti dipendeva dalla quantità di prodotti tedeschi venduti. Così quindi, più prodotti tedeschi erano venduti, più il numero di Ebrei tedeschi autorizzati a colonizzare la Palestina aumentava, e più vi era denaro per costruire lo Stato sionista. L'obiettivo per i Nazisti era di porre fine alla guerra commerciale contro la Germania dichiarata dalle organizzazioni sioniste/ebraiche in un periodo di depressione economia distruttrice. I Nazisti temevano soprattutto la potenza della Lobby Sionista e le sue ramificazioni mondiali per impiantare il boicottaggio. Per quanto strano ciò possa sembrare, per salvare degli Ebrei tedeschi dai Nazisti, la sola cosa da fare secondo quest'Accordo di Trasferimento, era di vendere dei prodotti tedeschi. Detto in altro modo, l'economia del regime della Germania Nazista non ha potuto sopravvivere alla Grande Depressione in parte grazie a questa transazione finanziaria mafiosa concepita dai Sionisti e Nazisti.
L'Accordo di Trasferimento ha permesso a 60.000 Ebrei e 100 milioni di $, l'equivalente nel 2009 di 1.7 miliardi di $, di essere "trasferiti" in Palestina. Grazie a questi trasferimenti e ai prelievi obbligatori imposti dal Movimento Sionista su queste "transazioni" le infrastrutture dello stato sionista hanno potuto essere costruite, tutto questo a detrimento delle locali popolazioni palestinesi.

Degli Accordi di Trasferimento sullo stesso principio sono stati concepiti dai Sionisti per quel che riguarda gli Ebrei della Cecoslovacchia, dell'Ungheria, e di altre zone occupate o paesi dominati dai Nazisti. Ma la dichiarazione di guerra nel 1939 ha interrotto questi commerci fiorenti tra Sionisti e Nazisti. Gli affari tra Sionisti e Nazisti è stato rivelato durante la pubblicazione di un libro di
Edwin Black nel 1984 The Transfert Agreement*.
betar-1936.gif
Giovani del Betar nel 1936.

Dopo la scoperta del genocidio degli Ebrei da parte dei Nazisti, questa transazione è stata per molti anni occultata, dal momento che i Sionisti facevano quanto era loro possibile affinché le parole Sioniti e Nazisti non siano né pronunciate né scritte una accanto all'altra.
Sino ad oggi, essi continuano a minimizzare persino a giustificare una collaborazione Sionismo Nazismo. Quest'ultima per mezzo dell'Accordo di Trasferimento ha certo permesso di salvare delle vite di ebrei ma installandoli come coloni in Palestina - il che molti non desideravano affatto preferendo emigrare, senza successo, negli Stati Uniti perché gli Americani avevano chiuso le loro frontiere e i Sionisti facevano pressione per un'emigrazione esclusiva verso la Palestina - e sottoponendoli ad estorsione per costruire lo Stato sionista.

Tutto questo è stato fatto naturalmente senza l'accordo della popolazione palestinese locale che, tenendo conto delle circostanze, avrebbe probabilmente accettato questi rifugiati ebrei se i Sionisti non li avessero depredati, con a termine il loro piano Dalet organizzante un altro trasferimento, ma questa volta obbligando i Palestinesi "trasferiti" a lasciare sul posto beni ed oggetti di valore e inoltre di dover abbandonare sotto la minaccia delle armi e di massacri le loro terre.

zionazi-medal.jpgMedaglia commemorativa della collaborazione tra ebrei tedeschi e governo nazionalsocialista.
 

Attraverso quest'Accordo di Trasferimento tra Sionisti e Nazisti, i Nazisti hanno partecipato direttamente alla colonizzazione della Palestina, alla pulizia etnica dei Palestinesi, e aiutato finanziariamente la costruzione dello Stato Sionista.
È ora di smantellare questo regime coloniale Sionista, un residuo del regime Nazista, e che la Germania riconosca pubblicamente la sua responsabilità per le sofferenze e spoliazioni del popolo palestinese e crei un fondo di risarcimento così come è stato fatto per le vittime ebraiche del genocisio commesso dai Nazisti.

* Il libro The Transfert Agreement di Edwin Black, è stato pubblicato in 25a edizione da Dialog Press. Black è anche autore del celeberrimo "L'IBM e l'Olocausto".
Jeudi 24 Septembre 2009

Myriam Abraham


[Traduzione di Ario Libert]

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Bizness Sionistes- Nazis

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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 07:00
Nanotecnologie:

basf.jpgLa valutazione dei rischi affidata alle... multinazionali

 

di Agnès Rousseaux


Un ampio studio sui rischi sanitari delle nanotecnologie ha avuto luogo in Germania. Essa verrà condotta, tra le altre, dal gigante della chimica BASF, leader nella costruzione dei "nanomateriali"... Di che seriamente dubitare dell'imparzialità dei risultati.

 

 

Si potrebbe affidare uno studio sui danni del Mediator ai laboratori Servier? O uno studio sul rischio nucleare ad Areva, o sul tumore causato dall'amianto al settore del BTP? Eppure è quanto ha proposto il governo tedesco. Il 15 maggio, ha annunciato il lancio di uno studio sui pericoli per la salute umana delle nanoparticelle, soprattutto sugli effetti a lungo termine sui polmoni. La realizzazione di questa ricerca è stata affidata alla BASF, multinazionale tedesca, leader mondiale della chimica, e... grande produttore di nanoparticelle (e di OGM).

 

BASF realizza 2 miliardi di euro di cifra d'affari ogni anno sulla vendita di prodotti basati sulle nanotecnologie, nell'elettronica, gli additivi per il calcestruzzo, le attrezzature mediche, le pitture e rivestimenti... Come quelli del marchio "mincor™", utilizzati nell'industria tessile, automobilistica e la costruzione: questi rivestimenti di superfice di nanoparticelle diventano, seccandosi, idrosolubili, e permettono che le superfici rimangano "rimangano pulite più a lungo".

 

 

Lesioni del DNA


Condotte in partenariato con il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza nucleare (BMU) e l'Istituto della Sanità e della sicurezza sul lavoro (BAuA), questo studio deve durare quattro anni - per un budget di 5 milioni di euro. "Non esiste alcun altro studio paragonabile di quest'ampezza sugli effetti dei nanomateriali", ha sottolineato Andreas Kreimeyer, responsabile della ricerca presso BASF. Delle ricerche hanno tuttavia già mostrato gli effetti delle nanoparticelle sul DNA, e la loro capacità di distruggere la barriera emato-encefalica che protegge il nostro cervello. O gli effetti "simili a quelli dell'amianto" dei nanotubi di carbonio -materiale ultraresistente utilizzato nell'industria -, che provocano delle lesioni al DNA e la formazione di aberazione cromosomiche.

 

"Con questo progetto, stiamo per compiere un maggiore progresso  nella protezione della salute e dell'ambiente", si congratula la presidente del (BAuA). "I risultati renderanno possibile la valutazione del rischio e permetteranno di fissare dei valori limite". BASF sarà dunque in prima linea per fissare i valori limiti legali, per la sua attività e quella dei suoi concorrenti! E cosa si pensa delle nanoparticelle presso la BASF? "Numerose soluzioni a dei problemi in campi come quelli della protezione del clima, la mobilità e la medicina non sono possibili senza le nanotecnologie. In quanto tali, esse sono una fonte maggiore di innovazione, che ci permette di estendere la  nostra attività su una base redditizia offrendo nuove soluzioni per i nostri clienti," afferma il direttore della ricerca della BASF, sul sito dell'impresa.

 

"Per generare l'accettazione, dobbiamo fornire delle informazioni sulle nanotecnologie e discuterne in termini aperti e facilemente comprensibili (...). Abbiamo bisogno di un clima favorevole all'innovazione", sostiene. In quanto a fissare delle norme e valori limiti per la protezione dei lavoratori e dei consumatori: "I responsabili politici devono fissare la rotta e regolamentare la gestione dei nanomateriali, in modo che non perdiamo le enormi possibilità offerte da questa tecnologia", dichiara questo dirigente dell'impresa che dovrà pilotare lo studio sui rischi sanitari di questa "fonte maggiore di innovazione". Obiettivamente naturalmente...

 

 

Agnès Rousseaux

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

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 Nanotechnologies: l’évaluation des risques confiée aux... multinationales 

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6 giugno 2012 3 06 /06 /giugno /2012 07:00

Quando Goldman Sachs speculò sul traffico sessuale


goldman-Sachs.jpg

Una grande lezione di etica e affari dai migliori del settore...

Per la banca di Wall Street, tutto è buono per farsi un ottimo guadagno. Dopo le subprimes o la speculazione sui prodotti alimentari, il traffico sessuale e la prostituzione! Goldman Sachs ha investito in un'impresa implicata in numerosi affari di traffico sessuale negli Stati-Uniti, rivela un giornalista del New York Times. Tra poco una quotazione sui minorenni costretti a prostituirsi?

 

Ecco un'informazione imbarazzante per Goldman Sachs, che ha intaccato un po' la sua reputazione: la banca finanzierebbe indirettamente un sito internet che svolge un ruolo importante nella prostituzione e il traffico sessuale di minori negli Stati Uniti. L'Affare è stato svelato dalle colonne del New York Times dal giornalista Nicholas D. Kristof (due volte premiato con il premio Pulitzer). Quest'ultimo indagava sul finanziamento del sito Backpage, che detiene il 70% del mercato degli annunci di prostituzione e di escort-girls negli Stati Uniti [1]. Il sito appartiene a una oscura società dal nome di Village Voice Media. Il giornalista del New York Times si è procurato delle informazioni riguardanti quest'impresa: il 16% del capitale è detenuto dalla banca di investimento Goldman Sachs.

Malgrado i tentativi del sito per eliminare gli annunci legati ad attività non legali, quest'ultimo resta il principale forum di traffico sessuale del paese. Una situazione denunciata soprattutto da 19 senatori che hanno inviato un messaggio alla compagnia, citando numerosi esempi di processi in corso su degli affari in cui il sito ha svolto un ruolo. È stata anche raccolta una petizione con 223.000 firme, che hanno messo sotto pressione il Village Voice Media.

 


Irresponsabile, non colpevole...


Difficile in queste condizioni per Goldman Sachs ignorare le attività di cui è accusato il sito. Tanto più che la banca di Wall Street vi è molto implicata: uno dei suoi dirigenti, Scott L. Lebovitz, è stato nel consiglio di amministrazione di Village Voice Media per molti anni. "È un investimento minimo per una grande impresa, e non ho alcuna ragione di pensare che i quadri superiori di Goldman erano al corrente della sua connessione con il traffico sessuale," sfuma il giornalista. Ma, egli prosegue, "da più di sei anni [2], Goldman detiene una partecipazione importante in una società nota per i suoi legami con il traffico sessuale, ed ha partecipato al consiglio di amministrazione dell'impresa per quattro anni. Non c'è nessuna indicazione che Goldman o qualcun altro abbia mai utilizzato la sua partecipazione per esortare Village Voice Media ad abbandonare gli annunci di escort-girls o a verificare la loro età".

 

La banca respinge ogni responsabilità. "Non abbiamo alcuna influenza sulle operazioni", assicura un porta parole della Goldman Sachs. Ciò significa che il suo managing director attuale all'interno del consiglio di amministrazione è un dirigente incompetente (pagato con quanti milioni di dollari?). Appreso che il giornalista stava indagando sui proprietari del sito, la banca ha cercato freneticamente a sbarazzarsi delle sue azioni, afferma Nicholas D. Kristof. Lo ha contattato da alcuni giorni per informarlo che aveva firmato un accordo per vendere la sua partecipazione all'impresa. Dopo sei anni di lucrosi guadagni sull'investimento? Goldman Sachs, in parte responsabile della crisi finanziaria attuale, continua parallelamente a speculare su tutto ciò che si muove: derrate alimentari e materie prime, energie sporche, debiti pubblici…

 

 

 

Agnès Rousseaux

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK al post originale:

 Quand Goldman Sachs spécule sur le trafic sexuel

NOTE

[1] Secondo il centro di analisi dei media e della pubblicità Aimgroup.


[2] Goldman Sachs è entrato nel capitale di Village Voice Media nel 2000, il sito Backpage è stato acquistato dalla compagnia nel 2006.

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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 16:00

Strutture sommerse di Yonaguni

 

yonaguni_modello.jpg

Modello della struttura sommersa di Yonaguni.


di Robert Schoch


 

Kihachiro-Aratake.jpgNel 1985 un sommozzatore, Kihachiro Aratake, tuffatosi per andare ad osservare degli squali al largo delle coste più a Sud dell'isola giapponese Yonaguni Jima, scopre delle strutture enigmatiche. Il professor Masaaki Kimura, dell'Università di Ryukyus a Okinawa (Giappone), studia le strutture per molti anni, e matura la convinzione che esse siano delle costruzioni umane.

 

hancock_lo_specchio_del_cielo.JPGIn occasione dell'uscita del suo libro Heaven's Mirror [Lo specchio del cielo], lo scrittore Graham Hancock invita il dottor Robert Schoch a venire a dare la sua opinione in quanto all'origine "naturale" o "umana" di queste strutture, nel quadro di una trilogia televisiva intitolata "La ricerca delle civiltà perdute". Schoch accetta e giunge in Giappone nel settembre nel 1997.

 

Okinawa3.jpgIl dottor Schoch pensa che la struttura è in maggior parte, forse in totalità, naturale. Però non tutti i geologi sono d'accordo con Schoch, e delle scoperte al largo delle coste diCuba, così come in India, nel golfo di Cambay, ne fanno più probabilmente una struttura al minimo "terraformata", e cioè di origine naturale ma i cui aspetti sono stati migliorati dalla mano dell'uomo.

 

hancock_civilta_sommerse.jpgI documentari Flooded Kingdoms of the Ice Age della catena televisiva britannica Channel 4, diffuse nel febbraio e marzo 2002 e che accompagnarono la pubblicazione del nuovo libro Underworld [Mondi sommersi] di Hancock, danno notizie dettagliate sulle scoperte effettuate a profondità che giungono sino ai 300 piedi su delle grandi scogliere costiere, e nel Mediterraneo vicino a Malta.

 

Okinawa_5.jpgQuesta scoperte mostrano chiaramente che, nel corso dell'ultima era glaciale, la civiltà si è sviluppata su ciò che erano allora le regioni costiere di numerose località del mondo che, malgrado le glaciazioni più a Nord, godevano sempre di un clima molto gradevole e temperato. Queste antiche colonizzazioni apparivano essere state dei siti urbani ben più avanzati che i nostri attuali modelli della preistoria sono pronti ad assimilarlo, ma la loro esistenza è semplicemente tanto reale quanto il fatto che esse furono sommerse durante la fine dell'era glaciale, al limite del Pleistocene e dell'Olocene. Il dottor Schoch si mette allora a lavorare su Yonaguni Jima con il geologo marino di fama il professor Kimura, convinto che si tratti di strutture dovute alla mano dell'uomo, contrariamente a Schoch.


Okinawa_4.jpgCiò che segue è la dettagliata discussione di Schoch: Da decenni, di fatto da secoli e anche da millenni, alcuni ricercatori e scrittori hannoricercato la verità dietro il continente perduto dell'Atlantide di Platone (generalmente, ma non sempre considerato come localizzato sia nel mar Mediterraneo o l'oceano Atlantico), o il continente fratello presunto dell'Atlantide nell'oceano Indiano o Pacifico, designati alternativamente come Mu o Lemuria. Secondo una interpretazione letterale della cronologia di Platone, l'Atlantide fu distrutta da un cataclisma tra il 9.500 e il 9.600 a. C., e la presunta civiltà di Mu è considerata come anteriore.

 

Okinawa_Location_of_the_Ryukyu_Islands.JPGLocalizzazione dell'arcipelago Ryukyu posto tra il Giappone meridionale e il Mar cinese.

 


 

Okinawa_6.jpgOggi resta ciò che è considerato da alcuni come la prova tangibile di una civiltà perduta, molto sofisticata, e molto antica, localizzata sotto il mare nella regione di Okinawa. Potrebbe essere Mu o Lemuria?

 

Le strutture scoperte sinora si trovano al largo delle coste di Okinawa e di diverse isole della della catena dell'isola Ryukyu, in Giappone. La più nota e la più spettacolare di queste strutture è quella situata al largo della costa Sud dell'isola Yonaguni, una piccola (circa 10 km per 4 km) isola giapponese situata all'Est di Taiwan e a Ovest delle isole Ishigaki e Iriomote nel Mare della Cina orientale.

 

Okinawa_7.gifLa struttura al largo della costa di Yonaguni è stata descritta come "la più antica costruzione del mondo" [Barot 1998], dalla forma di una "ziggurat di pietra" risalente all'8000 a. C. [Barot 1998]. Se le cose stanno effetivamente così, ciò ne farebbe una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi 50 anni.


Okinawa8.gifAllo scopo di valutare il sito, ho visitato Yonaguni in 2 occasioni distinte (nel settembre 1997 su invito dell'uomo d'affari M. Yasuo Watanabe, e nei mesi di luglio-agosto 1988 in quanto membro del progetto archeologico sottomarino "Equipe Atlantide").

 

Ad ogni soggiorno feci diverse immersioni sul sito. il "Monumento di Yonaguni", come chiamo questa struttura, ha superficialmente la forma di una struttura a piattaforma o di piramide a gradoni. È stata paragonata a diverse strutture piramidali e templi delle Americhe, come l'antico "Tempio del Sole" presso Trujillo nel Nord del Perù [Joseph 1997, pp. 4-5].


Okinawa_9.gifIl Monumento di Yonaguni ha più di 50 m di lunghezza nella direzione Nord-Sud. La cima della struttura si trova a circa 5 metri sotto il livello del mare, mentre la base è a circa 25 metri dalla superficie.

 

È una struttura asimmmetrica con ciò che sembrano essere dei gradini di pietra ciclopiche esposte sulla sua facciata Sud. Questi gradini variano da meno di 50 cm ad alcuni metri di altezza. Quando si guardano le fotografie del Monumento di Yonaguni numerose persone hanno l'impressione, per via della regolarità delle pareti rocciose, dei gradini  e degli angoli acuti formati dalla pietra, che si tratti di una struttura artificiale.

 

Okinawa_10.gifLe pareti rocciose sembrano essere delle pietre erette. Se si tratta di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo, allora è ragionevole pensare che non è stata costruita o scolpita sotto l'acqua ma in un'epoca in cui questa regione si trovava sopra il livello del mare.

 

Infatti, questa regione ha conosciuto dei grandi innalzamenti del livello del mare sia durante sia dopo il Pleistocene (L'era glaciale) e dopo delle curve standard ben stabilite degli innalzamenti dei livelli del mare in questa regione, il Monumento di Yonaguni potrebbe essere stato sopra il livello del mare circa 8.000-10.000 anni fa. Si può dunque immaginare con un certo grado di probabilità che il Monumento di Yonaguni è una costruzione fatta dalla mano dell'uomo che deve quindi essere antica di almeno 8.000 anni.

 

Okinawa_Masaaki-Kimura.pngIl dottor Masaaki Kimura, professore del Dipartimento di Fisica e delle Scienze della Terra all'Università di Ryukyus (Okinawa), ha diretto un progetto di cartografia sottomarina esaustivo del Monumento di Yonaguni.

 

Durante i miei soggiorni in Giappone ho avuto occasione di far visita al dottor Kimura alcune volte, sia sul sito di Yonaguni sia nel suo ufficio di Okinawa. Sulla base dei suoi lavori, il dottor Kimura ha sposato la sua veduta secondo la quale il Monumento di Yonaguni è, nel suo insieme, una struttura artificiale. Se le cose stanno così, allora il monumento di Yonaguni appare come la testimonianza di una civiltà sino ad allora sconosciuta, benché molto precoce e molto sofisticata (forse legata ai templi Wat di Angkor in Cambogia?).

 

Okinawa 1

Nel corso delle mie ricerche sul Monumento di Yonaguni, una delle prime cose che ho scoperto è che la struttura è, per quanto lo possa determinare, interamente composta da rocce di fondo solide "viventi". Nessuna parte del monumento è costruita con blocchi separati che sono stati posizionati. È un punto importante, perché dei blocchi di roccia scolpiti e sistemati avrebbero indicato senza dubbio un'origine umana della struttura- di cui non ho sino ad oggi potuto trovare nessun indizio.

 

Durante le mie prime immersioni nel settembre del 1997 fu impossibilitato nel determinare, anche in modo generico, di cosa la roccia del Monumento di Yonaguni fosse composta. Ciò fu dovuto al fatto che le superfici delle rocce erano ricoperte da alcuni organismi (alghe, coralli, spugne e altro ancora) che nascondevano le superfici reali. Penso che questo strato di materiali organici tende a far apparire le superfici del Monumento di Yonaguni più regolari e omogenee di quanto non siano in realtà. Questo in parte, aumenta l'impressione che deve trattarsi di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa 2Durante le mie immersioni successive passai del tempo a raschiar via gli organismi dalle rocce in diversi punti, allo scopo di ottenere delle vedute delle vere facce rocciose, e portai anche dei campioni di roccia in superficie. Il Monumento di Yonaguni è in massima parte composto da arenaria media molto fine e di argillite del gruppo di Yaeyama del miocene inferiore (le rocce stesse furono depositate circa 20 milioni di anni fa). Queste rocce contengono numerose superfici orizzontali ben definite che gli strati separano distintamente.

 

Okinawa_11.gifLe rocce di questo gruppo sono anche quadrettate da un gran numero di giunture e di fratture parallele e verticali (in rapporto ai piani orizzontali delle rocce). Yonaguni si trova in una regione propizia ai terremotiu; tali sismi tendono a fratturare le rocce in modo regolare. Più comparavo le caratteristiche naturali, ma molto regolari, dovute al clima o all'erosione osservate sulla costa moderna dell'isola con le caratteristiche strutturali del Monument di Yonaguni, più mi convincevo che il Monumento di Yonaguni è principalmente il risultato del lavoro di processi naturali geologici e geomorfologici.


In superficie trovavo anche delle depressioni e cavità che si erano formate naturalmente e che somigliavano esattamente ai supposti "buchi per pilatri" che alcuni ricercatori avevano notato sul Monumento di Yonaguni sottomarino. Ho anche trascorso un tempo considerevole a percorrere in lungo e in largo l'Isola di Yonaguni allo scopo di esaminare e capire la geologia e la geomorfologia locali dell'isola.

 

Okinawa_12.gifLungo le coste Sud-Est e Nord-Est dell'isola Yonaguni il Gruppo di arenaria di Yaeyama è particolarmente esposto, e potrei osservarli erodersi sotto le condizioni di vento e di acqua attuali. Mi convinsi che attualmente, alla superficie, l'azione delle onde e delle maree è responsabile dell'erosione e della distruzione delle arenarie in un modo per cui rimangono delle strutture molto regolari e delle terrazze.

 

Okinawa_13.gifPer essere equo in rapporto alla posizione del dottor Kimura, devo stipulare che egli pensa che almeno alcune delle caratteristiche in superficie che interpreto come il risultato di un'erosione naturale dovute al clima sono sia il risultato di una modificazione dovuta agli uomini. Tuttavia, non ho potuto trovare alcun elemento in superficie (come dei segni di utensili sulla superficie delle rocce o dei blocchi tagliati che furono spostati lì) che, secondo me, avrebbero sorretto la controversia sull'artificialità.

 

Okinawa_14.gifDi sicuro, ho avuto poco tempo a disposizione per ricercare tali elementi, e il fatto che non ne ho trovati non vuol dire che non esistano. Tuttavia, sino ad oggi sulla base delle mie scoperte e analisi, non posso essere d'accordo con la conclusione del dottor Kimura secondo la quale il Monumento di Yonaguni è soprattutto una struttura creata dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa_15.gifLa mia ipotesi di lavoro attuale è che il Monumento di Yonaguni è soprattutto di origine naturale; e cioè, che la sua struttura globale è il risultato di processi geologici e geomorfologici naturali. Penso che dovrebbe essere considerato come una struttura soprattutto naturale finché maggiori elementi indicanti il contrario non siano trovati. Tuttavia, non penso in alcun modo che si tratti di un caso totalmente chiuso. La questione della genes - artificiale o naturale - potrebbe non essere una questione con una risposta assoluta.

 

Okinawa_16.gifDovremmo anche considerare la possibilità che il Monumento di Yonaguni sia fondamentalmente una struttura naturale che fu utilizzata, migliorata, e modificata dagli uomini in tempi remoti.

 

Sembra che vi sia sull'Isola di Yonaguni e altrove nella regione di Okinawa una tradizione antica di modificazione, miglioramento e estensione della natura. Vi sono su Yonaguni tombe molto antiche (di età ignota, ma probabilmente antiche di migliaia di anni) che mostrano uno stile paragonabile alla "architettura del Monumento di Yonaguni. Vi sono anche altri elementi che vanno nel senso di un'opera umana sulla roccia locale di Yonaguni.

 

Yonaguni01.jpgDisperse in tutta l'isola, si trovano dei "vascelli" di pietra molto antichi di età sconosciuta, evidentemente scolpiti dall'uomo. Sono composti da roccia locale, e non sono stati chiaramente realizzati né trasportati sull'isola in epoche recenti (cioè, più o meno durante gli ultimi 500 anni. Quest vascelli di pietra restano una specie di mistero, così come il Monumento di Yonaguni e altre strutture sommerse della regione di Okinawa.

 

Su Yonaguni sono state trovati degli utensili di pietra superbamente tagliata che avrebbero potuto essere utilizzati per scolpire  alcuni dei vascelli di pietra e altri oggetti, così come per modificare il Monumento di Yonaguni oggi ubicato sotto le acque.

 

Yonaguni02.jpgAnche se si tratta di una struttura soprattutto naturale, potrebbe essere stata realizzata  per servire da fondamenta per delle costruzione di pietra, di tronchi di legno o di terra distrutti successivamente. Potrebbe anche essere servita da porto per un popolo marittimo. Penso che l'arte e l'architettura della regione potrebbe essere stata influenzata dalla geomorfologia naturale del Monumento di Yonaguni e da strutture simili.

 

Nel corso degli ultimi anni, il professor Kimura ha forse addolcito un po' la sua posizione  in quanto alla proporzione nella quale il Monumento di Yonaguni è "fatto dalla mano dell'uomo" o "artificiale"e quella nella quale è "naturale". Più di recente il dottor Kimura parlava del Monumento di Yonaguni e di strutture collegate come essendo state "terraformate", e cioè delle caratteristiche geologiche manipolate o modificate dalla mano dell'uomo.

 

Yonaguni03.JPGQuesta essenzialmente la posizione alla quale sono giunto, e dunque forse il dottor Kimura e io convergiamo nelle nostre opinioni sul Monumento di Yonaguni. Se esiste una provadi una modificazione umana di una struttura naturale al largo della costa dell'Isola di Yonaguni, perché i popoli dei tempi antichi si interessarono a questo luogo particolare? Un suggerimento è che 10.000 annni fa Yonaguni era situata presso il Tropico del Cancro.

 

Oggi il Tropico del Cancro è situato approssimativamente a 23° 27'' di latitudine Nord, mentre l'Isola di Yonaguni è situata a 1° pieno più a Nord. Tuttavia, la posizione del Tropico del Cancro varia nei millennio, almeno dai 22° ai 24°, secondo un ciclo di 41.000 anni.

 

Verso l'8.000 a. C. il Monumento di Yonaguni era situato presso il Tropico del Cancro. Forse era il sito di un altare orientato astronomicamente.

 

In conclusione, sulla base della mia ricognizione preliminare del Monumento di Yonaguni, non sono ancora del tutto convinto che si tratti di una struttura artificiale - ma a mio avviso, anche se essa è soprattutto naturale, potrebbe essere stata modificata da azioni umana in epoche remote. Queste strutture meritano un esame più approfondito.


 

 

Robert Schoch

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

Références:


Heaven's Mirror: Quest for the Lost Civilization di Graham Hancock et Santha Faiia (Londres, Michael Joseph 1998); Tr. it.: Lo specchio del cielo, Corbaccio, Milano, 1998. 

 

Voices of the Rocks: A Scientist Looks at Catastrophes and Ancient Civilizations de Robert M. Schoch et Robert Aquinas McNally (New York: Harmony, Crown Publishing Group, Random House 1999); Tr. it.: La voce delle pietre, Marco Tropea Editore, Milano, 2001.


LINK al post originale:

 Structures englouties de Yonaguni 

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3 aprile 2012 2 03 /04 /aprile /2012 07:00

Presentiamo un significativo frammento di un'opera assolutamente inedita in Italia e di grandissimo interesse in relazione al sapere arcaico più remoto e più noto genericamente con il nome nebuloso di esoterismo. Si tratta di La Franche-Maçonnerie rendue à sa veritable origine [La frammassoneria restituita alla sua vera origine] di Alexandre Lenoir, un ricercatore vicino alla cerchia di Charles François Dupuis e che ha magnificamente applicato le idee del suo maestro, e cioè il culto della natura e quello degli astri come più remota e universale forma religiosa in assoluto, alla ricerca storica sull'antichità più remota della sua epoca: l'antico Egitto.

 

La frammassoneria restituita alla sua vera origine

 

o antichità della frammassoneria provata attraverso la spiegazione dei misteri antichi e moderni 

 

Lenoir Frontespizio
Frontespizio tratto dall'opera di Alexandre Lenoir La Frammassoneria restituita alla sua vera origine, del 1814. Da notare la sua assoluta somiglianza con quello dello opera du Dupuis L'Origine de tous les cultes.

Descrizione del Frontespizio o della prima Incisione

 

La descrizione che stiamo per effettuare della prima incisione o del frontespizio, può in qualche modo considerarsi come la Prefazione del lavoro dal momento che i simboli che vi sono disegnati appartengono a tutte le religioni e ci offrono un piccolo accenno ai misteri che dobbiamo descrivere.

 

 I.

 

La religione degli Egiziani è espressa 1°, dal toro sacro o bue Api, posto su di un piedistallo recante sulla fronte il disco della luna, l’immagine di Io o di Iside. 2°, Presso Osiride-bue, si vede il Nilo raffigurato come un vegliardo semi sdraiato che regge in mano un’urna che egli rovescia e nell’altra un corno dell’abbondanza. Il vegliardo, nell'atteggiamento dell’Acquario celeste è l’immagine della piena del fiume-dio, si appoggia sulla celebre sfinge di Tebe, donna e leone ad un tempo, quest'animale è l’espressione enigmatica della posizione che il sole assume nello zodiaco immediatamente dopo il solstizio estivo e precisamente allorquando il Nilo gonfia la sue acque e le versa sulle terre circostanti. 3°, Dietro queste figure emblematiche si vede la grande piramide la cui base appoggiata al centro della terra e la cima che si eleva nei cieli serviva al tempo stesso da piedistallo e da tomba ad Osiride. Questo monumento celebre da sempre attesterà eternamente la scienza degli Egiziani; la sua forma, la sua proporzione e soprattutto il modo in cui è orientata si accordano perfettamente con il movimento del sole e della luna come vedremo in seguito. Infine, non si può dubitare che le figure emblematiche della religione degli Egiziani che figurano qui non siano un’immagine della fecondità e della prosperità dell’Egitto di cui il sole ed il Nilo erano le vere cause prime.

 

bsb00001269_00060.jpgSistema iero-astronomico, fisico e astrologico dei popoli antichi con tutti i suoi sviluppi. 

 

 II.

 

In primo piano sulla tavola si vede un bassorilievo [1], tutti gli emblemi del culto di Mitra. 

Il dio Mitra, immagine del sole, era la grande divinità dei Persiani. Questo dio, come lo si può vedere nell’incisione, monta il toro celeste distrutto dallo scorpione che gli divora le parti genitali. Questa tavola emblematica è l’immagine del sole che copre il toro con i suoi raggi il primo giorno di primavera e che distrugge questo stesso toro allorché all’equinozio d’autunno appare, nel segno dello scorpione, designato dagli antichi mitologi come un simbolo di morte e di distruzione. 

Mitra è un dio simile a Osiride, Bacco, Attis e Adone. I misteri di ognuna di queste divinità sono relativi al trionfo o alla caduta della luce. Mitra è re della città del sole e gli si dava il titolo Dominus Sol, come lo si dava a Osiride, a Attis e ad Adone. La nascita, la morte e la resurrezione del dio sono solennemente celebrate nei suoi misteri come lo sono negli altri. 

I Persiani celebravano la nascita del loro dio Mitra in un giorno sacro fissandone la data al 25 dicembre, al momento in cui vedevano apparire, a mezzanotte, la costellazione della Vergine che apriva l’anno dando nascita al sole il quale appariva infatti come un bambino che si appoggia al seno della madre. 

La religione mitraica così famosa in Persia, in Armenia ed in Cappadocia ammetteva dei sacramenti ed i membri della setta ne portavano il segno sulla fronte; aveva le sue vergini, i suoi martiri, ecc. Infine, considero questo monumento che potrei descrivere se esso non lo fosse già stato fatto perfettamente dagli studiosi che l’hanno pubblicato prima di me, come una rappresentazione degli equinozi di primavera e di autunno designati con due candelabri da cui uno, che si trova ad essere in piedi, scaturisce della luce; mentre l’altro, semispento, è rovesciato. Così come anche da due alberi, di cui uno è carico di foglie e frutti e l’altro del tutto spoglio. Evidenzieremo anche che questa espressione è ripetuta nel riquadro della parte sinistra del monumento da due uomini, uno giovane che regge un candelabro acceso e l’altro vecchio, barbuto e decrepito che rovescia e spegne quello retto da lui. Sulla parte superiore del monumento che forma una specie di pannello si vede l’immagine rappresentata da sette altari accesi. Il genio del fuoco, posto nel mezzo degli altari sembra proteggere il fuoco sacro da cui essi sono arsi. A Sinistra ed all’estremità del pannello per caratterizzare la primavera il dio Mitra è stato scolpito in un carro trainato da quattro cavalli i cui sguardi si dirigono verso i quattro punti cardinali del cielo, all’altra estremità è stato figurato l’autunno con lo stesso dio posto ancora in un carro trainato soltanto da due cavalli spossati dalla fatica. Questa scultura, secondo la mia opinione, è una pittura geroglifica dell’anno ma che ritrae in particolare l’antica e celebre dottrina dei due principi, l’uno buono e l’altro malvagio o la divisione della natura in un’era di bene e di male, di generazione e di distruzione, di luce e di tenebre di cui si fissavano i limiti ai due equinozi.

 

bsb00001269_00072.jpgPlanisfero iconologico dei segni e dei loro decani.

 

 III.

 

La religione degli Ebrei è espressa dal sommo sacerdote Aaron posto in piedi presso l’altare dei sacrifici e vestito con gli abiti sacerdotali; egli regge con la mano sinistra il candelabro a sette braccia; il suo petto è coperto dal razionale e la sua veste ornata da trecentosessantacinque piccoli sonagli d’oro.

Il razionale del sommo sacerdote degli Ebrei è decorato da dodici pietre preziose, divise a tre a tre come le stagioni e come i segni dello zodiaco che esse rappresentano. Il candelabro, munito di sette candele accese è l’immagine dei sette pianeti così come i sonagli della sua veste sono quella dei trecentosessantacinque giorni dell’anno. L’animale posto in piedi su di un piedistallo presso il candelabro è il vitello d’oro che fu oggetto del culto degli Ebrei ed in seguito abbattuto da Mosè.

Il vitello d’oro, immagine del Toro celeste sullo sfondo, era la stessa divinità che gli Egiziani adoravano con il nome di Api e di Mnevis.

 

bsb00001269_00100.jpgLa dea mirionima, Iside, o la personificazione della Natura.

 

 IV.

 

Accanto al vitello d’oro degli Israeliti si noterà il Giove Ammone dei Greci rappresentato seduto sopra un cubo decorato sulla sua superficie dalla pianta silfio, con la folgore in mano e recante sulla sua fronte le corna del celebre ariete che indicò a Bacco la sorgente d’acqua viva con cui dovette estinguere la sete ardente da cui fu divorato attraversando i deserti dell’Arabia. 

Giove, sotto forma di un ariete, era simbolo della luce celeste o del sole. Gli adoratori del sole, teologicamente parlando, consideravano questo astro all’equinozio di primavera come la salvezza del mondo, il riparatore dei mali dell’inverno, dei giorni corti, o piuttosto delle tenebre. Diedero al loro dio benefattore la forma del segno celeste in cui si mostrava vincitore sui segni inferiori con la sua apparizione in quello che fissava l’equinozio di primavera ed in cui sembrava rivivere per cominciare un nuovo percorso e proseguire, segno per segno, sino all’equinozio d’autunno.

Gli Egiziani dettero il nome Ammone ad Osiride, che raffigurarono con un ariete così come lo avevano rappresentato come toro con il nome di Api. In effetti Luciano ha affermato nel suo Trattato astrologico: L’ariete consacrato nel tempio di Ammone, ed il bue in quelli di Memphis, rappresentavano l’ariete ed il toro celesti al cui aspetto ed alla cui influenza questi sacri animali erano sottoposti.

Così Ammone, o Giove sotto la figura di Ariete, erano considerati come vincitori delle tenebre o del male. Secondo Marziano Capella, Giove aveva a Creta non soltanto una tomba ma anche una celebre iniziazione in cui la principale cerimonia consisteva nel vestire l’iniziato con la pelle di un agnello nero, durante i misteri della notte.

bsb00001269_00152.jpgProcessione in onore della dea Iside.

 

V.

 

La religione cristiana è espressa con l’apparizione della Santa Vergine e del Bambino Gesù, che appaiono su nuvole luminose. Questo piccolo bambino sembra identificarsi con il sole e slanciarsi nei cieli per rigenerare la natura. Ai piedi del Salvatore del mondo vediamo l’agnello riparatore disteso sul libro della destino o dei sette sigilli. Questo agnello, protagonista dell’Apocalisse, è il simbolo di un dio di giustizia che illumina ogni uomo venuto al mondo, come dice san Giovanni. È immolato in mezzo ai quattro animali simbolici, leone, toro, uomo aquila di cui si è fatto il suo corteo e che sono posti ai quattro punti cardinali del cielo.

L’agnello dei misteri, che si deve immolare in Giudea ogni anno in onore di un dio di bontà salvatore del mondo ed il cui sangue colorava le case per tutta la durata della festa di Pasqua, presso i Persiani era un simbolo dell’ariete delle costellazioni in cui il sole trionfava sulle tenebre e fissava l’equinozio di primavera.

Infine, seguendo l’Apocalisse, è l’agnello trionfatore del serpente che chiamiamo Diavolo o Satana che seduce il mondo intero e insidia la donna alata recante nelle sue braccia un bambino che deve regnare sull’universo. (Il serpente distruttore è posto sotto i piedi della Vergine, guardate l’incisione).

In secondo piano vediamo elevarsi il cero paschal, altro emblema della luce nuova o del trionfo della luce sulle tenebre. In effetti, questo cero simbolico si innalza e si accende nei templi il giorno stesso in cui Gesù Cristo, dopo aver salvato il genere umano attraverso lo spargimento del suo sangue, si slancia al si sopra della notte delle tombe e si spande sulla terra raggiante di gloria e di maestà. Quel giorno, i preti si vestono di bianco e gli iniziati rinnovano i loro indumenti sacri.

bsb00001269_00166.jpgIside, divinità egiziana.

 

VI.

 

Il culto dei Romani è qui raffigurato con il fuoco sacro trasportato dalle vestali (vedere il gruppo disegnato al di sopra del monumento di Mitra). Non si può dubitare che i Romani abbiano reso un culto al fuoco, alla luce, al sole sappiamo che i misteri di Iside, quelli di Cerere ed anche quelli di Mitra, furono introdotti presso loro.

I Romani invocavano la dea Vesta che si faceva nascere da Crono e da Rea per la conservazione delle loro dimore perché credevano che avesse inventato la costruzione delle case. Questa dea presidiava al fuoco, era adorata presso ogni focolare ed ogni altare; è per questo che la si rappresentava recante con una patera in mano e nella posizione di spandere l’incenso o di versare il sacro liquido sul sacrificio offerto agli dei. Non parlerò affatto del fuoco sacro, che si accendeva in suo onore nel tempio che gli era consacrato; non dirò nulla anche delle vergini sotto il nome di Vestali, incaricate di conservarlo giorno e notte e delle dure pene inflitte loro se a causa di un incidente o per qualunque altro motivo, questo fuoco, immagine del sole sempre splendente, si fosse spento; la storia di queste giovani donne votate al celibato è nota a sufficienza; avrò occasione di parlare del fuoco sacro quando tratterò degli elementi e dei misteri.

bsb00001269_00174.jpgImmagine di Iside dipinta sul telo di una mummia.

 

VII.

 

Il culto primitivo, o quello del toro, si è allargato su tutta la faccia del globo e se ritrovano tracce dall’estremo Oriente  sino alle regioni più remote del Nord. Il toro è una grande divinità del Giappone e si rappresentava il caos sotto l’emblema di un uovo sui cui si slanciava un toro furioso spezzandolo con le corna e da cui scaturiva il mondo, così come è raffigurato sull’incisione dal lato opposto al monumento a Mitra.

bsb00001269_00180.jpgDivinità egiziane e greche. 1: Annubi, 2: Tifone, 3: Ecate, 4: Marte. 

 

VIII.

 

La religione di Maometto è designata in questa tavola con il ritratto del profeta che si è rappresentato in piedi sul davanti della scena recante in una mano il Corano che egli presenta alle nazioni e nell’altra una spada per esprimere che è piuttosto attraverso che attraverso la ragione che egli vuole fondare il suo impero. La distruzione dei libri scritti, la devastazione dei monumenti artistici, esercitata da questi settari ignoranti, sono entrambe molto ingegnosamente espresse da una statua spezzata e dai manoscritti che il pontefice-re schiaccia sotto i propri piedi.

bsb00001269_00192.jpgDivinità egiziane: Osiride, Horus, Serapide.

 

 

Considerazioni generali 

La natura è stata oggetto dell’adorazione dei primi abitanti della terra. I miti antichi non sono in principio che un’immagine dei fenomeni della natura come le divinità che ne sono l’oggetto non sono esse stesse che la rappresentazione degli astri che si muovono nello spazio immenso dei cieli.

Il sole e la luna, capi supremi degli altri astri, sono stati divinizzati dai Magi. Si dette loro il titolo di Re e di Regina del cielo, ed in questa qualità detenevano la direzione delle altre divinità. Si è dunque fatto del Dio-sole un essere vivente, capo della natura. Lo si fa scendere dall’alto dei cieli, un regolatore, un amministratore o un condottiero dei popoli soggetto come tutti gli uomini alle vicissitudini della vita. Le figure astronomiche o piuttosto le costellazioni che egli visita nella suo cammino celeste poste in azione sotto figura di uomini o di animali utilizzati come episodi nelle narrazioni mitologiche, sono considerati dagli inventori dei miti come i motivi di tanti lavori straordinari a cui assoggettano gli eroi o come i soggetti di altrettanti avvenimenti che sembrerebbero successivamente attraversare la felicità o fare trionfare il sole diventato uomo che malgrado ciò deve morire, discendere agli inferi e resuscitare per risalire ai cieli o ricominciare una nuovo percorso.

Di conseguenza, si saprà ben presto quel che si deve generalmente intendere con Osiride e Horus, con Api bue, Anubi cane, di cui si è fatto l’assistente ed il fedele compagno di Osiride. Vedremo perché Mercurio ci viene rappresentato come il dio dell’eloquenza o come quello dei commerci e dei ladri. Si imparerà perché gli Egiziani chiamavano indistintamente Osiride, Re del cielo; Adonai, nome che si è trasformato in Adon-Hiram, che significa Signore grande. Per lo stesso motivo, si conoscerà la forma degli dei dell’India Shiva, Brahma, Poulear, così come le diverse incarnazioni di Visnu, e le funzioni particolari delle dee Parvadi, Lakshmi e Quischena.

Spiegherò anche perché Giove, Esculapio, Plutone ed il re Hiram non sono che un’immagine dell’astro che ci illumina; perché Giove possiede volto e corna di un ariete; perché sotto forma di toro rapisce la bella Europa e perché accarezza la figlia di Tindaro sotto quella di un cigno. Si apprenderà ancora perché il Bacco Toroceros, o dalle corna di toro, dei Greci guida sette donne per mano: perché si rappresenta questo dio anziano e barbuto; perché la dea dell’amore, sotto il nome di Venere, è a volte rappresentata con una lunga barba e con l’elmo in testa, la lancia in pugno e combattente come Minerva; perché infine la si dipinge bianca o nera e sotto forma di un pesce.

Si è rappresentata la fecondità che il sole comunica alla natura in primavera con il dio Priapo che si fa nascere da Adone e Venere. Si attribuiva al dio Priapo la figura degli animali celesti con cui il sole era in congiunzione quando fecondava la natura e si aggiungeva alla sua immagine tutti i caratteri della generazione e le parti sessuali di dimensioni gigantesche per esprimere la forza feconda che riversa sulla terra sia negli animali sia nei vegetali. La terra in amore in primavera, dice Virgilio, richiede il seme che deve fecondarla, è per questa ragione che si poneva un tempo delle statue del dio Priapo nei giardini.

Lasciamo un momento gli dei, sospendiamo le nostre idee mitologiche, richiamiamo quanto ci è stato rivelato allorché trasportati con il pensiero negli immensi sepolcri dei re di Egitto errammo nei sotterranei di Memphis in cui Seti stesso ricevette i primi rudimenti della saggezza e dell’arte di regnare prima di salire sul trono dei suoi padri.

"Armato soltanto del mio coraggio e di una lampada mi trovavo solo sotto una volta immensa unicamente decorata di caratteri emblematici; di nicchie quadrate, senza un numero preciso ma disegnato regolarmente in cui vedevo al tenue bagliore proveniente dalla mia lampada delle statue colossali in basalto ed in granito che giudicavo essere stati ricavati da una sola massa in cui le braccia e le gambe raccolte sul corpo dava loro la postura di semplici mummie e che tuttavia erano sedute su dei tumuli cubici in attesa della resurrezione o della vita eterna [2].

"Lì ero isolato dall’intera natura. Pensieroso e riflettendo all’antico splendore della terra sotto ai miei piedi vidi per prima cosa all’entrata di una lunga galleria divisa in numerosi colonnati l’antro di Mitra, l’immagine simbolica del mondo celeste e terrestre. Notai in seguito le iscrizioni sentenziose dei misteri della grande dea Iside e la prima che si offrì al mi sguardo scolpita su di una porzione di basalto nero era così concepita, secondo la traduzione che si aveva avuto premura di scrivere in basso: Chiunque intraprenderà questa strada solo e senza guardare dietro di sé sarà purificato dal fuoco, dall’acqua e dall’aria; e se può vincere la paura della morte uscirà dal seno della terra, rivedrà la luce ed avrà diritto di preparare la propria anima alla rivelazione dei misteri della grande dea Iside.

"Più avanti trovai il modello del vulcano usato per la prova del fuoco; poi attraversai a piedi il canale in cui l’aspirante doveva gettarsi a nuoto prima di arrivare alla porta del tempio dove a oriente, cioè al trono della felicità o alla sede della luce poiché l’iniziato al momento della sua ricezione vedeva le luci divine. Vidi gli strumenti necessari alle iniziazioni come la griglia di ferro, la celebre ruota a cui l’iniziato si trovava improvvisamente sospeso e girava diverse volte. Vidi anche gli idoli degli dei e generalmente tutto quanto serviva all’augusta cerimonia dei misteri. Questi diversi oggetti gettati ala rinfusa riportarono presto il mio pensiero al di là dei calcoli ricevuti sull’origine del mondo e non potei impedirmi di riflettere un momento sul destino degli imperi come sulle vicissitudini umane. Malgrado ciò le lezioni ricevute nelle logge massoniche mi furono di grande aiuto, ne trassi grande vantaggio per quanto mi si offriva allo sguardo ed ebbi presto l’intima convinzione che la Frammassoneria fosse un’iniziazione dei grandi misteri che si insegnava al collegio di Memphis.

"Proseguendo mi ritrovai nella celebre cripta in cui gli Egiziani avevano deposto le spoglie mortali del faraone. Un gran numero di sarcofagi, una volta immensa ancora vergine e non profanata apparvero ai miei occhi. La volta, del tutto stellata, mi presentò uno zodiaco ben disegnato che mostrava il solstizio d’estate sotto il segno del capricorno. Questa pittura del cielo mi dette la misura della scienza degli Egiziani, mi fece conoscere la grande antichità di questa grande ed illustre nazione che, da questa posizione astronomica si può riportare a quasi dodicimila anni ammettendo il sistema della precessione degli equinozi.

"Le mura di questa camera funeraria erano decorate con dipinti emblematici. Il primo rappresentava il trionfo della luce sulle tenebre, espresso attraverso un combattimento tra degli uomini rossi e degli uomini neri. I primi, vincitori dei secondi, sono rappresentati nell’atto di tagliar loro la testa. È in tal modo che gli Egiziani fanno di Horus vincitore di Tifone ed è sempre così che si vede presso i Greci Giove schiacciare i Titani con la sua potente mano. L’altro dipinto mi sembrò aver avuto come scopo la rappresentazione del trionfo di Sesostris sugli Indiani, ma l’eroe, rappresentato giovane nel suo carro trionfale, accompagnato dal toro (boeuf) Api e dalle altre divinità tutelari dell’Egitto mi fecero ben presto conoscere un nuovo trionfo del sole allorché questo astro, il primo giorno di primavera, vincitore delle tenebre, riportava la gioia sulla terra e appariva nei templi sotto forma della perfetta bellezza e sotto il nome di Osiride. L’eroe è vincitore, perché si contano davanti a lui le mani abbattute dei suoi nemici per esprimere il numero di giorni che trascorsero durante l’assenza del sole sulla terra. Questi dipinti sono dunque una rappresentazione del trionfo della vita sulla morte e un simbolo di resurrezione; caratteri singolarmente espressivi dell’opinione degli Egiziani sull’immortalità dell’anima [3]. Delle donne inginocchiate, munite di arpe d’oro di segno elegante e di uno stile severo si stagliavano sul fondo della cripta. Dal loro portamento, dai loro occhi animati, dall’apertura della loro bocca come dalla forma delle loro labbra, valutai che erano il dipinto di un concerto organizzato secondo le usanze del paese. (Consultate la grande opera della commissione d’Egitto).

Esaminai questi capolavori dell’arte e della scienza con un’attenzione particolare, li studiai e nella mia ammirazione, ispirato io stesso dallo spirito filosofico degli antichi Magi, i miei occhi si aprirono in mezzo ai monumenti delle arti che i secoli di Sesostri, di Mendes e di Ramses avevano fatto nascere, e con una sfera in mano, riconobbi presto che i geroglifici o la scrittura sacra degli Egiziani, così come le loro figure emblematiche, non erano che un dipinto misterioso delle rivoluzioni celesti o dei differenti aspetti dei pianeti a cui si attribuiva il potere di governare il mondo".

bsb00001269_00287.jpgProve attraverso i quattro elementi.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

NOTE

 
[1] Questo monumento in marmo risulta essere di grande antichità, lo si trova anche nell’opera di Hyde, in quella di de la Torré, vescovo di Adrin, in Kircher ed in Montfaucon.
[2] Gli Egiziani credevano nell’immortalità dell’anima e alla resurrezione dei corpi.
[3] Quel che c’è di notevole in questo dipinto geroglifico, è che era d’uso presso alcuni popoli dell’antichità, privare i prigionieri di guerra delle loro mani e delle parti genitali. Questo monumento sarebbe dunque una prova che gli usi così come i fatti storici degli antichi ci sarebbero pervenuti attraverso il connubio che si sarebbe operato degli uni e degli altri con l’astronomia per presentarli all’uomo sotto forma di dottrina a cui devono essere sottomessi. È così che la maggior parte dei simboli dell’antichità sono scambiati per fatti storici allorché non sono altro che delle allegorie.
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9 marzo 2012 5 09 /03 /marzo /2012 07:00

Si può fare denuncia politica con i fumetti? A giudicare da quello che presentiamo ora, e che risale al 1980, si direbbe di sì.

 

StorieIt2.jpgSi tratta di una storia intitolata Fiumicino, autore Alfredo Chiappori, un grande della satira politica italiana germogliato nei fervidi anni '70. Di lui non possiamo non ricordare una nutrita serie di personaggi e opere che ne fecero uno dei più importanti ed innovativi autori all'interno del genere. Cominceremo quindi dal primo, il simpaticissimo Up, il sovversivo, un omino qualunque che assiste (non si sa come) alle peggiori manovre occulte di servizi segreti ed organizzazioni statali e non, più o meno "deviate", sempre a testa in giù rispetto ai truci personaggi, poggiato coi piedi cioè su quella che è la linea superiore delle vignette in cui compare.

 

È bene anche ricordare che Chiappori si era già occupato pochi anni prima di satireggiare la storia d'Italia, quella edulcorata che ci insegnano a scuola o di cui si fa cenno nei mezzi di informazione, piena di luoghi comuni falsi e pseudo ingenui, pubblicando con la sua casa editrice di allora, la milanese Feltrinelli, Storie d'Italia 1860-1870, (1977); Storie d'Italia 1846-1860 (1978); Storie d'Italia (1870-1896), (1979); Storie d'Italia (1918-1925), (1981). La storia italiana presentata quindi nel settimanale "Panorama" è la più, come si direbbe oggi, Up dated di tutte quelle edite nei quattro volumi feltrinelliani.

 

 

 

 

 

 

 

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[CONTINUA]

 

 

 

 

 

[A cura di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Copertina di Storie d'Italia (a Fumetti). Di scandalo in scandalo, che raccoglieva 10 storie di 10 celebri autori diversi, aventi a soggetto grandi scandali dal secondo dopoguerra.

 

 

 

 

 

LINK al sito ufficiale dell'autore della presente opera:

Alfredo Chiappori

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