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29 marzo 2011 2 29 /03 /marzo /2011 13:37

A Malta, dei templi megalitici tra i più antichi del mondo



 

Satelite_image_of_Malta.jpgL'arcipelago maltese visto dal satellite.


Bertrand Galimard Flavigny

Anne Jouffroy

 

L'arcipelago di Malta offre ai suoi visitatori i più grandi monumenti megalitici del mondo. L'immagine di Malta è legata ai cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme, però Malta esisteva ben prima; ne sono testimoni i suoi straordinari siti megalitici che datano dal 5.000 a. C.
malta--acquarello-di-Jean-Houel--XVIII-secolo--.jpg
Acquarello di Jean Houel, XVIII secolo.

voyage.jpgIl primo degli autori ad interessarsi ai monumenti megalitici di l'incisore Jean Houel (1735-1813) che, del suo passaggio a Malta nel 1770, ha lasciato numerose tavole nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.

 

Ggantija_Temple_outline.gifQuesti templi così poco conosciuti sono le rovine monumentali di un'antica e misteriosa civiltà apparsa nel neolitico. Esse attestano che l'arcipelago di Malta (Malta, Gozo, Comino e la rocca di Filfa) ha conosciuto un alto grado di sviluppo per l'epoca. Siamo tra il 4.500 ed il 2.500 a. C.: due millenni di prodezze architettoniche e questo all'alba di quel che doveva essere la grande civiltà di Creta!

Tra gli specialisti, numerosi sono coloro che pensano che Creta sia, in una certa misura, debitrice di Malta. Non si sa quali divinità siano state adorate in questi strani templi la cui pianta elissoidale non ha equivalenti in nessun'altra architettura antica. Non abbiamo nessuna traccia di questi formidabili costruttori. Si hanno soltanto delle ipotesi! Più si avanza nel tempo, più i punti di riferimento si moltiplicano e più le testimonianze sono affidabili. Durante l'ultimo millennio prima della nostra era, Malta è stata colonizzata dai Fenici poi dai Greci: quest'ultimi la battezzarono "Melite", isola del miele, o isola del rifugio (se come alcuni sostengono la parola "melite" è un adattamento greco della parola semita "malat" e cioè rifugio). Su questo punto nessuna certezza.

Gozo, la seconda isola dell'arcipelago 

gozo.jpgDopo La Valetta, basta una mezz'ora di macchina e prendere un traghetto per una traversata che dura una ventina di minuti per giungere a Gozo, la seconda isola dell'arcipelago. Piena di fascino e considerata per la sua dolcezza di vivere, Gozo è il "Mezzogiorno" di Malta, che guarda con tenerezza la sua piccola gemella perché questa piccola isola di 67 km² è un po' l'anima dell'arcipelago. Non fosse che perché vi si sente più spesso parlare Maltese che Inglese? I Gozitani sono molto fieri del loro territorio, della loro storia ed in particolare di aver accolto gli amori di Ulisse e di Calipso! Questa cittadella medievale costruita per proteggere la popolazione contro le razzie dei corsari barbareschi si trova a strapimbo su questa piccola borgata. Sfortunatamente a volte... le incursioni saracene penetravano sino alla cittadella: nel 1551, 7.000 Gozitani furono ridotti in schiavitù. Non ne rimasero molti sull'Isola! Dal XVIII secolo tutto si è calmato. Le baie di Gozo, le sue acque trasparenti, le sue grotte e le sue garighe costiere sono ridiventate tranquille e gli antiquari (cioè gli archeologi dell'epoca) hanno potuto scoprire a poco a poco i suoi templi megalitici che fanno, probabilmente, parte dei più antichi monumenti del mondo.

 

 

Le isole di Malta e di Gozo ospitano sette templi megalitici

 

 A Gozo, i due templi di Ggantija sono datati all'età del bronzo (5.000 a. C.). Li si chiama anche "Torre dei giganti". I blocchi di pietra esterni possono raggiungere i 6 metri di altezza.


Malta_Tempio_di-Ggantija-1-.jpgTempio di  Ggantija.

 

 

 

 

 

 

ggantjia-dall-alto.jpg

 Ggantija vista dall'alto


 

La popolazione conosceva questi ammassi di enormi pietre e immaginava che erano stati dei giganti che abitavano un tempo l'isola. Si raccontava che uno di questi giganti portava la pietra sulla testa e che suo figlio mangiava sempre delle fave.

 

Ta--Marziena.jpgTempio di Ta' Marziena.


 

A Gozo troviamo anche il tempio di Marziena, quello di Elme-Rama e Santa Verna e l'ipogeo del cerchio di Cha-Ra.


 

Santa_Verna.jpgTempio di Santa Verna.

 


Nell'isola di Malta si contano i templi di Hagar Qin che è il più elaborato. Domina il mare. È in una delle sue cinque sale ovali che fu scoperta la "Venere di Malta" (conservata al Museo nazionale di archeologia) ed altre statue.

Hager_Qim_001.jpgIngresso sussidiario del Tempio di Hagar Qin.


Malta_15_Hagar_Qim.jpgTempio di Hagar Qin



venere-di-Malta-da-Hagar-Qin.jpgVenere di Malta da Hagar Qin, Museo archeologico di Malta.



Mnajdra.jpgIl tempio megalitico maltese di Mnajdira, scoperto nel 1840.



 

 Il tempio di Tarxien è a forma di trifoglio. Le pietre mostrano delle spirali che raffigurano degli animali scolpiti in rilievo.


tarxien_aerial.jpg
Tempio di Tarxien, veduta aerea, 2.200- 1.800 a. C.



tarxien-spirali.jpgMotivi spiraliformi dal tempio di Tarxien.

Alla fine del V millennio a. C. una nuova ondata di coltivatori siciliani si installa sull'arcipelago. Questa società, nuova arrivata, apporta a Malta un nuovo rito funerario (già conosciuto nelle Puglie ed in Sardegna ed in Sicilia verso il 4.000 a. C.): degli ipogei, delle tombe collettive appaiono, scavate nel calcare.

malta--dea-3200-a-C.jpgDea madre maltese.

Queste tombe artificiali sono dapprima riservati ad un solo soggetto, sono allora dei semplici pozzi. Esse in seguito riservate a diversi individui di una stessa famiglia, poi di uno stesso santuario. Esse possono ricevere migliaia di spoglie! (7.000 individui recensiti ad Hal Saflieni, il più bello, il più grande dei "cimiteri-santuari").

Sleeping_Lady_Hypogeum_Hal_Saflieni.jpg
Malta, Dea dormiente.

È allora l'inizio dello scavo di grandi necropoli su diversi livelli con molteplici sale sotterranee e questo sino ai limiti fisici del carsismo.
Mnajdra--3000-a-C.jpgDivinità femminile maltese proveniente da Mnajdra, 3000 a C.

I riti funerari cambiano anch'essi e si svolgono in diverse "tappe": si passa dalle inumazioni primarie a riti più elaborati. La scoperta di nove statuette stilizzate in pietra calcarea dette "Bastoni dello sciamano" e di una statuetta dalle "divinità gemelle" confermerebbe dei riti di inumazione complessa con delle offerte deposte nelle tombe, per tutti gli antenati presenti nella sepoltura collettiva.

Malta--bastoni-di-sciamano.jpgMalta, Bastoncini dello sciamano.


Gozo

 

 

 

 

 

Grotte-di-G-ar-Dalam-a-Malta.jpg
Ghar Daalam, la "caverna delle Tenebre", una grotta che ospitò i primi abitanti dell'isola, degli allevatori, venuti senz'altro dalla Sicilia, verso il 4.000 a. C . Scavata da un fiume sotteraneo, la grotta misura circa 144 metri di profondità e si caratterizza per una configurazione particolare ad angoli retti. Queste sepolture collettive, e santuari sotteranei sono tra i monumenti megalitici più commoventi.

ipogeo-di-Hal-Saflieni.jpgIpogeo di Hal-Saflieni, 4.100- 3.800 a. C.


dea-di-malta-III-millennio.jpgDea maltese III milennio a. C.
 

 

 

 

 

 

 

 Anne Jouffroy è una storica, redattrice della rivista "Signature".


Bertrand Galimard Flavigny, è uno storico e bibliofilo.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK: 
A Malte, des temples mégalithiques parmi les plus anciens du monde

 

 

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Published by MAX - in Gilania
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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 13:11

 

 

 

Friedrich von Hayek, papa dell’ultra-liberalismo


 

hayek.jpg

di Denis Boneau*

 


PinochetL’économista autriaco Friedrich von Hayek si è applicato nel discreditare ogni forma di regolazione dell'economia a motivo che quest'ultima sia troppa complessa perché si pretenda di organizzarla. La sua teoria dello "Stato minimo" è diventata la religione del Partito repubblicano statunitense in opposizione sia al "New Deal" dei Democratici quanto al marxismo dei sovietici. La sua scuola, finanziata dalle fondazioni delle grandi multinazionali, si è strutturata intorno alla società del Monte Pellegrino, ed ha ottenuto sette volte il premio Nobel per l'economia. Essa ha ispirato i governi di Pinochet, Reagan e Thatcher.

 

reagan.jpgIl pensiero economico e politico di Friedrich A. von Hayek si è imposto come fondamento ideologico dell'ordine liberale. È al contempo il prodotto di una storia particolare e di una rete relazionale che si è sviluppata all'ombra delle grandi fondazioni statunitensi.

 

thatcher.jpgHayek è nato a Vienna, nel 1899. La sua giovinezza austriaca è segnata da un clima politico difficile, da scioperi di massa che paralizzano il paese. Egli assiste alla disgregazione   del regime doppiamente minacciato dal populismo, spesso antisemita, e dal socialismo rivoluzionario radicalizzato dall'introduzione delle tesi marxiste. In questo contesto, si appasiona per le tesi della Società fabiana, una corrente riformista e socialista inglese, creata da Beatrice e Sidney Webb, e prefigurante una rivoluzione spirituale. Parallelamente, è iniziato alla filosofia di Ludwig Wittgenstein, principale "animatore" del Circolo di Vienna.

 

Hayek partecipa ai seminari dell'economista Ludwig Von Mises che riunisce attorno a sé dei discepoli che contribuiranno a diffondere la buona novella liberale in Francia (Jacques Rueff, consigliere del generale de Gaulle), in Italia (Luigi Einaudi), in Germania (Wilhelm Röpke, Ludwig Erhard), e in una misura minima negli Stati Uniti (Murray, Rothbard).


Mises.jpgAll'epoca, Mises difende delle idee contro-correnti dalle tesi dominanti dell'intelligentsia austriaca, Hayek lo qualifica come "liberale intransigente isolato". È l'iniziatore della critica della pianificazione che, secondo lui, non può costituire una soluzione economica adeguata in ragione della complessità dei calcoli economici e della mancanza di informazione. Nella sua opera maggiore, Socialism, egli predice lo scacco delle esperienze socialiste: la pianificazione non può condurre che al caos o alla stagnazione. Professore a Vienna (1913-1938), poi a New York (1945-1969), Mises è il fondatore della corrente neo-austriaca che si sviluppa surante gli anni Settanta del XX secolo. Vicino alle reti statunitensi in Europa occidentale (la Fondazione Rockfeller ed il National bureau of economic research hanno finanziato due dei suoi libri pubblicati nel 1944, Omnipotent Government: the Rise of the Total State and Total War e Bureaucraty).  Cercando di diffondere le sue teorie, appoggiato da industriali e da fondazioni, Mises ha costruito un'organizzazione ufficiosa, un abbozzo della Società del Monte Pellegrino, rappresentata dai suoi allievi in diversi paesi dell'Europa occidentale.

La teoria politica neo-liberale


Hayek, nella continuità della tradizione liberale iniziata da Adamsmith.jpg Smith, difende una concezione minimale dello Stato. Il suo apporto peculiare corrisponde alla critica radicale dell'idea di "giustizia sociale", nozione dissimulante, secondo lui, la protezione degli interessi corporativi della classe media. Auspica la soppressione degli interventi sociali ed economici pubblici. Lo Stato minimo è un mezzo di sfuggire al potere della classe media che controlla il processo democratico allo scopo di ottenere la redistribuzione delle ricchezze attraverso la fiscalità.


keynesIl suo programma è esposto in La costituzione della libertà del 1960: deregolamentizzare, privatizzare, diminuire i programmi contro la disoccupazione, sopprimere le sovvenzioni per gli affitti ed i controlli dei locali, ridurre le spese per la sicurezza sociale, ed infine limitare il potere sindacale. Lo Stato non ha il diritto di assicurare la redistribuzione, soprattutto in funzione di un qualsiasi criterio di "giustizia sociale". Il suo ruolo è ridotto a fornire un quadro giuridico che garantisca le regole elementari dello scambio. Nel 1976, giunge sino a proporre la denazionalizzazione  della moneta, cioè la privatizzazione delle banche nazionali per sottomettere la creazione monetaria ai meccanismi del mercato. Altre prese di posizioni sembrano sfumare la radicalità del suo liberalismo, auspicando, ad esempio la creazione di un reddito minimo, ma questa proposta deve essere pensata come una riabilitazione della legge inglese per gli indigenti e non come il segno di un "socialismo hayekiano" [1].

La teoria  sviluppata da Hayek è fondata su una credenza condivisa da tutti i liberali, dai classici sino ai sostenitori delle tesi austriache. La metafora della "mano invisibile", che assicura nel pensiero di Adam Smith l'adeguamento dell'offerta e della domanda sui diversi mercati, illustra perfettamente questo presupposto comune che cercano tutti di dimostrare a partire da diversi postulati: equilibrio  generale di Walras, risviluppata da Pareto; ordine spontaneo del mercato o catallassi per la scuola austriaca. Quest'ultima è il risultato di azioni non concertate e non il frutto di un progetto cosciente. L'ordine del mercato non è voluto, non pianificato, è spontaneo. Questa concezione dell'economia serve da giustificazione alla critica dell'interventismo che genera degli squilibri, delle perturbazioni nella catallassi. Hayek considera che i keynesiani fanno dello Stato un "dittatore economico".

locke.jpgLa filosofia politica di Hayek è infine molto vicina alle tesi sviluppate da Locke. Lo Stato difende il diritto naturale di proprietà ed è limitato dalle clausole individualiste di un ipotetico contratto-fondatore. Il diritto diventa allora strumento di protezione dell'ordine spontaneo del mercato. Ciò che importa dunque principalmente, è la difesa del liberalismo economico. Il liberalismo politico è assorbito. Le idee democratiche sono relegate ad un rango secondario. Ciò ha spinto Hayek a delle dichiarazioni ad intonazioni provocatorie. Dopo lui, la democrazia non costituisce un sistema politico infallibile: essa è: "essenzialmente un mezzo, un processo utilitario per salvaguardare la pace interiore e la libertà individuale" [2]. Meglio vale un regime non-democratico che garantisca l'ordine spontaneo del mercato che una democrazia pianificatrice. Questo ragionamento giustificherà la presenza dei "Chicago boys" in Cile.

burke.jpgIl pensiero di Hayek è un intreccio di conservatorismo (critica della democrazia ispirata alla denuncia della Rivoluzione francese di Edmund Burke) e del liberalismo (Adam Smith). Mette in guardia contro la democrazia illimitata che conduce irrimediabilmente al regno della democrazia totalitaria [3]. Di fatto Hayek è ossessionato dalle classi medie che controllano i regimi democratici: "C'è una grande parte di verità nella formula secondo la quale il fascismo ed il nazionalsocialismo sarebbero una specie di socialismo dellal classe media" [4].

Per di più teme i poveri le cui reazioni sono imprevedibili. Egli reclama un reddito minimo "non fosse che per l'interesse di coloro che intendono essere protetti contro le reazioni di disperazione dei bisognosi" [5]. Benché rifiuti di aderire all'idea di giustizia sociale, Hayek sviluppa una particolare concezione della giustizia, liberale ma anche conservatrice, anche se se ne difende in un articolo intitolato Perché non sono conservatore?

Le idee radicali di Hayek, i suoi attacchi contro l'interventismo economico non possono essere capiti senza un ritorno al contesto storico del dopoguerra: l'eleborazione di una nuova metamorfosi del liberalismo corrisponde ad una critica totale del keynesismo trionfante. Hayek, ispirato dal pensiero economico di Mises, respinge sia il collettivismo preconizzato dal marxismo di Stato sia l'intervento economico nelle società capitaliste. Riprendendo le idee di Mises, egli critica la possibilità di pianificare l'economia la cui complessità si oppone ad ogni calcolo razionale. Queste prese di posizione contro "la terza via democratica e sociale" simbolizzata dal New Deal rooseveltiano ed il laburismo inglese spiegano l'emarginazione degli ultra-liberali all'inizio degli anni 50, soprattutto all'interno della più potente delle organizzazioni di intellettuali anti-comunisti, il Congresso per la llibertà della cultura.

Hayek in margine alla "Guerra fredda culturale"

London-school-of-economics-.jpgHayek è nominato professore alla London school of economics nel 1931, poi a Chicago nel 1950.  Nel 1962, idiventa professore di economia politica nella Germania federale. Questo percorso universitario non deve nulla al caso: la London school of economics, finanziata dalla fondazione Rockfeller, e l'università di Chicago sono dei bastioni dell'economia liberale. Costituisce anche una rete politica ed intellettuale internazionale. Ha saputo raccogliere dei liberali, dei conservatori britannici ed americani, ma le sue teorie sono state diffuse anche in tutta l'Europa occidentale. Vicino a Raymond Aron [6] che popolarizza le sue tesi in Francia, si considera un "liberale intransigente" impegnato ad un tempo contro il sovietismo ed il fascismo.

 

University-of-Chicago.jpgLa retorica dell'anti-totalitarismo costituisce una volta di più lo strumento ideologico privilegiato degli intellettuali impegnati nel Congresso per la libertà della cultura, organizzazione guidata dalla CIA dal 1950 al 1967. Tuttavia, a partire dal 1955, gli ultra-liberali guidati da Hayek sono emarginati rispetto ai "laburisti", rappresentanti di una "terza via" socialdemocratica, che contribuiscono a ridefinire gli orientamenti ideologici del Congresso per la libertà dellal cultura. Un nuovo programma emerge dalla conferenza internazionale di Milano [7].

  

A Parigirockefeller_center.jpg, Josselson, con il sostegno della fondazione Rockfeller, recluta e finanzia i partecipanti. La lista degli intervenuti è approvata da un comitato composto da Raymond Aron, Michel Collinet, Melvin Lasky, Sidney Hook, Denis de Rougemont. Cinque oratori sono cooptati [8]. Essi sono incaricati di dare le linee direttrici dell'ideologia anti-comunista del Congresso per la libertà della cultura durante la seduta inaugurale. La conferenza di Milano renderà evidente la frattura tra le due tendenze. Gli architetti dell'organizzazione, per la maggior parte degli intellettuali newyorchesi usciti dai ranghi trotskysti tentano di allineare dei liberali, ma soprattutto degli uomini della sinistra non-comunista (come Léon Blum in Francia).

 

congresso-di-Milano-1956-Polanyi.jpg Nel 1955, il Congresso si impegna apertamente nella via socialdemocratica; il successo del discorso inaugurale di Hugh Gaitskell, leader laburista inglese, testimonia questo orientamento. Per lui, il Welfare state è compatibile con la democrazia politica, tesi in perfetta contraddizione con le teorie austriache di Mises. Il quarto oratore, Hayek, prende la parola in nome degli ultra-liberali e ricorda che la proprietà è l'unico diritto che valga la apena di essere difeso, facendo così riferimento ai diritti sociali evocati da Hugh Gaitskell [9]. La conferenza di Milano si conclude con la vittoria ideologica dei "laburisti" e con l'emarginazione degli ultra-liberali che ripiegano sui  think tanks, organizzazioni incaricate di convertire le elite economiche alla filosofia neo-liberale.



 

Dal colloquio Walter Lippman alla Società del Monte Pellegrino: la nascita di un think tank internazionale

 

 

Walter_Lippmann.jpgIl colloquio Walter Lippman [10] a cui partecipano Mises e Hayek è l'occasione per riunire degli universitari liberali ostili al fascismo, al comunismo ed a tutte le forme di interventismo economico dello Stato. Walter Lippman [11], fonda nel 1920 il New Republic, diventa inseguito editorialista al New York Herald Tribune. A partire dall'inizio degli anni 60, scrive in Newsweek. Il suo pensiero politico liberale e conservatore ha influenzato gli intellettuali del Congresso per la libertà della cultura. Il suo libro The Good Society [La società giusta], costituisce il manifesto temporaneo, in attesa di The Road to Serfdom [La strada verso la schiavitù], di questo gruppo di intellettuali relativamente emarginato all'epoca del keynesismo trionfante.

 

Louis_Rougier.jpgSecondo Walter Lippman, il collettivismo è la radice comune dei totalitarismi fascisti e comunisti. I governi delle democrazie occidentali, impegnandosi in politiche economiche dirilancio, cedono alla tentazione del palnismo perché non esiste- quest'idea costituisce la chiave di volta della filosofia austriaca iniziata da von Mises- di "via intermedia" tra il liberalismo ed il collettivismo. Così Louis Rougier [12] professore di filosofia all'università di Besançon e principale organizzatore della riunione dichiara: "Il dramma morale della nostra epoca, è l'accecamento degli uomini di sinistra che sognano di una democrazia politica e di un planismo economico senza capire che il planismo implica lo Stato totalitario. Il dramma morale della nostra epoca, è l'accecamento degli uomini di destra che sopirano di ammirazione per i regimi totalitari, pur rivendicando i vantaggi di un'economia capitalista, senza rendersi conto che lo Stato totalitario divora la fortuna privata, mette al passo e burocratizza tutte le forme di attività economica del paese". Uomini di destra e uomini di sinistra sono così accomunati secondi un argomento unico: il planismo è totalitario. Il pensiero di Hayek poggia sullo stesso principio volgarizzato nella celebre La strada verso la schiavitù. Il ragionamento giustifica la costruzione di un'avanguardia liberale capace di lottare intellettualmente (in un primo tempo) contro l'egemonia dellel pratiche ispirate al pensiero di keynes. Il colloquio  Walter Lippman approda ad un progetto internazionale di promozione del liberalismo. Lippman, Hayek e Röpke sono incaricati di creare delle organizzazioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Svizzera.

 

milton_friedman.jpgNel 1947, nella logica del piano Lippman, Hayek partecipa attivamente alla fondazione della Società del Monte Pellegrino [Mont Pelerin Society] che "costituisce in qualche modo la casa madre dei think tank neo-liberali" [13]. Un uomo d'affari svizzero, Albert Hunold, permette di concretizzare le proposte di Hayek che desidera creare un "forum liberale internazionale" e di Wilhem Röpke che cerca di lanciare una rivista internazionale. Hunold riunisce degli industriali e dei banchieri svizzeri allo scopo difinanziare il think tank liberale [14], Riunisce degli intellettuali provenienti da varie correnti che condividono lo stesso credo nell'equilibrio spontaneo del mercato: dei monetaristi come Milton Friedman [15], dei membri della scuola di Public choice (James Buchanan), così come delle personalità associate alla corrente neo-austriaca. Le riunioni internazionali sono finanziate, in un primo tempo, dalle fondazioni Relm e Earhart [16]. La Società del Monte Pellegrino riceve in seguito il sostegno dell'ultra-conservatrice fondazione John Olin, Lilly endowment, la fondazione Roe, lo Scaife Family charitable trust e la Foundation Garvey.

 

IEA.jpegLa società del Monte Pellegrino predica per venticinque anni nel deserto. Gli ideologi neo-liberali rimangono isolati in un contesto di consensi internazionale interventista. Bisognerà attendera la crisi del keynesismo affinché le idee di Hayek si impongano tra le elite politiche. La Gran Bretagna costituirà il terreno  della messa in pratica delle misure preconizzate. Fondato nel 1955, l'Institute of Economic Affairs (IEA) lavora a volgarizzare le tesi di Hayek e del monetarismo avendo come obiettivo gli ambienti padronali (che restano a lungo diffidenti) e finanzieri. Ralph Harris, che fu direttore dell'organizzazione, è nobilitato sin dal 1979 da Margaret Thatcher.

La "rivoluzione conservatrice" britannica 

Alla fine degli anni sessanta, si delineano i primi segni della crisi che fara pendere la Gran Bretagna verso la "Rivolizione conservatrice" orchestrata da Margaret Thachter. La stagflazione, combinazione inedita di disoccupazione e inflazione, conduce a rimettere in discussione il paradigma keynesiano (soprattutto l'equazione di Philips che verte su l'arbitraggio tra inflazione e disoccupazione). Con la crisi, le teorie della Società del Monte Pellegrino e dell'IEA si sviluppano e ricevono un accoglienza sempre più favorevole nei circoli padronali e politici. Le due organizzazioni diffondono le idee della supremazia della lotta contro l'inflazione, del carattere utopico delle politiche di pieno impiego, della super potenza sindacale, delle conseguenze nocive delle politiche economiche. Nel 1970, l'IEA pubblica la tesi quantitativa della moneta di Milton Friedman che costituisce una condanna radicale della politica monetaria keynesiana. Friedman preconizza la riduzione dei deficit dello Stato allo scopo di controllare l'aumento dellal massa monetaria.

 

Adam_Smith_Institute.gifNegli anni settanta, che sono gli anni della conversione per numerosi uomini politici britannici, si assite ad un riavvicinamento tra i conservatori ed i liberali, un matrimonio tra gli eredi di Burke e di Smith. Allo scopo di sostenere questa dinamica di conversione liberale, dei membri del Partito conservatore (tra cui Margaret Thatcher e Keith Joseph) creano il Center for Policy studies, nel 1974. Nel 1977, nasce un'altra organizzazione: l'Adam Smith Institute. La Gran Bretagna entra in un periodo di "rivoluzione conservatrice". La vittoria di Thatcher nel 1979 consacra la riuscita dei think tanks neo-liberali. Dei membri di queste organizzazioni come Geoffrey Howe e Nicholas Ridley costituirono i pilastri dei governi conservatori [17].

 

Questa rapida storia dei think tanks neo-liberali sottolinea il peso politico delle concezioni economiche di Hayek.  A partire dalla Società del Monte Pellegrino, ha saputo imporre la sua idea dello Stato (minimo, senza alcun potere di intervento economico) e di mercato ("lasciate fare"). Prova della sua egemonia intellettuale, egli riceve il premio Nobel nel 1974, poi lo vede attribuire a sei dei suoi amici ultra-liberali: Milton Friedman (1976), George Stigler (1982), James Buchanan, Maurice Allais (1988), Ronald Coase (1991) e Gary Becker (1992). In un certo senso,è il programma che aveva impostato nella sua opera La Constitution de la liberté [La società libera], che si è imposto come "pensiero economico unico" alla fine del XX secolo.

 

Denis Boneau

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

NOTE

 

 

[1] Gilles Dostaler, Le libéralisme de Hayek, Éditions La Découverte, Paris 2001.

 

[2] F. A. Hayek, La route de la servitude, Presses universitaires de France, [La via della Schiavitù], Paris, 1946, p. 56-57.


[3] Questi temi sono presi in prestito dal filosofo autriaco Karl Popper, autore di Miseria dello storicismo e di La società aperta ed i suoi nemici. La sua opera epistemologica costituisce il fondamento teorico della critica austriaca del marxismo. Hayek, ammiratore ed amico di Popper, invita il "maestro" alla London school of economics. Vi è ricevuto cavaliere nel 1865. È la guida intellettuale di Georges Soros che mette in evidenza l'idea di "Open society". 

 

[4] Ibid., p. 86-87.

 

[5] F. A. Hayek, La società libera, Litec, Paris, 1994, p. 285.

 

[6] Raymond Aron, nel 1951, partecipa alla quarta riunione della Società del Monte Pellegrino (Beauvallon-France); il suo intervento si intitola Du préjugé favorable à l’égard de l’Union soviétique [Del pregiuduzio favorevole nei confronti dell'Unione sovietica].

 

[7] La conferenza internazionale di Milano (1955) è la quinta di questo genere dopo Berlino, Bruxelles, Bombay e Amburgo.

 

[8] Hugh Gaitskell, Sidney Hook, Michael Polanyi, Raymond Aron e Friedrich Hayek. Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris, 1950-1975, Fayard, 1995, p. 161.

 

[9] "Sono stato colpito", diceva l'oratore, "leggendo le comunicazioni che ci sono state distribuite, che ogni volta che la libertà è minacciata numerosi sono coloro che, invece di tentare di difenderla, cercano di definire nuove libertà. Così si finisce con il perdere di vista ciò che costituisce il solco dellel noster libertà fondamentali. Ho l'impressione che la dottrina ostile alla proprietà, così caratteristica della nostra epoca, ha rovinato completamente la comprensione delle condizioni essenziali della libertà" Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, p. 174.

 

 

[10] Il colloquio riunisce ventisei interventi, Il filosofo Raymond Aron incontra Hayek, allora professore alla London school of economics ed il suo mentore Mises, professore a Ginevra. Questi contatti saranno confermati durante la messa a punto del Congresso per la libertà della cultura.

 

[11]  Walter Lippmann, nato a New York nel 1889,  fu un diplomatico prima di diventare uno dei giornalisti più ascoltati del suotempo. Nel 1917, entra nell'amministrazione democratica e partecipa all'elaborazione dei quattordici punti di Wilson.

 

[12] Louis Rougier e Jacques Chevalier, ministro dell'Educazione nazionale poi della salute nel 1940 e 1941, hanno negoziato degli accordi segreti Churchill-Pétain. La France de Vichy, 1940-1944, di Robert O. Paxton, Seuil, 1973, p. 133.

 

 

[13] Keith Dixon, Les Évangélistes du marché, Raisons d’agir.

 

[14] La Società del Monte Pellegrino è stata finanziata anche dal William Volker Charities Trust, l'organizzazione creata da un ricco grossista di Kansas City ha svolto un ruolo importante nella costruzione di una scuola specificatamente anti-interventista; i crediti William Volker hanno reso possibile i trasferimento di Mises alla New York University business school, di Hayek al Committee on social thought dell’università di Chicago e di Aaron Direttore alla Scuola di diritto di Chicago. Dorval Brunelle, Hayek et Pinochet, Ultra libéralisme et terreur politique, conferenza sostenuta l'11 Septembre 2003.

 

[15] Il giovane professore Milton Friedman accompagna il gruppo di economisti dell'universutà di Chicago (Frank Knight, George Stigler). Essi saranno i principali artefici della diffusione delle tesi hayekiane negli Stati Uniti. Son dal 1944, La strada della schiavitù, è edita dall'università di Chicago. Le opere di Milton Friedman aono state finanziate dalla Hoover Institution on war, revolution and peace, un'organizzazione fondata nel 1919 e residente a Stanford. Le sue tesi sono servite da Bibbia alla generazione dei Chicago boys che hanno consigliato dei capi di Stato come il generale Pinochet. George Susan Mythologies contemporaines, Comment la pensée devint unique, Le Monde diplomatique, agosto 1996.

 

[16] Tra il 1957 ed il 1986, le fondazioni Relm e Earhart versano 245 820 dollari alla Societa del Monte Pellegrino.

 

[17] François Poirier, Génération Thatcher, La culture politique de Angleterre, Culture et société.

 

 

 

 

LINK al post originale:

Friedrich von Hayek, pape de l’ultra-libéralisme

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12 febbraio 2011 6 12 /02 /febbraio /2011 13:50

Commemorazione dell'Olocausto

1

mezzo per promuovere l'unità nazionale sionista  

di Tony Karon

Bund_Odessa_1905.jpg
 Membri del BUND mentre vegliano tre dei loro compagni uccisi ad Odessa durante la rivoluzione del 1905.
La maggior  parte degli ebrei nel mondo prima della seconda guerra mondiale aveva respinto il sionismo e la sua idea di colonizzare  la Palestina per costruire uno stato nazione ebraico, considerandolo come un movimento marginale di zeloti. In termini di affiliazo ne politica ebraica, il sionismo contava meno del 20% di adepti. La maggior parte degli Ebrai d'Europa si erano identificat i essi stessi con i partiti di sinistra (ed anche il liberalismo laico per quel che concerne le comunità ebraiche dell'Europa occidentale più propere). Essi erano socialisti, e socialdemocratici, bolscevichi e bundisti (il Bund dei lavoratori ebrei era un'organizzazione di lavoratori ebrei che parlavano lo Yiddish ma affiliati al movimento sociale generale,  mentre gli ebrei che hanno partecipato al bolscevismo lo hanno aftto a titolo individuale e non in blocco)-


10
Tra l'importante popolazione ebraica vivente all'epoca in alcune città di paesi arabi, come il Cairo o Bagdad (ed anche Teheran) che non è araba am persiana), non c'era affatto presenza significativa statisticamente parlando del movimento sionista. È nel mondo musulmano (è importante evidenziarlo tenendo conto di ciò che accade attualmente sulla scena politica internazionale e delle dichiarazioni bellicose scambiate da una parte e dall'altra) che gli ebrei avevano storicamente trovato rifugio dalle persecuzioni dell'Europa cristiana che colpivano gli ebrei come i musulmani.
 
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L’Olocausto ha fatto sparire la direzione ebraica europea (in maggioranza antisionista), ed i sionisti, erano pronti a trarre vantaggi dall'orrore universale provato da ciò che trapelava poco alal volta sulle atrocità naziste comemsse nei confronti degli ebrei, per far valere la loro causa e creare uno stato ebraico in Palestina. Questa causa,avevano combattuto per molto tempo per imporla al mondo, ma senza ottenere il sostegno della maggioranza degli ebrei d'Europa. Ben Gurion fece nel 1938 una dichiarazione diventata poi celebre: "Se sapessi che tutti i bambini ebrei tedeschi potessero essere salvati trasferendoli in Inghilterra e soltanto la metà mandandoli in Palestina, opterei per quest'ultima (soluzione, perché la nostra preoccupazione non è soltanto un interesse per questi bambini, ma l'interesse storico del popolo ebraico".
Ben Gurion ha capito, di fronte all'indignazione mondiale che si era manifestata durante il pogrom della "Notte di Cristallo", che altri paesi potevano essere inclini, avendone acquisito coscienza, ad aprire le oro porte ai rifugiati ebrei. "Il sionismo  è in pericolo" aveva allora avvertito Ben Gurion.

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In effetti,doppo la guerra, il movimento sionista si è attivamente dato da fare per assicurarsi che i sopravvissuti dell'Olocausto fossero trasferiti in Palestina e non altrove.

Morris Ernst, un consigliere ebreo del presidente americano Roosevelt, ha scritto più tardi, parlando di un piano che egli aveve concepito per aprire le porte degli Stati Uniti ad almeno 150.000 sopravvissuti, e presentato al presidente delgi USA, sollecitandolo ad accettarlo: "Sarebbe ipocrita da parte nostra chiudere le nostro porte mentre facciamo delle domande con aria di superiorità virtuosa agli arabi".
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Ernst faceva riferimento al fatto che si diceva agli arabi della Palestina di far posto per i sopravissuti, mentre le principali potenze occidentali conservavano delle restrizioni severe nei confronti degli ebrei in materia di immigrazione, anche dopo Auschwitz. Quando ha sottoposto il piano agli attivisti sionisti in seno a delle organizzazioni ebraiche, è rimasto colpito dalla loro reazione, "Ero stupito e mi sono anche sentito insultato quando i dirigenti ebrei attivi l'hanno criticato, cancellato poi mi hanno attaccato come se fossi un traditore... Credo di conoscere la ragione per tanta opposizione. Vi è un interesse personale emotivo profondo, vero, fanatico a porre in primo luogo il movimento palestinese (il movimento mirante ad installare degli ebrei in Palestina)".

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Nel suo eccellente libro "Il settimo milione: ebrei israeliano ed Olocausto", lo storico Tom Segev rivela che durante i 15 anni che hanno fatto seguito alla liberazione dei campi, gli israeliani non erano veramente interessati ad ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto o a discutere di questo periodo che essi consideravano semplicemente come un segno della debolezza ebraica. E' soltanto dopo il processo Eichmann a Gerusalemme che Israele ha cominciato a rivendicare attivamente la proprietà dell'Olocausto come facente parte della sua storia nazionale, e la ragione era politica: la prima generazione di colni ebrei occidentali che si erano installati nel nuovo stato cominciava a demotivarsi, e ad emigrare, ed il progetto sionista attraversava una zona d'ombra. Rianimare la memoria dell'Olocausto divenne un modo di promuovere l'unità nazionale dietro gli obiettivi sionisti.
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Da leggere:
L'industria dell'Olocausto: riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza degli ebrei di Norma G. Finkelstein

 
olocausto.jpg
finkelstein.jpgBreve saggio dello storico americano ebreo Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti del ghetto di Varsavia e dei campi. Finkelstein mostra sino a qual punto il genocidio ebraico ha servito degli interessi politici e sociali considerevoli. Israele avrebbe così fatto, secondo lui, dello sfruttamento delle sofferenze ebraiche un'arma ideologica potente, assegnando il ruolo di stato vittima, ed accusando tutti coloro che criticano la sua politica sionista di occupazione colonizzazione, e delle sue violazioni flagranti dei diritti dell'uomo nei territori occupati palestinesi di essere degli antisemiti e per coloro che sono ebrei, di essere degli ebrei che "si odiano".



16 
Tony Karon è un giornalista sudafricano ebreo di Cape Town, residente a New York dal 1993 ed editore al TIME.com
[Traduzione di Ario Libert] 

 


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11 gennaio 2011 2 11 /01 /gennaio /2011 09:09

Vogliamo con questo breve, ma centratissimo, articolo scritto da Gilad Atzom, evidenziare l'apporto positivo di molte figure di  cittadini israeliani antisionisti nel campo sia dell'informazione sia della cultura. I dati contingenti non rendono per ciò stesso meno notevole la testimonianza di questi militanti della verità politica e storica, che lavorano da tempo nel denunciare la natura profondamente malvagia del sionismo, autentico fascismo razzista ed integralista in atto, nonché i suoi agganci e funzionalità nel gioco internazionale della supremazia svolto da tempo immemorabile dall'Occidente e soprattutto, dopo la seconda guerra mondiale, dal blocco anglo-americano e suoi alleati, più o meno oggettivi.   

Israele e la Germania nazista

 

1

Oltre ogni paragone...

 

Gilad Atzmon


 

"L'azione militare israeliana è un'aggressione ingisutificata, effettuata in uno stile degno di Hitler, in modo fascista".
Hugo Chávez, Presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela

"Evidentemente il Presidente Chávez ha bisogno di riprendere contatto con la realtà per quel che concerne il conflitto in Medio Oriente".
Abraham H. Foxman, Direttore (per gli USA) dell'Anti-Defamation League


olmert.jpgC'è incontestabilmente una tendenza, presso tutti noi - noi, i detrattori di Israele e del sionismo. Ad ogni occasione, compariamo Israele al Terzo Reich; identifichiamo l'esercito israeliano-  "Tsahal"– con la Wehrmacht; troviamo una somiglianza tra le tattiche dell'aviazione israeliana e le tecniche del blitz della Luftwaffe; all'occasione associamo i crimini di guerra di Sharon e di Olmert con quelli di Hitler. Sono anch'io caduto in questa trappola, a capofitto, in molte riprese. Ma ora, ci siamo, ho reagito: bisogna che un termine sia posto a questo modo di esprimersi, una buona volta per tutte!
 

 

Gaza, 05

Il lager di Gaza edificato dal sion-fascismo israeliano, nella totale indifferenza delle "democrazie" occidentali.

 

 

hitler.jpgVedere in Hitler il Male assoluto, ciò significa semplicemente capitolare davanti al discorso sion-centrista. Considerare Hitler come l'uomo più perfido e il Terzo Reich come l'incarnazione del male, ciò non ha altro risultato che di salvare l'operato di Israele. Paragonare Olmert a Hitler, significa fornire a Israele e a Olmert uno scudo morale. Ciò mantiene Hitler in testa alla truppa, e permette a Olmert di nascondersi davanti alla pattumiera.

 

sionismo-nazismo.jpgMia madre, che è veramente molto veggente, mi ha messo con le spalle al muro, un giorno, molti anni fa... Me ne ricordo molto bene. Mi ha chiesto: "Dimmi, Gilad, perché diavolo, i tuoi amici e tu, trovate sempre questo bisogno di paragonare Israele ai nazisti? Israele non è abbastanza orribile senza questo?". Sul momento, ho trovato la sua osservazione piuttosto divertente, ma l'intuizione cinica di mia madre era del tutto pertinente. Infatti, Israele è "abbastanza orribile così com'è".

 

libano-2006.jpgIsraele ha subito dimostrato un'interpretazione unica nel suo genere della nozione di astuzia che è riuscita a superare ogni altro male. È tempo che integriamo il fatto che Israele ed il sionismo sono il Male assoluto, senza alcun punto di comparazione. E se ciò non bastasse, ricordiamo che, contrariamente al nazismo, che appartiene al passato, la malvagità del sionismo è un crimine che continua a svolgersi, aggravandosi. Chavez aveva, con tutta evidenza, il diritto più assoluto di dichiarare quanto ha dichiarato. Tuttavia, che l'adorabile presidente del Venezuela mi permetta di ricordargli che Hitler non ha mai distrutto per mezzo di  bombardamenti un qualunque paese in assenza di qualche motivo. Ora, è esattamente quanto gli Israeliani stanno facendo da quattro settimane in Libano, ed è ciò che fanno, da innumerevoli anni, a Gaza. Lo spettacolo della carneficina e della devastazione in Libano non lascia alcun posto al dubbio. La brutalità israeliana attuale non è altro che il male fine a se stesso, una punizione spietata. Israele è una reincarnazione collettiva devastatrice del Sansone della Bibbia. Israele è una riedizione dell'uomo massacratore di donne, bambini e vecchi, è il padrone vittorioso delle rappresaglie cieche ed arbitarie, che ricorrono tanto frequentemente nella Bibbia, da diventare noioso.

 

Da molti anni, i progressisti politicamente corretti che si presentano

israele-palestina come di sinistra insistono nel raccontarci che l'aggressione israeliana deve essere analizzata in termini di espansionismo coloniale. Questa linea di pensiero continua ad essere propagata da alcuni militanti pacifisti ebrei, un po' ovunque nel mondo. La ragione è semplice: finquando Israele continuerà ad essere considerata come uno Stato coloniale, essi potranno continuare ad applicare al conflitto mediorientale il loro paradigma marxista ortodosso arc aico- risalente al XIX secolo. Per di più, se Israele fosse veramente una forza coloniale regionale espansionista, allora non vi sarebbe nulla di categoricamente malvagio, presso gli Israeliani; essi sarebbero semplicemente ciò che erano i Britannici, con mezzo secolo di ritardo, ecco tutto...

 

bombardamenti-gaza.jpgDelirante! L'interpretazione datata che abbiamo appena evocata è fondamentalmente erronea e deliberatamente ingannevole. Per di più, non è applicabile, tanto più in  quanto foglia di fico ad uso di un "politicamente corretto "ebraicocentrico". Basta guardare la devastazione seminata dall'aviazione di guerra israeliana, contemplare la morte e la carneficina in Libano: non c'è più ombra di dubbio, ciò che sta succedendo non ha strettamente nulla a vedere né con il colonialismo, né con l'espansionismo. Il Libano e Beirut non hanno mai fatto parte delle aspirazioni al Lebensraum (spazio vitale) dei sionisti. È esattamente il contrario ad essere vero: sino alla fine degli anni 60, gli Israeliani erano assolutamente persuasi che il Libano sarebbe stato il primo paese arabo a far la pace con lo Stato ebraico. Israele non ha mai avuto ambizioni sui territori situati a Nord del fiume Litani e, malgrado ciò, Israele ha oramai distrutto assolutamente tutti i ponti, tutti gli aeroporti, tutte le centrali elettriche del Libano. Gli ospedali sono bombardati, dei villaggi e dei quartieri interi sono stati spazzati via dalle cartine, un migliaio di civili libanesi hanno perso la vita e più di un milione di cittadini libanesi sono stati trasferiti e senza riparo.

 

Ora, basta: bisogna ribellarsi e dire che a differenza dei nazisti, che rispettavano gli altri movimenti nazionalisti- compreso il sionismo- Israele non ha nessun rispetto per nessuno, compresi i suoi vicini di casa. Bisogna prendere coscienza del fatto che il comportamento israeliano è la summa della barbarie biblica, dopo la quale non c'è più che il cannibalismo. Israele non è nient'altro che il male per amore del male. È una perversione senza alcun paragone.

 

ebrei-antisionisti.jpg

Da questo momento, tra Israele ed i nazisti, non esiste  più la minima differenza che permetterebbe di procedere, propriamente parlando, ad un paragone. E se il paragone doveva esserci, gli Israeliani vincerebbero il campionato della brutalità, per evidenti ragioni. La Germani anazista era una tirannia, mentre Israele è una democrazia, governata da un governo di unità nazionale a maggioranza di centro-sinistra. Se non abbiamo a nostra disposizione nessuno strumento oggettivo preciso che permetta di misurare l'approvazione dei crimini nazisti per il popolo tedesco (per cominciare, i Tedeschi non erano informati dei crimini omicidi nazisti. Per di più, non esisteva in Germania, all'epoca, nessun organismo di sondaggio indipendente), la popolazione israeliana, approva collettivamente i crimini del suo governo in Libano, e questo fatto è sovrabbondantemente attestato da una moltitudine di sondaggi.

rabbini-antisionisti.jpeg

I nazisti erano certo degli espansionisti nel senso proprio del termine: si sforzavano di impadronirsi di città e territori intatti.

 

I bombardamenti a tappeto e la distruzione di interi quartieri densamente abitati, così di tendenza presso i militari e gli uomini politici israeliani (quanto presso gli anglo-americani), ciò non ha mai fatto parte della tattica né della strategia dei nazisti. Apparentemente, Israele non cerca di impadronirsi del Libano; gli Israeliani non sembrano essere interessati dal territorio libanese. No: tutto ciò che vogliono, è distruggere il Libano! Ci possiamo perdere in congetture su ciò che essi vogliono veramente? Di fatto, nessuno, in Israele né in qualunque altro luogo, del resto, lo sa.

 

hezbollah.jpg
Milizie Hezbollah libanesi

Vogliono smantellare gli Hezbollah? Sicuramente, essi sono riusciti a fare esattamente il contrario! La loro impressione che Hezbollah non fosse che una piccola fazione di miliziani fondamentalisti minoritari dal punto di vista religioso e che si sarebbero potuto eliminare senza un notevole sforzo si rivela essere una tesi ridicola, e ciò è confermato ogni giorno che passa. Non soltanto Hezbollah ha dimostrato di essere una forza con la quale bisognerà fare i conti, ma è oggi sostenuto dall'85% dei Libanesi, compresi i cristiani [di cui l'80% sostengono Hezbollah].

 

Israele vuole conservare la sua potenza di dissuasione? Anche qui, è riuscito a fare esattamente il contrario. Oramai, ogni Arabo sa che l'esercito israeliano non è poi così formidabile e glorioso. Di fatto, le foto di scarponi dei soldati israeliani abbandonati sul suolo libanese la dice lunga. In questa guerra, è il soldato israeliano che si sbarazza del suo equipaggiamento per poter correre più velocemente cercando di salvarsi la pelle.

 

Israele vuole assicurare la sicurezza dei suoi centri popolati? È, con ogni evidenza, riuscito ad ottenere esattamente il contrario. Più Israele distrugge l'infrastruttura del Libano, più sono intensi i tiri di sbarramento dei razzi che si abbattono sulle città israeliane. Di fatto, il momento in cui Tel Aviv potrà farsi una vaga idea di ciò che somiglia la vita a Gaza ed a Beirut non è più una questione di tempo. Sì, è un fatto: Israele non ha né piano né strategia; al loro posto, pratica la forma più vile di zelo barbaro collettivo. Gli Israeliani distruggono per il piacere di distruggere. Israele è, infatti, un male senza paragoni.

 

Tuttavia, dobbiamo pur ammettere che i nazisti hanno avuto un successo notevole per quanto riguarda il provocare un certo oltraggio internazionale. Al di fuori del mondo germanico [e dell'aristocrazia britannica, non lo dimentichiamo...], poche persone amavano Hitler.

 

In compenso, il cannibalismo israeliano è assolutamente adulato da alcuni dirigenti occidentali, e sono i Blair, Bush ed anche Merkel che hanno troppo paura per opporsi alla barbarie sionista. Mentre il nazismo è stato vinto dodici anni dopo la sua ascesa al potere, la brutalità sionista è una palla di neve di un odio ripugnante, che non conosce né limiti né fine. Questa palla di neve di odio rotola sull'Occidente, reclutandovi le forze più deteriori sul piano morale che incontra sul suo passaggio, che si tratti di Blair e della sua cricca o di fondamentalisti cristiani estremisti americani. Il sionismo mira a fare del nostro Pianeta un campo di battaglia insanguinato. Per il momento, sta trasformando le istituzioni dell'ONU in un burattino neoconservatore americano.

 

È tempo di riconoscere che i sionisti sono al centro stesso di ciò che chiamiamo lo "scontro delle culture".

 

Mentre il nazismo era un movimento nazionalista espansionista dalle ambizioni estensive, ma tuttavia limitate, le lobby sionista ed israeliana tentano di rimettere all'ordine del giorno l'idea di una crociata planetaria, in nome di una guerra di religione molto bizzatta (ritenuta di opporre non si sa quali "giudeo-cristiani" ai musulmani). Se voliamo salvare il mondo, se voliamo vivere su un pianeta umano, dobbiamo concentarci sul peggiore nemico della pace, su questi nemici dediti al piacere di fare il male: ho nominato lo Stato di Israele ed il sionismo mondiale.

 

È più che tempo di uscire allo scoperto e di dire tutto ciò, e a voce forte e chiara. Israele ed il sionismo mettono il mondo in pericolo. Non sono "soltanto" il Libano, la Palestina e gli Arabi, che soffrono. È oramai la Gran Bretagna e l'America che sono trascinate in una stupida guerra. È l'insieme dell'Occidente che si vede incaricato di salvare ciò che gli Israeliani non hanno finito di rovinare in Libano.

 

Dobbiamo desionizzarci tutti, finché siamo in tempo!

 

Dobbiamo comprendere che è Israele che incarna il Male assoluto, e non la Germania nazista. Abe Foxman e l'Anti-Difamation League hanno ragione- una volta non è tradizione: abbiamo tutti bisogno di riprendere contatto con la realtà.

 

Non dovremmo più paragonare Israele alla Germania nazista.

 

Nella corsa all'orrore, dobbiamo oramai lasciare Israele assumere la testa della truppa, e conservarla...

 

Gilad Atzmon

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK al post originale:

Israel et l'Allemagne nazie, Au de là de toute comparaison

 

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

 

Gilad Atzmon, Israele: Operazione "Tetto di Sicurezza": Una Storia in Corso di Sviluppo 

 

Albert Einstein, I dirigenti israeliani sono dei fascisti, 1948

 

Cosa hanno fatto i nipoti dei sopravvissuti all'Olocausto ai Palestinesi?
 


Olocausto mezzo per promuovere l'unità nazionale sionista

 

L’Olocausto come alibi

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3 gennaio 2011 1 03 /01 /gennaio /2011 09:00

 

26 febbraio 1885 la Conferenza di Berlino

 

 

 

Conferenza-di-Berlino--Bismarck.jpg

 

 

Lo smembramento del continente nero da parte dell'Occidente

 

 

di Pierre Prêche

 

 

 

Bismarck.jpgPassata inavvertita in Europa e raramente evocata dai politici occidentali, la Conferenza di Berlino tenutasi tra il 1884 ed il 1885 è stata l'architettura di uno squartamento in buona e dovuta forma del continente nero. Il suo atto finale fu firmato da 13 paesi europei e dagli Stati Uniti. Grazie alla mediazione dell'Organizzazione dell'Unità Africana che poggiava sul sacrosanto dogma dell'intangibilità delle frontiere ereditate dalla colonizzazione, dunque di Berlino, è tutta la configurazione geopolitica dell'Africa che sembra esser stata congelata più di un secolo per quest'atto unilaterale dell'Occidente.

 

Cecil-Rhodes-da-Punch.jpgCiò che riunisce per tre mesi di conciliaboli e di negoziati 14 paesi occidentali tra cui la Germani potente ospite, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, la Russia, la Svezia, la Norvegia, i Paesi Bassi, il Lussemburgo... e gli Stati Uniti, tra il 15 novembre 1884 ed il 26 febbraio 1885 a Berlino e su iniziativa del cancelliere tedesco Bismarck, è la necessità di porre fine o almeno gestire le rivalità tra nazioni europee anelanti le ricchezze umane e naturali africane.

 

spartizione-dell-Africa.jpgPrincipalmente, doveva scaturire da questa conferenza storica e fondatrice di un'Africa coloniale, ritagliata e suddivisa tra Occidentali in base ai loro interessi e rapporti di forza, un insieme di regole che dovevano reggere l'occupazione delle terre africane, delle coste dell'entroterra, secondo delle codificazioni reciprocamente vantaggiose alle nazioni conquistatrici, preservando l'interesse comune, l'incommensurabile giacimento africano.

 

Leopoldo-II--re-del-Belgio.jpgLa Francia saprà così riservarsi il vasto insieme dell'Africa detta occidentale e francofona più globalmente, conducendo dei negoziati con i suoi rivali, di fronte ad una Germania che sbirciava da oltre l'Alsazia-Lorena che più tardi le sfuggirà. L'Inghilterra prefigurava il suo fantasma coloniale di giungere a squadra le punte del continente africano, la famosa linea il Cairo (Egitto)- il Capo (Sudafrica). Grande trionfatore della conferenza, il sovrano del Belgio otteneva l'enorme e molto ambito territorio del Congo, a titolo personale, tuttavia. Un territorio molte volte più vasto del suo natale Belgio, ufficialmente chiamato Stato indipendente del Congo, e di cui il sovrano designato non era altri che Leopoldo II in persona, e re del Belgio!

 

papa-Alessandro-VI.jpgIl contesto societario europeo dell'epoca era del tutto simile a quello degli anni 2000, piché l'opinione pubblica generale, poco, male e contro informata, non sembrava essere un attore pertinente in decisioni che impegnavano a lungo termine i destini delle nazioni, delle risorse europee e soprattutto delle milioni di anime africane ripartite su dei territori più estesi della stessa Europa. Tuttavia l'attuazione delle politiche coloniali stava per far appello agli spiriti i più brillanti, sicofanti dell'opera civilizzatrice e della superiorità della razza bianca. In Francia il repubblicano Jules Ferry, lo scrittore ed uomo politico Victor Hugo, l'eminente pensatore Ernest Renan per non dire che quest'ultimi non rappresentano che un campione dell'elite colonialista sostenitrice di un'Africa schiava dell'Europa. I diritti dell'uomo, diceva Ferry, non erano stati scritti per i neri d'Africa. Un consenso che radunava molto le politiche e ideologie di ogni genere e di ogni estremismo, tanto che vi fu in Francia un partito coloniale molto influente.

 

missionari--steinlen.jpg

 

Quest'applicazione egemonica europea manifestata da un testo, una codificazione, La Conferenza di Berlino, non faceva che riprodurre un modello già sperimentato di dominio coloniale schiavista, poiché nel 1494 il trattato di Tordesillas consacrava la divisione delle terre del pianeta da parte della chiesa cattolica rappresentata da papa Alessandro VI, tra le superpotenze dell'epoca, il Portogallo e la Spagna. La ricerca dello sfruttamento e dell'asservimento più puro, perfetto, razionalizzato anche nella messa a punto nel 1685 dal Codice Nero che gestiva caso per caso la vita degli Africani schiavizzati nelle colonie.


missioanri--steinlen-.jpg

 

La Conferenza di Berlino segnava un arbitraggio nella mutazione o passaggio in continuità da un modo di violenza schiavistica ad una regolamentazione colonialistica altrettanto violenta malgrado le disposizioni dell'atto finale in favore della protezione e del benessere delle popolazioni dette indigene. Macabra continuità poiché essa gettava dei ponti tra delle pratiche negriere clandestine e la schiavitù quasi totale nelle colonie lusofone soprattutto, ed ogni genere di crimini contro l'umanità nei territori del Congo tra i tanti esempi, in cui i militari al soldo di Leopoldo II dovevano giustificare dell'efficacità dell'uso delle loro armi da fuoco presentando delle braccia tagliate delle loro vittime secondo il principio: una pallottola, una mano!

 

Come per numerosi trattati europei ed occidentali, la violazione degli scritti era la regola che comandavano i profitti immediati del terreno. Le disposizioni relative all alibertà religiosa non si applicavano che alle religioni non africane, e la neutralità dei territori africani non fu mai che lettera morta poiché questi territori servirono da base di reclutamento delle forze opposte alla Germania, che all afine di due conflitti modiali di cui i vincitori la giudicarono responsabile, perse i suoi possedimenti incamerati dalle altre potenze europee eppure da poco private della libertà. Il debito di sangue ai soldati africani senza i quali la Francia non avrebbe potuto sbarazzarsi della Germani anazista non impedì a questo nobile paese di commettere indicibili crimini contro l'umanità verso popolazioni che avevano dato le loro vite, le loro risorse materiali affinché la Francia ritrovasse la sua indipendenza...

 

Tutto si svolge come un continuum di atrocità dalla tratta negriera alla mondializzazione predatrice degli anni 2000 passando per Berlino, conferenza e spirito vampiro delle relazioni dell'Africa  con se stessa, del continente nero con il resto del mondo. Come se ci fosse stato un secolo e mezzo di movimento bloccato all'interno dei quartieri della servitù, più danneggiato l'uno rispetto all'altro, dipartimenti confusi e variegato del declino della civiltà. Il possesso storico dell'Africa contemporanea legato alla riproduzione delle sue regressioni farebbe quasi pensare che in ogni unità di povertà continentale ci sia un po' di Berlino.

 

Pierre Prêche

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]





 


 

 



LINK al post originale:

26 février 1885 la Conférence de Berlin: L’Équarrissage du continent noir par l’Occident 

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22 dicembre 2010 3 22 /12 /dicembre /2010 20:58

Nerezza degli antichi Egiziani: "La messa è finita!"


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di Etilé René-Louis Parfait

La Melanità degli antichi Egiziani ammessa da specialisti del greco antico

Gli Africanisti e gli egittologi falsificatori della storia dei Neri stanno per prendere un duro colpo. L'onestà intellettuale sembra tornare in alcune traduzioni francesi dei testi greci che testimoniano delle origini negro-africane antiche, in particolare il celebre passaggio di Erodoto considerato il padre della storia dagli Europei [1].

 

INTRODUZIONE

Perché questo ritorno su fatti già consolidati e che hanno dimostrato scientificamente da alcuni ricercatori kamiti (di cui il primo fu Cheikh Anta Diop)? È semplicemente un articolo in più sulle origini nero-africane degli antichi Egiziani? No di certo! Per progredire nella giusta direzione, non siamo alla ricerca di letteratura europea; tuttavia stiamo attenti all'effetto prodotto dalle ricadute delle nostre diverse azioni nella societa europea (ed in particolare in Francia); soprattutto quando queste azioni riguardano la lotta che conduciamo contro la falsificazione storica. Perché va da sé che se non avessimo agito da molti anni (in tutta umiltà), vi sarebbe molta meno buona volontà presso i leucodermi. È il rapporto delle forze scientifiche, a nostro favore, che ha permesso di far passare la nostra giusta causa nella testa dei ricercatori aventi abbastanza grandezza per rimettere in questione delle tesi erronee ed opere razziste.

 

L'onestà intellettuale sembra ritornare soprattutto in certe traduzioni dei testi greci che testimoniano delle origini negro-africane degli antichi egiziani. Tanto meglio!

 

 

Atto I: Erodoto ed il suo Libro II

 

Chi è Erodoto?


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Greco nato ad Alicarnasso, in Asia Minore, detto il padre della storia, visitò l'Egitto verso il 450 a. C., e gli dedicò tutto il suo libro II, ritornandovi sopra spesso nelle altre parti della sua opera. Questo padre della storia e del giornalismo, rimane una fonte ineguagliata. Sa vedere e raccontare, grazie a lui, conosciamo dei tratti precisi della vita degli Egiziani.

 

 

Erodoto ci ha lasciato dei dettagli preziosi sulla vita quotidiana, la religione, le feste religiose popolari a cui egli ha assistito e sullo stesso paese. Le sue narrazioni, spesso confermate dalle rappresentazioni dei templi e delle tombe, sono utilizzate dagli egittologi.

 

- Il passaggio che ci interessa

Erodoto, storico greco, è dunque andato a Kemet. Ci dice che gli Egiziani antichi sono dei neri; impiega "melagkhroes" per dire "pelle nera" e "oulotrikhes" per "capelli crespi": "i colchidi sono di razza egiziana... inanzitutto, perché hanno la pelle nera ed i capelli crespi..." cfr. Libro II, 104.

Erodoto non lascia posto ad alcuna incertezza, nessuna approssimazione perché scrive: "sono andato ed ho visto con i miei occhi sino alla città di Elefantina", cfr. Libro II, 29.

 

All'inizio, come fa notare il linguista Jean-Marc Egouy, le traduzioni erano corrette: "Così, dal XVI secolo ai nostri giorni, non si smise di tradurre il padre della Storia in seno ad istituzioni erudite di fama. In Francia è l'Accademia Reale delle iscrizioni e belle lettere, riformata nel 1716 ma la cui creazione originale data al 1634 ed è dovuta a Richelieu, che forniva nel 1786 una traduzione rigorosa della "Ricerca", con uno dei membri onorevoli P. H. Larcher. È utile precisare che, anche se alcuni dei traduttori precedenti di Larcher contestavano in modo ostinato questa testimonianza del padre della Storia sull'aspetto etnico degli egiziani, quest'ultimi optarono sino alla fine del XIX secolo per una traduzione fedele ed autentica del testo greco di Erodoto. È il caso di un professore inglese di filosofia comparata, A. H. Sayce (1883). Per le traduzioni fedeli del passaggio che ci interessa, si può citare inoltre Larcher, Pierre Salia (1556), P. Du Ryer (1645), André-François Miot (1822), E. A. Betaut (1836), P. Giguet (1864), Henri Berguin (1932), J. Enoch Powell (1949)" [2].

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Atto II: La falsificazione:


Seguiamo sempre Jean-Marc Egouy:  "  Philippe Ernest LEGRAND era professore all'Università di Lione quando fu richiesto  attraverso la sua corrispondenza con l'Istituto di Francia, per una nuova traduzione del testo di Erodoto. Perché infatti, la sua qualità di ellenista competente glielo permetteva. Si vide dunque pubblicata, negli anni trenta del XX secolo, un'edizione tardotta da Legrand del tomo II della "Storia" di Erodoto, tomo dedicato all'Egitto, ma questa volta tradotto da Legrand: "[...]  essi avevano la pelle bruna".

 

"(...) Con questa nuova edizione, assistiamo ad una sostituzione del senso del termine greco, che fa stranamente passare il colore della pelle degli egiziani da nero (melas) a bruno (melanophaios)".

 

"(...) La traduzione di Legrand d'inizio secolo XX fu ripresa da altri (Jacques LACARRIERE, Andrée BARGUET),ed è essa che attualmente funge da traduzione ufficiale di riferimento ad Erodoto".

 


Atto III: Dalla "Bomba" di Cheikh Anta Diop al nostro sito Web AfricaMaat

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Cheikh Anta Diop

Nel 1954, una "bomba" esplodeva: Nations Nègres et Culture [Nazioni Negre e Cultura], libro dello scienziato Senegalese Cheikh Anta Diop. L’Egitto è veramente una civiltà negra. Sin dal primo capitolo intitolato "Cos'erano gli Egiziani", l'uomo di scienza Senegalese regola "la questione" Erodoto. Nella rubrica "Testimonianze degli scrittori e dei filosofi antichi", Cheikh Anta Diop écrit: "Tutti questi testimoni oculari affermano formalmente che gli Egiziani erano dei Neri".


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  "(...) Per dimostrare che gli abitanti della Colchide erano di origine egiziana e che bisognava considerarli come una frazione dell'esercito di Sesostri che si sarebbe installata in questa regione, Erodoto affermerà: "Gli Egiziani pensano che questi popoli sono dei discendenti di una parte delle truppe di Sesostri. Lo congetturai anche da due indizi : il primo è che essi sono neri e che hanno i capelli crespi...".

 
In breve, l'Egitto antico era un paese africano nero: gli Egiziani antichi lo sapevano essi stessi, i Greci ed i Latini lo avevano detto (testimoni occulari e questo per più di un millennio), degli egittologi lo hanno dimostrato con una grande erudizione: il professor Cheikh Anta Diop, seguito dal professor Théophile Obenga poi dai Professori A. M. Lam, M. Bilolo, B. Sall, A. Anselin, Oum Ndigi e oggi quelli dell'Istituto Africamaat.
"Mélas" , parola impiegata dai Greci per il colore degli egiziani, è il termine greco più forte per dire "nero" come sosteneva il grande uomo di scienza Cheikh Anta Diop.

 

Κελαινός , kélainos ("il sangue nero", Iliade, I, 303) ’ερεμνός , eremnos ("un turbine tenebroso", Iliade, XII, 375) αίθων, aithôn ("un toro rosso", Iliade, XVI, 488) μέλας , melas ("la nave nera", Iliade, I, 300) [4].

 

 

 

Atte IV: Il battello dei falsificatori imbarca acqua, o l'inizio della caduta


In realtà, l'inizio della caduta risale a Jean-françois Champollion, il celebre decifratore dei geroglifici, che ha riconosciuto la caratteristica nera degli egiziani antichi. Perché malgrado la moltitudine dei falsificatori, alcuni eruditi non si schierano con la montatura; altri lo fanno in parte.

 

Citiamo alcuni (vivi o morti) al di fuori di J-F Champollion: Volney, Amélineau, Blanchard hanno detto la verità. Jean Leclant (uno dei più grandi pilastri della Scuola di egittologia francese) ha concesso che il sud dell'Egitto era all'origine della civiltà faraonica. E sempre più, per non dire di recente, "un vento caldo proveniente dal sud" soffiava sul battello che imbarcava acqua.

 

nerezza--Tutankhamun.jpgTutankhamun, ricostruzione del volto del celebre faraone


Béatrix Midant-Reynes, archeologa, incaricata di ricerca al CNRS, scrive nel suo libro intitolato Aux origines de l’Égypte [Alle origini dell'Egitto] del 2003: "L’Egitto è in Africa. Evidenza troppo a lungo superbamente ignorata per focalizzare le grandi correnti civilizzatrici verso un brillante Oriente".


Nella prefazione del libro intitolato Egitto faraonico (2004) di Bernadette Menu, egittologa e storica del diritto, direttrice onoraria al CNRS, è scritto: "Lei (B. Menu) mostra infatti che la formazione dello Stato egiziano non è un caso ma l'effetto della volontà di alcuni grandi re (la "dinastia 0" e i due fondatori), sorti da clan o da lignaggi originari del sud, e puramente africani".

 

Nerezza--Iside-e-Horus.jpg

 

Ma torniamo al nostro famoso passaggio di Erodoto:

 

Alcuni traduttori utilizzano una specie di astuzia che consiste nel commettere la menzogna nella traduzione dicendo "Pelle bruna" ma dicendo qualcosa di diverso nelle note. Esempio, il libro delle Edizioni Gallimard, FOLIO Classique (Hérodote, l’Enquête, Libri dal I al IV, Edizione di Andrée Barguet): il testo alla pagina 213, dice "pelle bruna" ma una nota 131 rinvia a pagina 503, e cosa leggiamo?: "L'esistenza di una piccola comunità di Neri è stata effettivamente notata vicino a Sukhoum; essi sarebbero allora i superstiti degli antichi Colchidi, che erano forse (sic) di origine africana...".

 

Sorprendente, vero!?

Atto V: La Torre infernale, o la caduta finale

Ma l'ora della fine della ricreazione è suonata. Ed ecco il momento di annientare i falsificatori razzisti.

Le Éditions PALEO hanno stampato l'ultima traduzione del famoso libro di Erodoto (2005). E la traduzione è valida. Questo libro mette a fuoco la Torre di Babele dei nostri falsificatori.

 

nerezza--7.jpg


 

Etilé René-Louis Parfait




[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Bibliografia:


[1] Libro II, paragrafo 104.


[2] Vedere: Les Racines de l’Égypte ancienne, la supercherie médiatique, et Cheikh Anta Diop, Jean-Marc Egouy, Éditions Menaibuc, 2003.


[3] Vedere Engelbert Mveng, Les sources grecques de l’histoire négro-africaine, Présence africaine, 1972, page 85.


LINK al post originale:

 Noirceur des Egyptiens Anciens: "La messe est dite!"

 

LINK a saggi pertinenti all'argomento trattato:

 

Dio è nato in Africa nera

 

Testimonianza di Jean François Champollion sull'impossibile origine indo-europea degli antichi Egiziani

 

Testimonianza di Vivant Denon a proposito della Sfinge di Giza

 

 
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5 novembre 2010 5 05 /11 /novembre /2010 10:40

 

 

 

Il nazismo di Heidegger 

 

 

 

 

heidegger-giovane.jpg

 

L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

 

di Reinhard Linde 

 


 

Titolo originale: Devil’s power’s origin

 


  
Contributo al problema dell'"introduzione del nazismo nella filosofia" da parte di Heidegger.
  
La versione tedesca di questo testo è apparsa sulla rivista in rete "Tabvla Rasa", dell’università di Jena.

 


 


L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo

 

 

 

"L'ebraizzazione della nostra cultura e delle università è infatti orribile e penso che la razza tedesca dovrebbe trovare forza interiore a sufficienza per giungere al vertice" (Lettera di Heidegger a sua moglie, 1916).
 

Heidegger--busto-di-von-Seitz.jpgPoiché Heidegger è morto da molti decenni, è oramai un autore Storico. A differenza della maggior parte dei sociologi o filosofi storici, ha presentato le sue intenzioni soprattutto in testi estremamente e volutamente oscuri. Esisteuttavia un'eccezione: all'epoca del suo rettorato a Friburgo nel 1933-34, si è espresso bene sia politicamente sia filosoficamente in modo eccezionalmente trasparente e senza deviazioni. Questa contraddizione, non l'ha egli stesso spiegata. È per tutte queste ragioni che è necessario effettuare delle ricerche su Heidegger e di prendere ogni cosa seriamente, ciò che ha detto o fatto. A questo scopo, sono richieste molte altre cose: un largo fondamento metodologico, la considerazione di ogni genere di fonti e di omologhi intellettuali e dei principi di valutazione etiche riconosciute. I fatti stabiliti devono essere verificati, le relazioni scoperte devono essere chiare e distinte. Gli errori e gli inganni devono essere pubblicamente repertoriati e corretti.
  
heidegger--sentiero-.jpgÈ secondo questi principi scientifici evidenti che Victor Farias, Hugo Ott, Jean-Pierre Faye, Hassan Givsan, Johannes Fritsche, Emmanuel Faye, io stesso ed altri ancora, conduciamo le nostre ricerche su Heidegger. I fatti stabiliti da noi grazie ad un lavoro autonomo producono un'immagine coerente del fenomeno Heidegger. Decidere di non prestare attenzione che alle affermazioni di Heidegger (pretese) puramente filosofiche, e di ignorare in compenso le posizioni (pretese) puramente politiche perché si giudica che esse non siano pertinenti, ecco un atteggiamento completamente illegittimo. Il filosofo non ha il privilegio di poter relativizzare i fatti storici e di aggiungere alle affermazioni attestate di un autore un senso opposto alla sua linea d'azione manifesta. Ora, è proprio ciò che pretendono i numerosi universitari e giornalisti del mondo intero dando fondo alla loro capacità di interpretazione ed insegnando un Heidegger che hanno essi stesso mutilato. Nessun altro filosofo può vantare, quando è letto, di vedere tanti dei suoi passaggi dei suoi testi coscientemente tagliati o semplicemente non percepiti, prima ancora che la considerazione delle altre fonti e che la valutazione etica delle conseguenze del suo pensiero non siano respinti come inutili o che le posizioni direttamente politiche di Heidegger non siano affrontate. Molti scritti di Heidegger, a dir il vero degli interi volumi delle sue opere complete, sono totalmente passati sotto silenzio, anche quando offrono elementi in rapporto con questo o quel aspetto studiato tematicamente.
    
heidegger-fontana.jpgLa sua frequentazione pubblica di filosofi umanisti come Husserl o Cassirer è presentata come un segno della sua statura di filosofo onesto, benché di fatto li abbia combattuti. Che Hannah Arendt, Karl Löwith, Herbert Marcuse ed altri l'abbiano considerato come un insegnate importante non cambia nulla al fatto che la sua opera ha seguito una direzione opposta alla loro nelle sue intenzioni e che Heidegger li ha affrontati in modo totalmente ostile o ignorante. In compenso, si ricusa la presa in conto di autori pseudo-scientifici e innegabilmente favorevoli alla dittatura come Friedrich Gottl-Ott Lilienfeld, Graf Paul Yorck von Wartenburg, Karl Ernst von Baer, Eduard Spranger e Oskar Becker, benché Heidegger si riferisce esplicitamente ad essi ed integra i loro motivi teorici alla sua filosofia in modo essenziale. L'influenza del cattolicesimo estremista-völkisch (la sua culla spirituale), degli scritti di Max Scheler e Georg Simmel che glorificavano la guerra e del teorico razzista L. F. Clauß sul pensiero di Heidegger è di un'importanza assolutamente fondamentale. Questa ricerca del tutto naturale è tuttavia trascurata.

 

 

HeideggerWeg.jpgNe risulta che sono proprio i testi di Heidegger amputati o contenenti numerosi passaggi "oscuri" che sono ritenuti come la sua vera filosofia. i supplementi che lo spiegano concretamente e politicamente, apportati nel 1933 e 1934 allo scopo di rendere la sua filosofia trasparente ad un circolo più ampio di auditori, passano per essere il risultato di una irresponsabilità filosofica temporanea. Ma poiché non vi è alcun punto di intoppo né alcuna contraddizione tra questi supplementi ed i suoi teoremi costanti sino ad allora, non possono essere messi sul conto del momento. Se non li ha espressi in precedenza, è perché ciò gli sarebbe costato il suo posto all'università. A partire da una tale base testuale, non si possono trarre che delle interpretazioni che si allontanano ampiamente da Heidegger e ne divergono su molti punti, interpretazioni tra cui una di quelle proclamazioni heideggeriane passate sotto silenzio basta generalmente a mostrare l'assurdità.

  

heidegger.jpgLa mutilazione testuale di Heidegger corrisponde alla messa in scarto dell'applicazione sociale- che ha egli stesso evocato, espressa o vissuta- dei suoi teoremi. Essa è legata all'estrema incertezza riguardante il contenuto concreto dei suoi concetti centrali. È questo che fa sì che non si possa nominare l'oggetto del suo pensiero, anche sotto la sua forma più astratta, anche totalmente allontanata dall'azione. "Essere" e "Dasein autentico" appaiono come pure conchiglie vuote che ogni individuo può riempire come vuole. Eppure, non vi è nulla che Heidegger esponga in modo più appassionato della storicità del Dasein- cioè la forza del rovesciamento pragmatico e politico inerente agli individui. Non si trova che presso gli individui politicamente raggruppati e mai presso gli individui isolati. Heidegger si erige egli stesso in modo veemente contro ogni interpretazione esistenzialista.

  

heidegger-e-la-moglie-ospiti-di-Lacan.jpgIn precedenza, aveva distintamente spiegato che la filosofia non "si occupa dell'esistenza individuale dell'uomo individuale in quanto tale" (Die Grundfrage der Philosophie, 1933; Tr. it.: Le domande fondamentali della filosofia, Mursia). In Essere e Tempo, non troviamo una sola frase che vi andrebbe contro. Ogni preoccupazione, ogni sollecitudine, ogni affezione, ogni essere-gettato non ha senso che nel quadro dell'"con-essere" ogni volta in un "mondo", cioè in un insieme sociale globale, dell'essere del quale è in causa il Dasein. Il Dasein quotidiano dell'individuo è per lui "inautentico" e come esso decade (verfallendes), non è degno di alcun aiuto filosofico. Isolati, non possiamo diventare "autentici" che nell'afferramento risoluto della sua "possibilità più propria" nell'anticipazione assoluta della morte. Anche qui, non è più questione di un progetto e di una fioritura determinata. Heidegger spiega senza appello possibile che "la predonazione violenta di possibilità dell'eisitenza" è "metodicamente richiesta" e che essa deve essere sottratta all'"arbitrario" (Essere e tempo).

  

bull_hill-heidegger.jpgIn questo contesto, egli rinvia indiscutibilmente al fatto che "l'Interpretazione ontologica dell'esistenza del Dasein" poggia "su una concezione ontica determinata dell'esistenza autentica, un falso ideale del Dasein" (Ibid.). Quale?  Quale mostruosità nell'interpretazione che si dà di Heidegger: si nasconde il fatto che un punto di vista concreto, non filosofico sull'esistenza autentica è esplicitamente la base di partenza della sua filosofia e si trova "dispiegato più radicalmente" da essa. La sua elevazione allo statuto ontologico mira a rendere l'"ideale" obligatorio. È sul suo metro che si deve agire, perché "l'appello della coscienza non rappresenta [per il Dasein] un ideale di esistenza vuoto, ma la pro-vocazione della situazione" (Ibid.). Ci torneremo sopra.

 

heidegger-1960.jpgSecondo la stessa logica di questi tagli considerevoli, non è mai possibile chiedersi se i suoi concetti in generale rappresentano positivamente qualcosa. L'idea del Dasein transindividuale e quindi in essenza particolare e le sue determinazioni come l'inevitabile preoccupazione, l'affetto, l'inautenticità, la scadenza, la nullità, l'essere-gettato, l'essere-per-la-morte, l'estasi, la reticenza, il superamento nella morte, il popolo, l'eroe, la ripetizione non sono in alcun modo degli oggetti e dei punti di vista generali che apporterebbero nuove conoscenze e che potrebbero entrare nel fondo del sapere dell'umanità. È quanto distingue l'heideggerismo da ogni filosofia classica. La sola enumerazione dei concetti ci illumina già sul fatto che si tratta qui di un negazionismo sistematico non soltanto del soggetto critico e responsabile di se stesso, bensì dell'individuo in quanto tale e del suo dispiegamento schiuso all'interno dello spazio sociale.


heidegger--.jpgAlcuni interpreti di rilievo si sono sforzati di distruggere i ponti eloquenti tra i teoremi centrali di Heidegger ed il suo sostegno teorico diretto al nazismo. Essi non sono riusciti a giungere ad alcuno risultato soddisfacente perché non hanno effettuato nessuna ricerca e non hanno acutizzato affatto lo sguardo sociologico. Così l'insegnamento di Heidegger poggiano sempre e sempre di più su delle versioni mutili e sulla separazione assurda tra un'opera falsamente vergine politicamente e la persona di Heidegger, idiota politico. Si aggirano così i doveri fondamentali di infomazione e di educazione. Una versione intellettuale e raffinata di questa "ermeneutica" ha degli effetti particolarmente distruttivi qui e nel campo giornalistico. Habermas, Derrida ed i loro sostenitori ammettono innanzitutto quanto abbiamo detto con un po' di dettagli e si avvalgono anche dei sostegni per questo lavoro di spiegazione dei ricercatori riguardante l'Heidegger direttamente politico. Essi affermano che il pensiero di Heidegger è capace del suo passaggio attraverso l'opzione nazista, alla quale ha dapprima condotto (!), ma può anche essere sottoposta ad un'altra spiegazione, che sfocia ad evidenziare qualcosa di valido e di tradizionale. Heidegger avrebbe riconosciuto i pericoli che fa pesare sull'umanità l'onnipotenza della tecnica e sarebbe riuscito  ad identificare la sua causa spirituale: lo sviluppo della ragione dopo Platone. È quanto andrebbe "estratto" dal contesto ideologico (weltanschaulich)" dalle sue speranze poste nel nazismo. Quest'ultimi si sarebbero trasformati in deluzione completa duranet la seconda guerra mondiale, quando Heidegger avrebbe visto che la strategia di guerra dello Stato nazista non era che una sottomissione alla tecnica. Si tratta di una menzogna insolente, che si rifiuta di tener conto dei semplici fatti riguardanti Heidegger. È alla base di una logica drammatica.

  

Heidegger--1961.jpgL'elemento pericoloso di questa versione si trova innanzitutto nell'affermazione da parte di Heidegger di un divenire criminale della ragione. Prende di mira Cartesio abusando della relativizzazione delle forze della comprensione effettuata da Kant. Heidegger torna ad una concezione dell'uomo anteriore nel momento in cui lo si pensa come critico, dotato di uno spirito universale, cercando delle conoscenze che possano tornare utili per tutti gli uomini. Se ciò fosse vero, se Heidegger rappresentasse un'avvanzata irreversibile, allora bisognerebbe dire che i diritti dell'uomo universale non esistono, non più della conoscenza e la tecnica umaniste, non più del freno posto dall'uomo all'omicidio dei suoi simili che non appartengono al proprio "Dasein". Allora non restano che i "modi di essere fondamentali": "l'esssere-Dio, l'essere-uomo, l'essere schiavo, l'essere padrone" (Vom Wesen dei Wahrheit, 1933-34). Per Heidegger, l'essere-uomo si declina obbligatoriamente secondo le categorie regionali völkisch e razziale. La sua critica della ragione non è minimamente indipendente dall'alternativa che egli offre, è costruita a partire da essa. Heidegger non rimprovera essenzialmente a Cartesio di incoraggiare il soggetto pensante da se stesso di onnipotenza smisurata, ma piuttosto al suo soggetto di essere "senza suolo"- cioè di non prendere le sue determinazioni regionali e völkisch- e di essere un quadro universale inesistente.

 

Heidegger----.jpgSecondo Heidegger, non si può assolutamente nulla conoscere senza fare riferimento all'"essere", affidato ad un popolo storico che esso ha scelto. Va da sé che ogni pensiero particolare (matematica, biologia, ecc. tedesca) deve a sua volta essere sottoposta a questo popolo. L'intenzione e la comprensione rimangono "inautentiche", precarie e contingenti, tanto a lungo finquanto l'individuo non "avanza" nella morte, cioè finquando non si adatta estaticamente nella sfera dell'essere temporale e sovratemporale, attraversoi una separazione completa con tutti i vivi e gli essenti. Anche giunti a questo punto, il grande giorno non è ancora sorto, solo un raggio di luce (un "lucore") appare nell'oscurità eterna dell'anima, quell'anima che non può che "credere" o "tenere-per-vero" (perché per Heidegger, distinguere verità e falsità è diventato impossibile).

  

Per HeideggHeidegger2.jpger, lo schiudersi consiste in ciò che fa fremere ogni uomo risvegliato, in ciò che ogni uomo risente come uno spaventoso restringimento della vita: "il Dasein, fosse esso presente in una qualunque spiegazione  mistica e magica, si è è ogni volta già compreso: senza ciò non "vivrebbe " affatto in un mito, non si preoccuperebbe affatto, attraverso il rito ed il culto, della sua magia". [Essere e Tempo]. L'uso del presente mostra che Heidegger considera una tale vita sociale come un ideale naturale sempre valido. Ha manifestamente improntato il suo contenuto all'iconografia kitsch della sua epoca riguardante l'esistenza (Dasein) "primitiva" ed il Medioevo cristiano, quei luoghi comuni che fanno di ogni realrà storica una brodaglia apparentemente omogenea. Infatti, si tratta giusto di ontologizzare una costrizione anti-individuale, rivelatrice dello pseudo-popolo (pseudo-volkstammlich) ed ostile alla razionalità, che non può effettuarsi che attraverso mezzi terroristici. Soltanto i nazional-socialisti hanno seguito un progetto di questa portata. E soltanto gli "intologi" favorevoli ad un'applicazione della violenza potevano affermare che l'abuso e la hybris risiedono nella ragione stessa, nella capacità di riflessione esigita da Descartes, nel compito di esaminare, la responsabilità dell'uomo. I suoi nemici pongono a carico della ragione stessa lo spettacolo dato dagli uomini irrazionale e spietati. Secondo essi, sono razionali. È per meglio eliminare la ragione in generale. Nessun pensiero riducendosi ad un'associazione vitale limitata e separata non può essere favorevole all'uomo!


Dietro la volontà irrespHeidegger-rundweg.jpgonsabile di "estrarre" dalla melmosa teoria della conoscenza di Heidegger un nucleo sussitente e legittimo,  troviamo evidentemente una motivazione non filosofica. Il rigetto heideggeriano dell'universalismo occiden tale europeo deve permettere di raggiungere l'egemonia culturale, politica e economica dell'"americanismo". Questo rovesciamento rinvia a delle alternative potenziali, alle quali Habermas in particolare ha fatto appello nella sua reazione impossibile agli attentati te rroristi del 11 settembre 2001: la "religione" e la "civiltà" asiatica o araba. Su queste alternative, assolutamente nulla deve essere precisato in modo argomentato, ma sono opposte all'americanismo come riserva e minaccia. Perché anche i terroristi estremisti passano per religiosi e  sembrano appartenere alla civiltà agli occhi di Habermas. Quando egli chiama ad un "dialogo" con essi, egli abbandona le sue esigenze democratiche a profitto della promessa di un agire comunicativo applicato. Se il diavolo è invitato nello scopo di vincere con la forza gli abusi di potere politici ed economici considerati come degli eccessi della ragione, non li eliminerà mai, si atterrà piuttosto al principio di una società aperta, ai poteri separati e che garantiscono i diritti fondamentali.

 

Heidegger-Hutte.jpgLa ripresa della critica heideggeriana della ragione nobilita la negligenza filosofica dell'ermeneutica corrente. All'opposto dell'assoluzione che Hannah Arendt aveva dato a Heidegger, questa critica sostiene concettualmente questa negligenza che considera l'impegno nazista di Heidegger come "poco morale" e lascia il nazismo apparire come gravido di una verità portatrice di avvenire. Era soltanto in un gesto di rinnegamento di sé ad eccitare proprio la pietà che Hannah Arendt aveva posto in ridicolo il mestiere di filosofo, facendo il favore ad Heidegger di considerare la propria cecità politica come una deformazione professionale. (Oggi, i difensori di Heidegger brandiscono fieramente la testimonianza ufficiale dello stesso genere attestando la sua invalidità mentale). L'applicazione delle analisi che lei ha sviluppato sul totalitarismo al pensiero di Heidegger è al contrario estremamente utile e fecondo.

 

"Nell'essere dell'ente avviene il nullificare del nulla. [...] La negazione non è, infatti, che un modo del comportamento nullificante. [...] Più abissale del semplice aggiustamento della negazione pensante sono la durata dell'agire all'incontro e la lacerazione dell'esecrazione. Più pesante è l'asprezza della privazione" [Che cos'è la metafisica?, 1929: Im Sein des Seienden geschieht das Nichten des Nichts“. Die "denkende Verneinung“ ist" nur eine Weise des nichtenden … Verhaltens. … Abgründiger als die bloße Angemessenheit der denkenden Verneinung ist die Härte des Entgegenhandelns und die Schärfe des Verabscheuens. Verantwortlicher ist der Schmerz des Versagens und die Schonungslosigkeit des Verbietens. Lastender ist die Herbe des Entbehrens”.  "Was ist Metaphysik? 1929].

 

La redazione di questo testo è terminata il 27 gennaio 2007, giorno del 62° anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. È dedicato alla memoria di tutte le vittime del nazional-socialismo. Per riferimenti completi e analisi più approfondite, rinvio al mio libro Bin ich, wenn ich nicht denke? (Io sono quando non penso?), Centaurus Verlag, Herbolzheim, 2003.

 


 

Reinhard Linde

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


Degli estratti si trovano sul mio sito http://www.reinhard.linde.de.vu

 

 


Sull'autore: Nato nel 1955 a Wernigerode, nella Republica Democratica Tedesca; ho compiuto i miei studi di storia all'Università Humboldt di Berlibi nel 1980. Il mio campo  di studio si è formato nell'opposizione al regime della RDT e legato all'analisi del pensiero totalitario con la formulazione di alternative etiche fondate filosoficamente. Vivo come autore indipendente a Berlino.

 

 

 

LINK al post originale: 

Le nazisme de Heidegger

 

   

 

 
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26 ottobre 2010 2 26 /10 /ottobre /2010 18:50

Palestiniam Holocaust  Museum 

 

 

 

    

Museo Palestinese dell'Olocausto 

 

 

 

Jihad-Samir-Arhim.jpg

 

 

 

 

Nome della Vittima: Jihad Samir Arhim  

 

Età: 8 anni

 

Sesso: Maschile

 

Data del ferimento o della Morte: 3 gennaio 2009

 

Luogo del ferimento o della morte: Nella propria abitazione nel quartiere di Al Zeitoun nella parte orientale della Striscia di Gaza

  

Causa del ferimento o della morte: Un missile lanciato da un caccia F-16 israeliano

 

Dinamica dell'evento:

  

Durante la notte del tre gennaio, i carri armati israeliani non hanno raggiunto il quartiere di Al Zeitoun, durante l'invasione di Gaza. I caccia bombardarono l'area con missili e granate. Quella notte, il frastuono dei missili, granate ed esplosivi erano veramente molto forti. Alle ore 9.00 di sera, la famiglia di Arhim venne svegliata dal rumore delle esplosioni. La madre stava per svegliare i figli per cercare di portarli al sicuro, quando un missile lanciato da un caccia F-16 colpì l'abitazione, ferendo il marito ed il figlio Jihad gravemente uccidendoli. I suoi otto anni testimoniano della sua innocenza, piena di duro studio e divertimento durante le vacanze. Il suo amico Amgad ricorda ancora il suo movimento con la testa da da destra a sinistra nel giocare e più movimento hanno fatto più ridevano ed i passanti si rallegravano della loro innocenza.

  

Jihad era come una seconda madre per suo fratello Ahmad (di due anni) dice sua madre. Il suo più giovane fratello era molto attaccato a lui tanto da spendere metà del suo denaro per le sue piccole spese per comprare dolci per Ahmad. Ieri, Ahmad ha chiesto a sua madre di Jihad e lei le ha risposto che è in cielo. Ha detto che anche lui vuole andare in cielo per vedere Jihad.

  

Sua madre con un tono di dolore: "Era distinto e diligente a scuola ed ha ottenuto il terzo posto in storia nella sua classe. Amava la matematica e la scienza ed aveva sempre il massimo dei voti. Era intelligente, bello e di buone maniere, non ha mai detto brutte parole a un vicino o a un amico".

  

Tuttavia, la sua diligenza ed eccellenza a scuola non gli ha impedito di esercitare il suo sport preferito come altri bambini, ha molto amato il calcio ed è stato il Capitano della squadra della scuola e della strada. Durante le vacanze, ha sempre giocato a calcio e spendeva la sua paghetta per comprare una palla dopo l'altra.

 

Dopo il martirio di Jihad, sua madre è solita aprire l'armadio per annusare il piacevole odore del profumo che Jihad applicava sui suoi vestiti, poi per ricordarlo prende i suoi vestiti e li pone sul suo petto e con il pianto espelle fuori tutto il suo dolore per la sua morte.

 

 

 

  

    Le armi dell'esercito di Jehova


 

F--16-Falcon.jpg

Un caccia F-16 (F-16 Fighting Falcon)

 

 

Il caccia Falcon è un caccia da combattimento con innovazioni. Anche se il nome ufficiale dell'F-16 è "Falco da combattimento", esso è conosciuto dai suoi piloti come "Vipera".

  

 L'F-16 è un veicolo monomotore, tattico multiruolo. Esso è equipaggiato con un cannone M61 Vulcan posto sulla radice alare sinistra, ed è quasi sempre armato con due missili AIM-9 Sidewinder, uno su ogni punta alare dotati ognuno di un binario. Versioni più recenti possono essere equipaggiate con l'AIM-120 AMRAAM su questi stessi binari. Può essere armato anche con diversi missili aria-aria e missili aria-terra, razzi o bombe, collocate su un numero fisso di punti sotto le ali.

 



Armamento


 
 

Proiettili:

 
1× 20 mm (0.787 in) M61 Vulcan gatling gun, 511 rounds 
Razzi: 2¾ in (70 mm) CRV7 

 

Missilies:


Missili aria-aria 

Missili Aria-terra 
Missili anti-navi

 
Bombe:

 

Munizioni ad effetti combinati
 
Rilevatore di mine
 
Arma a sensori
 
Distributore di munizioni rettificate
 
Paveway- bombe a guida laser
 
Bombe in generale
 
Bomba nucleare  
[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK ai post originali:

Palestinian Holocaust Museum  

 

 

 

 

 

LINK a post pertinenti:

 

Museo Palestinese dell'Olocausto, 01

Museo Palestinese dell'Olocausto, 02

Museo Palestinese dell'Olocausto, 03 

 

 

Cosa hanno fatto i nipoti dei sopravvissuti all'Olocausto ai Palestinesi? 

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24 ottobre 2010 7 24 /10 /ottobre /2010 18:17

Abbiamo accennato in vari saggi già apparsi all'interno del presente blog alle culture gilaniche neolitiche basate su rapporti egualitari e funzionali tra i sessi.

 

In attesa di ulteriori approfondimenti, di natura teorica e storiografica, riteniamo doveroso porre in risalto le aree in cui queste culture, caratterizzate dal culto della dea madre e da un'agricoltura e commercio fiorenti e su vastissima scala, lasciarono i loro segni più profondi.

 

Dopo Creta minoica, l'isola di Malta merita senz'altro attenzione per la quantità e qualità dei reperti archeologici a dir poco impressionanti.

 

Malta dea dormiente

  Dea Dormiente dall'isola di Malta

 

 

 



Templi megalitici dell'isola di Malta

 


 

 

di Kathy Dauthuille 

 

L'isola di Malta è soprattutto conosciuta per i suoi cavalieri ma poco per i suoi templi. Infatti l'isola di Malta e la piccola isola di Gozo posta a lato, possiedono sette templi megalitici; attualmente diciasette siti raggruppano trentatré vestigia in totale.

  

Questi templi sono i più antichi del mondo e datano dell'età del bronzo. Il tempio di Ggantija (che vuol dire gigante) si trova sull'isola di Gozo e data al 3600 a. C., in fondo ad una camera si trovano delle strutture tabulari. Non molto distante un circolo di pietre (resti di un ipogeo).


 

   Tempio di Ggantija. © Photo K. Dauthuille

 

Il tempio di Tarxien data al 3500 a. C., vi si trovano bassi rilievi a spirale, la parte bassa di un astatua di dea (dalle forme generose, forse una statua della fecondità).

 

Tempio di Tarxien. © Photo C. Dauthuille

  

Il tempio di Hagar Qim che data al 2600 a. C., possiede un muro di cinta ciclopico e Mnajdra che data al 3500 a. C., mostra delle poret monilitiche, sono dei templi dalle strutture colossali, si può trovare in un muro una pietra di 6,60 m pesante 20 tonnellate.

 

 



Tempio di Hagar Qim. © Photo K. Dauthuille

  

  

  

    

 

Temple de Mnajdra. © Photo K. Dauthuille

  

 

Questi templi (edificati spesso tre alla volta) hanno in comune il fatto di essere edificati in cammere elissoidali che hanno il contorno delle statue della fertilità; infatti, sovrapponendo i contorni  della statua e del tempio, questi coincidono. Sono dei santuari dotati di absidi. Quello di Mnajdra è edificato in modo tale che i raggi del sole levante entri nel corridoio centrale.

 

 

Pianta del tempio di Mnajdra. © Photo K. Dauthuille



 

 

 

 

Troviamo degli altari e dei "passaggi di oracolo".

 

 

Altare. © Photo K. Dauthuille

 

 


Passaggio di oracolo. © Photo K. Dauthuille

 

 

Parallelamente alle enormi statue della fecondità, si sono ritrovati nell'ipogeo di Hal Saflieni una statuetta in terracotta rappresentante una enorme signora addormentata, vestita con una gonna pieghettata in basso. Si potrebbe pensare che questa statuetta era legata al rito del "sogno lucido" praticato un tempo nelle "sale di incubazione".

 

Sono dei luoghi impressionanti per la loro forma e per il loro simbolismo.

 

Dea di Skorba

 

 

Il resto del tempio maltese più antico sarebbe un muro di grandi pietre secche erette nel neolitico sul sito di Skorba. Datante al 5200 a. C., sarebbe dunque anteriore di 700 anni alla prima costruzione megalitica continentale il Cairn di Barnenez nel finisterre (da 4500 a 3500 a. C.), di 1200 anni rispetto agli allineamenti di Carnac (4000 a. C.), di 2400 anni rispetto al cerchio di Stonehenge (dal 2800 al 1100 a. C.) e 2600 anni prima delle piramidi d'Egitto (da 2600 al 2400 a. C.).

 

Malta--idoli-gemelli-dall-ipogeo-di-Xaghra.jpg

Idolo gemello dall'ipogeo di Xaghra

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

     

 

 

LINK:

Les temples mégalithique de l'ile de Malte

 

 

LINK pertinenti:

Ai tempi della dea

 

Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia, 01 di 02

 

La teoria dei Kurgan

 

C'era una volta l'isola di Creta

 

 

LINK ad un documentario You Tube su Malta megalitica:

  


 

 [2]; [3]; [4]; [5];   

 

 

 

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Published by MAX - in Gilania
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24 settembre 2010 5 24 /09 /settembre /2010 18:14

 

 

 

Palestiniam Holocaust  Museum 

 

 

    

Museo Palestinese dell'Olocausto 

 

 

 

 

 

Museo-palestinese-olocausto--4.jpg

 

 

Nome della Vittima: Fadil ‘Èmaad Al-Nagar  

 

Età: Un anno e otto mesi.

 

Sesso: Maschile

 

Data del ferimento o della Morte: 12 gennaio 2009 .

 

Luogo del ferimento o della morte: Jabaliya, a nord della Striscia di Gaza

 

Causa del ferimento o della morte: Una granata di un aereo israeliano da ricognizione.

 

 

 

Dettagli sulla sua ultima ora: 

 

Dopo aver pranzato a casa di loro nonno, Fadil dell'età di un anno e mezzo, vide dei bambini che erano andati fuori di casa a giocare. Fadil sperò che sua madre dopo avergli dato da mangiare lo mandasse fuori a giocare con loro.

 

Con i suoi piccoli ma veloci e precidi passi, guidato dal desiderio di fuggire le tenebre di tre giorni trascorsi in casa per godersi la luce chiara del pomeriggio che c'era in strada, Fadil si è avvicinato a guardare le biglie dei piccoli bambini, ed ogni volta che una pallina di vetro si avvicinava a lui, egli cercava di prenderla, ma essi non glielo permisero. Quindi, egli decise di restare, sperando di trovare un opportunità per tenersene una.

 

In quel momento, L'auto di un loro vicino di casa passò vicino a loro ed una bomba di un aereo da ricognizione israeliano lo colpì, Fadil e suo cugino Nashat furono uccisi mentre Muntasir, fratello maggiore di Fadil, rimase ferito. Il viso di Fadil viso era stato lacerato da una granata israeliana e lui morì dissanguato.

 

La madre di Fadil non ha potuto trovare un posto più sicuro per proteggere i suoi tre figli maschi e la sua figla dalla brutale guerra di Israele su Gaza se non la casa di suo padre. Ha preso il marito ed i figli ed è andata da lui, dove ha dovuto affrontare condizioni estremamente difficili in cui mancava cibo, acqua ed elettricità. Tuttavia, questa sofferenza non può essere paragonata alla tragedia di aver perso il suo caro figlio lacerato da una granata israeliana che distrussero la sua testa ed il suo bel volto.

 

I genitori di Fadil continuarono a lottare dopo la morte del loro adorato bambino e si sente colpevole per averli preceduti nel martirio. Sua madre descrive il suo piccolo dicendo che "Fadil era un bambino molto brillante; riusciva ad attirare l'attenzione di tutti i parenti o dei visitatori su di lui di modo che giocassero con lui. Ci entusiasmammo sentendolo pronunciare delle lettere che aveva imparato da poco. Inoltre abbiamo anche tentato di insegnargli a pronunciare i nostri nomi, Sa'eed era l'unico nome che Fadil era capace pronunciare".

 

Piccolo Fadil o "Agnellino" come sua madre era solita chiamarlo a causa dei suoi capelli chiari e lisci, è stato martirizzato. "Era un bambino dagli occhi azzurri", dice suo padre. "Non posso credere che abbiano sparato una granata contro il corpicino del mio bambino!! Il suo piccolo corpo non può sopportare una granata. Sono allibito. Non posso trovare parole per descriverlo. Perché? Che crimine può aver mai commesso per meritare una tale morte il mio bambino? Era troppo giovane per fare qualsiasi cosa. Tutto ciò io posso dir loro è che Allah è sufficiente per me, e Lui è veramente Colui che procura ogni cosa".

 



 

LINK al post originale: 

Palestinian Holocaust Museum

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

  

LINK a post pertinenti: 

Museo Palestinese dell'Olocausto, 01

Museo Palestinese dell'Olocausto, 02

Museo Palestinese dell'Olocausto, 03 

 

Cosa hanno fatto i nipoti dei sopravvissuti all'Olocausto ai Palestinesi?

 

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