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31 maggio 2011 2 31 /05 /maggio /2011 08:00

 

Un Anziano Alto Responsabile Americano: Bin Laden è morto nel 2001

 

 

L'11 settembre un'operazione sotto falsa bandiera.


osama_obama_yes.jpg
Obama Barak Laden?


osama_bush_laden.jpg
Osama Bush Laden?

di Paul Joseph Watson

Bin Laden è morto nel 2001 per una malattia genetica degenerativa, la Sindrome di Marfan, gli USA/CIA lo sapevano, nessuna prova è stata mai fornita per la sua responsabilità negli attacchi dell'11 settembre e per ovvi motivi, si trattava di un'operazione interna detta sotto falsa bandiera, e la foto del suo cadavere non è sicuramente bella  avedersi quasi dieci anni dopo la sua morte vera, ragione per la quale Obama non vuola mostrarla.

  Tutto il mondo (intelligente) ne ride.

Steve R. Pieczenik anziano aiuto assistente al segretario di Stato per tre diverse amministrazioni dice che è pronto a fornire ad un Grand Jury Federale il nome di un generale di fama che gli ha detto che l'11 Settembre era un'operazione sotto falsa bandiera.
Un anziano alto responsabile del governo USA, il dottor Steve R. Pieczenik, un uomo che ha occupato un gran numero di posizioni influenti sotto tre diverse presidenze e che continua a lavorare per il dipartimento  della difesa ha svelato nel corso della trasmissione "Alex Jones Show", che Osama Bin Laden era morto  nel 2001 e che era pronto a testimoniare davanti ad unGrand Jury come un generale di fama gli aveva detto direttamente che l'11 Settembre era un'operazione sotto falsa bandiera realizzata internamente.
osama_trained_by_the_CIA.jpgAddestrato dalla CIA. Sostenuto dai contributori americani.

Pieczenik non può essere considerato un "teorico della cospirazione". Ha occupato il posto di aiuto assistente al segretario di Stato sotto tre diverse amministrazioni, Nixon, Carter e Ford, lavorando anche sotto Regan e Bush senior, e continua a lavorare come consulente per il dipartimento della difesa. Anziano capitano della US Navy, Pieczenik è stato ricompensato da due pretigiosi riconoscimenti alla Scuola Medica di Harvard (MIT), gli Harry C. Solomon Awards, mentre stava ultimando nel contempo un dottorato di ricerca (PhD) al MIT.

osama_Obama_as_Honest_Abe.jpg
Obama, emulo dell'onesto Abe Lincoln?

Reclutato da Lawrence Eagleburger come aiuto assistente del segretario di Stato per la gestione, Pieczenik ha iniziato a sviluppare "gli elementi di base per una guerra psicologica, il controterrorismo, delle strategie e tattiche per dei negoziati transculturali per il dipartimento di stato USA lecomunità militari e sull'informazione ed altre agenzie del governo USA" sviluppando anche delle strategie fondamentali per il salvataggio di ostaggi che sono stati utilizzati più tardi ovunque nel mondo.

osama_festeggiamenti_-morte_Washington.pngL'ignoranza diffusa universalmente esulta alle buone notizie USA


Pieczenik è servito anche come pianificatore esperto di politica durante i segretariati si stato di Henri Kissinger, Cyrus Vance, George Shultz e James Baker ed ha lavorato per la campagna elettorale di G. W. Bush contro Al Gore. I suoi stati di servizio accreditano il fatto che è uno degli uomini più profondamente legati ai circoli informazioni di questi ultimi tre decennie più.
Il personaggio Jack Ryan che appare in un gran numero di romanzi di Tom Clancy ed è stato anche interpretato da John Ford nel celebre film del 1992 Patriot Games è tratto dalla vita di Pieczenik.
osama_obama-pompiere.jpg

Nell'aprile del 2002, Pieczenik ha detto nel corso della trasmissione "Alex Jones Show" che Bin Laden era già "morto da mesi" e che "il governo aspettava il momento politico più opportuno per mostrare il suo cadavere".  Pieczenik è in grado di saperlo avendo personalmente incontratoi Bin Laden e lavorato con lui durante di proxy contro i Sovietici in Afghanistan negli anni 80.

osama_bush_bin_laden.jpgBin Laden, un personaggio per tutte le stagioni, il capro espiatorio per eccellenza.


Pieczenik ha detto che Bin Laden è morto nel 2001, "non perché delle forze speciali l'hanno ucciso ma perché in quanto medico so che dei medici della CIA lo avevano curato ed era scritto nello schedario dei servizi segreti che egli aveva la sindrome di Marfan" aggiungendo che il governo USA sapeva che Bin Laden era morto prima che invadessero l’Afghanistan.
Sindrome di Marfan

È una malattia genetica degenerativa per la quale non vi è cura definitiva. La malattia riduce drasticamente la speranza di vita del paziente. "È morto per la sindrome di Marfan, Bush junior lo sapeva, la comunità informativa lo sapeva" ha detto Pieczenik facendo notare che dei medici della CIA avevano visitato Bin Laden nel luglio 2001 all'Ospedale Americano di Dubai.

"Era già molto malato per la sindrome di Marfan ed era già agonizzante dunque nessuno ha dovuto ucciderlo" ha aggiunto Pieczenik, dichiarando che Bin Laden era morto poco dopo l'11 Settembre nel suo complesso sotteraneo di Tora Bora.

osama_personaggio_d-avventura.jpgIl personaggio Bin Laden: un mondo di avventure...


"La comunità informativa o il medico della CIA erano al corrente erano al corrente della sua situazione? La risposta è sì, categoricamente sì", ha detto Pieczenik, riferendosi all'affermazione di Domenicarifrente che Bin Laden è stato ucciso nel suo bunker in Pakistan aggiungendo "tutto lo scenario in cui vedete un gruppo di persone sedute e che guardano uno schermo in modo molto concentrato è una stupidità" intendendo riferirsi alle immagini fornite dalla Casa Bianca che affermavano di mostrare Biden, Obama e Hillary Clinton che guardavano in diretta su uno scehrmo TV l'operazione per uccidere Bin Laden.

"È una totale falsificazione, per far credere, siamo nel teatro dell'assurdo americano... perché facciamo di nuovo questo... 9 anni prima quest'uomo era già morto... perché il governo deve mentire incessantemente al popolo americano" si è chiesto Pieczenik. "Osama Bin Laden era veramente morto dunque non è possibile che abbiano attaccato o si siano confrontati ed abbiano ucciso Bin Laden" ha detto Pieczenik, scherzando sul fatto che il solo modo che ciò possa essersi prodotto è se le forze speciali avevano attaccato una camera mortuaria.

osama_made_usa.jpg

Pieczenik ha detto che la decisione di lanciare orala bufala è che Obama era al minimo nei sondaggi ed il fatto che il problema del suo certificato di nascita stava per esplodergli in faccia (alcuni affermano che sia un falso). "Doveva provare che era più che Americano... Doveva essere aggressivo" ha detto Pieczenik, aggiungendo che la farsa era anche un modo di isolare il Pakistan in rappresaglia all'intensa opposizione al programma di droni Predator che ha ucciso centinaia di Pachistani.

osama_maschera.jpg
"È orchestrato voglio dire quando avete delle persone sedute in cerchio e che guardano una sitcom nel centro delle operazioni della Casa Bianca e che avete un presidente uscente quasi come un fantasma che sostiene che aveva appena ucciso Osama Bin Laden che è morto già da nove anni" ha detto Pieczenik, qualificando quest'episodio come la "più grande falsificazione di cui abbia mai inteso parlare, voglio dire che è assurdo". 
 
osama_idra_di_lerna.png
 
Rifiutando il resoconto del governo sull'assassinio di Bin Laden come uno "scherzo malsano" fatto al popolo americano, Pieczenik ha detto "sono disperati se devono rendere credibile Obama, negando il fatto che è possibile che non sia nato qui, ogni questione riguardante il suo passato, ogni irregolarità del suo passato, allo scopo di renderlo inconfutabile... affinché sia rieletto presidente, perché il pubblico americano sia di nuovo ingannato". L'affermazione di Pieczenik che Bin Laden sia morto quasi dieci anni fa è sostenuta da numerosi professionisti delle informazioni così come da capi di stato nel mondo. Bin Laden "è stato utilizzato allo stesso modo in cui l'11 settembre è stato utilizzato per mobilitare le opinioni del popolo americano per lanciarsi in una guerra che doveva essere giustificata da una storia che Bush junior ha creato e che Cheney ha creato sul mondo del terrorismo" ha dichiarato Pieczenik.

osama_obama_surfing.gif
Durante l'intervista per "Alex Jones Show", Pieczenik ha affirmato anche che un generale rinomato gli ha detto direttamente che l'11 Settembre era un abbassamento volontario di vigilanza ed un'operazione sotto falsa bandiera e che egli è pronto di andare davanti ad un Grand Jury (Commissione) per rivelare il nome del generale. "Hanno eseguito gli attacchi" ha detto Pieczenik, soprattutto Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Stephen Hadley, Elliott Abrams, e Condoleezza Rice tra gli altri comese fossero i diretti interessati."Si è chiamato questo un abbassamento volontario di vigilanza, un'operazione sotto falsa bandiera per mobilitare il pubblico americano sotto falsi pretesti... ciò mi è stato detto da un generale facente parte del personale di Wolfowitz- andrei davanti ad un comitato federale e giurerei a mano alzata dando il nome dell'individuo in modoche si possa spezzare la vergogna che circonda questa storia" ha detto  Pieczenik aggiungendo che era "furioso" e sapeva "che ciò si era verificato".


osama_sala_trucco.jpg
 
"Ho insegnato quest'abbassamento volontario di vigilanza e le operazioni sotto falsa bandiera al collegio nazionale di guerra, l'ho insegnato a tutti i miei agenti, dunque so precisamente ciò che è stato fatto al puibblico americano" ha aggiunto. Pieczenik ha reiterato la sua volontà di rivelare davanti ad un Tribunale Federale il nome del generale che gli ha detto che l'11 Settembre era un lavoro interno "affinchépossiamo rivelare questo giuridicamente non con la stupida Commissione del 11 Settembre, un'assurdità". Pieczenik ha spiegato che non era un liberale, un conservatore o un membro del tea party, soltanto un Americano profondamente inquieto di vedere in quale direzione il suo paese si dirigeva.
 
Paul Joseph Watson

Paul Joseph Watson è editore di  Prison Planet.com di cui redige gli articoli. È l'autore di "Order Out Of Chaos" e ospite regolare dell'emissione "Alex Jones Show".

[Traduzione di Ario Libert]
LINK al post originale in inglese, tradotto in francese da Mireille Delamarre:
Top US Government Insider: Bin Laden Died In 2001, 9/11 A False Flag
 

Un ancien Haut Responsable Américain: Ben Laden Est Mort En 2001. Le 11 Septembre Une Opération Sous Faux Pavillon

 

 

 

LINK ad articoli italiani:

Sulla Parola
 

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22 maggio 2011 7 22 /05 /maggio /2011 08:00

La seconda morte di Osama Bin Laden


 

bin-laden--Obama.jpg

"Se oggi fosse il 1° aprile e non il 2 maggio si potrebbe rifiutare come uno scherzo i titoli dei giornali che annunciano che Osama Bin Laden è stato ucciso durante un combattimento in Pakistan e rapidamente inumato in mare. Quanto ci è stato detto dobbiamo prenderlo come una prova in più che il governo USA ha una credenza illimitata nella credulità degli Americani".


di  Paul Craig Roberts


Riflettete. Quali sono le probabilità che una persona sofferente ci dicono di una malattia ai reni necessitante di una dialisi e per di più diabetico e sofferente di ipotensione possa sopravvivere per un decennio nei nascondigli di montagna? Se Bin Laden ha potuto acquistare del materiale per dialisi ed i medicamenti che il suo stato necessitava allora l'invio del materiale per dialisi non avrebbe dovuto permettere di localizzarlo? Perché ci sono voluti 10 anni per trovarlo?
Laden_Wanted_Poster.jpg
Riflettete anche sulle affermazioni ripetute dai media USA trionfalisti che celebravano la morte di Bin Laden che "Bin Laden ha utilizzato i suoi milioni per finanziare dei campi di addestramento terroristi in Sudan, alle Filippine, ed in Afghanistan, inviando dei "guerrieri santi" per fomentare delle rivoluzioni e combattere delle forze rivoluzionarie fondamentaliste islamiche in Africa del Nord, in Cecenia, nel Tagikistan ed in Bosnia". Si tratta di molta attività per alcuni milioni di dollari USA di finanziamento (forse gli USA avrebbero dovuto metterlo a capo del Pentagono) ma la principale domanda è: Come Bin Laden abbia potuto trasportare tutto questo denaro? Grazie a quale sistema bancario?

osama-bin-laden-time.jpg
Il governo USA riusciva a sequestrare i beni di persone ed anche di interi paesi, la Libia è stata l'ultima in ordine di tempo. Perché non quelli di Bin Laden? Si spostava con 100 milioni di dollari in monete d'oro inviando i suoi emissari per effettuare i pagamenti delle sue vaste operazioni? I titoli dei giornali avevano il sentore di un evento costruito. Il tanfo andava dagli articoli trionfali carichi di esagerazioni alle celebrazioni bandiere al vento e canti "USA, USA". Cos'altro sta per accadere?

osama--presunto-cadavere-di-bin-laden.jpg

Non vi sono dubbi che il presidente Obama ha un bisogno disperato di vittoria. Ha commesso il folle errore di rilanciare la guerra in Afghanistan e ora dopo un decennio di combattimenti gli Usa sono di fronte ad un vicolo cieco, se non la disfatta. Le guerre dei regimi Bush/Obama hanno rovinato gli USA lasciando enormi deficit ed un dollaro in declino. E presto sarà il momento della rielezione.

Le diverse menzogne ed inganni come le "armi di distruzione di massa", delle ultime amministrazioni hanno avuto delle conseguenze terribili per gli USA ed il mondo. Ma tutti gli inganni non sono identici. La ragione principale in partenza per invadere l'Afghanistan era di catturare Bin Laden. Ora che il presidente Obama ha dichiarato che Bin Laden è stato ucciso da una pallottola in testa dalle forze speciali USA operanti in un paese indipendente e sepolto in mare non vi è motivo di continuare la guerra.

Forse che il rapido declino del dollaro USA sui mercati di cambio stranieri ha reso obbligatorio dei reali tagli ai bilanci che non possono effettuarsi che fermando queste guerre senza fine. Finché il dollaro non ha raggiunto un punto critico, Osama Bin Laden, di cui un gran numero di esperti credono che sia morto da molti anni, era uno spauracchio utilizzato per accrescere i profitti del complesso militar-industriale statunitense.


Dr. Paul Craig Roberts

[Traduzione di Ario Libert]


LINK all'articolo originale in inglese:


LINK al post in francese:
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29 aprile 2011 5 29 /04 /aprile /2011 17:00
Gli eserciti segreti della NATO [VI]
 
gladio1.jpg

 

 La guerra segreta in Italia 



di Daniele Ganser* 

 

  

Dwight-Eisenhower.jpgColby condivideva l'entusiasmo del presidente Dwight Eisenhower per le operazioni segrete in seguito ai successi dei colpi di Stato condotti congiuntamente con l'M16 che rovesciarono i governi di Mossadegh in Iran nel 1953 e di Arbenz nel Guatemala l’anno seguente. In Italia, la manipolazione delle elezioni ed il finanziamento segreto della DC "erano così efficaci che coloro che beneficiavano del nostro aiuto ne ignoravano a volte la provenienza", raccontava Colby, non senza una certa fierezza. "Le operazioni politiche che condusse la CIA in italia ed in altri paesi negli anni che seguirono, in Cile ad esempio, sono oggi oggetto di critiche veementi", osserva retrospettivamente Colby. "Non si può più negare a presente l'illegalità di una tale "ingerenza". Le leggi in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, proibiscono ad ogni governo straniero di immischiarsi nel processo politico interno del paese in questione". Tuttavia, il veterano della Guerra fredda sostiene che "aiutare i movimenti democratici italiani a rispondere ad una campagna di sovversione filosovietica si giustifica moralmente" [40].

  

aiuti-americani.jpgGrazie ad una direttiva top secret, il Pentagono, che condivideva visibilmente questa concezione, ordinò alla CIA di lanciare l'"Operazione Demagnetize". Si trattava di intraprendere, in collaborazione con i servizi segreti militari francesi e italiani, delle "operazioni politiche, paramilitari e psicologiche" miranti ad indebolire i comunisti in questi due paesi. La direttiva del Joint Chiefs of Staff datata al 14 maggio 1952 sottolineava: "Limitare l'influenza dei comunisti in Italia ed in Francia è un obiettivo prioritario. Deve essere raggiunto con tutti i mezzi" compresi con il ricorso ad una guerra segreta e a delle operazioni terroriste. "Non è indispensabile che i governi italiani e francesi siano informati del piano "Demagnetize" perché esso potrebbe essere percepito come una violazione della loro sovranità nazionale" [41].

  

stay-behind.jpgDopo il trasferimento di Colby nel Vietnam, il direttore del SIFAR De Lorenzo proseguì la sua lotta contro il PCI ed il PSI. Un documento top secret intitolato Le Forze Speciali del SIFAR e l’Operazione Gladio e datato 1° giugno 1959 descriveva come il programma di guerra non convenzionale della NATO e le operazioni segrete anticomuniste erano coordinate dal CPC, esso stesso strettamente legato allo SHAPE [42]. Indicava che, oltre ad un'invasione sovietica, la NATO temeva anche "una sovversione interna" e, soprattutto in Italia, una progressione del partito comunista. "A livello nazionale, la possibilità di una situazione d'urgenza così come descritta sopra è stata e rimane la giustificazione delle attività speciali del SIFAR. Quest'ultime sono condotte dalla sezione SAD dell'Ufficio "R", specificava il documento, facendo così riferimento all'esercito segreto Gladio. "Parallelamente a questa risoluzione, il direttore del SIFAR ha deciso, con l'approvazione del ministro della Difesa di confermare gli accordi precedenti conclusi a questo proposito tra i servizi segreti italiani e statunitensi, conformemente al principio di collaborazione reciproca convenuto nel quadro delle attività S/B (stay-behind), in vista di condurre un'operazione congiunta". Il generale De Lorenzo precisava in conclusione che gli accordi passati tra la CIA ed il SIFAR e datati 26 novembre 1956 costituivano "il documento di riferimento dell'Operazione 'Gladio' (nome dato alle operazioni sviluppate dai due servizi segreti)" [43].

 

John-f-kennedy.jpgQuando John F. Kennedy fu eletto presidente nel gennaio 1961, la politica degli USA nei confronti dell'Italia si ritrovò ad essere modificata perché, contrariamente ai suoi predecessori Truman e Eisenhower, Kennedy non provava alcuna ostilità nei confronti del PSI. Condivideva un'analisi della CIA secondo la quale "la progressione dei sociualisti, anche senza intervento esterno, è la prova che la sensibilità di sinistra tende, in Italia, verso una forma democratica di socialismo" [44]. Tuttavia le ambizioni di riforma di Kennedy entravano in urto con la tenace resistenza del dipartimento di Stato e della CIA. Il segretario di Stato Dean Rusk riferì con orrore al presidente che Riccardo Lombardi del PSI aveva pubblicamente richiesto il riconoscimento della Repubblica popolare conese ed il ritiro delle basi militari USA dall'Italia, comprese quella della NATO situata vicino Napoli, e aveva dichiarato che il capitalismo e l'imperialismo erano dei nemici da combattere. "È con questo partito che gli Stati Uniti dovevano trattare?" [45].

 

Frederick-Reinhardt.jpgA Roma l'ambasciatore Frederick Reinhardt ed il  COS Thomas Karamessines discutevano di un mezzo per fermare Kennedy. Essi si rivolsero a Vernon Walters della CIA, un sostenitore accanito della lotta anticomunista, "avente partecipato direttamente o indirettamente a più colpi di Stato di chiunque altro nell'amministrazione statunitense" [46]. Egli dichiarò che se Kennedy permetteva al PSI di conseguire la vittoria, gli USA avrebbero dovuto invadere il paese. Più sottilmente, Karamessines suggeriva di rafforzare i movimenti di opposizione alla sinistra presenti in Italia [47]. "Ciò sarebbe sfociato ad una situazione assurda in cui il presidente Kennedy si trovava opposto al suo segretario di Stato ed al direttore della CIA" [48].  

 

Thomas-Karamessines.jpgKennedy aveva permesso all'Italia di spostarsi a sinistra. I socialisti si erano  visti attribuire dei portafogli ministeriali, i comunisti italiani, invocando i loro buoni risultati alle elezioni, reclamarono anch'essi l'entrata al governo. Nel maggio 1963, il sindacato degli operai edili manifestò a Roma a questo scopo. La CIA si preoccupò ed incaricò i membri dell'esercito segreto Gladio vestiti da poliziotti e da civili di reprimere questi movimenti; più di 200 manifestanti furono feriti [49]. Ma per l'Italia, il peggio doveva ancora venire. Nel novembre del 1963, il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, nel Texas, in circostanze torbide. Cinque mesi dopo, la CIA, il SIFAR, l'esercito segreto Gladio ed i carabinieri organizzarono un colpo di Stato che costrinse i socialisti a rinunciare ai loro ministeri.

 

mossadegh-time.jpgColby condivideva l'entusiasmo del presidente Dwight Eisenhower per le operazioni segrete in conseguenza dei colpi  di Stato condotti congiuntamente dal MI6 che rovesciarono i governi di Mossadegh in Iran nel 1953 e di Arbenz nel Guatemala l’anno successivo. In Italia, la manipolazione delle elezioni ed il finanziamento segreto della DC "erano così efficaci che coloro che beneficiavano del nostro aiuto ne ignoravano a volte la provenienza", racconta Colby, non senza una certa fierezza. "Le operazioni politiche che la CIA condusse in Italia ed in altri paesi negli anni che seguirono. in Cile ad esempio, sono oggi l'oggetto di critiche veemente", osserva retrospettivamente Colby. "Non possiamo più negare a presente l'illegalità di una tale "ingerenza". Le leggi in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, proibiscono ad ogni governo straniero di immischiarsi nel processo politico interno del paese in questione". Tuttavia, il veterano della Guerra fredda sostiene che "aiutare i movimenti democratici italiani a rispondere ad una campagna di sovversione filosovietica si giustifica moralmente" [50].

 

piano-solo-libro-copia-1.jpgQuesto putsch dal nome in codice "Piano Solo" era diretto dal generale Giovanni De Lorenzo, il vecchio capo del SIFAR, che, su ordine del ministro della Difesa Giulio Andreotti, un democristiano, era stato nominato alla testa dei carabinieri. Collaborando strettamente con l'esperto in guerra segreta della CIA Vernon Walters, il capo dell'antenna romana della CIA William Harvey ed il commandante delle unità Gladio in seno al SID Renzo Rocca, De Lorenzo intensificò la guerra clandestina. Rocca impiegò per la prima volta il suo esercito segreto per far esplodere gli uffici della DC e la sede di diversi giornali prima di accusare la sinistra allo scopo di screditare i comunisti e i socialisti [50]. Il 25 marzo 1964, poiché il governo non vacillava, De Lorenzo ordinò ai suoi soldati ombra "di occupare al suo segnale le agenzie governative, i principali centri di comunicazioni, le sedi dei partiti di sinistra, i locali dei quotidiani di sinistra più noti così come le sedi della radio e della televisione. Le agenzie di stampa dovevano essere investite unicamente il tempo necessario per distruggere le rotative e rendere impossibile la pubblicazione dei giornali" [51]. De Lorenzo insistette affinché l'operazione fosse condotta "con tanta determinazione e vigore possibile e non lasciare nessuno spazio all'esitazione o al dubbio" e, secondo i termini del rapporto di inchiesta su Gladio, giunse a rendere i suoi soldati "arrabbiati ed esaltati" [52].

 

piano-solo-libro-2.jpgI Gladiatori, che si erano visti affidare una lista di proscrizioni di molte centinaia di nomi, avevano ordinato di catturare i socialisti ed i comunisti che vi figuravano, arrestarli e deportarli in Sardegna dove dovevano essere incarcerati al CAG. Il documento intitolato Le Forze Speciali del SIFAR e l'Operazione Gladio specificava che: "Poiché il quartier generale delle Operazioni, il Centro di addestramento al sabotaggio CAG è protetto da un sistema di sicurezza particolarmente efficace ed equipaggiato di installazioni e di materiale concepito specialmente per i casi d'urgenza" [53].

 

Segni-e-Kennedi--Napoli-2-Luglio-1963.jpgIn un'atmosfera di grande tensione, l'esercito segreto si apprestava a passare all'azione. Il 14 giugno 1964, De Lorenzo diede via libera ed entrò a Roma con blindati, trasporto di truppe, jeep e lancia granade mentre le forze della NATO si dedicavano in manovre militari nella regione, allo scopo di intimidire il governo italiano. Il generale dichiarò abilmente che questa dimostrazione di forza aveva luogo alla viglilia del 150° anniversario della creazione del corpo dei carabinieri, e, in compagnia del presidente italiano Antonio segni, provveniente dall'ala destra della DC e fanatico anticomunista, assistettero, radiosi, alla sfilata delle truppe. I socialisti italiani evidenziarono che, contrariamente all'usanza, i carri armati ed i lancia granada non furono ritirati dopo la sfilata ma rimasero dispiegate dentro Roma durante tutto il mese di maggio ed una parte di giugno del 1964 [54].

 

aldo-moro.jpgMolto preoccupato per la situazione, il Primo ministro Aldo Moro incontrò segretamente il generale De Lorenzo a Roma. Fu maturalmente un "colloquio molto insolito tra un Primo ministro nel cuore di una tempesta politica ed un generale che sognava di sostituirlo per instaurare un regime più autoritario" [55]. Dopo questo incontro, i socialisti abbandonarono i loro ministeri senza protestare e proposero i loro rappresentanti più moderati per la composizione del secondo governo Moro. "Questi partiti politici compresero subito che potevano essere cacciati dal potere. In caso di vacanza del potere in conseguenza di uno scacco della sinistra, la sola alternativa sarebbe stata un governo di crisi", ricordò il socialista Pietro Nenni anni più tardi, "il che nel contesto politico del paese avrebbe significato un governo di destra" [56].

 

rocca.jpgDopo questo colpo, le tracce di Gladio furono coperte. Qualche anno dopo, nel luglio del 1968, degli inquirenti vollero interrogare il comandante Renzo Rocca. Il Gladiatore si disse pronto a cooperare, ma la vigilia del giorno convenuto per l'audizione, fu ritrovato morto, una pallottola in testa, nel suo appartamento privato di Roma. Un giudice che tentava di chiarire l'assassinio fu destituito dal suo incarico dalla sua gerarchia [57]. "Non c'è alcun dubbio che quest'operazione serviva gli interessi di alcuni servizi dell'amministrazione statunitense", non poterono che constatare gli inquirenti, mentre lo storico Bernard Cook osservò a giusto titolo che Piano Solo "recava la firma di Gladio" [58]. In seguito alla scoperta degli eserciti segreti, Ferraresi, uno specialista dell'argomento, conclude che "la natura veramente criminale di questo piano è oggi infine riconosciuta" e denuncia le drammatiche conseguenze di Piano Solo che "ha tenuto in scacco e rovinato gli sforzi della prima coalizione di sinistra- forse il solo vero tentativo di progetto riformista in Italia dal dopoguerra" [59].

 

cia_langley_aerial.jpgOltre il colpo di Stato fomentato, il generale De Lorenzo spiava anche, su ordine del COS Thomas Karamessines l'insieme della classe dirigente italiana. Era soprattutto interessato dai "comportamenti anormali", cioè le relazioni extraconiugali, omosessuali e la frequentazione di prostitute, uomini o donne. Secondo il linguaggio fiorito di Langley, ciò permetteva alla CIA ed al SIFAR di tenere le elite italiane "per i coglioni". Minacciando di rivelare alcune informazioni compromettenti in loro possesso, essi poterono così far pressione per anni su dei politici, degli ecclesiastici, degli uomini d'affari, dei responsabili sindacali, dei giornalisti o dei magistrati. De Lorenzo giunse sino a collocare dei microfoni in Vaticano e al Palazzo del Primo ministro, il che permise alla CIA di ascoltare e registrare le conversazioni sin nelle più alte sfere del potere italiano. La scoperta degli eserciti segreti provocò un trauma considerevole tra la popolazione ed un'inchiesta parlamentare sulle manovre del SIFAR rivelò l'esistenza di fascicoli molto documentati sulle vite di più di 157.000 cittadini italiani. Alcuni di questi fascicoli erano enormi, quello riguardante il professore Amintore Fanfani, un senatore della DC che aveva assunto alte funzioni tra cui quelle di Primo ministro, era composto di 4 volumi, ognuno spesso quanto un dizionario.

 

Ganser--generale-Aldo-Beolchini.jpg"Le persone erano spiate da telecamere capaci di realizzare primi piani da una lunga distanza, la loro corrispondenza era controllata, le loro conversazioni telefoniche registrate, e delle fotografie relative alle loro relazioni extraconiugali o alle loro abitudini sessuali archiviate". La Comissione parlamentare presieduta dal generale Aldo Beolchini confermò anche che "erano conservati come prioritari i dati suscettibili di fornire un mezzo di pressione" [60]. Ascoltato dagli inquirenti, De Lorenzo fu forzato a riconoscere di aver costituito quei fascicoli su ordine degli Stati Uniti e della NATO [61]. Questa dichiarazione suscitò l'indignazione dei parlamentari della commissione. "La cosa più grave in questa faccenda", insistettero i suoi membri, "è che la raccolta delle informazioni per conto dei paesi della NATO e del Vaticano è diventata una delle attività principali del SIFAR". I senatori erano veramente indignati. "Questa situazione calpesta la Costituzione. È una violazione provata della sovranità nazionale, una violazione dei principi di libertà e di eguaglianza dei cittadini ed una minaccia costante per l'equilibrio democratico del nostro paese" [62].

 

ganser--henke.jpgLa guerra segreta della CIA, in compenso, si situava al di fuori del campo d'indagine dei parlamentari italiani. In seguito allo scandalo, il SIFAR fu ribattezzato SID e affidato alla direzione del generale Giovanni Allavena. Il Parlamento ordinò a De Lorenzo di distruggere integralmente i dossier segreti. Ed è quanto fece, non senza aver preso la precauzione di rimetterne una copia al rappresentante locale della CIA Thomas Karamessines ed al generale Giovanni Allavena stesso. Era un regalo di un valore inestimabile che permetteva di controllare l'Italia dall'interno. Nel 1966, Allavena fu sostituito nelle sue funzioni dal generale Eugenio Henke, ma non rinunciò alla lotta anticomunista battezzata "Propaganda Due", o P2, e fece dono al suo Venerabile, Licio Gelli, il dono di una copia dei 157.000 dossier segreti.

 

ganser--gelli.jpgAnni più tardi, si scoprì sino a qual punto il Venerabile di "Propaganda Due", Licio Gelli e la CIA avevano manipolato la vita politica italiana allo scopo di impedire ai comunisti di accedere al potere. Nato nel 1919, Gelli non aveva ricevuto che una educazione parziale, essendo stato escluso dalla scuola all'età di 13 anni per aver colpito il direttore. All'età di 17 anni, si arruolò nelle Camicie nere e partì a combattere in Spagna a fianco dei franchisti. Durante la Seconda Guerra mondiale, servì come sergente maggiore nella Waffen SS di Hermann Gœring e, alla fine del conflitto, sfuggì per pocoai partigiani della sinistra italiana raggiungendo l'esercito statunitense.

 

Ted-Shackley.jpegFranck Gigliotti della loggia massonica statunitense reclutò personalmente Gelli e gli affidò la missione di stabilire un governo parallelo anticomunista in Italia con l'aiuto dell'antenna romana della CIA. Secondo un rapporto interno dell'antiterrorismo italiana, "È Ted Shackley, l’uomo che diresse tutte le operazioni segrete della CIA in Italia negli anni 70, che presentò il capo della loggia massonica ad Alexander Haig". Il generale Haig, consigliere militare di Nixon, che commandò delle truppe in Vietnam prima di occupare le funzioni di SACEUR [Supreme Allied Commader Europe] della NATO tra 1974 e 1979, ed il consiglio per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger "autorizzarono Gelli, nell'autunno del 1969, a reclutare in seno alla sua loggia 400 ufficiali superiori dell'esercito italiano e della NATO" [63].  

 

reagan.gifDurante tutta la durata della Guerra fredda, quest'ultimo intrattenne eccellenti relazioni con gli Stati Uniti. In segno di fiducia e di rispetto, Gelli fu invitato ad assistere, nel 1974, alla cerimonia di investitura del presidente Gerald Ford così come a quella di Carte tre anni dopo. Quando Ronald Reagan fu eletto alla Casa Bianca nel 1981, è con fierezza che Gelli ricevette l'invito di sedersi in prima fila. Era l'uomo di Washington in Italia e, ai suoi occhi, proteggeva il paese dalla sinistra e pretendeva a questo titolo di "meritare una medaglia" [64].

 

 

 

Daniele Ganser 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

NOTE


[40] Ibid., p. 109–120.

[41] Il documento è citato in Faenza, Malaffare, p. 313. Negli anni settanta, lo storico italiano Roberto Faenza ottenne in virtù del FOIA l’accesso al documento Demagnetize che rivelava per la prima volta "questa grave deriva dei segreti italiani". 

[42] Supreme Headquarters Allied Powers in Europe (SHAPE), cioè il Quartier maggiore delle potenze alleate in Europa. 

[43] Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate. Ufficio R – Sezione SAD: Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1 Giugno 1959. Questo documento fu scoperto dal giudice Casson negli archivi del SIFAR a Roma nel 1990 e fu all'origine delle rivelazioni in Italia ed in tutta Europa. 

[44] Cobly, Honourable Men, p. 136. 

[45] Telegramma inviato dal segretario di Stato all'ambasciata degli Stati Uniti a Roma il 18 ottobre 1961. Ritrascritto in Faenza, Malaffare, p. 311. Faenza effettua un'analisi molto pertinente del progetto di Kennedy di favorire l'apertura a sinistra in Italia. Vedere Faenza, Malaffare, p. 307–373, "L’apertura a sinistra". 

[46] Estratto da Regine Igel, Andreotti. Politik zwischen Geheimdienst und Mafia (Herbig Verlag, Munich, 1997), p. 49. La sua fonte non datata è la rivista statunitense New Statesman.

[47] Faenza, Malaffare, p. 310. 

[48] Igel, Andreotti, p. 50. Il giorno delle elezioni nell'aprile 1963, l'incubo della CIA si realizzò: i comunisti guadagnarono terreno mentre tutti gli altri partiti persero dei seggi. La DC sostenuta dagli USA cadde al 38%, la sua percentuale più bassa dalla sua creazione nel dopoguerra. Il PCI che raccolse il 25% dei suffragi ed il PSI ottenne un buon 14%, si allearono per formare la prima maggioranza di sinistra al Parlamento italiano. Gli elettori della sinistra italiana festeggiarono per le strade la nomina per la prima volta di socialisti all'interno del governo del Primo ministro Aldo Moro dell'ala sinistra della DC. Il presidente Kennedy fu immensamente soddisfatto di questi risultati e decise nel luglio del 1963 di effettuare una visita ufficiale a Roma per la grande gioia di numerosi Italiani. L'aeroporto era affollato ed una volta di più, gli Stati Uniti furono accolti da bandiere e acclamazioni. "È un uomo formidabile. Non dimostra affatto la sua età. Mi ha invitato a fargli visita negli Stati Uniti", dichiarò con entusiasmo Pietro Nenni, capo del PSI. [Faenza, Malaffare, p. 356].

[49] Jens Mecklenburg (ed.), Gladio: Die geheime Terrororganisation der Nato (Elefanten Press, Berlin, 1997), p. 30. E Coglitore, Gladiatori, p.185. È un anziano generale del SID che, ascoltato negli anni ottanta nel quadro dell'affare Propaganda Due, rivelò che questi criminali erano dei Gladiatori. 

[50] Jean Francois Brozzu-Gentile: L’Affaire Gladio (Editions Albin Michel, Paris, 1994), p. 77. E Faenza, Malaffare, p. 315. Vedere anche Willan, Puppetmasters, p. 84. 

[51] Rapporto dell'indagine senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, p. 85. 

[52] Ibid.

[53] Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio, documento scaricabile in fondo a questa pagina. Le indagini condotte sull'operazione Piano Solo indicano che 731 persone dovevano essere deportate, la commissione di inchiesta senatoriale ha stabilito che la cifra andava dai 1.100 ai 1.200 cittadini influenti che dovevano essere imprigionate al CAG, il quartier generale di Gladio. I servizi segreti militari rifiutarono di trasmettere alla commissione la lista delle proscrizioni. "La situazione è molto grave perché si può ragionevolmente pensare che la lista contiene dei nomi di parlamentari e di responsabili politici e che l adivulgazione permetterebbe di infirmare definitivamente la tesi secondo la quale gli eventi del 1964 erano delle operazioni di prevenzione condotte allo scopo di evitare disordini nell'ordine pubblico", conclusero i senatori. Vedere il Rapporto dell'inchiesta senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, p. 89.

 

[54] Una molto buona descrizione del colpo si trova in Richard Collin, The De Lorenzo Gambit: The Italian Coup Manqué of 1964 (Sage, Beverly Hills, 1976). Diplomato ad Harvard, questo specialista di questioni militari ha dato delle conferenzenel Maryland prima di lavorare per il ministero della Difesa poi in quanto consigliere dell'addetto militare dell'ambasciata USA a Roma e di diventare infine consulente presso le forze armate saudite. In una sessantina di pagine, egli offre un eccellente esposizione dell'operazione Piano Solo. Ahimè, occulta quasi totalmente il ruolo svolto dagli USA negli avvenimenti. 

[55] Collin, Coup, p. 60. 

[56] Ibid. La sua fonte è il giornale italiano Avanti! del 26 luglio 1964. 

[57] Coglitore, Gladiatori, p. 186. Vedi anche Willan, Puppetmasters, p. 85. 

[58] Rapporto dell'indagine senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, 1995, p.87. Bernard Cook, "The Mobilisation of the Internal Cold War in Italy", in: History of European Ideas. Vol. 19, 1994, p. 116. 

[59] Franco Ferraresi, "A Secret Structure Codenamed Gladio", in Italian Politics. A Review, 1992, p. 41. Il colpo di Stato silenzioso di Gladio non sarebbe mai stato reso pubblico senza il lavoro dei giornalisti investigativi. Sin dallal primavera del 1967, Raffaele Jannuzzi (che diventerà più tardi deputato socialista) informò i lettori del settimanale Espresso che erano scampati per poco ad un colpo di Stato (Complotto al Quirinale), Espresso del 14 maggio 1967). Il tentativo di De Lorenzo di far tacere Jannuzzi intentandogli un processo per diffamazione si rivelò controproduttivo poiché l'istruzione pose in luce una tale quantità di prove che il governo non ebbe scelta che di autorizzare l'apertura di un'inchiesta parlamentare sugli "avvenimenti del 1964". (Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi del giungo-luglio 1964. Rapporto in due volumi edito a Roma nel 1971). 

[60] Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi di giugno-luglio 1964, Roma 1971, p. 67. Citato in Igel, Andreotti, p. 51. Ed in Willan, Puppetmasters, p. 38.

[61] Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi del giugno-luglio 1964, Relazione di minoranza, Roma 1971, p. 307. Voir Igel, Andreotti, p. 53.

[62] Estratto da Igel, Andreotti, p. 52.

[63] Avendo stabilito il legame tra Licio Gelli e dei terroristi di estrema destra, il giudice italiano Carlo Palermo ordinò alla sezione antiterrorismo del SISMI di aiutarlo nella sua indagine. Il 16 aprile, quest'ultima fornì delle informazioni sull'intervento statunitense in Italia. Era forse la prima volta che la sezione si dedicò alla sua missione, essa fu inoltre immediatamente bloccata. La carriera promettente di Emilio Santillos, il direttore della sezione antiterrorismo del SISMI, fu immediatamente interrotta e molti dei suoi collaboratori conobbero una sorte tragica, Il colonnello Florio, del SISMI, morì in un misterioso incidente d'auto, il colonnello Serrentiono abbandonò i servizi per "motivi di salute", il maggiore Rossi si suicidò. Soltanto il maggiore Antonio de Salvo lasciò la sezione indenne per raggiungere la massoneria. Fonte: Igel, Andreotti, p. 232.

 

 

Documenti allegati:

 



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Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate.


Ufficio R – Sezione SAD :
Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1 Giugno 1959.

 


 

 

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 Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate. Ufficio R – Sezione SAD: Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1° Giugno 1959.

 

Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicioli relativi a crimini nazifascisti (2006)

 


 

LINK al post originale:
Les armées secrètes de l’OTAN

 

 

LINK alla prima parte del presente saggio:

Gli eserciti segreti della NATO. La guerra segreta in Italia, 01 di 03

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1 aprile 2011 5 01 /04 /aprile /2011 16:38

L’Olocausto come alibi

olocausto-copia-1.jpg

Dror Etkes

 

La rozza strumentalizzazione fatta dell'Olocausto dai politici iraniani non è altro che l'immagine allo specchio del modo in cui la memoria dell'Olocausto è sfruttata nella vita politica in Israele. Non c'è -non c'è mai stata- nessuna giustificazione per sfruttare la sua memoria allo scopo di preservare il progetto di occupazione che continua e che Israele ha condotto da 40 anni nei territori.

 

  
"Sì, la stanchezza è grande, eppure mi succede spesso, la sera, quando il giorno è scomparso dietro me nelle profondità, di costeggiare con passo lento i fili spinati..."

Etty Hillesum, Une vie bouleversée, Journal intime 1941-1943 et autres lettres de Westerbrock, [Una vita sconvolta, Diario intimo 1941-1943 ed altre lettere da Westerbrock].
 
  
L'olocausto come alibi

Il sipario si è alzato sul teatro dell'Assurdo diretto dal regime iraniano (si riferisce ad eventi accaduti nel giugno dl 2006). Un avvenimento che ha radunato dei personaggi in margine alla scena della negazione dell'Olocausto, ed i suoi ricercatori "alternativi". In Israele, la conferenza è stata coperta ponendo l'accento sulle dichiarazioni dei partecipanti e le reazioni dei politici israeliani. È vero che era una conferenza internazionale dietroi la quale si trovava un paese che dichiara di desiderare la caduta del "regime sionista". Ma oltre a ciò si nasconde un fattore più profondo, un'indicazione del legame tra l'identità israeliana contemporanea e l'Olocausto.
sionismo nazismo
"Se si mette in dubbio la realtà dell'avvenimento (l'Olocausto ); l'identità del regime sionista sarà messa in dubbio". Con queste parole pronunciate in occasione dell'apertura della conferenza dal ministro degli affari esteri Manouchehr Mottaki, risulta che il regime iraniano ha correttamente identificato i legami esistenti tra Israele e l'Olocausto e la politica locale. Uno degli avvenimenti storici formativi dell'occidente attuale, il cui significato è valevole per tutta l'umanità, l'Olocausto, continua 60 anni dopo a fornire un alibi per la deviazione nelle sue scelte politiche.
11
Un Israele senza una vera distinzione tra la sinistra politica istituzionalizzata, e la destra con tutte le sue propaggini, continua  ad utilizzare l'Olocausto in un modo che combina il cinismo e la mancanza di educazione. Anche se c'è effettivamente un legame considerevole e complesso tra l'Olocausto e la cultura politica israeliana, non c'è- non c'è mai stata- alcuna giustificazione per sfruttare la sua memoria allo scopo di preservare il progetto di occupazione che continua, e che Israele ha condotto da 40 anni nei territori.
1
L'atteggiamento di Israele nei confronti dell'Olocausto non deriva veramente dal modo in cui la direzione risponde alle dichiarazioni incendiarie del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e dei suoi protagonisti, che innanzitutto riflettono ciò che sono gli oratori. È possibile imparare qualcosa su quest'atteggiamento partendo, tra altri elementi, dal modo in cui Israele si comporta con le decine di migliaia di sopravvissuti, nella carne e nell'anima dei quali sono incisi i crimini nazisti, che vivono qui in condizioni deplorevoli, sotto la soglia della povertà.
Begin001
Tuttavia, il vero trattamento di questi sopravvissuti è apparentemente molto meno brillante del culto della venerazione che circonda coloro che sono stati assassinati, e che fornisce una scena per ogni politico che cerca la sua strada verso il centro del consenso. Così, come è stato pubblicato in Haaretz, lo stato continua a nazionalizzare il denaro delle riparazioni che le sono trasferiti dalle centinaia di migliaia di sopravvisuti- mentre trascura in modo criminale molti di loro
Gaza Muro
La strumentalizzazione primaria fatta dall'Olocausto tra i politici iraniani non è nulla di meno che l'immagine allo specchio del modo in cui la memoria dell'Olocausto è sfruttata nella vita politica in Israele. Uno degli scopi della campagna iraniana di "ricercare la verità storica" concernente l'Olocausto, è di svelare il sistema di giustificazioni che i politici israeliani sono stati abituati ad utilizzare molto di frequente, definendo ogni critica dei politici israeliani come colorata di antisemitismo, e questo, al contempo sul piano interno ed esterno. Da cui il ruolo crescente dell'Olocausto, come unica giustificazione per l'esistenza di Israele, invece di concentrarsi sul fatto che attualmente 7 milioni di persone di origine diverse e di nazionalità differenti vivono in questo paese- un luogo che, nella maggior parte dei casi, è la loro sola casa possibile.
israele-palestina
Se veramente, il ministro degli affari esteri iraniano è nel vero, e che è la sola fonte di legittimità da cui deriva oggi il progetto sionista, allora evidentemente il tempo è veramente giunto di intraprendere una revisione radicale del concetto di sionismo. E sarebbe una buona cosa se ciò fosse fatto prima che Ahmadinejad ed i suoi sostenitori ultra-ortodossi di Brooklyn lancino una nuova produzione.

olocausto  
Dror Etkes

[Traduzione di Ario Libert]
LINK al post originale: Holocaust as alibi
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29 marzo 2011 2 29 /03 /marzo /2011 13:37

A Malta, dei templi megalitici tra i più antichi del mondo



 

Satelite_image_of_Malta.jpgL'arcipelago maltese visto dal satellite.


Bertrand Galimard Flavigny

Anne Jouffroy

 

L'arcipelago di Malta offre ai suoi visitatori i più grandi monumenti megalitici del mondo. L'immagine di Malta è legata ai cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme, però Malta esisteva ben prima; ne sono testimoni i suoi straordinari siti megalitici che datano dal 5.000 a. C.
malta--acquarello-di-Jean-Houel--XVIII-secolo--.jpg
Acquarello di Jean Houel, XVIII secolo.

voyage.jpgIl primo degli autori ad interessarsi ai monumenti megalitici di l'incisore Jean Houel (1735-1813) che, del suo passaggio a Malta nel 1770, ha lasciato numerose tavole nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.

 

Ggantija_Temple_outline.gifQuesti templi così poco conosciuti sono le rovine monumentali di un'antica e misteriosa civiltà apparsa nel neolitico. Esse attestano che l'arcipelago di Malta (Malta, Gozo, Comino e la rocca di Filfa) ha conosciuto un alto grado di sviluppo per l'epoca. Siamo tra il 4.500 ed il 2.500 a. C.: due millenni di prodezze architettoniche e questo all'alba di quel che doveva essere la grande civiltà di Creta!

Tra gli specialisti, numerosi sono coloro che pensano che Creta sia, in una certa misura, debitrice di Malta. Non si sa quali divinità siano state adorate in questi strani templi la cui pianta elissoidale non ha equivalenti in nessun'altra architettura antica. Non abbiamo nessuna traccia di questi formidabili costruttori. Si hanno soltanto delle ipotesi! Più si avanza nel tempo, più i punti di riferimento si moltiplicano e più le testimonianze sono affidabili. Durante l'ultimo millennio prima della nostra era, Malta è stata colonizzata dai Fenici poi dai Greci: quest'ultimi la battezzarono "Melite", isola del miele, o isola del rifugio (se come alcuni sostengono la parola "melite" è un adattamento greco della parola semita "malat" e cioè rifugio). Su questo punto nessuna certezza.

Gozo, la seconda isola dell'arcipelago 

gozo.jpgDopo La Valetta, basta una mezz'ora di macchina e prendere un traghetto per una traversata che dura una ventina di minuti per giungere a Gozo, la seconda isola dell'arcipelago. Piena di fascino e considerata per la sua dolcezza di vivere, Gozo è il "Mezzogiorno" di Malta, che guarda con tenerezza la sua piccola gemella perché questa piccola isola di 67 km² è un po' l'anima dell'arcipelago. Non fosse che perché vi si sente più spesso parlare Maltese che Inglese? I Gozitani sono molto fieri del loro territorio, della loro storia ed in particolare di aver accolto gli amori di Ulisse e di Calipso! Questa cittadella medievale costruita per proteggere la popolazione contro le razzie dei corsari barbareschi si trova a strapimbo su questa piccola borgata. Sfortunatamente a volte... le incursioni saracene penetravano sino alla cittadella: nel 1551, 7.000 Gozitani furono ridotti in schiavitù. Non ne rimasero molti sull'Isola! Dal XVIII secolo tutto si è calmato. Le baie di Gozo, le sue acque trasparenti, le sue grotte e le sue garighe costiere sono ridiventate tranquille e gli antiquari (cioè gli archeologi dell'epoca) hanno potuto scoprire a poco a poco i suoi templi megalitici che fanno, probabilmente, parte dei più antichi monumenti del mondo.

 

 

Le isole di Malta e di Gozo ospitano sette templi megalitici

 

 A Gozo, i due templi di Ggantija sono datati all'età del bronzo (5.000 a. C.). Li si chiama anche "Torre dei giganti". I blocchi di pietra esterni possono raggiungere i 6 metri di altezza.


Malta_Tempio_di-Ggantija-1-.jpgTempio di  Ggantija.

 

 

 

 

 

 

ggantjia-dall-alto.jpg

 Ggantija vista dall'alto


 

La popolazione conosceva questi ammassi di enormi pietre e immaginava che erano stati dei giganti che abitavano un tempo l'isola. Si raccontava che uno di questi giganti portava la pietra sulla testa e che suo figlio mangiava sempre delle fave.

 

Ta--Marziena.jpgTempio di Ta' Marziena.


 

A Gozo troviamo anche il tempio di Marziena, quello di Elme-Rama e Santa Verna e l'ipogeo del cerchio di Cha-Ra.


 

Santa_Verna.jpgTempio di Santa Verna.

 


Nell'isola di Malta si contano i templi di Hagar Qin che è il più elaborato. Domina il mare. È in una delle sue cinque sale ovali che fu scoperta la "Venere di Malta" (conservata al Museo nazionale di archeologia) ed altre statue.

Hager_Qim_001.jpgIngresso sussidiario del Tempio di Hagar Qin.


Malta_15_Hagar_Qim.jpgTempio di Hagar Qin



venere-di-Malta-da-Hagar-Qin.jpgVenere di Malta da Hagar Qin, Museo archeologico di Malta.



Mnajdra.jpgIl tempio megalitico maltese di Mnajdira, scoperto nel 1840.



 

 Il tempio di Tarxien è a forma di trifoglio. Le pietre mostrano delle spirali che raffigurano degli animali scolpiti in rilievo.


tarxien_aerial.jpg
Tempio di Tarxien, veduta aerea, 2.200- 1.800 a. C.



tarxien-spirali.jpgMotivi spiraliformi dal tempio di Tarxien.

Alla fine del V millennio a. C. una nuova ondata di coltivatori siciliani si installa sull'arcipelago. Questa società, nuova arrivata, apporta a Malta un nuovo rito funerario (già conosciuto nelle Puglie ed in Sardegna ed in Sicilia verso il 4.000 a. C.): degli ipogei, delle tombe collettive appaiono, scavate nel calcare.

malta--dea-3200-a-C.jpgDea madre maltese.

Queste tombe artificiali sono dapprima riservati ad un solo soggetto, sono allora dei semplici pozzi. Esse in seguito riservate a diversi individui di una stessa famiglia, poi di uno stesso santuario. Esse possono ricevere migliaia di spoglie! (7.000 individui recensiti ad Hal Saflieni, il più bello, il più grande dei "cimiteri-santuari").

Sleeping_Lady_Hypogeum_Hal_Saflieni.jpg
Malta, Dea dormiente.

È allora l'inizio dello scavo di grandi necropoli su diversi livelli con molteplici sale sotterranee e questo sino ai limiti fisici del carsismo.
Mnajdra--3000-a-C.jpgDivinità femminile maltese proveniente da Mnajdra, 3000 a C.

I riti funerari cambiano anch'essi e si svolgono in diverse "tappe": si passa dalle inumazioni primarie a riti più elaborati. La scoperta di nove statuette stilizzate in pietra calcarea dette "Bastoni dello sciamano" e di una statuetta dalle "divinità gemelle" confermerebbe dei riti di inumazione complessa con delle offerte deposte nelle tombe, per tutti gli antenati presenti nella sepoltura collettiva.

Malta--bastoni-di-sciamano.jpgMalta, Bastoncini dello sciamano.


Gozo

 

 

 

 

 

Grotte-di-G-ar-Dalam-a-Malta.jpg
Ghar Daalam, la "caverna delle Tenebre", una grotta che ospitò i primi abitanti dell'isola, degli allevatori, venuti senz'altro dalla Sicilia, verso il 4.000 a. C . Scavata da un fiume sotteraneo, la grotta misura circa 144 metri di profondità e si caratterizza per una configurazione particolare ad angoli retti. Queste sepolture collettive, e santuari sotteranei sono tra i monumenti megalitici più commoventi.

ipogeo-di-Hal-Saflieni.jpgIpogeo di Hal-Saflieni, 4.100- 3.800 a. C.


dea-di-malta-III-millennio.jpgDea maltese III milennio a. C.
 

 

 

 

 

 

 

 Anne Jouffroy è una storica, redattrice della rivista "Signature".


Bertrand Galimard Flavigny, è uno storico e bibliofilo.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK: 
A Malte, des temples mégalithiques parmi les plus anciens du monde

 

 

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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 13:11

 

 

 

Friedrich von Hayek, papa dell’ultra-liberalismo


 

hayek.jpg

di Denis Boneau*

 


PinochetL’économista autriaco Friedrich von Hayek si è applicato nel discreditare ogni forma di regolazione dell'economia a motivo che quest'ultima sia troppa complessa perché si pretenda di organizzarla. La sua teoria dello "Stato minimo" è diventata la religione del Partito repubblicano statunitense in opposizione sia al "New Deal" dei Democratici quanto al marxismo dei sovietici. La sua scuola, finanziata dalle fondazioni delle grandi multinazionali, si è strutturata intorno alla società del Monte Pellegrino, ed ha ottenuto sette volte il premio Nobel per l'economia. Essa ha ispirato i governi di Pinochet, Reagan e Thatcher.

 

reagan.jpgIl pensiero economico e politico di Friedrich A. von Hayek si è imposto come fondamento ideologico dell'ordine liberale. È al contempo il prodotto di una storia particolare e di una rete relazionale che si è sviluppata all'ombra delle grandi fondazioni statunitensi.

 

thatcher.jpgHayek è nato a Vienna, nel 1899. La sua giovinezza austriaca è segnata da un clima politico difficile, da scioperi di massa che paralizzano il paese. Egli assiste alla disgregazione   del regime doppiamente minacciato dal populismo, spesso antisemita, e dal socialismo rivoluzionario radicalizzato dall'introduzione delle tesi marxiste. In questo contesto, si appasiona per le tesi della Società fabiana, una corrente riformista e socialista inglese, creata da Beatrice e Sidney Webb, e prefigurante una rivoluzione spirituale. Parallelamente, è iniziato alla filosofia di Ludwig Wittgenstein, principale "animatore" del Circolo di Vienna.

 

Hayek partecipa ai seminari dell'economista Ludwig Von Mises che riunisce attorno a sé dei discepoli che contribuiranno a diffondere la buona novella liberale in Francia (Jacques Rueff, consigliere del generale de Gaulle), in Italia (Luigi Einaudi), in Germania (Wilhelm Röpke, Ludwig Erhard), e in una misura minima negli Stati Uniti (Murray, Rothbard).


Mises.jpgAll'epoca, Mises difende delle idee contro-correnti dalle tesi dominanti dell'intelligentsia austriaca, Hayek lo qualifica come "liberale intransigente isolato". È l'iniziatore della critica della pianificazione che, secondo lui, non può costituire una soluzione economica adeguata in ragione della complessità dei calcoli economici e della mancanza di informazione. Nella sua opera maggiore, Socialism, egli predice lo scacco delle esperienze socialiste: la pianificazione non può condurre che al caos o alla stagnazione. Professore a Vienna (1913-1938), poi a New York (1945-1969), Mises è il fondatore della corrente neo-austriaca che si sviluppa surante gli anni Settanta del XX secolo. Vicino alle reti statunitensi in Europa occidentale (la Fondazione Rockfeller ed il National bureau of economic research hanno finanziato due dei suoi libri pubblicati nel 1944, Omnipotent Government: the Rise of the Total State and Total War e Bureaucraty).  Cercando di diffondere le sue teorie, appoggiato da industriali e da fondazioni, Mises ha costruito un'organizzazione ufficiosa, un abbozzo della Società del Monte Pellegrino, rappresentata dai suoi allievi in diversi paesi dell'Europa occidentale.

La teoria politica neo-liberale


Hayek, nella continuità della tradizione liberale iniziata da Adamsmith.jpg Smith, difende una concezione minimale dello Stato. Il suo apporto peculiare corrisponde alla critica radicale dell'idea di "giustizia sociale", nozione dissimulante, secondo lui, la protezione degli interessi corporativi della classe media. Auspica la soppressione degli interventi sociali ed economici pubblici. Lo Stato minimo è un mezzo di sfuggire al potere della classe media che controlla il processo democratico allo scopo di ottenere la redistribuzione delle ricchezze attraverso la fiscalità.


keynesIl suo programma è esposto in La costituzione della libertà del 1960: deregolamentizzare, privatizzare, diminuire i programmi contro la disoccupazione, sopprimere le sovvenzioni per gli affitti ed i controlli dei locali, ridurre le spese per la sicurezza sociale, ed infine limitare il potere sindacale. Lo Stato non ha il diritto di assicurare la redistribuzione, soprattutto in funzione di un qualsiasi criterio di "giustizia sociale". Il suo ruolo è ridotto a fornire un quadro giuridico che garantisca le regole elementari dello scambio. Nel 1976, giunge sino a proporre la denazionalizzazione  della moneta, cioè la privatizzazione delle banche nazionali per sottomettere la creazione monetaria ai meccanismi del mercato. Altre prese di posizioni sembrano sfumare la radicalità del suo liberalismo, auspicando, ad esempio la creazione di un reddito minimo, ma questa proposta deve essere pensata come una riabilitazione della legge inglese per gli indigenti e non come il segno di un "socialismo hayekiano" [1].

La teoria  sviluppata da Hayek è fondata su una credenza condivisa da tutti i liberali, dai classici sino ai sostenitori delle tesi austriache. La metafora della "mano invisibile", che assicura nel pensiero di Adam Smith l'adeguamento dell'offerta e della domanda sui diversi mercati, illustra perfettamente questo presupposto comune che cercano tutti di dimostrare a partire da diversi postulati: equilibrio  generale di Walras, risviluppata da Pareto; ordine spontaneo del mercato o catallassi per la scuola austriaca. Quest'ultima è il risultato di azioni non concertate e non il frutto di un progetto cosciente. L'ordine del mercato non è voluto, non pianificato, è spontaneo. Questa concezione dell'economia serve da giustificazione alla critica dell'interventismo che genera degli squilibri, delle perturbazioni nella catallassi. Hayek considera che i keynesiani fanno dello Stato un "dittatore economico".

locke.jpgLa filosofia politica di Hayek è infine molto vicina alle tesi sviluppate da Locke. Lo Stato difende il diritto naturale di proprietà ed è limitato dalle clausole individualiste di un ipotetico contratto-fondatore. Il diritto diventa allora strumento di protezione dell'ordine spontaneo del mercato. Ciò che importa dunque principalmente, è la difesa del liberalismo economico. Il liberalismo politico è assorbito. Le idee democratiche sono relegate ad un rango secondario. Ciò ha spinto Hayek a delle dichiarazioni ad intonazioni provocatorie. Dopo lui, la democrazia non costituisce un sistema politico infallibile: essa è: "essenzialmente un mezzo, un processo utilitario per salvaguardare la pace interiore e la libertà individuale" [2]. Meglio vale un regime non-democratico che garantisca l'ordine spontaneo del mercato che una democrazia pianificatrice. Questo ragionamento giustificherà la presenza dei "Chicago boys" in Cile.

burke.jpgIl pensiero di Hayek è un intreccio di conservatorismo (critica della democrazia ispirata alla denuncia della Rivoluzione francese di Edmund Burke) e del liberalismo (Adam Smith). Mette in guardia contro la democrazia illimitata che conduce irrimediabilmente al regno della democrazia totalitaria [3]. Di fatto Hayek è ossessionato dalle classi medie che controllano i regimi democratici: "C'è una grande parte di verità nella formula secondo la quale il fascismo ed il nazionalsocialismo sarebbero una specie di socialismo dellal classe media" [4].

Per di più teme i poveri le cui reazioni sono imprevedibili. Egli reclama un reddito minimo "non fosse che per l'interesse di coloro che intendono essere protetti contro le reazioni di disperazione dei bisognosi" [5]. Benché rifiuti di aderire all'idea di giustizia sociale, Hayek sviluppa una particolare concezione della giustizia, liberale ma anche conservatrice, anche se se ne difende in un articolo intitolato Perché non sono conservatore?

Le idee radicali di Hayek, i suoi attacchi contro l'interventismo economico non possono essere capiti senza un ritorno al contesto storico del dopoguerra: l'eleborazione di una nuova metamorfosi del liberalismo corrisponde ad una critica totale del keynesismo trionfante. Hayek, ispirato dal pensiero economico di Mises, respinge sia il collettivismo preconizzato dal marxismo di Stato sia l'intervento economico nelle società capitaliste. Riprendendo le idee di Mises, egli critica la possibilità di pianificare l'economia la cui complessità si oppone ad ogni calcolo razionale. Queste prese di posizione contro "la terza via democratica e sociale" simbolizzata dal New Deal rooseveltiano ed il laburismo inglese spiegano l'emarginazione degli ultra-liberali all'inizio degli anni 50, soprattutto all'interno della più potente delle organizzazioni di intellettuali anti-comunisti, il Congresso per la llibertà della cultura.

Hayek in margine alla "Guerra fredda culturale"

London-school-of-economics-.jpgHayek è nominato professore alla London school of economics nel 1931, poi a Chicago nel 1950.  Nel 1962, idiventa professore di economia politica nella Germania federale. Questo percorso universitario non deve nulla al caso: la London school of economics, finanziata dalla fondazione Rockfeller, e l'università di Chicago sono dei bastioni dell'economia liberale. Costituisce anche una rete politica ed intellettuale internazionale. Ha saputo raccogliere dei liberali, dei conservatori britannici ed americani, ma le sue teorie sono state diffuse anche in tutta l'Europa occidentale. Vicino a Raymond Aron [6] che popolarizza le sue tesi in Francia, si considera un "liberale intransigente" impegnato ad un tempo contro il sovietismo ed il fascismo.

 

University-of-Chicago.jpgLa retorica dell'anti-totalitarismo costituisce una volta di più lo strumento ideologico privilegiato degli intellettuali impegnati nel Congresso per la libertà della cultura, organizzazione guidata dalla CIA dal 1950 al 1967. Tuttavia, a partire dal 1955, gli ultra-liberali guidati da Hayek sono emarginati rispetto ai "laburisti", rappresentanti di una "terza via" socialdemocratica, che contribuiscono a ridefinire gli orientamenti ideologici del Congresso per la libertà dellal cultura. Un nuovo programma emerge dalla conferenza internazionale di Milano [7].

  

A Parigirockefeller_center.jpg, Josselson, con il sostegno della fondazione Rockfeller, recluta e finanzia i partecipanti. La lista degli intervenuti è approvata da un comitato composto da Raymond Aron, Michel Collinet, Melvin Lasky, Sidney Hook, Denis de Rougemont. Cinque oratori sono cooptati [8]. Essi sono incaricati di dare le linee direttrici dell'ideologia anti-comunista del Congresso per la libertà della cultura durante la seduta inaugurale. La conferenza di Milano renderà evidente la frattura tra le due tendenze. Gli architetti dell'organizzazione, per la maggior parte degli intellettuali newyorchesi usciti dai ranghi trotskysti tentano di allineare dei liberali, ma soprattutto degli uomini della sinistra non-comunista (come Léon Blum in Francia).

 

congresso-di-Milano-1956-Polanyi.jpg Nel 1955, il Congresso si impegna apertamente nella via socialdemocratica; il successo del discorso inaugurale di Hugh Gaitskell, leader laburista inglese, testimonia questo orientamento. Per lui, il Welfare state è compatibile con la democrazia politica, tesi in perfetta contraddizione con le teorie austriache di Mises. Il quarto oratore, Hayek, prende la parola in nome degli ultra-liberali e ricorda che la proprietà è l'unico diritto che valga la apena di essere difeso, facendo così riferimento ai diritti sociali evocati da Hugh Gaitskell [9]. La conferenza di Milano si conclude con la vittoria ideologica dei "laburisti" e con l'emarginazione degli ultra-liberali che ripiegano sui  think tanks, organizzazioni incaricate di convertire le elite economiche alla filosofia neo-liberale.



 

Dal colloquio Walter Lippman alla Società del Monte Pellegrino: la nascita di un think tank internazionale

 

 

Walter_Lippmann.jpgIl colloquio Walter Lippman [10] a cui partecipano Mises e Hayek è l'occasione per riunire degli universitari liberali ostili al fascismo, al comunismo ed a tutte le forme di interventismo economico dello Stato. Walter Lippman [11], fonda nel 1920 il New Republic, diventa inseguito editorialista al New York Herald Tribune. A partire dall'inizio degli anni 60, scrive in Newsweek. Il suo pensiero politico liberale e conservatore ha influenzato gli intellettuali del Congresso per la libertà della cultura. Il suo libro The Good Society [La società giusta], costituisce il manifesto temporaneo, in attesa di The Road to Serfdom [La strada verso la schiavitù], di questo gruppo di intellettuali relativamente emarginato all'epoca del keynesismo trionfante.

 

Louis_Rougier.jpgSecondo Walter Lippman, il collettivismo è la radice comune dei totalitarismi fascisti e comunisti. I governi delle democrazie occidentali, impegnandosi in politiche economiche dirilancio, cedono alla tentazione del palnismo perché non esiste- quest'idea costituisce la chiave di volta della filosofia austriaca iniziata da von Mises- di "via intermedia" tra il liberalismo ed il collettivismo. Così Louis Rougier [12] professore di filosofia all'università di Besançon e principale organizzatore della riunione dichiara: "Il dramma morale della nostra epoca, è l'accecamento degli uomini di sinistra che sognano di una democrazia politica e di un planismo economico senza capire che il planismo implica lo Stato totalitario. Il dramma morale della nostra epoca, è l'accecamento degli uomini di destra che sopirano di ammirazione per i regimi totalitari, pur rivendicando i vantaggi di un'economia capitalista, senza rendersi conto che lo Stato totalitario divora la fortuna privata, mette al passo e burocratizza tutte le forme di attività economica del paese". Uomini di destra e uomini di sinistra sono così accomunati secondi un argomento unico: il planismo è totalitario. Il pensiero di Hayek poggia sullo stesso principio volgarizzato nella celebre La strada verso la schiavitù. Il ragionamento giustifica la costruzione di un'avanguardia liberale capace di lottare intellettualmente (in un primo tempo) contro l'egemonia dellel pratiche ispirate al pensiero di keynes. Il colloquio  Walter Lippman approda ad un progetto internazionale di promozione del liberalismo. Lippman, Hayek e Röpke sono incaricati di creare delle organizzazioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in Svizzera.

 

milton_friedman.jpgNel 1947, nella logica del piano Lippman, Hayek partecipa attivamente alla fondazione della Società del Monte Pellegrino [Mont Pelerin Society] che "costituisce in qualche modo la casa madre dei think tank neo-liberali" [13]. Un uomo d'affari svizzero, Albert Hunold, permette di concretizzare le proposte di Hayek che desidera creare un "forum liberale internazionale" e di Wilhem Röpke che cerca di lanciare una rivista internazionale. Hunold riunisce degli industriali e dei banchieri svizzeri allo scopo difinanziare il think tank liberale [14], Riunisce degli intellettuali provenienti da varie correnti che condividono lo stesso credo nell'equilibrio spontaneo del mercato: dei monetaristi come Milton Friedman [15], dei membri della scuola di Public choice (James Buchanan), così come delle personalità associate alla corrente neo-austriaca. Le riunioni internazionali sono finanziate, in un primo tempo, dalle fondazioni Relm e Earhart [16]. La Società del Monte Pellegrino riceve in seguito il sostegno dell'ultra-conservatrice fondazione John Olin, Lilly endowment, la fondazione Roe, lo Scaife Family charitable trust e la Foundation Garvey.

 

IEA.jpegLa società del Monte Pellegrino predica per venticinque anni nel deserto. Gli ideologi neo-liberali rimangono isolati in un contesto di consensi internazionale interventista. Bisognerà attendera la crisi del keynesismo affinché le idee di Hayek si impongano tra le elite politiche. La Gran Bretagna costituirà il terreno  della messa in pratica delle misure preconizzate. Fondato nel 1955, l'Institute of Economic Affairs (IEA) lavora a volgarizzare le tesi di Hayek e del monetarismo avendo come obiettivo gli ambienti padronali (che restano a lungo diffidenti) e finanzieri. Ralph Harris, che fu direttore dell'organizzazione, è nobilitato sin dal 1979 da Margaret Thatcher.

La "rivoluzione conservatrice" britannica 

Alla fine degli anni sessanta, si delineano i primi segni della crisi che fara pendere la Gran Bretagna verso la "Rivolizione conservatrice" orchestrata da Margaret Thachter. La stagflazione, combinazione inedita di disoccupazione e inflazione, conduce a rimettere in discussione il paradigma keynesiano (soprattutto l'equazione di Philips che verte su l'arbitraggio tra inflazione e disoccupazione). Con la crisi, le teorie della Società del Monte Pellegrino e dell'IEA si sviluppano e ricevono un accoglienza sempre più favorevole nei circoli padronali e politici. Le due organizzazioni diffondono le idee della supremazia della lotta contro l'inflazione, del carattere utopico delle politiche di pieno impiego, della super potenza sindacale, delle conseguenze nocive delle politiche economiche. Nel 1970, l'IEA pubblica la tesi quantitativa della moneta di Milton Friedman che costituisce una condanna radicale della politica monetaria keynesiana. Friedman preconizza la riduzione dei deficit dello Stato allo scopo di controllare l'aumento dellal massa monetaria.

 

Adam_Smith_Institute.gifNegli anni settanta, che sono gli anni della conversione per numerosi uomini politici britannici, si assite ad un riavvicinamento tra i conservatori ed i liberali, un matrimonio tra gli eredi di Burke e di Smith. Allo scopo di sostenere questa dinamica di conversione liberale, dei membri del Partito conservatore (tra cui Margaret Thatcher e Keith Joseph) creano il Center for Policy studies, nel 1974. Nel 1977, nasce un'altra organizzazione: l'Adam Smith Institute. La Gran Bretagna entra in un periodo di "rivoluzione conservatrice". La vittoria di Thatcher nel 1979 consacra la riuscita dei think tanks neo-liberali. Dei membri di queste organizzazioni come Geoffrey Howe e Nicholas Ridley costituirono i pilastri dei governi conservatori [17].

 

Questa rapida storia dei think tanks neo-liberali sottolinea il peso politico delle concezioni economiche di Hayek.  A partire dalla Società del Monte Pellegrino, ha saputo imporre la sua idea dello Stato (minimo, senza alcun potere di intervento economico) e di mercato ("lasciate fare"). Prova della sua egemonia intellettuale, egli riceve il premio Nobel nel 1974, poi lo vede attribuire a sei dei suoi amici ultra-liberali: Milton Friedman (1976), George Stigler (1982), James Buchanan, Maurice Allais (1988), Ronald Coase (1991) e Gary Becker (1992). In un certo senso,è il programma che aveva impostato nella sua opera La Constitution de la liberté [La società libera], che si è imposto come "pensiero economico unico" alla fine del XX secolo.

 

Denis Boneau

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

NOTE

 

 

[1] Gilles Dostaler, Le libéralisme de Hayek, Éditions La Découverte, Paris 2001.

 

[2] F. A. Hayek, La route de la servitude, Presses universitaires de France, [La via della Schiavitù], Paris, 1946, p. 56-57.


[3] Questi temi sono presi in prestito dal filosofo autriaco Karl Popper, autore di Miseria dello storicismo e di La società aperta ed i suoi nemici. La sua opera epistemologica costituisce il fondamento teorico della critica austriaca del marxismo. Hayek, ammiratore ed amico di Popper, invita il "maestro" alla London school of economics. Vi è ricevuto cavaliere nel 1865. È la guida intellettuale di Georges Soros che mette in evidenza l'idea di "Open society". 

 

[4] Ibid., p. 86-87.

 

[5] F. A. Hayek, La società libera, Litec, Paris, 1994, p. 285.

 

[6] Raymond Aron, nel 1951, partecipa alla quarta riunione della Società del Monte Pellegrino (Beauvallon-France); il suo intervento si intitola Du préjugé favorable à l’égard de l’Union soviétique [Del pregiuduzio favorevole nei confronti dell'Unione sovietica].

 

[7] La conferenza internazionale di Milano (1955) è la quinta di questo genere dopo Berlino, Bruxelles, Bombay e Amburgo.

 

[8] Hugh Gaitskell, Sidney Hook, Michael Polanyi, Raymond Aron e Friedrich Hayek. Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, Le Congrès pour la liberté de la culture à Paris, 1950-1975, Fayard, 1995, p. 161.

 

[9] "Sono stato colpito", diceva l'oratore, "leggendo le comunicazioni che ci sono state distribuite, che ogni volta che la libertà è minacciata numerosi sono coloro che, invece di tentare di difenderla, cercano di definire nuove libertà. Così si finisce con il perdere di vista ciò che costituisce il solco dellel noster libertà fondamentali. Ho l'impressione che la dottrina ostile alla proprietà, così caratteristica della nostra epoca, ha rovinato completamente la comprensione delle condizioni essenziali della libertà" Pierre Grémion, Intelligence de l’anticommunisme, p. 174.

 

 

[10] Il colloquio riunisce ventisei interventi, Il filosofo Raymond Aron incontra Hayek, allora professore alla London school of economics ed il suo mentore Mises, professore a Ginevra. Questi contatti saranno confermati durante la messa a punto del Congresso per la libertà della cultura.

 

[11]  Walter Lippmann, nato a New York nel 1889,  fu un diplomatico prima di diventare uno dei giornalisti più ascoltati del suotempo. Nel 1917, entra nell'amministrazione democratica e partecipa all'elaborazione dei quattordici punti di Wilson.

 

[12] Louis Rougier e Jacques Chevalier, ministro dell'Educazione nazionale poi della salute nel 1940 e 1941, hanno negoziato degli accordi segreti Churchill-Pétain. La France de Vichy, 1940-1944, di Robert O. Paxton, Seuil, 1973, p. 133.

 

 

[13] Keith Dixon, Les Évangélistes du marché, Raisons d’agir.

 

[14] La Società del Monte Pellegrino è stata finanziata anche dal William Volker Charities Trust, l'organizzazione creata da un ricco grossista di Kansas City ha svolto un ruolo importante nella costruzione di una scuola specificatamente anti-interventista; i crediti William Volker hanno reso possibile i trasferimento di Mises alla New York University business school, di Hayek al Committee on social thought dell’università di Chicago e di Aaron Direttore alla Scuola di diritto di Chicago. Dorval Brunelle, Hayek et Pinochet, Ultra libéralisme et terreur politique, conferenza sostenuta l'11 Septembre 2003.

 

[15] Il giovane professore Milton Friedman accompagna il gruppo di economisti dell'universutà di Chicago (Frank Knight, George Stigler). Essi saranno i principali artefici della diffusione delle tesi hayekiane negli Stati Uniti. Son dal 1944, La strada della schiavitù, è edita dall'università di Chicago. Le opere di Milton Friedman aono state finanziate dalla Hoover Institution on war, revolution and peace, un'organizzazione fondata nel 1919 e residente a Stanford. Le sue tesi sono servite da Bibbia alla generazione dei Chicago boys che hanno consigliato dei capi di Stato come il generale Pinochet. George Susan Mythologies contemporaines, Comment la pensée devint unique, Le Monde diplomatique, agosto 1996.

 

[16] Tra il 1957 ed il 1986, le fondazioni Relm e Earhart versano 245 820 dollari alla Societa del Monte Pellegrino.

 

[17] François Poirier, Génération Thatcher, La culture politique de Angleterre, Culture et société.

 

 

 

 

LINK al post originale:

Friedrich von Hayek, pape de l’ultra-libéralisme

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12 febbraio 2011 6 12 /02 /febbraio /2011 13:50

Commemorazione dell'Olocausto

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mezzo per promuovere l'unità nazionale sionista  

di Tony Karon

Bund_Odessa_1905.jpg
 Membri del BUND mentre vegliano tre dei loro compagni uccisi ad Odessa durante la rivoluzione del 1905.
La maggior  parte degli ebrei nel mondo prima della seconda guerra mondiale aveva respinto il sionismo e la sua idea di colonizzare  la Palestina per costruire uno stato nazione ebraico, considerandolo come un movimento marginale di zeloti. In termini di affiliazo ne politica ebraica, il sionismo contava meno del 20% di adepti. La maggior parte degli Ebrai d'Europa si erano identificat i essi stessi con i partiti di sinistra (ed anche il liberalismo laico per quel che concerne le comunità ebraiche dell'Europa occidentale più propere). Essi erano socialisti, e socialdemocratici, bolscevichi e bundisti (il Bund dei lavoratori ebrei era un'organizzazione di lavoratori ebrei che parlavano lo Yiddish ma affiliati al movimento sociale generale,  mentre gli ebrei che hanno partecipato al bolscevismo lo hanno aftto a titolo individuale e non in blocco)-


10
Tra l'importante popolazione ebraica vivente all'epoca in alcune città di paesi arabi, come il Cairo o Bagdad (ed anche Teheran) che non è araba am persiana), non c'era affatto presenza significativa statisticamente parlando del movimento sionista. È nel mondo musulmano (è importante evidenziarlo tenendo conto di ciò che accade attualmente sulla scena politica internazionale e delle dichiarazioni bellicose scambiate da una parte e dall'altra) che gli ebrei avevano storicamente trovato rifugio dalle persecuzioni dell'Europa cristiana che colpivano gli ebrei come i musulmani.
 
11
L’Olocausto ha fatto sparire la direzione ebraica europea (in maggioranza antisionista), ed i sionisti, erano pronti a trarre vantaggi dall'orrore universale provato da ciò che trapelava poco alal volta sulle atrocità naziste comemsse nei confronti degli ebrei, per far valere la loro causa e creare uno stato ebraico in Palestina. Questa causa,avevano combattuto per molto tempo per imporla al mondo, ma senza ottenere il sostegno della maggioranza degli ebrei d'Europa. Ben Gurion fece nel 1938 una dichiarazione diventata poi celebre: "Se sapessi che tutti i bambini ebrei tedeschi potessero essere salvati trasferendoli in Inghilterra e soltanto la metà mandandoli in Palestina, opterei per quest'ultima (soluzione, perché la nostra preoccupazione non è soltanto un interesse per questi bambini, ma l'interesse storico del popolo ebraico".
Ben Gurion ha capito, di fronte all'indignazione mondiale che si era manifestata durante il pogrom della "Notte di Cristallo", che altri paesi potevano essere inclini, avendone acquisito coscienza, ad aprire le oro porte ai rifugiati ebrei. "Il sionismo  è in pericolo" aveva allora avvertito Ben Gurion.

12
In effetti,doppo la guerra, il movimento sionista si è attivamente dato da fare per assicurarsi che i sopravvissuti dell'Olocausto fossero trasferiti in Palestina e non altrove.

Morris Ernst, un consigliere ebreo del presidente americano Roosevelt, ha scritto più tardi, parlando di un piano che egli aveve concepito per aprire le porte degli Stati Uniti ad almeno 150.000 sopravvissuti, e presentato al presidente delgi USA, sollecitandolo ad accettarlo: "Sarebbe ipocrita da parte nostra chiudere le nostro porte mentre facciamo delle domande con aria di superiorità virtuosa agli arabi".
13
Ernst faceva riferimento al fatto che si diceva agli arabi della Palestina di far posto per i sopravissuti, mentre le principali potenze occidentali conservavano delle restrizioni severe nei confronti degli ebrei in materia di immigrazione, anche dopo Auschwitz. Quando ha sottoposto il piano agli attivisti sionisti in seno a delle organizzazioni ebraiche, è rimasto colpito dalla loro reazione, "Ero stupito e mi sono anche sentito insultato quando i dirigenti ebrei attivi l'hanno criticato, cancellato poi mi hanno attaccato come se fossi un traditore... Credo di conoscere la ragione per tanta opposizione. Vi è un interesse personale emotivo profondo, vero, fanatico a porre in primo luogo il movimento palestinese (il movimento mirante ad installare degli ebrei in Palestina)".

14
Nel suo eccellente libro "Il settimo milione: ebrei israeliano ed Olocausto", lo storico Tom Segev rivela che durante i 15 anni che hanno fatto seguito alla liberazione dei campi, gli israeliani non erano veramente interessati ad ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto o a discutere di questo periodo che essi consideravano semplicemente come un segno della debolezza ebraica. E' soltanto dopo il processo Eichmann a Gerusalemme che Israele ha cominciato a rivendicare attivamente la proprietà dell'Olocausto come facente parte della sua storia nazionale, e la ragione era politica: la prima generazione di colni ebrei occidentali che si erano installati nel nuovo stato cominciava a demotivarsi, e ad emigrare, ed il progetto sionista attraversava una zona d'ombra. Rianimare la memoria dell'Olocausto divenne un modo di promuovere l'unità nazionale dietro gli obiettivi sionisti.
15
  
Da leggere:
L'industria dell'Olocausto: riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza degli ebrei di Norma G. Finkelstein

 
olocausto.jpg
finkelstein.jpgBreve saggio dello storico americano ebreo Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti del ghetto di Varsavia e dei campi. Finkelstein mostra sino a qual punto il genocidio ebraico ha servito degli interessi politici e sociali considerevoli. Israele avrebbe così fatto, secondo lui, dello sfruttamento delle sofferenze ebraiche un'arma ideologica potente, assegnando il ruolo di stato vittima, ed accusando tutti coloro che criticano la sua politica sionista di occupazione colonizzazione, e delle sue violazioni flagranti dei diritti dell'uomo nei territori occupati palestinesi di essere degli antisemiti e per coloro che sono ebrei, di essere degli ebrei che "si odiano".



16 
Tony Karon è un giornalista sudafricano ebreo di Cape Town, residente a New York dal 1993 ed editore al TIME.com
[Traduzione di Ario Libert] 

 


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11 gennaio 2011 2 11 /01 /gennaio /2011 09:09

Vogliamo con questo breve, ma centratissimo, articolo scritto da Gilad Atzom, evidenziare l'apporto positivo di molte figure di  cittadini israeliani antisionisti nel campo sia dell'informazione sia della cultura. I dati contingenti non rendono per ciò stesso meno notevole la testimonianza di questi militanti della verità politica e storica, che lavorano da tempo nel denunciare la natura profondamente malvagia del sionismo, autentico fascismo razzista ed integralista in atto, nonché i suoi agganci e funzionalità nel gioco internazionale della supremazia svolto da tempo immemorabile dall'Occidente e soprattutto, dopo la seconda guerra mondiale, dal blocco anglo-americano e suoi alleati, più o meno oggettivi.   

Israele e la Germania nazista

 

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Oltre ogni paragone...

 

Gilad Atzmon


 

"L'azione militare israeliana è un'aggressione ingisutificata, effettuata in uno stile degno di Hitler, in modo fascista".
Hugo Chávez, Presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela

"Evidentemente il Presidente Chávez ha bisogno di riprendere contatto con la realtà per quel che concerne il conflitto in Medio Oriente".
Abraham H. Foxman, Direttore (per gli USA) dell'Anti-Defamation League


olmert.jpgC'è incontestabilmente una tendenza, presso tutti noi - noi, i detrattori di Israele e del sionismo. Ad ogni occasione, compariamo Israele al Terzo Reich; identifichiamo l'esercito israeliano-  "Tsahal"– con la Wehrmacht; troviamo una somiglianza tra le tattiche dell'aviazione israeliana e le tecniche del blitz della Luftwaffe; all'occasione associamo i crimini di guerra di Sharon e di Olmert con quelli di Hitler. Sono anch'io caduto in questa trappola, a capofitto, in molte riprese. Ma ora, ci siamo, ho reagito: bisogna che un termine sia posto a questo modo di esprimersi, una buona volta per tutte!
 

 

Gaza, 05

Il lager di Gaza edificato dal sion-fascismo israeliano, nella totale indifferenza delle "democrazie" occidentali.

 

 

hitler.jpgVedere in Hitler il Male assoluto, ciò significa semplicemente capitolare davanti al discorso sion-centrista. Considerare Hitler come l'uomo più perfido e il Terzo Reich come l'incarnazione del male, ciò non ha altro risultato che di salvare l'operato di Israele. Paragonare Olmert a Hitler, significa fornire a Israele e a Olmert uno scudo morale. Ciò mantiene Hitler in testa alla truppa, e permette a Olmert di nascondersi davanti alla pattumiera.

 

sionismo-nazismo.jpgMia madre, che è veramente molto veggente, mi ha messo con le spalle al muro, un giorno, molti anni fa... Me ne ricordo molto bene. Mi ha chiesto: "Dimmi, Gilad, perché diavolo, i tuoi amici e tu, trovate sempre questo bisogno di paragonare Israele ai nazisti? Israele non è abbastanza orribile senza questo?". Sul momento, ho trovato la sua osservazione piuttosto divertente, ma l'intuizione cinica di mia madre era del tutto pertinente. Infatti, Israele è "abbastanza orribile così com'è".

 

libano-2006.jpgIsraele ha subito dimostrato un'interpretazione unica nel suo genere della nozione di astuzia che è riuscita a superare ogni altro male. È tempo che integriamo il fatto che Israele ed il sionismo sono il Male assoluto, senza alcun punto di comparazione. E se ciò non bastasse, ricordiamo che, contrariamente al nazismo, che appartiene al passato, la malvagità del sionismo è un crimine che continua a svolgersi, aggravandosi. Chavez aveva, con tutta evidenza, il diritto più assoluto di dichiarare quanto ha dichiarato. Tuttavia, che l'adorabile presidente del Venezuela mi permetta di ricordargli che Hitler non ha mai distrutto per mezzo di  bombardamenti un qualunque paese in assenza di qualche motivo. Ora, è esattamente quanto gli Israeliani stanno facendo da quattro settimane in Libano, ed è ciò che fanno, da innumerevoli anni, a Gaza. Lo spettacolo della carneficina e della devastazione in Libano non lascia alcun posto al dubbio. La brutalità israeliana attuale non è altro che il male fine a se stesso, una punizione spietata. Israele è una reincarnazione collettiva devastatrice del Sansone della Bibbia. Israele è una riedizione dell'uomo massacratore di donne, bambini e vecchi, è il padrone vittorioso delle rappresaglie cieche ed arbitarie, che ricorrono tanto frequentemente nella Bibbia, da diventare noioso.

 

Da molti anni, i progressisti politicamente corretti che si presentano

israele-palestina come di sinistra insistono nel raccontarci che l'aggressione israeliana deve essere analizzata in termini di espansionismo coloniale. Questa linea di pensiero continua ad essere propagata da alcuni militanti pacifisti ebrei, un po' ovunque nel mondo. La ragione è semplice: finquando Israele continuerà ad essere considerata come uno Stato coloniale, essi potranno continuare ad applicare al conflitto mediorientale il loro paradigma marxista ortodosso arc aico- risalente al XIX secolo. Per di più, se Israele fosse veramente una forza coloniale regionale espansionista, allora non vi sarebbe nulla di categoricamente malvagio, presso gli Israeliani; essi sarebbero semplicemente ciò che erano i Britannici, con mezzo secolo di ritardo, ecco tutto...

 

bombardamenti-gaza.jpgDelirante! L'interpretazione datata che abbiamo appena evocata è fondamentalmente erronea e deliberatamente ingannevole. Per di più, non è applicabile, tanto più in  quanto foglia di fico ad uso di un "politicamente corretto "ebraicocentrico". Basta guardare la devastazione seminata dall'aviazione di guerra israeliana, contemplare la morte e la carneficina in Libano: non c'è più ombra di dubbio, ciò che sta succedendo non ha strettamente nulla a vedere né con il colonialismo, né con l'espansionismo. Il Libano e Beirut non hanno mai fatto parte delle aspirazioni al Lebensraum (spazio vitale) dei sionisti. È esattamente il contrario ad essere vero: sino alla fine degli anni 60, gli Israeliani erano assolutamente persuasi che il Libano sarebbe stato il primo paese arabo a far la pace con lo Stato ebraico. Israele non ha mai avuto ambizioni sui territori situati a Nord del fiume Litani e, malgrado ciò, Israele ha oramai distrutto assolutamente tutti i ponti, tutti gli aeroporti, tutte le centrali elettriche del Libano. Gli ospedali sono bombardati, dei villaggi e dei quartieri interi sono stati spazzati via dalle cartine, un migliaio di civili libanesi hanno perso la vita e più di un milione di cittadini libanesi sono stati trasferiti e senza riparo.

 

Ora, basta: bisogna ribellarsi e dire che a differenza dei nazisti, che rispettavano gli altri movimenti nazionalisti- compreso il sionismo- Israele non ha nessun rispetto per nessuno, compresi i suoi vicini di casa. Bisogna prendere coscienza del fatto che il comportamento israeliano è la summa della barbarie biblica, dopo la quale non c'è più che il cannibalismo. Israele non è nient'altro che il male per amore del male. È una perversione senza alcun paragone.

 

ebrei-antisionisti.jpg

Da questo momento, tra Israele ed i nazisti, non esiste  più la minima differenza che permetterebbe di procedere, propriamente parlando, ad un paragone. E se il paragone doveva esserci, gli Israeliani vincerebbero il campionato della brutalità, per evidenti ragioni. La Germani anazista era una tirannia, mentre Israele è una democrazia, governata da un governo di unità nazionale a maggioranza di centro-sinistra. Se non abbiamo a nostra disposizione nessuno strumento oggettivo preciso che permetta di misurare l'approvazione dei crimini nazisti per il popolo tedesco (per cominciare, i Tedeschi non erano informati dei crimini omicidi nazisti. Per di più, non esisteva in Germania, all'epoca, nessun organismo di sondaggio indipendente), la popolazione israeliana, approva collettivamente i crimini del suo governo in Libano, e questo fatto è sovrabbondantemente attestato da una moltitudine di sondaggi.

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I nazisti erano certo degli espansionisti nel senso proprio del termine: si sforzavano di impadronirsi di città e territori intatti.

 

I bombardamenti a tappeto e la distruzione di interi quartieri densamente abitati, così di tendenza presso i militari e gli uomini politici israeliani (quanto presso gli anglo-americani), ciò non ha mai fatto parte della tattica né della strategia dei nazisti. Apparentemente, Israele non cerca di impadronirsi del Libano; gli Israeliani non sembrano essere interessati dal territorio libanese. No: tutto ciò che vogliono, è distruggere il Libano! Ci possiamo perdere in congetture su ciò che essi vogliono veramente? Di fatto, nessuno, in Israele né in qualunque altro luogo, del resto, lo sa.

 

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Milizie Hezbollah libanesi

Vogliono smantellare gli Hezbollah? Sicuramente, essi sono riusciti a fare esattamente il contrario! La loro impressione che Hezbollah non fosse che una piccola fazione di miliziani fondamentalisti minoritari dal punto di vista religioso e che si sarebbero potuto eliminare senza un notevole sforzo si rivela essere una tesi ridicola, e ciò è confermato ogni giorno che passa. Non soltanto Hezbollah ha dimostrato di essere una forza con la quale bisognerà fare i conti, ma è oggi sostenuto dall'85% dei Libanesi, compresi i cristiani [di cui l'80% sostengono Hezbollah].

 

Israele vuole conservare la sua potenza di dissuasione? Anche qui, è riuscito a fare esattamente il contrario. Oramai, ogni Arabo sa che l'esercito israeliano non è poi così formidabile e glorioso. Di fatto, le foto di scarponi dei soldati israeliani abbandonati sul suolo libanese la dice lunga. In questa guerra, è il soldato israeliano che si sbarazza del suo equipaggiamento per poter correre più velocemente cercando di salvarsi la pelle.

 

Israele vuole assicurare la sicurezza dei suoi centri popolati? È, con ogni evidenza, riuscito ad ottenere esattamente il contrario. Più Israele distrugge l'infrastruttura del Libano, più sono intensi i tiri di sbarramento dei razzi che si abbattono sulle città israeliane. Di fatto, il momento in cui Tel Aviv potrà farsi una vaga idea di ciò che somiglia la vita a Gaza ed a Beirut non è più una questione di tempo. Sì, è un fatto: Israele non ha né piano né strategia; al loro posto, pratica la forma più vile di zelo barbaro collettivo. Gli Israeliani distruggono per il piacere di distruggere. Israele è, infatti, un male senza paragoni.

 

Tuttavia, dobbiamo pur ammettere che i nazisti hanno avuto un successo notevole per quanto riguarda il provocare un certo oltraggio internazionale. Al di fuori del mondo germanico [e dell'aristocrazia britannica, non lo dimentichiamo...], poche persone amavano Hitler.

 

In compenso, il cannibalismo israeliano è assolutamente adulato da alcuni dirigenti occidentali, e sono i Blair, Bush ed anche Merkel che hanno troppo paura per opporsi alla barbarie sionista. Mentre il nazismo è stato vinto dodici anni dopo la sua ascesa al potere, la brutalità sionista è una palla di neve di un odio ripugnante, che non conosce né limiti né fine. Questa palla di neve di odio rotola sull'Occidente, reclutandovi le forze più deteriori sul piano morale che incontra sul suo passaggio, che si tratti di Blair e della sua cricca o di fondamentalisti cristiani estremisti americani. Il sionismo mira a fare del nostro Pianeta un campo di battaglia insanguinato. Per il momento, sta trasformando le istituzioni dell'ONU in un burattino neoconservatore americano.

 

È tempo di riconoscere che i sionisti sono al centro stesso di ciò che chiamiamo lo "scontro delle culture".

 

Mentre il nazismo era un movimento nazionalista espansionista dalle ambizioni estensive, ma tuttavia limitate, le lobby sionista ed israeliana tentano di rimettere all'ordine del giorno l'idea di una crociata planetaria, in nome di una guerra di religione molto bizzatta (ritenuta di opporre non si sa quali "giudeo-cristiani" ai musulmani). Se voliamo salvare il mondo, se voliamo vivere su un pianeta umano, dobbiamo concentarci sul peggiore nemico della pace, su questi nemici dediti al piacere di fare il male: ho nominato lo Stato di Israele ed il sionismo mondiale.

 

È più che tempo di uscire allo scoperto e di dire tutto ciò, e a voce forte e chiara. Israele ed il sionismo mettono il mondo in pericolo. Non sono "soltanto" il Libano, la Palestina e gli Arabi, che soffrono. È oramai la Gran Bretagna e l'America che sono trascinate in una stupida guerra. È l'insieme dell'Occidente che si vede incaricato di salvare ciò che gli Israeliani non hanno finito di rovinare in Libano.

 

Dobbiamo desionizzarci tutti, finché siamo in tempo!

 

Dobbiamo comprendere che è Israele che incarna il Male assoluto, e non la Germania nazista. Abe Foxman e l'Anti-Difamation League hanno ragione- una volta non è tradizione: abbiamo tutti bisogno di riprendere contatto con la realtà.

 

Non dovremmo più paragonare Israele alla Germania nazista.

 

Nella corsa all'orrore, dobbiamo oramai lasciare Israele assumere la testa della truppa, e conservarla...

 

Gilad Atzmon

 

 

[Traduzione di Ario Libert] 

 

LINK al post originale:

Israel et l'Allemagne nazie, Au de là de toute comparaison

 

 

 

LINK pertinenti alla tematica:

 

Gilad Atzmon, Israele: Operazione "Tetto di Sicurezza": Una Storia in Corso di Sviluppo 

 

Albert Einstein, I dirigenti israeliani sono dei fascisti, 1948

 

Cosa hanno fatto i nipoti dei sopravvissuti all'Olocausto ai Palestinesi?
 


Olocausto mezzo per promuovere l'unità nazionale sionista

 

L’Olocausto come alibi

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3 gennaio 2011 1 03 /01 /gennaio /2011 09:00

 

26 febbraio 1885 la Conferenza di Berlino

 

 

 

Conferenza-di-Berlino--Bismarck.jpg

 

 

Lo smembramento del continente nero da parte dell'Occidente

 

 

di Pierre Prêche

 

 

 

Bismarck.jpgPassata inavvertita in Europa e raramente evocata dai politici occidentali, la Conferenza di Berlino tenutasi tra il 1884 ed il 1885 è stata l'architettura di uno squartamento in buona e dovuta forma del continente nero. Il suo atto finale fu firmato da 13 paesi europei e dagli Stati Uniti. Grazie alla mediazione dell'Organizzazione dell'Unità Africana che poggiava sul sacrosanto dogma dell'intangibilità delle frontiere ereditate dalla colonizzazione, dunque di Berlino, è tutta la configurazione geopolitica dell'Africa che sembra esser stata congelata più di un secolo per quest'atto unilaterale dell'Occidente.

 

Cecil-Rhodes-da-Punch.jpgCiò che riunisce per tre mesi di conciliaboli e di negoziati 14 paesi occidentali tra cui la Germani potente ospite, la Francia, l'Inghilterra, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, la Russia, la Svezia, la Norvegia, i Paesi Bassi, il Lussemburgo... e gli Stati Uniti, tra il 15 novembre 1884 ed il 26 febbraio 1885 a Berlino e su iniziativa del cancelliere tedesco Bismarck, è la necessità di porre fine o almeno gestire le rivalità tra nazioni europee anelanti le ricchezze umane e naturali africane.

 

spartizione-dell-Africa.jpgPrincipalmente, doveva scaturire da questa conferenza storica e fondatrice di un'Africa coloniale, ritagliata e suddivisa tra Occidentali in base ai loro interessi e rapporti di forza, un insieme di regole che dovevano reggere l'occupazione delle terre africane, delle coste dell'entroterra, secondo delle codificazioni reciprocamente vantaggiose alle nazioni conquistatrici, preservando l'interesse comune, l'incommensurabile giacimento africano.

 

Leopoldo-II--re-del-Belgio.jpgLa Francia saprà così riservarsi il vasto insieme dell'Africa detta occidentale e francofona più globalmente, conducendo dei negoziati con i suoi rivali, di fronte ad una Germania che sbirciava da oltre l'Alsazia-Lorena che più tardi le sfuggirà. L'Inghilterra prefigurava il suo fantasma coloniale di giungere a squadra le punte del continente africano, la famosa linea il Cairo (Egitto)- il Capo (Sudafrica). Grande trionfatore della conferenza, il sovrano del Belgio otteneva l'enorme e molto ambito territorio del Congo, a titolo personale, tuttavia. Un territorio molte volte più vasto del suo natale Belgio, ufficialmente chiamato Stato indipendente del Congo, e di cui il sovrano designato non era altri che Leopoldo II in persona, e re del Belgio!

 

papa-Alessandro-VI.jpgIl contesto societario europeo dell'epoca era del tutto simile a quello degli anni 2000, piché l'opinione pubblica generale, poco, male e contro informata, non sembrava essere un attore pertinente in decisioni che impegnavano a lungo termine i destini delle nazioni, delle risorse europee e soprattutto delle milioni di anime africane ripartite su dei territori più estesi della stessa Europa. Tuttavia l'attuazione delle politiche coloniali stava per far appello agli spiriti i più brillanti, sicofanti dell'opera civilizzatrice e della superiorità della razza bianca. In Francia il repubblicano Jules Ferry, lo scrittore ed uomo politico Victor Hugo, l'eminente pensatore Ernest Renan per non dire che quest'ultimi non rappresentano che un campione dell'elite colonialista sostenitrice di un'Africa schiava dell'Europa. I diritti dell'uomo, diceva Ferry, non erano stati scritti per i neri d'Africa. Un consenso che radunava molto le politiche e ideologie di ogni genere e di ogni estremismo, tanto che vi fu in Francia un partito coloniale molto influente.

 

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Quest'applicazione egemonica europea manifestata da un testo, una codificazione, La Conferenza di Berlino, non faceva che riprodurre un modello già sperimentato di dominio coloniale schiavista, poiché nel 1494 il trattato di Tordesillas consacrava la divisione delle terre del pianeta da parte della chiesa cattolica rappresentata da papa Alessandro VI, tra le superpotenze dell'epoca, il Portogallo e la Spagna. La ricerca dello sfruttamento e dell'asservimento più puro, perfetto, razionalizzato anche nella messa a punto nel 1685 dal Codice Nero che gestiva caso per caso la vita degli Africani schiavizzati nelle colonie.


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La Conferenza di Berlino segnava un arbitraggio nella mutazione o passaggio in continuità da un modo di violenza schiavistica ad una regolamentazione colonialistica altrettanto violenta malgrado le disposizioni dell'atto finale in favore della protezione e del benessere delle popolazioni dette indigene. Macabra continuità poiché essa gettava dei ponti tra delle pratiche negriere clandestine e la schiavitù quasi totale nelle colonie lusofone soprattutto, ed ogni genere di crimini contro l'umanità nei territori del Congo tra i tanti esempi, in cui i militari al soldo di Leopoldo II dovevano giustificare dell'efficacità dell'uso delle loro armi da fuoco presentando delle braccia tagliate delle loro vittime secondo il principio: una pallottola, una mano!

 

Come per numerosi trattati europei ed occidentali, la violazione degli scritti era la regola che comandavano i profitti immediati del terreno. Le disposizioni relative all alibertà religiosa non si applicavano che alle religioni non africane, e la neutralità dei territori africani non fu mai che lettera morta poiché questi territori servirono da base di reclutamento delle forze opposte alla Germania, che all afine di due conflitti modiali di cui i vincitori la giudicarono responsabile, perse i suoi possedimenti incamerati dalle altre potenze europee eppure da poco private della libertà. Il debito di sangue ai soldati africani senza i quali la Francia non avrebbe potuto sbarazzarsi della Germani anazista non impedì a questo nobile paese di commettere indicibili crimini contro l'umanità verso popolazioni che avevano dato le loro vite, le loro risorse materiali affinché la Francia ritrovasse la sua indipendenza...

 

Tutto si svolge come un continuum di atrocità dalla tratta negriera alla mondializzazione predatrice degli anni 2000 passando per Berlino, conferenza e spirito vampiro delle relazioni dell'Africa  con se stessa, del continente nero con il resto del mondo. Come se ci fosse stato un secolo e mezzo di movimento bloccato all'interno dei quartieri della servitù, più danneggiato l'uno rispetto all'altro, dipartimenti confusi e variegato del declino della civiltà. Il possesso storico dell'Africa contemporanea legato alla riproduzione delle sue regressioni farebbe quasi pensare che in ogni unità di povertà continentale ci sia un po' di Berlino.

 

Pierre Prêche

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]





 


 

 



LINK al post originale:

26 février 1885 la Conférence de Berlin: L’Équarrissage du continent noir par l’Occident 

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22 dicembre 2010 3 22 /12 /dicembre /2010 20:58

Nerezza degli antichi Egiziani: "La messa è finita!"


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di Etilé René-Louis Parfait

La Melanità degli antichi Egiziani ammessa da specialisti del greco antico

Gli Africanisti e gli egittologi falsificatori della storia dei Neri stanno per prendere un duro colpo. L'onestà intellettuale sembra tornare in alcune traduzioni francesi dei testi greci che testimoniano delle origini negro-africane antiche, in particolare il celebre passaggio di Erodoto considerato il padre della storia dagli Europei [1].

 

INTRODUZIONE

Perché questo ritorno su fatti già consolidati e che hanno dimostrato scientificamente da alcuni ricercatori kamiti (di cui il primo fu Cheikh Anta Diop)? È semplicemente un articolo in più sulle origini nero-africane degli antichi Egiziani? No di certo! Per progredire nella giusta direzione, non siamo alla ricerca di letteratura europea; tuttavia stiamo attenti all'effetto prodotto dalle ricadute delle nostre diverse azioni nella societa europea (ed in particolare in Francia); soprattutto quando queste azioni riguardano la lotta che conduciamo contro la falsificazione storica. Perché va da sé che se non avessimo agito da molti anni (in tutta umiltà), vi sarebbe molta meno buona volontà presso i leucodermi. È il rapporto delle forze scientifiche, a nostro favore, che ha permesso di far passare la nostra giusta causa nella testa dei ricercatori aventi abbastanza grandezza per rimettere in questione delle tesi erronee ed opere razziste.

 

L'onestà intellettuale sembra ritornare soprattutto in certe traduzioni dei testi greci che testimoniano delle origini negro-africane degli antichi egiziani. Tanto meglio!

 

 

Atto I: Erodoto ed il suo Libro II

 

Chi è Erodoto?


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Greco nato ad Alicarnasso, in Asia Minore, detto il padre della storia, visitò l'Egitto verso il 450 a. C., e gli dedicò tutto il suo libro II, ritornandovi sopra spesso nelle altre parti della sua opera. Questo padre della storia e del giornalismo, rimane una fonte ineguagliata. Sa vedere e raccontare, grazie a lui, conosciamo dei tratti precisi della vita degli Egiziani.

 

 

Erodoto ci ha lasciato dei dettagli preziosi sulla vita quotidiana, la religione, le feste religiose popolari a cui egli ha assistito e sullo stesso paese. Le sue narrazioni, spesso confermate dalle rappresentazioni dei templi e delle tombe, sono utilizzate dagli egittologi.

 

- Il passaggio che ci interessa

Erodoto, storico greco, è dunque andato a Kemet. Ci dice che gli Egiziani antichi sono dei neri; impiega "melagkhroes" per dire "pelle nera" e "oulotrikhes" per "capelli crespi": "i colchidi sono di razza egiziana... inanzitutto, perché hanno la pelle nera ed i capelli crespi..." cfr. Libro II, 104.

Erodoto non lascia posto ad alcuna incertezza, nessuna approssimazione perché scrive: "sono andato ed ho visto con i miei occhi sino alla città di Elefantina", cfr. Libro II, 29.

 

All'inizio, come fa notare il linguista Jean-Marc Egouy, le traduzioni erano corrette: "Così, dal XVI secolo ai nostri giorni, non si smise di tradurre il padre della Storia in seno ad istituzioni erudite di fama. In Francia è l'Accademia Reale delle iscrizioni e belle lettere, riformata nel 1716 ma la cui creazione originale data al 1634 ed è dovuta a Richelieu, che forniva nel 1786 una traduzione rigorosa della "Ricerca", con uno dei membri onorevoli P. H. Larcher. È utile precisare che, anche se alcuni dei traduttori precedenti di Larcher contestavano in modo ostinato questa testimonianza del padre della Storia sull'aspetto etnico degli egiziani, quest'ultimi optarono sino alla fine del XIX secolo per una traduzione fedele ed autentica del testo greco di Erodoto. È il caso di un professore inglese di filosofia comparata, A. H. Sayce (1883). Per le traduzioni fedeli del passaggio che ci interessa, si può citare inoltre Larcher, Pierre Salia (1556), P. Du Ryer (1645), André-François Miot (1822), E. A. Betaut (1836), P. Giguet (1864), Henri Berguin (1932), J. Enoch Powell (1949)" [2].

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Atto II: La falsificazione:


Seguiamo sempre Jean-Marc Egouy:  "  Philippe Ernest LEGRAND era professore all'Università di Lione quando fu richiesto  attraverso la sua corrispondenza con l'Istituto di Francia, per una nuova traduzione del testo di Erodoto. Perché infatti, la sua qualità di ellenista competente glielo permetteva. Si vide dunque pubblicata, negli anni trenta del XX secolo, un'edizione tardotta da Legrand del tomo II della "Storia" di Erodoto, tomo dedicato all'Egitto, ma questa volta tradotto da Legrand: "[...]  essi avevano la pelle bruna".

 

"(...) Con questa nuova edizione, assistiamo ad una sostituzione del senso del termine greco, che fa stranamente passare il colore della pelle degli egiziani da nero (melas) a bruno (melanophaios)".

 

"(...) La traduzione di Legrand d'inizio secolo XX fu ripresa da altri (Jacques LACARRIERE, Andrée BARGUET),ed è essa che attualmente funge da traduzione ufficiale di riferimento ad Erodoto".

 


Atto III: Dalla "Bomba" di Cheikh Anta Diop al nostro sito Web AfricaMaat

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Cheikh Anta Diop

Nel 1954, una "bomba" esplodeva: Nations Nègres et Culture [Nazioni Negre e Cultura], libro dello scienziato Senegalese Cheikh Anta Diop. L’Egitto è veramente una civiltà negra. Sin dal primo capitolo intitolato "Cos'erano gli Egiziani", l'uomo di scienza Senegalese regola "la questione" Erodoto. Nella rubrica "Testimonianze degli scrittori e dei filosofi antichi", Cheikh Anta Diop écrit: "Tutti questi testimoni oculari affermano formalmente che gli Egiziani erano dei Neri".


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  "(...) Per dimostrare che gli abitanti della Colchide erano di origine egiziana e che bisognava considerarli come una frazione dell'esercito di Sesostri che si sarebbe installata in questa regione, Erodoto affermerà: "Gli Egiziani pensano che questi popoli sono dei discendenti di una parte delle truppe di Sesostri. Lo congetturai anche da due indizi : il primo è che essi sono neri e che hanno i capelli crespi...".

 
In breve, l'Egitto antico era un paese africano nero: gli Egiziani antichi lo sapevano essi stessi, i Greci ed i Latini lo avevano detto (testimoni occulari e questo per più di un millennio), degli egittologi lo hanno dimostrato con una grande erudizione: il professor Cheikh Anta Diop, seguito dal professor Théophile Obenga poi dai Professori A. M. Lam, M. Bilolo, B. Sall, A. Anselin, Oum Ndigi e oggi quelli dell'Istituto Africamaat.
"Mélas" , parola impiegata dai Greci per il colore degli egiziani, è il termine greco più forte per dire "nero" come sosteneva il grande uomo di scienza Cheikh Anta Diop.

 

Κελαινός , kélainos ("il sangue nero", Iliade, I, 303) ’ερεμνός , eremnos ("un turbine tenebroso", Iliade, XII, 375) αίθων, aithôn ("un toro rosso", Iliade, XVI, 488) μέλας , melas ("la nave nera", Iliade, I, 300) [4].

 

 

 

Atte IV: Il battello dei falsificatori imbarca acqua, o l'inizio della caduta


In realtà, l'inizio della caduta risale a Jean-françois Champollion, il celebre decifratore dei geroglifici, che ha riconosciuto la caratteristica nera degli egiziani antichi. Perché malgrado la moltitudine dei falsificatori, alcuni eruditi non si schierano con la montatura; altri lo fanno in parte.

 

Citiamo alcuni (vivi o morti) al di fuori di J-F Champollion: Volney, Amélineau, Blanchard hanno detto la verità. Jean Leclant (uno dei più grandi pilastri della Scuola di egittologia francese) ha concesso che il sud dell'Egitto era all'origine della civiltà faraonica. E sempre più, per non dire di recente, "un vento caldo proveniente dal sud" soffiava sul battello che imbarcava acqua.

 

nerezza--Tutankhamun.jpgTutankhamun, ricostruzione del volto del celebre faraone


Béatrix Midant-Reynes, archeologa, incaricata di ricerca al CNRS, scrive nel suo libro intitolato Aux origines de l’Égypte [Alle origini dell'Egitto] del 2003: "L’Egitto è in Africa. Evidenza troppo a lungo superbamente ignorata per focalizzare le grandi correnti civilizzatrici verso un brillante Oriente".


Nella prefazione del libro intitolato Egitto faraonico (2004) di Bernadette Menu, egittologa e storica del diritto, direttrice onoraria al CNRS, è scritto: "Lei (B. Menu) mostra infatti che la formazione dello Stato egiziano non è un caso ma l'effetto della volontà di alcuni grandi re (la "dinastia 0" e i due fondatori), sorti da clan o da lignaggi originari del sud, e puramente africani".

 

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Ma torniamo al nostro famoso passaggio di Erodoto:

 

Alcuni traduttori utilizzano una specie di astuzia che consiste nel commettere la menzogna nella traduzione dicendo "Pelle bruna" ma dicendo qualcosa di diverso nelle note. Esempio, il libro delle Edizioni Gallimard, FOLIO Classique (Hérodote, l’Enquête, Libri dal I al IV, Edizione di Andrée Barguet): il testo alla pagina 213, dice "pelle bruna" ma una nota 131 rinvia a pagina 503, e cosa leggiamo?: "L'esistenza di una piccola comunità di Neri è stata effettivamente notata vicino a Sukhoum; essi sarebbero allora i superstiti degli antichi Colchidi, che erano forse (sic) di origine africana...".

 

Sorprendente, vero!?

Atto V: La Torre infernale, o la caduta finale

Ma l'ora della fine della ricreazione è suonata. Ed ecco il momento di annientare i falsificatori razzisti.

Le Éditions PALEO hanno stampato l'ultima traduzione del famoso libro di Erodoto (2005). E la traduzione è valida. Questo libro mette a fuoco la Torre di Babele dei nostri falsificatori.

 

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Etilé René-Louis Parfait




[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Bibliografia:


[1] Libro II, paragrafo 104.


[2] Vedere: Les Racines de l’Égypte ancienne, la supercherie médiatique, et Cheikh Anta Diop, Jean-Marc Egouy, Éditions Menaibuc, 2003.


[3] Vedere Engelbert Mveng, Les sources grecques de l’histoire négro-africaine, Présence africaine, 1972, page 85.


LINK al post originale:

 Noirceur des Egyptiens Anciens: "La messe est dite!"

 

LINK a saggi pertinenti all'argomento trattato:

 

Dio è nato in Africa nera

 

Testimonianza di Jean François Champollion sull'impossibile origine indo-europea degli antichi Egiziani

 

Testimonianza di Vivant Denon a proposito della Sfinge di Giza

 

 
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