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29 giugno 2011 3 29 /06 /giugno /2011 08:00

 

Un autore che può anche non piacere, per un motivo o un altro, ma che sul piano della denuncia civile e politica ha semplicemente dedicato, è il caso di dirlo, la vita. Un esempio reale, storico, di cosa sia realmente la "democrazia", quella vera. Perdoniamo volentieri la ingenua, ma non troppo, superficialità del giudizio Pasoliniano sulla asetticità politico-morale dell'allora Partito comunista. La fede è una grande cosa, peccato che accechi e porti magari a credere che i poliziotti siano semplicemente figli di poveri ed i contestatori (anche del PCI dei semplici piccolo borghesi).

 

Per il resto aveva visto giusto e cominciato a denunciare in modo mirato ed esatto il potere, e soprattutto a scrivere su importanti riviste, ed anche, in modo nemmeno troppo allegorico un romanzo denuncia, Petrolio, che non gli hanno dato modo di portare a termine e ad esprimere le proprie concezioni nei confronti del vero grugno del potere in quel film,  Salò o Le 120 giornate di Sodoma che ebbe appena il tempo di terminare.
 

 

 

 

Cos'è questo golpe? Io so

 


pasolini pier paolo

 


di Pier Paolo Pasolini

 



Io so.


Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).


Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.

 


1969_piazza_fontana.jpg


Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

 

 

piazzadellaloggia1974.jpg

Brescia, Piazza della Loggia, 1974.

 

 

 

 

 

italicus1974.jpg

Italicus, 1974

 

 

 

Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.

 

 

 

 

Cossiga Francesco Jiunio Borghese Giovanni De Lorenzo   Gelli_tessera_fascio.jpg
  Kossiga Franz Junio Valerio Borghese
  Giovanni de Lorenzo
  Licio Gelli "il giovane".


 

 

 

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).


 


 

cia-sealIl "segno" del grande fratello planetario.

 



Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".



referendum1974



Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.


 

Giorgio almirante pino rauti   Pino Romualdi miceli generale
Giorgio Almirante
 Pino Rauti
 Pino Romualdi
 Vito Miceli



Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.


Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.


Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

 

 

 

Il delitto Pasolini, 01 di 03. 

 

 


Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

 

 

 

    Il delitto Pasolini, 02 di 03. 

 

 


Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.


Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.

 

 

 

  Il delitto Pasolini, 03 di 03. 

 

 

 


Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.

 

 

  selva.jpg   berlinguer.jpg    
Gustavo Selva   Enrico Berlinguer
   



Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.


A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.


Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.

 

 

Omicidio Pasolini, Filmato inedito di Sergio Citti, 01 di 02.  

 

 


Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.


Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.

 

 

 

 Omicidio Pasolini, Filmato inedito di Sergio Citti, 02 di 02.  

 

 


Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.


Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.


All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.

 

 


 Il caso Pasolini, 01 di 05.  

 

 


Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.


Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.

 

 


  Il caso Pasolini, 02 di 05.  

 

 


È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.


Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.

 

 

Il caso Pasolini, 03 di 05. 



Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.


La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.


Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.

 

 

 

    Il caso Pasolini, 04 di 05. 



Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.


Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.


Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.

 

 

 

Il caso Pasolini, 05 di 05. 

 

 


L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.


Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.


Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.


E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.


Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.


Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

 

 

 

[A cura di Ario Libert]


 

 

LINK al post originale:

Pasolini, Io so

 

 

Aldo Giannuli,  Pci e stragi, la politica del silenzio 

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19 giugno 2011 7 19 /06 /giugno /2011 07:00

 

 

19 giugno: l'impulso?

 

 


 

 

 

 

Gli indignati hanno un mese! un mese di indignazione, di occupazione, di occupazione e di riflessione. Un mese durante il quale la parola è stata liberata, rimessa tra le mani del popolo. Un popolo che si emancipa e reimpara a pensare da se stesso, al di fuori degli imbroglioni politici, avidi di potere, di yachts, di donne delle pulizie e di tante altre cose.

 

Un mese dopo, cosa ne è del movimento? A Madrid, gli indignati hanno deciso di togliere il campo. Sloggiano? Lungi da ciò, 3 settimane di riflessione hanno portato a prendere delle decisioni. La riflessione lascerà posto alle aziojni, le idee fioriscono dappertutto. Accampamento davanti al Parlamento, sciopero, manifestazione. Di tutte le idee, una di esse consisteva in una giornata d'azione internazionale. È un'idea dell'assemblea di Barcellona. Un 19 giugno per svegliare i popoli, affinché la ripresa in mano sia globale. "Peope of Europe, RISE UP" essi avevano scritto su una bandiera durante la prima settimana del movimento.

 

 


Manifestazione in Francia

 

Non si reprime, si inquadra...

 

 

 

 

Oggi il risveglio è ancora timido. Gli assembramenti continuano a coinvolgere numerose città tutte le sere, tuttavia il numero di indignati nelle assemblee aumenta poco a vote nient'affatto. Cosa manca a quei Francesi di cui le conquiste sociali sono ogni giorno un po più risicate? Cosa manca a quegli Italiani per cacciar via Berlusconi a calci in culo? Al di fuori del mondo Arabo, della Spagna  della Grecia, la scintilla non ha ancora incendiato la collera di coloro che sgobbano e restano sino ad ora silenziosi.

 

Il 19 giugno, sono centinaia di città nel mondo, che saranno investite da un'ondata di indignazione. Resta da definire l'altezza dell'ondata! La Germania, l'Austria, il Belgio, la Spagna, gli Stati Uniti, la Francia, la Danimarca, la Gran Bretagna, l'Irlanda, l'Italia, il Giappone, il Lussemburgo, la Norvegia, l'Olanda, la Polonia, il Portogallo, la Repubblica Ceca, la Romania, la Serbia, la Svizzera, uno sguardo rapido dei paesi coinvolti per vedere che il movimento sarà veramente mondiale ma riguarderà prioritariamente questa volta dei paesi sviluppati.

 

In Spagna, il 19 giugno sarà il giorno della partenza di 5 carovane in direzione di Madrid. Esse vi giungeranno il 17 luglio con l'obiettivo di "occupare Madrid, paralizzare la città e rifondare la democrazia", secondo uno dei rappresentanti del movimento di Barcellona.

 

L'iniziativa proposta dall'Assemblea di Barcellona era stata accettata il 5 giugno dai rappresentanti delle assemblee di 56 città! Le carovane partiranno dalle città di Barcellona, San Sebastian (Donostia), La Coruna, Cadice e Valenzia. In ogni città che esse attraverseranno, organizzeranno una marcia che permetterà di informare della convergenza di tutti su Madrid il 17 luglio. L'obiettivo della carovana permetterà così di implicare il massimo di persone nel movimento.

 

L'anno 2011 è, ricordiamolo, l'anno di tutte le possibilità. L'impulso avverrà fuori dalla Spagna e dalla Grecia? Lo vedremo alla prossima puntata.

 

 

 

Raphaël Rezvanpour

 

 

 

 

 

 

Noi siamo gli indignati, gli anonimi, i senza voce. Eravamo in silenzio, in ascolto. Osservavamo. Ma non quelli che erano in alto, coloro che reggono le redini, ma un po' ovunque, là dove siamo tutti e tutte in attesa del momento per unirci.

 

I partiti, associazioni e sindacati non ci rappresentano. Non è tuttavia quel che ci auguriamo, perché ognuno rappresenta se stesso. Vogliamo concepire e costruire il migliore dei mondi possibili. insieme lo potremo e lo faremo. Senza paura.

 

Le prime scintille sono scoccate nei paesi arabi, dove centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze e le strade allo scopo di ricordare ai loro governi che il popolo detiene il vero potere. Poco dopo gli islandesi si sono impadroniti delle strade per esprimersi e decidere del loro avvenire; il popolo spagnolo non ha tardato a riempire piazze dei quartieri, dei villaggi e di altre città.

 

Attualmente, la fiamma della contestazione si è propagata rapidamente ad altri paesi come la Francia, la Grecia, il Portogallo, l'Italia e la Turchia. Nel frattempo degli echi sorgono in America, in Asia e numerosi focolai di contestazione appaiono un po' ovunque. I problemi sono globali e la rivoluzione sarà globale anch'essa, senza questo il nostro appello non potrebbe sussistere. Il momento è giunto di recuperare i nostri spazi pubblici per discutere e costruire tutti insieme l'avvenire.

 

Il 19 giugno facciamo appello alla #Globalrivoluzione. Vi invitiamo ad agire pacificamente sulle piazze pubbliche, vi invitiamo alla creazione di spazi di incontro, di dibattito e di riflessione. É nostro dovere recuperare lo spazio pubblico e di decidere insieme il mondo che vogliamo.

Impadronisciti della piazza!!! Impadronisciti della strada!!! #Globalrevolution

 

Popolo del mondo, alzati!!!

 


 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK al post originale:

19 juin: le déclic?

 

 

LINK pertinenti all'argomento:

Manifesto politico degli Indignati


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17 giugno 2011 5 17 /06 /giugno /2011 20:16

 

 

Un'indignazione mondializzata!

 

 

 

indignazione_mondializzata.png


 di Raphaël Rezvanpour


 

 

Il movimento degli Indignati proveniente dalla Spagna ha sin dal 20 maggio scorso superato una svolta mondiale. Questo movimento sorprende per la sua spontaneità e la sua rapidità di propagazione poiché 5 giorni dopo il suo lancio in Spagna e malgrado un totale black out mediatico, è l'insieme del globo che era coinvolto dall'ondata degli indignati. Dalla Spagna alla Scandinavia, dall'America del Nord all'America del Sud, in Asia ed in Oceania, le occupazione di piazze si cono rapidamente moltiplicate per raggiungere la cifra di 413 venerdì 20 maggio (vedere la cartina sopra).

 

 

 


In Francia, il movimento è iniziato con degli espatriati e studenti spagnoli sin dal 20 maggio. Una decina di città sono allora coinvolte tra le quali Parigi, Grenoble, Tolosa, Nizza, Monpellier, Rennes, Nancy. Si contano allora 300 persone a Parigi, 150 a Grenobles e 150 a Tolosa, le cifre delle altre città non sono note. I tre assembramenti sono gestiti come nella maggior parte delle altre città mondiali. Nei giorni seguenti, l'ondata di protesta va progressivamente estendendosi ad una ventina, poi ad una trentina di città in Francia la domenica del 29 maggio. All'interno dei assembramenti, moltissimi francesi anch'essi indignati dalla mancanza di democrazia. Il numero di indignati presenti nelle assemblee rimane tuttavia stabile nella maggior parte delle città; da qualche decina a qualche centinaia di persone. Le assemblee si dotano di commissioni ognuna specializzata in un compito. Troviamo così delle commissioni azioni per organizzare diversi avvenimenti, delle commissioni comunicazioni che gestiscono l'aspetto visivo ed informativo del movimento, delle commissioni internazionali per mettersi in collegamento con le assemblee degli altri paesi  e molte altre ancora.

 


 

 

 


La Grecia, paese duramente colpito dalla crisi è raggiunta dal movimento soltanto nell'ultima settimana di maggio. Il movimento, anche lì spontaneo, è organizzato attraverso le reti sociali come facebook e twitter. La piazza in questione e situata davanti al parlamento Greco raduna rapidamente migliaia di persone. Domenica 29 maggio, la folla raggiunge dalle 30.000 alle 100.000 persone. Un record dall'inizio della crisi economica! In Italia, Germania, Portogallo, Grecia, Francia... un po' ovunque, il movimento attecchisce nel frattempo. La mondializzazione dell'informazione in diretta grazie ad internet ha permesso all'indignazione di mondializzarsi anch'essa. Sono infine gli stessi meccanismi all'opera durante la propagazione della primavera araba. Il 20 maggio, decine, centinaia di pagine di indignati fioriscono su facebook. "Democracia Real Ja", in Spagna (380.000 abbonati); "Réelle Démocratie Maintenant" in Francia (8000 abbonati), "Democrazia reale ora" in Italia (23.000 abbonati), ecc. Su twitter, alcune parole chiave informano del movimento; #spanichrevolution o #frenchrevolution ad esempio. Di fronte al black out mediatico, il movimento si è organizzato ed ha creato il suo proprio sistema di diffusione dell'informazione. A questo proposito, aggiungiamo che un sito è stato creato in Francia per centralizzare l'insieme delle informazioni, si tratta di "http://reelledemocratie.fr/".

 

 

 


 

 

 


Verso un'amplificazione del movimento?


In Francia, è Parigi che ha conosciuto questa domenica un balzo in avanti nel numero di indignati. Un assembramento previsto una settimana prima è stato organizzato domenica 29 maggio alle ore 14 a piazza della Bastiglia. L'asemblea parigina che sino ad allora radunava tra le 300 e le 500 persone si è allora moltiplicata per 7 o 8! Infatti, non sono meno di 2.300 persone che si sono radunate nel pomeriggio. In serata, gli indignati hanno voluto organizzare un accampamento ma i CRS sono intervenuti con la forza per farli sloggiare. Si sono contati alcuni feriti leggeri e molte interpellanze. Questo intervento ci ricorda che il sistema costituito non si lascerà così facilmente contestare. Tuttavia, come a Barcellona, la repressione, e non sembra lo abbiano capito non avrà che una conseguenza, rafforzare gli indignati nelle loro convinzioni ed amplificare il movimento!


Raphaël Rezvanpour

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK:

Une indignation mondialisée!

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16 giugno 2011 4 16 /06 /giugno /2011 18:45

 

 

Grecia: Una rivolta senza precedenti taciuta dai media


 

grecia_indignati.png


 

È oramai a centinaia di migliaia che gli Indignati greci dichiarano la guerra ai loro carnefici liberali! Due settimane dopo il suo inizio, il movimento degli "Indignati" greci fa tracimare le piazze delle città del paese con folle enormi che urlano la loro collera, e fa tremare il governo Papandreou ed i suoi sostenitori locali e internazionali. Non è più né una semplice protesta né una mobilitazione di ampiezza contro le misure d'austerità. Oramai, è una vera rivolta popolare che investe la Grecia! Una rivolta che grida alto e forte il suo rifiuto di pagare "la loro crisi" e "il loro debito" vomitando sul bipartitismo neoliberale se non l'insieme di un personale politico giunto a fine corsa.

 

grecia_vignetta.jpg

La fatica di Sisifo.

 


 

Quanti erano in Piazza Syntagma (piazza della Costituzione) al centro di Atene, di fronte al Parlamento, domenica 5 giugno 2011? Difficile a dirsi perché una delle particolarità di questi assembramenti popolari è che, in mancanza di discorsi centrali o di concerto, vi è un va e vieni permanente di manifestanti. Ma, tenendo conto dei responsabili della metropolitana di Atene, che sanno come calcolare il numero dei loro passegeri, c'è stato un minimo di 250.000 persone confluite a Syntagma in questa serata memorabile! In somma, diverse centinaia di migliaia se si aggiungono le folle "storiche" riunite nelle piazze centrali di altre città greche.

 

grecia_vignetta2.jpg

 

In questo momento si impone quindi un'interrogativo: come è possibile che un tale movimento di massa che, per di più sta per far crollare un governo greco al centro dell'interesse europeo, sia passato in un silenzio assordante in tutti i media occidentali? Durante, i suoi primi 12 giorni, praticamente con una parola, non un'immagine di queste folle senza precedenti urlano la loro collera contro il FMI, la Commissione Europea, la Troïka (FMI, Commissione Europea e Banca centrale europea) ed anche la signora Merkel ed il gotha neoliberale internazionale. Assolutamente nulla. Tranne di tanto in tanto, qualche riga sulle "centinaia di manifestanti" per le strade di Atene, all'appello della CGT greca. Strana predilezione per le manifestazioni scheletriche dei burocrati sindacali totalmente ignorate dal momento in cui a centinaia di metri più in là enormi folle manifestano sino a tardi dopo la mezzanotte da due settimane...

 

grecia_vignetta3.jpgDa dove sono sbucati?!


 

Si tratta del tutto semplicemente di una censura dalle dimensioni ignote sino ad oggi. Di una censura politica molto organizzata e metodica, motivata dalla preoccupazione di bloccare il contagio di questo movimento greco, di impedire di espandersi a macchia d'olio in Europa! Di fronte a questa nuova arma della Santa Alleanza dei tempi moderni, si dovrà reagire tutti insieme, sia per denunciare questo scandalo sia per trovare i mezzi per aggirare questa proibizione di informare le pubbliche opinioni, attraverso lo sviluppo della comunicazione tra i movimenti sociali di tutta l'Europa e la creazione ed il rafforzamento dei nostri propri mezzi di informazione alternativi...


 

grecia_vignetta4.jpgIl debito della Grecia trascinerà anche l'area dell'euro.


 

Ritornando agli Indignati greci (Aganaktismeni, in greco), bisogna notare che si tratta di un movimento sempre più popolare o anche plebeo, ad immagine di una società greca modellata da 25 anni di assoluto dominio dell'ideologioa (neoliberale) cinica, patriottarda, razzista ed individualista che ha trasformato tutto in merce. È per questo che l'immagine che ne emerge è spesso contraddittoria, unendo il meglio al peggio nelle idee come negli atti di ognuno dei manifestanti! Come ad esempio, quando la stessa persona manifesta in modo ostentato un patriottismo greco dai tratti razzisti sventolando nel contempo una bandiera tunisina (o spagnola, egiziana, portoghese, irlandese ed argentina) per manifestare la sua solidarietà... internazionalista ai popoli in lotta di questi paesi.


 

grecia_cartina.jpgA macchia d'olio.


 

Dobbiamo allora dedurne di essere in presenza di una folla di manifestanti schizofrenici? Assolutamente no. Così come non vi sono miracoli, né rivolte sociali politicamente "pure", il movimento degli Indignati greci si radicalizza a vista d'occhio rimanendo segnato da questi 25 anni di disastro sociale e morale. Ma, attenzione: tutte le sue "tare" si subordinano alla sua caratteristica principale che è il suo rigetto radicale del Memorandum, della Troïka, del debito pubblico, del governo, dell'austerità, della corruzione, di questa finta democrazia, della Commissione Europea, insomma del sistema nel suo insieme!

 

 


 

grecia_vignetta5.jpg

 

Non è dunque un caso che le centinaia di migliaia di Indignati greci si spolmonino da 14 giorni ripetendo delle parole d'ordine eloquenti come "Non dobbiamo nulla, non vendiamo nulla, non paghiamo nulla"; "Non vendiamo e non ci vendiamo"; "Che se ne vadano ora tutti, Memorandum, Troïka, governo e debito" o "Restiamo finché non se ne andranno". È un fatto che delle parole d'ordine di questo genere uniscano tutti i manifestanti, come d'altronde tutto ciò che ha a che fare con il rifiuto  di assumere e pagare il debito pubblico [1]. È d'altronde per questo che la campagna dell'Iniziativa per una Commissione di studio del debito pubblico ottiene un reale successo praticamente in tutto il paese. Il suo stand in Piazza Syntagma è permanentemente assediato da una folla di persone che vogliono firmare il suo appello [2] o offrire loro servizi come volontari...

 

grecia06.jpg

 

Dapprima quasi del tutto privi di organizzazione, gli Indignati di Syntagma si sono dati progressivamente un'organizzazione di cui il vertice è l'Assemblea popolare che attira ogni sera alle ore 21.00 alcune centinaia di partecipanti davanti ad alcune migliaia di ascoltatori molto attenti. I dibattiti sono spesso di una grande qualità (per esempio sul debito pubblico), superando di molto tutto quanto vi è di meglio sulle grandi catene televisive. E tutto ciò malgrado il rumore (siamo in pieno centro di una città di 4 milioni di abitanti), il via vai di decine di migliaia di persone e soprattutto, la composizione eterogenea di questi ascoltatori mostar in mezzo ad un accampamento permanente che somiglia a volte ad una vera Torre di Babele.

 


grecia07.jpgRaccolta differenziata

 

Vetro  Carta  Plastica  Lavoratori


 

Tutte queste virtù della "Democrazia diretta" sperimentata giorno dopo giorno a Syntagma, non devono farci dimenticare le sue debolezze, le sue ambiguità o le sue tare come ad esempio la sua allergia iniziale per tutto ciò che concerne i partiti, ai sindacati o a ogni collettività stabilita. Se è indiscutibile che questa avversione per i "partiti" è dominante nelle folle degli Indignati greci che hanno tendenza a respingere l'insieme del mondo politico senza distinzione, bisogna comunque notare l'evoluzione spettacolare dell'Assemblea Popolare, sia ad Atene che a Salonicco, che è passata dal rifiuto del sindacato all'invito di far di far approdare le loro manifestazioni a Syntagma affinché i loro lavoratori raggiungano gli Indignati...


 

grecia08.jpgSituazione economica della Grecia


 

Evidentemente, non è un segreto che, con il passar del tempo, vi sia stata una chiarificazione del paesaggio politico della Piazza Syntagma, la destra e l'estrema destra popolare essendo rappresentata tra la folla in alto del Palazzo, proprio davanti al Parlamento, e la sinistra radicale ed anarchicheggiante occupando la Piazza stessa e controllando l'Assemblea popolare ed il presidio permanente. Senza alcun dubbio, benché questa sinistra radicale dia il tono e lasci la sua impronta su tutte le attività e manifestazioni a Syntagma, le tonalità di un rosso profondo, non si può concludere che le diverse sfumature della destra populista, patriottarda, razzista o anche manifestamente neo-nazista cesseranno i loro tentativi di influenzare quest'immenso movimento popolare. Esse persisteranno e tutto dipende, in ultima analisi, dalla capacità dell'avanguardia del movimento di radicarlo profondamente nei quartieri, nei luoghi di lavoro e nelle scuole dotandolo nel contempo di obiettivi chiari che facciano da ponte tra i suoi enormi bisogni immediati e la sua rabbia vendicativa anti-sistema.

 


 

grecia09.jpg-E a te perché dà fastidio che la Commissione ci osservi al microscopio?

-A causa della nostra taglia.

 

 

 

 

Molto differente dal suo omologo spagnolo per le sue dimensioni, la sua composizione sociale, la sua radicalità e la sua eterogeneità politica, la Piazza Syntagma greca divide con la piazza Tahrir del Cairo o la Puerta del Sol di Madrid lo stesso odio per l'elite politica ed economica che accapparra e vuote di ogni contenuto la Democrazia parlamentare borghese ai tempi del neoliberalismo più arrogante ed inumano. Allo stesso tempo, è attraversato dallo stesso desiderio partecipativo, democratico e non violento che contraddistingue ogni rivolta popolare di quest'inizio del XXI secolo.

 

grecia_scontro_manifestanti_fascisti.jpgScontri tra manifestanti e fascisti.

 


 

La nostra conclusione non può essere che molto provvisoria: indipendentemente dalle conseguenze degli avvenimenti, che si annunciano già cataclismatici, il movimento attuale degli Indignati greci avrà segnato una svolta nella storia del paese. Oramai tutto è possibile e nulla non sarà più come prima...

 

 

 

 

Yorgos Mitralias

 

 

Yorgos Mitralias anima il comitato greco contro il debito che è membro della rete internazionale CADTM. Vedere il sito del comitato greco: comitato greco.

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

 

 

 

LINK al post originale:

 Grèce: Une révolte sans précédent sous le silence des médias 

 

 

LINK pertinenti:

Appello mondiale alla #globalrivoluzione il 19 giugno!


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Published by Ario Libert - in Informazione soppressa
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14 giugno 2011 2 14 /06 /giugno /2011 22:10

 

Uno spettro si aggira per il mondo? Sembrerebbe proprio di sì... 


 


 

Appello mondiale alla #globalrivoluzione il 19 giugno!

 


español – English – FRANÇAIS – ITALIAN – DEUTSCH – GREEK – PORTUGUÊS – JAPONÉS – BÚLGARO – HÚNGARO/MAGIAR- عربيّة

 

 

 

Spanish_protests_May_2011_-_Puerta_del_Sol_Madrid_-_People_.jpg

 

ITALIANO


Siamo gli indignati, gli anonimi, i senza voce. Eravamo in silenzio, ma ascoltavamo, e osservavamo tutto. Ma non per guardare verso l’alto, dove ci sono quelli che guidano il mondo, ma intorno a noi, dove ci troviamo tutti e tutte; e stavamo aspettando il momento di unirci.

 

Non ci rappresenta nessun partito, associazione o sindacato. E non vogliamo che sia così, perché ognuno rappresenta sé stesso. Vogliamo pensare tutti insieme a come creare un mondo dove le persone e la natura stiano al di sopra degli interessi economici.

Vogliamo progettare e costruire il migliore dei mondi possibili. Insieme possiamo farlo, e lo faremo. Senza paura.

 

Le prime scintille scoccarono nei paesi arabi, dove centinaia di migliaia di persone hanno occupato le piazze e le strade e hanno ricordato ai loro governi, che loro sono il vero potere. Dopodiché sono stati gli islandesi che scesero in strada per esprimersi e scegliere il proprio futuro; e poco dopo il popolo spagnolo ha occupato le piazze dei quartieri, dei paesi, delle cittá.

 

Ora questo fuoco si estende rapidamente in Francia, Grecia, Portogallo, Italia e Turchia, mentre arrivano echi dall’America e dall’Asia e nuove fiamme si accendono dappertutto. Se i problemi sono globali, la rivoluzione o sarà globale o non ci sarà. È ora di riprenderci i nostri spazi pubblici per discutere sul nostro futuro tutti e tutte insieme.

 

Il 19 giugno chiamiamo alla #Globalrevolution incitiamo l’occupazione pacifica delle piazze pubbliche e la creazione di spazi di incontro, dibattito e riflessione. É nostro dovere recuperare gli spazi pubblici e decidere insieme che mondo vogliamo.

 


Impadronisciti della piazza!!! Impadronisciti della strada!!!



#Globalrevolution

 


Popolo del mondo, alzati!!!

 

 


 

 

 


 

FRANÇAIS:

Nous sommes les indignés, les anonymes, les sans-voix. Nous étions silencieux, à l’ecoute. Nous observions. Non pas ceux d’en-haut, ceux qui tiennent les rênes, mais un peu partout, là où nous sommes toutes et tous à l’attente du moment pour nous unir.

Les partis, associations ou syndicats ne nous représentent pas. Ce n’est d’ailleurs pas ce que nous souhaitons, car tout un chacun est son propre représentant. Nous voulons réfléchir tous ensemble à un monde où individus et nature priment sur les intérêts économiques. Nous voulons concevoir et construire le meilleur des mondes possible. Ensemble nous le pouvons et nous le ferons. Sans peur.

Les premières étincelles se sont embrasées dans les pays arabes, où des centaines de milliers de personnes ont occupé les places et les rues afin de rappeler à leurs gouvernements que le peuple détient le véritable pouvoir. Peu après les islandais se sont emparés des rues pour s´exprimer et décider de leur avenir; le peuple espagnol n´a pas tardé à emplir les places des quartiers, des villages et des autres villes.

Actuellement, la flamme de la contestation s’est propagée rapidement à d´autres pays comme la France, la Grèce, le Portugal, l’Italie et la Turquie. Entre temps des échos surgissent en Amérique, en Asie et de nouveaux foyers de contestation apparaissent un peu partout. Les problèmes sont globaux et la révolution sera globale également, sans quoi notre appel ne saurait subsister. Le moment est venu de récupérer nos espaces publics pour discuter et construire tous ensemble l’avenir.

Le 19 juin nous faisons un appel à la #Globalrevolution. Nous vous invitons à agir pacifiquement sur les places publiques, nous vous invitons à la création d’espaces de rencontre, de débat et de réflexion. Il est de notre devoir de récupérer l’espace public et de décider ensemble du monde que nous voulons.

 


Empare-toi de la place! Empare-toi des rues!!

Peuple du monde, levez-vous!!!

 


Évènement Facebook français et liste des rendez vous: cliquez ici

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SPANICH

Somos los indignados, los anónimos, los sinvoz. Estábamos en silencio pero a la escucha, observando. No para mirar hacia arriba, donde están los que llevan las riendas del mundo, sino a los lados, donde estamos todas y todos, buscando el momento de unirnos.

 

No nos representan partidos, asociaciones o sindicatos. Tampoco queremos que así sea, porque cada cual se representa a sí mismo.Queremos pensar entre todos cómo crear un mundo donde las personas y la naturaleza estén por encima de intereses económicos. Queremos idear y construir el mejor de los mundos posibles. Juntos podemos y lo haremos. Sin miedo.

 

Las primeras chispas prendieron en los países árabes, donde cientos de miles de personas tomaron las plazas y calles recordando a sus gobiernos que ellos son el verdadero poder. Luego fueron los islandeses quienes salieron a las calles para expresarse y decidir su futuro; el pueblo español no tardó en tomar las plazas de barrios, pueblos y ciudades. Ahora la mecha se extiende rápidamente por Francia, Grecia, Portugal, Italia y Turquía, mientras llegan ecos de América y Asia y nuevos focos aparecen cada día por doquier. Si los problemas son globales, la revolución será global o no será. Es hora de recuperar nuestros espacios públicos para debatir y construir entre todas y todos el futuro.

 

El día 19 de junio llamamos a la #Globalrevolution. Llamamos a la ocupación pacífica de las plazas públicas y a la creación de espacios de encuentro, debate y reflexión. Es nuestro deber recuperar el espacio público y decidir juntos el mundo que queremos.

 

Toma la plaza!!! Toma las calles!!! #Globalrevolution .

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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English

We are the outraged, the anonymous, the voiceless. We were there, silent but alert, watching. Not gazing upward at the powers that be, but looking from side to side for the right time to unite with each other.

 

No political party, association or trade union represents us. Nor do we want them to, because each and every one of us speaks for her or himself. Together, we want to design and create a world where people and nature come first, before economic interests. We want to design and build the best possible world. Together we can and we will. Unafraid

 

The first sparks started to fly in the Arabic countries, where thousands of people took over streets and squares, reminding their governments where the real power lies. The Icelanders followed, taking to the streets to speak their mind and decide their future. And it wasn’t long before Spaniards occupied squares in neighborhoods, towns and cities. Now the flame is swiftly spreading through France, Greece, Portugal, Italy and Turkey, and the cries of peaceful demonstrators echo across America and Asia, where new movements are cropping up everywhere. Only a global revolution can confront global problems. The time has come for the woman and man in the street to take back their public spaces to debate and build a new future together.

 

This is a call to the #Globalrevolution on 19 June. We’re calling on people everywhere to peacefully occupy public squares and create spaces for debate, assembly and reflection. It’s our duty to reclaim the public arena and together forge the kind of world we want to live in.

 

Take the square!!! Take the streets!!!

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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GREEK

Είμαστε οι αγανακτισμένοι, οι ανώνυμοι, οι άναυδοι. Ενώ ήμασταν σιωπηλοί ακούγαμε και παρατηρούσαμε τους ανθρώπους. Δεν κοιτάζαμε όσους βρίσκονται πάνω μας, ασκώντας την παγκόσμια εξουσία, αλλα όλους όσους είναι διπλα μας, προσπαθώντας να βρίσκουμε τον τρόπο για να ενωθούμε όλοι μας.

 

Δε μας αντιπροσωπεύουν ούτε κόμματα, ούτε σύνδεσμοι, ούτε συνδικάτα. Ούτε το θέλουμε, επειδή ο καθένας αντιπροσωπεύει τον εαυτό του. Θέλουμε να σκεφτούμε τον τρόπο με τον οποιο θα δημιουργήσουμε έναν νέο κόσμο, όπου αποδίδεται περισσότερη σημασία στον άνθρωπο και στην φύση παρα στα οικονομικά συμφέροντα.

 

Οι ξεσηκωμοί άρχισαν στις Αραβικές χώρες όπου χιλιάδες άτομα κατέβηκαν στις πλατείες και στους δρόμους θυμίζοντας στους κυβερνώντες ότι ο λαός αποτελεί την πραγματική εξουσία. Ύστερα έκαναν το ίδιο οι Ισλανδοί, διαδηλώνοντας για να αποφασίσουν το μέλλον τους. Μετά, ο Ισπανικός λαός έσπευσε να κατεβει στις πλατείες των γειτονιών, των χωριων και των πόλεων. Τώρα η επανάσταση απλώνεται ραγδαία στην Γαλλία, στην Ελλάδα, στην Ιταλία και στην Τουρκια ενώ και στην Αμερική και στην Ασία έχουμε τα πρώτα σήματα της επανάστασης. Κάθε μέρα, σε οποιοδήποτε μέρος του κόσμου, ξεσπάει η οργή του λαου. Αφού τα προβλήματα αναλαμβάνουν μια παγκόσμια διάσταση, και η επανάσταση πρέπει να συμβεί σε όλο τον κόσμο. Αλλιώς, δε θα γίνει τίποτα. Τώρα πρέπει να ξανακερδίσουμε τους δημοσιους χώρους για να συζητήσουμε και να δημιουργήσουμε όλοι μας το μέλλον μας.

 

Στις 19 Ιουνίου σας καλούμε στην παγκόσμια επανάσταση. Σας καλούμε να κατεβείτε ειρηνικά στις πλατείες και να δημιουργήσετε σημεία συνάντησης, συζήτησις και στοχασμού. Πρέπει να ξανακερδίσουμε τους δημοσιους χώρους και να αποφασίσουμε όλοι μαζί το μέλλον που θέλουμε. Κατέβα στις πλατείες, κατέβα στους δρόμους! Παγκόσμια επανάσταση. Λαοί του κόσμου, ξεσηκωθείτε.

 

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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GALEGO

Somos os indignados, os anónimos, os que non temos voz. Estabamos en silencio, pero á escoita, observando. Non para mirar cara arriba, onde están os que levan as rendas do mundo, senón cara aos lados, onde estamos todas e todos, buscando o momento de unirnos.

 

Non nos representan partidos, asociacións nin sindicatos. E tampouco queremos que nos representen, porque cada un se representa a si mesmo. Queremos pensar entre todos e todas como crear un mundo onde as persoas e a natureza estean por enriba dos intereses económicos.

Queremos idear e construír o mellor dos mundos posibles. Xuntos podemos, e farémolo. Sen medo.

 

As primeiras chispas saltaron nos países árabes, onde centos de miles de persoas tomaron as prazas e rúas lembrando aos seus gobernos que eles son o verdadeiro poder. Logo foron os islandeses quen saíron ás rúas para expresarse e decidir o seu futuro; o pobo español non tardou en tomar as prazas de barrios, vilas e cidades. Agora a chama esténdese rapidamente por Francia, Grecia, Portugal, Italia e Turquía, mentres chegan ecos de América e Asia e cada día aparecen novos focos en distintas partes do mundo. Se os problemas son globais, a revolución será global ou non será. É hora de recuperar os nosos espazos públicos para debater e construír entre todas e todos o futuro.

 

O día 19 de xuño chamamos á #Globalrevolution. Chamamos á ocupación pacífica das prazas públicas e á creación de espazos de encontro, debate e reflexión. É o noso deber recuperar o espazo público e decidir xuntos o mundo que queremos.

 

Toma a praza!!! Toma as rúas!!! #Globalrevolution .

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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EUSKERA/VASCO/VASCUENCE

Haserre gaude, ez dugu izenik, ez dugu hitzik. Isilik geunden, baina adi, begira. Ez gora begira, aldeetara baizik, guztiok gauden lekura, batzeko unearen zain.

 

Ez gaitu inolako alderdirik, elkarterik edo sindikaturik ordezten, eta ez dugu halakorik nahi, nork bere burua ordezten baitu. Guztion artean, pertsonak eta izadia interes ekonomikoen gainetik egongo diren mundua nola sortu pentsatu nahi dugu. Ahalik eta mundurik onena sortu eta eraiki nahi dugu. Guztiok batera lor dezakegu eta lortuko dugu. Beldurrik gabe.

 

Herrialde arabiarretan sortu ziren lehenengo txinpartak, ehun milaka lagunek, boterea herriarena dela bertako gobernuei gogorarazteko, plazak eta kaleak hartu zituztenean. Ondoren, islandiarrak kalera atera ziren bere ezinegona adierazteko eta bere etorkizuna erabakitzeko eta, handik gutxira, espainiar herriak auzo, herri eta hirietako plazak hartu zituen. Orain, ziztu bizian hedatzen ari da sugarra Frantzia, Grezia, Portugal, Italia eta Turkian barrena, Amerika eta Asiatik heltzen den oihartzuna aditu eta egunetik egunera foku berriak nonahi agertzen diren bitartean. Arazoak globalak badira, globala ere izan beharko du iraultzak, edo ez da gertatuko. Dagozkigun espazio publikoak berreskuratzeko garaia da, guztion artean etorkizuna eztabaidatu eta eraikitzeko.

 

Ekainaren 19an #Globalrevolution. iraultza egiteko deialdia zabaltzen dugu. Plaza publikoak modu baketsuan hartzera eta topaketa, eztabaida eta gogoetarako lekuak sortzera deitzen zaituztegu, espazio publikoa berreskuratzea eta nahi dugun mundua erabakitzea gure eginkizuna baita.

 

Har ezazu plaza!!! Har itzazu kaleak!!! #Globalrevolution .

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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PORTUGUÊS

Somos os indignados, os anônimos, os sem voz. Estávamos em silêncio mas escutando, observando. Não para olhar para cima, onde estão os que ficam com as rendas do mundo, senão para os lados, onde estamos todas e todos, procurando o momento para nos unir.

Não nos representam partidos, associações ou sindicatos. Também não queremos que seja assim, cada qual representando a sí mesmo. Queremos pensar entre todos como criar um mundo onde as pessoas e a natureza estejam por cima dos interesses económico.

Queremos idealizar e construir o melhor dos mundos possíveis. Juntos podemos e realizaremos. Sem medo.

As primeiras faíscas começaram nos países árabes, onde centenas de milhares de pessoas tomaram as praças e ruas relembrando a seus governos que eles (o povo) são o verdadeiro poder. Logo foram os islandeses quem saíram às ruas para poder se expressar e decidir seu futuro; o povo espanhol não demorou em tomar as praças dos bairros, vilarejos e cidades. Agora a chama se estende rapidamente pela França, Grécia, Portugal, Itália e Turquia, enquanto chegam ecos de América e Ásia e novos focos aparecem a cada dia onde seja. Se os problemas são globais, a revolução será global, ou não será. É hora de recuperar os nossos espaço públicos para debater e construir entre todas e todos o futuro.

O dia 19 de Junho convocamos à #Globalrevolution . Convocamos à ocupação pacifica das praças públicas e à criação de espaços de encontros, debates e reflexão. É nosso dever recuperar o espaço público e decidir juntos o mundo que queremos.

 

Tome a praça!!! Tome as ruas!!! #Globalrevolution .

People of the wolrd, rise up!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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ÁRABE/ARABIC/ARABE/عربيّة

نحن الساخطون, المجهولون, ليس لنا صوتا. كنّا ساكتين, لكنّنا كنّا نستمع و نعاين. لن ننظر إلى الأعلى,حيث يوجد هم من يديرون العالم, بل إلى الجوانب , حيث يوجد كلّنا ألّذين نبحث عن وقت ألإتّحاد

 

لا يمثّلنا الأحزاب ولا الجمعيّات و لا النقابات, لا سيّما وأنّنا لا نريد هذه الوضع, لأنّ كلّ واحد منّا يمثّل نفسه. نريد أن نفكّر معا عن طريقة لتأسيس عالم حيث سيكون الأشخاص و البيئة على الإهتمامات الإقتصادية. نريد أن نتخيل و أن نبني أحسن العالم من العوالم الممكنة. معا سنستطيع و سنقوم به.

احترقت الشرارات الأولى في البلدان العربية, حيث أخذ مئات آلاف شخص الساحات و الشوارع للتذكير للحكومة إنّ السّلطة للشعب. بعد ذلك رجع الإيسلنديّون إلى الشوارع لإبداء نفسهم و للقرار عن مستقبلهم ؛ لم تأخّر الشّعب الإسباني في أخذ ساحات الأحياء و القرّى و المدن. الآن تمتدّ الفتيلة بسرعة عبر فرنسا و اليونان و البرتغال و تركيا, لمّا يصل أصداء من أميركا و آسيا و تظهر مصادر جديدة كلّ يوم في عدّة أماكن. إذا المشاكل هي إجماليّة, فستكون الثورة إجماليّة أو لن لن تحدّث. هذا هو وقت المناسب للإستعداد أماكننا العامّة للمناقشة و البناء معا المستقبل.

 

ندعوكم إلى #غلوبال ريفولوسيون في يوم ١٩ يونيو ٢٠١١. ندعو الشعب لأخذ الساحات العامّة بسلام و لإحداث مساحات اللقاء و المناقشة و التّفكير. يجب علينا أن نستعيد الأماكن العامّة و أن نقرّر معا عالم الّذي نريده

 

خذ الساحة! خذ الشّوارع!

 

#Globalrevolution .

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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HÚNGARO/MAGIAR

Felháborodottak, névtelenek és szótlanok vagyunk. Csöndben maradtunk, de figyeltünk. Nem azért, hogy felfele nézzünk, azokra, akik a fonalakat szövik, hanem azért, hogy oldalra figyeljünk, ahol mi vagyunk mindannyian és keressünk a pillanatot, hogy egyesüljünk.

 

A pártok, egyesületek vagy szakszervezetek nem képviselnek minket. De valójában nem is akarjuk, hogy így legyen, hiszen mindenki csak saját magát tudja képviselni. Arról akarunk együtt gondolkodni, hogy miképp tudnánk egy olyat világot létrehozni, ahol az emberek és a természet a gazdasági érdekek felett áll. Létre akarjuk hozni a világok legjobbikát. Együtt meg tudjuk ezt tenni és meg fogjuk tenni. Félelem nélkül.

 

Az első tüntetések az arab országokban voltak, ahol százezrek vonultak az utcákra, hogy emlékeztessék a kormányt, hogy valójában a népé a hatalom. Nem sokkal később az írek tüntettek azért, hogy maguk dönthessenek a jövőjükről és a spanyolok sem késlekedtek, hogy az utcákat és tereket birtokukba vagyék.

 

Mostanra az elégedetlenség lángja gyorsan továbbterjedt más országokra is, úgy mint Franciaország, Görögország, Portugália, Olaszország és Törökország. És eközben kezd terjedni Latin-Amerikában és a világ más országaiban is. Ha a problémák globálisak, a forradalom is az lesz. A pillanat elérkezett, birtokba kell vennünk az utcákat és tereket, hogy beszélgessünk és együtt létrehozzuk a jövőt.

 

Június 19-re tehát a #Globalrevolution-ra hívunk. Arra hívunk, hogy békésen foglaljuk el a köztereket, teremtsünk találkozási lehetőségeket és vitassuk meg a legfontosabb kérdéseket. A mi feladatunk, hogy visszaszerezzük a köztereinket és együtt eldöntsük, hogy milyen világot

szeretnénk.

 

Foglald el a tereket ! Foglald el az utcákat !

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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JAPONÉS

私たちは無声匿名、義憤の人々です。サイレント証人の我々は無言で聞いて見つめていました。そうしても、世の中の手綱を保持している権力者を見上げるわけではなく、辺りを見回す我々は皆を団結する瞬間を探していました。

 

政 党や組織や労働組合などは私たちの代弁をすることは出来ません。とにかくそんな事は欲しくない、なぜなら我々はそれぞれが自分自身の代表者であり、という わけでそれぞれの自分自身の代弁をしになったのです。人間や自然環境は経済的利益よりも優先される世界を作成するように方法を皆で考案したいと思います。

 

我々はすべての可能な世界最高が作成するのが欲しいのです。共にし、皆一緒、何でも出来ます。恐れることなく。

 

最 初の火花はアラブ諸国で点火した。何十万もの人々は、彼らが本当の力されていることが政府を思い出させるように通りや広場にかかった。次はアイスランド 人。自分自身を表現し、その将来を決定する街頭に出かけることになった。スペイン人は間も無く地区、町や都市の場所を取った。

今 のところ、この自由や正義を求める自己決定の公民権運動は人々の心に熱狂を燃えたたせ、波のように フランス、ギリシャ、ポルトガル、イタリア、トルコ、ヨーロッパ 全体で高速を持って広がって、米州にもアジアにも、新しい外灯はどこにでも毎日点灯していく。問題はグローバルなので、必ずグローバルな大変革をしなけれ ばなりません。それは私たちの公共空間を取り戻し、共に審議し、未来を一緒にビルドまでの時間です。

 

6月19日に#Globalrevolutionをするために呼び出します。我々は公共の場所の平和的占領をする ために呼び出し、討論や反射用の対話スペースを作成する求めからです。公共のスペースを取り戻すし、望む世界を一緒に決定する我々の義務です。

 

広場を取ろう!!! 通りを取ろう!!! #Globalrevolution .

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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BÚLGARO Призив

Ние сме възмутените, анонимните, тези без глас. Стояхме мълчаливи, но слушайки, наблюдавайки. Не за да гледаме нагоре, там където са тези които държат юздите на света, а за да погледнем встрани около нас, където сме всички ние, търсейки момента в които да се уединим.

 

Не ни представляват партии, асоциации или синдикати. Нито пък искаме така да бъде, защото всеки сам представлява себе си. Опитваме се да мислим всички заедно как да създадем един свят в който хората и природата да бъдат над икономическите интереси. Искаме да измислим и построим най добрият от всички възможни светове. Заедно можем и ще го направим. Без страх.

 

Първите искри пламнаха в арабските страни, където стотици хиляди хора превзеха улиците и площадите, напомняйки по този начин на техните правителства че те са истинската сила. След това бяха исландците, които излязоха на улицата за да се изразят и да решат бъдещето си, испанският народ не се забави да превземе площадите на квартали, села и градове. Сега пламъкът се разгаря из Франция, Гърция, Португалия, Италия и Турция, идва ехо от Америка и Азия и нови точки изникват всеки ден по цял свят. Ако проблемите са глобални, то революцията ще бъде глобална или няма да бъде. Време е да си възвърнем публичните места за да обсъдим и решим всички заедно бъдещето.

 

Правим призив за #Globalrevolution на 19 юни. Привикваме към мирно окупиране на публичните площади и създаване на места за среща, обсъждане и размишление. Наш дълг е да си възвърнем публичното пространство и заедно да решим светът които желаем.

 

Превземи площада!!! Превземи улиците!!! #Globalrevolution.

People of the World, rise up!!!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

 

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GERMAN\DEUTSCH

Wir sind die Empörten, die Anonymen, die Stimmlosen. Wir waren da, ruhig aber aufmerksam, am beobachten. Nicht um nach oben zu schauen, wo andere die Zügel der Welt halten, sondern von den Seiten, wo wir den richtigen Moment gesucht haben um uns zu vereinen.

 

Wir vertreten keine politischen Parteien, Verbände oder Gewerkschaften. Ebenso wenig wollen wir das, weil jeder sich selbst vertritt. Wir wollen zusammen eine Welt schaffen, wo die Menschen und die Natur an erster Stelle sind und nicht die wirtschaftlichen Interessen.

Wir wollen die bestmögliche Welt schaffen. Gemeinsam können wir es und wir werden es tun. Ohne Angst.

 

Die ersten Funken haben in den arabischen Ländern gesprüht, wo tausende Menschen auf den Straßen und Plätzen protestiert haben, um der Regierung daran zu erinnern, wo die Macht eigentlich liegt.

Die nächsten waren die Isländer, die auf die Straßen gingen, um ihre Meinung zu sagen und über ihre Zukunft zu entscheiden

Und es hat nicht lange gedauert, bis das spanische Volk Plätze in Städten und Gemeinden besetzt haben.

Nun verbreitet sich diese Flame rasch auch über Frankreich, Griechenland, Portugal, Italien und der Türkei und es findet Anklang auch in Amerika und Asien, wo neue Demonstrationen überall ausbrechen. Nur eine globale Revolution kann globale Probleme bekämpfen. Es ist die Zeit gekommen, unsere öffentlichen Räume zurückzufordern, um zu diskutieren und um eine neue Zukunft zusammen zu schaffen.

 

Das ist ein Aufruf für die #Globalrevolution am 19. Juni. Wir fordern die friedliche Besetzung von öffentlichen Plätzen und die Schaffung von Räumen für Dialog, Diskussion und Reflexion.

Es ist unsere Pflicht, den öffentlichen Raum wieder zu besetzen und über die Welt zu entscheiden in der wir leben wollen.

Besetzt die Plätze! Besetzt die Straßen! #Globalrevolution.

 

People of the World, rise up!

Völker der Welt, erhebt euch!

takethesquare.net

#takethesquare

#globalrevolution

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SPAIN: https://www.facebook.com/event.php?eid=153698604701086


AUSTRIA:
- Graz https://www.facebook.com/event.php?eid=229376800406440


BELGIUM: https://www.facebook.com/event.php?eid=228619580497032


CHECK REPUBLIC:
- Praga: https://www.facebook.com/event.php?eid=214234375274746


DENMARK:
- Copenhagen: https://www.facebook.com/event.php?eid=200333033344048


FRANCE: https://www.facebook.com/event.php?eid=136279673115289
GREECE (12 & 19): http://www.facebook.com/event.php?eid=212225855475383
GERMANY
- Berlin https://www.facebook.com/event.php?eid=129587350453866
- Düsseldorf: https://www.facebook.com/event.php?eid=172798696115075
- Stuttgart https://www.facebook.com/event.php?eid=222367024457488


IRELAND
- Dublin: https://www.facebook.com/event.php?eid=123638041052621
- Limerick: https://www.facebook.com/event.php?eid=218240811531155


ITALY: http://www.facebook.com/event.php?eid=221007691260455
- Bologna: https://www.facebook.com/event.php?eid=115656721855492


JAPAN: https://www.facebook.com/event.php?eid=104830119609347


LUXEMBURG https://www.facebook.com/event.php?eid=221198454572028


NETHERLANDS:
- Amsterdam: https://www.facebook.com/event.php?eid=121420077943787


NORWAY
- Oslo: https://www.facebook.com/event.php?eid=216587508374443


POLAND:
- KRAKÓW: https://www.facebook.com/event.php?eid=168356929895674


PORTUGAL:
- LISBOA: https://www.facebook.com/event.php?eid=160683883998450
https://www.facebook.com/event.php?eid=160683883998450


ROMANIA
- Bucarest http://www.facebook.com/pages/Democratie-Reala-Acum/210919625615209
- Cluj Napoca: http://www.facebook.com/event.php?eid=209668659071927
- Timisoara http://www.facebook.com/event.php?eid=207305382639432


SERVIE: https://www.facebook.com/event.php?eid=229724920371747


SWEDEN:
-Stocholm: https://www.facebook.com/event.php?eid=216743315023253


SWITZELAND
- Bern: https://www.facebook.com/event.php?eid=206340512736754


UK:
- London: https://www.facebook.com/event.php?eid=190946090957542
- Manchester:https://www.facebook.com/event.php?eid=231473690201735

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

 

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Appel mondial à la #globalrevolution le 19 juin!

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12 giugno 2011 7 12 /06 /giugno /2011 16:28

 

YONAGUNI

 


 La misteriosa piramide sottomarina 


 

 
 di Suzanne Hayes

 

Il monumento di Yonaguni è una formazione rocciosa massiccia sottomarina al largo della costa di Yonaguni, la più meridionale delle isole Ryukyu, in Giappone. Benché numerosi archeologi e geologi stimino che si tratta di una formazione naturale, altri sostengono che alcune delle sue caratteristiche siano artificiali. 

 


 

Yonaguni1.jpg


 

Una misteriosa struttura sottomarina a forma di piramide al largo delle coste del Giappone suscita la controversia: è un fenomeno geologico naturale o una struttura artificiale che modifica i libri di storia così come li conosciamo? Nel 1986, un subacqueo si è imbattuto su delle strutture strane al largo dell'isola di Yonaguni Jima, sulla punta sud del Giappone (vicino ad Okinawa) a circa 25 metri al di sotto del livello del mare. Sembravano essere delle strutture a ripiani con delle terrazze e delle rampe. Una della più grandi strutture piramidali ha 600 piedi di larghezza e 90 piedi di altezza con cinque livelli distinti di blocchi di pietra, con ciò che sembra essere la strada che circonda la struttura.

 

Yonaguni2.jpg

 

 


 


L'immagine qui sotto sembra essere un leone stilizzato (come la sfinge)- Benché alcune fonti hanno sostenuto che questa fotografia potrebbe non essere autentica. Dei segni di utensili e di scultura sono stati scoperti sulle pietre (e documentate), il che indica che esse sono state costruite e che non sono delle strutture di pietra naturale.


Yonaguni3.gif

 

Masaaki Kimura, un geologo marino giapponese dell'Università di Ryukyus, in Giappone che ha studiato la cartografia del sito da più di 15 anni stima che il sito ha più di 5.000 anni- e che è stato sommerso nel corso di un terremoto 2.000 anni fa.


Yonaguni4.jpg

 

Altri pensano che la struttura sia molto più antica, Teruaki Ishii, professore di geologia all'Università di Tokyo ha determinato che la sommersione abbia avuto luogo alla fine dell'ultimo periodo glaciale- circa 10.000 anni fa (sarebbe antica più del doppio della più antica delle piramidi d'Egitto). Se le cose stanno così, i nostri libri di storia dovrebbero essere revisionati per tener conto di una cultura avanzata in Estremo Oriente, più avanzata della cultura occidentale degli inizi.

 


Yonaguni5.jpg

 

 

 

È interessante notare che un certo numero di utensili sono stati scoperti sia a terra sia in mare intorno alle strutture.

 

Yonaguni6.jpg

 

 

 

 

 

Vicino alla piramide, è stata scoperta ciò che si pensa sia la scultura di una testa umana di diversi piedi di altezza, così come numerosi geroglifici sconosciuti.


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Il Japan Times ha scritto che: "nel folclore di Okinawa, vi sono delle storie a proposito degli dei tradizionali, e di una terra degli Dei chiamata Nirai Kanai, una terra sconosciuta lontana in cui esiste la felicità", il che aggiunge dell'intrigo alla scoperta.

 

Yonaguni8

 


 

 

La controversia

 

 

Richard Schoch– Professore di scienze e di matematica all'Università di Boston non accetta che il sito sia altra cosa di una formazione rocciosa naturale: "Non sono convinto che le caratteristiche principali o le strutture siano artificiali, ma penso che esse siano del tutto naturali, è la geologia e la stratigrafia di base classica dell'arenaria, che ha tendenza a rompersi lungo dei piani che generano dei bordi molto diritti, in particolare in una zona con molte faglie e attività tettonica".

 

La foto qui sotto mostra ciò che sembra essere una formazione rocciosa naturale su dei terreni simili.

 


 

Yonaguni9.jpg

In conseguenza della reticenza della comunità scientifica ad accettare il sito come una struttura artificiale, le rovine non sono state riconosciute dalle autorità giapponesi come sito di importanza culturale, degne di protezione o altre ricerche.

 

Il 5 aprile, un violento sisma (di grado 7,7 della scala Richter) ha colpito la regione intorno alle piramidi- che le strutture siano state danneggiate oppure non la cosa non è ancora chiara.

 

 

 

 

 

Conclusione

 


Sfortunatamente, finché degli studi complementari della struttura non siano effettuati, si resterà sul terreno della speculazione e della discordia.

 


 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 


 

 

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La mystérieuse pyramide sous-marine

 

 

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31 maggio 2011 2 31 /05 /maggio /2011 08:00

 

Un Anziano Alto Responsabile Americano: Bin Laden è morto nel 2001

 

 

L'11 settembre un'operazione sotto falsa bandiera.


osama_obama_yes.jpg
Obama Barak Laden?


osama_bush_laden.jpg
Osama Bush Laden?

di Paul Joseph Watson

Bin Laden è morto nel 2001 per una malattia genetica degenerativa, la Sindrome di Marfan, gli USA/CIA lo sapevano, nessuna prova è stata mai fornita per la sua responsabilità negli attacchi dell'11 settembre e per ovvi motivi, si trattava di un'operazione interna detta sotto falsa bandiera, e la foto del suo cadavere non è sicuramente bella  avedersi quasi dieci anni dopo la sua morte vera, ragione per la quale Obama non vuola mostrarla.

  Tutto il mondo (intelligente) ne ride.

Steve R. Pieczenik anziano aiuto assistente al segretario di Stato per tre diverse amministrazioni dice che è pronto a fornire ad un Grand Jury Federale il nome di un generale di fama che gli ha detto che l'11 Settembre era un'operazione sotto falsa bandiera.
Un anziano alto responsabile del governo USA, il dottor Steve R. Pieczenik, un uomo che ha occupato un gran numero di posizioni influenti sotto tre diverse presidenze e che continua a lavorare per il dipartimento  della difesa ha svelato nel corso della trasmissione "Alex Jones Show", che Osama Bin Laden era morto  nel 2001 e che era pronto a testimoniare davanti ad unGrand Jury come un generale di fama gli aveva detto direttamente che l'11 Settembre era un'operazione sotto falsa bandiera realizzata internamente.
osama_trained_by_the_CIA.jpgAddestrato dalla CIA. Sostenuto dai contributori americani.

Pieczenik non può essere considerato un "teorico della cospirazione". Ha occupato il posto di aiuto assistente al segretario di Stato sotto tre diverse amministrazioni, Nixon, Carter e Ford, lavorando anche sotto Regan e Bush senior, e continua a lavorare come consulente per il dipartimento della difesa. Anziano capitano della US Navy, Pieczenik è stato ricompensato da due pretigiosi riconoscimenti alla Scuola Medica di Harvard (MIT), gli Harry C. Solomon Awards, mentre stava ultimando nel contempo un dottorato di ricerca (PhD) al MIT.

osama_Obama_as_Honest_Abe.jpg
Obama, emulo dell'onesto Abe Lincoln?

Reclutato da Lawrence Eagleburger come aiuto assistente del segretario di Stato per la gestione, Pieczenik ha iniziato a sviluppare "gli elementi di base per una guerra psicologica, il controterrorismo, delle strategie e tattiche per dei negoziati transculturali per il dipartimento di stato USA lecomunità militari e sull'informazione ed altre agenzie del governo USA" sviluppando anche delle strategie fondamentali per il salvataggio di ostaggi che sono stati utilizzati più tardi ovunque nel mondo.

osama_festeggiamenti_-morte_Washington.pngL'ignoranza diffusa universalmente esulta alle buone notizie USA


Pieczenik è servito anche come pianificatore esperto di politica durante i segretariati si stato di Henri Kissinger, Cyrus Vance, George Shultz e James Baker ed ha lavorato per la campagna elettorale di G. W. Bush contro Al Gore. I suoi stati di servizio accreditano il fatto che è uno degli uomini più profondamente legati ai circoli informazioni di questi ultimi tre decennie più.
Il personaggio Jack Ryan che appare in un gran numero di romanzi di Tom Clancy ed è stato anche interpretato da John Ford nel celebre film del 1992 Patriot Games è tratto dalla vita di Pieczenik.
osama_obama-pompiere.jpg

Nell'aprile del 2002, Pieczenik ha detto nel corso della trasmissione "Alex Jones Show" che Bin Laden era già "morto da mesi" e che "il governo aspettava il momento politico più opportuno per mostrare il suo cadavere".  Pieczenik è in grado di saperlo avendo personalmente incontratoi Bin Laden e lavorato con lui durante di proxy contro i Sovietici in Afghanistan negli anni 80.

osama_bush_bin_laden.jpgBin Laden, un personaggio per tutte le stagioni, il capro espiatorio per eccellenza.


Pieczenik ha detto che Bin Laden è morto nel 2001, "non perché delle forze speciali l'hanno ucciso ma perché in quanto medico so che dei medici della CIA lo avevano curato ed era scritto nello schedario dei servizi segreti che egli aveva la sindrome di Marfan" aggiungendo che il governo USA sapeva che Bin Laden era morto prima che invadessero l’Afghanistan.
Sindrome di Marfan

È una malattia genetica degenerativa per la quale non vi è cura definitiva. La malattia riduce drasticamente la speranza di vita del paziente. "È morto per la sindrome di Marfan, Bush junior lo sapeva, la comunità informativa lo sapeva" ha detto Pieczenik facendo notare che dei medici della CIA avevano visitato Bin Laden nel luglio 2001 all'Ospedale Americano di Dubai.

"Era già molto malato per la sindrome di Marfan ed era già agonizzante dunque nessuno ha dovuto ucciderlo" ha aggiunto Pieczenik, dichiarando che Bin Laden era morto poco dopo l'11 Settembre nel suo complesso sotteraneo di Tora Bora.

osama_personaggio_d-avventura.jpgIl personaggio Bin Laden: un mondo di avventure...


"La comunità informativa o il medico della CIA erano al corrente erano al corrente della sua situazione? La risposta è sì, categoricamente sì", ha detto Pieczenik, riferendosi all'affermazione di Domenicarifrente che Bin Laden è stato ucciso nel suo bunker in Pakistan aggiungendo "tutto lo scenario in cui vedete un gruppo di persone sedute e che guardano uno schermo in modo molto concentrato è una stupidità" intendendo riferirsi alle immagini fornite dalla Casa Bianca che affermavano di mostrare Biden, Obama e Hillary Clinton che guardavano in diretta su uno scehrmo TV l'operazione per uccidere Bin Laden.

"È una totale falsificazione, per far credere, siamo nel teatro dell'assurdo americano... perché facciamo di nuovo questo... 9 anni prima quest'uomo era già morto... perché il governo deve mentire incessantemente al popolo americano" si è chiesto Pieczenik. "Osama Bin Laden era veramente morto dunque non è possibile che abbiano attaccato o si siano confrontati ed abbiano ucciso Bin Laden" ha detto Pieczenik, scherzando sul fatto che il solo modo che ciò possa essersi prodotto è se le forze speciali avevano attaccato una camera mortuaria.

osama_made_usa.jpg

Pieczenik ha detto che la decisione di lanciare orala bufala è che Obama era al minimo nei sondaggi ed il fatto che il problema del suo certificato di nascita stava per esplodergli in faccia (alcuni affermano che sia un falso). "Doveva provare che era più che Americano... Doveva essere aggressivo" ha detto Pieczenik, aggiungendo che la farsa era anche un modo di isolare il Pakistan in rappresaglia all'intensa opposizione al programma di droni Predator che ha ucciso centinaia di Pachistani.

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"È orchestrato voglio dire quando avete delle persone sedute in cerchio e che guardano una sitcom nel centro delle operazioni della Casa Bianca e che avete un presidente uscente quasi come un fantasma che sostiene che aveva appena ucciso Osama Bin Laden che è morto già da nove anni" ha detto Pieczenik, qualificando quest'episodio come la "più grande falsificazione di cui abbia mai inteso parlare, voglio dire che è assurdo". 
 
osama_idra_di_lerna.png
 
Rifiutando il resoconto del governo sull'assassinio di Bin Laden come uno "scherzo malsano" fatto al popolo americano, Pieczenik ha detto "sono disperati se devono rendere credibile Obama, negando il fatto che è possibile che non sia nato qui, ogni questione riguardante il suo passato, ogni irregolarità del suo passato, allo scopo di renderlo inconfutabile... affinché sia rieletto presidente, perché il pubblico americano sia di nuovo ingannato". L'affermazione di Pieczenik che Bin Laden sia morto quasi dieci anni fa è sostenuta da numerosi professionisti delle informazioni così come da capi di stato nel mondo. Bin Laden "è stato utilizzato allo stesso modo in cui l'11 settembre è stato utilizzato per mobilitare le opinioni del popolo americano per lanciarsi in una guerra che doveva essere giustificata da una storia che Bush junior ha creato e che Cheney ha creato sul mondo del terrorismo" ha dichiarato Pieczenik.

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Durante l'intervista per "Alex Jones Show", Pieczenik ha affirmato anche che un generale rinomato gli ha detto direttamente che l'11 Settembre era un abbassamento volontario di vigilanza ed un'operazione sotto falsa bandiera e che egli è pronto di andare davanti ad un Grand Jury (Commissione) per rivelare il nome del generale. "Hanno eseguito gli attacchi" ha detto Pieczenik, soprattutto Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Stephen Hadley, Elliott Abrams, e Condoleezza Rice tra gli altri comese fossero i diretti interessati."Si è chiamato questo un abbassamento volontario di vigilanza, un'operazione sotto falsa bandiera per mobilitare il pubblico americano sotto falsi pretesti... ciò mi è stato detto da un generale facente parte del personale di Wolfowitz- andrei davanti ad un comitato federale e giurerei a mano alzata dando il nome dell'individuo in modoche si possa spezzare la vergogna che circonda questa storia" ha detto  Pieczenik aggiungendo che era "furioso" e sapeva "che ciò si era verificato".


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"Ho insegnato quest'abbassamento volontario di vigilanza e le operazioni sotto falsa bandiera al collegio nazionale di guerra, l'ho insegnato a tutti i miei agenti, dunque so precisamente ciò che è stato fatto al puibblico americano" ha aggiunto. Pieczenik ha reiterato la sua volontà di rivelare davanti ad un Tribunale Federale il nome del generale che gli ha detto che l'11 Settembre era un lavoro interno "affinchépossiamo rivelare questo giuridicamente non con la stupida Commissione del 11 Settembre, un'assurdità". Pieczenik ha spiegato che non era un liberale, un conservatore o un membro del tea party, soltanto un Americano profondamente inquieto di vedere in quale direzione il suo paese si dirigeva.
 
Paul Joseph Watson

Paul Joseph Watson è editore di  Prison Planet.com di cui redige gli articoli. È l'autore di "Order Out Of Chaos" e ospite regolare dell'emissione "Alex Jones Show".

[Traduzione di Ario Libert]
LINK al post originale in inglese, tradotto in francese da Mireille Delamarre:
Top US Government Insider: Bin Laden Died In 2001, 9/11 A False Flag
 

Un ancien Haut Responsable Américain: Ben Laden Est Mort En 2001. Le 11 Septembre Une Opération Sous Faux Pavillon

 

 

 

LINK ad articoli italiani:

Sulla Parola
 

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22 maggio 2011 7 22 /05 /maggio /2011 08:00

La seconda morte di Osama Bin Laden


 

bin-laden--Obama.jpg

"Se oggi fosse il 1° aprile e non il 2 maggio si potrebbe rifiutare come uno scherzo i titoli dei giornali che annunciano che Osama Bin Laden è stato ucciso durante un combattimento in Pakistan e rapidamente inumato in mare. Quanto ci è stato detto dobbiamo prenderlo come una prova in più che il governo USA ha una credenza illimitata nella credulità degli Americani".


di  Paul Craig Roberts


Riflettete. Quali sono le probabilità che una persona sofferente ci dicono di una malattia ai reni necessitante di una dialisi e per di più diabetico e sofferente di ipotensione possa sopravvivere per un decennio nei nascondigli di montagna? Se Bin Laden ha potuto acquistare del materiale per dialisi ed i medicamenti che il suo stato necessitava allora l'invio del materiale per dialisi non avrebbe dovuto permettere di localizzarlo? Perché ci sono voluti 10 anni per trovarlo?
Laden_Wanted_Poster.jpg
Riflettete anche sulle affermazioni ripetute dai media USA trionfalisti che celebravano la morte di Bin Laden che "Bin Laden ha utilizzato i suoi milioni per finanziare dei campi di addestramento terroristi in Sudan, alle Filippine, ed in Afghanistan, inviando dei "guerrieri santi" per fomentare delle rivoluzioni e combattere delle forze rivoluzionarie fondamentaliste islamiche in Africa del Nord, in Cecenia, nel Tagikistan ed in Bosnia". Si tratta di molta attività per alcuni milioni di dollari USA di finanziamento (forse gli USA avrebbero dovuto metterlo a capo del Pentagono) ma la principale domanda è: Come Bin Laden abbia potuto trasportare tutto questo denaro? Grazie a quale sistema bancario?

osama-bin-laden-time.jpg
Il governo USA riusciva a sequestrare i beni di persone ed anche di interi paesi, la Libia è stata l'ultima in ordine di tempo. Perché non quelli di Bin Laden? Si spostava con 100 milioni di dollari in monete d'oro inviando i suoi emissari per effettuare i pagamenti delle sue vaste operazioni? I titoli dei giornali avevano il sentore di un evento costruito. Il tanfo andava dagli articoli trionfali carichi di esagerazioni alle celebrazioni bandiere al vento e canti "USA, USA". Cos'altro sta per accadere?

osama--presunto-cadavere-di-bin-laden.jpg

Non vi sono dubbi che il presidente Obama ha un bisogno disperato di vittoria. Ha commesso il folle errore di rilanciare la guerra in Afghanistan e ora dopo un decennio di combattimenti gli Usa sono di fronte ad un vicolo cieco, se non la disfatta. Le guerre dei regimi Bush/Obama hanno rovinato gli USA lasciando enormi deficit ed un dollaro in declino. E presto sarà il momento della rielezione.

Le diverse menzogne ed inganni come le "armi di distruzione di massa", delle ultime amministrazioni hanno avuto delle conseguenze terribili per gli USA ed il mondo. Ma tutti gli inganni non sono identici. La ragione principale in partenza per invadere l'Afghanistan era di catturare Bin Laden. Ora che il presidente Obama ha dichiarato che Bin Laden è stato ucciso da una pallottola in testa dalle forze speciali USA operanti in un paese indipendente e sepolto in mare non vi è motivo di continuare la guerra.

Forse che il rapido declino del dollaro USA sui mercati di cambio stranieri ha reso obbligatorio dei reali tagli ai bilanci che non possono effettuarsi che fermando queste guerre senza fine. Finché il dollaro non ha raggiunto un punto critico, Osama Bin Laden, di cui un gran numero di esperti credono che sia morto da molti anni, era uno spauracchio utilizzato per accrescere i profitti del complesso militar-industriale statunitense.


Dr. Paul Craig Roberts

[Traduzione di Ario Libert]


LINK all'articolo originale in inglese:


LINK al post in francese:
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29 aprile 2011 5 29 /04 /aprile /2011 17:00
Gli eserciti segreti della NATO [VI]
 
gladio1.jpg

 

 La guerra segreta in Italia 



di Daniele Ganser* 

 

  

Dwight-Eisenhower.jpgColby condivideva l'entusiasmo del presidente Dwight Eisenhower per le operazioni segrete in seguito ai successi dei colpi di Stato condotti congiuntamente con l'M16 che rovesciarono i governi di Mossadegh in Iran nel 1953 e di Arbenz nel Guatemala l’anno seguente. In Italia, la manipolazione delle elezioni ed il finanziamento segreto della DC "erano così efficaci che coloro che beneficiavano del nostro aiuto ne ignoravano a volte la provenienza", raccontava Colby, non senza una certa fierezza. "Le operazioni politiche che condusse la CIA in italia ed in altri paesi negli anni che seguirono, in Cile ad esempio, sono oggi oggetto di critiche veementi", osserva retrospettivamente Colby. "Non si può più negare a presente l'illegalità di una tale "ingerenza". Le leggi in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, proibiscono ad ogni governo straniero di immischiarsi nel processo politico interno del paese in questione". Tuttavia, il veterano della Guerra fredda sostiene che "aiutare i movimenti democratici italiani a rispondere ad una campagna di sovversione filosovietica si giustifica moralmente" [40].

  

aiuti-americani.jpgGrazie ad una direttiva top secret, il Pentagono, che condivideva visibilmente questa concezione, ordinò alla CIA di lanciare l'"Operazione Demagnetize". Si trattava di intraprendere, in collaborazione con i servizi segreti militari francesi e italiani, delle "operazioni politiche, paramilitari e psicologiche" miranti ad indebolire i comunisti in questi due paesi. La direttiva del Joint Chiefs of Staff datata al 14 maggio 1952 sottolineava: "Limitare l'influenza dei comunisti in Italia ed in Francia è un obiettivo prioritario. Deve essere raggiunto con tutti i mezzi" compresi con il ricorso ad una guerra segreta e a delle operazioni terroriste. "Non è indispensabile che i governi italiani e francesi siano informati del piano "Demagnetize" perché esso potrebbe essere percepito come una violazione della loro sovranità nazionale" [41].

  

stay-behind.jpgDopo il trasferimento di Colby nel Vietnam, il direttore del SIFAR De Lorenzo proseguì la sua lotta contro il PCI ed il PSI. Un documento top secret intitolato Le Forze Speciali del SIFAR e l’Operazione Gladio e datato 1° giugno 1959 descriveva come il programma di guerra non convenzionale della NATO e le operazioni segrete anticomuniste erano coordinate dal CPC, esso stesso strettamente legato allo SHAPE [42]. Indicava che, oltre ad un'invasione sovietica, la NATO temeva anche "una sovversione interna" e, soprattutto in Italia, una progressione del partito comunista. "A livello nazionale, la possibilità di una situazione d'urgenza così come descritta sopra è stata e rimane la giustificazione delle attività speciali del SIFAR. Quest'ultime sono condotte dalla sezione SAD dell'Ufficio "R", specificava il documento, facendo così riferimento all'esercito segreto Gladio. "Parallelamente a questa risoluzione, il direttore del SIFAR ha deciso, con l'approvazione del ministro della Difesa di confermare gli accordi precedenti conclusi a questo proposito tra i servizi segreti italiani e statunitensi, conformemente al principio di collaborazione reciproca convenuto nel quadro delle attività S/B (stay-behind), in vista di condurre un'operazione congiunta". Il generale De Lorenzo precisava in conclusione che gli accordi passati tra la CIA ed il SIFAR e datati 26 novembre 1956 costituivano "il documento di riferimento dell'Operazione 'Gladio' (nome dato alle operazioni sviluppate dai due servizi segreti)" [43].

 

John-f-kennedy.jpgQuando John F. Kennedy fu eletto presidente nel gennaio 1961, la politica degli USA nei confronti dell'Italia si ritrovò ad essere modificata perché, contrariamente ai suoi predecessori Truman e Eisenhower, Kennedy non provava alcuna ostilità nei confronti del PSI. Condivideva un'analisi della CIA secondo la quale "la progressione dei sociualisti, anche senza intervento esterno, è la prova che la sensibilità di sinistra tende, in Italia, verso una forma democratica di socialismo" [44]. Tuttavia le ambizioni di riforma di Kennedy entravano in urto con la tenace resistenza del dipartimento di Stato e della CIA. Il segretario di Stato Dean Rusk riferì con orrore al presidente che Riccardo Lombardi del PSI aveva pubblicamente richiesto il riconoscimento della Repubblica popolare conese ed il ritiro delle basi militari USA dall'Italia, comprese quella della NATO situata vicino Napoli, e aveva dichiarato che il capitalismo e l'imperialismo erano dei nemici da combattere. "È con questo partito che gli Stati Uniti dovevano trattare?" [45].

 

Frederick-Reinhardt.jpgA Roma l'ambasciatore Frederick Reinhardt ed il  COS Thomas Karamessines discutevano di un mezzo per fermare Kennedy. Essi si rivolsero a Vernon Walters della CIA, un sostenitore accanito della lotta anticomunista, "avente partecipato direttamente o indirettamente a più colpi di Stato di chiunque altro nell'amministrazione statunitense" [46]. Egli dichiarò che se Kennedy permetteva al PSI di conseguire la vittoria, gli USA avrebbero dovuto invadere il paese. Più sottilmente, Karamessines suggeriva di rafforzare i movimenti di opposizione alla sinistra presenti in Italia [47]. "Ciò sarebbe sfociato ad una situazione assurda in cui il presidente Kennedy si trovava opposto al suo segretario di Stato ed al direttore della CIA" [48].  

 

Thomas-Karamessines.jpgKennedy aveva permesso all'Italia di spostarsi a sinistra. I socialisti si erano  visti attribuire dei portafogli ministeriali, i comunisti italiani, invocando i loro buoni risultati alle elezioni, reclamarono anch'essi l'entrata al governo. Nel maggio 1963, il sindacato degli operai edili manifestò a Roma a questo scopo. La CIA si preoccupò ed incaricò i membri dell'esercito segreto Gladio vestiti da poliziotti e da civili di reprimere questi movimenti; più di 200 manifestanti furono feriti [49]. Ma per l'Italia, il peggio doveva ancora venire. Nel novembre del 1963, il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, nel Texas, in circostanze torbide. Cinque mesi dopo, la CIA, il SIFAR, l'esercito segreto Gladio ed i carabinieri organizzarono un colpo di Stato che costrinse i socialisti a rinunciare ai loro ministeri.

 

mossadegh-time.jpgColby condivideva l'entusiasmo del presidente Dwight Eisenhower per le operazioni segrete in conseguenza dei colpi  di Stato condotti congiuntamente dal MI6 che rovesciarono i governi di Mossadegh in Iran nel 1953 e di Arbenz nel Guatemala l’anno successivo. In Italia, la manipolazione delle elezioni ed il finanziamento segreto della DC "erano così efficaci che coloro che beneficiavano del nostro aiuto ne ignoravano a volte la provenienza", racconta Colby, non senza una certa fierezza. "Le operazioni politiche che la CIA condusse in Italia ed in altri paesi negli anni che seguirono. in Cile ad esempio, sono oggi l'oggetto di critiche veemente", osserva retrospettivamente Colby. "Non possiamo più negare a presente l'illegalità di una tale "ingerenza". Le leggi in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, proibiscono ad ogni governo straniero di immischiarsi nel processo politico interno del paese in questione". Tuttavia, il veterano della Guerra fredda sostiene che "aiutare i movimenti democratici italiani a rispondere ad una campagna di sovversione filosovietica si giustifica moralmente" [50].

 

piano-solo-libro-copia-1.jpgQuesto putsch dal nome in codice "Piano Solo" era diretto dal generale Giovanni De Lorenzo, il vecchio capo del SIFAR, che, su ordine del ministro della Difesa Giulio Andreotti, un democristiano, era stato nominato alla testa dei carabinieri. Collaborando strettamente con l'esperto in guerra segreta della CIA Vernon Walters, il capo dell'antenna romana della CIA William Harvey ed il commandante delle unità Gladio in seno al SID Renzo Rocca, De Lorenzo intensificò la guerra clandestina. Rocca impiegò per la prima volta il suo esercito segreto per far esplodere gli uffici della DC e la sede di diversi giornali prima di accusare la sinistra allo scopo di screditare i comunisti e i socialisti [50]. Il 25 marzo 1964, poiché il governo non vacillava, De Lorenzo ordinò ai suoi soldati ombra "di occupare al suo segnale le agenzie governative, i principali centri di comunicazioni, le sedi dei partiti di sinistra, i locali dei quotidiani di sinistra più noti così come le sedi della radio e della televisione. Le agenzie di stampa dovevano essere investite unicamente il tempo necessario per distruggere le rotative e rendere impossibile la pubblicazione dei giornali" [51]. De Lorenzo insistette affinché l'operazione fosse condotta "con tanta determinazione e vigore possibile e non lasciare nessuno spazio all'esitazione o al dubbio" e, secondo i termini del rapporto di inchiesta su Gladio, giunse a rendere i suoi soldati "arrabbiati ed esaltati" [52].

 

piano-solo-libro-2.jpgI Gladiatori, che si erano visti affidare una lista di proscrizioni di molte centinaia di nomi, avevano ordinato di catturare i socialisti ed i comunisti che vi figuravano, arrestarli e deportarli in Sardegna dove dovevano essere incarcerati al CAG. Il documento intitolato Le Forze Speciali del SIFAR e l'Operazione Gladio specificava che: "Poiché il quartier generale delle Operazioni, il Centro di addestramento al sabotaggio CAG è protetto da un sistema di sicurezza particolarmente efficace ed equipaggiato di installazioni e di materiale concepito specialmente per i casi d'urgenza" [53].

 

Segni-e-Kennedi--Napoli-2-Luglio-1963.jpgIn un'atmosfera di grande tensione, l'esercito segreto si apprestava a passare all'azione. Il 14 giugno 1964, De Lorenzo diede via libera ed entrò a Roma con blindati, trasporto di truppe, jeep e lancia granade mentre le forze della NATO si dedicavano in manovre militari nella regione, allo scopo di intimidire il governo italiano. Il generale dichiarò abilmente che questa dimostrazione di forza aveva luogo alla viglilia del 150° anniversario della creazione del corpo dei carabinieri, e, in compagnia del presidente italiano Antonio segni, provveniente dall'ala destra della DC e fanatico anticomunista, assistettero, radiosi, alla sfilata delle truppe. I socialisti italiani evidenziarono che, contrariamente all'usanza, i carri armati ed i lancia granada non furono ritirati dopo la sfilata ma rimasero dispiegate dentro Roma durante tutto il mese di maggio ed una parte di giugno del 1964 [54].

 

aldo-moro.jpgMolto preoccupato per la situazione, il Primo ministro Aldo Moro incontrò segretamente il generale De Lorenzo a Roma. Fu maturalmente un "colloquio molto insolito tra un Primo ministro nel cuore di una tempesta politica ed un generale che sognava di sostituirlo per instaurare un regime più autoritario" [55]. Dopo questo incontro, i socialisti abbandonarono i loro ministeri senza protestare e proposero i loro rappresentanti più moderati per la composizione del secondo governo Moro. "Questi partiti politici compresero subito che potevano essere cacciati dal potere. In caso di vacanza del potere in conseguenza di uno scacco della sinistra, la sola alternativa sarebbe stata un governo di crisi", ricordò il socialista Pietro Nenni anni più tardi, "il che nel contesto politico del paese avrebbe significato un governo di destra" [56].

 

rocca.jpgDopo questo colpo, le tracce di Gladio furono coperte. Qualche anno dopo, nel luglio del 1968, degli inquirenti vollero interrogare il comandante Renzo Rocca. Il Gladiatore si disse pronto a cooperare, ma la vigilia del giorno convenuto per l'audizione, fu ritrovato morto, una pallottola in testa, nel suo appartamento privato di Roma. Un giudice che tentava di chiarire l'assassinio fu destituito dal suo incarico dalla sua gerarchia [57]. "Non c'è alcun dubbio che quest'operazione serviva gli interessi di alcuni servizi dell'amministrazione statunitense", non poterono che constatare gli inquirenti, mentre lo storico Bernard Cook osservò a giusto titolo che Piano Solo "recava la firma di Gladio" [58]. In seguito alla scoperta degli eserciti segreti, Ferraresi, uno specialista dell'argomento, conclude che "la natura veramente criminale di questo piano è oggi infine riconosciuta" e denuncia le drammatiche conseguenze di Piano Solo che "ha tenuto in scacco e rovinato gli sforzi della prima coalizione di sinistra- forse il solo vero tentativo di progetto riformista in Italia dal dopoguerra" [59].

 

cia_langley_aerial.jpgOltre il colpo di Stato fomentato, il generale De Lorenzo spiava anche, su ordine del COS Thomas Karamessines l'insieme della classe dirigente italiana. Era soprattutto interessato dai "comportamenti anormali", cioè le relazioni extraconiugali, omosessuali e la frequentazione di prostitute, uomini o donne. Secondo il linguaggio fiorito di Langley, ciò permetteva alla CIA ed al SIFAR di tenere le elite italiane "per i coglioni". Minacciando di rivelare alcune informazioni compromettenti in loro possesso, essi poterono così far pressione per anni su dei politici, degli ecclesiastici, degli uomini d'affari, dei responsabili sindacali, dei giornalisti o dei magistrati. De Lorenzo giunse sino a collocare dei microfoni in Vaticano e al Palazzo del Primo ministro, il che permise alla CIA di ascoltare e registrare le conversazioni sin nelle più alte sfere del potere italiano. La scoperta degli eserciti segreti provocò un trauma considerevole tra la popolazione ed un'inchiesta parlamentare sulle manovre del SIFAR rivelò l'esistenza di fascicoli molto documentati sulle vite di più di 157.000 cittadini italiani. Alcuni di questi fascicoli erano enormi, quello riguardante il professore Amintore Fanfani, un senatore della DC che aveva assunto alte funzioni tra cui quelle di Primo ministro, era composto di 4 volumi, ognuno spesso quanto un dizionario.

 

Ganser--generale-Aldo-Beolchini.jpg"Le persone erano spiate da telecamere capaci di realizzare primi piani da una lunga distanza, la loro corrispondenza era controllata, le loro conversazioni telefoniche registrate, e delle fotografie relative alle loro relazioni extraconiugali o alle loro abitudini sessuali archiviate". La Comissione parlamentare presieduta dal generale Aldo Beolchini confermò anche che "erano conservati come prioritari i dati suscettibili di fornire un mezzo di pressione" [60]. Ascoltato dagli inquirenti, De Lorenzo fu forzato a riconoscere di aver costituito quei fascicoli su ordine degli Stati Uniti e della NATO [61]. Questa dichiarazione suscitò l'indignazione dei parlamentari della commissione. "La cosa più grave in questa faccenda", insistettero i suoi membri, "è che la raccolta delle informazioni per conto dei paesi della NATO e del Vaticano è diventata una delle attività principali del SIFAR". I senatori erano veramente indignati. "Questa situazione calpesta la Costituzione. È una violazione provata della sovranità nazionale, una violazione dei principi di libertà e di eguaglianza dei cittadini ed una minaccia costante per l'equilibrio democratico del nostro paese" [62].

 

ganser--henke.jpgLa guerra segreta della CIA, in compenso, si situava al di fuori del campo d'indagine dei parlamentari italiani. In seguito allo scandalo, il SIFAR fu ribattezzato SID e affidato alla direzione del generale Giovanni Allavena. Il Parlamento ordinò a De Lorenzo di distruggere integralmente i dossier segreti. Ed è quanto fece, non senza aver preso la precauzione di rimetterne una copia al rappresentante locale della CIA Thomas Karamessines ed al generale Giovanni Allavena stesso. Era un regalo di un valore inestimabile che permetteva di controllare l'Italia dall'interno. Nel 1966, Allavena fu sostituito nelle sue funzioni dal generale Eugenio Henke, ma non rinunciò alla lotta anticomunista battezzata "Propaganda Due", o P2, e fece dono al suo Venerabile, Licio Gelli, il dono di una copia dei 157.000 dossier segreti.

 

ganser--gelli.jpgAnni più tardi, si scoprì sino a qual punto il Venerabile di "Propaganda Due", Licio Gelli e la CIA avevano manipolato la vita politica italiana allo scopo di impedire ai comunisti di accedere al potere. Nato nel 1919, Gelli non aveva ricevuto che una educazione parziale, essendo stato escluso dalla scuola all'età di 13 anni per aver colpito il direttore. All'età di 17 anni, si arruolò nelle Camicie nere e partì a combattere in Spagna a fianco dei franchisti. Durante la Seconda Guerra mondiale, servì come sergente maggiore nella Waffen SS di Hermann Gœring e, alla fine del conflitto, sfuggì per pocoai partigiani della sinistra italiana raggiungendo l'esercito statunitense.

 

Ted-Shackley.jpegFranck Gigliotti della loggia massonica statunitense reclutò personalmente Gelli e gli affidò la missione di stabilire un governo parallelo anticomunista in Italia con l'aiuto dell'antenna romana della CIA. Secondo un rapporto interno dell'antiterrorismo italiana, "È Ted Shackley, l’uomo che diresse tutte le operazioni segrete della CIA in Italia negli anni 70, che presentò il capo della loggia massonica ad Alexander Haig". Il generale Haig, consigliere militare di Nixon, che commandò delle truppe in Vietnam prima di occupare le funzioni di SACEUR [Supreme Allied Commader Europe] della NATO tra 1974 e 1979, ed il consiglio per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger "autorizzarono Gelli, nell'autunno del 1969, a reclutare in seno alla sua loggia 400 ufficiali superiori dell'esercito italiano e della NATO" [63].  

 

reagan.gifDurante tutta la durata della Guerra fredda, quest'ultimo intrattenne eccellenti relazioni con gli Stati Uniti. In segno di fiducia e di rispetto, Gelli fu invitato ad assistere, nel 1974, alla cerimonia di investitura del presidente Gerald Ford così come a quella di Carte tre anni dopo. Quando Ronald Reagan fu eletto alla Casa Bianca nel 1981, è con fierezza che Gelli ricevette l'invito di sedersi in prima fila. Era l'uomo di Washington in Italia e, ai suoi occhi, proteggeva il paese dalla sinistra e pretendeva a questo titolo di "meritare una medaglia" [64].

 

 

 

Daniele Ganser 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

 

NOTE


[40] Ibid., p. 109–120.

[41] Il documento è citato in Faenza, Malaffare, p. 313. Negli anni settanta, lo storico italiano Roberto Faenza ottenne in virtù del FOIA l’accesso al documento Demagnetize che rivelava per la prima volta "questa grave deriva dei segreti italiani". 

[42] Supreme Headquarters Allied Powers in Europe (SHAPE), cioè il Quartier maggiore delle potenze alleate in Europa. 

[43] Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate. Ufficio R – Sezione SAD: Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1 Giugno 1959. Questo documento fu scoperto dal giudice Casson negli archivi del SIFAR a Roma nel 1990 e fu all'origine delle rivelazioni in Italia ed in tutta Europa. 

[44] Cobly, Honourable Men, p. 136. 

[45] Telegramma inviato dal segretario di Stato all'ambasciata degli Stati Uniti a Roma il 18 ottobre 1961. Ritrascritto in Faenza, Malaffare, p. 311. Faenza effettua un'analisi molto pertinente del progetto di Kennedy di favorire l'apertura a sinistra in Italia. Vedere Faenza, Malaffare, p. 307–373, "L’apertura a sinistra". 

[46] Estratto da Regine Igel, Andreotti. Politik zwischen Geheimdienst und Mafia (Herbig Verlag, Munich, 1997), p. 49. La sua fonte non datata è la rivista statunitense New Statesman.

[47] Faenza, Malaffare, p. 310. 

[48] Igel, Andreotti, p. 50. Il giorno delle elezioni nell'aprile 1963, l'incubo della CIA si realizzò: i comunisti guadagnarono terreno mentre tutti gli altri partiti persero dei seggi. La DC sostenuta dagli USA cadde al 38%, la sua percentuale più bassa dalla sua creazione nel dopoguerra. Il PCI che raccolse il 25% dei suffragi ed il PSI ottenne un buon 14%, si allearono per formare la prima maggioranza di sinistra al Parlamento italiano. Gli elettori della sinistra italiana festeggiarono per le strade la nomina per la prima volta di socialisti all'interno del governo del Primo ministro Aldo Moro dell'ala sinistra della DC. Il presidente Kennedy fu immensamente soddisfatto di questi risultati e decise nel luglio del 1963 di effettuare una visita ufficiale a Roma per la grande gioia di numerosi Italiani. L'aeroporto era affollato ed una volta di più, gli Stati Uniti furono accolti da bandiere e acclamazioni. "È un uomo formidabile. Non dimostra affatto la sua età. Mi ha invitato a fargli visita negli Stati Uniti", dichiarò con entusiasmo Pietro Nenni, capo del PSI. [Faenza, Malaffare, p. 356].

[49] Jens Mecklenburg (ed.), Gladio: Die geheime Terrororganisation der Nato (Elefanten Press, Berlin, 1997), p. 30. E Coglitore, Gladiatori, p.185. È un anziano generale del SID che, ascoltato negli anni ottanta nel quadro dell'affare Propaganda Due, rivelò che questi criminali erano dei Gladiatori. 

[50] Jean Francois Brozzu-Gentile: L’Affaire Gladio (Editions Albin Michel, Paris, 1994), p. 77. E Faenza, Malaffare, p. 315. Vedere anche Willan, Puppetmasters, p. 84. 

[51] Rapporto dell'indagine senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, p. 85. 

[52] Ibid.

[53] Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio, documento scaricabile in fondo a questa pagina. Le indagini condotte sull'operazione Piano Solo indicano che 731 persone dovevano essere deportate, la commissione di inchiesta senatoriale ha stabilito che la cifra andava dai 1.100 ai 1.200 cittadini influenti che dovevano essere imprigionate al CAG, il quartier generale di Gladio. I servizi segreti militari rifiutarono di trasmettere alla commissione la lista delle proscrizioni. "La situazione è molto grave perché si può ragionevolmente pensare che la lista contiene dei nomi di parlamentari e di responsabili politici e che l adivulgazione permetterebbe di infirmare definitivamente la tesi secondo la quale gli eventi del 1964 erano delle operazioni di prevenzione condotte allo scopo di evitare disordini nell'ordine pubblico", conclusero i senatori. Vedere il Rapporto dell'inchiesta senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, p. 89.

 

[54] Una molto buona descrizione del colpo si trova in Richard Collin, The De Lorenzo Gambit: The Italian Coup Manqué of 1964 (Sage, Beverly Hills, 1976). Diplomato ad Harvard, questo specialista di questioni militari ha dato delle conferenzenel Maryland prima di lavorare per il ministero della Difesa poi in quanto consigliere dell'addetto militare dell'ambasciata USA a Roma e di diventare infine consulente presso le forze armate saudite. In una sessantina di pagine, egli offre un eccellente esposizione dell'operazione Piano Solo. Ahimè, occulta quasi totalmente il ruolo svolto dagli USA negli avvenimenti. 

[55] Collin, Coup, p. 60. 

[56] Ibid. La sua fonte è il giornale italiano Avanti! del 26 luglio 1964. 

[57] Coglitore, Gladiatori, p. 186. Vedi anche Willan, Puppetmasters, p. 85. 

[58] Rapporto dell'indagine senatoriale del 1995 su Gladio e gli attentati, 1995, p.87. Bernard Cook, "The Mobilisation of the Internal Cold War in Italy", in: History of European Ideas. Vol. 19, 1994, p. 116. 

[59] Franco Ferraresi, "A Secret Structure Codenamed Gladio", in Italian Politics. A Review, 1992, p. 41. Il colpo di Stato silenzioso di Gladio non sarebbe mai stato reso pubblico senza il lavoro dei giornalisti investigativi. Sin dallal primavera del 1967, Raffaele Jannuzzi (che diventerà più tardi deputato socialista) informò i lettori del settimanale Espresso che erano scampati per poco ad un colpo di Stato (Complotto al Quirinale), Espresso del 14 maggio 1967). Il tentativo di De Lorenzo di far tacere Jannuzzi intentandogli un processo per diffamazione si rivelò controproduttivo poiché l'istruzione pose in luce una tale quantità di prove che il governo non ebbe scelta che di autorizzare l'apertura di un'inchiesta parlamentare sugli "avvenimenti del 1964". (Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi del giungo-luglio 1964. Rapporto in due volumi edito a Roma nel 1971). 

[60] Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi di giugno-luglio 1964, Roma 1971, p. 67. Citato in Igel, Andreotti, p. 51. Ed in Willan, Puppetmasters, p. 38.

[61] Commissione parlamentare d’inchiesta sugli eventi del giugno-luglio 1964, Relazione di minoranza, Roma 1971, p. 307. Voir Igel, Andreotti, p. 53.

[62] Estratto da Igel, Andreotti, p. 52.

[63] Avendo stabilito il legame tra Licio Gelli e dei terroristi di estrema destra, il giudice italiano Carlo Palermo ordinò alla sezione antiterrorismo del SISMI di aiutarlo nella sua indagine. Il 16 aprile, quest'ultima fornì delle informazioni sull'intervento statunitense in Italia. Era forse la prima volta che la sezione si dedicò alla sua missione, essa fu inoltre immediatamente bloccata. La carriera promettente di Emilio Santillos, il direttore della sezione antiterrorismo del SISMI, fu immediatamente interrotta e molti dei suoi collaboratori conobbero una sorte tragica, Il colonnello Florio, del SISMI, morì in un misterioso incidente d'auto, il colonnello Serrentiono abbandonò i servizi per "motivi di salute", il maggiore Rossi si suicidò. Soltanto il maggiore Antonio de Salvo lasciò la sezione indenne per raggiungere la massoneria. Fonte: Igel, Andreotti, p. 232.

 

 

Documenti allegati:

 



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Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate.


Ufficio R – Sezione SAD :
Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1 Giugno 1959.

 


 

 

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 Stato Maggiore della Difesa. Servizio Informazioni delle Forze Armate. Ufficio R – Sezione SAD: Le forze speciali del SIFAR e l’operazione Gladio. Roma, 1° Giugno 1959.

 

Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicioli relativi a crimini nazifascisti (2006)

 


 

LINK al post originale:
Les armées secrètes de l’OTAN

 

 

LINK alla prima parte del presente saggio:

Gli eserciti segreti della NATO. La guerra segreta in Italia, 01 di 03

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1 aprile 2011 5 01 /04 /aprile /2011 16:38

L’Olocausto come alibi

olocausto-copia-1.jpg

Dror Etkes

 

La rozza strumentalizzazione fatta dell'Olocausto dai politici iraniani non è altro che l'immagine allo specchio del modo in cui la memoria dell'Olocausto è sfruttata nella vita politica in Israele. Non c'è -non c'è mai stata- nessuna giustificazione per sfruttare la sua memoria allo scopo di preservare il progetto di occupazione che continua e che Israele ha condotto da 40 anni nei territori.

 

  
"Sì, la stanchezza è grande, eppure mi succede spesso, la sera, quando il giorno è scomparso dietro me nelle profondità, di costeggiare con passo lento i fili spinati..."

Etty Hillesum, Une vie bouleversée, Journal intime 1941-1943 et autres lettres de Westerbrock, [Una vita sconvolta, Diario intimo 1941-1943 ed altre lettere da Westerbrock].
 
  
L'olocausto come alibi

Il sipario si è alzato sul teatro dell'Assurdo diretto dal regime iraniano (si riferisce ad eventi accaduti nel giugno dl 2006). Un avvenimento che ha radunato dei personaggi in margine alla scena della negazione dell'Olocausto, ed i suoi ricercatori "alternativi". In Israele, la conferenza è stata coperta ponendo l'accento sulle dichiarazioni dei partecipanti e le reazioni dei politici israeliani. È vero che era una conferenza internazionale dietroi la quale si trovava un paese che dichiara di desiderare la caduta del "regime sionista". Ma oltre a ciò si nasconde un fattore più profondo, un'indicazione del legame tra l'identità israeliana contemporanea e l'Olocausto.
sionismo nazismo
"Se si mette in dubbio la realtà dell'avvenimento (l'Olocausto ); l'identità del regime sionista sarà messa in dubbio". Con queste parole pronunciate in occasione dell'apertura della conferenza dal ministro degli affari esteri Manouchehr Mottaki, risulta che il regime iraniano ha correttamente identificato i legami esistenti tra Israele e l'Olocausto e la politica locale. Uno degli avvenimenti storici formativi dell'occidente attuale, il cui significato è valevole per tutta l'umanità, l'Olocausto, continua 60 anni dopo a fornire un alibi per la deviazione nelle sue scelte politiche.
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Un Israele senza una vera distinzione tra la sinistra politica istituzionalizzata, e la destra con tutte le sue propaggini, continua  ad utilizzare l'Olocausto in un modo che combina il cinismo e la mancanza di educazione. Anche se c'è effettivamente un legame considerevole e complesso tra l'Olocausto e la cultura politica israeliana, non c'è- non c'è mai stata- alcuna giustificazione per sfruttare la sua memoria allo scopo di preservare il progetto di occupazione che continua, e che Israele ha condotto da 40 anni nei territori.
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L'atteggiamento di Israele nei confronti dell'Olocausto non deriva veramente dal modo in cui la direzione risponde alle dichiarazioni incendiarie del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e dei suoi protagonisti, che innanzitutto riflettono ciò che sono gli oratori. È possibile imparare qualcosa su quest'atteggiamento partendo, tra altri elementi, dal modo in cui Israele si comporta con le decine di migliaia di sopravvissuti, nella carne e nell'anima dei quali sono incisi i crimini nazisti, che vivono qui in condizioni deplorevoli, sotto la soglia della povertà.
Begin001
Tuttavia, il vero trattamento di questi sopravvissuti è apparentemente molto meno brillante del culto della venerazione che circonda coloro che sono stati assassinati, e che fornisce una scena per ogni politico che cerca la sua strada verso il centro del consenso. Così, come è stato pubblicato in Haaretz, lo stato continua a nazionalizzare il denaro delle riparazioni che le sono trasferiti dalle centinaia di migliaia di sopravvisuti- mentre trascura in modo criminale molti di loro
Gaza Muro
La strumentalizzazione primaria fatta dall'Olocausto tra i politici iraniani non è nulla di meno che l'immagine allo specchio del modo in cui la memoria dell'Olocausto è sfruttata nella vita politica in Israele. Uno degli scopi della campagna iraniana di "ricercare la verità storica" concernente l'Olocausto, è di svelare il sistema di giustificazioni che i politici israeliani sono stati abituati ad utilizzare molto di frequente, definendo ogni critica dei politici israeliani come colorata di antisemitismo, e questo, al contempo sul piano interno ed esterno. Da cui il ruolo crescente dell'Olocausto, come unica giustificazione per l'esistenza di Israele, invece di concentrarsi sul fatto che attualmente 7 milioni di persone di origine diverse e di nazionalità differenti vivono in questo paese- un luogo che, nella maggior parte dei casi, è la loro sola casa possibile.
israele-palestina
Se veramente, il ministro degli affari esteri iraniano è nel vero, e che è la sola fonte di legittimità da cui deriva oggi il progetto sionista, allora evidentemente il tempo è veramente giunto di intraprendere una revisione radicale del concetto di sionismo. E sarebbe una buona cosa se ciò fosse fatto prima che Ahmadinejad ed i suoi sostenitori ultra-ortodossi di Brooklyn lancino una nuova produzione.

olocausto  
Dror Etkes

[Traduzione di Ario Libert]
LINK al post originale: Holocaust as alibi
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