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28 dicembre 2011 3 28 /12 /dicembre /2011 10:45

 Di Tempi Remoti

 

 

Una rara immagine del grande storico della scienza italoamericano Giorgio de Santillana (1902-1974), autore dell'opera capitale Il mulino di Amleto (1969). Uno dei più illustri ricercatori soppressi del XX secolo.



Uno scritto fondamentale di Giorgio de Santillana


La rottura di Giorgio de Santillana con i paradigmi della storia della scienza accademica è rilevabile in modo evidente sin dal Prologo che egli scrisse per la sua celebre opera del 1961 The Origins of Scientific Thought. Per chi conosca già de Santillana soltanto come autore di Il mulino di Amleto (1969) o per i saggi raccolti in Italia dalla Adelphi sotto il titolo di Fato antico fato moderno, sappiamo che esso costituirà una formidabile sorpresa in quanto porrà in grado i suoi estimatori ad avere una maggiore e ancor più precisa conoscenza del grande  ricercatore  eterodosso del M.I.T. Le sue concezioni furono cioè non il portato di una illuminazione improvvisa quanto il frutto di una lunga riflessione di cui il testo che presentiamo è una magistrale testimonianza. Otto anni prima della pubblicazione della sua opera maggiore de Santillana ha già individuato e formalizzato in modo sorprendente il quadro concettuale ed interpretativo che egli userà poi in modo estremamente proficuo in Il mulino di Amleto.

Vorremmo soprattutto attirare l'attenzione del lettore sulla lunga serie di nomi di ricercatori  riportata a pagina 15 e che la tradizione accademica ai tempi di de Santillana aveva condannato all'oblio per aver pensato l'impensabile e cioè l'esistenza di culture estremamente progredite al di là dei tempi storici e la cui eredità nel campo delle conoscenze era andata a tutto vantaggio di quelle successive a noi più note dell'India, della Cina, del Messico, della Mesopotamia e dell'antico Egitto, nomi che non dicono assolutamente nulla e che, contrariamente alle aspettative di de Santillana non sono stati riabilitati. 

Altrettanto impressionante il brano che segue poche righe dopo e che indica mirabilmente i limiti dati alle interpretazioni da parte di accademici puramente imbevuti di pregiudizi ideologici positivistici e privi di una formazione scientifica. La nota n° 2 che riporta una esemplificazione di questa critica di de Santillana alla casta accademica è un rarissimo esempio di finezza ironica, una micidiale bacchettata sulle dita ai parrucconi cattedratici, che in Il mulino di Amleto diventerà un diluvio di bastonate micidiali a cui i diretti interessati si sottrarranno con la loro tipica arma da vigliacchi: il silenzio, in termini simbolici una vera e propria fuga.

 

Il testo proposto occupa le pagine che da 11 a 25 della prima edizione italiana dell'opera del 1966 edita dalla casa editrice Sansoni con il titolo Le origini del pensiero scientifico. Tra parentesi tonde vengono indicate le pagine di questa edizione, nelle parentesi quadrate le note di de Santillana. La traduzione è di Giulio De Angelis.


Prossimamente proporremo altri testi sia brevi sia antologici da opere più vaste di Giorgio de Santillana all'unico scopo di valorizzare questa grande personalità della ricerca storia del pensiero "scientifico" rapportato alle ere arcaiche della cultura umana, il che ne fa più che uno storico della scienza e basta quanto un vero e proprio antropologo culturale come minimo, un ricercatore della storia delle mentalità, un comparativista delle forme di pensiero religiose, mitologiche e letterarie più arcaiche. In poche parole, un terreno di ricerca su cui tutte le elite intellettuali di ogni cultura esistita si sono interrogate, strappando a fatica rarissimi e minuscoli brandelli di verità, spesso andati perduti e recuperati nelle epoche successive da altri ricercatori di aree di provenienza completamente estranee e culture religiose e scientifiche estremamente diverse. Un lavoro che malgrado continui da millenni non ha ancora dato tutti i suoi frutti e soprattutto la parola fine, ma a cui figure come de Santillana e numerosissime altre che tratterremo in Storia Soppressa hanno dato contribuiti assolutamente determinanti.

  

  

  

Pur non essendo un libro che possa dirsi scientifico, la Bibbia inizia con una teoria circa le origini del mondo. Le cosmogonie, ogni qual volta si presentino, sono un tentativo di dare risposta a certe gravi domande. Agli ebrei si deve forse perdonare una fondamentale mancanza di interesse per la materia di cui le cose sono fatte, contentandosi essi che le cose restassero come erano. Li preoccupava una questione più seria e cioè: perché la condizione umana è infelice? Lo si deve forse ad una "ingiustizia" iniziale da parte di Qualcuno? Ed ecco la risposta della Genesi: l'uomo si è giocato la sua condizione originaria col prendere coscienza della propria personalità singola (questo è l'Albero della Conoscenza) e viene tagliato fuori dalla comunità incosciente dei viventi. Solo lui è responsabile della conquista della propria individualità, con tutto ciò che essa comporta, e Dio- come direbbe Platone- è innocente. La Bibbia afferma inoltre che la forza del mondo resta uguale a se stessa attraverso il tempo, mentre noi e tutto il resto periamo, "poiché il Signore Iddio tutto permane in eterno". Quella forza avrebbe potuto benissimo essere immaginata altrimenti, come in altre religioni; ad esempio un creatore che nel portare alla luce il mondo, rinuncia alla propria identità lasciando alla natura solo un insieme di comportamenti superstiti, come il Prajapati vedico; oppure un reggitore condannato ad un fallimento finale per cui il mondo ripiomberà nel caos, come è predetto nella mitologia nordica.

Questi sono esempi di risposte serie a domande serie. In realtà, in tempi recenti non si sono avute risposte più significative su questi punti. Quindi, se è giusto cominciare sempre (11) dal principio, si dovrà ammettere che l'autore della Genesi ha preso la mira giusta.

La storia della Caduta o del Peccato Originale, con le sue varie versioni nel pensiero degli antichi, rivela presso quei pensatori dimenticati una forte perplessità ed incertezza. Persiste l'idea, ed è poi la radice delle più tarde filosofie gnostiche, che la natura, quale la conosciamo, è crudele ed iniqua mentre non dovrebbe essere tale. Quando il mondo fu creato, "il leone e l'agnello giacevano l'uno a fianco dell'altro". Col "prendere conoscenza", noi abbiamo spezzato quell'armonia inconscia: adesso gli animali si comportano come fiere, e ce ne accorgiamo bene. Ci siamo quindi sovraccaricati di dure proibizioni, tabù sessuali e via di seguito; ma per quanto li osserviamo rigorosamente e cerchiamo di rigar dritto, siamo sempre disperatamente in colpa. I primitivi ritengono che uccidere la preda sia una necessità sinistra e penosa, tuttavia sono costretti a farlo e allora praticano riti espiatori, intesi a placare le vittime. La situazione dell'uomo resta, propriamente parlando, uno sviluppo di contraddizioni. Il desiderio di una redenzione totale, del lavacro nel sangue dell'agnello, è qualcosa di vivo nel profondo dell'anima umana.

Su un altro piano, è la vita nel suo complesso che presenta un'ambiguità ineliminabile. In un racconto indiano si cerca di spiegare la differenza tra organico ed inorganico. Un masso e una zucca, una volta si misero a litigare a proposito dei rispettivi meriti. Il masso finì per saltare sulla zucca e schiacciarla, sperando di dimostrare così la sua tesi. Ma di colpo, i germogli della zucca presero a fiorire. Il prezzo della vita è la morte e viceversa. Questo apologo non pone un problema, non porta ad alcun risultato, ma come mito è di per sé persuasivo. Riconcilia l'uomo col fato [1] (12).

Una spiegazione di questo genere non è certamente scientifica; essa non implica né teorie né definizioni, tuttavia è sempre un genere di conoscenza: la conoscenza mistica, e cioè un tentativo di spiegar qualcosa, narrando un racconto che dovrebbe presentarla nella luce di una verità essenziale. La storia della Genesi è un mito di questo tipo. La condizione originaria dell'uomo sembra "dirci" qualcosa, contenere in sé un racconto.

Ecco che il racconto si svolge. E chi ascolta arriva ad "intendere". Seguirà poi il racconto della Redenzione che vien messo in scena tra noi con un rituale che gli conferisca il potere di salvare. E da quel punto la spiegazione non ha più ragion d'essere. Le religioni rivelate tendono a lasciare gli avvenimenti alla mercé della volontà arbitraria di un ente supremo ed all'apice di questa tendenza troviamo l'Islam che definisce le leggi di natura "abitudini di Allah".

Ma oltre al graduale maturare di queste concezioni strettamente religiose, che sono, per così dire, l'ordito della nostra civiltà, c'è un altro filone di pensiero alle cui origini dobbiamo risalire per quanto ci è possibile poiché esso costituisce la trama che ci interessa.

Non sappiamo quasi niente del pensiero, vuoi religioso vuoi scientifico, degli uomini dell'Età della Pietra. Ma dobbiamo indubbiamente a quegli ingegnosi tecnologi i princìpi fondamentali del trattamento della materia e dell'energia: suscitar il fuoco nel focolare, scoprire il principio della leva per lo scaglialancia, sfruttare la tensione e la torsione per far sfrecciare il dardo nell'aria, chiudere la trappola con uno scatto, fissare la scure al manico. Poiché le prime cose son sempre le più difficili, guardiamoci bene dal ritenere queste conquiste qualcosa di naturale. Ancora meno ovvie sono le conquiste della rivoluzione neolitica e dell'Età del Bronzo: la semina del grano, la fonditura, la tessitura, l'arte del vasaio, e tutti i mestieri. E neppure è facile capire come venne agli uomini l'idea di elevare piramidi a gradini quadrangolari che fungevano da abitazione ai loro dèi. Solo culture altamente sviluppate possono esser state capaci di compiere imprese del genere. Gli umanisti e i filologi che si occupano di storia possono ben considerarle conquiste rudimentali, gli ovvi inizi di una società ancora legata alla terra. A costoro potremmo opporre ciò che aveva da dire Galileo, che di queste cose se ne intendeva: "E parmi che (13) molto ragionevolmente l'antichità annumerasse tra gli Dei i primi inventori dell'arti nobili, già che noi veggiamo il comune de l'ingegni umani esser di tanta poca curiosità... L'applicarsi a grandi invenzioni, mosso da piccolissimi principii, e giudicar sotto una prima e puerile apparenza potersi contenere arti maravigliose, non è da ingegni dozzinali, ma son concetti e pensieri di spiriti sopraumani".

Dunque, niente di molto "primitivo" in tutto ciò. Un tempo gli studiosi davano per scontata l'identità del nostro passato con i "selvaggi" contemporanei che si attengono ostinatamente dalla produzione del cibo e quindi sono stati schedati sotto la voce "Età Paleolitica". Il "primitivo" degli studiosi ottocenteschi era semplicemente "pre-logico", un fanciullo che raccontava a se stesso storie ingenue, che noi ascoltiamo con divertita condiscendenza. La scala del Progresso partiva di lì. Ma in quei decenni dell'Ottocento si fecero anche delle grandi scoperte. Sir James Frazer nel suo Ramo d'oro rivelò l'antichissima diffusione mondiale di credenze, operazioni magiche, e riti di fertilità che con ogni probabilità precedevano la civiltà a noi nota e dimostrò che essi sono la profonda infrastruttura universale delle nostre culture storiche, ancor vivi ed operanti ai giorno nostri. I filologi classici rabbrividirono al vedere quella Grecia unica al mondo che essi avevano vagheggiato, perdere i propri contorni contro uno sfondo barbarico; gli antropologi, al contrario esultarono.

Un uniforme passato senza tempo, nel quale non accadeva molto al di fuori dei riti stagionali e in cui le civiltà rappresentavano uno sviluppo occasionale ed inesplicato; tale il quadro che fece cadere nell'oblio, specie in America, il pensiero storico, al quale si sostituì l'antropologia sociale che pretendeva ad un'obbiettività scientifica. Poi arrivò Freud. Dove non erano in vista altro che culti della fertilità, tabù sessuali e orde primitive, quale tentazione più forte che interpretare i sentimenti del passato nei termini del nostro subcosciente, mistero familiare e terribile? Ogni cosa venne soffocata dalla mala pianta di una psicanalisi dilettantesca.

 

Se ci siamo districati da questa situazione poco promettente, lo dobbiamo agli etnologi e agli studiosi della preistoria, che cercarono di produrre prove concrete e non ricorsero alle generalizzazioni psicologiche. A Leo Frobenius e alla scuola storica tedesca siamo debitori della teoria dei "circoli culturali" (14) che introdusse nuovamente la prospettiva storica dentro a quel quadro piatto. Grazie agli studi moderni nel campo della preistoria, e in particolare a von Heine-Geldern e a Baumann, il concetto convenzionale di progresso è stato letteralmente capovolto- e sempre grazie a loro sarà resa presto giustizia ai risultati conseguiti da W. H. R. Rivers e dalla scuola britannica dei diffusionisti. Il punto è questo: quelle che ci appaiono condizioni "primitive" sono, con pochissime eccezioni (come i Boscimani e alcune tribù australiane aborigene) solo ciò che è rimasto di antiche civiltà altamente sviluppate; quello che sembrava essere uno stadio di superstizione universale e costante da cui si sarebbe sviluppato il pensiero, non è altro che il comune denominatore nel quale versano le civiltà in decadenza. Nel corso delle nostre ricerche non scopriamo un terreno vergine, bensì aree che un tempo furono coltivate e sono tuttora piene di antichi semi. L'immagine che se ne ricava non è più quella di uno stato stabile ma di un disegno in continuo movimento, di una trasmissione e di uno scambio continui che dall'Età Neolitica arrivano a noi attraverso i millenni. Non poteva essere altrimenti, se ci vogliamo spiegare la complessa realtà che ci hanno dato la Cina e Babilonia, la Grecia, il Messico, l'Egitto e l'India.

 

Una volta ricreata la possibilità di una storia universale delle civiltà, si è aperta la strada a promettenti riscoperte ed a nuove avventure: non solo possiamo sfruttare efficacemente i lavori di grandi studiosi dell'Ottocento come Boeckh, Ideler, Brugsch, e di alcuni loro precursori settecenteschi come Charles Dupuis, ma siamo in grado di capire, come la quantità di dati nuovi apportati da Thureau-Dangin, Kugler, Boll e Seler possano essere interpretati e valutati in modo ragionevole solo qualora si inseriscano in questa "antiquata" ma riscoperta cornice storica. In tal modo le opere di L. de Saussure e di Laufer, di Eisler e di Gundel, dopo una debita revisione critica, danno ora frutti al di là di ogni previsione. È da sperare che i lavori in corso di Werner e von Dechend faranno ancor più luce in questa impresa di vastissima portata.

 

Come si poterono reperire cose tanto nuove in testi tanto antichi già ben noti? In ogni epoca, la scienza implica un linguaggio tecnico che non si può capire se neppure lo si riconosce. Nessuno può interpretare laddove cessa di capire, né si possono tradurre termini tecnici da una lingua straniera non (15) familiare se non si ha dimestichezza coi termini corrispondenti nella propria. È un principio elementare. La grande maggioranza degli antichi testi mitologici del Vicino Oriente e dei territori ad esso collegati sono, nel migliore dei casi, oscuri ed ambigui, spesso stranamente incongrui. I più sottili metodi filologici in mano a studiosi di valore permetteranno di ricavare solo una materia infantile da questi testi, se si parte dal preconcetto di reperire qualcosa del genere. Le indicazioni tecniche che per degli scienziati sarebbero chiarissime o passano inavvertite o vengono tradotte erroneamente. Come si possono identificare i periodi planetari se non si sono mai conosciuti e si è spezzata quella linea di tradizione millenaria che considera l'astronomia un'Arte Regale? [2] Dovremmo tener sempre presente che ogni traduzione è una mera funzione dell'impegno del traduttore. Se nel suo modo di pensare egli è sotto l'influsso dello schema psicanalitico esso lo porterà più o meno coscientemente ad accettare qualsiasi discorso a vanvera come se fosse una dottrina "sacra", e a tradurre di conseguenza. È fonte di meraviglia vedere quanto la maggior parte dei lettori sembri felice di farsi propinare dichiarazioni pazzoidi, senza mai chiedersi, ad esempio, come diavolo le piramidi arri(16)varono ad essere costruite ad onta della strana forma mentis dalla quale erano afflitti i loro costruttori.

 

È l'osservazione dei moti celesti che ha stimolato l'uomo a ricercare gli invarianti impersonali che si celano dietro gli avvenimenti. Tutto sommato è questo il significato della scienza. Costellazioni e pianeti erano già noti ai Sumeri, la cui storia documentata inizia intorno al 3000 a. C. Le tavolette cuneiformi di babilonia ci conservano quei nomi, ma si ha ragione di credere che essi fossero ereditati da predecessori ignoti. Per quanto riguarda i nomi egiziani delle costellazioni, dai più antichi elenchi di esssi è evidente che già allora non erano più capiti nel loro significato originario [3]. Quindi, possiamo ben dire che quello che ci sembrava un punto di partenza è solo una fase della linea di pensiero che si estende indietro nelle oscure regioni delle origini predinastiche, ovunque. Ma la straordinaria ricchezza di riti, racconti e tradizioni che si ritrovano, più o meno uniformemente in tutto il mondo, in certe zone dell'Africa, della Cina, della Polinesia e del Messico, ci fa pensare ad un'epoca di grandi migrazioni ed anche ad un centro di diffusione in qualche parte del Medio Oriente (lo potremmo chiamare il Proto Mediterraneo, con Henry Field) in quei remoti millenni per i quali gli scavi archeologici ci forniscono solo incerte testimonianze. In effetti, solo ora si comincia a capire che il vasto vasto materiale protostorico di miti e di leggende di dei e di eroi che fondano città, introducono la civiltà, intraprendono grandi viaggi, partono per una "Caccia al Sole", può essere decifrato in quanto linguaggio tecnico di tuttora ignoti astronomi arcaici, ai quali dobbiamo anche la denominazione delle costellazioni. È certo da supporre un'intenzione cosciente e non una semplice fantasia svagata, in chi ha tratto un ordine  di immagini dalla confusione delle stelle. Qualcuno in epoche precedenti alla storia deve aver tracciato quelle figure per ragioni a lui chiare e con tale autorità che esse si sono ripetute irrevocabilmente, sostanzialmente le stesse dal Messico (17) all'Africa e alla Polinesia- e sono rimaste nostro patrimonio a tutt'oggi. E questo processo è databile in un qualche anno tra il 4.000 e il 6.000 a. C., appartenendo alla tarda rivoluzione neolitica.

 

Alla luce di questa teoria, molte storie apparentemente assurde cominciano a prendere un senso. Gli alunni delle scuole di catechismo si devono esser domandati come può aver fatti Sansone ad uccidere mille filistei con una mascella d'asino. Orbene, quella "mascella" è in cielo. Era il nome che i Babilonesi davano alle Iadi, che si trovavano nel segno del Toro e si chiamavano appunto "Mascella del Toro" [4]. Nel poema epico babilonese della creazione, di data antecedente a Sansone, Marduk usa la costellazione come se fosse la "Mascella del tapiro" ed è messa in rapporto con il gran dio Hunracán, l'uragano, a cui non c'è bisogno di insegnare ad uccidere migliaia di persone. Nel nostro cielo Sansone diventa Orione, il forte cacciatore, altrimenti detto NImrod. Egli rimane tale anche in Cina sotto il nome di "Tsan Signore della Guerra" maestro della caccia autunnale, ma qui al posto delle Iadi troviamo una rete per acchiappare uccelli. In Cambogia, Orione è diventato una trappola per le tigri; a Borneo, non essendovi tigri, sono subentrati i porci; e in Polinesia, dove non si trova nessuna specie di caccia grossa, Orione si trasforma in un enorme paretaio per uccelli. È il paretaio che Maui, l'Eroe-Creatore, usava per catturare l'uccello-sole; una volta catturato, cominciava a picchiarlo. E con che cosa? La mascella di Muri Ranga Vhenua, sua venerata nonna.

 

Ci sarebbe molto, molto da aggiungere a proposito di Orione-Sansone, ferito al tallone e accecato (come Krishna, come Wotan in veste di "cacciatore selvaggio", e non meno importante, Talos, l'automa di bronzo costruito da Efesto), che fa girare la macina delle stelle come Helge il danese o l'Amleto dell'antico Nord (l'originario potente personaggio che più tardi doveva trasformarsi nel mite e gentile principe) e fa (18) crollare le colonne del cielo sui suoi nemici come Whakatau l'eroe dei Maori, e compie molte altre gesta degne di Sansone, come l'Amlethos-Kyros del patrimonio leggendario persiano; ma basti dire che nello schema astronomico originario troviamo la ragione delle variazioni di cui si arricchisce la costellazione singola: Orione non è il cacciatore, ma piuttosto le spoglie del cacciatore e l'attrezzatura cosmica del pianeta che per un certo tempo si impadronisce delle sue vesti in quanto paranatellonta e in tal modo gli dà vita e sguardo; lasciato a se stesso il poveretto è cieco.


Possiamo dunque capire come tanti miti, all'apparenza fantastici ed arbitrari, un tardo rampollo dei quali è la storia degli Argonauti greci, potessero fornire un complesso terminologico di motivi immaginifici, una specie di cifrario di cui ora si comincia ad avere la chiave. Esso doveva mettere coloro che lo conoscevano in grado di: 1. stabilire senza possibilità di equivoci la posizione di determinati pianeti rispetto alla terra e nel firmamento e la loro posizione reciproca; 2. di presentare quelle poche cognizioni che allora si avevano circa la struttura dell'universo, sotto forma di storie che narravano "come il mondo è cominciato". Il cifrario era estremamente difficile, poiché gli eroi, cioè le stelle mobili, si muovevano attraverso le costellazioni in un modo che gli uomini riuscivano a descrivere solo dando loro una sconcertante varietà di nomi, attributi e travestimenti a seconda della posizione. Solo le tavolette astrologiche babilonesi molto più recenti permisero di fare qualche progresso nello sdipanare l'aggrovigliata matassa; perché esse adoperavano ancora il linguaggio di quei miti, mentre i testi astronomici del tempo (intorno al 500 a. C. e oltre) presentano già una notazione esatta. È a questo punto che divergono le strade della scienza e della pseudo-scienza, come i documenti ci permettono di stabilire con certezza. Mentre l'astrologia seguitava e tuttora seguita a pompare la stessa acqua sempre più torbida nei suoi vecchi canali tortuosi senza tener conto dei fatti nuovi (l'equinozio primaverile dell'astrologia "sta" ancora nell'Ariete, come nel 2000 a. C.), l'astronomia scoprì un approccio più diretto e più breve: il nuovo linguaggio tecnico.


Ma l'economia porta sempre con sé qualche inconveniente; nel caso specifico, essa fece perdere al quadro ogni prospettiva. Le tecniche matematiche possono, a volte, andare a detri(19)mento del pensiero. Dicendo questo non si vogliono sottovalutare i brillanti risultati ottenuti dai Babilonesi nel calcolo. Ma i Babilonesi non si limitarono a liberarsi di un linguaggio antiquato: il passaggio dal linguaggio mitico a quello matematico corrisponde a un cambiamento basilare di contenuti del pensiero. L'astronomia protostorica, arcaica, fissava la sua attenzione sui periodi di congiunzione dei pianeti. Essi servivano a determinare i vari tipi dei "grandi anni" di ricorrenza cosmica, tutti riferiti ad un dato tempo zero. E qui ha anche inizio l'aggiustamento del calendario dei cicli del sole e della luna, all'interno dei cicli maggiori. La localizzazione di un pianeta non implicava semplicemente la sua posizione nello zodiaco e riguardo al sole; per fissare  quella sarebbe bastato, as esempio, far risalire l'eroe in groppa ad un leone, inserendo contemporaneamente il tempo della sua cavalcata all'interno dell'anno solare per mezzo di qualsiasi motivo stagionale; ad esempio, il suonare le conchiglie marine da parte del Capricorno, che significava il solstizio d'inverno. Ma la localizzazione doveva essere inequivocabilmente determinata in riferimento ad un complesso sistema di proporzioni temporali, stabilendo le posizioni e "l'età" degli altri pianeti. Il che significava dover tessere intorno agli eroi trame di drammi tali da permettere di coprire spazi di tempo relativamente lunghi sotto forma di molte "generazioni"; e significava, inoltre, dover usare un termine tecnico per ogni tipo di congiunzione, come facevano i cinesi: "Quando Giove incontrava Venere, era un 'combattimento', ma quando ad incontrarla era Marte, si trattava di una 'fusione'". Un altro termine metallurgico, "tempra", veniva applicato alle congiunzioni di Marte con Mercurio, mentre, come ci insegna Needham, la tecnica delle irrigazioni forniva l'espressione "canali bloccati". Questa terminologia derivava dalla consueta fusione dell'astrologia con l'alchimia.



 de-Santillana--precessione.JPGFig. 1. - Equatore ed Eclittica sulla Sfera Celeste. Lo spettatore sulla terra vede ruotare i cieli in 24 ore intorno all'asse dei Poli Nord-Sud. Il sole, la luna e i pianeti hanno i loro moti lungo l'eclittica che è inclinata di 23° 1/2 rispetto all'equatore. Le stelle fisse lungo l'eclittica prendono il nome di Zodiaco e sono suddivise in dodici costellazioni. I due cerchi, equatore ed eclittica si incontrano nei punti equinoziali. Ai solstiszi sono al massimo di distanza reciproca. L'inclinazione dell'Eclittica dà una oscillazione verso l'alto e verso il basso al percorso del sole a secondo delle stagioni: esso è nel punto più alto al solstizio d'estate, nel punto più basso in quello d'inverno. Pertanto, a chi si trovi sulla terra, sembrerà che il sole descriva nel cielo, nel corso dell'anno, una spirale verso l'alto e verso il basso tra le due latitudini solstiziali (Tropici); e altrettanto, naturalmente, la luna e i pianeti. Visualizzare i cerchi separati dell'equatore e dell'eclittica nel cielo fu un'impresa che denota di per sé il raggiungimento di un considerevole grado di astrazione. (20)






Vediamo per esempio di centrare, raccontando delle avventure, la "situazione" celeste nel 56° anno di quel "grande anno", detreminato dalla congiunzione di Giove e di Saturno quasi allo stesso punto dello zodiaco, che copre 60 anni (esattamente 59,5779). Dovremo considerare il significato di questo anno riguardo ad ognuno dei "personaggi" in gioco: Saturno sta arrivando al termine della sua seconda rivoluzione siderale, Giove ne ha già completate 4 1/2, mentre Venere è (21) passata attraverso 35 rivoluzioni sinodiche- il termine indica il periodo compreso tra due successive congiunzioni con il sole- pari a 91 rivoluzioni siderali, e Marte parte per il suo 26° viaggio sinodico (30° siderale) intorno al mondo; né il risolvitore di enigmi deve dimenticare in quale posizione zodiacale i personaggi in gioco si trovano a quel punto. Più essi erano, meglio era, perché questo riduceva al massimo il margine di incertezza. La varietà dei nomi dati ad ogni pianeta e la molteplicità di motivi mitici concomitanti furono resi necessari dalla quasi incalcolabile complessità delle relazioni da esprimere. Tutto ciò doveva essere determinato senza coordinate, probabilmente senza l'aiuto della scrittura, in un'unica visione sinottica, e narrato a memoria sotto forma di leggende. Il colossale sforzo intellettuale e il grado di astrazione che questo processo implicò sono degni dei più grandi teorici moderni. Dobbiamo presumere che in ogni età ci sono ingegni quali un Archimede, un Keplero, un Newton. Nei millenni più remoti, così come l'altro ieri, quegli ingegni furono condizionati dal contesto della loro epoca nel modo di esprimersi.

 

Quanto al modo di espressione di cui ci occupiamo, esso ebbe anche la sua utilità. Le norme di navigazione per i marinai polinesiani nel Pacifico presero la forma di una sequenza ben articolata di racconti imperniati su eroi ben noti, ed essa rimase un segreto del mestiere. Un vero peccato per noi! Questo metodo funzionava in base allal supposizione che il navigatore conoscesse i gruppi di stelle che passavano allo Zenit di ogni isola che rientrava nell'"itinerario" di viaggi intrapresi regolarmente- ed egli li conosceva effettivamente. Un certo eroe popolare, essendo partito per una certa destinazione, come ci narra Grimble dalle Isola Gilbert, "si imbatté in una vecchia seduta sulla porta della sua casa (Pleiadi), alla quale egli fece qualche scherzetto, il che la costrinse a scappar via verso ovest (cioè, declinare verso il suo tramonto). In seguito egli incontrò un uomo che veniva da oriente su di una canoa (cioè, egli si orientava sulla stella Aldebaran nella costellazione del Toro, che è a forma di V come la sezione di una canoa). S'intratenne a chiaccherare con lui, finché la vecchia, che prima era scappata, cadde nel mare (le Pleiadi tramontarono); essa fece un rumore così spaventoso che l'eroe del racconto fuggì verso oriente e si rifugiò presso due vecchi lebbrosi (i Gemelli). E via di questo passo, finché il racconto non ha fatto passare davanti ai nostri occhi tutta la serie di stelle, in base alle quali un'inbarcazione veloce viene guidata verso una determinata terra" (22).


Il pensiero che si cela dietro a queste costruzioni dei tempi remoti è sempre elevato, anche se assume forme strane. La teoria di "come il mondo è cominciato" sembra implicare la frattura di un'armonia, una specie di "peccato originale" cosmogonico a causa del quale la circonferenza dell'eclittica (con lo zodiaco) si inclinò di un angolo rispetto all'equatore. In tutto il mondo ci sono storie di questo tenore: le Potenze litigarono tra loro- lotta degli Asura e dei Deva nella tradizione indiaqna, o combattimento tra Kung Kung e Ciuan Hsü per l'Impero del Mezzo- o la sfida lanciata dai Titani agli Olimpi. Le ben note storie del Titano Tantalo e di Licaone che danno in pasto agli dei la carne dei propri figli portano con sé una maledizione: gli dei "rovesciano la tavola" inorriditi, il sole si ritrae, ne segue una tragedia. La guerra dei Titani contro l'Olimpo in Grecia ha strane analogie in tutte le mitologie. Ad esempio, la caduta di Satana e la caduta degli dei aztechi scaraventati dall'alto del cielo perché avevano colto i fiori proibiti; essi furono immessi in un "percorso più basso" su nuove strade e cercarono poi continuamente di riconquistare le alte posizioni di un tempo costruendo torri e "assi" del mondo inclinati da una parte. In ognuno di questi casi c'è sempre una frattura o un'inclinazione o uno sghembarsi di montagne o di colonne e di livelli, per via dei quali "il sentiero del sole recedette" oppure "il cielo si inclinò verso nord-ovest" e "il sole e la luna si spostarono". C'è sempre implicita l'immagine della "lacerazione" di un'unità che si fraziona in vari cicli di mutamento incessante, ed essa è strettamente legata alla separazione di due poli nel cielo, all'alterna vicenda della morte e della rinascita stagionali, alla ricerca di un paradiso perduto. "Prima che arrivasse il Nemico era sempre mezzogiorno", come si esprime il Bundahishn persiano. Quella caduta originale venne considerata la causa della fatale polarità in tutte le cose, dell'eternità e della deperibilità, del potere e della decadenza, dell'oscurità e della luce, dell'elemento maschile e di quello femminile. Come conseguenza, abbiamo il tema dei grandi cicli universali, nei quali le configurazioni celesti tornano al loro posto e il mondo dovrebbe ricominciare ex novo. Sulle rovine di questa grande costruzione arcaica mondiale si era già posata la polvere dei secoli quando i Greci entrarono in scena. Tuttavia qualcosa di (23) essa sopravviveva nei riti tradizionali, nei miti e nelle fiabe che nessuno più capiva. Presa alla lettera, essa fu il lievito dei culti sanguinari con cui si propiziava la fertilità, basati sulla fede in un'oscura forza universale di natura ambivalente, fonte al contempo del bene e del male, datrice di vita e di morte. I suoi motivi originali riscoperti riecheggiarono, conservati quasi integralmente, nel pensiero assai più tardo dei pitagorici e di Platone.

 

Ma sono frammenti di un complesso ormai perduto, che sollecitano la curiosità più di quanto non la soddisfino. Fanno pensare a quei "paesaggi pieni di nebbia" nei quali eccellono i pittori cinesi, in cui affiora qua una roccia, là un tetto o la cima di un albero e il resto è affidato alla fantasia di chi guarda. Anche quando il cifrario avrà ceduto tutte le sue chiavi e le tecniche ci saranno note, non potremo sperare di farci un concetto esatto del pensiero di questi nostri remoti antenati, perduto com'esso è dietro ai suoi simboli.

 

Qual è il significato del numero 432.000, un famoso multiplo universale ricorrente in tanti contesti mitici e ciclici, che è poi il numero di sillabe del Rig-Veda? Chi era l'originario Rip van Winkle, costretto a guardare il tremendo gioco di bocce che i potenti giocavano nel cielo facendo rotolare dei globi- gioco nel quale mille anni equivalevano ad un giorno, così che quando Rip si svegliò trovo il manico della sua ascia tornato in polvere? Perché il dio messicano Tezcatlipoca trivellò il fuoco in cielo nell'anno ciclico 2-acatl, cioè "2 canne", così chiamato per via di quella stessa "canna" nella quale Prometeo nascose il fuoco rubato al cielo, mentre la parola sumerica per canne è gi, "bruciare" e Gibil è il dio del Fuoco? Qual è il vero enigma della Sfinge? Perché il diluvio universale recedette quando il Capricorno soffiò nella conchiglia marina del soslstizio d'inverno? Perché nell'antico scandinavo il potere regale era sempre definito "licenza dell'Orsa Maggiore"? Che idea si celava dietro gli stivali delle sette leghe dell'Orco e nella favola di Biancaneve? Perché è sempre il terzo figlio, il sempliciotto, che conquista la principessa con l'aiuto degli animali? Certe allusioni sono chiare. Vi sono migliaia dio indizi nel gigantesco gioco di pazienza i cui frammenti attendono di essere ricomposti (24).

 

Abbiamo intitolato Prologo questo capitolo, perché il suo argomento non rientra nell'ambito della storia vera e propria della scienza. Pochissimi degli specialisti che hanno indagato in modo così penetrante le origini della matematica sono disposti ad avventurarsi in zone nelle quali i dati numerici diventano incerti e dove le testimonianze forniscono elementi da essi ritenuti fragili o evanescenti come l'impronta appena accennata delle felci nei fossili. Ma a nostro modo di vedere è beneche il lettore prenda conoscenza di quelli che sono orizzonti nuovi. Ci sembra che Keplero avesse capito il ruolo della scienza nella cultura meglio di tanti moderni, quando scrisse: "I modi in cui gli uomini giunsero alla conoscenza delle cose celesti mi sembrano quasi tanto meravigliosi quanto la natura stessa di quelle cose".

 

Questo per quanto riguarda il cielo, e il destino dell'uomo. Ma la natura? Quando ha inizio la scienza, nel senso che noi diamo a questa parola? Perfino la matematica babilonese, con tutte le sue tecniche prodigiose e il suo equivalente delle serie di Fourier, non affronta la natura, e neppure le idee. Dobbiamo fare un salto attraverso ampi periodi di tempo e raggiungere quella breve e magica epoca (dal 600 al 300 a. C.) in cui fiorisce la Grecia (25).

 

 

 

 

 

Giorgio de Santillana

 


 

 

 

 

[A cura di Ario Libert]


  


NOTE 

[1] Galileo avrebbe accettato questa forma di persuasione, che contiene in sé un'ampia visone della natura. Nei Massimi Sistemi, egli mostra da par suo come il pensiero che si vuole filosofico sia intessuto di miti deteriori, perché nascondono un arretrare inconscio di fronte alla realtà: "Questi [aristotelici] che esaltano tanto l'incorruttibilità e l'inalterabilità degli astri credo che si riduchino a dir queste cose, per il desiderio grande di campare assai, e per il terrore che hanno della morte: e non considerano che, quando gli uomini fossero immortali, a loro non toccava di venire al mondo. Questi meriterebbero d'incontrare in un capo di Medusa che gli tramutasse in statue di diaspro o di diamante, per diventar più perfetti che sono. E forse anco una tal metamorfosi non sarebbe, se non con qualche lor vantaggio; ché meglio credo io che sia il non discorrere, che discorrere a rovescio".

[2] Prendiamo un esempio semplice: in un'opera peraltro ottima ed autorevole sull'Egitto troveremo che il Sole, Amun Ra, è rappresentato dalla tradizione come il primo re dell'Egitto, il che dimostra che la civiltà egizia era solare, come tutte le civiltà essenzialmente agricole. Ma altrove l'autore deve ammettere l'esistenza di un dio-re ancor più antico e cioè Ptah, Signore di Menfi, capitale originaria del "regno unito" (Alto e Basso Egitto). Siamo così costretti a concludere- insieme all'autore- che Ptah fosse un'altra versione del dio solare. Ma un Ostracon demotico, la cui testimonianza ha il suo peso, afferma chiaramente che la stella di Ra è Kronos, cioè Saturno. Siamo quindi indotti a supporre che il Sole si fosse sovrapposto al ruolo originario di Saturno; tanto più che l etavolette cuneiformi astronomiche chiamano Saturno col nome del Sole, Sciamash, e che vi sono motivi sufficienti per ritenere che il Sole dei Greci sia Kronos ogni volta che di essosi parla come "Helios il Titano". Ciò è irrilevante, dicono i filologi ferrati: si tratta solo di un Ostracon tardo e il buon metodo filologico ci insegna a non tener conto di tutte le testimonianze tarde. Tutto bene, ma essi avrebbero potuto tener conto del fatto che Ptah, fin dagli inizi, porta il titolo di "Signore del Cielo Trentennale", cioè del periodo di Saturno. Basterebbe questo a dimostrare che, antico o recente, l'ostracon dice il vero. Se non che cinquant'anni fa un grande egittologo, il Breasted, scrisse come cosa già nota che il culto stellare aveva preceduto il culto solare. Lo si dimenticò. Sempre tutto da rifare. Un semplice controllo avrebbe poi dimostrato a quegli studiosi che l'affermazione dell'ostracon è esplicitamente confermata da Igino, Astronomica, 42, e da Diodoro, 2.30.3. E questo lo avrebbe poi portato a scoprire molti altri notevoli rapporti che sono stati sistematicamente trascurati: ad esempio in Cina (che fu certamente un altro stato agricolo) Saturno era la Stella Imperiale.

[3] Quando la scrittura apparve per la prima volta nella storia sotto forma di caratteri cuneiformi in Mesopotamia (Uruk IV, verso la fine del IV millennio a. C.) il sistema di misurazione che è alla base di tutti i sistemi metrici del mondo antico e della Cina era già stato formulato e consolidato. Esso era collegato con le misurazioni cosmiche. Questo sistema è ancora usato ai giorni nostri. La libbra pre-sumerica è esattamente la libbra inglese avoirdupois con l'approssimazione di un grain, cioè di un centesimo di grammo. La precisione strumentale nelle misurazioni angolari sembra avesse raggiunto 3'.

[4] Iadi è il nome greco che significa semplicemente "umide". Ma si legge anche: "Dio fendette la mascella in un punto dov'era incavata e ne sprizzò dell'acqua, e quando Sansone ne ebbe bevuta gli tornò la forza e si rianimò".
 
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8 dicembre 2011 4 08 /12 /dicembre /2011 07:00

La Verità sul culto delle "Vergini Nere"

 

vergini-nere--1.jpg Cosa nasconde questo culto molto più antico del Giudeo-cristianesimo? È l'albero che nasconde un'immensa foresta di verità falsificate.

 

 

di René-Louis Parfait Etilé

 


HOTEP!


Un falso mistero per nascondere due grandi verità: In principio"Dio" era una Dea nera e l'Africa aveva civilizzato il mondo. È quanto il culto delle "Vergini nere", un culto molto più antico del Giudeo-cristianesimo e che celebra una donna nera, la nostra Grande madre ma anche lo splendore del continente nero!

 

vergini-nere--2.jpg

Falsi misteri e vere menzogne

Innanzitutto, alcuni tra noi potrebbero chiedersi se ci sia una reale utilità di parlare di "vergini Nere" su un sito come Africamaat. Sarebbe dimenticare che tutto quanto riguarda il mondo nero, ci interessa per forza ma soprattutto, sarebbe dimenticare che il culto delle vergini nere è molto più antico del Giudeo-cristianesimo! Infatti questo "falso" mistero, mantenuto dai falsificatori della Storia dei Neri sull'esistenza di queste donne, è in realtà "un albero che nasconde un'immensa foresta!".

 

In secondo luogo, lo abbiamo già spiegato: l'esistenza terrena di colui che chiamiamo "Gesù" non è mai stata dimostrata scientificamente (la stessa cosa vale per i patriarchi della Torà). Tuttavia dobbiamo guardare in faccia la realtà: milioni di Neri, dappertutto su questo pianeta, sono cristiani e dipendono religiosamente, per la maggior parte, dalle decisioni prese dagli europei in Vaticano: Ora il mezzo più efficace, secondo noi, di ricondurli verso le vere religioni negro-africane, è di non dimenticarle o abbandonarle, ma di chiarire per esse le numerose stranezze che l'ideologia razzista occidentale evita molto spesso di spiegare correttamente nella sua letteratura (soprattutto il perché dell'esistenza di tutte queste Madonne nere!).

 

Dal falso Mistero alla Verità

 

Non c'è mistero delle "Vergini nere". Innanzitutto poniamo in rilievo le domande valide:

 

* Perché dei cristiani in Europa adorano delle vergini nere, mentre il colore "nero" è svalorizzato nell'ideologia cristiana? (I pelegrinaggi sono estremamente importanti durante l'epoca medievale quando a quest'epoca, il nero appartiene soprattutto al campo diabolico).

* Perché il Papa Giovanni Paolo II accordava la più grande importanza ad una "vergine nera" nel suo paese, la Polonia?

* Perché le più antiche "vergini" d'Africa, d'Asia e d'Europa sono di colore nero?

* Quali sono i rapporti tra queste "Vergini Nere" e l'Africa antica? (e più precisamente con le civiltà Civiltà della Valle del Nilo: Kemet e Kush).

* In cosa un certo cristianesimo primitivo può essere legato alle credenze plurimillenarie africane?

* Perché quest'odio dei Negri e perché questa demonizzazione degli Africani (in particolare) e dei Neri (in generale)? Al di là delle conseguenze dei testi razzisti, quali sono le cause di questi scritti? Perchédegli storici razzisti tentano di rubare ai Neri il loro glorioso passato e soprattutto nella Valle del Nilo?

* Cos'ha preceduto l'apparizione delle "vergini nere" cristiane?

* Quale ruolo ha svolto il patriarcato dei popoli leucodermi (ariani, ebrei, arabi) nella demonizzazione della donna? Come si è passati dalla Madonna nera alla Madonna bianca?

* Perché il Giudaismo, il Cristianesimo o l'Islam non sono le soluzioni religiose per noi Camiti? (Kamiti sono i Neri coscienti e fieri della loro vera storia e che si battono per la Rinascita dell'Africa?).

 

Nel nostro articolo, delle risposte alle domande precedenti saranno avanzate secondo i fatti storici veri, senza pretendere allo studio esaustivo.


La nostra super grande madre-dea nera. Le origini.


Numerosi sono i lavori oggi che confermano che non soltanto i più antichi homo sapiens sapiens sono africani (l'origine africana degli uomini moderni è stata confermata dai genetisti, gli archeologi ed i paleontologi) e che inoltre la più antica divinità conosciuta è una donna nera.


vergini-nere--3.jpgDea nera Madre primordiale


dea--01.jpgÈ una realtà e ciò dispiace ad alcuni: "Dio fu innanzitutto una donna; Dio fu dapprima una dea". La riluttanza degli uomini misogini, ad ammettere il predominio antico della dea-madre, è un fatto storico relativamente recente. La totalità del sistema di riferimenti filosofici, religiosi e civili dell'Occidente attuale è patriarcale. Tuttavia, molto prima le religioni "patriarcali" (il Giudaismo, il Cristianesimo e l'Islam), la divinità unica era femminile. Il dio sessuato e maschile proviene dall'Oriente (Testi babilonesi, Genesi, ecc.).

 

ragusa_Ibla.jpgDurante la preistoria, l'archeologia ha dato una molteplicità di figure femminili. Esse sono state qualificate come "Veneri". Queste donne steatopigie (dalle natiche grandi e dai seni prominenti) sono in realtà la rappresentazione della Dea originaria (venere africana), Signora universale anteriore a tutti gli dei. La fertilità delle donne era tanto preziosa quanto quella della terra per sopravvivenza di queste società. Dopo il paleolitico, la fecondità della donna ha assicurato l'equilibrio della vita materiale; molto naturalmente si è onorato quest'essere. A quest'epoca il culto della donna implicava la supremazia della donna.

 

kaaba.jpgSino a due millenni prima della nostra era, l'Europa ed i paesi del Mediterraneo orientale hanno rappresentato le loro divinità sotto forma femminile molto chiaramente sessuata per eliminare ogni ambiguità. Circa 5.000 anni, tutti i migratori provenienti dall'Africa erano sempre dei Neri. E prima delle invasioni dei popoli Ariani, tutta la popolazione mediterranea e tutte le sue divinità erano nere! C'è una subordinazione delle Madonne nere del Cristianesimo di fronte alla Dea originaria nera ma anche subordinazione della Kaaba, la pietra nera dell'Islam di fronte alle pietre nere sacre vulcaniche delle dee nere (Ibla Nera in Sicilia e Cybele in Anatolia). In Turchia, paese islamico, c'è un pellegrinaggio annuale per la Madonna nera di Efeso. (Approfittiamo per segnalare delle Madonne nere in luoghi che potrebbero stupire qualcuno: come a Cuba o quella che si trova sulla Piazza Rossa in Russia; o presso gli Olmechi; o sulle Ande): Il celebre padre della storia (per gli Europei) Erodoto ha ricordato che gli Africani furono i primi a costruire dei Templi. Bisogna attendere il VIII secolo a. C. perché o pantheon europei comincino a mascolinizzarsi, senza tuttavia mai eliminare le dee e soprattutto la dea della terra.

 

Dalla Dea Iside alle Madonne nere

 

 

Durante il millennio che precede la nostra era e sino ai primi cinque secoli dopo, la divinità maggiore del mondo mediterraneo era la dea Iside (Aset/Aseta), una dea nera d'Africa. Iside fu venerata su una vastissima area alla fine dell'Antichità ed all'inizio del Cristianesimo. Questa "Madre nera" era chiamata con numerosi nomi al di fuori dell'Africa. Iside ereditava dalla lunga tradizione delle società matriarcali africane. Iside, dea africana, aveva delle origini nubiane. La Nubia è una regione in cui la Civiltà è fiorita molti secoli prima della costruzione delle piramidi dell'antico Egitto (kemet). La Nubia diede la donna nera Iside a Kemet e poi al resto del mondo.

vergini-nere--4--Isis_et_Horus_2.jpg

La Dea Iside e suo figlio Horus

 

 

Nel suo santuario a Philae in Africa, Iside era nera. Metafora della Madre nera dell'umanità e precorritrice delle Madonne nere così come di quelle che sono state imbiancate. A partire dal microcosmo Valle del Nilo, il culto di Iside diventerà veramente "la prima religione internazionale e sovranazionale". Philae diventerà una città santa per gli Africani, i Greci, i Romani, ed i nomadi del deserto. Il culto antico della Dea della fertilità venuta dall'Africa, precederà il ruolo del Cristianesimo e dell'Islam nel Medioevo. L'immagine di Iside più popolare all'apogeo dell'impero romano sembra essere quello di Iside che allatta suo figlio Horis (Hor).


santuario_di_Iside_Philae.jpgSantuario di Iside a Philae 


Le legioni dell’impero romano di cui i militari erano costituiti da uomini subordinati (più o meno bruni) dei tre continenti (Africa, Asia, Europa), trasportavano l'immagine di Iside l'Africana, così come le immagini di Iside mischiate con divinità asiatiche Cibele, Inanna, Astarte, nel mondo conosciuto, dall'Africa all'Asia, verso Roma, Francia, Inghilterra, il Danubio. Adorata con molti nomi attraverso l'Africa, l'Asia, l'impero greco e l'impero romano, era nota come Iside, Hathor, Maât, Sekhmet (aspetto formidabile della Madre nera africana, era una donna con una testa di Leonessa), Yemonja (Yoruba), Atena, Artemide, Demetra-Persefone, Hera, Kali (India), la Mahadevi dravidica (Indu), ecc. A Meroe, la religione di Iside onorava la religion del dio dalla testa di leone Apedemek così come il dio Ammone.

YEMONJA.jpgYemaja, la grande madre Yoruba.


 

Eredità della "Madre nera" primordiale dell'Africa è la Verità, la Giustizia, la protezione contro ogni oppressione, la protezione degli oppressi, l'incarnazione di ogni vita. Con l'ellenizzazione, Iside diventa la "Grande" madre (del Mediterraneo). Il suo compagno Osiride (Asar/Ausar) o "il Grande negro" (Kem Our), diventa Zeus, Plutone, o Dioniso. In tutto il mondo conosciuto e nei primi secoli dell'era cristina, gli schiavi e le nobildonne veneravano l'africana Iside come una divinità che prevaleva attraverso al forza dell'amore, la pietà, la compassione, e il suo interesse perdonale per il dolore. Prima che il Cristianesimo lo facesse, la religione di Iside prometteva la vita dopo la morte terrena. Dei templi di Iside erano stati fondati nell'impero romano; in Gallia, Portogallo, Spagna, Bretagna, Germania, Italia, soprattutto in luoghi che diventeranno più tardi dei santuari di Madonne nere. Una caratteristica significativa di Iside, più tardi associata alla madonna cristiana, era la sua compassione di madre. Durante l'epoca cristiana, suo figlio Horus fu rappresentato come una figura di Cristo. L'acqua è sempre stata associata ad Iside, essa racchiudeva una qualità sacra.

 

osiride.jpgOsiride, dio-re dell'Egitto, sposo-fratello di Iside e padre di Horus


 

Durante quest'epoca, Padrona della religione a Kemet, Iside era in qualche modo "Dio la Madre". Così, non c'era divisione tra femminile e maschile. Era beneamata dalle donne e gli uomini, i giovani e i vecchi, e tutte le classi sociali. Il suo status a Philae, è creato tra il secondo e il primo secolo avanti "Gesù", reggeva il sistro in una mano e la croce ansata (simbolo di vita eterna) nell'altra mano. Nella sua rappresentazione (600 a. C.) al Museo del Cairo, Iside appare come una madre-nutrice, che possiede delle somiglianze notevoli con le immagini (icone, statuette, ecc.) delle Madonne-nutrici del Cristianesimo primitivo. Non dimentichiamo che la venerazione di Iside, del suo sposo Osiride e di suo figlio Horus, è persistita durante tutte le dinastie faraoniche. Iside aveva dunque più di 3000 anni di storia quando il suo culto si propagò da Meroe e da Alessandria verso tutto il bacino del Mediterraneo.

triade_egiziaca.jpgTriade egiziaca.


 

La Trinità Iside/Osiride/Horus diventerà nel Cristianesimo popolare Maria/Giuseppe/Gesù che differisce dalla Trinità del Canone cristiano Padre, Figlio, Spirito Santo: sparizione dell'elemento femminile dovuto al Patriarcato e alla supremazia militare dei leucodermi). In Africa a Memphis (Men-Nefer), gli inni celebravano Iside come civilizzatrice, divinità universale che aveva soppresso il cannibalismo, istituito le leggi e i principi divini, e aveva inventato l'agricoltura, le arti e le lettere, i costumi divini, e la giustizia. Iside, la grande Maga, era Padrona della Medicina, guaritrice delle malattie umane, sovrana dei continenti e degli oceani, protettrice contro i pericoli durante la navigazione e le battaglie. Iside era la divinità della Salvezza per eccellenza. Ritroviamo tutte queste qualità presso Madonne e Vergini nere. La sua "Sorella" Maât era la dea della "Verità-Giustizia". Iside fu recuperata dai Greci e i Romani in alcuni culti (Hera, Demetra, ecc.).

 

sacra_famiglia.jpgLa Sacra famiglia cristiana.


 

Una grande specialista delle religioni Lucia Chiavola Birnbaum pensa che la più antica immagine della madonna della Cristianità si trovai in Sicilia. Si tratterebbe della Madonna nera dell'Adonai. Secondo lei, il più antico santuario di Maria (madre di Gesù) si troverebbe dunque in Sicilia. Un altro ricercatore si orienta piuttosto in Italia (la Basilica di Santa Maria Maggiore). Il ricercatore Jean-Pierre Bayard parla di "Vergini nere" risalenti in Francia all'epoca di Clodoveo. Ma le più antiche, secondo noi, sono da ricercare in Africa (d'altronde quella di Clodoveo proverrebbe dall'Africa). Non sembra impossibile trovare un giorno la più antica Madonna nera della cristianità presso i copti d'Egitto. Infatti, l'Egitto è il primo paese al mondo ad aver adottato il Cristianesimo come religione di Stato. (È ad Alessandria che per la prima volta l'Antico Testamento è tradotto dall'ebraico in greco. Alessandria è una delle prime città, con Gerusalemme, ad avere un vescovo). Ma la cosa più importante è il fatto che tutte le più antiche Madonne e "vergini" della storia della Cristianità erano nere. (Non dimentichiamo che a quest'epoca, i Neri non sono più i padroni dell'Egitto!). Queste madonne portano alcuni attributi di dee e regine dell'antico Egitto (ad esempio il fiore). Mentre Gesù bambino (dai tratti adulti) regge lo scettro, attributo del Faraone.


 

La demonizzazione della donna da parte dei leucodermi

e l'imbiancamento delle Madonne.

 

 

Sono gli ariani (gli Arya, e cioè "i nobili" in lingua sanscrita. Hanno la carnagione chiara e gli occhi blu) che introducono delle divinità maschili in Europa. Le civiltà minoiche e micenee che sono fiorite nel mediterraneo all'inizio del III millennio prima della nostra era in un perimetro circoscritto dal Pelloponneso, le Cicladi e Creta, posteriori alla prima invasione indo-ariana, praticavano ancora il culto della dea madre. Soltanto gli Ariani adoravano degli dei maschili. Gli Ariani dilagarono per la prima volta nel nord dell'India verso il 3.200 a. C. Vi trovarono una civiltà (dravidica) molto più avanzata della loro. Grazie alle loro vittorie militari, gli Ariani imposero il sistema razzista delle caste. Infatti, il termine "casta", in sanscrito, si dice "varna", significa "colore". Gli Ariani vogliono evitare il mischiarsi delle "razze", ciò che essi chiamano "la corruzione delle donne". Nulla potrebbe dimostrare più chiaramente che, nella filosofia, il sistema razzista delle caste e la certezza dell'inferiorità costitutiva delle donne sono ineluttabilmente legati. Per gli Ariani, le donne non sono tenute in briglie che attraverso delle caste, ed è la loro soggezione a questo sistema che garantisce la stabilità della società e la purezza dei costumi.
maha-devi.jpgLa divinità dravidica Mahadevi.

Ad ogni modo, il Rig Veda dimostra del tutto chiaramente la poca stima che gli Ariani hanno delle donne: "Lo spirito della donna non sopporta la disciplina. Il suo intelletto è di poco peso". Troviamo qui, dodici secoli prima dell'era cristiana, e descritta con una chiarezza senza difetto, l'associazione del maschilismo e del razzismo che caratterizzerà l'insieme delle culture occidentali e condurrà progressivamente  alla concezione di un Dio maschile. L'universo apparterrebbe oramai agli uomini, del cielo sino agli inferi. Dio sarebbe un uomo bianco, e il suo nemico il Diavolo diventerà un uomo nero. Le donne non erano più che il riposo dei guerrieri e le procreatrici della loro prole. Lo storico Diodoro siculo riteneva che gli Ariani sono dei soldati feroci e primitivi, e che la loro "razza" intera "adora la guerra ed è sempre pronta all'azione" e che, ingenui, li si può sempre vincere con l'astuzia.

 

vergini-nere--5--Vierge_noire_et_Jesus_Premier_France-2.jpgVergine nera Maria e il bambin Gesù


Per gli Ariani, la donna innanzitutto rivale dell'uomo, finisce con il diventare la nemica, prima di essere identificata al male. Ritroviamo questa stessa visione presso gli Ebrai dell'Antichità ad esempio nelle epistole di san Paolo: "Il capo di ogni uomo, è il Cristo; il capo della donna, è l'uomo; e il capo del Cristo, è Dio"; "Non è certo l'uomo, a essere stato creato per la donna, ma la donna per l'uomo"; "Che le donne siano sottomesse ai loro mariti come al Signore: infatti, il marito è il capo della suia donna..."; "Durante l'istruzione, la donna deve conservare il silenzio, in tutta sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di fare la legge all'uomo. Che essa conservi il silenzio. È Adamo infatti che fu formato per primo, Eva successivamente. E non è Adamo che si lasciò sedurre, ma la donna che, sedotta, si rese colpevole di trasgressione" (1Cor 11/3, 1 Cor 11/8 a 11/9, 1 Cor 14/34 a 14/35, Ep. 5/21 a 5/24, Col3/18, 1 Tm 2/11 a 2/14, Tt 2/5).

Ritroviamo anche questa visione presso i padri della Chiesa (ad esempio sant'Agostino) e nel Medioevo europeo (quando le donne erano accusate di praticare la stregoneria e poi bruciate vive). Nel Corano, così come nella Torà, è inferiore all'uomo allo stesso modo ed è essa che commette il peccato originale.

La cultura greca antica apporta la violenza di un popolo indoeuropeo ariano che invade la Macedonia e la Dalmazia nel millennio che ha preceduto l'era cristiana, mascolinizzando e deformando l'immagine della "Madre nera", torturando e sfruttando degli schiavi, e subordinando la donna all'uomo. Allorché l'armonia tra l'uomo e la donna caratterizzerebbe l'Africa. Poi, questa cultura greca è diventata l'icona ariana degli europei/americani razzisti e imperialisti alla fine del XIX secolo, e dei nazisti, con "la supremazia bianca" e delle persone che trasmettono il razzismo, a volte inconsciamente, sino a oggi.

vergini-nere--6.jpg


Malgrado le distruzioni dei templi di Iside da parte degli imperatori romani e dai padri del Cristianesimo (la memoria della Madre nera fu trasmutata nella venerazione della Madonna, soprattutto attraverso le sue immagini nere), l'eredità della Madre nera d'Africa è persistita nell'arte. Le madonne nere in Europa, e le altre divinità femminili nere nel mondo, sono la prova della memoria profonda e persistente della Madre nera venuta dall'Africa e ciò malgrado le religioni patriarcali come il giudeo-Cristianesimo e l'Islam.

 

Prima dell'arrivo dei popoli ariani, i popoli mediterranei erano sotto l'influenza  africana (in molti campi, soprattutto quello della "razza"). La violenza giunse a Malta, in Grecia, in Sicilia e nel sud Italia, quando dopo il 2.500 a. C. gli Ariani invasero queste regioni. Ad esempio a Malta, gli invasori sottometteranno un popolo pacifico che sotterrava i suoi morti, in opposizione con gli invasori ariani che utilizzavano delle armi in bronzo e che incinerivano i loro morti. Essi imposero il loro sistema patriarcale sui popoli vinti (Malta, Sicilia...). Molto più tardi, i Romani riuscirono a battere i Cartaginesi (dei neri, africani-cananei) poi gli imperatori bizantini della Chiesa d'Oriente imposero un papato cristiano patriarcale.


Sleeping Lady Hypogeum Hal SaflieniDea madre di Malta.

 

 

Durante il XV secolo, gli invasori spagnoli portarono l'inquisizione a Malta e in Sicilia: malgrado tutti questi fatti, la memoria della Madre nera primordiale resistette e persiste ancora oggi (un amalgama dell'africana Iside con l'anatolica Cibele, la cananea Astarte, la cartaginese Tanit, e le altre madonne nere!).



 

cibeleArtemide.jpg

La dea anatolica Cibele.

 

 

I Cananei e i Sumeri furono tra i primi neri (homo sapiens sapiens) a uscire dall'Africa. Questi fatti sono confermati dalla genetica (ad esempio da Cavalli-Sforza et al. History and Geography of Human Genes [Storia e geografia dei geni umani]). I Sumeri chiamavano se stessi "umani dalla testa nera". I Cananei, contrariamente ai Greci, non avevano la mania della conquista. I Greci li chiamavano Fenici. Le violenze greche e romane aggredirono la prima civiltà non-violenta, la civiltà della Madre Nera primordiale.



vergini-nere--7.jpg


I moderni storici eurocentristi che si riferirono più tardi soltanto alle Sibille (donne profetesse) di Efeso in Asia minore, di Samo in Grecia, di Cuma  vicino a Napoli in Italia, non parlarono affatto della Sibilla africana di Libia. Una omissione che potrebbe segnare l'inizio dell'obliterazione storica delle origini africane della Civiltà mondiale. Eppure, tutte le Sibille ricordano la Madre nera primordiale e i suoi valori. Questa donna ispirata trasmetteva gli oracoli degli dei. Le Madonne e "Vergini" nere testimoniano anche della resistenza della prima Civiltà (quella dell'Africa) di fronte alle filosofie nordiche.

 

 

 

[SEGUE]

 

 

 

 

 

René-Louis Parfait Etilé

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

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La Verité sur le culte des "Vierges Noires" 
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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 07:00
Heidegger. Cos'è un "pastore dell'Essere"?

HitlerHeidegger.jpg

 

Mi ricordo di aver udito, ad una radio, alcuni conoscitori di Heidegger emettere delle osservazioni critiche in quanto al carattere un po' bucolicodi alcune formule heideggeriane. "L'uomo è il pastore dell'Essere", è una di queste.

 

Questi critici sono serviti tuttavia da parafuochi perché, in realtà, questa formula bella e gentile è una delle frasi più ripugnanti che un filosofo abbia mai scritto. Ciò che segue, che è già stato scritto sul blog, non si deve soprattutto dirlo: il pastore dell'Essere è un SS.


Rudolfhess.jpgIl pastore dell'Essere Rudolf Hess


 

Anche a supporre che ciò possa essere vero- il che è beninteso la mia intima convinzione- non è assolutamente raccomandato di farne il tema di un corso o di una conferenza accademica! Cosa diventerebbe infatti la "casa"? Questo bel motto è tratto dalla Lettera sull'umanismo, scritta nel momento in cui gli accusati del processo di Norimberga sono giudicati e condannati. Condannare e uccidere dei pastori, e dei pastori dell'Essere, quale orrore! La formula permette anche di capire ciò che ha detto di giusto Heidegger quando, nel suo testamento dello Spiegel, afferma che il nazional-socialismo era andato nella buona direzione in quanto al rapporto dell'uomo con l'essenza della tecnica.


 

heidegger-nazismo.jpgHeidegger in mezzo a tanti autorevoli e importanti pastori dell'Essere.


 

E non può essere altrimenti essendo inteso che i nazisti sono dei pastori dell'Essere! Il Tedesco è il supremo pastore perché è l'essenza di un popolo di poeti e di pensatori. Tutta la tecnica che fu utilizzata per realizzare la soluzione finale è così un esempio di questa "buona direzione in quanto al rapporto dell'uomo con l'essenza della tecnica.

 

Facciamo comunque un po' di filosofia- anche se, nella Lettera, Heidegger congeda la filosofia. La formula si trova nel seguente passaggio: "Ma l'essenza dell'uomo consiste nel fatto che egli è qualcosa di più che un semplice uomo inteso come essere vivente fornito di ragione. Il "più" non deve essere qui pensato nel senso di una aggiunta quantitativa, come se la tradizionale definizione dell'uomo dovesse restare la determinazione fondamentale, e subire quindi un ampliamento mediante l'aggiunta della nozione di esistenza. Il "più" significa: più originario e quindi più essenziale nella sua essenza. Ma proprio qui compare l'enigma; l'uomo è nell'essere-gettato; cioè l'uomo come risposta ek-sistente all'essere è più che l'animal rationale, proprio in quanto è meno rispetto all'uomo che si concepisce, a partire dalla soggettività. L'uomo non è il signore dell'essente. L'uomo è il pastore dell'Essere. In questo "meno" l'uomo non ci rimette nulla, anzi ci guadagna, in quanto perviene nella verità dell'Essere. Guadagna l'essenziale povertà del pastore, la cui dignità consiste nell'essere chiamato dallo stesso Essere a guardia della sua verità. Questa chiamata viene con il gettare da cui si origina l'essere-gettato dell'Esserci. L'uomo nella sua essenza storico-ontologica è quell'essente, il cui essere in quanto ek-sistenza consiste nell'abitare nella vicinanza dell'Essere. L'uomo è il vicino dell'essere".

 

heidegger-hitler.jpg

 

Non si deve soprattutto domandarsi: "ma dov'è il nazismo in un così grande testo del pensiero" ma piuttosto studiare come Heidegger si dà da fare per far passare il nazismo per qualcosa di grande e di pensante. Non è in realtà molto difficile. (Ma non sarò ora così esaustivo). Heidegger, in questo passaggio, produce la sua versione della "razza superiore". Il Mensch, l'uomo tedesco, è l'uomo più "originale". E non deve soprattutto, con il pretesto di sfuggire all'afferramento inessenziale attraverso la soggettività, annodare dei "legami sociali" (con il non-originale, con l'inessenziale).

 

Il testo sull'opera d'arte era contemporaneo all'ascesa al potre di Hitler. Il grande artista del Reich era infine al lavoro! Dopo la sconfitta militare del Reich- ma il successo di Auschwitz- i nostri nazisti sono diventati dei "poveri pastori"... La formula sterminatrice è quest'ultima, già utilizzata all'epoca dell'opera d'arte: la "verità dell'Essere". Formula terrificante perché dà la ragione heideggeriana della soluzione finale. La "verità dell'Essere" è lo sterminio pianificato, che è anche un buon uso della tecnica. Heidegger ci crede, o finge di crederci. Il risultato è lo stesso: la fede nella validità ontologica di Auschwitz, del suo carattere di "cominciamento originario", indossa le vesti del testo da commentare nei licei e nella Facs (Unité de Formation et de Recherche). È il "rettore trascendentale" che parla, comunque... Soprattutto non mischiamoci a quella moltitudine mondiale che, con la tecnica e la politica, spera ancora di essere "il maestro dell'essente". Il Mensch- che è qui una parola per dire Uber-Mensch superuomo in senso nazista- deve essere il pastore dell'Essere. È il "vicino dell'Essere". E ciò gli dà tutti i diritti, tutta la legittimità fantasmatica per sterminare coloro che saranno i suoi nemici "interni". Immaginiamo un grottesco monumento eretto nello spirito heideggeriano. Vi sarebbe una grande iscrizione seguita da una lista:

 

Ai pastori dell'Essere morti per l'uomo originale e la verità dell'Essere:


Adolf Hitler, Adolf Eichmann, Joseph Mengele, Hermann Göring, Joseph Goebbles, Rudolf Höss, Aloïs Brunner  ..................................

 

heidegger, di Levine

 

Ma no, certo, deliro come al solito. Citiamo wikipedia: "Il 1° maggio 1933 Martin Heidegger diventa rettore dell'università Albert-Ludwigs, ed è costretto a provvedere al licenziamento dei professori ebrei in conseguenza della legge sulla "reintroduzione del corpo dei funzionari", adottata dal regime nazista alcuni mesi prima del suo arrivo al potere".

 

Che povero uomo questo Heidegger! Diventare rettore e essere costretto a fare il "pastore dell'Essere!" Non è sfortuna questa?

 

 

SKILDY


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

Heidegger. Qu’est-ce qu’un “berger de l’Être”?

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3 novembre 2011 4 03 /11 /novembre /2011 19:20

Storico: Sciopero generale illimitato a Oakland negli Stati Uniti!


  
di Raphaël Rezvanpour

 

 

 

oakland1.jpg

 

 

È un avvenimento storico negli Stati Uniti, lo sciopero generale è stato votato dai manifestanti Californiani (ispirati dagli Occupy Wall Street) il 26 ottobre scorso nella città di Oakland dopo una violenta repressione poliziesca. Un manifestante sarebbe stato gravemente ferito allal testa mentre la polizia faceva uso di pallottole ponderate per disperdere gli accampati. Riuniti sulla piazza Oscar Grant i 1607 votanti hanno ampiamente votato per lo sciopero generale questo mercoledì 2 novembre. [1484 a favore, 77 astensioni, 46 contrari]. L’appello dell'assemblea è radicale "Tutte le banche e le grandi imprese dovranno chiudere per l'intera giornata in cui marceremo su di essa". Obiettivo annunciato, liberare Oakland dal 1%.

 

Delle azioni di massa e picchetti di sciopero sono previsti per tutta la giornata.

 

Se la cifra di 1600 votanti può sembrare debole, rapportata alla popolazione francese, è come se 233.000 persone chiamassero allo sciopero generale... Il che è lungi dall'essere derisorio. Tanto più che una prima informazione proveniente dal mopvimento è confermata da diverse fonti, "Il porto è già fermo, i dockers rifiutano di lavorare".

 

 

oakland2.jpg

Un negozio chiuso a Oakland in solidarietà con l'99%.




Ecco l'appello:


Invitiamo tutti gli studenti a uscire dalle scuole. I lavoratori invece di andare al lavoro, gli studenti invece di andare a scuola, le persone convergeranno verso il centro della citta di Oakland e paralizzeranno la città.

Tutte le banche e le imprese dovranno chiudere per l'intera giornata in cui marceremo verso esse.

Mentre chiamiamo ad uno sciopero generale, domandiamo anche molto più. Le persone che sono organizzate nei loro quartieri, le scuole, gli organismi comunitari, gruppi di affinità, luoghi di lavoro e le famiglie sono incoraggiate a organizzarsi esse stese in modo che permetta loro di partecipare alla paralisi della città.

Il mondo intero guarda Oakland. Mostriamo loro ciò che è possibile. 

Il Consiglio di coordinamento dello sciopero comincerà a riunirsi tutti i giorni alle ore 17.00 sulla piazza Oscar Grant davanti all'Assemblea generale alle ore 19.00. Tutti i partecipanti allo sciopero sono invitati. Rimanete all'ascolto di maggiori informazioni.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:

Historique: Grève générale illimitée à Oakland aux Etats-Unis!

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17 ottobre 2011 1 17 /10 /ottobre /2011 07:00

Come i media hanno minimizzato

 

 

15_ottobre_2011.jpg

una mobilitazione mai vista in tutta la storia dell'umanità 



di Raphaël  Rezvanpour
 

Questo sabato 15 ottobre, erano a milioni a scendere in piazza, non all'appello di sindacati o di partiti politici, ma in maniera del tutto indipendente. Rispondevano alla chiamata degli indignati lanciato alcuni mesi fa per una giornata internazionale di mobilitazione. La risposta è stata all'altezza di tutte le aspettative, 85 paesi e un migliaio di città interessate, la prima volta in tutta la storia dell'umanità!


Di fronte a questa sollevazione dei popoli, si sarebbe potuto pensare che i media non potevano ignorarla, era troppo grande per essere minimizzata. Eppure essi hanno accettato la sfida. Ieri sera, non erano migliaia come essi dicevano, ma milioni di indignati ad essere stati censurati.

 

Non possono sostenere di non essere stati avvertiti, i siti hanno non hanno smesso di fiorire su Internet negli ultimi mesi, e così gli appelli. Eppure è proprio la mancanza di informazioni che abbiamo visto ieri sera. Un vuoto pesante e che non poteva che essere voluto. 

 

mappamondo-15-ottobre.pngMappa dell'indignazione mondiale


Eravamo milioni!


I media minimizzano notevolmente il movimento. Nei notiziari televisivi, non gli è stato dedicato più di un minuto. È inoltre possibile leggere i titoli degli articoli pubblicati su Internet:

Mobilitazione limitata per gli indignati di tutto il mondo (L'Express)

Il movimento degli  "indignati" contro la crisi e la finanza mondiale ha assunto questo fine settimana una dimensione planetaria, spingendo nelle strade decine di migliaia di persone. (AFP)

Migliaia di "indignati" si sono mobilitati in tutto il mondo (Reuters)

 

times-square.jpgNew York, Times Square, 15 ottobre 2011.


Migliaia? Decine di migliaia? No. Milioni! È stato possibile contare pressappoco un milione di manifestanti in Spagna (400.000 a Barcellona, 250.000 a Madrid); centinaia di migliaia in Italia (di cui almeno 200.000 a Roma) di cui non si terrà conto che delle violenze dei black bloc: centinaia di migliaia in Israele; più di 100.000 in Portogallo; decine di migliaia in Germania, Grecia, Stati Uniti, Belgio, Olanda, migliaia in Australia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Polonia e in decine di altri paesi.


parigi_15_ottobre.jpg

  Parigi, 15 ottobre - Foto di Emmanuel Raoul


 

Queste cifre sono tanto più eccezionali in quanto le masse non si sono mosse in seguito all'appello dei sindacati, il movimento è completamente indipendente da qualsiasi sindacato o partiti politici. Quando si sa a chi appartiene la maggior parte dei giornali, è chiaro che la censura si è imposta da sé stessa.

 

Una buona notizia, gli indiganti sono temuti!

 

 

 

Raphaël Rezvanpour

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

LINK al post originale:

 Comment les médias ont minimisé une mobilisation jamais vue dans toute l’histoire de l’humanité 

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16 ottobre 2011 7 16 /10 /ottobre /2011 07:00

Il WWF messo accusato da un documentario sconvolgente

 

 


 

 

wwf.gif

 

 

 

di Sophie Cappella

 

In un servizio pubblicato il 22 giugno sulla televisione pubblica tedesca (ARD), il regista Wilfried Huismann indaga sulle pratiche e i retroscena del WWF, sulle tracce dei 500 milioni di euro di donazioni annuali versati alla più grande organizzazione mondiale di protezione dell'ambiente, il giornalista investigativo si reca nel Borneo, in Indonesia, dove il WWF sostiene di difendere l'orango, una specie in pericolo. Sul posto, l'equipe ha scoperto una riserva di 80 ettari dove vivono due oranghi nel cuore di 14.000 ettari di piantagioni di palma da olio ai quali l'ONG ha assegnato l'etichetta "produzione sostenibile".

 

Il documentario esamina anche il "Progetto Tigre" gestito dal WWF dal 1974, in collaborazione con il governo indiano, per protezione della tigre del Bengala. Per soddisfare le esigenze del WWF che richiedeva un aumento dell'8% delle aree protette, il governo indiano ha proceduto, sin dal 2002, all'espulsione di 100.000 autoctoni. Un numero che potrebbe raggiungere un milione di persone nei prossimi anni, denuncia il documentario.

 

Wilfried Huismann cerca anche di capire il coinvolgimento del WWF a delle "tavole rotonde" con aziende di ingegneria genetica, come il gigante Monsanto, e con la multinazionale Wilmar, e la cauzione "etica" assegnata dal WWF a queste aziende, assicurando che producevano della soja e della olio di palma "sostenibili". Disponibile per ora soltanto in tedesco, il documentario ha già provocato molte polemiche nell'oltre Reno. In Francia, l'ONG presieduta dalla velista Isabelle Autissier conosce una crisi interna senza senza precedenti.

 

 

Sophie Chapelle

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

Vedere il film Der mit dem Panda Pakt:

 

- Parte 1
- Parte 2

 

LINK:

Le WWF mis en cause par un documentaire accablant 

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13 ottobre 2011 4 13 /10 /ottobre /2011 00:00

Per i Greci la misura è colma: sciopero generale il 19 ottobre!


 

grecia1.jpgFoto: Reuters John Kolesidis

 

 

Decine di migliaia di persone hanno manifestato ad Atene per denunciare le misure di austerità, e hanno stabilito una data per un nuovo sciopero generale il 19 ottobre.

 

È il primo sciopero di una certa ampiezza dall'estate. Ieri, Atene ha vissuto una giornata al rallentatore. I trasporti in comune e gli aeroporti sono stati interrotti. Le scuole, i musei, le percezioni e le corti sono stati chiusi. Gli ospedali hanno assicurato un servizio minimo.

 

Alla chiamata delle due principali centrali sindacati del paese, per ADEDY il servizio pubblico e GSEE per il settore privato, decine di migliaia di persone sono scese nelle strade della capitale. A Salonicco, la seconda città della Grecia, erano almeno 10.000.


Migliaia di giovani hanno aderito al movimento

 


 Migliaia di giovani e studenti hanno aderito al movimento. "Vogliamo libri, insegnanti, scuole", hanno cantato. "No alla disoccupazione parziale, che equivale al licenziamento", proclamava lo striscione del grande sindacato pubblico Adedy, in testa al corteo. Molti funzionari come quelli dei ministeri della Cultura, delle Finanze, dello Sviluppo e degli impiegati delle ferroviarie e delle imprese pubbliche per la gestione dell'acqua (Eydap), sventolato bandiere nere. "No alla disoccupazione parziale, no ai licenziamenti, no alla miseria"  si poteva leggere sullo striscione dei funzionari del Ministero dello Sviluppo.

 

A margine della manifestazione, gli scontri hanno opposto le forze anti-sommossa ed i giovani mascherati che lanciavano delle bottiglie e delle pietre. Almeno due manifestanti sono stati feriti ed anche un fotografo dell'Agenzia France-Presse, colpito in volto dallo scudo di un poliziotto.

 


30 000 dipendenti minacciati di disoccupazione


I dipendenti pubblici hanno protestato contro il provvedimento del governo più recenti, istituiti sotto la pressione della troika (Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea) per ridurre il debito. Ha lo scopo di licenziamenti 30.000 dipendenti.

 

 

Questo personale messo in "riserva" non riceverà più del 60% del proprio stipendio, prima di essere posto in pensione. Lo stipendio dei dipendenti era già stato ridotto del 15% lo scorso anno. Alla fine, il governo vorrebbe sbarazzarsi di 150.000 persone tra il 2015 su di un totale di 750.000 dipendenti. "Il personale è sceso in strada perché sono loro ad essere maggiormente a rischio, dopo aver subito più del 20% dei tagli dei salari a causa dell'austerità, e ora saranno posti in disoccupazione parziale", ha spiegato a AFP Frosso Iliopoulou, impiegato presso l'Agenzia nazionale per i medicinali (EOF).

 

"Purtroppo, le nuove misure non fanno altro che prolungare le politiche ingiuste e barbare che prosciugano i diritti e i redditi dei lavoratori e spingono a far crescere un po' più l'economia nella recessione e nel debito", ha dichiarato Stathis Anestis, portavoce della GSEE, del sindacato dei privati. "Di fronte a questo sciopero, il governo, l'UE e il FMI saranno costretti a riconsiderare le loro politiche disastrose", egli ha aggiunto. Non sicuro che ciò basti. Ma i greci non vogliono rinunciarci. Uno sciopero generale, con i dipendenti del settore privato, è prevista per il 19 ottobre.


L'FMI ​​esprime dubbi


In risposta alle richieste di aiuto lanciata dai manifestanti, il direttore per l'Europa del Fondo Monetario Internazionale, Antonio Borges, ha detto il 6 ottobre a Bruxelles che il secondo piano di salvataggio della Grecia (159 miliardi), deciso il 21 luglio dalla UE, dovrebbe essere riesaminato per concentrarsi maggiormente sulla sostenibilità del debito del paese e su un rilancio della crescita. "Di conseguenza, dobbiamo cambiare le nostre politiche economiche", ha egli affermato. "Voler raggiungere degli obiettivi numerici in materia di deficit non deve compiersi a rischio di una contrazione su grande scala dell'attività economica", scrive il FMI in un rapporto pubblicato a Bruxelles.

 

Damien Rouste

 

 

 

LINK:

 Pour les Grecs, les coupes sont pleines: grève générale le 19 octobre! 

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2 ottobre 2011 7 02 /10 /ottobre /2011 07:00

India, Israele, Stati Uniti:

 


india_occupy_wall_street.jpg

 

Il movimento degli "indignati" conquista tutti i paesi


 

Primavera araba, indignati: i movimenti popolari di contestazione hanno segnato questo 2011. Gli Americani sono gli ultimi in ordine di tempo ad essere stati presi dalla febbre rivendicatrice. Stazionano davanti a Wall Street dal 17 settembre. 

Il parco che costeggia Wall Street a New York si è trasformato in accampamento per alcune centinaia di manifestanti. Questi indignati di New York si fanno chiamare "i 99%". "Non abbiamo nulla, mentre l'1% degli Americani ha tutto. Noi siamo il 99% rimanente", spiega un manifestante. Occupando Wall Street, è il sistema finanziario e la dittatura dei mercati  che sono presi a bersaglio.


Arresti in massa degi contestatori di Wall Street il 2 ottobre 2011!


Nessun messaggio mirato


Il movimento "Occupy Wall Street" fatica ad attecchire a New-York, a causa forse dell'assenza di un preciso messaggio. Dalla diosoccupazione, all'ingiustizia sociale ed alle disparità economiche, le rivendicazioni sono in seguito andate verso la causa ambientale, la pena di morte, ecc...

 

 

Video del movimento del 28 settembre 2011

Ma i contestatori vogliono mostrare di esistere. Alcune personalità americane, come Michael Moore, apportano il loro sostegno e le reti sociali si associano anch'essi. Una cinquantina di città, più mal ridotte della ricca Manhattan, vedono nascere un movimento simile.

Video del movimento del 27 settembre 2011

 

 

La crisi finanziaria di troppo


Sia negli Stati Uniti sia in Europa una delle ragioni che ha scatenato questa rivolta è un'ennesima crisi economica. Indebitamento, soppressione delle spese sociali, i dirigenti politici annunciano delle misure di austerità per stabilizzare la moneta e il debito degli stati.

 

Con un tasso di disoccupazione che raggiunge dei livelli allarmanti, i giovani sono spesso stati i primi a scendere in strada. Raggiunti dai loro fratelli maggiori, tutti questi indignati si sentono abbandonati dal potere.


Dal pacifismo alla violenza


I Greci, in particolare hanno l'impressione di pagare al posto dei veri responsabili. Il paese, al centro delle preoccupazioni dell'Unione europea, ha visto migliaia di cittadini mobilitarsi a partire dal maggio del 2011. Gli scioperi sono degenerati in scontri violenti con la polizia. Dopo la pausa estiva, il movimento è ripreso a settembre.

 

india_israele_USa.jpg

Atene

 

Stessa cosa a Londra. La gioventù inglese, disarcionata dalla congiuntura economica e sociale, ha voluto manifestare la sua collera. La speranza ha fatto posto al pessimismo di un avvenire a rischio. La flemma inglese è sparita a profitto di una protesta presto trasformata in caos.

londra.jpg

   Londra

 

In questi due paesi, la bandiera pacifista è rotta così come il dialogo con il potere. Ma non bisogna credere: dei paesi finanziariamente a galla hanno anch'essi dei gruppi di indignati. Israele, ad esempio, ha una crescita forte (4%) ed una disoccupazione molto debole (5%) grazie ad un mercato basato sull'alta tecnologia. La salute economica è buona, il problema si situa dunque altrove.


indignati-israele.jpg

Israele.


Il 3 settembre, quasi 400.000 persone sono scese in piazza per reclamare un cambiamento del sistema politico. Ciò rappresenta la mobilitazione popolare più importante dalla creazione dello Stato ebraico. Questo genere di avvenimenti passa quasi del tutto inavvertito per quanto l'attualità d'Israele sia monopolizzata dagli affari dell'ONU. I cittadini deplorano che i governi, di qualunque partito essi siano, concentrano tutti i loro sforzi sulla questione della sicurezza.

 

Gli indignati israeliani disertano gli uffici elettorali. Quest'azione traduce bene questa sfiducia nei confronti di coloro che li governano: la società si sente presa in ostaggio da una classe che detiene la ricchezza e il potere. In breve, una classe che tira le corde del paese e crea ineguaglianze.

 

A cosa serve votare? 

Un altro paese manifesta egualmenteil suo astio per il sistema politico: l'India. La più grande democrazia del mondo non crede più al potere delle urne. Gli Indiani, coscienti che il loro voto non serve che a stabilire la corruzione, accusano i grandi partiti di essere preoccupati unicamente ai loro soli interessi.
Nella scorsa primavera, Anna Hazare, presentata come il nuovo Gandhi, ha trovato un modo per muovere le cose: lo sciopero della fame. Questo metodo sembra aver superato la prova perché oggi i cittadini beneficiano di mediatori in ogni Stato per lamentarsi di fatti legati allal corruzione.

india_protesta_corruzione.jpgIndia

 


Un'era post-democratica
Le crisi si succedono senza sfociare verso delle soluzioni stabili. La riflessione critica va oltre il movimento anti crisi, anti austerità, o anticapitalista. Gli indiganti del mondo intero denunciano ciò che essi pensano sia una democrazia di facciata. Puntano con il dito le strutture classiche troppo gerarchizzate.
 
Questo movimento cittadino apolitico reclama una vera democrazia partecipativa che metta fine a dei modi di governo, che esso giudica, oligarchici. In questa lotta, il silenzio mediatico è spesso criticato. Gli scontri tra polizia e militanti sono quasi i soli argomenti che attirano l'attenzione dei media, poco inclini a dare una vera visibilità agli avvenimenti.

Inoltre la prossima grande riunione avrà luogo in Belgio con l'arrivo della marcia degli indignati. Dei cittadini partiti dai quattro angoli d'Europa, crescono al ritmo di centinaia ad ogni tappa degli indignati. Iniziata a luglio, l'ultima tappa è prevista il 15 ottobre a Bruxelles, la capitale europea.

 

 

 

C. C.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

LINK:

Inde, Israël, Etat-Unis, le mouvement des indignés gagne tous les pays?

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30 settembre 2011 5 30 /09 /settembre /2011 07:00

Heidegger o il dottor Mengele delle anime


 

mengele.jpg

Il simpatico dottor Mengele

Il lettore di Heidegger, allo stesso tempo libero- cioè distaccato, come deve essere in filosofia, da ogni "dovere di devozione"- e di buona volontà è confrontato in strane situazioni.

 

Sapendo che Heidegger si è compromesso almeno per un certo periodo con il nazismo e che all'occasione gli è capitato di sedere accanto a portatori della croce uncinata- o svastika- è naturalmente guidato, portato dalla sua ragione, a fare un accostamento tra questa croce uncinata e ciò che Heidegger ha chiamato il Quadripartito e che ri-unisce, in una formulazione "arci-tesale", i divini, gli uomini, la terra ed il cielo.

 

Ciò che numerosi commentatori del Quadripartito, eppure eminenti filosofi, non dicono veramente è già che osando comparare svastika e Quadripartito, vi escludete dal "luogo" Heidegger il quale, come un tempio, esige precisamente che siate quasi in raccoglimento e in devozione nel vostro rapporto con il testo heideggeriano. Sareste colpevoli di "produzione filosofica" e del più stretto razionalismo non ricevendo l'arci-tesi del Quadripartito come una specie di cifra simbolica maggiore di una iniziazione al pensiero autentico.

heidegger geviert2

 

E come, sempre di buona volontà, siete pronti ad accettare malgrado tutto l'idea che Heidegger è un grandissimo pensatore, all'invito all'atteggiamento devoto- appello, offerta, ecc. - si aggiungerebbe la certezza che un tale autore non può assolutamente farvi "il colpo della setta". Chiamo "colpo della setta" ciò che, con il pretesto di meditare un dispositivo simbolico di un Senso fondamentale - i divini, gli uomini, la terra, il cielo - vi si farebbe allo stesso tempo aderire in modo subliminale alle bellezze della svastika.


 

heidegger-nazismo.jpg

 

Osserviamo precisamente che almeno formalmente tutto è a posto nel testo heideggeriano, affinché riceviate il Quadripartito in altro diverso rispetto ad una "volgare proposizione" filosofica sottoposta all'esame razionale.

 

Sarebbe inoltre ingenuo pensare che diventando quadripartito-meditante voi diventiate allo stesso tempo un sostenitore della svastika. Il dispositivo heidegger è più astuto. Consistendo in una introduzione del nazismo in filosofia è indispensabile al dispositivo di gestire una zona a "nazismo sfumata" e quasi invisibile, soprattutto agli occhi dei "meditanti".

 

Ancora una volta Heidegger non poteva introdurre il nazismo nella filosofia se non gestendo, nel suo dispositivo, uno spazio in cui esso spariva in quanto nazismo.

heidegger.jpg

 

Questa sparizione, che non è assolutamente una "distruzione" del nazismo- al contrario! obbedisce del resto a due obiettivi complementari:

 

1° creare un tempio di "devoti" che costituisca un vivaio nel quale pescare di tanto in tanto un futuro quadro nazista (una parte importante di "rifiuti" è accettata, e per causa, sin dall'inizio).

 

2° Fornire ai quadri nazisti più dotati il linguaggio stesso del negazionismo. La sparizione del nazismo nella sua introduzione alla filosofia costituisce la scuola ideale del negazionismo senza il quale il nazismo non può esistere.

 

Quanto da me effettuato, a detta di alcuni commentatori, rivelerebbe del grottesco. Giungerò sino a sostenere che Heidegger si è servito dei suoi ammiratori/ammiratrici ebrei per sperimentare la potenza del suo dispositivo. 

 

 

Heidegger, in questo senso, è il dottor Mengele delle anime


Insisto nella mia filosofia grottesca.

 

Ribadisco dunque questo: il Quadripartito (non) è (che) la versione in Grandezza Interna della croce uncinata.

 

Questa croce uncinata non ha d'altronde ad apparire essa stessa nella "grandezza". Essa può benissimo- lo ha già fatto, Oh quanto!- soddisfarsi della bruttezza e dell'orrore come, ad esempio, nell'attuazione della "shoah da pallottole".

 

Ribadisco anche che tutto il programma heideggeriano di strumentalizzazione nazista della filosofia è contenuto nell'aforisma dell'Esperienza del pensiero (testo scritto nel 1947).


Heidegegr-todtnauberg.jpg


 

La magnificenza di ciò che è semplice

 

"Ingegnere delle anime"- espressione che prendo in prestito a memoria da Giuseppe Stalin- Heidegger propone ai "filosofi" di diventare dei simili ingegneri. Del resto, per l'essenziale, dei "comunicatori", dei"pubblicisti" di quella semplice mostruosità che è l'esercizio della sovranità nella specie del "diritto di sterminio".

 

Il semplice è lo ziklon B; lo "sterminarli tutti!"

 

Ai "filosofi" produrne la Magnificenza!

 

Heidegger è assolutamente persuaso della necessità storica di una civiltà fondata sul diritto di sterminio. L'esercizio di questo diritto è orribile, abietto, mostruoso. È il semplice disgusto della pallottola che penetra nel cranio del neonato, dei cristalli di gas mortale che reagiscono con il calore dei corpi.

 

È assolutamente indispensabile, affinché una tale civiltà sia (e sia una, in un'operazione immonda di simulacro), di produrne la magnificenza.

 

Questo è il compito del "filosofico".

 

In Australia, in questo stesso momento, la popolazione aborigena sperimenta il "semplice" della "marea bianca": alcolismo, estrema povertà, autodistruzione, ecc. Nessun dubbio, ma concedo che non c'è bisogno di Heidegger a questo scopo- in questo senso Heidegger è un perfetto seguace- che la "magnificazione" di questo semplice funzione in pieno. Invece, Heidegger sarebbelo stesso il "pensatore" dell'industrializzazione dello sterminio.

heidegger-fontana.jpg

 

Il Quadripartito è la Magnificazione del semplice rappresentato dalla croce uncinata


Il quadripartito è la "grandezza interna" dell'inevitabile orrore e bassezza esterne dell'esercizio della sovranità nella specia del diritto di sterminare.Quando Heidegger dichiara nell'intervista-testamento dello Spiegel che gli sembrava che il nazismo era andato nella direzione giusta per quel che riguardava il rapporto con la tecnica non voleva dire altra cosa che ciò: 

 

- I Tedeschi sono il nuovo popolo dell'Essere dopo i Greci. Incombe loro gestire la loro vocazione ontologica procedendo alla Vernichtung [sterminio] di tutto ciò che minaccia di tenerli prigionieri dell'ontico. (È un riferimento alla "differenza ontologica"). 

 

La "buona tecnica", per Heidegger, è quella che fu impiegata e messa a punto per lo sterminio. Questa ipotesi perfettamente "grottesca" ha per lo meno il merito di fornire una "prospettiva pratica" alle meditazioni heideggeriane sulla tecnica).


In un articolo strano intitolato  L’appel de Heidegger [L'appello di Heidegger]- apparso nella raccolta dal titolo fantastico, Heidegger: le danger et la promesse [Heidegger: il pericolo e la promessa] [1] - Joseph Cohen fa una variazione sul tema del sacrificio e questo a proposito del Quadripartito. Leggiamo: "Non basta, mi sembra, dire che il sacrificio che tenta di pensare qui Heidegger all'incrocio del Quadripartito sia semplicemente de-teologizzata. E ciò perché rimane innanzitutto e prima di tutto, al di sopra ed al dis otto di tutto, radicalmente indeterminato ed esplicitamente indeterminabile. Nel cuore del Quadripartito, tra i divini, gli uomini, la terra ed il cielo, il versamento significato attraverso il sacrificio (opfern) non rinvia a null'altro che ad una pura indeterminazione, diciamo un puro sacrificio ma che allo stesso tempo non avrebbe nulla di propriamente sacrificale. Un sacrificio insomma inaudito, inclassificabile ed incategorizzabile che opererebbe senza telos e senza theos, si darebbe senza esaurirsi in una qualunque riappropriazione di senso" (Heidegger, le danger et la promesse, Kimé, Paris 2006, p. 76).

Heidegger--busto-di-von-Seitz.jpg
Ossia, il dispositivo Heidegger permette di scrivere anche dei "bei commenti". 

Ma se varchiamo la linea della proibizione tracciata nel Tempio e se osiamo, in modo perfettamente grottesco, considerare il Quadripartito come la versione in grandezza interna della svastika tutto un sistema di nozioni appare compatibile con lo sterminio. 
Quest'idea di "puro avvenimento sacrificale ma che allo stesso tempo non avrebbe nulla di propriamente sacrificale" potrebbe nmolto bene qualificare ciò che si lega all'incrocio del Quadriparti non appena lo si considera come essente anche l'incrocio della croce uncinata. 
Ma perché un libro come Heidegger, le danger et la promesse esiste? Perché il Parlamento dei Filosofi si è implicato nella sua elaborazione sotto forma di un colloquio strasburghese?
SKILDY

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 

 

 

 

NOTE

 

[1] Interverrò più tardi a proposito di quest'opera che trovo decisamente di una molto strana "costituzione".

 

 

 

LINK al post originale:

Heidegger le docteur mengele des âmes

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23 settembre 2011 5 23 /09 /settembre /2011 07:00

Croce uncinata nel cuore di "Temps Modernes"

 

 

heidegger-hitler.jpg

 

 

E mentre accade che delle lamentele siano depositate contro dei disegnatori di croci uncinate, si può trovare nel cuore del numero 650 di Temps modernes dedicato a Heidegger ed alla questione del Luogo una "superba" croce uncinata heideggeriana.

 

Ho sempre sostenuto, sul blog, che il Geviert (Quadripartito) di Heidegger era una versione "spirituale" della croce uncinata nazista. Grazie all'incoscienza di alcuni commentatori, la rivista di Sartre si è così macchiata con una croce uncinata di alta classe.

 

 

Per capire come ciò sia stato possibile bisogna ammettere che, per Heidegger, il simbolo nazista doveva essere il sostituto autorizzato e giustificato della croce cristiana e, ciò, in vista di identificare una nuova civiltà in quanto fondata sulla "soluzione finale".

 

È spregevole e delirante: filosofolle.

 

Ma si capisce anche perché Heidegger si è compiaciuto a formulare una specie di misticismo ontologico della "razza". Bisognava produrre una versione "nuova università" del simbolo disegnato da Hitler.

 

La croce uncinata dei braccialetti degli scalmanati non passa tra gli intellettuali.

 

Ma delle belle pagine ontologiche sulla Terra, il Cielo, i Mortali, gli Dei-e sulla parola, l'essere, il tempo, lo spazio- ciò passa molto meglio.

 

Da qui l'esercizio seguente, il quale consiste in una semplice "annotazione" di un passaggio di un articolo di J. F. Mattéi.


 

Originale:

 


heidegger_geviert1.jpg

 

 

Lo stesso "annotato":

 


heidegger_geviert2.jpg

Non effettuerò qui una lunga analisi. Ciò non mi appassionerebbe necessariamente oltre misura.

 

O la frase seguente: "La temporalità che era, in Sein und Zeit, il fondamento della spazialità dello spazio, è ricondotta allo spaziamento originario dell'essere aperto attraverso la figura quadripartita del Geviert".

 

Tra Sein und Zeit ed il Geviert c'è stato appunto Auschwitz, che è una realizzazione inscritta da molto tempo nella simbolica della croce uncinata.

 

Rileggiamo ora la frase così tradotta: "La temporalità che era, in Sein und Zeit, il fondamento della spazialità dello spazio, è ricondotta allo spaziamento originario dell'essere aperto dalla croce uncinata, e soprattutto dal suo compimento in quanto soluzione finale, ad esempio ad Auschwitz".


Sostengo la tesi che sia questa la traduzione vera.


 

heidegger-nazismo.jpg

Heidegger in un tripudio di svastiche: il suo elemento spirituale più sentito

 

 

Due indicazioni supplementari, prima di chiudere sul nauseabondo:

 

1) Nel furore del fondamento di Heidegger - il Reich, reale, simbolico, o reale-simbolico per 1000 annni! - era coerente e necessario di ritornare sul luogo. Perché è "nel Luogo" che il Dasein - il Dasein tedesco naturalmente - fa l’esperienza di un'apertura all'Essere che gli assicura, allo stesso tempo del parlare della seconda lingua dell'Essere dopo il Greco, la sovranità assoluta. Egli può sterminare, può porre in schiavitù.

2) Il termine Ereignis designa molto precisamente il "lavoro della croce uncinata", il "lavoro del nazismo" in quanto appropria o ri-appropria. Intendiamo con ciò: il Volk ridiventa veramente se stesso- dopo Auschwitz naturalmente - e ritrova tutto il suo potenziale di dominio- la "razza superiore"- ma di un dominio appropriato e cioè, per l’essenziale, di un'altra natura della partecipazione a questo dominio- dominio dell'essente- che la tecnica offre.
heidegger, di Levine
Quando, nel suo testamento, Heidegger si è felicitato che il nazionalsocialismo era andato nella buona direzione in quanto alla relazione dell'uomo con l'essenza della tecnica, ha effettivamente voluto significare che la politica di sterminio permetteva precisamente al Volk, nel suo "specifico", di non dissolversi nel progetto del dominio tecnico dell'essente.

La camera a gas rimane anche, per Heidegger, la grande cosa del III Reich.


Se avesse pensato il contrario mai avrebbe affiancato Essere e tempo con la croce uncinata del Geviert.


Il paragrafo riprodotto è preso dall'articolo di J. F. Mattéi intitolato: Le lieu de l’étant et le milieu de l’être [Il luogo dell'essente e l'ambiente dell'essere]. Si trova, ahimè a pagina 137 del numero 650 di Temps modernes.

 

 

 

SKILDY 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]


 


LINK al saggio originale:
Croix gammée au coeur des "Temps Modernes"


 

LINK a saggi pertinenti:

Luc Ferry, Come ha potuto essere nazista?

Reinhard Linde, Il nazismo di Heidegger. L’interpretazione che mutila i testi di Heidegger per umanizzarlo 1

Mietzenagora, HEIDEGGER, 2

Skildy, 65 anni da Auschwitz: vergogna ad Heidegger

Skildy, Heidegger e le "filosofie nazional-socialiste"

Mietzenagora, HEIDEGGER, 1

Skildy, La filosofia nazista di Heidegger

Per l'apertura degli Archivi Heidegger

René Misslin. Heidegger e l'antisemitismo. Una testimonianza di Ernesto Grassi

Roger-Pol Droit, La doppia faccia di Heidegger

Skildy, Scoglio sulla tomba di Heidegger

Skildy, Heidegger: Una croce uncinata in testa

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