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31 gennaio 2014 5 31 /01 /gennaio /2014 07:00

Genocidio armeno, il primo genocidio del XX secolo

 

Gli Stati Uniti corrotti dalla Turchia non l'hanno riconosciuto.

I governi turchi successivi hanno negato questo genocidio. Nel 2000, la Turchia ha corrotto il presidente della Camera dei rappresentanti  al Congresso americano per bloccare la risoluzione del Congresso concernente il riconoscimento del genocidio armeno.

armeni-1917--crocifissione-di-migliaia-di-donne-armene-es.jpgTurchia 1917. Donne cristiane crocefisse.

 

Tra il 1878 ed il 1918, i governanti turchi ottomani hanno perso l'85% delle terre ed il 75% della popolazione dell'impero. Gli ultimi cento anni  si riassumono da allora come una disgregazione continua seguita a molteplici guerre costate la vita a decine di migliaia di uomini e vissuta come l'epoca del disonore e di ogni genere di umiliazioni. In questo contesto di risentimento e di accecamento, la decisione del genocidio sembra essere stato un atto di vendetta diretto contro coloro che si considerava responsabili di questa situazione: gli Armeni diventati dei nemici sostitutivi.

Il 24 aprile 1915, ad Istambul, capitale dell'impero ottomano, 600 notabili armeni vengono assassinati su ordine del governo ottomano. È l'inizio di un genocidio, il primo del XX secolo. In seguito, il ministro dell'Interno Talaat Pacha ordina l'assassinio degli armeni di Istambul poi degli armeni dell'esercito. È la volta delle numerose popolazioni armene dell'est del paese. Gli armeni sono massacrati sul posto dall'esercito o riuniti in lunghi convogli e deportati verso il sud, sotto il sole estivo, senza viveri e senza acqua andando incontro ad una morte rapida. In totale periscono durante l'estate del 1915 i due terzi degli armeni della Turchia, ossia circa 1.200.000 persone.

Martedì 24 luglio del 1923, al grande uditorio del Palais de Rumine, in Svizzera, viene firmato il Trattato di Losanna. Questo trattato pone termine alla guerra greco-turca; con la stessa occasione, spazza via dalla carta la giovane Repubblica d'Armenia riconosciuta prima. Il suo primo articolo dichiara l'amnistia, la Turchia così si ritrova pulita dai crimini commessi nel 1915-1916 contro il popolo armeno sotto il dominio del governo ottomano di allora e identificati nel corso dei processi intentati contro i loro autori dai Turchi stessi nel 1918.

In effetti, il sultano deve provare la sua buona volontà per uscire a testa alta dalla prima guerra mondiale perdura come alleato della Germania. A questo scopo, le prove prodotte in abbondanza, dimostrano "la progettazione di un programma di sterminio di un gruppo umano da parte di uno Stato sovrano", formula enunciata per la prima volta nel 1943 per definire il concetto di genocidio.

Da allora tuttavia, questi fatti indiscutibili di genocidio non hanno smesso di essere negati da tutti i governi turchi.

La Turchia aveva corrotto il governo americano per impedire il riconoscimento del genocidio. Il presidente della Camera dei rappresentanti al Congresso americano, Dennis Hastert, avrebbe percepoto 500.000 dollari dalla Turchia per bloccare la risoluzione del Congresso vertente al riconoscimento del genocidio armeno nell'anno 2000. È quanto rivela la celeberrima rivista americana Vanity Fair, nella sua edizione del mese di settembre.

Secondo questo mensile, uno dei più prestigiosi della stampa mondiale, Joel Robertz, agente del FBI, ha chiesto a Sibel Edmonds, una delle traduttrici turcofone dell'agenzia federale di passare in rivista 40 conversazioni registrate di un "alto funzionario" con il consolato turco a Chicago, e anche dei membri del Consiglio americano-turco e dell'Assemblea delle Assoziazioni turche d'America. Da questi ascolti risulterebbe che degli eletti americani di prima importanza, sia democratici sia repubblicani, avrebbero ricevuto forti somme per opporsi al riconoscimento del genocidio armeno da parte degli USA. Queste conversazioni farebbero anche riferimento a degli affari di pulizia di denaro così come a diversi altri traffici.

Gli interlocutori turchi fanno regolarmente riferimento a "Denny boy", soprannome attribuito al rappresentante dell'Illinois al Congresso americano, e presidente della Camera dei Rappresentanti, Denis Hastert. Riferiscono anche delle disposizioni prese per finanziare la sua campagna elettorale con degli assegni di meno di 200 dollari allo scopo di evitare i controlli della Commissione elettorale federale, che non sono operative su donazioni inferiori a quest'importo. Decine di migliaia di dollari sarebbero state trasferite in tal modo.

Se il nome di Dennis Hastert non è testualmente menzionato durante gli ascolti, Vanity Fair fa tuttavia il raffronto con lui in almeno due occasioni: egli apparirebbe secondo i conti del suo comitato di campagna che ha ricevuto tra il 1996 ed il 2002 più di 500.000 dollari in piccoli tagli. È uno dei soli eletti negli Stati Uniti a far parte del caso. Inoltre, un alto funzionario del Consolato di Chicago afferma nelle registrazioni che la subordinazione di "Denny boy" è costata 500.000 dollari.

Gli ascolti conterrebbero anche delle allusioni ripetute al voltafaccia di Hastert. Quest'ultimo è stato infatti in un primo tempo un difensore ardente del riconoscimento del genocidio armeno da parte del Congresso. Ha anche svolto un ruolo essenziale affinché la risoluzione passasse lo scoglio fatidico della Commissione delle Relazioni Internazionali e potesse così essere iscritto all'ordine del giornodei dibattiti alla Camera. Ma ne è stato anche l'affossatore. È lui infatti che, il 19 ottobre 2000, ha brutalmente ritirato dall'ordine del giorno dei dibattiti questa risoluzione che, altrimenti, avrebbe dovuto essere votata.

All'epoca Hastert aveva spiegato la sua decisione affermando di aver ricevuto una lettera del presidente Clinton che lo avvertiva che il voto di questa risoluzione avrebbe nuociuto agli interessi americani. Si apprese anche grazie a queste intercettazioni che dei membri del dipartimento di Stato così come un funzionario del Pentagono implicato in vendite di armi avrebbero percepito dei versamenti in contanti da parte della Turchia. Altra rivelazione: degli studenti turchi avrebbero ottenuto degli aiuti per poter lavorare in istituti di ricerca americani, questo allo scopo di raccogliere le informazioni necessarie per procurarsi in seguito la bomba atomica.

Vanity Fair afferma anche che l'interprete Sibel Edmonds è stato rinviato dopo aver fatto testimoniato per uno dei suoi superiori del FBI dei suoi dubbi su uno dei suoi colleghi turchi che avrebbero avvisato i diplomatici turchi dell'inchiesta in corso. Secondo il mensile, l'amministrazione Bush avrebbe impartito a Edmonds l'ordine di tacere e l'avrebbero intimidito affinché non intentasse alcun processo. Ma l'affare, che comincia ad assumere una certa importanza sulla stampa americana potrebbe fare un grande chiasso e anche raggiungere, secondo Vanity Fair, la corte suprema, che è, come indica il suo nome, la più alta giurisdizione del paese.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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