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14 novembre 2009 6 14 /11 /novembre /2009 07:00




I Greci non sono i precursori della filosofia!


Perché ci nascondono la testimonianza dei Greci antichi relativi alle loro fonti di ispirazione intellettuali? Coloro che dicono di amare la filosofia dovrebbero imparare ad amare le fonti.


Di Jean-Philippe Omotunde

 


1. Il dogma eurocentrico dell'origine greca della filosofia


La maggior parte dei manuali occidentali manifestano un comportamento storiografico egocentrico: noi e soltanto noi! Ogni idea di collaborazione internazionale o di diffusione del sapere tra i popoli in epoca antica è affrontata in filigrana e nessuna possibilità di sviluppare questo aspetto della storia dell'umanità.

 

Allora a questo giochino perverso, ecco la culla originaria del pensiero filosofico mondiale arbitrariamente trapiantato in Europa. La Grecia sarebbe dunque l'epicentro di questa "nuova" dinamica intellettuale verso un periodo storico collocantesi tra il VI ed V secolo a. C.

 

 

 

 

Alcuni storici non esitano inoltre a vedervi un avvento della ragione nel mondo, cioè una invenzione europea della ragione e più globalmente, del pensiero. Di fatto, la definizione stessa della filosofia si ritrova profondamente erronea e sfortunatamente impoverita... A mo' di esempi, prendiamo alcune dichiarazioni tratte da diverse opere. Trasportato dal suo slancio eurocentrista, lo storico della filosofia François Chatelet dichiara:

"Credo che si può parlare di un'invenzione della ragione. E per comprendere come la filosofia ha potuto sorgere come genere culturale nuovo, sceglierò di far riferimento ad una situazione privilegiata: la Grecia classica.  Non è che creda che tutta la filosofia sia greca. Ma è chiaro che la Grecia ha conosciuto, per delle ragioni contingenti, storiche, degli eventi tali che degli uomini hanno potuto fare apparire questo genere originale che non aveva equivalenti all'epoca".


Così, la filosofia sarebbe  secondo Hegel, ma anche Heidegger un'invenzione specificamente e propriamente europa (sic). A questo titolo, in una conferenza celebre fatta a Cérisy-la-Salle (Normandie) nel Agosto 1955 sul tema "Che cos'è la filosofia?", il filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976) ha dato la seguente definizione: "La parola philosophia ci dice che la filosofia è qualcosa che, innanzitutto e prima di tutto, determina l'esistenza del mondo. C'è di più: la philosophia determina anche nel suo fondo il corso più intimo della nostra storia occidentale-europea. La locuzione trita di 'filosofia occidentale-europea' è in verità una tautologia. Perché? Perché la 'filosofia' è greca nel suo stesso essere; greco vuol dire qui: la filosofia è nel suo essere originale, di tale natura che è innanzitutto il mondo greco e soltanto esso che essa ha afferrato reclamandolo per dispiegarsi... La filosofia è greca nel suo essere proprio non significa nient'altro che: l'Occidente e l'Europa sono, ed essi soltanto sono, in ciò che ha di più intimo il loro segno storico, originalmente 'filosofici'".


È ciò che attestano la nascita e il dominio delle scienze. È perché hanno come fonte in ciò che ha di più intimo il progresso storico dell'Occidente europeo, intendiamo il percorso filosofico, è per questo che esse sono oggi nello stato di dare alla storia degli uomini su tutta l aterra l'impronta specifica [...]. La lingua greca non è semplicemente una lingua, come le lingue europee in quanto hanno di noto. La lingua greca, ed essa soltanto, è logos. [Martin Heidegger, Che cos'è filosofia?] [2].

 


PLATONE ED ARISTOTELE



Per il filosofo africano Yoporeka Somet [3], cio che Heidegger intende dire in questo punto a proposito della lingua greca, è che essa è la sola (tra le lingue europee ed a maggior ragione tra le lingue del mondo) a poter esprimere adeguatamente la razionalità. Da cui il so famoso gioco di parola tra logos (ragione) e  legein (raccogliere): la lingua greca sarebbe il ricettacolo della ragione! Questo autorizza François Châtelet a scrivere, del tutto naturalmente e dunque senza dover spiegazioni, che: "La filosofia parla greco. Si hanno dei motivi di ridirlo dopo Heidegger".

È attraverso questo tipo di petizione di principio [4], con il razzismo appena appena velato, che inizio il primo capitolo del primo volume della sua monumentale storia della filosofia, pubblicata in 8 volumi.

Nel 1921, Sir Thomas Heath pubblicava un classico intitolato Storia delle matematiche greche in cui sosteneva: Sempre più degli sforzi sono intrapresiper stabilire una giusta valutazione ed una chiara comprensione dei doni che i Greci hanno fatto all'umanità. Non sono stati soltanto dei precursori. Ciò che hanno intrapreso, l'hanno portato al vertice della perfezione e non sono in questo stati mai superati. Di tutte le manifestazioni del genio greco, nessuna è più impressionante o impone maggior rispetto di quella che ci rivela la storia delle matematiche (...). I Greci, più di ogni altro popolo dell'Antichità, possedeva l'amore della conoscenza per la conoscenza; presso loro si riconduceva ad un istinto, una passione. I Greci erano una razza di pensatori.

I Greci erano una "razza di pensatori"
, che fandonia. Non hanno mai smesso di perseguitare addirittura uccidere i loro pensatori.

Così, gli antichi rivelano che è a Talete che si deve la parola "filosofia". In effetti, Talete che i Greci dicevano fosse un "Sophos", cioè un saggio, rispondeva che era piuttosto un "Philo", un amico "Sophos" (della saggezza). Il filosofo greco è dunque in principio, un "amico della saggezza". Viste le mostruose dichiarazioni di Platone e di Aristotele sulla schiavitù, ci permettiamo di dubitarne!


2. La manifesta volontà di mentire


Tutte queste dichiarazioni miranti a dimostrare l'origine esclusivamente europea della filosofia, sarebbero valide se, gli antichi Greci (Erodoto , Strabone, Platone, Diodoro siculo, Giamblico, Plutarco, Ecateo di Abdera, ecc.), nelle loro testimonianze storiche sulle origini del loro sapere, avessero confermato questa origine europea. Ebbene non vi è nulla di ciò.

 

Possiamo allora obiettivamente chiderci, qual è la natura del complesso o della volontà di potenza che spinge il 99% degli storici occidentali a travisare i fatti, quando affrontano le origini della filosofia. Cioè qual è l'idea nascosta che li spinge a scrivere cose che non sono assolutamente conformi alle dichiarazioni dei loro propri antenati, perché una cosa simile rimane del tutto eccezionale nella storia dell'umanità!


Vediamo insieme alcune dichiarazioni tramandateci dai Greci

 

 

Il discepolo più vicino a Pitagora (580-500 a. C.), e cioè Giamblico, narra nella sua biografia che egli dedica al suo maestro che quest'ultimo avendo inteso parlare del matematico e filosofo fenicio Talete di Mileto (640-547 a. C. circa) decise di incontrarlo per proporgli di diventare suo discepolo. Durante il loro incontro riportato da Giamblico, Talete gli disse che tutto quel che sapeva, lo doveva ai sacerdoti neri dell'Egitto e lo invitò a recarsi sul posto se avesse voluto diventare un giorno come lui un "filosofo" [5]: È così che Talete lo accolse con gioia ed avendo ammirato la sua superiorità in rapporto agli altri giovani, avendo riconosciuto che era più grande e superavaanche la reputazione che lo aveva preceduto, lo rese partecipe di tutte le conoscenze di cui disponeva e invocando la sua vecchiaia e la sua debolezza, lo esortò a salpare verso l'Egitto ed andare ad incontrare soprattutto i sacerdoti di Memfis e Diospolis [nome greco per indicare l'antica Tebe, N. d. T.], è da essi in effetti, che anche lui, egli diceva, aveva acquisito il bagaglio che gli era valso presso il volgo il nome di saggio (...). È per questo che si recò presso tutti i sacerdoti, istruendosi presso ognuno di essi su tutto quel che faceva di essi dei saggi. Egli trascorse quasi 22 anni in Egitto nel segreto dei templi dedicandosi all'astronomia ed alla geometria ed a farsi iniziare non superficialmente né importa come, a tutti i misteri degli dei (...). Pitagora acquisì in Egitto la scienza per la quale lo si considera in genere come sapiente.

 

È da essi in effetti, che anche lui, egli diceva, aveva acquisito il bagaglio che gli era valso presso il volgo il nome di saggio, (sophos)... con questa frase, Pitagora, Giamblico e Talete riconoscono qui apertamente che la filosofia, lungi dall'essere europea, ha per essenza l'Africa e più particolarmente, L'Egitto.

 

Questo fatto era riconosciuto da tutti i Greci, come l'oratore Isocrate (436-338 a. C.), che ci informa che la filosofia proviene effettivamente dall'Egitto ed è stata introdotta in Grecia da Pitagora. Per lui, lo stesso nome "filosofia" proviene dall'Egitto. Così su Pitagora egli scrisse: Pitagora di Samo, andato in Egitto e facendosi discepolo della gente di laggiù, fu il primo a riportare in Grecia ogni filosofia [6].

 

Veniamo a Talete. Quest'ultimo che faceva parte dei sette sapienti della Grecia è anch'egli menzionato da Platone che conferma la sua iniziazione egiziana alla filosofia [7]: Talete, figlio di Examio, Fenicio secondo Erodoto. Portò per primo il nome di Saggio (...) Ricevette in Egitto l'educazione dai sacerdoti".


Lo scrittore greco Diogene Laerzio (300 d. C.)ci conferma ancora che le conoscenze di Talete in materia di astronomia, di filosofia e di geometria gli vennero dall'Egitto: "Egli (Talete di Mileto) non ebbe maestri, eccettuato il fatto che durante il suo soggiorno in Egitto, visse presso i sacerdoti" [8].

 

E per provare che all'unanimità, i Greci designavano il continente africano come luogo di nascita del pensiero, Plutarco (50-125 dopo Cristo) nella sua opera Su Iside e Osiride (Tr. it.: Adelphi, Milano), dedicata alle due principali divinità egiziane, prende a testimonianza tutti i saggi della Grecia: "È quanto attestano unanimemente i più saggi tra i Greci, Solone, Talete, Platone, Eudosso, Pitagora e secondo alcuni, lo stesso Licurgo, che viaggiarono in Egitto dove discorsero con i sacerdoti del paese. si dice che Eudosso fu istruito da Conuphis di Memfi, Solone da Sonchis di Sais, Pitagora da Enufis l'eliopolitano".

 

È dunque costernante vedere che ancora oggi l'informazione storica distillata nei manuali a proposito della storia dell'umanità, resta ancora fortemente improntata di romanticismo storico, di favole cioè di idee che non hanno nulla da invidiare all'ideologia coloniale veicolata dal modello di approccio storico eurocentrico detto "modello ariano" che vuole arbitrariamente che soltanto le esperienze umane europee siano munite del sigillo dell'universalità. Tale è la deriva filosofica del mondo occidentale oggi [9].


 

3. Qual era dunque lo statuto del saggio o del filosofo Africano del periodo faraonico?


I Greci hanno chiaramente ammesso che i loro maestri in materia di filosofia erano i preti kamiti dell'Egitto antico. Dico "Kamiti" perché li hanno descritti così: "Hanno la pelle nera, i capelli crespi e discendono dagli Etiopi residenti nel sud del paese".

 

In Grecia, Talete ha definito il filosofo come un "amico della saggezza". Ma questa dichiarazione è incompleta, priva di senso e senza sapore. Perché? Per capirlo, bisogna innanzitutto indagare il mistero della sagezza egiziana.

 

Secondo una dichiarazione proposta dall'egittologo africano Mubabinge Bilolo, "Dal punto di vista africano, la filosofia è mrwt-n-maât, amore della verità; verità presa nel senso di ciò che è vero, della conoscenza, della giustizia, della solidarietà della rettitudine, dell'ordine e della bilancia (...). L'innamorato della maât è hm-n-maât "servitore-della-maât" [10].

 

Il sacerdote egiziano si definisce dunque come un "Servitore dell'ordine, della verità, della giustizia, dell'equità, della saggezza divina, dell'armonia universale, della rettitudine e della conoscenza divina" e cioè della "Mâat". Considera che i parametri della saggezza sono stati definiti all'alba del tempo da Dio stesso.

 

Ciò che chiamiamo comunemente "i 10 comandamenti" in ragione di Mosè l'Africano, è rivelativo di fatto delle 42 virtù cardinali di Mâat, nella tradizione africana del periodo faraonico.

 

Questi 42 commandamenti erano pronunciati dal defunto duranyìte il suo passaggio nel Luogo della Verità (sala del giudizio) in cui le divinità dell'Egitto si recavano davanti Mâat a constatare se quest'ultimo aveva realmente vissuto conformemente ai principi divini enunciati da Mâat, cioè se aveva rispettato alla lettera o 42 commandament divini di Dio. In caso contrario, non accedeva al paradiso.

 

Dunque la filosofia africana è mrwt-n-maât (meru n mâat), cioè, "Amore della verità, della giustizia secondo la visione divina". Altro aspetto teorico o puramente intellettuale, c'è qui una dimensione etica della saggezza, che il Saggio deve coltivare con precisione.

 

Di questo doppio punto di vista, il saggio, nel senso africano, è non soltanto un Servitore della verità-giustizia (Hm-n-maât), ma anche, nel senso morale del termine, un Grande "Wr" in egiziano [11].

 

In questo preciso senso, lo storico africano Cheikh Anta Diop è veramente un "Wr", come lo ha fatto notare l'artista Seva (Ibrahima Ndiaye) sulla stele che gli è stata dedicata davanti l'IFAN a Dakar. Cheikh Anta Diop è qualificato come ndty wr n t3w kmw e cioè Grande protettore delle nazioni nere.

 

Le menzogne storiche perpetrate sull'origine reale della filosofia, spingono il professor Bilolo a dichiarare che "abbiamo constatato che la maggior parte dei filosofi sono anti-maâticrati, nemici della verità-giustizia. Sono al servizio della menzogna e di jsft "l'iniquità" [12].

 

Isefet, appare qui chiaramente come il contrario di Mâat, cioè la menzogna, l'ingiustizia, l'ipocrisia, la falsificazione, la cattiveria, l'iniquità ed i servitori di Isefet, gli "Isefetiu", sono descritti dagli Egiziani, semplicemente come al servizio del disordine!

 

Qual è dunque il fallo incommensurabile della filosofia greca che fa sì che essa  rimanga incompleta, imperfetta e incapace di essere un appoggio reale per rimediare alla deviazione ideologica e filosofica degli occidentali?

 

I Greci non le hanno dato l'etica, cioè non hanno fissato chiaramente i limiti della loro saggezza (frontiera chiara tra il bene ed il male, il giusto e l'ingiusto, l'umanesimo e la barbarie). Di origine nomade e guerriera, la società greca era profondamente individualista, maschilista (patriarcato) e schiavista (Platone ed Aristotele ci hanno d'altronde lasciato delle dichiarazioni destinate a giustificare lo schiavismo nella loro città).

 

Bisognava dunque delimitare delle "virtù cardinali" cioè fissare un'etica, al di fuori delle preoccupazioni della città, per poter in seguito farle applicare e modificare così il comportamento degli uomini e non per adattare le virtù della saggezza agli usi e costumi molto tendenziosi delle città greche per infine ottenere una zuppa insipida, nel senso del rispetto della persona umana (donna, bambino, straniero).

 

È esattamente la stessa procedura che ritroviamo nel comportamento delle divinità greche che prendono in prestito dagli uomini tutti i loro vizi. Questa visione è molto poco compiuta o incompleta.

 

Certo i pitagorici hanno enuciato dei principi. Ma sono spesso stati assimilati a delle superstizioni. "Tali sono questi: Non mangiate in un carro. Non sedetevi sullo staio. Non piantate palme. Non attizzate il fuoco con la spada in casa vostra", ci testimonia Plutarco.

 

Conclusione:

Quando si ama la filosofia o la saggezza, si devono apprezzare e rivelare le fonti della saggezza.


Oggi, lo schema secondo il quale la storia della filosofia è molto spesso presentata in numerosi manuali è dunque questo: la filosofia comincia in Grecia con i presocratici, evento che non si manca di salutare come un "miracolo" (sic).

 


Il che dispensa di doversi interrogare sull'origine del sapere dei presocratici. Ma peggio di questo, questa nozione assurda di "miracolo greco in filosofia" permette di occultare la testimonianza stessa dei presocratici così come degli storici dell'Antichità sul loro debito riconosciuto nei confronti degli Egiziani.

 

Un esempio, tra i tanti, del modo in cui questo "obblio" della fonte del sapere greco è stato costruito è fornito dallo storico della filosofia Emile Bréhier.

 

La seconda edizione della sua Histoire de la philosophie [Storia della filosofia] datata 1938 è preceduta da un  Premier Fascicule Supplémentaire [Primo fascicolo supplementare] in cui Paul Masson-Oursel tratta succesivamente dell'Asia occidentale, dell'Egitto, della Mesopotamia, dell'Iran, l'India e della Cina, come altrettante fonti di ispirazione possibili dei Greci.

 

Ora nelle riedizioni attuali del libro di Bréhier, chiunque può constatare che il Fascicolo di Masson-Oursel è semplicemente sparito per lasicar posto ai... presocratici!


Perché questa rimozione? La procedura di Masson-Oursel è a tal punto indegna di interesse o contaria alla deontologia della riflessione filosofica? In questo caso, perché non sottoporla all'esame critico che dovrebbe essere di fondamento di ogni procedura riflessiva, invece di scartarla senza discussione?

 

Sia quel che sia, ecco il senso che Masson-Oursel egli stesso alla sua procedura e che apre la prefazione del suo libro:


   "L'opera a cui fanno seguito le pagine che qui presentiamo, è una storia della filosofia della nostra civiltà occidentale: Nessuno oggi non può più credere che la Grecia, Roma ed i popoli dell'Europa medievale e moderna abbiano essi soltanto posseduto una riflessione filosofica. Immensi focolai di speculazione astratta sono stati accesi, hanno persino brillato di viva luce, in altre parti dell'umanità. A dir il vero, poiché questi diversi focolai non furono mai così separati come un tempo è stato supposto, bisogna riconoscere che il pensiero del nostro Occidente non basta a se stessa: la sua spiegazione storica esigerà che la si ricollochi in un vasto ambiente umano, perché la sola storia che possa essere vera sarà la storia universale. Il presente libro ha come oggetto di situare la filosofia occidentale nell'insieme del pensiero umano, in quanto quest'ultima si lasci studiare storicamente...".

 

Ecco una procedura molto più onesta! La nostra volontà di sostituire l'Africa nella storiografia universale e la nostra procedura di appoggiarci su fatti e documenti concreti per combatetre egocentrismo "razziale" europeo, svela il nostro desiderio di fondare una nuova umanità, più umana, più solidale e meno predatrice.

 

 

NOTE:


[1] Cfr. Une histoire de la raison, Entretiens avec Emile Noël, [Una storia della ragione, Colloqui con Emile Noël], Paris, Seuil, 1992, p. 17.


[2] In: Questions II, p. 321 et p. 326, Tel Gallimard.


[3] Per scoprire la sua brillante analisi sulle origini egiziane della filosofia, oltre quest'articolo, consultare anche la rivista Ankh.


[4] Il Dizionario Larousse definisce la petizione di principio come "un ragionamento vizioso consistente nel ritenere vero ciò che costituiscfe l'oggetto stesso della dimostrazione".

[5] Cfr. Vita di Pitagora, Rusconi, Milano, 1998.


[6] Cfr. Busiris.


[7] Cfr. Repubblica, X, 600 a. Scolio.


[8] Cfr. Diogene Laerzio, Vita di Talete.


[9] Per scoprire tutte le dichiarazioni dei Greci antichi, leggere l'opera di Jean Philippe Omotunde, l’Origine négro-africaine du savoir grec, [L'Origine negro-africana del sapere greco], éditions Menaibuc.


[10] Cfr. M. Bilolo, L’idéal du progrès historique en Egypte ancienne, [L'ideale del progresso storico nell'Egitto antico], in: Ankh, n°4/5, luglio 1996, p. 73-90.


[11] In: Parenté génétique de l’égyptien pharaonique et des langues négro-africaines, [Parentela genetica dell'egiziano faraonico e delle lingue negro-africane], p. 341, Cheikh Anta Diop dimostra come questa dimensione morale dell'egiziano Wr è continuato nel termine walaf Wër che significa anche "grande in senso morale"!


[12] M. Bilolo, Op. cit., Ankh, n°4/5, luglio 1996, p. 73-90.


 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 

 


LINK al post originale:
Les Grecs ne sont pas les précurseurs de la philosophie!

 

 

LINK pertinenti:

"La nostra vocazione" e "Il nostro sito porta il nome di una dea"

Gli egiziani erano neri come il "carbone"

Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?


 

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