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11 novembre 2009 3 11 /11 /novembre /2009 13:16
In poche righe, e una tantum, una potente testimonianza di come lavora la quasi totalità dei filosofi cattedrattici in quei cimiteri della cultura chiamati università. Viene da chiedersi se li leggano veramente i libri, soprattutto quelli dei loro avversari.

Resta comunque il fatto indistruttibile che i ricercatori della verità storica concernente la figura ed il "pensiero" del nazi-filosofo i libri
dei loro avversari se li leggono, eccome! e soprattutto producono argomentazioni e controargomentazioni solidi che vanno dai saggi di poche decine di pagine a ponderosi testi: un trionfo se si pensa che gli heideggerian-negazionisti si limitano semplicemente ad enumerare pochi fatti insignificanti, (nel magistrale quanto breve intervento di Emmanuel Faye qui sotto, stroncati alla radice). Essi intervengono unicamente per elevare litanie al loro buon senso che detta loro che Heidegger sia in buona fede ed anzi un brav'uomo: questa ricerca e metodo serio!

Resta il fatto, grave a mio avviso, che sui profondi moventi ideologici ma soprattutto psicologici dell'heideggerismo accademico, non siano stati comunque nemmeno intrapresi le prime perlustrazioni, eppure questo compito non andrebbe più rimandato, allo stato attuale non è più tanto Heidegger a suscitare problemi quanto l'impellente ed inarrestabile bisogno di irrazionalità onto-teo-metafisico dei suoi smarriti e disonesti seguaci.

 

Non è più l'interpretazione teoretica a dover agire e basta, quanto la sociologia della conoscenza...




1


"Una inaccettabile calunnia"


di François Fédier


Con Walter Biemel, testimone diretto, ero in grado di sapere se Heidegger aveva veramente "mancato di carattere"- e precisamente all'epoca cruciale degli anni 1942-1944. Ciò che mi ha raccontato Walter Biemel è venuto a corroborare ciò che presentivo. All'università di Friburgo, mi diceva e, in seguito, lo ha pubblicato, Heidegger era il solo professore che non cominciava i suoi corsi facendo il saluto hitleriano. Mi ricordo avergli allora domandato: "Volete dire che i professori ostili al regime, quelli che avrebbero formato, dopo il crollo del nazismo, la commissione di epurazione dell'Università davanti alla quale Heidegger è stato intimato di comparire, essi facevano, il saluto hitleriano all'inizio dei loro  corsi? Naturalmente! Soltanto Heidegger non lo faceva", mi rispose Walter Biemel colpendo il tavolo con il palmo della mano [...]

 

Walter Biemel non mancava di attirare la mia attenzione sul fatto anch'esso importante che questo atteggiamento coraggioso di Heidegger era perfettamente capito dagli studenti. Mi confidò anche di non essere stato stupito oltre misura, durante la prima visita privata che gli rese al suo domicilio, di vedere Heidegger lanciarsi in una critica in piena regola del regime nazista, che egli "considerava criminale". Era la prima volta, aggiunse, che sentivo pronunciare dei giudizi  così gravi dalla bocca di un professore universitario [...].

 

Cosa si rimprovera ad Heidegger? Sempre ed ancora ciò che si prende cura di chiamare la sua "adesione al nazismo". Ora questa formulazione è inamissibile-per la ragione evidente che "adesione al nazismo", significa adesione all'ideologia razziale dei nazisti, la quale implica: lo sterminio degli ebrei, la riduzione in schiavitù delle "razze" pretese "inferiori" e la creazione, attraverso selezione dei "migliori", di una razza chiamata ad incarnare l'umanità futura. Quindi: "l'adesione di Heidegger al nazismo", implica di conseguenza- che lo si voglia o che non ci si renda chiaramente conto- che Heidegger ha dato il suo assenso a questa ideologia criminale [...].

 

Ora, osserviamo più da vicino. Se è una inaccettabile calunnia di parlare di una "adesione di Heidegger al nazismo", ciò non di mano rimane il fatto che il filosofo si è impegnato, durante il suo rettorato, sostenendo senza riserve diverse iniziative del nuovo regime- perché, per la precisione, non sostiene non tutto ciò che viene fatto con l'avvento al potere del regime in questione. Una delle prime misure prese dal rettore Heidegger è un fatto incontestabile e molto significativo per lui stesso: impedire nei locali universitari di Friburgo l'affissione del "cartello contro gli ebrei" redatto dalle associazioni di studenti nazionalsocialisti (e che sarà affisso in quasi tutte le altre università di Germania). Questo fatto innegabile (che i detrattori di Heidegger, in disprezzo della più elementare onestà, passano in silenzio o di cui cercano di minimizzare il significato eppure evidente) permette, a mio parere, di farsi un'idea più chiara delle condizioni nelle quali Heidegger ha creduto poter assumere la carica del rettorato [...].

 

È importante dunque prendere bene in considerazione il momento cronologico di questo coinvolgimento. All'inizio del 1933 (e per più di un anno), il potere di Hitler è ben lungi dall'essere totale. Gli osservatori, nel mondo intero, si chiedono se durerà per qualche mese. Heidegger, durante questi mesi, esamina quanto propone il nuovo cancelliere. Non rifiutanto tutto per principio, dà il suo assenso a quanto giudica accettabile, opponendosi al contempo senza esitare a quanto egli giudica inammissibile.

 

Guardando in tal modo questo impegno, possiamo allo stesso tempo individuare dove esso pecchi: Heidegger non ha immediatamente visto che la natura totalitaria dell'hitlerismo stava per imporsi irresistibilmente e che per via di questo fatto una distinzione tra l'accettabile e l'inammissibile avrebbe perso necessariamente ogni pertinenza, visto che, in un totalitarismo, tutto è proposto da un solo detentore- più esattamente ancora: visto che tutto è dato da approvarsi in blocco, di modo che l'idea stessa di opporsi in qualsiasi cosa si rivela in fin dei conti essere chimerico.

 

Possiamo rimproverare ad Heidegger di non essersene accorto subito? Per essere in grado di rispondere onestamente, bisogna preliminarmente essersi posti la domanda: non capire immediatamente la natura fondamentalmente totalitaria di un regime, è voler acceccarsi da sé? [...]

 

Un altro fatto, anch'esso incontestabile e significativo, la proibizione fatta alle truppe naziste di procedere davanti ai locali dell'università all'"autodafé" dei libri di autori ebrei o marxisti può (e nel mio spirito: deve) essere, anch'esso interpretato allo stesso modo, cioè come rifiuto, da parte del rettore, di ciò che egli giudica incompatibile con ciò per cui egli ha accettato l'incarico del rettorato [...].

 

Ma appena avrà capito che con questo tipo di azione non approderà a nient'altro che a respingere le scadenze, senza ottenere vere garanzie di indipendenza, Heidegger dimissionerà dal suo posto. Ricordiamo che questa dimissione, egli l'ha presentata nel febbraio del 1934 e che essa sarà ratificata il 27 aprile.

 

 

[François Fédier, capo dei difensori del filosofo, giudice irreprensibile. Estratto da L'Infini n° 95, estate 2006. "Heidegger: il pericolo nell'essere" (Gallimard, 255 pagine)].

 

© le point 29/06/06 - N°1763

 


2


Verità storica e dibattiti di idee



Il filosofo Emmanuel Faye effettua una messa a punto a proposito del testo di François Fédier intitolato "Una inaccettabile calunnia".

 

 

 

Ho letto con grande interesse il dossier su Heidegger che Le Point ha pubblicato nella sua edizione del 29 giugno 2006 e ringrazio la redazione per aver pubblicato il mio colloquio con Roger-Pol Droit. Molto sensibile al dibattito delle idee, comprendo che Le Point abbia inoltre pubblicato un testo del "capo dei difensori del filosofo".

 

Tuttavia, quest'ultimo, François Fédier, lancia un'accusa molto grave di "calunnia" che non può mancare di ricadere sulle critiche ad Heidegger che si esprimono nelle stesse pagine, in questo caso io stesso e Michel Gourinat e lo fa a partire da due punti: l'autodafé dei libri e l'affissione di un cartello antisemita, a proposito dei quali egli presenta come dei "fatti incontestabili" delle inesattezze, per non dire delle menzogne, di Heidegger, che non resistono alla verità storica così come è stata stabilita pubblicamente da Guido Schneeberger, Hugo Ott, Victor Farias, Bernd Martin e me stesso a partire dai documenti scritti e da testimonianze verificate. Sfortunatamente, i lettori di Le Point non hanno la possibilità di pronunciarsi sull'esattezza oppure non di questi "fatti incontestabili" e dall'accusa di "calunnia" che ne deriva.

 

È per questo che ho pensato che una messa a punto breve, ma precisa, era indispensabile tanto per rispondere a quest'accusa quanto per ristabilire la verità storica. Vi invio di conseguenza la risposta qui allegata. Augurandomi che la verità sia così ristabilita, vi prego di gradire...


Emmanuel Faye

 

 

 

È utile che sulla valutazione dell'opera di Heidegger abbia luogo un dibattito pubblico e contraddittorio in cui tutti possano esprimersi.

 

Tuttavia, bisogna distinguere tra dibattito di idee e rverifica dei fatti. A questo proposito, è molto grave che François Fédier presenti come dei "fatti incontestabili" due punti l acui falsità è oggi domostrata. Innanzitutto gli autodafé di libri da parte dei nazisti. Nel 1945, Heidegger ha preteso di aver interdetto l'autodafé davanti all'università. In realtà, semplicemente differita per via della pioggia, questo autodafé ebbe luogo, come lo testimonia il filosofo Ernesto Grassi, testimone oculare citato da Hugo Ott: "Il fuoco crepitava davanti alla biblioteca universitaria". Inoltre, il rogo davanti a cui Heidegger tiene, il 21 giugno 1933- giorno della festa del solstizio d'estate cara ai nazisti-, un discorso in cui egli dichiara "fiamma, mostraci il cammino da cui non c'è più ritorno" è annunciato nella stampa nazista di Friburgo come un "autodafé simbolico della letteratura sporca e lurida", dopo che "la grande massa dei libri bruciati sull'Esercier-platz" (Der Alemanne, Kampfblatt der nationalsozialsiten Oberbadens, 20 giugno 1933, pagina 12).

 

Poi abbiamo il cartello antisemita che Heidegger ha egualmente preteso di aver proibito. In realtà, questo cartello è stato affisso in tutto il Reich in modo concertato il 12 aprile 1933, dunque prima che Heidegger diventasse rettore. Se l'affissione è stata interdetta all'università di Friburgo, ciò non può dunque essere stato fatto che dal predecessore di Heidegger, il rettore von Möllendorf che ha dimissionato poco dopo sotto la pressione del potere nazista. Soprattutto, la corrispondenza citata da Hugo Ott e Victor Farias prova che Heidegger ha intrattenuto degli stretti legami con Gerhard Krüger e Georg Plötner, i dirigenti della Deutsche Studentenschaft o DST, l'organizzazione degli studenti nazisti che ha preso l'iniziativa sia dell'affissione delle tesi antisemite e degli autodafé. Heidegger ha personalmente organizzato, il 10 e l'11 luglio 1933, due giornate a Berlino con i capi della DST in vista di creare del "campi di sapere" (Breisgauer Zeitung, 12 luglio 1933, pagina 5). È evidente che questa collaborazione sarebbe stata impossibile se si fosse opposto all'azione della DST. Infine, ho dimostrato che il discorso del rettorato di Heidegger e le tesi antisemite degli studenti nazisti sono stati ristampati per due volte, nella stessa opera e uno di fronte all'altro, nel 1938 e nel 1943.

 

Nello stesso passaggio della lettera del 1945 in cui Heidegger tenta di giustificarsi, giunge ad affermare che non ha "mai partecipato a una qualunque misura antisemita", il che è falso. Al contrario, il rettore Heidegger ha preso pubblicamente le misure discriminatorie più gravi, come la sua direttiva del 3 novembre 1933*, in cui ordina di non accordare "mai più" borse agli "studenti ebrei o marxisti". Nella stessa direttiva, dichiara che le borse saranno oramai attribuite prioritariamente agli studenti che, durante gli anni precedenti, avevano "lottato nella SA e la SS" per "l'insurrezione nazionale". E precisa ciò che bisogna intendere per "studenti ebrei": coloro che sono "di strati non ariani" (nichtarischer Abstammung) nel senso delle leggi antisemite entrate in vigore sin dall'aprile 1933. Benché riedita da Schneebergernel 1961 («Nachlese zu Heidegger », p.137), questa lettera non è mai stata citata né da François Fédier né da Hermann Heidegger, e per validi motivi. Il solo a menzionarla è Raul Hilberg, in La distruzione degli Ebrei d'Europa.

 

Per tutti questi motivi, non è più possibile presentare seriamente queste menzogne di Heidegger come dei "fatti indiscutibili" e di costruire su di essi delle accuse di "calunnie". Bisogna aggiungere che è nei seminari e nei corsi di "filosofia" recentemente apparsi che egli ha fornito la giustificazione più completa della sua azione razzista. La questione non è dunque più soltanto quella dell'impegno, bensì quella dei fondamenti nazisti dell'opera. È su questo punto che un vero dibattito pubblico è ora necessario.

 

 

Emmanuel Faye


 

 

* Freiburger Studentenzeitung, 3 novembre 1933, page 6.

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 


 

 

 

LINK ad un sito anti Emmanuel Faye rigurgitante di scritti apologetici nei confronti del nazi-filosofo:

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