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4 luglio 2009 6 04 /07 /luglio /2009 08:21

 

Presentiamo, anzi ripresentiamo per il nostro blog STORIA SOPPRESSA, uno scritto importantissimo, che traducemmo anni fa per il sito di controinformazione ComeDonChisciotte. Il saggio è tratto da Africamaat, un sito afrocentrista in lingua francese che si rifa a scritti di storici e filosofi africani praticanti la disinformazione a livello storiografico in relazione alla storia del loro continente e del loro ethnos.

Riconosciamo che se a volte la loro enfasi sulla centralità dell'Africa nel ruolo di civilizzatrice del mondo preistorico e antico può risultare un po' fastidioso, dobbiamo anche e soprattutto ammettere che questo atteggiamento di fondo, (che è comunque assolutamente privo di razzismo, un razzismo che se ci fosse sarebbe questa volta un razzismo alla rovescia: dell'oppresso verso l'oppressore, del debole verso il forte), è volto unicamente a ristabilire autentiche verità storiche in relazione sia allo svolgimento di fatti storici quanto soprattutto dell'interpretazione storica.

Si tratta insomma di una vera e propria rivoluzione storica che poggia sul contributo di storici affermati del recente passato e contemporanei e che trova riscontro, come avremo modo di dimostrare in post futuri, in studi storici di ricercatori occidentali degli ultimi due secoli e mezzo, e persino di grandi figure del passato remoto greco e latino.

I post di Africamaat sono quindi improntati alla divulgazione di questi studi revisionistici (che "brutta" parola) e rinviano tutti a testi di storici accademici africani operanti in Francia o in Africa. Allo stesso tempo l'afrocentrismo è anche un movimento politico culturale di riappropriazione della propria storia da parte degli africani da se stessi e per se stessi lungi dalle menzogne a scopo ideologico della cultura "civilizzatrice" occidentale e cioè bianca, cristiana, capitalistica, rurocentrista, razzista e universalmente oppressiva attraversa la sua longa mano imperialistica.

La lezione da apprendere da Africamaat è quindi che dalla realtà storica odierna originatasi dalle trasformazioni epocali avvenute in Occidente dall'età comunale passando attraverso il Rinascimento, le esplorazioni, anzi conquiste geografiche europee, e le varie rivoluzioni industriali con la loro infinita sequela di orrori, ci rimettiamo tutti, indipendentemente dal colore dell anostra pelle e dai credo ideologici che ci pongono, noi oppressi, l'uno contro l'altro, unicamente a profitto e vantaggio del dominio dell'uomo sull'uomo (dove quando scriviamo uomo intendiamo ovviamente includere anche il genere umano femminile, anche la lingua risente di condizionamenti ideologici).

Il presenta articolo in realtà non è che l'unione di due post del sito africamaat di cui alleghiamo in fondo i relativi link per chi volesse leggerli nella lingua originale.


 Cheihk Anta Diop (1923-1986), la più importante figura di studioso afrocentrista, a cui dedicheremo molto spazio in STORIA SOPPRESSA. Ricercatore storico, ma anche fisico e antropologo, tradusse la teoria della relatività nella sua lingua natia senegalese. Il suo più grande apporto storico fu la negazione della tesi eurocentrica della assoluta mancanza di rilevanza per la storia da parte delle popolazioni africane. Diop seppe approfittare della sua lunga permanenza in Europa e soprattutto in Francia dove fervevano gli studi storici rinnovati dall'apporto delle scienza umane e sociali portati avanti dagli esponenti della Scuola delle Annales, per arricchire i suoi studi storico-antropologici sull'Africa con gli apporti della lingusitica, dell'economia, della sociologia e soprattutto dell'egittologia che gli permisero di abbattere definitivamente i luoghi comuni creati dalla cultura accademica degli ultimi due secoli, i cui assunti sono mirabilmente evidenziati dalla antologia presente in questo breve saggio di giudizi più o meno categorici delle migliori menti occidentali.




FONTE: AFRICAMAAT


Il sito africamaat.com ha per vocazione la divulgazione della storia scientifica del continente africano e la valorizzazione delle scoperte e invenzioni effettuate da personalità di ascendenza africana nel mondo.

Divulgare la storia africana: Perché?

Il nostro metodo è essenzialmente rivolto a dimostrare che è profondamente arbitrario escludere sistematicamente l’Africa nera dalla storiografia universale quando si tratta di scienze (matematica, geometria, architettura, astronomia…), di invenzioni (scrittura e tecnica della scrittura, navigazione, medicina, agricoltura…), di riflessioni umane (filosofia, spiritualità…) e soprattutto della nascita della civiltà (Nubia, Egitto).

1- Divulgare e continuare le ricerche iniziate dal professor C. A. Diop [nella foto sopra]

Il nostro asse di ricerca resta fedele alla linea direttrice tracciata dal ricercatore umanista Cheick Anta Diop, fondatore della scuola africana di egittologia che, appoggiandosi fedelmente sulle testimonianze degli antichi (Greci, Semiti, Africani…), il miglioramento dei metodi di datazione ed i risultati degli scavi archeologici, ha brillantemente mandato in frantumi le tesi storiografiche fantasiose sostenute dalla maggioranza dei ricercatori occidentali relativi all’origine dell’uomo, al popolamento dei continenti, senza dimenticare l’origine africana degli abitanti dell’Egitto antico.

A questo titolo, le sue principali raccomandazioni sono le seguenti:

Il ricercatore africano dovrebbe essere armato, in partenza, almeno di una certezza legittima: dovrebbe essere a priori convinto del fatto che la sua cultura non è una creazione spontanea e non può essere che la continuazione di una cultura anteriore la cui determinazione deve essere oggetto delle sue ricerche. Poco importa che questo strato sia immenso o modesto. Quel che è importante per la scienza, per il progresso dell’umanità, per lo sviluppo e la crescita della coscienza dei popoli africani, è il riconoscimento della continuità storico-culturale (…). L’Egitto e l’Africa nera appartengono allo stesso universo culturale: la cultura africana attuale affonda le sue radici nel limo della valle del Nilo“.

Le condizioni di un vero dialogo non esistono ancora nel campo così delicato delle scienze umane, tra l’Africa e l’Europa perché gli interessi materiali premono sul minimo umanesimo. Nell’attesa, gli specialisti africani devono prendere delle misure conservative. Si tratta di essere idonei a scoprire una verità scientifica con i propri mezzi disinteressandosi delle approvazioni altrui, di sapere conservare la propria autonomia intellettuale sin quando gli ideologi che si rivestono con il mantello della scienza, si rendano conto che l’era della menzogna, della disonestà intellettuale è definitivamente scomparsa, che una pagina nella storia dei rapporti tra i popoli è stata voltata“.


2 – Riconoscere le ragioni della falsificazione sistematica della storia africana

Per giustificare la tratta negriera e l’aggressione europea contro l’Africa, i pensatori dei “Lumi” hanno intensificato gli sforzi per sminuire l’immagine e la storia delle persone di ascendenza africana. Da allora, tutta la storiografia occidentale è rimasta prigioniera di queste idee.

Bisogna vedervi la ricerca della giustificazione del colonialismo e del neocolonialismo attuale? Certamente!

A titolo di esempio, possiamo citare:



GEORGES CUVIER


Lo zoologo Georges Cuvier [1]:

La razza negra è confinata verso il mezzogiorno del globo, il suo colore è nero, i suoi capelli crespi, il suo cranio compresso ed il suo naso schiacciato, il suo muso prominente e le sue grosse labbra la ravvicinano manifestamente alle scimmie: le popolazioni che la compongono sono sempre restate barbare (…) la più degradata delle razze umane, le cui forme più si avvicinano alla rozzezza e la cui intelligenza non si è mai elevata al punto di giungere ad un governo regolare“.



GEORGES BUFFON


Bisogna notare che il biologo Georges Buffon insistette dichiarando che secondo lui, l’uomo bianco incarna per eccellenza la natura umana e le altre razze non sarebbero che il prodotto di una degenerazione. [2]



MONTESQUIEU


Montesquieu [3]: “Non si può concepire l’idea che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto un’anima buona, in un corpo del tutto nero (…). È impossibile supporre che quella gente siano degli uomini, cominceremmo a credere che non siamo noi stessi cristiani”. Montesquieu, grande azionista della Compagnia delle Indie specializzata nella deportazione forzata di schiavi africani verso le Americhe, resta l’adepto del “Se volete sapere se le mie azioni sono in sintonia con le mie idee, date un’occhiata al mio conto in banca”. (vedere l’articolo su Montesquieu).



DAVID HUME


L’economista inglese David Hume (1711-1776) [4]

Sospetto i Negri e in generale le altre specie umane di essere naturalmente inferiori alla razza bianca. Non vi sono mai state nazioni civilizzate di un altro colore che il colore bianco. Né individuo celebre per le sue azioni o per la sua capacità di riflessione… Non vi sono tra di loro né manifatture, né arti, né scienze. Senza fare menzione delle nostre colonie, vi sono dei Negri schiavi dispersi attraverso l’Europa, non è mai stato scoperto tra di loro il minimo segno di intelligenza”.



F. HEGEL


Friedrich Hegel (1770-1831) [5]

Gli Africani, in compenso, non sono ancora approdati a questo riconoscimento dell’universale. La loro natura è il ripiegamento su se stessi. Quel che noi chiamiamo Religione, Stato, realtà esistente in sé e per sé, valevole assolutamente, tutto ciò non esiste ancora per essi. Le abbondanti relazioni dei missionari pongono questo fatto fuori di ogni dubbio (…). Quel che caratterizza in effetti i Negri, è appunto che la loro coscienza non è giunta alla contemplazione di una qualsiasi solida oggettività, come ad esempio Dio, la legge, a cui possa aderire la volontà dell’uomo e attraverso cui possa giungere all’intuizione della sua propria essenza”. Così secondo il nostro autore, l’Africa è semplicemente “un mondo antistorico non sviluppato, totalmente prigioniero dello spirito naturale ed il cui posto si trova ancora sulla soglia della storia universale”.

E per creare uno pseudo legame di causa ed effetto tra la temperatura del clima tropicale e la pseudo assenza di intelligenza tra i Neri, aggiunge:

Il gelo che raggruppa i Lapponi o il calore torrido dell’Africa sono delle forze troppo potenti in rapporto all’uomo perché lo spirito possa muoversi liberamente tra di loro e giungere alla ricchezza necessaria alla realizzazione di una forma sviluppata di vita (…). La zona calda e la zona fredda non sono dunque il teatro della storia universale”.



EMMANUEL KANT


Emmanuel Kant [6]

I Negri d’Africa non hanno ricevuto dalla natura nessun sentimento che si elevi al di sopra della stupidità (…). I Neri (…) sono così chiacchieroni che bisogna separarli e disperderli a colpi di bastone”.



ERNEST RENAN


Ernest Renan [7]

La natura ha fatto una razza di operai, è la razza cinese (…) una razza di lavoratori della terra, è il negro (…), una razza di padroni e di soldati, è la razza europea”.

Conclusione:

È principalmente questa deviazione razzista e ideologica che è all’origine della falsificazione del passato africano e del razzismo attuale nei confronti dei Neri. Così, questi sono percepiti nelle società occidentali come degli individui dal passato torbido, senza valore storico particolare e senza avvenire al di fuori di ogni tutela occidentale.

Ne risulta una profonda alienazione delle persone di ascendenza africana che finiscono con il lasciarsi impregnare da queste idee negative e svalutanti e ad accettare con grande facilità tutele spirituali, ideologiche ed economiche che sono loro estranee.

Per smascherare del tutto le false procedure della storiografia occidentale nei confronti dell’Africa, conviene infine demistificare e denunciare gli effetti perversi dell’eurocentricità che attribuisce il titolo di Universalità soltanto alle sole esperienze umane europee a scapito della verità storica il che nasconde nel profondo un pronunciato disprezzo per l’umanità non europea.

Conviene dunque alle anime di buona volontà di ogni origine, edificare una umanità più umana, fraterna e solidale, rispettosa della personalità e della storia di ognuno, senza dimenticare gli apporti degli uni e degli altri alla civiltà universale!

Note:

[1] Cfr. Georges Cuvier, Recherches sur les ossements fossiles, [Ricerche sui giacimenti ossiferi fossili], Volume 1, Parigi, Deterville, 1812.
[2] Cfr. Buffon, Histoire naturelle de l’Homme, “De la dégénération des animaux”, [Storia naturale dell’uomo, “Della degenerazione degli animali”], Parigi, 1766, tomo XIV, pp. 311-374.
[3] Cfr. L’Esprit des Lois, [Lo spirito delle leggi], 1748.
[4] Cfr. David Hume, Sur les caractères nationaux, [Sui caratteri nazionali], volume III, 1854.
[5] Cfr. La raison dans l’histoire, [La ragione nella storia], Parigi, Plon, 1965.
[6] Cfr. E. Kant, Essai sur les maladies de la tête, observation sur le sentiment du beau et du sublime, [Saggio sulle malattie mentali, Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime], ed. Flammarion, 1990.
[7] Cfr. Discours, Qu’est ce qu’une nation?, [Discorsi, Che cos’è una nazione? ]




Link al post originale:
Notre vocation








IL NOSTRO SITO PORTA IL NOME DI UNA DEA: VERITA' E GIUSTIZIA



di René-Louis Parfait Etilé


("Il nostro sito Africamaat porta il nome di una Dea di Kemet. Africamaat è il nome del nostro sito web ma anche il nome del nostro Istituto. Maât, è la dea che lo simbolizza, è la Vérità-Giustizia, cioè l’ordine cosmico deificato").

Lo spirito dell’Egitto antico è di volta in volta una forte incitazione alla saggezza ed alla virtù. Il problema della morte e della vita lo dimostra con evidenza. Gli Antichi egiziani affermavano l’esistenza di un Ordine superiore, vivo ed eterno: Maât, ossia la Verità-Giustizia, cioè l’ordine cosmico deificato.



Una forma grafica di "Maât"


Sin da allora, la vita interiore, il suo approfondimento, la sua perfezione, sarà l’esercizio stesso dell’intelligenza. Da cui una serie di "regole" da osservare per meritare l’eternità e vivere per sempre la vita degli dei in compagnia dei beati. Da questo fatto, la morte è dominata e trascesa in nome della vita. La morale è il cammino che conduce dritto alla vita eterna. Il defunto che merita l’eternità si confonde con l’ordine cosmico grazie alla purezza corporea e alla purezza morale: il santo nome di Osiride, capo del regno dei Benedetti, è ricevuto tra i defunti solo in condizioni di assoluta purezza.


Il cuore del defunto non deve pesare di più della piuma "Maât".


A Kemet (l’Egitto antico), la Dea Maât è la personificazione della Verità, della giustizia, dell’equilibrio cosmico, della legge, dell’ordine, della regola, dell’esattezza, del diritto, della sincerità, delle norme, della rettitudine, dell’integrità e della virtù.

Maât è creata da Amon-Ra (dio androgino); è sua figlia. Amon-Ra si nutre respirando Maât, sua figlia, l’aria luminosa. Gli dei vivono del nutrimento di Amon-Ra. Il loro nutrimento è composto di pane di Amon-Ra. Dunque, Amon-Ra vive di Maât.

Ecco cosa dicono i testi:

"Munisciti di Maât, autore di quanto esiste, creatore di quanto è… Sorgi con Maât, vivi di Maât, unisci le tue membra a Maât… Tua figlia Maât è davanti la barca solare… Esisti perché Maât esiste, e reciprocamente… è l’Unica e sei tu che l’hai creata".

Maât dà la sua anima al Dio e Amon-Ra dà la sua anima a Maât, perché Amon-Ra è la fonte di ogni felicità. La piuma che porta Maât è simbolo della luce, della Giustizia e della Verità.

Maât simbolizza il Vero ed il Giusto di modo che è spesso raffigurata doppia. Maât è il principio dell’armonia universale nell’ordine fisico e nell’ordine morale, comportarsi secondo Maât è conformarsi al comandamento divino; è l’avversario del male e della falsità (Isefet).

Dunque, la strada della Giustizia e della Verità può essere considerata come il simbolo della buona direzione che l’uomo deve prendere nel corso della vita.

I testi dicono anche che:

"L’occhio di Horus è la luce emessa dal sole che produce la realtà Maât".
Dopo la pesatura del cuore, l’anima del defunto "diventata" Maât, cioè pura e veritiera, si comporta come la dea e beneficia delle sue stesse qualità che divinizzano.

Ma "dire la Maât" non significa soltanto "dire la verità". Non più che "fare la Maât" non significa soltanto "esercitare la Giustizia".

Fare o compiere la Maât vuol dire "agire per colui che agisce", "agire in modo solidale".

Il saggio dice: "Colui che ascolta, è colui che capisce quanto è detto, ma colui che ama ascoltare, è lui che fa quanto è detto".

Maât è opposta all’Avidità; l’Avidità è l’egoismo. Maât si definisce come altruismo, carità, formazione di un “io sociale” nel'interno della persona.

"Fare" e "dire" la Maât, è dare del pane all’affamato, degli indumenti a l’uomo nudo e non parlarne male.

Ma, Maât, è anche enumerare tutto quello che non si è fatto bene.



La dea Maât


TRADUZIONE:

Maât figlia di Ra, Padrona della Verità-Giustizia, Padrona della Terra del Regno dei Morti

PRONUNCIA
Maât sat Râ, Hénout maât, Héryt-tèp Ta n(yt) Iougérèt



Maât nella Casa d’eternità di Nefertari


TRADUZIONE

Parole da dire da Maât, figlia di Ra:
Proteggere con le mie due ali la Grande sposa reale Nefertari amata da Mut (dea), onesta di voce.


PRONUNCIA
Djed-médou in Maât, Sat Râ :
Khoui (ny) djénéhouy.i Hémèt nésou Ourèt Néférèt-Iry mérèt n Mout, maât-Khérou.


Faraone porta Maât


Vedete dunque come l'abbiamo posto in alto, scegliendo «Africamaat» come nome del nostro Istituto e del nostro sito Web (africamaat.com).



[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale::
Notre site porte le nom d'une déesse de Kemet




LINK a tematiche pertinenti al tema trattato:
Genocidio degli Herero e campi di concentramento tedeschi
Rosa Amelia Plumelle-Uribe. Dalla barbarie coloniale alla politica nazista di sterminio
Il vero ruolo dei missionari durante l'epoca coloniale
Etilé René-Louis Parfait, Gli egiziani erano neri come il carbone

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