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24 aprile 2010 6 24 /04 /aprile /2010 07:00

fasciststatelogo6ej.jpgPresentiamo un autore di uno strano genere letterario: quello del fumetto impegnato politicamente, di denuncia di uno stato di cose esistente. Genere, ahimè, sin troppo poco coltivato. Un vero peccato in quanto a livello espressivo e comunicativo ha il vantaggio di presentare l'efficacia e l'attualità degli argomenti tipici del genere giornalistico all'efficacia della rappresentazione ad immagini tipica del cosiddetto fumetto, a cui i migliori autori, molto spesso, uniscono anche una pertinente prospettiva storica.

 

israele-palestina.jpgL'autore in questione è il maltese Joe Sacco, non nuovo a questo genere, anzi. Nel nostro paese è già molto noto per essere stato pubblicato nella collana Strade blu della Mondadori come ad esempio  Neven. Una storia da Sarajevo, (2007); Gorazde. Area protetta (2006)Palestina. Una nazione occupata, (2002). Il libro presentato in questo post sarà edito in Italia, sempre dalla Mondadori e sempre nella medesima collana, alla fine di settembre prossimo, c'è da credere che anch'esso incontrerà un sicuro successo di pubblico come i precedenti.

 

 

  

Una storia popolare di Gaza a fumetti:

 

 Note da Gaza di Joe Sacco 

Sacco--copertina.jpg

 

  

PAUL de ROOIJ 

   

 

joe_Sacco.jpg

Massacro all'entrata della scuola di Rafah così come è stata raccontata da una delle vittime e disegnata da Joe Sacco 

 

  

Sei anni di lavoro, più di 400 pagine per gettare luce su un massacro perpetrato dall'esercito israeliano sulla popolazione di Gaza, nel 1956, e che la Storia ha fatto di tutto per dimenticare.

 

Molto considerato dai suoi pari autori, i media ed i suoi lettori del mondo intero, Sacco prosegue il suo impegno sincero, coraggioso, aspro, rigoroso e necessario.

 

La sua opera è una carica esplosiva che ha fatto saltare a pezzi i limiti del fumetto.

 

In anteprima, ecco le prime pagine di questo racconto impareggiabile.


    

Sacco--01.jpg

La pubblicazione di un nuovo libro di Joe Sacco è un grande avvenimento ed una folla piena di aspettativa si è radunata recentemente a Londra, per ascoltare questo grande disegnatore di fumetti malto-americano ed autore parlare del suo ultimo albo Footnotes from Gaza [Note da Gaza].

 

Sacco ha passato sette anni a fare delle ricerche e disegnare su due avvenimenti sordidi che hanno avuto luogo nel novembre del 1956 quando le forze israeliane hanno invaso Gaza nel quadro di un attacco congiunto franco-britannico contro l'Egitto. L'esercito israeliano ha commesso due massacri nel corso dei quali centinaia di Palestinesi sono stati assassinati, e Sacco ha riunito le testimonianze orali dei Palestinesi che sono stati testimoni o sono state vittime di questi avvenimenti. Sacco si è dedicato in un lavoro di ricerca dettagliato trovando dei testimoni che potevano ricordarsi in modo credibile quanto era accaduto, filtrando le testimonianze per eliminare le inconsistenze fattuali dovute agli errori di memoria di alcuni e poi ha trascorso quattro anni per far vivere queste storie nel suo stile inimitabile.

 

Il libro non si focalizza soltanto sul passato ma il presente svolge anch'esso un'ampia parte in questo resoconto; nel periodo presente di Gaza, giganteschi bulldozer blindati radono al suolo delle case a Rafah ed il blocco in corso colpisce la vita di ogni persona. Sacco ha detto: "... il passato ed il presente non possono essere così facilmente dissociati; fanno parte di un processo spietato...".

 

La storia contemporanea è abitualmente scritta da degli universitari che hanno accesso ai principali protagonisti, abitualmente degli uomini politici o dei comandanti militari, archivi senza vita e dei resoconti di stampa. Questa storia è solitamente indolore- non vi sono cataste di cadaveri ad imbarazzare i generali. È anche imbevuta di certezza- solitamente, gli storici non rimettono in questione la parola dei politici. È raro che gli storici tradizionali ascoltino le vittime; i loro resoconti sono raramente incorporati nei racconti dei vincitori.

  

Sacco--01--ENG.pngCiò che fa l'originalità di Joe Sacco è non soltanto il fatto che sia un grande artista, ma anche uno storico dei popoli che ascolta le vittime; la sua storiografia è piena di simpatia e di rispetto per queste vittime; la loro storia vale la pena di essere registrata. Sacco si concentra anche su una parte della storia solitamente ignorata. Nel 2001, si è recato a Gaza con Chris Hedges, giornalista americano, per effettuare delle ricerche per un articolo sui massacri del 1956, da pubblicare nel Magazine Harper. Quando infine l'articolo è stato pubblicato, la storia dei massacri era stata del tutto eliminata; tutte le storie non sono trattate in modo eguale. È forse quest'incidente che lo ha motivato a scrivere su questi massacri soppressi. Sacco cita Abed El-Rantio, il dirigente di Hamas che è stato in seguito assassinato, che diceva dei massacri del 1956: "...Questo tipo di azione non può essere mai dimenticata... hanno piantato l'odio nei nostri cuori".

 

Per comprendere i Palestinesi è importante tenere conto della storia che ha dato forma alle loro correnti politiche e sociali; si deve anche essere posti a corrente di questa storia nel quadro di future discussioni su delle possibili soluzioni. È cinicamente facile per delle persone come il presidente israeliano Shimon Peres di spronare i Palestinesi a "guardare verso il futuro" e di ignorare il passato. Tuttavia, le negoziazioni ed una futura riconciliazione non saranno possibili se le vittime del progetto coloniale israeliano possono beneficiare di un processo di giustizia e del riconoscimento della loro sofferenza. La riconciliazione futura necessiterà di una Commissione Verità e Riconciliazione come quella dell'Africa del Sud, in cui i massacri di Deir Yassi, Safat, Jenin 2002, Gaza 2009... e Khan Younis e Rafah 1956 saranno riconosciuti. 

 

Il massacro 

sacco--02.jpg

 

  

 

Le immagini di Sacco che descrivono i massacri sono delle immagini che spaventano. Gli uomini di più di 15 anni sono stati trascinati come dei greggi lungo una strada, costantemente battuti, gettati contro dei muri, terrorizzati con colpi di fucile al di sopra delle loro teste e poi obbligati a passare per una strettoia all'entrata di una scuola in cui i soldati colpiscono coloro che entravano con delle grandi mazze di legno; coloro che riuscivano a passare quest'ostacolo mortale dovevano saltare sopra fila di fili spinato. In seguito i Palestinesi erano selezionati a seconda se portavano delle uniformi, se erano denunciati da collaboratori o semplicemente se si trovavano all'aperto selezionati dai tratti fisici. A Rafah, alcuni degli "uomini ricercati" sono stati portati su una strada lontana ed eliminati con una pallottola o colpiti a morte; altri sono stati caricati in autobus e portati in prigione ad Israele. Le immagini di Sacco non soltanto catturano l'orrore di questi avvenimenti, ma anche i ricordi dolorosi o i resoconti conflittuali. È una restituzione leggermente fluida della storia come la natura dei ricordi dei testimoni.

 

 

 

 

 

 

La tirannia delle spiegazioni

 

I documentari attuali su Gaza o la condizione palestinese descrivono di solito l'ultima barbarie perpetrata dagli Israeliani e poi aggiungono automaticamente una giustificazione israeliana immancabilmente fornita dagli ufficiali israeliani di relazioni pubbliche mielosi. Ecco alcune di queste giustificazioni vacillanti:

 

"Gli uomini hanno ucciso perché erano delle 'persone ricercate'"; "la casa è stata demolita perché c'erano dei 'militanti' all'interno"; "il muro è stato costruito per delle ragioni di sicurezza"; "Gaza è stata attaccata nel 2009 per fermare i lanci di missili";  e così via.

 

Sacco--02--eng.pngUna gran parte del ragionamento israeliano sugli ultimi orrori serve ad auto-discolparsi e suggerisce spesso che esisteva una giustificazione ad un'azione intrapresa. Se c'era un motivo, allora il massacro di civili è detto "comprensibile" e, il porta parola aggiungerà a voce bassa che i pretesi danni collaterali- i civili uccisi- sono disdicevoli e non erano intenzionali. Tali banali giustificazioni sono raramente poste in discussione.

 

Fornire il ragionamento israeliano sui massacri senza fornirne il contesto più vasto è certamente un punto del libro contestabile. Sacco include il ragionamento di Moshe Dayan sull'assalto a Gaza del 1956 e sembra assurdo giustapposto ai resoconti delle vittime. Gli Israeliani hanno radunato a proposito i Palestinesi per estirparne i fedayyin che effettuavano dei raid all'interno di ciò che è considerato essere Israele. Sacco cita anche Mordechai Bar-On, il braccio destro di Moshe Dayan, per fornire questa autogiustificazione.

 

Tuttavia, dobbiamo semplicemante ricordarci di quanto accaduto alcuni anni prima, nel 1948, per trovare un ragionamento più plausibile per il massacro. Yosef Nahmani, un testimone israeliano del massacro a Safat, il 6 novembre 1948, ha descritto come il massacro sia stato effettuato e ciò ricorda stranamente quanto accaduto a Rafah nel 1956 [2].

 

In entrambi i casi, gli uomini sono stati radunati e condotti come bestiame sulla strada in un corridoio dove sono stati battuti con delle mazze di legno e fucilati. A differenza di quello del 1956, il massacro del 1948 non aveva avuto bisogno di un pretesto. Ciò che lega questi due squallidi episodi è che facciano parte dei mezzi per rendere possibile il progetto coloniale israeliano e cacciare via la gente dalla terra. Forse abbiamo bisogno di un maggior contesto allo scopo di fornire una comprensione più precisa dei massacri.

 

Sacco, 01, FraTutto è in una nota...

 

Ciò che Sacco ha effettuato in questo libro è di salvare dall'oblio i massacri di Rafah e di Khan Younis del 1956. Le note, il titolo di questo libro, si riferiscono effettivamente ai massacri del 1956. L'importanza di questa storia, anche se non sono che delle note, è che essa pone gli avvenimenti attuali in prospettiva. Il quadro temporale per spiegare ciò che accade a Gaza non comincia con i lanci di razzi su Sderot nel 2008; utilizzando un contesto più ampio ciò chiarifica fortemente la natura dei crimini di massa commessi contro il popolo palestinesi per molti decenni. Ciò mostra anche che per delle persone senza futuro il passato ed il presente sono compressi; i massacri del passato risuonano in modo vicino alla violenza quotidiana perpetrata contro i Palestinesi che subiscono un assedio ed oggi per di più anche una spoliazione.

 

Sacco ha prodotto molto di più di un magnifico libro d'arte. Merita di essere letto e studiato dagli storici che potrebbere tentare di trasformare queste note in veri capitoli di storia di cui ci si deve ricordare. Il libro di Sacco è anche un atto di solidarietà con queste persone di oggi. Ed è qualcosa che i Palestinesi sotto assedio a Gaza attualmente hanno enormemente bisogno; mai prima nella storia le vittime dell'oppressione coloniale erano state boicottate ed ostracizzate dagli Europei e gli Americani. Leggere la loro storia ci ricorda anche che sono stati trattati in questo modo meschino e barbaro da decenni. 

   

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

NOTE


[1] Joe Sacco è certamente più conosciuto per il suo Palestina del 2001 e il suo Gorazde. Area protetta del 2000. Footnotes in Gaza è stato pubblicato dalla Jonathan Cape di Londra. Tutti questi libri sono delle store orali rese vive dai disegni di Sacco.

 

[2] Yosef Nahmani era il direttore dell'ufficio del Fondo Nazionale Ebraico in Galilea Ovest durante la Nakba e nei suoi diari documenta i massacri e la pulizia etnica di cui è stato testimone nel 1948. 

 

  

Tradotto dall'inglese al francese da Myriam Abraham

Tradotto dal Francese all'italiano da Ario Libert 

   

Une histoire populaire de Gaza en BD: Notes De Gaza de Joe Sacco 

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