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16 aprile 2013 2 16 /04 /aprile /2013 07:00

Con le nanotecnologie entreremo in una società di costrizione, totalitaria


naotek.jpg

 

di Agnès Rousseaux

 

Lo sviluppo delle nanotecnologie condurrà ad una società di sorveglianza totale, in cui il comportamento di ogni essere umano sarà spiato e analizzato permanentemente? Stiamo andando verso una tirannia tecnologica, in cui l'uomo-macchina sarà prigioniero della società formicaio? Presentiamo delle riflessioni effettuate dal collettivo di Grenoble "Pièces et main d’œuvre", che fa parte dei più vecchi e dei più feroci oppositori alle nanotecnologie. Incontro con questi militanti, critici del "sistema tecnico", che hanno voluto rispondere, per scritto, alle nostre domande.


Basta!: Il governo ha lanciato dall'ottobre (2010), una discussione nazionale sulle nanotecnologie, pilotato dalla Commissione nazionale del dibattito pubblico. Perché qualificate questa iniziativa come "dibattito truffa" e di "campagna di accettazione"?

 


Pièces et main d’œuvre: La Commissione nazionale di discussione pubblica è stata delegata dal governo per una serie di pseudo-dibattiti sulle nanotecnologie, dieci anni dopo la decisione di investire massicciamente in questo settore, tre anni dopo l'inaugurazione di Minatec, il "primo polo europeo di micro e nano tecnologie" a Grenoble, proprio quando il "Piano di rilancio" e il "grande prestito" di Sarkozy fanno delle nanotecnologie la loro priorità. Non si tratta di permettere alla popolazione delle scelte politiche, ma di fargliele avvallare, a posteriori. I decisori temono ciò che essi chiamano la "sindrome OGM" - una rivolta d'opinione contro le nuove tecnologie - e usano delle procedure di accettazione approntate da dei sociologi secondo i quali "fare partecipare, è fare accettare".

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"Nanotecnologie = maxi-servitù" si può leggere sulle bandiere degli oppositori a questo dibattito pubblico. In cosa queste tecnologie sono secondo voi uno strumento di asservimento degli esseri umani?

Attraverso l'informatizzazione e la digitalizzazione totale del pianeta e delle nostre vite, le nanotecnologie ci fanno precipitare in un mondo interamente guidato dalla macchina, e ci trasformano in ingranaggi di questa macchina, allo stesso titolo delle merci, infrastrutture, l'ambiente, ecc. Immaginate una rete elettronica dalle maglie ultrasottili, composta da un gran numero di strumenti miniaturizzati (oggetti comunicanti disseminati ovunque, pulci a radiofrequenza, detettori di ogni genere, camere "intelligenti" a riconoscimento facciale o di rilevamento di comportamenti "atipici", lettori biometrici, GPS, oculometri per seguire lo sguardo, scanner corporali, ecc.), che raccolgono senza sosta miliardi di dati sui nostri comportamenti, le nostre abitudini, i nostri spostamenti, le nostre relazioni, le nostre idee.
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Oltre alla sorveglianza totale che una tale raccolta di dati personali implica, la servitù tecnologica risiede in questa connessione permanente a tutto e a tutti, e alla dipendenza verso il sistema tecnico e industriale per la minima attività, nei sino ad oggi realizzati in modo autonomo – dalla spesa domestica sino alla cura dei figli o delle persone più anziane.
Peggio ancora, queste immense quantità di informazioni alimentano le statistiche su vasta scala, che permettono di regolare il minimo aspetto delle nostre vite e dei nostri rapporti umani, di spianare i flussi, di sopprimere ogni ostacolo al funzionamento globale della società-formicaio. È la fine dell'imprevisto, dell'improvvisazione, delle frizioni che sono la vita. Il gruppo IBM, con il suo progetto di "pianeta intelligente", annuncia che i suoi sistemi permetteranno presto di anticipare i delitti, ad esempio.


"La società del controllo, l'abbiamo superata; la società della sorveglianza, ci sioamo già; la società repressiva, ci stiamo entrando" scrivevate [1]. Come vi contribuiscono le nanotecnologia?

 

I dispositivi descritti più sopra, di cui molti già operativi, costituiscono lo strumentario della società di sorveglianza. Parallelamente a questa gestione di massa delle popolazioni, le nanotecnologie permettono l'intervento preciso su ogni individuo. La convergenza tra le nanotecnologie, le biotecnologie, l'informatica, le scienze cognitive rendono possibile una fusione dell'organico e dell'inorganico, e la creazione di impianti elettronici per il corpo. A Clinatec, clinica sperimentale del cervello creata dal Commissariato per l'energia atomica e Minatec a Grenoble, ci promettono "delle nanotecnologie nel cervello". Le neurotecnologie progettano degli impianti neuronani destinati a ridurre gli effetti della malattia di Parkinson, ma anche di modificare il comportamento delle persone che presentano dei disordini ossessivi compulsivi, dei disordini dell'alimentazione (anoressia, bulimia) o delle depressioni.

 

Le nanotecnologie mettono a nostra disposizione dei mezzi per regolare i nostri umori (Finiti i suicidi sul luogo del lavoro), i nostri comportamenti, le nostre sensazioni. In breve, di intervenire nella nostra coscienza, più sottilmente dei metodi biochimici o delle tre ore e mezza di televisione quotidiana.

nano2

 

Non pensate che le nanotecnologie possano aver un'utilita sociale, come le applicazioni mediche che permettono di individuare le cellule da curare, o i progetti di immagazzionamento di CO2 per lottare contro il riscaldamento climatico?


I ricercatori utilizzano la salute e l'ecologia per promuovere le nuoves tecnologie. Lottare contro il cancro, da un punto di vista razionale, esigerebbe di considerare le cause di un'epidemia che si accelera nelle società industriali: inquinamento dell'aria, dell'acque, dei suoli, aggiunta e miscelazione di prodotti tossici chimici, nucleari, elettromagnetici, ecc. Al contrario, i laboratori si precipitano sull'innovazione per riparare i danni delle precedenti innovazioni. Le nanotecnologie promettono allo stesso tempo di curare i tumori e di produrne di nuovi, attraverso la disseminazione delle nanoparticelle tossiche nell'ambiente. Così siamo sicuri di un nuovo ciclo di cancro vantaggioso per la crescita.

 

Ciò che vale per la salute vale per la crisi ecologica. L'investimento nelle "tecnologie verdi" o "ecotecnologie" - il nucleare, le biotecnologie e le nanotecnologie - non ha per oggetto si sopprimere le cause di crollo, ma ha come obiettivo di dare al sistema industriale e capitalista un nuovo slancio. Si tratta di continuare come prima.

 

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Vi opponete alla ricerca fondamentale nel campo delle nanoscienze, o soltanto alle implicazioni industriali delle nanotecnologie?


Dal progetto Manhattan (la bomba atomica americana) e l'avvento della Big Science, l'organizzazione della ricerca non permette più di distinguere tra "ricerca fondamentale" e "ricerca applicata". La differenza tra i due si misura in unità di tempo: alcuni anni separano oramai il "fondamentale" dalle applicazioni, e tutti sanno che i laboratori sono sottoposti alla legge del rendimento degli investimenti: nessun finanziamento (pubblici o privati) senza prospettive di sbocchi industriale.

 

Ciò che si chiamava alcuni anni fa il "trasferimento di tecnologia" (dal laboratorio verso l'industria) è oramai superato. Oramai viviamo sotto il regno della "innovazione", che, in linguaggio tecnocratico, designa l'associazione tra i ricercatori e le industrie sin dallo stadio della "ricerca & sviluppo", per giungere rapidamente a nuovi prodotti destinati ad alimentare il consumo e la crescita. Questo processo è al cuore dello sviluppo delle nanotecnologie. È illusorio distinguere "ricerca fondamentale" e applicazioni.


Perché secondo voi una tale intesa dei ricercatori e dei poteri pubblici per le nanotecnologie?


Un responsabile dell'Afnor, inoltre consigliere di Arkema, ha risposto durante lo pseudo dibattito della CNDP [Commissione nazionale del dibattito pubblico], a Lione il 14 gennaio del 2009: "Ma se non facciamo le nanotecnologie, non vi saranno più tecnologie!". Ecco come siamo messi secondo uno dei membri di questa tecno-casta che ci ha portato al disastro. 250 anni di espansione industriale hanno quasi esaurito i minerali fossili. Le nanotecnologie si presentano come la possibilità di fare sempre di più (merci, servizi), con sempre meno (materia e energia). Dal punto di vista dell'espansione industriale non vi è scelta: marcia o crepa. In seguito le rivalità tra nomenklatura economiche ed il mimetismo flagellano l'ebbrezza tecnocratica. I ricercatori hanno imparato velocemente ad aggiungere il suffisso "nano" ai loro progetti di ricerca per ricavare dei contratti, crediti e finanziamenti.

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Scrivete che attraverso l'industria, il "potere di trasformazione materiale si è trasformato in potere puro e semplice, economico, militare, politico, facente di ognuno di questi ambiti, un settore della tecnica; del loro insieme, il 'Sistema tecnico'" [2]. Come analizzate questa trasformazione?


Da un puro punto di vista tecnico, fermo restando tutto il resto, non esiste mai una sola migliore soluzione. La tecnica è per eccellenza il campo dell'efficacità e della razionalità separata. Ma a partire dal momento in cui in ogni settore d'attività prevale il criterio tecnico e i suoi valori associati, la politica, l'economia, la guerra si trasformano innanzitutto e quasi esclusivamente in tecniche della politica, dell'economia, della guerra, ecc. Essi vengono tutti ristrutturati e riunificati sotto l'angolo e il primato della tecnica di cui non diventano altro che delle parte interdipendenti, subordinate e integrate. L'industria moltiplica quantitativamente le forze del sistema tecnico, dandogli una potenza schiacciante di fronte all'individuo isolato e peggio ancora per il dissidente.

 

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Lo sviluppo delle nenotecnologie si inscrive nella linea di quelle utopie post-umane in cui la tecnica, le macchine ed i robot sostituirebbero o migliorerebbero l'Uomo? Cosa pensate dell'utopia di un "uomo aumentato", capace di superare i propri limiti?


Vi sono due scuole. I "transumanisti" ed i "postumanisti" disinibiti, sostenitori dell'eugenetica tecnologica, e poi gli umili servitori di una scienza noiosa e rozza, votate ad aumentare le cadenze del calcolo dei computer, a produrre dei tessuti "intelligenti", ecc. I primi fungono da termine negativo di paragone ai secondi che possono così porsi come "giusto mezzo" tra "tecnofili" e "tecnofobi". Ma il discorso "postumanista" conquista i ricercatori scientifici, tradendo così questa falsa simmetria. Come dice uno dei loro portavoce: "Dopotutto, cosa avete contro l'uomo aumentato?".

 

Vi sarebbero troppe obiezioni da sollevare, tra le quali ci limiteremo a queste ultime. Supponendo che siano dsiderabili, gli uomini non saranno più eguali di fronte a questo "aumento" di quanto non lo furono di fronte a qualunque altro vantaggio esistito. Al contrario di quanto immaginavano Tocqueville e Marx, la tecnologia accresce l'ineguaglianza delle condizioni tra le società, le classi e gli individui. Essa servirà anche alla produzione dell'uomo diminuito, vicino all'ilota meccanico e adattato alle nuove condizioni della vita sulla Terra, Ma la maggior parte crederà sempre di far parte dei vincitori, dell'umanità "aumentata" e guai ai vinti, l'umanità diminuita. La tecnologia è la continuazione della politica con altri mezzi, ed è dunque di politica che dobbiamo parlare prima di ogni fuga tecnologica in avanti.

 

 

 

Quale dovrebbe essere secondo voi l'atteggiamento dei poteri pubblici, dei ricercatori, degli industriali di fronte alle nanotecnologie?


Secondo gli "esperti", si deve paragonare l'ondata delle nanotecnologie ad uno tsunami. Non si può controllare né arginare uno tsunami. Scegliere le nanotecnologie, significa far pendere l'equilibrio in un mondo radicalmente diverso - il nanomondo - di cui sembra derisorio gestire marginalmente questo o quell'altra nocività. Se si rifiuta di dedicare la porpria intera vita alla macchina, di essere deprivati delle proprie facoltà, della propria autonomia, della propria libertà, a vantaggio del pilotaggio tecnologico globale, bisogna rifiutare le nanotecnologie.

 

Pensate che il vostro modo di azione, soprattutto l'agitazione attuale del dibattito pubblico, sia efficace?

 

 

Portiamo avanti una battaglia di idee. La nostra attività principale da quasi dieci anni è l'indagine critica: abbiamo pubblicato decine di testi e cinque libri (con le Éditions l’Echappée), partecipiamo a numerose riunioni pubbliche, e abbiamo lanciato la contestazione delle nanotecnologie sin dal 2003. Insieme ad altri, abbiamo organizzato la prima manifestazione al mondo contro le nanotecnologie, il 1° giugno del 2006, in occasione della inaugurazione di Minatec.

 

L'operazione di comunicazione del governo, attraverso gli pseudo-dibattiti della CNDP, è un tentativo per soffocare questa contestazione. Abbiamo fatto appello al boicottaggio e al sabotaggio di questa manipolazione che mira a far credere alla popolazione che ha da dire la sua nei piani statal-industriali. Grazie alla sua carovana pubblicitaria in 17 città di Francia, al suo bilancio di più di due milioni di euro, al lavoro di due agenzie di comunicazione reclutate per assisterla, la CNDP ha allargato la contestazione delle nanotecnologie ad una più ampia parte della popolazione, e a una critica più generale della tirannia tecnologica. Certo non l'ha fatto apposta, ma è quanto possiamo dire a suo favore.

 

 

Intervista effettuata da Agnès Rousseaux

 


Il sito di Pièces et main d’œuvre

Note

[1] Thèses pour le temps présent, prefazione di "Terreur & Possession », l'indagine di Pièces et Main d’œuvre sulla sorveglianza delle popolazioni nell'era tecnologica, Editions L’Echappée, Montreuil, 2008, 334 pagine, 14 euro.

 

[2] Secondo il termine impiegato da Jacques Ellul.

 

 

LINK:
Avec les nanotechnologies, nous entrons dans une société de contrainte, totalitaire

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Published by Ario Libert - in Scienza reale
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