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21 marzo 2013 4 21 /03 /marzo /2013 07:00

Un'idea-programma di Derrida su Heidegger

derrida.jpg
di Skildy

 


Nel 1987 Jacques Derrida dichiarava a Didier Eribon per il Nouvel Observateur:

 

"Perché credo alla necessità di esibire, se possibile senza limiti (sottolineato da noi) le adesioni profonde del testo heideggeriano (scritti e atti) alla possibilità e alla realtà di tutti i nazismi, (sottolineato da noi), perché credo che non si deve classificare la mostruosità abissale in schemi ben noti e soprattutto rassicuranti, trovo alcune manovre al contempo derisorie ed allarmanti. Esse sono datate ma le vediamo riapparire. Alcuni prendono pretesto della loro recente scoperta per gridare:

 

1)  "Leggere Heidegger è una vergogna!". 


2) "Traiamo la conclusione seguente - e la scala: tutto quel che riguarda l'inferno dei filosofi in Francia, si riferisce a Heidegger in un modo o nell'altro, addirittura quel che si chiama "decostruzione" è heideggerismo!".

heidegger-fontana.jpg


È notevole che dopo aver, per delle ragioni che possiamo sottoscrivere, criticato severamente l'opera di Victor Farias, Jacques Derrida abbia riconosciuto l'esistenza di "profonde adesioni del testo heideggeriano (scritti ed atti) alla possibilità ed alla realtà di tutti i nazismi". 


La frase è di una chiarezza notevole e traccia una via per l'obbligo di porre in luce queste adesioni. Notiamo che Derrida non parla qui di pensiero o di opera ma di testo heideggerianoper quel che comporta in scritti e atti. L'idea di una "introduzione del nazisno nella filosofia" non può essere considerata qui come estranea alla statazione derridiana. Il "decostruzionista" francese ammette che il testo heidegeriano "nasconde" la possibilità di tutti i nazismi. È vero che, temendo sia la globalizzazione per stupidità, malevolenza o per calcolo politico-filosofico, Derrida pone da parte la decostruzione della decostruzione (la Destruktion) heideggeriana.

 

heidegger--sentiero-.jpg

Ci sarebbe da fare ora una genealogia. Facciamo notare che tra le origini recenti della decostruzione (derridiana) non si deve soltanto contare quella di Heidegger. Quest'ultima procede in definitiva da una interpretazione-radicalizzazione (e da una politicizzazione) di quanto aveva delineato Husserl quando realizzò dei grandi testi alla luce della teoria fenomenologica dell'intenzionalità. La decostruzione derridiana deve tanta a Husserl quanto a Freud e Marx. L'ipotesi sarebbe tuttavia che, in Heidegger, l'idea filosofica di Destruktion  è stata come arruolata dalla rivoluzione conservatrice poi dal nazismo. 

 

Heidegegr-todtnauberg.jpg


Per quanto penoso ciò sia da dire penso che Auschwitz si riflette in una di queste sfaccettature della Destruktion heideggeriana. Quest'ultima, presso Heridegger, è ben lungi da una decostruzione nel senso che Derrida ha dato a questa parola. Non è mai, per Derrida, una demolizione. A partire da queste dichiarazioni del 1987, esclusi lavori importanti a me sconosciuti, non so che una decostruzione abbia precisamente assunto sistematicamente il proposito di analizzare il sistema delle "aderenze profonde del testo heideggeriano" con il nazismo. Se questo è vero è quasi incredibile. Il libro di Faye, in questo senso, ha almeno avuto il merito di finire con il nominare ciò designa in maniera incompleta Derrida : Heidegger introduce il nazismo nella filosofia.


Se è questo il caso è inaccettabile pensare che ciò non dovrebbe avere nessuna conseguenza sul modo di recepire Heidegger.

 

E non parlo naturalmente di censura.



LINK:

Une idée-programme de Derrida sur Heidegger

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