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30 novembre 2014 7 30 /11 /novembre /2014 07:00

Mitologia greca: colpo di Stato degli dei padri olimpici sull'antico ordine delle dee madri

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Le divinità greche ctonie, sono delle divinità antiche che hanno contribuito alla formazione del Panteon greco. Esse sono dette "ctonie" (dal greco χθών/ khthốn, "la terra") o "telluriche" (dal latino tellus, "la terra") perché esse si riferiscono alla terra, al mondo sotterraneo o agli inferi, in opposizione alle divinità celesti, dette "uranie" o "eolie", che anche esse furono in origini femminili. Le prime divinità ctonie erano nella maggior parte femminili perché erano delle incarnazioni della Grande Dea e della Terra (Gaia). Esse appartengono a un vecchio strato mediterraneo, identificabile con maggior evidenza in Anatolia.

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I cicli della natura, quelli della vita e della sopravvivenza dopo la morte sono al centro delle preoccupazioni che esse traducono. L'archeologia rivela in particolare sui siti di santuari e nelle tombe dell'epoca neolitica e dell'età del bronzo degli idoli oggi qualificati come Grandi Madri o Dee Madri, in relazione con dei culti della fecondità e della fertilità o anche dell'aldilà. L'accostamento di questi oggetti con quelli di altri siti (soprattutto in Anatolia) suggerisce che questa antica religione mediterranea associava questa dea a un toro o a un ariete, un tema che si installerà durevolmente nell aregione. La Dea Madre stessa si sdoppia, senz'altro in madre e in figlia, come sarà più tardi il caso per le loro eredi Demetra e Persefone.

Quando la prima ondata di Elleni formati dagli Achei e dagli Ioni giunsero in Ellade, essi furono convinti dagli autoctoni, Gli Elladi (dunque gli ex Pelasgi abitanti l'Ellade), di adorare la triplice Dea e per questo motivo trasformarono le loro usanze sociali e diventarono dei "greci" (graicoi: adoratori della dea Grigia o Vecchia Donna).

Non è che durante la seconda ondata di Elleni formata questa volta principalmente dai Dori che quest'ultimi riuscirono ad imporre le loro usanze agli autoctoni e che decisero che l'antenato comune della prima che ne risulterà (meticciato tra Dori e gli autoctoni di allora) sarebbe stata Hellen. Hellen non era che la forma maschile della dea-Lina Hellé o Elena. Verso il 1621, i "greci" divennero degli Elleni.

I racconti di Cecrope, Prometeo, Pandora, Aracne e Medusa riportano l'instaurazione del patriarcato, il rovesciamento dell'antico ordine matriarcale da parte dell'ordine patriarcale di Zeus, e il ruolo maggiore di Atena in questo rovesciamento subito da questo mondo degli dei. Atena, vergine feroce senza madre, è il braccio armato del patriarcato in questa lotta sanguinaria.

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Ai tempi in cui "i figli non conoscevano nemmeno loro padre", la regione dell'Attica era popolata di confederazioni tribali. Il re Cecrope, nato da un drago e da Gaia (unione forzata), mezzo uomo mezzo serpente, unificò le tribù sotto la sua autorità e fondò Atene, È il primo a riconoscere la discendenza attraverso il padre, e impose il matrimonio monogamico. Un giorno Atena e Poseidone litigarono per il per sapere chi sarebbe stata la divinità tutelare della città. Cecrope convocò allora un'assemblea di cittadini, e cioè gli uomini e le donne, perché era allora usanza ammettere le donne alle delibere pubbliche. Le donne votano a favore di Atena e gli uomini di Poseidone. Le donne, più numerose per un solo voto, fanno pendere la bilancia a favore di Atena. Furioso Poseidone sommerge l'Attica sotto le onde. Per placare la sua collera, gli Ateniesi impongono alle donne tre punizioni:

 

  • le donne non avranno più il diritto di voto

  • nessun figlio porterà il nome della propria madre

  • le donne non saranno più chiamate Ateniesi (statuto di schiavi).

Il mito così come è riportato da numerosi autori fa del titano Prometeo un ribelle contro l'ordine patriarcale di Zeus. Egli tenta di restaurare l'era matriarcale delle dee madri, e dei loro fratelli i titani, restituendo ai mortali il "fuoco sacro" che permette di fondare famiglie e città, dopo averlo rubato a Zeus. Quest'ultimo lo aveva egli stesso rubato alle antiche dee durante la sua presa del potere sul monte Olimpo. Adirato dai suoi eccessi, Zeus, il re degli dei, lo condanna a finire incatenato e torturato.

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Medusa è una figura assimilabile alla dea madre della Libia (Berberi matriarcali) che è stata trasformata in creatura mostruosa nella mitologia greca. Esiodo racconta, nella sua Teogonia, che in origine era una bella ragazza bramata da Poseidone. Un giorno, giunse Atena in Libia, allo scopo di instaurare con le armi il nuovo ordine dei padri. È la soldatessa inviata da Zeus che la generò senza madre. Atena spogliò il tempio di Medusa accusandola di aver fornicato nel suo. La trasformò in donna-serpente. In seguito, Atena incaricò il principe Perseo di portarle la sua testa, che lei esibirà d'ora in poi come trofeo di guerra sul suo scudo.

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Secondo la storia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, Aracne è una giovane di Lidia (città della Turchia antica matriarcale). Ribelle alla dea patrizia Atena, quest'ultima la sfida ad una gara di tessitura nella quale entrambe eccellevano. Mentre Atena rappresenta gli dei olimpici in tutta la loro nobiltà, Aracne rappresenta Zeus violentatore di mortali e mortale. Aracne vince la gara. Offesa, Atena la picchia e quest'ultima si suicida. Atena la resuscita sotto forma di ragno, affinché essa possa continuare a tessere per l'eternità.
aracne.jpg
 

Secondo la Teogonia di Esiodo, Zeus, per punire i mortali, ordinò a Efesto di modellare nella terra una "timida vergine" che gli dei colmarono di doni, da cui il su nome, Pandora ("tutti i doni"). Pandora aprì il vaso offertole da Zeus, che le aveva proibito di farlo. Esso conteneva tutti i mali dell'umanità, soprattutto la Vecchiaia, la Malattia, la Guerra, la Carestia, la Miseria, la Follia, il Vizio, l'Inganno, la Passione... Aprendo il vaso, Pandora divenne la responsabile di tutti i malori dell'umanità, il che fa di Pandora un'equivalente di Eva. La donna che, durante l'epoca matriarcale, era stata la Madre "santa e provvidenziale" dell'uomo, divenne, sin dall'era patriarcale, la generatrice dei suoi mali.

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La donna, durante la dissoluzione della famiglia patriarcale, non rientrò in possesso dell'anima che aveva posseduto al tempo matriarcale, ma guadagnò la reputazione di essere la causa delle miserie umane. Le perfide calunnie e le violente diatribe che poeti, filosofi e Padri della Chiesa hanno lanciato contro la donna, non sono che la rabbiosa espressione del profondo disprezzo che rodeva il cuore dell'uomo quando vide la donna cominciare ad affrancarsi dal suo brutale dispotismo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert - in Gilania
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