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15 giugno 2017 4 15 /06 /giugno /2017 07:00

La civiltà gilanica dravidica dell'Indo: un paradiso pacifico urbano distrutto dagli ariani

I conquistatori androcratici ariani

La teoria dell'invasione ariana sostiene che un popolo di cavalieri e di guerrieri nomadi  di "razza indo-europea", conosciuta con il nome di "Ariani e originari dell'Iran, ha conosciuto una grande espansione demografica e militare tra i secoli XVII e XVI a. C., e ha invaso l'Europa e l'India del Nord. Essa parte dal postulato che la denominazione di Ariani designa un'etnia in particolare, praticante una religione codificata verso l'XI secolo a. C. nei Veda. Installandosi nella pianura indo-gangetica, questo popolo si sedentarizzò e si mischiò con le popolazioni autoctone del nord dell'India; un fenomeno analogo si verificò in Europa. In questo modello, si trattò di un'invasione violenta e rapida, che impose ai popoli sottomessi una cultura patriarcale, una lingua originale (indo-europea) e un panteon. Sia in Europa che in India, quest'invasione si sarebbe prodotta intorno al 1100-1200 prima della nostra era.

 

Gli autoctoni pre-ariani dell'India

Carta di ripartizione delle quattro sotto-famiglie delle lingue dravidiche

Con il termine popoli dravidici, si indicano i differenti popoli non ariani e non himalaiani in India. Queste persone parlano delle lingue dravidiche e sono posti in opposizione alle etnie del nord dell'India. Due eccezioni esistono nel nord, una popolazione afgano-pakistana e una nepalese. Il termine "dravidico" è costruito sulla parola sanscrita "drâvida", che designa il popolo che occupava il sud dell'India e più precisamente l'estremo sud. Si pensa che all'arrivo degli Arii, il gruppo aborigeno doveva essere quello dei Dravidici come lo testimoniano oggi degli "isolotti linguistici" imparentati, così come la sopravvivenza di numerosi vocaboli che la filosofia vedica ha adottato. L'origine delle lingue dravidiche è mal conosciuta. Si è tentato di collegare le lingue dravidiche alla civiltà della valle dell'Indo, i cui abitanti si sarebbero dispersi dopo la caduta di questa civiltà. Tuttavia, degli indici lo suggeriscono (iconografia yoga, interpretata come potente essere "proto-shiva" nel sito archeologico della valle dell'Indo Mohenjo Daro).

Civiltà della valle dell'Indo

 

Una civiltà senza matrimonio e senza prostituzione

Rovine di Mohenjo Daho, Valle dell'Indo, Pakistan

L'India, a causa delle invasioni ariane di cui fu vittima, conosce due tipi di civiltà. La prima, la più antica, chiamata "civiltà dell'Indo" ha lasciato per il V millennio a. C. delle tracce in alcune città arcaiche molto sorprendenti: HarappaMohenjo-Daro.

Sito di Harappa

Le sue vestigia rivelano un mondo totalmente estraneo che gli archeologi tentano di chiarire, di restituire. Sembra che si trattasse di una società tribale, senza matrimonio, senza Stato, piuttosto pacifica, rivolta verso il culto degli antenati.

Vasellame da Harappa

Che ignorava il matrimonio e la famiglia coniugale, questa società sembra aver ignorato anche la prostituzione; il tipo odi prostituzione [detta "sacra"] è esistita in alcune civiltà antiche, ma non sembra che ciò sia stato il caso per quel che riguarda la civiltà dell'Indo. Dei serpenti sacri, delle dee e delle figurine di donne si ritrovano su dei sigilli e fanno pensare alle Divinità Madri.

Figura femminile da Harappa, forse dea della fertilità

 

La dea e il serpente, senza potere centrale

Le conoscenze sulla civiltà dell'Indo, detta anche civiltà harappiana progrediscono molto lentamente, eppure essa è esemplare: nessun palazzo, nessun tempio, né idolo, poche armi, nessuna fortificazione. Una società non-violenta, che eppure è in relazione commerciale con vicini potenti, la Cina e la Mesopotamia. Dei serpenti sacri, delle dee e delle figurine di donne si ritrovano su dei sigilli e fanno pensare alle divinità Madri.

Scienza e Yoga prima delle leggi di Manu

Nulla rivela la presenza di un potere centrale, ma in compenso, la spiritualità sembra aver un posto importante e potrebbe essere stato all'origine dello yoga, ben prima delle Leggi di Manu, espressione del nuovo potere senza condivisione dei padri. Il cuore di questa civiltà molto sofisticata, Mohenjo Daro, la più grande città conosciuta della remota antichità, data al IV millennio a. C.

Una potente civiltà distrutta dagli ariani

Harappa, esempio di scrittura di questa civiltà su sigilli

La civiltà dell'Indo (apogeo verso il 3500-1500 a. C.) estendeva la sua influenza a est sino alla regione di Delhi, a ovest attraverso una rete commerciale che la collegava a Sumer. La tesi più comunemente ammessa considera che la civiltà dell'Indo fu distrutta verso il 1500 a. C. dalle invasioni arianew. Gli abitanti erano soprattutto degli agricoltori che coltivavano cereali (grano, orzo e sesamo), dei legumi (piselli) e del cotone, e praticavano l'allevamento dei bovini, pecore e porci.

Agricoltori contro pastori

La civiltà dell'Indo era a forte orientamento urbano e somigliava molto poco a quella descritta nei Veda ariani, che aveva un carattere pastorale. Pochi elementi di una civiltà così manifestamente urbana (ad esempio, le strutture dei templi, sistema di raccolta delle acque usate) sono descritti nei Veda. Essa ignorava totalmente il cavallo, mentre quest'animale è presente nei Veda.

Commercio marittimo internazionale

Statuina da Mehrgarth di figura femminile, 3000 a. CV.

La sua popolazione si era stabilita essenzialmente intorno al fiume Indo (siti di Harappa e Mohenjo-Daro). Il suo territorio almeno quattro volte più grande dell'Italia, contava più di 5 milioni di abitanti. Le sue reti commerciali marittime si estendevano sino in Persia e in Mesopotamia. Delle tavolette cuneiformi mesopotamiche descrivono delle transazioni con i mercanti della valle dell'Indo che esportavano dei metalli preziosi, perle, avorio, rame lavorato, ceramica e vetro. Questi navigatori risalivano sino ai porti dell'Arabia attraverso il mar Rosso.

Rovine della città di Mohenjo Daro

Delle città immense

Il suo vasto urbanesimo (sino a 40.000 abitanti) era sofisticato ed egualitario: piante razionali, standard di costruzione e reti idrauliche per tutti. Durante gli scavi, gli archeologi furono meravigliati dalle piante metodiche e molto accurate delle città come a Mohenjo Daro, Harappa, Mehrgarth, Lothal, Dholavira.

Mohenjo Daro, Statuina rappresentante un sacerdote, 2.500 a. C.

Mohenjo Daro è stata definita la Manhattan dell'età del bronzo. La città bassa, suddivisa a scacchiera, è infatti attraversata da nord a sud da un viale di più di cento metri di larghezza, che taglia ad angolo retto delle strade orientate da est ad ovest, delimitando dei blocchi di abitazione esse stesse suddivise da strade più strette. Le strade disponevano, ad intervalli regolari, delle specie di guardiole in cui dovevano essere presenti dei vigili.

Mohenjo Daro, Ragazza danzante

L'urbanesimo noto più antico

Non troviamo nulla di simile né in Mesopotamia, né in Egitto. La civiltà dell'Indo è dunque il più antico esempio di urbanesimo. I popoli dell'Indo furono anche i primi a impiegare il mattone cotto su grande scala nella costruzione. Gli archeologi furono colpiti dal grado di standardizzazione nella costruzione. I mattoni utilizzati erano tutti di dimensioni rigorosamente eguali. Le abitazioni erano generalmente dello stesso modello e della stessa dimensione, ad eccezione di alcune costruzioni particolari, probabilmente degli edifici pubblici.

Mohenjo Daro, Grande vasca

Un urbanesimo moderno in anticipo sui tempi

Le case sembrano essere state concepite in modo da assicurare un massimo di comodità e di sicurezza. Dei cortili interni assicuravano l'illuminazione e le finestre erano chiuse con delle grate di terracotta o di alabastro. Molte case disponevano di un pozzo individuale. Le dimore più piccole riportate alla luce avevano due stanze con sala da bagno. Gli scavi hanno rivelato anche la presenza di WC. Le acque usate erano convogliate in piccole fosse rivestite di mattoni situate in basso rispetto ai muri delle case, prima di essere indirizzate attraverso dei condotti verso una rete di canalizzazioni scavate sotto il pavimento delle strade e ricoperte da mattoni duri. Queste canalizzazioni sfociavano su un più vasto sistema di fogne, anch'esse ricoperte, che evacuavano le acque utilizzate fuori dai settori abitati della città. Su un rilievo artificiale dai 7 ai 14 metri di altezza, sono stati ricavati importanti strutture, tra cui la Grande vasca, profonda più di due metri, una costruzione in mattoni di una concezione notevole per l'epoca. La tenuta stagna del bacino di 11,90 metri di lunghezza per 7 metri di larghezza, è oggi ancora preservata.

Una civiltà non-violenta?

Una delle caratteristiche di questa civiltà è la sua manifesta non-violenza, al contrario delle altre civiltà dell'antichità, gli scavi archeologici non hanno trovato traccia di dirigenti potenti, di vasti eserciti, di schiavi, di conflitti sociali, di prigioni e altri aspetti tipici associati alle prime civiltà patriarcali.

Gli archeologi non hanno ancora oggi scoperto nessuna scultura monumentale ma invece moltissime statuine umane e delle rappresentazioni della maternità in terracotta. Detto altrimenti non si è ritrovato alcun segno di una regalità o di una potente teocrazia. Gli archeologi si chiedono anche se questa civiltà possedeva un esercito: alcune armi sono state ritrovate (forse appartenevano agli invasori ariani), ma nessuna rappresentazione di scene di guerra.

Un peuple pacifique et égalitaire

Questo popolo agricolo, pacifico e letterato non ha lasciato nessuna traccia di attività militari. Le città non erano fortificate. Gli archeologi hanno stabilito che né armamenti, né bastioni esistevano prima del patriarcato. Questa società ignorava la divisione in classi sociali. In quanto alla religione, non ne rimangono che delle modeste tracce. La statuaria rivela il culto della maternità, di un "re-sacerdote" così come di una divinità cornuta ittiofallica. Statuette assimilate spesso a delle dee-madri, amuleti, rappresentazioni di sacrificio di un buffalo acquatico. Ma anche alberi sacri e di un "proto-shiva", un uomo cornuto con diverse teste in posizione yoga. Alcuni specialisti ci vedono i primordi della religione indù e dello jainismo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert
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