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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 07:00

Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia

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Gli aspetti geografici dell'antropologia e della climatologia

 

zeus.jpgIl mio esame preliminare del comportamento e delle istituzioni sociali su di un campione di 400 culture aborigene, del livello di sussistenza differenti intorno al pianeta, indicava che le più estremiste delle popolazioni patriste vivevano in un ambiente desertico (DeMeo 1980), benché ciò non sia un'esclusiva.

 

Un'analisi globale più sistematica e definitiva proveniente da 1.170 culture differenti confermò più tardi la connessione deserto-patrismo, ma dimostrò che la generalizzazione non era valida per tutte le terre semi-aride od anche i deserti iper aridi di estensione geografica limitata in cui il nutrimento e l'acqua potevano essere ottenuti compiendo un breve viaggio. Più ancora  abbiamo trovato che le regioni umide adiacenti i deserti più importanti ed i più iperaridi erano patristi di carattere, un fatto che più tardi fu spiegato con la dimostrazione delle migrazioni delle popolazioni (DeMeo 1986, 1987).

 

I dati culturali utilizzati per questa analisi ulteriore erano stati presi nell'Atlante Etnografico di Murdock (1967), che non conteneva nessuna carta ed era composto esclusivamente di dati tabulari descrittivi sui popoli aborigeni viventi nelle loro regioni natali. I dati per l'America del Nord e del Sud come per l'Oceania rifletteva in una larga misura le condizioni degli indigeni pre-Europei. I dati di Murdock erano assemblati a partire da centinaia di fonti fidabili pubblicati all'incirca tra 1840 e 1960; i suoi dati erano stati esaminati in modo costruttivo da altri ricercatori e sono ampiamente utilizzati per testare una teoria della crescita culturale. Ognuna di queste 1170 culture individuali erano valutate separatamente (attraverso computer) secondo 15 diverse variabili che avvicinavano lo schema matrista-patrista dato preliminarmente [4]. Le culture esibivano un'alta percentuale di caratteristiche patriste (con un grado elevato di matrismo) ricevevano uno score debole appropriato. Delle latitudini e longitudini erano ottenute per ogni cultura ed una percentuale patrista regionale era estratta per ogni serie di 5° in 5° di latitudine e longitudine. La Figura 1, la Carta Mondiale del Comportamento, emerse da questa procedura (DeMeo 1986, Capitolo 4).

demeoA.gifFigura 1. La Carta Mondiale del Comportamento: Per il periodo all'incirca tra il 1840 ed il 1960, così come è riprodotta a partire dai dati culturali aborigeni forniti dall'Atlante Etnografico di Murdock (1967), con un'interpretazione storica minima. 

 

 

I modelli sulla Carta mondiale del Comportamento erano corroborati indipendentemente da carte separate di ognuna delle 15 variabili utilizzate nella costruzione, e da carte di altre variabili correlate (mutilazioni genitali, deformazioni craniche del bambino, fasciatura) fornita nella discussione originale (DeMeo, 1986, capitolo 5). La Carta mondiale del Comportamento dimostra chiaramente che il patrismo non si trovava dappertutto e non era casuale nella sua distribuzione mondiale. Le culture del Vecchio Mondo erano più patriste di quelle dell'Oceania o del Nuovo Mondo. Inoltre, le zone del patrismo estremo nell'Mondo Antico si trovano in un vasto fascia estendentesi attraverso l'Africa del Nord, il Vicino Oriente e l'Asia Centrale. Il fatto che questo stesso territorio geografico racchiuda quel che oggi è il più esteso ed iperarido degli ambienti desertici che si trovano sulla Terra è del più grande significato.

  

Le carte di fattori ambientali in relazione con le condizioni desertiche mostrano delle distribuzioni molto simili a quelle del patrismo estremo sulla Carta Mondiale del Comportamento. La Figura 2 è, ad esempio una carta che identifica i più iper-aridi degli ambienti desertici così come determinati dal rapporto di siccità Budyko-Lettau (Budyko 1958; Hare 1977). Questo rapporto compara il totale di energia di evaporazione disponibile in un ambiente dato con il totale della precipitazione. È un indicatore più sensibile di stress in ambienti aridi di quelli utilizzati in sistemi più standard di classificazione del clima, che inducono in errore coloro che pensano che tutti gli ambienti "desertici" siano simili per natura. Le carte identificanti altri estremi ambienti stressanti, come la variabilità più ampia di precipitazione, le temperature massime più alte mensilmente, le regioni senza vegetazione, le regioni di capacità molto debole per il trasporto, le regioni di suoli desertici e le regioni inabitate mostrano delle distribuzioni molto simili dei loro aspetti più intensi e più estesi all'interno del territorio patrista desertico estremo (DeMeo, 1986, Capitolo 2; DeMeo, 1987). Ho dato lo stesso nome Saharasia a questa espansione ampia di correlazione clima estremo e cultura.

 

demeoB.gifFigura 2: Il Rapporto di Siccità Budyko-Lettau

 

Messa in contrasto della siccità relativa delle diverse terre aride intorno al globo. I valori riflettono il rapporto  tra la precipitazione e l'energia di evaporazione; i valori 2 ricevono due volte più calore di evaporazione solare che l'umidità proveniente da precipitazione, mentre i valori 10 ne ricevono 10 volte di più.

  

Gli aspetti geografici dell'archeologia e della storia

  

Le distribuzioni strutturate sulla Carta Mondiale del Comportamento suggerivano che il patrismo si è sviluppato all'interno della Saharasia, forse soltanto nei periodi storici dell'antichità, dopo di che è stato trasportato verso l'esterno da popoli emigranti per raggiungere le regioni umide vicine. Il test di questa ipotesi riguardante il comportamento, le migrazioni ed il clima nei tempi antichi necessitava la creazione di una nuova base di dati composti di informazioni sulle condizioni climatiche antiche, le migrazioni delle popolazioni, i fattori sociali passati rilevanti il trattamento dei bambini, degli adolescenti e delle donne, così come le tendenze al dominio maschile, il dispotismo, la violenza sadica e la guerra. Una nuova base di dati contenenti più di 10.000 note specifiche individuali sull'epoca ed il luogo è stata sviluppata e riunita cronologicamente; ogni carta conteneva dell'informazione proveniente dalla letteratura archeologica o storica identificante degli artefatti e/o delle condizioni ecologiche per dei diti o delle regioni specifiche. Più di 100 fonti distinte autorevoli sono state consultate ed indicate per comporre questa nuova base di dati, che permetteva l'identificazione ed il raffronto delle condizioni antiche attraverso delle regioni geograficamente vicine per dei periodi di tempo simili. Le epoche ed i spazi di transizione culturale ed ecologica estesi, così come i modelli di migrazioni e di insediamento, sono stati identificati. La mia focalizzazione predominante era la Saharasia e le sue terre vicine umide Afro-Euro-Asiatiche, ma un totale significativo di dati era stato anche raccolto per l'Oceania ed il Nuovo Mondo (DeMeo 1985, Cap. 6 e 7 del 1986).

 

A partire dai modelli osservati in questa base di dati, ero in grado di confermare che il patrismo si è sviluppato innanzitutto ed in primo luogo in Saharasia, durante lo stesso periodo in cui il suolo subiva una transizione ecologica maggiore, passando da condizioni relativamente umide a condizioni aride, desertiche. L'evidenza di dozzine di studi archeologici e paleoclimatici indica che la cintura del grande deserto della Saharasia moderna era, antecedentemente ai 4.000-3.000 anni prima della nostra era, una savana di prateria semi forestale. Una fauna grande e piccola, come l'elefante, la giraffa, il rinoceronte e la gazzella viveva in queste praterie degli altopiani, mentre l'ippopotamo, il coccodrillo, il pesce, i serpenti e i molluschi si sviluppavano nei torrenti, fiumi e laghi. Oggi, la maggior parte di questo stesso terreno Nordafricano, Mediorientale e dell'Asia Centrale è iperarido e spesso sprovvisto di vegetazione. Alcuni di questi bacini ora asciutti della Saharasia erano allora pieni con livelli che andavano da poche decine di metri sino a centinaia di metri di profondità, mentre nei canyon e negli uadi scorrevano dei torrenti e dei fiumi.

 

Ma cosa ne è stato delle popolazioni che abitavano la Saharasia durante le epoche umide? L'evidenza è anch'essa chiara su questo punto: questi popoli primitivi erano pacifici, non armati, e matristi di carattere. Infatti, avevo concluso che non esiste nessuna prova chiara, innequivocabile o senza alcuna ambiguità dell'esistenza di un patrismo rilevante in qualsiasi parte della Terra anteriormente a 4.000 anni alla nostra era. Sono stati scoperti soltanto pochi esempi su scala regionale isolati nella documentazione archeologica, che sono interpretati nel contesto delle mie scoperte sulla Saharasia in un nuovo articolo Update on Saharasia [Aggiornamento sulla Saharasia], come cito successivamente.

 

Esistono tutavia delle notevoli evidenze per delle condizioni sociali matriste primitive. Queste conclusioni sono effettuate in parte a partire dalla presenza di alcuni manufatti di questi tempi più remoti, che includono: l'inumazione sensibile e accurata del defunto, indipendentemente dal sesso, con una richezza significativa relativamente uniforme; delle statue di donne sessualmente realiste; e una lavorazione artistica naturale e sensibile sulle pareti rocciose e sulle ceramiche che pongono in evidenza le donne, i bambini, la musica, la danza, gli animali e la caccia. Nei secoli successivi, alcune di queste popolazioni matriste pacifiche sono progredite tecnologicamente, ed hanno sviluppato delle territori agrari notevoli e non fortificati anche commerciali, soprattutto a Creta, nella Valle dell'Indo e nell'Asia Centrale Sovietica. L'inferenza del matrismo in questi tempi antichi è anche segnata dall'assenza di evidenze archeologica riguardanti il caos della guerra, dal sadismo e brutalità che diventa abbastanza evidente negli strati più recenti, dopo che la Saharasia divenne arida.

 

L'evidenza archeologica ulteriore include: delle armi da guerra, degli strati di distruzione, delle robuste fortificazioni, dei templi e delle tombe in onore a grandi sovrani, la deformazione del cranio del bambino, l'omicidio rituale delle donne nelle tombe o fosse degli uomini generalmente più attempati, i sacrifici di bambini in rituali di fondazione, fosse comuni con corpi mutilati e gettati alla rinfusa dentro di esse, stratificazioni di casta, schiavitù, gerarchia sociale estrema, la poligamia e il concubinaggio, determinati a partire dall'architettura, dalle ricchezze all'interno della tomba e da altre sistemazioni funerarie.

 

Lo stile artistico e il materiale del soggetto dei periodi aridi successivi cambia anch'esso valorizzando i combattimenti a cavallo, i cavalli, i carri, le battaglie ed i cammelli. Le scene di donne, di bambini e della vita corrente scompaiono. Le statue di donne naturaliste e il lavoro artistico diventano simultaneamente astratti, non realisti addirittura anche feroci, perdendo le loro qualità precedenti di gentilezza, di educazione o di erotismo; oppure spariscono del tutto sostituite dalle statue di divinità maschili o di re divini. La qualità del lavoro artistico così come gli stili architettonici decadono per quel che riguarda i siti del Vecchio Mondo durante tali epoche, seguiti negli anni successivi da motivi bellici e fallici (DeMeo 1986, Capitoli 6 e 7). Certo, non sono stato io per primo a notare l'esistenza di transizioni culturali nelle documentazioni archeologiche e storiche, oppure i potenti effetti del cambiamento ambientale sulla cultura [5]. Tuttavia, il mio lavoro fu il primo a presentare simultaneamente una visione d'insieme, ad essere dedotto sistematicamente e specifico sia nel tempo che nei siti.

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Arte sulle rocce parietali nel Nord Africa. Periodo Umido Neolitico di Cacciatori-Raccoglitori, 7000 a.C. circa. Periodo Umido Neolitico, Agricolo-pastorale, 5000 a.C. circa. Età arida del Bronzo di Guerrieri. Periodo dei Cavalli, Carri, Cammelli, 2000-500 a. C. circa.

 

 

Con poche speciali eccezioni, possiamo trovare la prima e più antica evidenza di queste condizioni sociali caotiche e del patrismo sulla Terra in quelle parti della Saharasia che cominciarono ad inaridirsi per prile, e cioè all'interno o molto vicine all'Arabia e all'Asia Centrale. Eccezioni speciali sono dei siti in Anatolia e nel Levante, che contengono un'evidenza un po' debole che suggerirebbe che un patrismo molto limitato deve essere esistito sin dal 5.000 avanti la nostra vera; ma questa evidenza esiste insieme ad un'altra che suggerirebbe una sotto fase anteriore arida in queste stesse regioni, con una tendenza complementare verso una migrazione e un pastoralismo nomade. Così, esse appaiono come delle eccezioni che confermano la regola: una forte desertificazione ed un trauma da carestia hanno potentemente turbato la struttura sociale matrista originaria ed hanno promosso lo sviluppo di comportamenti e di istituzioni sociali patriste; il patrismo veniva inoltre aggravato e intensificato da un abbandono della terra molto vasto, da assestamenti migratori e una competizione per le scarse risorse d'acqua.

 

La genesi del patrismo in Saharasia

 

Successivamente al 4.000-3.500 anni prima della nostra era, delle trasformazioni sociali radicali sono evidenti nella rovine di insediamenti precedentemente matriste e pacifiche lungo i fiumi nelle valli dell'Asia Centrale, in Mesopotamia e nell'Africa del Nord. In ognuno di questi casi, un'evidenza dell'accresciuta aridità e dell'abbandono di terra coincide con delle pressioni migratorie negli insediamenti dotati di presenza idrica, così come quelle delle oasi o dei fiumi esotici. L'Asia Centrale ha anche sperimentato un abbassamento nei livelli dei laghi e nei letti dei fiumi coincidenti con l'instabilità climatica e l'aridità, che stimolarono l'abbandono degli ampi bacini dei laghi o dell'irrigazione delle comunità agricole.

 

Delle colonizzazioni sul Nilo o il Tigri e l'Eufrate, così come nelle zone umide degli altipiani del Levante, dell'Anatolia e dell'Iran, sono state invase e conquistate da popoli che abbandonavano l'Arabia e/o l'Asia Centrale, che continuava ad inaridirsi. Nuovi stati centrali dispotici emersero successivamente. La tomba, il tempio e l'architettura di fortificazione, con l'evidenza di un omicidio rituale della vedova (oppure della della madre, quando esso è compiuto dal figlio maggiore), la deformazione del cranio, l'accento sul cavallo e il cammello, e la crescita del militarismo appaiono in seguito alle invasioni in quasi tutti i casi che ho studiato.

 

A mano a mano che questi nuovi stati centrali dispotici crescevano di potere, essi estendevano i loro territori, qualche volta per conquistare le tribù pastorali nomadi ancora presenti nella steppa instato di inaridimento. Alcuni di questi stati dispotici invadono periodicamente le terre umide adiacenti la Saharasia per estendere i loro territori. Essi conquistano sia le popolazioni locali nelle terre umide oppure, se non vi riescono, provocavano delle reazioni difensive tra di esse, la qual cosa può essere osservata nella conseguente apparizione delle fortificazioni, di tecnologia delle armi e da un livello intermedio di patrismo in queste regioni umide. Altri stati dispotici Saharasiani spariscono eventualmente dai libri di storia a mano a mano che l'aridità si intensificava e si inaridivano (DeMeo 1985, capitolo 6).

 

La Diffusione del Patrismo nei Paesi Limitrofi della Saharasia


Il Patrismo è apparso nei paesi limitrofi umidi della Saharasia dopo, e soltanto dopo che si era sviluppato nel cuore della Saharasia che si stava inarridendo. Con la progressione dell'aridità nella Saharasia, e con la risposta armata, patrista opprimeva in modo crescente le popolazioni saharaiane, delle migrazioni fuori dalle regioni aride ponevano sempre più tali popoli in contatto con le popolazioni più pacifiche delle terre limitrofe più umide della Saharasia. In modo crescente, le migrazioni fuori dalla Saharasia prendono posto sotto forma di invasioni massicce dei territori confinanti più fertili.

 

In queste terre limitrofe, il patrismo mise radici non grazie alla desertificazione o a causa dei traumi dovuti alla carestia, ma attraverso lo sterminio e la sostituzione delle popolazioni matriste originarie da parte dei gruppi patristi invasori, o attraverso l'adozione forzata di nuove istituzioni sociali patriste introdotte dai popoli conquistatori invasori. Ad esempio, l'Europa era invasa in modo continuo dal 4.000 prima della nostra era da popoli dell'Ascia come i Kurgan, Sciti, Sarmati, Unni, Arabi, Mongoli e Turchi. Ognuno di essi si sostituì all'altro facendosi la guerra, conquistando, saccheggiando e in genere trasformando l'Europa in senso  fortemente patristico. Le istituzioni sociali europee si orientarono progressivamente dal matrismo al patrismo, con le parti più occidentali d'Europa, soprattutto la (Grande Bretagna e la Scandinavia, svilupparono verso condizioni patristiche più tardi e sotto una forma più diluita rispetto al Mediterraneo o all'Europa orientale, che furono più profondamente influenzate dai popoli Saharasiani.

 

Attraverso il Vecchio Mondo, nelle parti più umide della Cina, delle condizioni matriste più pacifiche prevalsero sino all'arrivo dei primi invasori patristi estremisti, i Shang ed i Chou, 2.000 anni prima della nostra era. Delle invasioni successive degli Unni, Mongoli e altri avrebbero rafforzato il patrismo nella Cine umida. La cultura Giapponese rimase matrista un po' più a lungo, dato l'isolamento dovuto al Mar della Cina e l'area Coreana, sino all'arrivo dei primi gruppi patristi invasori dal cintinent Asiatico, come gli Yayoi, intorno al 1.000 avanti la nostra era. Nell'Asia del Sud, le colonie pacifiche, ampiamente matriste e guerrieri provenienti dall'Asia Centrale.

 

Il patrismo si estese in seguito in India e si intensificò durante i secoli successivi con le invasioni degli Unni, degli Arabi e dei Mongoli, provenienti dall'Asia Centrale. Il matrismo prevalse in modo simile nell'Asia Sud orientale sino all'assalto delle migrazioni e invasioni patriste successive, a volte per via terrestre altre per via marittima, a partire dagli stati patristi monarchici della Cina, dell'India, del'Africa e delle regioni Islamiche. Nell'Africa sub-sahariana un'evidenza disponibile suggerisce che il patrismo è dapprima apparso con l'arrivo dei diversi popoli migranti in direzione sud, all'incirca nell'epoca in cui l'Africa del Nord si inaridiva e venne abbandonata. Le influenze Faraoniche Egiziane, Cartaginesi, Greche, Romane, Bizantine, Bantù, Arabe, Turche ed Europee coloniali accrebbero il patrismo Africano negli anni seguenti (DeMeo 1985, Capitolo 6, 1986).


I modelli geografici nelle migrazioni, le invasioni e nella colonizzazione colpiscono molto. Due zone maggiori nel cuore del patrismo appaiono nei dati dopo il 4.000 prima della nostra era, l'una in Arabia e l'altra in Asia Centrale, le terre rispettive a partire dalle quali i popoli Semiti ed indo-ariani migrarono (Figure 3). Erano anche le prime parti della Saharasia a iniziare ad inaridirsi, benché altre parti della Saharasia cominciavano a prosciugarsi e a convertirsi al patrismo in pochi secoli. Un altro aspetto storico di queste irruzioni dal deserto di nomadi guerrieri possono essere osservati nelle Figure 4 e 5, che ritraggono i territori occupati in un momento e in un altro successivo rispettivamente dagli Arabi e i Turchi (Jordan & Rowntree 1979; Pitcher 1972). I territori di questi due gruppi, che furono gli ultimi di una serie di invasori provenienti dall'Arabia e dall'Asia Centrale, ricoprono totalmente al 100% la Saharasia desertica, espandendosi verso l'esterno nei paesi limitrofi più umidi.

demeoD.gifFigura 3. Percorsi di diffusione della cultura umana armata (complesso culturale patrista) nel Vecchio Mondo, per il periodo che inizia da 4.000 anni prima della nostra era. 1. Centro Arabico; Centro dell'Asia Centrale.

 

 

 

Figura 4. Zone influenzate o occupate dagli eserciti Arabi dal 632 d. C. (da: Jordan & Rowntree, 1979)
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Figura 5. Zone Influenzate o occupate dagli eserciti Turchi dal 1540 d. C. (da: Pitcher, 1972).


 

Questi fatti geografici spiegano perché il matrismo era preservato su una grande estensione in queste regioni per la maggior parte distanti dalla Saharasia. Le regioni alla periferia della Saharasia (soprattutto le isole), come l'Inghilterra, Creta, la Scandinavia, l'Artico asiatico, l'Africa del Sud, l'India del Sud, il Sud Est Asiatico e l'Asia insulare, dimostrano una relazione storica ulteriore con una adozione del patrismo, e una diluzione conseguente del patrismo con delle istituzioni sociali matriste indigene preesistenti. A partire dalle più diverse fonti utilizzate per costruire la mia base di dati, la Figura 3 è stata sviluppata per suggerire dei modelli di diffusione del patrismo all'interno del Vecchio Mondo. I vettori sono soltanto una prima approssimazione, ma sono in accordo con gli studi precedenti con le migrazioni e la diffusione dei popoli. Questi modelli geografici, presi dalla letteratura archeologica e dalla storia, sono supportati in modo indipendente da un modello spaziale molto simile nei dati antropologici più recenti, come quelli forniti in Figura 1, La Carta Mondiale del Comportamento.

 

 

La diffusione del patrismo in Oceania e nel Nuovo Mondo

 

Queste osservazioni concernenti le migrazioni patriste devono essere estese allo scopo di includere la diffusione trans-oceaniche del patrismo proveneienti dal Vecchio Mondo, attraverso l'Oceania e probabilmente anche dal Nuovo Mondo. Una mappa delle vie suggerite è data nella Figura 6, che non attribuiscenessuna altra regione fonte per il patrismo se non la Saharasia. Quest'ultima mappa era derivata dalle diverse mappe presentate presentate in precedenza, compresa la Carta del Comportamento Mondiale, e così per le altre fonti fornite nella mia dissertazione. Una ricerca addizioanle sarebbe molto necessaria per confermare o chiarire queste vie suggerite. È significativo che il patrismo nelle Americhe era identificato nella Carta Mondiale del Comportamento innanzitutto tra le popolazioni che vivevano lungo le coste o tra quelle i cui antenati svilupparono le loro comunità patriste più antiche su delle regioni costiere.

 

Inoltre, è significativo che i popoli patristi antichi delle Americhe erano della stessa cultura per le quali altri hanno indicato, sulla base di materiale culturale, artistico o linguistico, una connessione precolombiana con gli stati patristi che navigavano sull'oceano e che appartenevano al Vecchio Mondo [6]. Tuttavia, un patrismo più limitato si è sviluppato indipendentemente in Oceania e nel Nuovo Mondo attraverso un meccanismo di deserto-carestia-migrazione simile a quello dimostrato per la Saharasia, probabilmente all'interno del Deserto Australiano, nel Grande Bacino arido dell'America del Nord, e/o del deserto di Atacama (DeMeo 1986, Capitolo 7).

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demeoF.gifFigura 6. Modelli suggeriti di diffusione del patrismo intorno al mondo, prima di Cristoforo Colombo e della migrazione europea.

 

 

CONCLUSIONI

 

 

La teoria delle origini Saharasiane del patrismo armato è stata sviluppata secondo un esame geografico sistematico di dati archeologici, storici e antropologici. La cartografia di questi diversi dati è stata effettuata allo scopo di capire meglio la genesi del patrismo e testare la pertinenza predittiva delle ipotesi di base di partenza. Questo è stato compiuto attraverso l'esame delle dimensioni geografiche delle istituzioni sociali specifiche sia che intralciano gli impulsi di legami biologici di base madre-figlio e uomo-donna, o che indicano un livello elevato di dominio maschile, di gerarchia sociale e di aggressione distruttrice. In quanto tale, le ipotesi di base di partenza dello studio, e cioè la teoria sessuo-economica del comportamento umano, gli schemi matristi-patristi ed i legami causali tra la desertificazione e il patrismo sono stati inoltre verificati e rafforzati. Queste scoperte suggeriscono fortemente che le componenti innate del comportamento sono limitate negli aspetti diretti verso il piacere di vita e della vita sociale, che trasmettono un istinto di sopravvivenza e dei vantaggi legali alla salute per i figli in crescita, e lo sforzo per preservare l'unità sociale. Sono i comportamenti matristi e le istituzioni sociali che sostengono e proteggono le funzioni di legami tra i figli neonati e le loro madri, che nutrono il bambino attraverso le sue diverse tappe di sviluppo, e che incoraggiano e proteggono i legami d'amore e di eccitazione del piacere che si sviluppano spontaneamente tra i giovani maschi e femmine.

 

Da questi impulsi biologici diretti verso il piacere sono scaturite altre tendenze socialmente cooperative, e delle istituzioni sociali esaltanti la vita e protettice di vite. Abbiamo dimostrato che tali impulsi e comportamenti, filo-bambini, filo-femminili, orientati verso il piacere e la positività del sesso, esistevano in modo predominante in tempi molto recenti al di fuori dei legami della fascia del deserto Saharasiano. Tuttavia, erano all'inizio le forme dominanti di comportamento e di organizzazione sociale ovunque sul pianeta, prima che l'inaridimento del Vecchio Mondo non avvenisse. Data la nuova prova qui presentata, il patrismo, per includere le sue componenti di abuso di bambini, di subordinazione della donna, di repressione sessuale e agressivamente distruttori, è meglio e più semplicemente spiegato come una risposta emotiva e culturale scaturita dalle condizioni traumatiche della carestia che si sono sviluppate quando la Saharasia si è inaridita 4000 anni prima della nostra era, una risposta che si è estesa successivamente fuori dal deserto attraverso la diffuzione dei popoli colpiti e traumatizzati, e le loro istituzioni sociali alterate.

 

 

 

NOTE

 

[4] Le 15

 

 

 

 

 

 

 

variables étaient: Tabous sexuels de la Femme Avant le Mariage, Ségrégation des Garçons adolescents, Mutilations Génitales des Males, Prix de l'Epousée, Organisation Familiale, Résidence Maritale, Tabou sexuel Post Partum, Groupes de Parents, Descendance, Héritage de Terres, Héritage de Propriété Mobile, Grand Dieu, Stratification de Classe, Stratification de Caste et d'Esclavage.

 

[5] Mon étude fut possible seulement grace à d'excellents travaux antérieurs de beaucoup d'autres scientifiques. Outre le travail de Reich, mes idées sur les transformations culturelles et environnementales proviennent dans une large mesure des travaux de Bell (1971), Gimbutas (1965), Huntington ( 1907, 1911), Stone (1976) et Velikovsky (1950, 1984), bien que j'assume une totale responsabilité pour les conclusions et cartes présentées ici.

 

[6] Cette découverte récuse directement l'assertion que tous les peuples pré Colombiens du Nouveau Monde soient arrivés en migrant à travers le Détroit de Behring pendant les périodes de glaciation tournant autour de 10,000 avant notre ère. Si le patrisme avait été apporté dans le Nouveau Monde à cette époque, il aurait été distribué de manière homogène. La quantité et la qualité des données supportant l'idée de contacts pré Colombiens a grossie de manière énorme dans les années récentes. Pour un sommaire d'une telle évidence, voir Chapitre 7 de DeMeo, 1986.

 

 

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Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia 01 di 02.

Link al post originale:

http://www.orgonelab.org/saharasia_fr.htm

Figure 6. Modèles Suggérés de Diffusion du Patrisme Autour du Monde. Avant Christophe Colomb et la migration Européenne

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19 maggio 2012 6 19 /05 /maggio /2012 16:00

Strutture sommerse di Yonaguni

 

yonaguni_modello.jpg

Modello della struttura sommersa di Yonaguni.


di Robert Schoch


 

Kihachiro-Aratake.jpgNel 1985 un sommozzatore, Kihachiro Aratake, tuffatosi per andare ad osservare degli squali al largo delle coste più a Sud dell'isola giapponese Yonaguni Jima, scopre delle strutture enigmatiche. Il professor Masaaki Kimura, dell'Università di Ryukyus a Okinawa (Giappone), studia le strutture per molti anni, e matura la convinzione che esse siano delle costruzioni umane.

 

hancock_lo_specchio_del_cielo.JPGIn occasione dell'uscita del suo libro Heaven's Mirror [Lo specchio del cielo], lo scrittore Graham Hancock invita il dottor Robert Schoch a venire a dare la sua opinione in quanto all'origine "naturale" o "umana" di queste strutture, nel quadro di una trilogia televisiva intitolata "La ricerca delle civiltà perdute". Schoch accetta e giunge in Giappone nel settembre nel 1997.

 

Okinawa3.jpgIl dottor Schoch pensa che la struttura è in maggior parte, forse in totalità, naturale. Però non tutti i geologi sono d'accordo con Schoch, e delle scoperte al largo delle coste diCuba, così come in India, nel golfo di Cambay, ne fanno più probabilmente una struttura al minimo "terraformata", e cioè di origine naturale ma i cui aspetti sono stati migliorati dalla mano dell'uomo.

 

hancock_civilta_sommerse.jpgI documentari Flooded Kingdoms of the Ice Age della catena televisiva britannica Channel 4, diffuse nel febbraio e marzo 2002 e che accompagnarono la pubblicazione del nuovo libro Underworld [Mondi sommersi] di Hancock, danno notizie dettagliate sulle scoperte effettuate a profondità che giungono sino ai 300 piedi su delle grandi scogliere costiere, e nel Mediterraneo vicino a Malta.

 

Okinawa_5.jpgQuesta scoperte mostrano chiaramente che, nel corso dell'ultima era glaciale, la civiltà si è sviluppata su ciò che erano allora le regioni costiere di numerose località del mondo che, malgrado le glaciazioni più a Nord, godevano sempre di un clima molto gradevole e temperato. Queste antiche colonizzazioni apparivano essere state dei siti urbani ben più avanzati che i nostri attuali modelli della preistoria sono pronti ad assimilarlo, ma la loro esistenza è semplicemente tanto reale quanto il fatto che esse furono sommerse durante la fine dell'era glaciale, al limite del Pleistocene e dell'Olocene. Il dottor Schoch si mette allora a lavorare su Yonaguni Jima con il geologo marino di fama il professor Kimura, convinto che si tratti di strutture dovute alla mano dell'uomo, contrariamente a Schoch.


Okinawa_4.jpgCiò che segue è la dettagliata discussione di Schoch: Da decenni, di fatto da secoli e anche da millenni, alcuni ricercatori e scrittori hannoricercato la verità dietro il continente perduto dell'Atlantide di Platone (generalmente, ma non sempre considerato come localizzato sia nel mar Mediterraneo o l'oceano Atlantico), o il continente fratello presunto dell'Atlantide nell'oceano Indiano o Pacifico, designati alternativamente come Mu o Lemuria. Secondo una interpretazione letterale della cronologia di Platone, l'Atlantide fu distrutta da un cataclisma tra il 9.500 e il 9.600 a. C., e la presunta civiltà di Mu è considerata come anteriore.

 

Okinawa_Location_of_the_Ryukyu_Islands.JPGLocalizzazione dell'arcipelago Ryukyu posto tra il Giappone meridionale e il Mar cinese.

 


 

Okinawa_6.jpgOggi resta ciò che è considerato da alcuni come la prova tangibile di una civiltà perduta, molto sofisticata, e molto antica, localizzata sotto il mare nella regione di Okinawa. Potrebbe essere Mu o Lemuria?

 

Le strutture scoperte sinora si trovano al largo delle coste di Okinawa e di diverse isole della della catena dell'isola Ryukyu, in Giappone. La più nota e la più spettacolare di queste strutture è quella situata al largo della costa Sud dell'isola Yonaguni, una piccola (circa 10 km per 4 km) isola giapponese situata all'Est di Taiwan e a Ovest delle isole Ishigaki e Iriomote nel Mare della Cina orientale.

 

Okinawa_7.gifLa struttura al largo della costa di Yonaguni è stata descritta come "la più antica costruzione del mondo" [Barot 1998], dalla forma di una "ziggurat di pietra" risalente all'8000 a. C. [Barot 1998]. Se le cose stanno effetivamente così, ciò ne farebbe una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi 50 anni.


Okinawa8.gifAllo scopo di valutare il sito, ho visitato Yonaguni in 2 occasioni distinte (nel settembre 1997 su invito dell'uomo d'affari M. Yasuo Watanabe, e nei mesi di luglio-agosto 1988 in quanto membro del progetto archeologico sottomarino "Equipe Atlantide").

 

Ad ogni soggiorno feci diverse immersioni sul sito. il "Monumento di Yonaguni", come chiamo questa struttura, ha superficialmente la forma di una struttura a piattaforma o di piramide a gradoni. È stata paragonata a diverse strutture piramidali e templi delle Americhe, come l'antico "Tempio del Sole" presso Trujillo nel Nord del Perù [Joseph 1997, pp. 4-5].


Okinawa_9.gifIl Monumento di Yonaguni ha più di 50 m di lunghezza nella direzione Nord-Sud. La cima della struttura si trova a circa 5 metri sotto il livello del mare, mentre la base è a circa 25 metri dalla superficie.

 

È una struttura asimmmetrica con ciò che sembrano essere dei gradini di pietra ciclopiche esposte sulla sua facciata Sud. Questi gradini variano da meno di 50 cm ad alcuni metri di altezza. Quando si guardano le fotografie del Monumento di Yonaguni numerose persone hanno l'impressione, per via della regolarità delle pareti rocciose, dei gradini  e degli angoli acuti formati dalla pietra, che si tratti di una struttura artificiale.

 

Okinawa_10.gifLe pareti rocciose sembrano essere delle pietre erette. Se si tratta di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo, allora è ragionevole pensare che non è stata costruita o scolpita sotto l'acqua ma in un'epoca in cui questa regione si trovava sopra il livello del mare.

 

Infatti, questa regione ha conosciuto dei grandi innalzamenti del livello del mare sia durante sia dopo il Pleistocene (L'era glaciale) e dopo delle curve standard ben stabilite degli innalzamenti dei livelli del mare in questa regione, il Monumento di Yonaguni potrebbe essere stato sopra il livello del mare circa 8.000-10.000 anni fa. Si può dunque immaginare con un certo grado di probabilità che il Monumento di Yonaguni è una costruzione fatta dalla mano dell'uomo che deve quindi essere antica di almeno 8.000 anni.

 

Okinawa_Masaaki-Kimura.pngIl dottor Masaaki Kimura, professore del Dipartimento di Fisica e delle Scienze della Terra all'Università di Ryukyus (Okinawa), ha diretto un progetto di cartografia sottomarina esaustivo del Monumento di Yonaguni.

 

Durante i miei soggiorni in Giappone ho avuto occasione di far visita al dottor Kimura alcune volte, sia sul sito di Yonaguni sia nel suo ufficio di Okinawa. Sulla base dei suoi lavori, il dottor Kimura ha sposato la sua veduta secondo la quale il Monumento di Yonaguni è, nel suo insieme, una struttura artificiale. Se le cose stanno così, allora il monumento di Yonaguni appare come la testimonianza di una civiltà sino ad allora sconosciuta, benché molto precoce e molto sofisticata (forse legata ai templi Wat di Angkor in Cambogia?).

 

Okinawa 1

Nel corso delle mie ricerche sul Monumento di Yonaguni, una delle prime cose che ho scoperto è che la struttura è, per quanto lo possa determinare, interamente composta da rocce di fondo solide "viventi". Nessuna parte del monumento è costruita con blocchi separati che sono stati posizionati. È un punto importante, perché dei blocchi di roccia scolpiti e sistemati avrebbero indicato senza dubbio un'origine umana della struttura- di cui non ho sino ad oggi potuto trovare nessun indizio.

 

Durante le mie prime immersioni nel settembre del 1997 fu impossibilitato nel determinare, anche in modo generico, di cosa la roccia del Monumento di Yonaguni fosse composta. Ciò fu dovuto al fatto che le superfici delle rocce erano ricoperte da alcuni organismi (alghe, coralli, spugne e altro ancora) che nascondevano le superfici reali. Penso che questo strato di materiali organici tende a far apparire le superfici del Monumento di Yonaguni più regolari e omogenee di quanto non siano in realtà. Questo in parte, aumenta l'impressione che deve trattarsi di una struttura artificiale, fatta dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa 2Durante le mie immersioni successive passai del tempo a raschiar via gli organismi dalle rocce in diversi punti, allo scopo di ottenere delle vedute delle vere facce rocciose, e portai anche dei campioni di roccia in superficie. Il Monumento di Yonaguni è in massima parte composto da arenaria media molto fine e di argillite del gruppo di Yaeyama del miocene inferiore (le rocce stesse furono depositate circa 20 milioni di anni fa). Queste rocce contengono numerose superfici orizzontali ben definite che gli strati separano distintamente.

 

Okinawa_11.gifLe rocce di questo gruppo sono anche quadrettate da un gran numero di giunture e di fratture parallele e verticali (in rapporto ai piani orizzontali delle rocce). Yonaguni si trova in una regione propizia ai terremotiu; tali sismi tendono a fratturare le rocce in modo regolare. Più comparavo le caratteristiche naturali, ma molto regolari, dovute al clima o all'erosione osservate sulla costa moderna dell'isola con le caratteristiche strutturali del Monument di Yonaguni, più mi convincevo che il Monumento di Yonaguni è principalmente il risultato del lavoro di processi naturali geologici e geomorfologici.


In superficie trovavo anche delle depressioni e cavità che si erano formate naturalmente e che somigliavano esattamente ai supposti "buchi per pilatri" che alcuni ricercatori avevano notato sul Monumento di Yonaguni sottomarino. Ho anche trascorso un tempo considerevole a percorrere in lungo e in largo l'Isola di Yonaguni allo scopo di esaminare e capire la geologia e la geomorfologia locali dell'isola.

 

Okinawa_12.gifLungo le coste Sud-Est e Nord-Est dell'isola Yonaguni il Gruppo di arenaria di Yaeyama è particolarmente esposto, e potrei osservarli erodersi sotto le condizioni di vento e di acqua attuali. Mi convinsi che attualmente, alla superficie, l'azione delle onde e delle maree è responsabile dell'erosione e della distruzione delle arenarie in un modo per cui rimangono delle strutture molto regolari e delle terrazze.

 

Okinawa_13.gifPer essere equo in rapporto alla posizione del dottor Kimura, devo stipulare che egli pensa che almeno alcune delle caratteristiche in superficie che interpreto come il risultato di un'erosione naturale dovute al clima sono sia il risultato di una modificazione dovuta agli uomini. Tuttavia, non ho potuto trovare alcun elemento in superficie (come dei segni di utensili sulla superficie delle rocce o dei blocchi tagliati che furono spostati lì) che, secondo me, avrebbero sorretto la controversia sull'artificialità.

 

Okinawa_14.gifDi sicuro, ho avuto poco tempo a disposizione per ricercare tali elementi, e il fatto che non ne ho trovati non vuol dire che non esistano. Tuttavia, sino ad oggi sulla base delle mie scoperte e analisi, non posso essere d'accordo con la conclusione del dottor Kimura secondo la quale il Monumento di Yonaguni è soprattutto una struttura creata dalla mano dell'uomo.

 

Okinawa_15.gifLa mia ipotesi di lavoro attuale è che il Monumento di Yonaguni è soprattutto di origine naturale; e cioè, che la sua struttura globale è il risultato di processi geologici e geomorfologici naturali. Penso che dovrebbe essere considerato come una struttura soprattutto naturale finché maggiori elementi indicanti il contrario non siano trovati. Tuttavia, non penso in alcun modo che si tratti di un caso totalmente chiuso. La questione della genes - artificiale o naturale - potrebbe non essere una questione con una risposta assoluta.

 

Okinawa_16.gifDovremmo anche considerare la possibilità che il Monumento di Yonaguni sia fondamentalmente una struttura naturale che fu utilizzata, migliorata, e modificata dagli uomini in tempi remoti.

 

Sembra che vi sia sull'Isola di Yonaguni e altrove nella regione di Okinawa una tradizione antica di modificazione, miglioramento e estensione della natura. Vi sono su Yonaguni tombe molto antiche (di età ignota, ma probabilmente antiche di migliaia di anni) che mostrano uno stile paragonabile alla "architettura del Monumento di Yonaguni. Vi sono anche altri elementi che vanno nel senso di un'opera umana sulla roccia locale di Yonaguni.

 

Yonaguni01.jpgDisperse in tutta l'isola, si trovano dei "vascelli" di pietra molto antichi di età sconosciuta, evidentemente scolpiti dall'uomo. Sono composti da roccia locale, e non sono stati chiaramente realizzati né trasportati sull'isola in epoche recenti (cioè, più o meno durante gli ultimi 500 anni. Quest vascelli di pietra restano una specie di mistero, così come il Monumento di Yonaguni e altre strutture sommerse della regione di Okinawa.

 

Su Yonaguni sono state trovati degli utensili di pietra superbamente tagliata che avrebbero potuto essere utilizzati per scolpire  alcuni dei vascelli di pietra e altri oggetti, così come per modificare il Monumento di Yonaguni oggi ubicato sotto le acque.

 

Yonaguni02.jpgAnche se si tratta di una struttura soprattutto naturale, potrebbe essere stata realizzata  per servire da fondamenta per delle costruzione di pietra, di tronchi di legno o di terra distrutti successivamente. Potrebbe anche essere servita da porto per un popolo marittimo. Penso che l'arte e l'architettura della regione potrebbe essere stata influenzata dalla geomorfologia naturale del Monumento di Yonaguni e da strutture simili.

 

Nel corso degli ultimi anni, il professor Kimura ha forse addolcito un po' la sua posizione  in quanto alla proporzione nella quale il Monumento di Yonaguni è "fatto dalla mano dell'uomo" o "artificiale"e quella nella quale è "naturale". Più di recente il dottor Kimura parlava del Monumento di Yonaguni e di strutture collegate come essendo state "terraformate", e cioè delle caratteristiche geologiche manipolate o modificate dalla mano dell'uomo.

 

Yonaguni03.JPGQuesta essenzialmente la posizione alla quale sono giunto, e dunque forse il dottor Kimura e io convergiamo nelle nostre opinioni sul Monumento di Yonaguni. Se esiste una provadi una modificazione umana di una struttura naturale al largo della costa dell'Isola di Yonaguni, perché i popoli dei tempi antichi si interessarono a questo luogo particolare? Un suggerimento è che 10.000 annni fa Yonaguni era situata presso il Tropico del Cancro.

 

Oggi il Tropico del Cancro è situato approssimativamente a 23° 27'' di latitudine Nord, mentre l'Isola di Yonaguni è situata a 1° pieno più a Nord. Tuttavia, la posizione del Tropico del Cancro varia nei millennio, almeno dai 22° ai 24°, secondo un ciclo di 41.000 anni.

 

Verso l'8.000 a. C. il Monumento di Yonaguni era situato presso il Tropico del Cancro. Forse era il sito di un altare orientato astronomicamente.

 

In conclusione, sulla base della mia ricognizione preliminare del Monumento di Yonaguni, non sono ancora del tutto convinto che si tratti di una struttura artificiale - ma a mio avviso, anche se essa è soprattutto naturale, potrebbe essere stata modificata da azioni umana in epoche remote. Queste strutture meritano un esame più approfondito.


 

 

Robert Schoch

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

 

Références:


Heaven's Mirror: Quest for the Lost Civilization di Graham Hancock et Santha Faiia (Londres, Michael Joseph 1998); Tr. it.: Lo specchio del cielo, Corbaccio, Milano, 1998. 

 

Voices of the Rocks: A Scientist Looks at Catastrophes and Ancient Civilizations de Robert M. Schoch et Robert Aquinas McNally (New York: Harmony, Crown Publishing Group, Random House 1999); Tr. it.: La voce delle pietre, Marco Tropea Editore, Milano, 2001.


LINK al post originale:

 Structures englouties de Yonaguni 

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26 luglio 2011 2 26 /07 /luglio /2011 21:12

Göbekli Tepe

 

 

 

Gopekli_Tepe--ricostruzione.jpg

Il più antico tempio del mondo


 

di Phil Coppens

 

 

Un tempio antico di 12.000 anni che è oggetto di scavi in Turchia sta riscrivendo la storia. Sembra appartenere ad una civiltà più vasta sino ad ora sconosciuta e che si sta scoprendo lentamente.

 

 

 

 

Turkey_location_map.svg.png

 

 

 

Cinque millenni ci separano dalla nascita dell'Egitto antico verso il 3100 a. C. Aggiungiamo ancora cinque millenni e siamo nel 8100 a. C., l'inizio dell'era del Cancro. Aggiungiamo un altro millennio e mezzo ed otteniamo la data in cui Göbekli Tepe, è stata costruita negli altipiani della Turchia vicino alle frontiere irachena e siriana.

 

 

 

gobeklitepe_nov08_11.jpg

 

 

Archeologicamente classificato come sito preceramico, un periodo neolitico (verso il 9.600-7.300 a. C.), il tempio più antico del mondo è situato nella prima parte di quest'epoca ed è stato datato al carbonio 14 al 9.500 a. C. È l'epoca in cui sarebbe sparita l'Atlantide di Platone. Ed è stato costruito 5.000 anni prima dell'emergere di ciò che molti considerano come la civiltà più antica Sumer, non molto distante da Göbekli Tepe quando si discende l'Eufrate e si lasciano gli altipiani dei monti Taurus in Turchia.

 

 

Ricostruzione 3D di Göbekli Tepe 

 

Göbekli Tepe è un sito incredibile. David Lewis-Williams, professore di Archeologia all'Università di Witwatersrand a Johannesburg, dichiara che "Göbekli Tepe è il sito archeologico più importante del mondo". Si tratta di una piccola collina all'orizzonte, a 15 chilometri a nord-ovest della città di Sanliurfa, più comunemente conosciuta con il nome di Urfa, che è stata legate con l'Abramo biblico (alcuni pretendono che Urfa era la città di Ur menzionata nella Bibbia) e che ha un tempo accolto il Santo Mandylion, on legame con la Passione del Cristo. Anche conosciuto con il nome di Edessa, Urfa è sul bordo della zona piovosa dei monti Taurus, fonte del fiume che attraversa la città e raggiunge l'Eufrate. Urfa era (ed è ancora) un'oasi, il che potrebbe spiegare perché Göbekli Tepe è stata costuita nelle vicinanze. Una statua di grandezza naturale in calcare che è stata trovata ad Urfa, presso lo stagno Bailli Gol, è stata datata al carbonio 14 tra i 10.000 e 9.000 anni a. C., il che ne fa la più antica scultura in pietra mai scoperta. I suoi occhi sono fatti di ossidiana.
Goebekli_Tepe_sito_satellite.jpgSito Göbekli Tepe.

Un vecchio pastore curdo, Savak Yildiz, ha scoperto la vera natura di Göbekli Tepe nell'ottobre del 1994, quando, scorgendo qualcosa, ne rimosse la polvere che espose una grande pietra di forma oblunga. Uno scavo del sito era stato effettuato dall'archeologo americano Peter Benoît nel lontano 1963, ma identificò la zona come un cimitero bizantino. Quando gli scavi dell'archeologo tedesco Harald Hauptmann e Adnan Misir e Eyüp Bucak del Museo di Urfa hanno iniziato nel 1995, hanno subito capito che il sito era qualcosa di più.

il_vecchio_pastore_Savak-Yildiz.jpgIl vecchio pastore Savak Yildiz.

 

Göbekli Tepe è una serie di strutture di circoli ed ovali situati soprattutto sui pendii di una collina, conosciuta con il nome Göbekli Tepe Ziyaret. "Ziyaret" significa "visita", ma questo è spesso escluso da questo nome. Alcuni traducono "Göbekli Tepe" con "Ombelico del Mondo", "Göbek" non significa "ombelico" o "ventre" e "Tepe" significa "colline", la traduzione più corretta del nome del sito deve essere "la collina panciuta".

 

I media sensazionalisti hanno fatto per di più dei tentativi per legare Göbekli Tepe con il giardino biblico  dell'Eden. Göbekli Tepe è molto antica, ma non è unica, né un giardino. Tuttavia, durante gli ultimi 50 anni, l'epoca dell'inizio della civiltà è stata progressivamente spostata indietro rispetto all'ascesa della civiltà sumera sino alla costruzione di Göbekli Tepe. Ahimé, questo spostamento non ha ricevuto l'attenzione che meritava.

 

 

Retrodatare la nascita della civiltà 

 

 

La scoperta della biblica città di Gerico e delle sue mura in pietra, datata a circa l'8.000 a. C. fu la prima a sospingere la data di nascita della "civiltà". ‘Ain Ghazal che è spesso considerata come un sito gemello di Gerico con i suoi 15 ettari, è il più grande sito neolitico del Medio Oriente ed è quattro volte più grande di Gerico. L'americano Gary O. Rollefson, il suo principale archeologo, è stato capace di datare la città al 7.250 a. C., ed esistono prove che l'agricoltura nella regione risale al 6.000 a. C. più tardi della creazione della città stessa. Al suo apogeo, 2.000 persone vivevano a Ain Ghazal.


Ain_Ghazal.jpgSito di Ain Ghazal

 

 

 

ainghazal_statua.jpgStatua di divinità o antenati da Ain Ghazal

 

 

 

Tuttavia, nel 5.000 a. C. la città è completamente deserta. Trenta statue sono state scoperte, misuranti dai 35 ai 90 centimetri, sono degli esseri umani apparentemente, ma che potrebbero rappresentare delle divinità o gli spiriti degli antenati. La scoperta di Gerico dà ulteriore peso all'argomento secondo il quale la Bibbia è storia, non un mito. Ma quando si viene a sapere successivamente che esistevano anche dei siti più antichi di Gerico, "sfortunatamente" che non si trovano in Palestina, ma più a nord, in Anatolia, nel sud-est della Turchia, l'interesse dei media per queste nuove scoperte sembra esaurirsi.

 

Il più famoso di questi siti è Çatal Höyük. È stato scoperto nel 1958 dall'archeologo britannico James Mellaart, che ha cominciato gli scavi nel 1961 e che ha infine datatoil sito tra il 7.500 ed il 5.700 a. C. È il più grande ed il meglio conservato dei siti neolitici scoperti sinora. Mellaart lo ha descritto come una "Roma del neolitico", ed essa è veramente degna di questo nome: "città". Le sue costruzioni mostrano dei segni evidenti che i suoi abitanti possedevano una religione, etichettata da alcuni come un culto della Dea Madre, benché questa teoria sia stata oggetto di numerose controversie.


catal_huyuk_metropoli_neolitica.jpgIl sito neolitico di Çatal Höyük, 6.500-5.500 a. C.

 

 

 

Ciò che sappiamo, è che i morti erano sepolti sotto il pavimento degli edifici, e che molte di queste strutture contengono delle rappresentazioni di tori. Alcune persone hanno anche lasciato intendere che esiste probabilmente un'origine comune tra Çatal Höyük e la civiltà minoica di Creta, a dispetto del fatto che le separino 3.000 anni.


toro_Creta.jpgCreta, Ryton a testa di toro, 1.500 a. C.

 

 

Çatal Höyük era la prima di alcune scoperte che hanno svelato lentamente la storia antica della regione turca. Göbekli Tepe non è che uno dei numerosi siti molto antichi ed è il più antico scoperto sino ad oggi. Tuttavia, l'esistenza di questi siti non è stata segnalata che sulla stampa specializzata, benché ogni sito abbia un carattere sensazionale.


creta_tauromachia.jpgCreta, scena di tauromachia.

 

 

 

creta_monumento_corna_taurine.jpgCreta, monumento a forma di corna taurine

 

Il sito di Çayönü, situato a circa 96 chilometri da Göbekli Tepe, è conforme ad una concezione che è nota come "pianta a griglia". Ciò rivela che una pianificazione minuziosa entrò nella sua costruzione. Gli Americani Linda e Robert Braidwood, in collaborazione con l'archeologo turco Halet Cambel, hanno cominciato a scavare Çayönü nel 1964 ed hanno constatato che i piani delle costruzioni erano fatte di granito (calce viva e argilla), anche se al momento della scoperta, si pensò che ciò era stato utilizzato dapprima dai Romani. Il sito ha anche rivelato l'utilizzo di metalli e la prima prova della fusione del rame, benché alcuni sostengano, tuttavia, che il rame sia stato martellato a freddo piuttosto che fuso. L'utilizzazione del rame non è una sorpresa totale, perché il sito è a portata dei giacimenti di minerale di rame (ed anche di ossidiana) di Ergani nella vicina provincia di Diyarbakir. E tutto ciò in un sito datato tra il 7500-6600 a. C. Çayönü è spesso considerato come il sito in cui cominciò l'era che doveva approdare a Çatal Höyük.


cayonu.jpgIl sito di Çayönü, distante appena 96 km da Göbekli Tepe (7500-6600 a. C.).


Çayönü presenta delle prove dei primi porci da allevamento, ma ha rivelato anche un tesoro di crani umani, se ne scoprirono sotto un altare, a forma di lastra e macchiato di sangue umano. Alcuni hanno concluso che si trattava di un'indicazione di sacrificio umano, mentre altri non hanno voluto trarre questa conclusione avendo a disposizione un solo tipo di questo manufatto. Altre prove archeologiche suggeriscono che alcune persone sono state uccise in enorme fosse della morte, mentre dei bambini sono stati sepolti vivi dentro pozzi o grandi contenitori di bronzo. Çayönü è dunque una civiltà, ma forse non come ci piacerebbe conoscerla.


Un altro sito importante è Nevali Cori, nella provincia di Hilvan tra Diyarbakir e Sanliurfa. Qui, gli scavi di Harald Hauptmann sono iniziati nel 1979 ed egli ha potuto scoprire delle statue di pietra calcarea. Nel 1991, il sito è stato sommerso da un lago dopo la costruzione della diga Atatürk. Condivide numerosi paralleli con Göbekli Tepe ed è datato tra il 8400-8000 a. C. Tutti gli oggetti ritrovati sono ora nei musei, compresa una testa a forma d'uovo a grandezza naturale con delle orecchie rozze ed una coda di cavallo scolpita, essa fu ritrovata in una nicchia al centro di un muro nord ovest. Fatto interessante, la coda di cavallo è infatti un serpente a fregio che termina  con un fungo a forma affusolata. Qualsiasi cosa essa cerchi di rappresntare, l'archeologo tedesco Klaus Schmidt pensa che si tratti di un idolo.

 

nevali_cori.jpegSito di Nevali Cori.

 

 

 

 

 

god-sikha.jpgTesta da Nevali Cori


Nevali Cori ha preparato il terreno a Göbekli Tepe: poco tempo dopo la sua scomparsa sotto le acque, Göbekli Tepe è stata sommersa dalle sabbie. Numerosi sono coloro che sottolineano la forma a T, Dei pilastri di Göbekli Tepe come la "firma" del sito. Tuttavia, pilastri a T, sono stati trovati anche a Nevali Cori. Nevali Cori è più quadrato che di forma circolare, anche se una cinta quadrata è stata trovata a Göbekli Tepe, aussi. Benché esistano alcuni paralleli tra i due siti, i pilastri di Nevali Cori sono tuttavia più piccoli ed il suo santuario è situato nel cuore di un villaggio.

 

 

Il sito Göbekli Tepe rivelato


In paragone al sito di Göbekli Tepe è debole. L'autore britannico Andrew Collins ha paragonato la sua dimensione a quella di "tre campi da tennis". I suoi principali scavatori sono Klaus Schmidt e Harald Hauptmann dell’Istituto tedesco di archeologia, a Istanbul. Tutti i complessi a Göbekli Tepe che essi hanno scoperto sinora sono caratterizzati da strutture contenenti dei pilatri a T.


Schmidt.jpgL'archeologo tedesco Klaus Schmidt


 

Questi pilastri sono stati utilizzati come "delle tavole da disegno" e molti rappresentamo degli animali, con una preferenza evidente per i cinghiali, le volpi, dei rettili, dei leoni, dei coccodrilli e degli uccelli, così come per gli insetti ed i ragni. La maggior parte tra di loro erano intagliati sulle superfici piane dei pilastri. Tuttavia, alcuni sono delle sculture tridimensionali, di cui una scoperta, nel corso della stagione di scavi 2006, rappresenta un rettile che scende sul lato di un pilastro a T, il che dimostra che colui che ha creato quest'ultimo aveva padroneggiato l'arte della scultura su pietra su un piede di eguaglianza con quelle che, migliaia di anni dopo, vedremo a Sumer ed in Egitto.


gobekli_pilatri_a_T.jpgPilastri a T di Göbekli Tepe.


 

Sino ad ora, quattro complessi circolari, ovali sono stati scavati. Le mura sono fatte di pietra a secco e grezze e suoli terrazzati. L'interno delle mura hanno in genere alcuni pilastri a T divisi lungo queste stanze in un motivo raggiante, la profondità del pilastro normalmente contro o vicino al muro affinché le due facce principali del pilastro possano essere scolpite e viste da chiunque è presente all'interno del complesso. Un banco basso corre lungo tutto il muro esterno di ogni complesso.


Goebekli_Tepe_sito.JPGGöbekli Tepe, una struttura circolare con possenti pilastri a T.

 

Le strutture sono situate sul versante sud della collina, orientato approssimativamente nord-sud, con la loro entrata a sud. Tutti i pilastri a T sono stati ricavati da una cava di pietra sulla pendenza sud-ovest in basso alla collina. Uno dei pilastri è rimasto in situ nella cava, ha sette metri di lunghezza e tre metri di larghezza, e se fosse stato interamente scavato sarebbe pesato 50 tonnellate, ciò evidenza che la costruzione con pietre che pesano tonnellate non è iniziata in Egitto o in Inghilterra con Stonehenge.

 

Il complesso A, la prima struttura circolare ad essere stata scavata, è detta "l'edificio a colonne di serpente", perché le rappresentazioni del serpente prevalgono nelle sculture sui pilastri a T. Una è una rete di serpenti. Un altro pilastro, tuttavia, rappresenta una "triade" il toro, la volpe e la gru, posti uno sull'altro. Alcuni pilastri rappresentano soltanto un toro, altri soltanto una volpe, e così via.

 

 


Gobekli_tepe_serpenti.JPGGöbekli Tepe, rappresentazioni di serpenti


Gobekli_tepe_serpenti2.JPG

 


 

Rappresentazioni di serpenti a Göbekli Tepe

 


Il complesso B misura nove metri di diametro, misurato da est ad ovest e da 10 a 15 metri da nord a sud (parte ancora non scavato). È tuttavia il solo complesso scavato sino al livello del pavimento che rivela la superficie del terrazzamento. Due pilastri centrali hanno una grande volpe rappresentata su di essi. Il pilastro centrale, n° 9, è di 3,4 metri di altezza; il pilastro n° 10 è di 3,6 metri di altezza, il loro peso è di 7,1 e 7,2 tonnellate rispettivamente. Il complesso è stato chiaramente concepito per ospitare questi pilastri monolitici, il che prova che i nostri antenati si trovavano a loro agio nel lavorare pietre gigantesche, e non soltanto nello scavo di cave ma anche nell'elaborazione e la decorazione. Gli archeologi pensano che 200 pilastri a T erano in origine a Göbekli Tepe. Se ognuno pesava "soltanto" cinque tonnellate, ciò significherebbe che 1000 tonnellate di pilastri sono sttati estratti e decorati, e ciò sottolinea l'importanza del sito e lo sforzo che è stato fatto per crearlo.


gobekli_tepe_volpe.jpg

Rappresentazione di una volpe su un pilastro

 

Il complesso C è chiamato "il cerchio del cinghiale", perché descrive alcuni maiali selvatici. Restano nove pilastri intorno il muro, ma alcuni sono stati rimossi ad un certo momento in passato. Un pilastro mostra una rete di uccelli. Più tardi, altre culture sono conosciute per aver catturato delle gru migratrici nelle reti, ciò potrebbe essere un'usanza che si praticava molto prima di quanto si fosse creduto sinora?

 


gobekli_cinghiale.jpgRappresentazione di un cinghiale su una stele a T

 

 

Il complesso C è interessante perché una pietra a forma di U è stata trovata lì, e si ritiene che essa possa essere stata la pietra d'accesso. Questa pietra ha un passaggio centrale di 70 centimetri di larghezza, ed un lato della U è sormontata da una rappresentazione di un cinghiale; l'altro lato è purtroppo mancante. Ancora una volta, la forma a U ed il cinghiale sottolineano le competenze tecniche degli artigiani nella scultura, il che è dimostrato ancor più sul pilastro n° 27, che raffigura la creatura rettile tridimensionale citata prima. Questa scultura complessa potrebbe essere considerata come su un piede di eguaglianza con il David di Michelangelo.

 

gobeklitepe_uccelli.jpgRappresentazione di uccelli


 

Il complesso è chiamato "lo zoo dell'Età della Pietra". Il pilastro n° 43 presenta degli scorpioni, ed alcuni pilastri sono infatti così abbondantemente decorati, molto più intensamente che negli altri complessi, tanto che Zoo "è del tutto una buona descrizione". Una volta ancora, vi sono due pilastri, i n° 18 e 31, molti altri pilastri rivelano dei simboli, come uno a forma di lettera H così come di una H ruotata di 90°. Il sito ha rivelato altri simboli, più precisamente una croce, una semi-luna decrescente e delle barre orizzontali, la prova che l'origine della scrittura è probabilmente molto più antica di quanto si pensi. Il pilastro n° 33 è la protagonista del complesso. Schmidt dichiara che le sue forme su questo pilastro sono vicine ai geroglifi egiziani, da cui egli pone l'esistenza di un linguaggio pittografico durante il decimo millennio a. C.


malta_mnjandra_temple.jpgMalta, tempio a forma ovale

 

Insieme questi quattro pilastri e gli altri, rimasti intatti sono una serie di elissi e somigliano alla disposizione a forma ovale dei complessi dell'età della pietra ritrovati a Malta. Ciò è tanto più notevole in quanto le forme ovali di Malta sono state considerate come uniche, benché alcuni megalitici in Sardegna presentino ugualmente alcune tendenze alla forma ovale ma non così nettamente come a Göbekli Tepe.


sardegna_Giara_S_Vittoria.JPG

Sardegna Giara S. Vittoria

 

 

 

sardegna_Su-Nuraxi.jpgSardegna, Su-Nuraxi


Un tempio di "pietra" più in basso sul pendio è anch'esso di forma ovale ed ha un'apertura verso la camera di "sepoltura". Considerando che in altri siti queste aperture sono così strette che gli uomini non possono penetrarvi all'interno, qui è abbastanza ampio da poterci entrare. Da un'altra parte sul sito, sul versante nord della collina, vi è una costruzione rettangolare chiamata "la costruzione con la colonna di leone". I suoi quattro pilastri hanno delle rappresentazioni di esseri leonini, che potrebbero anche essere delle tigri o dei leopardi. Un pilastro ha un graffito di 30 centimetri di altezza che rappresenta una donna rannicchiata che sembra partorire.

 

 

gobekli_leone_altorilievo.jpg

Rappresentazione di un leone in rilievo a Göbekli Tepe

 

 

 

 

 

 

 

gobekli_leone_bassorilievo.jpgRappresentazione di un leone in bassorilievo a Göbekli Tepe

 

 

 


gobekli-tepe-lady.jpgLa Signora di Göbekli Tepe

 

 

 

Speculazione su Göbekli Tepe

 

 

Gli scavi di Göbekli Tepe sono sempre in corso. Soltanto un quarto dei 200 pilastri a T sono stati scoperti sino ad ora, e tutte le strutture non sono state rinvenute. In breve, altre sorprese possono venire ancora fuori. È dunque presto per trarre delle conclusioni importanti, ma cosa può rappresentare tutto ciò? Il sito dimostra definitivamente che l ecose che ci sembravano molto più recenti sono molto più antiche e tutte le persone presenti in un solo sito, situato in una regione che mostra che una civiltà degna di questo nome esisteva là, durante il X millennio a. C., millenni prima di quanto lo si sarebbe potuto supporre soltanto alcuni decenni prima. Klaus Schmidt ha qualificato Göbekli Tepe come "primo tempio" ed un "santuario del cacciatore dell'età della pietra". Egli vede il sito nel quadro di un culto della morte, non specificatamente legato ad un gruppo sedentario, ma è una specie di santuario centrale per molte tribù viventi nella regione. Si pensa che gli animali scolpiti siano lì per proteggere i morti. A Çayönü, come detto poco sopra, una sola struttura dispone di una cava in cui è stata constatata la presenta di crani umani e di ossa. Sino ad ora, tuttavia, a Göbekli Tepe non vi è prova di alcuna abitazione, sembra dunque essere stata puramente un centro religioso.

 

Una volta ancora, sembra che, così come era per gli antichi Egiziani, la civiltà che ha costruito Göbekli Tepe aveva molto più considerazione per i suoi edifici religiosi che per ogni altra struttura di carattere "pratico" o più materialista. Eppure sino ad oggi, il solo Complesso B è stata scavato sino al livello del suolo, non si è scoperto nessuna tomba o nessuna sepoltura. Alcuni hanno espresso delle critiche sul fatto che i cacciatori-raccoglitori abbiano potuto creare una struttura come quella di Göbekli Tepe. Le numerose punte di freccia in silice (e la mancanza di utensili da costruzione) trovate intorno al sito sembrano appoggiare questa critica, e si potrebbero anche concepire questi oggetti nel quadro di cacce sacre piuttosto che nel quadro delle attività quotidiane per mettere procurarsi il nutrimento.

 


Un poetico video dedicato a Göbekli Tepe

con eccellente brano musicale

 

 


Schmidt sostiene che i cacciatori-raccoglitori si sarebbero radunati in questi luoghi durante certi periodi dell'anno. Se questi incontri erano determinati da cicli solari o lunari, lo si ignora, ma è tuttavia una questione interessante su cui meditare. Allo stesso modo si può logicamente concludere che coloro che hanno costruito il sito vi vivevano e avevano una risorsa dedicata fornita da altri che li hanno sostentati nei bisogni alimentari e di alloggio. Gli archeologi hanno stimato che sino a 500 persone sarebbero state necessarie per estrarre i pilastri di 10-20 tonnellate e per spostarli dalla cava alla loro destinazione, su una distanza che andava dai 100 ai 500 metri. Tuttavia, Schmidt pensa che il mantenimento della comunità dei costruttori è stata la vera ragione per la quale i nostri antenati hanno "inventato" l'agricoltura: essi hanno iniziato a coltivare le erbe selvatiche sulle colline per nutrire questa popolazione sedentaria. In breve, egli stima che "la religione ha motivato i popoli ad intraprendere una coltivazione agricola".

 

E manifestando un significato rituale, Göbekli Tepe, con i suoi grandi blocchi di pietra decorate con gusto, rivela che i suoi creatori avevano una straordinaria capacità e familiarità con l'arte muratoria e la scultura. Che i nostri antenati nel 10.000 a. C. siano stati così abili è una scoperta archeologica che cancella convinzioni durate a lungo sull'origine della civiltà. In quanto alle sculture, perché alcuni animali sono stati scelti e altri no? Perché le rappresentazioni non sembrano avere un'organizzazione chiara ed evidente, ma sembrano essere una raccolta casuale? La verità è: non lo sappiamo. Nelle civiltà successive, tutti questi animali hanno ricevuto degli attributi divini. Alcune culture hanno scelto di dipingere dei serpenti perché questi naimali cambiano la pelle, che essi consideravano simbolo di rinascità. Altre hanno optato per lo stesso animale per motivi diversi. Sino ad ora, non c'è alcun mezzo per conoscere le credenze dei creatori e di coloro che risiedevano a de Göbekli Tepe.


Alcuni osservatori hanno evidenziato che alcune delle gru sono dipinte con ginocchia simili a quelli degli uomini ed hanno suggerito che una forma di sciamanesimo è stato praticato in questo tempio. I siti fratelli hanno rivelato delle sculture rappresentanti un intreccio animale ed umano, in particolare quella con un corpo di uccello ed una testa umana. Gli Egiziani, migliaia di anni dopo, hanno utilizzato questo simbolo come uno geroglifico rappresentante il ba, l'anima dell'uomo liberata dal corpo al momento del decesso o durante il volo sciamanico.

 

Andrew Collins ha particolarmente insistito sul potenziale sciamanico di questi siti nell'attuale Turchia. L'immagine della donna nuda menzionata precedentemente descrive i suoi capelli a forma di cappella di fungo. Il lato di un pilastro a Göbekli Tepe comporta una serie di serpenti dalla testa a forma di fungo, quattro che scendono verso il basso ed un quinto che sale loro incontro, mentre l'altro mostra alcuni serpenti allacciati tra di loro che portano delle cappelle di fungo, otto emergono sulla cima ed un nono in basso. È questa la prova di un rituale implicante i funghi allucinogeni o sostanze simili che alterano la psiche?


Jerf-el-Ahmar.jpgSito di Jerf el-Ahmar


 

Delle ossa di avvoltoio sono state trovate a Nevali Cori, Göbekli Tepe e Jerf el-Ahmar (in Siria). Un sito di grotta comunitaria, Shanidar, nei monti Zagros nel nord dell'Iraq, conteneva una serie di ali di uccelli recise ricoperte di ocra rossa. I resti sono stati datati al 8.870 a. C. Le ali si presumono siano state utilizzate in alcune cerimonie, ma come resta ignoto.

 

shanidar.jpgGrotta di Shanidar

 

 


Catal_Hoyuk_avvoltoi.jpgRappresentazione di avvoltoi da Çatal Höyük.

 

 

 

Tuttavia, si sa che, in un passato remoto, la gente di questa regione poneva i corpi dei morti su delle grandi strutture e lasciavano che gli avvoltoi mangiassero la carne dei morti. Le rappresentazioni di una tale scarnificazione neolitica sono state trovate su un affresco a Çatal Höyük. Fatto interessante, delle ossa umane sono state recentemente trovate nel suolo che riempivano le nicchie dietro i megaliti a Göbekli Tepe. Schmidt afferma: "... gli antichi cacciatori portavano i cadaveri dei parenti qui, e li esponevano in nicchie aperte tra le pietre. I cadaveri erano in seguito scarnificati. "Non soltanto gli avvoltoi ma anche gli animali selvatici sembrano aver preso parte a questo rituale. Questo può spiegare perché un così gran numero di animali è rappresentato sui pilastri a T: forse il popolo che ha costruito questi siti ha creduto che "qualcosa" dei morti viveva in questi animali.


scarnificazione.jpgScarnificazione rituale.

 

Culla della civiltà

 

 

Sappiamo che Göbekli Tepe ed i suoi siti fratelli hanno respinto l'età delle costruzioni monolitiche, molto più lontano nel tempo. In precedenza, abbiamo cercato dei monumenti come Stonehenge e le piramidi d'Egitto, ma ora,constatiamo che i nostri antenati hanno trasportato delle pieter massicce per le loro costruzioni 12.000 anni fa circa. Anche se una struttura come la Sfinge fosse improvvisamente ritrovata e risalente a 10.000 anni fa, la reazione immediata sarebbe ora: "E allora? non è unica". D'altronde, se le date di alcuni di questi siti in Turchia anticipano il tempo presunto dal calendario degli avvenimenti come la scomparsa di Atlantide o il Diluvio Universale, ciò significa che questi antenati più antichi non possono essere considerati come "sopravvissuti di un diluvio".

 

La nostra storia antica è diventata molto più interessante e complessa. Le culture che sono seguite alla creazione di Göbekli Tepe hanno addomesticato i porci, le pecore, i bovini e le capre e le specie di cereali coltiva come il farro. Infatti, una recente analisi ha dimostrato che la prima cultura di cereale addomesticato è avvenuta a Karacadag, una montagna a 32 chilometrida Göbekli Tepe. Gli altri cereali addomesticati, come la segale e l'avena provenivano anch'essi da qui. Secondo Schmidt, quest'avventura è iniziata verso l'8000 a. C.

 

È facile ed allettante considerare questa regione come "la culla della civiltà", ma il fatto è che è già stato provato che il mais è stato concepito in Messico all astessa data, sottolineando il modo in cui le frontiere della "civiltà" sono respinte sui due continenti. Infatti, esistono delle prove che le pecore di Barbaria sono state allevate dai nostri antenati nel nord Africa sin dal 18.000 a. C. Inoltre, alcuni semi di farro sono stati trovati sul sito palestinese di Nahal Oren, che suggerisce che la coltivazione di questa pianta è avvenuta sin dal 14.000 a. C.

 

È chiaro, ad ogni modo che Göbekli Tepe non è isoalata. Può ricevere molta attenzione, ma un altro sito, Karahan Tepe, a 63 chilometri ad est di Urfa sui monti TEKTEK, merita attenzione. Scoperto nel 1997 e studiato dall'archeologo Bahattin Çelik della Società di storia turca, è stato datato tra il 9.500-9.000 a. C. C'è un certo numero di pilastri a T, così come degli altorilievi di un serpente e altre sculture simili a quelle di Göbekli Tepe. Coprendo una superficie di 325.000 mq, Karahan Tepe è molto più grande di Göbekli Tepe. I pilastri di pietra sono distanziati ad 1,5 a 2,0 metri e sporgono dal terreno, aspettando che un archeologo li porti del tutto alla luce. Altre pietre scolpite includono un torso martoriato di un uomo nudo e della pietra levigata con forme di capre, gazzelle e conigli.

 

È Troppo presto per trarre delle conclusioni straordinarie su questi siti, a parte il fatto che la nostra storia non è più così come la conoscevamo. Ma proprio come Gerico ha in parte dimostrato che la Bibbia contiene dei fatti storici, questi siti possono anch'essi dimostrare alcuni dei miti sumerici, che affermano che l'agricoltura, l'allevamento e la tessiturasono stati dati all'umanità da sacro monte Du-Ku, che era abitato dalle divinità Annuna. Benché sia poco probabile che questa montagna sia stata Göbekli Tepe, siamo probabilmente nelle vicinanze del monte Taurus.


Intorno all'8.000 a. C., i discendenti dei creatori di Göbekli Tepe si ribellano contro le realizzazioni dei loro antenati ed il loro tempio è stato sepolto sotto tonnellate di terra, creando così la collina artificiale, il "ventre", che vediamo oggi. La ragione per la quale essi hanno fatto ciò è sconosciuta, benché la decisione ha conservato il monumento per i posteri, benché ciò implicò anche una quantità straordinaria di tempo e di fatica. Schmidt sostiene che il paesaggio locale ha cominciato a cambiare durante quest'epoca:che gli alberi venivano abbattuti, il suolo cominciò a perdere la sua fecondità, la regione è diventata arida e nuda, e le persone erano costrette a spostarsi altrove. Forse è in questo momento che essi hanno cominciato la loro discesa e che, mille anni dopo, fondarono ciò che chiamiamo la civiltà sumera? Un tale scenario è soltanto una delle possibilità.

 

Anche nell'Egitto antico, delle costruzioni religiose erano spesso abbandonate se non smantellate dopo un certo periodo perché appartenevano ad un "ciclo" di tempo particolare oramai trascorso. Se questo fosse il caso di Göbekli Tepe, ciò vorrebbe dire che la conoscenza dell'astronomia* è più antica di molti millenni. Gli ultimi cinque anni hanno così radicalmente modificato la nostra comprensione del periodo tra il 10.000 ed il 4.000 a. C., più precisamente il livello di "civiltà" che i nostri antenati avevano raggiunto durante quest'epoca, che ciò non dovrebbe essere del tutto una sorpresa. E sembra che sia un dato di fatto che da qualche parte, delle città, ancora più antiche siano in attesa di essere scoperte.

 

Tuttavia, è altrettanto chiaro che entrare nella mentalità di questi cacciatori-raccoglitori, come essi vedevano questi animali e ciò che essi credevano accadesse dopo la morte, è un argomento difficile, che richiederà anni di studio. Ahimè, è un campo in cui pochi archeologi osano arrischiarsi, e molto probabilmente, essi salteranno da un sito all'altro, come hanno fatto per molti decenni, e scopriranno "soltanto" il fatto che la civiltà è molto più antica di quanto non lo si era supposto. Già altri siti sono in competizione con Göbekli Tepe. Il sito menzionato in precedenza Jerf d’el-Ahmar, situato lungo l'Eufrate in Siria, è stato datato tra il 9.600-8.500 a. C. Altri siti presenteranno certamente presto le loro candidature. È probabile che tutti riveleranno di fare parte della nostra storia, ma non così come la conosciamo.

 

 


Phil Coppens

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

 

 

* Più che dell'astronomia in termini generici, del meccanismo della precessione degli equinozi, concetto centrale e fondativo della mentalità arcaica di tutte le culture mondiali, nozione trasmessa esotericamente sino ai nostri giorni attraverso il mito, l'iconografia sacra, l'architettura e l'urbanistica. Cfr. Giorgio de Santillana, Il mulino di Amleto e l'opera pionieristica "soppressa" di Charles François Dupuis L'Origine de tous les cultes del 1795 (nota del traduttore).

 

 

 

 

 

LINK al post originale:

Göbekli Tepe: the world's oldest temple

 

 

LINK al post francofono:

Gõbekli Tepe: le plus vieux temple du monde

 

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

A Malta, dei templi megalitici tra i più antichi del mondo

 

Yonaguni, la misteriosa piramide sottomarina

 

Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia

 


 

 

 

  Video You Tube:

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12 giugno 2011 7 12 /06 /giugno /2011 16:28

 

YONAGUNI

 


 La misteriosa piramide sottomarina 


 

 
 di Suzanne Hayes

 

Il monumento di Yonaguni è una formazione rocciosa massiccia sottomarina al largo della costa di Yonaguni, la più meridionale delle isole Ryukyu, in Giappone. Benché numerosi archeologi e geologi stimino che si tratta di una formazione naturale, altri sostengono che alcune delle sue caratteristiche siano artificiali. 

 


 

Yonaguni1.jpg


 

Una misteriosa struttura sottomarina a forma di piramide al largo delle coste del Giappone suscita la controversia: è un fenomeno geologico naturale o una struttura artificiale che modifica i libri di storia così come li conosciamo? Nel 1986, un subacqueo si è imbattuto su delle strutture strane al largo dell'isola di Yonaguni Jima, sulla punta sud del Giappone (vicino ad Okinawa) a circa 25 metri al di sotto del livello del mare. Sembravano essere delle strutture a ripiani con delle terrazze e delle rampe. Una della più grandi strutture piramidali ha 600 piedi di larghezza e 90 piedi di altezza con cinque livelli distinti di blocchi di pietra, con ciò che sembra essere la strada che circonda la struttura.

 

Yonaguni2.jpg

 

 


 


L'immagine qui sotto sembra essere un leone stilizzato (come la sfinge)- Benché alcune fonti hanno sostenuto che questa fotografia potrebbe non essere autentica. Dei segni di utensili e di scultura sono stati scoperti sulle pietre (e documentate), il che indica che esse sono state costruite e che non sono delle strutture di pietra naturale.


Yonaguni3.gif

 

Masaaki Kimura, un geologo marino giapponese dell'Università di Ryukyus, in Giappone che ha studiato la cartografia del sito da più di 15 anni stima che il sito ha più di 5.000 anni- e che è stato sommerso nel corso di un terremoto 2.000 anni fa.


Yonaguni4.jpg

 

Altri pensano che la struttura sia molto più antica, Teruaki Ishii, professore di geologia all'Università di Tokyo ha determinato che la sommersione abbia avuto luogo alla fine dell'ultimo periodo glaciale- circa 10.000 anni fa (sarebbe antica più del doppio della più antica delle piramidi d'Egitto). Se le cose stanno così, i nostri libri di storia dovrebbero essere revisionati per tener conto di una cultura avanzata in Estremo Oriente, più avanzata della cultura occidentale degli inizi.

 


Yonaguni5.jpg

 

 

 

È interessante notare che un certo numero di utensili sono stati scoperti sia a terra sia in mare intorno alle strutture.

 

Yonaguni6.jpg

 

 

 

 

 

Vicino alla piramide, è stata scoperta ciò che si pensa sia la scultura di una testa umana di diversi piedi di altezza, così come numerosi geroglifici sconosciuti.


Yonaguni7.jpg

 

 

 

 

Il Japan Times ha scritto che: "nel folclore di Okinawa, vi sono delle storie a proposito degli dei tradizionali, e di una terra degli Dei chiamata Nirai Kanai, una terra sconosciuta lontana in cui esiste la felicità", il che aggiunge dell'intrigo alla scoperta.

 

Yonaguni8

 


 

 

La controversia

 

 

Richard Schoch– Professore di scienze e di matematica all'Università di Boston non accetta che il sito sia altra cosa di una formazione rocciosa naturale: "Non sono convinto che le caratteristiche principali o le strutture siano artificiali, ma penso che esse siano del tutto naturali, è la geologia e la stratigrafia di base classica dell'arenaria, che ha tendenza a rompersi lungo dei piani che generano dei bordi molto diritti, in particolare in una zona con molte faglie e attività tettonica".

 

La foto qui sotto mostra ciò che sembra essere una formazione rocciosa naturale su dei terreni simili.

 


 

Yonaguni9.jpg

In conseguenza della reticenza della comunità scientifica ad accettare il sito come una struttura artificiale, le rovine non sono state riconosciute dalle autorità giapponesi come sito di importanza culturale, degne di protezione o altre ricerche.

 

Il 5 aprile, un violento sisma (di grado 7,7 della scala Richter) ha colpito la regione intorno alle piramidi- che le strutture siano state danneggiate oppure non la cosa non è ancora chiara.

 

 

 

 

 

Conclusione

 


Sfortunatamente, finché degli studi complementari della struttura non siano effettuati, si resterà sul terreno della speculazione e della discordia.

 


 

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 

 


 

 

LINK al post originale:
 
La mystérieuse pyramide sous-marine

 

 

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29 marzo 2011 2 29 /03 /marzo /2011 13:37

A Malta, dei templi megalitici tra i più antichi del mondo



 

Satelite_image_of_Malta.jpgL'arcipelago maltese visto dal satellite.


Bertrand Galimard Flavigny

Anne Jouffroy

 

L'arcipelago di Malta offre ai suoi visitatori i più grandi monumenti megalitici del mondo. L'immagine di Malta è legata ai cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme, però Malta esisteva ben prima; ne sono testimoni i suoi straordinari siti megalitici che datano dal 5.000 a. C.
malta--acquarello-di-Jean-Houel--XVIII-secolo--.jpg
Acquarello di Jean Houel, XVIII secolo.

voyage.jpgIl primo degli autori ad interessarsi ai monumenti megalitici di l'incisore Jean Houel (1735-1813) che, del suo passaggio a Malta nel 1770, ha lasciato numerose tavole nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.

 

Ggantija_Temple_outline.gifQuesti templi così poco conosciuti sono le rovine monumentali di un'antica e misteriosa civiltà apparsa nel neolitico. Esse attestano che l'arcipelago di Malta (Malta, Gozo, Comino e la rocca di Filfa) ha conosciuto un alto grado di sviluppo per l'epoca. Siamo tra il 4.500 ed il 2.500 a. C.: due millenni di prodezze architettoniche e questo all'alba di quel che doveva essere la grande civiltà di Creta!

Tra gli specialisti, numerosi sono coloro che pensano che Creta sia, in una certa misura, debitrice di Malta. Non si sa quali divinità siano state adorate in questi strani templi la cui pianta elissoidale non ha equivalenti in nessun'altra architettura antica. Non abbiamo nessuna traccia di questi formidabili costruttori. Si hanno soltanto delle ipotesi! Più si avanza nel tempo, più i punti di riferimento si moltiplicano e più le testimonianze sono affidabili. Durante l'ultimo millennio prima della nostra era, Malta è stata colonizzata dai Fenici poi dai Greci: quest'ultimi la battezzarono "Melite", isola del miele, o isola del rifugio (se come alcuni sostengono la parola "melite" è un adattamento greco della parola semita "malat" e cioè rifugio). Su questo punto nessuna certezza.

Gozo, la seconda isola dell'arcipelago 

gozo.jpgDopo La Valetta, basta una mezz'ora di macchina e prendere un traghetto per una traversata che dura una ventina di minuti per giungere a Gozo, la seconda isola dell'arcipelago. Piena di fascino e considerata per la sua dolcezza di vivere, Gozo è il "Mezzogiorno" di Malta, che guarda con tenerezza la sua piccola gemella perché questa piccola isola di 67 km² è un po' l'anima dell'arcipelago. Non fosse che perché vi si sente più spesso parlare Maltese che Inglese? I Gozitani sono molto fieri del loro territorio, della loro storia ed in particolare di aver accolto gli amori di Ulisse e di Calipso! Questa cittadella medievale costruita per proteggere la popolazione contro le razzie dei corsari barbareschi si trova a strapimbo su questa piccola borgata. Sfortunatamente a volte... le incursioni saracene penetravano sino alla cittadella: nel 1551, 7.000 Gozitani furono ridotti in schiavitù. Non ne rimasero molti sull'Isola! Dal XVIII secolo tutto si è calmato. Le baie di Gozo, le sue acque trasparenti, le sue grotte e le sue garighe costiere sono ridiventate tranquille e gli antiquari (cioè gli archeologi dell'epoca) hanno potuto scoprire a poco a poco i suoi templi megalitici che fanno, probabilmente, parte dei più antichi monumenti del mondo.

 

 

Le isole di Malta e di Gozo ospitano sette templi megalitici

 

 A Gozo, i due templi di Ggantija sono datati all'età del bronzo (5.000 a. C.). Li si chiama anche "Torre dei giganti". I blocchi di pietra esterni possono raggiungere i 6 metri di altezza.


Malta_Tempio_di-Ggantija-1-.jpgTempio di  Ggantija.

 

 

 

 

 

 

ggantjia-dall-alto.jpg

 Ggantija vista dall'alto


 

La popolazione conosceva questi ammassi di enormi pietre e immaginava che erano stati dei giganti che abitavano un tempo l'isola. Si raccontava che uno di questi giganti portava la pietra sulla testa e che suo figlio mangiava sempre delle fave.

 

Ta--Marziena.jpgTempio di Ta' Marziena.


 

A Gozo troviamo anche il tempio di Marziena, quello di Elme-Rama e Santa Verna e l'ipogeo del cerchio di Cha-Ra.


 

Santa_Verna.jpgTempio di Santa Verna.

 


Nell'isola di Malta si contano i templi di Hagar Qin che è il più elaborato. Domina il mare. È in una delle sue cinque sale ovali che fu scoperta la "Venere di Malta" (conservata al Museo nazionale di archeologia) ed altre statue.

Hager_Qim_001.jpgIngresso sussidiario del Tempio di Hagar Qin.


Malta_15_Hagar_Qim.jpgTempio di Hagar Qin



venere-di-Malta-da-Hagar-Qin.jpgVenere di Malta da Hagar Qin, Museo archeologico di Malta.



Mnajdra.jpgIl tempio megalitico maltese di Mnajdira, scoperto nel 1840.



 

 Il tempio di Tarxien è a forma di trifoglio. Le pietre mostrano delle spirali che raffigurano degli animali scolpiti in rilievo.


tarxien_aerial.jpg
Tempio di Tarxien, veduta aerea, 2.200- 1.800 a. C.



tarxien-spirali.jpgMotivi spiraliformi dal tempio di Tarxien.

Alla fine del V millennio a. C. una nuova ondata di coltivatori siciliani si installa sull'arcipelago. Questa società, nuova arrivata, apporta a Malta un nuovo rito funerario (già conosciuto nelle Puglie ed in Sardegna ed in Sicilia verso il 4.000 a. C.): degli ipogei, delle tombe collettive appaiono, scavate nel calcare.

malta--dea-3200-a-C.jpgDea madre maltese.

Queste tombe artificiali sono dapprima riservati ad un solo soggetto, sono allora dei semplici pozzi. Esse in seguito riservate a diversi individui di una stessa famiglia, poi di uno stesso santuario. Esse possono ricevere migliaia di spoglie! (7.000 individui recensiti ad Hal Saflieni, il più bello, il più grande dei "cimiteri-santuari").

Sleeping_Lady_Hypogeum_Hal_Saflieni.jpg
Malta, Dea dormiente.

È allora l'inizio dello scavo di grandi necropoli su diversi livelli con molteplici sale sotterranee e questo sino ai limiti fisici del carsismo.
Mnajdra--3000-a-C.jpgDivinità femminile maltese proveniente da Mnajdra, 3000 a C.

I riti funerari cambiano anch'essi e si svolgono in diverse "tappe": si passa dalle inumazioni primarie a riti più elaborati. La scoperta di nove statuette stilizzate in pietra calcarea dette "Bastoni dello sciamano" e di una statuetta dalle "divinità gemelle" confermerebbe dei riti di inumazione complessa con delle offerte deposte nelle tombe, per tutti gli antenati presenti nella sepoltura collettiva.

Malta--bastoni-di-sciamano.jpgMalta, Bastoncini dello sciamano.


Gozo

 

 

 

 

 

Grotte-di-G-ar-Dalam-a-Malta.jpg
Ghar Daalam, la "caverna delle Tenebre", una grotta che ospitò i primi abitanti dell'isola, degli allevatori, venuti senz'altro dalla Sicilia, verso il 4.000 a. C . Scavata da un fiume sotteraneo, la grotta misura circa 144 metri di profondità e si caratterizza per una configurazione particolare ad angoli retti. Queste sepolture collettive, e santuari sotteranei sono tra i monumenti megalitici più commoventi.

ipogeo-di-Hal-Saflieni.jpgIpogeo di Hal-Saflieni, 4.100- 3.800 a. C.


dea-di-malta-III-millennio.jpgDea maltese III milennio a. C.
 

 

 

 

 

 

 

 Anne Jouffroy è una storica, redattrice della rivista "Signature".


Bertrand Galimard Flavigny, è uno storico e bibliofilo.

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

LINK: 
A Malte, des temples mégalithiques parmi les plus anciens du monde

 

 

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24 ottobre 2010 7 24 /10 /ottobre /2010 18:17

Abbiamo accennato in vari saggi già apparsi all'interno del presente blog alle culture gilaniche neolitiche basate su rapporti egualitari e funzionali tra i sessi.

 

In attesa di ulteriori approfondimenti, di natura teorica e storiografica, riteniamo doveroso porre in risalto le aree in cui queste culture, caratterizzate dal culto della dea madre e da un'agricoltura e commercio fiorenti e su vastissima scala, lasciarono i loro segni più profondi.

 

Dopo Creta minoica, l'isola di Malta merita senz'altro attenzione per la quantità e qualità dei reperti archeologici a dir poco impressionanti.

 

Malta dea dormiente

  Dea Dormiente dall'isola di Malta

 

 

 



Templi megalitici dell'isola di Malta

 


 

 

di Kathy Dauthuille 

 

L'isola di Malta è soprattutto conosciuta per i suoi cavalieri ma poco per i suoi templi. Infatti l'isola di Malta e la piccola isola di Gozo posta a lato, possiedono sette templi megalitici; attualmente diciasette siti raggruppano trentatré vestigia in totale.

  

Questi templi sono i più antichi del mondo e datano dell'età del bronzo. Il tempio di Ggantija (che vuol dire gigante) si trova sull'isola di Gozo e data al 3600 a. C., in fondo ad una camera si trovano delle strutture tabulari. Non molto distante un circolo di pietre (resti di un ipogeo).


 

   Tempio di Ggantija. © Photo K. Dauthuille

 

Il tempio di Tarxien data al 3500 a. C., vi si trovano bassi rilievi a spirale, la parte bassa di un astatua di dea (dalle forme generose, forse una statua della fecondità).

 

Tempio di Tarxien. © Photo C. Dauthuille

  

Il tempio di Hagar Qim che data al 2600 a. C., possiede un muro di cinta ciclopico e Mnajdra che data al 3500 a. C., mostra delle poret monilitiche, sono dei templi dalle strutture colossali, si può trovare in un muro una pietra di 6,60 m pesante 20 tonnellate.

 

 



Tempio di Hagar Qim. © Photo K. Dauthuille

  

  

  

    

 

Temple de Mnajdra. © Photo K. Dauthuille

  

 

Questi templi (edificati spesso tre alla volta) hanno in comune il fatto di essere edificati in cammere elissoidali che hanno il contorno delle statue della fertilità; infatti, sovrapponendo i contorni  della statua e del tempio, questi coincidono. Sono dei santuari dotati di absidi. Quello di Mnajdra è edificato in modo tale che i raggi del sole levante entri nel corridoio centrale.

 

 

Pianta del tempio di Mnajdra. © Photo K. Dauthuille



 

 

 

 

Troviamo degli altari e dei "passaggi di oracolo".

 

 

Altare. © Photo K. Dauthuille

 

 


Passaggio di oracolo. © Photo K. Dauthuille

 

 

Parallelamente alle enormi statue della fecondità, si sono ritrovati nell'ipogeo di Hal Saflieni una statuetta in terracotta rappresentante una enorme signora addormentata, vestita con una gonna pieghettata in basso. Si potrebbe pensare che questa statuetta era legata al rito del "sogno lucido" praticato un tempo nelle "sale di incubazione".

 

Sono dei luoghi impressionanti per la loro forma e per il loro simbolismo.

 

Dea di Skorba

 

 

Il resto del tempio maltese più antico sarebbe un muro di grandi pietre secche erette nel neolitico sul sito di Skorba. Datante al 5200 a. C., sarebbe dunque anteriore di 700 anni alla prima costruzione megalitica continentale il Cairn di Barnenez nel finisterre (da 4500 a 3500 a. C.), di 1200 anni rispetto agli allineamenti di Carnac (4000 a. C.), di 2400 anni rispetto al cerchio di Stonehenge (dal 2800 al 1100 a. C.) e 2600 anni prima delle piramidi d'Egitto (da 2600 al 2400 a. C.).

 

Malta--idoli-gemelli-dall-ipogeo-di-Xaghra.jpg

Idolo gemello dall'ipogeo di Xaghra

 

 

 

 

 

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

     

 

 

LINK:

Les temples mégalithique de l'ile de Malte

 

 

LINK pertinenti:

Ai tempi della dea

 

Le origini e la diffusione del Patrismo nella Saharasia, 01 di 02

 

La teoria dei Kurgan

 

C'era una volta l'isola di Creta

 

 

LINK ad un documentario You Tube su Malta megalitica:

  


 

 [2]; [3]; [4]; [5];   

 

 

 

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27 ottobre 2009 2 27 /10 /ottobre /2009 08:24
 Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia


deserto-marocco.jpg
Intorno al 4000 prima della nostra era: evidenziazione di un modello mondiale di comportamento umano, geograficamente legato al clima*


di  James DeMeo**


*Pubblicato originariamente in: Kyoto Review 23, pp. 19-38, Primavera 1990 (Giappone); Emotion 10, 1991 (Germania); World Futures: The Journal of General Evolution, 30: 247-271, 1991: e Pulse of the Planet 3: 3-16, 1991. Una più ampia presentazione del lavoro del Dr. DeMeo su questo progetto è disponibile nel libro Saharasia: The 4000 BCE Origins of Child Abuse, Se-Repression, Warfare an Social Violence, in the Deserts of the Old World, Natural Energy Works, 1998.

 

 ** Direttore, Laboratorio di Ricerca Biofisica sull'Orgone, PO Box 1148 Ashland, Oregon 97520 USA. demeo@mind.net

 

Tutto il testo e tutti i grafici sono protetti da diritti di copia (C) 2000 e non devono essere duplicati o copiati o utilizzati senza il permesso dell'autore.


RIASSUNTO


Attraverso un'analisi sistematica dei dati antropologici su 1170 culture a livello di sussistenza, abbiamo correlato e sviluppato dei modelli geografici globali delle istituzioni sociali di comportamento patristici, corazzati, violenti, traumatici, dolorosi e repressivi che impediscono i legami madre-figlio e uomo-donna. Quando i dati sul comportamento sono stati cartografati, abbiamo scoperto che la cintura desertica iperarida circondante l'Africa del Nord, il Vicino Oriente e l'Asia centrale, che io chiamo Saharasia, possiede la più vasta estesa territoriale delle istituzioni sociali e dei comportamenti patristi più estremi sulla Terra. Abbiamo scoperto che le regioni più lontane dalla Saharasia, in Oceania e nel Nuovo Mondo, possiedono i comportamenti più matristi, non corazzati e dolci che sostengono e proteggono i legami madre-figlio e uomo-donna. Una rivista sistematica dei materiali archeologici e storici suggerisce che il patrismo si è sviluppato in primo luogo in Saharasia all'incirca 4000 anni prima della nostra era, l'epoca di una transizione ecologica maggiore da condizioni relativamente umide di praterie-foreste verso condizioni di deserto arido. Dei modelli di popolamento e di migrazione dei popoli patristi sono stati delineati, a aprtire dai loro focolari più antichi in Saharasia, allo scopo di spiegare l'apparizione successiva del patrismo nelle regioni situate fuori dalla Saharasia. Prima dello stabilirsi di condizioni di siccità in Saharasia, la prova dell'esistenza del matrismo è ampiamente estesa, mentre quella del patrismo in generale inesistente. È provato che il matrismo costituisce la forma più antica, più primitiva e più innata di comportamento umano e dell'organizzazione sociale, mentre il patrismo, perpetuato attraverso istituzioni sociali traumatizzanti, si è innanzitutto sviluppato tra gli Homo Sapiens in Saharasia, sotto la pressione di una desertificazione e di una carestia durissime e da migrazioni forzate. Le osservazioni psicologiche di Wilhelm Reich permettono di comprendere il meccanismo attraverso il quale i comportamenti patristi (corazzati, violenti) si sono stabiliti e sono proseguito a lungo dopo che il trauma iniziale era passato.


INTRODUZIONE

deserti-del-mondo.jpgIl presente articolo riassume l'evidenza e le conclusioni del mio studio, durato sette anni nel mondo intero, della variazione regionale del comportamento umano e dei fattori relativi socio-ambientale, uno studio che ha costituito la mia tesi di dottorato (DeMeo 1985, 1986, 1987). Nella mia ricerca, mi sono specificatamente focalizzato su un complesso maggiore di atteggiamenti repressivi e traumatizzanti, di comportamenti, di abitudini sociali e di istituzioni che hanno una correlazione con la violenza e la guerra. Il mio studio è consistito in osservazioni cliniche e incroci culturali sui bisogni biologici dei bambini di pochi anni, dei bambini e degli adolescenti, e sugli effetti repressivi e devastanti che alcune istituzioni sociali e classi di ambiente naturale brutale hanno su questi bisogni e anche sulle conseguenze comportamentali di una tale repressione e di un tale danno.

L'approccio geografico delle origini del comportamento umano, così come è qui presentato, ha permesso la ricostruzione di una descrizione globale più chiara della nostra più antica storia culturale. La relazione causale tra le istituzioni sociali traumatizzanti e repressive e la guerra e l'aggressione distruttrice è stata verificata e rafforzata nel mio approccio, il che ha confermato l'esistenza di un periodo antico nel mondo intero di condizioni sociali relativamente tranquille, in cui la guerra, la dominazione maschile e l'aggressione distruttrice erano sia assenti sia a livelli particolarmente bassi. E quel che è più importante, è che è stato possibile determinare i due periodi e regioni precisi sulla Terra in cui la cultura umana ha trasformato per la prima volta delle condizioni tranquille, democratiche, egualitarie, in condizioni violente, dispotiche, guerriere.

Queste scoperte sono state rese possibili soltanto grazie a studi di terreni recenti, paleo-climatici ed archeologici (che hanno rivelato delle condizioni sociali ed ambientali precedentemente mascoste) ed in ragione dello sviluppo delle grandi basi di dati culturali provenienti da centinaia e addirittura migliaia di culture attraverso il mondo. Il computer, anch'esso una recente innovazione, ha permesso un accesso più facile a tali dati e la preparazione in pochi anni di mappe globali di comportamento che altrimenti avrebbero necessitato una vita intera per essere approntate. Il mio approccio su queste questioni ha costituito egualmente una delle prime revisioni geografiche globali sistematicamente derivate dalle istituzioni sociali e del comportamento umano, evidenziando un modello globale sino ad ora inosservato nettamente disegnato del comportamento umano. Prima di presentare le mappe, che rappresentano in forma spaziale il nucleo delle mie scoperte, una discussione sulle variabili di interesse e la teoria dietro le mappe è necessaria.

 

La cultura matrista contro la cultura patrista:

Le radici della violenza nel traumatismo dell'infanzia e la repressione sessuale


Reich--01.jpgLa ricerca verteva inizialmente sullo sviluppo di un'analisi geografica globale dei fattori sociali in relazione con la repressione primitiva, sessuale e del traumatismo dell'infanzia, come test della teoria sessuo-economica di Wilhelm Reich (1935, 1942, 1945, 1947, 1949, 1953, 1967, 1983). La Teoria di Reich, che si sviluppò divergendo dalla psicoanalisi, designò l'aggressione distruttrice e la violenza sadica dell'Homo Sapiens come una condizione anomala, risultando dalla inibizione cronica indotta in modo traumatizzante dalla respirazione, dall'espressione emotiva e dagli impulsi diretti verso il piacere. Secondo questo punto di vista, l'inibizione è cronica presso gli individui in virtù della pena specifica, dei riti censuranti il piacere e delle istituzioni sociali che consciamente o inconsciamente interferiscono con i legami madre-bambino e uomo-donna. Questi riti e istituzioni esistono allo stesso tempo tra le società "primitive" e le società "civilizzate" tecnologicamente sviluppate.

 

Alcuni esempi sono: un'afflizione razionalizzata o inconscia della sofferenza verso i bambini neonati ed i bambini attraverso diversi mezzi; la separazione e l'isolamento del bambino dalla madre, l'indifferenza verso il bambino che piange, la sua immobilizzazione, la fasciatura per 24 ore; il rifiuto di dargli il seno  e svezzamento prematuro del bambino; il fatto di tagliare la carne del bambino, solitamente gli organi genitali; l'esercizio di un lavaggio traumatizzante e le tendenze al silenzio, alla non curiosità e di obbedienza, rafforzate con paure o una punizione fisica. Altre istituzioni sociali hanno per scopo di controllare o di eliminare le influenze del risveglio sessuale del bambino come il tabù della virginità femminle esatto da ogni cultura riverente un grande dio patriarcale, così come la punizione ed il matrimonio compulsivo o sistemato attraverso una colpevolezza rinforzata.


burka_graduation.jpgLa maggior parte di queste restrizioni e punizioni rituali ricadono soprattutto sulla donna benché gli uomini siano anch'essi molto colpiti. Le richieste per una resistenza al dolore, la soppressione dell'emozione ed un'obbedienza senza restrizione ai rappresentanti dell'autorità degli anziani (solitamente degli uomini) riguardanti le decisioni basilari di vita sono degli aspetti integrali di tali istituzioni sociali, tendenti a controllare anche il comportamento dell'adulto. Queste istituzioni sono aiutate e difese dall'individuo medio in seno ad una società data, irrispettosa del loro dolore, della riduzione del loro piacere o delle conseguenze della minaccia sulla vita e sono considerate senza discernimento come "valide", come esperienze che "forgiano il carattere", come parte della "tradizione". Tuttavia, a partire da un tale complesso di istituzioni sociali dolorose e repressive, è provato che i componenti nevrotici, psicotici, autodistruttivi e sadici del comportamento umano sono espressi in sovrabbondanza sia in modo occultato o inconscio sia in modo palese o attraverso mezzi evidenti.

 

Secondo il punto di vista sessuo-ecomomico di Reich, una corazza caratteriologica e muscolare cronica si forma nell'essere umano in crescita secondo il tipo e la gravità del trauma doloroso provato. I processi biofisici che normalmente conducono ad una respirazione totale e completa, ad un'espressione emotiva ed una scarica sessuale durante l'orgasmo sono bloccati in modo cronico da questa corazza sino ad un punto più o meno prolungato, conducendo all'accumulazione di una tensione (bioenergetica) emotiva e sessuale repressa. La riserva contenuta di tensione interna conduce l'organismo a comportarsi in modo generalmente inconscio, in modo tormentato, autodistruttivo e/o sadico (Reich 1942, 1949).

 

I processi descritti si producono ogni volta e soltanto ogni volta che dei tentativi sono effettuati per deviare o ammorbidire i bisogni biologici primari dell'uomo o gli impulsi secondo le domande di "cultura". Il rifiuto del seno per un bambino, il fatto di battere un piccolo bambino per una defecazione o un comportamento d'ordine sessuale o il matrimonio forzato di giovani donne con uomini attempati ("fidanzamenti del bambino", "premio della fidanzata") ne sono degli esempi. I rituali per infliggere dei dolori o censurare i piaceri e le istituzioni sociali sono stati presenti nella maggior parte delle culture storiche e contemporanee, ma in alcun modo in tutte le culture. Ci sono state, ad esempio, alcune culture (una minoranza, certo) che non hanno mai inflitto dolore ai bambini piccoli ed agli adolescenti, coscientemente o in altro modo, né hanno represso gli interessi sessuali dei ragazzi o degli adulti. Molto importante è il fatto che quest'ultimo sono state delle società non-violente, con dei legami famigliari monogami stabili e dell erelazioni sociali convenienti ed amichevoli.

 

Iside_horus.jpgMalinovski (1927, 1932) suppose per primo che tali culture erano una confutazione dell'asserzione di Freud di una natura biologica, pan-culturale per spiegare lo stato sessuale latente dell'infanzia ed il conflitto di Edipo. Reich (1935) dimostra che queste condizioni all'interno della società Trobriand provavano l'esatezza delle sue scoperte cliniche e sociali legando la repressione sessuale al comportamento patologico. Altre descrizioni etnografiche di culture simili sono state fatte (Elwin 1947, 1968; Hallet & Relle, 1973; Thurnbull, 1961). Gli studi transculturali globali di Prescott (1975) e i miei studi (DeMeo, 1986, pp.114-120) confermarono queste scoperte. Le società che caricano di dolore e traumi i loro bambini in tenera età ed i ragazzi e che reprimono successivamente l'espressione emotiva e gli interessi sessuali dei loro adolescenti, mostrano invariabilmente uno spettro di comportamenti nevrotici, autodistruttivi e violenti.

 

Al contrario, delle società che trattano i loro bambini in tenera età e i loro ragazzi con grande affetto fisico ed una gentile tenerezza e che considerano l'espressione emotiva e la sessualità come positiva con uno sguardo illuminato, sono al contrario psichicamente sani e non violenti. Infatti, la ricerca transculturale ha dimostrato la difficoltà, addirittura l'impossibilità, di localizzare ogni società disturbata, violenta, che non soltanto traumatizza la sua gioventù e/o la reprime sessualmente. Uno sguardo sistematico della letteratura storica globale ha confermato in modo indipendente le correlazioni precedenti, tra i traumi dell'infanzia, la repressione sessuale, la dominanza dell'uomo e la violenza familiare, nelle descrizioni di diversi stati centrali guerrieri, autoritari e dispotici (DeMeo, 1985, capitoli 6 & 79 [1]. A partire da dati storici simili, Taylor (1953) sviluppò uno schema dicotomico del comportamento umano in diverse società. Utilizzando la terminologia di Taylor ed allargandola sul suo proprio schema secondo le scoperte sessuo-economiche, tali società violente, repressive, sono chiamate patriste e differiscono da tutte le culture matriste, le cui istituzioni sociali sono designate per proteggere e consolidare i legami di piacere madre-figlio e uomo-donna [2]. La tabella 1 fornisce un contrasto tra le forme estreme di patrismo (corazzate) e di culture matriste (non corazzate).

 



Tabella 1: COMPORTAMENTI, ATTEGGIAMENTI E ISTITUZIONI SOCIALI DICOTOMICHE




Tratti

Patrista

(corazzato)

Matrista

(non corazzato)

Bambini di bassa età Bambini & Adolescenti

Meno indulgenza

Più indulgenza

 

Meno affetto fisico

Più affetto fisico

 

Bambini traumatizzati

Bambini non traumatizazti

 

Iniziazione al dolore

Assenza di iniziazione al dolore

 

Dominati dalla famiglia

Democrazia dei bambini

 

Case di isolamento sessuale o villaggi militari o di segmenti di età dei bambini

Case di prosmicuità sessuale

Sessualità

Atteggiamento restrittivo

Atteggiamento permissivo


Mutilazioni genitali

Nessuna mutilazione genitale

 

Tabù della verginità femminile

Nessun tabù della virginità femminile

 

Amore adolescenziale severamente censurato

Amore adolescenziale liberamente permesso

 

Tendenza omosessuale tabù più grave

Assenza di tendenza omosessuale o di forte tabù

 

Tendenza incesto   tabù più grave

Assenza di tendenza all'incesto o di forte tabù

 

Esistenza del concubinaggio/prostituzione

Assenza di concubinaggio/prostituzione

Donne

Limitazioni della libertà

Più libertà

 

Status inferiore

Status eguaglianza

 

Tabù del sangue vaginale (sang imenale, mestruale & del parto)

Nessun tabù del sangue vaginale

 

Non possono scegliere il loro compagno

Possono sceglierlo

 

Non possono divorziare a volontà

Possono divorziare a volontà

 

Gli uomini controllano le donne in età fertile

Le donne controllano la fertilità

Struttura culturale & Familiare

Autoritaria

Democratica

 

Gerarchica

Egualitaria

 

Patrilineare

Matrilineare

 

Patrilocale

Matrilocale

 

Monogamia compulsiva vivace

Monogamia non compulsiva

 

Souvent polygame

Raramente poligama

 

Struttura militare

Nessuna struttura militare  a tempo pieno

 

Violenza, Sadica

Non violenza

Religione & Credenze

Orientate Uomo/padre

Orientata donna/madre

 

Ascetismo, assenza di piacere

Piacere approvato ed istituzionalizzato

 

Inibizione, paura della natura

Spontaneità, culto della natura


Specialisti religiosi a tempo pieno

Nessun specialisti religiosi a tempo pieno

 

Sciamani uomini

Sciamani uomini o donne

 

Codici di comportamento rigorosi

Assenza di codici rigorosi




kupka--Resistance--or-The-Black-Idol--19Molti aspetti del patrismo interferiscono con la biologia del bambino in tenera età o del bambino in modo in generale sconosciuto nel mondo animale ed accrescono molto chiaramente la morbilità e la mortalità infantile e materna. Per di più dei riti riduttori di dolore o di piacere riportati nella tabella 1, è importante notare che la maggior parte delle società patriste possedevano, ad un momento dato nel loro recente o remoto passato, degli squilibri sociali psicopatologici seri destinati allo scaricamento organizzato, socialmente approvato, di rabbia omicida verso bambini e donne (come l'uccisione rituale dei bambini, delle vedove, delle "streghe", delle "prostitute", ecc.), con una deificazione completa dei maschi più aggressivi e più sadicamente crudeli (totalitarismo, regalità divina). Un piccolo numero di culture contemporanee esprime tali condizioni in una forma totalmente sbiadita oppure esibisce dei resti di tali condizioni e sono fatti che hanno delle implicazioni geografiche distinte.

 

steinlen_vache.jpgAd esempio, essendo noto che questa evidenza clinica, transculturale e storica indica che la violenza adulta yìtrova le sue radici nei traumi della prima infanzia e la repressione sessuale e che non esiste là dove i legami madre-figlio e uomo-donna sono protetti e sostenuti dalle istituzioni sociali matriste, una questione si pone naturalmente e cioè come la formazione culturale del trauma, la repressione e la violenza (patrismo) abbiano potuto avere inizio. Il Patrismo, con il suo eccessivo carico di violenza verso i bambini in tenera età, i ragazzi e le donne e che viene trasmesso da una generazione all'altra attraverso delle istituzioni dolorose e minacciose per la vita, deve aver avuto delle origini peculiari nel tempo e nello spazio tra alcune, ma non tutte le società umane più antiche. L'assenza assunta di un carattere innato del patrismo, che deriva dal blocco cronico, dall'inibizione e dal contenimento degli stimoli biologici, richiede che ciò sia così.


Torre-Babele.jpgTuttavia il matrismo, che si stabilì a partire da un impulso biologico libero e espresso senza costrizioni e che dunque è innato, ha dovuto essere globale per natura ed incontrarsi dappertutto in tutta l'umanità nei tempi più remoti. Infatti, la selezione naturale avrebbe dovuto favorire il matrismo, dato che non genera gli impulsi sadici che conducono ad un violenza mortale verso l edonne ed i bambini, né sconvolge i legami emotivi tra le donne ed i bambini, il che dà dei vantaggi di sopravvivenza psico-fisiologici distinti (Klaus & Kennel, 1976; LeBoyer, 1975; Montagu, 1971; Stewart & Stewart, 1978a; Reich, 1942, 1949).

 

Il-potere-cieco--Schlichter.jpgUna conferma ed un appoggio alle supposizioni e deduzioni riportate esistono negli aspetti geografici dei dati globali antropologici ed archeologici e l'esame degli aspetti spaziali dei fatti ed osservazioni raccolte da diversi ricercatori sull'argomento fu oggetto di una focalizzazione centrale della mia ricerca [3]. Ad esempio, alcuni aspetti del matrismo e delle condizioni sociali pacifiche sono state precedentemente identificate negli strati archeologici di alcune regioni, che dimostrano delle transizioni verso delle condizioni violente, di dominio maschile negli anni successivi. Mentre alcuni ricercatori sia che non siano al corrente di queste nuove scoperte o che abbiano avuto propensione ad ignorarle oppure abbiano fatto obiezione sulle loro implicazioni, un numero crescente di studi ha dimostrato delle transizioni sociali maggiori nei tempi remoti, da condizioni di tranquillità, democratiche ed egualitarie verso condizioni violente a dominio maschile e guerriere (Bell, 1971; Eisler, 1987a, 1987b; Huntington, 1907, 1911; Gimbutas, 1965, 1977, 1982; Stone, 1976; Velikovsky, 1950, 1984). Gli aspetti geografici di queste scoperte sono molto eloquenti.

 

Una critica sistematica e globale di una tale evidenza (DeMeo, 1985, Capitoli 6 & 7; DeMeo, 1986) ha rivelato dei modelli globali distinti in queste transizioni archeologiche, nelle quali delle intere regioni passate dal matrismo al patrismo all'interno degli stessi periodi di tempo oppure in cui la transizione verso il patrismo ha spazzato via tutto in vaste aree di un continente, da un capo all'altro, in un periodo di alcuni secoli. La scoperta, che vuole che la più antica di queste trasformazioni culturali si sia verificata nelle regioni del Mondo Antico (soprattutto nell'Africa del Nord, nel Vicino Oriente ed in Asia Centrale intorno al 4000-3500 prima della nostra era), in concomitanza con delle trasformazioni ambientali maggiori, a partire da condizioni relativamente umide verso condizioni aride, ha un significato maggiore. Più tardi le trasformazioni si sono prodotte generalmente in regioni esterne ai deserti di nuova formazione, in associazione con l'abbandono delle zone nuovamente aride e l'invasione conseguente di territori di confine più umidi. L'esistenza di queste transizioni ambientali e culturali definite nel tempo era della massima importanza dato che un'altra evidenza che suggerirà che una grave siccità e desertificazione aveva il potenziale di distruggere in modo traumatico i legami madre-figlio e uomo-donna, in modo certo indipendentemente dall'stituzione sociale patrista brutale e dolorosa.

 


Devastazione sociale nelle regioni di siccità, desertificazione e carestia


Altre evidenze conducono alla conclusione che una siccità ed una desertificazione grave e ripetuta, che producono carestia, privazione e migrazioni di massa tra le culture a livello di sussistenza, devono aver avuto un fattore cruciale che avrebbe dovuto, gradualmente o anche rapidamente, aver spinto delle culture matriste verso il patrismo. Ad esempio:

 

1) Recenti rapporti di testimoni oculari di cambiamento di cultura durante delle condizioni di carestia e di privazione indicano un deterioramento dei legami sociali e familiari. La relazione, che spezza il cuore, di Turnbulla (1972) sui popoli Ik dell'Africa Orientale è il più chiaro su questo punto, ma altre osservazioni simili sono state fatte (Cahill, 1982; Garcia, 1981; Garcia & Escudero, 1982; Sorokin, 1975). Durante gli stati di carestia più gravi, i mariti spesso lasciano le loro mogli e bambini alla ricerca di cibo e l'edificio sociale rimanente è completamente abbandonato. Il legame madre-figlio sembra durare più a lungo, ma delle madri eventualemnte fameliche potrebbero anche abbandonare i loro figli.

 

2) La ricerca clinica sugli effetti di una malnutrizione grave in proteine-calorie dei bambini in tenera età e dei ragazzi indica che la privazione è un trauma che presenta le più gravi proporzioni. Un bambino sofferente di marasma o di kwashiorkor [*] manifesterebbe dei sintomi di immobilità e di assenza di contatto con, nei casi più estremi, una cessazione della crescita del corpo e del cervello. Se la privazione durasse a lungo, il recupero del potenziale completo non sopraggiunge nemmeno dopo l'apporto di nutrimento e di conseguenza un ritardo emotivo e fisico poco grave o grave fa la sua comparsa. Altri effetti da carestia e privazione persistono anche dopo che si è restaurato il nutrimento. In modo importante, il bambino si ripiega bio-fisicamente ed emotivamente e si contrae in condizioni di carestia in modo quasi identico agli effetti egualmente traumatizzanti di privazione materna e di isolamento. I due insiemi di esperienza hanno degli effetti chiari e duraturi che turbano la capacità degli adulti di creare un legame emotivo con allo stesso tempo la compagna e la progenitura (Aykroyd, 1974; Garcia & Escudero, 1982; Prescott, Read & Coursin, 1975).


Bambini normali contro marasmatici


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A destra, bambino marasmatico dell'età di 7 mesi.

A sinistra, bambino in buona salute dell'età di 5 mesi.

Riprodotto con il permesso di F. Monckeberg (in Prescott, et al. 1975).

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Transilluminazione dei crani di bambini normali (sinistra), malnutriti (centro) e marasmatici (destra) in stato di privazione.  Il cranio è illuminato in proporzione con la quantità di spazio riempito di fluido tra il cervello ed il cranio. Un bambino ben nutrito ha un cervello ben sviluppato con poco spazio riempito di fluido tra cervello e cranio. Il che non è il caso con un bambino malnutrito o privo di nutrimento.

Riprodotto con il permesso di F. Monckeberg (in Prescott, et al. 1975).



3) Un numero di fattori soprattutto in relazione con la vita dura nei deserti e nelle regioni aride sono stati identificati. Un esempio maggiore era l'utilizzazione di una culla portatile costringente, che blocca la testa, portata come un pacco sulla schiena dai popoli migranti dell'Asia Centrale che sembrano aver condotto per inavvertenza ai doppi traumi della deformazione cranica ed alla fasciatura del bambino. La deformazione cranica del bambino in quanto istituzione sociale è scomparsa intorno al cambiamento del secolo, ma la fasciatura sembra resistere oggi nelle stesse regioni generali. Normalmente un bambino soggetto ad un dolore lotta per liberarsene e griderà in modo pronunciato, attirando rapidamente l'aiuto dei custodi. Non deve essere il caso, suppongo, tra i bambini insaccati in un pacco portato sulla schiena e che avvolge il corpo (e spesso anche la testa) per una lunga marcia durante una torrida siccità.

 

In condizioni di estrema siccità e carestia, i custodi saranno meno attenti ed avranno meno volontà di impedire e di far tacere costantemente un bambino che si ferisce nelle fasciature deformando il cranio in una culla portata sulla schiena come un pacco. Poiché la desertificazione progrediva in Asia, la migrazione da una regione ad un'altra divenne un modo di vita relativamente permanente. Gli archivi archeologici suggeriscono che le deformazioni del cranio e la fasciatura divennero di conseguenza delle usanze istituzionalizzate della tradizione del trasporto sulla schiena del bambino in queste stesse zone (DeMeo 1986, pp. 142-152; Dingwall 1931; Gorer & Rickman 1962).


Infatti, le deformazioni dolorose del cranio e la fasciatura divennero un segno di identificazione ed una istituzione sociale delle più gradite da alcune popolazioni, persistendo anche dopo che esse avevano abbandonato l'esistenza nomade per un modo di vita sedentario. Altre istituzioni siociali maggiori, come le mutilazioni genitali dell'uomo e della donna (circoncisione, infibulazione), sono state scoperte per essere centrate geograficamente ed aventi le loro origini più antiche tra la cintura del grande deserto del Vecchio Mondo, benché per ragioni che siano meno chiare.

 

 

La fasciatura ed il cranio deformato artificialmente appaiono come delle pratichecomplementari, sviluppate all'inizio in Asia Centrale con l'utilizzazione della culla portata come un pacco sulle spalle da parte delle popolazioni in migrazione. La deformazione del cranio è scomparsa, ma la fasciatura, una pratica rimasta, persiste nella maggior parte delle regioni influenzate da tali popoli.


 

 

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Il bambino fasciato disegnato da Deborah Carrino, a partire da una foto di Dean Conger.

 

 

 


 


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Tipi di deformazioni craniche da Dingwall (1931)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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NOTA: tutte le carte sono composte da dati a partire dalle popolazioni indigene ed aborigene. In America ed in Oceania, questi dati riflettono delle condizioni in generale anteriori all'arrivo degli Europei.


Nelle procedure per compiere le determinazioni sopra riportate, diventava chiaro in modo evidente per me che i legami sociali matristi primitivi dovevano in primo luogo essere stati spezzate tra culture a livello di sussistenza che erano sopravvissute agli effetti devastanti di siccità consecutive, di desertificazione e di carestia prolungata. Con la rottura progressiva, generazione dopo generazione, dei legami madre-bambino e uomo-donna a causa della iperaridità, della carestia, della privazione e delle migrazioni forzate, ci sarebbe stato uno sviluppo ed una 'intensigìficazione degli atteggiamenti, comportamenti ed istituzioni sociali patriste. E queste ultime dovevano gradualmente sostituire le vecchie istituzioni matriste.

 

Il patrismo doveva essere stato fissato nella struttura del carattere giusto al momento in cui le condizioni del deserto iperarido si fissavano sul terreno. ed una volta così fissato, il patrismo restava con la popolazione afflitta, indipendentemente dal clima successivo o dalla fornitura del nutrimento, dato il comportamento artificiale ed auto-duplicato delle istituzioni sociali. Il patrismo doveva apparire successivamente nelle regioni abbondantemente umide in virtù delle irruzioni di popolazioni migranti, guerriere dalle regioni adiacenti desertiche.

 

A partire dalle considerazioni descritte, un test geografico molto chiaro era suggerito da questo fatto. Se una correlazione spaziale cartografata e mondiale esisteva tra gli ambienti di grave desertificazione e la cultura patrista estrema, allora un meccanismo chiaro per l'inizio dei primi traumi tra le culture umane antiche sarebbe identificato. Questo corroborerebbe anche direttamente la teoria del "corrazzamento". Le correlazioni spaziali che emergevano da questo approccio erano terribili.


 

 

James DeMeo

 

 

[Traduzione di Ario Libert]



NOTE


[1] La mia prospezione implicava più di 100 fonti separate, per includere un certo numero di lavori sessuologici classici: Brandt 1974; Bullough 1976; Gage 1980; Hodin 1937; Kiefer 1951; Levy 1971; Lewinsohn 1958; Mantegazza 1935; May 1930; Stone 1976; Tannahill 1980; Taylor 1953; Van Gulik 1961.


[2] Poco tempo dopo che la mia dissertazione fosse completata, ho saputo dello studio di Riane Eisler, Chalice and the Blade [Il calice e la spada], che identificava i tipi di dominazione e di partenariato dell'organizzazione sociale. Sono quasi identiche su lpiano concettuale alle foprme di organizzazione sociali rispettive patriste e matriste definite qui.


[3] La struttura dell'argomento richiede che facciamo una netta distinzione tra i fatti e le teorie concernenti i fatti. Tutte le teorie della scienza del comportamento tendono a spiegare una varietà di fatti sociali e clinici osservati. Un piccolo numero tende ad incorporare nella teoria i fatti di antropologia, cioè il comportamento in altre culture. Tuttavia, la maggior parte di tali teorie falliscono nell'essere sia globali sia geografiche per natura. È perché non tendono a spiegare simultaneamente il comportamento umano tra un numero significativo di culture le meglio studiate all'interno di ogni regione del mondo. Le teorie più comportamentali, se affrontano la letteratura antropologica  di tutte, focalizzano soltanto le culture patriste e falliscono nel superare il test esigendo il fatto di essere al contempo globali e derivate sistematicamente. Gli studi culturali incrociatno un grande passo in queste materie, ma l'approccio combinato geograficamente globale e culturalmente incrociati è inoltre un raffinamento necessario , che forzerà tutte le teorie comportamentali ad affrontare oramai i fatti specifici della storia, della migrazione, del contatto culturale e dell'ambiente naturale.


[*] Kwashiorkor, sindrome da malnutrizione proteinico-calorica molto grave della prima infanzia. Il termine, che significa bambino (kwashi) e rosso (orkor) nella lingua degli Ashanti del Ghana, si riferisce alla colorazione rossa della pelle dei bambini che ne sono colpiti. Questa forma di malnutrimento si accompagna anche ad un abbassamento dei tassi sanguigni di magnesio, potassio, ferro, zinco e delle vitamine. Il passaggio brusco ad uno svezzamento precoce, spesso dovuto alla nascita di un fratello, è la causa principale nella maggior parte del mondo, soprattutto in quelle aree in cui l'agricoltura produce tipi di cibo carenti di proteine come i cereali tipo la manioca, il miglio, il mais o il riso. Un intervento rapido può ridurre sia la mortalità infantile sia le conseguenze fisiche e intellettuali, che in seguito a ritardo tendono a rimanere permanenti condannado il soggetto ad una taglia ridotta rispetto alla norma ed a gravi ritardi mentali [N. d. T.]




Link al post originale:

Les Origines et la Diffusion du Patrisme en Saharasie


 


LINK pertinenti alla tematica trattata:


Ai tempi della dea

C'era una volta l'isola di Creta

La teoria dei Kurgan

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5 luglio 2009 7 05 /07 /luglio /2009 18:11



Presentando questo breve quanto interessantissimo saggio sulla civiltà della Creta minoica, intendiamo in realtà iniziare un lento processo di revisione della profonda storia umana, cioè rivalorizzare sul piano interpretativo quella parte della storia chiamata preistoria.

Anche se in inea di principio, cioè teorico, il termine preistoria è inteso tra gli esponenti più progrediti della ricerca storica, archeologica e antropologica, come privo di connotazione negativa se non spreggiativa, la grande massa della gente comune e dei pochi che possiedono rudimenti di una cultura che potrebbe porli in grado di capire discorsi di ristrutturazione radicale del sapere umano da pesanti inquinamenti ideologici, rimane totalmente all'oscuro dei formidabili progressi conseguiti dalal ricerca sulla preistoria.

Siamo cioè in presenza di un vero e proprio rovesciamento, sia a livello dei valori sia in quello interpretativo, dell'immagine di una preistoria vista come stadio all'interno di uno processo di progressione dal semplice al complesso in tutti i campi da quello dell'intero scibile umano a quello delle istituzioni sociali alla tecnologia, alla scienza ed alla religione.

Ne emerge una scienza della preistoria totalmente innovativa in grado addirittura di criticare l'intera storia umana, quella cioè caratterizzata dal sorgere dello Stato, delle classi sociali, delle guerre, della violenza generalizzata in tutti i rapporti quotidiani, da tutta cioè la negatività che da numerosi millenni, almeno sei, cioè dal 4.000/4.500 a.C. caratterizza tutta la storia umana più nota, quella soprattutto che si avvale di documentiazione scritta.

La prospettiva evoluzionistica, caratterizzata dai parametri del progresso in ogni campo viene così abbattuta e rivela il suo grugno puramente ideologico a cui tutte le forme ideologiche hanno concorso a dare ovviamente il loro sostegno, dalla religione alle dottrine giuridiche, economiche e filosofiche.

Ciò che più infastidisce e sconvolge gli ideologi del presente storico è il fatto che queste culture furono in grado di prosperare ed evolversi, loro sì realmente, per millenni, non conoscendo guerre, strutturazioni sociali, gerarchie burocratiche, apparati di repressione polizieschi e di aggressione militari. Tutto ciò che da secoli l'umanità progredita e quella sofferente si augurano e che è solitamente definita come utopia.

La preistoria è la sede quindi di questa utopia concreta, storicamente esistita,  una serie di culture pacifiche, egualitarie nei rapporti tra i sessi e le più diverse comunità umane, priva di violenza tra individui e comunità altre, basate sul soddisfacimento di tutti i bisogni da quelli materiali a quelli sociali e culturali, una diffusione quindi del benessere orizzontale sotto la benedizione della grande dea madre.




Isola bastione della non-violenza sino al 1500 a. C., quando seguì l’emergere delle “civiltà” e del culto della violenza.

Quando si dice Creta, si pensa subito al Minotauro, a re Minosse, al Grande Labirinto. Ma Creta ha molto più da offrirci di questi stereotipi ingannevoli. Creta sino a 1500 anni prima dell’era comune [a.C.], data in cui è stata invasa dai kurgan, orde barbariche, è stata un modello di società organizzata sulla non-violenza, una democrazia egualitaria che aveva sviluppato una tecnologia avanzata per fini pacifici.

Creta società opulenta, modello della società egualitaria di cooperazione.

La società cretese, opulenta, ha sviluppato una civiltà molto evoluta. Questo si è tradotto in pratica nell’organizzazione di città e villaggi ben pianificati composti di imponenti edifici, palazzi, di aree agricole, forniti di reti di distribuzione di acqua ed irrigazione, fognature, fontane e collegate da vie di comunicazione di cui molte pavimentate. In campo culturale, troviamo una letteratura abbondante (in 4 differenti scritture) e produzioni artistiche che gli storici descrivono come raffinate, celebranti la vita, molto ispirate.

Ma questo non basta a farne una civiltà non-violenta. Uno dei tratti essenziali della società cretese è di avere, in un’epoca così remota, saputo sviluppare un modello di società egualitaria. I cretesi erano persone benestanti, ma la cosa più notevole era la ripartizione piuttosto equa delle ricchezze, poiché le ricerche archeologiche hanno evidenziato poca differenza nei tenori di vita. Anche quando i poteri politici sono stati centralizzati, ciò è stato fatto senza gerarchizzazioni né autocrazia e il governo insediato lo fu sotto una forma democratica ben prima che i greci non si appropriassero della parola democrazia. Gli uomini e le donne vi partecipavano paritariamente, soprattutto per quel che concerneva le cerimonie religiose.

Creta una società che ha sviluppato una notevole tecnologia utilizzata a fini pacifici.

Creta ha creato una tecnologia di qualità utilizzando il bronzo, ma non l’ha utilizzata per produrre armi. I cretesi si sono serviti di questa tecnologia per migliorare le loro condizioni di vita, abbellire il loro ambiente, costruire magnifici edifici circondati da giardini molto elaborati. Le poche armi fabbricate, poco sofisticate, lo furono per servire sulle navi mercantili e per difesa contro gli attacchi dei pirati in alto mare. La costa cretese non era fortificata rendendola così vulnerabile agli attacchi dei barbari.

I progressi tecnologici, con lo sviluppo della specializzazione, non hanno avuto effetto sul funzionamento collaborativo ed egualitario della società. I beni e le ricchezze accumulate lo erano a beneficio ed al servizio di tutti ed i poteri che tali progressi conferiscono si sono tradotti con una maggiore consapevolezza delle responsabilità di fronte alla collettività. Questi poteri erano integrati al culto della vita ed in nessun caso potevano servire a togliere la vita con un qualunque atto di violenza.

Questo modo di vita pacifico ed egualitario che l’isola di Creta aveva saputo preservare sino al 1500 prima dell’era comune, si trovava in completa opposizione con quanto si era sviluppato dappertutto altrove dal 4300 a. C. con l’invasione delle orde barbare, i Kurgan [1], che saccheggiavano, violentavano, uccidevano. Benché queste orde nomadi fossero di culture diverse, quel che avevano in comune era il modo di funzionamento societario basato sul dominio, una struttura sociale in cui la gerarchia e l’autoritarismo erano la norma. Creta, ultimo bastione di una società non violenta, egualitaria e cooperativistica, a lungo protetta dalla sua insularità, finì con il soccombere.

L’emergere delle “civiltà” e del culto della violenza


Bruscamente, con il passaggio di numerosi di questi popoli pacifici sotto il dominio di queste orde barbariche, la tecnologia sarà utilizzata per sviluppare il potere di distruzione; togliere la vita diventa la norma. I Kurgan uccidono gli uomini, si impadroniscono delle donne che diventano loro concubine e schiave e dei bambini ridotti anch’essi in schiavitù. D’ora in poi le loro sepolture mortuarie si riempiono di armi e di corpi sacrificati di donne e bambini. Da un punto di vista morale e culturale le società si impoveriscono, ne testimoniano i resti di vasellame e sculture, identiche e qualitativamente inferiori. Le donne sono sessualmente ed economicamente asservite, violentarle e violentare le giovani, sacrificare i loro figli, distruggere città intere, mostrare la propria potenza e la propria ricchezza asservendole diventa pratica corrente, con in più l’aura della religione. È su questo terreno che si sono sviluppate le “civiltà” antiche e le religioni “civilizzatrici” ebraico-cristiana. Le donne sono bandite dalle cerimonie religiose, che diventano appannaggio esclusivo degli uomini, in quanto le leggi religiose che governano oramai le società sono state concepite esclusivamente dagli uomini. Le persone non sono più trattate egualmente né in vita né in morte, le più deboli sono sfruttate, la brutalità, le punizioni sono correntemente praticate. L’ideologia dominatrice e manipolatrice celebrante il potere dello sfruttamento, la guerra, la distruzione era nato.


Cultura di violenza, istinto di morte, istinto di vita, cultura della non violenza

Dalla prevalenza di società basate sulla cooperazione, sulla celebrazione della vita, dove le persone lavoravano insieme per soddisfare i propri bisogni, si è passati a società dominatrici in cui le persone soddisfano i loro bisogni prendendoli dagli altri, al bisogno sotto la minaccia, attraverso atti di violenza, seminando ovunque morte. Quel che è stato scritto sulla storia dell’umanità, le riflessioni filosofiche, si sono principalmente sviluppate su questo a priori del dominio attraverso la violenza come elemento “naturale” della natura umana, questo “istinto “ di morte.

Quindi, costantemente, lungo il corso dei secoli sino ai nostri giorni, delle donne e degli uomini hanno voluto reinventare il mondo, assumendo su di sé e sotto forme differenti, questo bisogno di creare pacificamente i legami sociali, in relazione con un sentimento molto forte di appartenenza ad una collettività umana, percependo l’umano come una identità comune da preservare attraverso la non violenza. Allora, è questo una lontana eco di un modo di vivere scomparso o la nostalgia di un passato tribale o ancora una di quelle utopie avanguardiste ogni volta recuperata da una dinamica attivata dall’interesse? E perché non semplicemente una manifestazione persistente di un “istinto” di vita che le capacità di autodistruzione dell’essere umana, su scala individuale o collettiva, non hanno sino ad oggi potuto rimuovere?

La vita, la sofferenza, la gioia, l’estetica, la qualità della vita, le relazioni con l’ambiente naturale, sono delle ricchezze umane non misurabili, non calcolabili, non brevettabili, patrimonio comune dell’umanità che i nostri antenati hanno cercato a modo loro di preservare sperando ogni volta di superare il presente. A noi continuare.


Note:


[1] Con il termine Kurgan, vengono indicate l’insieme delle culture preistoriche eurasiatiche che seppellivano i morti socialmente ritenuti importanti in tumuli funerari spesso di grandi dimensioni, chiamati kurgan, da cui il nome traslato poi al popolo che li costruiva. I più antichi kurgan comparvero nel Caucaso e nella steppa ucraina per poi propagarsi nell’Europa orientale e centro-settentrionale. La celeberrima archeologa ucraina Marija Gimbutas, di cui Riane Eisler può essere considerata allieva, ha associato la cultura Kurgan ai proto-indoeuropei, il cui punto di propagazione è stato identificato con le culture kurgan a nord del mar Nero. (N. d. T.)




Bibliografia

Eisler, Riane (1987). The Chalice and the Blade: Our history, our future. San Francisco: Harper Collins, (tr.it., Il calice e la spada, Pratiche editrice, Parma, 1996, ora ristampato da Frassinelli.
Eisler, Riane, Il piacere è sacro, tr. it., di Sacred Pleasure,
Frassinelli, 1996.

Testi pertinenti all'argomento:

Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, [The Language of the Goddess, 1989], Venexia, Roma, 2008.
Marija Gimbutas, Le dee viventi, [The Living Goddess, 1999], Medusa, Milano, 2005.
Gimbutas, Eisler, Campbell, I nomi della dea, [In all Her Names, 1991], Ubaldini, Roma, 1992.
Pepe Rodríguez, Dio è nato donna, [Dios nació mujer, 1999], Editori Riuniti, Roma, 2000.




[Traduzione di Ario Libert]


Post originale datato: 3 Novembre 2004.

http://www.planetenonviolence.org


Linkografia (a cura del traduttore)

Per un inquadramento globale della storia della Creta gilanica, si può consultare questo interessante link in cui illustrazioni e fotografie aiutano nella compressione della tematica: La  Dea Madre a Creta

Per notizie essenziali sulla ricercatrice Riane Eisler i cui studi sono riassunti nella traduzione di questo articolo: Riane EISLER

Per notizie essenziali sulla ricercatrice Marija Gimbutas di cui Riane Eisler è la più importante divulgatrice e prosecutrice la sintetica voce in Wikipedia: Maria_Gimbutas

Un importante saggio del 1995 di Riane Eisler è consultabile a questo link: http://isd.olografix.org/faq/faq_uomo-donna.htm

Un interessante saggio sulle ricadute concettuali del rapporto società egualitaria ed ambiente al seguente link: http://www.estovest.net/ecosofia/anticofuturo.html
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