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29 marzo 2010 1 29 /03 /marzo /2010 20:48

 

 

L’Opus Dei e l’Europa


Dal riciclaggio dei fascisti al controllo delle democrazie

 

 

 

 

opus_dei.jpg

 

di Thierry Meyssan*


L’Opus Dei svolge un ruolo di primo piano nella costruzione europea. Dopo la seconda Guerra Mondiale, vecchi responsabili fascisti si insediano in seno alle nuove istituzioni europee, collocativi dai membri dell'Opera divina.



Durante la Seconda Guerra mondiale, pur condannando l'ideologia nazista, i principali responsabili della Chiesa cattolica sostennero notevolmnente i regimi fascisti per il fatto che costituivano un baluardo alla sovversione bolscevica. Il crollo dell'III Reich, sotto i colpi congiunti degli Inglesi, degli Americani e dei Sovietici, avrebbe dovuto tradursi non soltanto con l'epurazione  della classe politica europea, ma anche con quella della Chiesa romana. Non se ne fece nulla.

 

Gli ecclesiastici collaboratori manipolarono l'illusione religiosa al punto che ogni obiezione della loro responsabilità in crimini contro l'umanità apparve come una blasfemia. Utilizzando l'immunità che agli occhi dei credenti è loro conferita dalle loro sacre funzioni da essi esercitate, essi si dedicarono ad "esfiltrare" verso l'America latina i capi fascisti per sottrarli alla giustizia ed impedire che i processi non giungessero a rivelare le loro colpe. In questo contesto, l'Opus Dei dedicò tutte le sue forze nel cancellare le tracce della Storia favorendo la riconciliazione europea.


1952_Adenauer_Schuman_De_Gasperi.jpg
(Robert Schuman, Alcide de Gasperi e Konrad Adenauer, 1952.)


de_gaulle_5.jpgQuesta politica fu favorita a malincuore dal generale de Gaulle. I francesi avevano sostenuto massicciamente e sino all'ultimo momento il regime fascista dell'ex-maresciallo Pétain e, attraverso lui, avevano attivamente partecipato allo sforzo di guerra del Reich. Alla conferenza di Yalta, gli Alleati avevano deciso di occupare la Francia non appena avessero vinto, di fucilare i suoi ufficiali e di colpire di incapacità civica tutti gli uomini di più di quaranta anni. Il genio di de Gaulle fu dunque di presentare lo Stato francese come un usurpatore ed il governo della Francia libera, durante la sua avventura londinese, come il solo legittimo. Perfettamente cosciente che la Resistenza che era effettivamente esistita sul suolo francese era in maggioranza comunista e temendo un'insurrezione marxista, Churcill diede il suo appoggio a questa menzogna storica e si presentò la disfatta dello Stato francese come la liberazione da un territorio occupato da un nemico.

Trascinato da questa logica revisionista, de Gaulle fu costretto ad accettare ilmmantenimento dei vescovi fascisti e difare amnistiare, cioè presentare come resistenti diversi responsabili petainisti. Questo riciclaggio di cattolici fascisti fu favorito da due membri dell'Opus Dei vicini al generale: Maurice Schumann ("La vois de la France Libre") e la contessa Thérése, sposa del maresciallo Leclerc de Hautecloque. De Gaulle pensava di evitare così una guerra civile. Comunque sia, questa tattica ha permesso a dei politici e funzionari di estrema destra di integrarsi nelle nuove istituzioni democratiche, di farvi carriera di nascosto ed infine di farvi trionfare di nuovo le loro idee.


Un caso sorprendente è quello di Robert Schuman (con una sola "n", con nessun legame di parentela con il precedente appena citato). Nel settembre del 1944, questo politico cristiano democratico, allora di 58 anni, appariva come l'effimero consigliere del maresciallo de Lattre de Tassigni durante la liberazione dell'Alsazia Lorena. È eletto deputato nel 1945, nominato ministro delle Finanze nel 1946, presidente del Consiglio nel 1947, ministro degli Affari esteri nel 1948. Nel 1949, installa la sede della NATO a Parigi. Lancia l'idea dell'Europa comunitaria nel 1950 (CECA e CED), partecipa attivamente al governo di Antoine Pinay. Tenuto ai margini degli affari francesi al ritorno di de Gaulle, fu il primo presidente del Parlamento europeo. Colpito da senilità, morì nel 1963 e rimane nella memoria come il "padre dell'Europa".

Lo si conosceva come profondamente religioso, come uno che assisteva alla messa ogni mattina, che si dedicava a dolorose mortificazioni, si sa oggi in occasione della sua beatificazione che era membro dell'Opus Dei.

 

 

Petain-e-Hitler.jpg

 Avremmo dovuto ricordarci del decreto Poinso-Chapuis. Questo testo che egli firmò in quanto presidente del Consiglio (del 22 maggio 1948) permetteva alla Chiesa di sviare delle sovvenzioni pubbliche attraverso l'espediente delle associazioni familiari. Fu ritirato dopo una potente mobilitazione nazionale.

Ma prima che Robert Schuman venisse proclamato beato, poi santo da Giovanni Paolo II, conviene chiedersi come hanno potuto dimenticarsi che era stato fascista, sottosegretario di Stato di Philippe Pétain. Colpito da indegnità nazionale alla Liberazione, al momento stesso in cui aveva tentato di porsi presso il maresciallo de Lattre, era stato sollevato dalla sua ineleggibilità per intervento di Charles de Gaulle nell'agosto del 1945. Per camuffare questa riabilitazione si era evidenziato il fatto che egli era stato posto agli arresti domiciliari dai nazisti sin dal 1941. In realtà, 
Robert Schuman era sempre stato sostenuto la "rivoluzione nazionale" fascista e si era unicamente opposto all'annessione dell'Alsazia-Mosella da parte del Grande Reich.

Robert Schuman non poté edificare le prime istituzioni europee che con l'aiuto di un altro membro dell'Opus Dei, Alcide De Gasperi, il cui processo di beatificazione è anch'esso in corso alla Sacra congregazione per la causa dei santi. De Gasperi si oppose all'accesso di Mussolini al potere e fu imprigionato dalle Camicie nere nel 1926. Ma fu liberato e si ritirò dall'opposizione dopo la firma degli accordi del Laterano tra la Santa Sede e l'Italia. Visse allora nella Città del Vaticano dove lavorò agli archivi segreti sino alla caduta del Duce. Segretario generale della Democrazia cristiana, entrò al governo sin dal giugno del 1945 e fu diverse volte presidente del Consiglio. Sospese immediatamente l'epurazione e vegliò personalmente al ricollocamento dei quadri del fascismo che avevano saputo essere così generosi con il papato. Morì nel 1954.

Robert Schuman e Alcide De Gasperi poterono appoggiarsi su Konrad Adenauer per costruire l'Europa dell'amnesia. Il cancelliere tedesco, presidente della Democrazia cristiana (CDU), non sembra essere stato membro della santa setta, ma fu, almeno sino al 1958, il suo alleato indefettibile. Pur sostenendo il nazismo, non svolse un grande ruolo nel regime hitleriano. Sindaco di Colonia, era stato accusato di incapacità dagli Alleati e rimosso dalle sue funzioni. Konrad Adenauer partecipò attivamente alla protezione di quelli sospetti di crimini contro l'umanità ed al riciclaggio dei fascisti, non soltanto per ambizione politica ma per occultare il proprio passato.

CECA.pngI primi vagiti dell'Europa comunitaria si concretizzarono nel 1950 con l'instaurazione della Comunità economica del carbole e dell'acciaio (CECA). Riuniva come per caso gli interessi dei grandi industriali cattolici produttori di materie prime degli armamenti pesanti. Nel 1957, la Comunità europea vide la luce grazie al trattato di... Roma. I testi fondatori impiegano una fraseologia improntata alle encicliche sociali: "comunità", "comunione" "sussidiarità", ecc. La sede della Comissione fu stabilita a Bruxelles, capitale del molto pio membro dell'Opus Dei Baldovino I. Il cardinale Danneels ha richiesto d'altronde la beatificazione del re cristiano che si era opposto all'aborto, confermando che l'Opus Dei è un vivaio di piccoli santi.

arciduca-Otto-von-Asburgo-Lorena--1998.jpgPer garantire l'aiuto reciproco dei fascisti reinseriti in seno alle nuove istituzioni europee, l'erede del trono d'Austria-Ungheria, l'arciduca Otto von Asburgo-Lorena, fondò allora il Centro europeo di documentazione e di informazione (CEDI). Questa lobby fu del tutto naturalmente installata dall'Opus Dei al riparo dalla madre patria sotto la protezione del caudillo, il generalissimo Franco.
Cattolico di grande umiltà, Sua Altezza Imperiale Otto von Asburgo si è fatto eleggere semplice deputato europeo per continuare a Strasburgo la sua lotta per la riconciliazione europea. Grazie a lui, al Parlamento europeo, i democratici cristiani (PPE, Parito Popolare Europeo) non sono più a destra ed i socialisti (PSE, Partito Socialista Europeo) non sono più a sinistra.

I confronti ideologici sono riservati alla galleria, in occasione delle elezioni. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi. Una volta eletti, i deputati dei due grandi gruppi abbandonano i loro programmi e votano insieme la maggior parte dei testi. A strasburgo la buona educazione di "monsignore" si è imposta, non ci sono conflitti politici. Non vi sono che interessi condivisi. Il consenso dei privilegiati permette anche di spartirsi la presidenza del Parlamento e di organizzare un sistema a turno PPE/PSE. I gruppi che rifiutano di entrare nella combinazione (comunisti, ecologisti, radicali) sono esiliati insieme alle loro convinzioni.

Con la progressione della sua espansione, l'Opus Dei ha ampliato i suoi obiettivi in Europa. Al riciclaggio dei fascisti, alla difesa delle monarchie cattoliche, al controllo dell enuove istituzioni democratiche si è aggiunta la difesa dei grandi interessi economici. Lo strumento più notevole fu creato nel 1983 sotto l'impulso del visconte dell'Opus Dei Etienne Davignon (allora comissario europeo incaricato dell'Industria e successivamente presidente della Società generale del Belgio): La Tavola rotonda degli industriali europei (ERT). Raccoglie oggi una quarantina di dirigenti d'impresa di cui più della metà sono membri della santa setta.  L'adesione si fa unicamente per cooptazione, a titolo individuale, e non impegna ufficialmente le loro imprese. Tuttavia l'ERT è finanziata da queste imprese e pone a suo servizio alcuni dei loro quadri. L'ERT rivolge regolarmente le sue raccomandazioni alla Commissione europea. Essa non manca mai di ricordare che è la lobby economica più potente in Europa: i suoi quarantadue membri impiegano tre milioni di persone. Realizzano 3.500 miliardi di franchi annui (del 1995) di cifra d'affari. Un argomento che permette all'ERT di imporre le sue esigenze. Il "social cristiano" Jacques Delors, che non gli rifiutava nessun appuntamento, diceva dell'ERT: "È una delle forze maggiori dietro il mercato unico". È "risolutamente pronunciata per uno sviluppo di reti europee di infrastrutture" e ha fatto inscrivere questi obiettivi nel trattato di Maastricht.

L'Opus Dei non si accontenta di piazzare i suoi membri e di difendere la loro comunità di interessi. Persegue sempre il suo obiettivo di restaurazione della cristianità. È per questo protesa sia sul controllo dell'evoluzione istituzionale e sul controllo dei media. Così ha esatto ed ottenuto che uno dei suoi membri sia nominato alla Commissione europea. Marcellino Oreja-Aguirre si è così visto stranamente affidare allo stesso tempo il portafoglio delle "Problemi audiovisivi" e quello della rinegoziazione del trattato di Maastricht. Per quel che riguarda i Problemi audiovisivi, l'Opus Dei è favorevole al libero scambio. Cioè si augurano di abolire "l'eccezione culturale" con riserva di una deontologia euro-americana della moralità nei media. Essi auspicano che un ordine di giornalisti e produttori sia incaricato del suo rispetto.

Per quel che riguarda l'evoluzione istituzionale sono favorevoli ad uno sviluppo della sovranazionalità a condizione cje il potere sia affidato dai politici a dei tecnici. Su questo principio, hanno ottenuto il trasferimento del potere monetario ad un consiglio non politico sul modello della Bundesbank. Un sistema che incanta il presidente dell'Opus Dei della banca centrale tedesca, Hans Tiettmeyer, oltretutto accademico pontificio. Essi si sono pronunciati per un allargamento dell'Europa sul criterio della cultura cristiana e non su quello della democrazia. È in base a questo principio che il democratico cristiano Helmut Kohl si è opposto al sostegno europeo alla repubblica laica della Bosnia Erzegovina, la cui popolaione è a maggioranza musulmana.

 

Thierry Meyssan

Analista politico francese, presidente fondatore di Réseau Voltaire [Rete Voltaire] e della conferenza Axis for Peace. Pubblica ogni settimana cronache di politica estera sulla stampa araba e russa. Ultima opera pubblicata: L’Effroyable imposture 2, [L'orribile impostura 2], éd. JP Bertand (2007)

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3 marzo 2010 3 03 /03 /marzo /2010 10:49
L’Opus Dei alla conquista del mondo






di Thierry Meyssan*


Escriva-de-Balaguer.jpgÈ sotto il regime del generale Franco, che Escrivá de Balaguer crea l'Opus Dei. Il Maestro spirituale di Franco intraprende grazie alla sua organizzazione  di selezionare e di formare le elite della dittatura sino a controllare l'essenziale del potere. Installato in seguito a Roma, si dedica ad estendere il suo potere in America latina. L'Opus Dei vi opera una gigantesca ripresa in mano dei preti latino-americani, colpevoli di condividere le analisi marxiste e di opporsi alle dittature cattoliche.

 

Ufficialmente l'Opus Dei non è che un'associazione cattolica internazionale. La sua attività si limiterebbe al consiglio spirituale dei suoi 79.303 aderenti (ossia 1.506 preti, 352 seminaristi e 77.445 laici). Dei membri che essa ha scelto nel Gotha latino-americano ed europeo. Tra di loro proprietari di multinazionali, magnati della stampa e della finanza, capi di Stato e di governo. Da ognuno, essa esige un'austera disciplina ed una completa obbedienza. Cos', benché essa finga di ignorare le loro attività politiche "personali", può attraverso loro imporre i suoi valori ai popoli.

 

Questa setta fu fondata il 2 ottobre 1928 da un giovane prete spagnolo di modeste origini, l'abate Escrivá. Si trattava per gli adetti di giungere alla santità partecipando all'instaurazione di un regime teocratico di cui Escrivá era il profeta. La guerra civile apparve loro come l'occasione insperata di stabilire lo Stato cattolico dei loro sogni. L'abate Escrivá divenne consigliere spirituale del generale Franco. Insieme, riabilitarono il vecchio principio "Cujus regio, ejus religio".

 

Franco.jpgL'Opus Dei intraprese a selezionare e formare le elite della dittatura sino a controllare l'essenziale del potere. Così, negli anni settanta, il governo dell'ammiraglio Carero Blanco fu qualificato di "monocolore": su diciannove ministri, dodici erano dell'Opus Dei. Benché non esercitasse  nessuna responsabilità diretta nel regime, il "padre" non cessò di consigliare il generalissimo. È lui che suggerì il rsitabilimento della monarchia di diritto divino di cui Franco fu proclamato reggente a vita.

 

Pinochet.jpgL'abate Escrivá pensò di farsi proclamare reggente quandi si sarebbe verificato il decesso del Caudillo. È per questo che si fece nobilitare nel 1968 con il titolo di Monsignor Mgr Escriva de Balaguer, marchese de Peralta. Ma questo fu modificato poiché l'anno seguente Franco designò il principe Juan Carlos I di Borbone per succedergli. A conti fatti Monsignor de Balaguer aveva altre ambizioni. Dalla fine della Seconda Guerre mondiale, si era installato a Roma e si impegnava ad estendere il suo potere in America Latina. Degli oratori dell'Opus furono stati installati nelle ambasciate spagnole che facilitarono i suoi contatti con le elite locali. Prodigò i suoi consigli spirituali a tutti coloro che avevano l'ambizione di lottare contro il comunismo e di consolidare la fede cattolica nei loro paesi. Così si precipitò a Santiago del Cile nel 1974 per celebrare un'azione di grazia con tre dei suoi "figli spirituali", il generale Pinochet, l'ammiraglio Mérino ed il generale Leigh.

 

alcide_de_gasperi.jpgMonsignor de Balaguer avrebbe voluto estendere la sua "opera" in Europa ma ne fu parzialmente impedito dall'isolamento diplomatico della Spagna. I suoi obiettivi erano di ricreare una internazionale anticomunista (comparabile all'alleanza Franco-Mussolini-Hitler durante la guerra civile del 1936-39), spezzare l'isolamento della Spagna franchista e di favorire la costruzione europea. Nel 1957, fece creare a Madrid, dall'arciduca Otto von Habsburg-Lothringen, il Centro europeo di documentazione e di informazione (CEDI) e, grazie a due altri dei suoi "figli spirituali", alcide de Gasperi e Robert Schuman, pesò sulla redazione del trattato di Roma che portò alla creazione della Comunità europea. Come il generale Franco , il "padre" decedette nel 1975. È a torto che si è creduto che l'Opus Dei sarebbe scomparso in inferno con essi. La ripresa avvenne tre anni fopo, nel 1978. Approfittando degli intrighi che paralizzavano il Sacro Collegio, l'Opus Dei riuscì a convincere i cardinali ad eleggere uno dei suoi predicatori come papa: l'arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. Da allora, la setta avrebbe potuto volgere a proprio profitto l'apparato diplomatico dello Stato del Vaticano e l'organizzazione religiosa della Chiesa cattolica.


Pinochet-e-Giovanni-Paolo-II.jpgGiovanni Paolo II costituì quasi esclusivamente il suo gabinetto di opusiani e si impegno nel vincere ogni resistenza in seno alla Chiesa. Per questo fece isolare- "per motivi di sicurezza"- il superiore dei gesuiti, Pedro Aruppe e nominare un amministratore provvisorio del loro ordine nella persona di un opusiano, il padre Dezza. Ma non osò dissolvere la compagnia di Gesù. Operò una gigantesca ripresa in mano dei preti latino-americani, colpevoli di condividere le analisi marxiste e di opporsi alle dittature cattoliche.


Due uomini servirono con zelo la sua politica: Monsignor Josef Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e Mpnsignor Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Consiglio pontificio per la famiglia. Un centro di sorveglianza fu installato a Bogotà, dotato di un computer dalle capacità strategiche, i cui terminali sono installati a Città del Vaticano. Vi sono state inserite tutte le attività politiche dei religiosi latino-americane. È a partire da queste informazioni che furono assassinati dagli "squadroni della morte" padre Ignacio Rllacuria o Monsignor Oscar Romero. Infine, Giovanni Paolo II promulgò un nuovo codice di diritto canonico, il cui principale artefice fu un prelato dell'Opus Dei, Monsignor Julian Herranz-Casado, diventato presidente del Consiglio pontificio per la revisione dei testi legislativi.

 

Cardinale-Ratzinger.jpgInoltre, dotò l'Opera di uno statuto su misura, quello della "prelatura apostolica". Oramai i membri dell'Opus Dei sfuggono all'autorità dei vescovi sul territorio dei quali essi risiedono. Non obbediscono che al loro prelato ed a quello del papa. La loro organizzazione è diventata uno strumento di controllo delle Chiese locali al servizio del potere temporale del Vaticano. Un destino che non è senza ricordare quello di un'altra setta che regnò con il terrore religioso sulla Spagna del XVI secolo prima di imporre il suo fanatismo all'interno della Chiesa universale: l'Inquisizione.

 

Infine, il papa affidò l'amministrazione della "Congregazione per la causa dei santi" ad un opsuiano, Raffaello Cortesini. Giovanni Paolo II iniziò un processo canonico dell'abate Escrivá de Balaguer e proclamò la sua beatificazione il giorno del suo anniversario, il 17 maggio 1992. Questa buffonata sollevò vive polemiche nella Chiesa romana. Tutte le testimonianze opposte alla "causa del santo" furono respinte senza nemmeno essere ascoltate, mentre 6.000 lettere postulatorie furono allegate al dossier. Esse provenivano soprattutto da 69 cardinali, 241 arcivescovi, 924 vescovi e numerosi capi di Stato e di governo.


 

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L’Opus Dei à la conquête du monde

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18 febbraio 2010 4 18 /02 /febbraio /2010 17:43

 

heidegger, di Levine
65 anni da Auschwitz: vergogna ad Heidegger


di Skildy


Auguro innanzitutto al lettore che sono colpito da una strana malattia, quella di non poter leggere in altro nessun modo Heidegger se non come introduttore del nazismo nella filosofia. Bisogna ancora ripetere che una tale introduzione non poteva avvenire che alla condizione che fosse concepito un apparato retorico abbastanza potente affinché potesse essere sostenuto esattamente il contrario. Heidegger nazista... ma non ci pensate!


Sono dunque 65 anni che Auschwitz è stato chiuso. Si poteva infatti, "liberare" il più di un milione di morti che la macchina di morte ha inghiottito nel cuore dell'occidente cristiano?

 

Enuncerò ora, in alcuni punti, come si pone ai miei occhi la domanda che Auschwitz non cessa di porci.

 

1. La conoscenza del processo che ha reso possibile Auschwitz è ancora molto incompleto.

 

2. Per l'essenziale Auschwitz è un crimine dell'università. L'irregimentazione hitleriana dell'università non è stata soltanto effettuata da forze esterne. Numerosi elementi interni all'università hanno ampiamente facilitato il processo. Heidegger ha preso la testa, durante il suo rettorato, di questo processo di "irregimentazione".

 

3. Heidegger non ha mai cessato, sino alla sua morte, di pensarsi come il "rettore trascendentale" dell'università del III Reich.


4. Teologi, teorici ed "antropologi" della razza, archeologi, architetti, ingegneri, insegnanti, chimici, ingegneri dei trasporti, alta burocrazia, ecc. hanno apportato un concorso senza il quale il genocidio non avrebbe potuto aver luogo. Quando Marcel Conceh mette questo crimine esclusivamente sul conto di Hitler, il grande moralista ci tratta da imbecilli.


5. Heidegger, in Introduzione alla metafisica (1935), costruisce il "concetto" filosofico della "soluzione finale". Per lui la "filosofia del nazional-socialismo" è in effetti ridicola. Ma è perché innanzitutto nel 1935 è ancora impantanata in un anti-semitismo da "sotto-sviluppati" del "pensiero". Delle formule come "cominciamento originario" o "apertura determinata all'istanza dell'essere" nominano ciò che, presso l'Heidegger del 1935, costituisce già il progetto della soluzione finale.

 

Fa impressione, no? È questa la "verità interna" e la "grandezza" del movimento. È il concetto stesso di Auschwitz. Sì è potuto a volte sostenere che Heidegger non era antisemita. Froment-Meurice dice di Heidegger che era un nazista radicale ma non un antisemita. Infatti non si trattava di passare il suo tempo a maledire gli ebrei: si trattava soltanto, in quanto radicale nazista, di distruggerli. Entrate dunque, sapete, non sono antisemita.

 

6. Sino alla fine Heidegger ha stimato che l'Aperto era stato in questo modo un po' gestito.

 

7. Heidegger ha fatto della croce uncinata, della svatica, la cifra simbolica di numerosi aspetti del suo "pensiero". Ad esempio il Quadripartito Cielo/Terra/Dei/Mortali. Perché non sono non importa cosa, i mortali. E soprattutto non coloro che sono "non morti" nelle camere a gas. Heidegger non ha mai in ciò "criticato" o rifiutato il principio dei campi. Ha al contrario ammesso che tale era la "verità dell'essere": coloro che sono deceduti nei campi erano ad ogni modo dei "non-morti". Sono stati deportati, condizionati e trasformati in cadaveri a questo fine o, piuttosto, per questa "ragione". La gerarchia nazi-heideggeriana è così: produce-seleziona da una parte dei mortali, dei veri mortali. Sono soprattutto le SA, le SS e affini. Dall'altra "condiziona" i non-morti; determina coloro che, attraverso e nei campi, saranno così votati all a"non-morte". Appoggiarsi su Heidegger al primo grado per analizzare e criticare il nazismo è uno scherzo macabro. Heidegger dice la verità del nazismo perché lo ha pensato e voluto come "utopia concreta".

 

8. Heidegger non si è allineato a Hitler per opportunismo, smarrimento passeggero e nemmeno episodico. Questo allineamento era in perfetto accordo e non ha mai cessato di esserlo, con la verità heideggeriana dell'analitica del Dasein e cioè sapendo che Dasein significa in realtà qualcosa di equivalente alla nozione  più ideologica di "uomo superiore". "Dasein" è l'alibi filosofico di Ubermensch.

 

9. Philippe Sollers ha dichiarato su France-Culture che non era heideggeriano.

 


[Traduzione di Ario Libert]



 

 

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65 ans Auschwitz: honte à Heidegger

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17 febbraio 2010 3 17 /02 /febbraio /2010 12:38




Heidegger e le "filosofie nazional-socialiste".


di Skildy



heidegger-hitler.jpg

Si possono trovare in alcuni siti che contestano il nazismo di Heidegger l'argomento secondo cui, per aver scritto ciò: "le penose accozzaglie di cose tanto insensate come le filosofie nazionalsocialiste", Heidegger avrebbe testimoniato di un anti-nazismo tanto più coraggioso in quanto egli scrisse questa frase nel 1938, quando l'hitlerismo ha già da molto tempo fatto man bassa sull'Università e la cultura.


Bisogna innanzitutto meravigliarsi che dei filonauti heideggeriani danno una tale importanza ad un'osservazione "vigorosa" mentre allo stesso tempo la sottraggono dal suo contesto.


Ora, secondo noi, tutta l'attività di Heidegger dopo il rettorato sino all'inizio del 1940 è consistito per l'essenziale a Radicalizzare il nazismo.


L'obiettivo principale di Heidegger è stato di fornire una giustificazione della necessità di passare da un antisemitismo "artigianale" ad un antisemitismo di sterminio.


Nel discorso del rettorato come nell'Introduzione alla metafisica egli ha, in modo ovviamente criptato, lanciato un appello allo sterminio. (In questo senso Heidegger sarebbe il vero "fondatore" della biopolitica dello sterminio).


Bisogna ricordarsi che, quando egli scrive la frase sulla "accozzaglia", siamo nel 1938: la guerra non è ancora dichiarata ed il genocidio non è ancora iniziato.


Heidegger freme di impazienza in quanto è un hitleriano accanito.


In realtà la sua sedicente critica del nazismo è una critica dal suo lato "filosofico". Per dirlo in modo più franco: egli critica l'antisemitismo filosofico e la sua paralisi nel biologismo per farsare il nazismo allo stadio  del "cominciamento originario" fondato sull'"apertura determinata all'istanza dell'essere". E per essere ancora più chiaro: il suo rifiuto della "filosofia nazional-socialista" è in realtà un appello "vibrante" al genocidio. L'antisemitismo non deve trasformarsi in aceto filosofico ma mutarsi in evento storico capace di aprire una nuova epoca dell'essere. L'antisemitismo di filosofia, e di filosofia biologica, è "reattivo" e non "istoriale".


E bisogna che la "svolta", la svolta istoriale, abbia luogo. per tradurlo in modo ancor più chiaro : bisogna smettere di "filosofare" e creare qualcosa che diventerà la "shoah attraverso le pallottole" poi Auschwitz. È la condizione  affinché il "cominciamento originario" abbia luogo.


Heidegger cerca di rivolgersi all'"elite dell'elite" nazista, soprattutto alle SS di "cultura". Egli crea loro, con cura e sullo sfondo del mito del "popolo di pensatori e di poeti", la giustificazione della necessità dello sterminio.


La frase sedicente anti-nazista proviene da un'addenda ad un testo della conferenza L'epoca delle "concezioni del mondo", pronunciata il 9 giugno 1938.


Ora, in questa conferenza, c'è una "fantasia greca" di Heidegger che si può leggere come una giustificazione dell'"antisemitismo ontologico di sterminio" che è sempre stato quello di Heidegger.


Ecco cosa dice Heidegger nel contesto di un'analisi di ciò che, in Introduzione alla metafisica, egli ha designato con l'espressione di "misinterpratazione dello spirito", misinterpretazione oscurante e che è la conseguenza, ma in questo testo prende cura di non utilizzare questa terminologia, dell'"ebraizzazione del mondo".


L'interpretazione moderna dell'essente è ancora più estranea al mondo greco. Uno degli enunciati più antichi del Pensiero greco sull'essere dell'essente dice: To gar auto noein estin te kai einai. Questa frase di Parmenide vuole fare intendere che all'essere appartiene, perché da esso richiesta e determinata, l'intesa dell'essente.


L'essente, è lo svelamento di ciò che si manifesta, di ciò che, in sua presenza, accade all'uomo al presente, cioè come a colui che si apre egli stesso alla presenza dei presenti lasciandola intendere, intendendola egli stesso.(Sentieri interrotti).


L'espressione chiave è: "lo svelamento di ciò che si manifesta". Questo è il modo heideggeriano di dire e giustificare lo sterminio il quale, ancora una volta, non ha ancora avuto luogo quando il testo viene scritto.


L'espressione vinvia al tema opposto dell'"oscuramento del mondo" ("ebraicizzazione") ma anche ai temi congiunti della "svolta", dell'"istoriale", del "cominciamento originario".


E questo bisogna capirlo. Cioè ascoltarlo e comprendere.


È un consiglio che do a coloro che prendono alcune frasi di Heidegger come se fossero state scritte da uno scriba umanista piuttosto simpatico.

heidegger-nazismo.jpg

Heidegger tra rettori nazisti recatisi a porgere il loro sostegno a Hitler al Congresso del partito di Lipsia, 11 novembre 1933 (dal libro di Emmanuel Faye).


Osservazione. È vero che, nella misura in cui la frase è estratta dagli addenda che non sono stati pronunciati durante la conferenza, bisognerebbe innanzitutto assicurarsi che la formulazione di queste addenda datano  al momento in cui la conferenza è stata pronunciata.

 

Sia quel che sia, ciò non cambia nulla nell'essenziale. Nella peggiore delle ipotesi Heidegger ha potuto dare a posteriori un tocco di "critico del nazismo". Ma, quando si guarda bene, questi tocchi non rimettono in causa il nucleo più radicale del nazismo. Ha sempre criticato la mollezza del "nazismo da filosofia" (di "concezione del mondo"). L'ha sempre trovato imprigionato in quel che esso pretendeva poter "liberarsi". Da qui l'appello alla "svolta", al "cominciamento originario", alla "decisione", all'"apertura determinata all'istanza dell'essere". L'antisemitismo deve cessare di essere una "concezione del mondo", o un elemento di una "concezione del mondo", per mutarsi in "svolta istoriale".

 

Heidegger è un autore nazista radicale. Ed è in quanto tale che deve essere studiato e decostruito dagli storici, gli storici delle idee ed i filosofi che non sostengono il negazionismo di Heidegger.

 

 

Skildy


[Traduzione di Ario Libert]

 



LINK:

Heidegger e le "philosophies national-socialsites"



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7 febbraio 2010 7 07 /02 /febbraio /2010 14:34

La Stele della Carestia: geroglifico sulla costruzione delle piramidi


stele della carestia

Riassunto della Conferenza di Joseph Davidovits, V Congresso Internazionale di Egittologia, Il Cairo, Egitto, 29 ottobre - 3 Novembre 1988.

Gli egittologi hanno a lungo preteso che non  esisteva nessun testo descrivente come le Piramidi erano state costruite. Una pietra incisa su un masso sull'isola Sechel, presso Elefantina in Egitto a nord di Aswan. È stata scoperta nel 1889 da C. E. Wilbour e decifrata dagli egittologi Brugsch (1891), Morgan (1894), Sethe (1901), Barguet (1953) e Lichtheim (1973). Questa stele mostra tre dei caratteri più famosi della civiltà egiziana:


Il faraone Djoser, verso il 2750 a. C., ha costruito la prima piramide, la piramide a gradini a Saqqara. Questo monumento è utilizzato per illustrare l'invenzione della costruzione in pietra.

Imhotep, lo scriba e l'architetto della piramide di Djoser, che è stato onorato e deificato per aver inventato la costruzione in pietra.

Il Dio Knum, il vasaio che, come nella Bibbia, modella i corpi degli uomini e degli dei con il limo del Nilo, l'argilla, o lavorando i minerali.

Questo testo chiamato Stele della Carestia è stato scolpito in epoca recente, durante il regno dei Tolomei (200 a. C.), ma alcuni indizi degni di fiducia hanno portato gli egittologi a credere che, in una forma più ampia, il documento autentico daterebbe dagli inizi dell'Antico Regno (2750 a. C.).

L'aspetto più controverso di questo testo risiede nel fatto che per costruire dei templi, delle piramidi e altri edifici sacri, le istruzioni di Knum e le rivelazioni di Imhotep non menzionano le pietre di costruzione, come la pietra calcarea o dei blocchi id granito o di arenaria. Questi materiali non si trovano sulla lista. Nel sogno di Djoser (col. 29), Knum cita dei minerali e "dai tempi antichi, nessuno ha mai lavorato con essi (i minerali) per costruire i templi di Dio...". Per costruire dei monumenti, è stato dato a Djoser una lista di minerali e dei minerali i cui nomi geroglifici non sono stati tradotti sinora. È il motivo per cui abbiamo iniziato uno studio approfondito di ogni parola geroglifica, per determinare le parole-chiavi tecniche, quelli che sono con evidenza difficili a tradursi.

Parole-chiavi tecniche non tradotte dagli autori precedenti:

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Mot ‘aa’: è la parola "piramide" tradotta da Brugsch, "delle tombe per dei re" da Sethe e Barguet e "dei palazzi per dei re" da Lichtheim. Tutte le traduzioni mostrano che 'aa' è il determinativo per la tomba reale, cioè la piramide. Secondo Sethe e Barguet, questa parola 'aa' è un arcaismo dell'Antico Regno.

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Parola-chiave ARI KAT: Questo verbo interviene tre volte. Nella colonna 13 e 19, associato ai minerali, è stato tradotto: "per lavorare con"; nella colonna 20, il Dio Knum "modella" o "crea" l'umanità (con l'argilla). La prima parte del verbo, ARI, significa fare, creare, formare, modellare, generare; la seconda parte, KAT e l'ideografia "l'uomo", significa il lavoro fatto dall'uomo. L'aggettivo, ARI, designa un materiale artificiale, il lapislazuli sintetico ad esempio. Il miglior significaro, potrebbe essere: trattare, sintetizzare, fabbricare.

rwd_2.gif

Parola-chiave ideografa RWD: Trovata nella colonna 11, questo ideogramma fa parte di una frase che qualifica i materiali impiegati per la costruzione dei templi e delle piramidi (colonna 11 e 12). Tradotto da Barguet coma la pietra dura, RWD è stata discussa in profondità da Harris (1961) che espone (p. 23) che "... in tutti i casi, può esserci poco dubbio che RWDT sia un termine per la pietra dura in generale, benché la pietra entra in una categoria che è difficile dire, soprattutto se si fa riferimento all'alabastro come RWDT".

aatrwdtuteshi1.gif

 

La traduzione presenta gli elementi discussi qui sopra:

 
onion   garlic.gif   radish.gif

UTESHUI HEDSH (cipolla a sinistra), TEM (aglio al centro), KA-Y (ravanello a destra)

 

 

Col_15.gifCol_13b.gifCol 12Col_11b.gif

 

 

Col_19.gifCol_18a.gifCol_17a.gifCol_16.gif

(Colonna 11): C'è un massiccio di montagna nella sua regione orientale (a Elefantina) contenente tutte le pietre ricche di minerali, tutte le pietre (erose) schiacciate (aggreggati appropriati per l'agglomerazione), tutti i prodotti

(Colonna 12) cercati per costruire i templi degli dei del Nord  del Sud, le nicchie per degli animali sacri, la piramide (tomba reale) per il re, tutte le statue che sono erette nei templi e nei santuari. Per di più, tutti questi prodotti chimici sono messi davanti al volto di Knum ed intorno a lui.

(Colonna 13)... si trova là in mezzo al fiume un posto di riposo per ogni uomo che tratta le pietre ricche di minerali sui suoi due lati.

(Colonna 15) Impara i nomi dei materiali pietrosi che devono essere ricercati... bekhen, il granito (eroso) morto, mhtbt, r’qs, uteshi-hedsh (la pietra di cipolla)... prdny, teshy.

(Colonna 16) Impara i nomi delle pietre ricche di minarali posti a monte... or, argento, rame, ferro, lapsilazuli, turchese, thnt (crisocolla), diaspro, Ka-y (la pietra di ravanello), il menu, smeraldo, temikr (la pietra d'aglio), e in più, neshemet, ta-mehy, hemaget, ibenet, bekes-ankh, fard vert, l'antimonio nero, l'ocra rossa...

(colonna 18) ...ha constatato che Dio stando in piedi... Egli mi ha parlato: "io sono Kunm, il Tuo creatore, le Mie braccia sono intorno a te, per stabilizzare il tuo corpo, per

(colonna 19) salvaguardare le tue membra. Ti conferisco delle pietre ricche in minerali... dalla creazione nessuno le ha mai lavorate (per fare la pietra) per costruire i templi degli dei o ricostruire i templi rovinati...".

La Stele della Carestia descrive l'invenzione di costruire con la pietra attribuita a Zoser e Imhotep, i costruttori della prima piramide, la Piramide a gradini a Saqqara (2759 a. C.). Secondo il testo, questa invenzione di costruzione in pietra risulta dal trattamento di diversi minerali e pietre ricche di minerali che potrebbero essere dei prodotti chimici implicati nella fabbricazione di pietra sintetica, o di un tipo di calcestruzzo.

Stele della Carestia: Colonne 11-19 (leggere da destra verso sinistra)

 

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

© Institut Géopolymère, 1996-2010

 

LINK al post originale:

 

La Stèle de la Famine: hiéroglyphe sur la construction des pyramides

 

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28 gennaio 2010 4 28 /01 /gennaio /2010 09:00
Platone: uno studente greco in Africa nera!



Scopriamo le numerose fonti autentiche, attestanti l'iniziazione africana di Platone. Questa trama importante della sua vita è generalmente falsificata, edulcorata o semplicemente passata in silenzio dagli storici attuali.


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1- Platone ed il dogmatismo storico universitario

Platone (428-348 a. C.) è un filosofo greco nato ad Atene, famoso per aver fondato nella sua città natale, l'Accademia, una scuola filosofica verso il 387 a.C. La sua particolarità era dovuta ad una riflessione dialettica e matematica. È l'autore di 28 dialoghi tra cui Il Simposio, Fedone, La Repubblica, FedroIl SofistaIl Timeo, Le Leggi, ecc.

Ha soprattutto elaborato, ci dicono, una filosofia idealistica nella quale egli distingue il sapere dall'opinione, il mondo delle idee e della verità dal mondo sensibile. La sua visione si articola anche con una teoria dell'essere, della natura, del linguaggio e della politica. Ma soprattutto, Platone è "tassato" da tutti gli storici occidentali, di padre spirituale della filosofia, e cioè la scienza la scienza che si vorrebbe amante della saggezza. È il primo, ci dicono anche, ad aver filosofato, cioè ad essersi interrogato sull'origine ed il divenire delle cose.

Ma ecco, per glorificare il personaggio, la maggior dei biografi attuali, passa generalmente sotto silenzio le fonti del suo sapere ed il suo viaggio iniziatico in Egitto, sulle vie della saggezza presso i sacerdoti, cosa eppure confermata dai suoi biografi greci.

La maggior parte delle sue idee, come l'Uno ed il Molteplice; l'Identico e l'Altro; i quattro elementi: acqua, terra, aria, fuoco; il divenire; l'immortalità dell'anima; la vita nell'aldilà; il dualismo materia-spirito; il corpo come tomba dell'anima; la nozione dell'anima del mondo, ecc., sono delle nozioni che egli ha scoperto per la prima volta nell'Africa nera durante il periodo faraonico. I suoi contemporanei, come Strabone o Erodoto (che conferma inoltre l'origine strettamente egiziana dell'idea dell'immortalità delle anime umane), ci aiutano a saperne di più sulle fonti africane del suo sapere.

2. Platone riportato alla verità storica

Sacerdote-egizio--epoca-tolomaica--Palermo-.jpgColoro che amano la saggezza, dovrebbero soprattutto, amare la fonte della saggezza. L'una non procede senza l'altra, eppure...
Si cerca di nascondere l'iniziazione ai saperi egiziani di Platone attraverso le sue relazioni con Socrate. Infatti, Platone fu anche inizialmente un allievo di Socrate (470-399 a. C.) Ma l'iniziazione stessa di Socrate ai saperi egiziani sembra essere un fatto reale. Infatti, la maieutica (cioè, l'arte di guidare il proprio interlocutore a scoprire egli stesso le risposte alle sue domande e le verità che egli reca in sé senza saperlo) non è altro che il metodo pedagogico impiegato dai sacerdoti neri di Kemet, secoli prima di Socrate, per formare i giovani spiriti egiziani.
Quest'ultimi potevano giungere sino a far dubitare i loro discepoli per dimostrar loro che alcune delle loro certezze potevano anche nascondere delle incertezze. Socrate credeva anche nell'immortalità delle anime. Ora Erodoto ci informa che sono gli Egiziani che hanno insegnato ciò ai Greci. Infine il giorno della sua morte, Socrate chiese di sacrificare un gallo nero ad Asclepio che non è altro che l'appellativo greco del sapiente nero egiziano Imhotep.
A dir il vero, la testimonianza dei Greci antichi svela che Platone ha veramente scoperto queste nozioni filosofiche con i sacerdoti neri Seknuphis del tempio di Eliopoli (Iunu, On) e Conuphis del tempio di Memphis (Menefer) in Egitto. Ha studiato per più di tredici anni in Egitto nel segreto dei templi egiziani.
Il suo discepolo. Ermodoro ha inoltre ammesso che il maestro aveva ricevuto gli insegnamenti dei più alto sacerdoti di Eliopoli, cosa confermata da Strabone.
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Infatti, dal ritorno dal suo viaggio in Egitto, il geografo greco Strabone (contemporaneo di Cristo) conferma da una parte, i 13 anni di apprendistato filosofico di Platone e di Eudosso in Egitto nella città di Eliopoli e dall'altra, lo sfruttamento in Grecia del sapere Egiziano [1]: "Abbiamo visto degli edifici destinati un tempo ad ospitare i sacerdoti, ma non è tutto, ci fu mostrato anche la dimora di Platone e di Eudosso: perché Eudosso aveva accompagnato Platone sino a li. Arrivato a Eliopoli, vi si stabilirono ed entrambi vissero là per tredici anni nella comunità dei sacerdoti (...). Questi sacerdoti, così profondamente versati nella conoscenza dei fenomeni celesti, erano allo stesso tempo delle persone misteriose, poco comunicativi e non è che con il passare del tempo ed abili accortezze, che Eudosso e Platone poterono ottenere di essere iniziati da essi  ad alcune delle loro speculazioni teoriche. Ma questi barbari conservarono per sé, nascosta, la parte migliore. E se il mondo deve loro di sapere oggi quante frazioni di giorni bisogna aggiungere ai 365 giorni pieni per ottenere un anno completo, i Greci hanno ignorato la durata vera dell'anno e molti altri fatti della stessa natura, sino a quando delle traduzioni in lingua greca delle memorie dei sacerdoti egiziani hanno diffuso queste nozioni tra gli astronomi moderni, che hanno continuato sino ad oggi ad attingere ampiamente in questa stessa fonte come negli scritti ed osservazioni dei Caldei".

Eudosso.gifSe Eudosso si era rivolto ai suoi amici per finanziare il suo viaggio in Egitto, Plutarco ci informa che Platone aveva dovuto trasformarsi in mercante [2]: "Platone sostenne  le sue spese di viaggio vendendo olio in Egitto". Infatti, come evidenzia il professor Abel Jeannière (Cfr. Platon,
édition Seuil), egli ha dovuto negoziare dei carghi d'olio prodotti dai suoi oliveti. A questo riguardo, il professor Godel, che conosce le fonti che trattano dell'iniziazione di Platone in Egitto (Cfr. Platon à Héliopolis d'Egypte, Paris, Belle Lettres, 1956), ammette che: "Se le guide dei tempi di Strabone poterono mostrare presso il tempio, la camera in cui egli (Platone) risiedette per diversi anni, è perché il soggiorno gli fu utile. I santuari egiziani disponevano da un secolo, di interpreti accreditati per conversare con i Greci. Si erano ricevuti, istruiti ed a volte iniziati dei viaggiatori qualificati: Solone, Pitagora, Erodoto, Democrito (...). A proposito dell'insegnamento del sacerdote egiziano (Sechnuphis) si può leggere: 'Platone ascolta come ascoltava Socrate, il suo compagno africano esaltare la giusta via davanti alle prospettive della morte (...)'. Se Platone giunse ad intrattenersi con i più alti dignitari di Eliopoli, come ha dichiarato per scritto il suo discepolo Ermodoro, le comunicazioni  che egli ricevette dovettero appartenere a questo fondo perfettamente unificato. Le comunità di Eliopoli offrivano ad un ricercatore immense risorse. A condizione di essere gradito e di ispirare fiducia, poteva consultare attraverso persona interposta delle biblioteche di un valore inestimabile, una raccolta di osservazioni astronomiche continue di millenni" (Cfr. Platon à Héliopolis d'Egypte, Parigi, Belles Lettres, 1956). 


Tempio-di-Luxor--Egitto.jpg 

solone.jpgPlutarco.jpgNella sua opera "Iside e Osiride", (Tr. it.: Adelphi, Milano, 1990), opera  lo scrittore greco Plutarco (50-125 d.C.) si è impegnato a dimostrare che Platone e molti altri ricercatori greci, hanno studiato in Egitto presso uomini di scienza neri. Prende come testimoni tutti i "Saggi" della Grecia, il che è del tutto esplicito: "È quanto attestano unanimamente i più saggi tra i Greci, Solone, Talete, Platone, Eudosso, Pitagora e secondo altri, Licurgo stesso, che viaggiarono in Egitto e vi conferirono con i sacerdoti del paese.

 

Si dice che Eudosso fu istruito da Conuphis, Solone da Sonchis di Saïs, Pitagore da Enuphis l'Eliopolitano. Pitagora soprattutto, pieno di ammirazione per questi sacerdoti, a cui aveva ispirato le sue opinioni, imitò il loro linguaggio enigmatico e misterioso e avvolse i suoi dogmi nel velo dell'allegoria. La maggior parte di questi precetti non differiscono affatto di ciò che in Egitto si chiamano i geroglifici. Eccone alcuni: Non mangiate in un carro; Non sedetevi  sopra uno staio; Non piantate palme; non attizzate il fuoco con la spada in casa vostra*. Credo anche che i pitagorici, assegnando ad alcuni dei loro Dei dei numeri particolari, ad Apollo la monade, a Diana la diade, a Minerva il settennario ed a Nettuno il primo cubo, abbiano voluto imitare ciò che si praticava o ciò che era rappresentato nei templi d'Egitto".

 

talete.jpgFacendo una dimostrazione sulle riflessioni spirituali di Platone, Plutarco prova che quest'ultimo ha effettivamente seguito l'insegnamento dei sacerdoti Egiziani: "mostrerò la conformità del sistema filosofico di Platone con la teologia degli Egiziani (...). Platone sostiene che lei (Iside, una divinità egiziana maggiore) è il recipiente universale, la nutrice di tutti gli esseri". La stessa constatazione può essere applicata ad Eudosso, poiché Plutarco aggiunge: "Eudosso dice che Iside presiedeva alla tenerezza". Diodoro siculo inoltre, ha egli stesso confermato i fatti [3]: "Licurgo anche, Platone, Solone hanno incluso molto delle regole prese in presitito all'Egitto nelle loro legislazioni".

 

Diodoro-siculo.jpgAbbiamo detto all'inizio che fu l'Egitto e non Sicrate ad aver veramente segnato il percorso intellettuale di Platone. Lo sostiene egli stesso d'altronde. Attraverso una discussione sulla natura dell'ignoranza originale dei Greci di fronte alle scienze del numero (matematica), della misura (geometria) e dell'astronomia, tra un vecchio ateniese che risponde a due altri vecchi, il Cretese Clinia ed il Lacedemone Megillo, Platone si svela con grande sincerità [4]: "O caro Clinia, è tardivamente che mi si è rivelata da sé la nostra abituale deficienza a questo proposito (...) ebbi vergogna non soltanto per me stesso ma per tutta la razza ellenica".

 

Nel Timeo, Platone che affronta ancora il viaggio del legislatore ateniese Solone (uomo di stato ateniese, 640-558 a. C., considerato uno dei sette saggi della Grecia) in Egitto, ci confessa lui stesso ancora che i sacerdoti neri consideravano i Greci come degli spiriti relativamente infantili, senza tradizione storica [5]: "Poiché egli (Solone) interrogava un giorno sulle antichità i sacerdoti più versati in queste materie, aveva scoperto che ne lui né che nessun altro Greco non sapeva per così dire quasi nulla su tali argomenti (...). Pregò i sacerdoti di esporgli passo passo ed in dettaglio tutto ciò che essi sapevano dei suoi concittadini di un tempo".

 

Archimede-di-Siracusa.jpgMa il professor Cheik Anta Diop rimprovera tuttavia ai Greci la loro assenza di onestà e di sincerità di fronte alle loro fonti [6]: "Sappiamo oggi in modo quasi certo che Talete di Mileto, Pitagora di Samo, Archimede di Sicilia, Platone, Solone, ecc... sono stati allievi dei sacerdoti egiziani che durante quest'epoca anche secondo la testimonianza di Platone, consideravano i Greci come degli spiriti relativamente infantili. Ora, è notevole che nessuno dei ricercatori greci così formati in Egitto, Pitagora il fondatore della scuola matematica greca in particolare, non abbia pensato a distinguere le cose da lui scoperte e quelle ricevute dall'Egitto. È tanto più inspiegabile che Plutarco in Iside e Osiride insiste sul fatto che tra tutti gli uomini di scienza greci che sono stati iniziati in Egitto, Pitagora sia il più amato dagli Egiziani, per via del suo spirito mistico (...). Tutte le invenzioni meccaniche attribuite ad Archimede presentano un carattere sospetto: esse esistevano in Egitto millenni prima della nascita di Archimede. I costruttori  di piramidi dell'antico impero conoscevano il principio della leva; essi impiegavano quest'ultima in vari modi per sollevare tonnellate di pietre in cima alle piramidi in costruzione. Ora, è impossibile servirsi di un tale strumento senza associare immediatamente il rapporto delle masse e delle distanze, senza teorizzare (...). Archimede avrebbe scoperto la vite senza fine che è all'origine di un immenso progresso meccanico. Ma Diodoto siculo è formale, Archimede non ha potuto fare quest'invenzione che dopo il suo viaggio in Egitto in cui la vite idraulica era già in uso e serviva a pompare l'acqua".

 

Conclusione

 

Ecco i fatti! Le conoscenze di Platone, come lo confermano i suoi compatrioti Greci, sono il risultato del suo percorso iniziatico in Egitto che durò 13 anni. Se gli storici occidentali restano ancora incapaci di parlarne degnamente per orgoglio fuori posto e ridlesso ideologico raziale, resta tuttavia anormale che i panafricani continuano ad ignorare questi fatti!

 

La verità storica è lì, implacabile e resta valida per tutti.

 

Rimane che i panafricani devono oggi tenerne conto nel loro sistema educativo e valorizzare come si deve, il genio africano. Ogni atteggiamento contrario torna a disapprovare il principio dell'eguaglianza intellettuale tra gli uomini.

 

 

 

Jean-Philippe Omotunde



[Traduzione di Ario Libert]



 

Riferimenti bibliografici:

 

[1] Cfr. Strabone, Geografia, libro XVII.

 

[2] Cfr. Solone, 2. 

 

[*] Nell'edizione della casa editrice milanese Adelphi, la nota al testo relativa a questo passo e recante il numero 33, spiega il senso di questi che possono sembrare dei precetti privi di senso: "Il significato dei passi riportati si può svolgere rispettivamente come segue: -Non fare due cose alla volta; -Pensa al domani, non appagarti dell'oggi; oscuro è il terzo, forse relativo ad un tabù; poi -Non provocare chi è già furioso, oppure:-Non metterti contro chi è potente" [N. d.T.].

[3] Cfr. Libro I. 
[4] Cfr. Platone, Le Leggi. 
[5] Platone, Timeo, 21e, 22a e 23d. 
[6] Cfr. Cheikh Anta Diop, l’Unité culturelle de l’Afrique Noire [L'unità culturale dell'Africa Nera],  éd. Présence Africaine, p. 198.

 

 


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Platon: un étudiant grec en Afrique noire!
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8 gennaio 2010 5 08 /01 /gennaio /2010 15:41

 



La storia dell'Italia nazionalista e colonialista


A proposito di un grande libro: Italiani, brava gente? di Angelo Del Boca



di Gilbert MEYNIER

boca

 

Il recente libro di Angelo Del Boca si presenta come una sintesi di tutti i lavori anteriori del primo storico della colonizzazione italiana ad aver fatto opera critica- e sganciata dalle imprese del nazionalismo e/o dal fascismo. È anche la massima espressione della sua lunga lotta per la storia contro le personalità e le forze politiche che avevano interesse a contrastarlo. Ma Del Boca non si limita alla storia dell'Italia oltremare: in correlazione con l'avventura coloniale italiana, egli tratta anche di aspetti  quasi del tutto ignorati in Francia, del Risorgimento e della storia dell'unità, ma anche della prima guerra mondiale degli Italiani e del fascismo- quest'ultimo nelle sue metamorfosi coloniali, ma non soltanto, affondava le sue origini in tutto il substrato ideologico e politico anteriore del nazionalismo italiano; per affrontare in seguito la caduta del fascismo, i tenebrosi giorni della Repubblica fascista di Salò e alcuni episodi movimentati del regime repubblicano, tra cui quello degli "anni di piombo" è il più conosciuto; e approdare infine alla sintesi di molti parametri anteriori sotto il segno della berlusconiana trionfante legge del mercato.


 

Niente manicheismo


 

A dir il vero, l'itinerario di Del Boca, anche se l'essenziale della sua opera tratta della colonizzazione italiana, non si limita alla storia. Nato nel 1925 a Novara, figlio di una famiglia di albergatori della val d'Ossola, nel Nord del Piemonte, fu nella resistenza sin da adolescente e giovane partigiano, soprattutto nella regione di Piacenza, prima di diventare giornalista. Fu soprattutto giornalista alla Gazzetta del Popolo e grande reporter in Algeria, poi in Africa ed in Medio Oriente. Intervistò Mitterand durante il suo viaggio in Algeria all'indomani del 1° novembre 1954. Inviato speciale, fu il primo giornalista a percorrere il massiccio montuoso dell'Aurès da parte a parte alla fine dell'anno. La sua testimonianza, superbamente tradotta da Georges Arnaud, apparve con il titolo "Un inviato speciale nell'Aurès" in Les Temps Modernes un anno dopo. Fu uno dei primi ad aver pubblicato sulla "sporca guerra" del 1954-1962.


Non fu che in seguito che, sulla via tracciata dal suo mestiere di giornalista- fu redattore in capo di Il Giorno dal 1968 al 1981,- divenne storico a tempo pieno e professore alla facoltà di Scienze politiche di Torino. Fu per due decenni presidente dell'Istituto storico della Resistenza e dell'epoca contemporanea di Piacenza e direttore della rivista Studi Piacentini, prima di fondare nel 2005 I Sentieri della ricerca, rivista di storia contemporanea, in cui lavora un gruppo di storici italiani e stranieri.


italianiInAfricaOrientaleDobbiamo a Del Boca decine di volumi, da cui emergono soprattutto Gli Italiani in Africa orientale (4 vol., 1976-1984), Gli Italiani in Libia (2 vol., 1986-1988), Le Guerre coloniali del fascismo (1991), più di recente un libro di ricordi Un testimonio scomodo (2000), ma senza dimenticare il più piccolo, ma famoso I Gas di Mussolini (1996),nel quale egli provò, appoggiandosi su documenti incontestabili, che la guerra di conquista dell'Etiopia del fascismo era stata condotta barbaramente, soprattutto con il ricorso ai bombardamenti aerei sistematici con i gas asfissianti. Questo libro provocò contro di lui la levata di scudi di tutti i benpensanti che insistono a vedere negli Italiani nient'altro che brava gente, sensibili, pacifici, umani, civilizzati e irrimediabilmente vaccinati contro il razzismo. Come vedremo, la realtà fu molto diversa.


Tutto questo anche se Del Boca non cade mai nel manicheismo, anche se l'Italia può infatti onorarsi, anche, di aver avuto alcuni dei suoi figli che hanno denunciato e combattuto le ignominie perpetrate in suo nome: come i militanti politici, Turati e Gramsci, per non citarne che due, ma anche tutti quegli ufficiali indignati per la sporca necessità che era loro prescritta, che combatterono il sistema di violenza in cui si muovevano e testimoniarono per eliminarlo. Il libro termina su una nota di speranza che saluta il professionismo di pace dei soldati italiani inviati in missione dall'ONU, sino a quei Balcani anche, terreno di tanti terribili avvenimenti dei loro predecessori fascisti e che rende omaggio all'abnegazione di quei corpi di volontari italiani, di cui l'impegno e le azioni umanitarie (ambulanze, aiuto ai bisognosi, ai malati ed agli andicappati, recupero scolastico, sostegno agli emigrati) formano il felice contropiede delle brutali volgarità del sistema edificato sotto l'impulso del Cavaliere.

 

 

 

Una storia degna del nome della colonizzazione e del colonialismo italiani


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La vera storia dell'impresa coloniale italiana alla quale si è dedicato da più di tre decenni Del Boca contrasta con quella ancora largamente prodotta nella seconda metà del XX secolo, proveniente da storici per la maggior parte nazionalisti/colonialisti, quando non erano di simpatie e provenienza fasciste. da questo punto di vista, è con una sfasatura di quasi due generazioni in rapporto alle opere pionieristiche di un Charles-André Julien in Francia, ad esempio, che si scrive ora una storia degna di questo nome della colonizzazione e del colonialismo italiani. E, nel cammino tracciato da Del Boca, c'è tutta una costellazione di storici più giovani, come Giorgio Rochat o Nicola Labanca.


Si prenda ad esempio, dopo lo sbarco nella baia di Assab nel 1870 e l'ibstallazione in Somalia, la conquista dell'Eritrea interna, impresa seguita successivamente allo sbarco di Massua nel 1885, al momento dello scramble for Africa. Vi fu condotta una guerra coloniale tipica, con le sue considerazioni normative sulle razze inferiori, con i suoi massacri di massa, la sua giustizia rapida e le sue esecuzioni sommarie che non contribuì poco ad annientare il massacro di una colonna italiana a Dogali, all'inizio del 1887. Su questo territorio di 200.000 abitanti, furono aperti non meno di sette penitenziari di tende e capanne. Il più grande, quello di Nocra, sulle isole Dahalak,contenevano sin dal 1882 un migliaio di detenuti. In questo "inferno di Nocra", i prigionieri morivano di insolazione, di sete, di fame.




 

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Inoltre, una convenzione italo-britannica era stata firmata per venire a capo della tratta degli schiavi. Nei fatti, nulla fu fatto contro lo schiavismo se non vi fu anche un certo aggravamento, coperto da una buona coscienza civilizzatrice. Per un testimone, l'esploratore Robecchi, era certo che gli Italiani mantenevano, almeno lo schiavismo, quando non lo sviluppavano. Eppure, si insegno a lungo nelle scuole italiane che gli Italiani si erano fatto carico del sacro dovere di estirpare lo schiavismo. E l'Eritrea servì da quadro maggiore alla costruzione nazionale del mito dell'"Italiano buono", di cui, in situ, il capitano-esploratore Vittorio Bottego fu l'antitesi e la negazione. Massacratore e devastatore senza vergogna, fu a lungo  riverito in Italia come un eroe.


Un caso più puntuale è costituito dall'intervento italiano, a fianco di altri contingenti europei, in Cina, contro i Boxer (che i Cinesi chiamano "la guerra dei pugni di giustizia"). Nelle zone che furono loro attribuite, i raddrizzatori di torti italiani fecero regnare un ordine brutale. Compirono la caccia al Cinese, massacrarono senza contare, incendiarono e saccheggiarono i villaggi, l'incendio del villaggio di Tu Liu è rimasto a lungo nella memoria; ciò contro l'ideologia nazionale italiana che sosteneva il mito secondo il quale, in Cina, gli Italiani non avevano partecipato ai massacri. Per Del Boca, "la sola differenza con i soldati degli altri contingenti era che quest'ultimi non avevano il problema di dover apparire come brava gente".


La mitologia espansionistica della Quarta riva


14gScalarini.jpgSappiamo che la politica di espansione in Africa conobbe un colpo d'arresto dopo la disfatta di Adua nel 1896, contro l'esercito etiope, e che pose fine al lungo ministero del siciliano, nazionalista di sinistra ed imperialista, Francesco Crispi. Ma i pruriti di conquista non fecero che intensificarsi presso i nazionalisti. Tutta una mitologia espansionista si mise a celebrare la Quarta sponda, (quella della Sirte, dopo le tre dell'Adriatico, dell'Ionio e del Tirreno), da Enrico Corradini a Giuseppe Bevione, e l'ora di Tripoli che stava a designare un a nuova eldorado libica. D'Annunzio compose le Canzoni delle gesta d'oltremare. Tutta una corrente spinse ad innalzarsi al livello dei grandi Europei che avevano ingiustamente disprezzato l'Italia: fu La Grande Proletaria si è mossa, di Giovanni Pascoli. Delle frazioni del movimento operaio si convertirono ad un imperialismo coloniale che permetteva di collocare dei proletari italiani su territori vergini.


Tuttavia, il presidente del consiglio del 1911, il piemontese Giovanni Giolitti, era a priori uno dei meno disposti a lanciarsi in avventure coloniali. Fece, tuttavia delle esortazioni, con accenti degni di un Corradini. Il fatto è che, per Giolitti, la conquista della Tripolitania costituiva un diversivo per dei problemi molto interni e per delle ambizioni europee frustrate- quella dell'irredentismo e quella dei Balcani. E, da Tripoli, il console Carlo Galli non assicurava che, per liberarsi dell'oppressione turca, i Libici avrebbero accolto con gioia gli Italiani?


 

Libici deportati


primopiano_filippo_turatiInfatti, sin dall'arrivo dei conquistatori, la rivolta divampò. Nell'oasi di Charat Chat, il 23 ottobre 1911, fece 500 morti italiani. Per rappresaglia, secondo le fonti, da 1000 a 4000 Libici furono uccisi. Si instaurò allora dappertutto sin da allora la legge delle esecuzioni sommarie e dei massacri, la regola delle deportazioni, e a Tripoli, lo spettacolo del patibolo della piazza del Pane. Prima della fine del 1911, si ebbero 4000 deportazioni, tra le quali alle isole Tremiti, nel mar Adriatico. Quasi il 20% dei deportati morirono nei tre mesi seguenti il loro internamento nei campi di concentrazione. Su circa 600 deportati alle isole Tremiti, 198- cioè un terzo- morì nel giro di otto mesi, tra cui numerose donne e bambini. Dappertutto risuonarono tra le persone nazionaliste italiane degli elogi dall'intonazione pre-fascista. Mentre si spegneva contro il grande Sanûsiyy la conquista della Cirenaica, Filippo Turati, in un discorso celebre, denunciò alla camera l'orrore delle esecuzioni sommarie: "Mi domando se siamo in Italia e se il Governo sa che un certo Cesare Beccaria sia nato in Italia".


scalarini-aereo.jpgLa conquista non era per ora destinata a progredire: il 28 novembre 1914, fu il colpo di mano degli insorti che distrusse la guarnigione di Gara Sebha. Fu l'inizio di ciò che la storia coloniale classica ha chiamato "la grande rivolta araba". Malgrado combattimenti sanguinosi, in cui le perdite italiane furono, tra i morti ed i prigionieri, quasi di 5000 uomini, malgrado una repressione sanguinosa che fece senza dubbio ancor più vittime, in alcuni mesi, gli Italiani finirono con il perdere Tripoli e qualche posto. Per giungere all'occupazione integrale della Quarta Sponda, "ci vorranno, in 17 anni, l'annientamento nel combattimento e nei campi di concentrazione di un ottavo della popolazione libica". Di fatto, la resistenza libica durò sino al 1932. Ma, sin dal 1915, il tenente colonello Gherardo Pàntano scriveva: "Ci vendichiamo sugli Arabi per i nostri errori, le nostre ritirate, le sconfitte subite qua e là [...], ci consoliamo per le umiliazioni subite umiliando i deboli, i disarmati". Già, Pàntano aveva afferrato uno degli esiti più determinanti della violenza coloniale: la proiezione su terzi innocenti delle proprie violenze e dei propri traumi.


delboca1

Su di un piano personale, quello del potere contrariato, non è qui l'origine della violenza che scatenò il governatore De Vecchi contro i focolai ribelli del nord della Somalia? Mussolini, allora portaparola dei vecchi combattenti ed ispiratore degli arditi, aveva come intimo nel serraglio fascista originario, Cesare Maria de Vecchi, uno dei quadrumviri della Marcia su Roma. Disgraziato, relegato come un piccolo proconsole in Somalia, si vendicò sui Somali con brutalità sanguinaria. Per rispondere, nel 1926, alla rivolta condotta dal capo Mohammed Nour, procedette alla mobilitazione repressiva dei coloni italiani come truppa d'urto fascista, di cui una delle realizzazioni fu l'esecuzione di una vera carneficina nella moschea di El Haji, uno dei capolavori della ferocità coloniale. Con, per il futuro delle popolazioni, i campi ed il lavoro forzato (lo schiavismo bianco) e lo scatenamento di carestia provocate ad arte. Dopo la sua partenza dalla Somalia nel 1928, rimase celebre con il nome di "carnefice dei Somali". Nel 1932, in un paese che contava appena 60.000 supplementari perirono vittime di una carestia deliberatamente organizzata.




Graziani_RodolfoLa Somalia ebbe De Vecchi, la Libia ebbe Volpi, Badoglio e soprattutto Graziani. Del Boca ha intitolato il capitolo che tratta della riconquista fascista della Libia: "Solouch comme Auschwitz", anche se quello che scrive somiglia a Buchenwald o Mautauhausen. Rodolfo Graziani, vero ufficiale fascista, che fu governatore generale di Cirenaica, aveva cominciato la sua carriera libica come braccio destro militare del conte Volpi, governatore di Tripolitania. Detentore di una pseudo immensa cultura di cui si prevaleva, colui che si autoproclamava il "moderno Scipione l'Africano" procedette negli anni venti alla riconquista della Tripolitania, del Jabal Nefusa, di Tarhuna, passando per il Garian, benché egli fu, a Tagrift, all'inizio del 1928, molto vicino dall'essere accerchiato e sconfitto dagli insorti. La rivolta della Tripolitania essendo divampata sin dal 1929, egli fu incaricato di venirne a capo. Ci riuscì nel giro di un anno, con mezzi relativamente importanti, a colpi di bombardamenti massicci, di massacri spietati, seguiti da esodi di popolazioni. La riconquista del Fezzan fu intrapresa. La sua capitale, Murzuk, cadde nel 1931 prima che la regione venisse schiacciata sotto un diluvio di bombe.

Il vecchio capo di stato maggiore Pietro Badoglio era stato nominato governatore di Libia nel 1928- vi rimase sino al 1933. Fu sotto i suoi ordini che Graziani, governatore di Cirenaica, fu incaricato della sua conquista. Vi trovò come avversario l'alta figura di Omar al-Mukhtar che, malgrado la sua età avanzata, fu l'anima della resistenza- il che non impedì Graziani, nelle sue memorie di svalorizzare questo grande resistente come un vecchio fanatico. Sotto le sue direttive, furono organizzati dei raggruppamenti di popolazione- un anticipazione della guerra di riconquista coloniale francese in Algeria cinque lustri più tardi- e di deportazioni di massa.


Di nuovo delle deportazioni


Omar-al-Mukhtar-arrestato-dai-fascisti--a-sinistra-Graziani.jpgBadoglio aveva dato ordine di deportare 100.000 persone- e di fatto, quasi 100.000 furono deportati, ossia la metà della popolazione della Cirenaica: una statistica ci informa che, nel 1931, vi erano 78313 detenuti in sette campi di concentramento e 12448 in alcuni campi minori, in tutto 90716. Vi fu in quattro anni diminuzione del 30% della popolazione della Cirenaica, ciò a colpi di bombardamenti e di fucilazioni di massa della popolazione civile- gli ordini erano di non fare prigionieri-, di deportazione in enormi campi in cui la mortalità fu in totale del 40%. Altre realizzazioni lasciano presagire i metodi francesi in Algeria a partire dal 1957, tranne l'elettricità: l'edificazione di uno sbarramento elettrificato di 270 km lungo la frontiera orientale della Libia.


Impiccagione-di-Omar-al-Mukhtar.jpgOmar al-Mukhtar fu infine catturato nel settembre del 1931. Dopo un interrogatorio condotto da Graziani in persona, il 16 settembre, fu impiccato pubblicamente davanti ad una folla ammassata di 20.000 persone. Il film Il leone del deserto, che descrive l'azione del resistente libico, del cineasta siro-americano Mustafa Akkad, uscì sugli schermi nel 1979. Fu vietato in Italia- così come La battaglia di Algeri di Pontecorvo lo era stato in precedenza in Francia. Ancora oggi, la proiezione di Il leone del deserto non è tollerata, se non clandestinamente in qualche cine club.



500 000 soldati italiani in Etiopia


Rimaneva, ossessivamente, per il fascismo, una rivincita da prendere: in Etiopia, quella di Adua. Mussolini compì di fatto la vendetta non lesinando sui mezzi umani (vi furono sino a 500.000 soldati italiani in Etiopia, sotto il comando di Badoglio) e materiali, soprattutto procedendo a bombardamenti aerei sistematici con gas asfissianti che facevano cadere "una pioggia di iprite".


benito_mussoliniAlla conquista Mussolini rinunciò provvisoriamente negli anni venti, il tempo di riconquistare la Libia e ricorrendo a degli espedienti ingannevoli come il trattato di amicizia del 1928 con il Negus. Sappiamo che fu l'incidente di frontiera, prefabbricato dai servizi italiani, di Oual Oual, alla fine del 1934, che servì da pretesto all'invasione dell'Etiopia nell'ottobre del 1935. Al risentimento prolungato contro una spartizione della torta coloniale che aveva escluso l'Italia, si aggiungeva il culto della forza armata così pesante nei fascisti: ci voleva una nuova guerra, capace di provare "l'Italiano nuovo"- tema ricorrente dell'immaginario fascista.

 


Tra i quattro testimoni che hanno lasciato delle memorie della loro esperienza etiopica citati da Del Boca, vi fu un figlio di Mussolini, Vittorio (suo fratello Bruno era anche lui soldato, così come il genero Ciano Galeazzo, "il conte Ciano"), Alessandro Pavolini, il gerarca toscano fascista ossessionato dalla "caccia all'Abissino", Giuseppe Bottai, di un'altra del tutto diversa ampiezza di vedute di quest'ultimo, infine il futuro principe del giornalismo italiano della seconda metà del XX secolo, Indro Montanelli, che fu redattore al Corriere della Sera e fu il fondatore di Il Giornale. Tutti hanno in comune, nei loro rispettivi testi, di esaltare la geurra e di disprezzare l'avversario così come tre quarti di secolo prima facevano nei confronti dei Napoletani e dei Meridionali in generale, gli ufficiali piemontesi partiti alla conquista del regno di Napoli. Tutti tacevano le distruzioni massicce, gli esodi di popolazioni, i massacri e gli stermini per mezzo di bombe a gas C 500 T, concepite per esplodere a 250 metri dal suolo allo scopo di far precipitare l'iprite.


I gas di Mussolini


9788835958598gInoltre, nell'esercito italiano, erano presenti dei Libici, musulmani che proiettarono la loro vendetta su delle vittime che gli Italiani avevano loro presentato come dei cristiani responsabili delle sventure del loro popolo. Nel maggio del 1936, a Badoglio succedette Graziani, nominato viceré d'Etiopia. L'ampiezza dei massacri commessi dai Libici era tale che, per frenarli un po', Graziani offrì un premio di 1000 lire per ogni patriota etiope fatto prigioniero.


L'Etiopia era un affare che il duce aveva personalmente preso in mano ed è lui in persona che aveva dato l'ordine crudele dei bombardamenti chimici. Negli scritti dei quattro testimoni fascisti citati sopra, come si è già detto, silenzio sui gas. Nella seconda metà del XX secolo, coronato dalla sua aura di grande giornalista, Indro Montanelli diresse il coro dei negazionisti italiani, sollevatisi, in un'aspra polemica, contro le asserzioni del suo confratello giornalista ed avversario Angelo Del Boca. Non è che nel 1996- anno dell'apparizione di I gas di Mussolini- che, incalzato dalla valanga di prove fornite, Montanelli dovette infine riconoscere pubblicamente, 60 anni dopo i fatti: "I documenti mi danno torto".


MussoliniIncalzato nel farla finita, Mussolini ordinò a Graziani: "Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi"; e, "per farla finita con i ribelli, come nel caso di Ancober, utilizzare il gas". Migliaia di villaggi etiopi furono distrutti con il fuoco, i resistenti sterminati, i capi etiopi sistematicamente fucilati, con l'ordine speciale di fucilare specialmente l'elite dei giovani, in particolare quei diplomati usciti da scuole ed università francesi. A questo prezzo, nel marzo 1937, l'impero Etiope era interamente occupato. Ma la resistenza etiope non non disarmò. Il 19 febbraio, ad Addis Abeba, un attentato fu organizzato contro Graziani, fece sette morti e 50 feriti, ma il "viceré" scampò. Fu soprattutto accusato Semeon Adefres, che apparteneva a quell'elite etiope presa particolarmente di mira. Arrestato, fu torturato a morte. Il suo corpo riposa oggi nella chiesa San Pietro e Paolo di Addis Abeba. Dal 19 al 21 febbraio, in tre giorni, Addis Abeba fu preda di una selvaggia repressione, a colpi di massacri alla cieca, di esecuzioni sommarie e di incendi di quartieri interi inondati di benzina. La chiesa San Giorgio fu incendiata. Il bilancio secondo le fonti: da un minimo di 1400 morti ad un massimo di 30 mila.


Le deportazioni e le esecuzioni sommarie furono vastissime. Dal 19 febbraio al 3 agosto, Graziani stesso contabilizzò in Etiopia 1918 esecuzioni sommarie, ossia più di dieci al giorno. Ma, da febbraio a maggio soltanto, secondo la testimonianza del colonnello dei carabinieri Azolino Hazon, ve ne sarebbero state 2509, cioè 25 al giorno, di persone generalmente arrestate senza alcuna prova, a seguito di retate. Un bersaglio particolarmente preso di mira fu il clero cristiano-copto. La grande città conventuale di Debra Libanos fu sospettata di essere legata con gli insorti. Fu dato ordine di sterminarne gli occupanti. Ufficialmente, vi furono 320 monaci e 442 fedeli fucilati, ma il totale si elevò più verosimilmente da 1400 a 2000 vittime. Nell'agosto del 1937, una grande rivolta si scatenò nel Lasta, organizzata da un vecchio governatore del Negus, Hailu Kebedde. Fu repressa spietatamente. Hailu Kebedde fu decapitato e la sua testa esposta sulla piazza dei mercati di Socota, poi do Quoram.


Graziani fu allora sostituito da Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, che era, è vero, un personaggio di un altro spessore; Graziani di cui lo storico può fare senza esitazione, con De Vecchi e Badoglio, il degno equivalente desi Bugeaud, Saint Arnaud e Pélissier della conquista dell'Algeria. Il che non impedisce, ancora oggi, che egli sia venerato al pari di un santo nel suo villaggio natio di Filettino, nel Lazio.



sottomissione
Copertina di quaderno di scuola nell'Italia degli anni Trenta




[Traduzione di Ario Libert]



LINK al post originale:

L’histoire de l’Italie entre national et colonial


 


LINK a video sulla conquista della Libia:

La guerra in Libia (dal TG 1)

Colonialismo in Libia



LINK pertinenti all'argomento:

I Crimini dell'imperialismo italiano in Etiopia (1935/1937)

Italian War Crimes

Guerra chimica in Etiopia

Crimini di guerra italiani in Grecia, 1943

Esaltazione del colonialismo buono che risolve la miseria

Italiani brava gente?

 

 

 

 

ttp://etudescoloniales.canalblog.com/archives/2008/01/04/7439873.html
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4 gennaio 2010 1 04 /01 /gennaio /2010 20:30




La chimica dei polimeri era conosciuta durante l'antichità

 

Joseph Davidovits ha trovato dei mezzi rivoluzionari per produrre dei cementi con succhi di piante, che potrebbero spiegare alcuni misteri associati all'architettura precolombiana. Dei risultati preliminari erano stati presentati a due simposi internazionali sull'archeometria. Vedere la'rticolo in quaestione del 1981-82 #C Making Cements with Plant Extracts.

 

Nel 1979, al 2° congresso internazionale degli egittologhi a Grenoble, Francia, il Professor Joseph Davidovits ha presentato due conferenze; la prima presenta l'ipotesi che i Blocchi delle piramidi d'Egitto siano stai colati come del calcestruzzo invece di essere stati tagliati su misura. Una tale teoria è molto turbante per le teorie ortodosse con le loro centinaia di migliaia di lavoratori prendenti parte a questa gigantesca impresa. La seconda conferenza sottolineò che i vasi di pietra dura dell'antichità erano fatti di una pietra dura sintetica fluidificata (fatte dalla mano dell'uomo). Vedere la lista delle pubblicazioni riguardanti la teoria di Davidovits. Vedere anche i Libri di Davidovits.


Inoltre, nella sua ricerca, e dopo aver effettuato delle analisi chimiche, analisi ai raggi X ed allo spettroscopio magnetico nuclerae (MAS-NMR) sui materiali in cemento, egli conclude che il cemento romano ed i blocchi della grande piramide sono il risultato di una reazione geopolimerica, in altri termini, una geosintesi, vedere a proposito (in inglese): #A X-Ray of Pyramids Stones, articolo del 1984 e dedicato ai raggi X delle pietre di rivestimento delle piramidi d'Egitto e del calcare delle cave associate.

 

Nel 2004, al IX Congresso di Egittologia, Grenoble, Francia, abbiamo presentato diverse conferenze descriventi le conoscenze chimiche degli egiziani nella costruzione delle piramidi. Una trattava delle famose mattonelle di maiolica blu, come quelli assemblati nelle gallerie sotterranee della piramide a gradini di Zoser a Saqqarra, vedere a proposito l'articolo #F The manufacture of Egyptian Blue Faience Tiles. La seconda verteva sul celebre testo di Erodoto:  #G: Construction des pyramides d’après Hérodote, Tr. it.: Costruzione delle piramidi secondo Erodoto.


[Traduzione di Ario Libert]


LINK:

La chimie des geopolymeres etait connue pendant l'antiquité

 

 

LINK pertinenti alla tematica trattata:

Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?

La Venere di Dolni Vestonice


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3 gennaio 2010 7 03 /01 /gennaio /2010 00:00
HEIDEGGER



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di
Georges Mietzenagora
I




Le dottrine dei pensatori di ispirazione teologica sono egemoniche nell'Alta Cultura contemporanea


Heidegger-giovane--01.jpgAccade nella nostra epoca questa cosa incredibile o paradosso: Le Chiese non sono più direttamente sovrane per forza di legge politica e simultaneamente i loro pensatori e le dottrine che essi hanno elaborato come servitori leali della regina delle scienze, la teologia, si impongono quasi universalmente.


Queste dottrine si sono secolarizzate e sono diventate il corpus trasmesso dalle scuole e le università contemporanee. Nel momento in cui il potere politico non appartiene più in condivisione con le Chiese, il pensiero elaborato dai filosofanti religiosi domina la quasi totalità di ciò che è insegnato a titolo di scienza della natura (fisica) ed a titolo di filosofia, di metafisica, di fenomenologie, di esistenzialismi, ecc. Mai meglio di oggi la teologica ispirazione ha dominato la cultura. Un tempo le Chiese imposero le loro dottrine con la forza dello Stato, il "braccio secolare!" Ora la cultura religiosa è l'essere stesso dei dispositivi cognitivi. Ciò è evidente in due regioni del corpus trasmesso dalle istituzioni educative e di formazione. Queste due regioni sono della massima importanza per l'insieme della cultura attuale, la fisica e la filosofia, o più esattamente ciò che le università poi le volgarizzazioni dei media di grande diffusione insegnano sotto il tendone di queste due parole "fisica", "filosofia". Infatti, la fisica del XX secolo così come è stata istituita è determinata nella sua origine e nei limiti del suo contenuto da un pensiero teologico laicizzato [1]. E gli insegnamenti di filosofia sono determinati allo stesso modo.

heidegger-giovane-copie-1.jpgQueste due culture, quella dei fisici professionisti e quella dei professionisti della filosofia, coesistono tanto più facilmente in quanto obbediscono ad un comune pensiero fondativo. Il loro sfondo teologico comune permette di evitare l'affrontamento tra di loro di questi due tipi di discorsi sulla realtà delle cose e degli uomini. Questo fondo teologico garantisce, infatti, l'incapacità congenità delle intelligenze umane di conoscere ciò che la realtà è in se stessa per mezzo di se stessa. Infine, l'uomo non conoscerebbe che se stesso: le sue percezioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, tutto quel che forma le sue appercezioni immediate, in ultima analisi, le sue sensazioni di ciò che Descartes e Spinoza chiamano il pensiero. Ciò che egli stesso nella sua sensazione è in realtà oltre il fatto di essere sensazione, ciò che sono le cose fuori della sensazione, del suo pensiero, ciò sarebbe incapace di conoscere. L'assioma teologico della filosofia protestante enunciato all'inizio del XVIII secolo [2] è oggi inscritto nei dispositivi cognitivi della quasi totalità degli uomini formati da questi insegnamenti contemporanei.

Nel territorio dell'insegnamento della filosofia, stipati a questo strato comune,
coesistono due grandi insiemi di sette filosofanti , gli empiristi ed i fenomenologi. Le opinioni che essi fanno prevalere come essenziali nei loro lavori sono per il primo quelli dei protocolli sperimentali socialmente controllabili per il secondo i protocolli dell'esperienza individuale della vita cosciente. Riprendendo seriamente in considerazione l'origine teologica comune di queste fisiche e di queste filosofie. Non soltanto l'origine di questo scetticismo nei confronti dell'essere reale, delle cose stesse in se stesse è teologica ma anche, evidentemente, questo scetticismo è propizio a questa teologia! Questo mistero, questi insondabili enigmi che la cultura filosofica e la fisica pongono sin da allora in evidenza, sono di natura a favorire le asserzioni delle posizioni teologiche.



II


Due fonti per situare Heidegger: l'idealismo protestante e la teologia modernista


Per comprendere l'impresa di Heidegger, specialmente in Essere e Tempo, bisogna considerare due fonti, Si tratta da una parte della filosofia teologica protestante inaugurata da Berkeley, rielaborata da Leibniz, compiuta da Kant. Si tratta d'altra parte della teologia modernista esistenzialista fondata da Kierkegaard.


Dopo Berkeley, Arthur Collier poi Leibniz, Kant denuncia l'ingenuità della filosofia naturale, la "Fisica", la scienza della natura. La meccanica moderna, quella di Galileo, poi quella di Newton crede all'esistenza dei corpi indipendente della percezione o più esattamente della sensazione umana. In ciò essa è ingenua. Per il resto le leggi di questa meccanica sono esatte.


Secondo berkeley queste leggi non sono che quelle che segnano la stabilità dell'azione dello spirito del dio sullo spirito degli uomini, per Kant sono quelle che, secondo la struttura spirituale del tempo e dello spazio, il nostro pensiero riconsoce nella sua esperienza dei fenomeni sive delle sensazioni.


Husserl, nel campo circoscritto da questa filosofia protestante, si mette alla ricerca di ciò che è all'origine, in noi, di questi pensieri scientifici.


Come il nostro spirito forma le idee, le nozioni, i concetti, che queste scienze, intese kantianamente, pongono in essere.


I risultati dei lavori di Husserl danno allora ciò che Ricœur, insegnando alla Sorbona il pensiero di questo filosofo, designava in termini di ontologie regionali, cioè di idee fondatrici delle regioni di sapere delle differenti scienze.


In questo senso, benché avendo privato queste scienze dei loro veri oggetti, cioè i i corpi mobili che esistono e che sono indipendentemente da ogni percezione, Husserl continuava a fare della fondazione di queste scienze un oggetto degno di ricerche filosofiche. Specie di "spirit analyse", come si dice psicanalisi, dei pensieri scientifici, la fenomenologia ricercava le essenze spirituali; gli eidos.




III




Il progetto di Heidegger


1. «…fare ciò che le mie forze mi permettono per la determinazione eterna dell'uomo interiore... » [3]


Sein_und_Zeit.jpgIl proposito dell'assistente di Husserl, Heidegger, il quale ha mantenuto del resto la lezione della filosofia teologica dell'esistenza secondo Kierkegaard, non è più il mondo delle essenze originarie del pensiero scientifico; è il seguente: quali sono le determinazioni eterne dell'uomo interiore, vale a dire che egli intraprende la fenomenologia della coscienza religiosa. Così comprendiamo perché i tratti essenziali di questa vita interiore corrispondono termine per termine a quelli della teologia cristiana. In breve, Essere e Tempo è una fenomenologia di temi cristiani.

Heidegger vuole dunque porre in evidenza ciò che nella "creatura" reca, sotto una forma a volte degradata ma riconoscibile tuttavia, la traccia di origine sovranaturale. Da cui quel discorso che pur determinando l'inautentico lo considera essenziale per l'autentico.

Questa interpretazione del lavoro di Essere e Tempo corrisponde al programma che Heidegger traccia egli stesso per la propria missione. Missione, di cui risponderà, dice, "anche dinanzi a Dio" (
selbst vor Gott) [4]. Si capisce così perché nel testo del 1924 Il concetto di tempo [5], Heidegger dichiara che il suo proposito non ha in comune con quello della filosofia che il fatto di non essere teologia.

Fenomenologia del teologico cristiano, questo proposito non è, nel senso convenzionale della parola, esso stesso teologico. In quanto fenomenologia del religioso cristiano è cristiano e non filosofico, Non condivide con la filosofia l'interesse futile, la curiosità indaffarata dalla sola preoccupazione della conoscenza.

"L'eternità" è il fatto di "Dio", è conosciuta direttamente dalla sola fede, scrive Heidegger in questo stesso testo. Le determinazioni eterne, cioè "divine" dell'uomo interiore, sono essi conoscibili nella non eternità attraverso la temporalità.


 

2. Il sistema del cattolicesimo problematico ed inacettabile, ma non il cristianesimo...


Ott scrive che Heidegger è un apostata, più esattamente egli precisa, un rinnegato [6]. Infatti, Heidegger scrive ad Engelbert Krebs il 9 janvier 1919 che non può continuare ad aderire al "sistema cattolico" (la parola "sistema" è sottolineata nel testo), e cioè obbedire all'autoità della Chiesa visibile; rimanere chiuso nello stato contemporaneo del dogmatismo cattolico [7].
Cattolicesimo attuale, di cui dirà in una lettera ad Elisabeth Blochmann del 12 settembre 1929, che deve ispirare l'orrore, orrore che deve egualmente ispirare il dogmatismo del protestantesimo attuale [8]. Lui che è stato profondamente iniziato al pensiero cattolico e specialmente a quello del Medioevo, Agsotino, Tommaso, la scolastica, Eckhardt, ecc., sa, interpretare oggi ciò che la Chiesa visibile non sa più ben fare!


"Credo di aver troppo sentito- forse più dei suoi interpreti ufficiali- ciò che il Medioevo cattolico porta in sé come valori e che siamo ancora ben lungi dall'aver veramente sfruttato..." [9].


Si sottrae alla disciplina della Chiesa visibile, ma resta cristiano e lo afferma fermamente nella sua lettera a Krebs del 1919 [10]. Resta insomma in una Chiesa invisibile. Un papa verrà qualche decennio dopo, Wojtyla, che sarà anch'egli fenomenologo, un poco e che in un libro pubblicato pochi anni fa, fa l'elogio della fenomenologia nelle persone di Lévinas e di Ricœur (non arriva a citare il nome di Heidegger), tutti filosofi kantiani o neokantiani! Questo genere di dottrina penetra dunque la Chiesa visibile!


3. Mettere in sinergia la fenomenologia e la teologia modernista


Come  ai loro tempi Tommaso d'Aquino dopo Maimonide  di Cordova, egli stesso come i filosofi dell'Islam, tentavano di accordare le loro religioni alla filosofia di Aristotele, Heidegger vuole accordare il cristianesimo di tipo Kierkegaardiano alla filosofia universitaria del suo tempo, il kantismo sotto la sua forma husserliana.


Insomma, è come se l'Eterno avesse messo nelle creature umane i determinanti che permettono all'uomo di ritrovarlo, lui, l'Eterno nella loro propria esistenza! Invece delle ontologie regionali di Husserl l'ontologia della regione essenziale, quella del divino nell'esistenza, la "fenomenologia della religione" annunciata soprattutto a Krebs nella lettera del 9 gennaio 1919. Così Lévinas, dopo Buber, cercherebbe a sua volta la fenomenologia della religione ebraica. Dappertutto si vuole nel campo del Modernismo religioso rivelare l'immanenza del divino «die ewige Bestimmung» nell'esistenza delle creature.


Da parte sua, Sartre, da questa fenomenologia che rivela l'ontologia divina dell'esistenza, produrrà una versione laica.


In questo modo, una volta di più, la filosofia religiosa, ancilla theologiae, diventa quella di un ateo. La stessa cosa si era prodotta con Ernst Mach. E in generale con tutti i kantiani atei compreso gli empiriocriticisti che Lenin fustigava nel suo Materialismo e Empiriocriticismo, libro ad essi dedicati.


4. L'enorme errore: Heidegger sarebbe un pensatore ateo!


Il lettore, che non è avvertito del fatto che si tratta di una "fenomenologia della coscienza religiosa" (Phänomenologie des religiosen Bewusstseins) si ingannerà inevitabilmente sul senso e la portata di Essere e Tempo.


In uno scritto del 1981, dedicato ad Heidegger, Gadamer evoca il paradosso della lettura atea di Heidegger.  "Non si ha da pensare che a Jean-Paul Sartre, il quale in quanto uno dei suoi ammiratori presenta Heidegger accanto a Nietzsche come  ad uno dei pensatori rappresentativi del pensiero ateo della nostra epoca" [11].


Il lettore è eventualmente affascinato da questo racconto che gli si propone.


Racconto della sua propria esistenza, raccontata qui in modo patetico, tragico, insolito nella letteratura accademica.


A questo proposito, non si deve dimenticare che la formazione cognitiva di coloro ai quali nel 1927 si rivolge Sein und Zeit, è essa stessa religiosa.


È in qualche modo malgrado essa che il progetto di Heidegger raggiungerà più tardi degli agnostici o degli atei.


La trappola in cui quest'ultimi cadranno era stata tesa involontariamente!


Poco laici i testi di Heidegger tradotti in francese nel 1936 e nel 1939 non erano stati presentati che da pensatori teologici, Corbin e Lévinas. Heidegger fa uscire il timore, la paura, la curiosità, l'errore, ecc. dal loro significato anodino per conferire loro uno statuto ontologico nella fondazione del religioso immanente all'esistenza.


Due attenti lettori, Bourdieu e Steiner, hanno fatto notare il carattere teologico peculiare alle categorie di Heidegger in Essere e Tempo. Fanno osservare il fatto, ma non lo spiegano. Il fatto è qui, evidente [12]. La filosofia  contemporanea della vita, dell'esistenza, dell'autenticità- cioè della conformità a ciò che il filosofo pretende scoprire ciò che si è- è anch'essa, come la filosofia di un tempo religiosa.


Coloro che si avvicinano a questi testi senza conoscere affatto il loro motivo ispiratore sono colpiti dall'eccentricità del punto di vista dell'opera. In verità, nella dottrina di heidegger si va dall'esistenza all'Essere, da esso al sacro e da lì a Dio [13].


L'esistenza cristiana non è- o non soltanto- l'effetto della rivelazione storica di Gesù, è il fatto dell'essenza dell'esistenza umana.


Gli "esistenziali" sono gli originarie fondazioni delle autebnticità dell'esistenza cristiana.




 


[Traduzione di Ario Libert]


 

Note


[1] Cfr. MŒDZIANAGORA: Les dieux post-modernes, [Gli dei post-moderni], Ed. Complexe, Bruxelles 1992.


[2] Cfr. Miedzianagora, op. cit


[3] Heidegger, Lettera a Engelbert Krebs, 9 gennaio 1919, citato in: OTT, Hugo: Martin Heidegger. Eléments pour une biographie,  Payot, Parigi 1990, [Tr. it.: Martin Heidegger, sentieri biografici, Sugar, 1988].


[4]  Ibid.


[5] Pubblicato in: CAHIER DE L'HERNE: Heidegger, Ed. de L'Herne, Parigi, 1983, p. 33.


[6] Cfr. Ott, p. 114


[7] Op.cit.


[8] Cfr. Correspondance avec Karl Jasper 1920-1964,  [Tr. it.: Corrispondenza con Karl Jaspers, Lettere 1920-1963, Raffaele Cortina, 2009; Carteggio 1918-1969 con Elisabeth Brochmann; Il Melangolo, 1991].


[9] Lettera a Krebs, 9 gennaio 1919, op. cit., in: Ott, p. 115 .

[10] Cfr. Lettera a Elisabeth Blochmann, 1° maggio 1919, in: HEIDEGGER, Martin: Correspondance con avec Karl Jaspers 1920-1964.


[11] GADAMER, Hans-Georg: Gesammelte Werte in 10 Bandea (Mohr/Siebeck) Tubingen 1985-95, Bd. 3, p. 308.

12 cf. BOURDIEU, Piètre: L'ontologie politique de Martin Heidegger. (Les éditions de Minuit) Paris 1988; STEINER, Georges: Martin Heidegger (1978). Traduit de l'anglais par Denys de Caprona. (Flammarion) Paris 1987.


13 HEIDEGGER, Martin: Ûber den Humanismus (Vittorio Klostermann), Frankfurt a. M. 1988, p. 41 et sq. ; en français dans Cahier de L'Heroe.





LIINK al post originale:
Heidegger



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1 gennaio 2010 5 01 /01 /gennaio /2010 07:23

La prima Signora di Francia, la Signora Brassempouy, è una donna africana!


Una testimonianza preistorica di un valore inestimabile pone in evidenza la storia ancestrale della pettinatura a trecce.

  


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La Signora di Brassempouy


La più antica rappresentazione femminile ritrovata in Francia è una piccola forma scolpita nell'avorio e chiamata La Signora di Brassempouy !

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La Signora di Brassempouy


Visibile oggi al museo della preistoria di saint Germain en Laye (Museo delle Antichità Nazionali), La Signora di Brassempouy è dunque il nome dato a questa statuetta d'avorio di 3,65 cm, trovata nel 1894 in un villaggio delle Landes (nel Sud-Ouest) chiamato Brassempouy e datata a circa 23 000 a. C. Quest'ultima daterebbe dunque al gravettiano (Paleolitico superiore).


La bellezza del volto e la finezza del lavoro compiuto dall'artista fanno di quest'opera scolpita, la più bella testimonianza conosciuta sinora. Tuttavia, l'interpretazione scientifica di quest'opera fa aleggiare un mistero che dobbiamo chiarire.



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Questa statuetta è anche stranamente chiamata "la donna dal cappuccio", perché gli specialisti, avendo preso coscienza che il tipo di capigliatura rappresentato, essendo molto lungi dal tipo classico europeo, hanno elaborato la tesi del cappuccio o del copricapo, per eludere la questione dell'origine etnica di questa donna.


Nessuno osa dire infatti, in quale materiale sarebbe stato fabbricato questo cappuccio, a partire da quale tecnica, quale sarebbe la sua funzione e perché avrebbe quella forma.


L’analisi di africamaat


Esaminando da vicino questa statuetta, constatiamo subito che questa donna porta semplicemente delle trecce africane. Se una collaborazione nazionale tra ricercatori bianchi e neri fosse stata creata per analizzare questa scoperta, la tesi dell'origine africana di questa donna sarebbe oggi evidente.


Vista dal retro


Hervé Marie Catta dice lei stessa sul suo sito che più probabilmente si tratta di una capigliatura pettinata [1]. Come si vede, la tesi del copricapo non convince nessuno. Si effettuano due passi in avanti riconoscendo la non solidità della tesi del copricapo e quella di un acapigliatura pettinata.


Ma, se si tratta in modo formale, non di una capigliatura pettinata ma di una capigliatura intrecciata. Se si ammette che il primo uomo moderno è nato in Africa nera circa 160.000 anni fa [2], si può giustamente affermare che la prima struttura di capelli mai essitita era di natura crespa (specifica del tipo africano, detto "capelli crespi"). La questione della bellezza, del mantenimento e della disposizione di questa capigliatura particolarmente densa, si è dunque posta, sin dalla preistoria.


Ed è molto probabilmente cercando di valorizzare la loro bellezza e facilitare il trattamento e le cure dei loro capelli, che le donne africane dell'epoca preistorica ebbero l'idea di ricorrere alle trecce. In seguito, la perdita progressiva della cheratina, durante il processo di differenziazione fisiologico dell'umanità a motivo dell'acclimatazione dei primi Homo Sapiens Sapiens Africanus al clima freddo del nord, ha fatto nascere il capello del tipo europeo (detto "capelli di seta"), che resta inadatto per le piccole trecce  del tipo di quelle della Signora di Brassempouy. Questa statuetta è dunque importante perché ci rivela l'esistenza di trecce africane durante l'epoca preistorica.


L'artista scultore ha dunque realizzato una donna che porta dei capelli lunghi intrecciati. Per simbolizzare le trecce africane, ha fatto come d'abitudine, cioè ha simbolizzato la capigliatura intrecciata con dei piccoli cubi regolari che partono dalla sommità del cranio sino al di sopra delle spalle. Orizzontalmente, i cubi sono allienati a forma d'arco di cerchio intorno al cranio, lasciando apparire un magnifico volto femminile i cui tratti sono tipicamente africani.

 

  

Come essere certi che si tratta di trecce africane?

Piccola dimostrazione attraverso A + B.

 

Prendiamo il tempo di apprezzare la capigliatura intrecciata della regina faraonica Ahmes, Nefertari, dite "Ahmôsis Néfertary". Fu la fondatrice della XVIII dinastia faraonica e ricevette il titolo supremo di Sposa Divina di Dio (Amon) il che dimostra la posizione elevata che essa occupa all'interno del clero. Nessuna donna al di fuori dell'Africa nera, non ha potuto occupare una tale posizione nell'antichità.

  

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TRECCE DI AHMES NEFERTARI, mummia della regina.
  
Se guardiamo ora da vicino la scultura che l'artista ne ha fatto, si constata che ha scelto anch'egli di rappresentare la sua capigliatura a trecce per mezzo di cubi allineati.
  


 

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 Statuetta di Ahmes Nefertari

Anche i Greci rappresentavano così i capelli a trecce delle donne nere. Così, la treccia o intrecciamento armoniosi di tre ciocche di capelli crespi rispondeva dunque ad una funzione pratica (cura e durata), estetica (la bellezza del volto) e culturale (indicazione dello status sociale) nella società africana. 
[Traduzione di Ario Libert]

 

 

LINK:
La première Dame de France, la Dame de Brassempouy est une femme africaine! 

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