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12 febbraio 2011 6 12 /02 /febbraio /2011 13:50

Commemorazione dell'Olocausto

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mezzo per promuovere l'unità nazionale sionista  

di Tony Karon

Bund_Odessa_1905.jpg
 Membri del BUND mentre vegliano tre dei loro compagni uccisi ad Odessa durante la rivoluzione del 1905.
La maggior  parte degli ebrei nel mondo prima della seconda guerra mondiale aveva respinto il sionismo e la sua idea di colonizzare  la Palestina per costruire uno stato nazione ebraico, considerandolo come un movimento marginale di zeloti. In termini di affiliazo ne politica ebraica, il sionismo contava meno del 20% di adepti. La maggior parte degli Ebrai d'Europa si erano identificat i essi stessi con i partiti di sinistra (ed anche il liberalismo laico per quel che concerne le comunità ebraiche dell'Europa occidentale più propere). Essi erano socialisti, e socialdemocratici, bolscevichi e bundisti (il Bund dei lavoratori ebrei era un'organizzazione di lavoratori ebrei che parlavano lo Yiddish ma affiliati al movimento sociale generale,  mentre gli ebrei che hanno partecipato al bolscevismo lo hanno aftto a titolo individuale e non in blocco)-


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Tra l'importante popolazione ebraica vivente all'epoca in alcune città di paesi arabi, come il Cairo o Bagdad (ed anche Teheran) che non è araba am persiana), non c'era affatto presenza significativa statisticamente parlando del movimento sionista. È nel mondo musulmano (è importante evidenziarlo tenendo conto di ciò che accade attualmente sulla scena politica internazionale e delle dichiarazioni bellicose scambiate da una parte e dall'altra) che gli ebrei avevano storicamente trovato rifugio dalle persecuzioni dell'Europa cristiana che colpivano gli ebrei come i musulmani.
 
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L’Olocausto ha fatto sparire la direzione ebraica europea (in maggioranza antisionista), ed i sionisti, erano pronti a trarre vantaggi dall'orrore universale provato da ciò che trapelava poco alal volta sulle atrocità naziste comemsse nei confronti degli ebrei, per far valere la loro causa e creare uno stato ebraico in Palestina. Questa causa,avevano combattuto per molto tempo per imporla al mondo, ma senza ottenere il sostegno della maggioranza degli ebrei d'Europa. Ben Gurion fece nel 1938 una dichiarazione diventata poi celebre: "Se sapessi che tutti i bambini ebrei tedeschi potessero essere salvati trasferendoli in Inghilterra e soltanto la metà mandandoli in Palestina, opterei per quest'ultima (soluzione, perché la nostra preoccupazione non è soltanto un interesse per questi bambini, ma l'interesse storico del popolo ebraico".
Ben Gurion ha capito, di fronte all'indignazione mondiale che si era manifestata durante il pogrom della "Notte di Cristallo", che altri paesi potevano essere inclini, avendone acquisito coscienza, ad aprire le oro porte ai rifugiati ebrei. "Il sionismo  è in pericolo" aveva allora avvertito Ben Gurion.

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In effetti,doppo la guerra, il movimento sionista si è attivamente dato da fare per assicurarsi che i sopravvissuti dell'Olocausto fossero trasferiti in Palestina e non altrove.

Morris Ernst, un consigliere ebreo del presidente americano Roosevelt, ha scritto più tardi, parlando di un piano che egli aveve concepito per aprire le porte degli Stati Uniti ad almeno 150.000 sopravvissuti, e presentato al presidente delgi USA, sollecitandolo ad accettarlo: "Sarebbe ipocrita da parte nostra chiudere le nostro porte mentre facciamo delle domande con aria di superiorità virtuosa agli arabi".
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Ernst faceva riferimento al fatto che si diceva agli arabi della Palestina di far posto per i sopravissuti, mentre le principali potenze occidentali conservavano delle restrizioni severe nei confronti degli ebrei in materia di immigrazione, anche dopo Auschwitz. Quando ha sottoposto il piano agli attivisti sionisti in seno a delle organizzazioni ebraiche, è rimasto colpito dalla loro reazione, "Ero stupito e mi sono anche sentito insultato quando i dirigenti ebrei attivi l'hanno criticato, cancellato poi mi hanno attaccato come se fossi un traditore... Credo di conoscere la ragione per tanta opposizione. Vi è un interesse personale emotivo profondo, vero, fanatico a porre in primo luogo il movimento palestinese (il movimento mirante ad installare degli ebrei in Palestina)".

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Nel suo eccellente libro "Il settimo milione: ebrei israeliano ed Olocausto", lo storico Tom Segev rivela che durante i 15 anni che hanno fatto seguito alla liberazione dei campi, gli israeliani non erano veramente interessati ad ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto o a discutere di questo periodo che essi consideravano semplicemente come un segno della debolezza ebraica. E' soltanto dopo il processo Eichmann a Gerusalemme che Israele ha cominciato a rivendicare attivamente la proprietà dell'Olocausto come facente parte della sua storia nazionale, e la ragione era politica: la prima generazione di colni ebrei occidentali che si erano installati nel nuovo stato cominciava a demotivarsi, e ad emigrare, ed il progetto sionista attraversava una zona d'ombra. Rianimare la memoria dell'Olocausto divenne un modo di promuovere l'unità nazionale dietro gli obiettivi sionisti.
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Da leggere:
L'industria dell'Olocausto: riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza degli ebrei di Norma G. Finkelstein

 
olocausto.jpg
finkelstein.jpgBreve saggio dello storico americano ebreo Norman Finkelstein, figlio di sopravvissuti del ghetto di Varsavia e dei campi. Finkelstein mostra sino a qual punto il genocidio ebraico ha servito degli interessi politici e sociali considerevoli. Israele avrebbe così fatto, secondo lui, dello sfruttamento delle sofferenze ebraiche un'arma ideologica potente, assegnando il ruolo di stato vittima, ed accusando tutti coloro che criticano la sua politica sionista di occupazione colonizzazione, e delle sue violazioni flagranti dei diritti dell'uomo nei territori occupati palestinesi di essere degli antisemiti e per coloro che sono ebrei, di essere degli ebrei che "si odiano".



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Tony Karon è un giornalista sudafricano ebreo di Cape Town, residente a New York dal 1993 ed editore al TIME.com
[Traduzione di Ario Libert] 

 


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