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7 novembre 2009 6 07 /11 /novembre /2009 18:33
La doppia faccia di Heidegger

 


di Roger-Pol Droit



Heidegger, faccia pulita. E' un ragazzo di campagna, allevato alla fine del XIX secolo in un villaggio cattolico, profondamente rurale, della Germania meridionale. Il padre è bottaio e sagrestano alla chiesa parrocchiale, la madre è sempre in casa. Per tutta la sua vita, il pensatore vorrà restare un uomo della terra, ancorato al suolo, restio alla vita urbana. Rifiuterà esplicitamente ciò che è "cosmopolita", "sradicato".

 

Le logiche del capitalismo gli restano estranee, il dominio della tecnica della terra finirà con il sembrargli orribile. Vedrà infine nella strumentalizzazione della natura una devastazione criminale.

 

Ragazzo notevolmente dotato, sostenuto dalla Chiesa, riceve una formazione classica e seria, entra nel seminario e intraprende degli studi di teologia. A 20 anni, li abbandona per scegliere la filosofia, al termine di una crisi di cui si sa poco, tranne che segnò la sua rottura apparente con il cattolicesimo.

 

La sua carriera nell'università tedesca è innanzitutto simile a quella di tanti altri, iniziando con dei lavori senza grande originalità. Ma, nel 1927, a 38 anni, Martin Heidegger pubblica un'opera che gli vale una fama esplosiva, facendo conoscere il suo nome lontano dalle frontiere tedesche. Il titolo è brusco: Sein und Zeit, e cioè Essere e Tempo. Il modo in cui il pensatore si esprime è strano e denso. Eppure, la risonanza è immediata.


 

 


Perché il libro stupisce, rimettendo in luce una questione che egli afferma sia molto antica e da tanto tempo dimenticata: il "senso dell'essere". Questa questione sarebeb stata sentita dai primi pensatori greci. Essa verte sulla presenza, il "ci", il fatto che ci sia qualcosa invece del nulla, e non sulla natura delle diverse cose esistenti. Questa questione originaria sarebbe stata abbandonata alla metafisica, da Platone e Aristotele, a vantaggio di un'interrogazione sulle proprietà di ciò che esiste (gli essenti). Quest'obblio dell'essere avrebbe aperto la possibilità della scienza e della manipolazione tecnica, figlia di questa metafisica dimentica dell'essere.


Di colpo, le concezioni filosofiche del tempo, del soggetto, della natura umana, della Storia si trovavano messe in causa. Heidegger si impegnava a riformularle. Molti credettero allora ad una mutazione del pensiero. il suo insegnamento all'università di Friburgo conobbe un'udienza crescente. I suoi studenti- tra i quali Karl Löwith, Hannah Arendt, Emmanuel Levinas, Hans Jonas, tra i tanti- ebbero la sensazione di partecipare ad un'avventura straordinaria. Perché il loro maestro, di semestre in semestre, trasformava la storia dell'Essere in cardine sotterraneo della Storia. Il corso del mondo non dipendeva più semplicemente dagli scontri militari, dalle manovre politiche, dalle rivalità economiche o dalle invenzioni scientifiche. In un modo più segreto ma più decisivo, il modo in cui l'essere è pensato verrebbe a piegare e trasformare il destino dell'umanità.

Casa natale di Heidegger a Messkirch

 


Faccia pulita, Heidegger appariva dunque, innanzitutto, come un pensatore che volle mettere l'accento su ciò che i filosofi non hanno pensato, la macchia cieca delle loro elaborazioni concettuali. Al regno della razionalità volle sostituire la parola dei poeti. Si tratterà di attendere "un altro pensiero", che rimarrebbe in disparte. In ciò che è originario e come sepolto sotto i nostri piedi, si terrebbe in riserva una promessa di futuro. A noi di tentare di farvi ritorno. Questo rapporto all'essere- improntato di fervore, di rispetto e di gratitudine, di serenità- è passato per molto tempo come il segno distintivo di Heidegger. Per lo meno in ciò che si insegnava spesso a suo proposito dagli anni 60 agli anni 80. Raramente, in quest'epoca, erano evocati il suo coinvolgimento nelle istituzioni naziste, la sua ammirazione per Hitler, i suoi giudizi antisemiti, il suo assordante silenzio sulla Shoah. Heidegger non aveva un volto oscuro.

Senza equivoco. La versione  ufficiale della sua compromissione con il nazismo diceva che Heidegger si era sbagliato per alcuni mesi sulla natura del regime hitleriano. Sollecitato da alcuni colleghi, aveva accettato la carica di rettore dell'università di Friburgo il 21 aprile 1933, poi aveva dimissionato sin dal 23 aprile del 1934. Aveva in seguito, secondo i suoi discepoli, sofferto alcune disgrazie, cioè delle persecuzioni, inflitte dal regime hitleriano per una decina di anni. Diverse opere permettono oggi di stabilire una realtà del tutto diversa.

heidegger-allgemeine-rundschau.jpgIn alcune date e citazioni,  la faccia oscura si delinea. 1910: il primissimo testo di Heidegger è pubblicato nell'Allgemeine Rundschau, rivista di tendenza antiliberale ed antisemita. Vi celebra la figura del predicatore agostiniano Abraham a Sancta Clara, conosciuto per il suo nazionalismo virulento ed il suo appello ai pogrom. Per il giovane Heidegger, questa testa di genio ha cercato La santità del popolo, nella sua anima e nel suo suo corpo. Più tardi, nel 1964, il pensatore, diventato celebre, continuerà a vedere in questo persecutore degli Ebrei e dei Turchi un maestro per la nostra vita.

1916, il 18 ottobre, scrive a sua moglie Elfride: L'ebraizzazione [Verjudung] della nostra cultura e delle università è in effetti orribile e penso che la razza tedesca [die deutsche Rasse] dovrebbe trovare a sufficienza delle forze interiori per giungere al vertice. 1918, il 17 ottobre, le confida: Tutto è sommerso dagli ebrei ed i profittatori.

Nel 1932, come ha recentemente confermato suo figlio Hermann, Heidegger vota per il partito nazista. 1933, il 12 marzo, scrive- sempre ad Elfride- a proposito del filosofo Karl Jaspers: Sono sconvolto di vedere come quest'uomo, puramente tedesco, dall'istinto più autentico, che percepisce la più alta esigenza del nostro destino [...] rimanga legato a sua moglie". Quest'ultima, c'è bisogno di precisarlo per capirlo, era ebrea.

Diventato rettore nella Germania del III Reich, Heidegger si sforza di rivoluzionare l'Università affinché sia all'altezza del destino che attende il popolo tedesco. La sua pretesa disgrazia, dopo la sua dimissione, non risulta affatto dalla sua "resistenza", ma da diatribe interne tra ideologi nazisti. Il suo "Discorso del rettorato" diventa al contrario una specie di classico del nazismo, spesso citato da organizzazioni studentesche antisemite, riedito a migliaia di esemplari sino al... 1943! Dopo la "notte dei lunghi coltelli", il 30 giugno 1934, Heidegger partecipa, in settembre, ad un progetto di Accademia degli insegnanti del Reich, in cui propone di ripensare la scienza tradizionale a partire dagli interrogativi e dalle forze del nazionalsocialsimo. Ancira nel 1943, mentre la penuria di carta è al culmine, le edizioni Klostermann si vedono accordare dal ministero una consegna speciale per stampare le opere di Heidegger!

A chi vogliamo far credere che questo filosofo fu perseguitato dai nazisti?

Dopo la guerra, interdetto all'insegnamento da parte delle autorità alleate, riautorizzato ad insegnare soltanto nel 1951, Heidegger non condannerà mai esplicitamente il nazismo. Così come non prenderà mai posizione sull'assassinio dei milioni di ebrei. A questo terribile silenzio, che egli mantenne anche quando il poeta Paul Celan gli rese visita a questo proposito, si combinano i Cordiali saluti di buon Natale e auguri di Nuon Anno, che egli rivolge ancora, nel 1960, al razziologo Eugen Fischer, fondatore e dirigente dell'Istituto di igiene razziale, che ispirerà soprattutto gli esperimenti del dottor Mengele.

Tre soluzioni. Tra la faccia pulita e la faccia oscura, qual è dunque la relazione? Come pensare il rapporto che li oppone o li unisce? Vi sono tre modi per rispondere a queste domande.

Il primo modo consiste nel negare, puramente e semplicemente, l'esistenza stessa di una faccia oscura. Una piccola truppa di discepoli fanatici si accanisce ancora, in Francia, a far credere che si calunnia Heidegger ricordando il suo fervore per la croce uncinata. Il risultato è grottesco: ogni volta che Heidegger ha fatto il saluto nazista, magnificato il Führer, utilizzato i termini del vocabolario razziale hitleriano, ciò ha significato altre cose, si è inscritto in un altro contesto, ha avuto un'altra portata. Con evidenza, questa casuistica della doppia verità non regge.

Un secondo atteggiamento consiste nel tentare di reggere insieme le due facce, nella loro tensione, sostenendo il malessere che la loro opposizione suscita. Coloro che adottano questo atteggiamento considerano allo stesso tempo che Heidegger è uno dei più grandi pensatori dei tempi moderni e che fu profondamente ed intensamente nazista. La difficoltà da risolvere è allora nel sapere dove e come far passare una frontiera tra il richiamo all'essere ed i reparti d'assalto o spiegare come i due possono congiungersi.

La terza scappatoia è di considerare che non esiste che la faccia oscura, ciò che si crede una faccia pulita non essendo altro che la sua faccia esterna o il suo aspetto visto da lontano. Detto altrimenti, tutto si ricondurrebbe, in Heidegger, alla stessa fonte di ispirazione di Hitler - in modo soltanto più subdolo, verboso e contorto.

Un'altra possibilità consisterebbe semplicemente nel disinteressarsi attivamente di un pensatore straordinariamente confuso e nebbioso, che non ha smesso di inventarsi dei Greci di sana pianta, senza scrupoli verso la realtà storica, di praticare delle delimitazioni nette nella storia della filosofia, senza attenzione per la sua diversità e la sua complessità. Si lascerebbe il patos dell'autenticità, il modo di mettere tutto alla rovescia, la convinzione di essere, per il solo fatto di pensare, chiamato ad un ruolo essenziale in un processo che ci sfuggirebbe, tutta una gnosi più o meno estatica.

Nel 1933, a Friburgo, Heidegger ha visto che si arrestavano i sindacalisti, che si molestavano gli ebrei e spaccavano le loro vetrine. Non si è dato alla macchia o preso la strada dell'esilio, ma la tessera del partito. Si ha il diritto di non abitare il suo stesso pianeta. E di seguire altri filosofi. Il diritto o il dovere?

Morto trent'anni fa, il 26 maggio 1976, Martin Heidegger suscita più che mai delle controversie. Al cuore del dibattito, le relazioni del suo pensiero con il nazismo: inesistenti, superficiali, limitate? o al contrario, essenziali, profonde, durevoli? Ritorno su un fascicolo sensibile.


Roger
-Pol Droit

 


[Traduzione di Ario Liberti]

 

 

 

LINK al post originale:
La double face de Heidegger

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