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3 novembre 2009 2 03 /11 /novembre /2009 15:56

Non è certo senza soddisfazione che attraverso il presente post apro la riflessione storica critica orientata soprattutto in senso veritativo, anche al campo della ricerca filosofica e delle scienze umane. Cominciamo da una delle figure più mefitiche di tutto il Novecento se non di tutta la storia della filosofia, ammesso che lo voglia considerare un filosofo,  da Heidegger,  il che personalmente riteniamo che non sia propio il caso.


Più che Heidegger andrebbero però indagati a nostro parere gli heideggeriani di tutte le sfumature ed orientamenti che ancora non vogliono aprire gli occhi su questo impenitente teorico del nazismo malgrado gli studi orientati in tal senso effettuati da studiosi di notevole levatura e soprattutto la persistente, più che sospetta e priva di senso chiusura degli archivi di Heidegger che getterebbero palesemente luce sul suo autentico passato di nazista incallito.




"Credo alla necessità di esibire, se possibile senza limiti, le aderenze profonde del testo heideggeriano/scritti ed atti) alla possibilità ed alla realtà di tutti i nazismi" (jacques Derrida).


"Heidegger, l'introduzione del nazismo nella filosofia" (Emmanuel Faye).

"La magnificenza di ciò che è semplice" (Martin Heidegger). Ma cos'è il semplice se non il nazismo: "La voce del sangue proviene dalla disposizione affettiva fondamentale dell'uomo. Non è sospesa al di sopra da sé stessa, ma ha il suo posto a sé nell'unità della disposizione affettiva. A questa unità appartiene anche la spiritualità del nostro esser-ci, il quale avviene in quanto lavoro". (Heidegger). Ma di quale genere di lavoro si tratta? È
a proposito di Heidegger che si gioca secondo noi l'essenziale della riflessione relativa agli avvenimenti accaduti un po' più di sessant'anni fa. E che continua ad essere una minaccia per il futuro.

"Heidegger, in cammino verso l'Olocausto", Julio Quesada.



Heidegger: Una croce uncinata in testa


di Skildy

Zzzzzzzzzzzzzzzppzzzzzzheia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riflessione sulla fotografia di un pens/attore





Zzzzzzzzzzzzzzzppbbzzzzzzzzzz 























Quando Heidegger usciva dalla Hütte (baita) a volte era per incontrare degli "amici"...



Questa fotografia è letteralmente cancellata dalla memoria dei lettori di Heidegger, da un mito negazionista in virtù del quale Heidegger, dopo esservi fuorviato per un certo tempo nel nazismo- nel corso detto del rettorato- sarebbe in realtà passato ad una forma di resistenza spirituale.


Allo stato attuale delle nostre istituzioni, che sono lungi dall'aver tratto tutte le conseguenze delle costruzioni totalitarie del l'ultimo secolo, il riconoscimento accademico ed universitario di Heidegger come "autore classico" erige di fatto un ostacolo al principio stesso di ogni ricerca vertente sui rapporti di Heidegger e del nazismo.


Si vede male, infatti, come si potrebbe anche fare un corso su un "filosofo nazista"!


Mentre è possibile concepire un corso di filosofia sul nazismo, Heidegger essendo studiato con il massimo di sfumature possibili, come un intellettuale "organico" di questa costruzione.


Non si tratta affatto da parte mia di un accanimento o di una calunnia.


Scrivendo una nota a proposito di L'esperienza del pensiero, scritto nel 1947 da Heidegger, due anni dopo la fine della guerra, mi sono sorpreso a dire che le pagine di Heidegger mi sembravano come imbevute o segnate dalla croce uncinata, dallo svastika.


Ecco cos'è accaduto.

Ho innanzitutto notato che gli aforismi della pagina di destra erano sistematicamente riuniti in gruppi di 4 aforismi (o sottogruppi).


Ho allora formulato il sospetto che Heidegger stesso segnava le sue pagine con lo svastika.


Per evitare di commettere un "delirio d'interpretazione" mi sono allora interessato da vicino a questa croce uncinata. Dopo essermi informato ho appurato che essa girava da "destra a sinistra", da Est a Ovest, dal Levante al Ponente. (Il Nord stando  alla verticale di un globo terrestre posto di fronte a noi l'Oriente alla nostra destra).


Ora, sulla pagina di sinistra del testo, sono stampate le strofe di un poema in prosa.


Nella prima strofa si legge: Quando, nel silenzio dell'alba...


Nella seconda strofa: Quando il sole della sera...


La mia conclusione è dunque la seguente.


Questo testo del 1947, che si suppone dica qualcosa sull'esperienza del pensiero ed essere firmato da un "resistente  spirituale" (vedi nota 1) al nazismo, è in realtà firmato in filigrana, di fatto da Heidegger stesso, dal segno della croce uncinata!


Sotto il naso ed in barba agli alleati che, allora, avevano proibito ad Heidegger l'insegnamento!


L'Esperienza del pensiero è un giro di croce uncinata nella testa del lettore!


La fotografia qui pubblicata, che data del 1933 (o del 1934), dice la verità del testo del 1947.


Il "grande filosofo" ha una croce uncinata in testa e ne è molto fiero.


E tutto il testo è letteralmente imbevuto di una credenza intatta nell'"opera" del Führer. Nel 1947!


Marcel Conche e gli altri: revisionate le vostre opere!


Poveri liceali! Poveri studenti! A causa di maestri impelagati nelle loro contraddizioni e che trasformano in modo inverosimile un Heidegger come un Babbo Natale, siete condannati a far priova di rispetto e di ammirazione per un autore che, nel 1947, e mentre i campi della morte hanno mostrato al mondo tutto il loro orrore, imbastisce i suoi testi di croci uncinate!


Non so come si possa chiamare tutto ciò.


Che si legga Heidegger! ma per apprendere come la barbarie ed il crimine possono indossare degli abiti del pensiero sublime.


Povero pensiero!


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Nota 1.

 

L’espressione "resistenza spirituale" presenta il vantaggio, per i filo-nazisti heideggeriani, di suggerire implicitamente che questa "resistenza" è in realtà quella del nazista Heidegger tanto al comunismo, al socialismo quanto al liberalismo ed all'americanismo. Mein Kampf continuato con mezzi spirituali.


La prova... Sembra che Heidegger avrebbe avuto da temere tutto dai nazisti. Anche dopo il 1945! È per questo che non ha fatto della riflessione critica sul nazismo uno dei grandi temi espliciti dei suoi scritti di allora. Liberazione? non la conosce! In realtà è nel 1945 che egli sarebbe passato alla "resistenza spirituale". In quanto nazista, in quanto successore "filosofo" di Hitler e trasmettitore della bestia immonda. Heidegger è il teorico della SS eterna.


Quando il sole della sera, spuntando da qualche parte nella foresta, riveste d'oro i flutti...


...scrive Heidegger alla fine di L'Esperienza del pensiero. Terminando in modo altamente simbolico e segreto- sole della sera...- il giro della croce uncinata che svolge il testo al suo lettore.


La foresta cos'è? L'oro che riveste i flutti cos'è? È anche l'assemblea gloriosa della SS eterna della "resistenza spirituale". La guardiana del Volk!


Questa è la nostra ipotesi.

 

 

SKYLDI

 

 

 


[Traduzione di Ario Libert]

 

 

Post originale del 24/05/2007.


 LINK al post originale:

Heidegger: une croix gammée dans la tête




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