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5 febbraio 2016 5 05 /02 /febbraio /2016 07:00

Heidegger come babbo Natale

Molti heideggeriani di cultura - per distinguerli dagli heideggerianai ideologi a mio parere nazisti o nazistificati - sono costernati e in collera. Il libri di Emmanuel Faye e l'eco che esso incontra provoca un'onda di anti-heideggerismo che alcuni heideggeriani non esitano a mettere in scena come una caccia alle streghe o una persecuzione poliziesca.

Quando scrivo sul blog: Le SS sono i cani del pastore dell'essere, ciò provoca indubbiamente irritazione, indignazione, disprezzo, incomprensione, nausea, inquietudine, disdegno.

Riconosciamo che il posto di un filosofo nella cultura, e nella cultura universitaria - e a anche se la Francia avesse compiuto il suo cammino di poentimento - non è facile da assumere, addirittura da giustificare, non appena sussiste il minimo dubbio che la sua "filosofia" sarebbe in realtà - per l'essenziale? anche?... - uno stratagemma di legittimazione e di introduzione del nazismo.

E anche se Jacques Derrida ha riconosciuto il nazismo di Heidegger, e in una forma che gli è peculiare, molti heideggeriani, a volte detti "di sinistra", sembrano erigere una barriera di protezione verso degli "effetti" che non possono non provocare ciò che Emmanuel Faye chiama: il nazismo di Heidegger soprattutto dell'introduzione del nazismo nella filosofia. E ciò non perché sia impossibile prendere l'Heidegger francese in difetto ideologico nauseabondo che ciò non avrebbe qualcosa a che vedere con la legge. Come rispettare Heidegger se egli non è che un Hermann Göring in filosofia? Come rispettare il pensatore se egli conta sul rispetto, e l'ammirazione, per trasmettere alle giovani generazioni la rara perla del nazismo?...

Non è tuttavia contro coloro che cercano, con le parole adatte, la verità politica di Heidegger che si deve rimproverare la formazione nascente di un'ondata di anti-heideggerismo e di discredito ma a coloro che hanno giudicato bene che, sul mercato delle idee, il "grande pensatore del XX secolo", il "più grande filosofo del XX secolo", la qual cosa sembrava giustificare i loro lavori e dare senso alla loro procedura, meritava che si mantenesse il mito di un Heidegger come "babbo Natale".

La biografia uscita come introduzione di Grammaire et étymologie du mot être è in questo senso tanto inquietante quanto significativa.

Non vedo obiezione, con la presentazione critica che s'impone, di congratularsi dell'esistenza filosofica di testi di Heidegger.

Ma, e allora anche in Germania Heidegger era un autore di fatto emarginato, degli epigoni francesi, di cui alcuni nomi a priori prestigiosi si sono compromessi con il negazionismo, hanno costruito un mito di Heidegger destinato a non turbare la sua immagine di grande pensatore.

Non si può che avere il rimpinato di constatare la complicità tra un Heidegger nazista ma tatticamente dissimulato e un Heidegger commentato a sinistra ma dal nazismo minimizzato e il più accuratamente contenuto nel scivolone del rettorato.

L'impressione molto sgradevole che vi sarebbe potuto essere un calcolo del genere: tanto che si può (fare) credere a babbo Natale approfittiamone!

Credo, in quanto filo-sofo - ma ho già detto perché Heidegger diffidava della filosofia - che dovremmo consentire alla storicità della ricezione di Heidegger.

"L'introduzione del nazismo nella filosofia da parte di Heidegger" è una questione filosofica centrale e non marginale.

Come possiamo trasmettere Heidegger facendo l'economia di dover cercare, senza a priori "negazionista", di "falsificare" la tesi de Emmanuel Faye?

Voglio dire che si deve approfondire la tesi e sviluppare in tutti i suoi aspetti, metodi, mezzi e conseguenze, ciò che ne sarebbe del pensiero di Heidegger "nel caso in cui", effettivamente, essa sarebbe animata dal progetto di introduzione-legittimazione-fondazione della biopolitica di sterminio.

Il quadripartito è davvero una svatica. Basta anche che si possa pensarlo - i seguaci diranno allora che si "calunnia" - per rimproverare fondamentalmente a Heidegger do aver fatto in modo che si possa pensarlo.

E ciò basta.

Dopo Dio Heidegger è morto.

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SUPPLEMENTO

E' tragicomico constatare che alcuni "grandi pensatori" sembrano accordare più importanza a l'eventuale morte di Heidegger che a quella di Dio. Heidegger avrebbe pensato come un Dio di sostituzione?... Ma allora Dio non è ancora abbastanza morto.

Domanda: il miglior modo che avrebbe Dio di morire non sarebbe che tutti gli uomini finiscano con il somigliargli come potenza di infinita bontà e di infinito amore?

 cioè nella negazione delle limitazioni delle "razze" e di ogni territorializzazione di ispirazione völkish?

Ma aspettando la demolizione delle armi si deve riconoscere imperativamente il diritto agli individui, soprattutto associandosi, ad assicurare la loro "sicurezza sociale". Ed eccoci di nuovo con la storia. E con i rischi che costituiscono le giustificazioni della biopolitica di sterminio, sempre pronta a scatenare le passioni maggioritarie contro delle minoranze istituite come pericolo.

 

[Traduzione di Ario Libert]

 

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