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11 settembre 2013 3 11 /09 /settembre /2013 07:00

Geopirateria: I folli progetti degli apprendisti stregoni del clima

 

geo-ing.jpg

di Sophie Chappelle


Immettere delle particelle nell'atmosfera per riflettere i raggi del sole, inondare gli oceani di nanoparticelle, ricoprire i deserti di plastica... I "geo-ingegneri" si abbandonano a cuor leggero ai loro sogni prometeici di padroneggiare la natura. Il problema è che certi ci credono. Il Regno Unito si appresta a condurre un tale esperimento, finanziato con fondi pubblici.

E se, per attenuare le conseguenze dei cambiamenti climatici, riducessimo volontariamente la quantità di raggi solari che penetrano nell'atmosfera terrestre? Come? Attraverso l'immissione di minuscole particelle nella stratosfera. Agendo come uno specchio, queste particelle rifletterebbero i raggi del sole verso lo spazio e conserverebbero il pianeta al freso. Elementare caro lettore!
Quest'idea totalmente strampalata sarà sperimentata tra il 6 ed il 23 ottobre nel Regno Unito nel quadro del progetto Spice (Stratospheric Particle Injection for Climate Engineering). Un pallone d'elio sarà collegato ad un tubo della lunghezza di 1 km e inietterà... dell'acqua nel cielo! "È soltanto un prototipo", tengono a precisare gli iniziatori del progetto. Un modo per vedere come il sistema ideato reagirà durante diverse condizioni climatiche, prima di passare ad una sperimentazione su scala maggiore. E non delle più piccole: gli iniziatori del progetto ritengono necessario l'uso di un pallone "delle dimensioni dello stadio di Wembley". Da inviare a 20 km di altezza, sarà legato al suolo da un tubo nel quale saranno iniettate delle particelle chimiche - i solfati sono quelli più spesso suggeriti. Con dei possibili impatti negativi sulla salute umana. Anche se non è che un prototipo, la sperimentazione d'ottobre avrà un costo stimato a 1,8 milioni di euro, sostenuto dai fondi pubblici [1]. L'idea si ispira all'eruzione del vulcano Pinatubo nel 1991, che aveva proiettato 20 milioni di tonnellate di diossido di zolfo nella stratosfera, da cui derivò un raffreddamento medio del pianeta di 0,5° C per due anni.

Delle nanoparticelle negli oceani

Estremamente entusiasti, degli scienziati assicurano che l'attuazione del progetto Spice potrebbe permettere di diminuire la temperatura globale di circa 2° C in due anni. Essi ammettono tuttavia alcune incognite se questa tecnica venisse ad essere generalizzata. Secondo il think tank canadese ETC group, in stretto legame con dei movimenti cittadini per la giustizia climatica, "Il blocco dei raggi del sole potrebbe causare importanti danni all'ambiente, soprattutto favorendo l'emissione di gas ad effetto serra addizionali nell'atmosfera e contribuendo a cambiare i regimi climatici, a ridurre le piogge, a danneggiare lo strato d'ozono, ad impoverire la biodiversità". Questa sperimentazione è soprattutto caratteristica di un'idea che guadagna terreno: se gli interventi locali e ripetuti degli esseri umani possono avere degli effetti su tutto il pianeta, perché non si dovrebbe intervenire deliberatamente per correggere i danni che abbiamo involontariamente causato al clima? Questa tendenza ha un nome, la Geo-ingegneria (geo-ingineering). La posta in gioco consiste nel fornire delle soluzioni tecnologiche che avranno per effetto di alterare la stratosfera o meglio ancora ristrutturare la superfice degli oceani.

Imballare i deserti

Nel dettaglio: ricoprire i deserti di plastica bianca per riflettere l'irraggiamento solare, fertilizzare gli oceani con delle nanoparticelle di ferro allo scopo di far proliferare il fitoplancton, che assicura teoricamente il sequestro di CO2, o ancora, versarvi della calce allo scopo di ridurne l'acidità e accrescere la loro capacità di assorbimento di CO2 [2]. Delle idee più assurde le une delle altre, ma che fanno entrare milioni di dollari...
Questo piano B comporta inesorabilmente una commercializzazione del clima: i brevetti intorno a "Soluzioni miracolose" alla crisi climatica si moltiplicano. Come riassume Vandana Shiva, "La geo-ingegneria tenta di risolvere i problemi adottando la stessa vecchia mentalità che ha preteso di voler controllare la natura". Profondamente inegualitaria, la "Geopirateria" è all'iniziativa dei governi dell'OCDE e delle potenti impresi, che si lancianosole e senza concertazione in un gioco pericoloso dalle conseguenze rischiose e omprevedibili sulle popolazioni più vulnerabili. Puntare su queste tecnologie significa anche violare i trattati internazionali: durante la 10a Conferenza dei membri alla Convenzione a Nagoya nell'ottobre del 2010, una moratoria è stata effettuata contro le tecnologie di geo-ingegneria. con una eccezione per gli esperimenti scientifici su piccola scala, condotti in un ambiente controllato e sotto giurisdizione nazionale. La geo-ingegneria è soprattutto la scusa perfetta per evitare di dover prendere delle misure che riducano le emissioni. Un modo per guadagnare tempo senza cambiare sistema.

Sophie Chapelle

[Traduzione di Ario Libert]

LINK al post originale:
Les projets fous des apprentis du climat

NOTE

[1] Troviamo tra i finanziatori il Consiglio nelal ricerca in ingegneria e scienze fisiche [Conseil dans la recherche en ingénierie et sciences physiques (EPRSC)] e il Consiglio per la ricerca nell'ambiente naturale [Conseil pour la recherche dans l’environnement naturel (NERC)].
[2] L'insieme di questi esempi sono commentati nel rapporto di ETC Group intitolato Geopirateria: argomenti contro la geo-ingegenria, scaricabile qui: http://www.etcgroup.org/upload/publ...

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Published by Ario Libert - in Scienza reale
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