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29 novembre 2011 2 29 /11 /novembre /2011 07:00
Heidegger. Cos'è un "pastore dell'Essere"?

HitlerHeidegger.jpg

 

Mi ricordo di aver udito, ad una radio, alcuni conoscitori di Heidegger emettere delle osservazioni critiche in quanto al carattere un po' bucolicodi alcune formule heideggeriane. "L'uomo è il pastore dell'Essere", è una di queste.

 

Questi critici sono serviti tuttavia da parafuochi perché, in realtà, questa formula bella e gentile è una delle frasi più ripugnanti che un filosofo abbia mai scritto. Ciò che segue, che è già stato scritto sul blog, non si deve soprattutto dirlo: il pastore dell'Essere è un SS.


Rudolfhess.jpgIl pastore dell'Essere Rudolf Hess


 

Anche a supporre che ciò possa essere vero- il che è beninteso la mia intima convinzione- non è assolutamente raccomandato di farne il tema di un corso o di una conferenza accademica! Cosa diventerebbe infatti la "casa"? Questo bel motto è tratto dalla Lettera sull'umanismo, scritta nel momento in cui gli accusati del processo di Norimberga sono giudicati e condannati. Condannare e uccidere dei pastori, e dei pastori dell'Essere, quale orrore! La formula permette anche di capire ciò che ha detto di giusto Heidegger quando, nel suo testamento dello Spiegel, afferma che il nazional-socialismo era andato nella buona direzione in quanto al rapporto dell'uomo con l'essenza della tecnica.


 

heidegger-nazismo.jpgHeidegger in mezzo a tanti autorevoli e importanti pastori dell'Essere.


 

E non può essere altrimenti essendo inteso che i nazisti sono dei pastori dell'Essere! Il Tedesco è il supremo pastore perché è l'essenza di un popolo di poeti e di pensatori. Tutta la tecnica che fu utilizzata per realizzare la soluzione finale è così un esempio di questa "buona direzione in quanto al rapporto dell'uomo con l'essenza della tecnica.

 

Facciamo comunque un po' di filosofia- anche se, nella Lettera, Heidegger congeda la filosofia. La formula si trova nel seguente passaggio: "Ma l'essenza dell'uomo consiste nel fatto che egli è qualcosa di più che un semplice uomo inteso come essere vivente fornito di ragione. Il "più" non deve essere qui pensato nel senso di una aggiunta quantitativa, come se la tradizionale definizione dell'uomo dovesse restare la determinazione fondamentale, e subire quindi un ampliamento mediante l'aggiunta della nozione di esistenza. Il "più" significa: più originario e quindi più essenziale nella sua essenza. Ma proprio qui compare l'enigma; l'uomo è nell'essere-gettato; cioè l'uomo come risposta ek-sistente all'essere è più che l'animal rationale, proprio in quanto è meno rispetto all'uomo che si concepisce, a partire dalla soggettività. L'uomo non è il signore dell'essente. L'uomo è il pastore dell'Essere. In questo "meno" l'uomo non ci rimette nulla, anzi ci guadagna, in quanto perviene nella verità dell'Essere. Guadagna l'essenziale povertà del pastore, la cui dignità consiste nell'essere chiamato dallo stesso Essere a guardia della sua verità. Questa chiamata viene con il gettare da cui si origina l'essere-gettato dell'Esserci. L'uomo nella sua essenza storico-ontologica è quell'essente, il cui essere in quanto ek-sistenza consiste nell'abitare nella vicinanza dell'Essere. L'uomo è il vicino dell'essere".

 

heidegger-hitler.jpg

 

Non si deve soprattutto domandarsi: "ma dov'è il nazismo in un così grande testo del pensiero" ma piuttosto studiare come Heidegger si dà da fare per far passare il nazismo per qualcosa di grande e di pensante. Non è in realtà molto difficile. (Ma non sarò ora così esaustivo). Heidegger, in questo passaggio, produce la sua versione della "razza superiore". Il Mensch, l'uomo tedesco, è l'uomo più "originale". E non deve soprattutto, con il pretesto di sfuggire all'afferramento inessenziale attraverso la soggettività, annodare dei "legami sociali" (con il non-originale, con l'inessenziale).

 

Il testo sull'opera d'arte era contemporaneo all'ascesa al potre di Hitler. Il grande artista del Reich era infine al lavoro! Dopo la sconfitta militare del Reich- ma il successo di Auschwitz- i nostri nazisti sono diventati dei "poveri pastori"... La formula sterminatrice è quest'ultima, già utilizzata all'epoca dell'opera d'arte: la "verità dell'Essere". Formula terrificante perché dà la ragione heideggeriana della soluzione finale. La "verità dell'Essere" è lo sterminio pianificato, che è anche un buon uso della tecnica. Heidegger ci crede, o finge di crederci. Il risultato è lo stesso: la fede nella validità ontologica di Auschwitz, del suo carattere di "cominciamento originario", indossa le vesti del testo da commentare nei licei e nella Facs (Unité de Formation et de Recherche). È il "rettore trascendentale" che parla, comunque... Soprattutto non mischiamoci a quella moltitudine mondiale che, con la tecnica e la politica, spera ancora di essere "il maestro dell'essente". Il Mensch- che è qui una parola per dire Uber-Mensch superuomo in senso nazista- deve essere il pastore dell'Essere. È il "vicino dell'Essere". E ciò gli dà tutti i diritti, tutta la legittimità fantasmatica per sterminare coloro che saranno i suoi nemici "interni". Immaginiamo un grottesco monumento eretto nello spirito heideggeriano. Vi sarebbe una grande iscrizione seguita da una lista:

 

Ai pastori dell'Essere morti per l'uomo originale e la verità dell'Essere:


Adolf Hitler, Adolf Eichmann, Joseph Mengele, Hermann Göring, Joseph Goebbles, Rudolf Höss, Aloïs Brunner  ..................................

 

heidegger, di Levine

 

Ma no, certo, deliro come al solito. Citiamo wikipedia: "Il 1° maggio 1933 Martin Heidegger diventa rettore dell'università Albert-Ludwigs, ed è costretto a provvedere al licenziamento dei professori ebrei in conseguenza della legge sulla "reintroduzione del corpo dei funzionari", adottata dal regime nazista alcuni mesi prima del suo arrivo al potere".

 

Che povero uomo questo Heidegger! Diventare rettore e essere costretto a fare il "pastore dell'Essere!" Non è sfortuna questa?

 

 

SKILDY


[Traduzione di Ario Libert]


LINK al post originale:

Heidegger. Qu’est-ce qu’un “berger de l’Être”?

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