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10 luglio 2017 1 10 /07 /luglio /2017 07:00

Origine della tauromachia e del Vello d’Oro: il dio toro fertile agricolo, compagno della Dea Madre neolitica

"Il culto più diffuso nel mondo antico era forse quello del toro, l'animale consacrato alla Grande Dea. Anche se si risale ai tempi più antichi e miti, quando la dea regnava in modo assoluto, troviamo il toro sacro dietro lei. Gli scavi di Ninive, Babilonia e Ur, così come quelli delle città più piccole della valle del Tigri e dell'Eufrate, mostrano che il toro accompagnava il culto della grande dea-pesce Tiamat, spesso rappresentata come una sirena, come su un sigillo scoperto a Ninive".

André Parrot

La fine di un regno

Il sacrificio del toro è un tema ricorrente nella cultura patriarcale: dalla lotta di Gilgamesh (o Eracle, semidio patriarcale) contro il Toro Celeste rilasciato dalla Dea Madre Ishtar, sino alla barbara uccisione del toro sulla sabbia dell'arena ancora ai nostri tempi, cosa significa questo instancabile scontro dell'uomo contro il toro?

L'uccisione del toro divinizzato sembra essere lo sradicamento del simbolo della fertilità virile, ossia la potenza genitrice maschile, ma senza riconoscimento della paternità, tipica delle società matrilineari. Gilgamesh e il Toro di Ishtar (Sumero), Baal e il vitello d'oro (Canaan), Arianna e il Minotauro (Creta), Giasone e i tori di Efeso (Grecia), l'iniziazione attraverso il sangue del toro di Mithra (Persia), la festa del bue grasso (dalla Grecia alla Gallia, la tauromachia (dal Galles alla Spagna).

Sacrificio di un toro da parte del dio Mithra, Bassorilievo in marmo del III secolo, Museo del Louvre.

Il compagno delle dee

Se l'uomo appare vicino al toro, è per la maggior parte delle volte per ucciderlo; la donna l'ha preceduto dalla notte dei tempi, ma in una specie di convivenza tranquilla, senza nulla che evochi l'uccisione; sulle rocce del monte del Monte Bego, i sigilli dell'antica Mesopotamia, i bassorilievi egiziani, le coppe elleniche, gli affreschi di Cnosso, a Catal Huyuk così come a Mohenjo-Daro, i bovidi accompagnano una donna: Grande Dea, antenata, madre della tribù. Sembra avere un rapporto ben più antico e più pacifico, con le bestie. Apis, Hathor e la luna (Egitto), gli amori di Parsife con il Toro Bianco (Creta), la razzia dei buoi di Cooley (Irlanda).

Europa guidata da Zeus sotto forma di toro

Un dio totemico agricolo

Api è il nome greco di un toro sacro della mitologia egiziana venerato sin dall'epoca preistorica. Le prime tracce del suo culto sono rappresentate su delle incisioni rupestri, è in seguito menzionato nei Testi delle Piramidi dell'Antico Impero e il suo culto perdurerà sino all'epoca romana. Api è simbolo di fertilità, di potenza sessuale e di forza fisica.

Una incarnazione della Dea

Nell'antico Egitto, la dea del Cielo, Hathor, era adorata sotto forma di una vacca, di una donna dalla testa di vacca o dalle corna di vacca. La vacca non era soggetta a sacrifici sanguinari nell'Egitto antico. La vacca aveva un valore simbolico molto importante presso gli antichi Egiziani: "La vacca rappresentava la volta celeste, e il suo ventre portava le stelle. La dea Iside assumeva a volte l'aspetto di una vacca. Associata alle vacche celesti (...), Hathor protegge e genera quotidianamente; alla sua mammella si nutre il faraone per ricevere il latte divino, garanzia di eterna giovinezza e di sovranità" (Encyclopédie des religions, Gerhard J. Bellinger).

Quando Mosè sterminò coloro che preferirono il Vitello d'Oro

Poussin, L'adorazione del Vitello d'oro

Episodio dell'Esodo (Es. 32) del popolo ebraico dall'Egitto verso la "terra promewssa". Durante l'ascesa del monte Sinai da parte di Mosè, per ricevere le tavole della Legge, gli Ebrei, da poco liberi dal giogo del Faraone, sollecitarono Aaron di costruir loro un idolo d'oro, fondendo i braccialetti e collane che essi erano riusciti a portare con sé. Egli costruì un vitello d'oro che essi adorarono ad imitazione del toro Api adorato in Egitto. Quando Mosè scese dal monte Sinai, e vide gli Ebrei adorare un idolo, il che è letteralmente proibito dal Terzo Comandamento, fu preso da una rabbia così grande che distrusse le Tavole della Legge contro una roccia. Dio ordinò a Mosè di uccidere tutti questi eretici, e Mosè trasmise quest'ordine a coloro che, tra il suo popolo, gli erano rimasti fedeli:

Esodo 22.20 "Colui che offre dei sacrifici ad altri dei che non sia l'Eterno sia votato allo sterminio".

Esodo 32.26 "Mosè si pose alla porta dell'accampamento, e disse: A me coloro che sono per l'Eterno! E tutti i figli di Levi si strinsero a lui".

Esodo 32.27 "Disse loro: Così parla l'Eterno, il Dio di Israele: Che ognuno di voi metta la sua spada al fianco; attraversate e percorrete l'accampamento da una parte all'altra, e che ognuno uccida il suo fratello, il suo genitore".

Esodo 32.28 "I figli di Levi fecero quanto ordinato da Mosè; e circa tremila uomini tra il popolo perirono in quella giornata".

Esodo 32.29 "Mosè disse: Consacrate oggi all'Eterno, anche sacrificando vostro figlio e vostro fratello, affinché vi accorda oggi una benedizione".

Il Minotauro: una demonizzazione della gilania

Teseo uccide il Minotauro frutto dell'adulterio di Pasife

I Minoici a Creta, veneravano la Dea Madre della fecondità, e il dio-toro fertile. La religione minoica era rivolta alla natura e il culto della vegetazione. Ciò si nota particolarmente per mezzo degli dei e delle dee che muoiono e rinascono ogni anno, e attraverso l'uso di simboli come il toro (o le corna del toro), il serpente, le colombe, il leone, il papavero.

Affresco del volteggio sul toro. Gioco, che probabilmente aveva un significato religioso a cui partecipavano uomini e donne; Iraklion, Museo Archeologico.

Nelle società gilaniche, così come fu la civiltà cretese minoica, il matrimonio, la paternità, la coppia e la fedeltà non esistevano. E' questo che probabilmente ha permesso ai Greci androcratici di farne la caricatura attraverso la leggenda del Minotauro. Poiché i figli non conoscevano il loro padre, e quest'ultimo è simbolizzato da un toro, è perché le donne dovevano accoppiarsi con dei tori. Sarebbe dunque logico che esse diano nascita a dei mostri mezzi uomini mezze bestie.

Rython a testa di toro, XVI secolo a. C., basalto a tutto tondo.

Adulterio zoofilo di una Dea Madre gilanica

Nella mitologia greca, Pasife (in greco antico "Colei che brilla per tutti"), una designazione classica della dea Luna), è presentata come una immortale o una maga (il che la collega a sua sorella Circe). Inoltre, un passo di Pausania (III, 26, 1) mostra che essa era associata a Selene (dea della luna piena), e venerata nel santuario oracolare di Talamea (dea della divinazione) in Lacedemonia, nella Grecia continentale, vicino alla città di Sparta, che ha conservato delle usanze e culti gilanici preolimpici. Pasife è soprattutto nota per essere la madre del Minotauro. Minos non avendo tenuto fede al suo impegno di sacrificare a Poseidone un magnifico toro bianco che gli era stato inviato a Creta, il dio per vendicarsi fece innamorare Pasife dell'animale. Secondo lo pseudo Apollodoro (III, 1, 2).

Un dio cornuto universale

I Pelasgi adoravano la Grande Dea così come il dio Toro. I Liguri adoravano anche il dio toto del monte Bego o il dio cervo della val Camonica. Possiamo segnalare che durante l'epoca proto-ittita esisteva nella civiltà di Hatti un culto del cervo. Persisterà d'altronde, in Cappadocia un culto simile. I Celti daranno il nome di "Cernunnos" alle due forme di questo dio.

Rappresentazione del dio celtico Cernunnos sul calderone di Gundestrup

Un dio della vita e dell'adulterio

Cernunnos è il dio della prosperità. I boschi simbolizzano la potenza fecondante e il rinnovamento ciclico, essi ricrescono durante la stagione chiara dell'anno celtico. Una scultura di Cernunnos trovata a Meaux, mostra la sommità del suo cranio munito di due protuberanze laterali che suggeriscono la prossima ricrescita delle corna.

San Edern sul suo cervo

Alcuni vedono nell'associazione due santi bretoni semi leggendari, san Edern e san Théleau, entrambi tradizionalmente rappresentati come aventi per cavalcatura un cervo, una eredità della religione celtica che aveva una grande considerazione per questa bestia. Nella leggenda gallese Edern, che cavalcava anch'egli un cervo, è il figlio del dio Nuz e uno dei primi amanti della regina Ginevra, l'infedele sposa di re Artù.

San Théleau sul suo cervo, villaggio di Leuhan

Un dio della resurrezione di origine indiana?

La caduta annuale delle foglie nei boschi seguita dalla ricrescita era considerata dagli antichi cime simbolo di morte e resurrezione. Il cervo, è risaputo, era associato al culto del dio Cernunnos. La sua postura "buddistica" e la sua presenza su un sigillo della civiltà dell'Indo (rappresentazione  di un dio con le corna, seduto a gambe incrociate, circondato da animali) potrebbe far pensare a un'origine indoeuropea. Nella civiltà neolitica dell'Indo (Harappa e Mohenjo Daro, V millennio a. C.), il dio toro troneggia a fianco della Grande Dea Universale.

Dio toro della valle dell'Indo

La Dea Madre pre-ariana dell'India

La vacca sacra indù, vestigia della dea madre gilanica

In origine, la "Vacca Celeste" rappresentazione della Dea Madre neolitica, fu la Dea universale, celeste, solare, dea della vegetazione, della nascita e della morte, dell'acqua e del fuoco, del cielo e della terra. Era l'epoca della gilania e Dio era donna. C'è voluto l'avvento delle civiltà patriarcali nomadi per combattere l'influenza del suo culto imporre un dio padre. In India, dove si adora ancora il toro, il culto del toro faceva parte del culto della dea che dominò sino all'epoca di Rama.

La vacca primordiale nei miti europei

Nella mitologia nordica, Audhumia (Audumbla in antico norreno), è la vacca nutrice del primo essere vivente: il gigante Ymir. E' nata dal ghiaccio e dall'aurora del tempo. Dai suoi capezzoli scorrono quattro fiumi di latte che nutrono Ymir.

Nella mitologia celtica irlandese, Boann (o Boand), è uno degli aspetti della grande divinità femminile dei celti; il suo nome (*bo-vinda) che significa "(quella) che procura delle vacche" ne fa una rappresentazione della prosperità. Assume così il nome della Boyne (o Boinn), il fiume, il fiume omonimo. Gli altri aspetti di questa dea primordiale sono Brigit ed Etain.

Sacrificio della dea adultera per la creazione del mondo androcratico

Boann è la sposa di Elcmar, il fratello di Dagda, di cui diventa amante. Per riparare la sua colpevole relazione, si bagna nell'acqua lustrale e mortale della sorgente Segais, nella quale perde un braccio, una gamba e un occhio. Nella sua fuga verso l'oceano diventa il fiume Boyne. La morte di Boann genererà le acque cosmiche che irrigano tutti i mondi conosciuti.

Il toro bianco, cavalcatura di Shiva

Nella tradizione shivaista dell'induismo, Shiva è considerato come il dio supremo e svolge cinque grandi funzioni: è il creatore, il preservatore, il distruttore, il dissimulatore e il rivelatore (attraverso la benedizione). Nella tradizione Smarta, è considerato come una delle cinque forme primordiali del Dio. Nandi è il vâhana di Shiva, il toro bianco che gli serve da cavalcatura.

Lo shivaismo, un culto fallico pre-ariano in India

Shiva non è una divinità di origine ariana. Non è presente nei Veda, è un rinascita del dio fallo delle prime civiltà dell'India antica. Nell'India antica, il lingam era il simbolo del fallo, rappresentante il principio creatore originale così come lo incarna Shiva, il dio del Vivente. Questo simbolo fallico un richiamo degli antichi culti preistorici della fecondità, e la sua immagine scolpita è, nella sua stilizzazione, molto distante dalla natura: il lingam somiglia di fatto a un tronco di colonna, e ricorda a volte il simbolo mediterraneo dell'omphalos.

Le Culte du Phallus

"Questi simboli maschili erano in rapporto con la Dea, ed era per farle piacere che abbondavano nei suoi santuari.

Jacquetta Hawkes

I santuari della dea recentemente scoperti in Medio Oriente rivelano dei falli di ogni forma e dimensione. Il fatto che quest'ultimi, e dei simboli fallici come le corna di toro, siano il solo segno maschile scoperto negli antichi luoghi sacri, indica che gli adoratori originari del fallo erano le donne stesse.

Facciamo notare che nella mitologia egizia, fu Iside stessa, la divinità primaria, a stabilire il culto del fallo.

[Traduzione di Ario Libert]

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Published by Ario Libert - in Gilania
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