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16 ottobre 2011 7 16 /10 /ottobre /2011 09:02

Aiuto, la terra sparisce!

Agnès Rousseaux

Ovunque le terre si esauriscono. E rischiano di non poter più nutrire l'umanità. La causa risiede nell'erosione dei suoli, legata alle produzioni intensive, il declino della biodiversità o dei vermi del terreno, accelerato dall'uso massiccio della chimica, o ancora la progressione inesorabile del cemento delle città e delle strade che sterilizza per sempre la nostra vecchia gleba. Negli Stati Uniti, numerosi studi lanciano l'allarme: la sparizione delle terre arabili potrebbe essere irreversibile.

"E' un problema più grave anche del riscaldamento climatico", avverte Daniel Nahon, professore di geoscienze all'università Paul-Cézanne di Aix-en-Provence. La qualità dei suoli agricoli si degrada. Al punto, secondo alcuni esperti di mettere in causa la capacità di nutrire gli umani. "I suoli si erodono, si degradano, perdono la loro fertilità", continua il ricercatore, "Si considera a torto che essi produrranno eternamente. Ma, un giorno vicino, non si osserverà soltanto una caduta della produttività, ma una non-produzione".

Negli Stati Uniti, numerosi studi analizzano il problema. Dieci milioni di ettari di terre arabili sono distrutti e abbandonati ogni anno nel mondo a causa di pratiche agricole non sostenibili, sostiene David Pimentel, professore all'università Cornell negli Stati Uniti e specialista dei suoli. Lo 0,5% delle terre coltivabili spariscono ogni anno, l'equivalente di un quinto del territorio francese. "A causa dell'erosione, quasi un terzo delle terre arabili sono diventate improduttive, e la maggior parte sono state abbandonate da un punto di vista agricolo, questi quaranta ultimi anni", spiega David Pimental in un articolo che compila più di un centinaio di studi e di rapporti sull'argomento.

La terra, una risorsa non rinnovabile

Ora per nutrire la popolazione mondiale in aumento, si dovrà raddoppiare la produzione agricola nei prossimi decenni. Una impossibile equazione. "Oggi, 0,27 ettari è disponile per persona (2700 mq). Tra quarant'anni, a causa della perdita di terre e dell'aumento di popolazione, rimarrà soltanto 0,14 ettari a persona", evidenzia uno studio al quale ha partecipato David Pimental. Ossia giusto 1/6 di terreno da calcio.

I suoli si rinnovano grazie all'alterazione di rocce dure da parte della pioggia, il che crea dei minerali mobili - l'argilla - che permettono ai vegetali di crescere. Un fenomeno che si produce nello spazio di millenni. Su scala umana, la terra è dunque una risorsa non rinnovabile. Tra i 200 e i 1000 anni sono necessari per formare 2,5 centimetri di suolo. L'equivalente di ciò che perdono gli Stati Uniti in sedici anni: la profondità media dei suoli nel paese (lo strato di terra arabile) era di 23 centimetri due secoli fa. Oggi si situa a 15 centimetri. Risultato: dei terreni un tempo fertili sono abbandonati.

Malgrado importanti dissodamenti in Amazzonia o in Indonesia (da circa 12 a 13 milioni di ettari per anno, il che pone oggi il problema della deforestazione), la superficie delle terre arabili, non è aumentata  dagli anni 1970. Peggio ancora, le riserve sono limitate. Non restano che 600 milioni di ettari nel mondo che possono essere convertiti in terre coltivabili, senza rimettere in causa l'equilibrio tra terre arabili e foreste, sostiene Daniel Nahon.

Dove sono andati a finire i vermi del sottosuolo?

In Francia, rari sono coloro che suonano l'allarme. Tra di loro, Lydia e Claude Bourguignon, fondatori del Laboratorio di analisi microbiologico dei suoli (Lams), specializzato nelle tecniche di preservazione dei suoli agricoli. Secondo questi agronomi, l'agricoltura intensiva ha distrutto quasi il 90% dell'attività biologica in alcuni suoli coltivati in Europa. "Le camere agricole riconoscono che c'è un problema. Esse parlano di 'fatica dei suoli', per dire pudicamente 'morte dei suoli'", osserva Claude Bourguignon. "Lo stato dei suoli in Francia, in Europa e nel mondo è molto disastroso. Abbiamo conosciuto una caduta estremamente importante. Nel 1950, vi era il 4% di materia organica nei suoli. Ora siamo scesi al 1,4%. Non si può più scendere sotto questo livello", dice Lydia Bourguignon.

Come siamo arrivati a questo stato di cose? Le arature molto profonde comportano un abbassamento della qualità della materia organica in superficie, perturbano la fauna e espongono il suolo a erosione. L'impiego eccessivo di fertilizzanti chimici e di diserbante sterminano fauna e batteri. E le culture intensive, quando tutta la pianta è utilizzata, compreso lo stelo e le foglie, privano i suoli della materia organica che li alimenta. L'assenza di siepi o di culture "di copertura", che proteggono i suoli, favorisce l'erosione. La loro lisciviazione comporta la morte chimica.

L'erosione provoca un'insufficienza in nutrimenti di base (nitrogeno, fosforo, potassio, calcio),  essenziali per la produzione agricola. Già presenti in superficie, essi partono con le acque di ruscellamento. E' in Asia, in Africa e nel Sud America, che l'erosione colpisce di più: una perdita da 30 a 40 tonnellate di terreno per ettaro all'anno. Circa 17 tonnellate all'anno in Europa e negli Stati Uniti. Su tutti i continenti, questa erosione si estende ben oltre la capacità di rinnovamento dei suoli: circa una tonnellata all'anno per ettaro.

Altra conseguenza: il "declino biologico" dei suoli. Un ettaro di terra fertile contiene in media 1,7 tonnellate di batteri; 2,7 tonnellate di funghi, secondo gli studi statunitensi. E una tonnellata di vermi che con i loro movimenti maneggiano una massa considerevole di gleba. "Una vita rigogliosa lavora i suoli: su ogni ettaro, nei primi 20 centimetri di profondità, trovate l'equivalente, in peso, di 500 montoni!", afferma Daniel Nahon. Un cifra divisa per cinque non appena la terra è coltivata. E molto di più quando le pratiche agricole non rispettano i suoli. "Da alcuni anni, si era già raggiunto il livello di 100kg/ha di vermi. Un risultato terribile", dice preoccupata Lydia Bourguignon. Dieci volte meno della norma.

Costo dell'erosione: 400 miliardi di dollari all'anno

A tutto ciò si aggiunge l'irrigazione, che inquina i suoli, la contaminazione attraverso metalli pesanti, così come lo schiacciamento dei suoli attraverso l'utilizzazione di macchine sempre più pesanti che possono danneggiare tutto l'ecosistema. Senza dimenticare la trasformazione di terre agricole in zone urbane o commerciali, in autostrade.

Oltre alle terre diventate improduttive o ricoperte di cemento, la produttività diminuisce sulle terre rovinate. Gli studi americani sono molto precisi: i rendimenti di cereali sono caduti dal 12 al 21% nello Stato del Kentucky, dal 25 al 65% in alcune zone dello Stato della Georgia, sino al 24% nell'Illinois e nell'Indiana. In 15 anni, l'erosione dei suoli ha provocato una diminuzione dei rendimenti cerealicoli dell'80% in molte zone delle Filippine.

Possiamo "riparare" i suoli?

Una ventina di unità dell'Inra lavorano sullo studio del nostro humus. La Rete di misura della qualità dei suoli (RMQS) potrà consegnare degli elementi un po' più precisi a partire dal 2018, una volta terminata la sua seconda campagna di prelievi. Troppo tardi, sostiene Claude Bourguignon: "All'Imra hanno aspettato che i suoli morissero prima di lanciare dei programmi di misura, per fare delle curve interessanti. Essi sono perfettamente consapevoli di quanto sta accadendo".

Un altro strumento è la Base di dati analisi di terra (BDAT), che mira a raggruppare tutte le analisi realizzate su richiesta di agricoltori, sul tenore in elementi fertilizzanti o l'acidità. "Ci vorranno una decina di anni in più per verificare le tendenze", dice Dominique Arrouays. Il tempo sembra tuttavia contato. Molti paesi sono in ritardo. In Gran Bretagna, dei rilevamenti sistematici dei suoli sono realizzati sin dal 1978.

Ma rassicuriamoci: "Se le misure sono difficili, le tecniche che permettono di ridurre l'erosione sono ben note all'INRA", sostiene Fréderic Darboux. In mancanza del poter valutare con precisione il problema, possiamo almeno portare delle soluzioni! La più urgente: una rivoluzione culturale, dice Daniel Nathon. "In Francia, gli agricoltori ascoltano ciò che dicono loro gli ingegneri, essi non vogliono cambiare metodo". Risultato: "Sul 30% delle terre negli Stati Uniti, non si pratica più l'aratura, fattore importante della degradazione dei suoli, mentre in Francia la pratica non riguarda che una infima porzione delle terre". Negli Stati Uniti, i ricercatori preconizzano anche le rotazioni delle culture, l'installazione di frangivento, di siepi, di manti erbosi. "Nello Stato del Tamil Nadu, in India, sono stati introdotti dei vermi in terre distrutte. Dopo tre mesi, la produzione di tè su queste terre è aumentata dal 25 al 240%" dice Daniel Nahon.

Uscire dal neolitico senza passare per gli OGM

"Degli agricoltori ci domandano cosa si può fare per le loro terre. Ma quando non vi è più fauna, materia organica, non si può rigenerare con un colpo di bacchetta magica," afferma Claude Bourguignon. "Da venti anni, siamo presi per gente stramba. Se si fosse agito prima, non ci si sarebbe posti in pericolo".

Le soluzioni tecniche non potranno mai eguagliare la complessità dei suoli. "Con i fertilizzanti, si aggiunge dell'azoto, del fosforo, del potassio, ma la pianta trae una trentina di micro-elementi dalla terra, cje sono assenti nei fertilizzanti. Ed è molto costoso copiare gli elementi naturali", aggiunge Lydia Bourguignon. La soluzione? "L'agricoltura non sarebbe ami dovuta essere altro che bio. Con la Rivoluzione verde, siamo tornati al neolitico e al suo sistema di monocultura di taglia e brucia. Si è fatto un salto indietro di 6000 anni in 50 anni," aggiunge Claude Bourguignon. "Si deve andare oltre con le conoscenze moderne e le tecniche antiche".

"Se si vogliono più terre arabili, si deve vincerla sulle terre aride, e cioè le terre gelate, le terre troppo salate. E dunque inventare delle piante che possono vivere su queste terre", afferma da parte sua Daniel Nahon. Difende la "genetica funzionale" per "stimolare le piante".

Delle innovazioni tecnologiche che potrebbero aggravare la situazione e aumentare le ineguaglianze, invece di regolare il problema alla fonte, reinterrogando i modi di produzione agricoli. Una fuga in avanti, come spesso, invece di prendersi cura della terra.

 

[Traduzione di Ario Libert]

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