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19 dicembre 2009 6 19 /12 /dicembre /2009 11:14




Testimonianza di Jean François Champollion sull'impossibilità dell'origine indoeuropea degli antichi Egiziani

 

Jean François Champollion, si appassionerà molto presto all'egittologia  dopo aver acquisito la conoscenza di diverse lingue orientali (copto, sanscrito, ebraico, arabo, siriano, etiopico...) tra il 1805 ed il 1810.

Sin dal 1809, tenterà di decifrare una copia della stele di Rosetta scoperta nel 1799. Pubblica allora la sua Teoria sulla scrittura egiziana dopo aver realizzato due grammatiche di copto ed un dizionario.

È infine a partire dalla famosa Stele di Rosetta, trovata durante la spedizione napoleonica vicino alla città di Rosetta e grazie alla sua padronanza del Copto, che egli giungerà a decifrare i misteri della lingua egiziana (geroglifici).

La stele di Rosetta è più esattamente una pietra di granito sulla quale fu inciso un decreto del faraone Tolomeo V nel 196 a. C. Questo decreto fu redatto in due lingue (Greco ed Egiziano) ma in tre scritture: geroglifico, demotico e greco. Questa pietra è oggi al British Museum di Londra.

Ma è soprattutto recandosi in Egitto e scoprendo i monumenti che egli comprenderà che la sua tecnica di lettura funziona. Scoprirà allora una pagina essenziale della storia dei popoli dell'Europa.

Durante i suoi scavi, Jean François Champollion (1790-1832), scopre con grande stupore, alcune iscrizioni realizzate in alcune tombe reali. Ci ha lasciato un racconto appassionante nella tredicesima lettera che egli ha indirizzato a suo fratello a Parigi.

Tutto è cominciato nella valle di Biban el-Muluk, luogo delle sue ricerche. La, un bassorilievo del faraone Usirei I ha attirato in modo particolare la sua attenzione. L'affresco murale data del XVI secolo a. C. ed è stato realizzato all'epoca della XVIII dinastia faraonica. È uno dei più antichi documenti etnografici di cui disponiamo per conoscere la storia dei popoli dell'antichità. Sorpreso dalla scoperta di diversi affreschi della stessa natura, Champollion costata che gli Egiziani antichi hanno voluto semplicemente rappresentare gli abitanti dell'Egitto e quelli delle contrade straniere gerarchizzandoli in funzione del loro grado di civiltà.

Constata che gli Egiziani (Camiti) si sono posti al primo posto, poi vengono, secondo gli affreschi, i Nubiani, poi i Semiti e gli Asiatici. Constata anche che gli Egiziani ed i Nubiani sono rappresentati allo stesso modo come per sottolineare la loro origine comune (abiti e capelli identici ma i Nubiani sono alcune volte rappresentati più scuri degli Egiziani a causa del sole più torrido nel sud).


Ma, ciò che lo colpirà, è il sesto ed ultimo posto degli abitanti dell'Europa. La sua testimonianza è la seguente: "Infine, l'ultimo (...) presenta il colore della pelle che chiamiamo color carne o pelle bianca della sfumatura più delicata, il naso dritto o leggermente arrotondato, gli occhi blu, barba bionda o rossa, taglia alta e molto slanciata, vestiti di pelli di bue conservanti ancora il pelo, vero selvaggio tatuato in varie parti del corpo, sono chiamati Tamhu (...). Mi misi a cercare il quadro corrispondente a quest'ultimo nelle altre tombe reali e ritrovandoli in effetti in molte di esse, le variazioni che osservai mi convinsero pienamente che si è voluto qui figurare gli abitanti delle quattro parti del mondo, secondo l'antico sistema egiziano, e cioè:

1°- gli abitanti dell'Egitto (...)
2°- gli abitanti dell'Africa, i Negri;
3°- gli Asiatici;
4°- infine (ho vergogna nel dirlo, poiché la nostra razza è l'ultima e la più selvaggia delle serie) gli Europei che, durante queste epoche remote, bisogna essere giusti, non facevano una troppo bella figura in questo mondo.
 
 

Bisogna intendere qui tutti i popoli di razza bionda e dalla pelle bianca abitanti non soltanto l'Europa, ma ancora l'Asia, il loro punto di partenza. Questo modo di considerare questi quadri è tanto più veritiero che, nelle altre tombe, gli stessi nomi generici riappaiono e costantemente nello stesso ordine (...). Ho fatto copiare e colorare questa curiosa serie etnografica. Non mi aspettavo certo, arrivando a Biban-el-Muluk, di trovare delle sculture che potrebbero servire da vignette alla storia degli abitanti primitivi dell'Europa, se non si ha mai il coraggio di intraprenderla. La loro vista ha tuttavia qualche cosa di adulatore e di consolante, poiché ci fa apprezzare validamente la strada che da allora abbiamo percorso".

[Champollion-Figeac, Egypte ancienne, coll. L’Univers, 1839].

 


Cheikh Anta Diop lo ha detto molto spesso: J. F. Champollion era un ricercatore in buona fede. Cioè che era capace, per amore della verità storica, di dire la verità. La sua descrizione dell'Europeo è qui relativamente chiara. Giunge persino a sostenere: "SE NON SI HA MAI IL CORAGGIO DI INTRAPRENDERLA", perché conosce le debolezze umane degli storici della sua epoca.


Gli studenti che si chinano ancora oggi sulla storia dei popoli d'Europa non hanno per la maggior parte mai visto questi affreschi. Ciò significa che Champollion aveva ragione.


Infine, è chiaro che la tesi dell'esistenza di faraoni indoeuropei in Egitto è una visione erronea dello spirito falsificatore degli storici occidentali.




Supplemento di informazione


di Nubian


Osservando meglio, si constata che J. F. Champollion è andato molto più lontano nella sua analisi a proposito degli antichi Egiziani.


Nel suo diario [1], fa una distinzione tra Arabi (i conquistatori ed impostori che si sono fatti passare per i discendenti degli Egiziani antichi) ed i Nubiani. Durante la sua visita a Wadi-Halfa, un villagio nubiano vicino alla seconda cataratta (30 dicembre 1828), dice a proposito di questi nubiani oppressi dal governo arabo (come ai nostri giorni...): "Questo popolo sfortunato che non ha nulla in comune con gli arabi, né per lingua, né per l'aspetto fisico".


A proposito di questi stessi nubiani Champollion il Giovane dicendo: "... Sono delle persone gradevoli e naturalmente felici come tutti i nubiani. Sono magri ed i loro tratti (facciali) sono delicati, la complessione rosso-marrone della loro pelle è vicina al colore nero e ricorda quella della razza Egiziana antica".


Champollion parla nache di un suo incontro con un Nubiano e dice: "Un Nubiano con un bel viso entrò nella nostra tenda, il suo copricapo somigliava a quello dei faraoni come si può osservare in alcuni bassorilievi, i suoi capelli erano intrecciati in modo che si sarebbe detto che avesse una parrucca nello stesso stile ricordante le pettinature degli antichi Egiziani. I suoi tratti pieni di vita e di nobiltà, ricordano quelli di Ramses i cui monumenti non sono molto distanti. Vestito di una lunga veste blu e coperto di una coperta bianca, questo Nubiano è nativo dell'Isola di Argo vicino a Dongola".


L'Isola di Argo si trova nell'Alta Nubia e la città di Dongola si trova a nord del Sudan attuale. Penso che questa testimonianza complementare di Champollion il Giovane è altrettanto esplicita in quanto all'impossibiltà di un'Egitto Antico indoeuropeo o semitico.



[1] Cfr. Harle, Diane, Christine Ziegler, e Herve Champollion,  1998, L’Egypte de Jean-Francois Champollion Lettres & Journaux De Voyage (1828-1829) [L'Egitto di Jean-François Champollion, Lettere e diari di Viaggio (1828-1829)].



LINK al post originale:

Témoignage de Jean François Champollion sur l’impossible origine indo-européenne des Egyptiens anciens



LINK pertinenti all'argomento trattato:

Costruzione delle piramidi secondo Erodoto

Testimonianza di Vivant Denon a proposito della Sfinge di Giza

I Greci non sono i precursori della filosofia!

Le piramidi sono fatte di calcestruzzo?

Gli egiziani erano neri come il "carbone"



 

 

 

 

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